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Oggi>
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quello che vi chiediamo è che ci stiate vicini adoperandovi
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altri termini, trovateci un po' di pubblicità o qualche
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Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci
aiuti, quanto basta. Grazie per quello che farete, la
direzione. |
SEZER,
COMUNQUE
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Nonostante le pressioni di Washington su Ankara perché la
Turchia si allinei alla comunità internazionale sulla
sconfessione della Siria, il Capo dello Stato turco andrà a
Damasco. L'inutile sforzo dell'ex ambasciatore Usa Eric
Edelman. |
Il
contenzioso turco-americano si è arricchito di un nuovo capitolo,
con le pressioni che Washington sta esercitando su Ankara perché si
unisca al coro dei Paesi che chiedono il ritiro delle truppe siriane
dal Libano in applicazione della risoluzione del Consiglio di
sicurezza dell' Onu sostenuta sia dagli Usa sia dalla Francia.
Dopo la lunga polemica seguita al rifiuto turco del marzo 2003 di
inviare truppe in Irak e la più recente controversia esplicitata dal
segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice,
secondo cui il Governo turco avrebbe dirette responsabilità nell'
attuale ondata di anti-americanismo in Turchia, è ora la volta
dell'affare Siria.
Il presidente turco, Ahmet Necdet Sezer, ha confermato,infatti, che
sarà in visita (in aprile) a Damasco, una visita che - secondo varie
indiscrezioni - gli americani
avrebbero preferito fosse rinviata come segno di un
allineamento turco con quella parte della comunità internazionale
che sta esercitando pressioni su Damasco affinché si ritiri
''immediatamente e completamente'' dal Libano, dopo il
parziale ritiro siriano nella valle della Bekaa. E ciò nonostante
che il già ambasciatore americano ad Ankara (Eric Edelman si è
dimesso), avesse apertamente auspicato che la Turchia, che
finora non ha preso parte alle pressioni internazionali (in
appoggio all' opposizione interna libanese manifestatesi dopo
l' assassinio del premier Rafic Hariri) sul Governo di Damasco,
si allineasse al ''pieno consenso'' nella comunità
internazionale: ''Speriamo che anche la Turchia possa prendere il
suo posto nella comunità internazionale che sta chiedendo in pieno
consenso alla Siria il rispetto della risoluzione dell'Onu numero
1559, e cioé, che ritiri immediatamente i suoi soldati dal Libano'', aveva
affermato l'ex ambasciatore, pur precisando che ''naturalmente si
tratta di una decisione esclusiva della Turchia se stare o meno con
la comunità internazionale''.
Il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul ad ogni modo
aveva negato ogni discrepanza tra la linea turca e la
comunità internazionale sul dossier siriano: ''Abbiamo sempre agito
in armonia e insieme alla comunità internazionale. Ma continuiamo ad
avere consultazioni sia con i nostri alleati, sia con i Paesi nostri
vicini ed amici''.
La dichiarazione di Edelman aveva però punto sul vivo
l'orgoglio turco rischiando di attizzare gli umori
anti-americani (nutriti sia di nazionalismo, sia di ''solidarietà
islamica'') diffusisi in Turchia specie per la guerra in Irak ed
in coincidenza con l' avvento al potere del partito di
radici islamiche Akp di Recep Tayyip Erdogan, che trovava un avvallo
europeo nella politica francese e tedesca sull'Irak
Ankara è infatti sembrata perseguire, con l'attuale Governo di
Erdogan, una linea di politica mediorientale di graduale presa di
distanza dalla precedente ''partnership strategica'' con gli Usa ed
Israele, per affermare un ruolo neutralista, equidistante e di
mediazione nella regione. Ma sul dossier libanese-siriano questa
linea rischia di trovare Ankara isolata.
I rapporti tra Turchia e Siria, molto tesi per diversi anni a causa
dell'alleanza strategica turca con Israele e del conseguente
appoggio esplicito che Damasco offriva al Pkk di
Abdullah Ocalan, cominciarono a distendersi quando Damasco,
dopo un'aperta minaccia di guerra dei militari turchi,
costrinse Ocalan a lasciare la Siria nell'autunno del 1998. Ma i
rapporti tra i due Paesi hanno avuto una vera svolta l' anno scorso
con la ''storica visita'' del presidente siriano Bashar Assad ad
Ankara e con la visita del premier turco Erdogan in dicembre scorso
a Damasco. Una svolta che è stata celebrata sulla base della comune
opposizione alla guerra Usa in Iraq e della comune preoccupazione
per le conseguenze che, sulle minoranze curde in Turchia ed in
Siria, avrebbe l'eventuale formazione di uno Stato curdo in Nord
Irak.
La stessa svolta è stata anche favorita dalle ripetute prese di
posizione turche contro il Governo israeliano di Ariel
Sharon accusato più volte dal premier Erdogan di praticare un
''terrorismo di Stato'' nei territori palestinesi occupati
da Israele dal 1967.
Secondo gli analisti ad Ankara, l' ambizione dell' attuale Governo
turco di Erdogan e del suo partito post-islamico Akp di allontanare
gradualmente la Turchia dalla ''partnerhip strategica'' del passato
con gli Usa e con Israele per giocare nella regione (anche nei
confronti dell'Iran) un ruolo sempre più di sistematica equidistanza
mediatrice, giovandosi di coperture europee, sta incontrando alcuni
rilevanti ostacoli nella realtà internazionale.
Essa tende a scontrarsi oggi non solo con la volontà americana di
modificare, anche con immissioni di democrazia all'interno dei Paesi
dell'area, la geopolitica della stessa regione. Ma la linea turca
tende a scontrarsi anche con gli interessi dei maggiori Paesi
europei in Medio Oriente (in particolare in Libano, Siria e Iran) e
con le crescenti
preoccupazioni della comunità internazionale (riguardo
alle ambiguità siriane rispetto al terrorismo mediorientale e
alle ambizioni nucleari di Teheran), in specie dopo il successo
delle elezioni in Irak e la ripresa del negoziato di
pace israelo-palestinese, innescatosi dopo la morte di
Yasser Arafat. (Lucio Leante/Ansa)
31.03.2005
LE
DIMISSIONI DI EDELMAN
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Ufficialmente gli Stati Uniti non hanno voluto dire le
ragioni per le quali l'ambasciatore Usa ad Ankara ha rimesso
il suo mandato ma si sa che il delicato passo è la
conseguenza di certe sue dichiarazioni sul <caso Siria>. |
Eric
Edelman, ambasciatore degli Stati Uniti d'America in Turchia, ha
rassegnato le dimissioni. Non sono stati al momento resi noti i
motivi ufficiali che hanno portato a questa decisione, ma c'è il
sospetto che una richiesta in questo senso possa essere stata
avanzata negli scorsi giorni proprio dal Governo di Ankara.
Recentemente Edelman aveva infatti protestato con forza - per conto
di Washington - contro il viaggio che il presidente della Repubblica
turca Ahmet Necdet Sezer sarà in procinto di compiere in Siria.
L'Esecutivo di Recep Tayyip Erdogan non aveva ovviamente gradito ed
aveva minacciato una formale protesta al Dipartimento di Stato
americano per le ingerenze negli affari interni turchi operate dal
diplomatico. Probabilmente il Governo ha chiesto a Washington il suo
allontanamento. (centomovimenti.com/ReporterAssociati)
31.03.2005
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RUMSFELD INSISTE
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Il Segretario alla Difesa Usa non perde occasione per
accusare la Turchia di non avere permesso lo spiegamento di
forze dal nord del Paese in Irak. Si è detto "sconvolto", e
imputa al Governo Erdogan la colpa se la resistenza dei
terroristi è andata oltre ogni previsione. |
US
Secretary of Defense Donald Rumsfeld said that he is upset that the
US could not enter Iraq from north namely from Turkey during the
Iraq war and added that fomented the resistance to grow in the
aftermath of the occupation.
Speaking on the Fox News Sunday program Rumsfeld said that if the US
had been allowed to enter Iraq from the north, many of Saddam
Hussein and the Baath supporters in the region could have been
captured or killed. He continued that entering from south gave many
insurgents the opportunity to sneak out from the north.
The Turkish parliament had disapproved the deployment motion on 1
March 2003, therefore, disallowing American troops entry to Iraq
from Turkey. (Cihan News Agency/Zaman)
31.03.2005 |
CAMBIARE
ATTEGGIAMENTO
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E' quello che Egemen Bagis - deputato dell'Akp e capo
del gruppo interparlamentare di amicizia Turchia-Usa -
chiede a Washington ancora troppo morbida con il Pkk.
"Vedrete che l'anti-americanismo cesserà". |
The
Turkey-US inter-parliamentary friendship group head and Justice and
Development Party (Akp) Istanbul Deputy Egemen Bagis has said that
the anti-American sentiment in Turkey stems from the US's attitude
regarding the terrorist organization Kurdish Workers' Party (Pkk).
Bagis said on Sunday (March 20) that if the US changes its attitude
and thoughts regarding this terrorist organization, he believes that
the related wave will transfer into a very different dimension.
Bagis said, "Our neigbors, Iran and Syria whom we had accused of
supporting the PKK, are now returning to Turkey Pkk members who have
been captured in their country. Actually, I believe that a few
initiatives of our American alliance against the PKK would break the
anti-Americanism wave." Bagis who participated in a monthly meeting
organized by the Turkey Young Businessmen Association (Tugiad) at
the Bursa Branch noted that both allies have acted together since
Korea, in Kosova, Afghanistan, Somalia, and the Middle East.
Drawing attention to the point that Turkey had not received answers
regarding its expectations in Northern Iraq, Bagis said, "We are
uncomfortable with the freedom of movement of PKK members in
Northern Iraq. Of course, we are also not pleased with the
demographic waves in Kerkuk (Kirkuk)." Bagis said that he believes
that it is a chain of accidents. Turkish media writes one thing and
American media writes another, and reminded that there are also
comments is opposition to Turkey in the US. (Anadolu News
Agency/Zaman)
31.03.2005
NON SIAMO
FIGLI
DI UN DIO MINORE
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Intervento alla <Fondazione Dragan> del nuovo ambasciatore
turco a Roma, Ugur Ziyal. "Non è accettabile - ha detto -
l'insistenza su un negoziato a cielo aperto continuando a
parlare di una adesione di serie B"per Ankara. |
''Molto
consapevoli'' dei requisiti per l' adesione a pieno titolo alla UE,
i turchi stanno ''lavorando molto seriamente per adempiere a tutti i
criteri democratici ed economici di Copenaghen e Maastricht'', ma
allo stesso tempo ''qualsiasi cittadino turco capisce che
è percepito e trattato diversamente'', sottoposto come è
''a condizioni speciali mai menzionate prima, come
referendum, deroghe permanenti sempre aperte, misure
protettive''. Ugur Ziyal, da due mesi ambasciatore della Turchia a
Roma, in un intervento alla <Fondazione Dragan>, ha messo l'
accento sullo stato d' animo dell' uomo della strada del suo Paese
che ritiene di non essere trattato ''né giustamente né equamente''
dai Paesi della UE i quali - ha detto - ''hanno ideato condizioni
particolari per noi''.
