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Oggi>
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Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci
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direzione. |
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UN CAMMINO
LUNGO
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La
Commissione europea ha dato il via libera al "quadro
negoziale" del processo di adesione della Turchia ma
Ankara dovrà seguire la rotta indicata. |
La Commissione europea
ha dato il via libera al ''quadro negoziale'' del processo di
adesione della Turchia. ''Un viaggio lungo e tortuoso'', ha affermato il
Commissario all'Allargamento Olli Rehn, il cui risultato finale non
è per niente ''scontato''.
Secondo quanto stabilito dal Consiglio europeo di dicembre i
negoziati inizieranno il 3 ottobre e se Ankara rispetterà in pieno
gli impegni assunti, questi richiederanno un tempo minimo di dieci
anni.
"I negoziati si baseranno sui meriti della Turchia e la loro
durata dipenderà dal progresso del Paese nel soddisfare i requisiti
per il suo ingresso", è scritto nel mandato adottato
dall'esecutivo UE.
Nel ribadire che l'obiettivo è l'adesione, Rehn ha precisato che
non vi è alcuna automaticità, che si tratta di un processo aperto,
ed è considerato del quadro negoziale più rigoroso mai approvato
finora. La Commissione sottolinea inoltre che sembra comunque
difficile pensare all'ingresso di un Paese grande come la Turchia
prima del 2014.
Ma Ankara non sembra spaventata dalle difficoltà, e Erdogan ha confermato la volontà e la capacità del
Paese di affrontare questo
lungo processo senza indietreggiare davanti alle prove.
Tra le regole approvate da Bruxelles è previsto il freno
d'emergenza, che permette la sospensione dei negoziati di fronte a
gravi e persistenti violazioni dei diritti umani o dello stato di
diritto. Il Commissario Rehn ha inoltre ricordato i modi in cui tale
meccanismo potrebbe essere attivato: ''il Consiglio UE può adottare
la decisione con una maggioranza qualificata, a seguito della
proposta della Commissione o di un terzo degli stati membri''.
Per quanto riguarda la possibilità di riservare alla Turchia
l'opzione del partenariato, Rehn ha dichiarato di tener ben presente
''le preoccupazioni degli europei'', pur dichiarando che Bruxelles
intende ''ancorare il Paese attraverso un legame con l'UE che in un
modo o in un altro sia il più saldo possibile''.
Su un piano più tecnico, il Commissario ha rilevato che il Governo
turno dovrà firmare il protocollo che estende ai dieci nuovi stati
UE, compreso Cipro, l'accordo di Ankara sull' unione doganale
Turchia-UE: punto che potrebbe essere risolto entro l'estate, ma sul
quale Ankara è molto prudente, perché teme che la firma implichi
il riconoscimento de facto della Repubblica di Cipro.
Rehn ha infine ricordato quella che per Bruxelles rappresenta una
via di uscita per superare le resistenze di milioni di europei
all'ingresso di nuovi Paesi. ''Punteremo al piano c'', ha
spiegato, ricordando 'il consolidamento dell'impegno europeo, ma
anche la condizionalità e la ''comunicazione'', con la quale
Bruxelles intende appunto convincere gli europei che l'allargamento
è un treno che il Vecchio Continente non può in alcun modo
perdere. (tiscali.it)
07.07.2005
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VOLONTA' E
CAPACITA'
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Il
premier turco certo che il Paese riuscirà a rispettare gli impegni
presi con Bruxelles, conditio sine qua non per entrare in Europa. |
Il Primo Ministro turco Recep
Tayyip Erdogan ha ribadito che il suo Paese ha la volontà e la capacità di entrare nell'Unione europea al termine dei
negoziati di adesione, per i quali Bruxelles ha confermato il 3 ottobre prossimo come data di inizio.
''E' chiaro che il processo negoziale sarà difficile'', ha detto Erdogan ai giornalisti.
''Ma la Turchia ha la volontà e la capacità di affrontare questo lungo processo
senza indietreggiare davanti alle prove'', ha aggiunto.
La Commissione europea ha annunciato che l'UE si atterrà ai suoi piani, che prevedono appunto per il 3 ottobre
l'apertura dei colloqui di adesione con Ankara, ma ha sottolineato che l'esito di tali negoziati non e' garantito, e che comunque l'ingresso non
avverrà prima del 2014. (Ansa-Afp)
07.07.2005
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L'IMPEGNO DI
LONDRA
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Ora
che la Gran Bretagna ha assunto la presidenza di turno dell'UE, la
Turchia può stare più tranquilla. L'intervento del ministro degli
Esteri Jack Straw. |
Londra lavorerà molto duramente per arrivare ad un accordo sul bilancio europeo 2007-2013.
Ad assicurarlo, illustrando ai Comuni i quattro obiettivi della presidenza di turno che la Gran Bretagna
ha assunto dal 1 luglio, è stato il ministro degli Esteri Jack Straw. Il capo della
diplomazia di Londra ha assicurato il ''forte impegno'' sul fronte dell'ingresso della Turchia ed il sostegno del
Paese al proseguimento dell'ampliamento dell'UE. Sul bilancio, Straw ha avvertito che
l'esito delle consultazioni dovrà essere quello di un ''bilancio più
realistico''. In questo contesto, ha detto, la Gran Bretagna ''riconosce le proprie
responsabilità''.
Se l'adesione della Turchia resta un tema oggetto ''di controversia in alcune parti d'Europa'', il
Governo di Londra - ha affermato Straw - ritiene che l'appartenenza all'UE della Turchia
servirà a dimostrare che ''l'Islam è compatibile con i valori delle democrazie
liberali''. La Gran Bretagna sostiene anche fortemente l'allargamento a Bulgaria e Romania dell'Unione, che entro il 2007
porterà il numero dei Paesi membri a 27. Gli altri due punti sui quali Londra spera di veder compiere passi avanti nei prossimi sei
mesi sono i cambiamenti climatici e le riforme economiche. Quanto alla politica estera, resta di primario interesse l'evoluzione della
situazione in Medio Oriente, Iran e Irak. (Adnkronos)
07.07.2005
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LA PRUDENZA DI
PERA SULL'ADESIONE
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Il
presidente del Senato Marcello Pera ha espresso le sue
perplessità sull'ingresso di Ankara per una serie di ragioni.
"Non è un Paese europeo", dice. |
Il presidente del
Senato Marcello Pera invita alla prudenza sull'adesione della Turchia all'Unione Europea. Intervistato dal
quotidiano spagnolo <La Razon> durante la sua visita a Madrid,
Pera ha espresso le sue perplessità sull'ingresso di Ankara nell'Unione Europea. ''E' una questione molto difficile da
risolvere. Sono molti anni che la Turchia sta cercando di
avvicinarsi all'Europa. Questo Paese fa parte della Nato e dell'alleanza tra Occidente e Stati Uniti. La Turchia
è un Paese candidato all'adesione alla UE. Ma la difficoltà sta nel fatto che la Turchia non
è strettamente un Paese europeo.
Un'altra complicazione è che, con la sua adesione, arriverebbero in Europa un numero molto grande di musulmani. E
in questo senso già ci sono state reazioni di preoccupazione, espresse da diversi
Paesi membri dell'UE. Credo dunque che dovremmo essere molto prudenti''.Secondo Pera ''un'allargamento indiscriminato
dell'UE potrebbe aggravare la crisi dell'identità europea''. (Ansa)
07.07.2005
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IL NIET DI
SARKOZY
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Il
ministro dell'Interno francese e probabile prossimo candidato
presidenziale si è detto contrario all'ingresso della Turchia
in Europa. |
Nicolas Sarkozy
ha ribadito l'opinione che l'Unione Europea dovrebbe dare un colpo di freno
al proprio ampliamento e, in particolare, all'ammissione della Turchia: in un'intervista
uscita sul quotidiano parigino <Le Figaro>, l'autorevole ministro francese dell'interno
nonché capo del partito di maggioranza Unione per un Movimento Popolare (Ump) e probabile
prossimo candidato presidenziale, ha affermato che è stato l'ampliamento dell'UE verso est del maggio 2004 a rafforzare
l'opposizione alla Costituzione dell'Unione Europea, che infatti è stata bocciata dall'elettorato francese con il
referendum del 29 maggio scorso.
"Per Romania e Bulgaria - ha detto Sarkozy - la procedura è cominciata, e
dovrà essere portata a compimento. Ma poi non dovremmo andare più in là.
(Agi)
07.07.2005
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I DUBBI AUSTRIACI
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"Dobbiamo
dire la verità anche ai turchi. Questo non è un processo il
cui esito non è garantito", ha detto il Cancelliere
Wolfgang Schuessel. Forse un referendum. |
Il Cancelliere austriaco Wolfgang Schuessel ripropone i suoi dubbi sull'ingresso di Ankara nell'Unione Europea, a
pochi giorni dalla decisione della Commissione di confermare per il 3 ottobre l'avvio dei negoziati. ''Dobbiamo dire la verità, anche ai
turchi. Questo è un processo il cui esito non è garantito'', ha detto Schuessel in un'intervista al quotidiano <Kleine
Zeitung>, che, dalle recenti decisioni, vede "'confermata'' la sua posizione sull'ingresso della Turchia nella
UE.
Quando il Consiglio europeo del dicembre scorso ha stabilito l'inizio dei negoziati per il 3 ottobre, ha proseguito Schuessel, ''siamo stati gli unici a insistere che le trattative avessero una conclusione aperta...a quel tempo eravamo completamente isolati. Oggi molti
più Paesi condividono questa posizione''. ''Se tutti gli altri vorranno la piena adesione (della Turchia), alla fine
sarà la popolazione austriaca ad esprimersi'', ha concluso Schuessel, riferendosi alla
possibilità di convocare un referendum.
Riguardo al semestre di presidenza austriaco, dal prossimo gennaio, il
Cancelliere ha detto: ''Nel nostro Paese ci saranno celebrazioni importanti, quali i 250 anni dalla nascita di Mozart,
150 da quella di Freud e il centesimo anniversario dal Nobel per la Pace a
Bertha von Suttner''. (Adnkronos)
07.07.2005
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I
"PERCHE'" E I "PER COME"
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Secondo
il ministro della Giustizia turco, Cemil Cicek, l'Unione europea è
infastidita dal potere (economico) della Turchia. Eppure senza
quest'ultima l'UE non potrebbe diventare più forte. |
The
European Union is bothered by Turkey's power, asserted Justice Minister Cemil
Cicek , stressing that the EU may become a greater economic power but
can't become a strategic power without Turkey. At a board meeting of the Ankara
Chamber of Industrialists (AsoO), Cicek maintained that the EU will be the loser
if it underestimates Turkey. "Turkey has started to test the honesty of the
EU," he said, adding that European countries are now discussing both Turkey
and the EU's structure.
Cicek charged that the EU has been emphasizing cultural differences but ruled
out any potential cultural differences between a democratic country like Turkey
and the EU.
"Since the 1960s, they [the EU] have been saying that Turkish officials are
slack in implementing the reform packages necessary for EU membership and so
they've now presented us with tough conditions, thinking that we will never
organized enough to implement them," Cicek commented, and added that Turkey,
to the EU's great surprise, had immediately drafted the required legislation,
thanks to both the government and the generous-spirited nation.
