Arretrati 

Anno 6° N.11

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SEZER, COMUNQUE

Nonostante le pressioni di Washington su Ankara perché la Turchia si allinei alla comunità internazionale sulla sconfessione della Siria, il Capo dello Stato turco andrà a Damasco. L'inutile sforzo dell'ex ambasciatore Usa Eric Edelman.

Ahmet_Necdet_SezerIl contenzioso turco-americano si è arricchito di un nuovo capitolo, con le pressioni che Washington sta esercitando su Ankara perché si unisca al coro dei Paesi che chiedono il ritiro delle truppe siriane dal Libano in applicazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell' Onu sostenuta sia dagli Usa sia dalla Francia.
Dopo la lunga polemica seguita al rifiuto turco del marzo 2003 di inviare truppe in Irak e la più recente controversia esplicitata dal segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, 
secondo cui il Governo turco avrebbe dirette responsabilità nell' attuale ondata di anti-americanismo in Turchia, è ora la volta dell'affare Siria.
Il presidente turco, Ahmet Necdet Sezer, ha confermato,infatti, che sarà in visita (in aprile) a Damasco, una visita che - secondo varie indiscrezioni - gli americani 
avrebbero preferito fosse rinviata come segno di un allineamento turco con quella parte della comunità internazionale che sta esercitando pressioni su Damasco affinché si ritiri 
''immediatamente e completamente'' dal Libano, dopo il parziale ritiro siriano nella valle della Bekaa. E ciò nonostante che il già ambasciatore americano ad Ankara (Eric Edelman si è dimesso), avesse apertamente auspicato che la Turchia, che finora non ha preso parte alle pressioni internazionali (in appoggio all' opposizione interna libanese manifestatesi dopo l' assassinio del premier Rafic Hariri) sul Governo di Damasco, si allineasse al ''pieno consenso'' nella comunità internazionale: ''Speriamo che anche la Turchia possa prendere il suo posto nella comunità internazionale che sta chiedendo in pieno consenso alla Siria il rispetto della risoluzione dell'Onu numero 1559, e cioé, che ritiri immediatamente i suoi soldati dal Libano'', aveva affermato l'ex ambasciatore, pur precisando che ''naturalmente si tratta di una decisione esclusiva della Turchia se stare o meno con la comunità internazionale''.
Il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul ad ogni modo aveva negato ogni discrepanza tra la linea turca e la comunità internazionale sul dossier siriano: ''Abbiamo sempre agito in armonia e insieme alla comunità internazionale. Ma continuiamo ad avere consultazioni sia con i nostri alleati, sia con i Paesi nostri vicini ed amici''.
La dichiarazione di Edelman aveva però punto sul vivo l'orgoglio turco rischiando di attizzare gli umori anti-americani (nutriti sia di nazionalismo, sia di ''solidarietà islamica'') diffusisi in Turchia specie per la guerra in Irak ed in coincidenza con l' avvento al potere del partito di radici islamiche Akp di Recep Tayyip Erdogan, che trovava un avvallo europeo nella politica francese e tedesca sull'Irak
Ankara è infatti sembrata perseguire, con l'attuale Governo di Erdogan, una linea di politica mediorientale di graduale presa di distanza dalla precedente ''partnership strategica'' con gli Usa ed Israele, per affermare un ruolo neutralista, equidistante e di mediazione nella regione. Ma sul dossier libanese-siriano questa linea rischia di trovare Ankara isolata.
I rapporti tra Turchia e Siria, molto tesi per diversi anni a causa dell'alleanza strategica turca con Israele e del conseguente appoggio esplicito che Damasco offriva al Pkk di 
Abdullah Ocalan, cominciarono a distendersi quando Damasco, dopo un'aperta minaccia di guerra dei militari turchi, costrinse Ocalan a lasciare la Siria nell'autunno del 1998. Ma i rapporti tra i due Paesi hanno avuto una vera svolta l' anno scorso con la ''storica visita'' del presidente siriano Bashar Assad ad Ankara e con la visita del premier turco Erdogan in dicembre scorso a Damasco. Una svolta che è stata celebrata sulla base della comune opposizione alla guerra Usa in Iraq e della comune preoccupazione per le conseguenze che, sulle minoranze curde in Turchia ed in Siria, avrebbe l'eventuale formazione di uno Stato curdo in Nord Irak.
La stessa svolta è stata anche favorita dalle ripetute prese di posizione turche contro il Governo israeliano di Ariel Sharon accusato più volte dal premier Erdogan di praticare un 
''terrorismo di Stato'' nei territori palestinesi occupati da Israele dal 1967.
Secondo gli analisti ad Ankara, l' ambizione dell' attuale Governo turco di Erdogan e del suo partito post-islamico Akp di allontanare gradualmente la Turchia dalla ''partnerhip strategica'' del passato con gli Usa e con Israele per giocare nella regione (anche nei confronti dell'Iran) un ruolo sempre più di sistematica equidistanza mediatrice, giovandosi di coperture europee, sta incontrando alcuni rilevanti ostacoli nella realtà internazionale.
Essa tende a scontrarsi oggi non solo con la volontà americana di modificare, anche con immissioni di democrazia all'interno dei Paesi dell'area, la geopolitica della stessa regione. Ma la linea turca tende a scontrarsi anche con gli interessi dei maggiori Paesi europei in Medio Oriente (in particolare in Libano, Siria e Iran) e con le crescenti 
preoccupazioni della comunità internazionale (riguardo alle ambiguità siriane rispetto al terrorismo mediorientale e alle ambizioni nucleari di Teheran), in specie dopo il successo delle elezioni in Irak e la ripresa del negoziato di pace israelo-palestinese, innescatosi dopo la morte di Yasser Arafat. (Lucio Leante/Ansa)
31.03.2005

LE DIMISSIONI DI EDELMAN

Ufficialmente gli Stati Uniti non hanno voluto dire le ragioni per le quali l'ambasciatore Usa ad Ankara ha rimesso il suo mandato ma si sa che il delicato passo è la conseguenza di certe sue dichiarazioni sul <caso Siria>.

L'ex_ambasciatore_Usa_ad_Ankara_Eric_EdelmanEric Edelman, ambasciatore degli Stati Uniti d'America in Turchia, ha rassegnato le dimissioni. Non sono stati al momento resi noti i motivi ufficiali che hanno portato a questa decisione, ma c'è il sospetto che una richiesta in questo senso possa essere stata avanzata negli scorsi giorni proprio dal Governo di Ankara. Recentemente Edelman aveva infatti protestato con forza - per conto di Washington - contro il viaggio che il presidente della Repubblica turca Ahmet Necdet Sezer sarà in procinto di compiere in Siria.
L'Esecutivo di Recep Tayyip Erdogan non aveva ovviamente gradito ed aveva minacciato una formale protesta al Dipartimento di Stato americano per le ingerenze negli affari interni turchi operate dal diplomatico. Probabilmente il Governo ha chiesto a Washington il suo allontanamento. (centomovimenti.com/ReporterAssociati)

31.03.2005

 

RUMSFELD INSISTE

Il Segretario alla Difesa Usa non perde occasione per accusare la Turchia di non avere permesso lo spiegamento di forze dal nord del Paese in Irak. Si è detto "sconvolto", e imputa al Governo Erdogan la colpa se la resistenza dei terroristi è andata oltre ogni previsione.

Donald_RumsfeldUS Secretary of Defense Donald Rumsfeld said that he is upset that the US could not enter Iraq from north namely from Turkey during the Iraq war and added that fomented the resistance to grow in the aftermath of the occupation.
Speaking on the Fox News Sunday program Rumsfeld said that if the US had been allowed to enter Iraq from the north, many of Saddam Hussein and the Baath supporters in the region could have been captured or killed. He continued that entering from south gave many insurgents the opportunity to sneak out from the north.
The Turkish parliament had disapproved the deployment motion on 1 March 2003, therefore, disallowing American troops entry to Iraq from Turkey. (Cihan News Agency/Zaman)
31.03.2005

CAMBIARE ATTEGGIAMENTO

E' quello che Egemen Bagis - deputato dell'Akp  e capo del gruppo interparlamentare di amicizia Turchia-Usa -  chiede a Washington ancora troppo morbida con il Pkk. "Vedrete che l'anti-americanismo cesserà".

Egemen_BagisThe Turkey-US inter-parliamentary friendship group head and Justice and Development Party (Akp) Istanbul Deputy Egemen Bagis has said that the anti-American sentiment in Turkey stems from the US's attitude regarding the terrorist organization Kurdish Workers' Party (Pkk).
Bagis said on Sunday (March 20) that if the US changes its attitude and thoughts regarding this terrorist organization, he believes that the related wave will transfer into a very different dimension.
Bagis said, "Our neigbors, Iran and Syria whom we had accused of supporting the PKK, are now returning to Turkey Pkk members who have been captured in their country. Actually, I believe that a few initiatives of our American alliance against the PKK would break the anti-Americanism wave." Bagis who participated in a monthly meeting organized by the Turkey Young Businessmen Association (Tugiad) at the Bursa Branch noted that both allies have acted together since Korea, in Kosova, Afghanistan, Somalia, and the Middle East.
Drawing attention to the point that Turkey had not received answers regarding its expectations in Northern Iraq, Bagis said, "We are uncomfortable with the freedom of movement of PKK members in Northern Iraq. Of course, we are also not pleased with the demographic waves in Kerkuk (Kirkuk)." Bagis said that he believes that it is a chain of accidents. Turkish media writes one thing and American media writes another, and reminded that there are also comments is opposition to Turkey in the US. (Anadolu News Agency/Zaman)
31.03.2005

NON SIAMO FIGLI
DI UN DIO MINORE

Intervento alla <Fondazione Dragan> del nuovo ambasciatore turco a Roma, Ugur Ziyal. "Non è accettabile - ha detto - l'insistenza su un negoziato a cielo aperto continuando a parlare di una adesione di serie B"per Ankara.

