Arretrati 

Anno 6° N.18

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UN'ALLEANZA, UN FUTURO

Importante visita del premier turco Recep Tayyip Erdogan a Washington dove alla Casa Bianca è stato ricevuto dal presidente degli Stati Uniti, George W. Bush

Il_premier_turco_Erdogan_mentre_stringe_la_mano_al_presidente_Usa_BushTurkish Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan and U.S. President George W. Bush held talks  on the future of their embattled alliance and confirmed the two countries' strategic relationship would continue to move along the same path.
"I am happy that we were able to confirm that our strategic relationship will move on the same path as it has in the past," Erdoğan told a press conference after a one-hour meeting with Bush. The meeting was originally scheduled to last half an hour.
"Turkey and the United States have an important strategic relationship," Bush told the same press conference.
Erdoğan outlined the main issues of the meeting as "freedoms, democracy, rule of law, fight against terrorism, security and human rights," and Bush thanked Erdoğan for supporting the Broader Middle East Initiative for democratization in this vast geography. "Turkey's democracy is an important example for the people of the broader Middle East. ... Thank you for your leadership," Bush said.
Erdoğan later told a separate press conference for Turkish journalists that Turkey was ready to provide assistance to regional countries that are in the process of transition from one-party to multi-party rule. The issue of non-Muslim minorities in Turkey was also discussed.
Le_due_bandiereErdogan_dopo_l'incontro_con_Bush_(foto_Zaman)On Syria, Erdoğan said Turkey wanted to convince Syria to fall into line on the fight against terrorism and the democracy that Turkey is promoting. The prime minister said the United States shared Turkey's concerns on the presence of outlawed Pkk militants in northern Iraq and added that existing cooperation in intelligence sharing was not enough.
Bush and Erdoğan also talked about the Israeli-Palestinian conflict, Cyprus, Iraq, Afghanistan and Turkey's interest in U.S. investments. Bush instructed U.S. Secretary of State Condoleezza Rice to work on ways to introduce direct flights to a Turkish Cypriot airport from the United States, Erdoğan said. (Yusuf Kanli/Turkish Daily News)
10.06.2005

 

NESSUNA PARTNERSHIP

La Turchia non l'accetterà, anche se privilegiata, ha detto il Primo ministro Recep Tayyip Erdogan in una intervista alla <Bild am Sonntag> tedesca.

La Turchia non accetterà una ''partnership privilegiata'' con l'Unione Europea, nella quale intende entrare come membro a pieno titolo. Dopo il 'no' di Francia e Olanda alla Costituzione europea, che per molti è anche la bocciatura alle aspirazioni di Ankara a entrare nella UE, il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha ribadito la posizione del suo Paese in un'intervista al domenicale tedesco <Bild am Sonntag>: ''L'obiettivo della Turchia è di diventare un membro a pieno titolo della UE, non siamo disposti ad accettare altro''.
A proporre già nei mesi scorsi una partnership privilegiata con la Turchia era stata l'opposizione tedesca, Angela Merkel in testa, mentre il Cancelliere Gerhard Schroeder continuava a sostenere le aspirazioni di Ankara per un'adesione a pieno titolo nell'Unione, con cui i negoziati inizieranno il prossimo 3 ottobre. Dopo il 'no' di Francia e Olanda e la decisione di Schroeder di convocare le elezioni anticipate per il 18 settembre, l'Unione cristiano democratica (Cdu) ha lasciato intendere di voler trasformare il voto parlamentare in un ''plebiscito'' sull'ingresso della Turchia nella UE. (Adnkronos)
10.06.2005

IL PONTE AUSTRIA

Portata a Vienna dal ministro egli Esteri turco Abdullah Gul l'"offensiva della rilassatezza". "Occorre separare - ha spiegato il diplomatico - la Costituzione europea dall'allargamento". Il rispetto della data confermato dal Cancelliere Wolfgang Schuessel.

Il_Canceliere_austriaco_Wolfgang_SchuesselL' ''offensiva della rilassatezza'' con la quale la Turchia ha incassato i due 'no' alla Costituzione europea che potrebbero mettere in discussione la sua adesione all'UE è stata portata avanti a Vienna dal ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul.
''La questione della Costituzione europea e le aspirazioni della Turchia ad aderire all'Unione europea non andrebbero mischiate'', ha detto Gul il quale ha poi aggiunto come i due temi debbano essere tenuti separati, anche dopo il risultato negativo in Francia e in Olanda dei referendum sul Trattato costituzionale.
''Le trattative in vista dell'adesione prenderanno molto tempo, e nel frattempo la Turchia cambierà molto'', ha detto Gul a proposito dell'inizio delle trattative per l'adesione della Turchia all'Ue previste per il 3 ottobre.
Il Cancelliere austriaco Wolfgang Schuessel, in una intervista rilasciata lo stesso giorno dell'arrivo di Gul, aveva confermato di essere per il rispetto del 3 ottobre come data concordata per l'avvio delle trattative, ma di seguitare a pensare che esse sono aperte, cioé con la possibilità che si concludano anche senza un ingresso nell'UE. ''Alla fine dovrà prevalere il criterio dell'accettabilità nell'UE - aveva detto Schuessel - e io sono anche favorevole a tenere un referendum popolare in Austria prima dell'ingresso della Turchia in UE.
Ma la Turchia già da ora è pronta ad accettare il rischio che la sua adesione all'Unione europea possa essere respinta da referendum nazionali, ha affermato il ministro degli Esteri turco, incontrando i giornalisti a Vienna dopo un colloquio con la collega austriaca, Ursula Plassnik. ''Noi accetteremo tutto'', ha detto Gul, rispondendo a una domanda su questo rischio, sottolineando come ogni Paese abbia il suo proprio sistema. Gul ha poi preso parte parte al Forum europeo di Wachau, ad un centinaio di chilometri da Vienna, insieme con Schuessel, il premier sloveno Janez Jansa, il ministro delle Finanze romeno, Ionel Popescu, ed il ministro degli Esteri di Serba-Montenegro, Vuk Draskovic. La conferenza nel monastero di Gottweig era dedicata a "L'Europa un anno dopo l'allargamento'', da 15 a 25 Stati, avvenuto l'1 maggio 2004.
''L'Austria è interessata ad una Turchia di successo e democratica, legata ai valori europei'', ha confermato Plassnik dopo l'incontro con Gul.
L'Austria si considera un ponte e continuerà a farlo anche quando assumerà la presidenza di turno dell'Unione europea (nella prima metà del 2006), ha ancora detto Plassnik, aggiungendo che Vienna e l'UE appoggiano ''il grande processo di cambiamento'' turco.
A novembre scorso, appena arrivata a capo della diplomazia austriaca, Plassnik aveva sottolineato le ''preoccupazioni giustificate'' sollevate da una possibile adesione di Ankara all'Unione europea, citando il settore dell'agricoltura, i diritti umani e la parità dei diritti.
Gul, da parte sua, ha sottolineato che la decisione sull' adesione della Turchia all'UE non deve essere presa ora e nemmeno il 3 ottobre prossimo, quando cominceranno solo le trattative, per le quali non si sa quando ci sarà la conclusione. ''I paesi membri dell'UE avranno tempo fino a quel momento per decidere se accettare la Turchia come membro a pieno diritto dell'UE'', ha detto Gul. (Ansa)
10.06.2005

IL PESSIMISMO DELLA STAMPA

L'esito dei due referendum sulla Costituzione europea è stato visto come un secco 'no' all'ingresso della Turchia. Il tono dei mass-media è quello di una mesta presa d'atto di una realtà negativa per le ambizioni di Ankara.

EUNella capitale turca c'è aria di sgomento dopo il doppio 'no' ai referendum in Francia e Olanda alla Costituzione dell'Unione Europea. Tuttavia al pessimismo della ragione nutrito dalla diffusa convinzione che i due 'no' - come ha scritto il giornale <Vatan> - ''non porteranno bene alle prospettive di adesione della Turchia all'UE'' si accompagna un forte ''ottimismo della volontà'' espresso dalle posizioni ufficiali.
Il Governo continua a ripetere che i due 'no' alla Costituzione ''non influiranno'' sull'apertura del negoziato di adesione della Turchia prevista per il 3 ottobre e sulla prospettiva stessa dell'adesione nel giro di 10-15 anni.
Il portavoce_del_ministero_degli_Esteri_turco_Namik_Tan''L'Europa saprà superare questa crisi e trarre le lezioni dovute dai due referendum, proprio come ha già mostrato di saper fare in passato'' - ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Namik Tan in armonia con quanto dichiarano i portavoce di Bruxelles secondo i quali ''i referendum sulla Costituzione non riguardano il processo negoziale della Turchia che comunque comincerà il 3 ottobre''.
Ma lo sgomento diffuso si può cogliere sia nei commenti di stampa, dove il tono prevalente è quello di una mesta presa d'atto di una realtà negativa per le ambizioni europee della Turchia, sia per le strade, dove circolano battute al tempo stesso sarcastiche e malinconiche come: ''speriamo che l'UE sopravviva fino al 3 ottobre quando ci verrà aperta una porta che conduce in una stanza vuota'' o anche che ''gli europei preferiscono la distruzione dell'UE all'adesione della Turchia''.
Turkish_Daily_NewsL'immagine più sinistra l'ha fornita un commentatore solitamente ottimista e molto filo-europeo, Mehmet Ali Birand, che sul giornale <Turkish Daily News> ha scritto: ''l'Olanda ha conficcato un ultimo chiodo alla bara''. Lo stesso Birand ha osservato che manifesti che recavano la scritta ''No alla Turchia nell'UE'' sono stati diffusi ed usati dai sostenitori del 'no' alla Costituzione sia in Francia, sia in Olanda e che diversi analisti europei affermano oggi che ''la Turchia è la principale ragione della crisi attuale dell'UE''.
Il più autorevole giornale turco <Hurriyet> (di centro) ha ricordato che l'effetto Turchia sul 'no' olandese sarebbe stato addirittura del 40%, mentre nei giorni scorsi lo stesso giornale aveva affermato che sul 'no' francese l'avversione ad una Turchia nell'UE sarebbe stata del 14%. ''A giudicare da quei sondaggi, in entrambi i casi l'effetto Turchia sembrerebbe essere stato decisivo'' - ci ha dichiarato con rammarico un commentatore dello stesso giornale.
Il_ministro_degli_Esteri_spagnolo_Miguel_Angel_MoratinosIl principale giornale di opposizione <Cumhuriyet> (di sinistra) ha affermato di condividere l'opinione del ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos secondo cui ''i risultati dei due referendum influenzeranno la possibile adesione di paesi come la Turchia e la Croazia'' notando che, ''nonostante l'ottimismo ufficiale del Governo, Ankara sia stata disturbata non poco dal fatto che la Costituzione è stata respinta in due dei Paesi fondatori dell'UE''.
''La Turchia si sta preparando a entrare in un club i cui membri influenti non vedono con favore la sua adesione a pieno titolo. Sia che lo accettiamo o no essi oggi sono contrari ad ogni ulteriore allargamento dell'UE'' - scrive il direttore del giornale Sabah, Ergun Babahan.
Il giornale <Vatan> ha ricordato che Romano Prodi nel suo discorso al parlamento turco l'anno scorso ''aveva avvertito con sincerità che non bastava convincere i Governi, ma occorreva convincere anche tutti i popoli d'Europa''. ''E, tuttavia - ha continuato lo stesso giornale- la stampa turca, con tipico wishful thinking, aveva preferito dare spazio ai gesti bene auguranti di Prodi, piuttosto che al suo discorso''.
''La Turchia deve smettere ormai di sognare la piena adesione. Gli ultimi sviluppi mostrano che Ankara cammina verso un partenariato privilegiato'' - ha concluso <Vatan> con riferimento alle posizioni del leader della Cdu tedesca, Angela Merkel, considerata probabile prossimo Cancelliere e del leader gollista Nicholas Sarkozy (considerato probabile successore del presidente Jacques Chirac). (Lucio Leante/Ansa)
10.06.2005