Le protezioni permanenti sono percepite come
''legalmente sbagliate'' e ''in contraddizione con l' Aquis dell'
Unione, in contrasto con la eguaglianza dei membri che è un
sommo principio della UE''.
''E non è accettabile''- ha detto l'ambasciatore - l' insistenza sul
negoziato a esito aperto, e di continuare a parlare di qualcosa d'
altro rispetto alla piena adesione, in altre parole di una adesione
di serie B''. E questa - ha aggiunto - è una ''visione condivisa dal
Governo''.
Quanto agli argomenti addotti da chi è contrario alla Turchia nella
UE, superati quelli geografici ed economici, per l' ambasciatore
''bisogna dire pane al pane e vino al vino'': il ''punto cruciale''
è la religione. Ma ''noi - ha aggiunto Ziyal- non siamo figli di un
dio minore''.
La Turchia ''procederà nel cammino della democrazia e dello sviluppo
ed allo stesso tempo manterrà la propria religione, così come lo
hanno fatto i Paesi europei'' .
E, ''se la Turchia ha bisogno della UE, anche l' Europa ha bisogno
di una Turchia secolare, democratica e stabile'' ed il messaggio che
la sua adesione darà ''sarà anche importante per i 20, 30 milioni di
musulmani che già vivono in Europa: la Turchia sarà un ponte tra l'
Europa e l' Islam''.''La nostra preoccupazione - ha detto Ziyal - è
quella di essere rifiutati anche se adempiamo ai criteri richiesti''
sulla base di fatti che con tali criteri ''non hanno relazione''.
E questa sarebbe ''una grande ingiustizia'' - ha ammonito -
che avrebbe ''l' amaro sapore della discriminazione'' e '' i
nostri leader politici verrebbero fortemente messi sotto pressione
per dare spiegazione''. (Ansa)
31.03.2005
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SCHROEDER
CONFERMA IL SI'
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Il Cancelliere tedesco si è detto favorevole a mantenere la
data del 3 ottobre per l'inizio del negoziato di adesione
della Turchia all'UE. La conditio sine qua non
del greco Kostas Karamanlis. |
Il
Cancelliere tedesco Gerhard
Schroeder (Spd) si è detto
favorevole a mantenere la data del 3
ottobre prossimo per l'inizio del
negoziato di adesione della
Turchia alla UE.
''L'accordo su questa data va mantenuto'', ha detto Schroeder
al termine di un colloquio a
Berlino con il premier greco
Kostas Karamanlis. Il Cancelliere
faceva riferimento alle
critiche rivolte in Germania di
recente al Governo di Ankara da
esponenti sia dello schieramento
di Governo che dell'opposizione
conservatrice. La Turchia al loro
avviso non starebbe facendo
quei progressi di apertura e
democratizzazione auspicati
dall'Europa come condizione alla
trattativa. tanto che Michael Glos (del
direttivo Csu) hanno messo in
dubbio di recente la data del 3
ottobre per l'inizio del
negoziato con Ankara.
A questo proposito Schroeder ha detto che chiunque è libero
di esprimere le proprie opinioni.
(Ansa)
31.03.2005
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ANKARA SA'
QUEL CHE VUOLE
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Il ministero degli Esteri turco ha smentito l'ipotesi
avanzata dalle Forze Armate secondo la quale Ankara non
avrebbe una politica sull'Irak. |
Il ministero
degli Esteri della Turchia ha sottolineato che l'Esecutivo ''ha una
politica sull'Irak e lavora in stretta cooperazione con le Forze
Armate turche'', rispondendo così alla dichiarazione del numero
2 delle Forze Armate turche, il generale Yasar Buyukanit, il quale -
secondo alcuni giornali turchi - ha accusato il Governo turco di
''non avere una politica sull'Irak e sugli sviluppi in atto in quel
Paese''.
''Sicuramente la Turchia ha una politica sull'IraK, anche se, come
in altre politiche, è molto complessa. Il ministero degli Esteri
lavora in stretta cooperazione con le Forze Armate turche e
continuerà a fare un lavoro di squadra con esse''- ha ribattuto il
portavoce del ministero degli Esteri, Namik Tan.(Ansa)
31.03.2005
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UNA NUOVA
STRATEGIA
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La sta mettendo in pratica il Pkk con la creazione di un
movimento curdo chiamato "Confederazione democratica" alla
quale prenderebbero parte membri che vivono in Turchia,
Siria, Irak e Iran. A dare le direttive sarebbe lo stesso
Abdullah Ocalan che avrebbe suggerito anche la bandiera: un
sole giallo su una stella rossa sullo sfondo di un campo
verde. |
On
March 20, the terrorist organization Kurdistan Workers' Party (Pkk)
announced the new formation that they were working on for some time
called the "Democratic Confederation".
Abdullah Ocalan, head of the terrorist organization, gave the
directives for the formation of the Project that gathers together
organization's members living in Turkey, Syria, Iraq and Iran under
one roof.
Introducing himself as the "leader of the confederation", Ocalan
also suggested a "flag" consisting of a yellow sun and red star on a
green background to by used by the group. Organization members waved
the flag for the first time at the Newroz celebrations yesterday.
According to information, the ringleader of the terrorist
organization who is serving jail time at Imrali prison opposed a
Kurdish state under the context of the formation in Northern Iraq
during talks with his lawyers last month and demanded that Kurds
meet under the roof of a confederation and move ahead as one.
Therefore, organization members held meetings in various Turkish
cities and decided to begin activities for a democratic
confederation as suggested by Ocalan. The main target of the
confederation is confirmed as the "independence of Apo (nickname of
Ocalan)". Ocalan clarified that his demands are different from the
Kurdish leaders in Iraq, that is Mesud Barzani and Jalal Talabani's
federal state demands: "There is not a state axis in my suggestion.
This is a relaxed organization." Apo, who had previously been
referred to by Pkk members as the "president" or "serok", also
demanded to be referred to as the "leader of the confederation" and
added: "Being called the president suggests despotism. If an agha
enters into politics, he might be serok as well. My new definition
was announced on March 20." Apo also suggested that the "red star
within a yellow sun on a green background" was the new flag. PKK
members put terrorist leader's new demands forward during the Newroz
celebrations held yesterday. PKK supporters waved their new flags
for the first time and referred to Apo as the "leader of the
democratic confederation". Nobody will lead the new formation apart
from Apo. (Habir Guler)
31.03.2005
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LA DECISIONE
SULLA CROAZIA NON RIGUARDA ANKARA
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Cominceranno regolarmente i negoziati tra UE e la Turchia.
Le assicurazioni sono venute da Bruxelles per bocca
dell'inviato della Commissione, Hansjoerg Kretschmer. |
Cominceranno
regolarmente a ottobre i negoziati tra UE e Turchia per stabilire le
modalità dell'ingresso di Ankara nel consesso europeo. La
commissione europea, che ha deciso di rimandare i colloqui con la
Croazia, accusata di non aver fatto abbastanza per catturare il
criminale di guerra Ante Gotovina, ha rassicurato il Governo turco.
"La decisione sulla Croazia è una questione di merito.
Non c'è alcun legame con la situazione turca", ha detto Hansjoerg
Kretschmer, inviato della Commissione europea ad Ankara.
Il quotidiano progressista <Radikal> aveva letto la decisione sulla
Croazia come un chiaro monito diretto alla Turchia, finita nel
mirino dell'UE dopo la violenta repressione di una manifestazione di
donne il 6 marzo scorso. Le immagini degli scontri trasmesse dalla
tv turca hanno spinto le autorità di Ankara ad aprire un'inchiesta
che per ora ha portato alla sospensione di sei agenti di polizia. (Agi)
31.03.2005
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...MA QUESTA
E' ANCHE AVVERTITA
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Dure critiche al Governo Erdogan da parte del presidente dei
deputati socialdemocratici tedesco Martin Schulz. In
discussione l'avvio delle trattative per l'ingresso della
Turchia all'Unione. |
Il
presidente dei deputati socialdemocratici tedeschi al Parlamento
europeo, Martin Schulz, ha messo in discussione l'avvio delle
trattative per l'ingresso della Turchia nell'UE fissate per il 3
ottobre 2005, se Ankara non metterà seriamente mano alle riforme
promesse. In un'intervista al quotidiano <Berliner Zeitung>, il
parlamentare socialdemocratico avverte che "se le cose rimangono
così come sono, non ci sarà inizio delle trattative. Il treno verso
l'Europa rischia di fermarsi". Il Primo Ministro Recep Tayyip
Erdogan, afferma, "deve fare urgentemente qualcosa, se vuole
modificare questa situazione".
Il leader socialdemocratico ha duramente condannato le violenze
della polizia turca nei confronti delle donne che manifestavano per
la Giornata mondiale della donna ed ha definito "preoccupanti" i
recenti sviluppi in Turchia. Schulz, che è il primo esponente
socialdemocratico a ventilare un rinvio dell'apertura delle
trattative d'ingresso della Turchia nell'UE, ha respinto le reazioni
turche alle critiche internazionali ed ha definito "inaccettabile e
contrario ad ogni consuetudine" l'atteggiamento mostrato da Ankara.
(Agi)
31.03.2005
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IMPEGNI
RISPETTATI
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Il
Primo Ministro turco ha promesso a Bruxelles che Ankara
rispetterà gli impegni presi con l'Unione Europea prima della
scadenza del 3 ottobre. |
Il Primo Ministro turco Recep Tayyip
Erdogan ha promesso a Bruxelles che la Turchia
rispetterà gli impegni presi con l'Unione Europea,
prima
dell'inizio dei negoziati per l'adesione all'UE previsti per il 3
ottobre.
''I passi che devono essere fatti d'ora in avanti verranno fatti''
ha dichiarato Erdogan al termine di una cena di lavoro con il
premier greco Costas Caramanlis.
