Arretrati 

Anno 6° N.25

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PREMIO MEDITERRANEO

E' stato consegnato dal Segretario generale della <Maison de la Mediterranee> al premier turco Recep Tayyip Erdogan in visita a Napoli.

Il_Primo_Ministro_turco_ErdoganLe bandiere spiegate di due Paesi amici, Italia e Turchia; poi l'intonazione degli inni nazionali. Si è aperta in questo modo a Napoli la cerimonia di inaugurazione della sala Istanbul della <Maison de La Mediterranee>, alla quale ha partecipato il primo ministro della Turchia Recep Tayyip Erdogan accompagnato dall'ambasciatore turco a Roma Ugur Ziyal. Al premier turco è andato il <Premio Mediterraneo Istituzioni 2005>, consegnato dal Segretario generale della Maison Walter Schwimmer (già Segretario generale del Consiglio D'Europa).
Chiarendo le motivazioni del riconoscimento, Schwimmer ha detto:''Erdogan sta contribuendo a far sì che la Turchia diventi ponte fra Islam e Occidente nel Mediterraneo; e l'UE deve tenere conto di questo''. Del resto, ha aggiunto ancora in un passaggio del suo intervento, ''la Turchia ha contribuito alla stabilità e alla pace in Europa''.
Ad accogliere Erdogan, in rappresentanza del Governo italiano, il vice-ministro per i Beni e le Attività culturali Antonio Martusciello, il Presidente della Campania Antonio Bassolino, il 
prefetto di Napoli Renato Profili, il presidente della Fondazione Mediterraneo Michele Capasso. Presenti fra gli altri l'ambasciatore italiano al Cairo Antonio Badini, il rettore dell'Istituto Universitario Orientale di Napoli Pasquale Ciriello, ed i rappresentanti di alcune sedi della Fondazione: i presidenti delle Province di Cosenza e di Lecce Mario Oliviero e Giovanni Pellegrino, il responsabile della sede di Marrakech, Ahmed Moklisse, e di Amman, Khalid Kreis.
A Napoli Erdogan ha citato ''le brezze del Mediterraneo'', il mare che avvicina l'Italia e la Turchia: ''La somiglianza esiste fra questi due popoli: il popolo turco come quello italiano ha quanto alla sua storia, la sua cultura, la sua cucina, un'identità che si trova nel Mediterraneo. E questa identità comune rende vicini i nostri popoli''. E' da qui che bisogna partire, secondo il premier, per capire il valore dell'ingresso della Turchia nell'UE, che deve essere ''insieme delle culture e dei valori''. Soltanto quando la Turchia avrà raggiunto il suo posto in Europa, ha insistito, per l'Unione si potrà affermare che questo obiettivo sia stato raggiunto.
Obiettivo di un Paese che nel processo di adesione all'Europa ha già mostrato di avere ''molti valori e politiche comuni'' e di essere ''più pronto all'Europa di quanto lo siano alcuni dei 10 paesi già entrati nell'Unione'', è ''condividere la prosperità che noi auguriamo ai nostri popoli''. Del resto la Turchia e' ''erede di un impero che ha sempre guardato a ovest''.
Riferendosi al negoziato per l'ingresso del suo Paese nell'Unione Europea, e sottolineando il ruolo dell'Italia, che è sempre stata vicina alla Turchia in questa direzione, Erdogan ha concluso: ''Se nostri amici europei non ci aiuteranno per noi le difficoltà saranno maggiori''. (Ansa)
08.09.2005

PARTNERSHIP MEDITERRANEA

Ankara lavora per rilanciare il processo di Barcellona e per la creazione di un'area di libero scambio commerciale. La solidarietà del leader spagnolo Zapatero

La Turchia non punta solo all'inclusione nell'Unione Europea, ma lavora anche per rilanciare il processo di Barcellona per la creazione di un'area di libero scambio commerciale nel Mediterraneo. E' il progetto del Primo Ministro di Istanbul, Recep Tayyip Erdogan, che ritiene l'argomento ''particolarmente importante''.
''Noi siamo partner in ogni progetto - ha afferma Erdogan a margine dei lavori del workshop Ambrosetti a Cernobbio - che possa portare sviluppi positivi sul piano economico, culturale e 
sociale in tutta l'area del Mediterraneo''.
Il Primo Ministro turco ha anticipato di ''essere stato incaricato dal segretario delle Nazioni Unite insieme al Primo Ministro della Spagna di essere tra i coordinatori del progetto di alleanza tra le civiltà voluto dall'Onu: "Io e Zapatero stiamo lavorando per quanto riguarda l'area mediterranea. E' un progetto che può unire i Paesi della zona sul piano economico, 
culturale e anche del commercio''.(Ansa)
08.09.2005

I VANTAGGI DELL'ADESIONE

Il Premier turco Recep Tayyip Erdogan, in visita a Napoli dove ha ricevuto il <Premio Mediterraneo Istituzioni 2005, in una intervista a <Il Mattino> ha spiegato il ruolo strategico del suo Paese.

La_sede_del_giornale_Il_Mattino_a_Napoli"L'adesione della Turchia alla UE assicurerà un importante contributo alla costruzione di un ponte tra l'Occidente e il mondo islamico". Il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan, a Napoli per ricevere il <Premio Mediterraneo Istituzioni 2005> ha spiegato in un'intervista a <Il Mattino> il ruolo strategico che può avere il suo Paese in Eurasia. "Per le sue caratteristiche, la Turchia è divenuta un attore regionale che porta stabilità agli equilibri geo-politici. In effetti nella nostra regione, dove ci sono fattori d'instabilità, la Turchia è tra i primi Stati ad appoggiare i processi democratici" e "costituisce un esempio vivo della positiva influenza tra Est e Ovest e dà fiducia per il futuro ad ambedue le parti". Il premier ritiene ci siano tre buoni motivi per aderire all'Unione europea. "Aderendo alla UE la Turchia fortificherà la sua esistenza politica e strategica; (...) svilupperà ulteriormente i suoi interessi economici e commerciali; (...) consoliderà l'ordinamento giuridico". Ma anche l'Unione europea potrà trarre dei vantaggi da questa adesione: "La Turchia sarà per l'Europa un mercato giovane, dinamico, in rapido sviluppo. Il commercio è il pilastro dell'economia europea. L'ingresso della Turchia a pieno titolo farà sì che al mercato europeo si aggiungano 65 milioni di persone con alta tendenza al consumo". Secondo Erdogan, "la sua evoluzione democratica, la sua fedeltà ai valori mondiali, e di conseguenza la sua capacità di assimilare le diverse culture, il suo dinamismo economico, la sua posizione geo-strategica, la sua forza militare e le sue potenzialità umane sono i principali fattori che modellano la posizione della Turchia".(Ansa)
08.09.2005

UN PAESE IMPORTANTE

Il riconoscimento del presidente della Campagna Antonio Bassolino alla Turchia durante la visita a Napoli del premier Recep Tayyip Erdogan per l'inaugurazione della sala Istanbul.

Antonio_Bassolino''La Turchia è un Paese importante con una posizione molto delicata per tanti aspetti: il processo di allargamento dell'Unione deve andare avanti per avere dentro l'UE quel ponte che la Turchia può rappresentare fra Occidente e Islam''. Lo ha detto il presidente della Campania Antonio Bassolino, che a Napoli ha partecipato con il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan alla inaugurazione della sala Istanbul della <Maison de la Mediterranee> di Napoli. ''C'è una riflessione in corso - ha affermato ancora Bassolino - l'augurio è che tutte le questioni possano essere risolte''. 
Sottolineando la centralità del ruolo dell'Italia in questo senso, il governatore ha aggiunto: ''E' molto importante il rapporto con un grande paese come la Turchia nella dimensione europea e mediterranea. L'Italia nell'UE può e deve svolgere un ruolo di primo piano in questo''. Accennando al "premio Mediterraneo Istituzioni 2005" conferito al premier in questa occasione il governatore ha aggiunto: ''La presenza di Erdogan in Italia e il riconoscimento che gli è stato conferito vanno in questa direzione''.
Bassolino ha anche ricordato che ''Erdogan è stato un ottimo sindaco di Istanbul, ed è un premier che si sta muovendo con equilibrio e con saggezza''.
''E' importante al di là dei tempi che ci vorranno per l'ingresso della Turchia nella Unione europea - ha concluso - rafforzare sempre di più i rapporti fra Italia e Turchia e per quello che ci riguarda la mostra realtà e questo Paese''. (
Ansa)
08.09.2005

L'APPOGGIO

In una nota di palazzo Chigi riconfermato dal presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi il sostegno italiano ad Ankara per l'adesione all'UE.

Silvio_BerlusconiNel colloquio fra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il premier turco Recep Tayyi Erdogan Erdogan sono state esaminate le prospettive del negoziato sull'adesione della 
Turchia alla UE che avrà inizio il 3 ottobre. ''Il presidente Berlusconi - si legge in una nota della presidenza del Consiglio - ha riconfermato il sostegno italiano all'aspirazione della Turchia e il Primo Ministro Erdogan ha nuovamente espresso il suo più vivo apprezzamento per l'appoggio che l'Italia ha sempre offerto, in ogni circostanza, alla Turchia''.
Nel colloquio, cui ha preso parte anche il ministro degli Esteri Gianfranco Fini, sono state affrontate anche altre tematiche internazionali ''dalla situazione in Irak al negoziato con l'Iran sulle questioni nucleari e al processo euro-mediterraneo di Barcellona del quale verrà prossimamente celebrato il decennale e infine al processo di pace in Medio Oriente''.
''Il presidente Berlusconi - si legge ancora nel comunicato- si è complimentato con il Primo Ministro Erdogan per il conferimento del Premio Mediterraneo e per l'efficace mediazione effettuata dalla Turchia che ha portato al primo storico incontro svoltosi a Istanbul tra i ministri degli Esteri di Israele e Pakistan''. (Adnkronos)
08.09.2005

SODDISFAZIONE A META'

Non mancano ad Ankara motivi di ansietà. Le cause vanno ricercate nei contrasti tra l'UE ed il Governo turco circa la questione cipriota che potrebbe irrigidire ulteriormente Bruxelles.

