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ONU: PIU'
SEGGI NON PERMANENTI
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E'
quello che ha chiesto l'ambasciatore di Ankara al Palazzo di
Vetro, Baki Ilkin, il quale tra l'altro ha bocciato entrambe
le proposte avanzate dal Segretario generale Kofi Annan. |
La Turchia ha bocciato
entrambe le proposte avanzate dal Segretario generale dell'Onu, Kofi
Annan, per la riforma del Consiglio di sicurezza. L'ambasciatore di
Ankara al Palazzo di Vetro, Baki Ilkin, ha spiegato che
"nessuno dei due modelli avanzati è pienamente in linea con le
aspettative e gli interessi della Turchia". Ankara, che ambisce
a far parte del Consiglio di Sicurezza per il biennio 2009-2010, è
infatti contraria alla creazione di nuovi seggi permanenti o di una
nuova categoria di seggi non permanenti ma con mandato più lungo
(la proposta di Annan ipotizza un mandato quadriennale). Piuttosto
la Turchia suggerisce di garantire "una maggiore
rappresentatività attraverso il semplice aumento del numero dei
seggi non permanenti a mandato biennale, che ora sono 10 contro i 5
permanenti e con diritto di veto. (Agi)
14.05.2005
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OCCORRE
FARE DI PIU'
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La
richiesta al Governo Erdogan, in merito alle riforme politiche prima dei
colloqui per l'ingresso nell'UE, viene dai ministri del Lussemburgo. |
La Turchia deve fare di più per le
riforme politiche prima dei colloqui per l'ingresso nell'Unione Europea
previsti quest'anno, hanno detto concordemente i ministri degli Esteri europei in vista degli incontri con la controparte turca.
I ministri, incontratisi in Lussemburgo, hanno espresso preoccupazione per
l'assenza di progressi sulla libertà religiosa e i diritti delle minoranze, e
hanno chiesto al Governo di Ankara di assicurare il pieno controllo civile
della forza militare turca.
I leader europei lo scorso dicembre hanno accettato di aprire i colloqui con
la Turchia il 3 ottobre, ma hanno anche fissato condizioni rigide per l'inizio
dei negoziati, dicendo che la Turchia deve realizzare delle riforme per poter
soddisfare gli standard del blocco su democrazia, giustizia e libertà civili.
"E' un messaggio molto chiaro che la Turchia debba muoversi su molti
fronti e molte questioni", ha detto il ministro degli Esteri cipriota
George Iacovou a Reuters. (Reuters)
14.05.2005
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NESSUN OSTACOLO
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Il
nostro vice-premier, Gianfranco Fini, ha ribadito tutta la fiducia
dell'Italia alla Turchia. Una dichiarazione dell'ambasciatore turco a
Roma Ugur Ziyal, che ha parlato di squilibrio economico e culturale. |
Un'eventuale vittoria dei
'no' al
referendum in Francia sulla Costituzione europea "non è un ostacolo
all'avvio dei negoziati di adesione della Turchia". Il ministro degli
Esteri Gianfranco Fini, ribadendo un concetto già espresso in una intervista
pubblicata dal <Financial Times> lo ha sottolineato a margine della
apertura del "tavolo permanente sulla Turchia", alla Farnesina. Il
referendum è "un grande appuntamento che riguarda tutti gli europei", ha
aggiunto Fini, e "dire 'no' al trattato costituzionale non vuol dire
volere un'altra Europa" anche se questo può "far segnare una pericolosa
battuta d'arresto al processo di integrazione della UE al successivo
ingresso di paesi come la Turchia e la Croazia in questo continente finalmente
riunificato".
L'Italia, ha detto il ministro, considera la Turchia "n partner
strategico",
sottolineandone "la stabilità e l'affidabilità politica, il "credibile
percorso di riforme socioeconomiche e istituzionali", il "rilancio ormai
consolidato della crescita economica", la "vitale prospettiva di
integrazione comunitaria", la "collocazione geografica e geopolitica che ne
fanno un ponte naturale verso l'Europa caucasica il Medio oriente e l'Asia
centrale", il "mercato sempre più dinamico", il costante incremento
dell' interscambio bilaterale. Un appoggio - ha proseguito Fini - motivato
innanzitutto dal "riconoscimento del coraggioso processo di
modernizzazione"
promosso dal governo, e che "rappresenta un modello unico di relazione e
sintesi culturale tra modernità, democrazia e Islam". Per Fini l'adesione
della Turchia alla UE "costituirà un sicuro valore aggiunto, in particolare
per i rapporti con Mediterraneo e mondo islamico".
Il "tavolo di lavoro" ha l'obiettivo di coordinare le iniziative tra
tutti i soggetti e le amministrazioni coinvolte nei rapporti con la Turchia su
ogni fronte, da quello economico a quello culturale.
L'obiettivo, sottolineato nel suo intervento dal ministro, è anche quello di
arrivare ad una "razionalizzazione" del tessuto degli accordi
bilaterali in vigore, in alcuni casi "rimasti sulla carta o scarsamente
operativi".
Fini ha ribadito inoltre l'esigenza di stimolare una maggiore presenza delle
Pmi italiane nel Paese, soprattutto nelle "aree periferiche", ma
anche di dare impulso al "dialogo culturale" ed alla
"cooperazione scientifica".
Le relazioni economiche e commerciali - ha ricordato a sua volta
l'ambasciatore turco a Roma, Ugur Ziyal - "progrediscono
rapidamente" raggiungendo lo scorso anno i 12 miliardi di dollari, ma
"questo volume - ha sottolineato - è "ben lontano dalle
potenzialità offerte dal Paese". Uno squilibrio che, secondo il
diplomatico, esiste pure nel settore culturale. Perché, se l'Italia è ben
conosciuta ed apprezzata in Turchia, dove sulla sua storia e cultura c'è un
"particolare interesse"la Turchia "non ha la stessa popolarità
in Italia" anche a causa di "una certa mancanza di
informazione". Ed è proprio per stimolare questa conoscenza e colmare
questa lacuna che sono in programma nei prossimi mesi numerose iniziative
culturali e secondo l'ambasciatore occorre dare nuovo impulso al turismo e
alle relazioni tra le amministrazioni regionali. (Ansa)
14.05.2005
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MOLTA ATTENZIONE
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La
prudenza del ministro dell'Economia italiano, Domenico Siniscalco, in
merito all'ingresso della Turchia nel Club dei Venticinque. "E' un
tema che non va preso sottogamba", ha detto. |
Il processo di integrazione della Turchia all'Unione Europea deve essere gestito
"con molta attenzione". Lo ha affermato il ministro dell'Economia,
Domenico Siniscalco, secondo il quale si tratta di una vicenda complessa.
Rispetto a Paesi come la Bulgaria, la Romania e la Croazia, la Turchia presenta
una situazione diversa "sia per la dimensione del Paese sia per una minore
convergenza verso il livello medio europeo. Sono stati fatti passi in avanti ma
dal punto di vista economico - ha osservato Siniscalco in Commissione Finanze a
palazzo Madama - Il processo di convergenza deve essere ultimato. E' un tema che
non va preso sotto gamba. Basti spiegare - h spiegato - che in Turchia ci sono
80 milioni di persone ed il prodotto pro-capite è solo il 20% della media
europea, ovvero l'80% in meno. Il processo va dunque gestito con molta
attenzione per quanto riguarda le variabili economiche oltre che quelle di
carattere politico e sociale". (Agi)
14.05.2005
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L'OTTIMISMO DI GUL
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Il
ministro degli Esteri turco ha definito "irrilevante, inopportuno
ed inaccettabile" accostare l'adesione di Ankara all'Europa con il
referendum in Francia. La consapevolezza che il negoziato sarà comunque
lungo. |
Il ministro degli Esteri turco,
Abdullah Gul, ha affermato che una eventuale vittoria del 'no' al referendum
francese del 29 maggio sulla Costituzione europea non danneggerebbe la
prospettiva turca di adesione all'UE né potrebbe giustificare un rinvio
dell'inizio dei negoziati previsti per il 3 0ttobre.
"Noi troviamo tale modo di pensare irrilevante, inopportuno ed
inaccettabile", ha detto Gul in un suo incontro con gli ambasciatori
dell'UE ad Ankara riferendosi a chi invece vede un legame tra il processo
europeo della Turchia ed un possibile 'no' al referendum francese. Questo a
causa della "confusione giuridica" che quel risultato potrebbe
diffondere tra i Paesi membri dell'UE e perché una parte dell'elettorato
francese sembra orientato a votare 'no' alla Costituzione proprio in quanto si
oppone all'adesione della Turchia.
Nel corso dello stesso incontro, il ministro turco ha anche affermato che Ankara
sa che il negoziato di adesione sarà lungo e difficile e che la Turchia non
potrà entrare prima del 2015, ma "è decisa a giungere al traguardo".
(Ansa)
14.05.2005
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METTERE IN PRATICA LE
RIFORME
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L'invito
alla Turchia è venuto dal Cancelliere tedesco Gherard Schroeder che ha focalizzato la sua attenzione sulla questione di Cipro, su quella
religiosa e, molto diplomaticamente, anche su un miglioramento delle
relazioni tra Ankara ed Erevan. |
 Il Cancelliere tedesco Gherard Schroeder ha invitato la Turchia a
"tradurre in pratica" le riforme già approvate dal Parlamento sulla
strada dell'adesione all'Unione Europea.
In particolare - oltre a ricordare al Governo turco il suo impegno a riconoscere
implicitamente la Repubblica di Cipro prima dell'inizio dei negoziati di
adesione (3 ottobre) e l'esigenza di un ammorbidimento sulla questione del
"genocidio degli armeni", il Cancelliere ha invitato la parte turca a
tradurre in fatti concreti il principio di libertà religiosa e di culto.
"Mi sono sempre battuto per i diritti delle minoranze religiose. La
libertà di culto è un fondamentale principio europeo", ha dichiarato il
Cancelliere tedesco, riferendosi implicitamente al non riconoscimento turco
dell'esistenza di una consistente (da 12 a 20 milioni) minoranza alevita, che
denuncia anche frequenti molestie poliziesche e che si proclama non musulmana,
ma anche alla persistente chiusura del seminario ortodosso di Hebeleyada e alle
limitazioni delle attività dei religiosi non musulmani in Turchia, denunciate
anche dalle autorità locali cattoliche, protestanti ed ebraiche.
D'altra parte Schroeder ha confermato l'impegno del suo Governo ad appoggiare la
piena membership della Turchia nell'UE, da lui definita "una necessità
politica, strategica ed economica", nonostante l'opposizione dei
cristiano-democratici tedeschi (e, secondo gli ultimi sondaggi anche dei due
terzi della popolazione tedesca che risente della presenza in Germania di 2.5/3
milioni di turchi in gran parte non desiderosi di integrarsi). Il Cancelliere ha
anche confermato l'impegno a battersi perché "non sia cambiata la data del
3 ottobre per l'inizio del negoziato Turchia-UE, nemmeno come effetto di un
possibile risultato negativo al referendum francese del 29 maggio prossimo sulla
Costituzione europea. "Nessun referendum tenuto in qualsiasi Stato membro
dell'UE sulla Costituzione europea potrebbe influenzare il cammino della Turchia
vero l'Unione Europea", ha dichiarato Schroeder, con l'intento di
acquietare i timori turchi circa la formazione di un blocco di Paesi europei
contrari alla piena membership turca nell'UE e favorevoli ad un rinvio del
negoziato ed ad una proposta di "partenariato privilegiato", secondo
la proposta dei cristiano-democratici tedeschi.