L'UE esige questa firma da Ankara per cominciare i negoziati
sull'adesione del Paese eurasiatico all'Europa. E la questione di
Cipro resta un intoppo spinoso.
Dal canto suo Caramanlis ha detto che ''lo scopo della Grecia resta
quello della ripresa dei negoziati sulla base del piano di Kofi
Annan (Segretario generale dell'Onu) e nell'ambito dei principi
europei''. (Ansa-Afp)
31.03.2005
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PREFERITA
L'UCRAINA
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Un
sondaggio tra i cittadini di sei Paesi dell'Unione Europea ha
visto Kiev raccogliere il 55 per cento dei pareri favorevoli
circa un suo ingresso nell'UE. Turchia poco amata. |
I cittadini europei, a larga maggioranza, si sono pronunciati a favore dell'ingresso
nell'UE dell'Ucraina, di gran lunga preferita alla Turchia. Lo rivela un sondaggio realizzato in sei Paesi europei dal quotidiano
parigino Le Figaro. Complessivamente, l'Ucraina ha raccolto il 55% dei pareri
favorevoli, precedendo la Russia (50%), la Turchia (45%) e il Marocco (35%).
La Francia e la Germania sono i Paesi che maggiormente si oppongono a un'adesione della Turchia, rispettivamente con il 63
e il 64% dei pareri contrari.
Secondo il sondaggio del giornale parigino, il 62% degli italiani sarebbe favorevole all'ingresso nell'Unione europea
dell'Ucraina.(Ansa-Afp)
31.03.2005
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PROTOCOLLO
PER UNA NUOVA
UNIONE DOGANALE
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Concordato
il testo tra l'UE ed Ankara. Estensione ai 10 membri che si
sono aggiunti recentemente, Cipro compresa. Un punto
estremamente delicato per la Turchia. |
La Commissione europea e la Turchia
hanno concordato il testo del protocollo per l'estensione dell'Unione
doganale del Paese a 10 nuovi membri UE, tra cui Cipro. Lo ha reso
noto oggi un funzionario turco.
La UE si aspetta che la Turchia applichi ufficialmente l'accordo,
estendendolo dunque anche all'isola contesa nel Mediterraneo
orientale, entro il 3 ottobre, data fissata per l'inizio dei
colloqui d'ingresso di Ankara nell'Unione.
L'estensione dell'unione doganale a Cipro è una punto estremamente
delicato per la Turchia, perché alcuni dirigenti del Paese la
considerano come un riconoscimento di fatto del governo
greco-cipriota, peraltro già riconosciuto da anni a livello
internazionale, a differenza di quello turco-cipriota.
"Abbiamo negoziato il testo del protocollo. C'è un testo su
cui concordiamo", ha detto ai giornalisti il funzionario turco.
La Turchia e la Commissione europea, il braccio esecutivo della UE,
cominceranno uno scambio di missive sul testo. "Abbiamo chiesto
alla Commissione europea di inviare la notifica del testo del
protocollo. Se contiene lo stesso testo che abbiamo concordato, sarà
approvata", ha detto ancora il funzionario.
Il protocollo deve essere approvato dal Parlamento turco, per
diventare effettivo.
La Turchia, che è riuscita a ottenere una data precisa per dare
avvio ai negoziati d'ingresso nella UE, a lungo rinviati, riconosce
solo l'enclave turco-cipriota nel nord dal 1974, quando le truppe di
Ankara sbarcarono sull'isola dopo un tentativo di colpo di Stato da
parte greco-cipriota.
Nel nord di Cipro sono ancora presenti 30.000 soldati turchi.
Ankara ha affermato che spera in un tentativo dell'Onu di riunire
l'isola prima dell'inizio dei negoziati ufficiale con la UE (Reuters)
31.03.2005
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VIOLATA
LA PARITA' DEI SESSI
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Rapporto
del Parlamento europeo sul ruolo delle donne in Turchia.
Intervento dell'eurodeputata socialista Emine Bozkurt. |
Un
rapporto del Parlamento europeo sul ruolo delle donne in Turchia ha
dimostrato che il paese non garantisce la parità dei sessi,
requisito fondamentale per l'ingresso della Turchia in Europa.La
questione è stata discussa recentemente in un dibattito al
Parlamento europeo dopo un intervento dell'eurodeputata socialista
Emine Bozkurt, di madre olandese e padre turco, la quale auspica
l'entrata della Turchia in Europa. Secondo quanto riporta il
quotidiano francese <Le Monde>, Bozkurt ha chiesto all'Ue di
considerare attentamente la questione dei diritti delle donne per i
negoziati d'adesione con la Turchia. L'eurodepuata ha condannato
in quell'occasione il modo in cui la polizia si è scagliata sulle
donne durante la manifestazione del 6 marzo a Istanbul. (Il
denaro.it)
31.03.2005
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TRA
CIPRO E L'EUROPA
| La
stampa turca sulla questione cipriota: un accademico riflette
sul futuro dell'isola a margine della conferenza
internazionale tenutasi a Larnaca nel febbraio scorso. Lo
spirito europeo, le posizioni all'interno delle due comunità,
la questione delle proprietà e della sicurezza, il Piano Annan. |
Lo
scorso febbraio, con il sostegno del Ministero degli Esteri inglese,
l'Associazione Wilton Park aveva organizzato una conferenza a Larnaca,
con la partecipazione di invitati greco e turco-ciprioti, inglesi,
turchi e greci. Tra i partecipanti il Professor Kemal Kirisci
dell'Università Bogazici di Istanbul del quale <Osservatorio
sui Balcani< riporta ora questa intervista.
Zafer
Ozcan: Professore, può riassumerci l'atmosfera della
conferenza?
I primi due relatori sono stati due
greco-ciprioti: il portavoce del Partito Akel (il partito
comunista), Andros Kyprianou, ed il rettore di una università
privata. I loro interventi assomigliavano nella sostanza al
messaggio del Presidente greco-cipriota Tasos Papadopoulos: vogliamo
la riunificazione ma giudichiamo il Piano Annan insufficiente.
Kyprianou ha poi cercato di spiegare le ragioni dei greco-ciprioti,
sottolineando come la popolazione abbia fatto forti pressioni in
questo senso sul mondo politico. Una posizione che ha suscitato le
reazioni di gran parte dei partecipanti che, al contrario, ritiene
che il voto dei greco-ciprioti sia stato fortemente influenzato dai
politici.
L'inglese Andrew Duff, parlamentare europeo, ha sottolineato come
i due interventi siano contrari allo spirito dell'UE: "Il mio
consiglio a Papadopoulos é di non usare il diritto di veto
nell'ambito della UE contro la Turchia. La Commissione Europea
troverebbe comunque il modo di aggirarlo. Se i greco-ciprioti non
difendono gli interessi ed i diritti dei turchi, ci penseranno gli
organi dell'Unione".
A me questa é sembrata una posizione interessante, da cui si
potrebbe dedurre che se la parte greca non farà concreti passi in
direzione di una soluzione, si verrà a trovare in una situazione
difficile. Allo stato attuale delle cose, la parte greca, che ha
ottenuto l'adesione, si comporta in realtà in modo non conforme
allo spirito dell'UE. La parte turca invece si muove
parallelamente allo spirito europeo.
Concretamente, quali sono i problemi, gli ostacoli, che si
frappongono alla soluzione del problema cipriota?
Il primo é sicuramente quello delle proprietà, in particolare le
proprietà immobiliari, fondiarie, che i profughi delle due parti
hanno abbandonato. Si é visto con chiarezza che le proposte
contenute nel Piano Annan sono lontane dal soddisfare le richieste
dei greco-ciprioti.
Nel caso di una ridiscussione del Piano, sarebbe inevitabile
riesaminare la questione delle proprieta'. Nel corso della
conferenza ha parlato anche l'avvocato della "causa Loizidou"
(dal nome della donna greco-cipriota che ha aperto una causa presso
la Corte Europea per i Diritti Umani, per ottenere un risarcimento
per le sue proprietà rimaste nella parte turca dell'isola, ndt),
una causa che ha vinto. L'avvocato ha raccontato che fino a quel
momento la Corte Europea considerava solo il problema del
risarcimento delle proprietà. Nel caso Loizidou invece ha
riconosciuto un risarcimento economico per i danni derivati dal non
aver potuto usufruire della stessa.
Nel mio intervento ho cercato di raccontare le trasformazioni in
atto in Turchia e di come i turchi abbiano cominciato a prendere
coscienza della relazione tra stato di diritto e questione delle
proprietà.
L'avvocato ha poi ricordato come le proprietà di turco-ciprioti
rimaste in territorio greco siano state poste sotto la protezione di
un'apposita autorità e di come questi beni in realtà non
siano stati adeguatamente protetti.
Un turco-cipriota ha raccontato come ha vinto una causa ed avuto un
risarcimento per le sue proprietà rimaste nella parte greca. Egli
ha sottolineato che, se tutti i turchi intentassero una causa per le
proprietà rimaste nella parte greca dell'isola, questa
situazione potrebbe spingere i greci a far qualche passo in avanti.
Cosi come la causa Loizidou ha contribuito a sensibilizzare i
turco-ciprioti sulla questione delle proprietà, allo stesso modo
questo suggerimento potrebbe servire a sensibilizzare anche la parte
greca.
In conclusione, anche se si fosse accettato il Piano Annan, il
problema delle proprietà non sarebbe stato risolto, perché le
proposte contenute nel Piano non hanno convinto i greci.
İl secondo importante problema tra le due parti è quello
della sicurezza. Noi guardiamo alla questione da un diverso punto di
vista ma per i greci la presenza di militari turchi rappresenta un
grosso problema.
Il terzo problema è costituito dai turchi che, arrivati dalla
Turchia, si sono insediati a Cipro, anche se in verità il loro
numero non e' cosi alto come sostengono i greco-ciprioti.
A suo parere, qual è l'ostacolo più arduo da superare?
Secondo me, quello legato alla sicurezza. Per i turco-ciprioti,
qualunque sia il loro orientamento politico, la presenza militare
turca è molto importante. Il punto di vista dei greci e'
diametralmente opposto. Una delle ragioni del loro rifiuto del Piano
Annan è che non sono convinti che i punti relativi alla sicurezza
saranno applicati concretamente. In realtà, il Piano contiene una
risposta alle loro preoccupazioni ma i greci non hanno fiducia nella
loro applicazione.
