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Cari amici, <Turchia
Oggi>
- sito indipendente e che va avanti con le proprie forze -
non se la passa troppo bene. Se potete, dateci una mano.
Intendiamoci, non vi chiediamo denaro. Nemmeno un euro. No,
quello che vi chiediamo è che ci stiate vicini adoperandovi
in giro e spendendo parole buone nei nostri confronti. In
altri termini, trovateci un po' di pubblicità o qualche
sponsorizzazione. Altrimenti saremo costretti a chiudere.
Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci
aiuti, quanto basta. Grazie per quello che farete, la
direzione. |
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UN'ALLEANZA,
UN FUTURO
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Importante
visita del premier turco Recep Tayyip Erdogan a Washington dove
alla Casa Bianca è stato ricevuto dal presidente degli Stati
Uniti, George W. Bush |
Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan and U.S. President George W. Bush
held talks on the future of their embattled alliance and
confirmed the two countries' strategic relationship would continue to
move along the same path.
"I am happy that we were able to confirm that our strategic
relationship will move on the same path as it has in the past," Erdoğan
told a press conference after a one-hour meeting with Bush. The
meeting was originally scheduled to last half an hour.
"Turkey and the United States have an important strategic
relationship," Bush told the same press conference.
Erdoğan outlined the main issues of the meeting as "freedoms,
democracy, rule of law, fight against terrorism, security and human
rights," and Bush thanked Erdoğan for supporting the Broader
Middle East Initiative for democratization in this vast geography.
"Turkey's democracy is an important example for the people of the
broader Middle East. ... Thank you for your leadership," Bush said.
Erdoğan later told a separate press conference for Turkish
journalists that Turkey was ready to provide assistance to regional
countries that are in the process of transition from one-party to
multi-party rule. The issue of non-Muslim minorities in Turkey was
also discussed.
 On Syria, Erdoğan said Turkey wanted to convince Syria to fall
into line on the fight against terrorism and the democracy that Turkey
is promoting. The prime minister said the United States shared Turkey's
concerns on the presence of outlawed Pkk militants in northern Iraq
and added that existing cooperation in intelligence sharing was not
enough.
Bush and Erdoğan also talked about the Israeli-Palestinian
conflict, Cyprus, Iraq, Afghanistan and Turkey's interest in U.S.
investments. Bush instructed U.S. Secretary of State Condoleezza Rice
to work on ways to introduce direct flights to a Turkish Cypriot
airport from the United States, Erdoğan said. (Yusuf Kanli/Turkish
Daily News)
10.06.2005
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NESSUNA
PARTNERSHIP
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La
Turchia non l'accetterà, anche se privilegiata, ha detto il
Primo ministro Recep Tayyip Erdogan in una intervista alla
<Bild am Sonntag> tedesca.
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La Turchia non
accetterà una ''partnership privilegiata'' con l'Unione Europea,
nella quale intende entrare come membro a pieno titolo. Dopo il 'no'
di Francia e Olanda alla Costituzione europea, che per molti è anche
la bocciatura alle aspirazioni di Ankara a entrare nella UE, il
premier turco Recep Tayyip Erdogan ha ribadito la posizione del suo
Paese in un'intervista al domenicale tedesco <Bild am Sonntag>:
''L'obiettivo della Turchia è di diventare un membro a pieno titolo
della UE, non siamo disposti ad accettare altro''.
A proporre già nei mesi scorsi una partnership privilegiata con la
Turchia era stata l'opposizione tedesca, Angela Merkel in testa,
mentre il Cancelliere Gerhard Schroeder continuava a sostenere le
aspirazioni di Ankara per un'adesione a pieno titolo nell'Unione, con
cui i negoziati inizieranno il prossimo 3 ottobre. Dopo il 'no' di
Francia e Olanda e la decisione di Schroeder di convocare le elezioni
anticipate per il 18 settembre, l'Unione cristiano democratica (Cdu)
ha lasciato intendere di voler trasformare il voto parlamentare in un
''plebiscito'' sull'ingresso della Turchia nella UE. (Adnkronos)
10.06.2005
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IL PONTE
AUSTRIA
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Portata
a Vienna dal ministro egli Esteri turco Abdullah Gul
l'"offensiva della rilassatezza". "Occorre
separare - ha spiegato il diplomatico - la Costituzione europea
dall'allargamento". Il rispetto della data confermato dal Cancelliere Wolfgang Schuessel.
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L' ''offensiva
della rilassatezza'' con la quale la Turchia ha incassato i due 'no'
alla Costituzione europea che potrebbero mettere in discussione
la sua adesione all'UE è stata portata avanti a Vienna dal ministro
degli Esteri turco, Abdullah Gul.
''La questione della Costituzione europea e le aspirazioni della
Turchia ad aderire all'Unione europea non andrebbero mischiate'', ha
detto Gul il quale ha poi aggiunto come i due temi debbano essere
tenuti separati, anche dopo il risultato negativo in Francia e in
Olanda dei referendum sul Trattato costituzionale.
''Le trattative in vista dell'adesione prenderanno molto tempo, e nel
frattempo la Turchia cambierà molto'', ha detto Gul a proposito
dell'inizio delle trattative per l'adesione della Turchia all'Ue
previste per il 3 ottobre.
Il Cancelliere austriaco Wolfgang Schuessel, in una intervista
rilasciata lo stesso giorno dell'arrivo di Gul, aveva confermato di
essere per il rispetto del 3 ottobre come data concordata per l'avvio
delle trattative, ma di seguitare a pensare che esse sono aperte, cioé
con la possibilità che si concludano anche senza un ingresso nell'UE.
''Alla fine dovrà prevalere il criterio dell'accettabilità nell'UE - aveva detto
Schuessel - e io sono anche favorevole a tenere un referendum popolare
in Austria prima dell'ingresso della Turchia in UE.
Ma la Turchia già da ora è pronta ad accettare il rischio che la sua
adesione all'Unione europea possa essere respinta da referendum
nazionali, ha affermato il ministro degli Esteri turco, incontrando i
giornalisti a Vienna dopo un colloquio con la collega austriaca,
Ursula Plassnik. ''Noi accetteremo tutto'', ha detto Gul, rispondendo
a una domanda su questo rischio, sottolineando come ogni Paese
abbia il suo proprio sistema. Gul ha poi
preso parte parte al Forum europeo di Wachau, ad un centinaio di
chilometri da Vienna, insieme con Schuessel, il premier sloveno
Janez Jansa, il ministro delle Finanze romeno, Ionel Popescu, ed il
ministro degli Esteri di Serba-Montenegro, Vuk Draskovic. La
conferenza nel monastero di Gottweig era dedicata a "L'Europa un
anno dopo l'allargamento'', da 15 a 25 Stati, avvenuto l'1 maggio
2004.
''L'Austria è interessata ad una Turchia di successo e democratica,
legata ai valori europei'', ha confermato Plassnik dopo l'incontro con
Gul.
L'Austria si considera un ponte e continuerà a farlo anche quando
assumerà la presidenza di turno dell'Unione europea (nella prima metà
del 2006), ha ancora detto Plassnik, aggiungendo che Vienna e l'UE
appoggiano ''il grande processo di cambiamento'' turco.
A novembre scorso, appena arrivata a capo della diplomazia austriaca,
Plassnik aveva sottolineato le ''preoccupazioni giustificate''
sollevate da una possibile adesione di Ankara all'Unione europea,
citando il settore dell'agricoltura, i diritti umani e la parità dei
diritti.
Gul, da parte sua, ha sottolineato che la decisione sull' adesione
della Turchia all'UE non deve essere presa ora e nemmeno il 3 ottobre
prossimo, quando cominceranno solo le trattative, per le quali
non si sa quando ci sarà la conclusione. ''I paesi membri dell'UE
avranno tempo fino a quel momento per decidere se accettare la Turchia
come membro a pieno diritto dell'UE'', ha detto Gul. (Ansa)
10.06.2005
IL PESSIMISMO
DELLA STAMPA
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L'esito
dei due referendum sulla Costituzione europea è stato visto
come un secco 'no' all'ingresso della Turchia. Il tono dei
mass-media è quello di una mesta presa d'atto di una realtà
negativa per le ambizioni di Ankara.
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Nella
capitale turca c'è aria di sgomento dopo il doppio 'no' ai referendum
in Francia e Olanda alla Costituzione dell'Unione Europea. Tuttavia al
pessimismo della ragione nutrito dalla diffusa convinzione che i due
'no' - come ha scritto il giornale <Vatan> - ''non porteranno
bene alle prospettive di adesione della Turchia all'UE'' si accompagna
un forte ''ottimismo della volontà'' espresso dalle posizioni
ufficiali.
Il Governo continua a ripetere che i due 'no' alla Costituzione ''non
influiranno'' sull'apertura del negoziato di adesione della Turchia
prevista per il 3 ottobre e sulla prospettiva stessa dell'adesione nel
giro di 10-15 anni.
''L'Europa saprà superare questa crisi e trarre le lezioni dovute dai
due referendum, proprio come ha già mostrato di saper fare in passato'' - ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri
Namik Tan in armonia con quanto dichiarano i portavoce di Bruxelles
secondo i quali ''i referendum sulla Costituzione non riguardano il
processo negoziale della Turchia che comunque comincerà il 3 ottobre''.
Ma lo sgomento diffuso si può cogliere sia nei commenti di stampa,
dove il tono prevalente è quello di una mesta presa d'atto di una
realtà negativa per le ambizioni europee della Turchia, sia per le
strade, dove circolano battute al tempo stesso sarcastiche e
malinconiche come: ''speriamo che l'UE sopravviva fino al 3 ottobre
quando ci verrà aperta una porta che conduce in una stanza vuota'' o
anche che ''gli europei preferiscono la distruzione dell'UE
all'adesione della Turchia''.
L'immagine più sinistra l'ha fornita un commentatore solitamente
ottimista e molto filo-europeo, Mehmet Ali Birand, che sul giornale
<Turkish Daily News> ha scritto: ''l'Olanda ha conficcato un
ultimo chiodo alla bara''. Lo stesso Birand ha osservato che manifesti
che recavano la scritta ''No alla Turchia nell'UE'' sono stati diffusi
ed usati dai sostenitori del 'no' alla Costituzione sia in Francia,
sia in Olanda e che diversi analisti europei affermano oggi che ''la
Turchia è la principale ragione della crisi attuale dell'UE''.
Il più autorevole giornale turco <Hurriyet> (di centro) ha
ricordato che l'effetto Turchia sul 'no' olandese sarebbe stato
addirittura del 40%, mentre nei giorni scorsi lo stesso giornale aveva
affermato che sul 'no' francese l'avversione ad una Turchia nell'UE
sarebbe stata del 14%. ''A giudicare da quei sondaggi, in entrambi i
casi l'effetto Turchia sembrerebbe essere stato decisivo'' - ci ha
dichiarato con rammarico un commentatore dello stesso giornale.