Ankara è particolarmente preoccupata per il fatto che il Bundestang
tedesco, su mozione ei cristiano-democratici, il 21 aprile scorso, pur non
usando la parola "genocidio" che il Governo Erdogan respinge
categoricamente, abbia invitato la Turchia a "fare fronte" alle
responsabilità degli ultimi Governi ottomani (allora alleati di guerra
della Germania) per i massacri degli armeni del 1915-16.
Schroeder, che secondo alcuni osservatori ha discretamente consigliato alla
parte turca "un ammorbidimento" delle sue posizioni, pubblicamente si
è limitato ad auspicare, in armonia con Bruxelles "un miglioramento delle
relazioni turco-armene" (inesistenti anche a causa della polemica sul
genocidio) ed ha indicato la strada di una commissione internazionale per
risolvere la novantennale disputa.
L'intervento di Schroeder al congresso turco-tedesco dei giorni scorsi ha
concluso la visita del Cancelliere ad Ankara con la constatazione
dell'"eccellente stato dei rapporti" economici tra i due Paesi,
caratterizzati da un interscambio di 16 miliardi di euro l'anno, che fa della
Germania il primo partner commerciale della Turchia e dalla presenza di 1.200
società tedesche in Turchia e da quella di 61.000 società turche in Germania.
(Lucio Leante/Ansa)
14.05.2005
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LA CONTRARIETA' DEI
TEDESCHI
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Secondo
un sondaggio il 75 per cento della popolazione germanica non vuole i
turchi nell'Unione Eoropea. Solo un 22% si è dichiarato favorevole. |
Secondo un sondaggio dell'istituto
<Tns Infratest>, il 75% dei tedeschi è contrario all'ingresso della Turchia
nell'Unione europea. Solo il 22% si è dichiarato favorevole. A un anno dallo
storico allargamento della UE a dieci nuovi Paesi dell'Est Europa e del
Mediterraneo, i tedeschi sono ancora divisi: per il 42% la Germania dovrebbe
rivelarsi il paese più avvantaggiato, mentre un altro 43% teme conseguenze
negative, soprattutto in termini di occupazione. (Notizie dal mondo)
14.05.2005
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CONSENSI
IN CADUTA
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Solo
il 60% della popolazione turca favorevole all'entrata in Europa.
Le cause vanno ricercate nel prezzo troppo alto di Bruxelles in
tema di Pkk, Cipro e "genocidio armeno". |
I
consensi della popolazione turca verso l'adesione della Turchia
all'Unione Europea sono in forte ribasso e attualmente si aggirano,
secondo un recente sondaggio commissionato dal partito Akp al Governo,
"poco oltre il 60% mentre solo due anni fa si aggiravano attorno
all'89%-85%.
Lo hanno confermato esponenti del partito Akp confermando il sondaggio
condotto di recente per conto dello stesso Akp e pubblicato dal
quotidiano britannico <Financial Times> secondo cui in quel
sondaggio si sono dichiarati favorevoli all'UE il 63% degli
intervistati.
"Il sondaggio, che indica un favore attuale poco oltre il 60%,
c'è stato e doveva restare riservato, ma è trapelato forse ad opera
di qualche deputato dell'Akp", ha confermato un esponente del
partito del premier Recep Tayyip Erdogan che ha chiesto di restare
anonimo:
Secondo le fonti interpellate, le principali ragioni del calo dell'euroentusiamo
turco starebbero, oltre che nella previsione di un cambiamento di
orientamento nel Governo francese dopo un possibile 'no' al referendum
sulla Costituzione europea previsto il 20 maggio prossimo, soprattutto
negli "alti prezzi" che Bruxelles starebbe esigendo da
Ankara in tema di concessioni alle richieste del Pkk, di
riconoscimernto della Repubblica di Cipro e di riconoscimento del
"genocidio degli armeni". (Ansa)
14.05.2005
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"RELAZIONI
POLITICHE"
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Il
Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan intenzionato a
costruire una piattaforma di riavvicinamento con la vicina
Armenia pur rimando fermo sulla intransigenza circa il rifiuto
da parte di Ankara dell'accusa di genocidio. |
Il
Governo turco di Recep Tayyip Erdogan è intenzionato a costruire
"relazioni politiche" con l'Armenia, repubblica ex
sovietica confinante con la quale la Turchia ha in piedi
antiche vertenze territoriali e storiche. Ankara ruppe le
relazioni diplomatiche con Erevan nel 1993, quale risposta
all'occupazione armena di un territorio dell'Azebaycan, altra
repubblica ex sovietica, popolata dall'etnia azera, turcofona e
appartenente al gruppo turchesco.
Ankara respinge inoltre con sdegno l'accusa di genocidio di
un milione e mezzo di armeni, perpetrato durante la I° Guerra
Mondiale sotto l'Impero ottomano. La versione che il Governo turco
contrappone alla denuncia armena di genocidio parla
invece di una guerra che uccise ancora di più turchi che armeni.
Le accuse di genocidio, anche se i fatti contestati risalgono a
quasi un secolo fa, rischiano tuttavia di danneggiare il tentativo
di Ankara di convincere i Governi europei ad accettare la Turchia
nell'Unione Europea. (take Agi)
14.05.2005
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LA CAMPAGNA CONTRO
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Ankara
intenzionata a contrastare gli appelli provenienti dall'Europa circa il
riconoscimento del "genocidio armeno". "E' necessario uno
sforzo generale per smascherare le menzogne", ha sottolineato il
ministro della Giustizia Cemil Cicek. |
Il Governo turco ha annunciato una campagna destinata a contrastare gli appelli
perché venga riconosciuto come "genocidio" il massacro di armeni
fatto dai turchi ottomani e chiede alle istituzioni pubbliche e alla società
civile turca di applicarsi in tal senso.
Il Governo giudica "inevitabile che tutte le istituzioni dello Stato e le
organizzazioni non governative, tutte (lavorino) per rifiutare queste accuse
senza fondamento nel mondo intero", ha dichiarato il ministro della
Giustizia Cemil Cicek alla fine di un Consiglio dei Ministri,
"Non c'è stato un genocidio". E' necessario uno sforzo generale per
smascherare le menzogne di coloro che dicono che c'è stato...", ha detto
Cicek che portavoce del Governo.
Il Governo turco sta studiando le strategie da adottare per combattere la tesi
del genocidio, tesi difesa dagli armeni i quali affermano che un 1.5 milioni di
loro sono stati uccisi nel corso di massacri organizzati tra il 1915-17 dal
potere ottomano.
La Turchia respinge categoricamente la tesi del genocidio affermando che si
trattò di una repressione in un contesto di guerra civile dove gli armeni si
erano alleati alle truppe russe che avevano invaso l'Impero oottomano. Ankara
stima che non più di 300 mila furono gli armeni uccisi nell'occasione. (take Ansa-Afp)
14.05.2005
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"L'IMPOSSIBILE
VOLO"
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E'
ultima fatica di Louis de Berniéres, l'autore de "Il mandolino del
capitano Corelli". Una storia lunga venticinque anni, fatta da
turchi, greci ed armeni attorno ai quali si muove la figura maestosa di
Mustafa Kemal Ataturk. La guerra intesa come la rovina della pace
e dell'amore tra le genti. Un'ampiezza di respiro molto rara. |
"Eskibahçe è un
tranquillo paese dell'Anatolia, adagiato sul fianco di una collina e popolato
da personaggi un po' strani: Iskander il Vasaio, Philothei la Bella, Ibrahim
il Folle, Drosoula la Brutta, il Cane, Ali il Portatore di Ghiaccio e molti
altri. Ognuno ha una storia da raccontare, che si intreccia indissolubilmente
con quella degli altri. Lì greci, turchi, armeni trascorrono in pace la
propria semplice quotidianità e si chiamano "infedeli" a vicenda,
ma con il sorriso sulle labbra. Sono soprattutto greci e turchi a vivere in
armonia, a tal punto che mischiano con fiducia le credenze gli uni degli
altri, perché non si sa mai...
E poi c'è l'amore, che per alcuni, come Philothei e Ibrahim, sboccia fin
dall'infanzia senza mai essere colto davvero, e che per altri, come Rusten
bey, l'agha, non può avere un solo volto. E' l'impero ottomano a tenere tutti
uniti sotto un'unica bandiera, e sarà sempre l'impero ottomano, con le sue
guerre, la sua decadenza e il suo uomo del destino Mustafa Kemal Ataturk, a
innescare ovunque la violenza incontrollabile che raggiungerà anche il paese
sul fianco della collina. Alcuni abitanti della città saranno allontanati
dalle loro case, uccisi, deportato o mandati al fronte, mentre altri
rimarranno, ma le guerre e gli eventi li avranno così segnati che si
sentiranno chi ad un passo dalla morte, chi nel limbo della pazzia. E quando
di Eskibahçe non rimarranno che i segni della decadenza, qualcuno si
ricorderà che un tempo lì vivevano uomini di fede diversa ma capaci di stare
insieme a lungo e in pace....".
608 pagine, il nuovo libro dell'inglese Louis de Bernières,
"L'impossibile volo", narra venticinque anni di storia turca dove a
fare da guida è la figura storica di Ataturk l'eroe destinato ad essere il
primo presidente della Repubblica dopo la caduta dell'Impero ottomano.
L'autore de "Il mandolino del capitano Corelli" ha saputo infondere
nella sua ultima fatica, dall'ampiezza di respiro molto rara, un pathos
particolare che è anche un atto di accusa contro tutte le guerre. Ma gli
armeni? Ci fu o non ci fu il genocidio?
De Bernières parla di massacro. "Accadde sotto un altro regime, sotto
l'Impero ottomano - confessa in un intervista rilasciata a Ranieri Polese
inviato del <Corriere della Sera> - Io penso che non si possono
condannare i turchi di oggi con quello che avvenne allora; così come sarebbe
assurdo condannare i tedeschi del 2005 per l'Olocausto, gli italiani di ora
per i gas usati nella guerra di Etiopia ed i francesi di oggi per le atrocità
in Algeria. Sì, il massacro ci fu. Si discute sulle cifre, gli armeni parlano
di un milione e mezzo di vittime, senz'altro furono alcune centinaia di
migliaia. Nel maggio del 1915 il ministro della guerra Enver Pasha ordinò la
deportazione degli armeni verso l'interno dell'Anatolia. Temeva, disse,
che rimanendo dietro le linee potessero diventare pericolosi, in nome delle
loro aspirazioni d dei loro legami con la Russia. Certo, quell'operazione di
<disboscamento> si tradusse in una marcia verso la morte. Senza cibo né
acqua, nessuno che li difendeva da bande di predoni (per lo più curde, ndr).
Quei pochi che ci arrivano, morivano di fame di stenti....".
Da qui al genocidio però ce ne passa.
Ugo Guanda Editore in Parma. Prezzo. 18,00 euro.
14.05.2005
NUOVE
TENSIONI TRA BERNA ED ANKARA
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L'inchiesta avviata dalla magistratura di Winterthur contro un noto
storico turco per negazione del genocidio armeno provoca
l'irritazione di Ankara. In passato, la stessa questione aveva già provocato tensioni fra i
due Paesi. Nel 2003, infatti, la Turchia aveva criticato la
decisione del Consiglio Nazionale di riconoscere il genocidio.
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Il periodo di
"idillio" fra Svizzera e Turchia è durato poco. A riaccendere le
tensioni è ancora una volta la questione armena, in merito alla
quale i due Paesi hanno opinioni divergenti.
