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Cari
amici, <Turchia
Oggi>
- sito indipendente e che va avanti con le proprie
forze - non se la passa troppo bene. Se potete, dateci una mano.
Intendiamoci, non vi chiediamo denaro. Nemmeno un euro. No,
quello che vi chiediamo è che ci stiate vicini adoperandovi
in giro e spendendo parole buone nei nostri confronti. In altri
termini, trovateci un po' di pubblicità o qualche
sponsorizzazione. Altrimenti saremo costretti a chiudere. Per
andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti, quanto basta. Grazie per quello che farete,
la direzione. |
L'EROE CALIPARI
| <Turchia
Oggi> si associa al dolore di tutto il Paese per la tragica
fine di Nicola Calipari, il funzionario dello Stato che ha
donato la propria vita per salvarne un'altra. Quello che
chiediamo adesso è che la verità di quanto accaduto non
venga distorta per sottili calcoli politici e diplomatici. |
 Cari amici,
anche noi di <Turchia Oggi> vogliamo ricordare Nicola Calipari
che avevamo conosciuto anni addietro quando ricopriva a Roma un alto
incarico presso la Polizia di Stato e del quale avevamo apprezzato
l'alto senso di professionalità e le grandi qualità umane. Quello
che è successo a Baghdad - al di là di una reale
ricostruzione dei fatti - altro non è che la conseguenza
dell'altissima tensione che ormai la fa da padrona tra i cosiddetti
"tutori della pace" in terra mesopotanica. Noi non
sappiamo, né lo sapremo mai, se l'auto - sulla quale viaggiavano
l'uomo del Sismi e la giornalista Giuliana Sgrena - si stata fatta
oggetto volutamente del "fuoco amico" da parte dei soldati
americani. Una cosa è certa: questi hanno il grilletto facile e non
vanno tanto per il sottile, sia quando si tratta di sparare, sia
quando si tratta di compiere atti di forza nei confronti di militari
di altri Paesi. Basterebbe pensare a quello che era capitato -
giusto qualche mese fa - ad un piccolo drappello turco vicino la
città di Kirkuk costretto a consegnarsi agli americani e tenuto per
ore prigioniero solo perché l'U.S Force non gradiva intromissioni
armate nella loro zona di operazioni. Washington parla di fatalità
e noi possiamo anche crederci. In guerra può capitare. L'importante
è che qualcuno paghi e non il solito soldatino sul quale scaricare
le responsabilità degli alti vertici. L'Italia non può essere
sempre quella di Cermis.
10.03.2005
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UN 8 MARZO
DA DIMENTICARE
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La
polizia turca contro il corteo delle donne ad Istanbul.
L'Europa protesta con la Turchia. Governo in imbarazzo. Come
si può comunque strumentalizzare una festa.
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"Almeno questa
volta non ci hanno aizzato contro i cani, se li sono tenuti al
guinzaglio. Ma per il resto la violenza della polizia è stata
terribile: gas urticanti sparati in faccia, manganellate, botte e
calci in bocca. E tutto contro una manifestazione pacifica per la
Festa della donna" racconta al Corriere Lerzan Tascier, capo
dell'associazione turca per i diritti umani Ihd, testimone di
quanto è successo domenica a mezzogiorno in pieno centro di
Istanbul. Immagini di violenza e di sangue che le tv nazionali hanno
trasmesso e i giornali locali pubblicato. E che hanno suscitato lo
"choc" forse non tanto dei turchi (la repressione violenta di
manifestazioni non è una novità), ma certamente della "troika"
europea: gli alti rappresentanti di Bruxelles guidati dal
commissario per l'allargamento Olli Rehn, che erano
arrivati ad Ankara per valutare i progressi del governo in vista
dell'avvio dei negoziati per l'adesione, il 3 ottobre.
"La
manifestazione era stata organizzata
da una ventina di associazioni di donne della sinistra, l'unico
scopo era leggere pubblicamente un documento sul significato
dell'8 marzo, tutto legale" spiega Lerzan, 43 anni, co-autrice di
un libro sull'ex deputata curda Leila Zana incarcerata per anni ad
Ankara. Altre iniziative di piazza per la Festa della donna
s'erano già tenute sabato, dice, una la domenica stessa nei
quartieri asiatici della città. E senza repressione. "Questa
invece, che ha riunito inizialmente circa 2 mila persone, era nella
parte europea: è partita vicino agli uffici del sindaco a Sarachane,
ha tentato di arrivare fino a Beyazit dove doveva esserci il
comizio. Ma la polizia ha attaccato dall'inizio alla fine: donne,
uomini, perfino i giornalisti per impedire loro di lavorare". Con
un totale di 63 arrestati, di cui sette in carcere,
molti feriti e ricoverati per le botte e i gas. "E' ancora uno
Stato di polizia questo - conclude Lerzan - che negli ultimi mesi è
tornato ai vecchi metodi.
Solo
qualche settimana fa erano state le donne
dell'Associazione per i diritti dei detenuti politici (di cui è
iniziata negli ultimi tempi una prudente scarcerazione) a venir
attaccate davanti al Palazzo di giustizia di Istanbul. Prima di
quell'episodio, per qualche mese, c'era stata una relativa
calma, in linea con il difficile e lento movimento di riforme in
corso nel Paese che vuole entrare nell'Ue. Ma andando indietro
nelle cronache emergono tantissimi episodi di repressione violenta
contro studenti, operai, intellettuali, altre componenti della
società civile. Senza risparmiare le donne, naturalmente, dalle
curde alle femministe (le uniche che sfilano senza uomini), dalle
comuniste alle islamiche, che protestano in difesa del "diritto al
velo" con il quale non possono entrare nelle università. Spesso
gli scontri erano stati proprio in occasione dell'8 marzo, una
festa che ogni anno viene repressa e ogni anno risorge. Altre volte
gli attacchi della polizia avevano assunto una cadenza regolare.