Ziyal_Ugur''Molto consapevoli'' dei requisiti per l' adesione a pieno titolo alla UE, i turchi stanno ''lavorando molto seriamente per adempiere a tutti i criteri democratici ed economici di Copenaghen e Maastricht'', ma allo stesso tempo ''qualsiasi cittadino turco capisce che è percepito e trattato diversamente'', sottoposto come è ''a condizioni speciali mai menzionate prima, come referendum, deroghe permanenti sempre aperte, misure protettive''. Ugur Ziyal, da due mesi ambasciatore della Turchia a Roma, in un intervento alla <Fondazione Dragan>, ha messo l' accento sullo stato d' animo dell' uomo della strada del suo Paese che ritiene di non essere trattato ''né giustamente né equamente'' dai Paesi della UE i quali - ha detto - ''hanno ideato condizioni particolari per noi''.
Le protezioni permanenti sono percepite come ''legalmente sbagliate'' e ''in contraddizione con l' Aquis dell' Unione, in contrasto con la eguaglianza dei membri che è un sommo principio della UE''. 
''E non è accettabile''- ha detto l'ambasciatore - l' insistenza sul negoziato a esito aperto, e di continuare a parlare di qualcosa d' altro rispetto alla piena adesione, in altre parole di una adesione di serie B''. E questa - ha aggiunto - è una ''visione condivisa dal Governo''. 
Quanto agli argomenti addotti da chi è contrario alla Turchia nella UE, superati quelli geografici ed economici, per l' ambasciatore ''bisogna dire pane al pane e vino al vino'': il ''punto cruciale'' è la religione. Ma ''noi - ha aggiunto Ziyal- non siamo figli di un dio minore''.
La Turchia ''procederà nel cammino della democrazia e dello sviluppo ed allo stesso tempo manterrà la propria religione, così come lo hanno fatto i Paesi europei'' .
E, ''se la Turchia ha bisogno della UE, anche l' Europa ha bisogno di una Turchia secolare, democratica e stabile'' ed il messaggio che la sua adesione darà ''sarà anche importante per i 20, 30 milioni di musulmani che già vivono in Europa: la Turchia sarà un ponte tra l' Europa e l' Islam''.''La nostra preoccupazione - ha detto Ziyal - è quella di essere rifiutati anche se adempiamo ai criteri richiesti'' sulla base di fatti che con tali criteri ''non hanno relazione''. E questa sarebbe ''una grande ingiustizia'' - ha ammonito - che avrebbe ''l' amaro sapore della discriminazione'' e '' i nostri leader politici verrebbero fortemente messi sotto pressione per dare spiegazione''. (Ansa)
31.03.2005

SCHROEDER CONFERMA IL SI'

Il Cancelliere tedesco si è detto favorevole a mantenere la data del 3 ottobre per l'inizio del negoziato di adesione della Turchia all'UE. La conditio sine qua non del greco Kostas Karamanlis.

Gerhard_SchroederIl Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder (Spd) si è detto favorevole a mantenere la data del 3 ottobre prossimo per l'inizio del negoziato di adesione della Turchia alla UE.
''L'accordo su questa data va mantenuto'', ha detto Schroeder
al termine di un colloquio a Berlino con il premier greco Kostas Karamanlis. Il Cancelliere faceva riferimento alle critiche rivolte in Germania di recente al Governo di Ankara da esponenti sia dello schieramento di Governo che dell'opposizione conservatrice. La Turchia al loro avviso non starebbe facendo quei progressi di apertura e democratizzazione auspicati dall'Europa come condizione alla trattativa. tanto che Michael Glos (del direttivo Csu) hanno messo in dubbio di recente la data del 3 ottobre per l'inizio del negoziato con Ankara. A questo proposito Schroeder ha detto che chiunque è libero di esprimere le proprie opinioni. (Ansa)
31.03.2005

ANKARA SA' QUEL CHE VUOLE

Il ministero degli Esteri turco ha smentito l'ipotesi avanzata dalle Forze Armate secondo la quale Ankara non avrebbe una politica sull'Irak.

Il ministero degli Esteri della Turchia ha sottolineato che l'Esecutivo ''ha una politica sull'Irak e lavora in stretta cooperazione con le Forze Armate turche'', rispondendo così alla dichiarazione del numero 2 delle Forze Armate turche, il generale Yasar Buyukanit, il quale - secondo alcuni giornali turchi - ha accusato il Governo turco di ''non avere una politica sull'Irak e sugli sviluppi in atto in quel Paese''.
''Sicuramente la Turchia ha una politica sull'IraK, anche se, come in altre politiche, è molto complessa. Il ministero degli Esteri lavora in stretta cooperazione con le Forze Armate turche e continuerà a fare un lavoro di squadra con esse''- ha ribattuto il portavoce del ministero degli Esteri, Namik Tan.(Ansa)
31.03.2005

UNA NUOVA STRATEGIA

La sta mettendo in pratica il Pkk con la creazione di un movimento curdo chiamato "Confederazione democratica" alla quale prenderebbero parte membri che vivono in Turchia, Siria, Irak e Iran. A dare le direttive sarebbe lo stesso Abdullah Ocalan che avrebbe suggerito anche la bandiera: un sole giallo su una stella rossa sullo sfondo di un campo verde.

La_nuova_strategia_del_PkkOn March 20, the terrorist organization Kurdistan Workers' Party (Pkk) announced the new formation that they were working on for some time called the "Democratic Confederation".
Abdullah Ocalan, head of the terrorist organization, gave the directives for the formation of the Project that gathers together organization's members living in Turkey, Syria, Iraq and Iran under one roof.
Introducing himself as the "leader of the confederation", Ocalan also suggested a "flag" consisting of a yellow sun and red star on a green background to by used by the group. Organization members waved the flag for the first time at the Newroz celebrations yesterday. According to information, the ringleader of the terrorist organization who is serving jail time at Imrali prison opposed a Kurdish state under the context of the formation in Northern Iraq during talks with his lawyers last month and demanded that Kurds meet under the roof of a confederation and move ahead as one. Therefore, organization members held meetings in various Turkish cities and decided to begin activities for a democratic confederation as suggested by Ocalan. The main target of the confederation is confirmed as the "independence of Apo (nickname of Ocalan)". Ocalan clarified that his demands are different from the Kurdish leaders in Iraq, that is Mesud Barzani and Jalal Talabani's federal state demands: "There is not a state axis in my suggestion. This is a relaxed organization." Apo, who had previously been referred to by Pkk members as the "president" or "serok", also demanded to be referred to as the "leader of the confederation" and added: "Being called the president suggests despotism. If an agha enters into politics, he might be serok as well. My new definition was announced on March 20." Apo also suggested that the "red star within a yellow sun on a green background" was the new flag. PKK members put terrorist leader's new demands forward during the Newroz celebrations held yesterday. PKK supporters waved their new flags for the first time and referred to Apo as the "leader of the democratic confederation". Nobody will lead the new formation apart from Apo. (Habir Guler)
31.03.2005

 

LA DECISIONE SULLA CROAZIA NON RIGUARDA ANKARA

Cominceranno regolarmente i negoziati tra UE e la Turchia. Le assicurazioni sono venute da Bruxelles per bocca dell'inviato della Commissione, Hansjoerg Kretschmer.

Cominceranno regolarmente a ottobre i negoziati tra UE e Turchia per stabilire le modalità dell'ingresso di Ankara nel consesso europeo. La commissione europea, che ha deciso di rimandare i colloqui con la Croazia, accusata di non aver fatto abbastanza per catturare il criminale di guerra Ante Gotovina, ha rassicurato il Governo turco. "La decisione sulla Croazia è una questione di merito.
Non c'è alcun legame con la situazione turca", ha detto Hansjoerg Kretschmer, inviato della Commissione europea ad Ankara.
Il quotidiano progressista <Radikal> aveva letto la decisione sulla Croazia come un chiaro monito diretto alla Turchia, finita nel mirino dell'UE dopo la violenta repressione di una manifestazione di donne il 6 marzo scorso. Le immagini degli scontri trasmesse dalla tv turca hanno spinto le autorità di Ankara ad aprire un'inchiesta che per ora ha portato alla sospensione di sei agenti di polizia. (Agi)
31.03.2005

...MA QUESTA E' ANCHE AVVERTITA

Dure critiche al Governo Erdogan da parte del presidente dei deputati socialdemocratici tedesco Martin Schulz. In discussione l'avvio delle trattative per l'ingresso della Turchia all'Unione.

Martin_SchulzIl presidente dei deputati socialdemocratici tedeschi al Parlamento europeo, Martin Schulz, ha messo in discussione l'avvio delle trattative per l'ingresso della Turchia nell'UE fissate per il 3 ottobre 2005, se Ankara non metterà seriamente mano alle riforme promesse. In un'intervista al quotidiano <Berliner Zeitung>, il parlamentare socialdemocratico avverte che "se le cose rimangono così come sono, non ci sarà inizio delle trattative. Il treno verso l'Europa rischia di fermarsi". Il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, afferma, "deve fare urgentemente qualcosa, se vuole modificare questa situazione".
Il leader socialdemocratico ha duramente condannato le violenze della polizia turca nei confronti delle donne che manifestavano per la Giornata mondiale della donna ed ha definito "preoccupanti" i recenti sviluppi in Turchia. Schulz, che è il primo esponente socialdemocratico a ventilare un rinvio dell'apertura delle trattative d'ingresso della Turchia nell'UE, ha respinto le reazioni turche alle critiche internazionali ed ha definito "inaccettabile e contrario ad ogni consuetudine" l'atteggiamento mostrato da Ankara. (Agi)
31.03.2005

IMPEGNI RISPETTATI

Il Primo Ministro turco ha promesso a Bruxelles che Ankara rispetterà gli impegni presi con l'Unione Europea prima della scadenza del 3 ottobre.

Il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha promesso a Bruxelles che la Turchia rispetterà gli impegni presi con l'Unione Europea, prima dell'inizio dei negoziati per l'adesione all'UE previsti per il 3 ottobre.
''I passi che devono essere fatti d'ora in avanti verranno fatti'' ha dichiarato Erdogan al termine di una cena di lavoro con il premier greco Costas Caramanlis. 
L'UE esige questa firma da Ankara per cominciare i negoziati sull'adesione del Paese eurasiatico all'Europa. E la questione di Cipro resta un intoppo spinoso.
Dal canto suo Caramanlis ha detto che ''lo scopo della Grecia resta quello della ripresa dei negoziati sulla base del piano di Kofi Annan (Segretario generale dell'Onu) e nell'ambito dei principi europei''. (Ansa-Afp)
31.03.2005

 

PREFERITA L'UCRAINA

Un sondaggio tra i cittadini di sei Paesi dell'Unione Europea ha visto Kiev raccogliere il 55 per cento dei pareri favorevoli circa un suo ingresso nell'UE. Turchia poco amata.