Il "casus belli" in questo caso è un'inchiesta preliminare
avviata dalla magistratura di Winterthur - nel Canton Zurigo -
contro lo storico Yusuf Halacoglu per presunta negazione del
genocidio armeno.
Irritato, il ministero degli esteri turco ha convocato
l'ambasciatore svizzero, mentre l'ambasciatore turco a Berna ha
protestato presso il Consiglio federale.
Le assicurazioni elvetiche sembrano però aver calmato le acque.
Opinioni divergenti
I primi dissapori diplomatici fra Berna e
Ankara erano nati nel 2003, quando la Camera bassa del Parlamento svizzero
aveva riconosciuto il genocidio armeno. A livello cantonale, anche Ginevra e
il Canton Vaud hanno riconosciuto il genocidio. Decisioni che il governo
turco aveva giudicato "inadeguate".
Durante il viaggio ufficiale che la consigliera federale Micheline Calmy-Rey
ha effettuato lo scorso mese di marzo in Turchia, le tensioni si erano però
allentate. Pur rimanendo fermi sulle loro posizioni divergenti, la ministra
degli esteri elvetica e il suo omologo turco Abdullah Gül erano riusciti a
trovare un accordo sulla necessità di affrontare una ricerca storica per
appurare cosa sia realmente accaduto fra il 1915 e il 1918.
Ma la decisione del Procuratore di Winterthur, Adrej Gnehm, di avviare
un'indagine in seguito a una relazione tenuta da Halacoglu il 2 maggio
2004 nella vecchia caserma cittadina davanti a un'associazione turca, ha
fatto rinascere le tensioni fra i due Paesi.
Durante il suo pubblico intervento, lo storico turco avrebbe nuovamente
negato il genocidio armeno.
Discriminazione razziale o libertà
d'opinione?
Halacoglu è uno dei più illustri difensori delle tesi turche sui fatti
accaduti fra il 1915 e il 1918. A lui il governo di Ankara ha recentemente
fatto capo nell'ambito di un dibattito parlamentare sulla questione.
Secondo lo storico non c'è stato genocidio degli armeni, ma soltanto
deportazioni, che a loro volta sono state una reazione delle autorità alla
ribellione di questo popolo durante la Prima guerra mondiale.
Causa principale di morte fra gli armeni, a suo avviso, sarebbe stata la
precaria situazione dei rifornimenti durante il conflitto. Lo storico
sostiene d'altro canto che ci furono anche molti musulmani uccisi da armeni
(di religione cristiana).
Il procuratore zurighese ha ricordato che disconoscere, minimizzare o
giustificare un genocidio è un reato che il codice penale svizzero prevede
di perseguire d'ufficio, ragione per cui ha dovuto promuovere un'indagine.
Dopo aver chiesto informazioni su Halacoglu, Gnehm vorrebbe interrogarlo,
direttamente o per iscritto, in modo che possa prendere posizione. Solo in
seguito deciderà se formalizzare il procedimento per discriminazione
razziale o archiviare il caso.
Numerose proteste
L'ambasciata svizzera ad Ankara ha
smentito le notizie apparse sulla stampa turca secondo cui la magistratura
elvetica avrebbe spiccato un mandato di cattura internazionale contro
Halacoglu.
Secondo la missione diplomatica, la procura della Svizzera tedesca ha
semplicemente chiesto via Interpol maggiori informazioni sullo storico.
L'informazione è stata poi confermata a Berna da Folco Galli, portavoce
dell'Ufficio federale di giustizia.
Il ministro degli esteri turco Abdullah Gül, come pure storici e personalità
di spicco della comunità armena in Turchia, hanno manifestato via stampa la
loro disapprovazione.
"Protestiamo. Le autorità elvetiche stanno facendo un grave errore", ha
detto il ministro degli esteri turco al quotidiano <Hürriyet>, accusando
la Svizzera di violare, con questo mancato rispetto dalla libertà di
opinione, i valori fondamentali europei.
Anche il noto giornalista turco-armeno Hrant Dink ha deplorato l'azione
giudiziaria elvetica. Lo stesso hanno fatto altri giornalisti e storici che
si sono occupati dei massacri commessi dai turchi contro gli armeni durante
la Prima guerra mondiale.
Turchia rassicurata
Già la scorsa settimana, il ministero
degli esteri turco ha indicato di aver convocato l'ambasciatore elvetico
Walter Gyger mentre l'omologo turco è intervenuto a Berna presso il governo
svizzero.
"Le autorità elvetiche si sono mostrate pienamente disposte a cooperare",
ha detto un portavoce del ministero ad Ankara.
Il governo turco - ha aggiunto il portavoce - si è tranquillizzato dopo le
spiegazioni svizzere sulla semplice inchiesta preliminare e sull'assenza di
un mandato di cattura internazionale contro Halacoglu, di modo che lo
studioso, presidente della Società turca di storia, rimane libero di
viaggiare all'estero".
In conclusione, il portavoce turco ha sottolineato che sugli sviluppi del
caso e per "risolvere il problema" è stata decisa una stretta
cooperazione tra i due Stati. (SwissInfo)
14.05.2005
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GARANZIA DI
PACE IN MO
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La
visita del premier turco Recep Tayyp Erdogan in Israele ha
riavvicinato molto Ankara con Tel Aviv. Conclusione di un
accordo con l'industria militare israeliana per
l'ammodernamento di aerei da combattimento turchi. La condanna
dell'antisemitismo. |
Il premier turco
Recep Tayyip Erdogan, recentemente in visita in Israele, ha detto che il suo Paese ha contribuito e intende
contribuire anche in futuro alla stabilità in Medio Oriente.
"La Turchia - ha sottolineato - è stata anche una garanzia di pace regionale e
continuerà a esserlo in futuro".
Israele e Turchia, ha riferito un comunicato diffuso dall' ufficio del
presidente Moshe Katzav a Gerusalemme, a conclusione di un colloquio con
Erdogan, possono cooperare sia "nella comune lotta contro il
terrorismo" sia "nel processo di stabilizzazione in corso in Medio
Oriente per il bene di tutti i popoli della regione".
Erdogan ha esortato Israele ad aiutare il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud
Abbas), "dando prova di pazienza e evitando di premere su di lui fino a
quando non avrà sufficientemente consolidato la sua autorità per poter
onorare i suoi impegni".
La stampa israeliana ha riferito che nel corso della visita è stata annunciata la conclusione di un accordo con l' industria militare israeliana
concernente l' ammodernamento di aerei da combattimento turchi, per un importo
stimato in 400-500 milioni di dollari. La Turchia inoltre avrebbe già firmato
un ingente contratto per l'acquisto di aerei da ricognizione senza pilota.La
visita del premier turco sembra dare una svolta positiva alle relazioni tra i
due Paesi che hanno conosciuto momenti di forte tensione, in particolare dopo
le apre critiche che Erdogan aveva rivolto alla politica israeliana di
repressione dell' intifada palestinese, paragonata a "terrorismo di
Stato".
Erdogan, che durante la visita aveva visitato il mausoleo dell' Olocausto Yad Vashem, ha dichiarato
che il partito islamico del quale egli è il leader "condanna l'
antisemitismo, che è un crimine contro l' umanità. È ciò che pensavano i
miei antenati, è ciò che dice la mia religione e noi turchi ci siamo sempre
comportati di conseguenza".(Ticin@nline)
14.05.2005
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DISPOSTI AD UNA RIPRESA
DEL NEGOZIATO
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L'incontro
a Mosca tra il premier turco Recep Tayyip Erdogan, il presidente
greco-cipriota Tassos Papadopulos e il Segretario generale dell'Onu Kofi
Annan è stato l'incipit per riaffrontare la spinosa questione. |
Il negoziato per una sistemazione concordata dell'isola di Cipro potrebbe
riprendere presto. Lo si deduce dal fatto che il premier turco Recep Tayyip
Erdogan ha affermato che sia il presidente greco-cipriota Tassos Papadopulos sia
il segretario generale dell'Onu Kofi Annan "sono entrambi disponibili a
riprendere il negoziato".
Erdogan è reduce dalle celebrazioni del 60/mo anniversario ella vittoria
alleata nella seconda guerra mondiale, svoltesi a Mosca, dove ha incontrato
ripetutamente per tre giorni sia Papadopulos sia Annan. Rivedrà quest'ultimo
nuovamente nel corso della sua visita privata negli Usa ai primi di giugno, in
occasione della quale sarà ricevuto anche dal presidente americano (il quale
ha accettato di incontrarlo "solo per mezz'ora", lamenta la stampa
turca).
Il negoziato tra ciprioti greci e turchi, con il patrocinio di Annan, è
naufragato l'ano scorso dopo che il referendum sul piano di riunificazione
predisposto da quest'ultimo fu bocciato per l'opposizione della parte greca di
Cipro, nonostante che fosse passato nella parte turca ed appoggiato da Ankara.
Ankara teme che la mancata soluzione della questione cipriota possa indurre la
Repubblica di Cipro (che dal 1° maggio del 22004 è membro dell'UE e che
riconosciuta dall'Onu come rappresentante dell'intera isola) a porre il veto
sull'adesione della Turchia all'UE. D'altra parte, l'UE ha chiesto alla
Turchia (che riconosce solo la Repubblica turca di Cipro Nord) di riconoscere
implicitamente la Repubblica di Cipro firmando prima del 3 ottobre (data di
inizio del negoziato di adesione della Turchia all'UE) il protocollo di
estensione del Trattato di unione doganale del 1996 tra la Turchia e l'UE.
Tuttavia, i diplomatici europei ad Ankara dubitano che prima del 3 ottobre ci
possa essere una soluzione della questione cipriota, a cui Ankara condiziona
un riconoscimento della Repubblica di Cipro.
A Cipro Nord stazionano circa 30 mila soldati turchi dall'estate del 1974
quando un intervento militare turco pose fine ad un colpo di stato dei
nazionalisti greco-ciprioti che, con l'appoggio del regime dei colonnelli al
Governo di Atene, miravano all'annessione (enosis) dell'isola alla
"madrepatria greca". (Ansa)
14.05.2005
"ABBIAMO
SBAGLIATO A DIRE NO"
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Il quotidiano turco
<Radikal> propone ogni giorno ai suoi lettori traduzioni di articoli dalla
stampa estera. Nei giorni scorsi ha pubblicato un articolo tratto dal
greco <To Vima> sulla questione cipriota, una riflessione critica sulle
ultime vicende dell'isola entrata divisa nell'Unione Europea.
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Un anno dopo il
referendum del 24 aprile 2004, anche non volendo, a Cipro ci si trova davanti
ad alcuni interrogativi. Quali sarebbero state le conseguenze pratiche se
avessimo detto si al referendum relativo al Piano Annan? A quale punto ci
troviamo ora, dopo l'approvazione dei turco-ciprioti ed il rifiuto dei greci?
Cosa è necessario fare per arrivare nel più breve lasso di tempo possibile
ad una soluzione che preveda una federazione tra le due parti e le due società
dell'isola?
Se il Piano Annan fosse stato accettato, ad un anno di distanza la situazione
sarebbe stata la seguente:
Struttura costituzionale:
Dopo un breve periodo di transizione il 13 giugno 2004 si sarebbero tenute le
elezioni per i rappresentanti dei due stati federali, dei senatori e dei
rappresentanti all'Unione Europea. Immediatamente dopo sarebbe stato eletto un
parlamento federale ed un consiglio dei ministri composto da otto membri, il
cui mandato sarebbe stato di cinque anni. Nel primo quinquennio, ogni dieci
mesi a turno un greco ed un turco avrebbero avuto la presidenza di questo
consiglio dei ministri.