GOVERNO TEDESCO SEMPRE SOLIDALE

Anche dopo la doppia bocciatura della Costituzione europea (Francia ed Olanda) Berlino intende appoggiare Ankara per l'ingresso in Europa.

Anche dopo la doppia bocciatura, ai referendum in Francia e Olanda, della Costituzione UE, il Governo tedesco conferma la sua posizione favorevole a un'adesione della Turchia all'Unione europea. "La posizione del governo federale sull'ingresso della Turchia non è cambiata", ha dichiarato il portavoce governativo Bela Anda. La Turchia deve ora proseguire sulla strada delle riforme e renderle irreversibili, ha detto.
L'opposizione cristiano democratica ha invece criticato la linea del Governo e sollecitato una verifica sull'allargamento. Il premier bavarese e leader Csu, Edmund Stoibe,r ha ribadito che il modello dell'opposizione è una cooperazione privilegiata con Ankara anziché una piena adesione. In caso di cambio di maggioranza alle elezioni politiche a settembre, un Governo Cdu-Csu avvierà con la Turchia colloqui in tal senso. (Ats-Ansa)
10.06.2005

 

.....MENTRE INVECE IN SPAGNA

Per il ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, il 'no' di Francia ed Olanda avranno conseguenze sull'avvio dei negoziati dio adesione della Turchia all'UE.

Il 'no' della Francia e dell'Olanda alla Costituzione Europea ''senza dubbio'' avranno 
conseguenze sull'avvio dei negoziati di adesione della Turchia alla UE, fissato per il prossimo 3 ottobre. A dirlo è stato il ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos, all'indomani della bocciatura olandese, ribadendo la necessità di continuare il processo di ratifica del Trattato e allo stesso tempo di dare inizio a ''un processo di riflessione'' nei Paesi membri, come sollecitato anche dal presidente francese Jacques Chirac.
''Bisogna prendere nota'' del 'no' di Francia e Olanda, ha affermato il capo della diplomazia di Madrid parlando alla radio <Rne>, convinto che a fattori interni si siano aggiunti ''molti timori e interrogativi dell'opinione pubblica europea'' sull'allargamento dell'Unione e sull'ingresso della Turchia. Dunque, ha sostenuto Moratinos, ''non ci sono dubbi che il risultato di questi referendum inciderà'' sull'ulteriore ampliamento dell'UE, al quale tuttavia ''non ci sono alternative, per stabilizzare'' l'Europa e ''per creare una situazione di pace e concordia''.
Per il ministro degli Esteri spagnolo, il 'no' di Francia e Olanda'' è stata una risposta più istintiva che razionale di molta gente che ha visto l'arrivo di nuovi dieci membri e che si è posta una serie di problemi che hanno più a che fare con le politiche nazionali che non hanno saputo dare una risposta alle inquietudini dei cittadini''. (Adnkronos)
10.06.2005

 

LA DATA RIMANE

Il presidente della commissione UE, Josè Barroso, ha detto che non ci sarà alcun cambiamento per l'avvio dei negoziati con la Turchia: rimane il 3 ottobre.

Il_presidente_della_Commissione_Ue_Josè_Manuel_BarrosoIl processo di allargamento dell'Unione europea prosegue come previsto e anche sulla Turchia ''la decisione resta quella assunta dal Vertice UE'' di aprire i negoziati, sotto condizione, il prossimo 3 ottobre.
Lo ha sottolineato il presidente della Commissione UE José Manuel Barroso, al termine di un incontro con il Primo Ministro della Lettonia, Aigars Kalvitis.
''Recentemente tutti i 25 Stati membri hanno sottoscritto il trattato di accesso di Romania e Bulgaria'', ha detto Barroso. ''Ad oggi, nessun Stato membro ha espresso alla Commissione ogni idea di volere modificare questa decisione''.
Anche per quanto riguarda la Turchia, secondo Barroso le bocce restano ferme: ''Al momento, nessuno ha chiesto alla Commissione di ripensare alla questione o di evitare di procedere cos
ì come indicato'', ha aggiunto. ''Non prevediamo neppure nel prossimo futuro che si possa proporre una modifica di un accordo che è stato preso dal più alto livello politico dell'Unione''. (Ansa)
10.06.2005

 

ATENE DIFENDE ANKARA

Il titolare del dicastero degli esteri greco, Petros Molyhviatis, è stato chiero: "La Turchia deve continuare la sua marcia vero l'Europa come deciso a suo tempo".

La Grecia prende le difese della Turchia, vecchia rivale, e caldeggia l'avvio formale delle trattative di adesione di Ankara all'UE il 3 ottobre, come previsto, a dispetto dei due no alla costituzione europea venuti da francesi e olandesi. Il ministro degli Esteri Petros
Molyhviatis ha affermato che la Turchia deve continuare la sua marcia verso l'Europa come deciso a suo tempo,puntualizzando che la posizione della Grecia al riguardo "non è mutata".
La stessa Turchia ha ribadito, dopo il 'no' ' degli olandesi alla carta comunitaria, la ferma volontà di entrare a far parte dell'Unione. "Il nostro obiettivo fondamentale nel prossimo futuro - ha sottolineato il ministero degli Esteri - è di garantire la favorevole conclusione del processo negoziale per l'adesione all'UE che comincerà il 3 ottobre". (Agi
10.06.2005

 

"NON SI TORNA INDIETRO

Ad affermarlo il ministro per le Politiche comunitarie Giorgio La Malfa. "Indispensabile" l'ingresso della Turchia.

Giorgio_La_Malfa''I risultati dei referendum in Francia e Olanda sulla Costituzione europea renderanno più difficile il processo di allargamento dell'Europa e il negoziato con la Turchia''. Lo ha detto a Lucca, a margine di un seminario internazionale sulle relazioni transatlantiche, il ministro per le Politiche comunitarie Giorgio La Malfa. ''La mia opinione - ha aggiunto La Malfa - è che l'allargamento sia un fatto di consolidamento della democrazia nei Paesi dell'Europa centro orientale e che non si possa e non si debba tornare indietro''.
Il ministro, infine, ha ricordato che il Governo italiano, rispetto al negoziato per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea ha mantenuto al stessa posizione già espressa in passato, che considera l'ingresso della Turchia come ''indispensabile''. (Adnkronos)
10.06.2005

 

UN TERRIBILE ERRORE

Quale sarebbe? Ma "chiudere la porta in faccia alla Turchia", scrive il <New York Times>. "Guai se l'Europa dovesse cedere alla turcofobia".

Dopo i 'no' alla Costituzione UE dei referendum in Francia e Olanda, l'Unione Europea non può ''soccombere all'autocommiserazione di una paralisi'' e ''sarebbe in particolare un terribile errore chiudere la porta a Paesi come la Turchia, che sono già sulla rampa di lancio per l'adesione''.
Lo ha scritto, in un raro editoriale dedicato alla ''crisi'' dell'UE innescata dai referendum, il <New York Times>, secondo cui ''l'Unione Europea rappresenta un potente incentivo'' per i Paesi che intendono aderirvi ''per innalzare i loro livelli di pratiche di governo e di rispetto dei diritti civili ai più alti standard globali''. Se l'Europa dovesse cedere ''alla turcofobia'', sarebbe ''un enorme e potenzialmente pericoloso smacco per il più moderno dei Paesi musulmani''.
In vista del Vertice europeo del 16 giugno a Bruxelles, il <New York Times> ha ricordato come i leader dei 25 ''devono, senza drammatizzare, decidere che cosa fare per cambiare quel che non va e per salvaguardare quel che va nell'Unione Europea''. Per il <NYT>, la Costituzione, che, così com'è ora, ''è poco più di un elenco di regole'', ''è morta''. Bruxelles ''non può rafforzare l'impressione che non da' importanza all'opinione pubblica'' e negare la realtà ''non è un'opzione'', perché ''gli sforzi per rendere l'economia  dell'Europa più competitiva devono andare avanti''. (Ansa)
10.06.2005

RISPETTARE GLI IMPEGNI

Nel corso di una visita ufficiale a Cipro il nostro ministro degli Esteri e vice-premier, Gianfranco Fini, ha dichiarato di non essere d'accordo con quanti asseriscono che il cammino della Turchia è ora entrato in un vicolo cieco.

