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Oggi>
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IN ATTESA
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"Saranno
importanti le dichiarazioni che farà il nuovo Papa", ha
dichiarato il premier turco Recep Tayyip Erdogan. Ma qualcuno
avrebbe preferito che fosse stato nominato Pontefice il cardinal
Tettamanzi. |
Nella prima
dichiarazione di leader turco all'elezione di Benedetto XVI, il
premier Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato alla rete <Ntv>:
"Saranno importanti le dichiarazioni che farà il nuovo
Papa".
Non è un mistero che negli ambienti del Governo di Ankara e negli
ambienti turchi che più desiderano l'adesione della Turchia a pieno
titolo all'Unione Europea, si sarebbe preferito un Pontefice più
aperto alle aspirazioni europee di Ankara, dato che Ratzinger - da
Prefetto della congregazione per la Dottrina della Fede - in più
occasioni aveva definito "un grande errore" ed
"antistorica l'eventuale adesione della Turchia a pieno titolo
nell'UE, lasciando aperta, però, la strada ad una partnership
privilegiata tra Ankara e Bruxelles.
Nel corso di una riunione dei dirigenti del partito Akp al Governo -
secondo il giornale <Milliyet> ed altri quotidiani turchi -
sia il premier Erdogan, sia vari dirigenti del partito avevano
sottolineato l'importanza della scelta del nuovo Papa per i destini
europei della Turchia aggiungendo che l'elezione del cardinal
Tettamanzi sarebbe stata "la scelta migliore per la
Turchia". (Ansa)
23.04.2005
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LA
MANO TESA
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Il
ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, si è detto
convinto che Benedetto XVI è sicuramente diverso nei
confronti di Ankara rispetto ad alcune dichiarazioni rilasciate quando
era cardinale. |
Il
ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, ha affermato che "è
sbagliato definire il nuovo Papa, Benedetto XVI, come
antiturco", come hanno scritto alcuni giornali turchi.
"Ci sono dichiarazioni ed interviste da lui fatte. Il Papa
chiaramente ritiene che la Turchia, con la sua religione e le sue
convinzioni, avrà un ruolo importante in Europa. Ci sono casi in
cui le dichiarazioni o le interviste possono essere male
interpretate", ha affermato Gul in risposta a domande sul
fatto che prima dell'elezione a Papa, Joseph Ratzinger aveva
dichiarato più volte che sarebbe "un grave errore
antistorico" l'adesione della Turchia a pieno titolo all'Unione
Europea, lasciando tuttavia la strada aperta per una partnership
privilegiata tra Ankara e Bruxelles.
Gul ha informato quindi la stampa che sia il presidente della
Repubblica Ahmet Necdet Sezer, sia il premier Recep Tayyip Erdogan,
sia egli stesso, avevano subito inviato messaggi di congratulazioni
al nuovo Papa. (Ansa)
23.04.2005
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GIOIA E
SPERANZA
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Le
ha espresse in una dichiarazione, subito dopo la nomina a
nuovo Pontefice del cardinal Joseph Ratzinger, il Patriarca
ecumenico di Costantinopoli
Bartolomeo I. |
Gioia e speranza per
l'elezione di Benedetto XVI sono state espresse in una dichiarazione
dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, che ha
espresso la speranza che il nuovo Pontefice prosegua il cammino per
l'unità dei cristiani.
"Salutiamo con gioia e speranza - ha scritto Bartolomeo -
l'elezione del cardinal Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, come nuovo
Papa della Chiesa cattolica di Roma. Persona di riconosciuta cultura
e virtù, succede all'indimenticabile Papa Giovanni Paolo II, in
un'epoca in cui le iniziative di quest'ultimo per riavvicinamento
delle Chiese si trovano in pieno sviluppo e fruttifere
speranze".
"Crediamo - ha proseguito Bartolomeo - che il nuovo Papa, il
quale è un insigne teologo e conoscitore della storia, nonché buon
conoscitore della congiuntura e delle esigenze contemporanei, abbia
grande stima della ricchezza teologica e spiritualità della nostra
Chiesa Ortodossa dell'Oriente e di conseguenza vorrà collaborare
con Essa per promuovere i dialogo teologico, per il bene della
Cristianità e la gloria del Nome di Dio. Sicuramente ora nella Sua
qualità di Papa, Capo ed espressione di tutta la Chiesa
cattolica di Roma, diffusa per il mondo, avrà il senso della grande
responsabilità di fronte a tutta la Cristianità e al mondo intero,
per la salvezza del quale Cristo si è incarnato e sacrificato.
Vorrà dunque primeggiare nel tentativo di riappacificazione e
dell'unità, evitando le contrapposizioni tra gli
uomini".
"Il fatto che Egli provenga dalla Nazione Tedesca, la quale ha
vissuto per molti anni la divisione, le conseguenze della quale oggi
giocano un importante ruolo per l'unità e il divenire dell'Europa e
più in generale per il mondo intero - ha aggiunto Bartolomeo - dà
la speranza e la certezza di poter valorizzare l'importanza del bene
dell'unità, o almeno quello della collaborazione pacifica, onde
evitare acute contrapposizioni nella Cristianità e al mondo dentro
e fuori dall'Europa. Auguriamo di tutto cuore lunga vita e Dio
illumini e aiuti Lui onde aver successo nell'esercizio del suo
importantissimo ministero". (Ansa)
23.04.2005
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...E ANCORA SPERANZA
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La
nomina a presidente della Repubblica di Cipro Nord di Ahmet
Ali Talat è un buon segnale per la Commissione Europea ai
fini della riunificazione dell'isola di Venere. |
La Commissione
europea si felicitata per il "successo elettorale" del
nuovo leader della comunità turco-cipriota, Mehmet Ali Talat, ed ha
dichiarato di aspettarsi che questo risultato "crei condizioni
favorevoli sotto l'egida dell'Onu in vista di una soluzione
complessiva della questione di Cipro".
L'esecutivo europeo, in una nota, ha sottolineato che la vittoria di
Talat "conferma il forte desiderio della comunità
turco-cipriota di una riunificazione e di una piena integrazione
nell'UE". La Commissione ha detto che resta "pronta a
sostenere tutti gli sforzi" compiuti in questa direzione e
spera in una "rapida adozione" delle sue proposte di
assistenza finanziaria da 259 milioni di euro e di agevolazioni al
commercio. Si tratta di proposte che puntano a facilitare la
riunificazione dell'isola. Bruxelles spera anche nella rapida
apertura di due altri punti di passaggio sulla linea verde che
divide Cipro.
Talat - 53 anni, leader del Partito repubblicano turco-cipriota (Ctp,
di centrosinistra) - è stato eletto "presidente della
Repubblica turca di Cipro Nord (Rtcn, riconosciuta solo dalla
Turchia) succedendo a Rauf Denktash, 81 anni, lo storico leader
turco-cipriota nazionalista già tre volte presidente, che non si
era ripresentato. (Ansa)
23.04.2005
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OSTACOLI
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Il
fatto che la Turchia ancora non riconosce Cipro è "un
problema" per lo svolgimento di eventuali riunioni
congiunte Nato-UE. |
Il
fatto che la Turchia ancora non riconosce Cipro è un
"problema" per lo svolgimento di eventuali riunioni
congiunte Nato-UE.
Lo si è appreso a margine della riunione ministeriale di Vilnius.
"Ci sono problemi", ha detto il Segretario generale della
Nato, Jaap de Hoop Scheffer, riferendosi in una conferenza stampa ai
rapporti con l'UE ma senza precisare meglio.
Da fonti informate si è appreso che il principale di questi
"problemi" è appunto il mancato riconoscimento di Cipro
da parte di Ankara che rende per ora impossibile svolgere incontri
anche solo informali tra i ministri degli Esteri dei Paesi Nato e di
quelli UE (gli stessi in 19 casi). A questo proposito si è appreso
che il ministro degli Esteri tedesco, Joschka Fischer, ha proposto
di tenere questi incontri due volte l'anno, ma si sta studiando in
quale configurazione farli svolgere per aggirare il problema
turco-cipriota. (Ansa)
23.04.2005
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ARMENI? E LE
VITTIME TURCHE?
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Circa
523 mila persone - tra il 1915-1922 - sarebbero state uccise
da bande armene. Una documentazione uscita all'Ufficio del
premier Recep Tayyip Erdogan. |
Negli anni
1915-1922 circa 523 mila turchi furono uccisi da bande armene. Lo
dimostrerebbero documenti messi insieme e pubblicati in questi
giorni dall'Ufficio del premier turco, Recep Tayyip Erdogan, mentre
gli armeni stanno rilanciando nel mondo la richiesta che sia
definito "genocidio" la deportazione ed il massacro di
oltre un milione di armeni da parte del Governo ottomano negli anni
1915 e successivi, di cui nei prossimi giorni ricorre il 90/mo
anniversario.
"Nel corso elle ricerche sulla nostra storia di quel periodo ci
siamo trovati di fronte a quelle che furono anche le nostre
perdite e le nostre sofferenze", ha dichiarato, presentando i
nuovi documenti completi di date e di nomi delle vittime turche, il
direttore degli Archivi di Stato Yusuf Sarinay.
"I problemi non cominciarono nel 1915. Il 1915 fu un
risultato", ha aggiunto Sarinay sottolineando che migliaia di
turchi erano stati uccisi dagli armeni già prima di quella data
come reazione al fatto che essi "non erano riusciti a
raggiungere la maggioranza della popolazione nella terra che
inglesi, francesi e russi avevano loro promesso".