Il principale giornale di opposizione <Cumhuriyet> (di sinistra)
ha affermato di condividere l'opinione del ministro degli Esteri
spagnolo Miguel Angel Moratinos secondo cui ''i risultati dei due
referendum influenzeranno la possibile adesione di paesi come la
Turchia e la Croazia'' notando che, ''nonostante l'ottimismo ufficiale
del Governo, Ankara sia stata disturbata non poco dal fatto che la
Costituzione è stata respinta in due dei Paesi fondatori dell'UE''.
''La Turchia si sta preparando a entrare in un club i cui membri
influenti non vedono con favore la sua adesione a pieno titolo. Sia
che lo accettiamo o no essi oggi sono contrari ad ogni ulteriore
allargamento dell'UE'' - scrive il direttore del giornale Sabah, Ergun
Babahan.
Il giornale <Vatan> ha ricordato che Romano Prodi nel suo
discorso al parlamento turco l'anno scorso ''aveva avvertito con
sincerità che non bastava convincere i Governi, ma occorreva
convincere anche tutti i popoli d'Europa''. ''E, tuttavia - ha
continuato lo stesso giornale- la stampa turca, con tipico wishful
thinking, aveva preferito dare spazio ai gesti bene auguranti di
Prodi, piuttosto che al suo discorso''.
''La Turchia deve smettere ormai di sognare la piena adesione. Gli
ultimi sviluppi mostrano che Ankara cammina verso un partenariato
privilegiato'' - ha concluso <Vatan> con riferimento alle
posizioni del leader della Cdu tedesca, Angela Merkel, considerata
probabile prossimo Cancelliere e del leader gollista Nicholas Sarkozy
(considerato probabile successore del presidente Jacques Chirac). (Lucio
Leante/Ansa)
10.06.2005
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GOVERNO
TEDESCO SEMPRE SOLIDALE
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Anche
dopo la doppia bocciatura della Costituzione europea (Francia ed
Olanda) Berlino intende appoggiare Ankara per l'ingresso in
Europa.
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Anche dopo la
doppia bocciatura, ai referendum in Francia e Olanda, della
Costituzione UE, il Governo tedesco conferma la sua posizione
favorevole a un'adesione della Turchia all'Unione europea. "La
posizione del governo federale sull'ingresso della Turchia non è
cambiata", ha dichiarato il portavoce governativo Bela Anda.
La Turchia deve ora proseguire sulla strada delle riforme e renderle
irreversibili, ha detto.
L'opposizione cristiano democratica ha invece criticato la linea del Governo e sollecitato una verifica sull'allargamento. Il premier
bavarese e leader Csu, Edmund Stoibe,r ha ribadito che il modello
dell'opposizione è una cooperazione privilegiata con Ankara anziché
una piena adesione. In caso di cambio di maggioranza alle elezioni
politiche a settembre, un Governo Cdu-Csu avvierà con la Turchia
colloqui in tal senso. (Ats-Ansa)
10.06.2005
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.....MENTRE
INVECE IN SPAGNA
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Per
il ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, il
'no' di Francia ed Olanda avranno conseguenze sull'avvio dei
negoziati dio adesione della Turchia all'UE.
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Il 'no'
della Francia e dell'Olanda alla Costituzione Europea ''senza dubbio''
avranno
conseguenze sull'avvio dei negoziati di adesione della Turchia alla
UE, fissato per il prossimo 3 ottobre. A dirlo è stato il ministro
degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos, all'indomani della
bocciatura olandese, ribadendo la necessità di continuare il processo
di ratifica del Trattato e allo stesso tempo di dare inizio a ''un
processo di riflessione'' nei Paesi membri, come sollecitato anche dal
presidente francese Jacques Chirac.
''Bisogna prendere nota'' del 'no' di Francia e Olanda, ha affermato il
capo della diplomazia di Madrid parlando alla radio <Rne>,
convinto che a fattori interni si siano aggiunti ''molti timori e
interrogativi dell'opinione pubblica europea'' sull'allargamento
dell'Unione e sull'ingresso della Turchia. Dunque, ha sostenuto
Moratinos, ''non ci sono dubbi che il risultato di questi referendum
inciderà'' sull'ulteriore ampliamento dell'UE, al quale tuttavia ''non ci sono alternative, per stabilizzare'' l'Europa e ''per creare
una situazione di pace e concordia''.
Per il ministro degli Esteri spagnolo, il 'no' di Francia e Olanda''
è stata una risposta più istintiva che razionale di molta gente
che ha visto l'arrivo di nuovi dieci membri e che si è posta una
serie di problemi che hanno più a che fare con le politiche nazionali
che non hanno saputo dare una risposta alle inquietudini dei
cittadini''. (Adnkronos)
10.06.2005
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LA
DATA RIMANE
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Il
presidente della commissione UE, Josè Barroso, ha detto che non
ci sarà alcun cambiamento per l'avvio dei negoziati con la
Turchia: rimane il 3 ottobre. |
Il processo di
allargamento dell'Unione europea prosegue come previsto e anche sulla
Turchia ''la decisione resta quella assunta dal Vertice UE'' di aprire
i negoziati, sotto condizione, il prossimo 3 ottobre.
Lo ha sottolineato il presidente della Commissione UE José Manuel
Barroso, al termine di un incontro con il Primo Ministro della
Lettonia, Aigars Kalvitis.
''Recentemente tutti i 25 Stati membri hanno sottoscritto il trattato
di accesso di Romania e Bulgaria'', ha detto Barroso. ''Ad oggi,
nessun Stato membro ha espresso alla Commissione ogni idea di volere
modificare questa decisione''.
Anche per quanto riguarda la Turchia, secondo Barroso le bocce restano
ferme: ''Al momento, nessuno ha chiesto alla Commissione di ripensare
alla questione o di evitare di procedere così
come indicato'', ha aggiunto. ''Non prevediamo neppure nel prossimo
futuro che si possa proporre una modifica di un accordo che è stato
preso dal più alto livello politico dell'Unione''. (Ansa)
10.06.2005
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ATENE
DIFENDE ANKARA
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Il
titolare del dicastero degli esteri greco, Petros Molyhviatis, è
stato chiero: "La Turchia deve continuare la sua marcia
vero l'Europa come deciso a suo tempo".
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La Grecia prende
le difese della Turchia, vecchia rivale, e caldeggia l'avvio formale
delle trattative di adesione di Ankara all'UE il 3 ottobre, come
previsto, a dispetto dei due no alla costituzione europea venuti da
francesi e olandesi. Il ministro degli Esteri Petros
Molyhviatis ha affermato che la Turchia deve continuare la sua marcia
verso l'Europa come deciso a suo tempo,puntualizzando che la posizione
della Grecia al riguardo "non è mutata".
La stessa Turchia ha ribadito, dopo il 'no' ' degli olandesi alla
carta comunitaria, la ferma volontà di entrare a far parte
dell'Unione. "Il nostro obiettivo fondamentale nel prossimo
futuro - ha sottolineato il ministero degli Esteri - è di garantire
la favorevole conclusione del processo negoziale per l'adesione all'UE
che comincerà il 3 ottobre". (Agi)
10.06.2005
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"NON SI
TORNA INDIETRO
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Ad
affermarlo il ministro per le Politiche comunitarie Giorgio La
Malfa. "Indispensabile" l'ingresso della Turchia.
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''I risultati
dei referendum in Francia e Olanda sulla Costituzione europea
renderanno più difficile il processo di allargamento dell'Europa e il
negoziato con la Turchia''. Lo ha detto a Lucca, a margine di un
seminario internazionale sulle relazioni transatlantiche, il ministro
per le Politiche comunitarie Giorgio La Malfa. ''La mia opinione - ha
aggiunto La Malfa - è che l'allargamento sia un fatto di
consolidamento della democrazia nei Paesi dell'Europa centro orientale
e che non si possa e non si debba tornare indietro''.
Il ministro, infine, ha ricordato che il Governo italiano, rispetto al
negoziato per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea ha
mantenuto al stessa posizione già espressa in passato, che considera
l'ingresso della Turchia come ''indispensabile''. (Adnkronos)
10.06.2005
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UN TERRIBILE
ERRORE
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Quale
sarebbe? Ma "chiudere la porta in faccia alla
Turchia", scrive il <New York Times>. "Guai se
l'Europa dovesse cedere alla turcofobia".
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Dopo i 'no' alla
Costituzione UE dei referendum in Francia e Olanda, l'Unione Europea
non può ''soccombere all'autocommiserazione di una paralisi'' e
''sarebbe in particolare un terribile errore chiudere la porta a Paesi
come la Turchia, che sono già sulla rampa di lancio per l'adesione''.
Lo ha scritto, in un raro editoriale dedicato alla ''crisi'' dell'UE
innescata dai referendum, il <New York Times>, secondo cui
''l'Unione Europea rappresenta un potente incentivo'' per i Paesi che
intendono aderirvi ''per innalzare i loro livelli di pratiche di
governo e di rispetto dei diritti civili ai più alti standard
globali''. Se l'Europa dovesse cedere ''alla turcofobia'', sarebbe
''un enorme e potenzialmente pericoloso smacco per il più moderno dei
Paesi musulmani''.
In vista del Vertice europeo del 16 giugno a Bruxelles, il <New
York Times> ha ricordato come i leader dei 25 ''devono, senza
drammatizzare, decidere che cosa fare per cambiare quel che non va e
per salvaguardare quel che va nell'Unione Europea''. Per il <NYT>,
la Costituzione, che, così com'è ora, ''è poco più di un elenco di
regole'', ''è morta''. Bruxelles ''non può rafforzare l'impressione
che non da' importanza all'opinione pubblica'' e negare la realtà
''non è un'opzione'', perché ''gli sforzi per rendere l'economia
dell'Europa più competitiva devono andare avanti''. (Ansa)
10.06.2005
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RISPETTARE GLI
IMPEGNI
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Nel
corso di una visita ufficiale a Cipro il nostro ministro degli
Esteri e vice-premier, Gianfranco Fini, ha dichiarato di non
essere d'accordo con quanti asseriscono che il cammino della
Turchia è ora entrato in un vicolo cieco. |
Italia e Cipro
hanno ''una sostanziale identità di vedute'' sull'attualità
internazionale e sui grandi temi dell'Europa all'indomani dei
referendum sulla Costituzione europea in Francia e Olanda: è quanto
è emerso dalla visita compiuta dal ministro degli Esteri Gianfranco
Fini a Nicosia dove ha avuto una serie di colloqui con le massime
autorità cipriote.
