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Oggi>
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Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci
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direzione. |
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SMENTITA
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Romano
Prodi in una dichiarazione ha dichiarato che le sue parole
erano state travisate. "Non c'è stato alcun cambiamento
di opinione da parte mia nei confronti della Turchia. |
''Le mie parole sulla
Turchia sono state assolutamente travisate. Ho fatto anche una dichiarazione alla Tv
turca. Io non ho cambiato il mio parere sulla Turchia''. Così Romano Prodi
ha precisato la sua posizione sull'ingresso della Turchia nella UE, al suo arrivo alla 'Fabbrica del
Programma' che ha aperto i battenti nel nordest.
''Il rapporto sulla Turchia che la mia Commissione aveva fatto era molto serio, molto meditato, indicava le vie per l'ingresso con la
dovuta prudenza e con la dovuta ratio.
Quello che ho osservato - ha proseguito il professore - è che il 'no' francese e il
'no' olandese, essendosi il dibattito molto incentrato
sull'allargamento alla Turchia e sulla concorrenza asiatica avrebbe avuto come conseguenza di rendere
più complicato l'ingresso stesso della Turchia nell'Unione Europea''.
Dal capannone industriale alla periferia di Vicenza, dove si è trasferita la
<Fabbrica del Programma>, Prodi ha aggiunto: ''Ribadisco che, se vogliamo che la Turchia entri nella
UE dobbiamo tranquillizzare l'opinione pubblica turca e l'opinione pubblica europea. Quest'ultima, infatti
- ha sottolineato Romano
Prodi - di questi tempi è molto inquieta. E allora, bisogna lasciare depositare
la polvere. Avere calma e pazienza e non ignorare quello che è
avvenuto''.
''Non c'è stato alcun cambiamento di opinione da parte mia - ha concluso il
professore - ma la necessità di riflettere, perché, se uno non riflette su questi avvenimenti vuol proprio dire che non ha
testa''. (Adnkronos)
29.06.2005
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.....E
ANCORA SMENTITA
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In
una intervista al giornale turco <Sabah>, l'ex
presidente della Commissione europea ha ribadito di non essere
contrario all'ingresso di Ankara in Europa. |
L'ex presidente della Commissione
Europea Romano Prodi ha ribadito in un'intervista al quotidiano turco
<Sabah> di non essere contrario all'adesione della Turchia all'Unione europea, dopo che nei giorni scorsi un giornale
italiano gli aveva attribuito una decisa ''contrarietà''.
''Non è vero. Ho già diffuso una smentita. Sto per chiarire la cosa anche con l'ambasciata
turca a Roma'', ha dichiarato Prodi al giornale turco, aggiungendo, tuttavia, che la
bocciatura dei recenti referendum in Francia ed Olanda della Costituzione europea ''ha reso
più difficile e complicata per la Turchia la via dell'UE, come molti affermano anche in
Turchia''.
''Non ho cambiato la mia posizione'' - ha ribadito il leader dell'Ulivo, riferendosi ai passi da lui compiuti sulla via
dell'adesione della Turchia quando era presidente della Commissione di
Bruxelles. (Ansa)
29.06.2005
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LA
MARGHERITA CONTRO
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Gli
elettori del partito di Rutelli, secondo un sondaggio su oltre
2000 persone, non vogliono la Turchia in Europa. E Prodi? |
Gli elettori
della Margherita non vogliono la Turchia nell'Unione Europea. Dal
sondaggio lanciato dal portale della Margherita, (margheritaonline.it)
emerge che ben il 58.35% dei simpatizzanti del partito presieduto da
Francesco Rutelli, sono contrari all'ingresso del paese levantino
nell'UE.
Il motivo? Per la maggioranza di coloro che hanno partecipato al
sondaggio, oltre 2000 persone, la Turchia non è un paese europeo e
rischia di indebolire l'Europa nella fase delicata di approvazione
della Costituzione. Solo il 41.65% si dichiara favorevole, perché
la presenza di un paese europeo islamico moderato rafforzerebbe il
ruolo di pace dell'Europa.
Il risultato non farà certamente piacere a Romano Prodi, che
proprio qualche giorno fa, aveva immediatamente smentito alcune sue
dichiarazioni riportate su nove colonne dai quotidiani, in cui il
Professore palesava qualche dubbio circa l'adesione della Turchia
all'UE. Per la Margherita un problema in più, dopo le tante
tensioni degli ultimi mesi che hanno portato il partito a un passo
dalla scissione (Giornale.it)
29.06.2005
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NESSUN PASSO
INDIETRO
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Ci
sono impegni che vanno rispettati", ha dichiarato in una
intervista all'Adnkronos l'ambasciatore di Londra in Italia a
proposito della Turchia. |
E' riuscito
Tony Blair a convincere l'Europa di non essere il colpevole
del fallimento del summit sul bilancio?
"Non siamo stati noi che abbiamo voluto creare una crisi - ha
voluto sottolineare in una intervista all'Adnkronos (ne
stralciamo una parte, ndr) l'ambasciatore di Londra in Italia
sir Ivory Roberts - Non è vero che vogliamo un'Europa solo economica,
il premier è stato fin dall'inizio appassionatamente europeista,
per questo no si lascerà mettere nell'angolo, vuole valutare e
vuole una Europa capace di accogliere nuovi membri".
Il riferimento è anzitutto alla Turchia, con cui il 3 ottobre,
proprio sotto la presidenza britannica, dovrebbero iniziare i
negoziati di adesione all'UE, avvio su cui in tanti ormai
esplicitamente hanno iniziato a frenare, a cominciare dal presidente
della Commissione europea, Josè Manuel Durao Barroso.
"Ci sono impegni già presi che devono essere rispettati",
ha detto l'ambasciatore, pensando anche al possibile ingresso della
Croazia nell'Unione. (da Adnkronos)
29.06.2005
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NEGOZIATI
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I
Capi di Stato e di Governo - oggetto la Turchia - hanno deciso
di avviarli da settembre. Lo ha detto il presidente della
Commissione europea, Josè Manuel Barroso. |
''I Capi di Stato e di Governo europei hanno deciso di avviare a partire
dal prossimo settembre negoziati con la Turchia''. Lo ha detto il
presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso,
auspicando che questa decisione ''possa essere approvata dalla
Commissione''. Barroso, che ha
partecipato insieme al premier Berlusconi alla cerimonia di
insediamento a Parma della nuova Authority europea per la sicurezza
alimentare, ha precisato che questa decisione non riguarderà
''l'ingresso della Turchia in Unione europea, ma solo l'avvio dei
negoziati''. E ha sottolineato che tra i più contrari a questa
ipotesi ci sono in particolare Francia e Olanda, ''preoccupate - ha
concluso - per il ritmo dell'allargamento dell'UE''. (Asca)
29.06.2005
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INVESTIMENTO
STRATEGICO
| Il
presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, si augura
che "la Turchia nel tempo possa diventare partner a pieno
titolo dell'Unione Europea". |
L'ingresso della Turchia in
Europa come membro integrato dell'Unione Europea "non sarà oggi,
né domani, ma è un investimento strategico". Lo ha detto il
presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante una conferenza
stampa congiunta con il presidente della Commissione europea Barroso,
che a sua volta aveva precisato come fino a adesso sia in gioco solo
"l'avvio dei negoziati con la Turchia. Si tratta di un processo
aperto e non di un esito finale". Berlusconi si è pronunciato a
favore dell'inizio delle negoziazioni ed ha affermato di sperare che
"la Turchia nel tempo possa diventare partner a pieno titolo
dell'Unione Europea". "La sua posizione geopolitica tra
Europa e mondo musulmano è strategica - ha detto - e il fatto che un
Paese musulmano possa dimostrarsi una piena democrazia e collaborare
al cento per cento con l'Occidente è fondamentale per il nostro
futuro".
Berlusconi, riferendosi al "no" pronunciato da Francia e
Olanda alla ratifica del Trattato costituzionale anche a causa dei
dubbi sull'allargamento e sull'ingresso della Turchia in Europa, ha
poi aggiunto: "Auspico che Francia e Olanda possano col tempo
cambiare opinione, verificando i cambiamenti legislativi e culturali
che avverranno in Turchia, e accettarla come membro integrale
dell'Unione". (ApCom)
29.06.2005
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IL RISPETTO
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Verrebbe
a mancare se non fossero rispettati gli impegni presi con
Ankara. |
La maggioranza dei 25 Stati
membri ''condivide l'idea che gli impegni presi negli ultimi anni devono essere rispettati'' nei confronti della Turchia.
Lo ha affermato il presidente dell'Unione Europea Jean-Claude Juncker,
nell'ambito di una conferenza stampa al recente vertice europeo.
Nel dicembre scorso, i Capi di Stato e di Governo della UE hanno deciso di avviare negoziati con la Turchia il 3 ottobre
prossimo, sotto certe condizioni.(Ansa)
29.06.2005
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LE DUE
CONDIZIONI
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Bruxelles
insiste perché questione Cipro e diritti umani vengano risolti
definitivamente dal Governo turco. |
Sull'adesione della Turchia
all'Unione Europea la Commissione UE ribadisce l'importanza delle due
condizioni fissate dal summit del dicembre scorso e ripete che ''la firma del protocollo di Ankara e la messa a punto del pacchetto
legislativo'' rimangono essenziali. La portavoce del Commissario per
l'Allargamento Olli Rehn, nel fare il punto sull'esito dell'ultimo Consiglio europeo riguardo all'adesione della Turchia ha spiegato che "'il vertice ha riconfermato una decisione
già presa e ribadito le
conclusioni di dicembre''.
Le due condizioni per l'apertura dei negoziati sono ''la firma e l'entrata in vigore del protocollo'' che riconosce l'esistenza di
Cipro, e ''l'entrata in vigore di sei leggi che sostengono i diritti umani''. La portavoce di Rehn ha spiegato infatti che ''la riforma
dei diritti umani è un processo sempre in corso che deve essere
ultimato'' affinché il Paese ottenga la luce verde dell'Unione Europea e si aggiunga ai 25 stati membri.
(Adnkronos-Aki)
29.06.2005
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TUTTO COME
PREVISTO
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I
negoziati cominceranno il 3 ottobre, ha detto l'ambasciatore
UE ad Ankara, Hansjoerg Kretschmer che ha comunque sollecitato
la Turchia a concentrarsi sul processo di adeguamento agli
standard europei. |
La crisi dell'Unione
europea non dovrebbe scoraggiare la Turchia dal realizzare il piano
di riforme, perché i negoziati di adesione cominceranno il 3
ottobre prossimo, come previsto. Così, Hansjoerg Kretschmer,
ambasciatore UE ad Ankara, in un'intervista pubblicata sul
quotidiano <New Anatolian>. L'obiettivo finale delle trattative resta
l'ingresso della Turchia nell'UE, assicura Kretschmer: ''Sul tavolo
non c'è che questo, niente di meno''. L'ambasciatore ha sollecitato,
dunque, Ankara a concentrarsi sul processo di adeguamento agli
standard europei, malgrado la crisi politico-istituzionale aperta
dalla bocciatura di Francia e Olanda alla Costituzione e le
prospettive, in Germania, di una vittoria elettorale dei cristiano-democratici, a fine anno. ''Ci sono nove anni da qui al
2014, la possibile data di adesione. Potrebbe sembrare molto tempo,
ma alla luce di quello che deve essere fatto, non lo è'', ha
ribadito
Kretschmer. In questo prolungato intervallo, la Turchia deve
''arginare l'influenza dei militari, migliorare la situazione delle
donne, rafforzare le libertà della minoranza curda e superare il
gap economico tra l'occidente industrializzato e l'impoverito est''.