Con Ali Carkoglu, nel 2002 abbiamo fatto una ricerca nella Cipro
turca. I risultati mostrano come gli anziani, al contrario dei
giovani, non siano aperti verso una soluzione del problema. I
giovani mostrano invece di esserlo molto di piu'.
Due ricercatori, Alexandros Lordos e Muharrem Faiz, durante la
conferenza hanno presentato i risultati di una ricerca simile tra i
greco-ciprioti. I risultati mostrano una situazione diametralmente
opposta: tra i greco-ciprioti sono soprattutto gli anziani a
mostrare maggior apertura verso la soluzione, mentre i giovani
mostrano una maggiore ostilità. La ragione è che i giovani
greco-ciprioti credono alla versione della storia, distorta a
partire dal 1974.
Questo mostra come i greci, nella prospettiva di una soluzione,
siano in una posizione più svantaggiata, rispetto ai turchi, perché, se i giovani ci credono, e' possibile guardare al
futuro con un po' di speranza. Se invece i giovani non ci credono,
allora e' più difficile uscire dalla situazione attuale.
Ultimamente aumenta il numero di coloro che, tra i greci e gli
europei, è consapevole dell'esistenza di questo problema tra i
greco ciprioti.
Sarà il tempo a dirci se questa nuova consapevolezza porterà i
greco-ciprioti a guardare alla storia da una prospettiva diversa.
Quello che è vero è che, nonostante la presenza di 30-40.000
soldati, nella parte turca c'é un dialogo molto più libero e
si tengono libere elezioni. Nella parte greca, membro dell'UE, il
dialogo è tenuto sotto controllo. Non hanno lasciato parlare
nemmeno Verheugen (l'ex responsabile europeo per
l'allargamento). Questi sono comportamenti che non si addicono
allo spirito dell'Unione. Del resto, anche l'UE è consapevole
di questi atteggiamenti intransigenti dei greco-ciprioti ma non
vuole forzare la situazione.
Lei pensa che il Piano Annan, una volta rivisto, possa essere
accettato?
Anch'io, come la gran parte dei partecipanti alla Conferenza,
credo che né l'UE né l'opinione pubblica internazionale
siano pronti ad una soluzione diversa da quella rappresentata dal
Piano Annan. Per questo credo che si cercherà di riportare al
tavolo delle trattative questo Piano. Se i greco ciprioti dovessero
resistere ancora, la controparte turca acquisterebbe maggior
credibilità agli occhi dell'opinione pubblica internazionale.
Qual'é il suo giudizio sulle recenti elezioni nella parte
turca dell'isola? (il 20 febbraio scorso le elezioni politiche
hanno confermato il primato del Partito repubblicano e del suo
leader Talat, ndt)
Secondo me da queste elezioni è uscito un risultato che metterà ancora
più in difficoltà i falchi. Nonostante le
promesse non siano state mantenute, gli elettori turco-ciprioti
hanno mostrato di non volersi trincerare dietro il nazionalismo.
Hanno invece lanciato un messaggio, hanno voluto ribadire che
credono ancora nella riunificazione e che continueranno a sostenere
i principi contenuti nel Piano Annan. Credo che i risultati di
queste elezioni abbiano rafforzato le posizioni della Turchia e dei
turco-ciprioti di fronte all'opinione pubblica internazionale. (Zafer
Ozcan/Osservatorio sui Balcani/Traduzione di Fabio
Salomoni)
31.03.2005
|
ANCORA
SUL GENOCIDIO
|
Creato
un gruppo di ricerca sotto il patrocinio dell'Istituto Turco di
Ricerca. Dovrà fare chiarezza sulle morti armene durante la
Prima Guerra Mondiale. |
Turkish
Foreign Minister Abdullah Gul said there is no direct or indirect
relation between so-called Armenian genocide allegations and Turkey's
full membership process for the European Union (EU).
Gul responded to a motion for question submitted to the Turkish
Parliament by the True Path Party (Dyp) Deputy Ummet Kandogan that
Turkey had fulfilled the Copenhagen Criteria requirements to begin
accession negotiations with the EU and this was confirmed in both
the Progress report published on October 6, 2004 and the Advisory
document published on December 17, 2004. Determining that the
conditions of the negotiation process were defined for any candidate
and that Turkey's full membership process would be realized under
the context of the EU acquis communitaire as is the case for the
other candidate states, Gul said, "There is no direct or
indirect relation between Turkey's full membership into EU and the
Armenian genocide allegations. Although from time to time various
circles bring this issue to the agenda, Turkey's pursuing a clear
and decisive attitude is known in the EU circles."
Gul also disclosed that History Research Group under the Turkish The
Institute of History was formed and the group consisting of
distinguished historians were making prominent studies to strengthen
the Turkish thesis on the Armenian allegations and announced that
books that will be published following scientific studies by the
group and will be presented to the international and Turkish public
interests in the very near future. Confirming that the necessary
cooperation had been provided between the related institutions due
to policies developed against the Armenian genocides, Gul added that
Prime Ministry Promotion Fund provided the necessary sources for the
studies. (Anadolu News Agency/Zaman)
31.03.2005
|
|
LA
RICHIESTA DI AZNAVOUR
|
Il
cantante francese, di origine armena, sollecita la Germania a
riconoscere il genocidio della sua gente da parte dell'Impero
ottomano così come hanno fatto Svizzera e Francia. |
Il cantante e
compositore francese di origine armena Charles Aznavour ha chiesto che,
oltre alla Turchia, anche la Germania riconosca ufficialmente il
genocidio degli armeni, ''come già fatto da Francia e Svizzera''.
''La Germania ha una responsabilità. Non perché i suoi esponenti
politici abbiano ordinato lo sterminio degli armeni ma perché ne sono
stati gli spettatori. Poiché hanno detto ai loro alleati di allora:
fate quello che ritenete più opportuno'', ha detto Aznavour in un
articolo scritto per il settimanale tedesco <Die Zeit>.
''Se i tedeschi dovessero riconoscere il genocidio, si tratterebbe di
una grande cosa, in tal caso gli alleati si vedrebbero costretti a fare
la stessa cosa'', ha aggiunto.
Il cantante, che ha oggi 80 anni e che è molto noto in Germania come
anche in Italia, si è appellato al tempo stesso al Governo turco perché
ammetta finalmente il genocidio di oltre un milione di armeni nel 1915.
''La Turchia non può continuare per generazioni e generazioni a vivere
con questa macchia'', ha detto Charles Aznavour alla <Zeit>. (Ansa)
31.03.2005
|
|
CAPITALISMO
VERDE
|
Opererebbe
- a detta del <Turkish Daily News> che ha citato un
funzionario anonimo del Dipartimento di Stato Usa - all'ombra del
partito del premier Erdogan. |
All'ombra del
governo turco del premier, Tayyip Erdogan, e del suo partito di radici
islamiche, Giustizia e Sviluppo (Akp), sta crescendo e prosperando un
particolare mondo di uomini di affari, la cosiddetta ''borghesia turca
velata'', che si si giova di legami personali e di carattere religioso e
che gli americani temono dia luogo in Turchia ad un ''mercato islamico''
ed a flussi coperti di '''denaro verde'', provenienti dall'Arabia
Saudita, che potrebbero andare a finanziare le attività dell'islam
politico, anche radicale, in Turchia ed altrove.
E' quanto afferma il quotidiano turco in inglese <'Turkish Daily News>
nell'edizione di mercoledì 30 marzo citando un funzionario anonimo del
Dipartimento di Stato americano ed un articolo dal titolo ''Green Money,
Islamist Politics in Turkey'' pubblicato di recente dalla rivista
americana <Middle East Quarterly>. (Ansa)
31.03.2005
|
E' UN TRADITORE CHI
BRUCIA LA BANDIERA
|
I
militari turchi - attraverso un loro comunicato - hanno
condannato duramente quanti hanno ecceduto durante i festeggiamenti
del Newroz, a Mersin. Alcuni arresti. |
I militari turchi hanno fortemente
condannato definendoli ''traditori''
gli autori di un tentativo di
bruciare la bandiera turca avvenuto durante i festeggiamenti
a Mersin (Turchia sudorientale) del Newroz, la festa
del nuovo anno, che i curdi nazionalisti considerano loro esclusiva
festa nazionale.
''E' stato un atto di tradimento senza precedenti in Turchia''
- afferma un comunicato ufficiale delle Forze Armate dai
toni particolarmente forti.
Le immagini televisive di alcuni giovani curdi nazionalisti che
cercavano di bruciare a Mersin una bandiera turca, prima che un
agente di polizia in borghese arrivasse per spegnere le fiamme
hanno provocato viva emozione in Turchia. Nel
corso della manifestazione sono state fermate 8 persone.
La millenaria festa equinoziale di primavera del Newroz, che
è diffusa in una vasta area, non
solo curda, dall'Asia centrale alla
antica Mesopotamia fu proclamata ''festa nazionale curda'' nella
seconda metà degli anni 1980 dall'organizzazione separatista curda
Pkk di Abdullah Ocalan, la quale ne aveva fatto
occasione per scontri contro le forze armate e lo stato turco,
che, per questo proibiva in passato le manifestazioni politiche
connesse al Newroz nelle aree curdofone.
Negli ultimi anni, dopo la tregua alla lotta armata (costata in
15 anni 36 mila morti) dichiarata unilateralmente dal Pkk nel
1999 subito dopo la cattura in
Kenia di Ocalan, le autorità turche
hanno allentato le proibizioni ed hanno, anzi, affermato che
il Newroz ''è una festa anche turca'' chiamando tutti i turchi
(curdi e no) a festeggiarla.
Quest'anno, nonostante la rottura della tregua da parte del Pkk,
le celebrazioni si sono svolte senza incidenti di rilievo, nonostante
che in alcune località fossero stati innalzati cartelli
inneggianti al Pkk (che ora si chiama KOngra-Gel) ed al suo
leader Ocalan.
Per quest'ultimo i militanti nazionalisti curdi del Pkk chiedono
un'amnistia (da estendere a tutti i dirigenti del Pkk, esclusi
da una legge di due anni fa che garantisce sconti di pena
agli ex militanti, non dirigenti, ''pentiti'') o un nuovo processo,
richieste che il Governo turco è ben lungi dal prendere
in considerazione, anche per il consistente fardello di sangue
e di lutti che il Pkk ed Ocalan hanno provocato sia tra i militari
turchi, sia tra la popolazione civile, sia turca, sia curda.