Restituzione delle terre:
Da parte turca sarebbero state gradualmente restituite le terre alla parte
greca.
Rientro dei profughi:
Entro due anni sarebbero cominciati a rientrare nelle loro case ventimila
greco-ciprioti e nello stesso tempo si sarebbe cominciato il graduale rientro
dei greco-ciprioti che si trovano sotto l'amministrazione turca.
Il destino degli immigrati dalla
Turchia: Sarebbero
rimasti sull'isola tra 60.000 e 120.000 immigrati, gli altri sarebbero stati
costretti ad fare ritorno in Turchia, magari valutando anche la possibilità
di dar loro un sostegno economico. E soprattutto si sarebbe arrestato il
flusso incontrollato di immigrati.
Ritiro dei militari
turchi: Entro i primi 12
mesi i militari turchi sarebbero passati da 40.000 a 20.000. Entro il 2006
altri 16.000 militari turchi avrebbero abbandonato l'isola.
Le proprietà:
I greco-ciprioti avrebbero ottenuto il diritto di riprendersi le case nei
villaggi o nelle città. I greco ciprioti in un periodo tra i tre ed i cinque
anni avrebbero riavuto indietro un terzo delle terre nella zona turca. Ogni
proprietario avrebbe ottenuto un risarcimento per le proprietà non
restituite... I greco-ciprioti avrebbero ottenuto un'autonomia senza
condizioni nei quattro villaggi della regione di Karpaz.
Sviluppo economico:
Si sarebbero create le condizioni per una cooperazione economica tra le
due parti in tutti i settori.
Invece il rifiuto dei greco-ciprioti ha prodotto delle condizioni svantaggiose
che rappresentano la ragione che complica la situazione della parte greca. Le
conseguenze delle elezioni del 17 aprile e la vittoria di Talat come leader
della società turco-cipriota indicano la fine dell'era Denktash e permettono
di non mettere più sotto accusa la Turchia, perché era Denktash il simbolo
della situazione di stallo. Il fatto che ora sia Talat alla testa dei
turco-ciprioti ha modificato la situazione. La parte greca ora deve valutare
con molta attenzione la risorsa Talat e deve prendere quanto prima iniziative
per arrivare ad una soluzione. Per queste ragioni la parte greca deve:
- Chiarire al più presto se accetta o rifiuta una soluzione come la
federazione tra "due stati e due società" nel quadro del Piano
Annan
- Rispondere al più presto all'invito del Segretario Generale delle Nazioni
Unite e mettere sul tavolo le modifiche del Piano Annan che desidera.
- Proporre un calendario realistico per le trattative.
Tutti questi elementi sono legati alla condizione che entrambe le società
accettino la soluzione. Si evidenzia con chiarezza che il tempo inutilmente
trascorso dopo il referendum non ha lavorato a favore dei greco-ciprioti.
Al contrario riduce la possibilità di una trattativa, rende più complicata e
rafforza l'occupazione. (Filippos Savvidis/To
Vima - traduzione di Fabio Salomoni/http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/4205/1/51/
14.05.2005
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NAVE ELLENICA CON BANDIERA
TURCO-CIPRIOTA
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Secondo
il giornale <Yeni Duzen>, il mercantile <Aegean Sun> è
entrata nel porto di Famagosta con le odiate insegne del Governo Talat.
Aperta subito una inchiesta dal Governo greco e da Nicosia. |
Il Governo greco e quello cipriota stano esaminando informazioni secondo le
quali una nave mercantile di proprietà ellenica è giunta nel porto di
Famagosta, nella zona cipriota sotto controllo turco, alzando la
bandiera della Repubblica cipriota del Nord, riconosciuta solo da
Ankara.
Come sostiene il quotidiano turco-ciriota <Yeni Duzen>, la nave
mercantile <Aegean Sun> è arrivata nel porto di Famagosta trasportando
216 auto provenienti dalla Gran Bretagna.
La nave, che batte bandiera greca, aveva iniziato il suo viaggio a metà
aprile dalla Gran Bretagna arrivando a Famagosta. Secondo il giornale, quando
la nave ha voluto entrare in porto, al capitano è stato chiesto di alzare la
bandiera della Repubblica cipriota del Nord per ottenere il permesso di
entrata, ed egli l'ha consentito. Sempre secondo il quotidiano non è la prima
volta che una nave greca arriva a Famagosta, ma è la prima che l'equipaggio
(19 marinai più il capitano) è tutto composto da greci.
La reazione del ministero della Marina mercantile greca è stata immediata. Il
ministro Manolis kefalojannis, per questione di interesse nazionale, ha
ordinato di iniziare subito un'indagine, chiedendo le più rigorose pene
previste dal Codice navale per l'azienda proprietaria della nave e per il
capitano.
Secondo un comunicato del ministero, è stato chiesto immediatamente a
quest'ultimo di raggiungere un porto greco, dove la sua licenza di navigazione
sarà ritirata, finché il consiglio disciplinare del ministerro della Marina
non deciderà sulla liceità del suo comportamento.
Sempre secondo il comunicato del ministero, navi greche che non servono gli
interessi nazionali non sono degne di issare la bandiera ellenica. Ed in più,
si ricorda gli ordini dati nel 1980 e nel 1983 secondo i quali le navi greche
non possono raggiungere i porti nella zona Nord di Cipro, dal 11974 sotto il
controllo della Turchia. (Ansa)
14.05.2005
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PKK NELLA LISTA NERA
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Washington
si è finalmente decisa a definire il Partito dei lavoratori curdi una organizzazione terroristica. Il rapporto <Global Terrorism>
parla di 4/5 mila militanti, buona parte dei quali operativi in Irak. |
Il Partito dei lavoratori curdi (Pkk)
è stato inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche, stilata come
ogni anno dal Dipartimento di Stato americano. Lo ha riferito la televisione
turca <Ntv>, precisando che nel rapporto si fa riferimento alla guerriglia
intrapresa dai sostenitori del Pkk per la creazione di uno Stato curdo compreso
tra la Turchia sud-orientale, l'Iral settentrionale ed alcuni territori della
Siria e dell'Iran.
L'organizzazione - si legge nel rapporto <Global Terrorism> - ha tra i 4
mila ed i 5 mila militanti, la maggior parte dei quali operativi in Irak. La sua
azione è mirata a colpire le forze di sicurezza turche, funzionari locali e
semplici cittadini che si oppongono al progetto di uno Stato curdo. Nl 1984 il
Pkk ha avviato una campagna armata contro il Governo di Ankara che ha messo
al bando l'organizzazione ed arrestato il suo leader Abdullah Ocalan, noto
come <Apo> (padre), nel 1999. Nel rapporto si sottolinea infine come
l'organizzazione sia sostenuta e finanziata dalla Siria, dall'Irak e dall'Iran.
(Adnkronos/Xin)
14.05.2005
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LA CONDANNA DI STRASBURGO
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Secondo
la Corte europea per i Diritti dell'uomo, Abdullah Ocalan non
avrebbe avuto nel 1999 un processo equo. |
Il capo separatista
curdo Abdullah Ocalan nel 1999, quando fu condannato a morte (pena
commutata poi nell'ergastolo, ndr), non ebbe un equo processo. Lo ha
stabilito la Corte europea per i Diritti dell'uomo che ha con dannato la
Turchia ritenendo che il tribunale "non sia stato indipendente ed
imparziale".
La Corte di Strasburgo ha così confermato un primo giudizio, pronunciato
nel marzo 2003, di condanna della Turchia per violazione di tre articoli
della Convenzione europea dei Diritti dell'uomo.
Secondo i giudici di Strasburgo, la Corte di Sicurezza dello Stato della
Turchia non giudicò Ocallan con "imparzialità ed indipendenza"
per la presenza di un magistrato militare. Inoltre la condanna a morte del
capo turco fu pronunciata alla fine di un processo che violò l'articolo
della convenzione che proibisce la tortura. (Ansa)
14.05.2005
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ANKARA
RISPETTERA' LA SENTENZA
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La
Turchia "farà ciò che deve fare", ha dichiarato il
ministro della Giustizia Cemil Cecik in merito al caso Ocalan. |
La
Turchia "rispetta i principi dello stato di diritto" e
"farà ciò che deve fare" per rispettare la sentenza della
Corte dei Diritti umani di Strasburgo che chiede ad Ankara un nuovo
processo per il leader del pkk, Abdullah Ocalan, ora all'ergastolo nel
carcere turco di Imrali. Lo ha dichiarato alla Tv di Stato <Trt> il
portavoce del Governo, il ministro della Giustizia Cemil Cecik.
Anche il vicepresidente del Partito <Giustizia e Sviluppo> (Akp,
attualmente al Governo), Mehmet Firat, ha lasciato intendere che il
partito del premier Recep Tayyip Erdogan non ostacolerà la celebrazione
di un nuovo processo, come richiesto dalla Corte europea. (Ansa)
14.05.2005
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ANKARA
PRENDE TEMPO
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Sulla
vicenda Ocalan, infatti, non rinuncia a dare battaglia in sede
di Consiglio d'Europa. L'ira dei militari turchi che hanno
fatto sentire la loro attraverso il numero due delle Forze
Armate, generale Ilker Bashbug, |
Ankara non
dice 'no' ad un nuovo processo al leader del Pkk, Abdullah Ocalan,
chiestole dalla Corte dei Diritti dell'uomo di Strasburgo, ma prende
tempo. Essa vuole, infatti, che la procedura per arrivarci sia
completamente esperita e non rinuncia a dare battaglia in sede di
Consiglio d'Europa e sottolinea che la decisione finale sarà presa
dalla magistratura turca, nella sua indipendenza.
E' questo, in sintesi, l'atteggiamento delle autorità di Governo
turche, dopo l'arrivo ad Ankara della non inattesa notizia del
verdetto di Strasburgo, che ha dichiarato "non regolare"
il primo processo ad Ocalan soprattutto perché quest'ultimo non
avrebbe avuto accesso ad una difesa completa. Il prendere tempo di
Ankara trova una spiegazione nel fatto che occorre tempo per fare
accettare la non inattesa decisione di Strasburgo alla popolazione
turca (in prima linea gli ambienti militari e nazionalisti) che
sente come un'arbitraria imposizione europea un nuovo processo ad
Ocalan, un uomo considerato responsabile della morte di circa 35
mila persone in 15 anni (1984-1999) di lotta armata e che la stessa
Unione europea considera il capo di una organizzazione inclusa nella
sua "lista nera" delle organizzazioni terroristiche.
"Il Governo turco mira a spostare l'inizio di un nuovo processo
sicuramente a dopo l'inizio del negoziato di adesione all'UE,
previsto per il 3 ottobre", dice un funzionario turco,
aggiungendo che sarà allora più facile fare digerire della feroce
lotta armata terrorista del Pkk sono ancora aperte.
Nelle loro dichiarazioni i due principali leader del Governo e del
partito di maggioranza Akp, il premier Recep Tayyip Erdogan e il suo
vice e ministro degli Esteri, Abdullah Gul, hanno sottolineato
infatti due concetti: il primo è che "il caso sarà
discusso al Comitato ministerile del Consiglio d'Europa", la
massima istanza politica europea in tema di diritti umani di cui la
Turchia fa parte; ed il secondo è che "la decisione finale
sarà presa dalla magistratura turca" con una procedura
regolare che non esclude la richiesta da parte del tribunale di un
parere preventivo alla Corte costituzionale.