Come nel caso delle famose "madri del Sabato", mamme e nonne dei
"desaparecidos" curdi e non, che per anni hanno protestato ogni
fine settimana nella Piazza di Galata Sarai a Istanbul e per anni
sono state regolarmente arrestate e picchiate. Fino alla
dissoluzione dell'associazione, tre anni fa, e al tacere delle
proteste. "I diritti delle donne sono una parte importante nei
dossier in discussione con il governo turco - hanno dichiarato ieri
i tre rappresentati dell'Unione Europea -, siamo preoccupati nel
vedere l'uso di una forza tanto sproporzionata, proprio alla
vigilia della nostra visita".
E
proteste ancora più dure sono arrivate da Strasburgo:
il presidente dell'Europarlamento Josef Borrell ha condannato "nella
maniera più forte la repressione di cui sono state vittime le donne
in Turchia" ricordando ad Ankara "gli impegni presi" e chiedendo
"sanzioni contro gli autori di questi atti inqualificabili e
incompatibili con le ambizioni della Turchia di far parte un giorno
dell'Ue". Una reazione a cui il governo turco ha risposto con toni
più arrendevoli del solito: consapevole dell'autogol, il ministro
degli Esteri Abdullah Gul ha detto di provare "rincrescimento"
per l'evento e promesso l'apertura di un'inchiesta
sull'operato delle forze dell'ordine. "Tutti devono rispettare
la legge e se la gente non lo fa la polizia deve stare attenta a
come reagisce" ha però aggiunto. Una frase che, secondo Lerzan e
le sue compagne che hanno partecipato alla manifestazione, significa
che il principale torto, per il Governo, resta dalla parte delle
donne che hanno protestato "illegalmente". (Cecilia Zecchinelli/
Corriere della Sera)
Su quanto successo ad Istanbul abbiamo
riportato un articolo del <Corriere della Sera> convinti che
il reportage della collega Cecilia Zecchinelli rispecchi né più né
meno i fatti. Ci sia permessa però una piccola considerazione. Se
da una parte infatti siamo molto preoccupati per una certa
involuzione che attraversa la Turchia dal punto di vista del
riconoscimento dei diritti alle donne - e ciò facendo un torto a
Kemal Ataturk che già nel lontano 1926, con la concessione del voto
al gentil sesso, aveva fatto tanta strada in più rispetto ad altri
Paesi europei - dall'altra non possiamo non sottolineare la
convinzione che dietro certi manifestazioni femminili come quella di
Istanbul del 7 marzo ci sia un piano ben preciso di
destabilizzazione della Turchia. Attenzione! Quando si parla di
sinistra in questo Paese non è difficile una identificazione con le
fasce più estremiste di alcuni movimenti che vogliono il
dissolvimento e la disgregazione dello Stato turco. Un corteo può
anche essere strumentalizzato per portare a buon fine certi
obiettivi. Ci vengono da ricordare le manifestazioni degli autonomi
nella seconda metà degli <anni settanta> in Italia quando si
cercava a tutto costi il morto (vedi Giorgiana Masi) per dimostrare
che il Governo era repressivo e assassino. Oggi come oggi, con i
cameramen che riprendono ogni particolare dei cortei, quello che
rimane ben visibile non è quello che si nasconde dietro a slogan e
cartelli. No, sono le manganellate da parte della polizia che
colpiscono. E queste fanno una cattiva impressione sull'opinione
pubblica. Come sempre, l'Unione Europea con i suoi interventi, a
caldo ed irriflessivi, non capisce nulla o fa finta di non capire.
L'impressione è che Bruxelles si sia già stancata della Turchia e
trovi ogni scusa per allontanarsi da Ankara. Sta a questa non mostrare
il fianco ad ulteriori critiche.
10.03.2005
I
MESSAGGI DI SEZER ED ERDOGAN
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Il
Capo dello Stato ed il Primo Ministro turchi li hanno
indirizzati nella giornata della Festa della Donna per
sottolineare l'approfondimento di tutti i diritti. |
La
giornata della donna è stata celebrata con varie manifestazioni in
diverse città della Turchia, svoltesi generalmente senza incidenti
secondo quanto riferiscono le Tv turche.
Anche a Malatya, dove nel corso di una manifestazione non
autorizzata, 9 persone (tra cui 5 donne) sono state fermate dalla
polizia, non vi sono stati scontri - secondo quanto ha affermato la
rete privata <Ntv>.
Ad Istanbul, oltre agli slogan per una maggiore difesa dei diritti e
della dignità delle donne, i numerosi manifestanti, raggruppatisi
in 4 diversi quartieri, hanno protestato in
particolare contro l'uso sproporzionato della forza usata dalla
polizia nella manifestazione per l'8 marzo domenica nella stessa
Istanbul.
Il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer ed il premier
Erdogan hanno entrambi diffuso un messaggio in cui si afferma che
l'approfondimento dei diritti politici, sociali ed economici, delle
donne aiuterà lo sviluppo della società.
Il ministro degli Esteri Abdullah Gul ha affermato, nel corso di una
cerimonia per l'8 marzo che ''l'obiettivo del Governo turco è
creare una Turchia ricca e moderna, che rispetti tutti i diritti
umani, inclusi quelli delle donne''.(Ansa)
10.03.2005
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LA VERIFICA
DEL GENOCIDIO
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Il
Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, esorta gli storici
a fare chiarezza: intanto con il consultare gli archivi del
suo Paese e poi perché Francia, Germania ed Inghilterra
facciano lo stesso. |
In quello che
appare un piccolo, ma significativo passo, il Primo Ministro turco
Recep Tayyp Erdogan ha esortato gli storici ad esaminare gli archivi
del suo Paese per stabilire la verità sul genocidio di oltre un
milione di armeni fra il 1915 e il 1923, di cui Ankara ha sempre
negato l'esistenza. Il 90esimo anniversario del massacro verrà
ricordato il 24 aprile dagli armeni di tutto il mondo.