(Ansa)
31.03.2005
EMORRAGIA
|
Serie
di dimissioni nel partito di Recep Tayyip Erdogan al Governo.
sono state sei in un mese ed altre sono attese secondo la
stampa locale. "Aumenta la tensione all'interno dell'Akp",
ha titolato il <Turkish Daily News>. |
 Il partito di radici
islamiche, Giustizia e sviluppo (Akp), del premier turco Tayyip
Erdogan, ha perso in un mese sei deputati e vari giornali turchi
affermano che l'emorragia potrebbe continuare se, sul centro-destra
dello spettro politico, si dovesse concretizzare un agglomerato di
forze che si ponga come un'alternativa meno legata all'eredita'
dell'islam politico turco.
''Aumenta la tensione all'interno dell'Akp'' ha titolato in apertura
di prima pagina il quotidiano in inglese, <Turkish Daily News>,
mentre tutti i giornali davano con evidenza la notizia che dei sei
dimissionari, quattro, guidati dall'ex ministro del Turismo e
Cultura, Erkan Mumcu, sono passati al partito Anap (''della madre
patria''), affermando di volere ''completare la missione di Turgut
Ozal'' che di Anap fu il fondatore e, capeggiandolo, divenne prima
premier e poi presidente della Repubblica.
Mumcu ha anzi, con quel programma liberista in economia e
tradizionalista nell'orientamento generale, posto la sua candidatura
alla presidenza di Anap, suscitando - secondo i giornali turchi -
diffuse aspettative di un ''flusso di dimissioni'' dal partito di
Erdogan.
''C'è una grande possibilità che le dimissioni continueranno. I
giornali turchi e stranieri hanno scritto articoli su questo. E ciò
porta a presumere che il processo di dissoluzione dell'Akp sia
cominciato'' - ha scritto, probabilmente con una certa enfasi, lo
stesso quotidiano, che appartiene al gruppo <Dogan> (una
conglomerata che tra le varie sue società, possiede anche il
principale quotidiano turco <Hurriyet>).
L'Akp è un partito fondato nel 2001 con una scissione capeggiata da
Erdogan e dall'attuale ministro degli Esteri, Abdullah Gul, dell'ala
''riformista'' del Partito della Virtù (Refak) del patriarca
dell'islamismo politico turco, l'ex premier (1996-1997) Necmettin
Erbakan. Alle elezioni del novembre 2002 l'Akp aprì le sue porte a
vari politici del partito Anap, del Dyp e del partito nazionalista
Mhp, offrendo loro un seggio parlamentare quando era evidente la
profonda crisi dei loro partiti di provenienza.
Ed anche grazie al loro apporto di voti l'Akp, potè raggranellare
un 35% dei voti che, grazie all'elevata soglia minima del 10% per
entrare in parlamento, si è tradotta nel 66% dei seggi in
Parlamento: 367 (su 550) che dopo le sei dimissioni del mese scorso,
sono scesi a 361. Gli ex nazionalisti eletti nell'Akp sono 27,
mentre quelli provenienti da Anap e Dyp, insieme, sono circa 80.
Tra i dirigenti di Anap e Dyp, ci sono stati recenti incontri
finalizzati ad una possibile unificazione. (Ansa)
31.03.2005
INTERESSE ED
APPRENSIONE
PER IL KIRGHISTAN
|
Ankara,
pur avendo accantonato il sogno pan-turco, sa che sarebbe da
sciocchi trascurare quello che sta accadendo in questa parte
dell'Asia dove Stati Uniti e Russia stanno facendo il grande
gioco geo-economico e geo-strategico. |
Ankara guarda da sempre con particolare interesse a ciò che avviene nei paesi turcofoni dell'Asia centrale, e in questo particolare momento convulso in Kirghizistan,
all'interesse si aggiunge un'intensa apprensione.
"Ma ciò non significa affatto che in Turchia vi sia alcuno che accarezzi alcun sogno panturco" - sottolineano fonti
diplomatiche turche.
Quel sogno, sbocciato in alcuni ambienti turchi dopo la dissoluzione
dell'Urss nel 1991, e già escluso categoricamente dal fondatore della Repubblica turca, Kemal Ataturk, negli anni
'20 del secolo scorso, ebbe una breve vita nei primi anni '90.
Fu, in effetti, accarezzato dal nazionalismo turco di estrema destra, ma anche da due presidenti moderati come Turgut Ozal e
Suleyman Demirel, che, incoraggiati dagli occidentali ed in particolare da George Bush senior in chiave anti khomeinista, affermarono, a parole, la possibilità che la Turchia divenisse
una "potenza regionale" egemone nell'intero mondo turcofono "dal Mediterraneo alla Cina".
Oggi Ankara rinnega totalmente quell'effimero e velleitario sogno: "Non è mai stata una politica di stato, ma un sogno popolare" - dicono i diplomatici turchi, anche perché
sanno che il "grande gioco" nella regione del Caspio (Asia centrale e Caucaso) è molto al di là delle risorse e
possibilità turche.
Il sogno "panturco" ha dovuto fare, infatti, i conti con la realtà ed è stato frustrato dal peso delle grandi potenze
implicate nel ''grande gioco'' centroasiatico e caucasico (la
Russia, gli Usa, la Cina e l'Iran) e dalla riluttanza dei leader dei
Paesi turcofoni della regione, a sostituire, appena ottenuta l'indipendenza, il grande fratello russo con un "agabey" turco
solo per ragioni linguistiche, culturali ed emotive, quando le grandi potenze mettevano sul piatto della bilancia ben piu'
sostanziosi interessi.
Questa riluttanza dei leader centroasiatici ad accettare un'egemonia turca è stata intensificata con l'avvento al potere
ad Ankara nel novembre 2002 di una leadership 'postislamica' turca, capeggiata da un ex radicale islamico come Tayyip
Erdogan, grande amico da giovane dell'estremista afghano Hulbuttin Hekhmatiar e - a quanto si teme nelle capitali
centro-asiatiche - anche di Fetullah Gulen, un miliardario turco residente negli Usa, bandito dai kemalisti in Turchia, che da
oltre un decennio sta costruendo centri culturali, scuole e associazioni islamiche di tendenza
neo-fondamentalista in Asia
centrale (oltre che in Germania).
I dirigenti centro-asiatici temono infatti soprattutto una deriva islamista (di cui si sono avute varie avvisaglie, anche
terroriste) nei loro paesi e vi stanno costruendo un'armatura di tipo
kemalista, finalizzata al contenimento dell'islam politico. Essi guardano perciò con forte sospetto al cosiddetto ''islam
moderato'' turco ed ai tentativi della nuova classe dirigente turca di indebolire quell'armatura kemalista proprio in Turchia,
luogo di nascita del kemalismo.
Ankara, negli ultimi 10 anni, ha cercato, percio', di giocare le sue carte nella regione (come hanno confermato i viaggi di
fine 2003 del premier turco Erdogan in Kirghizistan, Tagikistan e
Uzbekistan, e quelli successivi di altri leader turchi) soprattutto nel campo culturale (con la costruzione di scuole e
centri di cultura turca) e nella costruzione di infrastrutture (specie nel settore delle telecomunicazioni), spesso in
collaborazione e intesa con i russi o con gli americani.
Tuttavia, a quanto si sa, Ankara sta incontrando crescenti difficoltà, data la sua antica rivalità con la Russia (che,
nonostante il recente riavvicinamento, continua a diffidare di Ankara sospettata di appoggiare i ribelli ceceni) e dopo la
recente incrinatura della partnership strategica tra la Turchia e gli Usa.
Ma c'è anche un grande gioco geoeconomico e geostrategico in cui Ankara sta giocando un ruolo ben accetto sia ai paesi
dell'area, sia ai governi occidentali. La Turchia è, infatti, geograficamente decisiva per il previsto sbocco nel suo
territorio delle due pipeline, progettate anche per rompere ed aggirare i monopoli russo e iraniano nel convogliare nel
Mediterraneo ed in Europa il petrolio e il gas dell'intera
regione attorno al Mar Caspio. Si tratta dell'oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan
(Btc, la cui costruzione è cominciata nel settembre del 2002 e che dovrebbe diventare operativo nel
prossimo autunno) e del gasdotto Baku-Tiblisi-Erzurum (Bte) che sarà operativo nel 2006. Queste due pipeline sono per ora
destinate a convogliare solo il petrolio e il gas azerbaigiano in Europa, ma in futuro sono destinate a convogliare in Europa
anche le ricche risorse energetiche dei paesi centroasiatici. (Lucio
Leante/Ansa)
31.03.2005
MICHELINE
CALMY-REY IN VISITA
|
La
consigliera federale svizzera in Turchia per incontrasi con il
Presidente della Rpubblica Ahmet Necdet Sezer, con il ministro
degli Esteri Abdullah Gul e con esponenti dell'Amministrazione
centrale e periferica. |
La consigliera federale
Micheline Calmy-Rey riparte oggi dalla Turchia dove si è
recata per una visita ufficiale di lavoro. La responsabile del
Dipartimento federale degli Affari Esteri (Dfae) è stata accolta ad
Ankara dal vice-premier e ministro degli Affari Esteri Abdullah Gül.
Il programma, come aveva anticipato una nota del Dfae, ha visto
anche un incontro di cortesia con Ahmet Necdet Sezer, presidente
della Repubblica turca.
L'ultima visita ufficiale di lavoro tra la Svizzera e la Turchia a
livello di ministri degli affari esteri si era svolta nel 2001. I
colloqui ufficiali con Gül sono stati incentrati sulle relazioni
bilaterali tra la Svizzera e la Turchia. Stando al suo consigliere
diplomatico Roberto Balzaretti, si è discusso di argomenti quali i
diritti umani, le minoranze, le relazioni economiche.
Nel corso del secondo giorno della visita di lavoro la Consigliera
federale Micheline-Calmy Rey ha visitato la regione sud-orientale
del Paese, dove - secondo programma - sono stati portati a termine
gli incontri previsti a Diyarbakir con esponenti
dell'amministrazione centrale e locale e con rappresentanti di
diverse organizzazioni non governative. La sera stessa
Micheline-Calmy Rey ha continuato il suo viaggio alla volta di
Istanbul dove, l'indomani, presso la Camera svizzera di Commercio in
Turchia si è poi tenuta una conferenza sul tema della posizione
della Svizzera in Europa e delle relazioni bilaterali con Turchia.
