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PIENO SOSTEGNO
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Il
presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, lo ha rinnovato
al premier turco Recep Tayyip Erdogan in merito all'entrata di
Ankara nell'Unione Europea. Un cordiale scambio di opinioni a bordo
di uno yacht in navigazione sul Bosforo. |
Da Istanbul, è l'amicizia il
motivo dominante del rapporto che lega l'Italia alla Turchia ed i premier
dei due Stati: una ulteriore conferma di questa speciale relazione tra
Roma ed Ankara è venuta dall'incontro nell'ex Costantinopoli tra il
presidente del consiglio Silvio Berlusconi e il leader turco Recep Tayyip
Erdogan.
Nell'incontro con i giornalisti al termine di un pranzo a bordo di uno
yacht che per un'ora ha attraversato lo stretto del Bosforo, Erdogan si è
detto "orgoglioso" per l'amicizia personale con Berlusconi:
un'amicizia "pari a quella che esiste tra familiari" e che ha
fortemente contribuito a sviluppare i rapporti tra i due Paesi non solo in
politica "ma anche in campo economico e culturale".
Un'amicizia che secondo il premier turco si è manifestata "nel
sostegno concreto dell'amico Silvio e dell'Italia rispetto all'aspirazione
della Turchia di aderire all'Unione Europea". Un sostegno che,
secondo il Primo Ministro turco, l'Italia manterrà "anche dopo
l'inizio dei negoziati, previsti per il 3 ottobre.
E Berlusconi ha ribadito come la sua amicizia sia nata
"subito". "Oggi - ha sottolineato - parliamo insieme come
se fossimo amici di lunga data. Ci siamo trovati d'accordo sugli stessi
principi, sugli stessi valori, sugli stessi ideali. Nell'amico Erdogan ho
trovato il mio stesso modo concreto di affrontare e di risolvere i
problemi".
Berlusconi ha messo poi in evidenza gli "importantissimi
risultati" conseguiti da Ankara in molteplici campi: a partire dalle
riforme compiute dalla Turchia "che hanno reso questo Paese pari alla
democrazia di altri grandi Stati europei".
Berlusconi ha definito la Turchia "campione nella crescita dello
sviluppo" che, grazie al Governo Erdogan, ha raggiunto "un
risultato raro ed unico". All'inizio del suo mandato - ha spiegato l
- l'inflazione si attestava tra il 30 ed il 40%, oggi è scesa sotto il
10%". Secondo il presidente del Consiglio, grazie ad Erdogan ed ai
suoi contatti con Bush e Putin, la Turchia si è affermata sul piano
internazionale. A questo proposito, Berlusconi ha portato proprio dal
presidente Usa "un saluto affettuoso al premier di Ankara che lo
incontrerà a Washington nel prossimo mese.
I due premier pensano ad un ulteriore consolidamento dei rapporti
bilaterali: a partire dall'ingresso della Turchia in Europa ("l'Italia
sarà come sempre in testa tra i sostenitori dell'ingresso") passando
ai rapporti con gli imprenditori che secondo il presidente del Consiglio
considerano la Turchia un mercato dove vale la pena investire".
Infine c'è il turismo: Berlusconi ritiene di incrementare lo scambio
turistico tra i due Paesi ricorrendo anche alle televisioni: produrranno
programmo per far vedere ai rispettivi cittadini quanto di bello ciascun
Paese ha da offrire. (Francesco Bongarrà/Ansa)
01.06.2005
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NUOVO
CODICE
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E'
stato approvato dal Parlamento turco in materia penale dopo
una serie di emendamenti voluti dall'UE. Abrogate leggi
risalenti a 78 anni fa. Inasprite le pene per la tortura e la
violazione dei diritti civili. |
Il
Parlamento turco ha approvato oggi un nuovo codice penale, dopo aver
votato una serie di emendamenti richiesti dall'Unione Europea per
intavolare i negoziati sull'adesione di Ankara, il cui inizio è stato
fissato per il 3 ottobre prossimo.
Il nuovo codice, nel quale sono state abrogate leggi risalenti a 78 anni
fa e ispirate all'Italia fascista, avrebbe dovuto entrare in vigore il
primo aprile scorso, ma è stato riesaminato in seguito a un raffica di
critiche sulle restrizioni che ancora conteneva, in particolare per quanto
riguarda la libertà di stampa.
Il testo, che stabilisce un sistema penale più liberale, inasprisce tra
l'altro le pene inflitte ai responsabili di torture e di altre violazioni
dei diritti umani e migliora la protezione delle donne e dei bambini.
Gli emendamenti introdotti modificano una serie di articoli
riguardanti la libertà di stampa, ma sono già stati criticati dai media
locali, in quanto, in base alle nuovo norme, i giornalisti possono ancora
essere imprigionati.
Il nuovo codice, che è stato approvato con 346 voti a favore (su 550
deputati) e solo tre contrari, deve essere ratificato dal presidente turco
Ahmet Necdet Sezer.
(ticin@line)
01.06.2005
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IL PERCORSO
E' CERTO
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Per
il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, l'UE è una
organizzazione troppo forte perché ci possano essere
cambiamenti a quanto già stabilito. |
Il
premier turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che il 'no' francese
alla Costituzione dell'UE "non costituirà un ostacolo sulla
strada della Turchia verso l'Unione Europea".
"Alcuni affermano che il risultato del referendum francese
costituisce un ostacolo all'adesione della Turchia, ma non è vero.
Noi continuiamo ad adempiere alle necessarie condizioni del processo
negoziale secondo le decisioni del consiglio europeo del 17 dicembre.
Ci aspettiamo di cominciare il negoziato il 3 ottobre: Il calendario
ed il percorso della Turchia sono certi", ha affermato Erdogan in
suo discorso al gruppo parlamentare del suo partito di maggioranza,
Akp.
"l'UE è una organizzazione forte. Essa risolverà, attraverso
discussioni al suo interno, i problemi politici e giuridici posti dal
risultato del referendum", ha aggiunto il premier turco. (da Ansa)
01.06.2005
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NESSUN LEGAME
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La
vittoria del no al referendum in Francia sulla Costituzione
europea non va addebitata alla Turchia. Questa la
dichiarazione del ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul. |
Tra la vittoria del
'no? al referendum francese sulla Costituzione europea e l'adesione della Turchia
all'UE non vi è alcun legame: se ne era detto convinto il ministro degli
Esteri turco Abdullah Gul, parlando ai cronisti prima che cominciassero ad affluire i dati sul voto
francese.
La decisione dell'Unione Europea di aprire i negoziati con Ankara il 3 ottobre prossimo,
aveva aggiunto Gul in partenza per il Barhein, è irreversibile: ''qualunque sia l'esito del
referendum in Francia''. Essa non può essere rimessa in discussione ''a causa di modifiche politiche o legali in un
Paese membro''. Il 'no' francese potrebbe rilanciare il dibattito sul posto della Turchia
nell'UE, ma ''la decisione dell'UE è già presa'', aveva chiarito ancora Gul.
(Ansa-Afp)
01.06.2005
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IL 'NO' NON FERMI IL NEGOZIATO
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Intervista
all'ambasciatore turco presso l'Unione europea, Ogur Demiralp.
"Non si può interpretare il risultato del referendum in
Francia come una esortazione a chiuder la porta ad Ankara". |
Anche dopo il 'no' francese il processo d'integrazione europea deve continuare, compreso
dunque anche l'allargamento e l'avvio dei negoziati con la Turchia. Guai se
l'Unione Europea si ripiegasse su se stessa, in gioco è la sopravvivenza del continente. Il
rappresentante permanente di Ankara presso l'Unione Europea, l'ambasciatore Oguz Demiralp, rifiuta le
argomentazioni di quanti sostengono ora la necessità di uno stop all'allargamento, piuttosto
esorta a non confondere le carte mescolando piani diversi. Demiralp, 53 anni,
è un diplomatico di lungo corso, ha rappresentato il suo Paese al Consiglio d'Europa,
all'Organizzazione mondiale del Commercio, è stato consigliere speciale del ministro degli Esteri.
''Bisogna essere razionali - dice il diplomatico intervistato da <Aki-Adnkronos
International> - e capire che anche dopo il 'no' francese il processo europeo deve continuare in tutti suoi aspetti, incluso
l'allargamento. Quest'ultimo, del resto, sta avvenendo sulla base dei Trattati che esistono
già, non ha niente a che fare con la Costituzione europea''. D'altronde, sottolinea ancora Demiralp, ''il
'no' francese non è un 'no' antiturco, lo hanno detto vari esponenti della sinistra che hanno appoggiato il rifiuto della Costituzione. La
verità e' che una parte di quanti hanno sostenuto il 'no' è favorevole
all'ingresso di Ankara nell'UE mentre una parte dei fautori del 'si'', come Francois Bayrou (leader dell'Udf, n.d.r.),
è contraria alla nostra adesione''.
''Dunque - prosegue l'ambasciatore turco a Bruxelles - non si può davvero interpretare questo risultato come
un'esortazione a fermare il negoziato con noi''. Sarebbe del tutto sciocco, ammonisce Demiralp, ''mescolare e confondere i piani, che
sono completamente distinti''. Infine, ''il problema turco ora non esiste: l'adesione
sarà tra almeno dieci anni, la Turchia sarà un Paese completamente diverso e molto
più maturo di quanto non sia oggi''.
Certo, è giusto parlare di necessità di riflettere, aggiunge l'ambasciatore, ''ma questa riflessione deve andare di pari passo con
il proseguimento dell'allargamento''. In gioco, sostiene il rappresentante di Ankara a Bruxelles, c'e' moltissimo. ''Sarebbe un
errore grave - sottolinea Demiralp - se l'UE ora si ripiegasse su stessa, si chiudesse al mondo, e quando dico mondo penso anche ai
Paesi candidati. L'Europa deve restare aperta, e deve proseguire
l'allargamento, solo così potrà essere certa di sopravvivere''. (Adnkronos-Aki)
01.06.2005
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STAMPA DIVISA
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Il
'no" del referendun francese alla Costizione europea ha
diviso i mass media turchi. Le analisi del <Turkish Daily
News> e di altri giornali. |
La stampa turca è divisa
sui probabili effetti che sul processo di avvicinamento all'Europa della Turchia
avrà il 'no' al referendum francese sulla costituzione europea e non tutti i commentatori
condividono l'opinione del ministro degli esteri Abdullah Gul, secondo cui le
possibilità della Turchia di accedere all'UE restano immutate.
''Il no francese renderà le cose ancora più difficili di quanto già non fossero e
complicherà la prospettiva europea
(della Turchia) per un lungo periodo, perché solleverà seri
dubbi sulla capacità del blocco europeo di allargarsi ulteriormente'' -
ha scritto il direttore del quotidiano <Turkish Daily News>, Yusuf Kanli, dopo avere ricordato
che in Francia le opinioni contrarie alla costituzione sono state nutrite anche da un'avversione diffusa all'ingresso della
Turchia.