He stated that the EU can't delay the negotiation talks after Turkey has
fulfilled the political conditions. He also stressed that Turkey doesn't deserve
a different option. "We dislike the recent proposals by the EU as they
obviously violate the EU laws and principles," Cicek underlined, and added
that if the EU claims to represent modern values, it must keep its promises
first.
Political stability is a must
"As
long as Turkey is determined to take steps towards EU membership, political
stability will be a must for Turkey to fulfill the conditions stipulated by the
EU," stressed Cicek, adding that Turkey often fails to follow through
policies when there's a two- or three-party coalition in power.
He went on to say that the implementation of the reform packages is dependent on
one party continuing to rule, in other words, political stability. Turkey's
current political situation compared to that of past governments well proves my
claims, he added. (The New Anatolian)
07.07.2005 |
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LA VISITA
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Il
premier greco Costas Karamanlis si recherà - su invito del Primo
Ministro turco Recep Tayyip Erdogan - ad Ankara. La data non è
stata ancora fissata. |
Il premier greco, Costas Karamanlis,
si recherà prossimamente in visita ufficiale ad Ankara su invito del suo
omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. Lo ha annunciato l'ufficio stampa del
premier in occasione dell'inaugurazione di un gasdotto alla frontiera
greco-turca cui hanno presenziato i due premier.
La visita sarebbe la prima del genere da parte di un Primo Ministro greco
dal 1959, anno in cui ad Ankara si recò l'allora premier Constantin
Karamanlis, zio dell'attuale capo di Governo greco. Erdogan si era recato
in visita ufficiale ad Atene nel maggio 2004, riannodando il filo delle
visite ufficiali tra i due Paesi dopo 16 anni. La data del viaggio di
Karamanlis ad Ankara non è stata ancora stabilita, ha precisato la fonte.
Karamanlis ed Erdogan hanno dato simbolicamente il via alla costruzione di
un gasdotto che porterà il gas del Caucaso verso l'Europa attraverso
Turchia e Grecia. Nel corso della cerimonia, il premier turco ha
sottolineato che non "è possibile dimenticare il sostegno che ha
dato l'amico Costas Karamanlis (al progetto di adesione della Turchia)
all'Unione Europea, sopratutto nel vertice del 17 dicembre", nel
quale i 25 leader europei hanno deciso la data di apertura dei negoziati
di adesione.
I due premier hanno buone relazioni personali, tanto che Karamanlis è
anche stato testimone di nozze della figlia di Erdogan, nel 2004. Nel 1999
i due Paesi hanno dato vita a un riavvicinamento e già allora il premier
turco Bulent Ecevit aveva invitato il premier greco Costas Simitis, ma la
visita non fu mai effettuata. Nonostante il riavvicinamento tra Atene ed
Ankara permangono divergenze: problemi territoriali per isolotti dell'Egeo
e il dossier cipriota. (Ticin@line)
07.07.2005
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INTERPRETAZIONI
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Mentre
i greco-ciprioti vedono nella firma turca del protocollo di
Ankara un riconoscimento de facto del Governo di Nicosia, i
turco-ciprioti prendono le distanze. Eppure per qualcuno
quella firma andrebbe a tutto vantaggio di questi ultimi. |
The Greek Cypriot side tries to interpret
Turkey 's signing of the Ankara Protocol as de facto recognition of their
legitimacy. But Trnc Foreign Minister Denktas disagrees. He says that the
protocol can be a bargaining chip for both the Trnc and Turkey , if it can be
used properly
Denktas accuses the Greek Cypriots of using their economic wealth to bribe other
countries not to recognize the Trnc. 'After Gambia declared its readiness to
establish diplomatic ties with the Trnc, Papadopoulos sent an envoy to try and
talk them out of it. They offered $2 mln in trade and scholarships for Gambian
youth'
Denktas also reiterates the two-year deadline the Turkish Cypriots have set for
finding a solution to the Cyprus problem. 'If there's any change in the Greeks'
attitude towards the problem, we will leave our current policy and look for a
solution with them. Until then, we will follow our own way'
Turkish Republic of Northern Cyprus (Trnc) Foreign Minister Serdar Denktas late
on Tuesday urged the Turkish government to use the Ankara Protocol, extending
the European Union's Customs Union agreement to its 10 new members, including
the Greek Cypriots, as leverage for obtaining its foreign policy goals on the
Cyprus problem.
"The protocol can be an effective bargaining chip for both the Trnc and
Turkey if used properly," Denktas told Turkish journalists in Sanaa, the
capital of Yemen . Denktas is in Sanaa to represent his country at the
Organization of the Islamic Conference (Oic) ministerial meeting currently being
held. The Trnc has an observer status at the Oic under the name " Turkish
State of Cyprus ."
"The implementation of the Ankara Protocol is related to the realization of
some conditions," Denktas said. "Signing the protocol isn't the same
thing as implementing it fully within six months. The implementation should be
gradual, according to the steps taking by the Greek Cypriots."
'Greek Cypriot businessmen want a
piece of the $4 bln cake'
Underlining that the Greek Cypriots want immediate permission to use
Turkish ports, Denktas said that this could also be useful for bargaining.
"The Greek Cypriots have the sixth-largest fleet of trade ships, and Cyprus
is very close to Turkey," he said. "The transportation of goods in and
out of Turkey has a financial value of $4 billion. The Greek Cypriots calculate
that they can get half of this if Turkey allows their ships to use its ports.
Now the Greek Cypriot businessmen are very excited to get a share of this big
delicious cake. They can pressure the Greek Cypriot administration to find a
solution to the Cyprus problem."
'Greek Cypriots bribed Gambia'
Denktas also accused the Greek Cypriot administration of using its
economic wealth to bribe other states from recognizing the Trnc.
"After Gambia declared its readiness to establish diplomatic relations with
the Trnc, Papadopoulos sent an envoy to try and talk them out of it,"
Denktas said. "The Greek Cypriots offered the Gambians a guarantee of $2
million in trade per year and scholarships for Gambian youth to prevent such a
development. In the end, the Gambian leaders declared that they supported the UN
resolutions on Cyprus. In reality, this means they support the Greek Cypriots'
policies."
But he also warned the Gambian leaders, saying, "The Greeks Cypriots only
give promises, they never keep them."
The Trnc foreign minister added that the Greek Cypriots had sent letters to
every country in the Oic to prevent any upgrade in the status of the TRNC within
the organization before the Sanaa meetings.
The Trnc's two-year deadline
Denktas also reiterated the "two-year deadline" the Turkish
Cypriots have set for finding a solution to the Cyprus problem. "The
presidential elections in Greek Cyprus are scheduled for February 2008,"
Denktas said. "If there's any change in the Greeks' attitude towards the
problem, we will leave our current policy and look for a solution with them.
Until then, we will follow our own way." Denktas said that any hope for a
negotiations-based solution with the Greeks will have a better chance the more
other countries decide to recognize the Trnc.
Underlining that a decision on Cyprus is expected to be taken by the ministers
of the OIC at the end of their meetings, Denktas said that he does not expect
this decision to be radically different from previous decisions of the OIC.
"During their speeches at the meeting, the ministers of Azerbaijan and
Pakistan called on Oic members to ramp up efforts worldwide towards lifting the
embargo against the Turkish Cypriots," ," Denktas said.
Rauf Denktas' retirement hobby: Epistolary warnings
Serdar Denktas also spoke about his father, former President of the Trnc Rauf
Denktas's days in retirement.
The first president of the Trnc retired from active politics two months ago
after not running in April's presidential elections.
"Rauf Denktas spends his days in retirement sending letters of warning to
President Mehmet Ali Talat and myself," Serdar Denktas said. "There
are even some days that he sent three different letters with different warnings
about Greek Cypriots' possible policies and traps." (Zeynep
Gurcanli/The New Anatolian)
07.07.2005
SEMINARIO
ITALO-TURCO
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Incontro
nella Sala del Mappamondo di rappresentanti dei
due Paesi tra i quali Monica Baldi, Publio Fiori e Zeynep
Karahan Uslu. I temi affrontati. |
"Purtroppo, non abbiamo potuto
incontrarli formalmente. Li abbiamo incontrati qui alla Camera, e abbiamo trovato persone molto interessate al nostro
Paese, che vogliono avere più informazioni. Per questo motivo invieremo
loro un dossier sulla Turchia". Così la parlamentare turca, Zeynep
Karahan Uslu ha spiegato ai giornalisti l'incontro avvenuto con alcuni deputati della Lega Nord, dopo che nella Sala del
Mappamondo alla Camera, alcuni rappresentanti del Parlamento di Ankara si
erano incontrati per il primo seminario parlamentare italo-turco, con la delegazione di parlamentari italiani. Ma
sul mancato incontro ufficiale con i rappresentanti della Lega, la Turchia
ha rilanciato: "Contiamo di incontrare la Lega direttamente e in forma ufficiale - ha proseguito la Zeynep
Karahan Uslu - e vedremo se sarà possibile farlo la prossima volta che verremo in Italia. Noi siamo interessati al rapporto
con l'Italia - ha concluso - che è per noi un Paese sostenitore".
In merito ai temi trattati nel seminario, reso possibile grazie al Protocollo di collaborazione fra la Camera dei
Deputati italiana e la Grande Assemblea Nazionale di Turchia firmato lo scorso 26 gennaio dal Presidente, Pier Ferdinando
Casini, e dall'omologo turco, Bulent Arinc, numerosi gli argomenti oggetto del confronto: la cooperazione
euro-mediterranea, l'ingresso della Turchia in Europa, la legislazione in materia di
parità uomo-donna, le politiche di sviluppo e il ruolo delle piccole e medie imprese. A guidare la
delegazione italiana, l'esponente di Forza Italia Monica Baldi, che ha spiegato, in merito all'ingresso della Turchia in
UE "che l'ingresso di questo Paese è vantaggioso per l'Italia non solo in prospettiva mediterranea, ma anche come porta per il
Medio Oriente".
Per quanto riguarda altri temi affrontati: "Sul piano dei diritti umani - ha
spiegato la Baldi - la Turchia ha già rivisto gran parte della normativa. Il
Paese ha fatto passi da gigante rispetto ad alcuni anni fa. Ai fini dell'ingresso nell'Unione
Europea conta la questione del piano economico, che deve essere visto bene, sono 70 milioni di abitanti". All'ordine del giorno
anche la 'parità uomo-donna'. "Non è un caso - ha proseguito la Baldi - che a capo delle due delegazioni ci siano due donne.
Da questo punto di vista molti non sanno che Italia e Turchia hanno una storia in parte simile. Da noi l'elettorato per le
donne risale al '48, da loro al '35, mentre la grossa differenza e' nella rappresentanza politica, dove al nostro
9.5% di donne in Parlamento corrisponde il 4.3% da loro". Ai lavori ha partecipato, fra gli altri, anche il
vice-presidente della Camera, Publio Fiori. (Agi)
07.07.2005
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SOLO UNA CONTRARIETA'
POLITICA
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La
precisazione di alcuni esponenti della Lega Nord dopo l'incontro in
formale con la parlamentare turca Zeynep Karahan Uslu. |
''La nostra
contrarietà alla Turchia in Europa non è una posizione elettorale ma politica, condivisa
da tanti cittadini''. Guido Rossi, vicepresidente della Lega alla Camera, e i deputati del Carroccio Cesare Ercole e Carolina
Lussana hanno commentato così le dichiarazioni della parlamentare turca Zeynep Karahan Uslu e della deputata di Forza Italia, Monica Baldi.