La Turchia, pur riconoscendo la storicità dei massacri, ha sempre
negato che dietro la deportazione degli armeni dell'est Anatolia e
dietro i massacri da essi subiti ad opera di bande tribali di curdi
a cavallo (guidate da signori curdi in contatto con il Governo
ottomano di Costantinopoli) vi fosse una preordinata volontà
mirante al "genocidio", citando il fatto che gli armeni
dell'ovest anatolico "non furono toccati". Ankara nega
anche l' accusa armena secondo la quale a perire in quegli anni
furono 1.3 milioni di armeni, sostenendo che furono "circa 300
mila". Sostiene inoltre che si trattò di una risposta "di
guerra" al collaborazionismo degli armeni con l'allora nemico
numero uno, la Russia zarista, che infatti occupò in quegli ani -
grazie agli aiuti armeni - quell'area orientale dell'Anatolia. (da
take Ansa)
23.04.2005
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| "NON
DITE GENOCIDIO"
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Intervento
del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate turche, generale
Hilmi Ozkok, in merito alle accuse di Erevan e del suo
presidente Robert Kotcharian. |
Il Capo dei
militari turchi ha invitato l'Armenia a rinunciare alle sue rive
rivendicazioni sul carattere di genocidio dei massacri di armeni del
1915 ad opera degli ultimi Governi ottomani, ma proprio da Erevan il
presidente Robert Kotcharian, in vista ella data di domani 24 aprile
(90/mo anniversario dell'inizio di quei massacri) ha chiesto ad
Ankara di riconoscere il carattere di genocidio.
"L'Armenia deve conformarsi ai principi internazionali dei
diritti fondamentali e fare il necessario per stabilire relazioni di
buon vicinato con la Turchia", ha affermato il Capo di Stato
Maggiore delle Forze Armate turche, generale Hilmi Ozkok nel suo
annuale discorso all'Accademia di Istanbul.
"Le accuse di Istanbul sono senza fondamento", ha
proseguito Ozkok che si è allineato alle versione ufficiale turca:
la deportazione forzata fu una reazione all'alleanza tra
alcuni armeni e i russi ed ai massacri contro i turchi ed essa
mirava anzi a proteggere gli armeni da rappresaglie della
popolazione turca. (da take Ansa)
23.04.2005
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LA
MINACCIA
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Duro
intervento dei militari turchi che potrebbero ritirare il loro
appoggio all'adesione della Turchia all'UE se non avranno fine
le pressioni europee su Cipro, Pkk e "genocidio
armeno". Critiche anche agli Stati Uniti. |
I
militari turchi minacciano di ritirare il loro appoggio, da sempre
molto tiepido e condizionato, all'adesione della Turchia all'UE, se
le pressioni europee per ulteriori concessioni di Ankara sul Pkk, su
Cipro e sul cosiddetto "genocidio degli armeni" del 1915
dovessero tradursi in fatti che costituirebbero un prezzo troppo
alto per le sensibilità nazionali della popolazione turca. E'
questo il senso di un lungo intervento del generale Hilmi Ozkok,
Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate turche, tenuto davanti
agli allievi dell'Accademia militare di Istanbul e di cui è stato
possibile leggere il testo completo.
"Non solo 'UE ha il
diritto di dire si o no. Anche la Turchia può farlo", ha detto
Ozkok in un punto cruciale del suo discorso, nel quale ha criticato
in particolare gli Usa per non mantenere la promessa di fermare le
attività del Pkk in Nord Irak e l'UE per agire come
"intermediario" delle richieste del Pkk "celate sotto
la maschera di diritti culturali" e "nonostante che sia
gli Usa sia l'UE abbiano incluso il Pkk nella loro lista delle
organizzazioni terroriste".
Anche su Cipro Ozkok ha criticato i Paesi europei per chiedere
"nuovi passi" dalla Turchia dopo non avere mantenuto le
promesse di mettere fine all'isolamento internazionale di Cipro Nord
come premio per l'appoggio dei ciprioti turchi al piano Annan per la
riunificazione dell'isola divisa.
Il "numero uno" dei militari turchi ha poi invitato
l'Armenia a lasciare cadere la sua richiesta di un riconoscimento
del carattere di genocidio dei massacri ottomani di diverse
centinaia di migliaia di armeni, una richiesta appoggiata
apertamente dal Parlamento europeo e più discretamente dalla
Commissione e dal Consiglio europeo.
Alla recente raccomandazione ad Ankara del presidente della
Commissione di Bruxelles. Josè Manuel Barroso, di mantenere buone
relazioni con Atene, Ozkok ha puntigliosamente risposto che la
politica di difesa della Grecia è orientata principalmente a
contrastare una presunta" minaccia turca" e che le spese
militari greche sono tuttora troppo alte.
Il senso politico del discorso di Ozkok è chiaro, secondo gli
analisti ad Ankara: i militari turchi hanno voluto dimostrare di
essere ancora in grado di contare sulle grandi decisioni del Paese e
di sapersi mettere in sintonia con i sentimenti della popolazione
meglio di quanto non possa fare il Governo, che - agli occhi di
molti - starebbe mostrando invece di essere disposto a pagare ogni
prezzo per raggiungere ad ottobre l'obiettivo dell'inizio del
negoziato di adesione.
Un commentatore turco nota, tuttavia, che Ozkok ha avuto
l'accortezza di esprimere quelle posizioni dopo che il premier Recep
Tayyip Erdogan la settimana scorsa aveva affermato che "ci sono
alcuni circoli europei che si sforzano di dividere la Turchia"
ed aveva accusato gli stessi "circoli" di fomentare la
spirale tra nazionalismo curdo e nazionalismo turco per indebolire
le istanze di adesione all'Unione Europea.
Ozkok avrebbe cioè badato a mostrare l'unità strategica della
leadership turca, anche per evitare l'usuale accusa europea di una
eccessiva influenza dei militari sulla politica della Turchia. (Lucio
Leante/Ansa)
23.04.2005
I VANTAGGI
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<Turchia
Oggi> riprende una intervista di Emma Bonino, candidata alla
guida dell'Alto Commissario Onu per i rifugiati, sulla Turchia
e sulla sua adesione all'UE.
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L'ingresso della Turchia
nell'Unione europea è motivo di grande inquietudine per diversi
Paesi membri. Emma Bonino, 57 anni, candidata alla guida dell'Alto
commissariato Onu per i rifugiati, ha diretto la sezione della
conferenza dell'<Aspen Institute Italia> dedicata a questo
tema. Consapevole dei problemi che il processo di integrazione
tuttora comporta, la Bonino è tuttavia ottimista.
Quali sarebbero gli
svantaggi di un'Europa unita priva della Turchia?
Stiamo ancora parlando di un processo di integrazione. Se tutto
procederà nella giusta direzione l'entrata della Turchia sarà
finalizzata non prima di 8-10 anni. Se non avessimo permesso
l'adesione della Turchia alle trattative avrebbe però prevalso
l'idea di un Europa cittadella cristiana che chiude la porta
rinnegando impegni ultradecennali a un grande Paese semplicemente
perché è musulmano. Al di là della povertà e dei problemi
demografici, lo scetticismo è scaturito soprattutto dalla diversità
che rappresenta questo Paese. Per contro credo che l'ingresso di
Ankara sia importante esattamente per questo motivo. L'Europa è
prima di tutto un progetto politico. Non dobbiamo poi trascurare che
la Turchia, Paese musulmano e laico nelle sue istituzioni, potrebbe
rappresentare uno strumento di grande aiuto nel dialogo con i 20
milioni di musulmani che vivono in Europa.
I più critici guardano
con diffidenza ai fenomeni di radical-islamismo che si manifestano
in Turchia e che mal si conciliano con il laicismo della Ue.
L'establishment turco è laico. I fenomeni di estremismo si sono
verificati, ma ricordiamoci che anche in Paesi come l'Italia il
delitto l'onore era inserito nel nostro Codice penale fino agli anni
70, e che in Austria l'adulterio ha costituito un crimine fino al
1997, quando il Paese era a pieno titolo un membro della Ue. La
funzione dei negoziati è tesa a risolvere questi problemi. Ma il
ruolo della Turchia nell'ambito di un Mediterraneo allargato è di
prim'ordine.
Gli Stati Uniti parlano
di una trasformazione in atto nel processo di democratizzazione dei
Paesi arabi. Si teme tuttavia che in molti di questi Paesi l'islam
non sia compatibile con uno Stato secolarizzato.
Il caso della Tunisia, e della Turchia, dimostra che i Paesi
islamici possono sviluppare uno Stato in cui è rispettata la
separazione dei poteri. Non è necessario esportare la democrazia.
Occorre invece avere sufficiente rigore e coerenza per sostenere le
fazioni democratiche che già esistono all'interno di questi Paesi.
L'islamismo radicale non esercita più fascino nella popolazione.
Non ha funzionato in Pakistan, né in Iran, in Afghanistan o in
Sudan. Oggi il mondo arabo sta vivendo una fase di ebollizione. Le
popolazioni possono vedere sui canali arabi i processi elettorali in
Ucraina, in lrak, in Palestina. La gente si chiede: perché noi no?
Vivendo in un Paese arabo ho constatato che negli ultimi due anni è
caduto il muro della paura. La gente spesso scende in piazza non per
manifestazioni antiamericane, ma per invocare le riforme.
Cosa può fare la
comunità internazionale per agevolare questo processo?
Tutto ciò che finora non ha fatto. Sarebbe già molto la rigorosa
applicazione degli attuali strumenti. (www.radicalparty.org/Il
Sole 24 Ore)
23.04.2005
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COMMERCIO
DI SANGUE
|
Il
Pkk, oltre agli abituali traffici di armi e di droga, si è
buttato anche in questa attività. Recupera il plasma dai
curdi che vivono in Turchia sotto forma di servizio sociale.
Poi lo vende all'estero.
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The
terrorist organization, Kurdish Workers' Party (Pkk) started trading
in human blood in addition to their narcotics, weapon and herb
smuggling activities. The organization collects blood from Kurds
living in southeast under the guise of a charity and smuggles it
abroad.
It was revealed that the terrorist organization the PKK makes money
both from having the blood analyzed by foreigners and from selling
it. According to the investigation, the organization has collected
more than 3 thousand blood samples so far. Individuals posing as
workers from the "Kurdish Red Cross" (Hevva Sora
Kurdistan) claim that they are collecting blood for this cause.
During the last year, "Kurdish Red Crescent" employees
traveled to villages, conducted medical checkups, and collected
blood secretly in the name of the charity.