"Abbiamo discusso della fase attuale del problema di Cipro, della
situazione dell'UE, della riforma dell'Onu, di immigrazione
clandestina e abbiamo riscontrato una grande convergenza di vedute'',
ha confermato il ministro degli Esteri cipriota George Iacovou.
Nel corso di una conferenza stampa, Fini ha affermato che l'Italia
''ha apprezzato in modo particolare il fatto che Cipro non ha posto il
veto all'avvio del negoziato di adesione della Turchia all'UE''. E a
proposito della posizione di Ankara dopo i referendum in Francia e
Olanda, il titolare della Farnesina ha affermato di non essere
d'accordo ''con quanti dicono che il cammino della Turchia e' ora
entrato in un vicolo cieco. A dicembre - ha aggiungo - il Consiglio
europeo ha preso un impegno che deve essere rispettato, ovviamente se
saranno rispettate tutte le condizioni che quell'impegno aveva
previsto''.
Parole certamente apprezzate dal presidente Tassos Papadopoulos che
durante il colloquio di oltre un'ora con Fini ha espresso il timore
che un eventuale fallimento o sospensione dei negoziati di adesione
della Turchia all'UE si rifletterebbe negativamente su Cipro, che
rischierebbe di diventare un ''capro espiatorio'' di Ankara.
Nel corso dell'incontro con Iacovou, Fini ha affrontato anche la
questione della riforma dell'Onu. ''La posizione di Cipro per la
riforma delle Nazioni Unite e' molto vicina a quella dell'Italia,
perché entrambi crediamo che l'Onu debba avere una maggiore capacità
di intervento nelle aree di crisi'', ha detto il titolare della
Farnesina.
Nicosia è infatti contraria ad ogni accelerazione della riforma del
Consiglio di sicurezza e si sta distaccando sensibilmente dalla
posizione dei cosiddetti G4, India, Giappone, Brasile e Germania.
Con il ministro Iacovou il ministro degli Esteri Fini ha anche firmato
un accordo di cooperazione culturale che prevede una stretta
collaborazione nei settori dell'arte, della tutela, conservazione e
restauro del patrimonio culturale e nel settore della ricerca
scientifica (in particolare con il Cnr), tecnologica ed ambientale.
Si tratta di un accordo ''importante'' ha detto Fini, perché la
diffusione della cultura italiana favorisce lo sviluppo dei già
ottimi rapporti economici tra Cipro e Italia.La diffusione della
lingua italiana a Cipro ha subito negli ultimi quattro anni una
impennata impressionante, passando da 160 studenti di liceo nel 2001 a
11 mila nel 2004. Anche sul piano commerciale l'Italia ha una
posizione di primissimo piano: è al secondo posto, dopo la Grecia per
volumi di scambi.
La visita di Fini si è conclusa con un incontro del presidente del Parlamento Demetris Christofias, nel corso del quale è stato
affrontato soprattutto il problema di Cipro. Poi il ministro è
ripartito per Roma al termine di una visita compiuta, come lui ha
detto, ''come europeo del Mediterraneo''.(Ansa)
10.06.2005
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LE CONDIZIONI
POSTE DALL'UNIONE
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Secondo
il Comandante delle Forze di terra turche, gen. Aytac Yalman,
durante i negoziati Bruxelles chiederà alla Turchia di cedere
su molti punti, compreso il Pkk e Ocalan. |
The European Union is planning
on making numerous demands on Turkey as part of the membership
negotiations set to start this October, says former Land Forces
Commander Gen. Aytac Yalman. Yalman has been writing on the issue in
his daily column in Cumhuriyet over the past couple of weeks. In
particular, the EU could request an amnesty for the terrorist
Kurdistan Workers' Party (Pkk) members and its leader Abdullah Ocalan
during Turkey's accession talks, he warned.
Yalman enumerated several possible conditions the EU might demand from
Turkey as part of its membership negotiations. He asserted that the EU
will likely make large demands on security issues, and that it might
direct Turkey to withdraw its soldiers from Cyprus and northern Iraq.
He also said that the EU could insist that the General Staff be
subsumed under the authority of the Defense Ministry. Yalman's most
important speculations are listed as follows:
1. Turkey must sign the Customs Union agreement with the Greek Cypriot
administration. The EU can also put pressure on Turkey to recognize
Southern Cyprus, withdraw Turkish soldiers from the island and pay
damages to Greek people.
2. Open Armenian borders, recognize the so-called Armenian genocide
claims and establish diplomatic relations with Armenia.
3. Post private security units to protect Turkish borders instead of
soldiers.
4. Improve minority rights, recognize the autonomy of the Kurdish
people and permit education in the Kurdish language.
5. Recognize the "ecumenical" status of the Istanbul
Patriarchate, open a clerical school, and improve the legal status of
churches in Turkey.
6. Grant robust legal rights to non-Muslim minorities and improve the
publishing and education rights of clerics.
Foreign control of the Firat, Dicle areas
7. Withdraw Turkish soldiers from northern Iraq.
8. Solve the ongoing problems with Greece, such as airspace and
territorial water boundaries.
9. Grant an amnesty to the terrorist Pkk and Abdullah Ocalan.
10. Permit foreign control of Dicle and Firat (Tigris and Euphrates)
river basins.
11. Reduce the effectiveness of the Turkish Armed Forces (Tsk), and
empower civil control mechanisms. To achieve this, the EU can demand
that Turkey:
- Subsume the General Staff under the Defense Ministry
- Abolish certain military departments
- Amend Articles 35 and 85 of the General Staff regulations
- Establish professional military service.
- Make essential changes in the military disciplinary code.
- Allow civilian mechanisms for preparing and controlling the defense
budget.
- Abolish the Turkish Military Pension Fund (OYAK) or reduce its
efficiency. (The New Anatolian)
10.06.2005
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ALTERNATIVA
GLOBALE
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L'importanza
dell'adesione della Turchia all'UE per far emergere una nuova
prospettiva su scala mondiale, spezzare l'idea dei blocchi e
dello scontro tra civiltà. Un'intervista del quotidiano turco
<Radikal> al sociologo che domenica ha votato sì al referendum
francese sulla Costituzione europea.
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Lo scorso aprile Alain Touraine,
insieme ad Edgar Morin e Jean Baudrillard, ha partecipato ad Istanbul
ad un convegno organizzato dall'Academie de la Latinitè sul tema:
"Islam, Latinitè, Transmodernitè". Il sociologo è stato
poi invitato dal Dipartimento di Sociologia dell'Università
Galatasaray a tenere una conferenza dal titolo: "Dal
multiculturalismo verso il confronto tra culture". In
quell'occasione, la prof.ssa Nazli Okten lo ha intervistato per il
quotidiano Radikal sul tema della costruzione europea
Se vuole,
cominciamo dal manifesto firmato da lei, Edgar Morin, Jean-Cristophe
Rufin e Guy Sorman e poi pubblicato su <Le Monde>. Sostenete che solo
con l'adesione della Turchia l'Unione Europea acquisirà la forza
necessaria per avere un ruolo sulla scena politica globale. Quali sono
state le dinamiche che vi hanno portati a questa posizione? Come avete
deciso?
- Se devo dire la verità, sono io ad aver scritto quel manifesto.
Solo dopo abbiamo chiesto le firme di Morin e degli altri. Rispetto a
questi argomenti ciascuno ha un personale punto di vista e propri
campi d'interesse.
Se lasciamo per un attimo da parte la questione dell'avvicinamento
progressivo, da centinaia di anni, della Turchia all'Europa, anche
perchénon sono un esperto, quello che mi interessa è questo: gli
Europei creano un economia, un progetto unitario, sono argomenti
importanti, ma poi non hanno un ruolo a livello mondiale. Quando è
necessario l'intervento dell'Europa, la conclusione è un disastro.
Kosovo, Bosnia, Vukovar, Srebrenica, sono una vergogna per l'Europa.
Dopo aver osservato quello che accade sulla sponda americana, sono
arrivato a questa conclusione: se gli europei si unissero ai turchi,
il mondo europeo ed islamico quindi, potrebbero cominciare ad
immaginare politiche alternative a quelle portate avanti dagli
americani. E poi ho proposto un'idea, suscettibile di essere discussa:
oggi gli americani si trovano a fronteggiare il mondo arabo. Un mondo
arabo nel passato colonizzato e che non ha avuto realtà statali. O
perlomeno stati deboli come quello egiziano o algerino non sono mai
diventati stati veri e propri. Al contrario, quando guardiamo alla
Turchia ed all'Iran, vediamo degli Stati, certo se non consideriamo
che per un periodo l'Iran è stato colonizzato dagli Ottomani. Paesi
che sono dotati di identità statuali, in grado di scegliere, di
elaborare politiche. Inoltre aggiungiamo anche un altro elemento molto
importante, il carattere laico della Turchia.
La questione degli aiuti da dare ai contadini polacchi, a quelli
portoghesi, non è certo un argomento emozionante, anzi è un po'
noioso. E' necessario invece pensare su scala mondiale. Domani i
cinesi, oggi un mondo islamico che comprende più di un miliardo di
persone, e poi altri 300-400 milioni di europei. Io continuo a pensare
dal punto di vista degli europei, e credo che questa (l'adesione
turca, ndt) si rivelerà nell'interesse degli europei. Se guardiamo a
quello dei turchi, non ci sono altre alternative. I turchi non sono
certo disponibili a spostarsi verso gli iracheni, i siriani o gli
iraniani. E' naturale per i turchi. I turchi sono una grande forza;
una grande forza che, ci piaccia o no, è abituata a produrre
politica, a pensare come una grande forza. Credo che l'unione di
europei e turchi ci darà l'opportunità di essere una forza globale.
Se guardiamo agli ultimi anni vediamo il prevalere di questa idea
pazzesca dello scontro tra civiltà. Tempo fa ne ho discusso con
Huntington a New York. L'altro giorno ho sentito dire ad un ministro
iraniano che il problema sta tutto nelle relazioni tra cristiani e
musulmani. Se pensassimo così, il discorso sarebbe finito, questo
significherebbe la guerra. Le religioni periodicamente danno
un'immagine ecumenica ma alla fine si combattono.
Quello che mi interessa è di spezzare l'idea del blocco, oggi quello
islamico ieri quello sovietico, il blocco che divide le persone
secondo le regioni in cui sono nate, le società, le economie, le
questioni religiose. Volevo mostrare come, invece dei blocchi
ideologici, sia possibile integrare il mondo islamico, con la modernità
(io difendo ancora l'idea che la modernità sia una e non molteplice),
con la storia, con la religione, con la memoria, con la cucina.
Secondo me questa è l'unica strada. Non ne vedo nessun'altra in grado
di portare alla luce un progetto, una geopolitica capace di avere
un'influenza mondiale. Insieme l'Europa e la Turchia possono inventare
questo progetto, ed è questo quello che bisogna fare in questo
momento. Penso che i turchi faranno svegliare gli europei. Gli
americani hanno ragione nel dire che gli europei non hanno anima,
determinazione ed idee. Gli europei sono molto più pessimisti.