Il Comitato ministeriale del Consiglio d'Europa si riunisce una
volta l'anno, anche se ogni mese c'è una riunione a livello di
delegati. E in quest'ultima sede si prevede che la Turchia sarà
battaglia perché la questione sia affrontata personalmente dai
ministri. Quanto alla procedura giudiziaria interna turca, che
comincerebbe comunque dopo quella al Consiglio d'Europa, essa potrà
prendere il tempo necessario.
"La decisione della Corte di Strasburgo si riferisce solo alla
procedura e non alla sostanza del caso", ha dichiarato Erdogan.
"L'opinione pubblica turca - ha continuato - ha già condannato
Ocalan e per noi il caso è chiuso. Se l'opinione pubblica mondiale
vuole in riesame del caso noi possiamo solo dire che la magistratura
in Turchia è indipendente e che la Repubblica turca è uno Stato di
diritto".
"Problemi secondari non possono cambiare il nostro obiettivo di
aderire all'Unione Europea, né distruggere la nostra unità
nazionale", ha poi concluso Erdogan.
"La richiesta di Strasburgo sarà esaminata dalla Turchia alla
luce della Costituzione e degli accordi internazionali firmati dalla
Turchia stessa. A tal fine essa sarà sottoposta al Comitato
ministeriale del Consiglio d'Europa", gli ha fatto eco il
vice-premier Gul.
Le razioni dei militari sono state dure: "Le Forze Armate
turche hanno perso molti uomini nella lotta contro l'organizzazione
terroristica Pkk. Nessuno può attendersi che essi rimangano
imparziali", ha tuonato il generale Ilker Bashbug, numero due
dei potenti militari turchi.
Sul lato opposto le reazioni dei nazionalisti curdi sono state
entusiaste: "Io spero che il verdetto di Strasburgo
contribuirà alla democratizzazione della Turchia", ha
dichiarato il sindaco di Diyarbakir, Osman Baydemir.
Tuttavia, tra gli osservatori occidentali ad Ankara prevale
l'impressione che il verdetto di Strasburgo intensificherà la
sensazione diffusa in Turchia di pressioni europee sui punti dolenti
della sensibilità nazionale turca e che circoli europei contrari
all'adesione dell'UE stiano usando la questione curda e persino
quella di un capo terrorista riconosciuto come grimaldello per
giocare il nazionalismo tur co contro l'euro-entusiasmo dei turchi.
Quest'ultimo peraltro da' già segni di forte cedimento e, secondo
in sondaggio, i turchi favorevoli all'UE sono scesi in soli due anni
dall'85% al 63%. (Lucio Leante/Ansa)
14.05.2005
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IL TESORO DI
SADDAM
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Si
parla di un miliardo di dollari che sarebbero nascosti in Turchia
depositati su due banche locali. Il trasferimento dell'ingente somma
grazie ad un accordo tra il Governo di Ankara e l'allora Governo dell'ex
rais. |
Sarebbe
nascosto in Turchia il tesoro di Saddam Hussein. Le autorità
locali, infatti, starebbero conducendo una delicata indagine per
scoprire il destino di più di un miliardo di dollari americani
depositati in alcune banche da emissari dell'ex raìs. Un gruppo di
avvocati, delegati dalla famiglia di Saddam, in particolare la
figlia Ragad, hanno fatto domanda di restituzione delle somme
depositate.
Secondo alcune fonti turche, un rappresentante di Ragad, che
attualmente risiede in Giordania, è stato ricevuto da un alto
funzionario del ministero degli Interni turco per conoscere il
destino di un miliardo di dollari depositati su due banche locali.
Il trasferimento delle somme sarebbe avvenuto secondo un accordo tra
il Governo di Ankara e l'allora Governo iracheno di Saddam
Hussein, in cui erano sono stati stabilite i nomi delle persone
autorizzate a gestire i conti.
Anche l'ex braccio destro del raìs, Izzat Al Douri, ancora
ricercato dagli americani, avrebbe contattato le due banche
depositarie dei conti, chiedendo informazioni sui fondi iracheni.
Circa 700 milioni di dollari Usa sarebbero stati già prelevati da
uomini d'affari iracheni, molto probabilmente con la complicità di
"personaggi influenti".
La settimana scorsa alcuni quotidiani arabi avevano pubblicato
stralci di un comunicato firmato da Al Douri, in cui chiedeva ad ex
funzionari del partito Baath di "restituire i fondi affidateli
come pegno ai comandanti sul campo della resistenza",
considerando i trasgressori "traditori che dovranno essere
uccisi". (TgCom)
14.05.2005
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CONFLITTO
ISTITUZIONALE
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E'
in corso in Turchia tra il presidente del Parlamento Bulent
Arinc ed il presidente della Corte costituzionale Mustafa
Bumin sull'intenzione di abolire la Consulta turca.
Rinfocolato il vecchio dibattito sulla laicità dello Stato. |
Un conflitto
istituzionale è in corso tra il presidente del Parlamento turco,
Bulent Arinc ed il presidente della Corte costituzionale, Mustafa
Bumin, dopo che Arinc ha affermato che il Parlamento turco sarebbe
legittimato persino ad abolire la Corte costituzionale, aggiungendo
che quest'ultima "non esiste nei Paesi europei".
"Il Parlamento deve attenersi alle sentenze della Corte
costituzionale" - ha ribattut Bumin ricordando che questa
regola esiste in tutti i paesi democratici. La polemica, che trova
ampio spazio sulle prime pagine dei giornali turchi di ieri mattina,
è cominciata la settimana scorsa quando il presidente della
Consulta aveva avvertito il Parlamento che un'eventuale legge che
abolisse il divieto di portare il velo islamico femminile negli
edifici pubblici e nelle Università sarebbe anticostituzionale e
verrebbe cassata dalla Consulta.
La Costituzione turca è solo in parte modificabile, dato che il suo
preambolo e l'intera sua prima parte, che consta di 5 articoli,
dove si sanciscono tra l'altro il carattere laico, repubblicano e
democratico dello stato turco, nonché il suo orientamento "modernista",
sono dichiarati come "immodificabili". La stampa turca
sottolineava che la polemica ha rinfocolato il vecchio
dibattito sulla laicità dello Stato, di cui il divieto del velo
femminile è in Turchia il più importante simbolo, sfidato
dall'attuale maggioranza al Governo formata dal solo partito di
radici islamiche Akp, (che con il 35% dei voti ha ottenuto una
maggioranza parlamentare del 65% con cui può cambiare la
costituzione) di cui è presidente il premier Tayyip Erdogan.
Il giornale <Vatan> rivolge perciò al presidente del Parlamento Arinc
le seguenti domande retoriche: "Forse che la maggioranza
parlamentare può rinviare di 20 anni le prossime elezioni? Può
introdurre la presidenza a vita? Può forse privare le donne dei
loro diritti politici?". (take Ansa)
14.05.2005
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CRESCE LO SPAZIO DELLE
DONNE
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In
Turchia si fanno largo in ambito religioso, insegnano e predicano l'Islam,
accompagnano gruppi di fedeli alla Mecca e d'ora in avanti ricopriranno
anche l'incarico di vice-mufti vigilando sul "corretto
approccio" dei leader religiosi a tematiche femminili. Il caso di
Zuleyha Seker. |
Le donne turche si fanno largo in
ambito religioso: insegnano e predicano l'Islam, accompagnano gruppi di fedeli
turchi alla Mecca e d'ora in avanti ricopriranno anche l'incarico di vice-mufti,
vigilando sul "corretto approccio" dei leader religiosi a tematiche
femminili. Lo evidenzia il quotidiano americano <Christian Science Monitor>,
che ricorda gli importanti traguardi raggiunti dalle fedeli turche negli ultimi
anni grazie alle decisioni della Diyanet (Direzione Generale degli affari
religiosi di Ankara) di permettere alle donne di guidare i gruppi di fedeli
turchi nei pellegrinaggi alla Mecca.
Per i funzionari di Ankara la decisione di dare maggiore spazio alle donne
dipende dal fatto che la popolazione di sesso femminile è sempre più istruita,
oltre che credente, e chiede quindi il riconoscimento dei propri diritti anche
negli ambienti islamici.
Non a caso le vazies, che sono in prima linea nella battaglia a favore
dei diritti delle donne, vengono ancora considerate "ribelli", soprattutto nelle
aree più remote della Turchia. Come Zuleyha Seker, una delle 400 giovani
predicatrici attive in Turchia. Laureata in teologia, "In quanto vazies, si
batte per il cambiamento; per questo, racconta, viene vista insieme ad altre
come una "rivoluzionaria". Durante i suoi sermoni - rivolti
esclusivamente ad un pubblico femminile -, spiega al <Christian Science
Monitor> lei e le sue colleghe cercano di convincere le donne a non subire
passivamente le violenze domestiche, ancora molto diffuse in Turchia.
"Tentiamo di spiegare in parole semplici che l'Islam non tollera e anzi
deplora i delitti d'onore, e che li considera come il peccato più grande",
dice Zuleyha, che incoraggia ugualmente le fedeli a "leggere di più il
Corano".
In Turchia, quindi, la battaglia per i diritti delle donne passa anche
attraverso gli ambienti islamici, osserva il <Christian Science Monitor>. Anche
s'è l'ottimismo del quotidiano americano non è condiviso da tutti.
Per Pinar Ilkkaracan, responsabile dell'associazione <Women for Women's
Human Rights> (Wwhr) di Ankara il giornale americano fa apparire la
situazione "migliore di quella che è".
Interpellata dall'<Aki-Adnkronos International>, la Ilkkaracan pone l'accento
sulla "discriminazione" che ancora regna negli ambienti
islamici turchi. "Certo, alle donne è consentito organizzare seminari e
insegnare l'Islam alle donne. Ma non possono guidare la preghiera e sono lontane
dall'essere considerate alla pari di un imam", spiega l'attivista, che
ricorda anche che quello di 'vaiza' è in realtà un concetto antico. "Le vazies - sottolinea - esistono da sempre nel nostro Paese. Da noi le donne hanno
sempre insegnato il Corano e l'Islam ad altre donne". "Se la Diyanet -
conclude l'attivista - volesse davvero dare ampio spazio alle donne, e credesse
veramente, come dice, nella parità dei sessi, allora consentirebbe alle fedeli
di guidare anche le preghiere".(fonte Aki-Notizie radicali)
14.05.2005
VIOLENZE IN
FAMIGLIA: PAZZIA O MENO OMERTA'
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Tre
episodi che mettono in evidenza come episodi raccapriccianti,
quasi sempre a sfondo sessual-religioso, non avvengono solo
nelle zone della Turchia orientale ma anche in quelle della
costa mediterranea ritenuta più aperta e tollerante. Uccisa
dal padre ad Antalya perché disonorata. |
La
società turca è impazzita? E' questa la domanda che la stampa
turca si pone sempre più spesso, davanti a fatti, taciuti in
passato, che vengono portati finalmente alla luce dei riflettori
mediatici. Dopo secoli di putibondi ed omertosi silenzi,
testimoniano come la "colonna" della società turca, la
famiglia, alberghi spesso al suo interno violenza e ferocia.
Da ultimo, il giornale <Cumhuriyet> campione del laicismo di
sinistra, sotto il titolo comune "la società è
impazzita" ha raccolto tre recenti episodi particolarmente
raccapriccianti avvenuti non solo nella Turchia orientale (curdofona
e particolarmente tradizionalista e bigotta), ma anche nella Turchia
della costa meridionale mediterranea, ritenuta relativamente più
aperta e tollerante.