According to information presented by Haşim Söylemez published
in the last issue of the weekly news magazine Aksiyon, the so-called
"Kurdish Red Crescent" organization founded by the PKK is
collecting blood in the southeast in guise of the charity. Blood is
only taken from Kurdish citizens. Intelligence services say that
these activities have been going on for sometime. This acts, which
have occurred mostly in Diyarbakir, Mardin, Batman, and Sanliurfa
was also revealed through information published by the organization
itself. It is a huge event that nowadays blood feuds have begun as a
result of disagreements in an attempt to earn more. (Zaman)
23.04.2005 |
"MONITORAGGIO
DINAMICO" PER ANKARA
|
La
Turchia sotto stretta osservazione da parte dell'Unione
Europea specie per quanto riguarda la libertà di opinione e
di espressione. La dichiarazione del commissario
all'Allargamento, Cristina Nagy.
|
Viste le incertezze e i dubbi che circolano intorno al tema della
Costituzione Europea, l'UE ha deciso di accelerare il monitoraggio
politico-diplomatico verso i potenziali nuovi aderenti. Fonti UE
hanno dichiarato che l'Europa sta seguendo da vicino la fase di
riforme attuate dalla Turchia per seguirne l'adozione, e che le
valutazioni saranno rese note in un rapporto pubblico nel novembre
2005.
L'accelerazione del monitoraggio è imputabile ai dubbi che la
Turchia solleva circa il rispetto della libertà d'opinione e
d'espressione, ma altre questioni sono sotto osservazione:
l'ondata nazionalistica e il crescere dell'intensità della
guerra in Kurdistan.
A proposito del conflitto in Kurdistan, Cristina Nagy, portavoce del
Commissario Europeo per l'Allargamento (il finlandese Olli Rehn)
ha dichiarato: "La Commissione Europea sta seguendo molto da
vicino soprattutto le riforme politiche turche, e anche tutti gli
sviluppi, e nel proprio rapporto periodico, che sarà probabilmente
reso noto in novembre, produrrà un'analisi molto dettagliata di
tutto quel che sta accadendo in Turchia. L'UE ha analizzato
l'atteggiamento d'intolleranza della Turchia verso la libertà
d'opinione, e i comportamenti razzisti nei confronti dei curdi
subito dopo i festeggiamenti del Newroz, il fatto che è stata
impedita la diffusione nelle librerie di un libro dello scrittore
Orhan Pamuk, e poi il linciaggio nei confronti di membri
dell'associazione <Tayad> che intendevano soltanto
diffondere un volantino: tutti questi fatti dimostrano che in
Turchia vi è un atteggiamento intollerante riguardo alla libertà
d'opinione".
La notizia sul rapporto di novembre da parte dell'UE potrebbe invece
spingere la Turchia verso un programma di politica interna che
rispetti maggiormente le minoranze etniche e il diritto d'opinione.
(aprile.online)
23.04.2005
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A SCUOLA DI
DIRITTI UMANI
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Un
progetto dell'Università Bilgi, di Istanbul, stimola gli
studenti degli istituti primari turchi a ragionare
creativamente di eguaglianza e diritti dell'uomo. Con
risultati sorprendenti. Dal quotidiano <Radikal>,
un'immagine delle trasformazioni in corso nella realtà
scolastica turca
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Le lezioni del
corso di "Nozioni di cittadinanza e Diritti Umani" per gli
studenti dell'ottava classe [terza media, ndt] della scuola primaria
Sururi nel quartiere di Kasimpasha (uno dei quartieri più difficili
della vecchia Istanbul) si svolgono in un modo molto originale. Gli
studenti infatti invece di essere costretti ad imparare a memoria un
gran numero di concetti, elaborano una nuova costituzione, discutono
di democrazia ed uguaglianza. All´interno del progetto della
Clinica del Diritto del Centro di Ricerche Giuridiche sui Diritti
Umani dell'Università Bilgi, gli studenti di alcune scuole primarie
vengono stimolati a mettere in discussione le strutture sociali.
Idil Elveris, coordinatore del progetto, spiega come concetti quali
democrazia, costituzione, uguaglianza e diritti umani siano stati
scelti appositamente: "Facciamo lezione discutendo. La ragione
che ci ha portato a scegliere questo quartiere è che vogliamo
rafforzare quei settori della società che hanno maggiori difficoltà.
Inoltre i nostri studenti di diritto fanno un'esperienza
importante".
Argomento della lezione è l'uguaglianza: in una classe di 64
studenti non vola una mosca. Can Yildiy e Gizem Ersen, studenti
dell'ultimo anno di Giurisprudenza, distribuiscono un foglio agli
studenti, in esso vi è la descrizione di un paese immaginario nel
quale ci sono numerose diseguaglianze. Uno degli studenti comincia a
leggere: "Nel Paese degli Sportivi, dove tutti fanno sport,
vengono emarginati gli handicappati fisici. Un giorno un famoso
giocatore di basket del Paese, in seguito ad un infortunio, rimane
paralizzato. Egli dà il via ad una campagna di raccolta di firme
per chiedere che i canestri vengano abbassati in modo da permettere
a giocatori in carrozzella di poter giocare. La Federazione Basket
rifiuta però questa richiesta con la motivazione che, essendo tutti
i cittadini uguali, non è possibile fare una discriminazione di
questo tipo".
A questo punto gli studenti cominciano a discutere: per prima cosa
condannano la discriminazione degli handicappati, poi difendono la
necessità di garantire le condizioni necessarie perché anche gli
handicappati possano fare sport. A questo punto gli insegnanti
spiegano che cos'è la discriminazione positiva ed invitano gli
studenti a fare degli esempi. Comincia Kubra Topbas: "In alcune
città le ragazze non vengono mandate a scuola. I maschi invece
studiano. Inoltre per le ragazze c'è anche il divieto di lavorare.
La campagna 'Forza ragazze, a scuola!' [una campagna promossa dal
Ministero dell'Educazione in collaborazione con numerose
organizzazioni internazionali, con lo scopo di combattere l'evasione
scolastica femminile, ndt] opera quindi una discriminazione
positiva". Latife Arslan invece prende un esempio dal film
"Titanic"Sulla nave i ricchi stanno nei piani alti, i
poveri invece stanno in basso, nei posti più sporchi. Se la nave
dovesse affondare darebbero le scialuppe di salvataggio ai
ricchi".
A questo punto gli insegnanti leggono l'articolo della Costituzione
che dice che tutti i cittadini sono uguali, senza distinzione di
lingua, religione o razza. Kubra Ertan però protesta, dice che
negli uffici pubblici prima si sbrigano le pratiche di quelli che
danno una bustarella mentre i poveri sono costretti ad aspettare. Un
altro studente aggiunge: "Negli ospedali l'amico del dottore
passa davanti alla coda senza aspettare e viene visitato
subito". Gli insegnanti facendo continuamente domande cercano
di stimolare gli studenti a pensare ed a suggerire soluzioni. Ad
esempio viene chiesto agli studenti se uguale coincida sempre con
giusto: "Se l'istruzione fosse a pagamento, sarebbe uguale per
tutti" ma gli studenti protestano: "Questo non può essere
giusto perché i ricchi possono pagare facilmente ma i poveri
no", un altro studente trova subito la soluzione: "Allora,
che i ricchi creino una associazione ed aiutino i poveri!".
Molto positivi i commenti degli interessati. Il Preside della
scuola, <Tamer Gumusay>: "I corsi vengono gestiti in modo
splendido. Ora gli studenti riescono a stabilire tra loro relazioni
più consapevoli. Hanno imparato a responsabilizzarsi verso i
problemi. Fin dall'inizio del corso mostrano forti reazioni verso
tutte le violazioni dei diritti umani. Hanno imparato molto dai loro
fratelli maggiori universitari ed è anche cresciuta la fiducia in
loro stessi. Ora anche il più passivo degli studenti della classe
prende la parola, sono ora consapevoli di essere individui".
Gli studenti: "Nel corso delle lezioni ho imparato quali sono i
miei diritti", "Dopo quello che ho imparato mi comporto in
modo più giusto con tutti. Prima evitavo di fare la coda alla
mensa, adesso non lo faccio più". "Qualche giorno fa in
banca un uomo anziano mentre era in coda è passato davanti ad una
signora, io sono subito andata da lui e gli ho detto che stava
sbagliando", un altro studente conclude: "Durante il corso
abbiamo imparato che una lezione non consiste nell'imparare a
memoria qualcosa...". (Umay Aktas/Osservatorio
sui Balcani- traduzione di Fabio Salomoni-http://osservatoriobalcani.org/artiche/view3417)
23.04.2005
|
OFFENSIVA
CONTRO IL PKK
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Negli
scontri con le forze di sicurezza turche sono morti 21
guerriglieri, 3 soldati ed una guardia di villaggio. Il
bilancio è il più grave dal 1999.
|
Offensiva delle truppe turche
contro i miliziani del Pkk, formazioni indipendentista curda.