''Abbiamo aperto i nostro archivi ufficiali a chi sostiene che vi è
stato il genocidio''- ha detto in una conferenza stampa ieri ad
Ankara - ''Se sono sinceri dovrebbero aprire anche i loro''. Erdogan
si riferiva alla Germania, alleata della Turchia nella prima guerra
mondiale, e a Gran Bretagna e Francia che occuparono parte del Paese
dopo il crollo dell'Impero Ottomano.
''Gruppi di storici delle due parti possono condurre studi in
questi archivi- ha detto il premier riferendosi a turchi e armeni -
non vogliamo che le future generazioni vivano sotto l'ombra
dell'odio e del risentimento''.
Ufficialmente Ankara ha sempre negato l'esistenza del genocidio
degli armeni, ma un piccolo gruppo d'intellettuali turchi ha
cominciato a mettere in dubbio la versione ufficiale. Lo scrittore
Orhan Pamuk ha ricevuto minacce di morte dopo aver ammesso il mese
scorso con un giornale tedesco che ''un milione di armeni vennero
uccisi in Turchia''. I parlamenti di Francia, Canada e Svizzera
hanno approvato risoluzioni in cui si afferma che gli armeni sono
stati vittime di un genocidio e la questione del riconoscimento
ufficiale turco di quanto è avvenuto è stata posta da diversi
membri dell'UE in relazione al futuro ingresso della Turchia
nell'Unione Europea. (Adnkronos)
10.03.2005
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IL PUNTO DI
VISTA
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Secondo
alcuni osservatori UE, la Turchia sarebbe più critica di
altri Paesi nei confronti degli Usa sul ruolo che questi
giocano in favore della pace e contro il terrorismo. |
According
to the Euro Barometer's people of Europe survey, Turkey was the most
critical of the US. The survey of European people's opinions is
conducted every spring and fall.
According to the Euro Barometer, which is conducted between October
2nd and November 8th in 30 countries (25 member, 4 four candidates
and Northern Cyprus), Southern Cyprus Greek Republic and Turkey were
the most critical of the US. The percentage of those who think the
US 'plays a positive role on behalf of world peace' was 22 percent
across the EU, only 13 percent in Turkey. While 39 percent of EU
citizens think the US plays a positive role in fighting terrorism,
only 10 percent in Southern Greek Cyprus and 12 percent in Turkey
agreed.
According to the survey, the Southern Greek Cypriot Administration,
Turkey, Greece, the Turkish Republic of Northern Cyprus (Trnc),
France, and Belgium were most critical of the US. The survey of 21
countries distributed by the British Broadcasting Company (BBC)
asked, "Has the re-election of George W. Bush as the US
president brought the world to a more dangerous place?" Turkey
reacted most negatively with 82 percent of Turks expressing
anti-Bush sentiments. The survey also found that 63 percent of Turks
think of the EU positively. 59 percent of Turks support the EU
constitution. This percentage rises to 68 percent among EU member
citizens. Turkey backed EU member countries on subjects like common
defense and common foreign policy. According to this, 54 percent of
Turkish participants in the survey support common defense and 61
percent support common security.
According to the survey's section on Turkey, 71 percent of Turkish
people seem satisfied with their lives and 43 percent are optimistic
about their future. 41 percent of the participants said they believe
Turkey's economic state will get better in the coming years.
For Europeans, 81 percent are satisfied with their lives and 35
percent note that they are hopeful about the future. According to
the survey, unemployment and economic status are priority subjects
for both Europeans and Turks. When asked "What do you think the
most important subjects are for your country today?" 62 percent
of EU member citizens said unemployment, 27 percent said the
economic situation, and 24 percent said crime. 74 percent of Turks
said unemployment, 46 percent said the economic situation, 18
percent said terrorism, and 16 percent said inflation. (Salih
Boztas/Zaman)
10.03.2005
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MICHELINE
CALMY-REY AD ANKARA
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La
consigliera federale vodese sarà ricevuta dai rappresentanti
del Governo turco a fine mese. Una visita che avrebbe dovuto
farsi prima ma che poi fu annullata.
|
La consigliera federale
Micheline Calmy-Rey andrà in Turchia alla fine del mese. Lo ha
indicato all'<ats> il Ministero degli esteri turco precisando
che la responsabile della diplomazia svizzera sarà ricevuta ad
Ankara il 29 marzo per una visita di due giorni. Il viaggio era
stato inizialmente previsto per la fine del mese di settembre del
2003: era stato annullato a causa di attriti sulla questione armena.
Il Gran Consiglio vodese aveva riconosciuto il massacro degli armeni
del 1915 da parte dell'Impero ottomano come genocidio. La Turchia,
irritata da questa iniziativa, aveva rinviato il viaggio della
ministra degli esteri elvetica a data da definire. Gli attriti erano
stati risolti con la visita ad Ankara, durante l'estate scorsa,
della Commissione della politica estera (Cpe) del Consiglio degli
Stati.
(Ticin@line)
10.03.2005
NUOVI
RAPPORTI INTERNAZIONALI
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Ad
Ankara si cerca di trovare una via d'uscita all'empasse che
negli ultimi due anni si è venuta a creare circa i rapporti
con gli Stati Uniti. Una analisi di Carlo Frappi.
|
 Il voto con il
quale, il 1° di marzo 2003, la Grande Assemblea Nazionale Turca
respingeva un provvedimento legislativo volto alla concessione del
territorio turco al dispiegamento delle truppe statunitensi, in
vista dell'imminente apertura delle ostilità contro il regime di
Saddam Hussein, segnava il punto più basso delle relazioni
bilaterali tra i due paesi dell'ultimo quarto di secolo.