L'ambasciatore ha, altresì, assicurato che la sigla del protocollo
su Cipro, condizione chiave per l'entrata nel blocco, non implica un
formale riconoscimento del Governo greco-cipriota (che Ankara
rifiuta di appoggiare). Il documento estenderebbe le consuetudini
dell'Unione ai dieci nuovi stati membri, inclusa Cipro. (Asca-Afp)
29.06.2005
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ANKARA
MINIMIZZA MA.....
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Il
Governo turco si attiene alla risoluzione del 17 dicembre
scorso ma sono in molti - dalla stampa all'opposizione - a
credere che Bruxelles non manterrà gli impegni. |
Ankara minimizza le conseguenze
sulle sue speranze di aderire all'Unione Europea della crisi politico-finanziaria
dell'UE: ''non ci riguarda'', afferma. Ma
la stampa turca è più pessimista ed afferma che la crisi porterà al congelamento del processo di allargamento alla
Turchia e al rafforzamento dell'ipotesi di un ''partenariato privilegiato'', in luogo della piena
membership. Nel frattempo,
sembra significativo il fatto che il premier turco Recep Tayyip
Erdogan - reduce da un'aspra polemica con il Cancelliere tedesco
Gherard Schroeder sul cosiddetto ''genocidio degli armeni'', - partecipando, unico leader non arabo, al Forum Economico arabo
di Beirut ha chiesto un rafforzamento dei rapporti turco-arabi.
Il Governo
- La crisi finanziaria dell'Unione europea non ci riguarda. Quello che conta per noi
è l'impegno già preso dall'UE il 17 dicembre scorso a far cominciare il nostro negoziato il 3 ottobre
prossimo'', ha dichiarato all'Ansa un alto funzionario turco, ricordando che anche i portavoce di Bruxelles
hanno confermato quell'impegno.
''Ankara ha ottemperato a tutte le condizioni poste ed ora si attende un mantenimento degli impegni
europei'', ha aggiunto la
stessa fonte, ben sapendo che proprio pochi giorni fa gli ambasciatori
dell'UE ad Ankara hanno espresso personalmente ad
Erdogan il loro disappunto per i ''ritardi e le inadempienze di Ankara'' nell'applicazione concreta delle riforme in molti
settori, tra cui in primo luogo la libertà di espressione e di esercizio delle religioni non musulmane.
''Gli ambasciatori dell'UE a me non dicono nulla, ma poi criticano in differenti
sedi'' , è stata la versione di
Erdogan. Quest'ultimo sta vedendo sfaldarsi il plotone dei suoi sostenitori
nell'UE. Vedi l'aspra polemica
col Cancelliere tedesco, Gherard Schroeder (finora il più forte sostenitore della Turchia
nell'UE), al quale ha rimproverato di non avere prevenuto l'approvazione al Bundestag di una risoluzione che sfiora il riconoscimento del carattere di
''genocidio'' (un termine-anatema per Ankara) ai massacri degli armeni degli anni 1915-1916. Una risoluzione che ha guastato il clima ''flautato'' di rapporti turco-tedeschi, con ''condanna''
ufficiale di Ankara e convocazione dell'ambasciatore tedesco al ministero degli
Esteri turco.
La stampa
- Una buona notizia per Ankara - nota la stampa - è senz'altro il fatto che il vertice di Lussemburgo abbia
ufficialmente confermato, sia pure ''con freddezza e riluttanza'', i suoi impegni all'allargamento, ma da diversi
segnali (come quello che l'allargamento alla Turchia non sia citato nella risoluzione finale) la
più parte dei commentatori
turchi trae la conclusione che, specie dopo le elezioni tedesche di settembre, quelli impegni difficilmente potranno essere
continuati, per lo meno con lo stesso dinamismo degli anni scorsi ed alla Turchia potrebbe venire offerto quel
''partenariato privilegiato'' con l'UE, che Ankara ha finora respinto con lo sdegno dell'orgoglio ferito.
Questa è, per esempio, l'opinione del maggiore quotidiano turco <Hurriyet> (di centro) e dei
giornali filo-governativi <Zaman> (filoislamico) e <Vatan> (laico di centro), secondo cui a favore della membership della Turchia ci sarebbero solo la Gran Bretagna e l'Italia, mentre la maggior parte degli altri
Paesi
parlano ormai di partenariato privilegiato ed il presidente francese Jacques Chirac, un tempo sostenitore di Ankara, ha
proposto un vertice straordinario dell'UE per discutere il dossier Turchia.
Erdogan
- Potrebbe essere significativo - secondo vari analisti - il fatto che il premier
Erdogan, proprio quando si prospetta un rallentamento, se non un rinvio, del processo
europeo della Turchia, specie in vista dell'avvento al potere in Germania del
partito cristiano-democratico di Angela Merkel, (nettamente contrario alla piena
membership della Turchia, nell'UE), abbia partecipato, unico leader non arabo, nei giorni scorso al ''Forum Economico arabo'' dove ha
proposto un deciso
rafforzamento dei rapporti economici turco-arabi ed una zona di libero scambio ''dal Marocco alla Siria''.
Opposizione
- Significativo è certamente poi il fatto che il leader dell'opposizione parlamentare, Deniz Baykal, considerando ormai impossibile l'adesione della Turchia
all'UE, abbia chiesto ad
Erdogan di non firmare il protocollo di estensione dell'Unione doganale con
l'UE, che implicherebbe un impopolare
riconoscimento di fatto della Repubblica greca di Cipro e che Bruxelles ha posto come condizione per l'avvio del negoziato.
(Lucio Leante/Ansa)
29.06.2005
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AVVIARE I
NEGOZIATI
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Lo
ha detto da Londra - a proposito di Ankara - il vice-premier e ministro
degli Esteri italiani, Gianfranco Fini. Ma attenzione, ha aggiunto poi. |
''E' interesse anche dell' Unione
Europea, oltre che della Turchia, avviare i negoziati'' di
adesione della Turchia all' Europa. Ne è convinto il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini che da Londra ha precisato
però che la UE dovrà essere ''molto rigorosa e scrupolosa''
nel processo di verifica del rispetto da parte di Ankara delle condizioni che sono alla base della futura entrata nell' Unione
da parte di ogni Paese richiedente. (Ansa)
29.06.2005.
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INTEGRAZIONE=INGRESSO
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Per
il responsabile esteri di An, Marco Zacchera, avere la Turchia in Europa
porterà solo vantaggi. Nessun rischio di islamizzazione. |
Integrazione europea significa anche
ingresso della Turchia nella UE. Anche se, ''a determinate
condizioni''. E' l'opinione di Marco Zacchera, responsabile Esteri di An, secondo il quale
''è interesse dell'Italia avere la Turchia in Europa''.
''Occorre ricordare - dice Zacchera - che i turchi non sono arabi e gli accordi di Shengen possono non valere per tutti i
Paesi dell'Unione Europea come già avviene oggi e, quindi, un ingresso della Turchia nell'Unione non significa una invasione
dei turchi in Europa. Dal punto di vista strategico, l'Italia ha bisogno di un maggior peso dei Paesi mediterranei nell'Unione
Europea e la stessa Grecia è favorevole all'ingresso della Turchia''.
''Oggi - ricorda l'esponente di An - l'Italia è il secondo partner commerciale della Turchia e, quindi, anche le imprese
italiane hanno tutto da guadagnare da una Turchia stabile ed europea perfettamente integrate con essa. La Turchia
è una nazione di musulmani, ma fortemente laica e dobbiamo aiutare queste nazioni se non vogliamo che prevalgano i
fondamentalisti''.
Per Zacchera, dunque, ''occorrono negoziati seri e la Turchia dovrà accettare parametri europei, per permetterle di entrare
secondo i tempi e le tappe stabilite. Non possiamo lasciare le generazioni future nell'indecisione; ma lasciando da parte ogni
egoismo, occorre razionalizzare tutte le azioni volte alla realizzazione di una Europa stabile. Occorre avere spirito
costruttivo - conclude Zacchera - al fine di lasciare da parte i piccoli interessi e rivolgersi agli interessi comuni europei dei
quali dovrà far parte anche la Turchia''. (Ansa)
29.06.2005
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"SARA'
SOLO PER DOPODOMANI"
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Così
si è espresso l'ex ministro del Tesoro Lamberto Dini circa
l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. "Non è per
oggi né per domani", ha detto. |
''L'adesione della Turchia
all'UE? Non è per oggi, né per domani, sarà solo per dopodomani''. Il giudizio è di Lamberto Dini, che invita ad una realistica definizione dei confini
dell'UE, dopo la vittoria degli euro-scettici nei referendum in Francia ed in Olanda.
Parlando con i giornalisti a margine dell'assemblea del gruppo speciale del Mediterraneo dell'assemblea parlamentare
della Nato, il senatore Dini ha detto: ''In questo momento c'è bisogno di una riflessione sui confini dell'Europa. Il segnale
che ci viene dal voto in Francia ed in Olanda è chiaro, anche per quanto riguarda l'adesione della Turchia. Sappiamo che la
Germania ha una posizione molto negativa sull'adesione all'UE di quel Paese. Certo, dobbiamo mantenere aperta la prospettiva di
adesione della Turchia all'UE, ma nel breve periodo non ci sono le
possibilità di una accelerazione''.
Per Dini, ''oggi dobbiamo lavorare su partenariati più forti con la Turchia senza che i suoi rappresentanti possano
però far parte delle istituzioni dell'UE. E' la strada
intermedia che forse dobbiamo percorrere - ha concluso Dini - in attesa di arrivare al momento in cui le condizioni
istituzionali, le volontà e le opinioni siano più chiare e più convergenti su un allargamento dell'Europa anche alla
Turchia. Restiamo a favore ma sappiamo che l'adesione della Turchia non e' per oggi, ne' per domani, ma
sarà per dopodomani''. (Ansa)
29.06.2005
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L'INVITO DI
BENEDETTO XVI A RIFLETTERE
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Il
Pontefice dedica al caso Turchia alcune pagine del suo ultimo libro
"L'Europa di Benedetto nella crisi delle culture". |
Benedetto XVI invita a riflettere
sul dibattito dell'ingresso della Turchia nell'Unione europea,
evidenziando le diverse radici culturali e religiose degli altri Paesi
dell'UE. Il Papa dedica alla spinosa questione alcune pagine del suo
ultimo libro, scritto quando era ancora cardinale, intitolato
"L'Europa di Benedetto nella crisi delle culture".