L'operazione militare, con l'appoggio di aerei da combattimenti ed
elicotteri è cominciata nella zona di Besta, provincia di
Sirnak, nella Turchia sud-orientale a poche decine di chilometri dal
confine con l'Iraq, e ha provocato già 25 morti: 21 guerriglieri, 3
soldati e una guardia di villaggio. Il bilancio delle vittime è il
più grave dal 1999, quando il Pkk aveva proclamato una tregua
unilaterale dopo l'arresto del suo leader Abdullah Ocalan. Tregua
che è stata revocata nel giugno 2004. (Agi)
23.04.2005
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| CAMIONISTA
TURCO UCCISO ALLE PORTE DI BAIJI (IRAK)
|
Dopo
aver eliminato l'uomo, i ribelli hanno incendiato l'automezzo
che aveva a bordo merce destinata agli americani.
|
Un camionista turco è rimasto
ucciso in un'imboscata tesagli dalla guerriglia alle porte di Baiji,
200 chilometri a nord di Baghdad, sede della principale raffineria
irachena per il greggio destinato all'esportazione. Lo hanno
riferito fonti delle forze dell'ordine locali secondo cui, dopo aver
eliminato l'uomo, i ribelli hanno appiccato il foco al suo veicolo;
a bordo aveva un carico di merci destinate, a quanto sembra, alle
truppe americane. Nell'Irak settentrionale dall'inizio dell'anno
sono già stati assassinati almeno otto camionisti, la maggior parte
di essi originari proprio della Turchia. (Agi)
23.04.2005
|
| ATTENTATO
AL PAPA E MINACCE
|
Furono
rivolte ripetutamente al giudice Ilario Martella (ascoltato
dalla Commissione Mitrokhin) che indagava su Alì Agca e sulla
<Bulgarian connection>. Un "convincimento" il
nesso tra il rapimento di Emanuela Orlandi e l'ex terrorista
che sparò al Pontefice Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981. |
Il
giudice istruttore Ilario Martella, che indagò sull'attentato al
Pontefice Giovanni Paolo II, subì minacce alla sua vita ed a quelle
di sua figlia e di sua nipote. Le minacce giungevano via lettera in
tedesco dalla Germania ed erano molto dettagliate: ad esempio
conoscevano il nome anagrafico della nipote (Francesca Maria)
conosciuto persino ai parenti più stretti. Il genero che lavorava
presso una società aerospaziale in Gran Bretagna fu invitato a
tornare in Italia perché quella società "non voleva
guai". L'allontanamento del genero di Martella fu evitato
grazie all'intervento dell'allora presidente del Consiglio Bettino
Craxi prsso il Governo inglese.
Martella,
ascoltato in Commissione Mitrokhin, ha detto: "
Emanuela Orlandi venne rapita nel momento più caldo
dell'istruttoria quando ero in Bulgaria". Martella non ha prove
di un nesso fra il rapimento Orlandi e Ali Agca ma lo definisce
"un suo convincimento".
Martella sostiene che le parole di Agca trovarono spesso dei
riscontri. Ad esempio Agca disse che in Bulgaria si incontrò con i
servizi segreti di Sofia e che per una eventuale fuga, la notte del
13 maggio 1981, era pronto un tir diplomatico bulgaro che sarebbe
partito da via Rubens in Roma. "Effettivamente - ha affermato
il giudice istruttore - la sera del 13 maggio partì da Roma un tir
bulgaro con immunità diplomatica".
Martella ha definito Agca "un criminale di caratura
unica", ma "non agì da solo. Nel 1979, condannato a
morte, evase in maniera irridente da un carcere di massima sicurezza
turco, corrompendo le guardie. Poi andò in Iran, rientrò in
Turchia, con falso passaporto indiano ed in Bulgaria rimase due mesi
dove ebbe tutti i possibili aiuti immaginari. Agca in Bulgaria ebbe
incontri interessantissimi e riconobbe in una foto i personaggi
bulgari che io portai a giudizio (alla fine furono assolti per
insufficienza di prove, ndr)". (da take Agi)
23.04.2005
|
INCIRLIK
E GLI USA
|
La
base aerea in affitto agli americani solo per operazioni
umanitarie. |
Turkey
has approved a US demand to use the Incirlik Air Base as a "logistic
hub" for humanitarian operations.
A decree responding to the US demand will signed by the Turkish
Cabinet Council to extend the period of a "secret" decree
dated 23 June 2003 for one more year for the second time. It will
not be published in the Official Gazette like the former decision.
Opponents of the secret decree claimed that it was illegal. If the
Cabinet approves it, the US will use the Incirlik Base as the
logistic hub for operations in Iraq and Afghanistan.
Turkish Foreign Minister Abdullah Gul, in a speech at Esenboga
Airport before his departure for Lithuania yesterday (April 20) said
that the process is underway: "In fact there is nothing new.
What we have done is to make things more regular. It will be adopted
as the extension of former decrees as there are no new dimensions to
be considered. I think that the process will be completed soon."
Although both Prime Minister Recep Tayyip Erdogan and Gul have
explicitly expressed that there was no link between the Armenian
genocide allegations and the Incirlik Base decision, it has drawn
attention that the decree has been approved before April 24. The US
asked Turkey to use the Incirlik Base comprehensively in May 2004
with demands beyond those in the recently approved framework. The
previous demands were to use the base for other regional countries
beside Iraq and Afghanistan and for military purposes. The agreement
reached today was gained after months of negotiations between the
two countries. (Suleyman Kurt/Zaman)
23.04.2005
|
| LA
TURCHIA SCEGLIE VEICOLI DA
RICOGNIZIONE ISRAELIANI
|
Si
tratta di aerei senza pilota. A maggio la visita del premier
Recep Tayyip Erdogan a Tel Aviv.
|
La Turchia ha annunciato ieri di aver
scelto una società israeliana per la fornitura alla propria
aviazione militare di dieci velivoli da ricognizione senza
pilota. La notizia è stata comunicata dall'ufficio competente per
l'industria degli armamenti. Ai primissimi di maggio il premier
turco Recep Tayyip Erdogan è atteso in visita in Israele e nei
Territori dell'Autorità nazionale palestinese. (Arab Monitor)
23.04.2005
|
| L'UNIONE
CHIEDE LA CREMAZIONE
|
Ad
avanzare la proposta - affinché la Turchia adotti gli
standard europei, in particolare circa specifici forni
- è stata la Federazione Europea dei Servizi Pubblici (Effs).
|
The
European Union (EU) demands Turkey, which prepares for accession
negotiations, to make arrangements on many different issues.
Crematoriums are one of these issues.
The European Federation of the Funeral Services (Effs) Jean Neveu
said they might demand Turkey to construct a crematorium where
corpses can be burned. Neveu emphasized yesterday that Turkey is
host to thousands of European tourists and should conform to
European standards and conduct funerals appropriate to honor the
deceased.
Effs is working to form and develop funeral standards conducted its
executive board meeting in Turkey for the first time. The most
significant funeral issue among EU member states was confirmed as
the crematorium issue, Neveu said that they would reach a consensus
on the issue among their members. They might even demand that Turkey
open a crematorium he said. "Why not a crematorium in Turkey?
We might demand it from Turkey in the future. The first effective
crematorium in Spain was not built for the Spanish people, but later
some Spanish have used it. The decision should be taken step by step.
Religious and cultural issues intervene in Turkey. Preconceptions
about the future are unknown, but it might be accepted in the
future."
The Countries' opinion about a crematorium might be changed in time,
exemplifies Neveu, by saying that the Catholic world had also
recently lifted the ban on burning of the deceased. The Effs
President also reminded of the objections of the Catholic Church
towards the burning the bodies until 1963; however, crematoriums
operate in all Catholic countries after 1963. The number of
crematoriums varied according to EU countries, Neveu informed and
all European countries except Greece allowed the burning of corpses.
Although cremations were prohibited in Greece, studies were
conducted regarding crematoriums. Neveu added the level of
cremations varies from between three percent and 80 percent and that
they as the federation, were working to eliminate the difference. (Bahtiyar
Kucuk/Zaman)
23.04.2005 |
ENERGIA:
ORA LO SGUARDO VA SUL NUCLEARE
| Un'attenta
disamina di Stefano Barocci sul problema energetico in Turchia
dove si discute sulla realizzazione di un impianto denominato
Akkuyu (Nucler Power Plant) che dovrebbe andare in produzione
nel 2008 con 2/4 unità capaci di fornire sino 3000 Mw. Verrebbe
realizzato non lontano da Gulner sulla costa mediterranea. I
vantaggi che deriverebbero da questo sito. |
 La Turchia è un Paese relativamente ricco di risorse energetiche e
minerali con il suo vasto territorio montuoso che permette la
localizzazione di numerosi siti idroelettrici, sebbene questi siano
posti a notevole distanza dai maggiori centri abitati. Ricordiamo che
la penisola anatolica ha una estensione est-ovest di oltre 1000
chilometri. Le risorse minerali accertate consistono in lignite in
grande quantità e, in misura minore, in carbone, petrolio e gas
naturale. In generale si può dire che sono stati scoperti numerosi
giacimenti di importanza per l'estrazione, ma il loro sfruttamento e
la ricerca di nuovi siti procede molto lentamente.
La forte domanda energetica
negli anni '60-'70 dovuta ai fenomeni di urbanizzazione e di
sviluppo industriale hanno pressoché triplicato la domanda di
energia. A fronte di ciò un'errata politica dei prezzi, che
prevedeva sussidi al settore petrolifero, ha prodotto rapidamente una
situazione di crisi con drastiche riduzioni di disponibilità degli
idrocarburi.
Per dare un'idea del processo economico che si è sviluppato
in Turchia possiamo confrontare la situazione fotografata nel 1962 con
quella nel 1992: all'inizio il maggiore consumo di energia per usi
non industriali e commerciali proveniva per il 60% da combustibili
agricoli naturali (legno e rifiuti), con la lignite ed il carbone si
arrivava ad 80% del fabbisogno turco; nel 1992 oltre il 43%
dell'energia utilizzata, compreso ovviamente il comparto
industriale, proveniva dal petrolio importato, il 4% dal settore
idroelettrico, il 31% da lignite e carbone, il 7% da gas naturale di
provenienza domestica ed oltre il 15% da sorgenti alternative come il
sole, il vento, il geotermico ecc.
A partire dagli anni '70 la
domanda energetica cominciò a superare sistematicamente l'offerta,
giungendo alla fine del decennio a porre dei limiti alla crescita
industriale. Riduzioni e black-out distribuiti tra le attività
industriali, commerciali e residenziali hanno costituito una prima
strategia per far fronte al problema, ma nondimeno si giunse ad un
razionamento del combustibile nel trasporto delle persone, delle merci
e nel settore agricolo. Alla metà degli anni '80 sotto il Governo
Özal fu lanciato il sistema Bot (Build, Operate and Transfer)
consistente nella fornitura di capitali e tecnologia per costruire
nuove centrali elettriche da parte di investitori stranieri,
remunerati con un congruo numero di anni di gestione degli impianti,
poi trasferiti in toto al gestore turco. La diga Atatürk, le cui
prime due unità produttive entrarono in funzione nel 1992, fu uno di
questi maggiori progetti, sebbene fosse stata concepita all'inizio
come un progetto "chiavi in mano".