Abdullah_GulLa Turchia ha accolto con sensazioni contrastanti l'esito della riunione informale dei ministri degli Esteri dell'UE di Newport, alla cui fase finale ha preso parte il ministro degli Esteri, Abdullah Gul. Da una parte Ankara è soddisfatta per la conferma della data di inizio del suo negoziato di adesione all'UE; e lo ha confermato lo stesso Gul dopo la fine della riunione, affermando: ''Non vediamo alcunché che possa impedire l'inizio dei negoziati. Il processo verso il 3 ottobre non é finito, non è definito, ma una decisione c'è ed è molto chiara''. 
Dall'altra non mancano ad Ankara motivi di ansietà. ''Ma manca ancora un mese'' - ha poi, infatti, subito soggiunto lo stesso Gul, esprimendo la preoccupazione che di qui al 3 ottobre possa anche accadere qualcosa di negativo. Ankara è allarmata dal fatto che i Paesi membri dell'UE non siano riusciti a trovare un accordo sulla posizione da prendere rispetto al persistente rifiuto della Turchia di riconoscere la Repubblica di Cipro e che una dichiarazione in proposito sarà emessa probabilmente entro questa settimana. Quest'ultima circostanza lascia la Turchia nella ''suspense'' tanto più che si sa bene che è stato un gruppo nutrito di Paesi membri guidati dalla Francia a rendere impossibile la formulazione della dichiarazione con la sua insistenza sulla necessità di un riconoscimento turco della Repubblica di Cipro se non prima di iniziare il negoziato, come ha chiesto un mese fa il premier francese Dominique de Villepin, almeno nelle sue prime fasi.
Dominique_de_VillepinE' stato il ministro francese stesso, Philippe Douste-Blazy, a rivelare di avere ricordato al suo collega turco Gul che il negoziato di adesione all'UE non è un negoziato tra l'UE e lo Stato candidato, ma è un negoziato tra ciascuno Stato membro ed il Paese candidato. Come a ripetere quello che Villepin ha affermato un mese fa e cioè che ''sarebbe inconcepibile che la Turchia cominciasse un negoziato con un Unione di Paesi, uno dei quali non è da essa riconosciuto'', con ovvio riferimento alla Repubblica di Cipro, che Ankara non riconosce e non può riconoscere senza automaticamente sconfessare la Repubblica turca di Cipro Nord (riconosciuta solo dalla Turchia) nonché l'intera sua politica cipriota dal 1974 (data dell'intervento militare turco nell'isola divisa) ad oggi.
Ora è evidente che Ankara teme che la dichiarazione di questa settimana sposi la posizione di Parigi e di altre capitali europee, che vorrebbero che essa contenesse esplicitamente sia il ''rincrescimento'' per il mancato riconoscimento di Cipro da parte di Ankara, sia un invito pressante alla Turchia perché riconosca Cipro. Inoltre Ankara paventa il ventilato monitoraggio dell'UE nel 2006 e la possibile cancellazione dei riferimenti alla soluzione globale della divisione di Cipro. ''Sarà una dichiarazione unilaterale, ed impegnerà solo l'UE'', ha tagliato corto Gul, ben sapendo, però, che essa potrà porre un'ipoteca seria sulla prosecuzione stessa del negoziato dopo il 3 ottobre.
Significativo è stato l'atteggiamento del ministro degli Esteri di Nicosia, Ghiorgos Iacovounche si è detto ''ottimista'' sull'avvio dei negoziati con Ankara il 3 ottobre, e ha escluso il ricorso di Cipro ad un veto: tuttavia, nello stesso tempo, ha affermato che se Ankara non farà i passi necessari il negoziato potrebbe arenarsi molto presto, magari sull'apertura negata dai porti turchi alle navi cipriote, nonostante Ankara abbia firmato l'estensione del suo accordo di Unione doganale anche alla Repubblica di Cipro.
''La Turchia applicherà ogni accordo che ha firmato, compresi quelli doganali, ma questi non includono i servizi (come i porti e gli aeroporti). E comunque non ci possono essere concessioni unilaterali'' - ha affermato ancora Gul, confermando indirettamente che la questione cipriota sarà sin dalle prime sue fasi una spada di Damocle sul negoziato di adesione, anche se questo comincerà, come Ankara spera e come tutto lascia pensare il 3 ottobre, come deciso al vertice europeo di Bruxelles del 17 dicembre 2004. ''Per questo non posso dirmi ancora totalmente fiducioso'', ha affermato il ministro inglese Jack Straw, massimo sostenitore della Turchia.
Secondo gli osservatori - a Newport non sembra avere sortito l'effetto sperato l'indurimento dei toni usati dai leader turchi negli ultimi giorni ed in particolare la minaccia dello stesso Gul di abbandonare ogni prospettiva europea ''se l'UE porrà nuove condizioni (il riconoscimento di Cipro) o se proporrà il partenariato speciale invece della piena membership.(Lucio Leante/Ansa)
08.09.2005

"NON VOGLIAMO DIKTAT"

La Turchia lascerà cadere la sua richiesta di adesione all'UE se questa cercherà di imporle nuove condizioni: così il ministro degli Esteri Abdullah Gul.

La Turchia lascerà cadere la sua richiesta di aderire all'Unione Europea se quest'ultima cercherà di imporle nuove condizioni o di offrire qualcosa di meno della piena membership. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul al settimanale inglese <The Economist> che ha pubblicato un'intervista al ministro turco.
''Se l'UE ci propone qualunque cosa al di sotto della piena membership o qualunque nuova condizione, noi abbandoneremo il negoziato. E questa volta sarebbe per il bene'' - ha dichiarato Gul all'<Economist> riferendosi alle richieste di alcuni Paesi dell'UE alla Turchia di riconoscere la Repubblica di Cipro e alle ipotesi di partnership privilegiata invece della piena 
membership.
''Noi abbiamo adempiuto alla nostra parte degli impegni, ora tocca all'UE adempiere alla sua parte'' - ha aggiunto Gul. (da take Ansa)
08.09.2005

ITALIA FAVOREVOLE

"Il dialogo deve partire", ha detto il ministro degli Esteri Gianfranco Fini ad Atene nell'incontro con l'omologo Petros Molyviatis a proposito dell'ingresso turco in Europa.

L'Italia è favorevole al fatto che il processo di dialogo tra Ankara e Bruxelles per la futura adesione della Turchia all'UE nei tempi previsti. Lo ha ribadito il vice-premier e ministro degli Esteri Gianfranco fini da Atene al termine di un incontro con il suo omologo Petros Molyviatis.
"La proposta britannica è equilibrata e l'Italia la sosterrà: è giusto che cominci il processo di dialogo di adesione della Turchia visto che - ha precisato - Ankara ha accettato tutte le richieste fatte dall'UE. Certo però - ha aggiunto - che la questione di Cipro non può essere rimandata in eterno". (
Ansa)
08.09.2005

NESSUN RIPENSAMENTO

Il Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder ha dichiarato che i negoziati di adesione della Turchia avranno inizio regolarmente il 3 ottobre prossimo come fissato.

Gerhard_Schroeder_e_Angela_Merkel''La Turchia ha rispettato tutte le condizioni per l'avvio dei negoziati e l'Europa non può che onorare le promesse fatte ad Ankara''. E' quanto ha affermato il Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder davanti a una platea di imprenditori e giornalisti turchi. Lo ha riferito il quotidiano di Istanbul <Hurriyet>.
''I negoziati inizieranno il 3 ottobre'', ha detto Schroeder riferendosi alla data in cui dovrebbero partire ufficialmente le trattative per l'ingresso di Ankara nell'Unione Europea.
Le dichiarazioni di Schroeder marcano una differenza radicale tra il Cancelliere e Angela Merkel, leader della Cdu e sfidante di Schroeder alle elezioni del prossimo 18 settembre.  (
Adnkronos/Dpa)
08.09.2005

IL "NO" DELLA MERKEL

Iniziativa dell'esponente dei Cristiano democratici tedeschi che ha inviato una lettera ai premier conservatori dell'UE invitandoli ad impedire l'ingresso di Ankara nell'Unione.

La leader dei Cristiano democratici tedeschi (Cdu) e candidata a Cancelliere, Angela Merkel, 
ha inviato una lettera ai premier conservatori dei Paesi dell'Unione Europea, invitandoli ad impedire l'accesso della Turchia nell'Unione Europea e a sostenere una partnership privilegiata, anziché l'ipotesi di pieno accesso.
''Siamo convinti - si legge nella lettera di Merkel, ottenuta dall'agenzia <Deutsche Presse> - che l'ingresso della Turchia forzerebbe il processo di integrazione politica, sociale ed economica dell'Unione Europea''.
La lettera di Angela Merkel è stata recapitata a Wolfang Schuessel, Silvio Berlusconi e Dominique de Villepin, rispettivamente premier di Austria, Italia e Francia, oltre ai primi ministri di Grecia, Malta, Slovacchia, Estonia, Slovenia, Lettonia e al ministro degli Esteri ceco Cyril Svoboda, esponente democristiano del Governo tripartito (socialdemocratici, liberali e democristiani) di Praga. Un copia della lettera è stata inoltre inviata al presidente della Commissione europea Josè Durao Barroso e all'attuale presidente di turno dell'UE, Tony Blair. Ciò che viene contestato dalla leader della Cdu tedesca, è che i lavori preliminari per l'avvio di negoziati tra UE e Turchia per l'accesso di Ankara nel club europeo,previsti per il prossimo 3 ottobre, non hanno mai fatto menzione della possibilità di assegnare alla Turchia lo status di partner privilegiato.
Secondo Merkel, si è dato troppo peso all'ipotesi di ingresso turco nell'UE. ''Se durante i negoziati le condizioni per l'accesso non fossero rispettate, ci sarebbe una mancanza di alternative realistiche'', ha fatto notare Merkel. (Adnkronos/Dpa))
08.09.2005

IL 62% CONTRARIO

La maggior parte della popolazione tedesca non vuole la Turchia nell'Unione Europea. Solo i Verdi sono per l'adesione. Divisi socialdemocratici.

Il 62% dei tedeschi è contro un'eventuale adesione della Turchia all'Unione Europea, secondo un ultimo sondaggio. Nell'inchiesta periodica "Politbarometer" del secondo canale pubblico <Zdf> solo il 33% si è invece detto a favore di un ingresso a pieno titolo di Ankara nell'Unione.
Dal sondaggio è emerso che solo fra i Verdi esiste una chiara maggioranza favorevole all'adesione della Turchia alla UE (il 61%). I sostenitori del partito socialdemocratico Spd sono divisi: il 49% è infatti contrario mentre il 47% è a favore. Le percentuali più basse di sì all'ingresso di Ankara nella UE si registrano fra i liberali Fdp con solo il 17% e i cristiano-democratici della Cdu/Csu con il 22%.
Intanto l'esponente socialdemocratico Gernot Erler, esperto di politica estera in seno al partito del Cancelliere Gerhard Schroeder, ha espresso soddisfazione per la sostanziale conferma del 3 ottobre quale data per l'avvio con Ankara del negoziato di adesione all'Unione. Cosa questa contro la quale non sembrano essere emerse obiezioni di rilievo alla riunione dei ministri degli Esteri in corso in Galles. E' tuttavia increscioso - ha osservato Erler - l'atteggiamento che mantiene la Turchia sulla questione cipriota, anche se Ankara, ha osservato, ha effettivamente soddisfatto tutte le condizioni poste per l'inizio del negoziato il 3 ottobre.Per Erler comunque è impensabile ''che noi alla fine ci troviamo ad avere nell'Unione un Paese che non riconosce un altro Paese membro''.
Da parte loro Cdu e Csu (opposizione conservatrice) hanno accusato il Governo rossoverde - favorevole all'ingresso di Ankara nella UE - di ignorare in tal modo il parere della maggioranza dei tedeschi al riguardo. La Cdu della sfidante alla Cancelleria Angela Merkel respinge la piena adesione della Turchia alla UEe sostiene invece una partnership privilegiata con fra l'Unione e la Turchia. (Ansa)
08.09.2005

UTILE MA NON OBBLIGO LEGALE

E' quanto ha detto il portavoce della Commissione europea, François Le Bail, a proposito del riconoscimento che Ankara dovrebbe fare di Cipro.