Il_vicepremier_Gianfranco_FiniItalia e Cipro hanno ''una sostanziale identità di vedute'' sull'attualità internazionale e sui grandi temi dell'Europa all'indomani dei referendum sulla Costituzione europea in Francia e Olanda: è quanto è emerso dalla visita compiuta dal ministro degli Esteri Gianfranco Fini a Nicosia dove ha avuto una serie di colloqui con le massime autorità cipriote.
"Abbiamo discusso della fase attuale del problema di Cipro, della situazione dell'UE, della riforma dell'Onu, di immigrazione clandestina e abbiamo riscontrato una grande convergenza di vedute'', ha confermato il ministro degli Esteri cipriota George Iacovou.
Nel corso di una conferenza stampa, Fini ha affermato che l'Italia ''ha apprezzato in modo particolare il fatto che Cipro non ha posto il veto all'avvio del negoziato di adesione della Turchia all'UE''. E a proposito della posizione di Ankara dopo i referendum in Francia e Olanda, il titolare della Farnesina ha affermato di non essere d'accordo ''con quanti dicono che il cammino della Turchia e' ora entrato in un vicolo cieco. A dicembre - ha aggiungo - il Consiglio europeo ha preso un impegno che deve essere rispettato, ovviamente se saranno rispettate tutte le condizioni che quell'impegno aveva previsto''.
Parole certamente apprezzate dal presidente Tassos Papadopoulos che durante il colloquio di oltre un'ora con Fini ha espresso il timore che un eventuale fallimento o sospensione dei negoziati di adesione della Turchia all'UE si rifletterebbe negativamente su Cipro, che rischierebbe di diventare un ''capro espiatorio'' di Ankara.
Nel corso dell'incontro con Iacovou, Fini ha affrontato anche la questione della riforma dell'Onu. ''La posizione di Cipro per la riforma delle Nazioni Unite e' molto vicina a quella dell'Italia, perché entrambi crediamo che l'Onu debba avere una maggiore capacità di intervento nelle aree di crisi'', ha detto il titolare della Farnesina.
Nicosia è infatti contraria ad ogni accelerazione della riforma del Consiglio di sicurezza e si sta distaccando sensibilmente dalla posizione dei cosiddetti G4, India, Giappone, Brasile e Germania.
Con il ministro Iacovou il ministro degli Esteri Fini ha anche firmato un accordo di cooperazione culturale che prevede una stretta collaborazione nei settori dell'arte, della tutela, conservazione e restauro del patrimonio culturale e nel settore della ricerca scientifica (in particolare con il Cnr), tecnologica ed ambientale.
Si tratta di un accordo ''importante'' ha detto Fini, perché la diffusione della cultura italiana favorisce lo sviluppo dei già ottimi rapporti economici tra Cipro e Italia.La diffusione della lingua italiana a Cipro ha subito negli ultimi quattro anni una impennata impressionante, passando da 160 studenti di liceo nel 2001 a 11 mila nel 2004. Anche sul piano commerciale l'Italia ha una posizione di primissimo piano: è al secondo posto, dopo la Grecia per volumi di scambi.
La visita di Fini si è conclusa con un incontro del presidente del Parlamento Demetris Christofias, nel corso del quale è stato affrontato soprattutto il problema di Cipro. Poi il ministro è ripartito per Roma al termine di una visita compiuta, come lui ha detto, ''come europeo del Mediterraneo''.(Ansa)
10.06.2005

 

LE CONDIZIONI POSTE DALL'UNIONE

Secondo il Comandante delle Forze di terra turche, gen. Aytac Yalman, durante i negoziati Bruxelles chiederà alla Turchia di cedere su molti punti, compreso il Pkk e Ocalan.

Il_generale_turco_Aytac_YalmanThe European Union is planning on making numerous demands on Turkey as part of the membership negotiations set to start this October, says former Land Forces Commander Gen. Aytac Yalman. Yalman has been writing on the issue in his daily column in Cumhuriyet over the past couple of weeks. In particular, the EU could request an amnesty for the terrorist Kurdistan Workers' Party (Pkk) members and its leader Abdullah Ocalan during Turkey's accession talks, he warned.
Yalman enumerated several possible conditions the EU might demand from Turkey as part of its membership negotiations. He asserted that the EU will likely make large demands on security issues, and that it might direct Turkey to withdraw its soldiers from Cyprus and northern Iraq. He also said that the EU could insist that the General Staff be subsumed under the authority of the Defense Ministry. Yalman's most important speculations are listed as follows:
1. Turkey must sign the Customs Union agreement with the Greek Cypriot administration. The EU can also put pressure on Turkey to recognize Southern Cyprus, withdraw Turkish soldiers from the island and pay damages to Greek people.
2. Open Armenian borders, recognize the so-called Armenian genocide claims and establish diplomatic relations with Armenia.
3. Post private security units to protect Turkish borders instead of soldiers.
4. Improve minority rights, recognize the autonomy of the Kurdish people and permit education in the Kurdish language.
5. Recognize the "ecumenical" status of the Istanbul Patriarchate, open a clerical school, and improve the legal status of churches in Turkey.
6. Grant robust legal rights to non-Muslim minorities and improve the publishing and education rights of clerics.
Foreign control of the Firat, Dicle areas
7. Withdraw Turkish soldiers from northern Iraq.
8. Solve the ongoing problems with Greece, such as airspace and territorial water boundaries.
9. Grant an amnesty to the terrorist Pkk and Abdullah Ocalan.
10. Permit foreign control of Dicle and Firat (Tigris and Euphrates) river basins.
11. Reduce the effectiveness of the Turkish Armed Forces (Tsk), and empower civil control mechanisms. To achieve this, the EU can demand that Turkey:
- Subsume the General Staff under the Defense Ministry
- Abolish certain military departments
- Amend Articles 35 and 85 of the General Staff regulations
- Establish professional military service.
- Make essential changes in the military disciplinary code.
- Allow civilian mechanisms for preparing and controlling the defense budget.
- Abolish the Turkish Military Pension Fund (OYAK) or reduce its efficiency. (The New Anatolian)
10.06.2005

ALTERNATIVA GLOBALE

L'importanza dell'adesione della Turchia all'UE per far emergere una nuova prospettiva su scala mondiale, spezzare l'idea dei blocchi e dello scontro tra civiltà. Un'intervista del quotidiano turco <Radikal> al sociologo che domenica ha votato sì al referendum francese sulla Costituzione europea.