Sebbene le risorse turche siano state ampiamente sotto utilizzate sino
alla metà degli anni '90 il potenziale produttivo del Paese rimane
in generale buono: in anni con buone precipitazioni si superano i
100000 gigawatt-per-ora idroelettrici e la lignite costituisce la
seconda risorsa energetica del paese. La lignite è però un
combustibile "povero", contenente alte percentuali di acqua e
zolfo, e ci ricorda molto le economie dei Paesi della vecchia area
socialista, caratterizzando le serate di
Berlino Est, Praga
e Varsavia con il classico odore poco attraente. Inoltre accanto alla
scarsa efficienza energetica vi sono noti problemi di inquinamento. Le
risorse in petrolio turco accertate, oltre 18 milioni di tonnellate,
potrebbero coprire il fabbisogno di tre anni; con le tecniche avanzate
oggi a disposizione (e però più costose sia nella fase iniziale di
esplorazione, che in quella estrattiva) si potrebbero aggiungere altri
30 milioni di tonnellate. Per quanto riguarda il gas naturale sono
state accertate riserve per oltre 13,8 miliardi di metri cubi, mentre
quelle di carbone superano il miliardo di tonnellate. Esistono
considerevoli risorse geotermiche ma esse o sono sfruttate solo
parzialmente, o non sono state neanche prese in considerazione.
La Turchia è giunta ad importare 28 milioni di tonnellate di greggio
alla soglia del 2000, mentre possiede aree estrattive nella parte sud
orientale dell'Anatolia a contatto del confine con Iran, Iraq e
Siria. Le condizioni di esplorazione e di estrazione del petrolio
turco, cui l'Ente nazionale Tpa insieme ed esperti di <British
Petroleum>, <Mobil> e <Shell Oil Company> hanno
dedicato cospicue risorse , sono complesse perché il petrolio turco
si trova a notevoli profondità e difficile è la stima delle relative
capacità. Le varie compagnie hanno stabilito che il petrolio di
produzione paleozoica sarebbe estraibile ed hanno indicato ulteriori
aree di interesse nelle falde al disotto delle miniere di sale
nell'Anatolia centrale (a nord di Konya), nel Mar Nero e anche nella
zona Egea, dove però il sempre presente contenzioso con la Grecia non
rende agile lo stabilirsi dell'attività estrattiva (potrebbe
diventare un altro argomento del già cospicuo contenzioso). Il Tpao
ha anche avviato una procedura per incrementare le quote delle
esportazioni di greggio concesse alle compagnie operanti sul suolo
turco ed offshore. A complicare la situazione per tutta la durata
degli anni '90 è stata la ripresa delle azioni dei terroristi curdi
che hanno colpito ripetutamente impianti e personale delle compagnie
<Mobil> e <Shell Oil> nell'area sud-orientale del paese.
La Turchia ha anche incoraggiato iniziative in campo petrolifero al di
fuori del territorio nazionale giungendo ad una cooperazione del Tpao
con l'Ente nazionale idrocarburi del Kazachstan. Occorrerà però
del tempo prima che il gas ed il petrolio kazaco possano giungere in
Turchia. E' questa la maggiore operazione all'estero del Tpao che
possiede anche concessioni in Australia, Egitto e Pakistan. Le cinque
raffinerie turche, con una capacità totale di 764000 barili al
giorno, sono dislocate nei pressi di Izmir, Kocaeli, Kirikkale, Batman
e Mersin. Quest'ultima è l'unica ad essere
sostanzialmente in mani straniere. Sempre a ridosso dell'anno 2000
la privatizzazione della raffineria <Tupras> e della compagnia
di vendite al dettaglio <Petrol Ofisi> hanno creato alcuni
problemi di natura legale, mentre la Turchia estendeva la propria rete
di pipeline per il greggio e per il gas proveniente dai paesi
dell'Asia centrale, dal Caucaso e dall'Iran, incoraggiando con una
intensa "diplomazia petrolifera" le attività di export di questi
Paesi e proponendosi come "il terminale" verso il mercato europeo.
Non sono mancati naturalmente elementi di contrasto: un'iniziativa
russo-kazaca ha fatto giungere il petrolio dal giacimento di Tengiz
sino al porto russo di Novorossyisk, andando ad incrementare
esponenzialmente il flusso delle petroliere attraverso il Mar Nero e
quindi anche attraverso gli Stretti. I turchi, come è noto, sono
costretti da convenzioni internazionali a consentire il traffico negli
Stretti, ma il Bosforo taglia in due la loro città più importante ed
è pienamente comprensibile che l'ipotesi di un disastro ecologico,
non escludibile a priori, generi notevole apprensione; così i turchi
sono diventati dei grandi sostenitori dei movimenti ambientalisti!
Verso la metà degli anni '80 la Turchia ha cominciato ad
approvvigionarsi in maniera più intensa di gas naturale: oltre a
quello estratto nella Tracia turca e quello acquistato dalla Bulgaria,
sono state aumentate le quote di gas russo. Nel 1992 veniva annunciata
l'importazione di gas dall'Algeria, che avrebbe dovuto bilanciare
la forte dipendenza dovuta alle importazioni dalla Russia.
Le miniere di lignite e di carbone non sono sufficienti a coprire il
fabbisogno nazionale. Esse sono largamente in mano dello Stato e
lavorano con criteri di scarsa efficienza e con tecnologia di vecchia
data. Spesso poi il carbone turco, con analogia impressionante al caso
Ruhr in Germania, viene ad essere più costoso del carbone importato.
La Autorità Turca per l'Energia (Tek) è responsabile per la
produzione di energia elettrica. Tra il 1980 ed il 2000 è stata
raggiunta una completa elettrificazione del paese, anche utilizzando
le attività di alcune piccole compagnie elettriche locali nella zona
Egea e mediterranea. Ad una domanda crescente di energia da parte
dell'industria e dei consumatori privati si è risposto dapprima con
un aumento delle importazioni elettriche dalla Russia e dalla vicina
Bulgaria. Obiettivo della Turchia rimane comunque quello di
differenziare le sorgenti di approvvigionamento ed evitare forniture
da paesi che sono considerati instabili.
Nell'anno 2002 la capacità di generazione installata si era
assestata sul 42% proveniente da carbone e gas, oltre il 45% da siti
idroelettrici ed il resto ottenuto da prodotti petroliferi. Il Piano
nazionale di incremento dei bacini idrici ha dato i suoi risultati
permettendo di progettare e costruire oltre 300 nuovi impianti. La
parte centrale dell'ambizioso piano energetico turco era costituito
dalle Progetto Sud-est Anatolia che prevedeva la realizzazione delle
dighe sul Tigri e l'Eufrate e della Atatürk Dam; prima del cambio
del secolo queste opere, la Karakaya Dam, la Keban Dam e la Atatürk
Dam erano state realizzate. Il piano prevedeva l'aumento del 25%
delle superficie coltivabili e del 45% della capacità di produrre
energia. Come è noto la costruzione degli sbarramenti sul Tigri e
sull'Eufrate ha prodotto un contenzioso con gli Stati confinanti,
Siria e Iraq, che usufruiscono della preziosa acqua di questi fiumi e
ciò ha introdotto riserve da parte degli Organismi internazionali
amministranti fondi per lo sviluppo di tali progetti. In particolare
la <World Bank> ha fatto mancare le proprie importanti linee di
credito per la realizzazione delle dighe e degli impianti, la Turchia
ha però risolto il problema andando a reperire altrove i crediti
necessari.
La Turchia ha accumulato notevoli esperienze nel campo del management
delle sorgenti energetiche ma potrebbe insistere su tre direttrici
principali per ottimizzare il processo di crescita che la interessa:
1) migliorare la politica dei prezzi dell'energia mettendo
maggiormente a confronto produttori e consumatori, introducendo dove
necessario riduzioni e limitazioni ad una crescita incontrollata dei
consumi;
2) al riguardo dell'economia energetica delle zone rurali (ancora
molto importante per la Turchia, sebbene non più prevalente) dovrebbe
migliorare l'utilizzazione delle sorgenti agricole naturali (legno e
rifiuti);
3) potrebbe iniziare a sviluppare una moderna filiera nucleare che
tenga conto delle specificità turche e naturalmente della natura
sismica del territorio (fattore che comunque non impedisce a diversi
paesi con territorio soggetto a sismi, esempio il Giappone, di operare
impianti nucleari di potenza).
 La discussione su una possibile "via nucleare" ai problemi
energetici turchi è stata già avviata dai vertici militari che erano
al potere negli anni '80. Fu sviluppato un piano energetico nucleare
e costituita in seno alla Tek una Divisione Impianti nucleari di
potenza. Le università turche gestiscono diversi reattori nucleari di
ricerca di cui si occupa, nell'ambito della Commissione turca per
l'energia atomica, la <Taek>, costituita nel 1956. La <Taek>
(www.taek.gov.tr) è l'Ente nazionale turco preposto agli usi
pacifici dell'energia nucleare nel settore della ricerca, della
medicina e delle applicazioni industriali. Ha in organigramma anche le
Direzioni che sovrintendono alle procedure di radioprotezione, a
quelle di fisica sanitaria ed a quelle relative al trasporto delle
sorgenti radioattive. La <Taek>, i cui compiti ricordano
approssimativamente le funzioni del nostro vecchio <Cnen>,
mantiene stretti rapporti con la <Iaea Esso> ha una sede
principale nella capitale Ankara in un moderna costruzione sulla
strada per Eskişehir. Opera diverse altre strutture ad Istanbul
ed in altre città turche, spesso in stretta collaborazione con
istituti tecnologici universitari. La Commissione turca per
l'energia atomica è il tramite della <Taek> con il ministero
turco per l'Energia.