Vogliono essere lasciati in pace. Credo che un'Europa con i turchi,
un'Europa "turchizzata" sia in grado di dare vita a questo
progetto. Questo rende possibile un mondo in cui si possano mescolare
le grandi civiltà, altrimenti religione contro religione, no, questo
non mi interessa per niente.
Lei dice che la Turchia è la prova del possibile compromesso tra
Islam e laicità. Voglio farle una domanda riguardo la sua posizione,
espressa nel libro sulla laicità scritto con il filosofo Alain
Renault, che la vede contrario alla versione francese del laicismo.
Come giudica questa sua posizione se pensiamo alle sue precedenti
dichiarazioni, contrarie al divieto del foulard nelle scuole?
- Devo sempre spiegarlo, so quello che pensano le persone:
Touraine prima diceva si, adesso ha cambiato idea. Il mio pensiero non
è cambiato in alcun modo. Infatti continuo a lavorare con le ragazze
con il velo. In questo momento sto iniziando una ricerca sul campo con
cinquanta donne che provengono dal mondo islamico, nei miei seminari
ci sono parecchie ragazze con il foulard. In politica però non è
sufficiente dirsi a favore o contro il multi-culturalismo. Se da un
lato è necessario difendere il pluralismo culturale, dall'altro anche
l'idea di cittadinanza di uno stato di diritto. Il problema è, in una
determinata congiuntura storica, se dare la priorità all'uno o
all'altro. Alcuni intellettuali ritengono che sia necessario dare la
priorità alla libertà di espressione. Rispetto pienamente questo
punto di vista ma se avessimo fatto una legge in questo senso la gente
sarebbe scesa nelle strade e la legge non sarebbe passata. L'80% dei
nostri deputati ha votato a favore di questa legge. Le organizzazioni
islamiche non hanno fatto nessuna manifestazione contraria. Ce n'è
stata una sola, fatta da un gruppo antisemita. Credo si debba andare
verso la libertà di pensiero. Da un anno ripeto la stessa cosa: i
francesi non si accorgono dove sta andando la società: cresce la
ghettizzazione, si rafforza il comunitarismo, i movimenti fondati
sulla paura dell'arabo, non è possibile non tenere conto di questi
elementi. Io continuo a credere che non ci fossero alternative: era
necessario dire no al comunitarismo.
So che oggi la metà di queste ragazze è estremamente moderna, vuole
andare a scuola senza però rompere i legami con la religione. Ma vedo
anche che l'altra metà, ripiegandosi su sé stessa, assume
atteggiamenti contrari alla modernità. Io non sono molto pessimista a
questo proposito. Vedo anche che i francesi hanno cominciato a
considerare l'importanza di questo tema. Vorrei usare una frase che
ripete spesso un amico, da trent'anni professore di filosofia islamica
alla Sorbona, cittadino francese di origine cabila: "Voi francesi
non potete capire nulla dell'Islam perché non capite nulla di nessuna
religione". Io credo che abbia profondamente ragione. La nostra
formazione laica, l'eredità della lotta repubblicana per la laicità,
per tutte queste ragioni il pensiero francese non conosce la
religione. Nella formazione filosofica c'è un po' di Pascal, un po'
di Agostino, è tutto qui, non c'è nulla che riguardi il mondo
dell'Islam. Non può continuare così. Sapete che sono cominciati nei
licei i corsi di religione. Si è aperta una prospettiva anche per
quanto riguarda la costruzione di moschee. Inoltre, anche se possono
essere criticabili, esistono organizzazioni che garantiscono la
rappresentanza dei musulmani. In conclusione ci sono dei piccoli
progressi. Il vero problema però è il razzismo anti-arabo. Si parla
molto in Francia dell'antisemitismo, è vero, esiste, ma l'anti-arabismo
è molto più forte. Su questo punto è necessario portare avanti
un'azione, far discutere le persone. Perché si vede che quando fate
discutere le persone emerge una maggiore profondità, un maggior
pluralismo. Mi danno sempre più fastidio coloro si esprimono senza
aver riflettuto su queste questioni. Nell'ultimo libro ho dialogato
con Alain Renault, un liberale di destra ma un liberale aperto,
intelligente e che parla di multi-culturalismo. Io credo che il multi-culturalismo sia un argomento del liberalismo di destra, ci sono
però degli idioti che lo credono un'idea di sinistra.
Non si può dire che la Turchia sia un argomento molto popolare in
Francia, quali reazioni ha ricevuto?
- E' un faccenda piuttosto personale. Non c'era praticamente
nessuno che desse importanza alla questione turca. O meglio c'era una
persona, che è anche un mio vecchio amico, Michel Rocard: in realtà
era contrario ma essendo una persona intelligente ha capito
immediatamente ed ora difende energicamente l'idea dell'adesione
turca. In questo momento si discute di questo problema solamente in
prospettiva della Costituzione europea, in realtà la discussione non
ha nulla a che vedere con la Turchia, riguarda soprattutto il
desiderio del signor Sarkozy di far cadere il signor Chirac. La
sinistra non è molto coinvolta, sul tema della Costituzione, sono
occupati a coltivare i propri orticelli. Se la Costituzione europea
fosse approvata tutto questo passerebbe, anche se non è sicuro.
Le richieste dei turchi hanno avuto un'accoglienza migliore del
previsto, è stato facile vedere la loro accettazione come una priorità,
ora però è necessario tempo. Per la Spagna sono stati necessari nove
anni, dieci per il Portogallo. Dieci anni non sono molti. Se dovessi
parlare di un paese che conosco bene, la Polonia, beh non era un paese
pronto. Non aveva una struttura amministrativa adeguata.
Da voi ci sono stati sviluppi molto positivi, certo molto rimane
ancora da fare, ma ora questa fase assume un significato, considerando
le conseguenze positive, importanti che può produrre. Se prendiamo in
considerazione le trasformazioni accadute in questo paese negli ultimi
dieci anni, si vede che si tratta di questioni interne, relative ai
turchi stessi: la questione armena, la questione curda ad esempio.
Che cosa posso dire poi a quelli che sostengono la necessità di dare
la priorità all'Ucraina? Mi piacciono l'Ucraina, anche la Bulgaria e
la Romania, è certo che entreranno nell'Unione ma a me non interessa,
che cosa possono cambiare? Certo sarà necessario dare aiuti
economici, va bene, sarà necessario omogeneizzarli con l'Europa,
certo, ma è come omogeneizzare le differenze tra l'Italia
settentrionale e meridionale. Si, si fanno cose utili ma a me non
sembra che abbiamo una rilevanza planetaria. Credo sia una buona cosa
un'Europa allargata oltre i suoi confini naturali, con l'ingresso
della Turchia.
Lei sostiene che un'Europa che comprenda anche la Turchia, potrà
costituire un'alternativa politica globale agli Stati Uniti. Come
valuta l'Europa dal punto di vista dell'egemonia americana?
- Io credo che noi abbiamo due punti deboli fondamentali. Il
primo è l'assenza di una politica internazionale, anche se mi
verrebbe da dire che è meglio così, visto che ci consente di non
commettere giganteschi errori storici come la guerra in Irak. Il
secondo è più serio. Credo di conoscere bene gli Stati Uniti, ci
vado da cinquant'anni. Secondo me la superiorità degli americani
deriva dal sistema universitario. Se parliamo di tecnologia, non sono
superiori, il Boeing non è meglio dell'Airbus. Lo stesso vale per i
missili, non vedo una differenza fondamentale. Detto questo, gli
americani, non solo nelle scienze di base ma anche nelle dotazioni
delle biblioteche, dei musei, fanno grandissimi sforzi. La cosa più
importante sono le università, che funzionano come una pompa:
attirano studenti da tutto il mondo, si tengono i migliori ed anche se
rimandano a casa gli altri, li hanno profondamente influenzati.
Forse esagero ma vorrei dire una cosa: nella vita di tutti i popoli ci
sono momenti difficili nei quali occorre lavorare, cinquanta, cento
anni, e poi ci si può riposare. Gli inglesi si riposano dalla fine
del XIX° secolo, i francesi ed i tedeschi si riposano ora, gli
italiani stanno ancora lavorando perché hanno cominciato tardi. Anche
gli americani hanno cominciato ora a riposarsi. I dipartimenti di
informatica sono pieni di stranieri, che sono anche il 50% del
personale di Silicon Valley. Tutte le moderne tecnologie sono
esclusiva dei cittadini di origine asiatica ma il controllo della
conoscenza è degli americani. La superiorità degli americani è
nella produzione e nella trasformazione della conoscenza, non nella
tecnologia. Quello che c'è da fare è semplice: gli europei devono
comprendere che la produzione e l'uso della conoscenza hanno lo stesso
valore che nel passato hanno avuto l'agricoltura e l'industria. Se
l'Europa non farà sforzi adeguati nell'istruzione superiore, e questo
è il caso della Spagna che non ne fa alcuno, rimarrà indietro.
Come giudica la costruzione europea dal punto di vista della
globalizzazione?
- Prima cerchiamo di capire come guardano i francesi a questa
questione. Gli europei hanno cercato di unire le forze, di eliminare
gli ostacoli, di scongiurare il pericolo di nuove guerre. Inizialmente
un'idea con un forte potere di attrazione. Francia e Germania erano in
prima linea, anche gli italiani hanno avuto la loro parte.
Successivamente tutti questi elementi positivi si sono trasformati in
una questione esclusivamente tecnica, non c'è stato nessun
investimento sul piano emotivo. Nessuno si è innamorato
dell'Europa... Habermas voleva innamorarsi, io non la pensavo così,
voleva pensare il continente nei termini di una Heimat. Sapete un
tedesco può voler tutto, tranne uno stato tedesco. Purchè non ci
fosse una Germania, Habermas voleva l'Europa. E' facile capire il
perché, anche Cohn Bendit è così del resto. Nonostante la mancanza
di investimenti emotivi si pensava che si potesse garantire la
crescita. Ora però tutti crescono, all'infuori dell'Europa, e questo
ha prodotto nuove diffidenze. Anche lo spazio dell'Euro non va molto
bene. Le conseguenze sono state la crescita del nazionalismo e del
populismo. Con Le Pen noi abbiamo fatto i battistrada. Poi sono
arrivati austriaci, danesi, fiamminghi, olandesi; fortunatamente non
sono stati seguiti dai tedeschi. Allo stesso tempo è cominciata una
cosa seria, l'ostilità nei confronti degli stranieri. Si diceva che
il Front National sarebbe stato tolto di mezzo, gli esperti hanno
dimostrato che non è così. Il potenziale elettorato è così forte
che temo vedremo Le Pen candidato alle presidenziali una seconda
volta. Oltre a tutti questi elementi, tra il 1945 ed il 1975 il
modello di stato che si è formato in Europa ed anche in Francia, ha
avuto un'influenza relativa su quello che avrebbe dovuto essere il
modello europeo.
