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direzione. |
PREMIO
MEDITERRANEO
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E'
stato consegnato dal Segretario generale della <Maison de la
Mediterranee> al premier turco Recep Tayyip Erdogan in visita a
Napoli. |
Le bandiere spiegate di due
Paesi amici, Italia e Turchia; poi l'intonazione degli inni
nazionali. Si è aperta in questo modo a Napoli la cerimonia di inaugurazione della sala Istanbul della
<Maison de La Mediterranee>, alla quale ha partecipato il primo ministro della
Turchia Recep Tayyip Erdogan accompagnato dall'ambasciatore turco a
Roma Ugur Ziyal. Al premier turco è andato il <Premio Mediterraneo Istituzioni
2005>, consegnato dal Segretario
generale della Maison Walter Schwimmer (già Segretario generale del Consiglio D'Europa).
Chiarendo le motivazioni del riconoscimento, Schwimmer ha detto:''Erdogan sta contribuendo a far
sì che la Turchia diventi ponte fra Islam e Occidente nel Mediterraneo; e
l'UE deve tenere conto di questo''. Del resto, ha aggiunto ancora in
un passaggio del suo intervento, ''la Turchia ha contribuito alla
stabilità e alla pace in Europa''.
Ad accogliere Erdogan, in rappresentanza del Governo italiano, il vice-ministro per i Beni e le
Attività culturali Antonio
Martusciello, il Presidente della Campania Antonio Bassolino, il
prefetto di Napoli Renato Profili, il presidente della Fondazione Mediterraneo Michele Capasso. Presenti fra gli altri
l'ambasciatore italiano al Cairo Antonio Badini, il rettore dell'Istituto
Universitario Orientale di Napoli Pasquale Ciriello, ed i rappresentanti di alcune sedi della
Fondazione: i
presidenti delle Province di Cosenza e di Lecce Mario Oliviero e Giovanni Pellegrino, il responsabile della sede di Marrakech,
Ahmed Moklisse, e di Amman, Khalid Kreis.
A Napoli Erdogan ha citato ''le brezze del Mediterraneo'', il mare che avvicina l'Italia e la Turchia: ''La somiglianza esiste fra
questi due popoli: il popolo turco come quello italiano ha quanto alla sua storia, la sua cultura, la sua cucina,
un'identità che si trova nel Mediterraneo. E questa identità comune rende vicini i nostri popoli''. E' da qui che bisogna
partire, secondo il premier, per capire il valore dell'ingresso della Turchia
nell'UE, che deve essere ''insieme delle culture e dei valori''. Soltanto quando la Turchia avrà raggiunto il suo posto in Europa, ha insistito, per l'Unione si
potrà affermare che questo obiettivo sia stato raggiunto.
Obiettivo di un Paese che nel processo di adesione all'Europa ha già mostrato di avere ''molti valori e politiche comuni'' e
di essere ''più pronto all'Europa di quanto lo siano alcuni dei 10 paesi
già entrati nell'Unione'', è ''condividere la prosperità che noi auguriamo ai nostri popoli''. Del resto la
Turchia e' ''erede di un impero che ha sempre guardato a ovest''.
Riferendosi al negoziato per l'ingresso del suo Paese nell'Unione Europea, e sottolineando il ruolo dell'Italia, che
è sempre stata vicina alla Turchia in questa direzione, Erdogan ha concluso: ''Se nostri amici europei non ci aiuteranno per noi
le difficoltà saranno maggiori''. (Ansa)
08.09.2005
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PARTNERSHIP
MEDITERRANEA
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Ankara
lavora per rilanciare il processo di Barcellona e per la creazione di
un'area di libero scambio commerciale. La solidarietà del leader
spagnolo Zapatero |
La Turchia non punta solo
all'inclusione nell'Unione Europea, ma lavora anche per rilanciare il processo di Barcellona per la creazione di un'area
di libero scambio commerciale nel Mediterraneo. E' il progetto del Primo Ministro di Istanbul, Recep Tayyip Erdogan, che
ritiene l'argomento ''particolarmente importante''.
''Noi siamo partner in ogni progetto - ha afferma Erdogan a margine dei lavori del workshop Ambrosetti a Cernobbio - che
possa portare sviluppi positivi sul piano economico, culturale e
sociale in tutta l'area del Mediterraneo''.
Il Primo Ministro turco ha anticipato di ''essere stato incaricato dal segretario delle Nazioni Unite insieme al
Primo Ministro della Spagna di essere tra i coordinatori del progetto di alleanza tra le
civiltà voluto dall'Onu: "Io e Zapatero stiamo lavorando per quanto riguarda l'area mediterranea. E' un
progetto che può unire i Paesi della zona sul piano economico,
culturale e anche del commercio''.(Ansa)
08.09.2005
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I VANTAGGI
DELL'ADESIONE
| Il
Premier turco Recep Tayyip Erdogan, in visita a Napoli dove ha
ricevuto il <Premio Mediterraneo Istituzioni 2005, in una
intervista a <Il Mattino> ha spiegato il ruolo strategico del
suo Paese. |
"L'adesione
della Turchia alla UE assicurerà un importante contributo alla
costruzione di un ponte tra l'Occidente e il mondo islamico".
Il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan, a Napoli per ricevere
il <Premio Mediterraneo Istituzioni 2005> ha spiegato in un'intervista
a <Il Mattino> il ruolo strategico che può avere il suo Paese in
Eurasia. "Per le sue caratteristiche, la Turchia è divenuta un
attore regionale che porta stabilità agli equilibri geo-politici. In
effetti nella nostra regione, dove ci sono fattori d'instabilità,
la Turchia è tra i primi Stati ad appoggiare i processi
democratici" e "costituisce un esempio vivo della positiva
influenza tra Est e Ovest e dà fiducia per il futuro ad ambedue le
parti". Il premier ritiene ci siano tre buoni motivi per
aderire all'Unione europea. "Aderendo alla UE la Turchia
fortificherà la sua esistenza politica e strategica; (...)
svilupperà ulteriormente i suoi interessi economici e commerciali;
(...) consoliderà l'ordinamento giuridico". Ma anche l'Unione
europea potrà trarre dei vantaggi da questa adesione: "La
Turchia sarà per l'Europa un mercato giovane, dinamico, in rapido
sviluppo. Il commercio è il pilastro dell'economia europea.
L'ingresso della Turchia a pieno titolo farà sì che al mercato
europeo si aggiungano 65 milioni di persone con alta tendenza al
consumo". Secondo Erdogan, "la sua evoluzione democratica,
la sua fedeltà ai valori mondiali, e di conseguenza la sua capacità
di assimilare le diverse culture, il suo dinamismo economico, la sua
posizione geo-strategica, la sua forza militare e le sue potenzialità
umane sono i principali fattori che modellano la posizione della
Turchia".(Ansa)
08.09.2005
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UN
PAESE IMPORTANTE
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Il
riconoscimento del presidente della Campagna Antonio Bassolino alla
Turchia durante la visita a Napoli del premier Recep Tayyip Erdogan
per l'inaugurazione della sala Istanbul. |
''La Turchia
è un Paese importante con una posizione molto delicata per tanti aspetti: il processo
di allargamento dell'Unione deve andare avanti per avere dentro l'UE quel ponte che la Turchia
può rappresentare fra Occidente e Islam''. Lo ha detto il presidente della Campania Antonio
Bassolino, che a Napoli ha partecipato con il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan alla inaugurazione della
sala Istanbul della <Maison de la Mediterranee> di Napoli. ''C'è una riflessione in corso - ha
affermato ancora Bassolino -
l'augurio è che tutte le questioni possano essere risolte''.
Sottolineando la centralità del ruolo dell'Italia in questo senso, il governatore ha aggiunto: ''E' molto importante il
rapporto con un grande paese come la Turchia nella dimensione europea e mediterranea. L'Italia
nell'UE può e deve svolgere un ruolo di primo piano in questo''. Accennando al
"premio Mediterraneo Istituzioni 2005" conferito al premier in questa
occasione il governatore ha aggiunto: ''La presenza di Erdogan in Italia e il riconoscimento che gli
è stato conferito vanno in questa direzione''.
Bassolino ha anche ricordato che ''Erdogan è stato un ottimo sindaco di Istanbul, ed
è un premier che si sta muovendo con equilibrio e con saggezza''.
''E' importante al di là dei tempi che ci vorranno per l'ingresso della Turchia nella Unione
europea - ha concluso - rafforzare sempre di più i rapporti fra Italia e Turchia e per
quello che ci riguarda la mostra realtà e questo Paese''. (Ansa)
08.09.2005
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L'APPOGGIO
|
In
una nota di palazzo Chigi riconfermato dal presidente del Consiglio
italiano Silvio Berlusconi il sostegno italiano ad Ankara per l'adesione
all'UE. |
Nel colloquio fra il presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi ed il premier turco Recep Tayyi Erdogan Erdogan sono
state esaminate le prospettive del negoziato sull'adesione della
Turchia alla UE che avrà inizio il 3 ottobre. ''Il presidente Berlusconi
- si legge in una nota della presidenza del Consiglio - ha riconfermato il sostegno italiano all'aspirazione della Turchia e il
Primo Ministro Erdogan ha nuovamente espresso il suo più vivo apprezzamento per
l'appoggio che l'Italia ha sempre offerto, in ogni circostanza, alla
Turchia''.
Nel colloquio, cui ha preso parte anche il ministro degli Esteri Gianfranco Fini, sono state
affrontate anche altre tematiche internazionali ''dalla situazione in Irak al negoziato con l'Iran
sulle questioni nucleari e al processo euro-mediterraneo di Barcellona del quale
verrà prossimamente celebrato il decennale e infine al processo di pace in Medio
Oriente''.
''Il presidente Berlusconi - si legge ancora nel comunicato- si è complimentato con il
Primo Ministro Erdogan per il conferimento del Premio Mediterraneo e per l'efficace mediazione effettuata dalla
Turchia che ha portato al primo storico incontro svoltosi a Istanbul tra i ministri degli Esteri di Israele e
Pakistan''. (Adnkronos)
08.09.2005
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SODDISFAZIONE A
META'
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Non
mancano ad Ankara motivi di ansietà. Le cause vanno ricercate nei
contrasti tra l'UE ed il Governo turco circa la questione cipriota
che potrebbe irrigidire ulteriormente Bruxelles. |
La Turchia ha accolto con sensazioni
contrastanti l'esito della riunione informale dei ministri degli Esteri dell'UE di Newport, alla cui fase finale ha preso parte
il ministro degli Esteri, Abdullah Gul. Da una parte Ankara è soddisfatta per la conferma della data
di inizio del suo negoziato di adesione all'UE; e lo ha confermato lo stesso Gul dopo la fine della riunione,
affermando: ''Non vediamo alcunché che possa impedire l'inizio dei negoziati. Il processo verso il 3 ottobre non é finito, non
è definito, ma una decisione c'è ed è molto chiara''.
Dall'altra non mancano ad Ankara motivi di ansietà. ''Ma manca ancora un mese'' - ha poi, infatti, subito
soggiunto lo stesso Gul, esprimendo la preoccupazione che di qui al 3 ottobre possa anche accadere qualcosa di negativo.