Negli ultimi mesi del 2004 il Governo Erdoğan ha appoggiato
l'avvio di una nuova discussione sulla realizzazione di un impianto
nucleare di potenza denominato Akkuyu "Nuclear Power Plant"
che dovrebbe andare in produzione nel 2008 con 2-4 unità capaci di
fornire sino a 3000 Mw. L'impianto, per il quale i termini per le
offerte sono già stati prorogati, sarebbe realizzato sulla costa
mediterranea nei pressi di Gülner. Se il progetto andasse in porto si
potrebbe pensare di avviare un'iniziativa analoga sul Mar Nero.
Il sito di Akkuyu possiede diversi vantaggi: la vicinanza con il mare
permette di trasportare facilmente macchinario pesante ed ingombrante;
inoltre l'area non è densamente popolata, il che costituisce un
ulteriore elemento positivo in caso di incidenti. La zona poi, e
questo è l'argomento principe, possiede una dettagliata analisi
degli eventi sismici indietro negli anni e sembra una delle più
stabili della penisola anatolica.
Già negli anni '70 si era parlato di questo progetto ed erano state
avviate procedure di realizzazione di vario tipo. Seguirono poi anni
di turbolenze finanziarie e poi sopravvenne l'evento Chernobyl che
ebbe un effetto "anestetizzante" per tutto il settore nucleare.
Tre consorzi hanno risposto positivamente alle offerte rispettando
criteri severi di selezione, comprendenti
anni di esperienza con impianti di potenza, possesso delle
licenze di gestione nel proprio paese, la realizzazione di due
impianti nucleari già operanti, la designazione di un impianto di
riferimento simile ad Akkuyu e la mancanza nei progetti di riferimento
di casi in cui si siano verificati incidenti. Essi sono la <Società
Atomic Energy of Canada> con le imprese turche Guris e Gama
Bayinder, il Gruppo <Mitsubishi-Westinghouse>, in collaborazione
con le imprese turche <Mng> ed <Enka> ed il Gruppo <Npi>
(<Framatome> e <Siemens>), in collaborazione con le
imprese turche <Simko>, <Garanti Koza> e <Sfta>.
L'impianto che doveva essere fornito chiavi in mano fu poi
ricompreso nella procedura BOT. Esso sarà costituito da unità Pwr o
Bwr comprendenti un'isola nucleare e delle turbine, un sistema di
stoccaggio del combustibile (con capacità per 20 anni di combustibile
spento), strutture di immissione e di uscita del refrigerante e una
stazione di conversione elettrica da 154kV e 380kV. In aggiunta il
vincitore dovrà fornire combustibile per due anni (corrispondenti al
periodo di garanzia), con l'opzione di fornire il combustibile per
un totale di sette anni. Durante il biennio di garanzia il consorzio
vincente dovrà fornire parti di ricambio e supervisione
dell'impianto, con l'opzione di farlo anche nei successivi tre
anni. Il vincitore dovrà anche formare il personale dell'impianto e
costruire le strutture ancillari.
Naturalmente esistono molti dubbi riguardo ed intorno al progetto sia
a livello di politici ed analisti del mondo economico, che della
opinione pubblica. Gli attivisti ambientalisti hanno naturalmente
iniziato un'intensa campagna che mostra solo effetti negativi.
Recentemente un evento sismico di grado 6.2 della scala Richter ha
colpito Adana, distante 180 chilometri dal sito di Akkuyu. Le
strutture dell'impianto sono progettate per resistere senza danni
rilevanti sino a gradi 6.5 della scala Richter. Che succederebbe se si
verificasse un evento sismico più violento? I moderni reattori, si
parla di reattori di terza, ed in prospettiva, di quarta generazione,
presentano dei profili di criticità che interagiscono in maniera
positiva con le più piccole variazioni nella cinetica neutronica in
modo da essere praticamente auto-spegnenti. Queste fini argomentazioni
da esperti di fisica del reattore si sa che impatto abbiano però
sulle opinioni pubbliche e quindi sugli elettori; l'Italia né è in
fondo il miglior testimone!
Esiste poi un altro argomento che oltre ad avere eco sulle
coste egee e su quelle degli Stretti viene considerato attentamente
anche nelle Cancellerie degli Stati europei: oramai sanno tutti che se
si produce energia nucleare, e quindi si utilizza a scopi pacifici il
potenziale che viene dall'atomo, è anche possibile, a vari livelli
e con diverse intensità, disporre di Uranio arricchito e separare
Plutonio ed altri isotopi fissili e ad alta attività. La possibilità
di costruire armi nucleari è qualcosa che spaventa il "Club
occidentale" non senza ragione. Una certa "volatilità" della
politica interna turca e la storia recente con alcuni vicini
geografici può destare qualche perplessità. A maggior ragione
l'avvicinamento della Turchia all'Unione e la sua presenza da anni
nel consesso dei Paesi firmatari del Trattato di non proliferazione (Npt)
dovrebbero permetterle di ragionare con ponderazione e con saggezza
sui vantaggi e sugli ulteriori impegni che scaturiscono dal seguire
una via nucleare alla risoluzione delle proprie pressanti esigenze
energetiche. (Stefano Barocci,
Esperto
dell'Istituto Italiano per l'Asia, Consigliere economico
dell'Ateneo italo-tedesco, già funzionario dell'Ufficio economico
dell'Ambasciata d'Italia a Berlino)
23.04.2005
EGEO
ED ADRIATICO: RAPPORTI TRA SPONDE SUL MARE NOSTRUM
|
"Workshop
della Subfornitura Meccanica in Turchia" - organizzato
dall'azienda speciale della Camera di Commecio di
Ancona
"Ancona Promuove", in collaborazione con la Cna
Associazione provinciale di Ancona - si aprirà ad Izmir il 13
giugno prossimo. All'incontro economico si affiancherà anche
un gemellaggio tra la provincia di Ancona e l'Autorità
regionale di Smirne. |
L'Azienda
speciale della Camera di Commercio di Ancona "Ancona Promuove",
nell'ambito del programma promozionale 2005, in collaborazione con
la Cna Associazione provinciale di Ancona, organizza un "Workshop
della Subfornitura Meccanica in Turchia", che si terrà a Izmir nei
giorni 13 e 14 giugno 2005, coinvolgendo inoltre la Camera di
Commercio di Izmir, il
Consolato d'Italia e l'Ambasciata
di Turchia a Roma.
L'iniziativa è rivolta alle Pmi della provincia di Ancona operanti
nella subfornitura di vari settori (automotive, elettrodomestici,
casalinghi, edilizia, giocattoli, mobili e attrezzature da giardino,
imballaggio, computer e simili, illuminazione, medicale, produzione di
oggetti e contenitori in plastica, ecc.).
All'incontro economico si affiancherà anche un gemellaggio tra la
Provincia di Ancona e l'Autorità regionale di Smirne, che si
affianca a quelli in essere tra il porto del capoluogo egeo Cesme ed
Ancona e tra le due Camere di Commercio. Quest'ultimo rapporto è
stato costruito nel 2004 nel corso di un riuscito convegno dedicato ai
temi della proprietà industriale tenutosi alla Loggia dei Mercanti di
Ancona e che ha visto la presenza di Parlamentari, organi camerali e
vertici dei due Uffici nazionali brevetti e marchi.
Questa intensa serie di rapporti tra le due sponde mediterranee, qui
l'Adriatico e la l'Egeo, si arricchisce anche della collaborazione
tra le Università di Izmir ed un pool di Università italiane tra cui
Macerata, Roma III, Campobasso e lo <Inrm> che porterà a scambi
tra ricercatori agronomi ed economisti ed alla preparazione di un
"libro bianco" sulla agricoltura turca. L'importanza di
conoscere quest'ultima nei suoi aspetti economici, agronomici e
giuridici è dovuto al fatto che l'Italia deve poter giocare un
ruolo di primo piano, qualunque sia il destino europeo della Turchia,
nel mercato generale dei prodotti agricoli, specialmente in quelli di
qualità, ed in quello dei macchinari per l'industria di
trasformazione, nella circolazione delle innovazioni in campo agro-alimentare,
sviluppando le opportune conoscenze dell'ordinamento giuridico turco
in materia. L'Italia, questa è l'opinione di Stefano Barocci che
coordina il gruppo italo-turco che lavora al progetto, deve saldamente
rimanere al centro del ricco mercato agro-alimentare ed ittico del
Mediterraneo e mettere in evidenza con la Turchia tutte quelle
nicchie, quelle cooperazioni e quegli scambi che possono arricchire
entrambi i Paesi.
Inoltre, su iniziativa del
Console d'Italia ad Izmir (l'antica Smirne), si sta avviando anche
una collaborazione tra il Liceo turco-francese smirniota ed una Scuola
superiore di Ancona, che dovrebbe portare a realizzare un lavoro
congiunto italo-franco-turco sulla evoluzione storica dei centri
commerciali nell'area mediterranea, sfruttando quegli strumenti di
cooperazione nell'istruzione che la UE mette a disposizione anche
della Turchia. (Ste. Bar.)
23.04.2005
BENETTON
SI ACCORDA CON BOYNER PER UNA JOINT VENTURE IN TURCHIA
|
A
carattere paritetica prenderà il nome di <Benetton Giyim
Sanayi> e si occuperà della gestione e dello sviluppo
delle attività commerciali della società trevigiana. Si
prevede per il 2005 un introito di circa 40 milioni di euro
ed una previsione di aumento del 50% per i prossimi cinque
anni. |
Il Gruppo <Benetton>
ha firmato un accordo per una joint venture paritetica con
<Boyner Group>, società con la quale la casa di
Treviso mantiene un accordo di licenza dal 1985. Con il
nuovo accordo <Benetton> investirà 14 milioni di euro per
il 50% di <Bofis> (controllata completamente da Boyner)
società che gestisce tutte le attviità commerciali dei marchi
<United Colors of Benetton>, <Sisley>, <Playlife>
e <Killer Loop< nell'area turca. La joint venture
paritetica prenderà il nome di <Benetton Giyim Sanayi> e si
occuperà della gestione e dello sviluppo delle attività
commerciali dei marchi <Benetton> di tutti i marcHi in
Turchia e nella regione con ricavi previsti per il 2005 a circa 40
milioni di euro e una previsione di aumento del fatturato previsto
del 50% nei prossimi cinque anni. (Spystocks.com)
23.04.2005
| GIORNATA
NAZIONALE DELL'INFORMAZIONE
|
Si
è tenuta il 21 aprile scorso sul tema delle piattaforme
tecnologiche europee ed è stata organizzata nell'ambito del
progetto <Tr-Access> del Sesto programma (6PQ). |
Il 21
aprile ultimo scorso si è tenuta ad Istanbul una giornata nazionale
di informazione sulle piattaforme tecnologiche europee, organizzata
nell'ambito del progetto <TR-Access> (Facilitazione della
partecipazione della comunità turca di ricerca e sviluppo ai
programmi quadro comunitari) del Sesto programma quadro (6PQ).