Alain_TouraineLo scorso aprile Alain Touraine, insieme ad Edgar Morin e Jean Baudrillard, ha partecipato ad Istanbul ad un convegno organizzato dall'Academie de la Latinitè sul tema: "Islam, Latinitè, Transmodernitè". Il sociologo è stato poi invitato dal Dipartimento di Sociologia dell'Università Galatasaray a tenere una conferenza dal titolo: "Dal multiculturalismo verso il confronto tra culture". In quell'occasione, la prof.ssa Nazli Okten lo ha intervistato per il quotidiano Radikal sul tema della costruzione europea
Se vuole, cominciamo dal manifesto firmato da lei, Edgar Morin, Jean-Cristophe Rufin e Guy Sorman e poi pubblicato su <Le Monde>. Sostenete che solo con l'adesione della Turchia l'Unione Europea acquisirà la forza necessaria per avere un ruolo sulla scena politica globale. Quali sono state le dinamiche che vi hanno portati a questa posizione? Come avete deciso?
- Se devo dire la verità, sono io ad aver scritto quel manifesto. Solo dopo abbiamo chiesto le firme di Morin e degli altri. Rispetto a questi argomenti ciascuno ha un personale punto di vista e propri campi d'interesse.
Se lasciamo per un attimo da parte la questione dell'avvicinamento progressivo, da centinaia di anni, della Turchia all'Europa, anche perchénon sono un esperto, quello che mi interessa è questo: gli Europei creano un economia, un progetto unitario, sono argomenti importanti, ma poi non hanno un ruolo a livello mondiale. Quando è necessario l'intervento dell'Europa, la conclusione è un disastro. Kosovo, Bosnia, Vukovar, Srebrenica, sono una vergogna per l'Europa.
Dopo aver osservato quello che accade sulla sponda americana, sono arrivato a questa conclusione: se gli europei si unissero ai turchi, il mondo europeo ed islamico quindi, potrebbero cominciare ad immaginare politiche alternative a quelle portate avanti dagli americani. E poi ho proposto un'idea, suscettibile di essere discussa: oggi gli americani si trovano a fronteggiare il mondo arabo. Un mondo arabo nel passato colonizzato e che non ha avuto realtà statali. O perlomeno stati deboli come quello egiziano o algerino non sono mai diventati stati veri e propri. Al contrario, quando guardiamo alla Turchia ed all'Iran, vediamo degli Stati, certo se non consideriamo che per un periodo l'Iran è stato colonizzato dagli Ottomani. Paesi che sono dotati di identità statuali, in grado di scegliere, di elaborare politiche. Inoltre aggiungiamo anche un altro elemento molto importante, il carattere laico della Turchia.
La questione degli aiuti da dare ai contadini polacchi, a quelli portoghesi, non è certo un argomento emozionante, anzi è un po' noioso. E' necessario invece pensare su scala mondiale. Domani i cinesi, oggi un mondo islamico che comprende più di un miliardo di persone, e poi altri 300-400 milioni di europei. Io continuo a pensare dal punto di vista degli europei, e credo che questa (l'adesione turca, ndt) si rivelerà nell'interesse degli europei. Se guardiamo a quello dei turchi, non ci sono altre alternative. I turchi non sono certo disponibili a spostarsi verso gli iracheni, i siriani o gli iraniani. E' naturale per i turchi. I turchi sono una grande forza; una grande forza che, ci piaccia o no, è abituata a produrre politica, a pensare come una grande forza. Credo che l'unione di europei e turchi ci darà l'opportunità di essere una forza globale. Se guardiamo agli ultimi anni vediamo il prevalere di questa idea pazzesca dello scontro tra civiltà. Tempo fa ne ho discusso con Huntington a New York. L'altro giorno ho sentito dire ad un ministro iraniano che il problema sta tutto nelle relazioni tra cristiani e musulmani. Se pensassimo così, il discorso sarebbe finito, questo significherebbe la guerra. Le religioni periodicamente danno un'immagine ecumenica ma alla fine si combattono.
Quello che mi interessa è di spezzare l'idea del blocco, oggi quello islamico ieri quello sovietico, il blocco che divide le persone secondo le regioni in cui sono nate, le società, le economie, le questioni religiose. Volevo mostrare come, invece dei blocchi ideologici, sia possibile integrare il mondo islamico, con la modernità (io difendo ancora l'idea che la modernità sia una e non molteplice), con la storia, con la religione, con la memoria, con la cucina. Secondo me questa è l'unica strada. Non ne vedo nessun'altra in grado di portare alla luce un progetto, una geopolitica capace di avere un'influenza mondiale. Insieme l'Europa e la Turchia possono inventare questo progetto, ed è questo quello che bisogna fare in questo momento. Penso che i turchi faranno svegliare gli europei. Gli americani hanno ragione nel dire che gli europei non hanno anima, determinazione ed idee. Gli europei sono molto più pessimisti. Vogliono essere lasciati in pace. Credo che un'Europa con i turchi, un'Europa "turchizzata" sia in grado di dare vita a questo progetto. Questo rende possibile un mondo in cui si possano mescolare le grandi civiltà, altrimenti religione contro religione, no, questo non mi interessa per niente.
Lei dice che la Turchia è la prova del possibile compromesso tra Islam e laicità. Voglio farle una domanda riguardo la sua posizione, espressa nel libro sulla laicità scritto con il filosofo Alain Renault, che la vede contrario alla versione francese del laicismo. Come giudica questa sua posizione se pensiamo alle sue precedenti dichiarazioni, contrarie al divieto del foulard nelle scuole?
 - Devo sempre spiegarlo, so quello che pensano le persone: Touraine prima diceva si, adesso ha cambiato idea. Il mio pensiero non è cambiato in alcun modo. Infatti continuo a lavorare con le ragazze con il velo. In questo momento sto iniziando una ricerca sul campo con cinquanta donne che provengono dal mondo islamico, nei miei seminari ci sono parecchie ragazze con il foulard. In politica però non è sufficiente dirsi a favore o contro il multi-culturalismo. Se da un lato è necessario difendere il pluralismo culturale, dall'altro anche l'idea di cittadinanza di uno stato di diritto. Il problema è, in una determinata congiuntura storica, se dare la priorità all'uno o all'altro. Alcuni intellettuali ritengono che sia necessario dare la priorità alla libertà di espressione. Rispetto pienamente questo punto di vista ma se avessimo fatto una legge in questo senso la gente sarebbe scesa nelle strade e la legge non sarebbe passata. L'80% dei nostri deputati ha votato a favore di questa legge. Le organizzazioni islamiche non hanno fatto nessuna manifestazione contraria. Ce n'è stata una sola, fatta da un gruppo antisemita. Credo si debba andare verso la libertà di pensiero. Da un anno ripeto la stessa cosa: i francesi non si accorgono dove sta andando la società: cresce la ghettizzazione, si rafforza il comunitarismo, i movimenti fondati sulla paura dell'arabo, non è possibile non tenere conto di questi elementi. Io continuo a credere che non ci fossero alternative: era necessario dire no al comunitarismo.
So che oggi la metà di queste ragazze è estremamente moderna, vuole andare a scuola senza però rompere i legami con la religione. Ma vedo anche che l'altra metà, ripiegandosi su sé stessa, assume atteggiamenti contrari alla modernità. Io non sono molto pessimista a questo proposito. Vedo anche che i francesi hanno cominciato a considerare l'importanza di questo tema. Vorrei usare una frase che ripete spesso un amico, da trent'anni professore di filosofia islamica alla Sorbona, cittadino francese di origine cabila: "Voi francesi non potete capire nulla dell'Islam perché non capite nulla di nessuna religione". Io credo che abbia profondamente ragione. La nostra formazione laica, l'eredità della lotta repubblicana per la laicità, per tutte queste ragioni il pensiero francese non conosce la religione. Nella formazione filosofica c'è un po' di Pascal, un po' di Agostino, è tutto qui, non c'è nulla che riguardi il mondo dell'Islam. Non può continuare così. Sapete che sono cominciati nei licei i corsi di religione. Si è aperta una prospettiva anche per quanto riguarda la costruzione di moschee. Inoltre, anche se possono essere criticabili, esistono organizzazioni che garantiscono la rappresentanza dei musulmani. In conclusione ci sono dei piccoli progressi. Il vero problema però è il razzismo anti-arabo. Si parla molto in Francia dell'antisemitismo, è vero, esiste, ma l'anti-arabismo è molto più forte. Su questo punto è necessario portare avanti un'azione, far discutere le persone. Perché si vede che quando fate discutere le persone emerge una maggiore profondità, un maggior pluralismo. Mi danno sempre più fastidio coloro si esprimono senza aver riflettuto su queste questioni. Nell'ultimo libro ho dialogato con Alain Renault, un liberale di destra ma un liberale aperto, intelligente e che parla di multi-culturalismo. Io credo che il multi-culturalismo sia un argomento del liberalismo di destra, ci sono però degli idioti che lo credono un'idea di sinistra.
Non si può dire che la Turchia sia un argomento molto popolare in Francia, quali reazioni ha ricevuto?
 - E' un faccenda piuttosto personale. Non c'era praticamente nessuno che desse importanza alla questione turca. O meglio c'era una persona, che è anche un mio vecchio amico, Michel Rocard: in realtà era contrario ma essendo una persona intelligente ha capito immediatamente ed ora difende energicamente l'idea dell'adesione turca. In questo momento si discute di questo problema solamente in prospettiva della Costituzione europea, in realtà la discussione non ha nulla a che vedere con la Turchia, riguarda soprattutto il desiderio del signor Sarkozy di far cadere il signor Chirac. La sinistra non è molto coinvolta, sul tema della Costituzione, sono occupati a coltivare i propri orticelli. Se la Costituzione europea fosse approvata tutto questo passerebbe, anche se non è sicuro.
Le richieste dei turchi hanno avuto un'accoglienza migliore del previsto, è stato facile vedere la loro accettazione come una priorità, ora però è necessario tempo. Per la Spagna sono stati necessari nove anni, dieci per il Portogallo. Dieci anni non sono molti. Se dovessi parlare di un paese che conosco bene, la Polonia, beh non era un paese pronto. Non aveva una struttura amministrativa adeguata.
Da voi ci sono stati sviluppi molto positivi, certo molto rimane ancora da fare, ma ora questa fase assume un significato, considerando le conseguenze positive, importanti che può produrre. Se prendiamo in considerazione le trasformazioni accadute in questo paese negli ultimi dieci anni, si vede che si tratta di questioni interne, relative ai turchi stessi: la questione armena, la questione curda ad esempio.
Che cosa posso dire poi a quelli che sostengono la necessità di dare la priorità all'Ucraina? Mi piacciono l'Ucraina, anche la Bulgaria e la Romania, è certo che entreranno nell'Unione ma a me non interessa, che cosa possono cambiare? Certo sarà necessario dare aiuti economici, va bene, sarà necessario omogeneizzarli con l'Europa, certo, ma è come omogeneizzare le differenze tra l'Italia settentrionale e meridionale. Si, si fanno cose utili ma a me non sembra che abbiamo una rilevanza planetaria. Credo sia una buona cosa un'Europa allargata oltre i suoi confini naturali, con l'ingresso della Turchia.
Lei sostiene che un'Europa che comprenda anche la Turchia, potrà costituire un'alternativa politica globale agli Stati Uniti. Come valuta l'Europa dal punto di vista dell'egemonia americana?
 - Io credo che noi abbiamo due punti deboli fondamentali. Il primo è l'assenza di una politica internazionale, anche se mi verrebbe da dire che è meglio così, visto che ci consente di non commettere giganteschi errori storici come la guerra in Irak. Il secondo è più serio. Credo di conoscere bene gli Stati Uniti, ci vado da cinquant'anni. Secondo me la superiorità degli americani deriva dal sistema universitario. Se parliamo di tecnologia, non sono superiori, il Boeing non è meglio dell'Airbus. Lo stesso vale per i missili, non vedo una differenza fondamentale. Detto questo, gli americani, non solo nelle scienze di base ma anche nelle dotazioni delle biblioteche, dei musei, fanno grandissimi sforzi. La cosa più importante sono le università, che funzionano come una pompa: attirano studenti da tutto il mondo, si tengono i migliori ed anche se rimandano a casa gli altri, li hanno profondamente influenzati.
Forse esagero ma vorrei dire una cosa: nella vita di tutti i popoli ci sono momenti difficili nei quali occorre lavorare, cinquanta, cento anni, e poi ci si può riposare. Gli inglesi si riposano dalla fine del XIX° secolo, i francesi ed i tedeschi si riposano ora, gli italiani stanno ancora lavorando perché hanno cominciato tardi. Anche gli americani hanno cominciato ora a riposarsi. I dipartimenti di informatica sono pieni di stranieri, che sono anche il 50% del personale di Silicon Valley. Tutte le moderne tecnologie sono esclusiva dei cittadini di origine asiatica ma il controllo della conoscenza è degli americani. La superiorità degli americani è nella produzione e nella trasformazione della conoscenza, non nella tecnologia. Quello che c'è da fare è semplice: gli europei devono comprendere che la produzione e l'uso della conoscenza hanno lo stesso valore che nel passato hanno avuto l'agricoltura e l'industria. Se l'Europa non farà sforzi adeguati nell'istruzione superiore, e questo è il caso della Spagna che non ne fa alcuno, rimarrà indietro.
Come giudica la costruzione europea dal punto di vista della globalizzazione?
 - Prima cerchiamo di capire come guardano i francesi a questa questione. Gli europei hanno cercato di unire le forze, di eliminare gli ostacoli, di scongiurare il pericolo di nuove guerre. Inizialmente un'idea con un forte potere di attrazione. Francia e Germania erano in prima linea, anche gli italiani hanno avuto la loro parte. Successivamente tutti questi elementi positivi si sono trasformati in una questione esclusivamente tecnica, non c'è stato nessun investimento sul piano emotivo. Nessuno si è innamorato dell'Europa... Habermas voleva innamorarsi, io non la pensavo così, voleva pensare il continente nei termini di una Heimat. Sapete un tedesco può voler tutto, tranne uno stato tedesco. Purchè non ci fosse una Germania, Habermas voleva l'Europa. E' facile capire il perché, anche Cohn Bendit è così del resto. Nonostante la mancanza di investimenti emotivi si pensava che si potesse garantire la crescita. Ora però tutti crescono, all'infuori dell'Europa, e questo ha prodotto nuove diffidenze. Anche lo spazio dell'Euro non va molto bene. Le conseguenze sono state la crescita del nazionalismo e del populismo. Con Le Pen noi abbiamo fatto i battistrada. Poi sono arrivati austriaci, danesi, fiamminghi, olandesi; fortunatamente non sono stati seguiti dai tedeschi. Allo stesso tempo è cominciata una cosa seria, l'ostilità nei confronti degli stranieri. Si diceva che il Front National sarebbe stato tolto di mezzo, gli esperti hanno dimostrato che non è così. Il potenziale elettorato è così forte che temo vedremo Le Pen candidato alle presidenziali una seconda volta. Oltre a tutti questi elementi, tra il 1945 ed il 1975 il modello di stato che si è formato in Europa ed anche in Francia, ha avuto un'influenza relativa su quello che avrebbe dovuto essere il modello europeo.
İn Francia l'immagine dello stato è stata nello stesso tempo monarchica, repubblicana, comunista, operaia, a favore dello stato sociale. La Francia, a differenza degli altri paesi, è stato un Paese in cui i comunisti sono stati più forti dei liberali, dei gollisti e dei socialisti. İn conclusione le trasformazioni accadute dopo la seconda guerra mondiale hanno portato ad una sinistra comunista e statalista. Un'immagine dello stato per cosi dire hegeliana, una forma di nazionalismo, per il quale lo stato rappresenta gli interessi universali e la borghesia quelli particolari. Quando l'economia ha cominciato ad andare male, i francesi e soprattutto la sinistra hanno pensato una cosa semplice: la globalizzazione è pericolosa. Viene dagli americani e agli europei non serve. Per la piccola famiglia francese tipo, la sicurezza significa una figlia impiegata nella società elettrica ed un figlio nelle ferrovie, poter andare l'inverno a sciare e l'estate in Brasile, questa è stata la trasformazione dello statalismo. Una reazione che si fonde con il nazionalismo fondato sulla paura, avversario del liberalismo e della globalizzazione. Tra i francesi poi è diffusa la convinzione che essi, dopo la Rivoluzione, siano la nazione prediletta se non da Dio, almeno dalla Storia. Qualche tempo fa non mi sarebbe potuto nemmeno passare per la testa, mi ricordo di aver detto che non c'erano pericoli. Dal congresso del partito socialista era uscito un bel sì. Poi all'improvviso tutto è cominciato a cambiare. (Nazli Okten/Radikal traduzione di Fabio Salomoni/www.osservatoriobalcani.org/articleview/4336/1/51/)
10.06.2005