François_Le_BailLa soluzione della questione di Cipro sarebbe ''molto utile'' per migliorare la posizione della 
Turchia in vista del 3 ottobre, la data decisa per il possibile avvio dei negoziati di adesione all'UE, ma ''non è un obbligo legale'' per consentire l'inizio delle trattative. Lo ha ribadito a Bruxelles la portavoce della Commissione europea, Françoise Le Bail.
''Effettivamente il riconoscimento di Cipro non è una condizione'' per l'avvio dei negoziati, ha spiegato la portavoce sottolineando che Ankara ha già soddisfatto le richieste avanzate da Bruxelles. I leader dell'Unione europea si erano precedentemente accordati per porre come condizioni l'estensione dell'unione doganale con l'UE anche a Cipro, e le riforme del 
sistema legale.
Le Bail ha tuttavia precisato che la situazione resta ''molto complessa'' e che ''il negoziato sarà portato avanti da tutti i 25 Stati'', compreso dunque Cipro. Le autorità dell'isola tuttavia ''da luglio - ha puntualizzato Le Bail - non si sono rivolte alla Commissione'' per sollevare il problema. (Ansa)
08.09.2005

PASSO INDIETRO

La Francia ha gettato la spugna e per ora non pretende più il riconoscimento di Cipro da parte di Ankara, conditio sine qua non per l'apertura dei negoziati di adesione all'UE.

La Francia getta la spugna. Almeno per il momento Parigi non pretenderà, come finora ha fatto, che la Turchia riconosca Cipro prima del 3 ottobre prossimo, data in cui partiranno i negoziati per l'ingresso di Ankara nell'Unione Europea. Il ministro degli Esteri francese, Philippe Douste-Blazy, ha affermato che Parigi ''non vuole innescare una crisi'' in Europa. 
Quindi, almeno per il momento, la Francia congelerà la sua posizione su Cipro. Il capo della diplomazia francese lo ha lasciato intendere nel corso della 13ma Conferenza degli ambasciatori, che riunisce a Parigi le rappresentanze diplomatiche straniere in Francia.
Il passo indietro francese giunge dopo che la Commissione Europea aveva sottolineato come il riconoscimento di Cipro da parte turca non costituisca un ostacolo all'avvio dei negoziati di Istanbul del 3 ottobre. 
Recentemente, il presidente francese Jacques Chirac, il Primo Ministro Dominique de Villepin e il capo della diplomazia Philippe Douste-Blazy avevano ribadito che per la Francia era ''inammissibile che un Paese (la Turchia) che chiede di entrare in una comunità non riconosca uno degli Stati membri'', cioè Cipro. 
La questione era stata sollevata dopo che lo scorso luglio la Turchia aveva firmato il cosiddetto "Protocollo di Ankara", documento con cui la Turchia estendeva gli accordi commerciali e doganali con Bruxelles ai dieci nuovi Paesi membri dell'Unione Europea. Per l'UE il Protocollo era l'ultimo ostacolo per l'avvio dei negoziati del 3 ottobre. Parallelamente alla firma del Protocollo, il Governo turco aveva però diffuso un documento con cui ribadiva che l'estensione degli accordi commerciali, non implica il riconoscimento di Nicosia.
Parigi aveva ribadito a più riprese la propria posizione ostile all'avvio di negoziati per l'entrata turca nell'Unione in assenza di un esplicito riconoscimento diplomatico della parte sud dell'isola cipriota, quella che fa parte dell'UE. L'altra zona, quella settentrionale a maggioranza turco-cipriota, non è riconosciuta dalla comunità internazionale. Chirac, De Villepin e Douste-Blazy si erano però trovati isolati in questa battaglia. Sia il premier britannico Tony Blair che il Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder avevano infatti sottolineato che il riconoscimento di Cipro non è una condizione necessaria per l'avvio dei negoziati. (Adnkronos)
08.09.2005

                          

UN CONTRIBUTO PER IL M.O.

"La Turchia può fare moltissimo". Questo quanto ha detto il vice-ministro per i Beni e le Attività culturali, Antonio Martusciello.

Antonio_Martusciello''Non c'è dubbio che la Turchia possa contribuire, come fattore di stabilità, per la sua posizione geopolitica, per il suo regime laico-democratico, per la sua forza militare, al processo di pacificazione che si deve determinare all'interno del Medio Oriente''. Lo ha detto il vice ministro per i Beni e le Attività culturali Antonio Martusciello che ha accolto, in rappresentanza del Governo italiano, il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, a Napoli alla inaugurazione della sala Istanbul della <Maison de la Mediterranee>. (Adnkronos)
08.09.2005

APRIAMO LE PORTE

Se si apriranno i negoziati per l'ingresso della Turchia in Europa, l'Unione avrà dimostrato al mondo di essere davvero, senza ombra di dubbio, una entità multi-culturale e multi-religiosa capace di svolgere un ruolo geo-politico importante.

L'ingresso della Turchia nell'UE rappresenta una svolta storica. Se riuscirà, l'Unione avrà dimostrato al mondo di essere davvero,senza ombra di dubbio, un'entità multi-culturale e multi-religiosa, capace di assorbire e "metabolizzare" le diversità (in una stagione della storia caratterizzata da radicalismi e fondamentalismi), e di svolgere un ruolo geo-politico importante anche al di fuori dei suoi confini "naturali " e nella prospettiva del progetto del "Grande Mediterraneo" lanciato dalla Fondazione Mediterraneo. Per l'opinione pubblica il punto fondamentale è che con la Turchia entrano nell'Unione circa 70 milioni di musulmani: fatto che ha sollevato da più parti inquietudini e ostilità. Va detto tuttavia che - sul piano politico - l'allargamento alla Turchia è stato frenato piuttosto da altre considerazioni, di carattere politico piuttosto che culturale e religioso.
In sintesi, il dito è stato (e resta puntato) su tre questioni: il grado reale di democraticità del Paese; la questione curda; la questione di Cipro. I negoziati non a caso si erano sbloccati quando la Turchia si era impegnata a firmare il Protocollo con cui si estende ai 10 nuovi membri dell'UE, tra cui Cipro (la parte greca), l'accordo di associazione all'UE.
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha potuto cantare lo stesso vittoria in quanto non si è piegato al diktat della bozza che gli chiedeva di firmare subito, e ha tenuto a precisare che "non si tratta assolutamente di un riconoscimento" del Governo di Nicosia, anche perché il Protocollo sarà modificato per tenere in considerazione le riserve di Ankara sulla situazione nel nord dell'isola, quella turca. Per quanto riguarda la questione curda, la totale chiusura del passato (quando la Turchia negava l'esistenza stessa dei curdi, e le province dell'Anatolia orientale erano teatro di una durissima repressione) ha lasciato oggi il posto ad un atteggiamento più aperto, democratico e pragmatico, in gran parte proprio grazie alle riforme richieste ad Ankara dalla UE che in questi giorni trovano il loro inizio. Non a caso l'80 per cento dei curdi sono favorevoli all'ingresso della Turchia nell'Unione.
Sul piano della democrazia l'organizzazione Human Right Watch - una delle più importanti a livello internazionale per quanto riguarda il monitoraggio dei diritti umani - sostiene che "la situazione attuale della libertà di stampa, della libertà religiosa e del rispetto delle minoranze è lontana dall'essere perfetta", anche se sono innegabili "continui miglioramenti".
In particolare, l'organizzazione fa notare che in Turchia ci siano ancora persone imprigionate per reati d'opinione e la tortura sia ancora praticata in molte carceri. Infine, rimane aperto il problema dei profughi curdi (circa 380mila) fuggiti dalle loro case durante gli scontri fra gli indipendentisti e il Governo di Ankara durante gli anni'90. D'altra parte, da quando è iniziato il cammino di avvicinamento alla UE, sono state attuate nel Paese importanti riforme in campo giuridico e civile,tra cui l'abolizione della pena di morte, il riconoscimento delle minoranze, il bando della tortura: resta ancora molto da fare in termini di diritto di famiglia e di tutela dei diritti delle donne. La Turchia rimane inoltre uno dei Paesi più filo-occidentali dello scacchiere mediorientale, e gioca nella regione un ruolo politico di primo piano. Il suo ingresso nell'Europa, quindi, dovrebbe favorire un ulteriore consolidamento del suo ruolo di "ponte" fra Europa e Asia, e fra mondo cristiano e musulmano. Sul piano economico,infine,analisti finanziari hanno quantificato in 208 miliardi di dollari il beneficio che il Paese può ottenere attraverso investimenti stranieri grazie all'ok di Bruxelles.
La Turchia, inoltre, con l'ingresso nella UE, potrebbe beneficiare di 55 miliardi di dollari provenienti dai sussidi comunitari. Naturalmente questo comporterà una riduzione delle disponibilità economiche per gli altri Paesi, visto che l 'economia turca, pur in espansione (la crescita annua del 7,9 per cento annuo), resta al di sotto degli standard medi europei.
Se il presidente francese Jacques Chirac ha detto di prevedere un cammino difficile verso l'adesione e Girard d'Estaing, promotore della Costituzione, ha manifestato a più riprese la sua contrarietà ed il Cancelliere austriaco Wolfgang Schuessel ha annunciato un referendum sull'ingresso di Ankara, il premier olandese Jan Peter Balkenende, ha affermato che "è stata scritta una pagina di storia". Per il premier britannico Tony Blair l'intesa "dimostra che quanti credono in uno scontro di civiltà tra cristiani e musulmani si sbagliano,perché possiamo lavorare e cooperare insieme".
Silvio Berlusconi ha rivendicato "la determinante partecipazione "dell'Italia alle trattative che hanno portato al via libera di Bruxelles, ma anche ai negoziati di adesione con la Croazia e al futuro ingresso nell'UE di Bulgaria e Romania. In Germania (Paese che ospita circa 3 milioni di emigrati turchi) il Governo Schroeder sostiene la richiesta turca,ma opinione pubblica e opposizione hanno opinioni diverse.In un recente sondaggio del settimanale <Stern> il 55 per cento dei tedeschi si sono detti contrari ad una Turchia europea. Molto schematicamente,Gran Bretagna, Italia, Spagna, Portogallo, Finlandia, Svezia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Irlanda sono i paesi più favorevoli all'allargamento. Incerte e diversificate le posizioni degli altri membri, con punte di accesa contrarietà per l'Austria e il Lussemburgo. Ma i turchi cosa ne pensano? Gli ultimi sondaggi indicano che i cittadini sono sempre più favorevoli all'entrata in Europa: oggi il 75 per cento dei turchi appoggia la posizione del premier Erdogan, contro il 67 per cento di un anno fa.
In questo scenario importante il viaggio di Erdogan  a Napoli per sostenere il nostro progetto del Grande Mediterraneo. Una sfida e un impegno che ci vede al fianco della Turchia per un'Europa unita nei diritti fondamentali, nello sviluppo condiviso e nella pace. (Caterina Arcidiacono, vicepresidente della Fondazione Mediterraneo/Il Denaro.it)
08.09.2005

LE TRE IMMAGINI

Realisti, idealisti od opportunisti? Tre posizioni diverse sulla questione turca hanno dominato la conferenza internazionale di Berlino "L'Europa ed i suoi confini" a palazzo Genshagen. E tre diverse idee di Europa ne sono venute fuori.