Ankara è allarmata dal fatto che i Paesi membri dell'UE non siano riusciti a trovare un accordo sulla posizione da prendere
rispetto al persistente rifiuto della Turchia di riconoscere la Repubblica di Cipro e che una dichiarazione in proposito
sarà emessa probabilmente entro questa settimana. Quest'ultima circostanza lascia la Turchia nella ''suspense'' tanto
più che si sa bene che è stato un gruppo nutrito di Paesi membri guidati dalla Francia a rendere impossibile
la formulazione della dichiarazione con la sua insistenza sulla necessità di un
riconoscimento turco della Repubblica di Cipro se non prima di iniziare il negoziato, come ha chiesto un mese fa il premier
francese Dominique de Villepin, almeno nelle sue prime fasi.
E' stato il ministro francese stesso, Philippe Douste-Blazy, a rivelare di avere ricordato al suo collega turco Gul che il
negoziato di adesione all'UE non è un negoziato tra l'UE e lo Stato candidato, ma
è un negoziato tra ciascuno Stato membro ed il Paese candidato. Come a ripetere quello che Villepin ha
affermato un mese fa e cioè che ''sarebbe inconcepibile che la Turchia cominciasse un negoziato con un Unione di
Paesi, uno dei quali non è da essa riconosciuto'', con ovvio riferimento alla
Repubblica di Cipro, che Ankara non riconosce e non può riconoscere senza automaticamente sconfessare la Repubblica
turca di Cipro Nord (riconosciuta solo dalla Turchia) nonché l'intera sua politica cipriota dal 1974 (data dell'intervento
militare turco nell'isola divisa) ad oggi.
Ora è evidente che Ankara teme che la dichiarazione di questa settimana sposi la posizione di Parigi e di altre
capitali europee, che vorrebbero che essa contenesse esplicitamente sia il ''rincrescimento'' per il mancato
riconoscimento di Cipro da parte di Ankara, sia un invito pressante alla Turchia
perché riconosca Cipro. Inoltre Ankara paventa il ventilato monitoraggio dell'UE nel 2006 e la
possibile cancellazione dei riferimenti alla soluzione globale della divisione di Cipro.
''Sarà una dichiarazione unilaterale, ed impegnerà solo l'UE'', ha tagliato corto Gul, ben sapendo,
però, che essa potrà porre un'ipoteca seria sulla prosecuzione stessa del negoziato dopo il 3 ottobre.
Significativo è stato l'atteggiamento del ministro degli Esteri di Nicosia, Ghiorgos Iacovounche si
è detto ''ottimista'' sull'avvio dei negoziati con Ankara il 3 ottobre, e ha escluso il ricorso di Cipro ad un veto: tuttavia, nello
stesso tempo, ha affermato che se Ankara non farà i passi necessari il negoziato potrebbe arenarsi molto presto, magari
sull'apertura negata dai porti turchi alle navi cipriote, nonostante Ankara abbia firmato l'estensione del suo accordo di
Unione doganale anche alla Repubblica di Cipro.
''La Turchia applicherà ogni accordo che ha firmato, compresi quelli doganali, ma questi non includono i servizi
(come i porti e gli aeroporti). E comunque non ci possono essere concessioni unilaterali'' - ha affermato ancora Gul, confermando
indirettamente che la questione cipriota sarà sin dalle prime sue fasi una spada di Damocle sul negoziato di
adesione, anche se questo comincerà, come Ankara spera e come tutto lascia
pensare il 3 ottobre, come deciso al vertice europeo di Bruxelles del 17 dicembre 2004.
''Per questo non posso dirmi ancora totalmente fiducioso'', ha affermato il ministro inglese Jack Straw, massimo sostenitore
della Turchia.
Secondo gli osservatori - a Newport non sembra avere sortito l'effetto sperato l'indurimento dei toni usati dai leader turchi
negli ultimi giorni ed in particolare la minaccia dello stesso Gul di abbandonare ogni prospettiva europea ''se l'UE
porrà nuove condizioni (il riconoscimento di Cipro) o se proporrà il partenariato speciale invece della piena membership.(Lucio
Leante/Ansa)
08.09.2005
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"NON VOGLIAMO
DIKTAT"
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La
Turchia lascerà cadere la sua richiesta di adesione all'UE se
questa cercherà di imporle nuove condizioni: così il ministro
degli Esteri Abdullah Gul. |
La Turchia lascerà cadere la sua
richiesta di aderire all'Unione Europea se quest'ultima cercherà di imporle nuove condizioni o di offrire qualcosa di
meno della piena membership. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul al settimanale inglese
<The Economist> che ha pubblicato un'intervista al ministro turco.
''Se l'UE ci propone qualunque cosa al di sotto della piena membership o qualunque nuova condizione, noi abbandoneremo il
negoziato. E questa volta sarebbe per il bene'' - ha dichiarato Gul all'<Economist> riferendosi alle richieste di alcuni
Paesi dell'UE alla Turchia di riconoscere la Repubblica di Cipro e alle ipotesi di partnership privilegiata invece della piena
membership.
''Noi abbiamo adempiuto alla nostra parte degli impegni, ora tocca all'UE adempiere alla sua parte'' - ha aggiunto Gul.
(da take Ansa)
08.09.2005
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ITALIA
FAVOREVOLE
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"Il
dialogo deve partire", ha detto il ministro degli Esteri
Gianfranco Fini ad Atene nell'incontro con l'omologo Petros
Molyviatis a proposito dell'ingresso turco in Europa. |
L'Italia
è favorevole al fatto che il processo di dialogo tra Ankara e
Bruxelles per la futura adesione della Turchia all'UE nei tempi
previsti. Lo ha ribadito il vice-premier e ministro degli Esteri
Gianfranco fini da Atene al termine di un incontro con il suo omologo
Petros Molyviatis.
"La proposta britannica è equilibrata e l'Italia la sosterrà:
è giusto che cominci il processo di dialogo di adesione della Turchia
visto che - ha precisato - Ankara ha accettato tutte le richieste
fatte dall'UE. Certo però - ha aggiunto - che la questione di Cipro
non può essere rimandata in eterno". (Ansa)
08.09.2005
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NESSUN
RIPENSAMENTO
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Il
Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder ha dichiarato che i negoziati
di adesione della Turchia avranno inizio regolarmente il 3 ottobre
prossimo come fissato. |
''La Turchia ha rispettato
tutte le condizioni per l'avvio dei negoziati e l'Europa non può che onorare le promesse fatte ad Ankara''. E' quanto ha affermato il Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder davanti a una platea di
imprenditori e giornalisti turchi. Lo ha riferito il quotidiano di Istanbul <Hurriyet>.
''I negoziati inizieranno il 3 ottobre'', ha detto Schroeder riferendosi alla data in cui dovrebbero partire ufficialmente le
trattative per l'ingresso di Ankara nell'Unione Europea.
Le dichiarazioni di Schroeder marcano una differenza radicale tra il Cancelliere e Angela Merkel, leader della Cdu e sfidante di
Schroeder alle elezioni del prossimo 18 settembre. (Adnkronos/Dpa)
08.09.2005
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IL "NO"
DELLA MERKEL
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Iniziativa
dell'esponente dei Cristiano democratici tedeschi che ha inviato una
lettera ai premier conservatori dell'UE invitandoli ad impedire
l'ingresso di Ankara nell'Unione. |
La leader dei Cristiano
democratici tedeschi (Cdu) e candidata a Cancelliere, Angela Merkel,
ha inviato una lettera ai premier conservatori dei Paesi dell'Unione Europea, invitandoli ad impedire l'accesso della Turchia nell'Unione
Europea e a sostenere una partnership privilegiata, anziché l'ipotesi di pieno accesso.
''Siamo convinti - si legge nella lettera di Merkel, ottenuta dall'agenzia
<Deutsche Presse> - che l'ingresso della Turchia forzerebbe il processo di integrazione politica, sociale ed economica
dell'Unione Europea''.
La lettera di Angela Merkel è stata recapitata a Wolfang Schuessel,
Silvio Berlusconi e Dominique de Villepin, rispettivamente premier di Austria, Italia e Francia, oltre ai primi ministri di
Grecia, Malta, Slovacchia, Estonia, Slovenia, Lettonia e al ministro degli Esteri ceco Cyril Svoboda, esponente democristiano del
Governo tripartito (socialdemocratici, liberali e democristiani) di Praga. Un
copia della lettera è stata inoltre inviata al presidente della Commissione europea
Josè Durao Barroso e all'attuale presidente di turno dell'UE, Tony Blair.
Ciò che viene contestato dalla leader della Cdu tedesca, è che i lavori preliminari per l'avvio di negoziati tra
UE e Turchia per l'accesso di Ankara nel club europeo,previsti per il prossimo 3 ottobre, non hanno mai fatto menzione della
possibilità di assegnare alla Turchia lo status di partner privilegiato.
Secondo Merkel, si è dato troppo peso all'ipotesi di ingresso turco
nell'UE. ''Se durante i negoziati le condizioni per l'accesso non fossero rispettate, ci sarebbe una mancanza di alternative
realistiche'', ha fatto notare Merkel. (Adnkronos/Dpa))
08.09.2005
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IL 62% CONTRARIO
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La
maggior parte della popolazione tedesca non vuole la Turchia nell'Unione
Europea. Solo i Verdi sono per l'adesione. Divisi socialdemocratici. |
Il 62% dei tedeschi
è contro un'eventuale adesione della Turchia all'Unione Europea, secondo un ultimo sondaggio.
Nell'inchiesta periodica "Politbarometer" del secondo canale pubblico
<Zdf> solo il 33% si è invece detto a favore di un ingresso a pieno titolo di Ankara nell'Unione.
Dal sondaggio è emerso che solo fra i Verdi esiste una chiara maggioranza favorevole all'adesione della Turchia alla
UE (il 61%). I sostenitori del partito socialdemocratico Spd sono divisi: il 49%
è infatti contrario mentre il 47% è a favore. Le percentuali più basse di sì all'ingresso di Ankara nella UE si registrano fra i liberali Fdp con solo il 17% e i
cristiano-democratici della Cdu/Csu con il 22%.
Intanto l'esponente socialdemocratico Gernot Erler, esperto di politica estera in seno al partito del
Cancelliere Gerhard Schroeder, ha espresso soddisfazione per la sostanziale conferma del 3
ottobre quale data per l'avvio con Ankara del negoziato di adesione all'Unione. Cosa questa contro la quale non sembrano
essere emerse obiezioni di rilievo alla riunione dei ministri degli Esteri in corso in Galles. E' tuttavia increscioso - ha
osservato Erler - l'atteggiamento che mantiene la Turchia sulla questione cipriota, anche se Ankara, ha osservato, ha
effettivamente soddisfatto tutte le condizioni poste per l'inizio del negoziato il 3 ottobre.Per Erler comunque
è impensabile ''che noi alla fine ci troviamo ad avere nell'Unione un Paese che non riconosce un
altro Paese membro''.