I cittadini europei, a larga maggioranza, si sono pronunciati a favore dell'ingresso nell'UE dell'Ucraina, di gran lunga preferita alla Turchia. Lo rivela un sondaggio realizzato in sei Paesi europei dal quotidiano parigino Le Figaro. Complessivamente, l'Ucraina ha raccolto il 55% dei pareri favorevoli, precedendo la Russia (50%), la Turchia (45%) e il Marocco (35%). La Francia e la Germania sono i Paesi che maggiormente si oppongono a un'adesione della Turchia, rispettivamente con il 63 e il 64% dei pareri contrari.
Secondo il sondaggio del giornale parigino, il 62% degli italiani sarebbe favorevole all'ingresso nell'Unione europea dell'Ucraina.(Ansa-Afp)

31.03.2005

 

PROTOCOLLO PER UNA NUOVA
UNIONE DOGANALE

Concordato il testo tra l'UE ed Ankara. Estensione ai 10 membri che si sono aggiunti recentemente, Cipro compresa. Un punto estremamente delicato per la Turchia.

La_linea_verde_a_CiproLa Commissione europea e la Turchia hanno concordato il testo del protocollo per l'estensione dell'Unione doganale del Paese a 10 nuovi membri UE, tra cui Cipro. Lo ha reso noto oggi un funzionario turco.
La UE si aspetta che la Turchia applichi ufficialmente l'accordo, estendendolo dunque anche all'isola contesa nel Mediterraneo orientale, entro il 3 ottobre, data fissata per l'inizio dei colloqui d'ingresso di Ankara nell'Unione.
L'estensione dell'unione doganale a Cipro è una punto estremamente delicato per la Turchia, perché alcuni dirigenti del Paese la considerano come un riconoscimento di fatto del governo greco-cipriota, peraltro già riconosciuto da anni a livello internazionale, a differenza di quello turco-cipriota.
"Abbiamo negoziato il testo del protocollo. C'è un testo su cui concordiamo", ha detto ai giornalisti il funzionario turco.
La Turchia e la Commissione europea, il braccio esecutivo della UE, cominceranno uno scambio di missive sul testo. "Abbiamo chiesto alla Commissione europea di inviare la notifica del testo del protocollo. Se contiene lo stesso testo che abbiamo concordato, sarà approvata", ha detto ancora il funzionario.
Il protocollo deve essere approvato dal Parlamento turco, per diventare effettivo.
La Turchia, che è riuscita a ottenere una data precisa per dare avvio ai negoziati d'ingresso nella UE, a lungo rinviati, riconosce solo l'enclave turco-cipriota nel nord dal 1974, quando le truppe di Ankara sbarcarono sull'isola dopo un tentativo di colpo di Stato da parte greco-cipriota.
Nel nord di Cipro sono ancora presenti 30.000 soldati turchi.
Ankara ha affermato che spera in un tentativo dell'Onu di riunire l'isola prima dell'inizio dei negoziati ufficiale con la UE (Reuters)
31.03.2005

 

VIOLATA LA PARITA' DEI SESSI

Rapporto del Parlamento europeo sul ruolo delle donne in Turchia. Intervento dell'eurodeputata socialista Emine Bozkurt.

Emine_BozkurtUn rapporto del Parlamento europeo sul ruolo delle donne in Turchia ha dimostrato che il paese non garantisce la parità dei sessi, requisito fondamentale per l'ingresso della Turchia in Europa.La questione è stata discussa recentemente in un dibattito al Parlamento europeo dopo un intervento dell'eurodeputata socialista Emine Bozkurt, di madre olandese e padre turco, la quale auspica l'entrata della Turchia in Europa. Secondo quanto riporta il quotidiano francese <Le Monde>, Bozkurt ha chiesto all'Ue di considerare attentamente la questione dei diritti delle donne per i negoziati d'adesione con la Turchia. L'eurodepuata ha condannato in quell'occasione il modo in cui la polizia si è scagliata sulle donne durante la manifestazione del 6 marzo a Istanbul. (Il denaro.it)
31.03.2005

TRA CIPRO E L'EUROPA

La stampa turca sulla questione cipriota: un accademico riflette sul futuro dell'isola a margine della conferenza internazionale tenutasi a Larnaca nel febbraio scorso. Lo spirito europeo, le posizioni all'interno delle due comunità, la questione delle proprietà e della sicurezza, il Piano Annan.

Lo scorso febbraio, con il sostegno del Ministero degli Esteri inglese, l'Associazione Wilton Park aveva organizzato una conferenza a Larnaca, con la partecipazione di invitati greco e turco-ciprioti, inglesi, turchi e greci. Tra i partecipanti il Professor Kemal Kirisci dell'Università Bogazici di Istanbul del quale <Osservatorio sui Balcani< riporta ora questa intervista.
Zafer Ozcan: Professore, può riassumerci l'atmosfera della conferenza?
I primi due relatori sono stati due greco-ciprioti: il portavoce del Partito Akel (il partito comunista), Andros Kyprianou, ed il rettore di una università privata. I loro interventi assomigliavano nella sostanza al messaggio del Presidente greco-cipriota Tasos Papadopoulos: vogliamo la riunificazione ma giudichiamo il Piano Annan insufficiente.
Kyprianou ha poi cercato di spiegare le ragioni dei greco-ciprioti, sottolineando come la popolazione abbia fatto forti pressioni in questo senso sul mondo politico. Una posizione che ha suscitato le reazioni di gran parte dei partecipanti che, al contrario, ritiene che il voto dei greco-ciprioti sia stato fortemente influenzato dai politici.
L'inglese Andrew Duff, parlamentare europeo, ha sottolineato come i due interventi siano contrari allo spirito dell'UE: "Il mio consiglio a Papadopoulos é di non usare il diritto di veto nell'ambito della UE contro la Turchia. La Commissione Europea troverebbe comunque il modo di aggirarlo. Se i greco-ciprioti non difendono gli interessi ed i diritti dei turchi, ci penseranno gli organi dell'Unione".
A me questa é sembrata una posizione interessante, da cui si potrebbe dedurre che se la parte greca non farà concreti passi in direzione di una soluzione, si verrà a trovare in una situazione difficile. Allo stato attuale delle cose, la parte greca, che ha ottenuto l'adesione, si comporta in realtà in modo non conforme allo spirito dell'UE. La parte turca invece si muove parallelamente allo spirito europeo.
Concretamente, quali sono i problemi, gli ostacoli, che si frappongono alla soluzione del problema cipriota?
Il primo é sicuramente quello delle proprietà, in particolare le proprietà immobiliari, fondiarie, che i profughi delle due parti hanno abbandonato. Si é visto con chiarezza che le proposte contenute nel Piano Annan sono lontane dal soddisfare le richieste dei greco-ciprioti.
Nel caso di una ridiscussione del Piano, sarebbe inevitabile riesaminare la questione delle proprieta'. Nel corso della conferenza ha parlato anche l'avvocato della "causa Loizidou" (dal nome della donna greco-cipriota che ha aperto una causa presso la Corte Europea per i Diritti Umani, per ottenere un risarcimento per le sue proprietà rimaste nella parte turca dell'isola, ndt), una causa che ha vinto. L'avvocato ha raccontato che fino a quel momento la Corte Europea considerava solo il problema del risarcimento delle proprietà. Nel caso Loizidou invece ha riconosciuto un risarcimento economico per i danni derivati dal non aver potuto usufruire della stessa.
Nel mio intervento ho cercato di raccontare le trasformazioni in atto in Turchia e di come i turchi abbiano cominciato a prendere coscienza della relazione tra stato di diritto e questione delle proprietà.
L'avvocato ha poi ricordato come le proprietà di turco-ciprioti rimaste in territorio greco siano state poste sotto la protezione di un'apposita autorità e di come questi beni in realtà non siano stati adeguatamente protetti.
Un turco-cipriota ha raccontato come ha vinto una causa ed avuto un risarcimento per le sue proprietà rimaste nella parte greca. Egli ha sottolineato che, se tutti i turchi intentassero una causa per le proprietà rimaste nella parte greca dell'isola, questa situazione potrebbe spingere i greci a far qualche passo in avanti. Cosi come la causa Loizidou ha contribuito a sensibilizzare i turco-ciprioti sulla questione delle proprietà, allo stesso modo questo suggerimento potrebbe servire a sensibilizzare anche la parte greca.
In conclusione, anche se si fosse accettato il Piano Annan, il problema delle proprietà non sarebbe stato risolto, perché le proposte contenute nel Piano non hanno convinto i greci.
İl secondo importante problema tra le due parti è quello della sicurezza. Noi guardiamo alla questione da un diverso punto di vista ma per i greci la presenza di militari turchi rappresenta un grosso problema.
Il terzo problema è costituito dai turchi che, arrivati dalla Turchia, si sono insediati a Cipro, anche se in verità il loro numero non e' cosi alto come sostengono i greco-ciprioti.
A suo parere, qual è l'ostacolo più arduo da superare?
Secondo me, quello legato alla sicurezza. Per i turco-ciprioti, qualunque sia il loro orientamento politico, la presenza militare turca è molto importante. Il punto di vista dei greci e' diametralmente opposto. Una delle ragioni del loro rifiuto del Piano Annan è che non sono convinti che i punti relativi alla sicurezza saranno applicati concretamente. In realtà, il Piano contiene una risposta alle loro preoccupazioni ma i greci non hanno fiducia nella loro applicazione.
Con Ali Carkoglu, nel 2002 abbiamo fatto una ricerca nella Cipro turca. I risultati mostrano come gli anziani, al contrario dei giovani, non siano aperti verso una soluzione del problema. I giovani mostrano invece di esserlo molto di piu'.
Due ricercatori, Alexandros Lordos e Muharrem Faiz, durante la conferenza hanno presentato i risultati di una ricerca simile tra i greco-ciprioti. I risultati mostrano una situazione diametralmente opposta: tra i greco-ciprioti sono soprattutto gli anziani a mostrare maggior apertura verso la soluzione, mentre i giovani mostrano una maggiore ostilità. La ragione è che i giovani greco-ciprioti credono alla versione della storia, distorta a partire dal 1974.
Questo mostra come i greci, nella prospettiva di una soluzione, siano in una posizione più svantaggiata, rispetto ai turchi, perché, se i giovani ci credono, e' possibile guardare al futuro con un po' di speranza. Se invece i giovani non ci credono, allora e' più difficile uscire dalla situazione attuale. Ultimamente aumenta il numero di coloro che, tra i greci e gli europei, è consapevole dell'esistenza di questo problema tra i greco ciprioti.
Sarà il tempo a dirci se questa nuova consapevolezza porterà i greco-ciprioti a guardare alla storia da una prospettiva diversa. Quello che è vero è che, nonostante la presenza di 30-40.000 soldati, nella parte turca c'é un dialogo molto più libero e si tengono libere elezioni. Nella parte greca, membro dell'UE, il dialogo è tenuto sotto controllo. Non hanno lasciato parlare nemmeno Verheugen (l'ex responsabile europeo per l'allargamento). Questi sono comportamenti che non si addicono allo spirito dell'Unione. Del resto, anche l'UE è consapevole di questi atteggiamenti intransigenti dei greco-ciprioti ma non vuole forzare la situazione.
Lei pensa che il Piano Annan, una volta rivisto, possa essere accettato?
Anch'io, come la gran parte dei partecipanti alla Conferenza, credo che né l'UE né l'opinione pubblica internazionale siano pronti ad una soluzione diversa da quella rappresentata dal Piano Annan. Per questo credo che si cercherà di riportare al tavolo delle trattative questo Piano. Se i greco ciprioti dovessero resistere ancora, la controparte turca acquisterebbe maggior credibilità agli occhi dell'opinione pubblica internazionale.
Qual'é il suo giudizio sulle recenti elezioni nella parte turca dell'isola? (il 20 febbraio scorso le elezioni politiche hanno confermato il primato del Partito repubblicano e del suo leader Talat, ndt)
Secondo me da queste elezioni è uscito un risultato che metterà ancora più in difficoltà i falchi. Nonostante le promesse non siano state mantenute, gli elettori turco-ciprioti hanno mostrato di non volersi trincerare dietro il nazionalismo. Hanno invece lanciato un messaggio, hanno voluto ribadire che credono ancora nella riunificazione e che continueranno a sostenere i principi contenuti nel Piano Annan. Credo che i risultati di queste elezioni abbiano rafforzato le posizioni della Turchia e dei turco-ciprioti di fronte all'opinione pubblica internazionale. (Zafer Ozcan/Osservatorio sui Balcani/Traduzione di Fabio Salomoni)
31.03.2005