La stessa cosa è stata ricordata da altri giornali che hanno sottolineato che il presidente Jacques Chirac ed il
Governo di Parigi - specie se l'attuale premier Raffarin dovesse, come sembra, essere
sostituito - potrebbero dimostrarsi molto meno favorevoli alle ambizioni di Ankara.
Tuttavia, la maggior parte dei giornali mostra di condividere l'opinione del ministro Gul secondo cui il negoziato
comincerà comunque il 3 ottobre, come stabilito nel dicembre scorso dal Consiglio europeo di Bruxelles a condizione che la Turchia
continui ad applicare in pratica e su tutto il territorio le riforme approvate sulla carta e che ottemperi alla condizione
politica di un riconoscimento di fatto della Repubblica di Cipro. Il giornale
<Turkiye> (nazionalista) ha scritto che il risultato del referendum francese ''rafforzerà le posizioni
degli avversari dell'adesione della Turchia all'UE, ma non dovrebbe impedirla''.
All'estremo opposto è l'opinione di un commentatore del giornale <Milliyet>, Semih Idiz, secondo cui il
'no' francese ''darà impeto al modello britannico di Unione Europea, di
priorità da conferire alla sovranità nazionale, il quale modello è più ragionevole per la Turchia''.
(Ansa)
01.06.2005
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ORA NON BISOGNA SBAGLIARE
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Le
osservazioni, all'indomani del voto in Francia, del
rappresentante della Confindustria turca (Tusiad) a Bruxelles,
Bahadir Kaleagasi. |
Il premier turco Recep
Tayyip Erdogan nuota verso l'"isola della salvezza" che comincia a
sprofondare man mano che gli si avvicina: la vignetta del quotidiano <'Sabah>', la cui didascalia
è ''Proprio quando pensavamo di essere arrivati alla UE', raffigura così la situazione in cui si trova la
Turchia all'indomani del 'no' francese alla Costituzione europea.
Anche se ufficialmente ad Ankara si tende a sminuire l'esito del voto (per il ministro degli Esteri Abdullah Gul ''il risultato del
referendum in Francia non ci danneggia''), in realtà sono molti a temere il contraccolpo. E ad avvertire che adesso la Turchia
dovrà concentrarsi come non mai per ''non commettere errori'' che possano
offrire il destro a quanti sono contrari al suo ingresso nella UE, osserva Bahadir Kaleagasi, rappresentante della Confindustria turca
(Tusiad) a Bruxelles. Errori come quello fatto dal ministro della Giustizia Cemil Cicek di
definire ''una pugnalata alle spalle'' una conferenza sulla questione armena che
è stata poi cancellata. O di arrestare uno studente turco per aver recitato una poesia del poeta
comunista Nazim Hikmet. Tra l'altro, di qui al 3 ottobre - data di avvio dei negoziati con l'Unione Europea - la Turchia rischia di
perdere anche uno dei più forti sponsor della sua candidatura, il
candidato socialdemocratico tedesco Gerhard Schroeder, che alle elezioni di settembre rischia
di cedere il posto ad Angela Merkel. (da Adnkronos-Dpa)
01.06.2005
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NESSUN FRENO
ALL'ALLARGAMENTO
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E'
quello che ha sottolineato - a proposito del 'no' in Francia
sulla Costituzione europea - i presidente polacco Alekdander
Kwasniewski. |
La vittoria del 'no' in
Francia al referendum sulla Costituzione europea ''non dovrà frenare'' il processo di integrazione e il nuovo allargamento
dell'Unione europea. Lo ha affermato il presidente polacco Aleksander Kwasniewski in un comunicato.
''Il no francese significa gravi problemi nel processo di adozione del Trattato costituzionale, ma non
dovrà frenare il processo di integrazione e il futuro allargamento dell'Unione
Europea'', dichiara il presidente polacco facendo riferimento ai prossimi arrivi
nell'UE di Romania e Bulgaria, previsti per il 2007, poi eventualmente alla Turchia, alla Croazia e, come spera
la Polonia anche all'Ucraina. (Ansa-Afp)
01.06.2005
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S&P'S
CONFERMA IL RATING
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Secondo
l'agenzia le prospettive per l'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea non sono connesse al 'no' francese. Il
valore rimane BB-. |
<Standard and Poor's> ha confermato il sovereign rating
sulla Turchia (BB-). dopo il 'no' francese alla Costituzione europea.
"I rating sulla Turchia - spiega <S&P's> - sono
sostenuti dal contino impegno per politiche macro-economiche prudenti
e per programmi di consolidamento fiscale e disinflazione di
successo".
Secondo l'agenzia, inoltre, le prospettive per l'ingresso della
Turchia nell'unione Europea non sono connesse al 'no' francese, che
non ha un impatto diretto sul processo di adesione. (Asca-Afp)
01.06.2005
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LA SICUREZZA DI
ERDOGAN
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"Le
lezioni in Germania non possono ostacolarci", ha dichiarato il
Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan che poi ha aggiunto: "I
negoziati cominceranno ufficialmente il 3 ottobre prossimo". |
Il premier turco Recep
Tayyip Erdogan ha dichiarato che un eventuale cambio della guardia al
Governo tedesco non potrà ostacolare l'obiettivo della Turchia di entrare a
pieno titolo nell'Unione Europea.
"I negoziati con l'UE cominceranno ufficialmente il 3 ottobre 2005. Non
abbiamo alcun dubbio. La Turchia continuerà il suo cammino", ha
affermato Erdogan in relazione alle ipotesi di un nuovo Governo tedesco
diretto dal leader della Cdu, Angela Merkel, notoriamente contraria ad una
piena adesione della Turchia e favorevole, invece, ad una offerta di "partenariato
speciale".
"Coloro che lavorano contro il processo di adesione della Turchia
sprecano le loro energie. noi possiamo dover affrontare dei problemi, ma
quegli ambienti non cambieranno l'obiettivo della Turchia che è di entrare
nell'UE", ha affermato Erdogan in un discorso al gruppo parlamentare
del suo partito <Giustizia e Sviluppo> (Akp) di radici islamiche. (Ansa)
01.06.2005
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"UNA BRUTTA NOTIZIA"
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Per
i media turchi la notizia che in Germania si voterà a
settembre non è cosa da prendere alla leggera dato che
potrebbe vincere il partito Angela Merkel contraria
all'adesione di Ankara. |
I giornali
Turchi hanno commentato come "una brutta notizia" quella
delle elezioni anticipate in Germania che potrebbero portare ad un
Governo diretto dalla leader cristano-democratico Angela Merkel
notoriamente contraria ad una piena adesione della Turchia nell'UE, a cui
è invece favorevole l'attuale coalizione rosso-verde di Gerhard
Schroeder.
La stampa turca tende, quindi, a distanziarsi dalle tranquillizzanti
dichiarazioni del Primo Ministrp Recep Tayyip Erdogan e del vice-premier e ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, secondo cui le elezioni in Germania
''non modificheranno il processo di adesione della Turchia''.
Tra gli altri il giornale <Zaman> ha scritto che Ankara teme di perdere alle elezioni tedesche l'appoggio del principale suo
supporter ed afferma che - poiché esse si terranno (in settembre)
prima dell'inizio del negoziato turco europeo, previsto per il 3
ottobre - Erdogan si
troverà a dover fare i conti con un Governo tedesco favorevole ad un
partenariato speciale, già sostenuto da Angela Merkel, invece di una piena adesione della Turchia
nell'UE.
In connessione con la questione delle elezioni in Germania, il giornale <Radikal>
ha accusato il Governo di non avere compiuto ulteriori passi verso l'Europa dopo avere ottenuto in dicembre
la data di inizio del negoziato e di avere contribuito al ''deterioramento'' del clima politico in Europa nei confronti
delle aspirazioni di Ankara.
''Le elezioni anticipate in Germania sono una brutta notizia per la Turchia, i cui sforzi per aderire a pieno titolo
all'UE possono subire un nuovo colpo se il partito di Schroeder, la
Spd, dovesse cedere la sua posizione di governo alla Cdu'', ha
scritto a sua volta il quotidiano turco in inglese <Turkish Daily News>.
(Ansa).
01.06.2005
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IL NO DELLA
MERKEL
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Parlando
alle giornate della Chiesa Evangelica ad Hannover, la rivale
di Schroeder alle prossime elezioni tedesche si è detta
ancora una volta contraria all'ingresso di Ankara in Europa. |
La leader dell'opposizione
cristiano democratica Angela Merkel, che
sfiderà il Cancelliere Gerhard Schroeder alle politiche a settembre, si
è detta di nuovo contro un'adesione della Turchia all'Unione Europea.
Parlando alle 30/e Giornate della Chiesa Evangelica a Hannover, la Merkel ha detto che l'adesione non
è praticabile. Tuttavia, alla domanda se respinga categoricamente una piena
adesione della Turchia, la leader Cdu è stata evasiva. La sua preferenza
è per il modello di una "cooperazione privilegiata" anche se gli accordi
UE vanno oltre. I tal caso, ha aggiunto,
pacta servanda sunt, i patti devono essere rispettati: come a
dire che se l'UE decidesse in tal senso, la probabile sfidante alla
Cancelleria, e forse prossima Cancelliera tedesca, accetterebbe anche una adesione
più stretta.
Il presidente Horst Koehler ha da parte sua definito ''prematura'' la discussione su un'adesione della Turchia. ''I
diritti umani e delle donne devono entrare nella testa della gente, non sulla carta'', ha detto il
Capo dello Stato parlando anche lui al raduno protestante. Bisogna prima
discutere su cosa sia ''l'anima dell'Europa'', ha detto Koehler sottolineando che
comunque che la religione musulmana non può essere un argomento per ''lasciar fuori'' la Turchia. (Ansa)
01.06.2005
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NEGOZIATORE AI COLLOQUI
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Per
trattare l'adesione della Turchia all'UE in ottobre, Ankara ha scelto
il titolare dell'Economia , tra i più giovani ministri nella
storia del Paese. |
Il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato che sarà Ali Babacan il capo
negoziatore per la Turchia nel processo che dovrebbe aprire ad Ankara le porte
della membership comunitaria.
La lunga attesa del Governo turco nel designare il negoziatore capo da inviare a
Bruxelles si spiega probabilmente con la difficoltà a individuare una figura
capace d'impersonare sia le correnti interne più tradizionaliste che,
soprattutto, l'immagine da spendere in sede di negoziato.
Ali Babacan sembra essere il candidato ideale. Giovane economista di 38 anni, il
neo-eletto negoziatore ha condotto con successo le riforme economiche in Turchia
che hanno prodotto grandi successi come il calo dell'inflazione al di sotto del
10% e un nuovo prestito dal Fondo monetario internazionale.