"Si tratta di uno Stato, o forse meglio, di un ambito culturale -
scrive Ratzinger - che non ha radici cristiane, ma che è stato
influenzato dalla cultura islamica. Ataturk ha poi cercato di trasformare
la Turchia in uno Stato laicista - ha aggiunto - tentando di impiantare il
laicismo maturato nel mondo cristiano dell'Europa su un terreno
musulmano". Ma per il Pontefice, "soltanto le norme e i
contenuti della stessa cultura illuminista potranno determinare l'identità
dell'Europa e ogni Stato che fa suoi questi criteri, potrà appartenere
all'Europa". Benedetto XVI si augura inoltre che "dappertutto
vengano rispettati la democrazia e i diritti umani". (ApCom)
29.06.2005
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IL NUOVO PAPA CI
E' OSTILE", SCRIVE LA STAMPA (TURCA)
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Vari
giornali hanno messo in evidenza come il Pontefice Benedetto XVI nel suo
ultimo libro ribadisca il concetto di una Turchia priva dei requisiti
per entrare nell'UE. |
Vari giornali turchi hanno riportato
con grande evidenza i giudizi del Papa Benedetto XVI sulla Turchia e l'Europa traendoli dal più recente libro del papa ''L'Europa di Benedetto'' e commentandoli con l'attribuirgli una
presunta ''ostilità'' del Pontefice alla Turchia.
''Il nuovo Papa rovescia ostilità'' (sulla Turchia), è il forte titolo di apertura di prima pagina dell'edizione di
qualche giorno fa del quotidiano di centro <Vatan>.
Secondo lo stesso giornale ''il Papa, che nel nuovo libro ha scritto che 'il posto della Turchia non
è nell'UE', ha invitato i leader dell'Unione a ripensare sulla membership della Turchia
nell'Unione europea''. Inoltre, il quotidiano ha pubblicato un'estesa traduzione in turco di un brano del libro: ''La Turchia
è un Paese che non ha radici cristiane ed è permeato invece dalla cultura islamica. Kemal Ataturk ha cercato di trasformare la
Turchia in uno stato laico cercando di importare il secolarismo dal mondo cristiano. Ma
l'identità dell'Europa può essere determinata solo dai contenuti e dalle norme della sua luminosa cultura. I
Paesi che possiedono questi caratteristiche culturali si potrebbero inserire in
Europa'' , ha scritto - secondo il giornale Benedetto XVI nel suo libro.
Il giornale ha affermato poi che il Papa era noto per essere ''nemico'' della Turchia sin da quando era cardinale e ricorda
che a quell'epoca egli dichiarò che la Turchia ha rappresentato un continente diverso nella storia e che i suoi valori sono
diversi, per cui l'adesione alla Turchia a pieno titolo all'UE sarebbe un grande errore, mentre sarebbe
più opportuno offrirle un ''partenariato privilegiato'' (come sostengono anche oggi
varie forze politiche in Francia, in Germania e di altri Paesi).
La stampa turca ha criticato in particolare la frase in cui l'allora cardinale Ratzinger propose alla Turchia un ruolo
leader nel mondo musulmano mediorientale. (Ansa)
29.06.2005.
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MONS. EDMOND
FARHAT: SOLO SULLA CARTA LA LIBERTA' RELIGIOSA
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Duro
attacco del Nunzio apostolico alla Direzione generale per gli Affari
Religiosi ( Diyanet) della Turchia a detta del quale nel Paese esiste
una "cristianofobia istituzionale". |
''In Turchia, Paese che si
definisce una democrazia laica, la libertà religiosa esiste solo sulla carta. Viene sancita dalla Costituzione, ma nei fatti
non viene applicata. Mancanze nell'applicazione delle leggi a tutela dell'esercizio delle altre religioni, processi che durano
decenni, strani ritardi e rinvii a ripetizione, reticenze e resistenze fanno pensare ad una strategia per non consentire ai
cristiani la stessa libertà di cui le religioni non cristiane
godono in Europa. In Turchia c'è una cristianofobia istituzionale non molto dissimile da quella esistente in altri
paesi musulmani''. Lo ha affermato, nel corso di un'intervista
esclusiva all'Ansa, il Nunzio (ambasciatore) Vaticano in Turchia, il monsignore libanese Edmond Farhat.
Il prelato cita ad esempio la vicenda di alcuni missionari protestanti, che avrebbero distribuito Vangeli gratis in alcune
città e che e' stata riportata da giornali e politici definendola, con allarme, 'pericolo missionario'.
''Si è creato clamore e si è gridato allo scandalo per una semplice e presunta
attività di proselitismo. Il proselitismo è forse un reato? No. Eppure, ci sono state interrogazioni
parlamentari e si è detto che i missionari minaccerebbero l'unità della nazione turca''.
La polemica sui missionari ha avuto il suo culmine alcuni mesi fa. Il ministro di
Stato per gli affari Religiosi, Mehmet Aydin, dichiarò, in effetti, allora che ''i missionari
minacciano l'unità della nazione'', benché lo stesso ministro abbia poi dovuto ammettere che in 5 anni vi sono state in
Turchia solo 368 conversioni al cristianesimo. La Direzione generale per gli
Affari Religiosi ('Diyanet', un nutrito ''quasi-ministero'' di cui è responsabile Aydin) regola la vita
religiosa in Turchia sulla base dell'assunto che ''il 99.7% dei turchi sono musulmani''; un dato contestato da molti, ma che al
governo sembra ragione sufficiente per non concedere alcuno spazio alle altre religioni, dato che -secondo lo stesso governo- sarebbe ''del tutto trascurabile'' la presenza in
Turchia non solo di uno 0,3 ufficiale di cristiani ed ebrei, ma anche quella di circa 15 milioni di aleviti, che nonostante si
proclamino ''una religione a parte'', vengono, tra loro crescenti proteste, assimilati ai musulmani sunniti e privati di
ogni riconoscimento e di ogni diritto.
''Quella sui missionari - continua monsignor Farhat- è una polemica che rinasce di tanto in tanto in Turchia e che sembra
riesumata a bella posta per limitare la libertà di culto dei cristiani. Questo non
è serio''.
''Dire (come ha detto un ministro turco, ndr) che una riunione dei rappresentanti delle chiese ortodosse al
Patriarcato di Fanar è 'un pericolo per la nazione turca', o che riaprire il seminario ortodosso di Habeliyada
è 'un pericolo per l'Islam', è francamente ridicolo'' - soggiunge.
''Va ricordato - incalza il diplomatico- che nel 1927, secondo il censimento di quell'anno, c'erano in Turchia 900 mila
cristiani su una popolazione di circa 13 milioni. Secondo il censimento del 2001, i cristiani sono scesi a 150 mila su una
popolazione di 71 milioni. Se si fa in modo che tutti gli altri se ne vadano o che si stanchino, e' chiaro che poi si
può dire
che tutto va bene perché ci siamo solo noi''.
''Un sacerdote cristiano, per avere il permesso di soggiorno, che tra l'altro deve essere rinnovato ogni anno, viene
sottoposto a pratiche lunghissime e complicate con ritardi inspiegabili a rimpalli da un organismo ad un altro. Per
esempio, attualmente abbiamo molte difficoltà ad ottenere il permesso di soggiorno per uno dei due preti residui in una
Chiesa di Istanbul. Cinque mesi fa ha presentato la sua domanda, ma non riesce ad ottenerlo. Ogni volta che va in ambasciata gli
si dice che ancora da Ankara non c'e' risposta. Come al solito, non si da' un rifiuto, ma nemmeno risposta''.
''Dal 1967 non riusciamo a farci riconoscere il diritto di passaggio per accedere ad una chiesa ad Adana dopo che la stessa
chiesa è stata operante, grazie a quel passaggio, per più di 150 anni. Il diritto
c'è ma non viene riconosciuto'' ''La stessa cosa ci accade per quella che per 130 anni e' stata la
sede della rappresentanza diplomatica del Vaticano a Istanbul, e dove due
Papi, Paolo VI e Giovanni Paolo II, hanno alloggiato.
Nonostante diritti maturati in 150 anni, non riusciamo a fare riconoscere lo status diplomatico di quell' edificio. Non si da'
risposta. E' questa la prassi turca''.
''Dal 1970 stiamo chiedendo un riconoscimento giuridico della Chiesa cattolica e delle sue
istituzioni in Turchia. Nel 2003 tutte le chiese cristiane hanno chiesto unitariamente allo stato
turco questo riconoscimento. Nel 2004 lo ha fatto anche la Conferenza episcopale dei vescovi cattolici. Io sono andato dal
premier Erdogan. Successivamente, nel febbraio scorso, gli ho scritto anche una lettera ufficiale''.
''L'Unione europea sta facendo molto per la libertà religiosa in Turchia. Ma non e' abbastanza. Bisogna porre la
libertà religiosa non come una condizione, ma come un diritto''- afferma il Nunzio concludendo: ''Ma c'e' da
chiedersi: il giorno in cui la UE accertasse che la Turchia avesse adottato anche di fatto, oltre che di diritto, i criteri
di Copenaghen, ciò significherà forse che la Turchia ha completato la sua rivoluzione kemalista?
Ciò è possibile? Inshallah!''. (Lucio Leante/Ansa)
29.06.2005.
L'ULTIMATUM DEGLI ALEVITI AD
ERDOGAN
|
"O
il Governo riconosce la nostra esistenza ed identità religiosa oppure
lo trascineremo davanti alla Corte europea dei Diritti umani di
Strasburgo per violazione delle norme sulla libertà religiosa e di
culto". |
Quello lanciato (nei giorni scorsi,
ndr) dagli aleviti di Turchia al premier turco Tayyip Erdogan è un vero ultimatum.
''O il Governo compie passi concreti entro due mesi riconoscendo la nostra esistenza ed
identità religiosa, oppure lo trascineremo davanti alla Corte europea dei diritti umani di
Strasburgo per violazione delle norme sulla libertà religiosa e di culto'', affermano i dirigenti delle organizzazioni alevite
chehanno presentato l'ultimatum sottoscritto da duemila aderenti all'alevismo turco, che ne conta -secondo stime
neutrali- circa 15 milioni di seguaci, il 20% della popolazione turca.
''Il Governo ci ha assicurato a lungo di essere disposto a regolare le questioni aperte con noi aprendo un dialogo, ma,invece, esso ha rotto ogni trattativa con noi ed ogni rapporto
con i cittadini turchi di fede alevita'' , ha affermato Izzettin Dogan il presidente della fondazione Cem, una delle principali
organizzazioni alevite.
I dirigenti aleviti sanno che una condanna di Ankara a Strasburgo per violazione della
libertà di culto sarebbe un grosso ostacolo sul cammino europeo della Turchia (il 3 ottobre
partirà il negoziato di adesione) ed hanno stimato con il loro gesto che
è venuta l'ora di porre con forza la questione della loro esistenza del tutto ignorata dallo stato turco.