Quanto all'incontro avuto con la delegazione turca, hanno precisato che ''c'è stata una stretta di mano assolutamente casuale. Loro
uscivano dal ristorante della Camera e noi stavamo prendendo un caffè. Il giorno in cui ci dovesse arrivare una richiesta per
un incontro ufficiale lo prenderemo in considerazione''.
''Non sarebbe comunque il primo incontro ufficiale con parlamentari turchi -
hanno spiegato - ce ne sono già stati nelle Commissioni esteri e per le politiche europee e in entrambe le
occasioni abbiamo chiaramente detto ai parlamentari turchi che siamo contrari all'ingresso del loro Paese in Europa.
Siamo stati cortesi e gentili con i colleghi di Ankara, come nostra abitudine e ci mancherebbe altro''.
''La nostra posizione di contrarietà, tra l'altro, è condivisa da larghi settori in Europa -
hanno aggiunto - Se i deputati di Ankara ci manderanno volontariamente un dossier,
come hanno annunciato, ovviamente lo leggeremo''.
''Vogliamo però precisare - hanno spiegato ancora - alla collega Baldi che la nostra
contrarietà all'ingresso di Ankara nell'UE non è una posizione elettorale ma culturale e politica che
incontra il consenso di una grande percentuale di cittadini. E quello che chiediamo dicono -
è una cosa molto semplice: consultare la gente, attraverso un referendum, sulla Turchia in
Europa''.
''Sul discorso della parità tra uomo e donna - ha concluso Lussana - non vorrei che Baldi
confondesse l'operazione di maquillage che è stata fatta con il diritto consuetudinario che
purtroppo in Turchia è ancora prevalente e che vede la donna in una posizione di fatto di assoluta sottomissione rispetto
all'uomo. Lo dimostrano i numerosi tragici episodi di cronaca anche molto recente''.
''Ricordiamo, per esempio - hanno concluso - che la manifestazione dell'8 marzo
è finita con una repressione della polizia e con l'arresto di 60 donne o la drammatica morte delle
tre ragazze che sono state fatte annegare perché non potevano essere toccate da uomini''.
(Ansa)
07.07.2005
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RELIGIOSI: NIENTE
PRIGIONE
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Approvata
dal Parlamento turco una legge a favore dei dirigenti delle scuole illegali. Questa volta il Capo dello Stato non può respingerla. |
Il Parlamento turco ha approvato senza
modifiche una legge controversa - che permette ai dirigenti delle
scuole religiose illegali di sottrarsi alla prigione - sulla quale il presidente
turco Ahmet Necdet Sezer aveva posto il veto. Sezer può apporre una volta sola
il suo veto alle leggi che gli vengono presentate. Ora, quindi, è costretto a
promulgarla o a inviarla alla Corte Costituzionale per chiederne l'annullamento.
La legge, approvata nel corso di una seduta burrascosa con 340 voti a favore e
54 contrari, è stata presentata dal partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP),
sorto dai movimenti islamici.
Il provvedimento fa parte di una serie di emendamenti ad una riforma penale
recentemente adottata dopo che la sua prima adozione a fine maggio, da parte dei
deputati della maggioranza, aveva provocato la protesta dell'opposizione
socialdemocratica e della stampa liberale. La legge prevede che i responsabili
delle scuole coraniche clandestine siano condannati a una semplice multa e non
alla pena di tre anni di carcere, come accadeva finora.
Sezer l'aveva rinviata in Parlamento giudicandola contraria alla concezione
laica dello Stato. L'elite laica turca si oppone categoricamente a qualsiasi
provvedimento che faciliti l'apertura delle scuole private, dato che una tale
disposizione permetterà ai movimenti islamici di fondare i loro propri centri
d'insegnamento. (tici@nline)
07.07.2005
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IL PONTEFICE FORSE AD ISTANBUL
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La
notizia di un viaggio a novembre di Benedetto XVI in Turchia è stata
diffusa dal giornale <Vartan> ma non è stata ancora
confermata ufficialmente dalla Santa Sede. |
Benedetto XVI
si recherà in visita al Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli in
Turchia il prossimo novembre. Secondo quanto riportato dal
quotidiano turco <Vatan> e ripreso quindi anche dai quotidiani
greci, l'annuncio della visita di Ratzinger è stato dato dal
patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, nel corso di
una Messa da lui recentemente presieduta. La notizia è di per se
sensazionale non tanto perché se vera non sia stata già diffusa
dal Vaticano, relativamente alla prima visita del successore di
Giovanni Paolo II ai fratelli ortodossi nel cuore di un Paese
musulmano, ma anche perché sarebbe una conferma importante del
dialogo ecumenico, posto come pedina centrale nel suo programma di
pontificato da Papa Ratzinger.
Per la cronaca: il Pontefice ha consegnato il Sacro Pallio - tra i
31 arcivescovi - anche Ruggero Franceschini, neo presule della
diocesi di Izmir.(Adnkronos)
07.07.2005
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"UN
GRANDE ONORE PER NOI LA SUA VISITA"
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Così
si è espresso l'arcivescovo del Patriarcato Ecumenico di
Costantinopoli dopo che un giornale turco ha annunciato la
visita del Papa ad Istanbul. |
Per l'arcivescovo del Patriarcato
Ecumenico di Costantinopoli in Italia, Gennadios, la visita di Benedetto XVI alla chiesa di Bartolomeo I, annunciata nei giorni scorsi dal quotidiano turco
<'Vatan> che l'ha anche calendarizzata per il prossimo novembre, ''sarebbe una tappa molto importante nelle
relazioni tra le due chiese sorelle di Costantinopoli e di Roma -
ha
auspicato - e darebbe un vigoroso slancio spirituale e morale per il
dialogo ecumenico''.
Il metropolita ortodosso d'Italia, anche arcivescovo di Malta, ha inoltre aggiunto
all'Adnkronos che ''è un grande onore che la Chiesa romana riconosca al patriarcato ecumenico di Costantinopoli di
essere sede della prima tra chiese orientali, prima, ossia prototronos (primo trono)''. ''La visita di Benedetto XVI
- ha continuato Gennadios - segnerebbe una tappa storica nel dialogo tra le
due Chiese, e riconoscerebbe, di fatto, la responsabilità del patriarcato ecumenico di Costantinopoli di coordinare le altre
Chiese ortodosse. Per il dialogo ecumenico tra Costantinopoli e Roma
- ha concluso il metropolita ortodosso - sarebbe un avvenimento storico e di
grande rilievo''. Tuttavia, secondo quanto si apprende da fonti vaticane, il viaggio in Turchia di Benedetto XVI non sarebbe ancora in
agenda. (Adnkronos)
07.07.2005
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IL RAPPORTO:
UNA CHIESA MORTIFICATA
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In
Turchia rimane ancora del tutto insoddisfacente il livello di rispetto
delle minoranze religiose. I cristiani sono appena 378 mila su una
popolazione di 71 milioni. La denuncia. |
In Turchia "rimane ancora del tutto
insoddisfacente il livello di rispetto delle minoranze religiose". Il rapporto
sulla <Libertà Religiosa> del 2005, stilato dall'<Aiuto alla Chiesa che Soffre>
e presentato in Parlamento dal presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini,
dal cardinale Renato Raffaele Martino, dai giornalisti Antonio Socci e Pier
Luigi Battista, tra i tanti Paesi si è soffermato anche sulla nazione a
maggioranza musulmana candidata ad entrare in Europa. Benché il Governo di Tayyip
Erdogan abbia intrapreso importanti riforme costituzionali che hanno modificato
l'assetto giuridico, rimovendo i tribunali speciali e ogni riferimento
costituzionale alla pena di morte, introducendo esplicitamente l'affermazione
del principio di eguaglianza tra uomo e donna, il giudizio che emerge sulle
condizioni in cui vivono i cristiani non è del tutto lusinghiero.
Ai cristiani - piccola minoranza di 380 mila persone su una popolazione di 71
milioni - è di fatto "impedito l'accesso a ruoli istituzionali civili o
militari, la possibilità di costruire chiese è praticamente nulla e,
nonostante la laicità della costituzione, le comunità non hanno riconoscimento
civile e non possono pertanto possedere nulla. Il rapporto ha messo in evidenza
l'incontro avvenuto nel giugno dell'anno scorso tra il presidente Recep Tayyip
Erdogan e la conferenza episcopale turca per la definizione dello status
giuridico della Chiesa cattolica.
Nel rapporto - circa 500 pagine - vengono passati in rassegna le situazioni
esistenti in ogni singolo Stato, sulla base di fonti di informazione dirette,
testimonianze, documenti ufficiali, stampa locale e notizie fornite da
organizzazioni per i diritti umani. Violenze, soprusi, persecuzioni non mancano,
indice che la libertà religiosa nel mondo è ancora critica. Il 2004 ha
evidenziato situazioni allarmanti soprattutto in Nigeria, Cina, Arabia Saudita,
Cuba, Iran, Pakistan. Un grande fermento ha caratterizzato poi i paesi del
Caucaso, i cui governi spesso affrontano la minaccia del terrorismo di matrice
islamica più con metodi repressivi che attraverso strategie in grado di isolare
il fondamentalismo. In altri Stati la persecuzione degli "infedeli"
raggiunge punte di vera e propria emergenza come in Iran, Pakistan e Arabia
Saudita, che prevedono il carcere e le torture nei confronti di chi contravviene
alle norme della legge cranica
Non poca preoccupazione riguarda il futuro dell'Irak, sconvolto dagli attentati
di terroristi sunniti nei confronti degli sciiti e dalle minacce, spesso portate
alle loro estreme conseguenze, contro le comunità cristiane. Le minoranze
cristiane, inoltre, sono finte nel mirino degli estremisti buddisti nello Sri
Lanka e degli induisti in India, dove si utilizzano leggi anti-conversione per
impedire ogni attività missionaria e ricorrono frequentemente alla violenza.
Quanto alla Corea del Nord, nel corso degli ultimi 50 anni, ha visto scomparire
nel nulla circa 300 mila cristiani. Analoga la pratica repressiva del regime di
Pechino nei confronti di cristiani, buddisti e membri del Falun Gong, internati
in campi di detenzione senza accuse e spesso liberati soltanto a morte avvenuta.
(ApCom)
07.07.2005
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"NON
FACCIAMO CRITICHE MA..."
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Il
presidente della Direzione turca degli Affari Religiosi ha voluto
precisare che - come il Pontefice può affermare che la salvezza è nel Cristianesimo - per i musulmani questa sta
nell'Islam. |
Turkish
Religious Affairs Directorate President Professor Ali Bardakoglu assures that
sermons do not include any expressions darkening other religions or making
discreditory remarks.
The US Ambassador to Ankara Eric Edelman had sent a letter to State Minister
Mehmet Aydin that reads that the sermons (khutbas) given in mosques include
worrisome expressions for Christians. Bardakoglu spoke in relation to the khutba
which referred that Islam is the religion that was read on March 11 and that had
saddened Edelman; however, The President said, it was based on a verse in Quran.