Da parte loro Cdu e Csu (opposizione conservatrice) hanno accusato il Governo rossoverde - favorevole all'ingresso di
Ankara nella UE - di ignorare in tal modo il parere della maggioranza dei tedeschi al riguardo. La Cdu della sfidante alla
Cancelleria Angela Merkel respinge la piena adesione della Turchia alla UEe sostiene invece una partnership privilegiata
con fra l'Unione e la Turchia. (Ansa)
08.09.2005
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UTILE
MA NON OBBLIGO LEGALE
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E'
quanto ha detto il portavoce della Commissione europea, François Le
Bail, a proposito del riconoscimento che Ankara dovrebbe fare di
Cipro. |
La soluzione della questione di
Cipro sarebbe ''molto utile'' per migliorare la posizione della
Turchia in vista del 3 ottobre, la data decisa per il possibile avvio dei negoziati di adesione
all'UE, ma ''non è un obbligo legale'' per consentire l'inizio delle trattative. Lo ha ribadito a Bruxelles la portavoce della Commissione europea, Françoise Le Bail.
''Effettivamente il riconoscimento di Cipro non è una condizione'' per l'avvio dei negoziati, ha spiegato la portavoce
sottolineando che Ankara ha già soddisfatto le richieste avanzate da Bruxelles. I leader dell'Unione europea si erano
precedentemente accordati per porre come condizioni l'estensione dell'unione doganale con
l'UE anche a Cipro, e le riforme del
sistema legale.
Le Bail ha tuttavia precisato che la situazione resta ''molto complessa'' e che ''il negoziato
sarà portato avanti da tutti i 25 Stati'', compreso dunque Cipro. Le
autorità dell'isola tuttavia ''da luglio - ha puntualizzato Le Bail - non si sono
rivolte alla Commissione'' per sollevare il problema. (Ansa)
08.09.2005
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PASSO INDIETRO
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La
Francia ha gettato la spugna e per ora non pretende più il
riconoscimento di Cipro da parte di Ankara, conditio sine qua non
per l'apertura dei negoziati di adesione all'UE. |
La Francia getta la spugna.
Almeno per il momento Parigi non pretenderà, come finora ha fatto, che la Turchia riconosca Cipro prima del 3 ottobre prossimo, data in
cui partiranno i negoziati per l'ingresso di Ankara nell'Unione Europea. Il ministro degli Esteri francese, Philippe Douste-Blazy, ha
affermato che Parigi ''non vuole innescare una crisi'' in Europa.
Quindi, almeno per il momento, la Francia congelerà la sua posizione su Cipro. Il capo della diplomazia francese lo ha lasciato intendere
nel corso della 13ma Conferenza degli ambasciatori, che riunisce a Parigi le rappresentanze diplomatiche straniere in Francia.
Il passo indietro francese giunge dopo che la Commissione Europea aveva sottolineato
come il riconoscimento di Cipro da parte turca non costituisca un ostacolo all'avvio dei negoziati di Istanbul del 3
ottobre.
Recentemente, il presidente francese Jacques Chirac, il Primo Ministro Dominique de Villepin e il capo della diplomazia Philippe Douste-Blazy
avevano ribadito che per la Francia era ''inammissibile che un Paese (la Turchia) che chiede di entrare in una
comunità non riconosca uno degli Stati membri'', cioè Cipro.
La questione era stata sollevata dopo che lo scorso luglio la Turchia aveva firmato il cosiddetto
"Protocollo di Ankara", documento con cui la Turchia estendeva gli accordi
commerciali e doganali con Bruxelles ai dieci nuovi Paesi membri dell'Unione Europea. Per
l'UE il Protocollo era l'ultimo ostacolo per l'avvio dei negoziati del 3 ottobre. Parallelamente alla
firma del Protocollo, il Governo turco aveva però diffuso un documento con cui ribadiva che l'estensione degli accordi commerciali,
non implica il riconoscimento di Nicosia.
Parigi aveva ribadito a più riprese la propria posizione ostile all'avvio di negoziati per l'entrata turca nell'Unione in assenza di
un esplicito riconoscimento diplomatico della parte sud dell'isola cipriota, quella che fa parte dell'UE. L'altra zona, quella settentrionale a maggioranza turco-cipriota, non
è riconosciuta dalla comunità internazionale. Chirac, De Villepin e Douste-Blazy si erano
però trovati isolati in questa battaglia. Sia il premier britannico Tony Blair che il
Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder avevano infatti sottolineato che il riconoscimento di Cipro non
è una condizione necessaria per l'avvio dei negoziati. (Adnkronos)
08.09.2005
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UN
CONTRIBUTO
PER IL M.O.
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"La
Turchia può fare moltissimo". Questo quanto ha detto il
vice-ministro per i Beni e le Attività culturali, Antonio
Martusciello. |
''Non c'è
dubbio che la Turchia possa contribuire, come fattore di stabilità,
per la sua posizione geopolitica, per il suo regime
laico-democratico, per la sua forza militare, al processo di
pacificazione che si deve determinare all'interno del Medio Oriente''.
Lo ha detto il vice ministro per i Beni e le Attività culturali
Antonio Martusciello che ha accolto, in rappresentanza del Governo
italiano, il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, a Napoli
alla inaugurazione della sala Istanbul della <Maison de la
Mediterranee>. (Adnkronos)
08.09.2005
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APRIAMO LE
PORTE
| Se
si apriranno i negoziati per l'ingresso della Turchia in
Europa, l'Unione avrà dimostrato al mondo di essere davvero,
senza ombra di dubbio, una entità multi-culturale e multi-religiosa capace di svolgere un ruolo
geo-politico
importante. |
L'ingresso
della Turchia nell'UE rappresenta una svolta storica. Se riuscirà,
l'Unione avrà dimostrato al mondo di essere davvero,senza ombra
di dubbio, un'entità multi-culturale e multi-religiosa, capace di
assorbire e "metabolizzare" le diversità (in una stagione della
storia caratterizzata da radicalismi e fondamentalismi), e di
svolgere un ruolo geo-politico importante anche al di fuori dei suoi
confini "naturali " e nella prospettiva del progetto del
"Grande Mediterraneo" lanciato dalla Fondazione Mediterraneo.
Per l'opinione pubblica il punto fondamentale è che con la
Turchia entrano nell'Unione circa 70 milioni di musulmani: fatto
che ha sollevato da più parti inquietudini e ostilità. Va detto
tuttavia che - sul piano politico - l'allargamento alla Turchia
è stato frenato piuttosto da altre considerazioni, di carattere
politico piuttosto che culturale e religioso.
In sintesi, il dito è stato (e resta puntato) su tre questioni: il
grado reale di democraticità del Paese; la questione curda; la
questione di Cipro. I negoziati non a caso si erano sbloccati quando
la Turchia si era impegnata a firmare il Protocollo con cui si
estende ai 10 nuovi membri dell'UE, tra cui Cipro (la parte
greca), l'accordo di associazione all'UE.
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha potuto cantare lo stesso vittoria in quanto non si è
piegato al diktat della bozza che gli chiedeva di firmare subito, e
ha tenuto a precisare che "non si tratta assolutamente di un
riconoscimento" del Governo di Nicosia, anche perché il Protocollo
sarà modificato per tenere in considerazione le riserve di Ankara
sulla situazione nel nord dell'isola, quella turca. Per quanto
riguarda la questione curda, la totale chiusura del passato (quando
la Turchia negava l'esistenza stessa dei curdi, e le province
dell'Anatolia orientale erano teatro di una durissima repressione)
ha lasciato oggi il posto ad un atteggiamento più aperto,
democratico e pragmatico, in gran parte proprio grazie alle riforme
richieste ad Ankara dalla UE che in questi giorni trovano il loro
inizio. Non a caso l'80 per cento dei curdi sono favorevoli
all'ingresso della Turchia nell'Unione.
Sul piano della democrazia l'organizzazione Human Right Watch -
una delle più importanti a livello internazionale per quanto
riguarda il monitoraggio dei diritti umani - sostiene che "la
situazione attuale della libertà di stampa, della libertà religiosa
e del rispetto delle minoranze è lontana dall'essere perfetta",
anche se sono innegabili "continui miglioramenti".
In particolare, l'organizzazione fa notare che in Turchia ci siano
ancora persone imprigionate per reati d'opinione e la tortura sia
ancora praticata in molte carceri. Infine, rimane aperto il problema
dei profughi curdi (circa 380mila) fuggiti dalle loro case durante
gli scontri fra gli indipendentisti e il Governo di Ankara durante
gli anni'90. D'altra parte, da quando è iniziato il cammino di
avvicinamento alla UE, sono state attuate nel Paese importanti
riforme in campo giuridico e civile,tra cui l'abolizione della
pena di morte, il riconoscimento delle minoranze, il bando della
tortura: resta ancora molto da fare in termini di diritto di
famiglia e di tutela dei diritti delle donne. La Turchia rimane
inoltre uno dei Paesi più filo-occidentali dello scacchiere
mediorientale, e gioca nella regione un ruolo politico di primo
piano. Il suo ingresso nell'Europa, quindi, dovrebbe favorire un
ulteriore consolidamento del suo ruolo di "ponte" fra Europa e
Asia, e fra mondo cristiano e musulmano. Sul piano
economico,infine,analisti finanziari hanno quantificato in 208
miliardi di dollari il beneficio che il Paese può ottenere
attraverso investimenti stranieri grazie all'ok di Bruxelles.
La Turchia, inoltre, con l'ingresso nella UE, potrebbe beneficiare
di 55 miliardi di dollari provenienti dai sussidi comunitari.
Naturalmente questo comporterà una riduzione delle disponibilità
economiche per gli altri Paesi, visto che l 'economia turca, pur
in espansione (la crescita annua del 7,9 per cento annuo), resta al
di sotto degli standard medi europei.
Se il presidente francese Jacques Chirac ha detto di prevedere un
cammino difficile verso l'adesione e Girard d'Estaing, promotore
della Costituzione, ha manifestato a più riprese la sua contrarietà
ed il Cancelliere austriaco Wolfgang Schuessel ha annunciato un
referendum sull'ingresso di Ankara, il premier olandese Jan Peter
Balkenende, ha affermato che "è stata scritta una pagina di
storia". Per il premier britannico Tony Blair l'intesa
"dimostra che quanti credono in uno scontro di civiltà tra
cristiani e musulmani si sbagliano,perché possiamo lavorare e
cooperare insieme".
Silvio Berlusconi ha rivendicato "la determinante partecipazione
"dell'Italia alle trattative che hanno portato al via libera di
Bruxelles, ma anche ai negoziati di adesione con la Croazia e al
futuro ingresso nell'UE di Bulgaria e Romania. In Germania (Paese
che ospita circa 3 milioni di emigrati turchi) il Governo Schroeder
sostiene la richiesta turca,ma opinione pubblica e opposizione hanno
opinioni diverse.In un recente sondaggio del settimanale <Stern> il 55
per cento dei tedeschi si sono detti contrari ad una Turchia europea.
Molto schematicamente,Gran Bretagna, Italia, Spagna, Portogallo,
Finlandia, Svezia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Irlanda sono i paesi
più favorevoli all'allargamento. Incerte e diversificate le
posizioni degli altri membri, con punte di accesa contrarietà per
l'Austria e il Lussemburgo. Ma i turchi cosa ne pensano? Gli
ultimi sondaggi indicano che i cittadini sono sempre più favorevoli
all'entrata in Europa: oggi il 75 per cento dei turchi appoggia la
posizione del premier Erdogan, contro il 67 per cento di un anno fa.