Quest'ultimo, nonostante la sua laicità, fa pesare la maggiore consistenza numerica dei musulmani (sunniti) in
Turchia, negando persino che vi siano in Turchia altre identità religiose oltre ai musulmani sunniti affermando che essi sono il
''il 99.7% della popolazione'', il che (a parte il restante 0.3% di cristiani ed ebrei) fa protestare soprattutto gli aleviti.
La loro religione, essendo forzosamente considerata dal governo come ''musulmana'', o come trascurabile, non viene presa
in conto quando si tratti di insegnamento religioso nelle scuole o quando si tratti di finanziarie i luoghi di culto o di assumere ministri di culto,
benché raccolga oltre un quinto della popolazione turca.
''Noi non siamo né una setta musulmana, né una minoranza in un Paese che abbiamo contribuito a costruire con il padre della
nostra patria Kemal Ataturk'', dicono i dirigenti degli aleviti (in gran parte laici e di sinistra) affermando di essere una
religione che trae la sua ispirazione non solo da quella musulmana (anche se venerano, come gli Sciiti, il profeta
Alì, non fanno né il Ramadan, né il pellegrinaggio alla Mecca) ma anche dallo sciamanismo, dal cristianesimo e dall'ebraismo.
Pur avendo tradizioni patriarcali, considerano la donna ''pari all'uomo davanti a Dio'' e
perciò pregano con le mogli (cosa proibita dall'islam, le cui moschee hanno luoghi segregati
per le donne) nelle loro ''case di riunione'' (cem) e rifiutano, definendoli ''arcaici e primitivi'', i precetti coranici sulla
intoccabilità e la segregazione della donna.
Gli aleviti suscitano, così, da sempre scandalo tra i sunniti che, per screditarli, hanno inventato e diffuso la
leggenda che in quelle ''case di riunione'' gli aleviti, oltre a
cantare e danzare (cose anch'esse proibite nelle moschee sunnite e sciite) si scambierebbero le mogli. La ''calunniosa
leggenda'' è così diffusa che ha la dignità di propaganda ufficiale sunnita antialevita e da' l'idea dell'avversione storica tra
sunniti ed aleviti in Turchia.
Questa avversione ha avuto anche momenti sanguinosi come l' incendio del 1993, appiccato da estremisti sunniti, con 33
morti, dell'albergo di Sivas, dove si teneva un convegno alevita con la partecipazione di scrittori ed artisti turchi laici molto
modernizzati e ritenuti, per questo, blasfemi dai bigotti sunniti.
Gli aleviti alla fine dell'anno scorso denunciarono anche ''pressioni
poliziesche'' sui loro aderenti. (Lucio Leante/Ansa)
29.06.2005
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"NON
POSSIAMO DIMENTICARE CHE....
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"Non
possiamo dimenticare che Istanbul è la sede del patriarcato di
Costantinopoli", ha affermato il Patriarca di Venezia cardinal Angelo
Scola a proposito di una Turchia in Europa. |
Il Patriarca di Venezia, cardinale
Angelo Scola, ha presieduto i lavori del comitato scientifico del centro studi di
<Oasis>, che pubblica una
rivista e un sito internet. Alla riunione erano presenti numerosi studiosi e religiosi provenienti da tutto il mondo,
soprattutto esperti del mondo arabo. Al termine dei lavori, Scola ha commentato gli ultimi fatti riguardanti l'Unione
europea, in particolare la proposta di ingresso nell'Unione della Turchia:
"Non ho in testa alcuna soluzione - ha detto il Patriarca di Venezia in proposito - non possiamo
però
dimenticare che Istanbul è la sede del patriarcato di Costantinopoli. Come cristiano vorrei ascoltare e capire cosa i
fratelli ortodossi pensano sull'ingresso della Turchia nell'UE senza peraltro nascondersi i gravi problemi che tutti
conosciamo". Il cardinale Scola ha anche auspicato una maggior comprensione dei problemi di tutti i
Paesi che compongono la nuova Europa per superare le difficoltà emerse in queste ultime settimane.
"L'euro non c'entra - ha detto il
Patriarca
riferendosi alle polemiche sulla moneta - Se si è pensato che l'euro fosse il cemento che da solo avrebbe prodotto
l'unità
europea, si sbagliava allora e si sbaglia adesso. L'euro è uno strumento". "Le
difficoltà - ha proseguito il cardinale - derivano dal fatto che l'Europa non può pensarsi come una regione che si struttura da
sé. Quello che io chiamo
meticciato di civiltà sta problematizzando elementi che giudicavamo pacifici. E sono il concetto di nazione, dei diritti, di etica che si accompagna ai diritti, il concetto di
potere e di demarcazione reciproca dei poteri. La fatica a cui stiamo assistendo deriva da questo: questi temi importanti sono
stati troppo poco ripassati, la realtà li impone. Quindi bisogna decidersi ad attivare un confronto possibilmente
ascoltando in profondità le esperienze degli uomini e dei popoli".
(Agi)
29.06.2005
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BARTOLOMEO
I RICHIAMA ALL'UNITA' CRISTIANA
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Il
Patriarca di Costantinopoli ha accolto l'invito del Pontefice
di porre fine allo scisma tra le due Chiese sottolineando che
il processo di riunificazione dovrà essere lento e pacifico. |
Fener Greek Patriarch Bartolomeos I
welcomed Pope Benedict XVI's pledge to end a schism between the
Catholic and Orthodox churches, calling it a mutual "obligation to God,"
but warned that the path to unity would be "slow and painful."
Patriarch Bartolomeos I's statement to the Associated Press was his first
response to the new pope's call to heal the 1,000-year rift and reflected the
difficult task of trying to reconcile differences between the two churches.
"Such rapprochement -- what Pope Benedict XVI called 'spiritual ecumenism'
-- is our obligation to God and our commitment to the world," Bartolomeos
said in a written response to questions from the AP. "At the same time, we
must be realistic about the cost and the time involved in this process."
Bartolomeos said that efforts toward reconciliation wouldn't be easy and would
require the churches to examine theological differences and "the errors of
the past."
"The genuine work towards unity is slow and painful, and it must be treated
with sensitivity to theological truths, honesty before historical events, and
realism in the face of cultural distinctions. This is why reconciliation can
only blossom when there is sincerity and continuity in this delicate process of
healing," Bartolomeos wrote.
Bartolomeos was responding to Benedict's May 29 pledge in the Adriatic port of
Bari, home to the relics of St. Nicholas of Myra, a fourth-century saint popular
among both Roman Catholics and Orthodox Christians, that Christian unity would
be a "fundamental commitment" during his new papacy.
Orthodox and Catholic churches have been split since 1054 largely because of
disagreements over the power of the pope.
Reconciliation with the Orthodox church was also a fundamental goal of the late
Pope John Paul II, who was never able to fulfill his dream of traveling to
Orthodox Russia.
"The pope's call is indeed a reflection and continuation of the
reconciliatory work of his illustrious predecessors," Bartolomeos said. But
he added that reconciliation would require the churches to carefully examine
differences in doctrine and mistakes of the past. (Ap/Zaman)
29.06.2005
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RAFFORZATI I
RAPPORTI ECUMENICI E INTERRELIGIOSI
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Si
è svolto a Tarso ed Antiochia (Turchia) il 9° congresso dedicato
all'apostolo Paolo frutto della collaborazione tra l'Antonianum e
l'Università Mustafa Kemal. Presente anche il metropolita
dell'Arcidiocesi greco-ortodossa di Aleppo. |
E' un'occasione per stringere e rafforzare
rapporti ecumenici e interreligiosi il grande simposio che ogni anno
si tiene in Turchia, dedicato all'Apostolo Paolo, e promosso da
enti cattolici, università pontificie, italiane e turche, con il
patrocinio delle autorità civili della Turchia. Il simposio, che approfondisce alcuni aspetti del carisma dell'Apostolo
delle genti, nell'edizione 2005 si è svolto a Tarso e ad Antiochia dal 26 al
28 giugno, ed era intitolato "Paolo Apostolo fra Tarso e
Antiochia: Archeologia, storia religione". Ha visto
partecipazione di accademici, studiosi, leader religiosi
dall'Italia e dalla Turchia.
Giunto alla sua nona programmazione, il convegno è stato il frutto di una proficua
collaborazione fra l'Istituto Francescano di Spiritualità della
Pontifica Università Antonianum e l'Università Mustafa Kemal in
Turchia, mentre è stato patrocinato anche dall'Associazione culturale
<Eteria> e dalla Provincia religiosa dei Frati Cappuccini
dell'Emilia Romagna.
La prima sessione del simposio si è tenuta a Tarso e, dopo i saluti
delle autorità civili e religiose, fra le quali il Nunzio
Apostolico in Turchia, S. Ecc. Edmond Farhat, ha letto le relazioni
degli
accademici sia dell'Università di Ankara sia di quella di Galatasaray a
Istanbul. Nella seconda sessione ci sono stati interventi di studiosi
delle Università di Bologna e di Chieti, dell'Istituto di teologia
Ecumenica di Bari, del Pontificio Ateneo Augustinianum. A sancire
uno stretto legame ecumenico, la partecipazione del Vicario
Apostolico dell'Anatolia, Mons. Luigi Padovese e del Metropolita
dell'Arcidiocesi greco-ortodossa di Aleppo, Mons. Paul Yazigi. (Agenzia
Fides)
29.06.2005
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ALLA SCOPERTA
DELLA CHIESA DEI PRIMI CRISTIANI
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Deputati
in pellegrinaggio sulle orme di San Paolo dal 7 al 12
settembre. A guidarli sarà mons. Rino Fisichella rettore
dell'Università Lateranense e cappellano di Montecitorio. |
Deputati in pellegrinaggio in
Turchia, sulle orme di San Paolo e delle prime comunità cristiane, oggi quasi del tutto scomparse. Il viaggio, che fa
seguito a quello in Terra Santa nel 2004, si svolgerà il prossimo settembre, nei giorni che precederanno la ripresa dei lavori parlamentari ed
avrà come guida spirituale mons. Rino
Fisichella, rettore dell'università Lateranense e ''cappellano'' di Montecitorio.
Tutti i deputati hanno già ricevuto una lettera di mons. Fisichella, nella quale spiega di aver ricevuto da diversi
parlamentari la richiesta ''di ripetere l'esperienza'' del pellegrinaggio dell'anno scorso. ''Ho accolto con piacere la
sollecitazione - scrive ancora Fisichella - e abbiamo pensato per quest'ano di svolgere il pellegrinaggio in Turchia, dove di
trovano le memorie di tanti momenti salienti della vita dei primi
cristiani''.
''L'anno scorso - spiega Maurizio Lupi (Fi), promotore dell'iniziativa - siamo andati in Terra Santa, per un incontro
con la figura stessa di Gesù Cristo; quest'anno il pellegrinaggio
è alla scoperta della Chiesa dei primi
cristiani''.