Tre_immagini_della_TurchiaL'UE si trova dinnanzi all'interrogativo se accettare la Turchia come alleato in politica estera, o come protagonista dall'interno dell'Unione, così la vede Robert Badinter, senatore francese e ministro della dal 1981 al 1986. Riferendosi chiaramente alla prospettiva realistica elaborata da Andrew Moravscik in "The Choice for di Europe". Gli stati nazionali, in effetti, sono i soggetti che dispongono di maggior potere per influenzare il futuro. Le loro decisioni trovano terreno fertile soprattutto nel novero dei calcoli economici. Una separazione tra politica estera e politica interna è ancora possibile.
Il realismo e l'irrilevanza di Walter Hallstein
Badinter preferisce la Turchia come partner in politica estera, non come membro UE: l'adesione coinvolgerebbe l'Unione nei conflitti regionali del Caucaso, e potrebbe condurre a situazioni conflittuali in futuro con Iran, Irak e Siria. Le promesse avanzate finora, del resto, non vincolano in alcun modo all'accettazione finale. La promessa spesso citata, fatta nel 1963 dall'allora presidente della Commissione Walter Hallstein, non aveva, come tutte le promesse successive, alcuna forza contrattuale. Anche se la Turchia non ha dovuto soffrire il comunismo forzato e la repressione russa, come invece i Paesi dell'Europa orientale, entrati nell'Unione lo scorso primo maggio. Badinter non ha tenuto in considerazione neppure le questioni legate ai diritti umani e al livello di democratizzazione: come membro del Consiglio d'Europa, la Turchia è comunque vincolata al rispetto di queste norme. Né vengono fornite chiare indicazioni sui vantaggi economici di un'adesione. Di conseguenza non si evincerebbe alcun "realistico" argomento in favore dell'adesione.
Idealismo ed Europa cosmopolitica
Nella sua opposizione alle tesi di Badinter, Gesine Schwan, ha invece parlato di "Europa cosmopolitica" sulla base di una visione idealistica dell'Europa, ispirata evidentemente dai saggi di Ulrich Beck. La separazione tra politica estera ed interna è un anacronismo, l'allontanamento di questo genere di problemi tramite il rifiuto di ulteriori domande di adesione, un'illusione. Poiché l'UE non si fonda sul dominio militare, non deve temere un declino causato dall'eccessiva dilatazione dei suoi confini. Al contrario: per mezzo dell'allargamento, i conflitti più difficili da risolvere potrebbero esser traghettati in seno all'UE, ed esser quindi risolti tramite uno strumento ben testato: "Per l'Europa è meglio che le sfide provengano dai suoi conflitti interni piuttosto che da quelli esterni". Solo in questo modo l'Europa può fungere nel suo complesso da modello per una pacifica cooperazione regionale.
Opportunismo e petrolio siberiano
Come portavoce delle posizioni più opportunistiche o di real politik, si è invece espresso l'ex Primo Ministro francese Michel Rocard. A lungo fervente sostenitore degli "Stati Uniti d'Europa" Rocard ha dismesso la sua visione federale in favore di uno "European Regulatory State", come ben descritto da Giandomenico Majone. Ovvero, l'Europa sarebbe soltanto uno spazio giuridico per la politica à la carte , senza un'idea preordinata di Stato di diritto. E' venuto così agevole per Rocard srotolare argomentazioni dettate da motivazioni di ordine economico a favore dell'adesione della Turchia: nella regione del Caucaso ci sono cinque-sei Paesi che si sviluppano sul petrolio ed in più anch'essi di lingua turca. L'UE si assicurerebbe così, tramite una sola adesione, anche una sponda verso questi ultimi. E nel lungo termine si prospetterebbe anche lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi siberiani. In modo da consentire alle imprese europee di poter affrontare e superare il predominio, dettato da ragioni geografiche, delle società giapponesi e cinesi, assicurandosi quindi, attraverso il Caucaso, una via di trasporto di valore inestimabile. Purtroppo questi aspetti sono stati completamente accantonati nel dibattito attuale perché a politici e giornalisti manca parecchia lungimiranza strategica: "Bisognerebbe abituarsi a guardare ai prossimi 50 anni. In una prospettiva ventennale, non ha alcun senso svolgere riflessioni geopolitiche".
Il silenzio della euro-generazione
Contro le argomentazioni di Rocard, numerosi fra coloro che affollavano il Genshagen hanno avanzato previsioni come se questi cinquant'anni li avessero già alle spalle. Il che è poco comprensibile: un'eventuale adesione della Turchia, per motivi biologici, non vedrà la partecipazione della metà dei presenti. Influenzerà semmai, ed in modo massiccio, le scelte politiche dei loro allievi e degli studenti di oggi. Nonostante ciò, la riunione è risultata governata sulla falsariga del modello giapponese: secondo il principio di anzianità cioè, in base al quale, nel corso dei dibattiti aperti, il tempo minimo garantito a ognuno si allunga quanti più capelli grigi ed anni di vita sia possibile mettere sul piatto della bilancia. Questa logica va stravolta: non possiamo permettere che a decidere del nostro futuro politico siano uomini politici ormai anziani. Insomma, anche se non espressamente invitati, dobbiamo prendere la parola! (Nils aus dem Moore- traduzione di Ottavio Di Bella/Cafèbabel)
08.09.2005

BRUXELLES: UN CONFRONTO MOLTO UTILE

Per la prima volta un vis-a-vis tra eurodeputati e prime cittadine turche tra le quali il sindaco della città di Dersim, Songul Erol Abdil. Molti i temi che sono sono stati discussi quale quello, ad esempio, relativo al fatto se le amministrazioni locali guidate da donne possono contribuire allo sviluppo regionale della Turchia.

Songul_Erol_Abdil_al_centroDonne_turche_a_Bruxelles_per_un_confrontoEurodeputati e prime cittadine turche a confronto, per la prima volta, sui temi dello sviluppo regionale in occasione di una conferenza promossa dal gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo. Un'iniziativa di rilievo proprio perché ha coinvolto una delegazione di 15 professioniste della politica locale guidate da Songul Erol Abdil, la prima donna turca ad essere stata eletta sindaco nella città di Dersim. 
La delegazione - ha precisato una nota del Verdi europei - è arrivata a Bruxelles su invito di Heide Ruhle, membro della commissione per i diritti delle donne e vicepresidente dei Verdi all'Europarlamento. Tra i temi principali in discussione: come le amministrazioni locali guidate da donne possono contribuire allo sviluppo regionale della Turchia, come realizzare le pari opportunità a partire dal livello locale e, infine, come l'UE può aiutare lo sviluppo regionale del 
Paese in vista dei negoziati di adesione. Bruxelles è servita anche da vetrina per la presentazione di alcuni progetti avviati in Turchia a livello locale per promuovere la parità dei diritti tra uomini e donne, l'accesso delle donne all'istruzione e la partecipazione politica femminile. Al confronto hanno partecipato anche i rappresentanti della Commissione UE, del Governo turco, delle associazioni locale e regionale e di alcune Ong turche. (Adnkronos/Aki)
08.09.2005

 

SI ASPETTA L'INVITO DEL GOVERNO

È data ormai per certa la visita di Benedetto XVI a Istanbul a fine novembre. Dopo l'ufficialità del patriarca ecumenico Bartolomeo I, si attende quella di Erdogan. Al centro del viaggio l'ecumenismo, ma anche i rapporti tra Turchia e Europa.

Benedetto_XVI_e_Bartolomeo_I"Per il momento l'agenda del Papa non prevede viaggi, ma non è detto che qualcosa cambi tra 15 giorni od oltre". Così a Colonia il direttore della sala stampa della Santa Sede, Joaquín Navarro-Valls, rispondeva alla domanda di un giornalista. Una dichiarazione diplomatica che non escludeva alcuna ipotesi su possibili nuovi viaggi del Pontefice. In effetti, in queste ore si sta lavorando concretamente per portare Benedetto XVI a Istanbul, in Turchia. Una visita pastorale che accoglie l'invito del patriarca ecumenico Bartolomeo I, in occasione delle celebrazioni della festa di Sant'Andrea, il 30 novembre prossimo. Stando alle dichiarazioni del portavoce della chiesa ortodossa Dositeos Anagnostopoulos, l'invito era arrivato in Vaticano a maggio, subito dopo l'elezione di Benedetto XVI. A quanto si apprende, il Papa sarebbe pronto a partire, ma allo stato attuale manca ancora l'invito del Governo turco, una condizione necessaria per qualsiasi spostamento di un Pontefice fuori dal Vaticano.
Il passo ufficiale dovrebbe avvenire tra breve, anche perché fonti governative di Ankara hanno fatto sapere che stanno aspettando dettagli più precisi circa il viaggio papale. È certo che anche in un'ottica politica, la presenza di Benedetto XVI avrebbe un significato importante, specie per capire se le posizioni dell'allora cardinale Ratzinger contro l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, saranno in qualche modo confermate attraverso un cambiamento della linea diplomatica di sostanziale neutralità mantenuta negli ultimi anni in materia dalla Segreteria di Stato. A riguardo, non è una caso che a Colonia, durante l'udienza del Papa ai rappresentanti di alcune comunità islamiche, Ridvan Cakir, presidente dell'Unione islamo-turca di Germania, abbia chiesto al Pontefice di mettere una buona parola per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, una scelta per favorire il dialogo tra cristianesimo e islam.
A livello ecumenico, invece, il viaggio segnerebbe una nuova tappa nella ricerca dell'unità: Papa Ratzinger può vantare un'antica amicizia con il principale teologo del patriarcato, Ioannis Zizioulas, metropolita di Pergamo. Zizioulas e Ratzinger hanno deciso di far riprendere in autunno i lavori della Commissione del dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa, decisa propria da Giovanni Paolo II nel suo viaggio in Turchia del 1979. E sul nodo del primato petrino, hanno elaborato da tempo un ragionevole punto di incontro, alla luce dell'assioma: "Dove c'è l'eucaristia c'è la Chiesa".
L'annuncio ufficiale del viaggio dunque dovrebbe essere questione di giorni, al massimo di qualche settimana e secondo alunne indiscrezioni giornalistiche, dovrebbe svolgersi nell'arco di tre giorni, dal 28 al 30 novembre: un lasso di tempo significativo che potrebbe essere riempito con gesti e parole capaci di lasciare il segno. (
Matteo Spicuglia/www.Korazym.com)
08.09.2005