ANCORA SUL GENOCIDIO

Creato un gruppo di ricerca sotto il patrocinio dell'Istituto Turco di Ricerca. Dovrà fare chiarezza sulle morti armene durante la Prima Guerra Mondiale.

Abdullah_GulTurkish Foreign Minister Abdullah Gul said there is no direct or indirect relation between so-called Armenian genocide allegations and Turkey's full membership process for the European Union (EU).
Gul responded to a motion for question submitted to the Turkish Parliament by the True Path Party (Dyp) Deputy Ummet Kandogan that Turkey had fulfilled the Copenhagen Criteria requirements to begin accession negotiations with the EU and this was confirmed in both the Progress report published on October 6, 2004 and the Advisory document published on December 17, 2004. Determining that the conditions of the negotiation process were defined for any candidate and that Turkey's full membership process would be realized under the context of the EU acquis communitaire as is the case for the other candidate states, Gul said, "There is no direct or indirect relation between Turkey's full membership into EU and the Armenian genocide allegations. Although from time to time various circles bring this issue to the agenda, Turkey's pursuing a clear and decisive attitude is known in the EU circles."
Gul also disclosed that History Research Group under the Turkish The Institute of History was formed and the group consisting of distinguished historians were making prominent studies to strengthen the Turkish thesis on the Armenian allegations and announced that books that will be published following scientific studies by the group and will be presented to the international and Turkish public interests in the very near future. Confirming that the necessary cooperation had been provided between the related institutions due to policies developed against the Armenian genocides, Gul added that Prime Ministry Promotion Fund provided the necessary sources for the studies. (Anadolu News Agency/Zaman)
31.03.2005
 

LA RICHIESTA DI AZNAVOUR

Il cantante francese, di origine armena, sollecita la Germania a riconoscere il genocidio della sua gente da parte dell'Impero ottomano così come hanno fatto Svizzera e Francia.

Il cantante e compositore francese di origine armena Charles Aznavour ha chiesto che, oltre alla Turchia, anche la Germania riconosca ufficialmente il genocidio degli armeni, ''come già fatto da Francia e Svizzera''.
''La Germania ha una responsabilità. Non perché i suoi esponenti politici abbiano ordinato lo sterminio degli armeni ma perché ne sono stati gli spettatori. Poiché hanno detto ai loro alleati di allora: fate quello che ritenete più opportuno'', ha detto Aznavour in un articolo scritto per il settimanale tedesco <Die Zeit>.
''Se i tedeschi dovessero riconoscere il genocidio, si tratterebbe di una grande cosa, in tal caso gli alleati si vedrebbero costretti a fare la stessa cosa'', ha aggiunto.
Il cantante, che ha oggi 80 anni e che è molto noto in Germania come anche in Italia, si è appellato al tempo stesso al Governo turco perché ammetta finalmente il genocidio di oltre un milione di armeni nel 1915.
''La Turchia non può continuare per generazioni e generazioni a vivere con questa macchia'', ha detto Charles Aznavour alla <Zeit>. (Ansa)
31.03.2005
 

CAPITALISMO VERDE

Opererebbe - a detta del <Turkish Daily News>  che ha citato un funzionario anonimo del Dipartimento di Stato Usa - all'ombra del partito del premier Erdogan.

All'ombra del governo turco del premier, Tayyip Erdogan, e del suo partito di radici islamiche, Giustizia e Sviluppo (Akp), sta crescendo e prosperando un particolare mondo di uomini di affari, la cosiddetta ''borghesia turca velata'', che si si giova di legami personali e di carattere religioso e che gli americani temono dia luogo in Turchia ad un ''mercato islamico'' ed a flussi coperti di '''denaro verde'', provenienti dall'Arabia Saudita, che potrebbero andare a finanziare le attività dell'islam politico, anche radicale, in Turchia ed altrove.
E' quanto afferma il quotidiano turco in inglese <'Turkish Daily News> nell'edizione di mercoledì 30 marzo citando un funzionario anonimo del Dipartimento di Stato americano ed un articolo dal titolo ''Green Money, Islamist Politics in Turkey'' pubblicato di recente dalla rivista americana <Middle East Quarterly>. (Ansa)
31.03.2005

E' UN TRADITORE CHI
BRUCIA LA BANDIERA

I militari turchi - attraverso un loro comunicato - hanno condannato duramente quanti hanno ecceduto durante i festeggiamenti del Newroz, a Mersin. Alcuni arresti.

I militari turchi hanno fortemente condannato definendoli ''traditori'' gli autori di un tentativo di bruciare la bandiera turca avvenuto durante i festeggiamenti a Mersin (Turchia sudorientale) del Newroz, la festa del nuovo anno, che i curdi nazionalisti considerano loro esclusiva festa nazionale.
''E' stato un atto di tradimento senza precedenti in
Turchia'' - afferma un comunicato ufficiale delle Forze Armate dai toni particolarmente forti.
Le immagini televisive di alcuni giovani curdi nazionalisti
che cercavano di bruciare a Mersin una bandiera turca, prima che un agente di polizia in borghese arrivasse per spegnere le fiamme hanno provocato viva emozione in Turchia. Nel corso della manifestazione sono state fermate 8 persone.
La millenaria festa equinoziale di primavera del Newroz, che
è diffusa in una vasta area, non solo curda, dall'Asia centrale alla antica Mesopotamia fu proclamata ''festa nazionale curda'' nella seconda metà degli anni 1980 dall'organizzazione separatista curda Pkk di Abdullah Ocalan, la quale ne aveva fatto occasione per scontri contro le forze armate e lo stato turco, che, per questo proibiva in passato le manifestazioni politiche connesse al Newroz nelle aree curdofone.
Negli ultimi anni, dopo la tregua alla lotta armata (costata
in 15 anni 36 mila morti) dichiarata unilateralmente dal Pkk nel 1999 subito dopo la cattura in Kenia di Ocalan, le autorità turche hanno allentato le proibizioni ed hanno, anzi, affermato che il Newroz ''è una festa anche turca'' chiamando tutti i turchi (curdi e no) a festeggiarla.
Quest'anno, nonostante la rottura della tregua da parte del
Pkk, le celebrazioni si sono svolte senza incidenti di rilievo, nonostante che in alcune località fossero stati innalzati cartelli inneggianti al Pkk (che ora si chiama KOngra-Gel) ed al suo leader Ocalan.
Per quest'ultimo i militanti nazionalisti curdi del Pkk
chiedono un'amnistia (da estendere a tutti i dirigenti del Pkk, esclusi da una legge di due anni fa che garantisce sconti di pena agli ex militanti, non dirigenti, ''pentiti'') o un nuovo processo, richieste che il Governo turco è ben lungi dal prendere in considerazione, anche per il consistente fardello di sangue e di lutti che il Pkk ed Ocalan hanno provocato sia tra i militari turchi, sia tra la popolazione civile, sia turca, sia curda. (Ansa)
31.03.2005

EMORRAGIA

Serie di dimissioni nel partito di Recep Tayyip Erdogan al Governo. sono state sei in un mese ed altre sono attese secondo la stampa locale. "Aumenta la tensione all'interno dell'Akp", ha titolato il <Turkish Daily News>.