La scelta di Babacan va tuttavia inquadrata in un contesto più ampio ed è per
questo che è stato preferito
all'altro candidato papabile, cioè Mehmet Aydin, l'attualem Ministro per gli Affari religiosi. La scelta del giovane economista turco suggerisce che Ankara
cercherà di basare i negoziati, per quanto possibile, su questioni economiche e
tecniche, cercando quindi di rimandare o aggirare quelli che al momento appaiono
i maggiori ostacoli per la Turchia, vale a dire il rispetto dei diritti umani e
la pluralità religiosa.
A proposito delle remore tedesche e francesi sull'adesione della Turchia alla
famiglia europea, il Primo Ministro di Ankara si è apprestato a dichiarare che
i negoziati dovranno iniziare il tre ottobre, come stabilito e che coloro che
tentano di impedire questo processo fanno uno sforzo inutile. "La
giovinezza e il dinamismo di Babacan - ha chiarito Erdogan - saranno di grande
aiuto per raggiungere il principale obiettivo della Turchia, vale a dire la
piena membership europea". (Jan Bernas/Tiscali)
01.06.2005
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UN PONTE
VERSO IL MAR NERO
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Incontro-dibattito
a palazzo Marini organizzato da Forza Italia. Intervento
dell'ambasciatore turco in Italia Ugur Ziyal. |
Da appena cinque
mesi nel nostro Paese, l'ambasciatore turco in Italia Ugur Ziyal -
quando si tratta di prendere la parola in riunioni pubbliche -
preferisce ancora esprimersi in lingua inglese. Ma non sempre la traduzione
simultanea - come è avvenuto qualche giorno fa nell'incontro-dibattito
sul tema "Un ponte verso il il Mar Nero" - riesce ad imprimere
il vero significato del pensiero di chi (l'ambasciatore, ndr) vorrebbe far comprendere ad una
assemblea - il più delle volte digiuna di quello che è la vera realtà
della Turchia - come sia qualcosa più di un diritto per Ankara entrare
in Europa e che, comunque, se a trarne benefici certamente enormi
saranno gli eredi di Ataturk, altrettanto grandi saranno i vantaggi che
l'<Europa dei 25> trarrà dall'ingresso di 80 milioni di turchi.
In un momento in cui nel vecchio continente sembra prevalere una sorta
di riflusso circa la simpatia degli europei nei confronti della Turchia
(emblematiche le indagini demoscopiche in Germania, Olanda e Francia),
va riconosciuto al Dipartimento Regionale per i rapporti internazionali
di <Forza Italia> il merito di avere voluto una discussione
che - solo marginalmente sul Mar Nero - aveva tutte le prerogative per
parlare di due Paesi - Romania e Turchia - entrambe desiderose di
entrare nella grande famiglia europea. Ma dimentichiamoci per adesso
della Romania (il Paese era rappresentato dall'ambasciatore Cristian
Valentin Colteanu) alla quale Bruxelles forse troppo precipitosamente ha
dato il via libera già dal 2007, e puntiamo invece la nostra
attenzione esclusivamente sulla Turchia che - se non ci saranno paletti
lungo la strada - vedrà aperte le porte dell'UE solo tra una decina di
anni. In questo lungo lasso di tempo la Turchia sarà chiamata a
fare altri cambiamenti, oltre a quelli che ha già fatto. Come ha tenuto
a sottolineare l'ambasciatore Ziyal, la volontà c'è; sia per quanto
riguarda le riforme, sia per quanto riguarda l'integrazione. Che però
non deve toccare la religione.
"E' più che naturale che non potremo cambiarla, come del resto
nessuno h a mai chiesto all'Europa di cambiare la sua", ha detto il
diplomatico; convinto - peraltro - che, semmai, a fare qualche
sforzo in più devono essere proprio i Paesi occidentali. Ciò al fine
soprattutto di conoscere più da vicino la Turchia vista ancora con lo
stereotipo di cinquanta anni fa. Insomma, è ora di finirla con gli
slogan del tipo "mamma li turchi". Basterebbe vedere Istanbul,
Ankara, Izmir ed Antalya (per citare solo alcune grandi città) per
capire che la
Turchia viaggia con la stessa velocità economico-commerciale dei Paesi
più avanzati. Lo ha rimarcato il capogruppo dei FI a Bruxelles,
Antonio Tajani, il cui brillante intervento - per convincere i presenti
di palazzo Marini sulla necessità di dire "sì" alla Turchia
-
non è stato meno incisivo di quello del sen. Cosimo Ventucci
Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento.
01.06.2005
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UN'EUROPA PESCE
IN BARILE
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A
detta dell'autorevole studioso americano Samuel p. Huntington,
Ankara non potrà diventare membro dell'UE. |
La
Turchia, nonostante i suoi sforzi, non potrà diventare un membro
dell'Unione Europea perché gli europei non la considerano un Paese
europeo in termini di storia e cultura e quindi Ankara deve
scegliere tra diventare un Paese leader del mondo islamico o
concentrarsi sul proprio sviluppo nazionale. Lo ha affermato ad
Istanbul l'autorevole studioso americano Samuel P. Huntinton, autore
del noto libro "Lo scontro delle civiltà".
"Fino a quando questa opinione sarà prevalente in Europa, la
Turchia non potrà diventare un membro dell'UE", ha affermato
lo studioso nel corso di una sua conferenza ad Istanbul aggiungendo
che "gli europei non possono dire chiaramente né sì né no
alla Turchia, ma stanno adottando una politica dell'attesa e del
rinvio". (da Ansa)
01.06.2005
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IL DOCUMENTO
FINALE
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L'ingresso
della Turchia nell'UE, la presenza italiana in Turchia e le
questioni dell'anagrafe dei cittadini italiani all'estero
sono stati al centro dei lavori della Commissione continentale
Europa-Africa del Nord del Consiglio Generale degli Italiani
all'Estero, che si è riunita ad
Istanbul. Nelle
dichiarazioni di voto, il Consigliere Tabone ha motivato la
sua astensione esprimendo l'assenso per la prima parte del
comunicato e la contrarietà per la seconda. Il Consigliere
Montanari si è associato. I Consiglieri Losi e Mauro si sono
rifatti alle loro dichiarazioni espresse durante il dibattito. |
La Commissione continentale Europa e Africa del Nord del Cgie, riunita
recentemente ad Istanbul, ritiene che l'adesione della Turchia
all'Unione Europea renderà il progetto europeo più forte
culturalmente, socialmente ed economicamente. L'adesione turca
permetterà infatti all'Unione Europea di estendere i grandi
ideali e i grandi principi della democrazia, dell'uguaglianza, dei
diritti dell'uomo, della tolleranza e della convivenza che sono le
fondamenta dell'Unione stessa.
Nel quadro del processo di adesione, l'Europa, in applicazione
della carta dei diritti fondamentali, dovrà attivare politiche
legate alla integrazione economica, sociale e culturale delle
comunità turche che vivono già negli Stati dell'Unione. Queste
comunità possono servire come interlocutori per far conoscere la
Turchia e l'Islam all'opinione pubblica Europea e a tutti i
cittadini Europei di modo che la conoscenza reciproca
possa aprire la via ad una reale convivenza Europea nella
diversità. L'integrazione delle comunità turche aiuterà
l'Unione Europea anche a ridefinire i suoi legami con le altre
comunità non europee.
L'Italia, già impegnata nel favorire l'adesione della Turchia,
dovrà mettere in opera politiche ed iniziative nel campo
dell'informazione, anche attraverso idonei programmi destinati a
superare i pregiudizi e le
angosce di strati della popolazione.
L'economia turca sta attraversando un periodo di stabilità con
un'inflazione decrescente al di sotto del 10%, una robusta
crescita del PIL (intorno al 9% nel 2004)
ed una equilibrata bilancia dei pagamenti, fattori che hanno
creato un clima di stabilità che
aiuta il progredire degli investimenti stranieri nel
paese.
Le imprese italiane sono presenti in molteplici settori:
approfittando di un clima economico estremamente favorevole più di
350 aziende a capitale italiano operano nei vari distretti
industriali in Turchia. C'e' anche una forte presenza di aziende
private e familiari italiane con radici molto lontane nel tempo, che
hanno saputo e sanno affermarsi in un mercato mondiale sempre più
competitivo.
La presenza italiana in Turchia appare all'avanguardia nel campo
tecnologico, automobilistico,
chimico e bancario: l'Italia è oggi il secondo partner
commerciale della Turchia,
e la politica di forte appoggio del governo italiano per
l'adesione della Turchia alla UE fa prevedere un futuro
in continua crescita.
La Commissione continentale
ha chiesto al Governo italiano di continuare
a sostenere le imprese italiane sviluppando politiche
d'intesa a livello bilaterale ed europeo nel quadro della
procedura di adesione.
L'insegnamento dell'italiano in Turchia (a livello elementare,
medio e liceale) ha evidenziato la specificità degli Istituti Medi
Italiani di Istanbul aperti ai giovani liceali turchi
che concorrono alla formazione della classe dirigente del
Paese.
La Commissione continentale ha ritenuto altresì estremamente positivo questo
impegno dell'Italia in Turchia, considerato anche l'investimento
economico e ha chiesto che la stessa attenzione e lo stesso impegno
vengano impiegati nel
quadro della diffusione della lingua e cultura Italiana in altri Paesi in situazioni similari e in particolare laddove esiste una
forte presenza delle
comunità italiane anche attraverso politiche ed iniziative a
livello tanto nazionale che europeo.
La Commissione continentale ha chiesto ancora al Governo italiano di operare
all'interno della UE per salvaguardare la lingua e
la cultura di origine dei cittadini che vivono in uno stato
membro diverso da quello di origine. La Commissione continentale, in
particolare, ha richiesto un intervento del ministero dei Beni Culturali
e della Sovrintendenza Archivistica finalizzato al restauro, alla
conservazione e alla valorizzazione della dotazione documentaria in
possesso della < Società Operaia italiana di Mutuo Soccorso> di
Costantinopoli, che rappresenta un retroterra significativo
dell'identità della comunità italiana in Turchia e della storia
della presenza italiana nel Mondo.
La Commissione continentale pur sottolineando il lavoro svolto dal Mae,
e nonostante i progressi raggiunti in merito alle questioni legate
all'anagrafe dei cittadini residenti all'estero e dell'elenco
provvisorio elettorale per la circoscrizione estero, ha considerato
tuttavia molto preoccupante la situazione che è ancora fortemente
deficitaria. In realtà esistono ancora 1.300.000 residenti che
continuano a non figurare negli elenchi del Min, mentre circa
600.000 sono gli elettori di incerta individuazione che pur inseriti
negli elenchi del Min non
figurano in quello del Mae.
Il lavoro di allineamento appare molto complesso e di difficile
soluzione nei pochi mesi che ci separano dalle elezioni politiche
del 2006.