INCONTRO DI CIVILTA' AD HATAY

Il nunzio di Ankara, Edmond Farhat, ha caldeggiato la presenza di Benedetto XVI per il Simposio internazionale che si terrà dal 25 al 30 settembre. Il favore del premier turco Erdogan.

il_nunzio_di_Ankara_Edmond_FarhatIl Nunzio di Ankara, Edmond Farhat, ha caldeggiato la presenza di Benedetto XVI in Turchia per un Simposio internazionale dal titolo ''Incontro di civiltà'', che si terrà dal 25 al 30 settembre ad Antiochia, nella regione dell'Hatay, in Turchia.
L'incontro, spiega l'agenzia cattolica <Asianews>, è promosso dal Prefetto Abdulkadir Sari, insieme al sindaco di Antiochia e ad altre rappresentanze civili e religiose musulmane. Esso vuole incentivare la pace e il dialogo tra le civiltà e le religioni, possibili solo attraverso la conoscenza reciproca e il rispetto. 
Almeno 170 personalità da varie parti del mondo sono invitati al Simposio. La regione dell'Hatay è famosa perché là le tre religioni monoteiste (islam, cristianesimo, ebraismo) convivono in pace, tanto da essere candidata all'Unesco come ''Regione del 
dialogo''.
Il premier Recep Tayyip Erdogan ha appoggiato con soddisfazione l'iniziativa, sostenendo che la regione dell'Hatay è ''un esempio importante'' per lanciare un messaggio positivo all'Europa. ''Ogni sforzo in questa direzione - ha detto - va incoraggiato ed emulato''.
Ma non tutti, anche all'interno del Partito del premier Erdogan, condividono la stessa opinione. La notizia è finita subito sulla prima pagina del quotidiano nazionale <Milliyet>, con l'esclamazione diffamatoria di Fuat Gecen: ''L'Hatay si sta vaticanizzando. Dicono pace, dialogo, ma l'intenzione è danneggiarci'', ha affermato. (Ansa)
08.09.2005

IN TURCHIA SULLE TRACCE DI SAN PAOLO

Cinquanta parlamentari, guidati da S.E monsignor Rino Fisichella in pellegrinaggio in Cappadocia e ad Istanbul. Incontro con il premier Erdogan e con il Patriarca Bartolomeo I.

Mons._Rino_FisichellaCinquanta parlamentari, guidati da S.E. monsignor Rino Fisichella, in Turchia sulle tracce di San Paolo. Incontri con il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan e con il Patriarca Bartolomeo I.
''E' partito ieri, mercoledì  7 settembre - come informa il deputato azzurro Maurizio Lupi tra gli animatori dell'iniziativa - il secondo pellegrinaggio di parlamentari italiani presieduto dal cappellano di Montecitorio. Dopo aver visitato la Terra Santa i deputati, una cinquantina in tutto appartenenti a quasi tutti gli schieramenti, si trovano ora in Turchia. Quattro giorni che li stanno portando dapprima in Cappadocia e poi a Istanbul sui luoghi della predicazione di San Paolo''.
''Un vero e proprio pellegrinaggio scandito da incontri significativi con le autorità civili e religiose turche. 
''Lo scorso anno - spiega Maurizio Lupi - abbiamo visitato la Terra Santa e i luoghi simbolo della cristianità. Quest'anno stiamo ripercorrendo le tappe che hanno portato alla nascita e allo sviluppo della Chiesa. Un pellegrinaggio che conclude un anno in cui con Monsignor Fisichella abbiamo cercato di rispondere alla domanda sul perché della presenza della Chiesa''.
Al viaggio partecipano, tra gli altri, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, il Sottosegretario alla Sanità Domenico Di Virgilio, i Sottosegretari all'Interno Alfredo Mantovano e Michele Saponara, il Sottosegretario al Welfare Roberto Rosso, il sottosegretario all'Ambiente Roberto Tortoli, il presidente della Commissione Affari Esteri della Camera Gustavo Selva ed il segretario di Presidenza della Camera Giovanni Deodato.
''E' inevitabile - continua Lupi - che trattandosi di un gruppo di 50 deputati italiani, il nostro viaggio assume anche un significato istituzionale. In quest'ottica vanno sicuramente letti gli incontri con il premier Erdogan e con il Patriarca Bartolomeo I. Ma credo che il messaggio più grande che esce da questa iniziativa è che il dialogo con gli altri è possibile solo vivendo e andando alle radici della propria identità''.(Ansa)
08.09.2005

CIPRO:  ALZABANDIERA ITALIANO NELLA LINEA VERDE

Tra i caschi blu della Forza di pace Unficyp anche quattro carabinieri. Si tratta di Salvatore Masia, Antonello De Chiara, Massimo Diagora e Salvatore Cassarà. La missione durerà un anno.

Forze_Armate_dell'_UnficypDalla scorsa settimana anche il tricolore italiano sventola su uno dei pennoni al quartier generale dell'Unficyp, la Forza di pace dell'Onu di stanza a Cipro dove dal 1964 i caschi blu sorvegliano la <zona cuscinetto> che si snoda lungo i 180 chilometri della <linea verde> che divide l'isola e la capitale Nicosia a separazione delle comunità greco-cipriota e turco-cipriota.
Nel corso di una breve ma significativa cerimonia uno dei quattro carabinieri dal 12 luglio in forza al contingente di polizia civile (Uncivpol) della missione Onu ha per la prima volta compiuto l'alzabandiera del tricolore. Nello stesso momento un soldato della Bosnia - che ha fornito due uomini alla forza Onu - issava la bandiera del suo Paese. Dalla fine dello scorso marzo l'Unficyp ha cominciato a ridimensionare i propri ranghi militari che da 1.230 caschi blu saranno presto ridotti a 860 con un taglio di circa il 30% in ogni contingente fornito in diversa misura da Argentina, Austria, Canada, Croazia, Finlandia, Gran Bretagna, Slovacchia, Ungheria e Uruguay.
Unficyo_a_CiproAl tempo stesso, però, l'Unficyp - che è la più "vecchia" forza di pace dell'Onu ancora attiva - sta aumentando gli uomini addetti a compiti di polizia civile. Con l'apertura di transiti tra le due parti dell'isola - come ha ricordato il comandante dell'Uncivpol, l'olandese Carla van Maris - l'Unficyp deve ora fornire personale di polizia per interventi di varia natura ma anche in previsione di eventuali incidenti. Il "tetto" per il personale assegnato a questa missione dal Consiglio di Sicurezza è di 69 unità (e con i sei di oggi si è arrivati a quota 59) provenienti per ora da otto nazioni (Irlanda, Paesi Bassi,Australia, India, Argentina, Croazia, Italia e Bosnia).
I quattro carabinieri, disarmati, hanno già cominciato a svolgere mansioni di polizia civile, assistenza sociale,fornitura di aiuti umanitari, assistenza sociale e anche amministrativa in questioni riguardanti soprattutto richieste di recupero di terreni o permessi di costruzione nella zona sotto vigilanza Onu, collaborando sia con i greco-ciprioti sia con i turco-ciprioti.
I militari della Benemerita, la cui missione a Cipro durerà un anno, sono il luogotenente Salvatore Masia, 49 anni, di Guidonia (Roma), capo della squadra; il luogotenente Antonello De Chiara, 44 anni, di Roma; il maresciallo capo Massimo Diagora, 36 anni, di Torino; il maresciallo ordinario Salvatore Cassarà, 38 anni, di Palermo. Tutti hanno fatto esperienze in altre missioni di pace come a Hebron, in Cisgiordania, o in Bosnia.
Alla cerimonia dell'alzabandiera erano presenti Zbigniew Wlosowicz, capo della missione Unficyp e rappresentante speciale del segretario generale dell'Onu Kofi Annan; il comandante militare della missione, general-maggiore Herbert Joaquin Figoli Almandos (Uruguay); l'incaricato d'affari ad interim dell' ambasciata d'Italia a Cipro Pierluigi Trombetta; l'ambasciatore di Bosnia in Israele Nedeljko Maslesa e padre Umberto Barato,attachè della Nunziatura Apostolica a Nicosia e vicario generale del Patriarca dei cattolici latini a Cipro.
Cipro è divisa dal 1974 quando, in seguito ad un fallito colpo di Stato di nazionalisti greco-ciprioti contro l'allora presidente Makarios, la Turchia invase militarmente il Nord dell'isola dove sono tuttora dispiegati 40.000 soldati turchi.
L'Unficyp, però, era stata già dispiegata 10 anni prima per evitare il ripetersi di sanguinosi scontri tra le due comunità etniche scoppiati l'anno precedente. Nel 1983, nella parte Nord dell'isola, l'allora leader turco-cipriota Rauf Denktash proclamò la Repubblica Turca di Cipro del Nord (Rtcn), che è riconosciuta solo da Ankara ma non dalla comunità internazionale. (Ansa)
08.09.2005

ARMENI: LA CONFERENZA SI FARA'

I lavori si svolgeranno dal 23 al 25 di questo mese poco prima dell'apertura dei negoziati di adesione della Turchia all'Unione Europea. Una questione non facile da dirimere per i diversi punti di vista sulla parola "genocicio".

La conferenza sui massacri degli armeni del 1915-16 che fu cancellata a maggio scorso dagli organizzatori della Università di Istanbul si terrà dal 23 al 25 settembre, e cioè a poco prima dell'inizio del negoziato di adesione della Turchia all'UE. Lo ha confermato all'Ansa il portavoce dell'Ateneo del Bosforo, Metin Goksel.
Goskel non ha confermato tuttavia che a volere fortemente lo svolgimento della conferenza cancellata in maggio sia stato personalmente il premier turco Tayyip Erdogan, al fine di sgombrare da possibili ombre il terreno del negoziato con l'UE, come aveva scritto il giornale turco <Milliyet>. 
Il portavoce della stessa Università ha aggiunto che gli inviti sono stati diramati agli stessi studiosi che erano stati invitati in maggio, aggiungendo però di non potere dire quanti e quali di essi vi prenderanno effettivamente parte. Al fondo della controversia ci sono i differenti punti di vista esistenti anche all'interno del mondo degli studiosi turchi sulla tragedia degli armeni dell'Anatolia orientale negli ultimi anni dell'impero ottomano, che furono deportati nel deserto siriano e dei quali furono sterminati nel corso dell'esodo - secondo fonti armene - ben un milione e mezzo, ivi compresi molti armeni che non vivevano nelle regioni di confine. 
Le divergenze non riguardano solo la definizione o meno di ''genocidio'', sostenuta dagli armeni e negata dai turchi, ma molte altre questioni ad essa collegate.
L'Università del Bosforo di Istanbul aveva in maggio organizzato un dibattito per mettere a confronto le diverse opinioni degli storici turchi e di altri Paesi, ma il portavoce del Governo Cicek (mai smentito direttamente da Erdogan) defini' ''traditori'' sia gli organizzatori che i partecipanti, obbligando i dirigenti dell'Università a rinviare la conferenza sine die. 
Secondo vari commentatori ed osservatori europei, il premier turco avrebbe avuto un mezzo per rendere credibile il ripensamento e la sconfessione della dichiarazione di Cicek: obbligare quest'ultimo alle dimissioni, cosa che non ha fatto. (da take Ansa)
08.09.2005

L'IMBROGLIO TURCO-ARMENO

Un libro del prof. Salahi R. Sonyel che cerca di far luce su una delicata questione.