Ferocia a Diyarbakir
- R.G, una ragazza di 15 anni di Diyarbakir, già madre di un
bambino, è stata violentata da due fratelli e da due nipoti di suo
marito, che le hanno anche tagliato il naso, buttandolo poi alla
finestra, perché si era rifiutata di prostituirsi come avevano
stabilito i genitori di suo marito: "Se parli ti
uccidiamo", l'avevano avvertita i parenti violentatori, tre dei
quali sono stati arrestati (uno è stato rilasciato, non si sa
perché), dopo che la ragazza ha trovato il coraggio di chiedere
aiuto e protezione alla locale Commissione per i diritti umani.
La ragazza tre anni fa, quando aveva solo 12 anni, era stata
violentata e messa in cinta dall'uomo che poi l'ha dovuta sposare
per "riparazione". Il marito è in prigione dall'anno
scorso per avere violentato un bambino di 7 anni. Secondo gli
inquirenti il marito, benché detenuto, non può però non essere
stato consapevole e connivente con il trattamento riservato dai suoi
fratelli, nipoti, e genitori alla moglie-ragazzina ed, anzi, ne
potrebbe essere il mandante.
La ragazza è ora in ospedale, dove le viene curata la vasta ferita
al naso che la lascerà irrimediabilmente sfregiata ed è guardata a
vista dai suoi parenti.
L'onore di Antalya
- Una sorte ancora peggiore è toccata nella progredita e turistica
Antalya ad un'altra ragazza, Z.G. di 17 anni, che è stata uccisa
dal padre per avere fatto una fuga d'amore con un suo corteggiatore
forse senza nemmeno sapere che quest'ultimo fosse sposato e dopo
essere stata probabilmente da quest'ultimo ingannata. Resasi conto
dell'inganno la ragazza si è lasciata convincere da alcuni
conoscenti che l'hanno rintracciata a tornare nella casa paterna. Il
padre C.G di 42 anni, quando è tornata a casa ed ha visto sua
figlia, non ha avuto la minima esitazione. Ha portato sua figlia in
una stanza, ha chiuso la porta dietro di sé e l'ha uccisa sul posto
con tre coltellate.
Parricidio ad Adana
- Un ragazzo di 17 anni, di Karatash nei pressi di Adana (Turchia
meridionale mediterranea) ha confessato di avere ucciso suo padre
N.A, gettandolo nel fiume Ceyhan con una grossa pietra legata ai
piedi, "perché lo picchiava speso per futili motivi". La
polizia non crede a questo movente e sta ricercando le vere ragioni
del parricidio che potrebbe anche essere di natura patrimoniale.
La violenza familiare nella società turca non è una novità. Ne
sono frequenti vittime giovani donne, anzi spesso ragazzine, e le
motivazioni, siano esse catalogate come "tradizionali" o
"d'onore", sono sempre concentrate sulle loro vicende
private e sessuali, anche nei casi di violenza sessuale subita.
Secondo le organizzazioni di difesa di diritti umani, si verificano
in Turchia ogni anno "alcune centinaia" di delitti
d'onore o tradizionali ai danni di giovani donne, molte dei quali
non vengono mai scoperti come delitti o non vengono riportati dai
giornali.
L'episodio di Diyarbakir della sventurata ragazzina-madre di 15 anni
violentata e sfregiata è in apparenza singolare per il fatto che i
parenti del marito, suoi violentatori, volevano imporle di
prostituirsi, forse per ripagarli del sostentamento che essi
garantivano a lei e al suo bambino, "frutto del peccato",
anche se originato da una violenza subita. Tuttavia, a ben guardare,
non è affatto eccezionale dato che al cuore della mentalità che
origina questa violenza sta infatti, oltre che repressione sessuale
di origine tribale, intesa a prevenire ogni contaminazione esterna
del sangue della famiglia, anche una concezione patrimoniale della
moglie e dei figli.
Porsi la domanda se la società turca stia impazzendo, come fanno
alcuni giornali turchi, rischia, quindi di essere fuorviante, dato
che questa domanda assume una netta valenza antimoderna,quando,
invece, l'origine di queste violenze sembra risiedere nella cieca
obbedienza a regole ancestrali tribali e religiose e perciò molto
antiche e niente affatto effetto della modernità. (Lucio Leante/Ansa)
14.05.2005
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CREDITO
CONCESSO
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La
Turchia avrà dal Fondo Monetario Internazionale la somma di 10
miliardi di $. |
Il Fondo
Monetario Internazionale (Fmi) ha concesso alla Turchia una nuova
linea di credito per un ammontare di 10 miliardi di dollari. Lo ha
annunciato, durante una conferenza stampa Reza Moghadam responsabile
del Fmi per la Turchia.
Moghadam ha reso noto che il Consiglio di Amministrazione
dell'Istituzione finanziaria internazionale ha dato il suo 'sì' al
nuovo credito "diretto a creare le condizioni di una crescita
sostenuta e a creare nuovi posti di lavoro".
L'ultimo credito del Fmi alla Turchia risale al 2002, inseguito alla
grave crisi economica del Paese, ed aveva un valore di 16 miliardi
di dollari. (Ansa)
14.05.2005
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MISSIONE DI AFFARI
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Si
svolgerà ad Izmir dal 23 al 28 giugno. Ad organizzarla la <Promos>,
azienda specializzata della Camera di Commercio di Milano per le attività
internazionali. |
Al fine di creare occasioni di
incontro e nuovi contatti d'affari per le imprese lombarde interessate al
mercato turco, anche attraverso la definizione di un'agenda d'incontri
personalizzata con operatori locali, <Promos>, azienda speciale della Camera di
Commercio di Milano per le attività internazionali organizza una missione
imprenditoriale ad Izmir e Istanbul dal 23 al 28 giugno.
Questo è quanto rende noto l'Ufficio Stampa dell'Ente camerale, aggiungendo
che sono aperte le iscrizioni e che, preferibilmente, le aziende interessate
sono invitate a aderire entro la data del 4 maggio. Per maggiori informazioni:
www.mi.camcom.it.
(Trand.online)
14.05.2005
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TASK FORCE
DI STUDIO DI IMPRENDITORI:
LA TURCHIA TIRA DAVVERO MOLTO BENE
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Dovrà
individuare le opportunità e favorire la presenza delle aziende
alimentari italiane in questo Paese. Ad annunciare la novità il
presidente della <Federalimentare>, Luigi Rossi di Montelera in
occasione del "Seminario imprenditoriale italo-turco" previsto
nell'ambito del <Cibus Med>. L'Anatolia intesa come uno dei più
promettenti mercati per lo sviluppo del Made in Italy. Le variazioni dei
consumi locali. |
Una task force di
imprenditori è stata costituita da <Federalimentare> per individuare
le opportunità e favorire la presenza delle aziende alimentari
italiane in Turchia. Lo ha annunciato a Bari il
presidente di <Federalimentare>, Luigi Rossi di Monetelera, in
occasione del "Seminario imprenditoriale italo-turco" previsto
nell'ambito del <Cibus Med>.
Primo obiettivo della task force, si legge in una nota di <Federalimentare>, sarà la preparazione della missione
imprenditoriale in Turchia che <Confindustria> coordinerà in
concomitanza della visita di Stato del Presidente della Repubblica,
Carlo Azeglio Ciampi, prevista per il prossimo novembre.
"La Turchia rappresenta - ha dichiarato Rossi di Montelera -
insieme a tutta l'area mediterranea uno dei più promettenti mercati
per lo sviluppo del Made in Italy alimentare nel mondo".
Secondo la federazione, che fa capo a <Confindustria>, i fattori che
determinano l'interesse nei confronti della Turchia e del suo
mercato vanno dalla forte apertura al commercio estero al percorso
di risanamento e rilancio della sua economia (l'inflazione è
passata dal 70% del 2001 al 12% del 2004). Dal ruolo che l'Italia già
ricopre nell'ambito dei Paesi della Comunità Europea
nell'interscambio con la Turchia (l'Italia con l'8,6% è il secondo
partner in assoluto, subito dopo la Germania) al rapporto
valuta-quantità e al conseguente processo di apprezzamento
dell'export nazionale sul mercato turco (che solo nel 2004 è
cresciuto del 14%).
A ciò si aggiunge, conclude la nota, "un motivo specifico per
il settore alimentare", così sintetizzato nel dossier del ministero degli
Affari Esteri italiano e dell'Ice: "le
variazioni nei consumi locali in campo alimentare, derivanti dalle
mutate abitudini di vita, rendono questo mercato sempre più
interessante per l'Italia". (ApCom)
14.05.2005
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PERCHE' I
RISPARMIATORI GUARDANO ORA
PER I BOND AL DI LA' DEL MEDITERRANEO
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Il
fatto che l'economia turca stia andando bene, non solo, ma che il Paese
anatolico sia meno rischioso di Brasile, Argentina e Venezuela, sta
tirando da questa parte per puntare il denaro. Il differenziale turco si
attesta a 317 basis point. Cioè i titoli a dieci anni turchi rendono 3.17
punti in più rispetto agli americani. |
Certo l'effetto dei tango bond aleggia
ancora come un fantasma sui mercati emergenti. Anche perché, è storia
recentissima, il Governo argentino ci ha riprovato ottenendo anche un buon
successo di domanda.
Insomma, provate a chiedere ai 450 mila risparmiatori italiani gabbati dalle
obbligazioni argentine. Sicuramente la risposta non sarà delle più
propositive. Resta, però, il fatto che in Paesi come quelli sudamericani,
dell'Est Europa o asiatici è bene distinguere i singoli casi perché si
potrebbero anche cogliere delle opportunità con buoni rendimenti e rischi non
eccessivi.
Non sono pochi, infatti, gli analisti che hanno leggermente spostato le loro
prospettive passando dal mercato sudamericano, storicamente, avvezzo a regalare
cedole a doppia cifra, alle nuove opportunità anche europee.
E' così che una delle economia a maggior crescita come quella turca suscita
le attenzioni di non poche case di investimento. Nel 2004, infatti, il prodotto
interno lordo della Turchia è cresciuto del 10%, mentre anche l'inflazione
sembra rallentare.
Del resto le agenzie di rating che monitorano la situazione restano tranquille e
soprattutto si guarda con grande attenzione al possibile sbarco nell'Unione
Europea.
Il Governo ci crede e per questo molto probabilmente continuerà nel suo
percorso verso un ammodernamento politico ed economico del Paese. Da questo
punto di vista è una garanzia non da poco.
Anche perché con la sua posizione geografica cruciale, metà Asia e metà
Europa, l'ingresso nell'Unione della Turchia rappresenterebbe un evento
epocale per lo sviluppo del vecchio Continente. Anche se restano i timori per
l'impatto dirompente che potrebbe avere uno Stato a maggioranza musulmano e
con più di 60 milioni di abitanti.
E del resto il differenziale con i T-Bond, i titoli di Stati americani
(considerati privi di rischi e un affidabile metro di paragone), testimonia che
la Turchia è meno rischiosa per esempio del Brasile e sicuramente
dell'Argentina e del Venezuela.