Malgrado la messa a disposizione nelle ultime settimane
nelle varie sedi consolari di risorse destinate a migliorare
la situazione dell'anagrafe, la Commissione continentale non ha
potuto
non denunciare la consistente scopertura dei posti in organico nei
Consolati. Questo fatto incide molto negativamente non solo nel
processo elettorale, ma anche e soprattutto nell'erogazione dei
servizi consolari ai cittadini
residenti all'estero.
La Commissione continentale, in considerazione della partecipazione
degli elettori della circoscrizione estero ai referendum sulla Pma,
ha
sottolineato l' insufficienza della campagna di informazione e la
preoccupazione per lo stato dell'anagrafe per l'eventuale
responsabilità circa il mancato raggiungimento del quorum, evento
che potrebbe ricadere negativamente nei confronti della Comunità
degli italiani all'estero ed in particolare degli elettori.
La Commissione continentale ha chiesto infine al ministero Affari Esteri ed a
quello dell'Interno di cogliere questa ultima occasione per
cercare di rimediare a tale situazione.
La Commissione Continentale ha chiestp infine al Governo di operare con
determinazione nel quadro delle modalità del voto per
corrispondenza per eliminare le gravi disfunzioni verificatesi nelle
precedenti tornate elettorali relative alla riservatezza,
alla sicurezza ed alla trasparenza del voto (Inform)
01.06.2005
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NON
SOLO PAROLE
|
Incontro
tra il presidente della Repubblica turca Ahmet Necdet Sezer e
quello della Grecia Karolos Papoulias. Ringraziamento per
l'appoggio di Atene alla causa di Ankara per l'UE. |
Turkish President Ahmet Necdet Sezer
participated in a bilateral meeting with his Greek counterpart Karolos Papoulias
over the weekend in Varna, Bulgaria on the sidelines of the Balkan Forum on
Cultural Corridors in Southeast Europe.
Sezer and Papoulias agreed on the importance and positive effects of spending
money to solve the economic and social problems of their respective peoples,
rather than armaments, according to Turkish sources privy to the meeting.
Sezer said that problems between Turkey and Greece should be solved based on
mutual interests and fairness. He also thanked Greece for its support for
Turkey's European Union membership bid and asked for continued support during
their accession negotiations, scheduled to start this Oct. 3.
Papoulias, for his part, underlined the importance of a continuing dialogue
between the two countries.
During the forum, Sezer also had the opportunity to meet with the current
chairman of the Bosnia-Herzegovina Presidential Council, according to the same
sources. (Turkish Daily News)
01.06.2005
|
|
ERDOGAN A
WASHINGTON
|
Sarà
ricevuto dal presidente degli Stati Uniti, George W. Bush,
mercoledì 8 giugno. |
Il
premier turco Recep Tayyp Erdogan sarà ricevuto da George Bush alla
Casa Bianca il prossimo 8 giugno. I due leader discuteranno delle
aspirazioni di Ankara per l'ingresso nell'Unione Europea, degli
sforzi per costruire la democrazia in Medio Oriente e della
situazione in Iraq. (Adnkronos/Dpa)
01.06.2005
|
|
BATTLE GROUP
|
Raggruppamenti
tattici interforze in grado di mobilitarsi in pochi giorni, in risposta a
potenziali crisi in tutto il mondo, sono integrate adesso anche da Turchia
e Romania. |
Turchia e Romania
integreranno uno dei tre battle group attraverso cui l'Italia
contribuisce alla struttura europea di formazioni di intervento militare
ultra-rapido in scenari di crisi nel mondo.
Lo ha annunciato a Bruxelles il ministro della Difesa, Antonio Martino,
confermando informazioni circolate a Roma.
"L'Italia - ha ricordato Martino - è impegnata in un battle group
marittimo con la Spagna e a cui aderisce anche la Grecia. C'è poi un battle
group multinazionale con la Slovenia e l'Ungheria e c'è un battle group
nazionale al quale hanno aderito la Romania e la Turchia".
Era stata preannunciata, infatti, la firma di una lettera di intenti per
rendere multinazionale questa formazione di carattere terrestre. I battle
group sono "raggruppamenti tattici interforze" di 1.500-2.000
uomini in grado di mobilitarsi in pochi giorni in risposta a crisi potenziali in
tutto il mondo. La "piena capacità operativa" delle prime fra queste
formazioni in via di allestimento è attesa per il 2007.
"Il nostro impegno in ambito della difesa europea - ha notato Martino
parlando ai giornalisti - è ai più alti livelli e si aggiunge a quanto già
l'Italia sta facendo in tanti teatri riscuotendo ammirazione generale". (Ansa)
01.06.2005
|
MA QUANTO E'
MUSULMANA
|
Sul
Bosforo, accanto alla maggioranza sunnita, vivono 20 milioni
di aleviti. Religione umanistica che, malgrado le
dichiarazioni del Governo, deve celare la sua fede.
|
"Non
c'è miglior patrimonio che la ragione;
né miglior amico di un buon carattere;
né migliore eredità del decoro;
né migliore dignità del sapere"
Ali Ilhami Dede
Se il nome non fosse straniero si potrebbero attribuire queste
parole a Goethe, Schiller o Humboldt. In ogni caso ad un grande
umanista. Ed un vero umanista si celava realmente in questo autore.
Eppure il suo nome non fa la sua comparsa nei programmi educativi
europei. Addirittura, neppure in quelli della sua madrepatria la
Turchia. Perché il poeta Ali Ilhami Dede era alevita. E l'Alevitismo,
in Turchia è fuori legge.
Il
Forum
per i diritti umani, rete di organizzazioni umanitarie tedesche,
ha da tempo messo l'accento su quanto la posizione degli Aleviti
sia „ancora di gran lunga più critica" rispetto alle religioni
non-musulmane in Turchia. Nella Repubblica turca, il nazionalismo è
considerato alla stregua di un principio costituzionale, il che in
pratica emargina tutti i cittadini la cui lingua materna non sia il
turco o la cui religione non sia quella sunnita-islamica. I luoghi
di culto per gli aleviti (i Cemevi) sono stati vietati. Ed non è
del pari possibile appendere un'insegna con la parola „Alevi"
(seguace di Alis).
Umanità, libertà e
tolleranza
L'Alevitismo è sorto dalla fusione di elementi cristiani, agnostici
e sciiti. Per gli aleviti l'immagine immediatamente percettibile
di Dio è anzitutto la persona. Ed è per questo ch'essi difendono
il diritto alla libera autodeterminazione di tutti, comprese le
donne, poiché uomo e donna godono degli stessi diritti nella
religione alevita. Le donne non portano alcun copricapo e prendono
autonomamente parte alle solennità religiose (Cem), ascoltando il
tradizionale Sazpiel (un tipo di liuto) e partecipando al ballo
rituale Semah in un clima di appartenenza. Gli aleviti rifiutano la
Sharia, la legge islamica. Il Corano non rappresenta un codice
comportamentale, ma semplicemente la stesura di rivelazioni da
rileggere in maniera critica. Esser contrassegnati come musulmani è
un modo per difendersi, ed evitare di venir rinchiusi dai sunniti
sotto una cupola di vetro.
A differenza dell'Alevitismo, l'Islam sunnita intravede
nell'evangelizzazione un suo compito essenziale. Così le moschee
sono state costruite anche in paesi aleviti, gli Imam sunniti
presentano e inducono le famiglie alevite a partecipare ai loro
corsi e ad esercitare il Corano.
Dalla costituzione del 1892, l'insegnamento della religione e della
etica sunnita è d'obbligo. I bambini provenienti da religioni
alevite devono partecipare all'insegnamento della religione sunnita,
digiunare come i sunniti ed imparare a pregare secondo i loro riti.
A casa tornano ad esser Alevi, e a veder i propri gentori bere
alcolici di sera durante le feste. Certo questo insegnamento coatto
genera fastidi nelle coscienze dei genitori, ed alimenta i conflitti
in famiglia e le tensioni nella società. Portando continuamente in
passato a veri pogrom anti-aleviti, proprio come accadde nel 1978
nelle città di Corum e Kahramanmaras. Resta poi, in particolare, il
doloroso ricordo dell'attacco incendiario del 1993 in Sivas durante
un festival di cultura alevita, in cui perirono 37 aleviti.
Gli aleviti e la
diaspora europea
Importanti passi in avanti sono stati compiuti a favore di un
miglioramento delle condizioni delle associazioni culturali alevite
sparpagliate nel continente europeo: da quando negli anni sessanta
si organizzarono fuoriuscendo dalla Germania, si contano oggi 1,7
milioni di membri in tutta l'Europa. Solo al
Centro
culturale alevita turco di Berlino appartengono 5.000 credenti.
„Discutiamo insieme di dottrina alevita ma non solo: ci guardiamo
intorno per il bene dei nostri membri. Vengon così offerti corsi di
alfabetizzazione, di tedesco, d'informatica, ma anche attività
sportive e di aiuto verso gli studenti più bisognosi" afferma
Yorgul, presidente del centro. A partire dal 2002 e per la prima
volta in Europa, potrà esser impartito l'insegnamento della
religione alevita in cinquanta scuole di Berlino. „Vediamo tutto
ciò come un modello da imitare, in particolare in Turchia, poiché
mostra come possa ben funzionare l'integrazione" prosegue poi il
presidente.
Riguardo al tema dell'adesione all'UE, Yorgul si è fatto una
precisa opinione: „Certo, desideriamo solo il meglio per il nostro
paese. Ma finché i curdi e gli aleviti non avranno nesssun diritto
di manifestare liberamente le proprie opinioni e di esercitare i
loro culti, la Turchia non può definirsi uno stato democratico. E
quindi non può appartenere all'UE". E' avvisato dunque chi,
in un dibattito riguardante l'ingresso della Turchia
nell'Unione, dovesse tirar fuori la mortifera argomentazione „la
Turchia è uno stato musulmano!": così facendo finirebbe per
screditare un'intera nazione, ignorando i 20 milioni di turchi che
non si considerano affatto musulmani. (Sarah Elsing -
traduzione di Ottavio Di Bella/Cafèbabel)
01.06.2005
"NESSUN
GENOCIDIO"
|
Il
Primo Ministro turco sostiene con forza la posizione sua e del Governo di
Ankara: "Abbiamo aperto i nostri archivi, la nostra storia non ha
segreti. Anche l'Armenia dovrebbe aprire i suoi. Politici,e storici e
specialisti dovrebbero lavorarci sopra". |
''Turkey has not
committed genocide through its history, so it is impossible for us to accept
such accusations'', Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan said.
Addressing the gathering of his governmental Justice & Development Party (AK
Party), Erdogan said that the so-called Armenian genocide allegations were
brought to the Council of Europe Heads of State and Government Summit (held in
Polish capital of Warsaw at the beginning of this week).
Erdogan stated that he was out of the meeting room when Armenian President
Robert Kocharian was speaking, and drew attention that Turkey recognized Armenia
but there were not any diplomatic links between the two countries.