Erkan_MumcuIl_premier_turco_Erdogan_con_il_ministro_degli_Esteri_GulIl partito di radici islamiche, Giustizia e sviluppo (Akp), del premier turco Tayyip Erdogan, ha perso in un mese sei deputati e vari giornali turchi affermano che l'emorragia potrebbe continuare se, sul centro-destra dello spettro politico, si dovesse concretizzare un agglomerato di forze che si ponga come un'alternativa meno legata all'eredita' dell'islam politico turco.
''Aumenta la tensione all'interno dell'Akp'' ha titolato in apertura di prima pagina il quotidiano in inglese, <Turkish Daily News>, mentre tutti i giornali davano con evidenza la notizia che dei sei dimissionari, quattro, guidati dall'ex ministro del Turismo e Cultura, Erkan Mumcu, sono passati al partito Anap (''della madre patria''), affermando di volere ''completare la missione di Turgut Ozal'' che di Anap fu il fondatore e, capeggiandolo, divenne prima premier e poi presidente della Repubblica.
Mumcu ha anzi, con quel programma liberista in economia e tradizionalista nell'orientamento generale, posto la sua candidatura alla presidenza di Anap, suscitando -   secondo i giornali turchi - diffuse aspettative di un ''flusso di dimissioni'' dal partito di Erdogan.
''C'è una grande possibilità che le dimissioni continueranno. I giornali turchi e stranieri hanno scritto articoli su questo. E ciò porta a presumere che il processo di dissoluzione dell'Akp sia cominciato'' - ha scritto, probabilmente con una certa enfasi, lo stesso quotidiano, che appartiene al gruppo <Dogan> (una conglomerata che tra le varie sue società, possiede anche il principale quotidiano turco <Hurriyet>).
L'Akp è un partito fondato nel 2001 con una scissione capeggiata da Erdogan e dall'attuale ministro degli Esteri, Abdullah Gul, dell'ala ''riformista'' del Partito della Virtù (Refak) del patriarca dell'islamismo politico turco, l'ex premier (1996-1997) Necmettin Erbakan. Alle elezioni del novembre 2002 l'Akp aprì le sue porte a vari politici del partito Anap, del Dyp e del partito nazionalista Mhp, offrendo loro un seggio parlamentare quando era evidente la profonda crisi dei loro partiti di provenienza.
Ed anche grazie al loro apporto di voti l'Akp, potè raggranellare un 35% dei voti che, grazie all'elevata soglia minima del 10% per entrare in parlamento, si è tradotta nel 66% dei seggi in Parlamento: 367 (su 550) che dopo le sei dimissioni del mese scorso, sono scesi a 361. Gli ex nazionalisti eletti nell'Akp sono 27, mentre quelli provenienti da Anap e Dyp, insieme, sono circa 80.
Tra i dirigenti di Anap e Dyp, ci sono stati recenti incontri finalizzati ad una possibile unificazione. (Ansa)
31.03.2005

INTERESSE ED APPRENSIONE
PER IL KIRGHISTAN

Ankara, pur avendo accantonato il sogno pan-turco, sa che sarebbe da sciocchi trascurare quello che sta accadendo in questa parte dell'Asia dove Stati Uniti e Russia stanno facendo il grande gioco geo-economico e geo-strategico.

Ankara guarda da sempre con particolare interesse a ciò che avviene nei paesi turcofoni dell'Asia centrale, e in questo particolare momento convulso in Kirghizistan, all'interesse si aggiunge un'intensa apprensione. 
"Ma ciò non significa affatto che in Turchia vi sia alcuno che accarezzi alcun sogno panturco" - sottolineano fonti diplomatiche turche.
Quel sogno, sbocciato in alcuni ambienti turchi dopo la dissoluzione dell'Urss nel 1991, e già escluso categoricamente dal fondatore della Repubblica turca, Kemal Ataturk, negli anni '20 del secolo scorso, ebbe una breve vita nei primi anni '90. 
Fu, in effetti, accarezzato dal nazionalismo turco di estrema destra, ma anche da due presidenti moderati come Turgut Ozal e Suleyman Demirel, che, incoraggiati dagli occidentali ed in particolare da George Bush senior in chiave anti khomeinista, affermarono, a parole, la possibilità che la Turchia divenisse una "potenza regionale" egemone nell'intero mondo turcofono "dal Mediterraneo alla Cina".
Oggi Ankara rinnega totalmente quell'effimero e velleitario sogno: "Non è mai stata una politica di stato, ma un sogno popolare" - dicono i diplomatici turchi, anche perché sanno che il "grande gioco" nella regione del Caspio (Asia centrale e Caucaso) è molto al di là delle risorse e possibilità turche.
Il sogno "panturco" ha dovuto fare, infatti, i conti con la realtà ed è stato frustrato dal peso delle grandi potenze implicate nel ''grande gioco'' centroasiatico e caucasico (la 
Russia, gli Usa, la Cina e l'Iran) e dalla riluttanza dei leader dei Paesi turcofoni della regione, a sostituire, appena ottenuta l'indipendenza, il grande fratello russo con un "agabey" turco solo per ragioni linguistiche, culturali ed emotive, quando le grandi potenze mettevano sul piatto della bilancia ben piu' sostanziosi interessi.
Questa riluttanza dei leader centroasiatici ad accettare un'egemonia turca è stata intensificata con l'avvento al potere ad Ankara nel novembre 2002 di una leadership 'postislamica' turca, capeggiata da un ex radicale islamico come Tayyip Erdogan, grande amico da giovane dell'estremista afghano Hulbuttin Hekhmatiar e - a quanto si teme nelle capitali centro-asiatiche - anche di Fetullah Gulen, un miliardario turco residente negli Usa, bandito dai kemalisti in Turchia, che da oltre un decennio sta costruendo centri culturali, scuole e associazioni islamiche di tendenza neo-fondamentalista in Asia centrale (oltre che in Germania). 
I dirigenti centro-asiatici temono infatti soprattutto una deriva islamista (di cui si sono avute varie avvisaglie, anche terroriste) nei loro paesi e vi stanno costruendo un'armatura di tipo kemalista, finalizzata al contenimento dell'islam politico. Essi guardano perciò con forte sospetto al cosiddetto ''islam moderato'' turco ed ai tentativi della nuova classe dirigente turca di indebolire quell'armatura kemalista proprio in Turchia, luogo di nascita del kemalismo. 
Ankara, negli ultimi 10 anni, ha cercato, percio', di giocare le sue carte nella regione (come hanno confermato i viaggi di fine 2003 del premier turco Erdogan in Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, e quelli successivi di altri leader turchi) soprattutto nel campo culturale (con la costruzione di scuole e centri di cultura turca) e nella costruzione di infrastrutture (specie nel settore delle telecomunicazioni), spesso in collaborazione e intesa con i russi o con gli americani. 
Tuttavia, a quanto si sa, Ankara sta incontrando crescenti difficoltà, data la sua antica rivalità con la Russia (che, nonostante il recente riavvicinamento, continua a diffidare di Ankara sospettata di appoggiare i ribelli ceceni) e dopo la recente incrinatura della partnership strategica tra la Turchia e gli Usa. 
Ma c'è anche un grande gioco geoeconomico e geostrategico in cui Ankara sta giocando un ruolo ben accetto sia ai paesi dell'area, sia ai governi occidentali. La Turchia è, infatti, geograficamente decisiva per il previsto sbocco nel suo territorio delle due pipeline, progettate anche per rompere ed aggirare i monopoli russo e iraniano nel convogliare nel Mediterraneo ed in Europa il petrolio e il gas dell'intera 
regione attorno al Mar Caspio. Si tratta dell'oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan (Btc, la cui costruzione è cominciata nel settembre del 2002 e che dovrebbe diventare operativo nel prossimo autunno) e del gasdotto Baku-Tiblisi-Erzurum (Bte) che sarà operativo nel 2006. Queste due pipeline sono per ora destinate a convogliare solo il petrolio e il gas azerbaigiano in Europa, ma in futuro sono destinate a convogliare in Europa anche le ricche risorse energetiche dei paesi centroasiatici. (Lucio Leante/Ansa)
31.03.2005

MICHELINE CALMY-REY IN VISITA

La consigliera federale svizzera in Turchia per incontrasi con il Presidente della Rpubblica Ahmet Necdet Sezer, con il ministro degli Esteri Abdullah Gul e con esponenti dell'Amministrazione centrale e periferica.

Micheline_Calmy_ReyLa consigliera federale Micheline Calmy-Rey riparte oggi  dalla Turchia dove si è recata per una visita ufficiale di lavoro. La responsabile del Dipartimento federale degli Affari Esteri (Dfae) è stata accolta ad Ankara dal vice-premier e ministro degli Affari Esteri Abdullah Gül. Il programma, come aveva anticipato una nota del Dfae, ha visto anche un incontro di cortesia con Ahmet Necdet Sezer, presidente della Repubblica turca.
L'ultima visita ufficiale di lavoro tra la Svizzera e la Turchia a livello di ministri degli affari esteri si era svolta nel 2001. I colloqui ufficiali con Gül sono stati incentrati sulle relazioni bilaterali tra la Svizzera e la Turchia. Stando al suo consigliere diplomatico Roberto Balzaretti, si è discusso di argomenti quali i diritti umani, le minoranze, le relazioni economiche.
Nel corso del secondo giorno della visita di lavoro la Consigliera federale Micheline-Calmy Rey ha visitato la regione sud-orientale del Paese, dove - secondo programma - sono stati portati a termine gli incontri previsti a Diyarbakir con esponenti dell'amministrazione centrale e locale e con rappresentanti di diverse organizzazioni non governative. La sera stessa Micheline-Calmy Rey ha continuato il suo viaggio alla volta di Istanbul dove, l'indomani, presso la Camera svizzera di Commercio in Turchia si è poi tenuta una conferenza sul tema della posizione della Svizzera in Europa e delle relazioni bilaterali con Turchia. (ticin@nline)
31.03.2005

AI FERRI CORTI

Recep Tayyip Erdogan ha querelato per danni morali un altro giornale, il <Penguen>, chiedendo l'equivalente di 22.500 euro. Ormai è guerra dichiarata tra il premier turco ed i giornalisti. Il precedente di <Leman> e del gattone tra le matasse di lana.