In effetti, come narra San Luca negli Atti degli Apostoli, San Paolo, nei suoi viaggi missionari si
è indirizzato innanzi
tutto proprio nelle regioni oggi comprese nella Turchia (Cappadocia, Lidia, Panfilia, Troade, ecc). E alcune delle sue
lettere sono indirizzate proprio alle comunità da lui fondate in quelle terre.
''Ovviamente - spiega Lupi - l'aspetto cristiano del pellegrinaggio è centrale in questo viaggio. La riflessione si
incentrerà sulla capacità di dialogo delle prime comunità cristiane. Poi il fatto che siamo parlamentari ha un
significato: lo ha perché faremo una riflessione sulle radici cristiane, e lo ha anche
perché la riflessione sul dialogo avverrà in un Paese che ora è a larghissima maggioranza
musulmano''.
Partenza il 7 settembre e rientro il 12. Anche in questa occasione, così come avvenne l'anno scorso in Palestina, il
gruppo di deputati e dei loro familiari non si limiterà a visitare i luoghi legati alle primitive
comunità cristiane, ma incontrerà anche quelle attuali, ormai ridotte a poche migliaia
di fedeli. Lupi sta lavorando anche a un incontro col il Patriarcato Ortodosso di Istanbul.
L'anno scorso al primo pellegrinaggio aderirono una cinquantina di deputati aderenti a vari gruppi dei due Poli, da
An (Alfredo Mantovano, Teodoro Buontempo, Riccardo Migliori) al Ds Giuseppe Rossiello.
(Ansa)
29.06.2005
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MAI AL DI
SOTTO DEL 10%
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Il
premier turco Recep Tayyip Erdogan si è detto contrario all'abbassamento
della soglia di sbarramento fissata quando si deve andare a votare. La
richiesta avanzata da alcuni partiti. |
Il premier turco
Recep Tayyip Erdogan si è detto contrario all'abbassamento della soglia di sbarramento
del 10% dei voti per i partiti che vogliano entrare in Parlamento.
''Non pensiamo ad abbassare quella soglia che si è dimostrata utile a garantire
stabilità politica alla Turchia'', ha dichiarato Erdogan parlando davanti all'Accademia politica
provinciale di Ankara.
Grazie a quella elevata soglia il partito di radici islamiche Akp, di cui Erdogan
è presidente, alle elezioni del novembre 2002 ha potuto ottenere con meno del 35% dei voti i due terzi
dei seggi in Parlamento, perché quella soglia non ha consentito a diversi partiti di accedere alla rappresentanza parlamentare.
L'altro terzo dei seggi è stato assegnato in massima parte al partito Chp (socialdemocratico laico), salvo pochi seggi
assegnati a candidati indipendenti. (Ansa)
29.06.2005
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ABOLIREMO LA
PROIBIZIONE DEL VELO ISLAMICO
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Su
questo punto il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, è stato
categorico. |
Il premier turco Tayyip Erdogan si
è impegnato ad abolire il divieto di portare il foulard islamico negli edifici di stato e nelle
università, parlando davanti al gruppo parlamentare del suo partito, l'Akp di forti
radici islamiche.
''Risolveremo questa ed altre questioni rispettando la volontà popolare ed evitando di provocare
tensioni'', ha detto
Erdogan.
Il foulard islamico (turban) è considerato dai laici e dai ''kemalisti'' turchi un ''simbolo antilaico'' e la sua
proibizione (statuita da sentenze della Corte costituzionale) come un baluardo della
laicità dello stato. (Ansa)
29.06.2005
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IL PREMIER CONTRO LO YOK
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L'Alto
Consiglio per l'Educazione turco aveva nei giorni scorsi respinto una
proposta avanzata dagli islamici e dal Governo mirante a parificare i
coefficienti di cui si avvalgono gli studenti usciti dalle scuole
superiori. Per Erdogan una "discriminazione". |
Il premier turco Tayyip Erdogan ha
definito ''una discriminazione'' la conferma decisa nei giorni scorsi dall' Alto
Consiglio per l'Educazione (Yok) di un minore coefficiente per i diplomati delle scuole superiori per imam-
predicatori (imam hatip) nell'accesso alle facoltà diverse da quelle di teologia.
''Lo Yok ha confermato una discriminazione che blocca lo sviluppo degli studenti turchi e causa il fallimento delle
Università turche'' ,ha detto Erdogan.
La scorsa settimana lo Yok aveva respinto una proposta avanzata dagli
ambienti islamici turchi e dal Governo mirante a parificare i coefficienti di cui si avvalgono gli studenti usciti dalle
scuole superiori (licei o scuole professionali) che variano a seconda della
congruità degli studi superiori rispetto alla facoltà a cui aspirano iscriversi. Attualmente gli studenti
delle scuole per imam predicatori godono del massimo coefficiente solo quando aspirino ad iscriversi alla
facoltà di teologia.
I coefficienti vengono stabiliti in autonomia dallo ''Yok''.La stampa più vicina agli ambienti islamici
(<Zaman>, <Yeni
Shafak> e <Birgun>) ha aspramente criticato la decisione dello Yok ed ha chiesto che il Parlamento sciolga lo Yok, che
è espressione del mondo accademico e scientifico turco,
tradizionalmente espressione degli ambienti laici turchi che
accusano il Governo di volere, attraverso accessi massicci di imam alle
facoltà giuridiche e scientifiche, creare un ceto dirigente più legato all'islam che ai principi costituzionali
della Turchia secolare. (Ansa)
29.06.2005
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PROFESSIONALITA' ED IMPEGNO DEI SOLDATI TURCHI
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I
complimenti del gen. Giuseppe Santangelo coordinatore dell'area
occidentale dell'Afghanistan. Esercitazione congiunta con i militari
italiani e spagnoli. |
Alla presenza del
generale Giuseppe Santrangelo, coordinatore dell'area occidentale dell'Afghanistan, si
è conclusa l'esercitazione congiunta condotta dai militari italiani, spagnoli e turchi presso l'aeroporto di Herat in
Afghanistan. Partiti da Kabul con un aereo militare C130, i militari
turchi appartenenti alla Compagnia di pronto impiego (Quick Reaction Force) sono giunti a Herat la mattina del 19 Giugno. I turchi, dopo aver partecipato ad alcuni briefing relativi all'inquadramento
operativo della provincia di Herat, hanno effettuato per le strade della
città una pattuglia congiunta con i militari italiani e
spagnoli.
Nella notte italiani, spagnoli e turchi hanno continuato le attività svolgendo all'interno dell'aeroporto un'esercitazione di
controllo di un obiettivo ''sensibile''. I militari turchi della Quick
Reaction Force hanno concluso ieri mattina l'esercitazione svolgendo
alcune attività pratiche di imbarco e sbarco dall'elicottero <Cougar
AS 532>.
Il gen. Santangelo si è complimentato con i colleghi turchi per la
professionalità e l'impegno dimostrato in tutte le attività
svolte, sempre in piena sinergia con i militari italiani e spagnoli.
Da circa un mese il Generale di Brigata Santangelo coordina i quattro
Prt di Herat, Badghis, Farah e Ghor, rispettivamente a guida italiana,
spagnola, americana e lituana e la Forward Support Base, costruita dall'Aeronautica militare italiana presso l'aeroporto di Herat e da
alcune settimane a guida spagnola. (Adnkronos)
29.06.2005
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LA MARCIA DEI 1.500
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Protesta
dei turchi di Berlino contro il Bundestag per una risoluzione con oggetto
l'Armenia ed il presunto genocidio del 1915. |
Circa 1.500 turchi hanno protestato
a Berlino contro una risoluzione del Governo
federale sul genocidio in passato degli armeni in Turchia. In una risoluzione appoggiata da tutti i gruppi parlamentari, il Bundestag aveva esortato la Turchia a
confrontarsi col capitolo delle deportazioni e dei massacri di armeni durante l'impero ottomano 90 anni fa.
Politici in Turchia avevano reagito risentiti all'iniziativa e minacciato conseguenze sulle relazioni turco-tedesche.
I dimostranti hanno chiesto una verifica della risoluzione: è inaccettabile che la mozione comprometta
l'adesione della Turchia all'UE, ha detto un portavoce della comunità turca.
In tutto vivono in Germania 2.2 milioni di turchi di cui circa 200.000 a Berlino. Il
Governo rosso-verde del cancelliere
Gerhard Schroeder è uno dei più accesi sostenitori a Bruxelles
dell'adesione della Turchia all'UE. L'opposizione cristiano democratica, data nei sondaggi
vincitrice in caso di elezioni a anticipate a settembre, è invece contraria a una piena adesione
e preferisce il modello di una "cooperazione privilegiata" con Ankara. (Ansa)
29.06.2005
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SORRISI E STRETTE DI
MANO
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Incontro
tra i ministri degli Esteri turco e vietnamita, rispettivamente Abdullah
Gul e Nguyen Dy Nien. Possibilità di accordi economici e politici
bilaterali. |
Foreign Minister Abdullah Gul stated late
that Turkey and Vietnam had agreed to support each other for their
United Nations Security Council temporary membership bids.
Gul made the remarks at a press conference following his meeting with Vietnamese
Foreign Minister Nguyen Dy Nien, and an inter-delegation meeting. The two
foreign ministers also signed an agreement concerning the establishment of a
political consultation mechanism between the two states during their meeting.
At the press conference, Gul stated that both Turkey and Vietnam are temporary
candidates for UN Security Council membership, and said that they had agreed to
support each other in their bids.
Gul also said that they had discussed possible ways of developing bilateral
economic and political relations between the two countries.
The visiting Foreign Minister Nien, for his part, said, "There are many
areas in which we can increase cooperation and further cement relations between
Turkey and Vietnam," adding that, "Our economic and trade relationship
lags far behind our political relations, and we need to work hard to improve
those relations."
Gul: CHP to state views when Ankara
Protocol reaches Parliament
Meanwhile, Gul said during a press conference that the Ankara Protocol
that extends the Customs Union agreement to the 10 new members of the European
Union, including the Greek Cypriot administration, will reach the Parliament
floor after Turkey's signature, and the main opposition Republican People's
Party (CHP) could state its view at that stage.
When asked about the CHP's claim that signing the protocol is against Turkey's
national interests, Gul said, "The protocol will reach the Parliament floor
anyway, and Parliament will approve it. The CHP should then could state its view."
Nien opens embassy in Ankara
Vietnamese Foreign Minister
Nien yesterday opened Vietnam's Embassy in Ankara.
Although Turkey and Vietnam established relations in 1978, and Turkey opened an
embassy in Hanoi in 1997, Vietnam hadn't opened an embassy in Ankara until
yesterday.