İn Francia l'immagine dello stato è stata nello stesso tempo
monarchica, repubblicana, comunista, operaia, a favore dello stato
sociale. La Francia, a differenza degli altri paesi, è stato un Paese
in cui i comunisti sono stati più forti dei liberali, dei gollisti e
dei socialisti. İn conclusione le trasformazioni accadute dopo la
seconda guerra mondiale hanno portato ad una sinistra comunista e
statalista. Un'immagine dello stato per cosi dire hegeliana, una forma
di nazionalismo, per il quale lo stato rappresenta gli interessi
universali e la borghesia quelli particolari. Quando l'economia ha
cominciato ad andare male, i francesi e soprattutto la sinistra hanno
pensato una cosa semplice: la globalizzazione è pericolosa. Viene
dagli americani e agli europei non serve. Per la piccola famiglia
francese tipo, la sicurezza significa una figlia impiegata nella
società elettrica ed un figlio nelle ferrovie, poter andare l'inverno
a sciare e l'estate in Brasile, questa è stata la trasformazione
dello statalismo. Una reazione che si fonde con il nazionalismo
fondato sulla paura, avversario del liberalismo e della
globalizzazione. Tra i francesi poi è diffusa la convinzione che
essi, dopo la Rivoluzione, siano la nazione prediletta se non da Dio,
almeno dalla Storia. Qualche tempo fa non mi sarebbe potuto nemmeno
passare per la testa, mi ricordo di aver detto che non c'erano
pericoli. Dal congresso del partito socialista era uscito un bel sì.
Poi all'improvviso tutto è cominciato a cambiare. (Nazli
Okten/Radikal traduzione di Fabio Salomoni/www.osservatoriobalcani.org/articleview/4336/1/51/)
10.06.2005
|
PRIMO
RIMPASTO
|
Se
ne sono andati dal Governo turco di Erdogan, Sami Goglu
(ministro dell'Agricoltura), Zeki Ergezen (ministro delle Opere
civili) e Guldal Aksit ( ministro degli Affari delle donne). Le
sostituzioni.
|
Primo
rimpasto di Governo per il premier turco Recep Tayyip Erdogan, alla
guida dell'Esecutivo dal 2002. Hanno presentato le loro dimissioni il ministro
dell'Agricoltura Sami Goclu, il ministro delle Opere civili e
abitative Zeki Ergezen e quello degli Affari delle donne Guldal Aksit, di cui la stampa aveva già annunciato l'uscita dall'Esecutivo
perché poco efficaci nei loro incarichi.
Erdogan ha nominato all'agricoltura Mehmet Mehdi Eker, veterinario ed
esperto agronomo, e Faruk Nafis Ozak, un ingegnere edile, alla guida
del dicastero dell'edilizia abitativa. L'avvocatessa 40enne Nimer
Cubak rileva invece il ministero delle donne, unica donna sui 22
titolari nel Consiglio dei Ministri. (Agi)
10.06.2005
|
|
QUALCUNO FINALMENTE SI
MUOVE
|
Il
Bahrain sta muovendo i primi passi per mettere fine
all'isolamento di Cipro Nord. L'incontro di Serdar Denktash con
Sheikh Mohammed Bin Mubaraq Bin hamad Al-Khalifa.
|
Gulf
country Bahrain has also taken steps to end the isolation on the
Turkish Republic of Northern Cyprus (Trnc).
Trnc Foreign Minister Serdar Denktas will visit Bahrain using the
official name of "Turkish State of Cyprus" accepted at the
Organization for the Islamic Conference (Oic) and will meet with state
officials.
Bahrain Foreign Minister Sheikh Mohammed Bin Mubaraq Bin Hamad
Al-Khalifa receiving his Turkish counterpart Abdullah Gul said on
Monday: "We support removing the isolations on Turkish Cypriots.
We will make efforts to implement the Oic's decision on the issue. We
will discuss what can be done to lift the isolation and embargo during
the negotiations." Al-Khalifa mentioned that Turkish Cypriots
said "yes" for the solution plan prepared under the context
of the United Nations (UN) and this has been forgotten. Al-Khalifa
added that what can be done from here on should be of concern.
Reportedly, Greek Cypriots make great efforts to prevent the
initiatives conducted by the Gulf countries. Bahrain Prime Minister
Shaikh Khalifa bin Salman al Khalifa also emphasized that they
appreciated Turkey's efforts to develop security and stability in the
region. (Salih Boztas/Zaman)
10.06.2005 |
|
IL
PUNTO DELL'AMBASCIATORE
|
Il
diplomatico greco-cipriota Alexandros Zenon, in una intervista
all'<Adnkronos>, parla della possibilità di una ripresa
dei negoziati per la riunificazione di Cipro.
|
Nicosia
conta sui buoni rapporti che Roma ha con Ankara per ''gestire'' le
relazioni con la Turchia da qui al 3 ottobre prossimo, data prevista
di avvio dei negoziati di adesione all'Unione Europea, con l'auspicio
che si arrivi alla normalizzazione tra i due Paesi. Alla vigilia della
visita a Cipro del ministro degli Esteri Gianfranco Fini, in
un'intervista all'Adnkronos, l'ambasciatore
di Nicosia a Roma, Alexandros Zenon, fa il punto dei rapporti tra
l'isola e Ankara, parla della possibilità di una ripresa dei
negoziati per la riunificazione di Cipro ed esprime l'auspicio che il
'no' di Francia e Olanda alla Costituzione europea non sia motivo per
bloccare l'allargamento dell'Unione.
''Il 17 dicembre scorso, al Consiglio europeo di Bruxelles, abbiamo
dato il nostro consenso all'avvio dei negoziati con la Turchia,
sperando in una normalizzazione dei rapporti fra Nicosia ed Ankara -
ricorda l'ambasciatore, che a fine luglio lascerà Roma dopo quattro
anni - Passati quasi sei mesi, non vediamo ancora alcun segnale. Le
navi cipriote continuano a non poter attraccare nei porti turchi, i
voli civili continuano a non poter sorvolare lo spazio aereo turco e
Ankara continua a porre il veto al nostro ingresso in organismi
internazionali di cui fa già parte, come l'Ocse''.
L'unica cosa che la Turchia ha fatto finora è stata di firmare il
protocollo di estensione doganale ai dieci nuovi Paesi membri
dell'Unione, precisando tuttavia che questo non costituisce il
riconoscimento di Cipro e ''d'altro canto non è stato un gesto
spontaneo, l'hanno fatto su pressione della UE, per cui non lo
interpreto come una volontà politica di apertura'', osserva Zenon.
Che non si mostra neanche troppo ottimista sull'elezione a leader
della ''Repubblica turca di Cipro Nord'' di Mehmet Ali Talat: ''Quando
era all'opposizione, mi sembrava più disponibile di Rauf Dentkash
(leader storico dei turco ciprioti, ndr), ma da quando è stato eletto
è molto più duro''.
In questo contesto, nei giorni scorsi è stato a Nicosia, Ankara e
Atene il Sottosegretario delle Nazioni Unite per gli Affari politici,
Kieran Prendergast, per la prima missione di un funzionario dell'Onu
dalla bocciatura del piano Annan sulla riunificazione dell'isola nel
referendum nell'aprile dello scorso anno nella Repubblica cipriota.
''Abbiamo spiegato le nostre preoccupazioni e presentato le nostre
tesi - afferma l'ambasciatore - per dare al segretario generale la
possibilità di giudicare se c'e' un terreno comune per riprendere i
negoziati''.
E anche di questo Fini parlerà negli incontri che avrà a Nicosia con
il presidente Tassos Papadopoulos, con il ministro degli Esteri George
Jakovu e con il presidente della Camera Dimitri Christophias: ''Visti
gli ottimi rapporti che Roma ha con Ankara, abbiamo concordato di
restare in contatto per uno scambio di valutazioni in vista della data
del 3 ottobre, data entro la quale ci auguriamo una piena
normalizzazione dei rapporti'', spiega Zenon, che,alla domanda se
Cipro possa decidere di porre il veto sull'avvio dei negoziati, si
limita a rispondere: ''Se uno dei 25 vuole che le trattative non
inizino, può bloccare il processo''.
Quanto infine al 'no' di Francia e Olanda alla Costituzione europea,
che per larga parte è stato anche un 'no' alla Turchia nella UE
l'ambasciatore sostiene: ''Rispettiamo la scelta dei francesi e degli
olandesi, ma ci auguriamo che questo non crei ostacoli all'intregrazione
europea''. (Adnkronos)
10.06.2005 |
|
CODICE
PENALE APPROVATO, TRA LE POLEMICHE
|
Non
ci sono le modifiche votate dal Parlamento turco in
quanto il presidente della Repubblica non le ha finora
ratificate. L'attacco dell'opposizione.
|
E' entrato in
vigore tra aspre polemiche oggi il nuovo codice penale turco senza le
ultime modifiche apportate qualche giorno fa dal Parlamento perché il
presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer non le ha finora
ratificate.
Ciò significa che il codice penale entra in vigore senza le forti
riduzioni delle pene per chi organizzi corsi illegali di Corano decise
con un colpo a sorpresa dalla maggioranza di Governo la scorsa
settimana, ma anche senza le parziali attenuazioni delle pesanti
restrizioni alla libertà di stampa, che hanno reintrodotto il carcere
per i giornalisti.
Il nuovo codice penale, destinato ad armonizzare le norme penali
turche a quelle europee, fu approvato in settembre, ma la sua entrata
in vigore, prevista per il 1 aprile, fu rinviata al 1/o giugno per
consentire l'approvazione di emendamenti che mitigassero le aspre
proteste dei giornalisti turchi, che definiscono ''liberticide'' le
norme che prevedono le manette per alcuni reati a mezzo stampa. Alcune
di queste norme sono state, in parte, attenuate da recenti emendamenti
che, tuttavia non hanno placato le proteste dei media.
Inoltre, tra questi emendamenti, la maggioranza parlamentare
costituita dal solo partito Akp di forti radici islamiche del premier
Tayyip Erdogan, con un colpo di mano a sorpresa dell'ultimo minuto, ne aveva introdotto uno che praticamente escludeva
la possibilità del carcere per chi organizza corsi illegali di
Corano, ritenuti, dalla Turchia laica, una fucina di gruppi fondamentalisti islamici.