In questo scenario importante il viaggio di Erdogan a Napoli per
sostenere il nostro progetto del Grande Mediterraneo. Una sfida e un impegno che ci vede al fianco della Turchia per
un'Europa unita nei diritti fondamentali, nello sviluppo condiviso
e nella pace. (Caterina Arcidiacono, vicepresidente della
Fondazione Mediterraneo/Il Denaro.it)
08.09.2005
|
LE TRE
IMMAGINI
| Realisti,
idealisti od opportunisti? Tre posizioni diverse sulla
questione turca hanno dominato la conferenza internazionale di
Berlino "L'Europa ed i suoi confini" a palazzo Genshagen.
E tre diverse idee di Europa ne sono venute fuori. |
L'UE si
trova dinnanzi all'interrogativo se accettare la Turchia come
alleato in politica estera, o come protagonista dall'interno
dell'Unione, così la vede Robert
Badinter, senatore francese e ministro della dal 1981 al 1986.
Riferendosi chiaramente alla prospettiva realistica elaborata da Andrew
Moravscik in "The Choice for di Europe". Gli stati
nazionali, in effetti, sono i soggetti che dispongono di maggior
potere per influenzare il futuro. Le loro decisioni trovano terreno
fertile soprattutto nel novero dei calcoli economici. Una
separazione tra politica estera e politica interna è ancora
possibile.
Il realismo e
l'irrilevanza di Walter Hallstein
Badinter preferisce la Turchia come partner in politica estera, non
come membro UE: l'adesione coinvolgerebbe l'Unione nei conflitti
regionali del Caucaso, e potrebbe condurre a situazioni conflittuali
in futuro con Iran, Irak e Siria. Le promesse avanzate finora, del
resto, non vincolano in alcun modo all'accettazione finale. La
promessa spesso citata, fatta nel 1963 dall'allora presidente
della Commissione Walter Hallstein, non aveva, come tutte le
promesse successive, alcuna forza contrattuale. Anche se la Turchia
non ha dovuto soffrire il comunismo forzato e la repressione russa,
come invece i Paesi dell'Europa orientale, entrati nell'Unione
lo scorso primo maggio. Badinter non ha tenuto in considerazione
neppure le questioni legate ai diritti umani e al livello di
democratizzazione: come membro del Consiglio d'Europa, la Turchia
è comunque vincolata al rispetto di queste norme. Né vengono
fornite chiare indicazioni sui vantaggi economici di un'adesione. Di
conseguenza non si evincerebbe alcun "realistico" argomento in favore dell'adesione.
Idealismo ed Europa
cosmopolitica
Nella sua opposizione alle tesi di Badinter, Gesine
Schwan, ha invece parlato di "Europa cosmopolitica" sulla
base di una visione idealistica dell'Europa, ispirata evidentemente
dai saggi di Ulrich
Beck. La separazione tra politica estera ed interna è un
anacronismo, l'allontanamento di questo genere di problemi tramite
il rifiuto di ulteriori domande di adesione, un'illusione. Poiché
l'UE non si fonda sul dominio militare, non deve temere un declino
causato dall'eccessiva dilatazione dei suoi confini. Al contrario:
per mezzo dell'allargamento, i conflitti più difficili da
risolvere potrebbero esser traghettati in seno all'UE, ed esser
quindi risolti tramite uno strumento ben testato: "Per l'Europa
è meglio che le sfide provengano dai suoi conflitti interni
piuttosto che da quelli esterni". Solo in questo modo l'Europa può
fungere nel suo complesso da modello per una pacifica cooperazione
regionale.
Opportunismo e petrolio
siberiano
Come portavoce delle posizioni più opportunistiche o di real
politik, si è invece espresso l'ex Primo Ministro francese Michel
Rocard. A lungo fervente sostenitore degli "Stati Uniti
d'Europa" Rocard ha dismesso la sua visione federale in favore
di uno "European Regulatory State", come ben descritto da Giandomenico
Majone. Ovvero, l'Europa sarebbe soltanto uno spazio giuridico
per la politica à la carte , senza un'idea preordinata di Stato
di diritto. E' venuto così agevole per Rocard srotolare
argomentazioni dettate da motivazioni di ordine economico a favore
dell'adesione della Turchia: nella regione del Caucaso ci sono
cinque-sei Paesi che si sviluppano sul petrolio ed in più
anch'essi di lingua turca. L'UE si assicurerebbe così, tramite
una sola adesione, anche una sponda verso questi ultimi. E nel lungo
termine si prospetterebbe anche lo sfruttamento dei giacimenti
petroliferi siberiani. In modo da consentire alle imprese europee di
poter affrontare e superare il predominio, dettato da ragioni
geografiche, delle società giapponesi e cinesi, assicurandosi
quindi, attraverso il Caucaso, una via di trasporto di valore
inestimabile. Purtroppo questi aspetti sono stati completamente
accantonati nel dibattito attuale perché a politici e giornalisti
manca parecchia lungimiranza strategica: "Bisognerebbe abituarsi a
guardare ai prossimi 50 anni. In una prospettiva ventennale, non ha
alcun senso svolgere riflessioni geopolitiche".
Il silenzio della
euro-generazione
Contro le argomentazioni di Rocard, numerosi fra coloro che
affollavano il Genshagen hanno avanzato previsioni come se questi
cinquant'anni li avessero già alle spalle. Il che è poco
comprensibile: un'eventuale adesione della Turchia, per motivi
biologici, non vedrà la partecipazione della metà dei presenti.
Influenzerà semmai, ed in modo massiccio, le scelte politiche dei
loro allievi e degli studenti di oggi. Nonostante ciò, la riunione
è risultata governata sulla falsariga del modello giapponese:
secondo il principio di anzianità cioè, in base al quale, nel
corso dei dibattiti aperti, il tempo minimo garantito a ognuno si
allunga quanti più capelli grigi ed anni di vita sia possibile
mettere sul piatto della bilancia. Questa logica va stravolta: non
possiamo permettere che a decidere del nostro futuro politico siano
uomini politici ormai anziani. Insomma, anche se non espressamente
invitati, dobbiamo prendere la parola! (Nils aus dem Moore-
traduzione di Ottavio Di Bella/Cafèbabel)
08.09.2005
|
BRUXELLES: UN
CONFRONTO MOLTO UTILE
|
Per
la prima volta un vis-a-vis tra eurodeputati e prime cittadine turche
tra le quali il sindaco della città di Dersim, Songul Erol Abdil. Molti
i temi che sono sono stati discussi quale quello, ad esempio, relativo
al fatto se le amministrazioni locali guidate da donne possono
contribuire allo sviluppo regionale della Turchia. |
 Eurodeputati e prime cittadine turche a confronto, per la prima volta, sui temi dello
sviluppo regionale in occasione di una conferenza promossa dal gruppo dei
Verdi al Parlamento Europeo. Un'iniziativa di rilievo proprio perché ha
coinvolto una delegazione di 15 professioniste della politica locale guidate da Songul Erol Abdil, la prima donna turca ad essere stata eletta sindaco nella città di Dersim.
La delegazione - ha precisato una nota del Verdi europei - è arrivata a Bruxelles su invito di Heide Ruhle, membro della commissione per i
diritti delle donne e vicepresidente dei Verdi all'Europarlamento. Tra i temi principali in discussione: come le amministrazioni locali
guidate da donne possono contribuire allo sviluppo regionale della Turchia, come realizzare le pari
opportunità a partire dal livello locale e, infine, come l'UE può aiutare lo sviluppo regionale del
Paese in vista dei negoziati di adesione. Bruxelles è servita anche da vetrina per la presentazione di
alcuni progetti avviati in Turchia a livello locale per promuovere la parità dei diritti tra uomini e donne, l'accesso delle donne
all'istruzione e la partecipazione politica femminile. Al confronto hanno
partecipato anche i rappresentanti della Commissione UE, del Governo turco, delle associazioni locale e regionale e di alcune Ong
turche. (Adnkronos/Aki)
08.09.2005
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SI ASPETTA L'INVITO DEL GOVERNO
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È data ormai per certa
la visita di Benedetto XVI a Istanbul a fine novembre. Dopo
l'ufficialità del patriarca ecumenico Bartolomeo I, si attende
quella di Erdogan. Al centro del viaggio l'ecumenismo, ma
anche i rapporti tra Turchia e Europa.
|
"Per
il momento l'agenda del Papa non prevede viaggi, ma non è detto
che qualcosa cambi tra 15 giorni od oltre". Così a Colonia il
direttore della sala stampa della Santa Sede, Joaquín Navarro-Valls,
rispondeva alla domanda di un giornalista. Una dichiarazione
diplomatica che non escludeva alcuna ipotesi su possibili nuovi
viaggi del Pontefice. In effetti, in queste ore si sta lavorando
concretamente per portare Benedetto XVI a Istanbul, in Turchia. Una
visita pastorale che accoglie l'invito del patriarca ecumenico
Bartolomeo I, in occasione delle celebrazioni della festa di
Sant'Andrea, il 30 novembre prossimo. Stando alle dichiarazioni del portavoce della chiesa
ortodossa Dositeos Anagnostopoulos, l'invito
era arrivato in Vaticano a maggio, subito dopo l'elezione di
Benedetto XVI. A quanto si apprende, il Papa sarebbe pronto a
partire, ma allo stato attuale manca ancora l'invito del Governo
turco, una condizione necessaria per qualsiasi spostamento di un Pontefice fuori dal Vaticano.
Il passo ufficiale dovrebbe avvenire tra breve, anche perché fonti
governative di Ankara hanno fatto sapere che stanno aspettando
dettagli più precisi circa il viaggio papale. È certo che anche in
un'ottica politica, la presenza di Benedetto XVI avrebbe un
significato importante, specie per capire se le posizioni
dell'allora cardinale Ratzinger contro l'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea, saranno in qualche modo confermate attraverso
un cambiamento della linea diplomatica di sostanziale neutralità
mantenuta negli ultimi anni in materia dalla Segreteria di Stato.
A riguardo, non è una caso che a Colonia, durante l'udienza del Papa ai rappresentanti di alcune comunità islamiche, Ridvan Cakir,
presidente dell'Unione islamo-turca di Germania, abbia chiesto al Pontefice di mettere una buona parola per l'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea, una scelta per favorire il dialogo tra
cristianesimo e islam.
A
livello ecumenico, invece, il viaggio segnerebbe una nuova tappa
nella ricerca dell'unità: Papa Ratzinger può vantare un'antica
amicizia con il principale teologo del patriarcato,
Ioannis Zizioulas, metropolita di Pergamo. Zizioulas e Ratzinger
hanno deciso di far riprendere in autunno i lavori della Commissione
del dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa,
decisa propria da Giovanni Paolo II nel suo viaggio in Turchia del
1979. E sul nodo del primato petrino, hanno elaborato da tempo un
ragionevole punto di incontro, alla luce dell'assioma: "Dove
c'è l'eucaristia c'è la Chiesa".
L'annuncio ufficiale del viaggio dunque dovrebbe essere questione
di giorni, al massimo di qualche settimana e secondo alunne
indiscrezioni giornalistiche, dovrebbe svolgersi nell'arco di tre
giorni, dal 28 al 30 novembre: un lasso di tempo significativo che
potrebbe essere riempito con gesti e parole capaci di lasciare il
segno. (Matteo Spicuglia/www.Korazym.com)
08.09.2005
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INCONTRO DI CIVILTA' AD
HATAY
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Il
nunzio di Ankara, Edmond Farhat, ha caldeggiato la presenza di Benedetto
XVI per il Simposio internazionale che si terrà dal 25 al 30 settembre.