Alla manifestazione, che peraltro ha ottenuto un notevole successo,
hanno preso parte tra gli altri Jesús Rodríguez, capo della
Piattaforma tecnologica europea di costruzione (ECTP), e Francesco
Jovane, capo della Piattaforma tecnologica sul futuro della
produzione industriale (Manufuture) i quali hanno illustrato esempi
di piattaforme tecnologiche nonché rappresentanti della Commissione
europea che hanno fornito una presentazione generale. L'Ufficio
stampa è stato curato dalla signora Tugba Idikut,
e-mail:
tugba.idikut@tubitak.gov.tr
23.04.2005
|
| LA
RISPOSTA A META' MAGGIO
|
Conclusa
la missione del Fondo Monetario Internazionale ad Ankara, si
attende ora cosa deciderà per il prestito il Consiglio
Esecutivo. Il nuovo capo del desk Turchia, l'italiano Lorenzo
Giorgianni.
|
Si è recentemente conclusa la missione del Fondo Monetario
Internazionale ad Ankara. Nel corso di una conferenza stampa al
termine dei lavori, il ministro del Tesoro Ali Babacan ha dichiarato
che le due delegazioni hanno raggiunto un'intesa sui punti in
sospeso del nuovo accordo e sul contenuto della nuova Lettera
d'Intenti, che sarà sottoposta all'approvazione del Consiglio
Esecutivo del Fondo
Monetario entro la prossima metà di maggio. Il ministro ha altresì
assicurato che i testi di legge sulla sicurezza sociale, sulla riforma
bancaria e sulla riforma dell'amministrazione delle entrate saranno
approvati a breve dal Parlamento. Della delegazione del Fondo
Monetario Internazionale, guidata dal capo uscente del Desk Turchia,
Reza Moghadam, faceva parte anche il suo successore, l'italiano
Lorenzo Giorgianni. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
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INFORMATION
TECHNOLOGY
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Se
ne è parlato nell'incontro tra il presidente sud coreano Roh
Moo-Hyun e i responsabili dell'economia turca. Un centro
di cooperazione all'interno dell'Università di Istanbul.
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La
recente visita in Turchia del presidente sud-coreano Roh Moo-Hyun,
accompagnato da una delegazione di ministri, ha messo in luce
l'interesse con il quale Seoul guarda alla Turchia quale possibile
nuovo destinatario dei propri investimenti diretti, soprattutto nel
settore dell'<Information Technology>. Nelle intenzioni del Governo
sud-coreano, illustrate dal ministro dell'Informazione e delle
Comunicazioni Daeje Chin, è importante puntare sulla Turchia
proprio in questo momento, nel quale il Paese è alla ricerca di
know-how e tecnologie per sviluppare le proprie strategie
informatiche. La cooperazione tra i due Paesi potrebbe essere avviata
con lo stabilimento di un centro di cooperazione sull'<Information
Technology>, probabilmente all'interno di un Ateneo di Istanbul.
Simili centri, infatti, sarebbero già operativi in Cile e Messico.
(fonte Amb. d'Ita)
23.04.2005
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| TRENTA PIU' CENTOTRENTA
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Rappresentanti
di aziende italiane e turche si sono incontrati ad Istanbul e
Bursa nel corso di due intense giornate di lavoro.
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Trenta aziende italiane hanno
effettuato una missione in Turchia nei giorni scorsi nel quadro delle intese tra l'Istituto
Commercio Estero (Ice) e la Confapi (Confederazione
Italiana delle Piccole e Medie Imprese) che conta, in Italia, 62.000
imprese associate.
Le
aziende partecipanti, operanti nel settore della sub-fornitura
meccanica, della progettistica e
dell'ambiente, hanno avuto due intese giornate di lavoro,
organizzate dell'Ufficio Ice di Istanbul
rispettivamente ad Istanbul e Bursa, nel corso delle quali hanno incontrato 130 ditte turche.
(fonte Amb. d'Ita)
23.04.2005
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RIDOTTI I TASSI
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Si
tratta di quelli overnight che, per la ricezione e la cessione
dei depositi interbancari, sono scesi rispettivamente al 15% e
al 19%. Si potrebbe addirittura andare al di sotto dell'8% per
l'anno in corso.
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La Banca Centrale turca ha
inaspettatamente ridotto i
tassi overnight al
15% e al 19%, rispettivamente per la ricezione e la cessione dei
depositi interbancari. Si tratta della quarta riduzione dall'inizio
dell'anno e conferma la fiducia della Banca sul positivo andamento
del trend inflazionistico. Nonostante un recente rialzo dell'indice
dei prezzi di produzione (+1.26% a marzo), infatti, principalmente
legato all'aumento del prezzo del petrolio, nelle percezioni della
Banca Centrale il trend generale su base annua non dovrebbe risentirne
eccessivamente, consentendo il raggiungimento di un tasso addirittura
inferiore all'8% per l'anno in corso secondo l'indice dei prezzi
al consumo. Nelle parole del Governatore Sureyya Serdengeçti, comunque, prima
di effettuare ulteriori tagli la Banca Centrale monitorerà
attentamente la domanda interna, la disponibilità di liquidità
internazionale nonché
l'andamento delle riforme previste nel quadro degli impegni
internazionali.
(fonte Amb. d'Ita)
23.04.2005
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| BREVI
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Cresciuto
in Turchia l'indice di fiducia del settore reale nel mese di
marzo. Aumentata anche la produzione industriale, specie quella
manifatturiera e mineraria.
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Secondo i dati rilasciati dalla
Banca Centrale turca, l'indice di fiducia del settore reale nel mese di
marzo è cresciuto di 0.4 punti a 104.0 principalmente in ragione di
un aumento delle vendite sul mercato domestico. Tuttavia, se
confrontato con lo stesso mese dello scorso anno, l'indice mostra
una diminuzione di 3.7 punti.
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La
produzione industriale in Turchia a febbraio 2005 è cresciuta del
14.9% rispetto allo stesso mese del 2004. Lo ha reso noto l'Istituto
nazionale di statistica precisando inoltre che la crescita dei primi
mesi dell'anno è stata del 15.2% nell'industria manifatturiera,
del 30.3% in quella mineraria e del 14.9% nelle utenze (elettricità,
gas e acqua).
(fonte Amb. d'Ita)
23.04.2005
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| DIFFICOLTA'
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Lo
starebbe scontando il Paese turco, in particolare sui mercati
internazionali, e questo a causa del persistere degli alti tassi
di interesse nonché alla crescente cautela degli investitori
rispetto al fattore di rischio.
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Secondo
l'Agenzia di rating internazionale Fitch, la Turchia
sconterebbe ancora qualche difficoltà di finanziamento sui mercati
internazionali legata al persistere di alti tassi di interesse nonché
alla crescente cautela degli investitori rispetto ai fattori di
rischio. Nonostante alcuni importanti elementi di stabilizzazione,
quali gli impegni adottati con l'Unione Europea, l'adozione del
nuovo programma economico triennale che dovrà accompagnare l'
eventuale accordo di stand-by con il Fondo Monetario
Internazionale ed il mantenimento di un
tasso di cambio fluttuante, che riducono
la "fragilità" del mercato turco, alcuni aspetti indurrebbero
ancora a qualche cautela: tra questi, il ritardo nell'avvio del
programma del Fondo e l'incertezza derivante dai referendum connessi
all'entrata della Turchia nell'Unione Europea.
Il Gruppo <Doğan>, attuale proprietario di maggioranza della
<Dışbank<,
ha siglato un accordo di vendita con il gruppo finanziario
belga-olandese <Fortis>, che acquisirà l'89,3% delle azioni della
<Dışbank>,
la settima per grandezza in Turchia. La Fortis ha intenzione di
procedere quindi all'acquisizione del restante 10.7%, attualmente
posseduto da piccoli investitori, mediante un'offerta pubblica che
sarà lanciata a breve. La <Dışbank> conta attualmente oltre
un milione di clienti, 173 filiali e uno staff di 4.500 impiegati. Il
valore di mercato della banca è stato stimato a $1.07
miliardi e lo scorso anno ha totalizzato entrate nette per $80
milioni. (fonte Amb. d'Ita)
23.04.2005
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| ANNULLAMENTO
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Saltata
- su decisione dell'Amministrazione turca per le Privatizzazioni
(Oib) la gara che riguardava la <Tekel> per mancanza di
offerte sufficienti. E' la seconda volta.