The_Turco-Armenian_ImbroglioThe Turco-Armenian imbroglio was part and parcel of the so-called "Eastern Question," a term coined to describe the decline of the Ottoman Empire. That decline was partly the result of major European powers' expansionist policies, directed against the Ottoman state in order to weaken, divide and ultimately annex that state, or most parts of it. In this scramble for spoils, the major powers, mainly Russia, France, Britain, Germany, Italy and others, were vying with one another in order to gain ascendance in, and to dominate, the Near and Middle East. The main country that became the arena of their rivalries and conflicts was the Ottoman state. Some of these powers had the ambition of infiltrating into that state in order to exploit its vast and practically untapped resources; to incorporate it in their orbit of influence; and finally to dismember and partition it among themselves.
It was mainly for economic, political and strategic reasons that those powers began in the early 19th century to send into Ottoman territories travelers, archaeologists, missionaries and other agents in various guises. Through them they mapped the areas of strategic, economic and political importance, and established relations with Ottoman Christian and Muslim communities whom they could use and exploit in their designs. It did not take them long to discover that they could easily influence and exploit the leaders of such communities, especially of Greeks, Assyrians and Armenians.
These powers, through their agents, employed various methods in their attempts to bring the Ottoman communities under their influence; religious antagonisms and sectarianism, disinformation [propaganda], promises of economic boons, the protégé system of granting protection to them, human rights issues and, finally, promises of autonomy, even of independence. Most of these promises were false, as these powers were not so much interested in Ottoman minorities as in the lands and territories that they inhabited. Nevertheless, some of the leaders of Ottoman minorities were deceived by such promises and allowed themselves to be manipulated by these powers in their quest to dismember the Ottoman state.
The intrigues, incitements and plots of these powers soon led to terrorism and revolts by the militants of Ottoman minority communities, causing periodic instability, restlessness and crises in the Ottoman state. In the Morea [Peloponnese] the Greeks, in Bosnia-Herzegovina and Bulgaria the Serbs and other Slavs, and later in Anatolia the Armenians, began to demand autonomy or independence, with the encouragement and assistance of some of the powers. The only impediment that kept the powers from delivering the last blow to the very existence of the Ottoman state was the possibility that, if that state did collapse, their rivalries would provoke a conflict of incalculable proportions. However, if that state had to be maintained it had to be kept weak, for a powerful Ottoman state might destroy the fabric of interests that those powers had woven out of its decline.
What was the role of Ottoman Armenian minority in this web of intrigue and European imperial expansion? Before answering this question it is necessary to cursorily follow the major events that brought that minority under Ottoman Turkish sway.
Who is Professor Salahi R. Sonyel?:

Professor Salahi R. Sonyel was born in Cyprus 1932. He studied at Queen's University, Northern Ireland, where he received B.A and M.A degrees in Political Science and Economics, and also a Diploma in Education.
He was a research fellow at Birkbeck College (University of London) where he received a Ph.D. in Diplomatic History, and an associate at the Institute of Education. He is a member of the Turkish Historical Society, Ankara and head of the Honours Committee of the Cyprus Turkish Association.
Dr. Sonyel has been carrying out research on Turco-Armenian relations for many years and is the author of many monographs and books on the subject. His recent publications include "The Ottoman Armenians - Victims of Major Power Policy," "Armenian Terrorism - a Menace to the International Community," "Turkey's War of Liberation and the Armenians" and "Minorities and the Destruction of the Ottoman Empire." (Turkish Daily News)
08.09.2005

 

ORHAN PAMUK SARA PROCESSATO AD ISTANBUL

Il noto scrittore turco comparirà davanti ai giudici il 16 dicembre prossimo. L'accusa: avere offeso deliberatamente l'identità del proprio Paese in un articolo sugli armeni.

Orhan_PamukIl più noto scrittore turco, Orhan Pamuk, sarà processato dal 16 dicembre prossimo davanti ad un tribunale di Istanbul con l'accusa di ''offesa deliberata all'identità turca'' per avere dichiarato nel febbraio scorso ad una rivista turca che nel 1915-16 ''un milione di armeni furono uccisi in Turchia''. Lo hanno reso noto i dirigenti della casa editrice dello stesso Pamuk, che ha 53 anni, ed i cui libri più famosi, come ''Neve'' ed ''Il castello bianco'' sono stati tradotti in 20 lingue e gli hanno meritato quest'anno il premio della Pce delle librerie tedesche.
Subito dopo la pubblicazione dell'intervista un viceprefetto turco aveva chiesto la confisca e la distruzione dei libri di Pamuk, ma la sua iniziativa era poi rientrata anche per le aspre reazioni che la sua richiesta aveva suscitato in Europa.
La questione dei massacri degli armeni nell'ultima fase dell'impero ottomano è una questione molto sensibile in Turchia, il cui Governo sostiene che ''non più di 300-500 armeni'' furono le vittime armene di scontri con i turchi che avrebbero subito perdite equivalenti se non superiori. La Turchia per questa ragione respinge con veemenza la qualifica di ''genocidio'' attribuita dagli armeni (che sostengono che furono 1,5 milioni le vittime armene) a quei massacri, un'accusa fatta propria da diversi parlamenti europei, incluso il Parlamento europeo di Strasburgo.
L'accusa di offesa deliberata alla identità turca, con cui Pamuk è stato rinviato a giudizio, prevede una pena fino a 3 anni di reclusione.(Ansa)
08.09.2005

VICTORY DAY

Continua l'entusiasmo per l'anniversario (l'83mo) della vittoria dell'esercito turco nella guerra di indipendenza.

La_vittoria,_83_anni_faThe 83rd anniversary of the Turkish army's August 30 Victory in the Turkish Independence War, in which they eradicated the occupational forces from Anatolian territories, is celebrated with continued enthusiasm throughout Turkey.
Independence War victims and veterans will be commemorated with respect during ceremonies to be held mainly in Ankara, Istanbul, and also around the country, including foreign representative offices.
In line with the Victory Day celebrations, the first ceremony will be held at Ataturk Mausoleum in Ankara. After Chief of General Staff Hilmi Ozkok lays a wreath on Ataturk's tomb, celebrations will begin at the Ataturk Culture Center. President Ahmet Necdet Sezer, Speaker of Parliament Bulent Arinc, Prime Minister Recep Tayyip Erdogan and Ozkok will attend the celebration activities. The ceremonies, in which citizens will also participate, will culminate in a reception that Ozkok will host at the Gazi Army House tonight. (Deniz Aydin/Zaman)
08.09.2005

LOTTA AL TERRORISMO

E' fondamentale però l'alleanza tra le civiltà. A sostenerlo il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan nel corso del premio <Mediterraneo istituzioni 2005> ricevuto a Napoli.

''L'alleanza fra le civiltà è fondamentale per la lotta al terrorismo''. Lo ha detto il 
premier turco Recep Tayyip Erdogan in occasione della consegna del premio "Mediterraneo istituzioni 2005", assegnatogli dalla Fondazione Laboratorio Mediterraneo di Napoli.
''Ogni giorno affrontiamo lo spettro del terrorismo. In 30 anni la Turchia ha perso più di 30 mila persone a causa di atti terroristici. Gli attacchi recenti hanno fatto rivolgere l'attenzione del mondo al terrorismo, ma questo non deve essere visto come un conflitto tra le civiltà. Al contrario, solo l'alleanza fra le varie civiltà può aiutare a sconfiggere il terrorismo. In questo caso il ruolo del Mediterraneo e dei suoi Paesi è fondamentale e noi come politici siamo più responsabili'', ha aggiunto Erdogan.(Ansa)

08.09.2005

SUMMIT CON GLI USA: IN ARRIVO DUE ALTI UFFICIALI

Si tratta del generale Johm Abizaid, comandante delle Forze armate armate americane del centro, e del generale James Yoyce, comandante delle Forze Armate americane in Europa.

Il_generale_Ysa_James_JoyceTwo important U.S. officials to visit Ankara Sept. 8-9 to discuss terrorism and the Pkk
U.S. Central Forces Commander Gen. John Abizaid and European Allied Forces Commander Gen. James Joyce will be in Ankara next week
Turkish military officials don't expect concrete results from the meeting but will ask the U.S. what action they've taken on the list of 150 most wanted terrorists
Turkey, which obtained no any concrete results from tri-partite summits held either in Turkey or the U.S. on the terrorist Kurdistan Workers' Party (Pkk) in northern Iraq, is running out of patience. After the terrorist attacks in tourist areas over the summer and the subsequent attacks in some big cities, Ankara has invited two important U.S. officials to discuss the terrorism issue.
U.S. Central Forces Commander Gen. John Abizaid, who commanded the U.S. operation in Iraq, and European Allied Forces Commander Gen. James Joyce will pay a visit to Ankara next week. Although Gen. Joyce is also the Nato European Allied Forces commander, he will visit Ankara in the capacity of a U.S. commander on Sept. 8-9.
At the meeting to be held with U.S. generals, at the General Staff's invitation, particular emphasis will be placed on the PKK's presence in northern Iraq. Military officials don't expect concrete results but they will ask the U.S. to take real steps towards combatting the PKK. The military will also consider a possible limited air operation in northern Iraq.
What happened to the list?

The U.S. list of the 150 most wanted terrorists, including terrorist Pkk leader Abdullah Ocalan's brother Osman Ocalan, will be the main subject of the meeting. The military, which considers the U.S.'s actions to be a show and routine, will ask U.S. officials why they haven't taken the necessary measures regarding the list.
The military is also expected to give the U.S. officials the Pkk's whereabouts in northern Iraq and will ask what they've done so far on the information they already have. When the U.S. published the list at the beginning of April the Turkish military gave U.S. officials in Iraq the location of Osman Ocalan but the no moves were made towards his capture. Zubeyir Aydar, chair of PKK-affiliate the Kurdish People's Congress (Kongra-Gel), attended a local Kurdish Parliament meeting, held towards the end of May in Erbil, northern Iraq, with a convoy of 20 vehicles but the U.S. took no action.
Who's on the list?
At the beginning of the year, at a tri-partite summit in Ankara between the U.S., Iraq, and Turkey, Ankara gave its most-wanted list to both the U.S. and Iraq but no action was taken. The U.S. army issued the list that Turkey sent to its Baghdad headquarters last April. However the list was only published and so far nothing has been done about the names on it.
Top of the U.S-issued list is terrorist PKK leader Abdullah Ocalan's brother Osman Ocalan, even though he's no longer linked to the terrorist organization. Ocalan formerly established a political party in Mosul, the Patriotic Democratic Party of Kurdistan (Pwd). Information such as the address of Ocalan's house was given to U.S. military intelligence units by their Turkish counterparts. Other names on the list are Faysal Dunlayici, who was a Pkk commander for some time and later worked with Ocalan, Nizamettin Tas, and Kani Yilmaz. The list is full of PKK militants whose names were formerly on the red notice. The list gives the reasons why the PKK militants, who've been part of the higher echelons of the Pkk, are wanted, their photos, and cases filed against them. Other militants on the list are Riza Altun, Isa Altunsoy, Cemil Bayik, Murat Karayilan, Ali Haydar Kaytan, Mustafa Karasu, and Hidir Yalcin. (The New Anatolian)
08.09.2005

LA COLPA EUROPEA

A detta del vice-segretario di Stato Usa, Matthew Bryza, Ankara dovrebbe esigere dall'Unione di smettere di guardare con occhio benevolo alla organizzazione terroristica del Pkk.