Recalling that flights between (Turkish commercial hub of) Istanbul and (Armenian
capital of) Yerevan had been launched after his party came to power, Erdogan
said that Turkey had started to restore an Armenian Church in (eastern city of)
Van. But, he stressed, border crossings were still closed.
Erdogan said that any positive step to be taken between Azerbaijan and Armenia
could have a positive impact on decisions to be made by Turkey (regarding its
relations with Armenia).
''During my speech, I said that we have opened our state archives. We don't have
any concerns about our history, and believe that the reality should be revealed.
Armenia should also open its archives. And, historians, jurists, political
scientists and archivists should work on them. Then, we make the political
decision, but unfortunately I cannot get any positive response from Kocharian so
far,'' noted Erdogan.
-WE WILL EXAMINE 15 COUNTRIES-
Erdogan went on saying, ''parliaments of some countries recognize these
so-called Armenian genocide allegations after lobbying activities. This
contradicts international diplomacy. There is no word for assuming such an
attitude without basing on any document or information against a country with
which you are together in international institutions. In Warsaw, I told
reporters that parliaments of 15 countries made such a decision, and we will
examine these 15 countries. There are countries among these 15 which carried out
genocide in the past. We will bring them to our parliament and pass a decision,
basing on real documents and information, not with lobbying. We will take this
step because Turkey had never committed genocide throughout its history.''
''But of course, some people might have died during relocation. It is true. But,
why were these people forced to migrate? Documents indicate that the Ottomans
were fighting in three fronts, and there was an Armenian nation which started to
rebel due to provocations of some other circles. Naturally, the administration
encouraged such a relocation under these circumstances. But, it also met
travelling costs of the people forced to migrate. And it issued circulars for
protection of these people. There could be raids on the way. But, the state did
not carry out a genocide,'' said Erdogan.
'There might have been some problems for this or that reason, but it is wrong to
define it as genocide. We won't build our future on hatred and resentment,''
added Erdogan.
-COE SUMMIT-
On the other hand, Erdogan recalled that he had the opportunity to explain the
importance and theses of Turkey to 46 Coe members, 25 of which were the EU
members, and stressed, ''we would like to recall those who have forgotten at
which part of Europe Turkey is, that Turkey is one of active and strong members
of the Council of Europe for more than 50 years.
-BAN ON ONUR AIR-
Touching on some European countries' ban on Onur Air flights, Erdogan said that
he discussed this matter with German Chancellor Schroeder and Dutch Pm
Balkenende, and added that he and Schroeder agreed to work together to help Onur
Air overcome its technical problems.
-THE FINAL DECLARATION-
Erdogan said that the declaration of the Coe summit stressed common sensitivity
of member states about democracy, rule of law and human rights, and added, ''we
condemn every type of intolerance and discrimination like Islam enmity and
anti-Semitism. And, in the COE we confirm our decisiveness to develop rules and
efficient mechanisms to prevent all these.'' (TurkishPress)
01.06.2005
|
CONFERENZA
RINVIATA
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L'Università
di Istanbul avrebbe dovuto aprire un discorso allargato sulla
tragica fine di migliaia di armeni nel corso della Prima
Guerra Mondiale |
L'Università del Bosforo di
Istanbul ha rinviato sine die una conferenza sulla tragica
fine degli
armeni del 1915-16 che includeva alcuni storici turchi critici verso la posizione del
Governo di Ankara che nega il loro carattere di ''genocidio'', dopo che il portavoce del
Governo aveva accusato quegli storici di ''tradimento''.
I responsabili dell'Università hanno annunciato di avere rinunciato a tenere la conferenza, che doveva cominciare
nei giorni scorsi , per timore del clima creatosi dopo che il ministro della Giustizia Cemil Cicek aveva commentato la presenza di quegli storici dissenzienti affermando: ''Dobbiamo mettere fine a
questo tradimento ed alla diffusione di propaganda anti-turca da parte di persone che appartengono alla Turchia''.
Il Governo turco sta respingendo con forza le pressioni internazionali perché Ankara riconosca che i massacri del
1915-1916, quando perirono, secondo fonti armene, circa 1.5 milioni di armeni (300 mila secondo
Ankara), abbiano costituito il ''primo genocidio del XX secolo''.
Quindici parlamenti di vari Paesi (tra cui la Francia ed il Parlamento europeo) hanno approvato mozioni in cui si
definiscono quei massacri come genocidio, ma Ankara sostiene che si
trattò di una guerra civile originata dal tradimento degli armeni che parteggiavano per il nemico
russo, e che vi furono vittime equivalenti da una parte e dall'altra.
Il Governo attuale di Ankara sostiene che gli archivi turchi sono aperti e ha proposto una commissione congiunta
turco-armena per giungere ad una verità condivisa, ma secondo gli
osservatori - le dichiarazioni di Cicek daranno spazio alle opinioni diffuse in Europa di chi sostiene che Ankara non
è pronta ad una libera discussione sulla controversa materia.(Ansa)
01.06.2005
|
|
IL
GIORNO DI ATATURK
|
Feste
in Tutta la Turchia per ricordare la giornata del 19 maggio quando
86 anni fa Mustafa Kemal arrivò a Samsun città dalla quale partì
la riscossa per l'indipendenza del Paese. |
The anniversary of the day that Turkey's
founder, Mustafa Kemal Atatürk, arrived in Samsun 86 years ago to launch the
independence struggle was marked nationwide, at embassies overseas and the
Turkish Republic of Northern Cyprus (Kktc).
Celebrations for May 19, officially known as Atatürk Remembrance, Youth and
Sports Day, featured Turkish young people around the nation paying respect
to Atatürk and the principles he stood for.
President Ahmet Necdet Sezer, Parliament Speaker Bülent Arınç, Prime
Minister Recep Tayyip Erdoğan, Constitutional Court Chief Judge Mustafa
Bumin and Chief of General Staff Gen. Hilmi Özkök attended official
celebrations held in Ankara's 19 Mayıs Stadium.
The prime minister said he was sure the future Turkey would be better than
today's because it is up to the capable Turkish youth to improve upon the
present.
Despite the passage of time, the struggle Atatürk initiated on May 19 in Samsun
and the ensuing War of Independence leading to the founding of the republic
continues to move the people. Many consider May 19, 1919 to be the day when
Atatürk, as the embodiment of the nation's will to be free, became a force that
could not be stopped until he achieved his objectives.
Celebrations in Istanbul were lively. Istanbul Governor Muammer Güler, 1st Army
Commander Gen. Hurşit Tolon, Istanbul Mayor Kadir Topbaş and Istanbul
Education Director Ömer Balıbey attended a ceremony at İnönü
Stadium.
Students customarily prepare and work for a month in advance of the festivities
that take place on May 19. Their exhaustion was evident in their faces, with
many incidents of fainting reported from around the country. (Turkish
Daily News)
01.06.2005 |
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"NON PERMETTEREMO
CHE LA TURCHIA VENGA DANNEGGIATA"
|
Il
premier irakeno, Ibrahim Jaaffari ha rassicurato Ankara circa le
infiltrazioni del Pkk dal nord del Paese. I timori di Baghdad per le in
filtrazioni di terroristi dalla Siria. Smentita di Damasco. |
Il
premier irakeno, Ibrahim Jaaffari, ad Ankara per la sua prima visita all'estero,
ha denunciato infiltrazioni in Irak di terroristi armati provenienti dalla Siria
ed ha annunciato che presto Baghdad invierà a Damasco una sua delegazione per
esigere la fine di queste incursioni.
"Ci sono gruppi armati che passano attraverso il confine siriano.
Discuteremo la questione con le autorità siriane nel corso di un incontro che
avverrà presto per discutere questioni di sicurezza", ha dichiarato
Jaafari in una conferenza stampa dopo un suo incontro con il premier turco Recep
Tayyip Erdogan al quale Jaafari ha assicurato di essere pronto a compiere passi
contro la presenza in Nord Irak di militanti armati del Pkk.
Secondo il giornale turco in inglese <New Anatolian>, Jaafari avrebbe
rivelato ad alcuni giornalisti turchi che nelle scorse settimane ci sarebbe
stato in Siria un incontro tra i maggiori capi degli insorti irakeni a cui
avrebbe partecipato anche Abu Musa al Zarqawi e che avrebbe deciso una
intensificazione degli attacchi terroristici.
La Siria ha sempre respinto le accuse di aiutare gli "insorti"
terroristi in Irak e di essere disposta a contribuire alla sicurezza dell'Irak,
lamentando, però, di non disporre di mezzi adeguati per controllare il suo
confine di circa 600 chilometri con l'Irak.
Nel corso della stessa conferenza stampa Erdogan ha annunciato un impegno di
Jaafari di "collaborare con Ankara" nella lotta ai militanti del Pkk
stazionati sulle montagne del Nord Irak ai confini con la Turchia.
"Noi non permetteremo che alcun gruppo in Irak danneggi altri Paesi",
ha confermato Jaafari rispondendo alle acute preoccupazioni turche circa la
ripresa negli ultimi mesi di attività armate del Pkk. Ankara ha più volte
chiesto agli Usa di usare le loro truppe in Irak per "mettere fine"
alla presenza del Pkk ma finora gli americani non hanno fatto seguire fatti alle
loro promesse.
Il premier irakeno si è impegnato anche a non consentite che la città
petrolifera nord-irakena di Kirkuk cada sotto un'egemonia curda a scapito dei
turcomanni protetti da Ankara che teme che essa diventi la capitale di uno Stato
curdo indipendente (Kurdistan).
"Kirkuk è una città multietnica e sarà protetta come parte di un Irak
unito ed integro", ha affermato Jaafari. (Ansa)
01.06.2005
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OCALAN: NIENTE NUOVO
PROCESSO
|
In ossequio alla
recente sentenza della Corte europea dei diritti umani, potrebbe però
essere riaperto in Turchia il fascicolo della vecchia istruttoria.
Una dichiarazione del vice-premier Abdullah Gul. |
La Turchia avrebbe
deciso di non riprocessare il leader curdo Abdullah Ocalan. Lo ha detto il
ministro degli Esteri, Abdullah Gul, il quale invece non ha escluso che, in
ossequio alla recente sentenza della Corte europea dei diritti umani, venga
riaperto il fascicolo del vecchio processo. "Il tribunale ci ha invitati a
riprocessarlo o a riaprire il fascicolo per (sanare) questa o quella mancanza
procedurale", ha detto Gul, in un'intervista alla televizione <Kanal D>,
riportata dal quotidiano <Milliyet>. "Dal momento che abbiamo
l'opzione di riaprire o esaminare il fascicolo, onestamente non stiamo pensando
di muoverci in direzione di un nuovo processo". (Agi)
-
01.06.2005
|
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PER LUI SOLO LA
PRIGIONE
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Nonostante
che la Corte europea per i diritti dell'uomo abbia dichiarato che il
processo in Turchia non era stato corretto, Apo per Ankara ed anche per gli
Stati Uniti resta un terrorista |
The United States said its position on the
outlawed Kurdistan Workers' Party (Pkk) and its imprisoned leader, Abdullah Öcalan,
remained unchanged after the European Court of Human Rights ruled that
his trial by Turkish authorities was unfair.