Il favore del premier turco Erdogan. |
Il Nunzio di Ankara, Edmond Farhat, ha caldeggiato la presenza di Benedetto XVI in
Turchia per un Simposio internazionale dal titolo ''Incontro di civiltà'', che si
terrà dal 25 al 30 settembre ad Antiochia, nella regione dell'Hatay, in Turchia.
L'incontro, spiega l'agenzia cattolica <Asianews>, è promosso dal Prefetto Abdulkadir Sari, insieme al sindaco di Antiochia e
ad altre rappresentanze civili e religiose musulmane. Esso vuole incentivare la pace e il dialogo tra le
civiltà e le religioni, possibili solo attraverso la conoscenza reciproca e il rispetto.
Almeno 170 personalità da varie parti del mondo sono invitati al Simposio. La regione dell'Hatay
è famosa perché là le tre religioni monoteiste (islam, cristianesimo, ebraismo) convivono
in pace, tanto da essere candidata all'Unesco come ''Regione del
dialogo''.
Il premier Recep Tayyip Erdogan ha appoggiato con soddisfazione l'iniziativa, sostenendo che la regione dell'Hatay
è ''un esempio importante'' per lanciare un messaggio positivo all'Europa. ''Ogni sforzo in questa direzione - ha detto - va
incoraggiato ed emulato''.
Ma non tutti, anche all'interno del Partito del premier Erdogan, condividono la stessa opinione. La notizia
è finita subito sulla prima pagina del quotidiano nazionale <Milliyet>, con
l'esclamazione diffamatoria di Fuat Gecen: ''L'Hatay si sta vaticanizzando. Dicono pace, dialogo, ma l'intenzione
è danneggiarci'', ha affermato. (Ansa)
08.09.2005
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IN TURCHIA
SULLE TRACCE DI SAN PAOLO
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Cinquanta
parlamentari, guidati da S.E monsignor Rino Fisichella in
pellegrinaggio in Cappadocia e ad Istanbul. Incontro con il
premier Erdogan e con il Patriarca Bartolomeo I. |
Cinquanta parlamentari, guidati da
S.E. monsignor Rino Fisichella, in Turchia sulle tracce di San Paolo. Incontri con il
Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan e con il Patriarca Bartolomeo I.
''E' partito ieri, mercoledì 7 settembre - come informa il deputato azzurro Maurizio Lupi tra gli animatori dell'iniziativa - il
secondo pellegrinaggio di parlamentari italiani presieduto dal cappellano di Montecitorio. Dopo aver visitato la Terra Santa i
deputati, una cinquantina in tutto appartenenti a quasi tutti gli schieramenti, si
trovano ora in Turchia. Quattro giorni che li stanno portando dapprima in Cappadocia e poi a Istanbul
sui luoghi della predicazione di San Paolo''.
''Un vero e proprio pellegrinaggio scandito da incontri significativi con le
autorità civili e religiose turche.
''Lo scorso anno - spiega Maurizio Lupi - abbiamo visitato la Terra Santa e i luoghi simbolo della
cristianità. Quest'anno stiamo ripercorrendo le tappe che hanno portato alla nascita e allo
sviluppo della Chiesa. Un pellegrinaggio che conclude un anno in cui con Monsignor Fisichella abbiamo cercato di
rispondere alla domanda sul perché della presenza della Chiesa''.
Al viaggio partecipano, tra gli altri, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, il
Sottosegretario alla Sanità Domenico Di Virgilio, i Sottosegretari all'Interno Alfredo Mantovano e Michele Saponara,
il Sottosegretario al Welfare Roberto Rosso, il sottosegretario all'Ambiente Roberto Tortoli, il presidente della
Commissione Affari Esteri della Camera Gustavo Selva ed il segretario di
Presidenza della Camera Giovanni Deodato.
''E' inevitabile - continua Lupi - che trattandosi di un gruppo di 50 deputati italiani, il nostro viaggio assume anche
un significato istituzionale. In quest'ottica vanno sicuramente letti gli incontri con il
premier Erdogan e con il Patriarca Bartolomeo I. Ma credo che il messaggio
più grande che esce da questa iniziativa è che il dialogo con gli altri
è possibile solo vivendo e andando alle radici della propria
identità''.(Ansa)
08.09.2005
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CIPRO:
ALZABANDIERA ITALIANO NELLA LINEA VERDE
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Tra
i caschi blu della Forza di pace Unficyp anche quattro carabinieri.
Si tratta di Salvatore Masia, Antonello De Chiara, Massimo Diagora e
Salvatore Cassarà. La missione durerà un anno. |
Dalla scorsa settimana anche il tricolore
italiano sventola su uno dei pennoni al quartier generale dell'Unficyp, la
Forza di pace dell'Onu di stanza a Cipro dove
dal 1964 i caschi blu sorvegliano la <zona cuscinetto> che si snoda lungo i 180 chilometri della
<linea verde> che divide l'isola e la capitale Nicosia a separazione delle
comunità greco-cipriota e turco-cipriota.
Nel corso di una breve ma significativa cerimonia uno dei quattro carabinieri dal 12 luglio in forza al
contingente di polizia civile (Uncivpol) della missione Onu ha per la prima volta compiuto l'alzabandiera del tricolore. Nello
stesso momento un soldato della Bosnia - che ha fornito due uomini alla forza Onu - issava la bandiera del suo Paese.
Dalla fine dello scorso marzo l'Unficyp ha cominciato a ridimensionare i propri ranghi militari che da 1.230 caschi blu
saranno presto ridotti a 860 con un taglio di circa il 30% in ogni contingente fornito in diversa misura da Argentina,
Austria, Canada, Croazia, Finlandia, Gran Bretagna, Slovacchia, Ungheria e Uruguay.
Al tempo stesso, però, l'Unficyp - che è la più "vecchia" forza di pace dell'Onu ancora attiva - sta aumentando gli uomini
addetti a compiti di polizia civile. Con l'apertura di transiti tra le due parti dell'isola - come ha ricordato il comandante
dell'Uncivpol, l'olandese Carla van Maris - l'Unficyp deve ora fornire personale di polizia per interventi di varia natura ma
anche in previsione di eventuali incidenti. Il "tetto" per il personale assegnato a questa missione dal Consiglio di Sicurezza
è di 69 unità (e con i sei di oggi si è arrivati a quota 59) provenienti per ora da otto nazioni (Irlanda, Paesi Bassi,Australia, India, Argentina, Croazia, Italia e Bosnia).
I quattro carabinieri, disarmati, hanno già cominciato a svolgere mansioni di polizia civile, assistenza sociale,fornitura di aiuti umanitari, assistenza sociale e anche
amministrativa in questioni riguardanti soprattutto richieste di recupero di terreni o permessi di costruzione nella zona sotto
vigilanza Onu, collaborando sia con i greco-ciprioti sia con i turco-ciprioti.
I militari della Benemerita, la cui missione a Cipro durerà un anno, sono il luogotenente Salvatore Masia, 49 anni, di
Guidonia (Roma), capo della squadra; il luogotenente Antonello De Chiara, 44 anni, di Roma; il maresciallo capo Massimo
Diagora, 36 anni, di Torino; il maresciallo ordinario Salvatore Cassarà, 38 anni, di Palermo. Tutti hanno fatto esperienze in
altre missioni di pace come a Hebron, in Cisgiordania, o in Bosnia.
Alla cerimonia dell'alzabandiera erano presenti Zbigniew Wlosowicz, capo della missione Unficyp e rappresentante speciale
del segretario generale dell'Onu Kofi Annan; il comandante militare della missione, general-maggiore Herbert Joaquin Figoli
Almandos (Uruguay); l'incaricato d'affari ad interim dell' ambasciata d'Italia a Cipro Pierluigi Trombetta; l'ambasciatore
di Bosnia in Israele Nedeljko Maslesa e padre Umberto Barato,attachè della Nunziatura Apostolica a Nicosia e vicario
generale del Patriarca dei cattolici latini a Cipro.
Cipro è divisa dal 1974 quando, in seguito ad un fallito colpo di Stato di nazionalisti greco-ciprioti contro
l'allora presidente Makarios, la Turchia invase militarmente il Nord dell'isola dove sono tuttora dispiegati 40.000 soldati turchi.
L'Unficyp, però, era stata già dispiegata 10 anni prima per evitare il ripetersi di sanguinosi scontri tra le due
comunità
etniche scoppiati l'anno precedente. Nel 1983, nella parte Nord dell'isola, l'allora leader turco-cipriota Rauf Denktash
proclamò la Repubblica Turca di Cipro del Nord (Rtcn), che è riconosciuta solo da Ankara ma non dalla
comunità internazionale. (Ansa)
08.09.2005
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ARMENI: LA CONFERENZA SI
FARA'
|
I
lavori si svolgeranno dal 23 al 25 di questo mese poco prima
dell'apertura dei negoziati di adesione della Turchia
all'Unione Europea. Una questione non facile da dirimere per i
diversi punti di vista sulla parola "genocicio". |
La conferenza sui massacri degli
armeni del 1915-16 che fu cancellata a maggio scorso dagli organizzatori della
Università di Istanbul si terrà dal 23 al 25 settembre, e cioè a poco prima dell'inizio
del negoziato di adesione della Turchia all'UE. Lo ha confermato all'Ansa il portavoce
dell'Ateneo del Bosforo, Metin Goksel.
Goskel non ha confermato tuttavia che a volere fortemente lo svolgimento della conferenza cancellata in maggio sia stato
personalmente il premier turco Tayyip Erdogan, al fine di sgombrare da possibili ombre il terreno del negoziato con
l'UE, come aveva scritto il giornale turco <Milliyet>.
Il portavoce della stessa Università ha aggiunto che gli inviti sono stati diramati agli stessi studiosi che erano stati
invitati in maggio, aggiungendo però di non potere dire quanti e quali di essi vi prenderanno effettivamente parte.
Al fondo della controversia ci sono i differenti punti di vista esistenti anche all'interno del mondo degli studiosi
turchi sulla tragedia degli armeni dell'Anatolia orientale negli ultimi anni dell'impero ottomano, che furono deportati nel
deserto siriano e dei quali furono sterminati nel corso dell'esodo - secondo fonti armene - ben un milione e mezzo, ivi
compresi molti armeni che non vivevano nelle regioni di confine.
Le divergenze non riguardano solo la definizione o meno di ''genocidio'', sostenuta dagli armeni e negata dai turchi, ma
molte altre questioni ad essa collegate.
L'Università del Bosforo di Istanbul aveva in maggio organizzato un dibattito per mettere a confronto le diverse
opinioni degli storici turchi e di altri Paesi, ma il portavoce del Governo Cicek (mai smentito direttamente da Erdogan) defini'
''traditori'' sia gli organizzatori che i partecipanti, obbligando i dirigenti
dell'Università a rinviare la conferenza sine die.
Secondo vari commentatori ed osservatori europei, il premier turco avrebbe avuto un mezzo per rendere credibile il
ripensamento e la sconfessione della dichiarazione di Cicek: obbligare quest'ultimo alle dimissioni, cosa che non ha fatto.