Il partito di opposizione (Chp, socialdemocratico) ha perciò
disertato la votazione finale dell'intero provvedimento ed ha accusato
il governo ed il partito di Erdogan di avere ''mostrato il suo vero volto fondamentalista''. Nel frattempo, continua la lotta
dei giornalisti contro le norme ''liberticide'', solo in piccola parte
attenuate, con lettere e proclami, tra cui l'annuncio di uno sciopero
della fame di tre giorni dei giornalisti della regione di Mersin.
Tanto più che quelle attenuazioni non sono potute entrare oggi in
vigore a causa del rifiuto di Sezer di ratificare la norma sulle
scuole coraniche.
Il codice penale così come approvato contiene, oltre alle norme
contestate, anche un appesantimento delle pene per le torture ed i
maltrattamenti polizieschi ed una maggiore protezione delle donne e
dei bambini, in linea con le richieste europeee. (Ansa).
10.06.2005
|
|
I MILITARI
CONTRARI ALL'ATOMICA
|
A
parlare il numero due delle Forze Armate turche, gen. Ilker
Bashbug, che da washington dove si trova in visita ha rotto
l'indugio sulle mire nucleari iraniane. |
I militari turchi, rompendo il
silenzio sulle mire nucleari iraniane, si sono pronunciati
decisamente contro.
''La Turchia non avrà alcuna benevolenza riguardo ad un Paese vicino
dotato dell'arma nucleare. Esso costituirebbe un rischio primario per
la sicurezza turca'', ha affermato il numero due delle Forze Armate
turche, il generale Ilker Bashbug, riportato dall'agenzia turca <Anadolu>,
da Washington, dove si trova in visita.
''Con gli Stati Uniti ed altri Paesi noi seguiamo da vicino le attività
iraniane legate al nucleare'' - ha anche detto Bashbug nel corso di un suo incontro con uomini d'affari turchi ed
americani elogiando gli sforzi degli Stati Uniti e dell'Unione europea
perché Teheran rinunci a tutte le sue attività legate
all'arricchimento dell'uranio.
Anche il premier turco Recep Tayyip Erdogan, nel corso della sua
recente visita in Israele, aveva accennato al ''rischio disicurezza'' che comporterebbe per la Turchia un'arma nucleare
iraniana.(Ansa)
10.06.2005
|
|
ANKARA SI
ATTENDE UN PASSO
|
Nonostante
le affermazioni del presidente armeno Robert Kocharian, il
Governo turco vorrebbe maggiore buona volontà da Erevan specie
dopo il mancato incontro di Varsavia e l'atteggiamento con l'UE.
|
The
letter exchange process between Turkey and Armenia after the debates
over the so-called Armenian genocide allegations became heated has
been endangered by the Yerevan administration for not showing an
expected approach.
Ankara will not write a response letter to Armenian President Robert
Kocharian if the present conditions continue.
Kocharian responded with, "Firstly, let's establish a diplomatic
relationship and then an inter-governmental commission to handle the
issues" to a letter from Prime Minister Recep Tayyip Erdogan
offering "Let a group, comprised of historians and other experts,
to research the events in 1915" and Kocharian's response even
though it does not fully meet the expectations of Ankara, it was
considered in a positive perspective.
However, the expected approach has not shown by the Yerevan
administration over the last month. Since Erdogan and Kocharian did
not meet in Warsaw and Kocharian's harsh attitude at the European
Council summit have complicated the answer to the letter.
Diplomatic sources have drawn attention to the steps Turkey has taken
and that this could be interpreted, as "trust building" in
recent times are not truly transferred to the Armenian public opinion.
Sources say, "Yerevan-Turkey flights continue. Those vehicles,
carrying goods between the two countries, can come and go through
Georgia. Thousands of Armenian citizens can work in Turkey, including
Ankara. However, those facts are not explained to the Armenian public
by their government."
On the other side, the single positive piece of news to reach Ankara
from Yerevan lately is that the Armenian Foreign Minister Vartan
Oskanian's former statement related to the "Kars Treaty"
that said, "As being inherent of the Soviet Union, all of those
treaties signed by the Soviet Union are assumed to be approved unless
the opposite is stated" has been published on the Armenian
Foreign Ministry's web site. However, Ankara expects to receive this
statement through "official" channels. (Suleyman Kurt/Zaman)
10.06.2005
|
|
PROPOSTO UN
"CESSATE-IL-FUOCO"
|
L'iniziativa
partita da uno dei leader del Pkk, Murad Karialan, a margine di
un congresso tenutosi a Lijawa , 500 chilometri a nord.est di
Baghdad.
|
Il Partito dei
lavoratori del Kurdistan (Pkk), riunito a congresso oggi nell'Iraq
settentrionale, vicino al confine con l'Iran, ha proposto un
cessate-il-fuoco e un dialogo con il Governo turco.
''Rivolgiamo un appello al Governo turco, chiedendogli di cessare le
operazioni militari per aprire la via al dialogo e siamo pronti, dal
canto nostro, a decretare un cessate il fuoco'', ha detto ai
giornalisti uno dei leader del Pkk. Murad Karialan, a margine del
congresso svoltosi nel villaggio di Lijwa, 500 chilometri a nord-est
da Baghdad. I ribelli curdi del Pkk militano per l'indipendenza della
regione sud-orientale della Turchia. (Ansa-Afp)
10.06.2005
|
|
LA RICHIESTA
DI OCALAN
|
Il
leader separatista curdo non vuole sottoporsi ad un nuovo
processo in Turchia.
|
Il leader del
gruppo separatista curdo, Pkk, Abdullah Ocalan, non vuole sottoporsi
ad un nuovo
processo in Turchia, come ha chiesto la Corte europea dei diritti
umani, ma chiede che il suo secondo processo avvenga davanti ad un
''tribunale speciale'' predisposto per lui dal Consiglio d'Europa.
Lo ha dichiarato l'avvocato di Ocalan, la signora Aysel Tugluk, dopo
avere visitato Ocalan nella prigione di Imrali dove il capo del Pkk
sconta la pena all'ergastolo per tradimento e separatismo e per i
crimini commessi durante la lotta armata del Pkk che ha provocato il
15 anni (1984-1999) oltre 30 mila morti in Turchia.
''il mio cliente Ocalan non considera i tribunali turchi indipendenti
ed imparziali e non intende recitare il ruolo principale in una
commedia che la Turchia si appresta a mettere in scena con il secondo
processo chiesto dalla Corte di Strasburgo'' - ha detto l'avvocato di
Ocalan, che ha ricordato in proposito che, dopo la decisione di
Strasburgo del 12 maggio scorso, il ministro degli esteri turco,
Abdullah Gul, ha dichiarato che Ocalan ''sarebbe condannato alla
stessa pena anche se fosse giudicato cento volte''. (Ansa)
10.06.2005
|
|
SI
APRE IL PROCESSO AI PRESUNTI TERRORISTI TURCHI
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Sul
banco degli imputati - davanti al Tribunale di Perugia - Er Avni
e la compagna Kilich Zeynep. Latitante Remzi Uculu. Servizio
d'ordine particolare.
|
Il processo ai
presunti terroristi turchi in carcere, Er Avni e la sua compagna
Kilich Zeynep, a Remzi Ucucu l'unico latitante ed un uomo e una donna turchi, morti nel
corso di un conflitto a fuoco, verrà celebrato al tribunale di
Perugia oggi, venerdì 10 giugno. Un servizio d'ordine particolare sarà
assicurato dinanzi a Palazzo di Giustizia di Piazza Matteotti, dopo
che era stato ipotizzato di celebrare il processo al Carcere di
Capanne, dove si svolse quello per l'omicidio del giornalista Mino
Pecorelli (con imputati poi assolti come Pippo Calò, Tano Badalamenti,
Massimo Carminati, il senatore Giulio Andreotti ed altri e tanti testi
anche collaboranti di giustizia), cosa poi però esclusa. Quindi il
processo si terrà in tribunale, nel cuore del capoluogo nella sala
degli Affreschi. Già in passato, quando i due presunti terroristi
turchi (secondo l'accusa, da Perugia rivendicavano gli attentati in
Turchia via telefono pubblico) erano venuti in Tribunale, si erano
avute manifestazioni da parte del gruppo Antimperialista di Assisi,
guidato da Moreno Pasquinelli e da sua moglie. Anche loro erano finiti
nell'inchiesta ed arrestati, per poi essere scagionati dalle accuse di
concorso con i turchi e rimessi in libertà. Non si esclude quindi
che, nell'occasione del processo, una nuova manifestazione venga
organizzata dal campo Antimperialista. (Agi)
10.06.2005
|
|
LA MINACCIA
|
I
miliziani integralisti che tengono prigioniero in Irak un
imprenditore turco hanno fatto sapere che lo uccideranno se non
saranno accettate le loro richieste. |
Con un
comunicato diffuso attraverso un sito filo-islamico su Internet, i
miliziani integralisti che alcuni giorni in Iraq fa presero in
ostaggio un uomo d'affari turco, Ali Musluoglu, hanno minacciato di ucciderlo, insieme
ad altri due prigionieri, se il governo di Ankara non accoglierà la
loro pretesa e romperà ogni collaborazione con le forze americane che
occupano il Paese arabo; i sequestratori hanno impartito alla Turchia
un ultimatum in tal senso che scadrà tra poche ore. Il messaggio è
corredato da un filmato nel quale è mostrato l'imprenditore
prigioniero: il tutto a firma di un gruppo che si auto-proclama
Brigate "Alibin Abi Taleb". Nella nota si precisa che Ankara
deve cessare sia di fornire supporto logistico alle truppe
statunitensi sia di avere rapporti con le aziende Usa operanti in
territorio iracheno. (Agi)
10.06.2005
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DRAMMATICO
APPELLO
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I
famigliari di un uomo di affari turco, rapito in Irak, hanno
chiesto la liberazione del loro congiunto prigioniero dei
terroristi irakeni. |
I
familiari di un uomo d' affari turco, Ali Musluoglu, rapito da un
gruppo fondamentalista islamico in Irak hanno implorato "in nome
di Allah, attraverso le Tv turche, i rapitori di risparmiare la vita
del loro congiunto, che essi minacciano di uccidere "entro 4
giorni" se Ankara non mette fine ad ogni cooperazione con gli
americani in Irak.
"imploriamo queste persone in nome di Allah che abbiano pietà di
lui e della sua famiglia. Se lo liberano non metterà più piede in
Irak", ha esclamato il fratello del rapito rivolgendosi agli
uomini delle "Brigate Ali Ibn Abi Taleb" che lo hano
sequestrato il 19 maggio scorso.
Ali Musluoglu ha 48 anni e 7 figli ed è socio di una ditta di
trasporti operante in Irak. (Ansa)
10.06.2005
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ROGATORIA
PER ALI
AGCA
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A
chiederla l'Ufficio di Presidenza della Commissione Mitrokhin.
L'ex lupo grigio si trova detenuto in Turchia per l'omicidio
Ipekci.