PRIMO RIMPASTO

Se ne sono andati dal Governo turco di Erdogan, Sami Goglu (ministro dell'Agricoltura), Zeki Ergezen (ministro delle Opere civili) e Guldal Aksit ( ministro degli Affari delle donne). Le sostituzioni.

Recep_Tayyip_ErdoganPrimo rimpasto di Governo per il premier turco Recep Tayyip Erdogan, alla guida dell'Esecutivo dal 2002. Hanno presentato le loro dimissioni il ministro dell'Agricoltura Sami Goclu, il ministro delle Opere civili e abitative Zeki Ergezen e quello degli Affari delle donne Guldal Aksit, di cui la stampa aveva già annunciato l'uscita dall'Esecutivo perché poco efficaci nei loro incarichi.
Erdogan ha nominato all'agricoltura Mehmet Mehdi Eker, veterinario ed esperto agronomo, e Faruk Nafis Ozak, un ingegnere edile, alla guida del dicastero dell'edilizia abitativa. L'avvocatessa 40enne Nimer Cubak rileva invece il ministero delle donne, unica donna sui 22 titolari nel Consiglio dei Ministri. (Agi
10.06.2005

 

QUALCUNO FINALMENTE SI MUOVE

Il Bahrain sta muovendo i primi passi per mettere fine all'isolamento di Cipro Nord. L'incontro di Serdar Denktash con Sheikh Mohammed Bin Mubaraq Bin hamad Al-Khalifa.

Gulf country Bahrain has also taken steps to end the isolation on the Turkish Republic of Northern Cyprus (Trnc).
Trnc Foreign Minister Serdar Denktas will visit Bahrain using the official name of "Turkish State of Cyprus" accepted at the Organization for the Islamic Conference (Oic) and will meet with state officials.
Bahrain Foreign Minister Sheikh Mohammed Bin Mubaraq Bin Hamad Al-Khalifa receiving his Turkish counterpart Abdullah Gul said on Monday: "We support removing the isolations on Turkish Cypriots. We will make efforts to implement the Oic's decision on the issue. We will discuss what can be done to lift the isolation and embargo during the negotiations." Al-Khalifa mentioned that Turkish Cypriots said "yes" for the solution plan prepared under the context of the United Nations (UN) and this has been forgotten. Al-Khalifa added that what can be done from here on should be of concern. Reportedly, Greek Cypriots make great efforts to prevent the initiatives conducted by the Gulf countries. Bahrain Prime Minister Shaikh Khalifa bin Salman al Khalifa also emphasized that they appreciated Turkey's efforts to develop security and stability in the region. (Salih Boztas/Zaman)
10.06.2005
 

IL PUNTO DELL'AMBASCIATORE

Il diplomatico greco-cipriota Alexandros Zenon, in una intervista all'<Adnkronos>, parla della possibilità di una ripresa dei negoziati per la riunificazione di Cipro.

Nicosia conta sui buoni rapporti che Roma ha con Ankara per ''gestire'' le relazioni con la Turchia da qui al 3 ottobre prossimo, data prevista di avvio dei negoziati di adesione all'Unione Europea, con l'auspicio che si arrivi alla normalizzazione tra i due Paesi. Alla vigilia della visita a Cipro del ministro degli Esteri Gianfranco Fini, in un'intervista all'Adnkronos, l'ambasciatore di Nicosia a Roma, Alexandros Zenon, fa il punto dei rapporti tra l'isola e Ankara, parla della possibilità di una ripresa dei negoziati per la riunificazione di Cipro ed esprime l'auspicio che il 'no' di Francia e Olanda alla Costituzione europea non sia motivo per bloccare l'allargamento dell'Unione.
''Il 17 dicembre scorso, al Consiglio europeo di Bruxelles, abbiamo dato il nostro consenso all'avvio dei negoziati con la Turchia, sperando in una normalizzazione dei rapporti fra Nicosia ed Ankara - ricorda l'ambasciatore, che a fine luglio lascerà Roma dopo quattro anni - Passati quasi sei mesi, non vediamo ancora alcun segnale. Le navi cipriote continuano a non poter attraccare nei porti turchi, i voli civili continuano a non poter sorvolare lo spazio aereo turco e Ankara continua a porre il veto al nostro ingresso in organismi internazionali di cui fa già parte, come l'Ocse''.
L'unica cosa che la Turchia ha fatto finora è stata di firmare il protocollo di estensione doganale ai dieci nuovi Paesi membri dell'Unione, precisando tuttavia che questo non costituisce il riconoscimento di Cipro e ''d'altro canto non è stato un gesto spontaneo, l'hanno fatto su pressione della UE, per cui non lo interpreto come una volontà politica di apertura'', osserva Zenon.
Che non si mostra neanche troppo ottimista sull'elezione a leader della ''Repubblica turca di Cipro Nord'' di Mehmet Ali Talat: ''Quando era all'opposizione, mi sembrava più disponibile di Rauf Dentkash (leader storico dei turco ciprioti, ndr), ma da quando è stato eletto è molto più duro''.
In questo contesto, nei giorni scorsi è stato a Nicosia, Ankara e Atene il Sottosegretario delle Nazioni Unite per gli Affari politici, Kieran Prendergast, per la prima missione di un funzionario dell'Onu dalla bocciatura del piano Annan sulla riunificazione dell'isola nel referendum nell'aprile dello scorso anno nella Repubblica cipriota. ''Abbiamo spiegato le nostre preoccupazioni e presentato le nostre tesi - afferma l'ambasciatore - per dare al segretario generale la possibilità di giudicare se c'e' un terreno comune per riprendere i negoziati''.
E anche di questo Fini parlerà negli incontri che avrà a Nicosia con il presidente Tassos Papadopoulos, con il ministro degli Esteri George Jakovu e con il presidente della Camera Dimitri Christophias: ''Visti gli ottimi rapporti che Roma ha con Ankara, abbiamo concordato di restare in contatto per uno scambio di valutazioni in vista della data del 3 ottobre, data entro la quale ci auguriamo una piena normalizzazione dei rapporti'', spiega Zenon, che,alla domanda se Cipro possa decidere di porre il veto sull'avvio dei negoziati, si limita a rispondere: ''Se uno dei 25 vuole che le trattative non inizino, può bloccare il processo''.
Quanto infine al 'no' di Francia e Olanda alla Costituzione europea, che per larga parte è stato anche un 'no' alla Turchia nella UE l'ambasciatore sostiene: ''Rispettiamo la scelta dei francesi e degli olandesi, ma ci auguriamo che questo non crei ostacoli all'intregrazione europea''. (Adnkronos)
10.06.2005

 

CODICE PENALE APPROVATO, TRA LE POLEMICHE

Non ci sono le modifiche votate dal Parlamento turco  in quanto il presidente della Repubblica non le ha finora ratificate. L'attacco dell'opposizione.

Ahmet_Necdet_SezerE' entrato in vigore tra aspre polemiche oggi il nuovo codice penale turco senza le ultime modifiche apportate qualche giorno fa dal Parlamento perché il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer non le ha finora ratificate.
Ciò significa che il codice penale entra in vigore senza le forti riduzioni delle pene per chi organizzi corsi illegali di Corano decise con un colpo a sorpresa dalla maggioranza di Governo la scorsa settimana, ma anche senza le parziali attenuazioni delle pesanti restrizioni alla libertà di stampa, che hanno reintrodotto il carcere per i giornalisti.
Il nuovo codice penale, destinato ad armonizzare le norme penali turche a quelle europee, fu approvato in settembre, ma la sua entrata in vigore, prevista per il 1 aprile, fu rinviata al 1/o giugno per consentire l'approvazione di emendamenti che mitigassero le aspre proteste dei giornalisti turchi, che definiscono ''liberticide'' le norme che prevedono le manette per alcuni reati a mezzo stampa. Alcune di queste norme sono state, in parte, attenuate da recenti emendamenti che, tuttavia non hanno placato le proteste dei media.
Inoltre, tra questi emendamenti, la maggioranza parlamentare costituita dal solo partito Akp di forti radici islamiche del premier Tayyip Erdogan, con un colpo di mano a sorpresa dell'ultimo minuto, ne aveva introdotto uno che praticamente escludeva la possibilità del carcere per chi organizza corsi illegali di Corano, ritenuti, dalla Turchia laica, una fucina di gruppi fondamentalisti islamici.
Il partito di opposizione (Chp, socialdemocratico) ha perciò disertato la votazione finale dell'intero provvedimento ed ha accusato il governo ed il partito di Erdogan di avere ''mostrato il suo vero volto fondamentalista''. Nel frattempo, continua la lotta dei giornalisti contro le norme ''liberticide'', solo in piccola parte attenuate, con lettere e proclami, tra cui l'annuncio di uno sciopero della fame di tre giorni dei giornalisti della regione di Mersin. Tanto più che quelle attenuazioni non sono potute entrare oggi in vigore a causa del rifiuto di Sezer di ratificare la norma sulle scuole coraniche.
Il codice penale così come approvato contiene, oltre alle norme contestate, anche un appesantimento delle pene per le torture ed i maltrattamenti polizieschi ed una maggiore protezione delle donne e dei bambini, in linea con le richieste europeee. (Ansa).
10.06.2005

 

I MILITARI CONTRARI ALL'ATOMICA

A parlare il numero due delle Forze Armate turche, gen. Ilker Bashbug, che da washington dove si trova in visita ha rotto l'indugio sulle mire nucleari iraniane.