Following the embassy's opening ceremony, the visiting foreign minister also met
with Parliament Speaker
29.06.2005 |
LA CONDANNA
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Ergastolo
per Metin Kaplan detto il "Califfo di Colonia". Gli è stato
inferto da un tribunale turco per alto tradimento, terrorismo e
sovversione armata dell'ordine repubblicano laico. |
Per anni era stato considerato in Turchia l'emblema della protezione di cui godrebbero in Europa i
terroristi turchi, fondamentalisti o no: Metin Kaplan, detto il ''Califfo di Colonia'', condannato la scorsa notte all'ergastolo
dalla Corte d'assise di Istanbul per alto tradimento, terrorismo e sovversione armata dell'ordine repubblicano laico. Kaplan era stato estradato dalla Germania in Turchia nell'
ottobre del 2004, dopo una battaglia legale durata sei anni, mentre Ankara ne aveva richiesto la consegna sin dal 1998,
quando la polizia turca aveva sventato un suo piano per fare cadere un aereo pieno di esplosivo (una sorta di anticipazione
dell' 11 settembre newyorchese) sul sacro Mausoleo di Ataturk proprio durante i festeggiamenti del 75/mo anniversario della
fondazione della Repubblica.
La motivazione tedesca per negare l'estradizione di Kaplan era, infatti, sembrata ai turchi offensiva: la
possibilità
(Kaplan diceva ''la certezza'') che egli sarebbe stato torturato e che non gli sarebbe stato garantito un processo giusto. E
ciò
nonostante che un tribunale tedesco lo avesse condannato ad una pesante pena (di cui 4 anni scontati in carcere, dal 1999 al
2003) per avere ordinato l'uccisione di un suo rivale che osava contendergli il diritto di succedere al padre Cemalettin (detto
in Turchia ''la voce oscura'' per il suo fondamentalismo) alla testa dell'organizzazione ''Stato del Califfato'', una ricca
associazione (finanziata, secondo la polizia tedesca, da vari ambienti dell'islamismo radicale, turco e no) divisasi poi in
tre tronconi per l'avvento del controverso Metin.
Per tutto questo, la decisione tedesca di concedere l' estradizione era stata salutata il 12 ottobre 2004 come un
riconoscimento dei progressi fatti dalla Turchia sulla via dell'Unione europea nell'eliminare la tortura dalle pratiche poliziesche e le deficienze dal suo sistema giudiziario.
Il processo pubblico a cui il ''Califfo'' è stato sottoposto, con 14 capi d'accusa, tra cui l'alto tradimento per
avere cercato di sovvertire con la forza l'ordine statale secolarista in Turchia e l'istigazione alla violenza ed all'odio
religioso era stato considerato un test della maturità europea del sistema giudiziario e poliziesco europeo.
La sua difesa al processo è stata impostata rigettando le accuse specifiche e le mire terroriste, senza rinnegare la sua
volontà di instaurare in Turchia uno Stato islamico al posto della Repubblica secolare.
Sin dal primo giorno, Kaplan, vestito alla foggia islamica e con la barbetta ''alla profeta'',
potè declamare versetti del
Corano e lanciare proclami fondamentalisti: ''Sono sotto processo solo perché musulmano. Se il profeta Maometto tornasse
in Turchia sarebbe condannato. Rifiuto il regime kemalista'' , gridò dal suo scanno di imputato.
'' Voglio raccogliere i musulmani attorno al Corano e istaurare un regime islamico in Turchia, il migliore sistema del
mondo'', ha affermato anche nella sua difesa conclusiva.
''Io voglio una Turchia, in cui il Corano sia la Costituzione, la Sharia sia la legge e l'Islam sia lo Stato. Ma per questo voi
non avete alcun diritto di definirmi terrorista'', aveva concluso.Ma la Corte d'Assise di Istanbul lo ha condannato al carcere a vita per gli addebiti specifici di cui era accusato, e,
rilevando in Kaplan una ''mancanza di ravvedimento'', ha aggravato l'ergastolo con una clausola di
irriducibilità, sotto qualsiasi titolo, della pena.
Gli avvocati di Kaplan hanno annunciato che ricorreranno in appello ed hanno protestato per una sentenza - a loro giudizio -
''preordinata'' che non avrebbe tenuto conto delle argomentazioni della difesa. Ma sono stati, finora, gli unici a
contestare la regolarità del processo, che è stato seguito con interesse da vari osservatori europei e, con diverse
motivazioni, da quelli dell'islam fondamentalista turco e no. (Lucio
Leante/Ansa)
29.06.2005
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UCCISI 17 RIBELLI
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Facevano
parte del movimento denominato Partito comunista maoista (Mkp). Scontri
con le forze di polizia turche nel sud-est anatolico. |
Diciassette ribelli maoisti adepti di un movimento clandestino denominato Partito comunista maoista (Mkp) sono rimasti uccisi in due giorni di scontri con l'esercito turco nell'est del paese. Lo hanno riferito oggi le
autorità precisando che si tratta dei combattimenti più
violenti di questi ultimi anni.
Gli scontri sono avvenuti in una vallata della regione montana di Tunceli, feudo di militanti
curdi e di movimenti di
estrema sinistra. Lo riferisce un comunicato del governatorato di Tunceli aggiungendo che nella zona sono in corso operazioni appoggiate da elicotteri.
Il Partito comunista maoista vuole il rovesciamento del governo di Ankara e la creazione di un regime comunista in
Turchia.
In altri scontri avvenuti a Van, al confine con l'Iran, soldati turchi hanno ucciso due ribelli del Partito dei
lavoratori del Kurdistan (Pkk, separatista). Lo riferisce l'agenzia di stampa semi-ufficiale
<Anadolu>, citando i responsabili locali.
Il Pkk ha condotto dal 1984 al 1999 una lotta armata per la creazione di uno Stato curdo indipendente nel sudest
dell'Anatolia che ha provocato 37.000 morti. I combattimenti, dopo la tregua unilaterale decretata dal
1999, sono ripresi nel giugno 2004 perdendo d'intensità.
Tuttavia da qualche mese si assiste a una recrudescenza della ribellione. (Ansa-Afp)
29.06.2005
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.....ED ALTRI CINQUE DEL
PKK
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E'
avvenuto nella provincia di Bingol. La notizia data dal Governatore. |
Cinque militanti dell' organizzazione separatista armata curda Pkk sono stati uccisi
nel corso di combattimenti con le forze dell'ordine nella provincia di Bingol (Turchia orientale). Lo ha reso noto il
governatore della provincia riportato dall'Agenzia turca <Anadolu> precisando che lo scontro armato
è avvenuto nei pressi del villaggio di Karliova.
In Turchia orientale è in corso negli ultimi mesi una ripresa delle attività armate del Pkk alle quali le forze
dell'ordine stanno reagendo con una vasta operazione di polizia.
Nel corso dell'ultimo mese sono stati circa 60 i morti tra militari turchi e militanti del
Pkk. (Ansa)
29.06.2005
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FOLLA DISPERSA, UN MORTO
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Incidenti
nella provincia di Van. La polizia spara e colpisce a morte un
manifestante. Feriti due giornalisti. |
Un manifestante è stato ucciso
e due giornalisti sono stati feriti nell'est della Turchia allorché gendarmi hanno sparato dei colpi per disperdere la
folla che denunciava l'inumazione da parte delle autorità di due ribelli curdi senza il permesso delle loro famiglie. Lo ha
reso noto l'agenzia <Anatolia>.
Quasi 250 manifestanti si erano radunati presso una casa colonica a Bostanici, nella provincia di Van, per protestare
contro la mancata restituzione ai familiari e l'inumazione senza autorizzazione dei cadaveri di due membri del Partito dei
Lavoratori del Kurdistan (Pkk, separatista), uccisi lo scorso sabato nel corso di combattimenti con l'esercito in una
località confinante, ha precisato l'agenzia.
I manifestanti hanno lanciato pietre verso i gendarmi, che hanno replicato sparando alcuni colpi e provocando la morte di
un manifestante di 19 anni e il ferimento di due giornalisti. L'accesso al casale
è stato interdetto dalle
autorità nel
timore di ulteriori incidenti, ha aggiunto l'agenzia.
Il Pkk ha condotto una lotta armata dal 1984 al 1999 per uno stato curdo indipendente nel sud-est dell'Anatolia, che
provocò
37.000 morti. I combattimenti, interrotti per una tregua unilaterale decretata dal PKK nel 1999, sono ripresi nel giugno
dello scorso anno, ma senza la passata intensità. L'episodio odierno rappresenta la maggiore recrudescenza di violenza da
diversi mesi. (Ansa-Afp)
29.06.2005
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TRE MILITARI UCCISI
DALLE MINE
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Sei
i feriti. Gli attentati - dietro ai quali c'è il Pkk - avvenuti nei
pressi di Agri e di Shirnak nel sud-est anatolico. |
Due militari turchi sono rimasti
uccisi ed altri sei gravemente feriti al passaggio del loro veicolo su una mina, probabilmente depositata da militanti
dell'organizzazione separatista armata curda Pkk, nei pressi di Agri (Turchia orientale). Lo ha reso noto
- attraverso l'agenzia turca <Anadolu> - il governatore di Agri, Yusuf Yavascan.
Il giorno prima un altro militare turco era rimasto ucciso per una mina del Pkk a Shirnak.
Negli ultimi mesi è in corso una ripresa delle attività armate del Pkk in Turchia orientale e sono in corso operazioni
militari antiterroristiche da parte delle forze di sicurezza turche.
Nell'ultimo mese sono rimasti uccisi oltre 50 uomini tra militanti del Pkk e gendarmi turchi.
(Ansa)
29.06.2005
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IL PROCESSO AL DHKP-C
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Nel
dibattimento in Corte di Assise a Perugia contri i presunti appartenenti
ad un gruppo terrorista turco, Avni Er e la sua compagna Zeynep Kilic, il
primo testimone: un ufficiale del Ros. In aula i video di due kamikaze. |
E' un ufficiale dei carabinieri
del Ros il primo testimone comparso davanti alla Corte
d'Assise di Perugia per il processo a tre turchi (uno dei quali latitante) rinviati a giudizio in relazione
all'attività del Dhkp-C, associazione operante in Turchia e in altri Paesi con
finalità - secondo l'accusa - di terrorismo ed eversione dell'ordine democratico.
In aula anche venerdì scorso Avni Er e la sua compagna Zeynep Kilic. I due, insieme al connazionale latitante, devono rispondere, di
avere assicurato il contatto tra le diverse cellule o unità operative del Dhkp-C (sigla inserita nella cosiddetta 'lista
nera' dei gruppi terroristici internazionali compilata dagli Usa dopo l'11 settembre) tramite comunicazioni telefoniche e telematiche, nonché di avere fornito alle strutture della stessa organizzazioni operanti in Turchia, Belgio, Germania e
Paesi Bassi notizie utili all' approvvigionamento di armi, all'utilizzazione dei mezzi di comunicazione, alla criptazione e
decriptazione di messaggi. Sono poi accusati di avere fornito a tali strutture notizie utili al proselitismo e al riconoscimento
di individui già associati. Er e la Kilic avrebbero inoltre curato - ritiene ancora la procura di Perugia - la diffusione e
l'esaltazione presso i mass media europei, e quindi di tutto il mondo, delle notizie degli atti di violenza compiuti in Turchia
dal Dhkp-C.
L'ufficiale del Ros ha cominciato quindi a illustrare ai giudici lo svolgimento dell'indagine e i suoi contenuti.