Ankara dovrebbe esigere e, a tal fine, cooperare maggiormente, a che i Paesi europei smettano di finanziare e anzi chiudano le attività politiche e di propaganda in Europa del Pkk, dato che si tratta di un' organizzazione inclusa nelle liste europea ed americana delle organizzazioni terroristiche internazionali. Lo ha affermato il vicesegretario di Stato Usa, Matthew Bryza, in visita in Turchia.
Bryza ha affermato che gli Usa stanno già cooperando con la Turchia e con i Paesi europei per far sì che siano tagliati gli appoggi e i finanziamenti di cui il Pkk si giova particolarmente in Europa (dove l'organizzazione armata separatista curda ha due stazioni Tv, un'agenzia di stampa e diversi uffici in Europa) e al fine di mettere fine alla presenza del Pkk in Nord Irak
A tal fine sarebbe necessario però - ha aggiunto Bryza - anche che la Turchia fornisse molti più dati di intelligence agli europei ed agli iracheni rispetto all'attuale pratica di fornire solo i nomi dei più pericolosi esponenti del Pkk.
Riguardo poi alle reiterate richieste di Ankara rivolte agli Usa e all'Irak di eliminare militarmente i campi del Pkk in Nord Irak il vicesegretario di stato americano ha affermato che ''nonostante l'impazienza di Ankara, per gli iracheni, con tutti gli altri incendi da spegnere nel Paese, quella non è una priorità''.
Bryza ha infine escluso implicitamente che le Forze Armate turche possano condurre una loro operazione anti-Pkk in Nord Irak(come Ankara ha minacciato) affermando che bisogna escludere azioni ''in violazione della integrità costituzionale e territoriale dell'Iraq''.(Ansa)
08.09.2005

SCONTRI E FERITI A BOZUYUK ED ISTANBUL

A provocare gli incidenti manifestanti curdi che inneggiavano alla liberazione di Abdullah Ocalan rinchiuso nel carcere di Imrali dove sta scontando la pena dell'ergastolo.

Gli_incidenti_a_BozuyukVari scontri, con centinaia di feriti e arrestati, sono avvenuti ieri a Bozuyuk (Turchia centrale) e ad Istanbul per una manifestazione vietate dalle autorità che doveva tenersi ieri a Gemlik (sulla costa occidentale turca) in favore della liberazione di Abdullah Ocalan, il leader dell'organizzazione separatista armata curda Pkk, che sconta l'ergastolo nell'isola di Imrali (prospiciente a Gemlik). Lo hanno riferito i media turchi. I media hanno precisato che gli scontri di Bozuyuk sono avvenuti tra manifestanti pro Ocalan e ''la popolazione locale'' che li attendeva al ritorno di questi ultimi da Gemlik. Gli scontri hanno provocato almeno 144 feriti, tra cui 17 poliziotti, sette gendarmi ed un medico, anche in seguito al successivo intervento delle forze dell' ordine. Contemporaneamente, a Istanbul, 88 persone sono state arrestate e diverse decine ferite, tra cui un numero imprecisato di poliziotti, dopo che i manifestanti pro Ocalan - secondo quanto riferisce l'agenzia turca <Anadolu> - per protesta contro il divieto alla manifestazione di Gemlik, hanno attaccato le forze di polizia con pietre e bottiglie molotov inneggiando alla ''libertà per Ocalan''. Il Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) ha interrotto nel giugno 2004 la sua tregua durata cinque anni, proclamata nel 1999 all'indomani della cattura di Ocalan in Kenya. Il 20 agosto scorso tuttavia l'organizzazione clandestina ha annunciato una nuova tregua di un mese dopo un'estate in cui ha intensificato i suoi attacchi ed i suoi attentati portandoli anche nelle località turistiche della Turchia. (Age)
08.09.2005

ISRAELE REVOCA LE LIMITAZIONI ALL'ATTRACCO DELLE NAVI NEI PORTI TURCHI

Lo ha annunciato il portavoce del ministero dei Trasporti di Tel Aviv, Avner Ovadiah.

Il ministero dei Trasporti israeliano ha revocato le limitazioni all'attracco di navi da crociera nei porti turchi di Alanya e Marmais, dopo aver appurato che le misure di sicurezza sono state sufficientemente potenziate. Lo ha annunciato Avner Ovadiah, portavoce del ministero.
A inizio mese, le autorità dello Stato ebraico avevano dirottato quattro imbarcazioni con a bordo migliaia di turisti dirette al porto di Alanya, dopo aver ricevuto avvertimenti su possibili attacchi terroristici. Ora, come ha spiegato Ovadiah, le navi da crociera possono nuovamente sbarcare ad Alanya e Marmaris.
Restrizioni rimangono in vigore ad Antalya, un'altra destinazione molto in voga tra i turisti, e in altri punti lungo la costa mediterranea meridionale della Turchia. Dopo i dirottamenti, Israele aveva sconsigliato ai suoi connazionali di visitare la Turchia meridionale, ma aveva revocato il "travel alert" poco dopo. (ApCom)
08.09.2005

STORICO INCONTRO AD ISTANBUL TRA SHALOM E KASURI

Ai colloqui era presente pure il ministro di Stato turco per gli Affari Religiosi, Mehmet Aydin.

Incontro_tra_Silvan_Shalom_e_Khurshid_KasuriI ministri degli Esteri israeliano Silvan Shalom e pachistano Khurshid Mahmood Kasuri hanno avuto a Istanbul un incontro, che gli osservatori definiscono "storico" perché è il primo di alto livello tra i due Paesi che non hanno relazioni diplomatiche ed è destinato a segnare probabilmente l'inizio di una normalizzazione nelle relazioni tra i due Paesi tradizionalmente divisi dalle loro differenze culturali, religiose e politiche. All'incontro ha partecipato anche il ministro di Stato turco per gli Affari Religiosi Mehmet Aydin.
Al termine dei colloqui, Shalom ha detto di sperare che l'incontro porti a pieni rapporti diplomatici con il Pakistan. Kasuri ha dichiarato che il Pakistan è pronto a "impegnarsi" con Israele in un processo che porterà ad un mutuo riconoscimento diplomatico. (Tici@nline)
08.09.2005

DOGU PERINCEK SARA' IN SVIZZERA ENTRO QUESTO MESE

Il nazionalista turco di sinistra si presenterà davanti al Tribunale di Losanna per rispondere circa le sue dichiarazioni relative agli armeni.

Dogu_PerinçekIl nazionalista turco di sinistra Dogu Perinçek è atteso in Svizzera.  La giustizia vodese lo ha citato a comparire per aver negato la realtà del genocidio armeno.
"Su invito del Tribunale di Losanna, sarò in Svizzera dal 16 al 22 settembre", ha indicato Perinçek ad Ankara. "Ripeterò che il cosiddetto genocidio armeno è una menzogna internazionale", ha annunciato.
Dogu Perinçek è il capo del Partito dei lavoratori che ha ottenuto 160 000 dei 31.5 milioni di voti alle ultime elezioni parlamentari (0.51 %). Giunto in Svizzera a fine luglio in occasione della celebrazione dell'82esimo anniversario del Trattato di Losanna, Perinçek ha negato, in diversi discorsi tenuti in territorio elvetico, il genocidio degli armeni del 1915.
Anche le autorità zurighesi hanno aperto inchieste per determinare se queste affermazioni contravvengano alla norma penale contro il razzismo. La giustizia vodese è stata incaricata di occuparsi di tutte le procedure aperte.
La questione armena provoca tensioni ricorrenti tra Berna e la Turchia. Se Ankara riconosce la realtà dei massacri perpetrati dall'Impero ottomano contro la minoranza armena, ricusa il termine "genocidio" e le cifre da 1.2 a 1.3 milioni di morti presentate dagli armeni. La Turchia stima il numero delle vittime a 250. 000 o 300. 000. (Tici@nline)
08.09.2005

 

UNA STRADA INTITOLATA ALLO STORICO HALACOGLU

L'eminente personaggio turco è accusato in Svizzera di discriminazione razziale per avere negato il genocidio degli armeni durante la prima Guerra Mondiale.

Yusuf_HalacogluLa capitale turca Ankara ha cambiato nome a una sua strada, intitolandola allo storico Yusuf Halacoglu, accusato di discriminazione razziale in Svizzera per aver negato il genocidio degli armeni perpetrato dai turchi durante la Prima Guerra Mondiale. Ne dà notizia il giornale vodese <24 Heures>.
La via, che finora portava il nome di Abdullah Cevdet, leader "giovane turco" dell'inizio del secolo scorso, si trova nel quartiere di Canakya, che ospita molte rappresentanze diplomatiche, non tuttavia l'ambasciata elvetica, situata in un'altra zona. Il cambiamento di nome è stato deciso dal parlamento cittadino con un solo voto contrario. Un simile onore per una personalità ancora in vita è inconsueto in Turchia, secondo il quotidiano <Hürriyet> citato da <24 heures>.
Il procedimento per violazione della norma antirazzismo avviato dalla procura di Winterthur contro Halacoglu, presidente della Società turca di storia, e contro il politico Dogu Perinçek ha di nuovo avvelenato ultimamente le relazioni turco-elvetiche. Il governo turco ha annullato una visita che il consigliere federale Joseph Deiss aveva in programma ad Ankara in settembre.
L'articolo 261 bis del Codice penale svizzero ("discriminazione razziale") punisce con la detenzione o con la multa chiunque tenga discorsi volti a disconoscere, minimizzare o giustificare un genocidio o altri crimini contro l'umanità. (Tici@nline)
08.09.2005

PREPARAVA UN ATTENTATO, E' MORTO NELL'ESPLOSIONE

Il fatto è avvenuto nella città di Bursa, nel quartiere di Osmangasi. Mentre camminava, la borsa che l'uomo trasportava è saltata.