"As the Pope has the right to say that the salvation of all humanity is
only through Christianity, Muslims also have the right to say that it is the
only accepted religion by stating that Allah is Islam." No one can prevent
this no matter what religion they belong to.
"Our khutbas are prepared by the Religious Affairs High Commission, which
works on Religious Affairs. We do not take into account any of external demands
or expectations. We consider the situation in our country, national and social
unity, the principles of the Republic, secularism, democracy and problems that
we can help people to solve while we prepare our khutbas." (Mukreim
Albayrak/Zaman)
07.07.2005 |
MEDIA IN
TURCHIA, IL CORAGGIO DI <BIRGUN>
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Dogan Tilic, direttore responsabile di "Birgun", nonché
Presidente dell'Associazione Giornalisti Progressisti (CGD) e docente
universitario, racconta la nascita, le difficoltà e il coraggio del
quotidiano indipendente, oltre ad offrire un quadro della situazione dei
media in Turchia.
|
 - Lo scorso
aprile <Birgun> ha compiuto il suo primo anno di vita, possiamo tracciare un
bilancio di questa esperienza?
Se dovessimo fare un bilancio del primo anno di <Birgun>, l'elemento più
importante e positivo è che il giornale ha potuto resistere per un anno, è il
successo più importante. Quando abbiamo fondato il giornale, da molte parti si
diceva che non sarebbe stato possibile far vivere un giornale nato con un
capitale striminzito e dall'iniziativa di quattro o cinque persone.
- Ci sono state iniziative simili alla vostra in passato?
In passato lo scrittore Aziz Nesin aveva lanciato il progetto di un giornale
fondato su diecimila soci ma il progetto è fallito prima di poter stampare la
prima copia.
Qualche mese dopo l'uscita nelle edicole di "Birgun" si diceva che avrebbe
chiuso ben presto ma adesso nessuno può dire lo stesso. Certo questo non
significa che non ci siano problemi, anzi ci sono problemi molto seri, problemi
economici. Fino ad ora il giornale è riuscito a rimanere in piedi grazie
all'attaccamento delle persone che ci lavorano, molte persone lavorano senza un
ritorno materiale. Sempre a causa di problemi materiali, nonostante sia passato
un anno, non siamo riusciti a realizzare alcuni degli obbiettivi che ci
prefiggevamo all'inizio: ci sentiamo nella situazione di chi è costretto
continuamente a fuggire da una valanga incombente, per questa ragione non siamo
riusciti a completare il processo di istituzionalizzazione del giornale. Ogni
giorno cerchiamo di racimolare i soldi per la carta, per la tipografia, per
garantire l'uscita del giornale il giorno successivo. Ogni mese cerchiamo di
pagare i giornalisti, le bollette del telefono. Per queste ragioni non siamo
ancora riusciti a realizzare alcuni obbiettivi importanti, per esempio
l'elezione del direttore responsabile da parte dei dipendenti, garantire una
formazione continua ai corrispondenti, rafforzare la struttura democratica del
giornale. Nonostante questo il giornale ha come obbiettivo un modello ideale che
è espresso dalla nostra costituzione che è affissa alle pareti dei nostri
uffici. Ogni lavoratore, che è anche socio del giornale, leggendola ogni giorno
ha la possibilità di ricordarsi le ragioni del suo impegno ed ha il diritto di
spronarci a raggiungere quegli obbiettivi.
- Lei ha detto che <Birgun> è un giornale senza padroni, chi sono i
proprietari?
Ci sono circa 4.000 azionisti, molti dei quali posseggono una sola azione, del
valore inferiore ai cento dollari. Ci sono studenti universitari, operai, e poi
ci sono anche persone che possiedono più azioni, dieci, quindici.
- La distribuzione per voi rappresenta un problema serio...
Certo la distribuzione è il più importante dei problemi per un giornale in
Turchia. La rete di distribuzione ha della caratteristiche che rendono molto
difficile la vita ai giornali di medie dimensioni. Ci sono circa 85.000 punti
vendita nel Paese. All'inizio noi stampavano circa 100.000 copie e ne vendevamo
circa 30.000 ma per un giornale come il nostro una resa quotidiana di 70.000
copie significava il rischio di fallimento nell'arco di una settimana. Per
questa ragione, e per abbassare i costi di stampa, siamo passati a stampare solo
35.000 copie. Questo significa che in almeno 50.000 punti vendita il nostro
giornale non arriva e negli altri ne arriva solo una copia. Ovviamente le
vendite sono calate ma ora, pur vendendo solamente 15.000 copie, dal punto di
vista prettamente economico la situazione è migliorata. Abbiamo poi pensato di
rimediare a questi problemi lanciando una campagna abbonamenti. Dal punto di
vista delle entrate è meno conveniente perché ci sono notevoli spese di
distribuzione, ma perlomeno non abbiamo perdite e non corriamo il rischio di
avere delle rese. Attualmente abbiamo circa 2.000 abbonati. Inoltre negli ultimi
tempi abbiamo cominciato a vendere il giornale a metà prezzo nei campus
universitari (250 centesimi/kurus).
- Come è nato il progetto <Birgun>?
Al progetto partecipano persone provenienti
da ambienti diversi. Io per esempio, che sono stato uno dei promotori
dell'iniziativa, da anni pensavo e scrivevo sulla necessità di un giornale
simile, anche in qualità di presidente di diverse associazioni di categoria.
C'è poi il mondo delle associazioni dei lavoratori, i sindacati degli
insegnanti, ambienti che da sempre si lamentavano di non vedere rappresentato
nel mondo dell'informazione la loro realtà e i loro problemi. A questo
proposito c'è un episodio eloquente e cruciale: nel 1995 ad Ankara, lavoratori
e dipendenti pubblici con i loro sindacati, organizzarono una manifestazione
imponente alla quale parteciparono 500.000 persone. Il giorno successivo sugli
organi di informazione non c'era traccia della manifestazione, forse ne aveva
parlato la <Cnn International> o i giornali stranieri ma la stampa turca no.
Un episodio che rafforzò la convinzione che vi fosse la necessità di un
giornale diverso. I rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori, della
società civile, un gruppo di giornalisti si riunirono ponendosi la domanda
" C'è bisogno di un giornale di questo tipo, vorreste un giornale
così?" e fecero una ricerca. Alla fine pubblicammo una dichiarazione
accompagnata da 100 firme nella quale si diceva "Si, vogliamo un giornale
diverso". In seguito lentamente con le persone disposte ad acquistare le
azioni abbiamo accumulato un piccolo capitale ed è cominciata la nostra
avventura.
- Qual è la politica editoriale di <Birgun>?
La costituzione di cui parlavo prima precisa la politica editoriale del
giornale. In modo chiaro si scrive che facciamo un giornale che sostiene l'idea
di un mondo più libero, più vario, più giusto. Certo è un giornale di
sinistra, quindi le problematiche del mondo del lavoro hanno per il giornale un
rilievo particolare. In passato tutti i giornali turchi avevano una pagina
dedicata ai sindacati dei lavoratori, era una caratteristica comune a tutti i
giornali. Poi lentamente questo spazio ha cominciato a ridursi ed al suo posto
hanno cominciato ad apparire le pagine dedicate alle notizie della borsa. Noi
abbiamo scelto di invertire questa tendenza: ogni giorno vi è la pagina
"Vita lavorativa" dedicata al mondo del lavoro. Cerchiamo però di
fare un giornale aperto a tutte le opinioni, fondato sulla libertà di
espressione, polifonico. E' particolarmente importante poi dare spazio a quelle
voci che solitamente sono condannate al silenzio, le voci delle donne, il mondo
dell'ecologia, i diversi gruppi etnici. Ad esempio rispetto alla questione
armena, uno dei nostri collaboratori (Hrant Dink, ndt) è armeno e forse è uno
dei più autorevoli esponenti della comunità.
- Nel fondare <Birgun> avete tenuto conto di analoghe esperienze in
Europa?
Io sono anche vice-presidente dell'Unione dei Giornalisti Europei, conosco bene
il mondo della stampa internazionale, inoltre lo seguo anche dal punto di vista
accademico. Purtroppo nel mondo ci sono stati molti tentativi di esperienze
simili alla nostra, ma in genere non hanno avuto grande successo. Ad esempio in
Germania c'è un giornale di proprietà di una cooperativa, la <Taz>, ma anche
loro sono continuamente in difficoltà, lanciano campagne come "La <Taz> deve
vivere!". L'ultima campagna ha proposto l'acquisto di azioni per 5.000
euro. Certo i soldi che la <Taz> riesce a raccogliere in Germania sono per noi un
traguardo impossibile. Anche <Le Monde> e <The Indipendent> sono nati
con la stessa logica ma col tempo si sono trovati costretti a vendere al grande
capitale. Sono quindi molto pochi gli esempi di giornale indipendenti al mondo.
Noi preparando questo progetto abbiamo tenuto presente diverse esperienze: ad
esempio quella di un quotidiano sud-coreano che elegge il direttore responsabile
scegliendolo tra tutti i dipendenti che abbiano almeno dieci anni di esperienza
di lavoro.
Certo ci sono poi giornali che sono direttamente legati ad un partito politico.
Noi siamo stati particolarmente attenti ad evitare questo genere di relazioni
organiche. In genere si dice che "Birgun" è il giornale dell'Odp (Partito
della Libertà e della Solidarietà) ma in realtà nell'ultimo congresso
generale del Partito la mozione che proponeva di sostenere <Birgun> è stata
bocciata. Ripeto, noi cerchiamo con molta attenzione di non diventare il
quotidiano di un partito politico.
- Veniamo ora alla situazione della stampa turca nel suo complesso. Si
vendono molti quotidiani in Turchia, si legge molto?
No, non credo. Non possiamo dire che in Turchia si legge molto. E' una tendenza
analoga a quella che si registra sul piano internazionale, vi è un calo delle
vendite. In Turchia si vendono mediamente 4.000.000 di quotidiani al giorno, una
cifra che si è potuta raggiungere anche con una serie di campagne promozionali
cominciate 4/5 anni fa. In realtà se facciamo un confronto con gli anni '60, un
periodo in cui la popolazione turca era di 35 milioni e vi erano circa 100.000
laureati nel paese, si vede che nonostante tutto il numero di quotidiani venduti
non era molto diverso da quello attuale, non c'è stato quindi un miglioramento
significativo.