Al di là delle ragioni contingenti alla base del rifiuto
parlamentare - di quella decisone bollata dal vice Segretario alla
Difesa statunitense Wolfowitz come "un grande, grande errore"
- quello stesso rifiuto segnava uno dei più alti picchi del
difficile processo di democratizzazione avviato in Turchia. Per la
prima volta, infatti, l'establishment militare, tradizionale
guardiano dell'interesse nazionale turco e fedele alleato
statunitense, non gettava il proprio peso a favore di una decisione
che avrebbe potuto generare - come di fatto genererà - un
momento di forte tensione con l'alleato statunitense. Per la prima
volta, ancora, a far sentire chiaramente la propria voce - sulla
scelta dei militari prima ancora che su quella del parlamento -
era un'opinione pubblica che, per la stragrande maggioranza
contraria all'intervento in Iraq, organizzava, in previsione del
passaggio parlamentare del provvedimento in questione, massicce
manifestazioni di piazza. Per la prima volta, infine, la Grande
Assemblea Nazionale Turca, dominata da un'ampia maggioranza
facente capo al Partito di matrice islamico-conservatrice della
Giustizia e dello Sviluppo (Adalet ve Kalkinma Partisi, Akp), si
riappropriava di prerogative, e di un potere decisionale, troppe
volte in passato sottrattole. Non è un caso, a questo riguardo,
che, con il cessare della fase delle operazioni militari in Iraq e
con l'apertura del difficile processo di stabilizzazione ancora in
atto - sia pure innanzi alle nuove problematiche che tale
processo, con particolare riferimento agli sviluppi della questione
curda, presentava per Ankara -quello stesso parlamento, il 7
ottobre, approvasse a larga maggioranza un provvedimento volto a
conferire al governo la possibilità di inviare in Iraq truppe di
peacekeeping - possibilità che, peraltro, sarebbe presto sfumata
innanzi alle resistenze del nuovo Consiglio di Governo Iracheno.
Dimostrata così a Washington la propria volontà di porsi, nei
piani statunitensi per il Medio Oriente, come fattore di
stabilizzazione regionale. L'Akp poteva proseguire sul duplice
percorso intrapreso all'indomani della vittoria elettorale del
novembre 2002. In primo luogo, infatti, e con risoluta decisione,
veniva portato avanti quel processo di riforma interna reso più
urgente, da un lato, dagli accordi di riforma economico-finanziaria
stipulati con il Fondo Monetario Internazionale a partire dal 2001
e, dall'altro e più significativamente, dalla prospettiva di
ingresso a pieno titolo nell'Unione Europea - una prospettiva
resa sempre più credibile dai segnali incoraggianti provenienti dai
Consigli Europei del dicembre 2002 e 2003. D'altro canto, e
contemporaneamente, Ankara sviluppava il vettore regionale della
propria politica estera, un vettore essenzialmente incentrato sulla
necessità, fermi restando i rapporti bilaterali economici e
militari con Israele, di superare i motivi d'attrito con i propri
vicini. In tale prospettiva si collocavano dunque, nel gennaio 2004,
le visite incrociate del Ministro degli Esteri Gul a Teheran e la
storica visita del Presidente siriano Asad ad Ankara. Visite cui
fecero seguito, a stretto giro di vite, la stipulazione di una serie
di accordi economici ed in materia di sicurezza.
Washington e il modello
turco
La portata dei cambiamenti di
rotta imposti dalla leadership dell'Akp alla politica estera di
Ankara, ed, in particolare, il significato che questi andavano
assumendo rispetto all'area mediorientale, non è a lungo sfuggita
ai policy makers statunitensi. A segnalare il primo, deciso,
rinsaldamento dei legami bilaterali dei due Paesi e,
significativamente, la coincidenza degli interessi rispetto al Medio
Oriente, contribuiva la visita di alto profilo effettuata dal Primo
Ministro Erdogan negli Stati Uniti alla fine di gennaio 2004. In
tale occasione, difatti, veniva per la prima volta discusso il ruolo
che la Turchia, paese a maggioranza musulmana caratterizzato da un
deciso attaccamento ai precetti della democrazia e del secolarismo,
poteva svolgere nell'ambito delle iniziative regionali
statunitensi. Nello specifico, il riferimento andava al nascente
progetto del "Greater Middle East" di Washington, progetto volto
alla promozione della transizione democratica ed allo sviluppo
socio-economico di una regione, quella del Medio Oriente, nella
quale la Turchia, come sottolineava Erdogan, poteva assumere un
ruolo di "guida nel superare l'instabilità, di forza trainante
per lo sviluppo economico e di partner affidabile per garantire la
sicurezza". Che dunque Ankara andasse assurgendo, nelle intenzioni
e nei progetti statunitensi, ad un ruolo di modello regionale di
sviluppo, apparse poi in maniera lampante in occasione del vertice
del G8 svoltosi dall'8 al 10 giugno a Savannah, in Georgia. Fu
questa, infatti, la sede nella quale venne ufficialmente presentato
il progetto rinominato "Broader Middle East and North Africa
Iniziative" (Bme). Fu questa, soprattutto, la sede nella quale il
ruolo turco venne ufficialmente sancito, nella misura in cui, al
contrario di quanto previsto in una prima bozza del progetto, la
Turchia veniva invitata non già come paese obiettivo
dell'iniziativa, ma, al contrario, come "partner democratico".
Ciò, d'altro canto, otteneva l'effetto quasi immediato di
garantire, alla politica estera turca nei confronti dei propri
interlocutori musulmani, una credibilità ed un valore aggiunto che
non avrebbe mancato di offrire, di lì a breve, i propri frutti. È
anche infatti grazie a questo riconoscimento, che, in occasione del
summit della Organizzazione della Conferenza Islamica (Oic) svoltosi
ad Istanbul dal 14 al 16 giugno successivi, per la prima volta nella
storia dell'organizzazione, il candidato turco ha potuto essere
eletto a Segretario Generale dell'Oic - con il sostegno decisivo
del voto dei Paesi centroasiatici, balcanici ed africani - e
presentare, su questa base, un ambizioso progetto di rafforzamento
delle prerogative dell'OIC nei confronti delle legislazioni
nazionali dei paesi aderenti.