Frattanto due video che riportano le immagini della preparazione di
due Kamikaze, un uomo ed una donna, morti in attentati in Turchia
rivendicati dalla cellula del Dhkp-C, sono stati proiettati nell'aula
della Corte. In un filmato, una donna dall'apparente età di 25-26
anni vestita con la divisa militare appare in piedi davanti alla
telecamera. La donna inizia a fare il suo proclama in lingua turca con
una bandiera di color rosso con una stella gialla. Seduta sopra ad un
tavolo coperto da una stoffa rossa indossa la cinta imbottita di
esplosivo e si assicura di fissarla bene legandola stretta e
fissandola con del nastro adesivo.
I difensori degli imputati hanno sempre sostenuto l'estraneità dei loro assistiti ai reati di terrorismo e che
quelli attinenti ad azioni eversive compiute all'estero non sono punibili in Italia.
La prossima udienza è stata
fissata a lunedì 18 luglio.(Ansa)
29.06.2005
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RAPITO IN IRAK UN ALTRO
TURCO
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Si
tratta di un lavoratore. In cambio della sua liberazione si chiede che Ankara smetta di sostenere gli americani. |
Militanti iracheni hanno rapito un lavoratore turco e in cambio della sua
libertà chiedono che Ankara smetta di sostenere le forze statunitensi nel Paese. La televisione araba
<Al-Jazira> ha mostrato un video senza sonoro nel quale l'uomo appare mentre
è seduto in una stanza vuota. Non viene fatta menzione di alcuna specifica minaccia nei confronti dell'ostaggio, che secondo i rapitori
lavora con le forze statunitensi in Irak.
Il filmato, realizzato da un gruppo sconosciuto, mostra anche il passaporto dell'uomo. Non
è stato possibile verificarne l'autenticità immediatamente.
<Al-Jazira> ha detto che che il gruppo ''ha dato al Governo turco tre giorni
(già scaduti, ndr) per far cessare il supporto alle forze di occupazione in Irak e per dichiarare l'arresto dell'occupazione
del Paese''.
I ribelli hanno frequentemente preso in ostaggio lavoratori stranieri in Iraq, la maggior parte dei quali sono stati
liberati dopo negoziati o con il pagamento di un riscatto, mentre alcuni sono stati uccisi.
Il 7 giugno la televisione di Dubai mostrò un video con un uomo d'affari turco rapito,
identificato come Ali Abdullah, il quale diceva che un gruppo denominato Brigate di Ali bin Abi
Talib minacciava di ucciderlo con due dei suoi colleghi se la Turchia non avesse posto fine al sostegno delle forze
statunitensi in Irak. (Ansa-Reuters).
29.06.2005
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ORA
ANCHE AD USO CIVILE
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Si
tratta degli ospedali militari ad eccezione del <Gulhane Military
Academy of Medicine>. La condizione è che dovranno esserci letti
liberi. |
Military
Hospitals, with the exception of Gulhane Military Academy of Medicine and of the
General Gendarmerie Headquarters, will be allowed to admit civilian patients on
the condition that there is a vacant bed.
The Turkish General Staff will be the party responsible for determining the rate
of civilian patients to be admitted each year. According to the related law that
came into force following its official publication in yesterday's Turkish
Official Gazette, military hospitals, those other than Gulhane Military Academy
of Medicine and the General Gendarmerie Headquarters, will admit civilian
patients under the condition that there be a vacant bed and that the number of
admitted civilian patients does not exceed 10 percent of the total number of
current beds.
Check-ups and treatment of parents, brothers and sisters, as well as adopted
children of retired military officers, military civil servants, non-comissioned
officers, and professional gendarmerie soldiers will be conducted in military
health institutions. (Cihan News Agency/Zaman)
29.06.2005
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IL PASSAGGIO IN PIU'
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Ne
è stato aperto uno nuovo alla frontiera tra Bulgaria e Turchia. Alla
cerimonia presenti i premier dei due Paesi, Simeon Sakskoburggotski e
Recep Tayyip Erdogan. |
Both sides of the
Hamzabeyli-Lesova border gate between Turkey and Bulgaria were opened
concurrently on Sunday, by the two countries' prime ministers, Recep Tayyip
Erdogan and Simeon Sakskoburggotski.
Erdogan said that the new gate would not only facilitate the passage of goods,
but also friendship, cooperation and investment between the two countries,
during a speech at the opening ceremony in Edirne.
Erdogan added that the Derekoy-Malko Turnovo border gate, which is currently
used only by passenger vehicles and sees little traffic, would be opened to the
truck traffic soon, but did not give an exact date.
Underlining the important role played by the Turkish minority in Bulgaria for
the improvement of relations between Ankara and Sofia, Erdogan said: "The
presence of the Turkish minority in Bulgaria is a bridge of cooperation and
friendship between our two countries."
Erdogan also expressed his best wishes for Bulgaria in its European Union
membership process. "We hope that Bulgaria will be a full member of the Union
at the scheduled date of 2007," Erdogan said.
Bulgarian Prime Minister Sakskoburggotski, for his part, said that the new gate
would contribute to strengthening bilateral relations between Turkey and
Bulgaria. Underlining that the gate was being opened at a time that both
Bulgaria and Turkey are gravitating towards Europe, Sakskoburggotski explained
that the value of goods exchanged between two countries reached nearly $1.86
billion in 2004.
He added that the new gate would also contribute to the economic development of
the people living in the border areas of the two countries. "With my Turkish
counterpart, we also decided to open new border gates," said the Bulgarian
prime minister. "I believe in the importance of good neighborly
relations." (Ap/The New Anatolian)
29.06.2005
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ELICOTTERI:
E' SUB JIUDICE L'ACQUISTO
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Si
tratta della classe <Seahawh> della statunitense <Sikorsky>.
Tutto dipende da un prestito che dovrebbe concedere la <Ex-Im Bank> e che
risalirebbe ad accordi presi durante la prima guerra del golfo. Un esito
che non è poi proprio tanto scontato. |
Turkey and U.S. helicopter manufacturer
Sikorsky Aircraft Corp. have signed a memorandum of understanding for the sale
of a batch of 12 Seahawk naval helicopters, but key details such as price and
financing were missing in the document, pending reactivation of a long-dormant
U.S. Ex-Im Bank loan.
In theory, the loan program, dating back to the Persian Gulf war of 1991,
allows Turkey to have access to $324 million in financing, but the financing
facility must go through a painful process if it is to be reactivated.
Following major efforts the remaining part of the loan was extended twice in
2001 and 2003 despite opposition from two leading U.S. Democratic senators, Joe
Biden from Rhode Island and Paul Sarbanes from Maryland, who argued that the
bank's loans were not meant for backing military contracts.
The remaining $324 million loan is there for use by Turkey to support the latest
Seahawk deal, but this time there is another problem: Under current provisions,
the loan must be fully utilized by Turkey by 2008, and the money must be repaid
by 2011.
But this scheme does not fit into Sikorsky's planned schedule of deliveries.
According to the memorandum of understanding, the U.S. company is scheduled to
deliver only the first S-70B in 2008 when the Ex-Im Bank loan should expire.
Also, full repayment of the loan in only three years is not commercially
favorable.
For that reason Ankara seeks another extension of the loan, which requires fresh
congressional approval, but some U.S. officials voice doubt over the plan's
feasibility.
In contrast, some analysts suggest that this time there is a concrete sale
agreement between Turkey and Sikorsky and that this could help persuade Congress.
(Tdn Defense Desk/Turkish Daily
News)
29.06.2005 |
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INTERESSE PER
IL PORTO DI BRINDISI
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La
Turchia interessata ad una propria presenza in questo scalo
marittimo pugliese in modo da poterlo poi utilizzare quale approdo
privilegiato per i suoi commerci con l'Italia e l'Europa. Lo
ha annunciato l'assessore regionale al Mediterraneo,
Silvia Godelli. Sarebbe già pronto un consorzio. |
La Turchia è interessata ad
avere una propria presenza a Brindisi, in particolare è interessata al porto brindisino, in modo da utilizzarlo quale
approdo privilegiato per i suoi commerci con l'Italia e l'Europa. Lo ha detto l'assessore regionale pugliese al
Mediterraneo, Silvia Godelli, intervenendo a Brindisi al convegno sul tema 'Mediterraneo: dalla dichiarazione di
Barcellona alla politica di prossimità".
Secondo Godelli, un consorzio turco, che registra la stretta collaborazione tra il Governo e la Confindustria di quel Paese,
starebbe puntando su Brindisi. Lo scopo sarebbe quello di avere un porto che garantisca approdi per gli scambi privilegiati con la Turchia con merci da destinare all'Italia e ai mercati
dell'Europa.
Intervenendo poi nel merito del convegno, Godelli ha rilevato che ''nell'applicazione del trattato di Barcellona, dall'entrata
in vigore della zona del libero scambio, la Regione Puglia troverà riflessi non tutti favorevoli e positivi. E' possibile
ipotizzare, ad esempio, effetti negativi sul settore primario, cioè la nostra agricoltura''. ''Noi pugliesi - si
è chiesto - vogliamo subire gli eventi o vogliamo essere soggetti attivi,
promotori e protagonisti delle novità?''.
Per cogliere questa sfida globale - ha detto Godelli - è necessario attrezzarsi nel modo migliore: ''Ad esempio
trasformando alcune vocazioni di questa regione in direzione della logistica, dell'attrezzamento tecnologico, della
produttività dell'industria, dell'interscambio nei sistemi dei trasporti. In questo scenario Brindisi si candida ad avere un
ruolo primario nella diversa realtà della logistica''.
''Sappiamo - ha aggiunto - di avere di fronte delle sfide improbe che rischiano di provocare penalizzazioni per tutte le
parti deboli del mondo e quindi per il Sud, soprattutto i Paesi dell'Africa. Con la politica, con intelligenza, con attente
costruzioni strategiche, richiamando a risorse tutte le energie che abbiamo sul nostro territorio, possiamo tentare non solo di
non farci travolgere da questa sfida ma soprattutto di invertire la tendenza''.
(Ansa)
29.06.2005
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AFFIDATA AD
UNO STUDIO TECNICO TURCO
LA PROGETTAZIONE DEL PORTO DI NAVENE
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"Ad
Ankara - ha dichiarato Marco Carletto, consigliere della società che
gestisce la nuova marina - opera un centro di ricerca specializzato nella
costruzione di scali che è tra i migliori del mondo. Quei tecnici sono in
grado di simulare anche condizioni meterologiche estreme con modellini in
scala e poi di constatarne le conseguenze". |
Durante
le ultime burrasche alcune imbarcazioni ormeggiate a Navene hanno
subito danni. "Nulla di grave", assicura Marco Carletto
consigliere della società che gestisce la nuova marina di Navene
costituita al 51 per cento dal Comune di Malcesine e al 49 per cento
dalla Fraglia vela Malcesine. "Questi fatti comunque ci spronano
ancor più a puntare sulla qualità e sulla funzionalità del porto".