Ora ci sono 75.000 milioni di abitanti e si vendono circa 4 milioni di copie,
non è molto. Gran parte dei quotidiani più venduti, attualmente il più
venduto è "Posta", sono giornali tabloid che danno molto spazio alle
fotografie ed alle notizie sensazionali. Certo anche i giornali più venduti in
Europa hanno queste caratteristiche, puntano molto sulla sensazione. Per questa
ragione credo che la tendenza che si registra attualmente in Turchia sia in
linea con quanto accade nel resto del mondo. C'è però una differenza
importante: i proprietari dei grandi giornali posseggono spesso
contemporaneamente più quotidiani, riviste, televisioni, siti internet. Ad
esempio <Hurriyet>, <Milliyet>, <Posta> e <Radikal> appartengono
tutti allo stesso gruppo, il gruppo Dogan ed i lavoratori, i giornalisti, le
tipografie, sono tutti legati allo stesso centro. Il gruppo poi ha un'agenzia di
informazioni, <Dogan Haber Ajansi>, che raccoglie informazioni in tutto il Paese e
poi le riversa in un unico grande "serbatoio". Questa riserva di
informazioni viene poi usata indifferentemente dai giornalisti di <Posta>,
<Hurriyet>, <Radikal>, <Milliyet>. In questo modo si arriva ad un
impressionante abbattimento dei costi. Ad esempio dicevamo di "Posta", in
questo giornale vi lavorano al massimo quindici giornalisti. Per giornali come
il nostro invece servono almeno 100 persone.
- Dal punto di vista della proprietà qual è la situazione della stampa
turca?
Attualmente il gruppo più importante, credo controlli il 60% dei media del
paese, è appunto il gruppo Dogan. Il rivale più agguerrito è il gruppo del
quotidiano <Sabah>. Dopo la crisi delle banche degli anni scorsi, la vecchia
proprietà è fallita ed il proprietario di "Sabah" è cambiato. In ogni
caso questo gruppo non ha un potere comparabile a quello del gruppo Dogan. Un
altro gruppo importante è quello della Holding di Karamehmet, che possiede tra
gli altri <Aksam>, <Tercuman>, alcuni quotidiani sportivi e televisioni
come Show TV. In sostanza in Turchia vi è un gruppo che controlla il 60% del
mercato e poi altri gruppi minori. Lo spazio per i quotidiani indipendenti è
ridotto, molto ridotto.
- Recentemente è stata presentata una legge che permette l'ingresso di una
quota di capitale straniero nella proprietà delle televisioni...
Sì, la legge è stata rinviata in Parlamento dal Presidente della Repubblica e
quindi attualmente non è possibile vendere quote di televisioni ad acquirenti
stranieri. Il Gruppo Dogan ha però stabilito recentemente contatti con la <Deutsche
Bank>, la <Cnn Turk >, poi ha relazioni con la <Time Warner>. Per quanto
riguarda i giornali non è possibile, credo, l'ingresso di capitali stranieri ma
per quanto riguarda le Tv si sta andando in quella direzione.
- Recentemente l'<Osservatorio sui Balcani> ha pubblicato un rapporto sui media
in Croazia che evidenziava la forte presenza di capitali tedeschi...
Non solamente in Croazia, anche nel resto dell''Europa centro-orientale, nelle
ex repubbliche sovietiche, nella fase di transizione si è creato un vuoto
riempito dai grandi gruppi internazionali. Credo che esista un rischio simile
anche in Turchia, se lo possiamo considerare un rischio. Ad esempio ora vi è
stato il caso il caso di <Star Tv>. Dopo il fallimento della banca che ne aveva la
proprietà la televisione è passata sotto il controllo dello stato. Ora ci sono
molti gruppi stranieri interessati all'acquisto ed aspettano solo che vi siano
le condizioni legali per farlo. C'è un interesse rivolto ai media turchi che
proviene sia dai capitali stranieri che dai grandi gruppi turchi. Credo si stia
consolidando la tendenza alla cooperazione tra il capitale locale e quello
internazionale. Per il momento però non è possibile confrontare la situazione
della Turchia con quella della Croazia o di altre realtà dell'Europa orientale.
- Un aspetto interessante è rappresentato dalla realtà della stampa locale.
In molte città di provincia turche vi è un gran numero di quotidiani locali,
magari di poche pagine, apparentemente sembra essere un settore molto
dinamico...
Ci sono però pochi esempi di città in cui i quotidiani locali sono realmente
influenti. Il più importante è Izmir, dove c'è il centenario <Yeni Asir>
(Nuovo secolo), ed anche Bursa. Al di fuori di queste due realtà, la stampa
locale è l'espressione delle relazioni tra il mondo della politica e
dell'economia a livello locale. Quotidiani di due o tre pagine, senza vere
notizie, che sopravvivono grazie alla pubblicità dei commercianti ed
imprenditori . Non esiste in Turchia una solida tradizione nel campo della
stampa locale, comparabile a quanto esiste in Europa. La stampa locale turca
vive un serio problema di qualità, di formazione. Periodicamente come sindacato
dei giornalisti, come associazione dei giornalisti, facciamo dei seminari di
formazione, da tutti i punti di vista, da quello della qualità a quello della
struttura finanziaria, la stampa locale turca lascia molto a desiderare.
- Lei è anche il Presidente dell'Associazione dei Giornalisti Progressisti (Cgd).
Quali sono le condizioni di lavoro del giornalista in Turchia?
Dal punto di vista delle retribuzioni possiamo riassumerle in questo modo: c'è
un gruppo ristrettissimo, le star dei media, che guadagna cifre astronomiche,
che non è nemmeno possibile conoscere. Si parla di 60/70.000 dollari al mese,
certo rappresentano una porzione ridottissima della popolazione dei giornalisti.
C'è poi un secondo gruppo, anch'esso ridotto, di giornalisti che guadagnano
circa 2/3.000 dollari al mese ma la gran parte dei giornalisti lavoravano con
stipendi molto bassi, anzi molti di loro sono giovani che con lo status di
stagisti lavorano senza percepire alcuno stipendio. Dal punto di vista della
presenza dei sindacati nei giornali, essi praticamente sono inesistenti. A
differenza del passato, gli imprenditori che sono entrati nel settore dei media
a partire dal 1980 non avevano nessuna esperienza ed erano estranei al mondo
dell'informazione ed una delle prime cose che hanno fatto è stata allontanare
le organizzazioni sindacali dai giornali. Ad esempio Dogan quando ha acquistato
<Milliyet> ha posto un ultimatum: o lasciate il lavoro o il sindacato.
Attualmente solamente i dipendenti di <Anadolu Ajansi> (l'agenzia di stampa
ufficiale) sono sindacalizzati, per il resto nessun altro. Per quanto riguarda
le associazioni di categoria, esse sono impegnate proprio nel tentativo di
aumentare la presenza dei sindacati nei giornali. Un lavoro però molto
difficile perché l'adesione ad un sindacato viene percepita come sinonimo di
rischio licenziamento.
- Per quanto riguarda la libertà di espressione ....
A questo proposito c'è un'espressione che mi piace molto: se sei disposto a
pagarne il prezzo, sei libero fino in fondo.
- Il prezzo è alto?
Quando si parla di libertà di espressione facciamo riferimento a due possibili
fonti di limitazione. La prima è lo Stato e le sue pressioni. Così come accade
in tutto il mondo anche in Turchia ci sono state pressioni, lo Stato ha fatto
sentire la sua presenza. In alcuni periodi i giornalisti sono stati incarcerati,
uccisi. In Turchia, soprattutto a metà degli anni '90, molti giornalisti sono
stati uccisi, in genere nel quadro della questione curda e della situazione di
conflitto che esisteva all'epoca. Ci sono stati poi argomenti tabù, la
questione curda, quella armena, l'esercito, scrivere di queste cose non è
facile ma negli ultimi anni è possibile dire che praticamente tutti questi
tabù sono stati infranti ed è stato allargato lo spazio di libertà. Uno
spazio di libertà che non si limita solo all'aspetto legislativo ma è legato
al più generale consolidamento di un clima democratico. Il consolidarsi in ampi
strati della società della convinzione che di un argomento specifico si può
discutere e parlare, permette che di questo argomento si possa effettivamente
scrivere e parlare, quasi indipendentemente dalle leggi.
Tuttavia mentre stiamo assistendo ad una riduzione delle pressioni provenienti
dallo Stato, stanno invece aumentando quelle provenienti dalla proprietà. Un
fenomeno che forse rischia di produrre una censura più pericolosa e seria. Ad
esempio, se il proprietario del giornale è coinvolto nella privatizzazione di
una qualche industria, il giornalista delle pagine economiche del suo giornale,
anche se giudicasse negativamente questa privatizzazione, non potrebbe
scriverlo. Credo si possa dire che attualmente l'intreccio tra il mondo dei
media e quello della politica rischia di produrre una pressione più pesante di
quella che potrebbe arrivare dallo Stato. A metà degli anni '90 facevo parte di
molte associazioni di categoria ed in quel periodo arrivavano molte delegazioni
dall'estero ed io ero costretto a raccontare che per quell'anno c'era stato un
certo numero di giornalisti incarcerati o uccisi. Oggi fortunatamente non devo
più raccontare cose simili ma come ho detto adesso c'è una pressione che
proviene da un'altra parte.
In tempi recenti poi il Governo ha varato una Legge per la Stampa, alla cui
elaborazione abbiamo partecipato anche noi come associazioni di giornalisti. Se
la confrontiamo con quella vecchia, questa è una legge molto più democratica,
L'elemento più interessante è che non esiste più il pericolo di pene
detentive per i giornalisti. Purtroppo però dopo questa legge, è arrivato il
nuovo codice penale nel quale gli articoli 25/26 prevedono di nuovo pene
detentive per i giornalisti. Articoli che nelle intenzioni sono stati pensati
per difendere i diritti dell'individuo di fronte allo strapotere dei media. Una
delle conseguenze però è che questa legge introduce delle limitazioni alla
libertà di espressione.
- A proposito del nuovo codice penale, nei mesi scorsi le associazioni dei
giornalisti hanno avuto un ruolo di primo piano nell'ottenere il rinvio della
sua entrata in vigore, che è avvenuta poi il 1° giugno scorso. Qual è il suo
giudizio?
In realtà il codice penale recentemente entrato in vigore è praticamente lo
stesso, per quanto riguarda la stampa non ci sono state modifiche importanti,
anzi in generale possiamo dire che non ci sono stati cambiamenti rispetto alla
precedente versione perché il presidente della Repubblica non ha ancora
approvato le modifiche apportate. In questo nuovo codice penale sono contenuti
alcuni concetti che probabilmente sono presenti nei codici penali di tutti i
paesi del mondo, "interessi nazionali", "sicurezza
nazionale". Sono però concetti molto vaghi: chi li precisa e rispetto a
che cosa? Se nella storia recente di un paese ci sono stati esempi negativi, se
la cultura democratica non si è sufficientemente consolidata, il rischio è che
un giudice possa, in base a questi concetti, sostenere facilmente che si sono
scritte delle cose che minacciano gli interessi nazionali.
- Lei è stato uno dei promotori e firmatari dell'appello che il 15 giugno
scorso 150, fra intellettuali, artisti ed imprenditori, hanno presentato in una
conferenza stampa. Un appello rivolto al Pkk ed anche al governo. Come è nata
questa iniziativa?
Se guardiamo ai nomi dei firmatari, vediamo che molti di loro sono presidenti ed
esponenti della società civile, dei sindacati, delle organizzazioni di
categoria. Io da anni scrivo notizie anche per l'agenzia di stampa spagnola e
per anni ogni giorno ho avuto davanti agli occhi notizie relative a scontri e
morti e questa situazione è durata quindici anni. Da alcuni anni viviamo un
periodo tranquillo ma negli ultimi tempi siamo costretti a constatare che tutto
sembra ricominciare di nuovo, ogni giorno arrivano notizie di scontri e di morti
e non è possibile non parlare di questo. Ci è sembrato che fosse necessario
fare qualcosa perché da un certo punto in poi parlare non serve più a niente.