(da take Ansa)
08.09.2005
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L'IMBROGLIO
TURCO-ARMENO
|
Un
libro del prof. Salahi R. Sonyel che cerca di far luce su una
delicata questione. |
The Turco-Armenian imbroglio was
part and parcel of the so-called "Eastern Question," a term coined
to describe the decline of the Ottoman Empire. That decline was partly
the result of major European powers' expansionist policies, directed
against the Ottoman state in order to weaken, divide and ultimately
annex that state, or most parts of it. In this scramble for spoils,
the major powers, mainly Russia, France, Britain, Germany, Italy and
others, were vying with one another in order to gain ascendance in,
and to dominate, the Near and Middle East. The main country that
became the arena of their rivalries and conflicts was the Ottoman
state. Some of these powers had the ambition of infiltrating into that
state in order to exploit its vast and practically untapped resources;
to incorporate it in their orbit of influence; and finally to
dismember and partition it among themselves.
It was mainly for economic,
political and strategic reasons that those powers began in the early
19th century to send into Ottoman territories travelers,
archaeologists, missionaries and other agents in various guises.
Through them they mapped the areas of strategic, economic and
political importance, and established relations with Ottoman Christian
and Muslim communities whom they could use and exploit in their
designs. It did not take them long to discover that they could easily
influence and exploit the leaders of such communities, especially of
Greeks, Assyrians and Armenians.
These powers, through their agents, employed various methods in their
attempts to bring the Ottoman communities under their influence;
religious antagonisms and sectarianism, disinformation [propaganda],
promises of economic boons, the protégé system of granting
protection to them, human rights issues and, finally, promises of
autonomy, even of independence. Most of these promises were false, as
these powers were not so much interested in Ottoman minorities as in
the lands and territories that they inhabited. Nevertheless, some of
the leaders of Ottoman minorities were deceived by such promises and
allowed themselves to be manipulated by these powers in their quest to
dismember the Ottoman state.
The intrigues, incitements and plots of these powers soon led to
terrorism and revolts by the militants of Ottoman minority communities,
causing periodic instability, restlessness and crises in the Ottoman
state. In the Morea [Peloponnese] the Greeks, in Bosnia-Herzegovina
and Bulgaria the Serbs and other Slavs, and later in Anatolia the
Armenians, began to demand autonomy or independence, with the
encouragement and assistance of some of the powers. The only
impediment that kept the powers from delivering the last blow to the
very existence of the Ottoman state was the possibility that, if that
state did collapse, their rivalries would provoke a conflict of
incalculable proportions. However, if that state had to be maintained
it had to be kept weak, for a powerful Ottoman state might destroy the
fabric of interests that those powers had woven out of its decline.
What was the role of Ottoman Armenian minority in this web of intrigue
and European imperial expansion? Before answering this question it is
necessary to cursorily follow the major events that brought that
minority under Ottoman Turkish sway.
Who is Professor Salahi
R. Sonyel?:
Professor Salahi R. Sonyel
was born in Cyprus 1932. He studied at Queen's University, Northern
Ireland, where he received B.A and M.A degrees in Political Science
and Economics, and also a Diploma in Education.
He was a research fellow at Birkbeck College (University of London)
where he received a Ph.D. in Diplomatic History, and an associate at
the Institute of Education. He is a member of the Turkish Historical
Society, Ankara and head of the Honours Committee of the Cyprus
Turkish Association.
Dr. Sonyel has been carrying out research on Turco-Armenian relations
for many years and is the author of many monographs and books on the
subject. His recent publications include "The Ottoman Armenians -
Victims of Major Power Policy," "Armenian Terrorism - a Menace
to the International Community," "Turkey's War of Liberation and
the Armenians" and "Minorities and the Destruction of the Ottoman
Empire." (Turkish Daily News)
08.09.2005
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ORHAN PAMUK SARA
PROCESSATO AD ISTANBUL
|
Il
noto scrittore turco comparirà davanti ai giudici il 16 dicembre
prossimo. L'accusa: avere offeso deliberatamente l'identità del proprio
Paese in un articolo sugli armeni. |
Il più noto scrittore turco, Orhan
Pamuk, sarà processato dal 16 dicembre prossimo davanti ad un tribunale di Istanbul con l'accusa di ''offesa deliberata
all'identità turca'' per avere dichiarato nel febbraio scorso ad una rivista turca che nel 1915-16 ''un milione di armeni
furono uccisi in Turchia''. Lo hanno reso noto i dirigenti della casa editrice dello stesso Pamuk, che ha 53 anni, ed i cui libri
più famosi, come ''Neve'' ed ''Il castello bianco'' sono stati tradotti in 20 lingue e gli hanno meritato quest'anno il premio della Pce delle librerie tedesche.
Subito dopo la pubblicazione dell'intervista un viceprefetto turco aveva chiesto la confisca e la distruzione dei libri di
Pamuk, ma la sua iniziativa era poi rientrata anche per le aspre reazioni che la sua richiesta aveva suscitato in Europa.
La questione dei massacri degli armeni nell'ultima fase dell'impero ottomano
è una questione molto sensibile in Turchia, il cui Governo sostiene che ''non
più di 300-500 armeni'' furono le vittime armene di scontri con i turchi che avrebbero subito perdite equivalenti se non superiori. La
Turchia per questa ragione respinge con veemenza la qualifica di ''genocidio'' attribuita dagli armeni (che sostengono che furono
1,5 milioni le vittime armene) a quei massacri, un'accusa fatta propria da diversi parlamenti europei, incluso il Parlamento
europeo di Strasburgo.
L'accusa di offesa deliberata alla identità turca, con cui Pamuk è stato rinviato a giudizio, prevede una pena fino a 3
anni di reclusione.(Ansa)
08.09.2005
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VICTORY DAY
|
Continua
l'entusiasmo per l'anniversario (l'83mo) della vittoria dell'esercito
turco nella guerra di indipendenza. |
The 83rd
anniversary of the Turkish army's August 30 Victory in the Turkish
Independence War, in which they eradicated the occupational forces from
Anatolian territories, is celebrated with continued enthusiasm throughout Turkey.
Independence War victims and veterans will be commemorated with respect during
ceremonies to be held mainly in Ankara, Istanbul, and also around the country,
including foreign representative offices.
In line with the Victory Day celebrations, the first ceremony will be held at
Ataturk Mausoleum in Ankara. After Chief of General Staff Hilmi Ozkok lays a
wreath on Ataturk's tomb, celebrations will begin at the Ataturk Culture
Center. President Ahmet Necdet Sezer, Speaker of Parliament Bulent Arinc, Prime
Minister Recep Tayyip Erdogan and Ozkok will attend the celebration activities.
The ceremonies, in which citizens will also participate, will culminate in a
reception that Ozkok will host at the Gazi Army House tonight. (Deniz Aydin/Zaman)
08.09.2005
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LOTTA AL TERRORISMO
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E'
fondamentale però l'alleanza tra le civiltà. A sostenerlo il Primo
Ministro turco Recep Tayyip Erdogan nel corso del premio <Mediterraneo istituzioni 2005> ricevuto a Napoli. |
''L'alleanza fra le
civiltà è fondamentale per la lotta al terrorismo''. Lo ha detto il
premier turco Recep Tayyip Erdogan in occasione della consegna del premio "Mediterraneo istituzioni
2005", assegnatogli dalla Fondazione Laboratorio Mediterraneo di Napoli.
''Ogni giorno affrontiamo lo spettro del terrorismo. In 30 anni la Turchia ha perso
più di 30 mila persone a causa di atti terroristici. Gli attacchi recenti hanno fatto rivolgere
l'attenzione del mondo al terrorismo, ma questo non deve essere visto come un conflitto tra le
civiltà. Al contrario, solo l'alleanza fra le varie civiltà può aiutare a sconfiggere il
terrorismo. In questo caso il ruolo del Mediterraneo e dei suoi Paesi è fondamentale e noi come politici siamo
più responsabili'', ha aggiunto Erdogan.(Ansa)
08.09.2005
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SUMMIT CON
GLI USA: IN
ARRIVO DUE ALTI UFFICIALI
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Si
tratta del generale Johm Abizaid, comandante delle Forze armate armate
americane del centro, e del generale James Yoyce, comandante delle Forze
Armate americane in Europa. |
Two important U.S. officials to visit
Ankara Sept. 8-9 to discuss terrorism and the Pkk
U.S. Central Forces Commander Gen. John Abizaid and European Allied Forces
Commander Gen. James Joyce will be in Ankara next week
Turkish military officials don't expect concrete results from the meeting but
will ask the U.S. what action they've taken on the list of 150 most wanted
terrorists
Turkey, which obtained no any concrete results from tri-partite summits held
either in Turkey or the U.S. on the terrorist Kurdistan Workers' Party (Pkk) in
northern Iraq, is running out of patience. After the terrorist attacks in
tourist areas over the summer and the subsequent attacks in some big cities,
Ankara has invited two important U.S. officials to discuss the terrorism issue.
U.S. Central Forces Commander Gen. John Abizaid, who commanded the U.S.
operation in Iraq, and European Allied Forces Commander Gen. James Joyce will
pay a visit to Ankara next week. Although Gen. Joyce is also the Nato European
Allied Forces commander, he will visit Ankara in the capacity of a U.S.
commander on Sept. 8-9.
At the meeting to be held with U.S. generals, at the General Staff's invitation,
particular emphasis will be placed on the PKK's presence in northern Iraq.
Military officials don't expect concrete results but they will ask the U.S. to
take real steps towards combatting the PKK. The military will also consider a
possible limited air operation in northern Iraq.
What happened to the list?
The U.S. list of the 150 most
wanted terrorists, including terrorist Pkk leader Abdullah Ocalan's brother
Osman Ocalan, will be the main subject of the meeting. The military, which
considers the U.S.'s actions to be a show and routine, will ask U.S. officials
why they haven't taken the necessary measures regarding the list.
The military is also expected to give the U.S. officials the Pkk's whereabouts
in northern Iraq and will ask what they've done so far on the information they
already have. When the U.S. published the list at the beginning of April the
Turkish military gave U.S. officials in Iraq the location of Osman Ocalan but
the no moves were made towards his capture. Zubeyir Aydar, chair of
PKK-affiliate the Kurdish People's Congress (Kongra-Gel), attended a local
Kurdish Parliament meeting, held towards the end of May in Erbil, northern Iraq,
with a convoy of 20 vehicles but the U.S. took no action.
Who's on the list?
At the beginning of the year, at a tri-partite summit in Ankara between
the U.S., Iraq, and Turkey, Ankara gave its most-wanted list to both the U.S.
and Iraq but no action was taken. The U.S. army issued the list that Turkey sent
to its Baghdad headquarters last April. However the list was only published and
so far nothing has been done about the names on it.
Top of the U.S-issued list is terrorist PKK leader Abdullah Ocalan's brother
Osman Ocalan, even though he's no longer linked to the terrorist organization.