Il differenziale turco, infatti, si attesta a 317 basis point. Cioè i titoli a
10 anni turchi rendono 3.17 punti in più rispetto agli americani. I brasiliani
invece 4,30 punti in più e i venezuelani 4,82. Per non parlare ovviamente
dell'Argentina che presenta uno swap intorno ai 62 punti. (miaeconomia)
14.05.2005
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FUORI SE NON VINCE
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Niente
più joint venture nella telefonia mobile turca <Avea> per la
società telefonica italiana se fallisce la gara per <Turk Telecom>.
Rinviata frattanto per quest'ultima al 24 giugno la presentazione delle
offerte per la privatizzazione. |
<Telecom Italia> chiederà le condizioni per
uscire dalla sua joint venture turca nella telefonia mobile <Avea> se non riesce a
vincere la gara per <Turk Telekom>. Lo ha detto il presidente Marco Tronchetti
Provera.Provera era presente a una conferenza di investitori a Istanbul. <Telecom
Italia< e <Turk Telekom> hanno ciascuna il 40% di Avea.
Frattanto la
scadenza per la presentazione delle offerte per la privatizzazione di <Turk
Telekom>, è
stata rinviata dal 31 maggio al 24 giugno 2005. Lo ha annunciato l'agenzia
<Anadolu_. Nei giorni scorsi il consorzio costituito dalle Società' finanziarie
nazionali <Koc Holding< e <Sabanci Holding> per partecipare alla gara si
è sciolto.
La Koc ha reso noto che parteciperà da sola alla gara; la Sabanci non ha ancora
deciso se restare in lizza o meno. Non sono chiare le ragioni che hanno portato
alla rottura tra le due holding turche ma, secondo fonti stampa, tra i due
gruppi, rivali nel settore della distribuzione oltre che in quello finanziario,
sarebbero nati dei dissapori a seguito dell'annunciata acquisizione da parte del
gigante della distribuzione francese <Carrefour>, assieme alla Sabanci, di azioni
di una catena di supermercati discount turca con cui Koc aveva già avviato elle
trattative per l'acquisto.
14.05.2005
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LO SGUARDO DI ARCELOR
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Il
numero uno dell'acciaio punta alla Turchia. "Il 2005 sarà l'anno di
questo Paese", ha dichiarato Dollè al quotidiano <La Tribune> |
<Arcelor>, numero uno
mondiale dell'acciaio, punta alla Turchia e forse anche alla Cina per il suo
sviluppo esterno. "Dopo il Brasile l'anno scorso, il 2005 sarà l'anno della
Turchia", ha dichiarato il suo Ceo Guy Dollè al quotidiano <La Tribune> a poche
ore dall'assemblea generale del gruppo nato nel 2002 dalla fusione tra <Usinor>,
<Aceralia< e <Arbed>. Dollè' ha anche indicato che il gruppo intende anche
rafforzare la sua presenza in Cina. (take Ansa)
14.05.2005
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UNICREDIT, TERZO GRUPPO
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Si
è concluso l'accordo per l'acquisizione della joint venture tra
l'istituto di credito italiano e il gruppo Koc del 58% della banca
turca <Yapi Kredi>. A seguito dell'operazione. Il network
finanziario sarà uno dei principali marchi della Turchia. |
Si è concluso l'accordo per l'acquisizione da
parte della joint-venture <UniCredit-Koç> del 58% della banca turca
<Yapi Kredi>.
Lo si è appreso alla Farnesina, a margine del <Tavolo permanente sulla
Turchia>,
aperto dal ministro degli Esteri Gianfranco Fini. Con questa mossa, <Koç Financial Services A.S.> ("KFS"), detenuta al 50% da
<UniCredit> e
al 50% dal gruppo industriale turco <Koç Holding>, è diventata il terzo gruppo
bancario in Turchia, con una quota di mercato pari al 12%.
La Koç, che appartiene a una famiglia di grandi imprenditori conosciuti come
gli "Agnelli di Turchia", è una holding che controlla un centinaio di
società operanti in vari settori, con un fatturato pari al 5% del Pil del Paese
sul Bosforo.
A seguito del completamento
dell'operazione ed una volta ottenuta l'approvazione della Cmb, Kfs lancerà
un'offerta pubblica di acquisto a beneficio degli azionisti di minoranza di Ykb.
<UniCredit> ed il <Gruppo Koç> condividono le prospettive di crescita dell'economia
in Turchia, e l'acquisizione di Ykb è il risultato del focus strategico volto
alla crescita nel settore finanziario nel paese. L'acquisizione di Ykb
attraverso la propria jointventure Kfs, consentirà a <UniCredit> ed al
<Gruppo Koç>
di creare il terzo gruppo bancario privato turco per totale attivo, depositi e
crediti a clientela. A seguito dell'operazione, il network finanziario di Kfs
rappresenterà uno dei principali marchi nel Paese con circa 7 milioni di
clienti ed oltre 560 sportelli.
Il nuovo gruppo disporrà di una forte rete distributiva congiuntamente a
fabbriche prodotto altamente specializzate ed occuperà posizioni di leadership
nei segmenti finanziari più strategici.
Commentando l'operazione, <Koç Holding> ha sottolineato di essere "lieti di
avere raggiunto la conclusione della negoziazione con successo. Attraverso
l'acquisizione di Ykb da parte di Kfs, non solo il <Gruppo Koç> diventa uno dei
principali operatori nel mercato finanziario turco, ma l'operazione riduce in
modo significativo il rischio sistemico del mercato bancario".
"Dopo l'esperienza di successo con il nostro partner, il <Gruppo Koç>, siamo
lieti di incrementare la nostra presenza nel mercato turco in ottica di
espansione nella New Europe. A seguito dell'acquisizione di Ykb - ha commentato
<Unicredit> - la Turchia rappresenterà circa il 25% del totale attivo della
Divisione New Europe di <UniCredit>".(ApCom)
14.05.2005
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LA SPERANZA DEL MINISTRO
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Ali
Babacan, titolare del dicastero turco dell'Economia ha affermato che il
rapporto tra Pnl e debito pubblico sta progressivamente diminuendo in
Turchia. |
Il ministro per l'Economia turco, Ali Babacan, ha affermato che il rapporto tra
Pnl
e debito pubblico sta progressivamente diminuendo e che l'Accordo appena
siglato con il Fmi (il Consiglio Esecutivo del Fondo si è riunito l'11 maggio
per discutere la nuova Lettera di Intenti)
sarà con molta probabilità l'ultimo. Attualmente, ha affermato il ministro, il rapporto
Pnl/debito è migliorato ed ha raggiunto il 63.5%, un
tasso comunque ancora molto alto per il Paese, ma - ha assicurato - con l'attuale programma economico la percentuale continuerà a diminuire e a partire del 2008 non
sarà più necessario
ricorrere al sostegno del Fmi. Le relazioni con il Fondo, ha concluso Babacan,
continueranno in altri termini, non più sotto forma di assistenza
finanziaria. Il debito della Turchia con il Fmi è attualmente pari a $19
miliardi. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
14.05.2005
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NOTEVOLI PROGRESSI
|
Li
ha fatti la Turchia recuperando la stabilità macro-economica. Ad affermarlo il vice direttore generale del Fmi, Anne
Krueger. |
Rivolgendosi ai partecipanti alla Conferenza "Politiche macroeconomiche ed
adesione all'UE", organizzata dalla Banca Centrale turca ad Ankara, il vice
dırettore generale del Fondo Monetario Internazionale, Anne Krueger, ha
ribadito che il Paese ha fatto dei notevoli progressi in campo economico
recuperando la stabilità macroeconomica. Quando il programma del Fondo è
iniziato la situazione finanziaria era fuori controllo in quanto il debito
pubblico era elevatissimo, così come l'inflazione. A giudizio della Krueger
tali rischi non sussistono più e la situazione è in costante
miglioramento, anche se il rapporto Pnl/debito pubblico è ancora elevato e il
rischio più concreto che il Paese corre potrebbe essere legato solo ad un
rallentamento dell'economia mondiale che colpendo quella turca renda
insostenibile il pagamento del debito. (fonte Amb. d'Ita)
14.05.2005
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AUMENTO DEI PREZZI
| Il
dato riferibile al mese di aprile. Secondo l'Istituto Nazionale di
Statistica invertito il trend al ribasso. |
Nel mese di aprile si è registrato in Turchia un lieve aumento dei prezzi al consumo
pari allo 0.71%, quasi mezzo punto percentuale in più rispetto al mese
precedente. L'aumento registrato in aprile, secondo quanto reso noto
dall'Istituto Nazionale di Statistica (Die), inverte il trend al ribasso
registrato negli ultimi tre mesi. L'aumento dei prezzi all'ingrosso, sempre
in aprile, è stato addirittura superiore (1.21%) anche se in diminuzione
rispetto al mese precedente (1.26%) mentre, negli ultimi 12 mesi, è stato
pari al 14.96%. La Die ha inoltre rivelato che il tasso d'inflazione su base
annua è stato dell'8.47%. (fonte Amb. d'Ita)
14.05.2005
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DERVIS A CAPO DELL'UNDP
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L'Assemblea
Generale delle Nazioni Unite ha confermato la nomina dell'ex superministro
dell'Economia turca. |
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha confermato di recente la nomina a
capo dell'Undp dell'ex ministro turco delle Finanze, Kemal Dervis, il 56enne
ex funzionario della Banca Mondiale, cui va il merito di aver aiutato il Paese
quando nel 2001 ha attraversato la peggior crisi economica dei tempi moderni.
Commentando la nomina, il direttore della Banca Mondiale in Turchia, Andrew
Vorkink, ha detto che questo incarico conferma il ruolo prominente della Turchia
su scala globale. (fonte Amb. d'Ita)
14.05.2005
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EXPORT IN CRESCITA
|
Si
parla del 14.59% in aprile in più rispetto al mese precedente. Un posto di
rilievo per le produzioni di abbigliamento. Il caso della <Yelsin
Tekstil>. Il "Progetto di ricerca per l'escavazione nel Mar
Nero orientale". |
Secondo
dati presentati dall'Assemblea degli Esportatori turchi (Tim), le
esportazioni turche sono cresciute del 14.59% nel mese di aprile rispetto al
mese precedente raggiungendo la somma di $6 miliardi. Nel primo quadrimestre
invece il volume totale è' stato pari a $23 miliardi con un aumento del 22.9%.
Più nel dettaglio, l'esportazione di prodotti industriali in aprile e'
cresciuta del 13.57% pari a $5 miliardi. Anche le produzioni di abbigliamento
ready-to-wear hanno occupato un
posto di rilievo nel comparto dell'export, con un incremento del 10.51%
rispetto a marzo, per un totale di $1.148 miliardi, seguite da quelle del
settore automotivo che ha avuto un incremento del 25.3%, pari a $1.121 miliardi.
L'azienda tessile <Yeşim Tekstil>, fornitore della <Gap>,
<Schlafgu> e <Zara>,
prevede di esportare $20 milioni di prodotti/anno dagli impianti di Uşak
(situata nella zona dell'Egeo) costruiti utilizzando incentivi governativi.