Ankara e la seconda
amministrazione Bush
La scelta del neo Segretario di Stato statunitense,
Condoleeza Rice, di effettuare, nel corso del suo primo viaggio
ufficiale in Medio Oriente, una visita di alto profilo ad Ankara, lo
scorso 5 febbraio, sta a sottolineare dunque, una volta di più,
l'importanza che l'amministrazione Bush attribuisce alla
cooperazione con la Turchia all'indomani dell'apertura del
secondo mandato presidenziale.
Sullo sfondo delle ambivalenti decisioni del Consiglio Europeo del
17 dicembre 2004 - che, pur fissando per il prossimo 3 di ottobre
la data di apertura dei negoziati per l'ingesso nell'UE, hanno
imposto, tra le altre, la difficile condizione del riconoscimento
della Repubblica greco-copriota - il vettore statunitense della
politica estera di Ankara, potrebbe assumere infatti un nuovo
slancio. Consapevole di ciò, negli incontri con il Presidente Sezer,
con Erdogan e con Gul, la Rice ha rilanciato il concetto - di
clintoniana memoria - della "strategic partnership" tra Stati
Uniti e Turchia, concentrando, al contempo, i propri sforzi nel
tentativo di rassicurare i propri interlocutori rispetto a quel
problema curdo che rimane, a tutt'oggi, la principale fonte di
tensione tra i due alleati. Contraddicendo, infatti, quella che è
la situazione di fatto venutasi a determinare nel nord dell'Iraq
- la costituzione di una forte autorità regionale curda,
rafforzata dal successo nella passata tornata elettorale - il
Segretario di Stato ha voluto sottolineare l'impegno statunitense
a garantire, per il futuro, l'unità dello stato iraqueno e la
contrarietà ad un assetto federale basato su distinzioni etniche.
Stando alle parole della Rice, infatti, le attuali problematiche
connesse al futuro assetto istituzionale iraqueno dovranno essere
risolte "in un contesto democratico, che porti tutti gli iraqueni,
indipendentemente dalla loro etnia o nazionalità, [...] ad essere
rappresentati nel nuovo Iraq". Affrontando poi un altro dei nervi
scoperti delle relazioni turco-statunitensi derivante direttamente
dalla questione curda, ha ribadito poi "l'impegno americano a
liberare le regione [mediorientale] dal terrorismo, compreso quello
che potrebbe provenire dal territorio dell'Iraq", rassicurando
così la leadership turca della "ferma determinazione"
statunitense a prevenire la possibilità di un ritorno delle azioni
terroristiche del Pkk - quel Partito dei Lavoratori Curdi che, la
scorsa estate ha dichiarato la sospensione del cessate-il-fuoco
unilaterale proclamato nella primavera del 2000.
Conclusione
Il voto del 1°
marzo 2003 ha rappresentato uno dei più evidenti segnali del
travagliato processo di transizione avviato in Turchia sotto la
direzione dell'Akp. Una transizione che, a tutt'oggi in pieno
svolgimento, marca il passaggio da una fase di lettura ortodossa
dell'insegnamento kemalista - e dei suoi pilastri del
secolarismo e della occidentalizzazione - ad un nuovo percorso
che, pur tenendo fermi quegli stessi insegnamenti ed i risultati da
essi ottenuti, punta alla riscoperta della propria identità
islamica e della collocazione eminentemente mediorientale degli
interessi della nazione turca. Il tutto, inserito ed accompagnato da
un processo di progressiva ma convita democratizzazione delle
strutture statuali e dei processi decisionali.
Che l'amministrazione Bush abbia colto il valore di tale
passaggio, è dimostrato dall'evoluzione che i rapporti bilaterali
tra i due Paesi hanno avuto nel corso del 2004, così come dalla
volontà, testimoniata direttamente dalla Rice ad Ankara, di cercare
una via d'uscita comune ai motivi d'attrito che permangono nelle
relazioni stesse. Rimane, tuttavia, da verificare in che misura
l'amministrazione Bush riuscirà a far seguire, alle dichiarazioni
rilasciate dal proprio Segretario di Stato, un concreto sforzo volto
a rassicurare la Turchia rispetto alle preoccupazioni che
l'instabilità in Iraq ancora genera. In che misura, ancora,
riuscirà a dare valore concreto alle comuni iniziative regionali
turco-statunitesi, in particolare a quella iniziativa Bme che ha nel
modello turco uno dei suoi capisaldi ed il cui successo appare
indissolubilmente legato alla capacità che Washington mostrerà nel
dirimere la potenziale contraddizione tra la volontà di favorire la
democratizzazione dell'area mediorientale, da un lato, e la
contemporanea necessità di portare avanti la guerra al terrorismo
contro gli "stati canaglia" della regione, dall'altro. (Carlo
Frappi/Equilibri.net)
10.03.2005
|
I MEDIA
METTONO
ERDOGAN SOTTO ACCUSA
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Il
premier turco, come scrive il giornale <Radikal> poi
ripreso dal britannico <The Independent>, si sarebbe accanito
contro un disegnatore per una vignetta satirica sulla sua persona di lui.
|
Il premier
turco Recep Tayyip Erdogan è sotto accusa da parte dei media turchi
ed
internazionali per avere querelato un disegnatore satirico che lo
aveva ritratto come un gatto avvolto in un garbuglio di un filo di
lana.
La stampa turca riproduce con grande evidenza anche un articolo del
quotidiano britannico <The Independent> (edizione del 3 marzo
ultimo scorso, n.d. r)), che commentava la permalosità di Erdogan
scrivendo: ''Il Primo Ministro turco, che si è sempre presentato
come un paladino della libertà di opinione, sta affrontando una
tempesta di critiche per aver querelato un disegnatore politico che
lo aveva messo in ridicolo''.