"We continue to see Abdullah Öcalan as a terrorist who belongs in prison, and
that's a view we've had and it hasn't changed and we think that this has long
been clear," State Department spokesman Richard Boucher said at a press
briefing.
The European court's ruling, issued last Thursday, puts pressure on Turkey to
grant him a retrial, and observers warn of an urgency in handling the matter as
any delays in starting trial procedures would harm Turkey's aspirations to join
the European Union, particularly given the fact that Ankara is slated to open
accession talks with the 25-nation bloc in October.
But retrial is a risky thing to accomplish because of the
possibilities that it could give rise to domestic unrest at a time when
nationalist sentiments are on the rise across Turkey. The thought of retrying Öcalan
is highly unpopular in Turkey, where many loathe Öcalan as the mastermind of a
terrorist campaign that cost the lives of more than 30,000 people in Turkey's
Southeast.
Boucher said the United States "took note" of the decision of the European
Court of Human Rights decision but added, "We leave it to Turkey to handle the
matter in an appropriate way."
The United States designates the Pkk as a terrorist organization, but it has
been slow in responding to Turkey's calls for measures to eliminate the presence
of a few thousand armed militants of the group based in the mountains of
northern Iraq.
Most European countries also consider the Pkk a terrorist organization. The
European court's ruling last week highlighted procedural deficiencies in Öcalan's
trial in a Turkish court in 1999, such as insufficient access for Öcalan to his
lawyers and facilities needed for his defense. (Turkish
Daily News)
01.06.2005 |
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BOMBA AD OLEODOTTO
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Il
sabotaggio, avvenuto a Batman nella Turchia sud-orientale, è
attribuirsi forse alle formazioni del Pkk. |
L'esplosione di una bomba su un
oleodotto della Turchia sud-orientale nei pressi di Batman ha causato la
rottura di un tubo e la dispersione di un centinaio di barili di petrolio.
Lo ha reso noto l'agenzia turca <Anadolu> attribuendo l'attacco ad
"autori non identificati".
Secondo varie fonti, la polizia segue la pista dell'organizzazione
separatista armata curda Pkk, che dall'anno scorso ha messo fine alla tregua
dichiarata dopo la cattura del suo leader Abdullah Ocalan in Kenia nel
febbraio 1999 e ha ripreso le sue azioni armate. (Ansa)
01.06.2005 |
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RAPITO DAI GUERRIGLIERI UN
INDUSTRIALE TURCO IN IRAK
|
Si
chiama Ali Musluogli ed ha 48 anni. I sequestratori chiedono che la sua
società non lavori più per gli americani. |
E' stato rapito dalla
guerriglia in Irak un uomo d'affari turco. Lo ha reso noto l'agenzia di stampa
<Anadolu> citando fonti della famiglia dell'ostaggio. Qusti si chiama Ali
Musluoglu, 48 anni, ed è socio in una compagnia di trasporti che lavora per le
truppe statunitensi. Sono stati gli stessi sequestratori a servirsi del telefono
cellulare dell'imprenditore per mettersi in contatto con il fratello di lui,
Ahmet, e chiedere in cambio della sua liberazione la cessazione di ogni
collaborazione con le forze di occupazione. La vittima ha parlato con il
congiunto per informarlo dell'accaduto. "Era molto ansioso - ha raccontato
Ahmet Musluoglu - Poi uno dei ribelli ha preso il telefono e in lingua araba mi
ha detto che dovevamo smettere di avere rapporti con gli americani, altrimenti
non avremmo più rivisto mio fratello".
La società a sede a Reyhanli, nella provincia occidentale di Hatay che con fina
con la Siria. Secondo l'emittente turca <Ntv>, i suoi camion trasportano
sabbia e ghiaia destinate ad opere edili. (da Agi)
01.06.2005
|
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ARRESTATI
FONDAMENTALISTI ISLAMICI
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Si
tratta di dieci persone sospettate dalle autorità turche di appartenere
al gruppo Hizb-ut Tahrir, molto attivo in Asia centrale. |
Dieci persone sono state fermate
perché sospettate di appartenere al gruppo fondamentalista islamico illegale Hizb-ut Tahrir, molto attivo in Asia centrale,
e di avere inscenato recentemente una manifestazione favorevole alla rivolta fondamentalista della scorsa settimana in
Uzbekistan repressa nel sangue dalla polizia uzbeka. Lo ha annunciato l'agenzia turca
<Anadolu>.
La polizia turca - secondo la stessa agenzia - ha rinvenuto nelle abitazioni dei 10 fermati materiali di propaganda del
gruppo Hizb-ut Tahrir (in arabo Partito della liberazione) che mira a creare uno stato islamico nei paesi dell'Asia centrale e
che negli anni scorsi ha compiuto attentati suicidi contro obiettivi americani ed israeliani in quella regione.
Il 13 maggio scorso la rivolta fondamentalista in Uzbekistan, probabilmente organizzata dallo stesso gruppo,
era stata repressa nel sangue dalle forze dell'ordine uzbeke, che avrebbero ucciso
- secondo testimoni- circa 500 persone, tra cui donne e bambini, mentre il presidente dell'Uzbekistan, Islam
Karimov, affermava che erano rimasti uccisi 169 ''banditi'' islamisti.
E' la prima volta che la presenza del gruppo Hizb-ut Tahrir viene registrata anche in
Turchia.(Ansa)
01.06.2005
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BOMBA CONTRO
TRENO MERCI
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L'attentato
- avvenuto nella zona di Mus - quasi certamente opera della
guerriglia curda. nessuna vittima ma due vagoni sono
deragliati. |
Una bomba esplosa al passaggio
di un treno merci ha causato il deragliamento di due vagoni ma senza
provocare vittime: lo hanno reso noto le autorità turche,
precisando che l'attentato è avvenuto nella provincia a maggioranza
curda di Mus.
La guerriglia curda ha recentemente intensificato i propri attacchi
nella zona, secondo quanto riferito dalla polizia turca, che non ha
specificato quale fosse il carico del treno merci.Oltre 37mila
persone - in massima parte civili - sono morti nelle violenze in
corso dal 1984, quando gli estremisti del Pkk ricorsero alla lotta
armata per l'indipendenza delle regioni a maggioranza curda; dopo un
cessate il fuoco unilaterale dichiarato dai ribelli del 1999 - con
la cattura del leader del Pkk, Abdullah Ocalan - e revocato lo
scorso anno, gli scontri si sono intensificati. Negli ultimi due
mesi le forze di sicurezza turche hanno ucciso almeno 48 ribelli,
lasciando sul terreno nove effettivi. (Ap)
01.06.2005
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DEMOCRAZIA E
SICUREZZA NAZIONALE
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Conferenza
ad istanbul dal 9 all'11 giugno organizzata dalla Direzione generale
della Polizia nazionale turca. Come andare sul sito per maggiori
informazioni. |
Sotto gli auspici del premier turco
Recep Tayyip Erdogan ed organizzato dalla Direzione generale della Polizia
nazionale si aprirà il giorno 9 giugno (per chiudersi l'11) la
conferenza dal tema "Democrazia e sicurezza nazionale":
I giornalisti che intendono chiedere l'accreditamento per suddetto evento
devono compilare il modulo di accreditamento ed insieme a
questo ultimo una fotocopia della tessera professionale e una lettera di
richiesta della Direzione della testata rappresentata, due fotografia
recente (size passaport) e una fotocopia del passaporto va inoltrato (via
faks, e-mail o personalmente) entro l' 8 Giugno a:
Directorate General of Press and Information
İstanbul Provincial Office
Kennedy Cad. No:3 Sarayburnu - İstanbul
TURKEY
Phone : 00 90 212 527 01 75
Fax : 00 90 212 512 89 46
Per ulteriori informazioni:
http://www.istanbulconference.egm.gov.tr
Gli accreditamenti possono essere ritirate dal Centro di Stampa (aperto
dal 8 al 11 giugno) presso Conrad Hotel l' 8 giugno.
01.06.2005
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GLI
ERRORI DELLA GIUSTIZIA
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Secondo
una indagine locale i Tribunali locali sbagliano molto spesso anche
a causa della gran mole di lavoro e della scarsa preparazione degli
addetti. |
According to
statistics, almost half the decisions made by local courts are erroneous.
Investigating applications for appeal, the Turkish Court of Appeals overturned
over 112,000 decisions in one year, finding them against the laws. Erroneous
decisions in up to 43 percent of criminal cases have made the local courts
farcical, but the problem does not end here.
The Supreme Court of Appeals' criminal chambers investigating decisions of local
courts are also making erroneous decisions. The Court of Appeals General
Criminal Council reinstated 57 percent of the cases that came to them in 2003.
Lawyers interpreting the data as a very worrying situation are demanding serious
research into the causes and corollaries. While the volume of cases and
insufficient legal education are given as among the reasons for erroneous
decisions, the situation is dire for the judiciary as public trust is undermined
in society.
The Turkish Justice Ministry Judicial Record and Statistics General Directorate
has released statistics for 2003. The data paints a startling picture of the
judicial system. The Supreme Court of Appeals overturned the first decision of
the local court in 112,000 of the 390,000 cases, especially in criminal cases.
Of 117,000 criminal cases, the 11 criminal departments of the Supreme Court
decided to strike out over 50,000 of the convictions (a rate of 43 percent)
within one year. Added to this, the statistics indicate that not only the local
courts, but also departments of Supreme Court of Appeals make erroneous
decisions. The Supreme Court of Criminal Council approved just 18 percent of 306
decisions on cases in 2003.
Criminal Lawyer Professor Bahri Ozturk commented on the negative picture that
emerge in these judicial statistics, saying these figures showed the courts most
likely to make erroneous decisions in Turkey. Nearly one out of every two court
decisions are erroneous in Turkey while the proportion of similar cases in
European countries does not surpass one in ten. (Murat Aydin/Zaman)
01.06.2005 |
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UNDICI
TURCHI TRA LE ONORIFICENZE O.S.S.I
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Saranno
conferite domani, tra le tante, dal presidente della Repubblica
italiana Carlo Azeglio Ciampi in Quirinale. |
Il
presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, su proposta del ministro
degli Esteri Gianfranco Fini, ha conferito le onorificenze dell'"Ordine
della Stella della Solidarietà Italiana" (O.s.s.i), in occasione
del 2 giugno, Festa nazionale della repubblica.