PenguenIl premier turco, Tayyip Erdogan, è decisamente ai ferri corti con giornalisti e vignettisti turchi e non risparmia querele. Dopo quelle numerose degli ultimi mesi e le più o meno aperte polemiche e pressioni di questi giorni, Erdogan ha querelato per danni morali i responsabili della rivista <Penguen>, che aveva pubblicato vignette satiriche con Erdogan nella veste di vari animali in segno di solidarietà con la rivista <Leman>, già querelata dallo stesso Erdogan e poi condannata dal giudice per averlo ritratto con le sembianze di un gatto. Erdogan ha chiesto l'equivalente di circa 22.500 euro per ''danni morali conseguenti all'umiliazione pubblica del premier turco'' che quei disegni satirici gli avrebbero provocato. I disegnatori della rivista satirica <Penguen>, per solidarietà con il collega condannato per avere ritratto il premier come un gatto, avevano pubblicato una serie di vignette (chiamata ''il mondo dei Tayyip'') in cui i più famosi vignettisti turchi avevano ritratto Erdogan come elefante, giraffa, scimmia, cammello, ranocchio, mucca e anatra. Pur evitando accuratamente gli ''animali impuri'' per la religione islamica (come il maiale, il cane, la lumaca, ed i crostacei) e pur avendo, quindi, mostrato di rispettare il particolare rigorismo religioso di Erdogan e il percepibile ''comune sentire'' in Turchia, non hanno evitato l'implacabile querela di Erdogan. Anche la precedente vignetta, condannata sorprendentemente anche dal giudice, e pubblicata prima dalla rivista <Leman> e poi ripubblicata per la sua efficacia da altri giornali, anche quotidiani (come quello di opposizione <Cumhuriyet>) appariva, ad occhi europei, del tutto priva di carica offensiva. Ritraeva infatti Erdogan come un grosso e simpatico gattone avvoltosi da solo inestricabilmente nel filo di lana di un gomitolo con cui stava giocando. Ciononostante, il famoso disegnatore Musa Kart, su querela di Erdogan, è stato condannato a pagare 5 mila euro per avere ''umiliato pubblicamente il primo ministro turco''. Erdogan non è nuovo a querele contro i giornalisti, avendone sventagliate varie decine da quando e' in carica, oltre ad essere solito a distribuire pesanti rimbrotti ai cronisti e pressioni dirette e indirette sui loro editori.
Il premier turco, nonostante sappia che la sua immagine nel
mondo ne esce deteriorata, continua a querelare giornalisti e vignettisti, dando l'impressione, esplicitata da vari giornalisti in interviste televisive, di non apprezzare né il senso dell'humour dei vignettisti turchi (e il senso dell'humour universale), né le critiche, anche ragionate, dei giornalisti. 
Proprio qualche giorno fa il presidente dell'Associazione turca dei giornalisti (Tgc), Orhan Erinc, ha accusato Erdogan ed il suo Governo di avere voluto reintrodurre nel nuovo codice penale l'arresto dei giornalisti per reati a mezzo stampa (ragione per cui i giornalisti turchi hanno manifestato anche oggi), come reazione alla campagna scatenata dalla stampa turca (ed occidentale) nello scorso autunno contro la sua proposta di ripenalizzare l'adulterio, che tante critiche gli attirò addosso, in specie in Europa.
Di recente, Erdogan, dopo la condanna dell'UE e del
Parlamento europeo della ''violenza eccessiva usata dalla polizia turca in occasione di una manifestazione non autorizzata per l'8 marzo a Istanbul, ha attribuito la condanna europea alle ''esagerazioni'' dei giornalisti che avevano ripreso la scena di una donna con il volto insanguinato. Il premier turco ha aggiunto allora che i media di aver agito da ''delatori della Turchia davanti all'Europa'', suscitando le reazioni dei giornalisti, i quali hanno sottolineato di essersi limitati a filmare ed a riportare quello che era accaduto. (Lucio Leante/Ansa)
31.03.2005

ERDOGAN NON E' IL SOLO

Il Primo Ministro turco è in buona compagnia. Un Gesù Cristo, ubriaco e surfista, è l'ultima vittima dei disegnatori. E' avvenuto in Grecia ad opera di Gerhard Hadener che però è stato condannato a sei mesi.

Come_Gesù_CristoTurkey witnessed a "semi-cold war" last week between cartoonists and Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan after the premier sought damages in court against Penguen magazine. 
The Penguen crew dedicated a recent front page to a satire of Erdoğan by portraying him as various animals as a way of protesting his successful suit against cartoonist Musa Kart, who had portrayed the prime minister as a cat entangled in yarn.
Another satire crisis has erupted in Greece. Austrian cartoonist Gerhard Haderer was sentenced by the Greek courts to six months' imprisonment in January on grounds that he had caricaturized Jesus Christ as an alcohol-addicted surfer. As in Turkey, Haderer's colleagues held a press conference and supported their friend.
He wasn't aware:
Haderer portrayed Christ as an alcoholic friend of drug addict and guitar master Jimi Hendrix in his religious satire comic book "The Life of Christ." But he didn't even know that his book had been released in Greece until he learned that he had been tried and sentenced to six months on charges of "casting aspersions on religion." Haderer's appeal will be heard on April 13, but if he loses the sentence will increase to two years.
Haderer, who was shocked by the case, is trying to clear the accusations against him. His friends and a huge group of Austrian artists held a press conference in Vienna, stating that the case went against freedom of thought.
Going to European Court of Human Rights:
The organizer of the press conference, human rights expert Nikki Conrad, said it was unbelievable that a person could be sentenced by another country's court for a book written in his own country and added: "Haderer won't accept this unfair treatment, and he is ready to apply to the European Court of Human Rights. He thought it was a joke when he received the summons."
Conrad also said a letter signed by 1,000 artists would be delivered to European Union authorities within two weeks.
The famous cartoonist's book, published in seven countries, sold 100,000 volumes in Germany. "The Life of Christ" was the first book to have been banned in Greece in the last 20 years. (Turkish Daily News)
31.03.2005

STUDENTI RIAMMESSI NEGLI ATENEI

Il presidente della repubblica turco, Ahmet Necdet Sezer, ha dovuto promulgare la legge che riguarda anche il velo islamico.

studenti_riammessi_negli_ateneiEntra in vigore un'amnistia che riammette agli atenei gli studenti espulsi. Vinte per ora le resistenze dei laici per le ragazze con il velo. Il Capo dello Stato dopo averla rinviata alle Camere per un riesame l'ha dovuta promulgare perché approvata di nuovo dal Parlamento. I laici sono contrari al velo islamico portato dalle studentesse ritenendolo una violazione a una legge che lo proibisce negli edifici statali e considerandolo un simbolo antilaico e di segregazione della donna. (Ansa)
31.03.2005

MASS MEDIA ANCHE AGLI STRANIERI

Nonostante il voto contrario di alcuni esponenti del partito di Governo e quello, ugualmente contrario, della maggioranza è stata approvata dal Parlamento turco una legge che consente anche a chi non è del posto di diventare padrone di giornali e tv.

Il Parlamento turco ha approvato una legge che consente la cessione di mass media a stranieri, ma alcuni deputati del partito di Governo, Akp, e la totalità di quelli del partito di opposizione Chp (socialdemocratico) stanno protestando vivacemente affermando che la legge di mettere a repentaglio l'unità e la sovranità della nazione turca.
''Questi media potranno trasmettere show contrari alla nostra sensibilità nazionale'' - ha affermato a nome del suo partito il deputato del Chp, Birgen Keles.
I deputati dissidenti dell'Akp, tra cui l'ex vice-premier Ertugrul Yalcinbayir, hanno sottolineato il pericolo di concentrazioni in mani straniere di vari media e la conseguente influenza che gli stranieri avrebbero sulla politica turca chiedendo un emendamento che stabilisca che la proprietà di un mass media in mano a stranieri sia limitata al 49%.La polemica interviene a pochi giorni dalla decisione della Corte costituzionale della Turchia di annullare, perché ''poco restrittive'', le norme di una legge del 2001 che consentivano agli stranieri di comprare immobili in Turchia.
In entrambi i casi la maggioranza dell'Akp al governo ha sostenuto che la possibilità agli stranieri di acquistare media e beni immobili in Turchia e' una condizione per l'adesione della Turchia all'Unione europea e corrisponde alla inevitabile globalizzazione degli affari in corso nel mondo. (Ansa)

31.03.2005

CONFERMATA LA BULGARIAN
 CONNECTION

Documenti della ex Ddr - consegnati a Sofia - provano senza ombra di dubbio che Mehmet Ali Agca era stato aiutato dai Servizi segreti del Kgb, della Bulgaria e della Stasi nell'attentato al Pontefice, 24 anni fa.