Un giudice di Ankara, pur rilevando che ''Erdogan potrebbe essere più
tollerante verso le critiche, visto che è stato in galera per avere
letto una poesia e si è spesso lamentato per questo'', ha
condannato il noto disegnatore, Musa Kart ad un' ammenda equivalente
a circa 3.000 euro ''per avere pubblicamente umiliato il Primo
Ministro''.
'E' chiaro che Erdogan non tollera in alcun modo le critiche. Il
problema è che egli è abituato ad una stampa che lo applaude
sempre, come nelle dittature. E perciò trova difficile tollerare
anche le critiche più giustificate'', ha scritto il giornale <Radikal>,
ricordando che nel 1999 lo stesso Erdogan disse: ''Sono contrario a
perseguire i cittadini per le loro opinioni, pensieri o fedi, a
condizione che esse non si traducono in atti violenti''. (Ansa)
10.03.2005
Riportiamo di seguito l'artico del quotidiano britannico <The
independent>
Turkish fury as Erdogan,
champion of free speech, sues over cartoon
By Susan Frazer in Ankara
03 March
2005
Turkey's Prime Minister, Recep Tayyip Erdogan, who has
presented himself in the past as a champion of free speech, is
facing an embarrassing storm of criticism for suing a
political cartoonist who poked fun at him.
Mr Erdogan, once imprisoned for reciting a poem that was
deemed to be anti-state, took Musa Kart and his newspaper, Cumhuriyet,
to court after he was portrayed as a cat entangled in a ball
of wool.
He also launched a lawsuit against a small, local newspaper, Sakarya,
which reprinted the cartoon. The result has been an untimely
debate about freedom of expression in Turkey, just as Mr
Erdogan is desperately trying to accelerate the timetable of
the country's accession to the EU.
A court in Ankara last week found Kart guilty of "publicly
humiliating the Prime Minister" and fined him 5,000 lira
(£2,000). Another court, however, threw out the case against Sakarya
- and had a sharp word of advice for Mr Erdogan.
"People who are under public light are forced to endure
criticism in the same way that they endure applause,"
Judge Mithat Ali Kabaali said in his ruling. "A prime
minister who was forced to serve a long jail term for reciting
a poem should show more tolerance to these kinds of criticisms."
Metin Peker, the head of the association of political
cartoonists, said the group was "truly saddened to be
experiencing such a development at the time when we're in the
process of entering the EU".
Mr Erdogan has not commented on the court rulings. But
cartoonists, newspapers and some politicians were outraged.
"It is clear that Erdogan has no tolerance at all for
criticism," the columnist Turker Alkan wrote in the Radikal
newspaper on Friday. "The problem is that Erdogan is used
to a press that always applauds him. When one gets used to a
press support only seen in dictatorships, it must be difficult
to tolerate even the most justified criticism."
A former legislator, Aydin Menderes, was quoted in Sabah
newspaper as saying that Mr Erdogan should "remember how
harshly he criticised previous governments". Mr Menderes,
the son of the late premier Adnan Menderes, added that his
father was once depicted as a belly dancer and he did not sue.
The newspaper Hurriyet on Saturday ran the headline:
"A person who served time because of a poem should not do
this."
In a show of defiance and solidarity with Kart, the weekly
satirical magazine Penguen printed drawings of Mr
Erdogan's head attached to a variety of animal bodies on its
cover.
In the original cartoon, Mr Erdogan's face was drawn on the
body of a cat entangled in a ball of wool. "Stop creating
tensions. I promised I would solve this," the cartoon
says, poking fun at the problems the government was having
with a bill that would have made it easier for religious
schools' graduates to enter universities. The bill was vetoed
by the secularist President Ahmet Necdet Sezer.
Since coming to office in 2002, Mr Erdogan has made Turkey's
drive for membership in the EU a cornerstone of his foreign
policy, and has worked to expand freedoms. "I am against
imprisoning people for their opinions, thoughts or beliefs,
provided these do not turn into actions," Mr Erdogan said
in a speech last year referring to the four-month jail term he
served in 1999 for reciting an "inflammatory" poem.
This is the second time Mr Erdogan has taken legal action
against a cartoon. Last year a court fined the left-wing
newspaper Evrensel 10,000 lira for a cartoon which
portrayed Mr Erdogan as a horse |
|
RTCN: IL
NUOVO PREMIER
|
L'incarico è stato conferito dal presidente
della Repubblica,
Rauf Denktash, a Mehmet Ali Talat. "Ci stiamo avvicinando ad una svolta
cruciale sul conflitto", ha dichiarato questi ai giornalisti
appena eletto.
|
Il leader
turco-cipriota Rauf Denktash ha incaricato il Primo ministro
uscente Mehmet Ali Talat, di formare il nuovo Governo della
Repubblica turca di Cipro del Nord (l'autoproclamata Rtcn). Lo
ha annunciato lui stesso ai giornalisti.
Il Partito repubblicano turco (Ctp, di centro-sinistra), guidato
da Ali Talat, ha ottenuto il 44.5% dei voti nelle elezioni
legislative che si sono svolte lo scorso 20 febbraio nella zona
turca di Cipro. Il Ctp ha 24 dei 50 seggi nell'assemblea della Rtcn,
un risultato che non gli permette di formare da solo il nuovo Governo.
''Noi gli diamo fiducia'', ha dichiarato Denktash. Ali Talat,
interrogato dai giornalisti, si è rifiutato di dire con quale
altro partiti intenda formare la prossima coalizione di
governo. Secondo gli analisti, probabile sarà ancora
un'alleanza con il partito democratico (Dp, centro- destra),
guidato da Serdar Denktash, figlio di Rauf, che ha sei deputati
in Parlamento. ''Ci stiamo avvicinando ad una svolta cruciale'' sul
conflitto cipriota, si è limitato ad affermare Talat,
sostenitore della riunificazione dell'isola, divisa tra parte
greca e parte turca da più di 30 anni.