Per scongiurare pericoli e assicurare un futuro sicuro e prospero
alla nuova marina di Navene è stata affidata la supervisione della
progettazione e della costruzione del nuovo porto a uno studio
tecnico turco. "Il nostro scopo è quello di mettere in funzione
una struttura portuale d'eccellenza", spiega Carletto, "per
questo abbiamo voluto tutelarci già in fase contrattuale con la
ditta che ha in appalto i lavori. Ad Ankara in Turchia opera un
centro di ricerca specializzato nella costruzione di porti che è
tra i migliori al mondo". "Quei tecnici", prosegue Carletto, "sono
in grado di simulare anche condizioni metereologiche estreme con
modellini in scala e poi di constatarne le conseguenze. Ciò ci ha
permesso anche di verificare che alcuni parametri nella prima fase
di costruzione del nuovo porto non erano stati rispettati e quindi
siamo intervenuti apportando le necessarie migliorie. A chi acquista
i posti barca vogliamo offrire tutte le garanzie possibili. Non
possiamo permetterci di sbagliare, anche perché stiamo operando in
regime di project financing il che presuppone che buona parte delle
risorse finanziarie si reperiscano sul mercato, ovvero vendendo i
posti barca".
La procedura di costruzione prevede in ogni fase uno
studio di fattibilità, cui segue una verifica simulata in vasca. E
solo se in seguito alle relative verifiche il risultato è positivo
si concretizzano i lavori. "Abbiamo avuto qualche problema
nell'ancoraggio dei pontoni galleggianti del pennello nord perché
quando sono stati effettuati il livello dell'acqua del lago era
troppo bassa", spiega Luigi Bresaola consigliere della società di
gestione della nuovo porto di Navene per conto dell'Amministrazione
comunale. "Nella bocca di porto sud invece si è dovuto procedere
alla modifica del profilo del pennello", continua Bresaola. "Ora
però la situazione è stata normalizzata e i lavori stanno
procedendo secondo quanto previsto dal capitolato. Il nuovo porto
per il Comune di Malcesine è un'importante risorsa che
qualificherà ancor più l'offerta turistica. Non solo. Svolgerà
anche un importante ruolo a servizio della nostra comunità. Gli
spazi in cui sarà collocata la nuova sede della Fraglia vela sono
polivalenti e si presteranno ad usi diversi".
"Tra qualche giorno
si inizieranno a montare i supporti lamellari che sosteranno la
copertura dell'edificio centrale", dice Gianni Testa presidente
della Fraglia vela Malcesine. "Intanto è terminata la costruzione
dei garage e sta proseguendo a pieno ritmo quella del porto. Il
nostro primo test lo avremo tra qualche settimana, dal 3 al 10
luglio, quando ospiteremo il Campionato del mondo H Boat. La vendita
dei posti barca, che complessivamente sono 180, sta andando
piuttosto bene. Sono andati a ruba quelli che abbiamo offerto ai
soci sostenitori con la formula dieci anni più due, 35 in tutto.
Complessivamente ne sono stati assegnati sinora 110. Entro
l'autunno contiamo di completare l'opera".
Il progetto della
nuova sede della Fraglia, intitolata a Simone Lombardi, prevede che
sarà collocata sotto una verdeggiante e sinuosa collina a ridosso
del lago. La superficie coperta è di 1.147 metri quadrati, la
volumetria complessiva di 2.671 metri cubi e l'altezza massima
della costruzione è di 4 metri e mezzo. I materiali utilizzati sono
legno, pietra e vetro. Sotto la collina erbosa, che sarà sostenuta
da architravi in legno, troveranno posto gli spogliatoi e i servizi
(maschili e femminili), i locali per i comitati di regata, gli
uffici, l'abitazione del custode, la sale riunioni e quella
polifunzionale, il bar e il ristorante, una grande hall vetrata con
vista a lago, la sede delle altre associazioni sportive, la sala
stampa, oltre ai magazzini e ad altri locali di servizio.
Completeranno le dotazioni una gru e tre scivoli per l'alaggio
delle imbarcazioni, due grandi piazzali per tenere in secca le
barche. I parcheggi per gli autoveicoli sono a due piani (1.844
metri quadrati la superficie coperta). È prevista anche la
costruzione di un passaggio pedonale lungo la linea di costa e la
piantumazione su tutta la superficie del lotto (oltre 11mila metri
quadrati) di cipressi, lecci ed uluvi. (Luca Belligoni/L'Arena)
29.06.2005
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LA MISSIONE DI
<FEDERALIMENTARE>
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Giunta
ad Ankara nei giorni scorsi, era guidata dal suo
vice-presidente Annibale Pancrazio e dal suo direttore generale
Daniele Rossi. I numerosi incontri. |
E'
giunta in Turchia nei giorni scorsi una missione di Federalimentare
guidata dal vice presidente e
coordinatore della Task Force Turchia, Annibale Pancrazio, nonché
dal direttore generale Daniele Rossi, per incontri ad Ankara ed
Istanbul organizzati con l'assistenza dell'ambasciata d'Italia
in Turchia e dell'Ufficio Ice di Istanbul, con esponenti
istituzionali e con operatori del settore agro-alimentare del Paese.
Ad Ankara, in particolare, la delegazione ha incontrato il presidente
dell'Amministrazione del Gap (Progetto di Sviluppo dell'Anatolia
Sud-orientale), il sottosegretario all'Agricoltura ed il sottosegretario
alle Dogane, nonché il direttore generale per gli accordi
bilaterali del sottosegretariato al Commercio Estero e i competenti
funzionari della locale delegazione della Commissione Europea. Gli
incontri di Istanbul, organizzati dall'Ice, sono stati incentrati
principalmente sulla realtà imprenditoriale turca del settore.
(fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
29.06.2005
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TRASFORMAZIONE
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Secondo
quanto affermato dal ministro dell'Economia turco, Ali Babacan, il Paese
dal 3 ottobre entrerà in un complesso processo di riforme tale da
migliorare gli attuali standard di vita della Popolazione. |
Il ministro
dell'Economia e neo-nominato negoziatore capo per la Turchia nel processo di
adesione all'Unione Europea, Ali Babacan, ha affermato in una recente conferenza stampa che dal
prossimo 3 ottobre, prevista data di avvio dei negoziati, la Turchia entrerà in
una fase di totale trasformazione. Il ministro ha aggiunto che tre quarti dei
negoziati saranno incentrati sull'economia e che, a conclusione dell'iter,
il Paese sarà profondamente trasformato, con una maggiore capacità di attrarre
investimenti esteri. Il complesso processo
di riforma del sistema renderà così possibile, nelle aspettative del Governo,
elevare gli attuali standard di vita della popolazione e garantire la stabilità
politica del Paese. (fonte Amb. d'Ita)
29.06.2005
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IL PRESTITO
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La
Banca Mondiale ha concesso alla Turchia un credito di 465.5 milioni di
dollari restituibili in diciassette anni. |
La Banca
Mondiale ha recentemente approvato la concessione di un credito pari a $465.5
milioni a favore del programma di privatizzazioni in Turchia.
Il finanziamento sarà utilizzato per l'introduzione di nuove misure a
sostegno del completamento del processo di privatizzazione delle aziende
pubbliche e sarà ripagato in 17 anni, incluso un periodo di grazia di quattro
anni (durante i quali non saranno versate rate ma continueranno a maturare gli
interessi). (fonte Amb. d'Italia)
29.06.2005
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IL FORUM
ECONOMICO
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E'
stato inaugurato dal premier turco, Recep Tayyip Erdogan, a Beirut. |
Il Primo
Ministro Erdogan ha inaugurato a Beirut l'undicesima edizione del Forum
Economico dei Paesi arabi. La Turchia è stata invitata a partecipare in qualità
di ospite d'onore in quanto considerata un "modello di pace" nonché di
sviluppo economico, per via dei progressi compiuti in tale campo. Il Forum
Economico, che ha riunito Primi Ministri e ministri, alte personalità del mondo
economico e bancario nonché importanti uomini d'affari, è il più importante
evento del genere nel mondo arabo. Quest'anno vi hanno preso parte oltre 1200
partecipanti provenienti da 30 Paesi. (fonte Amb. d'Ita)
29.06.2005
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QUASI
ULTIMATO IL TUNNEL DI BOLU
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E'
l'ultimo tratto dell'autostrada Istanbul-Ankara. I lavori sono affidati
alla società <Astaldi>. |
Secondo fonti
della stampa locale, il tunnel di Bolu, ultimo
tratto dell'autostrada Ankara-Istanbul i cui lavori sono condotti dalla società
<Astaldi>, si avvia verso il completamento: mancano solo 69 metri di
perforazione per terminare il primo dei due passaggi (lungo 2.954) che
compongono il tunnel mentre il secondo tunnel, della lunghezza di 2.788 metri,
dovrebbe essere ultimato il prossimo
dicembre. A seguito del completamento dei lavori di perforazione inizieranno
quelli di segnaletica, areazione e sicurezza. (fonte Amb.
d'Ita)
29.06.2005
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COMPLETATA
LA 1/MA REVISIONE SULLO STATO
DI ATTUAZIONE DEL PROGRAMMA ECONOMICO
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E'
quella che accompagnerà l'accordo di stand-by concluso in Turchia l'11
maggio scorso dal Fondo Monetario internazionale. Elogiata dal capo del
Desk, Lorenzo Giorgianni, l'opera sinora condotta dal Governo. Soddisfatti i
criteri del bilancio. Si attende ora che vengano attuate le riforme
concordate. |
Il
Fondo Monetario Internazionale ha completato la prima revisione sullo stato di
attuazione del programma economico triennale che accompagnerà l'accordo di stand-by
concluso con la Turchia lo scorso 11 maggio. Nella conferenza stampa rilasciata
alla fine dei lavori condotti dalla missione in Turchia del Fmi, il capo del
Desk Turchia Lorenzo Giorgianni ha elogiato l'opera sinora condotta dal
Governo: le performance del bilancio hanno soddisfatto i criteri indicati
dal Fondo e altrettanto lusinghieri sono risultati gli indicatori di crescita e
il tasso d'inflazione. Quanto al settore sociale e a quello bancario, il Fondo
si aspetta che entro la fine di giugno vengano attuate le riforme concordate.
Una volta soddisfatte queste ultime condizioni il Consiglio Esecutivo del Fondo,
che si riunirà a luglio, dovrebbe esaminare la Lettera d'Intenti
supplementare concordata nel corso della missione di revisione ed autorizzare il
rilascio della prima tranche del prestito pari a $ 833 milioni. (fonte Amb.
d'Ita)
29.06.2005
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AUTO SU
| In
ripresa il settore dell'export. Dall'inizio dell'anno a metà giugno si è
registrato un amento del 41.5 per cento per un totale di 6.1 miliardi di
dollari. |
Il settore
dell'export automobilistico è in ripresa:
dall'inizio dell'anno a metà giugno si è registrato un aumento del
41.5% delle esportazioni, per un totale di $ 6.1 miliardi, con previsioni di
ulteriore crescita. I dati, r | |