Il_generale_Ilker_BasbugI militari turchi, rompendo il silenzio sulle mire nucleari iraniane, si sono pronunciati decisamente contro.
''La Turchia non avrà alcuna benevolenza riguardo ad un Paese vicino dotato dell'arma nucleare. Esso costituirebbe un rischio primario per la sicurezza turca'', ha affermato il numero due delle Forze Armate turche, il generale Ilker Bashbug, riportato dall'agenzia turca <Anadolu>, da Washington, dove si trova in visita.
''Con gli Stati Uniti ed altri Paesi noi seguiamo da vicino le attività iraniane legate al nucleare'' - ha anche detto Bashbug nel corso di un suo incontro con uomini d'affari turchi ed americani elogiando gli sforzi degli Stati Uniti e dell'Unione europea perché Teheran rinunci a tutte le sue attività legate all'arricchimento dell'uranio.
Anche il premier turco Recep Tayyip Erdogan, nel corso della sua recente visita in Israele, aveva accennato al ''rischio disicurezza'' che comporterebbe per la Turchia un'arma nucleare iraniana.(Ansa)
10.06.2005

 

ANKARA SI ATTENDE UN PASSO

Nonostante le affermazioni del presidente armeno Robert Kocharian, il Governo turco vorrebbe maggiore buona volontà da Erevan specie dopo il mancato incontro di Varsavia e l'atteggiamento con l'UE.

The letter exchange process between Turkey and Armenia after the debates over the so-called Armenian genocide allegations became heated has been endangered by the Yerevan administration for not showing an expected approach.
Ankara will not write a response letter to Armenian President Robert Kocharian if the present conditions continue.
Kocharian responded with, "Firstly, let's establish a diplomatic relationship and then an inter-governmental commission to handle the issues" to a letter from Prime Minister Recep Tayyip Erdogan offering "Let a group, comprised of historians and other experts, to research the events in 1915" and Kocharian's response even though it does not fully meet the expectations of Ankara, it was considered in a positive perspective.
However, the expected approach has not shown by the Yerevan administration over the last month. Since Erdogan and Kocharian did not meet in Warsaw and Kocharian's harsh attitude at the European Council summit have complicated the answer to the letter.
Diplomatic sources have drawn attention to the steps Turkey has taken and that this could be interpreted, as "trust building" in recent times are not truly transferred to the Armenian public opinion.
Sources say, "Yerevan-Turkey flights continue. Those vehicles, carrying goods between the two countries, can come and go through Georgia. Thousands of Armenian citizens can work in Turkey, including Ankara. However, those facts are not explained to the Armenian public by their government."
On the other side, the single positive piece of news to reach Ankara from Yerevan lately is that the Armenian Foreign Minister Vartan Oskanian's former statement related to the "Kars Treaty" that said, "As being inherent of the Soviet Union, all of those treaties signed by the Soviet Union are assumed to be approved unless the opposite is stated" has been published on the Armenian Foreign Ministry's web site. However, Ankara expects to receive this statement through "official" channels. (Suleyman Kurt/Zaman)
10.06.2005

 

PROPOSTO UN "CESSATE-IL-FUOCO"

L'iniziativa partita da uno dei leader del Pkk, Murad Karialan, a margine di un congresso tenutosi a Lijawa , 500 chilometri a nord.est di Baghdad.

Il_leader_del_pkk_Murad_Karialan_(al_centro_nella_foto)Il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), riunito a congresso oggi nell'Iraq settentrionale, vicino al confine con l'Iran, ha proposto un cessate-il-fuoco e un dialogo con il Governo turco.
''Rivolgiamo un appello al Governo turco, chiedendogli di cessare le operazioni militari per aprire la via al dialogo e siamo pronti, dal canto nostro, a decretare un cessate il fuoco'', ha detto ai giornalisti uno dei leader del Pkk. Murad Karialan, a margine del congresso svoltosi nel villaggio di Lijwa, 500 chilometri a nord-est da Baghdad. I ribelli curdi del Pkk militano per l'indipendenza della regione sud-orientale della Turchia. (Ansa-Afp)
10.06.2005

 

LA RICHIESTA DI OCALAN

Il leader separatista curdo non vuole sottoporsi ad un nuovo processo in Turchia.

Il leader del gruppo separatista curdo, Pkk, Abdullah Ocalan, non vuole sottoporsi ad un nuovo 
processo in Turchia, come ha chiesto la Corte europea dei diritti umani, ma chiede che il suo secondo processo avvenga davanti ad un ''tribunale speciale'' predisposto per lui dal Consiglio d'Europa.
Lo ha dichiarato l'avvocato di Ocalan, la signora Aysel Tugluk, dopo avere visitato Ocalan nella prigione di Imrali dove il capo del Pkk sconta la pena all'ergastolo per tradimento e separatismo e per i crimini commessi durante la lotta armata del Pkk che ha provocato il 15 anni (1984-1999) oltre 30 mila morti in Turchia.
''il mio cliente Ocalan non considera i tribunali turchi indipendenti ed imparziali e non intende recitare il ruolo principale in una commedia che la Turchia si appresta a mettere in scena con il secondo processo chiesto dalla Corte di Strasburgo'' - ha detto l'avvocato di Ocalan, che ha ricordato in proposito che, dopo la decisione di Strasburgo del 12 maggio scorso, il ministro degli esteri turco, Abdullah Gul, ha dichiarato che Ocalan ''sarebbe condannato alla stessa pena anche se fosse giudicato cento volte''. (Ansa)
10.06.2005

 

SI APRE IL PROCESSO AI PRESUNTI TERRORISTI TURCHI

Sul banco degli imputati - davanti al Tribunale di Perugia - Er Avni e la compagna Kilich Zeynep. Latitante Remzi Uculu. Servizio d'ordine particolare.

Kilish_Zeynep_una_delle_imputate_al_processo_di_PerugiaIl processo ai presunti terroristi turchi in carcere, Er Avni e la sua compagna Kilich Zeynep, a Remzi Ucucu l'unico latitante ed un uomo e una donna turchi, morti nel corso di un conflitto a fuoco, verrà celebrato al tribunale di Perugia oggi, venerdì 10 giugno. Un servizio d'ordine particolare sarà assicurato dinanzi a Palazzo di Giustizia di Piazza Matteotti, dopo che era stato ipotizzato di celebrare il processo al Carcere di Capanne, dove si svolse quello per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli (con imputati poi assolti come Pippo Calò, Tano Badalamenti, Massimo Carminati, il senatore Giulio Andreotti ed altri e tanti testi anche collaboranti di giustizia), cosa poi però esclusa. Quindi il processo si terrà in tribunale, nel cuore del capoluogo nella sala degli Affreschi. Già in passato, quando i due presunti terroristi turchi (secondo l'accusa, da Perugia rivendicavano gli attentati in Turchia via telefono pubblico) erano venuti in Tribunale, si erano avute manifestazioni da parte del gruppo Antimperialista di Assisi, guidato da Moreno Pasquinelli e da sua moglie. Anche loro erano finiti nell'inchiesta ed arrestati, per poi essere scagionati dalle accuse di concorso con i turchi e rimessi in libertà. Non si esclude quindi che, nell'occasione del processo, una nuova manifestazione venga organizzata dal campo Antimperialista. (Agi
10.06.2005

LA MINACCIA

I miliziani integralisti che tengono prigioniero in Irak un imprenditore turco hanno fatto sapere che lo uccideranno se non saranno accettate le loro richieste.

Con un comunicato diffuso attraverso un sito filo-islamico su Internet, i miliziani integralisti che alcuni giorni in Iraq fa presero in ostaggio un uomo d'affari turco, Ali Musluoglu, hanno minacciato di ucciderlo, insieme ad altri due prigionieri, se il governo di Ankara non accoglierà la loro pretesa e romperà ogni collaborazione con le forze americane che occupano il Paese arabo; i sequestratori hanno impartito alla Turchia un ultimatum in tal senso che scadrà tra poche ore. Il messaggio è corredato da un filmato nel quale è mostrato l'imprenditore prigioniero: il tutto a firma di un gruppo che si auto-proclama Brigate "Alibin Abi Taleb". Nella nota si precisa che Ankara deve cessare sia di fornire supporto logistico alle truppe statunitensi sia di avere rapporti con le aziende Usa operanti in territorio iracheno. (Agi
10.06.2005

 

DRAMMATICO APPELLO

I famigliari di un uomo di affari turco, rapito in Irak, hanno chiesto la liberazione del loro congiunto prigioniero dei terroristi irakeni.

La_situazione_in_Irak_dove_l'ostaggio_turco_rischia_la_vitaI familiari di un uomo d' affari turco, Ali Musluoglu, rapito da un gruppo fondamentalista islamico in Irak hanno implorato "in nome di Allah, attraverso le Tv turche, i rapitori di risparmiare la vita del loro congiunto, che essi minacciano di uccidere "entro 4 giorni" se Ankara non mette fine ad ogni cooperazione con gli americani in Irak.
"imploriamo queste persone in nome di Allah che abbiano pietà di lui e della sua famiglia. Se lo liberano non metterà più piede in Irak", ha esclamato il fratello del rapito rivolgendosi agli uomini delle "Brigate Ali Ibn Abi Taleb" che lo hano sequestrato il 19 maggio scorso.
Ali Musluoglu ha 48 anni e 7 figli ed è socio di una ditta di trasporti operante in Irak. (
Ansa)
10.06.2005

 

ROGATORIA PER ALI AGCA

A chiederla l'Ufficio di Presidenza della Commissione Mitrokhin. L'ex lupo grigio si trova detenuto in Turchia per l'omicidio Ipekci.