Io sono stato l'unico giornalista turco ad essere in Jugoslavia tra il 1990 ed
il 1992. Da un certo momento in poi la guerra emargina ogni parola, ogni
discorso razionale, da quel punto in poi qualunque parola perde di significato,
nessuno vi ascolta, la macchina della guerra una volta in moto prosegue per
conto proprio. Per questo abbiamo deciso di dire qualcosa prima di arrivare a
questo punto, abbiamo detto cose semplici, elementari, che possono essere
facilmente condivise da tutti, poche righe ma chiare: che il PKK deponga le armi
e cessi le attività militari senza condizioni e che il potere politico muova
dei passi in direzione di una soluzione del problema. Questi due elementi non
devono escludersi reciprocamente. Passi che è necessario fare per evitare che
si rivivano le stesse situazioni che abbiamo vissuto nel recente passato.
- Quali reazioni avete avuto?
Le reazioni sono state positive, soprattutto da parte dei curdi, da Dehap,
da Leyla Zana, anche da alcuni del Pkk. Da parte del governo non ci si aspettava
delle reazioni ufficiali ma sono arrivate delle reazioni positive ufficiose da
parte di alcuni importanti esponenti politici...Vedremo. (http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview)
07.07.2005
|
ATTENTATO
CONTRO UN
TRENO
|
E'
avvenuto nella zona di Bingol. Sei soldati morti e otto feriti nel
convoglio che si è rovesciato. L'attacco opera dei terroristi del Pkk. |
Sei soldati sono stati uccisi e otto
persone sono rimaste ferite oggi nell'esplosione di una bomba su un treno nella
Turchia orientale, ad opera dei guerriglieri curdi. Lo hanno detto le autorità
militari.
Un secondo treno arrivato per fornire soccorso è stato oggetto di colpi d'arma
da fuoco da parte di militanti armati di fucili, ha detto un funzionario. Non è
chiaro al momento se ci siano state vittime in questo secondo attacco. L'agenzia
di stampa di stato <Anatolian> ha detto che obiettivo della bomba è stato
un treno postale.
I sei morti e due dei feriti sono soldati che stavano viaggiando sul treno nella
provincia di Bingol fra le città orientali di Elazig e Tatvan quando la bomba
è esplosa attorno alle 10 ora locale (le 9 in Italia). Un funzionario ha
riferito che si ritiene che siano stati i separatisti del Partito dei lavoratori
del Kurdistan (Pkk) a provocare lo scoppio dell'esplosivo plastico C-4 sistemato
sui binari e fatto saltare da un controllo a distanza. E' stata lanciata
un'operazione militare per catturare i responsabili.
L'esplosione ha fatto ribaltare dei vagoni, e i soccorritori sono impegnati a
cercare di recuperare le persone intrappolate all'interno, ha detto il
funzionario. Erano circa 100 le persone a bordo del treno al momento
dell'esplosione. I feriti vengono portati in ospedale in elicottero.
Più di 30.000 persone sono state uccise nella campagna armata del Pkk per
l'indipendenza della regione nel sudest della Turchia da quando i ribelli
presero le armi nel 1984. (Reuters)
07.07.2005
|
|
DURO J'ACCUSE
DEL GEN. BUYUKANIT ALL'UE
|
A
detta del capo delle Forze terrestre turche, Bruxelles
ignorerebbe le attività terroristiche del Pkk che si sta
riorganizzando militarmente. |
Il generale Yasar
Buyukanit, capo delle forze terrestri turche, ha severamento criticato
l'UE, accusando i Paesi europei di ignorare la minaccia rappresentata dal
Pkk, il partito comunista curdo.
In un'intervista a un settimanale specializzato in questioni militari, Buyukanit ha affermato che alcuni circoli turchi ed europei
ignorano le attività terroristiche del Pkk e consentono ai militanti
del partito di invocare i diritti umani, proprio nel momento in cui il
Pkk sta riorganizzandosi, a livello militare.
Recentemente la Turchia ha imputato ai militanti del Partito comunista curdo
l'escalation di violenze e attentati verificatasi nel sud-est del paese. L'ultimo episodio
riconducibile alla presunta attività del Pkk risale a sabato
scorso. Un ordigno, piazzato sui binari,
aveva causato il deragliamento di un treno nella provincia di Bingol e
la morte di sei persone a bordo. (Adnkronos)
07.07.2005
|
|
UCCISO UN
KAMIKAZE
|
Il
fatto è avvenuto ad Ankara. L'uomo-bomba voleva entrare al
ministero della Giustizia ma i metal-detector hanno dato
l'allarme. Una breve fuga prima che la polizia sparasse. |
Fallito attentato suicida
nel centro di Ankara con le drammatiche immagini della fuga e dell' uccisione del terrorista diffuse dalla televisione.
Un uomo di circa trent'anni, nome Muhammed Akyurt, ha tentato di entrare nel ministero della Giustizia. Come
ha riferito l'agenzia <Anadolu>, voleva passare per la porta principale ma i metal detector hanno dato l'allarme. L'uomo allora sembra abbia cercato di fare esplodere la bomba che portava addosso ma non c'è riuscito.
Sempre da quanto ha riportato l'agenzia, la polizia è intervenuta bloccandolo e ammanettandolo. A questo punto l'uomo, probabilmente controllato solo a distanza per paura che provocasse un'esplosione, ha tentato la fuga. La sua corsa non poteva
però durare a lungo. I poliziotti gli hanno sparato ed egli è caduto a terra al centro di una strada piena di traffico.
E' in questa fase che un operatore ha ripreso la scena, diffusa poi in tutto il mondo dalle tv. Il terrorista, vestito di bianco, viene colpito, presumibilmente alle gambe. Cade a terra, si
inginocchia. Un altro proiettile lo colpisce, sembra alla testa. L'uomo si accascia senza vita.
Si vede poi il lavoro di un artificiere, con maschera e tuta protettiva, che stacca qualcosa dal cadavere e lo appoggia a terra vicino a lui. Poco
più in là si nota una grande macchia di sangue. L'artificiere disinnesca l'ordigno, mentre un cordone di polizia
viene disposto per tenere a distanza i curiosi.
Le autorità di Ankara hanno minimizzato il fatto. ''Non è successo gran che'', ha commentato il ministro della giustizia Cemil Cicek. ''Tutti stiamo lavorando al nostro posto'', ha aggiunto.
Secondo fonti giornalistiche, è probabile che Akyurt appartenesse a un'organizzazione di
estrema sinistra. Non si sa se intendesse operare da solo o se avesse dei complici.
In Turchia non sono rari gli attentati compiuti da terroristi kamikaze. Ne sono stati provocati sia da estremisti islamici, sia da curdi, sia da gruppi di sinistra.
Il più grave di questi attentati ebbe luogo nel novembre 2003, quando terroristi legati a al Qaida uccisero
più di 60 persone a Istanbul. (Ansa)
07.07.2005
|
|
LIBERATO UN
OSTAGGIO
|
Dopo
sei mesi di prigionia rilasciato in Irak l'ostaggio turco
Abdulkadir Tanrikulu che era stato rapito in gennaio. |
Dopo
sei mesi di prigionia è stato liberato l'ostaggio turco
Abdulkadir Tanrikulu. Lo ha riferito l'agenzia di stampa <Anatolia>
citando una nota del ministero degli Esteri turco. Non sono state
fornite indicazioni sulle modalità che hanno condotto alla
liberazione dell'ostaggio. Tanrikulu, rapito dagli insorti il 13
gennaio scorso, era in Iraq per lavorare con un'impresa turca
impegnata nella ricostruzione. Ankara ha precisato che l'uomo - dopo
essere stato condotto all'ambasciata della Turchia a Baghdad e dopo
avere ultimate tutte le procedure - ha fatto ritorno a casa. (Adnkronos-Xinhua)
07.07.2005
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CLANDESTINI
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Centosettanta
immigrati arrestati in un sobborgo di Istanbul, nell'ambito di
una operazione contro il traffico di esseri umani. |
Centosessantasette immigrati clandestini
sono stati arrestati in un sobborgo di Istanbul dalla polizia turca, nell'ambito
di un'operazione contro il traffico di esseri umani: lo hanno reso noto le
autorità di Ankara.
La polizia ha effettuato gli arresti dopo aver perquisito due edifici e un
camion, utilizzato per traspostare i clandestini - provenienti da Pakistan e
Mauritania - verso altri Paesi europei.
Gli immigrati saranno rimpatriati nei Paesi di origine: la lotta
all'immigrazione clandestina è una delle richieste avanzate dall'Unione Europea
in vista dei colloqui di adesione di Ankara, che avranno inizio nell'ottobre
prossimo. (ApCom)
07.07.2005
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FURTO AL
TOPKAPI
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Audaci
"soliti ignoti" sono riusciti a penetrare nel palazzo-museo di
Istanbul e a portare via alcuni oggetti preziosi. Imbarazzo della polizia. |
Una banda di lestofanti, col favore delle tenebre, cammina sui tetti del Topkapi, il famoso
museo di Istanbul. Raggiunge la cupola di una delle sale del tesoro e, calandosi da un lucernario della volta, riesce a
rubare il famoso pugnale con il manico di smeraldo. La trama di un film americano del '64 ("Topkapi", regia di Jules Dassin)
è divenuta il canovaccio su cui qualche sera fa hanno 'recitato' veri ladri che hanno portato a segno un vero colpo.
La notizia l'ha data per primo un giornale turco, <Aksam>, ed è stata poi confermata da fonti ufficiali. La direzione del
museo ha mostrato imbarazzo: il furto ha riaperto infatti il dibattito sulla sicurezza del sito che richiama oltre un milione di visitatori
l'anno.
Se i ladri del film, a colpo eseguito, commettono poi un errore che li perde tutti, per il momento la polizia non
è riuscita ancora a mettere le mani sui ladri veri sebbene abbiano lasciato ''molte tracce'', secondo quanto affermato dal
direttore del museo, Ilber Ortayli. Il direttore ha detto che ''dei ladri'' sono penetrati nel
complesso museale attraverso un tetto, quello di un padiglione annesso al corpo centrale, lasciando ''molte tracce'', ma non ha
voluto dare ai giornalisti altri particolari poiché ''l'inchiesta della polizia
è ancora in corso''. Nove gli oggetti che sono stati rubati. Tra questi un sigillo
del sultano ottomano Mahmud II (1808-1839), disegnato da lui stesso: è a forma di uovo di struzzo, impreziosito da smalti, foglie d'oro e diamanti. Sparito anche il monogramma del sultano Abdulhamit primo, che ha regnato dal 1774 al 1789 e un paravento
in legno con intarsi in madreperla.
Il palazzo di Topkapi, sulla punta del Corno d'Oro, guarda sul Bosforo. Fu la residenza dei sultani per quattro secoli,
ingrandendosi via via e divenendo una sorta di citta' nella città con al suo interno vie e piazze dove, al tempo, si svolgeva la vita ufficiale e di rappresentanza della 'Grande
Porta'. Tra le sue mura, in una parte impedita agli sguardi e financo al sole, si trovava l'harem del sultano.