La vittoria di Ali Talat, è stata interpretata come un segnale
evidente della determinazione turco-cipriota di trovare una
soluzione alla spartizione dell'isola è di mettere fine all'isolamento
della Rtcn, riconosciuta dalla sola Turchia.
(Ansa-Afp)
10.03.2005
|
FIRMEREMO
QUANDO VERRA' IL MOMENTO
|
Su
Cipro Nord il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, ha
fatto il punto della situazione dopo l'incontro ad Ankara con
la troika UE, Jean Asselborn (ministro degli Esteri
lussemburghese), Denis MacShane (ministro della Gran Bretagna
per l'Europa) e Olli Rehn (Commissario europeo per l'Allargamento).
|
 La Turchia firmerà il
protocollo di estensione del suo accordo di unione doganale con
Bruxelles ai nuovi paesi-membri dell'Unione europea (tra cui Cipro,
ndr) "quando verrà il momento". Lo ha dichiarato il
ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, nel corso di una
conferenza stampa congiunta con i rappresentanti della
"troika" dell'UE. Questi hanno avuto un lungo incontro con
una delegazione turca guidata dallo stesso Gul e finalizzato a
tracciare una road map della fase pre-negoziale, in vista
dell'apertura del negoziato di adesione della Turchia.
"I negoziati per la firma del protocollo di adeguamento sono
molto positivi. Quando arriverà il momento, il protocollo sarà
firmato dalla Turchia, in modo da garantire l'estensione
dell'accordo doganale con l'UE", ha detto Gul.
La firma del protocollo è stata posta da Bruxelles come
pre-condizione urgente per aprire il negoziato con la Turchia, ma il
governo di Ankara non lo ha ancora firmato perché esso implica un
riconoscimento di fatto della Repubblica di Cipro, che Ankara
intende rinviare a dopo un accordo per l'unificazione dell'isola
divisa, che riconosca anche l'esistenza della Repubblica turca di
Cipro Nord riconosciuta solo dalla Turchia.
La troika dell'UE era rappresentata dal ministro degli Esteri del
Lussemburgo, Jean Asselborn (per l'attuale presidenza di turno
lussemburghese), da Denis MacShane, ministro per l'Europa della Gran
Bretagna (che sarà il prossimo presidente dell'UE, da giugno) e dal
Commissario europeo per l'Allargamento, Olli Rehn. Essa era
affiancata dal rappresentante permanente dell'UE ad Ankara, Hansjorg
Kretschmer.
(ticin@nline)
10.03.2005
|
UN
DOVERE COMUNE
|
Sulla
questione rifugiati tutti devono dare il loro apporto. I
membri dell'UE non possono lasciare la Turchia sola a sé
stessa. Un rapporto dell'Organizzazione per i diritti umani e
per la solidarietà ai popoli oppressi.
|
The
Organization of Human Rights and Solidarity For Oppressed People (Mazlumder)
has published a report, which was funded by the European Union,
about the refugee problem in Turkey.
Representatives of the EU, United Nations and the Grand National
Assembly of Turkey attended the meeting. In his speech, the chairman
of Organization of Human Rights and Solidarity For Oppressed People,
Ayhan Bilgen said that the refugees fleeing totalitarian politics
and economical crises is a common problem throughout the world.
Bilgen highlighted that the refugees are a basic problem of the
concept of human rights and that EU member countries that try to
keep the problem away from their borders should reexamine their
attitude. EU Commission delegate Michael Vogele remarked that the EU
always supports the solution of the refugee problem. The EU
representative Gesche Karrenbroch stressed that Turkey's
determination to aid refugees stems from a long history including
the Ottoman era. Karrenbroach said that the refugee problem would
not be overcome by the efforts of only one country. The vice chairman for the Human Rights Commission of the Turkish National
Grand Assembly, Faruk Unsal noted that there is an immigration
threat in Turkey and said: "We are going to look after refugees
with our deep tradition of tolerance." Mazlumder's report
states Turkey is not only a transit country for immigration and
refugee movement but also a destination and a source for immigration.
Refugees from the Middle East, Africa, Middle and West Asian
countries are using Turkey as a transit point on the way to the
West, the report states. The figures for women and children shows
interesting results. 44 percent of refugee women are from Iran, 20
percent from Chechnya and 16 percent from Iraq and 90 percent of
these women do not have a job, while 63 percent of the children are
illiterate.
(Metin Arslan/Zaman)
11-03.2005
|
A FAVORE
DELL'INFANZIA
ABBANDONATA
|
La
Commissione parlamentare turca si sta muovendo con 15 nuove
leggi e servizi sociali per togliere i bambini dalla strada
molti dei quali sono vittime di violenze se non obbediscono
agli ordini dei più grandi. Un problema che va affrontato
prima a livello famiglia.
|
An
investigative commission formed to study problems faced by street
children wrapped up an intensive four months of work
yesterday, noting that migration, terrorism, poverty, unemployment,
lack of education, family violence, neglect, abuse and income
discrepancy are the main reasons contributing to children
living on the streets.
Commission Chairman Öner Ergenç, of the ruling Justice and
Development Party (AKP), held a press conference and said the
problem centered mainly on the family and called on the government
to draft policies that strengthen family structure.
The report drafted by the commission was especially critical of
the state social service institutions. "All social service
agencies need to be united under a single authority," said the
report.
It also called for state protection of children who were
abused, mistreated and neglected at home.
The report recommended 15 separate laws that could resolve the
plight of street children, suggesting a national campaign to
heighten public awareness on the issue.
The commission noted that children were being forced into crime by
gangs and even by their own families and demanded harsher penalties
for those responsible. (Kemal Saydamer/Turkish Daily News)
10.03.2005
|
UN
CONFRONTO MACRO-ECONOMICO
|
I
vantaggi che la Turchia trarrebbe dall'integrazione con
l'Unione Europea sono notevoli. Gilberto Favale in questo
articolo descrive l'attuale situazione del Paese anatolico e
le possibili conseguenze dell'eventuale adesione definitiva al Club dei
Venticinque. L'inflazione come nemico per eccellenza.