Mehmet_Ali_AgcaL'Ufficio di Presidenza della Commissione Mitrokhin ha deciso di far votare al plenum della Commissione una proposta di rogatoria alla Turchia per poter sentire Ali Agca. Agca è attualmente detenuto in Turchia.  La Commissione ha ascoltato frattanto Antonio Marini, pubblico ministero nel secondo processo sull'attentato al Papa. Marini non ha mai smesso di sperare che si possano trovare, oltre ad Agca, "gli altri corresponsabili" dell'attentato ed ha ricordato che quel reato e' "imprescrittibile". Marini sottolinea che la sentenza del secondo processo stabilisce che "ci fu un complotto" e che gli altri imputati furono assolti "per insufficienza di prove". Marini ricorda anche che i giudici di secondo grado hanno escluso con la loro sentenza che "Agca fu imbeccato in carcere dai servizi segreti italiani. Fu un complotto, anche se non fu raggiunta la prova per il coinvolgimento degli imputati. Fu però accertato che vi fu una ideazione ed una organizzazione che mosse il braccio armato di Agca".  (Agi)
10.06.2005

 

RICEVIMENTO

La sede diplomatica italiana ha festeggiato la sua giornata nazionale. Tra gli ospiti, il ministro dell'Energia turco Hilmi Guler, il Segretario generale dell'Mgk Yigit Alpogan nonché numerosi ambasciatori e giornalisti.

L'ambasciatore_italiano_ad_Ankara_Carlo_marsili_(il_primo_a_sinistra)Italian Ambassador Carlo Marsili and his wife hosted a reception  at the embassy celebrating Italian national day.
Energy Minister Hilmi Güler, National Security Council (MGK) Secretary-General Yiğit Alpogan, senior Foreign Ministry bureaucrats, a large group of foreign diplomats based in Ankara and journalists attended the event. Several ambassadors, including those of Britain, Israel, France, the Netherlands, Tunisia and Algeria, also attended the reception. (Turkish Daily News)
10.06.2005
 

 

LA COOPERAZIONE BILATERALE VA ACCELERATA

Il Capo di Stato Maggiore della Cina, gen. Liang Guanglie, si è incontrato con l'omologo turco gen. Hilmi Ozkok e con il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer. Alla base di colloqui, costruzione di basi e sviluppo tecnologico.

Summit_militare_Turchia-CinaChina's Chief of General Staff, Gen. Liang Guanglie, met with President Ahmet Necdet Sezer and his Turkish counterpart, Chief of General Staff Gen. Hilmi Özkök.
Guanglie has been visiting Turkey at the invitation of Özkök, who accompanied Guanglie during his meeting with Sezer at the Çankaya Presidential Palace. During a visit to China last April, Turkish Air Forces Commander Gen. İbrahim Fırtına had voiced Turkey's interest in China's medium-range air defense missiles.
Fırtına then urged the acceleration of bilateral cooperation between the two countries, particularly in the construction of bases and technological development. His visit was considered a means for both countries to assert their mutual intention of promoting understanding, friendship and cooperation between their respective militaries.
Cooperation between the air forces pioneers the path towards cooperation in other fields, said Fırtına, who also met with Guanglie. (Turkish Daily News)
10.06.2005 -

 

LOTTA ANTITERRORISMO

Protocollo d'intesa a Pechino tra il ministro della Pubblica Sicurezza cinese Zhou Yongkang e il Comandante della Gendarmeria turca Fevzi Turkeri.

Il consigliere del Consiglio di Stato cinese e ministro della Pubblica Sicurezza Zhou Yongkang ha incontrato a Pechino il Comandante della Gendarmeria turca Fevzi Turkeri. Egli ha rilevato che la parte cinese auspica un rafforzamento di scambi e cooperazione con la Gendarmeria nel mantenimento della sicurezza sociale e nella lotta anti-criminale ed anti-terroristica.
Zhou Yongkang ha detto che negli ultimi 30 anni successivi all'allacciamento dei rapporti diplomatici tra la Cina e la Turchia, le relazioni d'amicizia e di cooperazione bilaterali si sono sviluppati agevolmente.
Egli ha rilevato che la cooperazione fra i dipartimenti per la Pubblica Sicurezza e gli Affari Interni cinesi e turchi si è sviluppata stabilmente, ottenendo un risultato fruttuoso.
Turkeri, ha rilevato a sua volta che la Gendarmeria turca auspica di un ulteriore rafforzamento di scambi e cooperazione con la Cina nella lotta anti-terroristica e in altri settori. (Cri@nline)
10.06.2005

 

CONDANNA

La Turchia ritenuta colpevole dalla Corte europea per i Diritti dell'uomo di "trattamenti degradanti" nei confronti di una donna arrestata dalla polizia.

La Turchia è stata condannata dalla Corte europea per i Diritti dell'uomo di Strasburgo per "tortura e trattamenti disumani e degradanti" nei confronti di una donna picchiata da alcuni poliziotti dopo essere stata fermata.
Mesude Dalan ha denunciato alla Corte di essere stata fermata nel 1995 per aver tentato di aiutare due donne aggredite da un gruppo di uomini, che si erano poi rivelati poliziotti, e di essere stata in seguito torturata dagli agenti durante il suo interrogatorio. Ha inoltre riferito di essere stata insultata, appesa per i polsi e picchiata dai poliziotti, che volevano ammettesse di fare parte del fronte rivoluzionario del partito di liberazione del popolo.
Il Governo aveva assicurato che la donna era stata fermata insieme alle altre due nell'ambito di un operazione contro il Partito di Liberazione del Popolo e che le lesioni erano dovute alla resistenza fatta al momento dell'arresto.
Tuttavia, la Corte europea ha stimato che la quantità e la gravità delle ferite rilevate sul corpo della donna, 12 giorni dopo il suo fermo, erano troppo gravi per essere la conseguenza di un semplice fermo di donne che "in ogni caso non costituivano per i poliziotti alcuna minaccia".
La Turchia, condannata per la violazione degli articoli 3 (divieto di tortura e trattamenti disumani e degradanti) e 13 (diritto ad un ricorso effettivo) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dovrà risarcire Mesude Dalan con 8000 euro per danni morali. (Ticin@nline)
10.06.2005

 

PREMIO MARCHIGIANI NEL MONDO

Il 18 giugno prossimo il presidente del Rotary Club di Cagli (2090 distretto), Urbano Urbinati, consegnerà all'ambasciatore italiano in Turchia Carlo Marsili - nella Sala degli Stemmi del Municipio - la massima onorificenza del sodalizio. Sarà presente anche il vice-sindaco Alberto Mazzacchera. Il diplomatico si incontrerà poi con i vertici dell'Assindustria di Pesaro e Urbino.

Carlo_MarsiliTorrione_della_Rocca_a_CagliCento anni di Rotary. Un avvenimento importante che il milione e 300 mila soci festeggiano da una capo all'altro del nostro emisfero. A Cagli - piccolo centro dell'entroterra marchigiano noto per avere dato i natali al pittore Gaetano Lapis detto il Carraccetto - si è voluto ricordare questo momento storico in maniera del tutto del particolare. Il 18 giugno prossimo, infatti, verrà consegnato il <Premio Marchigiani nel Mondo> all'ambasciatore italiano in Turchia Carlo Marsili. Del nostro diplomatico, e del lavoro che sta svolgendo presso la sede di Ankara, ci siamo occupati più di una volta per cui sarebbero superfluo aggiungere altre parole per elogiarne i meriti. Fa piacere però che un club, giovane come quello di Cagli, dedichi una giornata ad un figlio della terra marchigiana che si è distinto per l'impegno profuso soprattutto all'estero. Merito soprattutto del suo presidente Urbano Urbinati - già direttore dell''Istituto di Cultura Italiano ad Ankara dall'ottobre 1980 all'agosto 1988 - il quale, non solo assieme al vicesindaco Alberto Mazzaccchera consegnerà personalmente all'amico fraterno nella Sala degli Stemmi del Municipio la massima onorificenza rotariana, ma è l'anima stessa della creazione del premio; come lo fu - del resto - della fondazione due anni fa del club cagliese, distretto 2090. Un club che quanto prima arriverà a 37 soci.
Ancora molto legato alla Turchia e ai turchi, Urbinati non fa mistero di una certa nostalgia per questo Paese che si augura entri nell'Unione Europea nel tempo prefissato pur sapendo che Ankara dovrà superare grandi ostacoli. Di certo l'Italia le è vicina, ed il suo presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ancora una volta - nel tete-à-tete di Istanbul a margine della partita Milan-Liverpool - ha voluto rassicurare il premier Recep Tayyip Erdogan circa le buone intenzioni di palazzo Chigi.
I rapporti Roma- Ankara non sono però solo politici (missione del ministro degli Esteri Gisancarlo Fini il 13 luglio prossimo, visita del Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi in autunno), ma rivestono sopratutto un carattere economico; anche in campo regionale. A maggior ragione quindi, l'ambasciatore Marsili coglierà l'occasione della consegna del premio per incontrarsi con i vertici dell'Assindustria di Pesaro ed Urbino al fine di portare avanti un discorso più approfondito tra il business locale e la realtà anatolica. Le premesse ci sono da tempo, i tratta ora di imprimere una maggiore spinta a quello spirito di iniziativa che è una delle caratteristiche dei marchigiani. 
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L'antica_Cale_oggi_CagliCagli è città ricca di storia come dimostra il suo nome antico: "Cale", di origine pre-romana. vari ritrovamenti archeologici hanno dimostrato la presenza nel suo territorio degli umbri, degli etruschi e quindi dei Galli Senoni, prima che i romani, con la battaglia di Sentino, (295 a. C.); lo conquistassero definitivamente.
Gli itinerari romani indicano un "Cale Vicus" ed una "Mutatio ad Cale" segno di uno sviluppo abitativo e commerciale avvenuto lungo la via consiliare Flaminia fin dalla costruzione di questa importante arteria viaria. Già nel IV secolo Cagli era sede episcopale con Greciano che partecipò al Concilio di Rimini (359). Caduto l'impero romano il "vicus" dovette subire le incursioni dei Goti e quindi dei Longobardi. Punto strategico nel corridoio bizantino, il territorio cagliese fu per anni conteso ai Bizantini dagli stessi Longobardi.
I cagliesi, intanto, rifugiatisi sullo scosceso colle che domina la Flaminia, chiamato "Bandirola", vi fondarono la città medievale circondata da solide mura. Sul finire del XII secolo si ergeva a Comune grazie al patto stipulato tra il Vescovo Alloderio, il Priore Canonici, l'Abate del Monastero di S. Geronzio e i nobili cittadini. Il Comune fu retto al principio dai Consoli e fin dai primi decenni del XII secolo dai Podestà.
Le lotte tra i guelfi e i ghibellini non risparmiarono la città di Cagli e nel 1287, nel corso di un accesissimo scontro armato tra le due fazioni, un incendio la semidistrusse. Due anni dopo, nel 1289, sotto l'egida di Papa Nicolò IV, venne traslata e riedificata, a pianta classica, nel piano sottostante, ove attualmente si trova. Dopo alterne vicende, nel 1376 circa, Cagli si diede alla Signoria dei Montefeltro ai quali succederanno, nel corso del XVI secolo, i Della Rovere, sotto i quali si mantenne fino al 1631 quando, con l'estinzione della prestigiosa famiglia, entrò a far parte dello Stato della Chiesa e vi rimarrà fino all'unita' d'Italia (1860). (dal sito del Comune)
10.06.2005

<BANCA IMI> ACQUISTA <GLOBAL SECURITIES>

Per adesso l'istituto di investimento del <Gruppo Bancario Sanpaolo Imi> ha preso il 20% ma si prevede una opzione per acquisire tra due anni una ulteriore quota del 30%.