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L'Ufficio di
Presidenza della Commissione Mitrokhin ha deciso di far votare al
plenum della Commissione una proposta di rogatoria alla Turchia per
poter sentire Ali Agca. Agca è attualmente detenuto in Turchia.
La Commissione ha ascoltato frattanto Antonio Marini, pubblico
ministero nel secondo processo sull'attentato al Papa. Marini non ha
mai smesso di sperare che si possano trovare, oltre ad Agca, "gli
altri corresponsabili" dell'attentato ed ha ricordato che quel
reato e' "imprescrittibile". Marini sottolinea che la
sentenza del secondo processo stabilisce che "ci fu un
complotto" e che gli altri imputati furono assolti "per
insufficienza di prove". Marini ricorda anche che i giudici di
secondo grado hanno escluso con la loro sentenza che "Agca fu
imbeccato in carcere dai servizi segreti italiani. Fu un complotto,
anche se non fu raggiunta la prova per il coinvolgimento degli
imputati. Fu però accertato che vi fu una ideazione ed una
organizzazione che mosse il braccio armato di Agca". (Agi)
10.06.2005
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RICEVIMENTO
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La
sede diplomatica italiana ha festeggiato la sua giornata
nazionale. Tra gli ospiti, il ministro dell'Energia turco Hilmi
Guler, il Segretario generale dell'Mgk Yigit Alpogan nonché
numerosi ambasciatori e giornalisti. |
Italian Ambassador Carlo Marsili
and his wife hosted a reception at the embassy celebrating
Italian national day.
Energy Minister Hilmi Güler, National Security Council (MGK)
Secretary-General Yiğit Alpogan, senior Foreign Ministry
bureaucrats, a large group of foreign diplomats based in Ankara and
journalists attended the event. Several ambassadors, including those
of Britain, Israel, France, the Netherlands, Tunisia and Algeria, also
attended the reception. (Turkish Daily
News)
10.06.2005 |
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LA
COOPERAZIONE BILATERALE VA ACCELERATA
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Il
Capo di Stato
Maggiore della Cina, gen. Liang Guanglie, si è incontrato con
l'omologo turco gen. Hilmi Ozkok e con il presidente della
Repubblica Ahmet Necdet Sezer. Alla base di colloqui,
costruzione di basi e sviluppo tecnologico.
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China's
Chief of General Staff, Gen. Liang Guanglie, met with President Ahmet
Necdet Sezer and his Turkish counterpart, Chief of General Staff Gen.
Hilmi Özkök.
Guanglie has been visiting Turkey at the invitation of Özkök, who
accompanied Guanglie during his meeting with Sezer at the Çankaya
Presidential Palace. During a visit to China last April, Turkish Air
Forces Commander Gen. İbrahim Fırtına had voiced
Turkey's interest in China's medium-range air defense missiles.
Fırtına then urged the acceleration of bilateral cooperation
between the two countries, particularly in the construction of bases
and technological development. His visit was considered a means for
both countries to assert their mutual intention of promoting
understanding, friendship and cooperation between their respective militaries.
Cooperation between the air forces pioneers the path towards
cooperation in other fields, said Fırtına, who also met with
Guanglie. (Turkish Daily News)
10.06.2005 -
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LOTTA
ANTITERRORISMO
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Protocollo
d'intesa a Pechino tra il ministro della Pubblica Sicurezza
cinese Zhou Yongkang e il Comandante della Gendarmeria turca
Fevzi Turkeri.
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Il consigliere del Consiglio di
Stato cinese e ministro della Pubblica Sicurezza Zhou Yongkang ha
incontrato a Pechino il Comandante della Gendarmeria turca Fevzi
Turkeri. Egli ha rilevato che la parte cinese auspica un rafforzamento
di scambi e cooperazione con la Gendarmeria nel mantenimento della
sicurezza sociale e nella lotta anti-criminale ed anti-terroristica.
Zhou Yongkang ha detto che negli ultimi 30 anni successivi
all'allacciamento dei rapporti diplomatici tra la Cina e la Turchia,
le relazioni d'amicizia e di cooperazione bilaterali si sono
sviluppati agevolmente.
Egli ha rilevato che la cooperazione fra i dipartimenti per la Pubblica
Sicurezza e gli Affari Interni cinesi e turchi si è
sviluppata stabilmente, ottenendo un risultato fruttuoso.
Turkeri, ha rilevato a sua volta che la Gendarmeria turca auspica di
un ulteriore rafforzamento di scambi e cooperazione con la Cina nella
lotta anti-terroristica e in altri settori. (Cri@nline)
10.06.2005
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CONDANNA
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La
Turchia
ritenuta colpevole dalla Corte europea per i Diritti dell'uomo
di "trattamenti degradanti" nei confronti di una donna
arrestata dalla polizia. |
La Turchia è stata condannata dalla Corte europea per i Diritti
dell'uomo di Strasburgo per "tortura e trattamenti disumani e
degradanti" nei confronti di una donna picchiata da alcuni
poliziotti dopo essere stata fermata.
Mesude Dalan ha denunciato alla Corte di essere stata fermata nel 1995
per aver tentato di aiutare due donne aggredite da un gruppo di
uomini, che si erano poi rivelati poliziotti, e di essere stata in
seguito torturata dagli agenti durante il suo interrogatorio. Ha
inoltre riferito di essere stata insultata, appesa per i polsi e
picchiata dai poliziotti, che volevano ammettesse di fare parte del
fronte rivoluzionario del partito di liberazione del popolo.
Il Governo aveva assicurato che la donna era stata fermata insieme
alle altre due nell'ambito di un operazione contro il Partito di Liberazione del
Popolo e che le lesioni erano dovute alla resistenza
fatta al momento dell'arresto.
Tuttavia, la Corte europea ha stimato che la quantità e la gravità
delle ferite rilevate sul corpo della donna, 12 giorni dopo il suo
fermo, erano troppo gravi per essere la conseguenza di un semplice
fermo di donne che "in ogni caso non costituivano per i
poliziotti alcuna minaccia".
La Turchia, condannata per la violazione degli articoli 3 (divieto di
tortura e trattamenti disumani e degradanti) e 13 (diritto ad un
ricorso effettivo) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo,
dovrà risarcire Mesude Dalan con 8000 euro per danni morali. (Ticin@nline)
10.06.2005
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PREMIO MARCHIGIANI
NEL MONDO
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Il
18 giugno prossimo il presidente del Rotary Club di Cagli
(2090 distretto), Urbano Urbinati, consegnerà
all'ambasciatore italiano in Turchia Carlo Marsili - nella
Sala degli Stemmi del Municipio - la massima onorificenza del
sodalizio. Sarà presente anche il vice-sindaco Alberto
Mazzacchera. Il diplomatico si incontrerà poi con i vertici
dell'Assindustria di Pesaro e Urbino.
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 Cento
anni di Rotary. Un avvenimento importante che il milione e 300 mila
soci festeggiano da una capo all'altro del nostro emisfero. A Cagli -
piccolo centro dell'entroterra marchigiano noto per avere dato i
natali al pittore Gaetano Lapis detto il Carraccetto - si è voluto
ricordare questo momento storico in maniera del tutto del particolare.
Il 18 giugno prossimo, infatti, verrà consegnato il <Premio
Marchigiani nel Mondo> all'ambasciatore italiano in Turchia Carlo
Marsili. Del nostro diplomatico, e del lavoro che sta svolgendo presso
la sede di Ankara, ci siamo occupati più di una volta per cui
sarebbero superfluo aggiungere altre parole per elogiarne i meriti. Fa
piacere però che un club, giovane come quello di Cagli, dedichi una
giornata ad un figlio della terra marchigiana che si è distinto per
l'impegno profuso soprattutto all'estero. Merito soprattutto del suo
presidente Urbano Urbinati - già direttore dell''Istituto di Cultura
Italiano ad Ankara dall'ottobre 1980 all'agosto 1988 - il quale, non
solo assieme al vicesindaco Alberto Mazzaccchera consegnerà
personalmente all'amico fraterno nella Sala degli Stemmi del Municipio
la massima onorificenza rotariana, ma è l'anima stessa della
creazione del premio; come lo fu - del resto - della fondazione due
anni fa del club cagliese, distretto 2090. Un club che quanto prima
arriverà a 37 soci.
Ancora molto legato alla Turchia e ai turchi, Urbinati non fa mistero
di una certa nostalgia per questo Paese che si augura entri
nell'Unione Europea nel tempo prefissato pur sapendo che Ankara dovrà
superare grandi ostacoli. Di certo l'Italia le è vicina, ed il suo
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ancora una volta - nel tete-à-tete
di Istanbul a margine della partita Milan-Liverpool - ha voluto
rassicurare il premier Recep Tayyip Erdogan circa le buone intenzioni
di palazzo Chigi.
I rapporti Roma- Ankara non sono però solo politici (missione del
ministro degli Esteri Gisancarlo Fini il 13 luglio prossimo, visita
del Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi in autunno), ma rivestono
sopratutto un carattere economico; anche in campo regionale. A maggior
ragione quindi, l'ambasciatore Marsili coglierà l'occasione della
consegna del premio per incontrarsi con i vertici dell'Assindustria di
Pesaro ed Urbino al fine di portare avanti un discorso più
approfondito tra il business locale e la realtà anatolica. Le
premesse ci sono da tempo, i tratta ora di imprimere una maggiore
spinta a quello spirito di iniziativa che è una delle caratteristiche
dei marchigiani.
____________________
Cagli
è città ricca di storia come dimostra il suo nome antico:
"Cale", di origine pre-romana. vari ritrovamenti
archeologici hanno dimostrato la presenza nel suo territorio degli
umbri, degli etruschi e quindi dei Galli Senoni, prima che i romani,
con la battaglia di Sentino, (295 a. C.); lo conquistassero
definitivamente.
Gli itinerari romani indicano un "Cale Vicus" ed una "Mutatio
ad Cale" segno di uno sviluppo abitativo e commerciale avvenuto
lungo la via consiliare Flaminia fin dalla costruzione di questa
importante arteria viaria. Già nel IV secolo Cagli era sede
episcopale con Greciano che partecipò al Concilio di Rimini (359).
Caduto l'impero romano il "vicus" dovette subire le
incursioni dei Goti e quindi dei Longobardi. Punto strategico nel
corridoio bizantino, il territorio cagliese fu per anni conteso ai
Bizantini dagli stessi Longobardi.
I cagliesi, intanto, rifugiatisi sullo scosceso colle che domina la
Flaminia, chiamato "Bandirola", vi fondarono la città
medievale circondata da solide mura. Sul finire del XII secolo si
ergeva a Comune grazie al patto stipulato tra il Vescovo Alloderio, il
Priore Canonici, l'Abate del Monastero di S. Geronzio e i nobili
cittadini. Il Comune fu retto al principio dai Consoli e fin dai primi
decenni del XII secolo dai Podestà.