Il_colloquio_tra_Giovanni_Paolo_II_ed_il_suo_attentatore_Mehmet_Ali_AgcaE allora il vecchio Ali aveva detto la verità. Ma quanto tempo è passato da quando l'ex lupo grigio faceva sapere, attraverso il suo avvocato, che era pronto a raccontare tutto sull'attentato contro Giovanni Paolo secondo, quel pomeriggio del 13 maggio 1981. Adesso ci sono le carte. Carte della Stasi, per intenderci. Roba autentica che farebbero la fortuna di qualche romanziere di spy-story, tipo Eric Ambler. E queste carte - uscite dagli archivi dell'ex Ddr e consegnate alla Bulgaria - ci dicono senza ombra di dubbio che a preparare i piani del complotto - finalizzato alla destabilizzazione dell'Occidente - era stato il Kgb sovietico che aveva dato agli 007 di Sofia l'incarico di portarlo a termine con l'apporto della stessa Stasi e della mafia turca. Esecutore materiale: Mehmet Ali Agca, l'uomo di Malatya.
Nessuno aveva del resto - durante le lunghe fasi del processo nei confronti di Sergjei Antonov, Todor Ayvazov e Jelio Vassiliev - pensato il contrario. Agca era stato molto esauriente in fase istruttoria. Solo che poi si era buttato a fare il pazzo, a parlare di Gesù, della Madonna e di Fatima - dando così l'impressione che la sua precedente "confessione" ai magistrati fosse un cumulo di menzogne. Conseguenza: assoluzione per insufficienza di prove per i bulgari e per i numerosissimi complici turchi. Solo adesso - dal Dossier Stasi - si scopre che Agca era stato minacciato, e più precisamente quando nel 1983, in carcere, aveva ricevuto la visita di un giudice d'Oltre Cortina, tale Jordan Ormankov, che era stato molto esplicito: o ritratti o sarà la fine della tua famiglia. E Agca aveva ritrattato. Aveva ceduto al ricatto, come avrebbe dovuto cedere - e non lo fece - la Santa Sede allorché una fantomatica organizzazione aveva fatto sapere che la restituzione di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori era condizionata alla scarcerazione dell'attentatore del Pontefice. Difficile pensare - a tanti anni di distanza - se le due ragazze possano essere ancora vive. Potrebbero esserlo, certo. Ma è anche vero che l'affaire è costellato di innumerevoli morti. Dei protagonisti della <Bulgarian connection> ben pochi sono quelli che ancora possono parlare: chi è stato suicidato in cella, chi è deceduto in un incidente d'auto, chi è morto in un conflitto a fuoco, chi si trova paralizzato completamente su una sedia a rotelle, chi è affogato in mare. La longa manus dei Servizi sapeva come togliere di mezzo le persone scomode, al di fuori e all'interno del sistema. Un giorno, chissa! Se Ali Agca ne avrà voglia - quando sarà uscito dalla prigione turca dove sconta la pena per l'omicidio del giornalista Ipecki - potrà scrivere anche lui un libro di memorie. E allora sapremo ancora meglio - dal suo principale protagonista - quali siano state le premesse do quell 13 maggio 1981.
31.03.2005

GIORNALISTI CONTRO
NUOVO CODICE PENALE

In 500 hanno manifestato ad Istanbul. La protesta anche in altre città da parte delle forze dell'ordine che, in base al provvedimento, non potranno più interrogare se non in presenza del magistrato. Si chiede una proroga di sei mesi della legge in vigore da domani.

Circa 500 giornalisti turchi hanno manifestato nel centro di Istanbul ed altri hanno solidarizzato con essi in tutto il Paese per chiedere il rinvio dell'entrata in vigore del nuovo codice penale che prevede tra l'altro pene detentive per reati commessi a mezzo stampa.
Alcuni dei manifestanti hanno sfilato ammanettati, altri con delle palle al piede fino al palazzo di giustizia di Istanbul agitando cartelli che accusano le nuove norme di lasciare troppa discrezionalità ai magistrati per aprire inchieste e per arrestare i giornalisti.
La protesta dei giornalisti si aggiunge a quella dei dirigenti delle forze dell'ordine ed alla campagna di stampa in corso in Turchia per rinviare di sei mesi l'applicazione delle nuove norme penali approvate nel settembre 2004 che dovrebbero entrare in vigore domani il 1/o aprile.
Poliziotti e giornali rimproverano alle nuove norme penali di essere troppo ''lassiste'' nei confronti dei criminali e di fare luogo a varie incongruenze pratiche nei processi. La principale innovazione contestata è quella che obbliga i poliziotti a richiedere l'intervento del magistrato per poter interrogare, perquisire o arrestare i sospetti, anche se colti in flagranza di reato, se questo comporta una pena inferiore a due anni.
A queste ultime obiezioni il Governo ha risposto annunciando l'approvazione di 7 nuovi regolamenti che dovrebbero ovviare agli inconvenienti rilevati anche dai mass media e che riflettono diffusi timori tra la popolazione di un lassismo eccessivo nei confronti della cosiddetta ''micro-criminalita''', tra cui, in primo luogo gli ''scippi'' di strada.(Ansa)
31.03.2005

PREOCCUPAZIONE PER LE NORME
 ANTI-STAMPA

Le ha manifestate l'Unione Europea attraverso il suo rappresentante permanente in Turchia, Hansjorg Krtetschmer.

L'UE ha espresso ''preoccupazione'' per alcune norme del nuovo codice penale turco che prevedono la penalizzazione dei reati di stampa e potrebbe chiedere presto ad Ankara di modificarle. Lo ha dichiarato il rappresentante permanente dell'UE in Turchia, Hansjorg Kretschmer.
''Abbiamo espresso la nostra preoccupazione per alcune norme del nuovo codice penale, incluse alcune sulla libertà di espressione e sulla libertà di stampa. Queste libertà sono cruciali per la democrazia e potremmo chiedere al Parlamento turco di modificarle'', ha dichiarato Kretschmer.
I giornalisti turchi, le loro associazioni professionali e sindacali stanno protestando da vari giorni contro queste norme che il presidente dell'Associazione dei giornalisti ha messo in relazione con la campagna di stampa dell'autunno scorso contro la proposta del premier Recep Tayyip Erdogan di ripenalizzare l'adulterio in Turchia, suggerendo implicitamente che la penalizzazione dei reati di stampa sia stata una rappresaglia del partito al governo (l'Akp, di radici islamiche) e del premier contro quella campagna e manifesterebbero la loro insofferenza verso la stampa libera. (Ansa)
31.03.2005

IN RITARDO

Le Corti minorili non sono ancora pronte per le nuove leggi. Sono poche infatti quelle che funzionano.

Gioventù_e_nuovo_codice_penaleWhile the decrease of punishments of children in the Turkish Penal Code (TCK), which will come into force on April 1 concern the lawyers, it also reveals the reality that juvenile courts are not prepared for the changes.
In line with the law enacted in 1979, there must be juvenile courts in every city and county with a population over 100 thousand. Now, there are only juvenile courts in six cities. Children who commit crimes in the cities where there are no juvenile courts are sent to general courts in these cities.
Sociologists claim that the quick change in the structure of the society has a negative effect on children and that children can be dragged into a criminal life if protective measures are not taken. Legal experts also say a judicial power is necessary to evaluate the conditions for children. For this purpose, in 1979, a law was passed for the establishment, aims and procedure of 2253 numbered Juvenile Courts. The first article of the law foresees the establishment of juvenile courts in every city and region with a population of over 100 thousand. However, in Turkey there are juvenile courts only in Istanbul, Izmir, Ankara, Trabzon, Adana and Kocaeli. The new penal code, which will come into force on April 1 brought this issue to the agenda again. Because, it is feared that there will be an increase in underage crime following this period. According to the arrangements, children under 15 and would be released after being held in the reformatory for five months for a crime such as purse-snatching. A 15-year-old child who murders someone on purpose would be released after he is kept for 1 year and 24 days in prison. While the law is for the protection of children who have committed crimes, experts are concerned that the changes would benefit organized gangs. Judicial circles say that juvenile courts should be established especially in the cities where there is much migration.
(Lutfi Aykurt/Zaman)
31.03.2005

ENTRO APRILE FINALMENTE FIRMATO
L'ACCORDO TRA LA TURCHIA E IL FMI

Dovrebbe garantire un nuovo prestito del valore di 10 miliardi di dollari facendo seguito a quello triennale (per 19 mld di $) scaduto il 5 febbraio scorso. Il Governo Erdogan fermamente intenzionato a rispettare entro il 3 ottobre gli impegni presi con Bruxelles. Compromesso su una serie di temi.

Ali_BabacanSecondo le ultime dichiarazioni del ministro dell' Economia turco, Ali Babacan, entro il prossimo aprile potrebbe finalmente essere firmato il nuovo Accordo di stand-by tra la Turchia ed il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) la cui conclusione era stata condizionata, in sede di negoziato, al completamento di alcune riforme nel settore bancario, dell' amministrazione delle entrate e della sicurezza sociale. L' Accordo, che dovrebbe garantire alla Turchia un nuovo prestito del valore di 10 miliardi di dollari, farebbe seguito al precedente Accordo triennale, scaduto lo scorso 5 febbraio, del valore di circa 19 miliardi di dollari. Il Governo di Ankara è fermamente intenzionato a completare le riforme richieste nel più breve tempo possibile (i relativi disegni di legge sarebbero ora in fase conclusiva), in vista di una nuova lettera d' intenti che dovrebbe anche contenere un compromesso sul controverso tema dell' incremento del numero delle regioni destinatarie di sussidi in materia fiscale, di contributi sociali, per energia e acquisto terreni, su cui il Governo aveva ricevuto commenti contrari da parte del Fmi. (Ice/Istanbul)
31.03.2005

 

STEFANEL ALLARGA

Sono venticinque adesso i punti vendita in Turchia. L'obiettivo è di raggiungerne cinquanta. I nuovi centri commerciali inaugurati ad Istanbul ed in altre grosse città del Paese.

Prodotti_StefanelLa società <Stf Giyim Sanayi ve Ticaret A.S.>, fondata alcuni anni fa dalla <Stefanel> in Turchia, ha raggiunto 25 punti vendita. Nel Consiglio d' Amministrazione i dirigenti dell'azienda hanno dichiarato che proseguirà questo trend di crescita, allargando la rete di vendita nei centri al di fuori di Istanbul. Partendo con un target di 6 nuovi negozi, la <Stefanel> si prefigge di raggiungere un numero di circa 50 nuovi negozi in tutta la Turchia. I nuovi negozi  sono stati inaugurati ad Istanbul presso i centri commeciali Metrocity, Akmerkez, Markiz e Sisli Outlet ed altrettanti saranno inaugurati ad Antalya, Bodrum, Trabzon, Kayseri, Konya, Urfa, Tekirdag ed Erzurum. I centri nei quali, attualmente, sono presenti i negozi Stefanel sono: Ankara, Izmir, Bursa, Adana, Denizli, Duzce, Eskisehir, Gaziantep, Karadeniz Eregli, Marmaris, Mersin, Samsun, Cipro Magosa. (Ice/Istanbul)
31.03.2005

 

PROVVEDIMENTI RESTRITTIVI
ALL'IMPORT  DI TESSILI CINESI

Differentemente da come si sta comportando l'Unione Europea (Italia compresa), la Turchia è estremamente preoccupata dall'invasione del "made in China" per cui il Governo ha deciso di correre ai ripari mettendo una sorta di dazi. Il provvedimento comunque è esteso non solo a Pechino ma ad altri Paesi.