Il complesso del palazzo Topkapi fu trasformato in museo nel 1924 dal fondatore della Turchia moderna Mustafa Kamal Ataturk,
il quale spostò anche la capitale da Istanbul ad Ankara, anche per moralizzare, isolandoli al centro del
Paese, i centri del potere e del Governo.
Il museo di Topkapi - a parte l'unicità delle architetture - contiene tesori di inestimabile valore, i doni che gli
ambasciatori dell'impero portavano al sultano: gioielli e gemme di rara bellezza e alcune di grandezza eccezionale, armi
preziosamente istoriate, tessuti e ceramiche. Al suo interno anche alcune reliquie del profeta Maometto, tra cui la sua spada
e una ciocca dei suoi capelli, nonché alcune tra le prime edizioni miniate del Corano.
Molte volte i ladri hanno tentato di appropriarsi dei suoi
tesori. Questa volta sono riusciti ad arraffarne alcuni e - almeno per il momento - sembra l'abbiano fatta franca.
(Ansa)
07.07.2005
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IMPROVVIDA ONDATA
DI MALTEMPO
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Colpite
le zone occidentali del Mar Nero, quelle del Mediterraneo e la
stessa Istanbul. |
Heavy rain and strong winds
paralyzed life and traffic in western Turkey, causing floods in hundreds of
buildings especially in Istanbul. Rain is expected to spread to the western
Black Sea region, western Mediterranean region and to the northwestern parts of
the central Anatolian region as of today. Officials from the State
Meteorological Institute said they expected floods where heavy rainfall occurs
and warned citizens to take preventive measures. Strong winds and heavy rain in
Gallipoli, Çanakkale destroyed 70 percent of crops over an area of 2,000
hectares. (Turkish Daily News)
07.07.2005
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ALLA <TELECOM> il 55% di
<TURK TELEKOM>
OFFERTA MASSIMA DI 6.55 MILIARDI DI $
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Una
operazione importante non solo perché la Turchia è uno dei mercati più
promettenti per le imprese dell'UE in vista dell'allargamento ma perché
segna il rilancio dell'offensiva del gruppo telefonico italiano dopo la
riorganizzazione delle attività in America latina. Sconfitto il consorzio
guidato da <Etisalat>. |
 <Telecom> si è aggiudicata, in
consorzio con la saudita <Oger Telecom>, il 55 per cento dell' operatore
telefonico nazionale turco, <Turk Telekom>. "La Turchia entra nel
futuro di Telecom", ha scritto il <Sole-24 Ore>, sottolineando che si
tratta di un' operazione importante "non solo perché la Turchia è uno dei
mercati più promettenti per le imprese dell' Unione Europea in vista dell'
allargamento, ma anche perché segna il rilancio dell' offensiva internazionale
del gruppo telefonico italiano dopo la riorganizzazione delle attività in
America latina". <Milano Finanza> ha titolato "Telecom vince la
gara turca" e ha spiegato e, con un' offerta massima di 6.55 miliardi di
dollari, "è stato sconfitto l' altro consorzio impegnato nell' asta, una
joint venture guidata da <Etisalat> con <Celet Calik Energy> e
<Dubai Islamic Bank>, che aveva alzato la sua offerta fino a 6.5
miliardi". <MF> ha sottolineato che "<Turk Telekom>
controlla gran parte delle infrastrutture di rete fissa della Turchia e può
contare su oltre 19 milioni di clienti". (Agi)
07.07.2005
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MADE IN ITALY: CRESCIUTE
DEL 14.9%
LE ESPORTAZIONI VERSO LA TURCHIA
| Il
dato riguarda soprattutto macchine per impieghi speciali (31.5%), prodotti
chimici di base (35.1%), tessuti (31.7%), prodotti petroliferi raffinati
(60%) e macchine utensili (21.4%). In netto aumento anche l'import (43% in
più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) per un valore di 1.78
miliardi di dollari. |
Nel primo quadrimestre del 2005, secondo i dati forniti
dall' Istituto di Statistica Turco (Die) elaborati dall' ufficio Ice di
Istanbul, continua la dinamica positiva delle nostre esportazioni verso la
Turchia: +14.9% rispetto al primo quadrimestre del 2004, per un valore pari a 2.33 miliardi di dollari. La crescita riguarda le voci relative a: macchine per
impieghi speciali (+31.5%), prodotti chimici di base (+35.1 %), tessuti (+31.7
%), prodotti petroliferi raffinati (+60 %) e macchine utensili (+21.4%). Tra i
beni tipici del made in Italy, sono in crescita gioielleria e articoli di
abbigliamento, che totalizzano valori, per ciascuna voce, intorno ai 14 milioni
di dollari. In netto calo, invece le forniture relative agli autoveicoli (-45 %)
e alle parti e accessori per autoveicoli e motori (-21 %), che sono voci
importanti nel nostro export verso la Turchia. Le importazioni dalla Turchia in
Italia sono in netta crescita, essendo aumentate del 43% rispetto all' analogo
periodo dello scorso anno, per un valore pari a 1.78 miliardi di dollari. Sono
in crescita le voci relative agli autoveicoli (+72%), che tradizionalmente
costituiscono la voce principale delle esportazioni verso l' Italia (a causa,
soprattutto, dalla presenza di un importante stabilimento <Fiat> a Bursa), così
come le voci relative agli articoli di abbigliamento (+39.1%) e ai prodotti
della siderurgia (+141 %): un considerevole aumento dei tre settori più
importanti delle esportazioni turche verso l' Italia. (Ice
Istanbul)
07.07.2005
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SCARONI (ENI)
RILANCIA E PUNTA SU <TUPRAS>
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Qualora
il gruppo di Ravenna vincesse la gara per l'acquisto del 51%
delle raffinerie turche, il suo potere si rafforzerebbe
ulteriormente specie in questo settore strategico. I
concorrenti però non mancano, a cominciare dalle maggiori
società della Turchia e alle major come <Chevron Texaco> e <Exxon-Mobil>. |
 L'Eni rilancia sulle acquisizioni
internazionali nella raffinazione e distribuzione dei carburanti. A quanto apprende
l'Adnkronos, il gruppo guidato da Paolo Scaroni è in corsa per la
<Tupras>, società di Stato turca che controlla uno dei maggiori poli di raffinazione del bacino del Mediterraneo. Secondo
alcune fonti di stampa, il valore di mercato alle attuali quotazioni
sarebbe di oltre 3.3 miliardi di dollari. Qualora vincesse la gara, l'Eni si rafforzerebbe in settore particolarmente strategico.
Ora il colosso petrolifero sta preparandosi a formalizzare l'offerta che scade il 2 settembre, dopo aver presentato una richiesta
di pre-qualificazione entro la data prevista del 22 giugno. La posta
in gioco è il 51% delle raffinerie <Tupras>. E i concorrenti non
mancano. In pista ci sarebbero alcune tra le maggiori società turche
quali <Zorlu>, <Çukurova>, <Poqs>, <Koç Holding> e
<Oyak>, e major come <Chevron Texaco> ed <Exxon-Mobil>.
Così secondo alcune fonti, non sarebbe esclusa l'ipotesi di un'alleanza fra
l'<Eni> e un partner locale, già attivo nel settore.
Proprio in questi giorni il presidente del gruppo <Zorlu>, Ahmet Nazif Zorlu, ha annunciato che
parteciperà alla privatizzazione e che si sta valutando la
possibilità di formare una joint venture con altri partner. Lo scorso anno il suo Gruppo si era
aggiudicato la gara, che successivamente era stata annullata, insieme
alla russa <Tatneft> con un'offerta di 1.3 miliardi di dollari.
Tupras è un asset di particolare pregio in una fase di grande
difficoltà a costruire nuove raffinerie in presenza di una domanda crescente di prodotti raffinati e di un'offerta che stenta a tenere il
passo. Gli impianti sono da rimodernare ma hanno una capacità di lavorazione che arriva a 25 milioni tonnellate di greggio l'anno e una
produzione di 23.6 milioni di tonnellate. Per quest'anno, le previsioni sono in crescita. Le vendite di carburante, esclusa nafta e
Lpg, sono aumentate del 6.3% nei primi tre mesi dell'anno, raggiungendo i
4.2 milioni di tonnellate; anche la vendita di diesel e gasolio è in aumento.
La gara per la privatizzazione del 51% di <Tupras> è stata indetta lo scorso 29 aprile dal governo di Ankara; il
restante 49 è già stato collocato in borsa.
(Adnkronos)
07.07.2005
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ANCONA IN
MISSIONE A SMIRNE
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Successo
della visita di 27 imprenditori marchigiani che erano guidati
dai presidenti rispettivamente della Provincia, Enzo Giancarli,
e della Camera di Commercio, Guido Cataldi. Firmato un
protocollo di collaborazione che prevede anche un capitolo
sulla cooperazione inter-univesrsitaria tra le due sponde.
Importanti i risvolti sul piano economico. |
Si è
conclusa recentemente la missione a Smirne di una delegazione della
Provincia di Ancona, guidata dal presidente Enzo Giancarli, e di un'altra della Camera
di Commercio di Ancona, guidata da Giorgio Cataldi, presidente di "Ancona
Promuove" -Agenzia Speciale della Camera di Commercio di Ancona per
l'Internazionalizzazione delle Imprese - e da Michele De Vita, Direttore di
"Ancona Promuove" nonché Segretario Generale della Camera di Commercio.
In occasione della visita, organizzata dal Consolato
d'Italia a Smirne, è stato firmato un Protocollo di collaborazione tra
la Provincia e la città di Smirne che prevede, tra l'altro, un
capitolo sulla cooperazione inter-universitaria che costituirà il quadro
normativo per la conclusione di possibili futuri accordi tra le locali
"Izmir Ekonomi Universitesi" e "Ege Universitesi" e le Facoltà di
Agraria dell'Università di Ancona e di Scienze Politiche dell'Università
di Macerata.
La
visita ha avuto altresì importanti risvolti sul piano economico-commerciale. La
delegazione è infatti giunta in città accompagnata da 27 imprenditori
marchigiani che hanno incontrato i rappresentanti di 38 aziende turche
realizzando un numero complessivo di 90 contatti commerciali. Stampi e
stampaggio di materie plastiche il settore più rappresentato nonché, in misura
minore, i comparti delle apparecchiature elettriche per presse, costruzione di
macchine e impianti per la produzione, prodotti per il drenaggio e produzione di
minuterie tornite di precisione. (fonte Ambasciata
d'Italia ad Ankara)
07.07.2005
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IL NUOVO TERMINAL DI
MOSCA
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Lo
costruirà entro il 2007 la società turca <Eska Insaat> secondo un
accordo concluso recentemente con <Aeroflot>. Farà parte dello
scalo Shremetyevo. |
La società turca
<Enka İnşaat>, secondo un accordo
recentemente concluso con l'<Aeroflot>, costruirà entro il 2007 un nuovo
terminal presso l'aeroporto Sheremetyevo di Mosca. I lavori, che richiedono un
investimento pari a circa $430 milioni,
serviranno a rilanciare il ruolo strategico di Mosca quale importante
snodo aereo tra l'Europa e l'Asia. Nel 2004, del resto, il traffico passeggeri dei due attuali terminal è stato
pari a 12.86 milioni, l'11.5% in più rispetto al 2003 e largamente
superiore ai 9 milioni di capacità annua per cui erano stati progettati. (fonte
Amb. d'Ita)
07.07.2005
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EUROBOND SETTENNALI
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Saranno
emessi - su disposizione del Sottosegretariato turco al Tesoro - dal
<Credit Suisse First Boston> e dalla <Deutsche Bank>. |
Il Sottosegretariato
turco al Tesoro ha annunciato di aver dato mandato alla <Banca di Investimenti
Csfb> (Credit Suisse First Boston) ed alla <Deutsche Bank> di
emettere Eurobond settennali nell'ambito del
programma di finanziamenti dall'estero per il 2005. Secondo le
dichiarazioni del Tesoro i bond emessi sui mercati internazionali nel 2005 hanno
già 5.3 miliardi di dollari alle casse dello Stato. (fonte Amb.
d'Ita)
07.07.2005
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RISTRUTTURAZIONE
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Ne
sarà oggetto l'Istituto di crediti all'esportazione <TurkEximbak>.