Le lotte tra i guelfi e i ghibellini non risparmiarono la città di
Cagli e nel 1287, nel corso di un accesissimo scontro armato tra le
due fazioni, un incendio la semidistrusse. Due anni dopo, nel 1289,
sotto l'egida di Papa Nicolò IV, venne traslata e riedificata, a
pianta classica, nel piano sottostante, ove attualmente si trova. Dopo
alterne vicende, nel 1376 circa, Cagli si diede alla Signoria dei
Montefeltro ai quali succederanno, nel corso del XVI secolo, i Della
Rovere, sotto i quali si mantenne fino al 1631 quando, con
l'estinzione della prestigiosa famiglia, entrò a far parte dello
Stato della Chiesa e vi rimarrà fino all'unita' d'Italia (1860). (dal
sito del Comune)
10.06.2005
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<BANCA IMI>
ACQUISTA <GLOBAL SECURITIES>
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Per
adesso l'istituto di investimento del <Gruppo Bancario
Sanpaolo Imi> ha preso il 20% ma si prevede una opzione per
acquisire tra due anni una ulteriore quota del 30%. |
<Banca
Imi>, la banca di investimento del <Gruppo Bancario Sanpaolo
Imi>, ha acquisito il 20% di <Global Menkul Degerle> (<Global
Securities>), società di intermediazione mobiliare turca controllata
da <Global Investments Holdings>. La lettera d'intenti prevede
un'opzione per acquisire tra due anni un'ulteriore quota del 30%.
<Global Securities> è attiva nei settori dell'intermediazione
mobiliare istituzionale e retail, del corporate finance
e del capital markets. I ricavi operativi totali netti ammontano nel
2004 a circa 17 milioni di euro.
''L'operazione ci consente di entrare in un paese con un quadro
politico e macro-economico di grande interesse di cui l'Italia è il secondo partner commerciale - commenta Carlo Corradini,
consigliere delegato di Banca Imi - e di avviare una collaborazione con un operatore locale leader in un mercato di
dimensioni elevate e con promettenti livelli di crescita''.
<Global Investment Holdings> è una holding di partecipazioni
con un portafoglio diversificato di società che operano nei settori
delle infrastrutture, dell'energia e dei servizi finanziari in
Turchia, quotata alla Borsa di Istanbul. (Ansa)
10.06.2005
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|
LA CINA E'
PASSATA DI MODA
TURCHIA PIU' CONVENIENTE
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L'affermazione
è del presidente di <Indesit>, Vittorio Merloni, a detta
del quale se è vero che nell'ex Celeste Impero ci vogliono tre
dollari l'ora per produrre un bene e nell'Impero ottomano ce ne
vogliono quattro, è altrettanto vero che quel dollaro in più
è compensato dalle spese di viaggio. |
La Cina sta
rallentando, sta passando di moda e in termini di convenienza è
meglio la Turchia". Lo ha detto il presidente di Indesit,
Vittorio Merloni, partecipando ad una tavola rotonda organizzata da
Anie a margine dell'assemblea annuale della Federazione nazionale
delle imprese elettroniche ed elettrotecniche. "In Cina, per
produrre un bene, ci vogliono 3 dollari all'ora, mentre in Turchia ne
occorrono 4, ma si risparmiano le spese di trasporto". Un saldo a
favore del Paese euro-asiatico, che tuttavia non mette fuori gioco
l'Italia. "Da noi - ha proseguito l'industriale marchigiano - il
costo della manodopera é di 16 euro all'ora, però si produce in
mezz'ora quello che si produce in un'ora in Turchia". Di
conseguenza "l'Italia può ancora essere competitiva, perché il
costo di trasporto di un bene influisce per 5 euro" rendendo così
più favorevole il saldo della manodopera italiana nei confronti di
quella turca e di quella cinese".(Ansa)
10.06.2005
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<BENETTON>
FIRMA UN ACCORDO
CON LA TURCA <ZORLU HOLDING>
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Riguarda
i prodotti <Sisley Casa>, sarà valido da quest'anno al
2009 e prevede la produzione e la distribuzione nel mondo di
biancheria nei department store e nei punti vendita
specializzati. La prima collezione - destinata alla prossima
stagione autunno/inverno - sarà lanciata a fine agosto in
cinque negozi del gruppo di Treviso.
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<Benetton
Group> ha concluso un accordo mondiale di licenza per i prodotti
<Sisley Casa> con <Zorlu Holding>, uno dei maggiori gruppi
imprenditoriali turchi, che assicurerà importanti investimenti in
pubblicità nel progetto.
L'accordo, valido dal 2005 a fine 2009, prevede - informa una nota -
la produzione e la distribuzione nel mondo di biancheria per la casa
nei department store e nei punti vendita specializzati, oltre
che nella rete di negozi <Sisley>. La prima collezione,
destinata alla stagione autunno-inverno 2005, sara' lanciata a fine
agosto in cinque flagship store del Gruppo <Benetton, a
Parigi, Londra, Madrid, Milano e Palermo.
Ogni collezione, che ripropone e rilancia i temi dominanti delle
collezioni di abbigliamento <Sisley>, comprenderà quattro
categorie di biancheria per la casa - cucina, camera, bagno e living
- ciascuna declinata in cinque linee (Black & White, Vintage,
Soft, Shiny, Basic). La vendita dei prodotti <Sisley Casa>
avverrà in appositi spazi definiti dal nuovo concept di
arredamento Pentagram, introdotto per il marchio <Sisley> nel
2005, dove il nero (colore simbolo del marchio) diventa la
caratteristica base dei materiali di arredo, delle pareti perimetrali
e del soffitto, determinando l'atmosfera e l'identità di un look di avant-garde
anche per la casa. <Zorlu Holding>, costituita nel 1950, è oggi
tra le maggiori conglomerate della Turchia. L'accordo di licenza con
<Zorlu Holding> segue quelli recentemente conclusi da
<Benetton Group> con la statunitense <Mattel> per la
collezione di abbigliamento per bambine <Barbie Loves Benetton>, e con la francese <Selective
Beauty>, per i profumi. (Ansa)
10.06.2005
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GEMELLAGGIO
ANCONA-IZMIR
| Uomini
di affari e rappresentanti della Camera di Commercio del capoluogo
marchigiano saranno in visita nella città egea nei giorni 13-14 giugno. |
A group of
Italian businesspeople will visit Izmir in the coming week and sign an
agreement for the Adriatic port of Ancona to become a sister city with Izmir,
said trade and consular officials in Izmir on Tuesday.
"The province of Ancona resembles that of Izmir in many ways," said Michele
Tomassi, the Italian consul general in Izmir.
Some 30 representatives of Ancona's machinery, foundry and plastics sectors will
visit Izmir on June 13-14 to explore trade and investment opportunities.
The Aegean region has received several inquiries from firms in Istanbul, said
Rebii Akdurak, who heads the chapter of the local chamber of commerce devoted to
Italian trade.
Ancona Province Chief Administrator Enzio Giancarli, who will sign the
sister-city agreement, will lead the Italian delegation.
Turkish officials plan to promote Izmir and the surrounding Aegean region as the
trade equivalent to Ancona, ranking behind Modena and Milan in Italy. The tour
will include existing Italian investments such as Ancona firms Faber and
Indesit's production facilities in Manisa.
"On the second day of the program we will guide our guests through the Atatürk
Organized Industrial Zone and the Aegean Free Trade Zone, where we will visit
the plant of Italian firm Eldor," said Akdurak. (Turkey
Daily News)
10.06.2005
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COUNTRY
PRESENTATION
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Giornata
di approfondimento a Rimini sulle opportunità di affari in Turchia per i settori legati alla filiera turistica. |
La Giunta della Camera di
Commercio di Rimini - che si è riunita nei giorni scorsi nella sede
di Via Sigismondo 28 sotto la presidenza di Manlio Maggioli - ha reso
noto un comunicato nel quale si legge tra l'altro: "La
Cciaa di Rimini continua e rinnova il proprio impegno a sostegno
dell'internazionalizzazione delle imprese, convinta che questo
rappresenti un tema centrale per sostenere la competitività del
nostro sistema produttivo. In linea con questo orientamento la Cciaa
promuove iniziative proprie, ma sostiene anche iniziative organizzate
da altri soggetti".
Nell'ambito dell'iniziativa più ampia del Forum sul Turismo nel
Mediterraneo (27-29 novembre 2005), è stata frattanto realizzata ieri
9 giugno la "Country Presentation", una giornata di
approfondimento sulle opportunità di affari in Turchia per i settori
legati alla filiera turistica. Alla giornata hanno partecipato due
importanti operatori turchi, in qualità di relatori, che sono rimasti
a disposizione delle aziende per incontri individuali di
approfondimento.(RomagnaOggi.it)
10.06.2005
|
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TURCHIA/UCRAINA:
FIRMATI SEI ACCORDI
|
Riguardano
energia, scienza, tecnologia, trasporti ferroviari, tecnologia
solare e lotta al crimine. La visita del presidente Victor
Iushenko ad Ankara ed Istanbul. |
Sei accordi di cooperazione sono
stati firmati ad Ankara tra Turchia e Ucraina, in occasione della
visita del presidente ucraino Victor Iushenko.
''Con questi accordi è stata consolidata l'infrastruttura giuridica
per rafforzare la cooperazione bilaterale in tutti i settori'', ha
affermato il presidente turco Ahmet Necdet Sezer che ha incontrato
Iushenko dopo la firma dei sei accordi che riguardano l'energia, la
scienza, la tecnologia, i trasporti ferroviari, la lotta contro il
crimine e la tecnologia nucleare.
In particolare gli accordi prevedono la vendita di energia elettrica
prodotta in Ucraina, un Paese che è separato dalla Turchia dal solo
Mar Nero e con il quale l'interscambio commerciale attualmente di 3
miliardi di dollari potrebbe aumentare - per auspicio comune - a 10
miliardi di dollari l'anno. Sezer ha assicurato a Iushenko l'appoggio
turco per l'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea e alla Nato.
La visita in Turchia di Iushenko, che era accompagnato dalla moglie
Katerina, si conclusa mercoledì scorso ad Istanbul con un incontro
con uomini d'affari turchi ed ucraini. (Ansa)
10.06.2005
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BORO,
IL PIU'
COSTOSO METALLO
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Lo
produce la Turchia dove si trova il 75% delle riserve mondiali.
Emet, Ketelek e Bandirma: un triangolo prezioso situato tra
Eskisehir, Afyon e Kutahya.
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Turkey,
owns 75 percent of the world's boron reserves; however, it cannot
fully benefit from this resource, even though it increases its annual
production every ye | |