Banca_Imi<Banca Imi>, la banca di investimento del <Gruppo Bancario Sanpaolo Imi>, ha acquisito il 20% di <Global Menkul Degerle> (<Global Securities>), società di intermediazione mobiliare turca controllata da <Global Investments Holdings>. La lettera d'intenti prevede un'opzione per acquisire tra due anni un'ulteriore quota del 30%.
<Global Securities> è attiva nei settori dell'intermediazione mobiliare istituzionale e retail, del corporate finance e del capital markets. I ricavi operativi totali netti ammontano nel 2004 a circa 17 milioni di euro.
''L'operazione ci consente di entrare in un paese con un quadro politico e macro-economico di grande interesse di cui l'Italia è il secondo partner commerciale - commenta Carlo Corradini, consigliere delegato di Banca Imi - e di avviare una collaborazione con un operatore locale leader in un mercato di dimensioni elevate e con promettenti livelli di crescita''.
<Global Investment Holdings> è una holding di partecipazioni con un portafoglio diversificato di società che operano nei settori delle infrastrutture, dell'energia e dei servizi finanziari in Turchia, quotata alla Borsa di Istanbul. (Ansa)
10.06.2005

 

LA CINA E' PASSATA DI MODA
TURCHIA PIU' CONVENIENTE

L'affermazione è del presidente di <Indesit>, Vittorio Merloni, a detta del quale se è vero che nell'ex Celeste Impero ci vogliono tre dollari l'ora per produrre un bene e nell'Impero ottomano ce ne vogliono quattro, è altrettanto vero che quel dollaro in più è compensato dalle spese di viaggio.

Il_presidente_di_indesit_Vittorio_MerloniLa Cina sta rallentando, sta passando di moda e in termini di convenienza è meglio la Turchia". Lo ha detto il presidente di Indesit, Vittorio Merloni, partecipando ad una tavola rotonda organizzata da Anie a margine dell'assemblea annuale della Federazione nazionale delle imprese elettroniche ed elettrotecniche. "In Cina, per produrre un bene, ci vogliono 3 dollari all'ora, mentre in Turchia ne occorrono 4, ma si risparmiano le spese di trasporto". Un saldo a favore del Paese euro-asiatico, che tuttavia non mette fuori gioco l'Italia. "Da noi - ha proseguito l'industriale marchigiano - il costo della manodopera é di 16 euro all'ora, però si produce in mezz'ora quello che si produce in un'ora in Turchia". Di conseguenza "l'Italia può ancora essere competitiva, perché il costo di trasporto di un bene influisce per 5 euro" rendendo così più favorevole il saldo della manodopera italiana nei confronti di quella turca e di quella cinese".(Ansa)
10.06.2005

 

<BENETTON> FIRMA UN ACCORDO
CON LA TURCA <ZORLU HOLDING>

Riguarda i prodotti <Sisley Casa>, sarà valido da quest'anno al 2009 e prevede la produzione e la distribuzione nel mondo di biancheria nei department store e nei punti vendita specializzati. La prima collezione - destinata alla prossima stagione autunno/inverno -  sarà lanciata a fine agosto in cinque negozi del gruppo di Treviso.

Benetton_Group<Benetton Group> ha concluso un accordo mondiale di licenza per i prodotti <Sisley Casa> con <Zorlu Holding>, uno dei maggiori gruppi imprenditoriali turchi, che assicurerà importanti investimenti in pubblicità nel progetto.
L'accordo, valido dal 2005 a fine 2009, prevede - informa una nota - la produzione e la distribuzione nel mondo di biancheria per la casa nei department store e nei punti vendita specializzati, oltre che nella rete di negozi <Sisley>. La prima collezione, destinata alla stagione autunno-inverno 2005, sara' lanciata a fine agosto in cinque flagship store del Gruppo <Benetton, a Parigi, Londra, Madrid, Milano e Palermo.
Ogni collezione, che ripropone e rilancia i temi dominanti delle collezioni di abbigliamento <Sisley>, comprenderà quattro categorie di biancheria per la casa - cucina, camera, bagno e living - ciascuna declinata in cinque linee (Black & White, Vintage, Soft, Shiny, Basic). La vendita dei prodotti <Sisley Casa> avverrà in appositi spazi definiti dal nuovo concept di arredamento Pentagram, introdotto per il marchio <Sisley> nel 2005, dove il nero (colore simbolo del marchio) diventa la caratteristica base dei materiali di arredo, delle pareti perimetrali e del soffitto, determinando l'atmosfera e l'identità di un look di avant-garde anche per la casa. <Zorlu Holding>, costituita nel 1950, è oggi tra le maggiori conglomerate della Turchia. L'accordo di licenza con <Zorlu Holding> segue quelli recentemente conclusi da <Benetton Group> con la statunitense <Mattel> per la collezione di abbigliamento per bambine <Barbie Loves Benetton>, e con la francese <Selective Beauty>, per i profumi. (Ansa)
10.06.2005

 

GEMELLAGGIO ANCONA-IZMIR

Uomini di affari e rappresentanti della Camera di Commercio del capoluogo marchigiano saranno in visita nella città egea nei giorni 13-14 giugno.

A group of Italian businesspeople will visit Izmir in the coming week and sign an agreement for the Adriatic port of Ancona to become a sister city with Izmir, said trade and consular officials in Izmir on Tuesday.
"The province of Ancona resembles that of Izmir in many ways," said Michele Tomassi, the Italian consul general in Izmir.
Some 30 representatives of Ancona's machinery, foundry and plastics sectors will visit Izmir on June 13-14 to explore trade and investment opportunities.
The Aegean region has received several inquiries from firms in Istanbul, said Rebii Akdurak, who heads the chapter of the local chamber of commerce devoted to Italian trade.
Ancona Province Chief Administrator Enzio Giancarli, who will sign the sister-city agreement, will lead the Italian delegation.
Turkish officials plan to promote Izmir and the surrounding Aegean region as the trade equivalent to Ancona, ranking behind Modena and Milan in Italy. The tour will include existing Italian investments such as Ancona firms Faber and Indesit's production facilities in Manisa.
"On the second day of the program we will guide our guests through the Atatürk Organized Industrial Zone and the Aegean Free Trade Zone, where we will visit the plant of Italian firm Eldor," said Akdurak. (Turkey Daily News)
10.06.2005

 

COUNTRY PRESENTATION

Giornata di approfondimento a Rimini sulle opportunità di affari in Turchia per i settori legati alla filiera turistica.

La Giunta della Camera di Commercio di Rimini - che si è riunita nei giorni scorsi nella sede di Via Sigismondo 28 sotto la presidenza di Manlio Maggioli - ha reso noto un comunicato nel quale si legge tra l'altro:  "La Cciaa di Rimini continua e rinnova il proprio impegno a sostegno dell'internazionalizzazione delle imprese, convinta che questo rappresenti un tema centrale per sostenere la competitività del nostro sistema produttivo. In linea con questo orientamento la Cciaa promuove iniziative proprie, ma sostiene anche iniziative organizzate da altri soggetti".
Nell'ambito dell'iniziativa più ampia del Forum sul Turismo nel Mediterraneo (27-29 novembre 2005), è stata frattanto realizzata ieri 9 giugno la "Country Presentation", una giornata di approfondimento sulle opportunità di affari in Turchia per i settori legati alla filiera turistica. Alla giornata hanno partecipato due importanti operatori turchi, in qualità di relatori, che sono rimasti a disposizione delle aziende per incontri individuali di approfondimento.(RomagnaOggi.it)
10.06.2005

 

TURCHIA/UCRAINA: FIRMATI SEI ACCORDI

Riguardano energia, scienza, tecnologia, trasporti ferroviari, tecnologia solare e lotta al crimine. La visita del presidente Victor Iushenko ad Ankara ed Istanbul.

Il_presidente_turco_Sezer_con_il_presidente_ucraino_Yushchenko_assieme_alle_rispettive_consortiSei accordi di cooperazione sono stati firmati ad Ankara tra Turchia e Ucraina, in occasione della visita del presidente ucraino Victor Iushenko.
''Con questi accordi è stata consolidata l'infrastruttura giuridica per rafforzare la cooperazione bilaterale in tutti i settori'', ha affermato il presidente turco Ahmet Necdet Sezer che ha incontrato Iushenko dopo la firma dei sei accordi che riguardano l'energia, la scienza, la tecnologia, i trasporti ferroviari, la lotta contro il crimine e la tecnologia nucleare.
In particolare gli accordi prevedono la vendita di energia elettrica prodotta in Ucraina, un Paese che è separato dalla Turchia dal solo Mar Nero e con il quale l'interscambio commerciale attualmente di 3 miliardi di dollari potrebbe aumentare - per auspicio comune - a 10 miliardi di dollari l'anno. Sezer ha assicurato a Iushenko l'appoggio turco per l'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea e alla Nato.
La visita in Turchia di Iushenko, che era accompagnato dalla moglie Katerina, si conclusa mercoledì scorso ad Istanbul con un incontro con uomini d'affari turchi ed ucraini. (Ansa)
10.06.2005

BORO, IL PIU' COSTOSO METALLO

Lo produce la Turchia dove si trova il 75% delle riserve mondiali. Emet, Ketelek e Bandirma: un triangolo prezioso situato tra Eskisehir, Afyon e Kutahya.

Metallo_preziosoTurkey, owns 75 percent of the world's boron reserves; however, it cannot fully benefit from this resource, even though it increases its annual production every ye