Ocalan formerly established a political party in Mosul, the Patriotic Democratic
Party of Kurdistan (Pwd). Information such as the address of Ocalan's house was
given to U.S. military intelligence units by their Turkish counterparts. Other
names on the list are Faysal Dunlayici, who was a Pkk commander for some time
and later worked with Ocalan, Nizamettin Tas, and Kani Yilmaz. The list is full
of PKK militants whose names were formerly on the red notice. The list gives the
reasons why the PKK militants, who've been part of the higher echelons of the Pkk, are wanted, their photos, and cases filed against them. Other militants on
the list are Riza Altun, Isa Altunsoy, Cemil Bayik, Murat Karayilan, Ali Haydar
Kaytan, Mustafa Karasu, and Hidir Yalcin. (The New
Anatolian)
08.09.2005
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LA COLPA
EUROPEA
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A
detta del vice-segretario di Stato Usa, Matthew Bryza, Ankara dovrebbe
esigere dall'Unione di smettere di guardare con occhio benevolo alla
organizzazione terroristica del Pkk. |
Ankara dovrebbe esigere e, a tal fine, cooperare maggiormente, a che i
Paesi europei smettano di finanziare e anzi chiudano le attività politiche e di
propaganda in Europa del Pkk, dato che si tratta di un' organizzazione inclusa nelle liste europea ed americana delle
organizzazioni terroristiche internazionali. Lo ha affermato il vicesegretario di
Stato Usa, Matthew Bryza, in visita in Turchia.
Bryza ha affermato che gli Usa stanno già cooperando con la Turchia e con i
Paesi europei per far sì che siano tagliati gli appoggi e i finanziamenti di cui il Pkk si giova particolarmente
in Europa (dove l'organizzazione armata separatista curda ha due stazioni Tv, un'agenzia di stampa e diversi uffici in Europa) e
al fine di mettere fine alla presenza del Pkk in Nord Irak
A tal fine sarebbe necessario però - ha aggiunto Bryza - anche che la Turchia fornisse molti
più dati di intelligence agli europei ed agli iracheni rispetto all'attuale pratica di
fornire solo i nomi dei più pericolosi esponenti del Pkk.
Riguardo poi alle reiterate richieste di Ankara rivolte agli Usa e all'Irak di eliminare militarmente i campi del Pkk in Nord
Irak il vicesegretario di stato americano ha affermato che ''nonostante l'impazienza di Ankara, per gli iracheni, con tutti
gli altri incendi da spegnere nel Paese, quella non è una priorità''.
Bryza ha infine escluso implicitamente che le Forze Armate turche possano condurre una loro operazione anti-Pkk in Nord
Irak(come Ankara ha minacciato) affermando che bisogna escludere azioni ''in violazione della
integrità costituzionale e territoriale dell'Iraq''.(Ansa)
08.09.2005
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SCONTRI
E FERITI A BOZUYUK ED ISTANBUL
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A
provocare gli incidenti manifestanti curdi che inneggiavano alla
liberazione di Abdullah Ocalan rinchiuso nel carcere di Imrali dove sta
scontando la pena dell'ergastolo. |
Vari scontri, con centinaia
di feriti e arrestati, sono avvenuti ieri a Bozuyuk (Turchia centrale) e ad
Istanbul per una manifestazione vietate dalle autorità che doveva tenersi ieri
a Gemlik (sulla costa occidentale turca) in favore della liberazione di
Abdullah Ocalan, il leader dell'organizzazione separatista armata curda Pkk, che
sconta l'ergastolo nell'isola di Imrali (prospiciente a Gemlik). Lo hanno riferito
i media turchi. I media hanno precisato che gli scontri di Bozuyuk sono avvenuti
tra manifestanti pro Ocalan e ''la popolazione locale'' che li attendeva al
ritorno di questi ultimi da Gemlik. Gli scontri hanno provocato almeno 144
feriti, tra cui 17 poliziotti, sette gendarmi ed un medico, anche in seguito al
successivo intervento delle forze dell' ordine. Contemporaneamente, a Istanbul,
88 persone sono state arrestate e diverse decine ferite, tra cui un numero
imprecisato di poliziotti, dopo che i manifestanti pro Ocalan - secondo quanto
riferisce l'agenzia turca <Anadolu> - per protesta contro il divieto alla
manifestazione di Gemlik, hanno attaccato le forze di polizia con pietre e
bottiglie molotov inneggiando alla ''libertà per Ocalan''. Il Pkk (Partito dei
lavoratori del Kurdistan) ha interrotto nel giugno 2004 la sua tregua durata
cinque anni, proclamata nel 1999 all'indomani della cattura di Ocalan in Kenya.
Il 20 agosto scorso tuttavia l'organizzazione clandestina ha annunciato una
nuova tregua di un mese dopo un'estate in cui ha intensificato i suoi attacchi
ed i suoi attentati portandoli anche nelle località turistiche della Turchia. (Age)
08.09.2005
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ISRAELE REVOCA
LE LIMITAZIONI ALL'ATTRACCO DELLE NAVI NEI PORTI TURCHI
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Lo ha annunciato
il portavoce del ministero dei Trasporti di Tel Aviv, Avner Ovadiah. |
Il ministero dei Trasporti israeliano ha revocato le limitazioni all'attracco
di navi da crociera nei porti turchi di Alanya e Marmais, dopo aver appurato che
le misure di sicurezza sono state sufficientemente potenziate. Lo ha annunciato
Avner Ovadiah, portavoce del ministero.
A inizio mese, le autorità dello Stato ebraico avevano dirottato quattro
imbarcazioni con a bordo migliaia di turisti dirette al porto di Alanya, dopo
aver ricevuto avvertimenti su possibili attacchi terroristici. Ora, come ha
spiegato Ovadiah, le navi da crociera possono nuovamente sbarcare ad Alanya e
Marmaris.
Restrizioni rimangono in vigore ad Antalya, un'altra destinazione molto in voga
tra i turisti, e in altri punti lungo la costa mediterranea meridionale della
Turchia. Dopo i dirottamenti, Israele aveva sconsigliato ai suoi connazionali di
visitare la Turchia meridionale, ma aveva revocato il "travel alert"
poco dopo. (ApCom)
08.09.2005
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STORICO
INCONTRO AD ISTANBUL TRA SHALOM E KASURI
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Ai
colloqui era presente pure il ministro di Stato turco per gli
Affari Religiosi, Mehmet Aydin. |
I ministri degli Esteri israeliano Silvan
Shalom e pachistano Khurshid Mahmood Kasuri hanno avuto a
Istanbul un incontro, che gli osservatori definiscono "storico" perché
è il primo di alto livello tra i due Paesi che non hanno relazioni diplomatiche
ed è destinato a segnare probabilmente l'inizio di una normalizzazione nelle
relazioni tra i due Paesi tradizionalmente divisi dalle loro differenze
culturali, religiose e politiche. All'incontro ha partecipato anche il ministro
di Stato turco per gli Affari Religiosi Mehmet Aydin.
Al termine dei colloqui, Shalom ha detto di sperare che l'incontro porti a pieni
rapporti diplomatici con il Pakistan. Kasuri ha dichiarato che il Pakistan è
pronto a "impegnarsi" con Israele in un processo che porterà ad un
mutuo riconoscimento diplomatico. (Tici@nline)
08.09.2005
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DOGU PERINCEK
SARA' IN
SVIZZERA ENTRO QUESTO MESE
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Il
nazionalista turco di sinistra si presenterà davanti al Tribunale di
Losanna per rispondere circa le sue dichiarazioni relative agli armeni. |
Il nazionalista turco di sinistra Dogu
Perinçek è atteso in Svizzera. La giustizia vodese lo ha
citato a comparire per aver negato la realtà del genocidio armeno.
"Su invito del Tribunale di Losanna, sarò in Svizzera dal 16 al 22
settembre", ha indicato Perinçek ad Ankara. "Ripeterò che il
cosiddetto genocidio armeno è una menzogna internazionale", ha annunciato.
Dogu Perinçek è il capo del Partito dei lavoratori che ha ottenuto 160 000
dei 31.5 milioni di voti alle ultime elezioni parlamentari (0.51 %). Giunto
in Svizzera a fine luglio in occasione della celebrazione dell'82esimo
anniversario del Trattato di Losanna, Perinçek ha negato, in diversi discorsi
tenuti in territorio elvetico, il genocidio degli armeni del 1915.
Anche le autorità zurighesi hanno aperto inchieste per determinare se queste
affermazioni contravvengano alla norma penale contro il razzismo. La giustizia
vodese è stata incaricata di occuparsi di tutte le procedure aperte.
La questione armena provoca tensioni ricorrenti tra Berna e la Turchia. Se
Ankara riconosce la realtà dei massacri perpetrati dall'Impero ottomano contro
la minoranza armena, ricusa il termine "genocidio" e le cifre da 1.2 a
1.3 milioni di morti presentate dagli armeni. La Turchia stima il numero delle
vittime a 250. 000 o 300. 000. (Tici@nline)
08.09.2005
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UNA STRADA INTITOLATA
ALLO STORICO HALACOGLU
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L'eminente
personaggio turco è accusato in Svizzera di discriminazione razziale per
avere negato il genocidio degli armeni durante la prima Guerra Mondiale. |
La capitale turca Ankara ha cambiato nome
a una sua strada, intitolandola allo storico Yusuf Halacoglu, accusato di
discriminazione razziale in Svizzera per aver negato il genocidio degli armeni
perpetrato dai turchi durante la Prima Guerra Mondiale. Ne dà notizia il
giornale vodese <24 Heures>.
La via, che finora portava il nome di Abdullah Cevdet, leader "giovane
turco" dell'inizio del secolo scorso, si trova nel quartiere di Canakya,
che ospita molte rappresentanze diplomatiche, non tuttavia l'ambasciata
elvetica, situata in un'altra zona. Il cambiamento di nome è stato deciso dal
parlamento cittadino con un solo voto contrario. Un simile onore per una
personalità ancora in vita è inconsueto in Turchia, secondo il quotidiano <Hürriyet> citato da
<24 heures>.
Il procedimento per violazione della norma antirazzismo avviato dalla procura di
Winterthur contro Halacoglu, presidente della Società turca di storia, e contro
il politico Dogu Perinçek ha di nuovo avvelenato ultimamente le relazioni
turco-elvetiche. Il governo turco ha annullato una visita che il consigliere
federale Joseph Deiss aveva in programma ad Ankara in settembre.
L'articolo 261 bis del Codice penale svizzero ("discriminazione
razziale") punisce con la detenzione o con la multa chiunque tenga discorsi
volti a disconoscere, minimizzare o giustificare un genocidio o altri crimini
contro l'umanità. (Tici@nline)
08.09.2005
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PREPARAVA
UN ATTENTATO,
E' MORTO NELL'ESPLOSIONE
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Il
fatto è avvenuto nella città di Bursa, nel quartiere di Osmangasi.
Mentre camminava, la borsa che l'uomo trasportava è saltata. |
Un uomo che stava trasportando un ordigno esplosivo destinato ad un attentato,probabilmente non
suicida, è morto nell'esplosione accidentale dello stesso ordigno. E' questa la conclusione a cui sono giunti gli
investigatori che indagano sulla deflagrazione avvenuta a Osmangazi, nei pressi della
città nord-occidentale turca di Bursa e che ha ucciso l'uomo non ancora identificato.