A "legare" gran parte dei profili dei nuovi 17 Grandi Ufficiali,
66 Commentatori e 217 cavalieri, per un totale di 300 personalità insignite
dal Quirinale, è l'impegno nel settore della cultura ed in particolare
della diffusione e valorizzazione della lingua italiana all'estero; un
indirizzo che il Capo dello Stato ha in più occasioni esortato a
perseguire, quale parte integrante dell'immagine e della proiezione
dell'Italia nello scenario internazionale.
Per la Turchia questi i premiati:
Commendatori
dell'O.s.s.i
Kasif Lemi Bilgin, direttore dei Teatri di Stato (Ankara)
Remzi Buharali, direttore dell'Opera (Ankara)
Nazan Olcer, direttrice del Museo Sabanci (Istanbul)
Onen Mesut, docente universitario (Istanbul)
Cavalieri dell'O.s.s.i
Suat Arikan, cantante lirico (Istanbul)
Deniz Kilicer,
funzionario diplomatico (Ankara)
Sezen Cumhur Onal, compositore e critico musicale (Istanbul)
Ilber Ortayli, docente universitario (Ankara)
Cemal Oztas, direttore Palazzi Imperiali (Istanbul)
Antonietta Scagliarini Ciucci, contrattista Mae (Izmir)
Giovanni Scognamiglio, critico cinematografico (Istanbul)
01.06.2005
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DESTITUITO
IL PATRIARCA DI GERUSALEMME
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La
decisione presa dai capi della Chiesa ortodossa riuniti ad Istanbul
nel corso di un sinodo al quale erano presenti 42 rappresentanti.
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I capi della Chiesa ortodossa hanno deciso la destituzione del Patriarca di Gerusalemme Ireneos Primo, accusato di aver venduto degli immobili e delle terre appartenenti al suo Patriarcato. Lo ha annunciato
un responsabile della Chiesa, durante il sinodo che si e' svolto a Istanbul.
''Il Patriarca è stato destituito'', ha dichiarato ai giornalisti, riuniti nella sede del Patriarcato di Costantinapoli, Kesarios Asilios, Metropolita di Gerusalemme.
Convocato dal Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo Primo, la massima
autorità ortodossa, il sinodo di Istanbul ha radunato i 42 rappresentanti delle 14 chiese ortodosse, fra cui i Patriarchi di Alessandria, d'Antioca (a Damasco) e di Mosca.
Ireneos Primo è accusato di aver venduto segretamente a degli uomini d'affari ebrei degli immobili e della terra appartenenti al suo Patriarcato, nella vecchia
città di Gerusalemme. Era già stato destituito dal clero del suo Patriarcato nel corso di un sinodo a Gerusalemme il 7 maggio.
''Abbiamo dovuto prendere una decisione molto rattristante riguardo al Patriarcato di Gerusalemme, i (cui) metropoliti hanno deciso di non riconoscere
più (Ireneos)'', ha detto alla fine del Sinodo il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I.
"Da stamattina, dopo aver pregato, abbiamo deciso di accettare la decisione dei metropoliti (di Gerusalemme)'', ha aggiunto, confermando che le Chiese ortodosse non riconoscono più Ireneos come Patriarca.
Bartolomeo, che aveva convocato il Sinodo straordinario, ha spiegato che aveva proposto a Ireneos di dimettersi, ma che questi aveva rifiutato.
La decisione è stata contestata dai sostenitori di Ireneos, che aveva evocato la
possibilità di convocare un contro-Sinodo.
Dal canto suo, il metropolita di Petra (Giordania) Cornelios, che dipende dal Patriarcato di Gerusalemme, ha detto che, dopo il rifiuto di Ireneos di dimettersi, vi
è stato un voto, in cui
nove delle 12 Chiese ortodosse rappresentate a Istanbul si sono pronunciate contro di lui. Solo il rappresentante del Patriarcato di Georgia - ha precisato - ha votato in favore di Ireneos, mentre quelli del Patriarcato di Antiochia (con sede a Damasco) e della Chiesa polacca si sono astenuti.
Secondo un comunicato del Patriarcato di Costantinopoli, invece, non vi
è stato nessun voto contrario, ma solo tre astensioni.
''Il suo nome ormai non esiste più sulle liste delle Chiese ortodosse'', ha dichiarato Cornelios alla
<France Presse>, precisando tuttavia che Ireneos ''potrà continuare a farsi chiamare
Patriarca'', senza che ciò provochi conseguenze. ''Ora troveremo una persona per sostituirlo temporaneamente. Quindi saranno informati Giordania, Israele e palestinesi, poi
organizzeremo elezioni per un nuovo Patriarca'', ha proseguito Cornelios, giudicando possibile la designazione di un sostituto a interim.
La Grecia ha invitato frattanto Ireneos ad accettare la destituzione. ''Le decisioni del Sinodo dei capi dell' Ortodossia, prese conformemente al diritto canonico, devono essere accettate da
tutti'', ha dichiarato in un comunicato il sottosegretario agli Esteri Panagiotis Skandalakis. ''E' evidente che chiunque non rispetti (queste decisioni)
avrà l' intera responsabilità di eventuali sviluppi negativi'', ha aggiunto.
(Ansa-Afp).
01.06.2005
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Il
"VIANDANTE EUROPEO" INTERROMPE LO SCIOPERO DELLA FAME
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Giuseppe
Zonatti che si trovava nella zona dei Caschi blu a Cipro si è
sentito male. Stava manifestando da sei giorni per la
riunificazione dell'isola per per l'ingresso della Turchia
nell'UE. |
Dopo sei giorni trascorsi senza
toccare cibo - di giorno sotto al sole già cocente di Cipro, la notte all'addiaccio in un sacco a pelo - Giuseppe Zoratti, 60
anni, l'euro-entusiasta calabrese in passato protagonista di altri viaggi a piedi nel nome della pace e
dell'unità europea, ha dovuto gettare la spugna e ha fatto rientro in Italia.
Mentre proseguiva lo sciopero della fame in un punto di transito nella
"terra di nessuno" che divide la città di Nicosia (la cui parte Nord, come il resto dell'isola,
è sotto occupazione militare turca da 31 anni) - Zoratti ha avuto un malore.
Soccorso dai caschi blu dell'Onu responsabili di quel tratto di territorio, il
"viandante europeo" è stato ricoverato in ospedale dove i sanitari - secondo cui il malore
è stato causato dalla disidratazione - lo hanno sottoposto ad analisi mediche e rinvigorito sommistrandogli alcune flebo.
''Adesso sto meglio'', ha detto all'Ansa l'elettrotecnico di Rende (Cosenza). ''Ma mi sento ancora un po' debole e
così ho deciso di interrompere lo sciopero della fame. Ripartirò per l'Italia''. Da giorni, comunque, il
"viandante europeo" era monitorato dall'ambasciata d'Italia a Cipro, che
più volte gli aveva inviato un medico per controllarne le condizioni di salute.
Ma nonostante la durezza della prova affrontata Zoratti è soddisfatto dell'esito della sua
<missione>. ''In questi sei giorni - ha dichiarato Zoratti - tanta gente
è passata e mi ha visto con al collo i cartelli in cui chiedevo la riunificazione
dell'isola. Decine di migliaia mi hanno visto, molti si sono fermati a parlare e qualcuno mi ha preso pure a male parole. Ma
per me è importante che almeno qualcuna di queste persone si sia chiesta
perché un italiano abbia fatto questo per Cipro. Ecco, spero di aver instillato in qualcuno il dubbio che, forse,
su quest'isola greci e turchi possono vivere insieme e meglio di adesso. Da parte mia - conclude il 'viandante' - ho lanciato un
seme di pace. Adesso spetta a loro farlo germogliare, soprattutto per il bene dei loro figli e dei loro nipoti''.
Arrivato a Cipro il 15 maggio, Zoratti in pochi giorni aveva portato a termine la sua azione dimostrativa, ovvero
attraversare a piedi l'isola senza ricorrere al passaporto. Da Larnaca,sulla costa meridionale di Cipro, il
"viandante" si era quindi incamminato sino a raggiungere Nicosia (distante 50 km)
dove era riuscito a superare la frontiera e arrivare, dopo altri 20 km, nella
località di Kirenya, sulla costa settentrionale.
Una volta rientrato nella parte Sud, però, ha detto Zoratti, ''ho sentito il bisogno di continuare a manifestare a favore
della pace e invitare le due comunità, la greco-cipriota e la turco-cipriota, a trovare un accordo per riunificare finalmente
quest'isola ed entrare in Europa insieme con la Turchia''. E per far ciò si
era praticamente auto-recluso per sei giorni in un angolo del transito allestito davanti all'ex albergo Ledra
Palace, quartier generale delle truppe di pace dell'Onu a Cipro.
Zoratti non è nuovo a queste imprese solitarie, che porta a termine munito solo di un sacco a pelo e rigorosamente senza
telefonino. Tre anni fa aveva attraversato a piedi la Grecia da Patrasso ad Atene ed aveva dedicato il suo viaggio ad Anna
Diamantopoulou, allora commissario europeo agli Affari sociali. Un successivo viaggio, sempre a piedi, in Slovenia, lo aveva
invece dedicato ad Alcide de Gasperi, uno dei padri dell'Europa moderna. Dopo il primo viaggio, fatto nel 1999 per protestare
contro i massacri in Kosovo, Zoratti ha compiuto altri "pellegrinaggi" in Irlanda, Gran Bretagna, Austria, Olanda,
Francia, Montenegro e Slovacchia. (Furio Morroni/Ansa)
01.06.2005
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AL PENULTIMO POSTO
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Subito
prima dell'Egitto e dopo il Pakistan, la condizione femminile in
Turchia è marcata da enormi contrasti: grandi emancipazioni nei ceti alti
e altrettanto disagio in quelli bassi. |
La Turchia, a dispetto
della immagine di Paese laico e moderno, è, per quanto riguarda la condizione
femminile, al penultimo posto nella graduatoria di 58 paesi scrutinati.Secondo
il rapporto del <Worl Economic Forum> peggio delle donne turche stanno
solo quelle egiziane, dato che agli ultimi posti della graduatoria si trovano la
Giordania (55/mo posto),il Pakistan (56/mo), la Turchia (57/mo) e l'Egitto
(58/mo). Il criterio principale del rapporto e della relativa graduatoria è un
concetto di eguaglianza tra i sessi definito come quella situazione ideale, non
raggiunta sul pianeta da alcun Paese - precisa il rapporto - "in cui i
diritti, le responsabilità e le opportunità degli individui non sono
determinati dal fatto di essere nati uomo o donna".