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L'Amministrazione turca per le
Privatizzazioni (Öib) ha recentemente annunciato l'annullamento
della gara per la privatizzazione della <Tekel> per mancanza di offerte sufficienti. Si tratta del secondo
annullamento, dopo quello del 2003 (in tale occasione l'offerta più alta, provenuta da parte giapponese, era stata giudicata
insufficiente). Alla base dello scarso interesse all'acquisizione
sarebbero stati i continui rialzi delle imposte su tabacchi ed
alcolici: prima della scadenza del termine delle offerte alcune fra le
ditte interessate alla <Tekel> avevano chiesto nel corso di un incontro
presso il Ministero delle Finanze, che
le tasse sui tabacchi fossero bloccate almeno per un periodo di cinque
anni. (fonte Amb. d'Ita)
23.04.2005
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| INDICATORI MACROECONOMICI
PNL 2004: 9.9%
PNL pro capite 2004: US $
4.172
PIL 2004: 8,9%
PIL pro capite 2004: US $
4.187
Inflazione (prezzi
al consumo): 9.32%
23.04.2005 |
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UN
INVESTIMENTO RAGIONEVOLE
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<Unicredit>
si rafforza in Turchia. E' in dirittura di arrivo per
l'acquisizione della <Yadi Kredi". Una dichiarazione
del presidente dell'istituto italiano.
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<Unicredit>
si rafforza in Turchia. E' infatti in dirittura d'arrivo
l'acquisizione della <Yapi Kredi>,radicato istituto di credito
turco che porterà la banca italiana ai vertici delle classifiche
dimensionali di quel Paese. "In Turchia - ha spiegato il
presidente di <Unicredit>,Carlo Salvatori, a margine del forum
italo/bulgaro di Sofia -abbiamo già una joint venture che ci
da soddisfazioni. Ora siamo in dirittura d'arrivo per l'acquisto
della <Yapi Kredi>". Si
tratta, ha aggiunto, di "un investimento ragionevole". (Agi)
23.04.2005
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NEI CIELI
DUE NUOVI AIRBUS
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Il
direttore marketing della dell'industria aeronautica europea,
Gunther Schubert, ha dichiarato che i primi due A 380 dei 36
ordinati dalla thy saranno consegnati tra novembre e dicembre
prossimo.
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Airbus
Customer Relations Marketing Director Gunther Schubert said the
first two A330 planes of the Turkish Airlines (Thy) order for 36
planes will be delivered in November or December.
Schubert spoke to press in Istanbul yesterday, saying that A380's
are twice as big as A330's in size but they do not see any need in
Turkey for A380 yet. Introducing their new plane model A350,
Schubert noted that Turkish companies can fly to Australia or South
America from Istanbul with this model which covers a longer distance
than the A330. Vice president for market forecasts Laurent Rouaud
defined Turkey as an exciting market which they have been in for a
long time. Rouaud expressed that Turkey bought its first Airbus in
1984 and during the last 4-5 years it has expanded the airbus fleet
twice more and added that they have 50 percent of the plane market
of delivered planes and those to be delivered in future. Rouaud said
that an order for 263 planes costing $24 billion is expected from
Turkey and said, "We hope to get 50 percent of this order."
President of press relations of Airbus Turkey Maggie Bergsma said on
a question about the usage of mobile phones on planes that they are
in talks with suppliers to make mobile phones usable on planes.
Bergsma said, "We hope to include this system on planes in
2006." (Zaman)
23.04.2005 |
| <KAPPA>
IN TURCHIA
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Nuovi
accordi per lo sviluppo dei marchi firmati da <Basicnet>.
Vendite minime garantite pari a 8 milioni di euro.
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<Basicnet> ha annunciato
di aver siglato nuovi accordi di licenza per lo sviluppo dei marchi
<Kappa>, (abbigliamento ed accessori tecnico-sportivi) e <Robe
di Kappa> (casualwear), in Turchia, Belgio, Paesi Scandinavi e
Repubbliche Baltiche. Sulla base delle nuove licenze, viene spiegato
in una nota della società torinese, sono attese vendite minime
garantite pari a 8 milioni di euro in Turchia, 13 milioni in Belgio
e 25 milioni in Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Lituania,
Lettonia ed Estonia. (Agi)
23.04.2005
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| PARTE DEL
LEONE NELL'INVESTIMENTO ALGERINO
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Il
presidente del Paese africano, Abdulaziz Buteflika, parlando
con il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul, ha rivelato
che sono già pronti 55 miliardi di euro per la riconversione
e lo sviluppo del territorio con priorità alle compagnie
turche.
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Hosting
Turkish Foreign Minister Abdullah Gul , Algerian President
Abdulaziz Buteflika said that they have already allocated $55
billion for the re-development of Algeria over the next five years
and a priority has been given to Turkish companies.
The message, "You are a privileged country, we do not even have
a geographical union, we are simply neighbors. Expand to Western
Africa from here" was given to the visiting Turkish committee.
Buteflika noted that they would also prioritize Turkish firms to
perform the restoration of Ottoman arts such as the Dayi Palace.
The problem that Turkish companies encounter regarding the letter of
guarantee also came to the agenda. Algerian businessmen took
assurance letters from France and Italy instead of Turkish banks
because of "not knowing" Turkish banks adequately.
Third world countries take a seven percent commission for this work.
Buteflika told the Turkish committee that he had already given the
required obligations to solve this problem. (Suleyman Kurt/Zaman)
23.04.2005
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| APPUNTAMENTO
A BAKU IL 25 MAGGIO
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Il
ministro turco per l'Energia, Hilmi Guler, ha annunciato
l'inaugurazione dell'oleodotto che collegherà i pozzi azeri
con il terminale mediterraneo di Ceyhan passando per Tbilisi.
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Turkish
Minister of Energy and Natural Resources, Hilmi Guler announced that
the first oil will be pumped into the Baku-Tbilisi-Ceyhan (Btc)
pipeline with a ceremony that will be organized in Baku on May 25.
Guler said in a statement to the "Turkey Bulletin", a
monthly magazine of the ruling Justice and Development Party (Akp),
yesterday that the current point reached in the Btc pipeline project
is extremely satisfactory. The Minister informed that 92.3
percentage of the pipeline has been completed, that the plan is to
complete the construction works during the first half of 2005. (Economy
News Desk/Zaman)
23.04.2005 |
| ESPLOSIONE
IN MINIERA
| Quasi
certamente deceduti un ingegnere e 17 lavoratori. La sciagura
vicino Gediz, nella provincia di Kutahya. |
Diciotto
minatori sono rimasti intrappolati in seguito ad una esplosione di
gas in un impianto di estrazione del carbone nella Turchia
occidentale. Ne ha dato notizia l'agenzia di stampa <Anadolu>.
Un funzionario del governatorato locale ha raccontato che alla
miniera vicino Gediz, nella provincia di Kutahya, sono stati tratti
in salvo due feriti ma ci sono ben poche speranze di sopravvivenza
per quelli, un ingegnere e 17 minatori, che sono rimasti
intrappolati ad una profondità di 300 metri nel pozo, dove si è
sviluppato un incendio. (Agi)
23.04.2005 |
| 35
MILA
BARILI DI GREGGIO NEL LAGO ATATURK
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La
fuoruscita da un oleodotto che collega la regione estrattiva
di Batman al terminale petrolifero di Dortyol. E' scoppiato
anche un incendio che ha causato la morte di molte tartarughe.
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Parecchie migliaia di barili
di greggio si sono riversati nel lago Ataturk (est della Turchia) ed
hanno preso fuoco, in seguito a una fuoruscita prodottasi da un
oleodotto. Lo hanno reso noto fonti locali, precisando che
l'incendio è ormai spento. Una fessura sull'oleodotto che collega
la regione estrattiva di Batman (est) al terminale petrolifero di
Dortyol, è stata constatata all'altezza della provincia di
Sanliurfa. Da lì il greggio, affermano le fonti, si è diffuso nel
lago artificiale intitolato al padre della moderna Turchia. Secondo
il quotidiano <Zaman>, 35.000 barili di greggio sono
fuorusciti dalla conduttura prima che questa venisse chiusa,
formando una chiazza lunga un chilometro e spessa 4 centimetri. Le
squadre di soccorso dalla compagnia petrolifera <Botas>,
proprietaria dell'oleodotto, hanno installato una barriera per
impedire al greggio di espandersi ed hanno cominciato a pomparlo, ma
non sono riusciti a impedire che scoppiasse un incendio. La
televisione <Ntv> ha diffuso immagini di fiamme alte diversi
metri sulla superficie del lago e di animali - soprattutto
tartarughe - bruciate nell'incendio. Il lago Ataturk, il maggior
invaso artificiale della Turchia, è stato realizzato nell'ambito di
un vasto progetto di sviluppo che a regime comprenderà 22 dighe e
assicurerà l'irrigazione di 1.7 milioni di ettari di terre
agricole. Spente le fiamme - riferiscono fonti locali - le squadre
di <Botas> sono state impegnate in operazioni di bonifica. (Ansa-Afp)
23.04.2005
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| VA DI MODA
ADESSO IL SARTO TURCO
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Un'azienda
di abiti con sede nel Tennessee, la <John H. Daniel>, ha
scoperto che di fronte alla concorrenza internazionale
ingaggiare tagliatori anatolici è conveniente anche se
questi si spostano con l'intera famiglia.
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An
American company trying to keep in step with international
competition has hired master Turkish tailors from Turkey.
According to frontpage news of the Wall Street Journal, a suit
producing company called John H. Daniel, located in Knoxville city,
Tennessee, is sending representatives to Istanbul to find master
tailors to transfer them to US. The company has chosen to import
talented and relatively cheap master tailors over closing the
factory or moving it to a country where labor force is cheap in
response to international competition and it is reported that this
is why the company has arranged meetings at big hotels of Istanbul.
The newspaper points out that, nowadays few Americans have chosen to
become tailors since immigrants especially Italians became rich and
withdrew from the profession and for this reason, it has became
harder day by day to find a tailor in US. It is stated that the
company has transferred a few Turkish tailors so far and that now
Turkish tailors account for 30 of their 300 workers. The Wall Street
Journal reports that to bring a Turkish tailor to the US with his
family costs the company $12,000 to the company, and a Turkish
tailor earns $11.50 per hour for their labor. (Anadolu News
Agency/Zaman)
23.04.2005 |
| IN
ATTESA
|
Ci
si chiede come mai l'Istituto turco di Storia, dopo tre anni
dalla richiesta, non sia ancora riuscito ad ottenere da Atene
il permesso per condurre ricerche sulla propria arte che si
era sviluppata in Grecia durante la sua lun | | |