(ticin@nline)
31.03.2005
AI FERRI
CORTI
|
Recep
Tayyip Erdogan ha querelato per danni morali un altro
giornale, il <Penguen>, chiedendo l'equivalente di
22.500 euro. Ormai è guerra dichiarata tra il premier turco
ed i giornalisti. Il precedente di <Leman> e del gattone
tra le matasse di lana. |
Il premier turco, Tayyip
Erdogan, è decisamente ai ferri corti con giornalisti e vignettisti
turchi e non risparmia querele.
Dopo quelle numerose degli ultimi
mesi e le più o meno aperte polemiche e pressioni di questi
giorni, Erdogan ha querelato per danni morali i responsabili
della rivista <Penguen>, che aveva pubblicato vignette
satiriche con Erdogan nella veste di vari animali in segno
di solidarietà con la rivista <Leman>, già querelata dallo
stesso Erdogan e poi condannata dal giudice per averlo ritratto
con le sembianze di un gatto. Erdogan
ha chiesto l'equivalente di circa 22.500 euro per ''danni
morali conseguenti all'umiliazione pubblica del premier turco''
che quei disegni satirici gli avrebbero provocato. I
disegnatori della rivista satirica <Penguen>, per solidarietà
con il collega condannato per avere ritratto il premier
come un gatto, avevano pubblicato una serie di vignette (chiamata
''il mondo dei Tayyip'') in cui i più famosi vignettisti
turchi avevano ritratto Erdogan come elefante, giraffa,
scimmia, cammello, ranocchio, mucca e anatra. Pur evitando
accuratamente gli ''animali impuri'' per la religione islamica
(come il maiale, il cane, la lumaca, ed i crostacei) e pur
avendo, quindi, mostrato di rispettare il particolare rigorismo
religioso di Erdogan e il percepibile ''comune
sentire''
in Turchia, non hanno evitato l'implacabile querela di
Erdogan. Anche
la precedente vignetta, condannata sorprendentemente anche dal
giudice, e pubblicata prima dalla rivista <Leman> e poi
ripubblicata per la sua efficacia da altri giornali, anche quotidiani
(come quello di opposizione <Cumhuriyet>) appariva, ad
occhi europei, del tutto priva di carica offensiva. Ritraeva infatti
Erdogan come un grosso e simpatico gattone avvoltosi da solo
inestricabilmente nel filo di lana di un gomitolo con cui stava
giocando. Ciononostante,
il famoso disegnatore Musa Kart, su querela di Erdogan,
è stato condannato a pagare 5 mila euro per avere ''umiliato
pubblicamente il primo ministro turco''. Erdogan
non è nuovo a querele contro i giornalisti, avendone sventagliate
varie decine da quando e' in carica, oltre ad essere
solito a distribuire pesanti rimbrotti ai cronisti e pressioni
dirette e indirette sui loro editori.
Il premier turco, nonostante sappia che la sua immagine nel mondo
ne esce deteriorata, continua a querelare giornalisti e vignettisti,
dando l'impressione, esplicitata da vari giornalisti
in interviste televisive, di non apprezzare né il senso
dell'humour dei vignettisti turchi (e il senso dell'humour universale),
né le critiche, anche ragionate, dei giornalisti.
Proprio qualche giorno fa il presidente
dell'Associazione turca dei giornalisti
(Tgc), Orhan Erinc, ha accusato Erdogan ed il suo Governo
di avere voluto reintrodurre nel nuovo codice penale l'arresto
dei giornalisti per reati a mezzo stampa (ragione per cui
i giornalisti turchi hanno manifestato anche oggi), come reazione
alla campagna scatenata dalla stampa turca (ed occidentale)
nello scorso autunno contro la sua proposta di ripenalizzare
l'adulterio, che tante critiche gli attirò addosso,
in specie in Europa.
Di recente, Erdogan, dopo la condanna dell'UE e del Parlamento
europeo della ''violenza eccessiva usata dalla polizia
turca in occasione di una manifestazione non autorizzata per
l'8 marzo a Istanbul, ha attribuito la condanna europea alle ''esagerazioni''
dei giornalisti che avevano ripreso la scena di una
donna con il volto insanguinato. Il premier turco ha aggiunto
allora che i media di aver agito da ''delatori della Turchia
davanti all'Europa'', suscitando le reazioni dei giornalisti,
i quali hanno sottolineato di essersi limitati a
filmare
ed a riportare quello che era accaduto. (Lucio Leante/Ansa)
31.03.2005
ERDOGAN NON E'
IL SOLO
|
Il
Primo Ministro turco è in buona compagnia. Un Gesù Cristo,
ubriaco e surfista, è l'ultima vittima dei disegnatori. E'
avvenuto in Grecia ad opera di Gerhard Hadener che però è
stato condannato a sei mesi. |
Turkey witnessed a "semi-cold
war" last week between cartoonists and Prime Minister Recep Tayyip
Erdoğan after the premier sought damages in court against
Penguen magazine.
The Penguen crew dedicated a recent front page to a
satire of Erdoğan by portraying him as various animals
as a way of protesting his successful suit against
cartoonist Musa Kart, who had portrayed the prime minister as a
cat entangled in yarn.
Another satire crisis has erupted in Greece. Austrian cartoonist
Gerhard Haderer was sentenced by the Greek courts to six months' imprisonment in
January on grounds that he had caricaturized Jesus Christ as an
alcohol-addicted surfer. As in Turkey, Haderer's colleagues held
a press conference and supported their friend.
He wasn't aware:
Haderer portrayed Christ as an alcoholic friend of drug addict
and guitar master Jimi Hendrix in his religious satire comic book "The
Life of Christ." But he didn't even know that his book had been
released in Greece until he learned that he had been tried and
sentenced to six months on charges of "casting aspersions
on religion." Haderer's appeal will be heard on April 13,
but if he loses the sentence will increase to two years.
Haderer, who was shocked by the case, is trying to clear the
accusations against him. His friends and a huge group of
Austrian artists held a press conference in Vienna, stating that the
case went against freedom of thought.
Going to European Court of Human Rights:
The organizer of the press conference, human rights expert Nikki
Conrad, said it was unbelievable that a person could be sentenced by
another country's court for a book written in his own
country and added: "Haderer won't accept this unfair treatment, and
he is ready to apply to the European Court of Human Rights. He thought
it was a joke when he received the summons."
Conrad also said a letter signed by 1,000 artists would be delivered
to European Union authorities within two weeks.
The famous cartoonist's book, published in seven countries,
sold 100,000 volumes in Germany. "The Life of Christ" was the
first book to have been banned in Greece in the last 20 years. (Turkish
Daily News)
31.03.2005
|
STUDENTI
RIAMMESSI NEGLI ATENEI
|
Il
presidente della repubblica turco, Ahmet Necdet Sezer, ha
dovuto promulgare la legge che riguarda anche il velo
islamico. |
Entra in vigore un'amnistia che
riammette agli atenei gli studenti espulsi. Vinte per ora le
resistenze dei laici per le ragazze con il velo. Il Capo dello Stato
dopo averla rinviata alle Camere per un riesame l'ha dovuta
promulgare perché approvata di nuovo dal Parlamento. I laici sono
contrari al velo islamico portato dalle studentesse ritenendolo una
violazione a una legge che lo proibisce negli edifici statali e
considerandolo un simbolo antilaico e di segregazione della donna. (Ansa)
31.03.2005
|
MASS MEDIA
ANCHE AGLI STRANIERI
|
Nonostante
il voto contrario di alcuni esponenti del partito di Governo e
quello, ugualmente contrario, della maggioranza è stata
approvata dal Parlamento turco una legge che consente anche a
chi non è del posto di diventare padrone di giornali e tv. |
Il Parlamento turco ha approvato una legge che consente la cessione di mass media a stranieri, ma
alcuni deputati del partito di Governo, Akp, e la totalità di quelli del partito di opposizione Chp (socialdemocratico) stanno
protestando vivacemente affermando che la legge di mettere a repentaglio
l'unità e la sovranità della nazione turca.
''Questi media potranno trasmettere show contrari alla nostra sensibilità
nazionale'' - ha affermato a nome del suo partito il deputato del
Chp, Birgen Keles.
I deputati dissidenti dell'Akp, tra cui l'ex vice-premier Ertugrul
Yalcinbayir, hanno sottolineato il pericolo di concentrazioni in mani straniere di vari media e la conseguente
influenza che gli stranieri avrebbero sulla politica turca chiedendo un emendamento che stabilisca che la
proprietà di un mass media in mano a stranieri sia limitata al 49%.La polemica interviene a pochi giorni dalla decisione della
Corte costituzionale della Turchia di annullare, perché ''poco
restrittive'', le norme di una legge del 2001 che consentivano agli stranieri di comprare immobili in Turchia.
In entrambi i casi la maggioranza dell'Akp al governo ha sostenuto che la
possibilità agli stranieri di acquistare media e beni immobili in Turchia e' una condizione per l'adesione della Turchia all'Unione europea e corrisponde alla inevitabile
globalizzazione degli affari in corso nel mondo. (Ansa)
31.03.2005
CONFERMATA
LA BULGARIAN
CONNECTION
|
Documenti
della ex Ddr - consegnati a Sofia - provano senza ombra di
dubbio che Mehmet Ali Agca era stato aiutato dai Servizi segreti
del Kgb, della Bulgaria e della Stasi nell'attentato al
Pontefice, 24 anni fa. |
E
allora il vecchio Ali aveva detto la verità. Ma quanto tempo è
passato da quando l'ex lupo grigio faceva sapere, attraverso il suo
avvocato, che era pronto a raccontare tutto sull'attentato contro
Giovanni Paolo secondo, quel pomeriggio del 13 maggio 1981. Adesso ci
sono le carte. Carte della Stasi, per intenderci. Roba autentica che
farebbero la fortuna di qualche romanziere di spy-story, tipo Eric
Ambler. E queste carte - uscite dagli archivi dell'ex Ddr e consegnate
alla Bulgaria - ci dicono senza ombra di dubbio che a preparare i
piani del complotto - finalizzato alla destabilizzazione
dell'Occidente - era stato il Kgb sovietico che aveva dato agli 007 di
Sofia l'incarico di portarlo a termine con l'apporto della stessa
Stasi e della mafia turca. Esecutore materiale: Mehmet Ali Agca,
l'uomo di Malatya.