Esplosione_a_BursaUn uomo che stava trasportando un ordigno esplosivo destinato ad un attentato,probabilmente non suicida, è morto nell'esplosione accidentale dello stesso ordigno. E' questa la conclusione a cui sono giunti gli investigatori che indagano sulla deflagrazione avvenuta a Osmangazi, nei pressi della città nord-occidentale turca di Bursa e che ha ucciso l'uomo non ancora identificato.
''Mentre l'uomo camminava per la strada, la borsa che trasportava è esplosa. L'esplosione gli ha staccato una gamba e l'uomo è morto. Non era un attentatore suicida, ma trasportava una bomba sia pure di non grande potenza'' ha dichiarato all'agenzia turca <Anadolu> il capo della polizia di Bursa Huseyin Capkin.
Secondo la Tv <Cnn> in turco, l'uomo aveva una trentina d'anni e preparava un attentato contro la locale stazione ferroviaria.Nel corso di luglio ed agosto sono avvenuti in Turchia 
diversi attentati, di cui tre mortali, attribuiti tutti all'organizzazione separatista armata curda Pkk. Il più sanguinoso è avvenuto nella località turistica di Kusadasi il 16 luglio, uccidendo 5 persone, tra cui una donna inglese ed un giovane irlandese. (Ansa)
08.09.2005

 

LA BANCA D'AFFARI MERRYL LYNCH:
SERVE CAUTELA SULLA LIRA TURCA

Il rapporto Ml, pur evidenziando gli aspetti positivi della crescita economica (riduzione dell'inflazione, processo di privatizzazione in atto, avveduta politica fiscale, attrazione di investimenti dall'estero) pone all'attenzione degli analisti l'ampio deficit delle partite correnti della bilancia dei pagamenti, abbinato ad un incremento dei tassi di interessi a breve del dollaro.

La_sede_della_Merryl_LynchLa banca d' affari <Merryl Lynch> (ML), ha pubblicato un rapporto sull' economia turca che evidenzia gli aspetti positivi della crescita economica (riduzione dell' inflazione, processo di privatizzazione in atto, avveduta politica fiscale, attrazione di investimenti dall' estero etc.), ma pone - nel contempo - all' attenzione degli analisti l' ampio deficit delle partite correnti della bilancia dei pagamenti, abbinato peraltro a un incremento dei tassi di interesse a breve del dollaro. "Sebbene non ci attendiamo un' ampia svalutazione della lira turca, riteniamo che la crescita del deficit delle partite correnti e l'aumento dei tassi di interesse sul dollaro aprano prospettive di maggior cautela sul futuro a medio termine della Lira turca" - riporta lo studio della banca statunitense. Il Report evidenzia, inoltre, che sarebbe necessaria una correzione del 10-15% della Lyt per facilitare le esportazioni e scoraggiare, nel contempo, le importazioni. L' aumento delle importazioni (+22% nei primi 5 mesi del 2005 rispetto allo stesso periodo del 2004), potrebbe generare un deficit record - a fine anno - di oltre 38 miliardi di dollari: il 10.5% del Pil della Turchia. Una forte domanda interna, l' alto costo del petrolio e la lira forte sono - secondo la ML - i fattori trainanti di questo pericoloso squilibrio. Nel contempo, gli alti costi dei prodotti intermedi e una sempre più serrata concorrenza dei Paesi dell' estremo Oriente (Cina in primis) negli stessi settori tipici dell' export turco rendono alquanto problematico un incremento sensibile dell' export locale. Molto interessante è invece la prospettiva per gli investimenti esteri, che dovrebbero raggiungere quest' anno la cifra record di 8-9 miliardi di dollari, a dimostrazione di un' attenzione e predisposizione sempre maggiore degli investitori esteri verso questo Paese. (Ice Istanbul)
08.09.2005

ICE ISTANBUL MAPPA: IL T & A DELLA TURCHIA

Tracciata una mappa del comparto tessile abbigliamento del  Paese che rappresenta con 8 miliardi di dollari il 12% dell'export nazionale, e che nel 2004 ha importato dall'Italia per circa 500 milioni di dollari.

Roberto_LuongoPrima voce dell'export nazionale con 8 miliardi di dollari, che corrispondono al 12% del totale, il comparto abbigliamento segna per la Turchia anche una crescita costante della domanda interna, sia per quanto riguarda il prodotto finito che tessuti e filati pregiati. Secondo una ricerca svolta dall'Ufficio di Istanbul dell'Ice, diretto ora da Roberto Luongo, proprio l'Italia rappresenta il primo fornitore di tessuti e filati per l'area, con un dato verso la Turchia che ha segnato nel 2004 circa 500 milioni di dollari, cifra di poco superiore però alle importazioni italiane dallo stesso paese. Nella mappa dei mercati di riferimento per le esportazioni turche di abbigliamento i primi posti sono riservati a Germania, con il 32.5% e 2,7 miliardi di dollari, Gran Bretagna, con il 17% e 1.4 miliardi di dollari, e Stati Uniti, 14% e 1.1 miliardi di dollari, seguiti da Francia, Paesi Bassi, Italia e Spagna. Sempre nello scorso anno le importazioni del comparto abbigliamento hanno segnato per la Turchia, con 580 milioni di dollari, lo 0.6% dell'import globale, che ha raggiunto nel totale i 97 miliardi di dollari. Una voce focalizzata per la maggior parte su griffe internazionali, tra le quali le più importanti realtà italiane raccolgono nell'insieme il 10.4% dell'import turco con 60.4 milioni di dollari. Il primo posto nella classifica dei Paesi che esportano verso la Turchia spetta però alla Cina, che sopravanza l'Italia con una quota del 15.5% e 90 milioni di dollari. "A tal proposito - spiega lo stesso Roberto Luongo - il Sottosegretariato al Commercio Estero ha emesso, lo scorso 9 gennaio, una direttiva relativa alla imposizione di quote restrittive sui prodotti tessili provenienti dalla Cina per cui la loro importazione è ora sottoposta ad una preventiva licenza all'importazione dell'Associazione turca dei produttori di abbigliamento". Seguono poi la Spagna (che detiene il 5% dell'export abbigliamento, pari a 30.6 milioni di dollari), la Germania (con una quota 4% e 22.5 milioni di dollari), la Francia e la Gran Bretagna con i rispettivi 2.5% e 2.3%. Per quanto riguarda la produzione interna del comparto tessile-abbigliamento turco, secondo i dati raccolti nel 2003, la prima posizione è rappresentata dalle confezioni in tessuto (con un valore di 230 milioni di dollari), cui seguono le confezioni in maglia (140 milioni di dollari), e le altre confezioni (40 milioni di dollari). Ice_Istanbul_MappaSottolineando il costante innalzamento qualitativo della produzione nazionale grazie al quale cresce la fascia di marchi di target medio/alto, Ice Istanbul cita inoltre alcuni tra i principali produttori turchi di abbigliamento: <Damat Tween> (abbigliamento casual ed elegante uomo), <Network Altinyildiz> (abbigliamento casual ed elegante uomo donna), <Vakko> (abbigliamento casual ed elegante uomo/donna), <Mavi Jeans> (pantaloni denim), <Sara> (abbigliamento elegante uomo), <Mudo> (abbigliamento casual uomo e donna). "In Turchia la distribuzione e la vendita dei beni di consumo di importazione può avvenire tramite importatori che provvedono direttamente alla vendita - aggiunge ancora Luongo - oppure tramite importatori-grossisti che curano anche la distribuzione tramite una loro rete diretta. Tuttavia, tutte le forme di distribuzione e vendita sono ipotizzabili". I canali distributivi per il comparto abbigliamento sono rivenditori all'ingrosso, catene della grande distribuzione, negozi di lusso e boutique monomarca. E soprattutto attraverso il canale franchising, particolarmente sviluppato per ristorazione e abbigliamento, sono entrate nel paese catene come <Stefanel>, <Benetton>, <LCW-Waikiki>, <Zara>, <Tommy Hilfiger>, <Lacoste> e <Cacharel>, presenti accanto a griffe italiane come <Gucci>, <Armani>, <Diesel>, <Paul & Shark>, <Max Mara>, <Ermenegildo Zegna>. "Mall di stile occidentale sono sempre più diffusi nelle principali città dove i consumatori sono più consapevoli delle tendenze internazionali, dispongono di redditi più elevati rispetto alla media ed hanno mezzi di trasporto per raggiungere direttamente i grandi magazzini ed i centri commerciali situati solitamente nelle periferie cittadine". (www.modaonline.it)
08.09.2005

FIRMATO L'ACCORDO

Ufficialmente il 55% della <Telekom> turca è passato al consorzio capeggiato dalla saudita <Oger Telecom> di cui fa parte la <Telecom Italia>.

E' stato firmato ad Ankara il contratto per la vendita del 55% della <Telekom> turca al consorzio capeggiato dalla saudita <Oger Telecom> di cui fa parte la <Telecom Italia>. Il contratto è stato firmato per parte turca dal ministro delle Finanze Kemal Unakitan, dal ministro dei Trasporti Binali Yildirim e dal presidente dell'Amministrazione per le privatizzazioni (Oib), Metin Kilci. In luglio il consorzio guidato dai sauditi aveva vinto la gara con un'offerta di 6.55 miliardi di dollari per il 55% delle azioni dell'operatore di telefonia fissa turca che, con i suoi 19 milioni di abbonati, è il 13/o del mondo. Le procedure di privatizzazione saranno completate in ottobre dopo l'approvazione del contratto da parte del Consiglio di Stato turco. (Ansa)
08.09.2005

NOKIA RAGGIUNGE L'INTESA CON TELSIM

L'entità di pagamento  dipenderà dalle procedure finali della vendita. Il 19 settembre la data di scadenza per la pre-qualificazione, il 5 dicembre quella per le offerte.

nokia_telsimL'azienda di attrezzature per telecomunicazioni <Nokia> ha detto di aver raggiunto un accordo con la Turchia nella sua controversia con l'operatore <Telsim>, intesa che prevede la vendita degli asset dell'azienda turca. L'accordo con il Fondo turco di assicurazione depositi e risparmi (Tmsf), organismo bancario di stato che attualmente controlla e gestisce gli asset di <Telsim>, prevede un pagamento a favore di <Nokia> dopo la vendita. <Nokia> ha detto che l'entità di tale pagamento dipenderà delle procedure finali della vendita. <Telsim>, secondo maggior operatore di telefonia mobile della Turchia, ha debiti di 2.5 miliardi di dollari con <Motorola> e di 900 milioni con <Nokia>, e sulla questione dei debiti Tmsf è in trattative con le due aziende dal 2004. La Turchia ha indetto una gara per <Telsim> la scorsa settimana con un prezzo minimo stimato di 2.8 miliardi di dollari, fissando al 19 settembre la scadenza per la pre-qualificazione e al 5 dicembre quella per le offerte. I risultati sono attesi per il 5 dicembre. (Reuters)
08.09.2005

INAUGURATO DA ERDOGAN IL TUNNEL DI BOLU

Completati i lavori - ad opera della ditta italiana <Astaldi> - del collegamento autostradale tra Ankara ed Istanbul. Il ringraziamento del premier.

Lavori_AstaldiIl premier turco Recep Tayyip Erdogan, alla presenza dell'ambasciatore d'Italia in Turchia Carlo Marsili e di altre autorità turche ed italiane, ha presieduto la cerimonia per la fine dei lavori, ad opera della ditta italiana <Astaldi>, di escavazione del ''tunnel di Bolu'', , che complete