Il Governatore di Trabzon, Hüseyin Yavuzdemir, ha recentemente affermato che il
"Progetto di ricerca per l'escavazione nel Mar Nero orientale",
della <Turkish Petroleum Corporation> (Tpao) e della <British Petroleum> (BP),
avrà inizio il prossimo giugno. (fonte Amb. d'Ita)
14.05.2005
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AFFIDABILITA' BANCHE
|
Riguardano
la <Oyak Bank>, la <Finasbank> e la <Denizbank>. Si è
passati da BBB+ ad A-. |
L'Agenzia
internazionale di rating, <Fitch>, ha recentemente elevato il grado di
affidabilità di tre banche turche, la <Oyak Bank>, la <Finansbank> e la
<Denizbank>
per quanto riguarda i prestiti in valuta locale e straniera a
lungo termine, da B+ a BB- e il rating nazionale da BBB+ ad A-. (fonte Amb.
d'Ita)
14.05.2005
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GOLDEN SHARE DI ERDEMIR
|
La
emissione da parte delle acciaierie di Stato turche a favore del Governo
di Ankara. |
Le acciaierie di Stato
turche <Erdemir> emetteranno una golden share a favore del
Governo. Questo tipo di partecipazione conferirà al Governo di Ankara il potere di veto
su eventuali modifiche dell'atto costitutivo della Società, nonché la
possibilità di impedire operazioni di finanza straordinaria, quali quelle di
liquidazione o fusione. (fonte Amb.d'Ita)
14.05.2005
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INDICATORI MACROECONOMICI
PNL 2004: crescita annua del 9.9%
PNL pro capite 2004: US $ 4.172
PIL 2004: crescita annua dell'8,9%
PIL pro capite 2004: US $ 4.187
Inflazione (prezzi al consumo): 9.32%
Interscambio con l'Italia nel bimestre gennaio-febbraio 2005: $1.76 miliardi,
con $965 milioni di esportazioni italiane verso la Turchia e $798 milioni di
importazioni dalla Turchia.
Interscambio totale Italia-Turchia 2004: $11.45 miliardi (+33% rispetto al 2003)
di cui Esportazioni italiane pari a $6.85 miliardi e Importazioni per $4.60
miliardi con un saldo attivo di $2.25 miliardi. (fonte Amb. d'Ita)
14.05.2005
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LE
MAGNIFICHE QUATTRO
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I
vertici di <Fiat>, <Pirelli>, <Unicredito> e <Indesit
Company> invitati alla riunione del Consiglio Consultivo per gli
Investimenti ad Istanbul. |
Si è svolta recentemente ad Istanbul la seconda riunione del
Consiglio Consultivo per gli Investimenti presieduto dal Primo Ministro Recep
Tayyip Erdogan.
All'evento, riservato ai presidenti
o amministratori delegati delle 20 maggiori multinazionali del business e della
finanza internazionale, sono stati invitati per l'Italia i vertici di ben
quattro gruppi: <Fiat>, <Pirelli>, <Unicredito> e <Indesit
Company>. All'incontro
hanno partecipato anche il presidente del Fondo Monetario Internazionale,
Rodrigo de Rato, il vice-presidente della Banca Mondiale Shengman Zang e il presidente della Banca Europea di Investimenti, Philippe Maystadt.
(fonte Amb. d'Ita)
14.05.2005
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ASSICURAZIONI
|
Le
ha date al Governo turco il presidente del Fondo Monetario Internazionale,
Rodrigo Rato. |
Nel corso di un incontro
con la stampa a margine
dell'evento, il presidente del Fondo Monetario Internazionale, Rodrigo Rato, ha
tenuto a sottolineare quanto il Fondo apprezzi gli adempimenti ed i successi
economici fin'ora conseguiti dal Governo di Ankara, assicurando la piena
disponibilità del Fondo a far sì che gli investimenti diretti esteri in
Turchia aumentino. (fonte Amb.
d'Ita)
14.05.2005
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MEMORANDUM D'INTESA
|
E'
stato firmato tra le Camere di commercio di Gaziantep (sud-est anatolico)
e quelle di Aleppo (Siria). |
Le Camere di Commercio di Gaziantep (situata nell'Anatolia del Sud-est) e di
Aleppo (Siria), hanno recentemente siglato un Memorandum d'Intesa volto ad
incrementare le relazioni economico-commerciali tra le due città'. La firma
del <MoU> è l'ulteriore conferma del ruolo di sempre più' maggior rilievo
che la Turchia sta acquistando nel commercio regionale. Come si aveva avuto modo
di osservare in occasione della visita del vice ministro Urso dello scorso
dicembre, inoltre,
Gaziantep è il centro industriale e commerciale più importante del
sud-est anatolico, con un tessuto imprenditoriale dinamico ed aperto ai mercati
internazionali ed eccellenti
collegamenti autostradali con i grandi porti di Adana, Mersin e Iskenderun, tre
zone industriali (con una quarta in fase di apertura), ed una Free Trade
Zone. (fonte Amb. d'Ita)
14.05.2005
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BENI
DI CONSUMO TASSATI DI PIU'
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Riguardano
però quelli di importazione. Si passa dal 6.7% al 20%. L'intenzione è
ridurre il deficit commerciale. |
Il Governo turco ha recentemente elevato
la tassa sull'importazione di beni considerati di lusso dal 6.7 al 20%, con
l'intento di ridurre il deficit commerciale. La cosiddetta "Imposta Speciale
sul Consumo Privato" sarà applicata pertanto ad una vasta gamma di prodotti
tra cui libri, profumi, caviale, diamanti e gioielli, cosmetici ed alcuni
prodotti elettronici. Secondo il ministro del Tesoro, Ali Babacan, la misura non
contribuirà tuttavia in maniera rilevante ad aumentare le entrate dello Stato né
avrà un impatto negativo sull'inflazione. (fonte Amb. d'Ita)
14.05.2005
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MATURITA' DEL DEBITO
|
I
dati forniti dal ministero del Tesoro turco. Il 93% superiore a cinque
anni, il 7% tra uno e cinque anni. |
Secondo dati forniti dal
ministero del Tesoro turco, il 93% del totale del debito
estero della Turchia garantito dal Tesoro a fine marzo, avrebbe una maturità
superiore ai cinque anni mentre il restante 7% avrebbe una maturità compresa
tra uno e cinque anni. Il 55% del totale del debito sarebbe costituito da
prestiti garantiti nel quadro di Accordi bilaterali o multilaterali, da Governi
stranieri da Agenzie multilaterali e Banche commerciali, il restante 45% rappresentato
da crediti generati dall'emissione di bond internazionali. (fonte Amb.
d'Ita)
14.05.2005
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TRASFORMAZIONE
|
Gli
<Hot Money> (capitali esteri investiti a breve termine sui mercati
finanziari turchi) diventano sempre più investimenti a lungo termine. |
Il
Governatore delle Banca Centrale turca, Süreyya
Serdengeçti, nel corso di un'audizione alla Commissione Parlamentare del
Bilancio e Pianificazione, ha reso noto che i capitali esteri investiti a breve
termine sui mercati finanziari della Turchia, cosiddetti Hot Money, pari a
$14.2 mld su base annua (febbraio 2004-2005) stanno gradualmente trasformandosi
in investimenti a lungo termine. La Banca Centrale, che controlla tali flussi
molto attentamente, ha riscontrato che in mancanza di un guadagno proficuo nel
breve periodo tali capitali vengono dirottati verso investimenti a lungo
termine. Di questi $ 14.2 miliardi 10.8 provenivano dall'estero mentre 3.4
erano domestici. (fonte Amb. d'Ita)
14.05.2005
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|
LA
RICERCA DEL PARTNER STRANIERO
|
Lo
sta cercando la <Banca Garanti> attraverso l'Agenzia di rating
<Morgan Stanley&Co.> |
La
<Banca Garanti> attraverso l'Agenzia di rating <Morgan Stanley & Co.> cui
è stato dato mandato ufficiale da parte della <Doguş Holding>, ha
riavviato i contatti per la ricerca di un partner straniero. Con una lettera
inviata alla Borsa di Istanbul la <Doguş Holding>, principale shareholders
della <Banca Garant>, ha informato che la
<Morgan Stanley> si occuperà della individuazione di potenziali investitori
interessati ad acquisire una partecipazione azionaria della predetta
banca. (fonte Amb. d'Ita)
14.05.2005
|
|
I
CANDIDATI PER LA TUPRAS
|
Avranno
tempo fino al 13 giugno prossimo per la presentazione della domanda
inerente la gara di vendita del 51% delle azioni delle Raffinerie di
Stato turche. |
L'Amministrazione
per le Privatizzazioni ha pubblicizzato la gara per la vendita del 51% delle
azioni delle Raffinerie di Stato <Tupras> e le manifestazioni di
interesse alla pre-qualificazione potranno essere presentate fino al 13
giugno. I candidati selezionati in questa fase avranno poi tempo sino al 2
settembre p.v per presentare le proprie offerte. Le Raffinerie <Tupraş>,
le quinte per dimensioni in Europa, hanno una capacità di raffinazione di 25
milioni tonnellate di greggio/anno mentre producono 23.6 tonnellate di
prodotti petroliferi. Tra gli investitori interessati alle Raffinerie, oltre
alcuni tra i più grandi conglomerati turchi quali <Zorlu>, <Çukurova>,
<Poqs>, <Koç Holding> e <Oyak>, figurano anche la
<Chevron Texaco> e la <Exxon-Mobil>. Il valore di mercato della
<Tupras> in Borsa è attualmente pari a $ 3.3 miliardi. Secondo dati
resi noti dalla <Tupras>, si prevede per quest'anno un turnover
superiore ai 16 miliardi di dollari e la raffinazione di oltre 25 milioni di
tonnellate di petrolio, mentre le vendite di carburante, esclusa nafta e Lpg,
sono aumentate del 6.3% nei primi tre mesi dell'anno in corso, raggiungendo i 4.2
milioni di tonnellate; anche la vendita di diesel e gasolio è aumentata.
(fonte Amb. d'Ita)
14.05.2005
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BENETTON
GIYIM SANAYI
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Il
gruppo italiano ha raggiunto l'accordo per l'acquisizione del 50% di
partecipazione azionaria in <Benetton Turchia> dalla finanziaria
<Boyner Holding>. |
Secondo
fonti stampa, il <Gruppo Benetton> ha recentemente raggiunto un accordo
per l'acquisizione del 50% di partecipazione azionaria in <Benetton
Turchia> dalla finanziaria <Boyner Holding> che già amministra le
attività della <Benetton> nel Paese dal 1985. La neonata società si
chiamerà <Benetton Giyim Sanayi> e
gestirà i marchi <United Colors of Benetton>, <Sisley>,
<Playlife> e <Killer Loop> con un fatturato medio previsto di €
40 milioni ed un incremento del 50% nei prossimi cinque anni.
L'Amministratore Delegato del <Gruppo Benetton>, Silvano Cassano,
nella conferenza stampa seguita alla firma del contratto, nel sottolineare la
proficua collaborazione ormai ventennale con la Boyner, ha affermato che la
Turchia, con l'avvio dei negoziati di adesione all'UE, offre nei prossimi
cinque/dieci anni interessanti prospettive per le multinazionali che intendono
investire nel Paese grazie anche alle favorevoli condizioni garantite
dall'attuale sistema giuridico. La Turchia è oggi il secondo più grande
mercato in Europa con una popolazione giovanile in costante aumento e la
<Benetton> con questa joint venture intende consolidare la
propria presenza nel mercato euroasiatico (attualmente in Turchia ci sono100
negozi in 50 città per un totale di 7.500 dipendenti). Allo stesso tempo, i
consumatori beneficieranno di una scelta di capi più ampia e più alla moda
con prezzi più competitivi rispetto al passato. (fonte Amb. d'Ita)
14.05.2005
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AGRICOLTURA ED
ASPETTATIVE
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Conferenza
stampa ad Ankara dove il relatore principale è stato il polacco Jerzy
Plewa, attuale consigliere della Banca Centrale di Varsavia. |
Una conferenza dal titolo "Prospettive
sui negoziat | |