Nessuno aveva del resto - durante le lunghe fasi del processo nei
confronti di Sergjei Antonov, Todor Ayvazov e Jelio Vassiliev -
pensato il contrario. Agca era stato molto esauriente in fase
istruttoria. Solo che poi si era buttato a fare il pazzo, a parlare di
Gesù, della Madonna e di Fatima - dando così l'impressione che la
sua precedente "confessione" ai magistrati fosse un cumulo
di menzogne. Conseguenza: assoluzione per insufficienza di prove per i
bulgari e per i numerosissimi complici turchi. Solo adesso - dal
Dossier Stasi - si scopre che Agca era stato minacciato, e più
precisamente quando nel 1983, in carcere, aveva ricevuto la visita di
un giudice d'Oltre Cortina, tale Jordan Ormankov, che era stato molto
esplicito: o ritratti o sarà la fine della tua famiglia. E Agca aveva
ritrattato. Aveva ceduto al ricatto, come avrebbe dovuto cedere - e
non lo fece - la Santa Sede allorché una fantomatica organizzazione
aveva fatto sapere che la restituzione di Emanuela Orlandi e Mirella
Gregori era condizionata alla scarcerazione dell'attentatore del
Pontefice. Difficile pensare - a tanti anni di distanza - se le due
ragazze possano essere ancora vive. Potrebbero esserlo, certo. Ma è
anche vero che l'affaire è costellato di innumerevoli morti.
Dei protagonisti della <Bulgarian connection> ben pochi sono
quelli che ancora possono parlare: chi è stato suicidato in cella,
chi è deceduto in un incidente d'auto, chi è morto in un conflitto a
fuoco, chi si trova paralizzato completamente su una sedia a rotelle,
chi è affogato in mare. La longa manus dei Servizi
sapeva come togliere di mezzo le persone scomode, al di fuori e
all'interno del sistema. Un giorno, chissa! Se Ali Agca ne avrà
voglia - quando sarà uscito dalla prigione turca dove sconta la pena
per l'omicidio del giornalista Ipecki - potrà scrivere anche lui un
libro di memorie. E allora sapremo ancora meglio - dal suo principale
protagonista - quali siano state le premesse do quell 13 maggio 1981.
31.03.2005
GIORNALISTI
CONTRO
NUOVO CODICE PENALE
|
In
500 hanno manifestato ad Istanbul. La protesta anche in altre
città da parte delle forze dell'ordine che, in base al
provvedimento, non potranno più interrogare se non in
presenza del magistrato. Si chiede una proroga di sei mesi
della legge in vigore da domani. |
Circa 500 giornalisti turchi hanno
manifestato nel centro di Istanbul ed altri hanno
solidarizzato con essi in tutto il Paese per chiedere il rinvio
dell'entrata in vigore del nuovo codice penale che prevede tra
l'altro pene detentive per reati commessi a mezzo stampa.
Alcuni dei manifestanti hanno sfilato ammanettati, altri con delle palle al piede fino al palazzo di giustizia di Istanbul
agitando cartelli che accusano le nuove norme di lasciare troppa
discrezionalità ai magistrati per aprire inchieste e per arrestare i giornalisti.
La protesta dei giornalisti si aggiunge a quella dei dirigenti delle forze dell'ordine ed alla campagna di stampa in corso in Turchia per rinviare di sei mesi l'applicazione delle nuove norme penali approvate nel settembre 2004 che dovrebbero entrare in vigore
domani il 1/o aprile.
Poliziotti e giornali rimproverano alle nuove norme penali di essere troppo
''lassiste'' nei confronti dei criminali e di fare
luogo a varie incongruenze pratiche nei processi. La principale innovazione contestata
è quella che obbliga i poliziotti a richiedere l'intervento del magistrato per poter interrogare,
perquisire o arrestare i sospetti, anche se colti in flagranza di reato, se questo comporta una pena inferiore a due anni.
A queste ultime obiezioni il Governo ha risposto annunciando l'approvazione di 7 nuovi regolamenti che
dovrebbero ovviare agli inconvenienti rilevati anche dai mass media e che riflettono diffusi timori tra la popolazione di un
lassismo eccessivo nei confronti della cosiddetta ''micro-criminalita''', tra cui, in primo luogo gli
''scippi'' di strada.(Ansa)
31.03.2005
|
PREOCCUPAZIONE PER LE
NORME
ANTI-STAMPA
|
Le
ha manifestate l'Unione Europea attraverso il suo
rappresentante permanente in Turchia, Hansjorg Krtetschmer. |
L'UE ha espresso
''preoccupazione'' per alcune norme del nuovo codice penale turco che prevedono la
penalizzazione dei reati di stampa e potrebbe chiedere presto ad Ankara di modificarle. Lo ha dichiarato il rappresentante
permanente dell'UE in Turchia, Hansjorg Kretschmer.
''Abbiamo espresso la nostra preoccupazione per alcune norme del nuovo codice penale, incluse alcune sulla
libertà di espressione e sulla libertà di stampa. Queste libertà sono
cruciali per la democrazia e potremmo chiedere al Parlamento turco di modificarle'', ha dichiarato Kretschmer.
I giornalisti turchi, le loro associazioni professionali e sindacali stanno protestando da vari giorni contro queste norme
che il presidente dell'Associazione dei giornalisti ha messo in relazione con la campagna di stampa dell'autunno scorso contro
la proposta del premier Recep Tayyip Erdogan di ripenalizzare l'adulterio in Turchia, suggerendo implicitamente che la
penalizzazione dei reati di stampa sia stata una rappresaglia del partito al governo (l'Akp, di radici islamiche) e del
premier contro quella campagna e manifesterebbero la loro insofferenza verso la stampa libera.
(Ansa)
31.03.2005
|
IN
RITARDO
|
Le
Corti minorili non sono ancora pronte per le nuove leggi. Sono
poche infatti quelle che funzionano. |
While
the decrease of punishments of children in the Turkish Penal Code (TCK),
which will come into force on April 1 concern the lawyers, it also
reveals the reality that juvenile courts are not prepared for the
changes.
In line with the law enacted in 1979, there must be juvenile courts
in every city and county with a population over 100 thousand. Now,
there are only juvenile courts in six cities. Children who commit
crimes in the cities where there are no juvenile courts are sent to
general courts in these cities.
Sociologists claim that the quick change in the structure of the
society has a negative effect on children and that children can be
dragged into a criminal life if protective measures are not taken.
Legal experts also say a judicial power is necessary to evaluate the
conditions for children. For this purpose, in 1979, a law was passed
for the establishment, aims and procedure of 2253 numbered Juvenile
Courts. The first article of the law foresees the establishment of
juvenile courts in every city and region with a population of over
100 thousand. However, in Turkey there are juvenile courts only in
Istanbul, Izmir, Ankara, Trabzon, Adana and Kocaeli. The new penal
code, which will come into force on April 1 brought this issue to
the agenda again. Because, it is feared that there will be an
increase in underage crime following this period. According to the
arrangements, children under 15 and would be released after being
held in the reformatory for five months for a crime such as
purse-snatching. A 15-year-old child who murders someone on purpose
would be released after he is kept for 1 year and 24 days in prison.
While the law is for the protection of children who have committed
crimes, experts are concerned that the changes would benefit
organized gangs. Judicial circles say that juvenile courts should be
established especially in the cities where there is much migration.
(Lutfi Aykurt/Zaman)
31.03.2005
|
ENTRO APRILE
FINALMENTE FIRMATO
L'ACCORDO TRA LA TURCHIA E IL FMI
|
Dovrebbe
garantire un nuovo prestito del valore di 10 miliardi di
dollari facendo seguito a quello triennale (per 19 mld di $)
scaduto il 5 febbraio scorso. Il Governo Erdogan fermamente
intenzionato a rispettare entro il 3 ottobre gli impegni presi
con Bruxelles. Compromesso su una serie di temi. |
Secondo le
ultime dichiarazioni del ministro dell' Economia turco, Ali Babacan,
entro il prossimo aprile potrebbe finalmente essere firmato il nuovo
Accordo di stand-by tra la Turchia ed il Fondo Monetario
Internazionale (Fmi) la cui conclusione era
stata condizionata, in sede di negoziato, al completamento
di alcune riforme nel settore bancario, dell' amministrazione delle
entrate e della sicurezza sociale. L' Accordo, che dovrebbe
garantire alla Turchia un nuovo prestito del valore di 10 miliardi
di dollari, farebbe seguito al precedente Accordo triennale, scaduto
lo scorso 5 febbraio, del valore di circa 19 miliardi di dollari. Il
Governo di Ankara è fermamente intenzionato a completare le riforme
richieste nel più breve tempo possibile (i relativi disegni di
legge sarebbero ora in fase conclusiva), in vista di una nuova
lettera d' intenti che dovrebbe anche contenere un compromesso sul
controverso tema dell' incremento del numero delle regioni
destinatarie di sussidi in materia fiscale, di contributi sociali,
per energia e acquisto terreni, su cui il Governo aveva ricevuto
commenti contrari da parte del Fmi. (Ice/Istanbul)
31.03.2005
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STEFANEL
ALLARGA
|
Sono
venticinque adesso i punti vendita in Turchia. L'obiettivo è
di raggiungerne cinquanta. I nuovi centri commerciali
inaugurati ad Istanbul ed in altre grosse città del Paese. |
La società
<Stf Giyim Sanayi ve Ticaret A.S.>, fondata alcuni anni fa
dalla <Stefanel> in Turchia, ha raggiunto 25 punti vendita. Nel
Consiglio d' Amministrazione i dirigenti dell'azienda hanno
dichiarato che proseguirà questo trend di crescita,
allargando la rete di vendita nei centri al di fuori di Istanbul.
Partendo con un target di 6 nuovi negozi, la <Stefanel> si prefigge di
raggiungere un numero di circa 50 nuovi negozi in tutta la Turchia.
I nuovi negozi sono stati inaugurati ad Istanbul presso i
centri commeciali Metrocity, Akmerkez, Markiz e Sisli Outlet ed
altrettanti saranno inaugurati ad Antalya, Bodrum, Trabzon, Kayseri,
Konya, Urfa, Tekirdag ed Erzurum. I centri nei quali, attualmente,
sono presenti i negozi Stefanel sono: Ankara, Izmir, Bursa, Adana,
Denizli, Duzce, Eskisehir, Gaziantep, Karadeniz Eregli, Marmaris,
Mersin, Samsun, Cipro Magosa. (Ice/Istanbul)
31.03.2005
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PROVVEDIMENTI
RESTRITTIVI
ALL'IMPORT DI TESSILI CINESI
|
Differentemente
da come si sta comportando l'Unione Europea (Italia compresa),
la Turchia è estremamente preoccupata dall'invasione del
"made in China" per cui il Governo ha deciso di
correre ai ripari mettendo una sorta di dazi. Il provvedimento
comunque è esteso non solo a Pechino ma ad altri Paesi. |
Da
alcuni giorni le autorità turche hanno cominciato ad applicare
provvedimenti restrittivi all' importazione di prodotti tessili
"made in China", da qualunque Paese intermedio provengano.