In Turchia con la eguaglianza dei sessi stabilita dalle leggi e con una
condizione di emancipazione delle donne degli strati sociali ricchi e colti di
alcune grandi città, fa da stridente contrasto una condizione di privazione
materiale, culturale e di fatto anche giuridica della grande maggioranza delle
donne meno privilegiate che vivono nelle città interne, nelle campagne e nelle
stesse periferie delle grandi città- (Ansa)
01.06.2005
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DENUNCIA IN TV
LE
VIOLENZE DEL MARITO, IL FIGLIO LE SPARA
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Il
fatto è avvenuto ad Elazig nella Turchia orientale. La donna era comparsa
in una trasmissione-verità ma in famiglia non glielo hanno perdonato. A
scaricarle addosso quasi un intero caricatore di pistola, un ragazzo di 14
anni. |
Un ragazzo di 14 anni ha
sparato cinque colpi di pistola contro sua madre a Elazig (Turchia orientale)
riducendola in fin di vita perché la donna aveva denunciato le violenze di suo
marito in un talk show televisivo.
"Hai disonorato la nostra famiglia ed ora devi morire", ha gridato il
ragazzo a sua madre, Birgul Isik, appena scesa dall'autobus che la riportava a
casa da Istanbul, prima di scaricargli l'arma addosso probabilmente su
istigazione del padre e di uno zio arrestati dalla polizia con questa accusa.
La donna per cinque volte era scappata di casa per sfuggire alle violenze del
marito, bigamo, ma, non avendo trovato ascolto presso parenti ed autorità,
aveva deciso di rivolgersi, su consiglio della polizia di
Istanbul, alla ascoltata trasmissione televisiva "La voce delle donne"
che si occupa di conflitti familiari.
"Andare in Tv è stata la sua condanna", ha commentato una giornalista
turca mentre la maggior parte dei commentatori turchi si sono divisi sulla
opportunità o meno di vietare questo genere di trasmissioni di Tv-verità dato
che, per giudizio unanime, "toccano un nervo scoperto della società
turca" e rischiano di provocare delitti.
Per la polizia si tratta di un ennesimo caso di "delitto tradizionale"
che, insieme a quelli propriamente definiti "di nonore", provocano la
morte di centinaia di donne turche ogni anno, di solito decisa da assemblee
familiari. I delitti sono casi estremi di una ordinaria violenza tra le mura
domestiche ai danni di giovani donne anche per ragioni apparentemente futili
come la rottura di regole tradizionali di proprietà (non riconosciute dalla
legge laica turca) o perché si ribellano a matrimoni combinati dalle
famiglie o per fughe di amore o anche per violazioni delle norme di segregazione
e di vestiario (come il velo islamico) imposte alle donne dalla tradizione
musulmana.
Le organizzazioni dei diritti umani ritengono che oltre la metà delle donne
turche siano oggetto di violenze e maltrattamenti in famiglia per ragioni
tradizional-religiose. (Ansa)
01.06.2005
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WOMENS
IN BUSINESS
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La
moglie del premier turco Erdogan, Emine, invitata a Damasco ad un forum
internazionale dalla moglie del presidente siriano, Esma Assad. |
Prime Minister Recep Tayyip Erdogan's wife
Emine Erdogan was in Damascus, at the invitation of Syrian
President Bashar al-Assad's wife Esma Assad, to attend the 2005 Women in
Business International forum.
Egyptian President Hosni Mubarak's wife Suzanne Mubarak, former Pakistani
President Benazir Bhutto, former Malaysian Prime Minister Mahathir Mohamad, and
Lebanese Parliament Speaker Nabih Berri's wife Renda Berri were among the
participants. Turkish Ambassador to Damascus Halit Cevik's wife Nihal Cevik
accompanied Erdogan during her visit.
Speaking at the forum, Erdogan said that women should be allowed to take part in
economic life. Erdogan also said that Turkey has been working to improve women's
situation within the principles of the Beijing Declaration, which Turkey signed
in 1995 during the UN Fourth World Women's Conference.
Erdogan also argued that religious differences should be bridged in order to
achieve a healthy relationship between states, saying that Turkey's accession to
the European Union would be an important step for harmony between civilizations.
She also called on women to work for their common interests.
Erdogan went on to say that Turkey should immediately take any necessary
measures to prevent domestic violence and honor killings. (The
New Anatolian)
01.06.2005
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NUOVA ISPEZIONE ENAC
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Eseguita
da parte dell'Enac su un un velivolo della <Onur Air>. Disposta
frattanto la riammissione ad operare in tre dei quali Paesi che ne avevano
deciso la sospensione. Si tratta di Olanda, Francia e Svizzera.
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E' stata eseguita da parte
dell'Enac una nuova ispezione Safa (Safety Assessment of foreign Aircraft) su un
veicolo della compagnia aerea turca <Onur Air>, un Aibus 321, atterrato
presso l'aeroporto di Bergamo. Lo ha fatto sapere la stessa Enac con una nota,
specificando che "l'ispezione di rampa, condotta secondo i parametri
comunitari del Programma Safa, non ha evidenziato irregolarità e l'aeromobile
è ripartito con destinazione Turchia.
"L'Enac - continua la nota - sta partecipando agli incontri in programma in
questi giorni, sia a livello di Commissione europea, sia a livello Ecac (European
Civil Aviation Conference, organismo che riunisce gli enti e le autorità
preposti all'aviazione civile di 41 Paesi), finalizzati ad analizzare la
situazione relativa alla <Onur Air> e ad assumere linee di condotta
univoche nel momento in cui vengono a verificarsi casi di fermo come quello
della compagnia turca.
Si è appreso frattanto che la compagnia è stata riammessa ad operare in tre
dei quattro Paesi europei che ne avevano deciso la sospensione (la revoca è
stata disposta da Olanda, Francia e Svizzera, mentre la Germania si è riservata
di riammettere gradualmente i voli della compagnia turca). Lo ha reso noto l'Enac.
(Agi)
01.06.2005
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LO
SGUARDO DI PASSERA
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L'amministratore
delegato di <Banca Intesa> è interessato alla Turchia anche se
poi ammette che ancora non c'è alcun mercato aperto. |
<Banca Intesa> guarda
con interesse al mercato turco, anche se "non c'è nessun negoziato
aperto". Come ha spiegato l'amministratore delegato Corrado passera nel
corso di una conference call, "non mi piace dire quale banca mi interessa a
quale no: il mercato è già abbastanza difficile senza mettere in giro
ulteriori rumors". Nell'Europa dell'Est, <Intesa> prende in
considerazione anche ipotesi di joint venture: "Abbiamo già
individuato dei target", ha detto, ma "non vedo opportunità di creare
valore nei Paesi dell'Europa occidentale". (Agi)
01.06.2005
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IL MOTORE DELL'EUROPA, OVVERO LA TURCHIA
RAGGIUNTI TUTTI I PARAMETRI UE RICHIESTI
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Lo afferma
il presidente della Banca europea per gli Investimenti, Philippe Maystad.
Tasso di crescita del 10 per cento. Mentre il Fmi eroga un prestito del valore di 10 miliardi dollari ad
Ankara, secondo l'Ocse il Paese registra miglioramenti sul fronte dei
prezzi, attestandosi al quinto posto fra quelli meno cari. Intanto entro i
prossimi dodici anni la Turchia completerà la firma di accordi di libero
scambio con tutti i Paesi arabi dal Maghreb al Medio Oriente, costituendo
così una vasta zona di proficui scambi commerciali.
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Buone notizie per la Turchia. Il presidente della Banca europea
per gli investimenti (Bei), Philippe Maystadt, ha esordito ricordando
che, con la sua crescita del 10 per cento, il Paese è destinato a
diventare il motore dell'Europa.
Maystadt sottolinea che nel momento in cui Ankara riuscirà a
raggiungere tutti i parametri richiesti per entrare a fare parte
dell'Unione europea, il numero di investimenti stranieri diretti
effettuati in Turchia crescerà. Grazie poi alla firma, avvenuta
sempre ieri, dell'accordo tra il governo di Ankara e il Fondo
monetario internazionale, che eroga un prestito da 10 miliardi di
dollari, gli investimenti esteri in Turchia potranno ulteriormente
aumentare. Maystadt precisa che la Turchia deve portare avanti il
processo di riforme politiche e economiche già in atto. Dal 1965,
l'ammontare complessivo del prestito concesso dalla Bei alla Turchia
è di circa 3,6 miliardi di euro. Solo nel 2004 l'istituzione
finanziaria europea concede al Paese 700 milioni di euro.
Intanto, in base alla classifica dei Paesi meno cari stilata
dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (Ocse)
nel mese di marzo, si apprende che la Turchia si piazza al quinto
posto dopo Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Messico. I dati
diffusi dall'Ocse sono elaborati paragonando il livello medio
generale dei prezzi al consumo nei Paesi coinvolti nella ricerca.
Tornando al Fmi, nel corso della riunione del Consiglio esecutivo
avvenuta lo scorso 11 maggio a Washington, il Fondo verserà dodici
tranches da 837,5 milioni di dollari ciascuna. L'accordo giungerà
a scadenza nel maggio 2008. Il Fmi approva altresì l'estensione di
un anno del termine per la restituzione di 3,8 miliardi dollari a
valere sul precedente credito, attualmente in scadenza nel 2006. Nel
corso di una conferenza seguita alla firma dell'accordo, il
presidente del Fondo, Rodrigo de Rato, coglie l'occasione per
ribadire i successi conseguiti dallaTurchia nel processo di riforme
sin qui brillantemente intrapreso, che le ha permesso di raggiungere
importanti risultati macroeconomici, quali la forte riduzione del
tasso di inflazione e un tasso medio di crescita dell'8 per cento
negli ultimi tre anni. Tutti segnali, prosegue Rato, dei cambiamenti
che stanno avvenendo nel Paese e delle prospetive economiche future.
Il nuovo programma con il Fmi per i prossimi tre anni costituirà
pertanto un ulteriore sprone per Ankara a proseguire nel cammino
delle riforme, a garantire la sostenibilità dei recenti successi e
a conseguirne di nuovi.
Nel corso del Forum turco-arabo che si è tenuto di recente a
Istanbul, il ministro turco del Commercio estero, Kursad Tuzmen,
annuncia che entro i prossimi dodici anni la Turchia completerà la
firma di accordi di libero scambio con tutti i Paesi arabi dal
Maghreb al Medio Oriente, costituendo così una vasta zona di
proficui scambi commerciali. Finora la Turchia firma accordi di
questo tipo con il Marocco, la Tunisia, la Palestina e la Siria,
mentre sono in corso negoziati con il Libano, l'Egitto e la
Giordania. Nel futuro è previsto invece l'avvio di consultazioni in
materia con l'Algeria e il Sudan.
Infine una curiosità: sono oltre 10 mila gli architetti provenienti
da tutto il mondo che prenderanno parte al 22° Congresso di
Architettura che si terrà a Istanbul dal 30 giugno al 10 luglio
prossimi. Tra gli obiettivi della manifestazione, creare legami tra
autorità, costruttori e potenziali clienti per nuove opportunità
di investimento. (il denaro.it)
01.06.2005
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OBIETTIVO: RAFFORZARE LA
COLLABORAZIONE
INDUSTRIALE E COMMERCIALE ROMA/ANKARA
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Proprio
per questo motivo la Camera di Commercio di chieti, nell | | |