Da alcuni giorni le autorità turche hanno cominciato ad applicare provvedimenti restrittivi all' importazione di prodotti tessili "made in China", da qualunque Paese intermedio provengano. In seguito al nuovo provvedimento del Governo turco, viene applicato un sistema di quote all' importazione. L' importatore turco deve quindi provvedere ad ottenere la licenza di importazione dall' Itkib (associazione turca dei produttori di tessili e abbigliamento). Il provvedimento ha suscitato le proteste di molti dettaglianti e importatori del settore, ma per ora il Governo sembra voler procedere su questa linea. (Ice/Istanbul)
31.03.2005

 

L'INASPETTATO ELOGIO
DELLA BOEING

Messo in risalto dalla compagnia degli Stati Uniti il progresso - unito ad un buon grado di funzionamento - delle linee aeree private turche negli ultimi anni. Una analisi di Vladimir Silverstone.

BoeingThe US plane company Boeing's Central Asian Sales Manager Vladimir Silverstone evaluated the progress made by Turkey's private airlines during recent years, remarking that they should be "proud" and demand support for them.
Silverstone made his detailed evaluation during his recent vacation in Myanmar where he traveled by Air Bagan airlines twice, where he noticed that the Fokker 100 type planes were registered by a Turkish airline company. Silverstone then contacted the Boeing Turkey Sales Manager Celal Kavur and informed him that this situation was very pleasing, especially in terms of Turkey. (Economy News Derk/Zaman)
31.03.2005

COME SI DIVENTA IMPORTANTI NELLA NAUTICA

Nell'arco dell'ultimo decennio la Turchia è diventata un importante Paese produttore nel settore della cantieristica da diporto in particolare per la produzione di yacht superiori a dieci metri. Accessori e componenti, però, importati dall'estero. Tra i principali fornitori Italia, Francia e Germania.

Nautica_e_yachtNell'arco dell'ultimo decennio la Turchia è diventata un importante Paese produttore nel settore della cantieristica da diporto, in particolare per la produzione di yacht superiori a 10 metri. Comincia a essere importante anche la produzione di imbarcazioni di minori dimensioni, in particolare con scafi in vetroresina e metallo. Gran parte di tali produzioni sono, orientate all'esportazione, soprattutto verso gli Stati Uniti e i mercati Nord-Europei (Belgio, Olanda, Svezia, Germania) per un valore che supererà, nel 2004, i 100 milioni di dollari . Diventato un Paese produttore la Turchia ha però necessità di reperire all'estero gli accessori e i componenti necessari. Infatti cresce il livello di importazione per accessori e attrezzature, in particolare componenti elettrici e strumenti di navigazione, che ha raggiunto, nel 2003, i 165 milioni di dollari. Nell'accessoristica i principali fornitori sono la Germania, la Francia e l'Italia; relativamente agli strumenti di navigazione l'Inghilterra, il Giappone e gli Usa sono i principali fornitori. L'Italia occupa il sesto posto in tale categoria alle spalle anche di Svezia e Francia. Per approfondire le possibilità di accesso al mercato turco e studiare eventuali possibilità di cooperazione con produttori locali era stata organizzata, già nell'ottobre scorso, dall'Ufficio Ice di Istanbul - in cooperazione con la Camera di Commercio di Ravenna - una delegazione di 8 aziende, per la maggior parte produttori di accessoristica e componenti. La delegazione aveva visitato sei importanti cantieri navali nella zona di Tuzla e avviato contatti con produttori e importatori locali relativi alla possibilità di forniture, ma anche di collaborazioni industriali in un polo produttivo in rapida crescita come la Turchia. Nel corso della missione in Turchia l'Ufficio Ice di Istanbul aveva organizzato, oltre alle visite ai cantieri, incontri d'affari tra le aziende italiane presenti e 50 ditte locali. Presso l'Ufficio Ice di Istanbul è disponibile una ricerca di mercato relativa al settore nautico in Turchia. Gli interessati potranno richiederla al seguente l'indirizzo di Mailto:istanbul@istanbul.ice.it . (Ice/Istanbul)
31.03.2005

AVVISO

I limiti previsti per gli investimenti esteri in Turchia (importo minimo 50 mila dollari)

A seguito di numerose richieste di chiarimento pervenute dagli operatori, l'Ambasciata d'Italia ad Ankara ha ritenuto utile ribadire che i limiti precedentemente previsti per gli investimenti esteri in Turchia (importo minimo di 50.000 dollari Usa) sono stati aboliti dalla Legge sugli investimenti esteri diretti adottata dalla Grande Assemblea Nazionale Turca il 5 giugno 2003 (legge n. 4875). L'Ambasciata ricorda inoltre che il 3 marzo dello scorso anno è entrato in vigore l'Accordo tra l'Italia e la Turchia per la promozione e protezione degli investimenti. (Ice)
31.03.2005

IL DEBITO E LA CITAZIONE
MOTOROLA

La Compagnia americana dei telefoni mobili ha chiamato in causa direttamente la Turchia per le inadempienze della <Telsim>. Una vertenza che si sperava avesse un seguito diverso.

MotorolaThe Motorola Case in which Motorola has applied to the International Centre for the Settlement of Investment Disputes (Icsid) to collect debts from Turkish Treasury has stunned Turkey.
Sources in Ankara noted that Motorola's application has surprised Turkey. As negotiations continued between the Turkish Savings Deposit Insurance Fund (TMSF) and Motorola, as well as negotiations in the arbitration tribunal in Switzerland in relation to the repayment of debts to Motorola, Turkey had not expected such a move from Motorola. A source summarized the mood of the government on the issue saying: "It is a surprise to us. Motorola opening this case against Turkey, despite the ongoing arbitration negotiations in Switzerland between Telsim and Motorola, comes as a real surprise to us."
Turkey applied to the Iscid, a branch of the World Bank, in the framework of an agreement between the US and Turkey, which came into effect on August 13, 1989 after being announced in the official gazette. The agreement is related to securing and encouraging the investments between the two countries. Under this mutual agreement, one of the parties may apply to the Iscid tribunal if a problem occurs between the foreign investor and the local country. Motorola claims that since the Turkish government seized custody of Telsim and assigned new managers to the company through the Tmsf, the Iscid arbitration tribunal has became the authority able to solve the conflict between the two parties. Motorola defended that the issue was with regard to the management of Telsim after it was seized by the government, and claims that it opened the case against the Turkish government because they were no longer addressing Telsim, but the Turkish government. (Ibrahim Balta/Zaman)
31.03.2005

LO STUPORE DI ANKARA

La Turchia era fiduciosa, per quanto riguarda l'annosa questione della Motorola, che i negoziati proseguissero davanti alla Corte di arbitrato della Svizzera.

Motorola_logoUS company Motorola has appealed to arbitration to recover from the Republic of Turkey money owed to it by Turkish mobile phone operator company Telsim.
The US mobile communications company has officially applied to the International Center for Settlement of Investment Disputes (IcsidD), which solves disputes between foreign companies and states, on grounds that Telsim did not pay its debts to the Motorola Credit Corporation in the period when it belonged to the Uzan family. Motorola took this move as Telsim has been shifted to the Turkish Saving Deposits Insurance Fund (Tmsf) of the Turkish Central Bank. The US firm has officially applied to the IcsidD's central office in Washington on December 28th 2004 and will ask for $4 billion from Turkey. Ankara, which plans to sell Telsim to recover the costs of the collapsed Imar Bank that also belonged to the Uzan family before the state seized it, now faces the danger of being forced to pay off the debts of the Uzan family with this new application.
The Icsid has officially transmitted the Motorola application to the Turkish Ministry of Finance, which is the addressee of the issue. If the application is accepted, Motorola might present its correspondence with the Tmsf which is a state institution, as evidences for the case. It is reported that an oral agreement envisioning payment of $500 million to Motorola had been reached between the US company and the Tmsf during earlier talks.
Motorola has constantly rejected Uzan family's proposal to go for arbitration in Switzerland for their initial debt of $400 million, which has risen to $2.5 billion with interest. Because it was written in the contract that Swiss institution has authorization for arbitration and the dispute was between two companies, Motorola did not have a right to officially apply to the Icsid in the US in that period. With the Tmsf's seizure of Telsim, however, Motorola has applied to the Center as the dispute is now between a US company and the Turkish State.
Turkey became a part of the ICSID, formed by the World Bank in 1965, when it signed up on June 24th 1987. Turkey has recognized that the Center's decisions to be valid inside the country since 1989. Turkey must recognize the court and its verdict if it accepts Motorola's application, but will fight the case on the grounds that the dispute was between two companies and it is written in the contract that in case of a dispute, Swiss arbitration will be accepted as the authority. (Emrah Ulker/Zaman)
31.03.2005

SI PUNTA AD UN NUOVO
INVESTIMENTO

La <Metro group" intende puntare in Turchia, per i prossimi tre anni, altri 300 milioni di euro. Il disegno vede la pianificazione per l'apertura di quattro punti vendita in altrettante città.

PraktikerThe Düsseldorf-based Metro Group, which operates Real, Praktiker and Metro Cash and Carry hypermarkets in Turkey, intends to invest another 300 million euros here in the coming three years, on top of the 500 million euros it has already spent.
The proposed investments would be realized if convenient and practical parcels of land can be identified, Metro Group Chief Executive Officer Hans-Joachim Körber said during a press conference in Düsseldorf on Wednesday.
Planning to open four new stores in Turkey, Real is about to wrap up research in four big cities, Körber said in remarks quoted by the Anatolia news agency.
"2006 will be Real's year in Turkey," Körber told reporters on the sidelines of the company's annual business press conference.
Metro Group's sales rose by 5.3 percent to 56.4 billion euros in 2004. At 27.6 billion euros, the group's foreign sales were 9.2 percent higher than a year earlier.
"2004 was a successful year for the Metro Group. Defying the weak environment in the sector, we managed once again to substantially improve both our sales and earnings," said Körber.
"We generated the strongest growth in our eastern European business. But we also achieved substantial improvements in the Asian markets," he said.
Körber said