In seguito al nuovo provvedimento del Governo turco, viene applicato
un sistema di quote all' importazione. L' importatore turco deve
quindi provvedere ad ottenere la licenza di importazione dall' Itkib
(associazione turca dei produttori di tessili e abbigliamento). Il
provvedimento ha suscitato le proteste di molti dettaglianti e
importatori del settore, ma per ora il Governo sembra voler
procedere su questa linea. (Ice/Istanbul)
31.03.2005
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L'INASPETTATO
ELOGIO
DELLA BOEING
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Messo
in risalto dalla compagnia degli Stati Uniti il progresso - unito
ad un buon grado di funzionamento - delle linee aeree private
turche negli ultimi anni. Una analisi di Vladimir Silverstone. |
The
US plane company Boeing's Central Asian Sales Manager Vladimir
Silverstone evaluated the progress made by Turkey's private airlines
during recent years, remarking that they should be "proud"
and demand support for them.
Silverstone made his detailed evaluation during his recent vacation
in Myanmar where he traveled by Air Bagan airlines twice, where he
noticed that the Fokker 100 type planes were registered by a Turkish
airline company. Silverstone then contacted the Boeing Turkey Sales
Manager Celal Kavur and informed him that this situation was very
pleasing, especially in terms of Turkey. (Economy News Derk/Zaman)
31.03.2005
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COME SI
DIVENTA IMPORTANTI NELLA NAUTICA
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Nell'arco
dell'ultimo decennio la Turchia è diventata un importante
Paese produttore nel settore della cantieristica da diporto in
particolare per la produzione di yacht superiori a dieci
metri. Accessori e componenti, però, importati dall'estero. Tra
i principali fornitori Italia, Francia e Germania. |
Nell'arco
dell'ultimo decennio la Turchia è diventata un importante Paese
produttore nel settore della cantieristica da diporto, in
particolare per la produzione di yacht superiori a 10 metri.
Comincia a essere importante anche la produzione di imbarcazioni di
minori dimensioni, in particolare con scafi in vetroresina e
metallo. Gran parte di tali produzioni sono, orientate
all'esportazione, soprattutto verso gli Stati Uniti e i mercati
Nord-Europei (Belgio, Olanda, Svezia, Germania) per un valore che
supererà, nel 2004, i 100 milioni di dollari . Diventato un Paese
produttore la Turchia ha però necessità di reperire all'estero gli
accessori e i componenti necessari. Infatti cresce il livello di
importazione per accessori e attrezzature, in particolare componenti
elettrici e strumenti di navigazione, che ha raggiunto, nel 2003, i
165 milioni di dollari. Nell'accessoristica i principali fornitori
sono la Germania, la Francia e l'Italia; relativamente agli
strumenti di navigazione l'Inghilterra, il Giappone e gli Usa sono i
principali fornitori. L'Italia occupa il sesto posto in tale
categoria alle spalle anche di Svezia e Francia. Per approfondire le
possibilità di accesso al mercato turco e studiare eventuali
possibilità di cooperazione con produttori locali era stata
organizzata, già nell'ottobre scorso, dall'Ufficio Ice di Istanbul
- in cooperazione con la Camera di Commercio di Ravenna - una
delegazione di 8 aziende, per la maggior parte produttori di
accessoristica e componenti. La delegazione aveva visitato sei importanti
cantieri navali nella zona di Tuzla e avviato contatti con
produttori e importatori locali relativi alla possibilità di
forniture, ma anche di collaborazioni industriali in un polo
produttivo in rapida crescita come la Turchia. Nel corso della
missione in Turchia l'Ufficio Ice di Istanbul aveva organizzato,
oltre
alle visite ai cantieri, incontri d'affari tra le aziende italiane
presenti e 50 ditte locali. Presso l'Ufficio Ice di Istanbul è
disponibile una ricerca di mercato relativa al settore nautico in
Turchia. Gli interessati potranno richiederla al seguente
l'indirizzo di
Mailto:istanbul@istanbul.ice.it
. (Ice/Istanbul)
31.03.2005
|
AVVISO
|
I
limiti previsti per gli investimenti esteri in Turchia
(importo minimo 50 mila dollari) |
A seguito di
numerose richieste di chiarimento pervenute dagli operatori,
l'Ambasciata d'Italia ad Ankara ha ritenuto utile ribadire che i
limiti precedentemente previsti per gli investimenti esteri in
Turchia (importo minimo di 50.000 dollari Usa) sono stati aboliti
dalla Legge sugli investimenti esteri diretti adottata dalla Grande
Assemblea Nazionale Turca il 5 giugno 2003 (legge n. 4875).
L'Ambasciata ricorda inoltre che il 3 marzo dello scorso anno è
entrato in vigore l'Accordo tra l'Italia e la Turchia per la
promozione e protezione degli investimenti. (Ice)
31.03.2005
|
IL
DEBITO E LA CITAZIONE
MOTOROLA
|
La
Compagnia americana dei telefoni mobili ha chiamato in causa
direttamente la Turchia per le inadempienze della <Telsim>.
Una vertenza che si sperava avesse un seguito diverso. |
The
Motorola Case in which Motorola has applied to the International
Centre for the Settlement of Investment Disputes (Icsid) to collect
debts from Turkish Treasury has stunned Turkey.
Sources in Ankara noted that Motorola's application has surprised
Turkey. As negotiations continued between the Turkish Savings
Deposit Insurance Fund (TMSF) and Motorola, as well as negotiations
in the arbitration tribunal in Switzerland in relation to the
repayment of debts to Motorola, Turkey had not expected such a move
from Motorola. A source summarized the mood of the government on the
issue saying: "It is a surprise to us. Motorola opening this
case against Turkey, despite the ongoing arbitration negotiations in
Switzerland between Telsim and Motorola, comes as a real surprise to
us."
Turkey applied to the Iscid, a branch of the World Bank, in the
framework of an agreement between the US and Turkey, which came into
effect on August 13, 1989 after being announced in the official
gazette. The agreement is related to securing and encouraging the
investments between the two countries. Under this mutual agreement,
one of the parties may apply to the Iscid tribunal if a problem
occurs between the foreign investor and the local country. Motorola
claims that since the Turkish government seized custody of Telsim
and assigned new managers to the company through the Tmsf, the Iscid
arbitration tribunal has became the authority able to solve the
conflict between the two parties. Motorola defended that the issue
was with regard to the management of Telsim after it was seized by
the government, and claims that it opened the case against the
Turkish government because they were no longer addressing Telsim,
but the Turkish government. (Ibrahim Balta/Zaman)
31.03.2005
LO
STUPORE DI ANKARA
|
La
Turchia era fiduciosa, per quanto riguarda l'annosa questione
della Motorola, che i negoziati proseguissero davanti alla Corte
di arbitrato della Svizzera. |
US
company Motorola has appealed to arbitration to recover from the
Republic of Turkey money owed to it by Turkish mobile phone operator
company Telsim.
The US mobile communications company has officially applied to the
International Center for Settlement of Investment Disputes (IcsidD),
which solves disputes between foreign companies and states, on
grounds that Telsim did not pay its debts to the Motorola Credit
Corporation in the period when it belonged to the Uzan family.
Motorola took this move as Telsim has been shifted to the Turkish
Saving Deposits Insurance Fund (Tmsf) of the Turkish Central Bank.
The US firm has officially applied to the IcsidD's central office in
Washington on December 28th 2004 and will ask for $4 billion from
Turkey. Ankara, which plans to sell Telsim to recover the costs of
the collapsed Imar Bank that also belonged to the Uzan family before
the state seized it, now faces the danger of being forced to pay off
the debts of the Uzan family with this new application.
The Icsid has officially transmitted the Motorola application to the
Turkish Ministry of Finance, which is the addressee of the issue. If
the application is accepted, Motorola might present its
correspondence with the Tmsf which is a state institution, as
evidences for the case. It is reported that an oral agreement
envisioning payment of $500 million to Motorola had been reached
between the US company and the Tmsf during earlier talks.
Motorola has constantly rejected Uzan family's proposal to go for
arbitration in Switzerland for their initial debt of $400 million,
which has risen to $2.5 billion with interest. Because it was
written in the contract that Swiss institution has authorization for
arbitration and the dispute was between two companies, Motorola did
not have a right to officially apply to the Icsid in the US in that
period. With the Tmsf's seizure of Telsim, however, Motorola has
applied to the Center as the dispute is now between a US company and
the Turkish State.
Turkey became a part of the ICSID, formed by the World Bank in 1965,
when it signed up on June 24th 1987. Turkey has recognized that the
Center's decisions to be valid inside the country since 1989. Turkey
must recognize the court and its verdict if it accepts Motorola's
application, but will fight the case on the grounds that the dispute
was between two companies and it is written in the contract that in
case of a dispute, Swiss arbitration will be accepted as the
authority. (Emrah Ulker/Zaman)
31.03.2005
SI PUNTA
AD UN NUOVO
INVESTIMENTO
|
La
<Metro group" intende puntare in Turchia, per i prossimi
tre anni, altri 300 milioni di euro. Il disegno vede la
pianificazione per l'apertura di quattro punti vendita in
altrettante città. |
The Düsseldorf-based Metro
Group, which operates Real, Praktiker and Metro Cash and Carry
hypermarkets in Turkey, intends to invest another 300 million euros
here in the coming three years, on top of the 500 million euros it
has already spent.
The proposed investments would be realized if convenient and
practical parcels of land can be identified, Metro Group Chief
Executive Officer Hans-Joachim Körber said during a press
conference in Düsseldorf on Wednesday.
Planning to open four new stores in Turkey, Real is about to wrap up research
in four big cities, Körber said in remarks quoted by the Anatolia
news agency.
"2006 will be Real's year in Turkey," Körber told
reporters on the sidelines of the company's annual business press
conference.
Metro Group's sales rose by 5.3 percent to 56.4 billion euros in
2004. At 27.6 billion euros, the group's foreign sales were 9.2
percent higher than a year earlier.
"2004 was a successful year for the Metro Group. Defying the
weak environment in the sector, we managed once again to
substantially improve both our sales and earnings," said Körber.
"We generated the strongest growth in our eastern European
business. But we also achieved substantial improvements in the Asian
markets," he said.
Körber said |