Ciò servirà per migliorare i propri servizi. Il modello australiano. |
La
<TurkEximbank>, l'Istituto di crediti all'esportazione sarà
oggetto di una ristrutturazione sulla falsariga del modello australiano della
<Australian Eximbank Efic> (Export Finance and Insurance Corporation). La
decisione, frutto della recente
visita in Australia del ministro di Stato per il Commercio Estero Kurzad Tüzmen, consentirà alla <TurkEximbank> di migliorare i propri servizi
facendo tesoro dell'esperienza maturata da istituzioni analoghe di altri
Paesi. Il modello australiano, infatti, è stato scelto proprio perché,
come quello turco, riunisce sotto lo stesso tetto l'attività di
assicurazione e quella di finanziamento delle esportazioni. (fonte Amb.
d'Ita)
07.07.2005
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MENO FIDUCIA
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Secondo
i dati rilasciati dalla Banca Centrale turca per la quarta volta i
consumatori hanno manifestato questa tendenza. |
Secondo i dati
rilasciati dalla Banca Centrale turca, l'indice di fiducia dei consumatori nel
mese di maggio è sceso - per la quarta volta consecutiva dall'inizio
dell'anno di 0.1 punti, da 100.4 di aprile a 100.3. La diminuzione viene
imputata dalla Banca Centrale alla percezione da parte dei consumatori di un
deterioramento del proprio potere d'acquisto nel periodo in questione e più in generale alle condizioni d'acquisto dei beni durevoli.
L'indice, che viene calcolato dall'Istituto Centrale di Statistica e
dalla stessa Banca Centrale, si basa su indagini mensili relative alle
tendenze dei consumatori, condotte monitorando le loro abitudini di spesa e
le aspettative soggettive. (fonte Amb. d'Ita)
07.07.2005
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<TURKCELL> PASSA AL
GRUPPO RUSSO <ALFA>
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La
società - in possesso della finanziaria <Cukurova> - pagata 3.3
miliardi di dollari. Azione di rivalsa, per diritto di prelazione, della
scandinava <TeliaSonera> davanti al Tribunale commerciale
internazionale di Ginevra. |
Il gruppo russo <Alfa>
ha concluso l'acquisto delle quote della turca <Turkcell> in possesso della
finanziaria <Çukurova> per la somma di $3.3 miliardi. La vendita, che
permetterà alla <Çukurova> di far fronte ai propri debiti nei confronti Tmsf
(il Fondo di assicurazione dei depositi), sarà
effettuata dalla <Alfa Telecom> attraverso l'emissione di un prestito di
$1.7 miliardi ripagabile in sei anni a favore della <Çukurova Finance
International> e dalla emissione, da parte della <Çukurova Telecom Holding
Limited>, di obbligazioni per $1.6 miliardi convertibili in azioni della
<Turkcell>. La conversione delle obbligazioni in azioni <Turkcell>, che
sarà
possibile dopo 18 mesi dalla loro emissione, si tradurrà per la <Alfa Telecom> in una quota
azionaria della <Turkcell> pari al 13.22%. Nel frattempo, la scandinava
<TeliaSonera>, che già possiede il 37% della <Turkcell>, ha annunciato che
avvierà un'azione legale presso il Tribunale commerciale internazionale
di Ginevra nei confronti della <Çukurova> con cui lo scorso marzo aveva
siglato un accordo di vendita che avrebbe permesso alla società
scandinava di aumentare la propria partecipazione azionaria nella <Turkcell>
al 64.3%. (fonte Amb. d'Ita)
07.07.2005
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NUOVO
TESTO DI LEGGE
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Riguarda
il regolamento del settore bancario secondo le condizioni
poste dal Fondo Monetario Internazionale. |
La
Commissione Pianificazione e Bilancio del Parlamento turco ha
approvato il nuovo testo di legge che regola il settore bancario la
cui definizione costituiva una delle condizioni poste dal Fondo
Monetario Internazionale al rilascio della prima tranche di credito
del nuovo programma di stand-by siglato con il Paese. Ancora
in corso, invece, l'iter per l'approvazione della legge sulla
Sicurezza Sociale, posta anch'essa come requisito per dare inizio
all'erogazione dei fondi. (fonte Amb.d'Ita)
07.07.2005
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COCA
COLA: IMBOTTIGLIAMENTO E DISTRIBUZIONE
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Costituita
una nuova società formata dal gruppo turco <Efes Sinai
Investment> e la irakena <Hmbs>. La sede è a
Dubai e il capitale iniziale è di 165 mila dollari. |
Il
Gruppo turco <Efes Sinai Investment>, attraverso la
controllata <Efes Invest Holland>, e la società irachena
<Hmbs> hanno costituito una società per l'imbottigliamento
e la distribuzione della <Coca Cola> aprendo uno stabilimento
in Irak. La neo-costituita partnership, con un capitale iniziale di
$165.000, con sede a Dubai, ha
iniziato la produzione all'inizio di luglio ed ha ottenuto dalla
<Coca Cola Co.> l'esclusiva per la distribuzione e la
vendita di bevande in Iraq con l'opzione di acquisirne entro i
prossimi due anni, tutti i diritti di mercato. Attualmente le bevande della
<Coca Cola> sono importate in Iraq dalla Turchia, dalla
Giordania e da altri paesi confinanti. (fonte Amb.
D'Ita)
07.07.2005
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STABILIMENTO
<ARCELIK> ORA ANCHE IN RUSSIA
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Sarà
operativo dal prossimo anno e produrrà frigoriferi e
lavatrici: Capacità annua di 900 mila unità ed impiego di
mille operai. |
L'azienda
turca <Arçelik>, appartenente al <Gruppo Koç>, e
leader nella produzione di elettrodomestici, aprirà uno
stabilimento in Russia che sarà operativo a partire dal prossimo
anno e produrrà frigoriferi e lavatrici con una capacità annua
iniziale di 900.000 unità e con l'impiego di 1000 operai. Il
<Gruppo Koç> ha investito nel progetto una somma pari a €
58 milioni di cui la meta' sara' finanziata con capitali esteri.
(fonte Amb. D'Ita)
07.07.2005
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INFORMATION
TECHNOLOGY: LE AZIENDE CHE VI OPERANO
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Sono
almeno 500. Riconoscimenti sia alla <Tuk Telekom>, alla
<Tukcell> e alla <Telsim> sia ad aziende del
sub-settore manifatturiero nonché a quello per la vendita di
software Adobe. |
Sono
almeno 500 le aziende turche che operano nel settore dell'Information
Technology: è quanto ha rivelato il rapporto annuale, recentemente
presentato alla stampa dalla ditta di <IT Interpro>, che si
basa sulle vendite nel 2004 in 51 diverse sub-categorie, dall'hardware
al software al settore dei servizi. Tra le aziende che hanno
ricevuto riconoscimenti per la loro attività figurano la <Türk
Telekom> (operatore di telefonia fissa), la <Turkcell> e la
<Telsim> (operatori di telefonia mobile) che occupano le prime
tre posizioni nella categoria hardware. Altre aziende leader nel
Paese hanno ottenuto un riconoscimento nella categoria software
(Probil), in quella della pianificazione delle risorse aziendali e
delle applicazioni di Internet (Meteksan Sistem).
Riconoscimenti sono stati anche assegnati ad aziende del sub-settore
manifatturiero (<Boğazici Yazılım>) ed in
quello della vendita di software Adobe per la riproduzione di
immagini (<Bilkom>) e di sistemi operativi Microsoft (Logosoft).
(fonte Amb. d'Ita)
07.07.2005
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CRESCITA
DEL DEFICIT
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Riguarda
i primi mesi di quest'anno. Il dato fornito dall'Istituto di
Statistica turco (Die). I numeri in relazione all'import e
all'export. |
Secondo
i dati preliminari recentemente resi noti dall'Istituto Nazionale
di Statistica turco (DİE), il deficit commerciale
della Turchia nei primi cinque mesi del 2005 è cresciuto del
22.7% a $16.1 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2004 ($13.1
miliardi). Sempre nel periodo di riferimento si è registrato un
aumento del 22.1% delle esportazioni (a circa $29 miliardi) e del
22.3% delle importazioni ( a circa $46 miliardi). Il dato relativo
al solo mese di maggio indica un aumento delle esportazioni del 9.9%
($5.6 miliardi) e delle importazioni del 22.1% ($9.7 miliardi).
(fonte Amb. d'Ita)
07.07.2005
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DISOCCUPAZIONE
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Il
tasso in Turchia a marzo si è attestato al 10.9%. Il dato
fornito dal Die. |
Sempre
l'Istituto Nazionale di Statistica turco (DİE) ha rivelato
che il tasso di disoccupazione nel mese di marzo si è attestato al
10.9% mentre il totale della forza lavoro impiegata è salito a
21.190 milioni unità, di cui il 13.3% nelle città e il 7.5% nelle
zone rurali. (fonte Amb. d'Ita)
07.07.2005
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TRATTATIVE
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Si
sono appena concluse quelle per vendita dell'89.3% della <Disbank>. |
Si
sono appena concluse le trattative per la vendita della quota
azionaria dell'89.3% della <Dışbank> alla
finanziaria belga-olandese <Fortis>. Le azioni della <Dışbank>,
il settimo istituto di credito per grandezza in Turchia, di proprietà del Gruppo <Doğan>, sono state
vendute per la somma di € 880 milioni ($1.2 miliardi circa). La
<Dışbank>, che ha un valore di mercato pari a $1.07
miliardi e conta 173 filiali nel Paese ed oltre un milione di
clienti, l'anno scorso ha totalizzato entrate nette per $80
milioni. (fonte Amb. d'Ita)
07.07.2005
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INDICATORI MACROECONOMICI
Pnl 2004: crescita annua del 9.9%
Pnl pro capite 2004: US $
4.172
Pil 2004: crescita annua
dell'8.9%
Pil pro capite 2004: US
$ 4.187
Inflazione annua
(prezzi al consumo): 8.47% (dato di aprile)
Interscambio con
l'Italia nel quadrimestre gen | |