''Mentre l'uomo camminava per la strada, la borsa che trasportava è esplosa. L'esplosione gli ha staccato una gamba e
l'uomo è morto. Non era un attentatore suicida, ma trasportava una bomba sia pure di non grande potenza'' ha dichiarato
all'agenzia turca <Anadolu> il capo della polizia di Bursa Huseyin Capkin.
Secondo la Tv <Cnn> in turco, l'uomo aveva una trentina d'anni e preparava un attentato contro la locale stazione ferroviaria.Nel corso di luglio ed agosto sono avvenuti in Turchia
diversi attentati, di cui tre mortali, attribuiti tutti all'organizzazione separatista armata curda Pkk. Il
più sanguinoso è avvenuto nella località turistica di Kusadasi il 16 luglio, uccidendo 5 persone, tra cui una donna inglese ed un
giovane irlandese. (Ansa)
08.09.2005
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LA BANCA
D'AFFARI MERRYL LYNCH:
SERVE CAUTELA SULLA LIRA TURCA
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Il
rapporto Ml, pur evidenziando gli aspetti positivi della crescita
economica (riduzione dell'inflazione, processo di privatizzazione in atto,
avveduta politica fiscale, attrazione di investimenti dall'estero) pone
all'attenzione degli analisti l'ampio deficit delle partite correnti della
bilancia dei pagamenti, abbinato ad un incremento dei tassi di interessi a
breve del dollaro. |
La
banca d' affari <Merryl Lynch> (ML), ha pubblicato un rapporto
sull' economia turca che evidenzia gli aspetti positivi della
crescita economica (riduzione dell' inflazione, processo di
privatizzazione in atto, avveduta politica fiscale, attrazione di
investimenti dall' estero etc.), ma pone - nel contempo - all'
attenzione degli analisti l' ampio deficit delle partite correnti
della bilancia dei pagamenti, abbinato peraltro a un incremento dei
tassi di interesse a breve del dollaro. "Sebbene non ci
attendiamo un' ampia svalutazione della lira turca, riteniamo che la
crescita del deficit delle partite correnti e l'aumento dei tassi di
interesse sul dollaro aprano prospettive di maggior cautela sul
futuro a medio termine della Lira turca" - riporta lo studio
della banca statunitense. Il Report evidenzia, inoltre, che sarebbe
necessaria una correzione del 10-15% della Lyt per facilitare le
esportazioni e scoraggiare, nel contempo, le importazioni. L'
aumento delle importazioni (+22% nei primi 5 mesi del 2005 rispetto
allo stesso periodo del 2004), potrebbe generare un deficit record -
a
fine anno - di oltre 38 miliardi di dollari: il 10.5% del Pil della
Turchia. Una forte domanda interna, l' alto costo del petrolio e la
lira forte sono - secondo la ML - i fattori trainanti di questo
pericoloso squilibrio. Nel contempo, gli alti costi dei prodotti
intermedi e una sempre più serrata concorrenza dei Paesi dell'
estremo Oriente (Cina in primis) negli stessi settori tipici dell'
export turco rendono alquanto problematico un incremento sensibile
dell' export locale. Molto interessante è invece la prospettiva per
gli investimenti esteri, che dovrebbero raggiungere quest' anno la
cifra record di 8-9 miliardi di dollari, a dimostrazione di un'
attenzione e predisposizione sempre maggiore degli investitori
esteri verso questo Paese. (Ice Istanbul)
08.09.2005
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ICE
ISTANBUL
MAPPA: IL T & A DELLA TURCHIA
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Tracciata
una mappa del comparto tessile abbigliamento del Paese che
rappresenta con 8 miliardi di dollari il 12% dell'export nazionale, e che nel
2004 ha importato dall'Italia per circa 500 milioni di dollari. |
Prima voce
dell'export nazionale con 8 miliardi di dollari, che corrispondono
al 12% del totale, il comparto abbigliamento segna per la Turchia
anche una crescita costante della domanda interna, sia per quanto
riguarda il prodotto finito che tessuti e filati pregiati. Secondo
una ricerca svolta dall'Ufficio di Istanbul dell'Ice, diretto ora da
Roberto Luongo, proprio l'Italia rappresenta il primo fornitore di
tessuti e filati per l'area, con un dato verso la Turchia che ha
segnato nel 2004 circa 500 milioni di dollari, cifra di poco
superiore però alle importazioni italiane dallo stesso paese. Nella
mappa dei mercati di riferimento per le esportazioni turche di
abbigliamento i primi posti sono riservati a Germania, con il 32.5%
e 2,7 miliardi di dollari, Gran Bretagna, con il 17% e 1.4 miliardi
di dollari, e Stati Uniti, 14% e 1.1 miliardi di dollari, seguiti da
Francia, Paesi Bassi, Italia e Spagna. Sempre nello scorso anno le
importazioni del comparto abbigliamento hanno segnato per la
Turchia, con 580 milioni di dollari, lo 0.6% dell'import globale,
che ha raggiunto nel totale i 97 miliardi di dollari. Una voce
focalizzata per la maggior parte su griffe internazionali, tra le
quali le più importanti realtà italiane raccolgono nell'insieme il
10.4% dell'import turco con 60.4 milioni di dollari. Il primo posto
nella classifica dei Paesi che esportano verso la Turchia spetta però
alla Cina, che sopravanza l'Italia con una quota del 15.5% e 90
milioni di dollari. "A tal proposito - spiega lo stesso Roberto
Luongo - il Sottosegretariato al Commercio Estero ha emesso, lo
scorso 9 gennaio, una direttiva relativa alla imposizione di quote
restrittive sui prodotti tessili provenienti dalla Cina per cui la
loro importazione è ora sottoposta ad una preventiva licenza
all'importazione dell'Associazione turca dei produttori di
abbigliamento". Seguono poi la Spagna (che detiene il 5%
dell'export abbigliamento, pari a 30.6 milioni di dollari), la
Germania (con una quota 4% e 22.5 milioni di dollari), la Francia e
la Gran Bretagna con i rispettivi 2.5% e 2.3%. Per quanto riguarda
la produzione interna del comparto tessile-abbigliamento turco,
secondo i dati raccolti nel 2003, la prima posizione è
rappresentata dalle confezioni in tessuto (con un valore di 230
milioni di dollari), cui seguono le confezioni in maglia (140
milioni di dollari), e le altre confezioni (40 milioni di dollari).
Sottolineando il costante innalzamento qualitativo della produzione
nazionale grazie al quale cresce la fascia di marchi di target
medio/alto, Ice Istanbul cita inoltre alcuni tra i principali
produttori turchi di abbigliamento: <Damat Tween>
(abbigliamento casual ed elegante uomo), <Network Altinyildiz>
(abbigliamento casual ed elegante uomo donna), <Vakko>
(abbigliamento casual ed elegante uomo/donna), <Mavi Jeans>
(pantaloni denim), <Sara> (abbigliamento elegante uomo), <Mudo>
(abbigliamento casual uomo e donna). "In Turchia la
distribuzione e la vendita dei beni di consumo di importazione può
avvenire tramite importatori che provvedono direttamente alla
vendita - aggiunge ancora Luongo - oppure tramite
importatori-grossisti che curano anche la distribuzione tramite una
loro rete diretta. Tuttavia, tutte le forme di distribuzione e
vendita sono ipotizzabili". I canali distributivi per il
comparto abbigliamento sono rivenditori all'ingrosso, catene della
grande distribuzione, negozi di lusso e boutique monomarca. E
soprattutto attraverso il canale franchising, particolarmente
sviluppato per ristorazione e abbigliamento, sono entrate nel paese
catene come <Stefanel>, <Benetton>, <LCW-Waikiki>,
<Zara>, <Tommy Hilfiger>, <Lacoste> e <Cacharel>,
presenti accanto a griffe italiane come <Gucci>, <Armani>,
<Diesel>, <Paul & Shark>, <Max Mara>, <Ermenegildo
Zegna>. "Mall di stile occidentale sono sempre più
diffusi nelle principali città dove i consumatori sono più
consapevoli delle tendenze internazionali, dispongono di redditi più
elevati rispetto alla media ed hanno mezzi di trasporto per
raggiungere direttamente i grandi magazzini ed i centri commerciali
situati solitamente nelle periferie cittadine". (www.modaonline.it)
08.09.2005
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FIRMATO L'ACCORDO
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Ufficialmente
il 55% della <Telekom> turca è passato al consorzio capeggiato
dalla saudita <Oger Telecom> di cui fa parte la <Telecom
Italia>. |
E'
stato firmato ad Ankara il contratto per la vendita del 55%
della <Telekom> turca al consorzio capeggiato dalla saudita <Oger Telecom> di cui fa
parte la <Telecom Italia>. Il contratto è stato firmato per parte turca dal
ministro delle Finanze Kemal Unakitan, dal ministro dei Trasporti Binali
Yildirim e dal presidente dell'Amministrazione per le privatizzazioni (Oib),
Metin Kilci. In luglio il consorzio guidato dai sauditi aveva vinto la gara con
un'offerta di 6.55 miliardi di dollari per il 55% delle azioni dell'operatore di
telefonia fissa turca che, con i suoi 19 milioni di abbonati, è il 13/o del
mondo. Le procedure di privatizzazione saranno completate in ottobre dopo
l'approvazione del contratto da parte del Consiglio di Stato turco. (Ansa)
08.09.2005
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NOKIA
RAGGIUNGE L'INTESA CON TELSIM
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L'entità
di pagamento dipenderà dalle procedure finali della vendita. Il
19 settembre la data di scadenza per la pre-qualificazione, il 5 dicembre
quella per le offerte. |
L'azienda di
attrezzature per telecomunicazioni <Nokia> ha detto di aver
raggiunto un accordo con la Turchia nella sua controversia con
l'operatore <Telsim>, intesa che prevede la vendita degli asset
dell'azienda turca. L'accordo con il Fondo turco di assicurazione
depositi e risparmi (Tmsf), organismo bancario di stato che
attualmente controlla e gestisce gli asset di <Telsim>, prevede un
pagamento a favore di <Nokia> dopo la vendita. <Nokia> ha detto che
l'entità di tale pagamento dipenderà delle procedure finali della
vendita. <Telsim>, secondo maggior operatore di telefonia mobile della
Turchia, ha debiti di 2.5 miliardi di dollari con <Motorola> e di 900
milioni con <Nokia>, e sulla questione dei debiti Tmsf è in
trattative con le due aziende dal 2004. La Turchia ha indetto una
gara per <Telsim> la scorsa settimana con un prezzo minimo stimato di
2.8 miliardi di dollari, fissando al 19 settembre la scadenza per la
pre-qualificazione e al 5 dicembre quella per le offerte. I
risultati sono attesi per il 5 dicembre. (Reuters)
08.09.2005
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INAUGURATO DA
ERDOGAN IL TUNNEL DI BOLU
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Completati
i lavori - ad opera della ditta italiana <Astaldi> - del
collegamento autostradale tra
Ankara ed Istanbul. Il ringraziamento del premier. |
Il premier turco
Recep Tayyip Erdogan, alla presenza dell'ambasciatore d'Italia in
Turchia Carlo Marsili e di altre autorità turche ed italiane, ha
presieduto la cerimonia per la fine dei lavori, ad opera della ditta
italiana <Astaldi>, di escavazione del ''tunnel di Bolu'', , che
complete |
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