Altalenante il tasso di crescita del Pil. Domanda interna
molto bassa.
|
I vantaggi che
la Turchia trarrebbe dall'integrazione (anche solo economica) sono
notevoli: l'accesso ai fondi strutturali comunitari aprirebbe alla
Turchia la strada della modernizzazione produttiva agricola nelle
zone centrali del Paese e la diffusione di un livello di benessere
sociale sicuramente superiore, che giocherebbe un ruolo
anti-fondamentalista nelle popolazioni rurali. L'ingresso
nell'Unione europea, inoltre, aumenterebbe la credibilità del Paese
e attirerebbe investimenti esteri, con un ulteriore spinta verso una
crescita economica costante e un'inflazione sotto controllo.
Da un'analisi dei dati macroeconomici, si evince una situazione di
partenza molto critica, ma in miglioramento.
Il nemico per eccellenza delle economie di mercato è
l'inflazione, ed in Turchia è molto alta e radicata nel mercato
della moneta: si passa dal 93,6% del 1995, al 84.6% del 1998, al 45%
del 2002, quella media europea si attesta sull'1.3%.
L'inflazione è generata da una politica monetaria fortemente
espansiva, non proporzionale all'aumento di domanda di moneta
generata dall'economia in crescita, ma solo dalla necessità di
ridurre il debito pubblico svalutando la lira turca. Sono scelte
macro economiche che fanno rabbrividire gli analisti della Banca
Centrale Europea, ma che in un contesto di sviluppo artificiosamente
accelerato, rappresentano l'unica via percorribile agevolmente.
La disoccupazione è in linea con quella europea, ma è in aumento,
provocata dai tagli alla spesa pubblica per migliorare la situazione
del bilancio dello Stato: passa dal 6.4% nel 1998 al 9.9% del 2002.
Se non arrivano investimenti stranieri, il tasso di disoccupazione
è destinato a crescere, perché non c'è nessun processo interno
di sviluppo tale da assorbire una tale massa di forza lavoro, che
con buona probabilità si riverserà all'estero (soprattutto in
Germania).
Il tasso di crescita del Pil è altalenante, ma pur considerando il
"rischio paese" esprime dei valori interessanti, passando dal 2.8% nel 1998, alla contrazione del 1999 pari al 5%, poi un +7.4% ed
un -7.4% nel 2000 e nel 2001, per poi arrivare al 6.5% nel 2002.
L'Europa si attesta dall'1 al 2%, ma costanti, pertanto un
paragone non è realizzabile, data l'estrema "volatilità" del
sistema produttivo turco, che sicuramente non ha trovato ancora un
suo ritmo costante, a prescindere dalle variabili congiunturali o
politiche. La variazione degna di considerazione è che comunque, il
Pil turco è aumentato del 50% nell'ultimo decennio.
La Turchia è molto dipendente dalla "buona salute" dei suoi
partner commerciali, in quanto ripone molte speranze sulle sue
esportazioni, favorite principalmente da una svalutazione
sistematica della lira turca.
I settori industriali produttivi più attivi in Turchia sono quello
tessile, quello siderurgico e quello minerario (cromo). Il
potenziale agricolo è notevole, e fa della Turchia uno dei
pochissimi paesi globalmente autosufficienti del Mediterraneo.
L'agricoltura rappresenta il 15,6% del PIL e più del 45%
dell'occupazione.
Il rialzo dei tassi, ha prodotto effetti negativi anche sui conti
pubblici, dando luogo ad un ulteriore aumento del debito pubblico
pur operando dei tagli alla spesa pubblica e aggravi
sull'imposizione fiscale. I tagli hanno colpito salute ed
istruzione, dove già sono in forte svantaggio rispetto all'Unione
(2% contro 6% UE) e non spese militari (4% contro 2% UE). Il
disavanzo di bilancio (deficit) è sempre stato negativo dal 1998 al
2002, arrivando al 28.4% del Pil, che è una cifra astronomica, ben
lontana dal 3% imposto dal Trattato di Maastricht. Il debito
pubblico ha una situazione ancora peggiore, perché negli stessi
anni ha continuato ad aumentare fino ad arrivare al 101.4% del Pil.
Delle riforme importanti alla finanza turca sono urgenti se hanno
davvero intenzione di rispettare i rigidi parametri di Maastricht:
bisogna interrompere queste reazioni a catena che vanificano ogni
sforzo produttivo. La riforma più urgente riguarda il finanziamento
del debito con la stampa di nuova moneta, anche perché quando (se)
adotteranno l'euro non avranno più questa "valvola di sfogo"
e non avranno più il vantaggio in termini di competitività della
svalutazione a favorire le esportazioni.
La domanda interna è bassissima: non resta altro da fare che
sperare negli investimenti stranieri e nel commercio con l'estero,
anche se questo implica una sicura dipendenza economica dallo stato
di salute dei mercati stranieri.
Negli anni novanta, la Turchia, ha subito gli effetti della crisi
della Russia, verso cui rivolgeva una buona parte delle
esportazioni, il che ha ulteriormente peggiorato la situazione della
bilancia dei pagamenti, già negativa. La Turchia importa più di
quanto esporti (1), infatti dal 1990 ad oggi pur aumentando sempre
il volume delle esportazioni verso l'Unione dei Quindici, ha una
bilancia commerciale sempre più negativa, specialmente dal 1996,
anno della unione doganale.
Confrontando i dati della Turchia con quelli di Bulgaria e Romania
del 2000, si nota come il reddito annuale pro-capite è allineato
per tutti e tre sui 6.000 € contro i 20.000 € europei, mentre
l'inflazione va dal 10% in Bulgaria, al 45.7% in Romania, fino al
54.9% della Turchia, mentre per il tasso di disoccupazione
rispettivamente i valori sono 16.4%, 7.1%, 6.6%. Tutto sommato non
si può dire che sia distante dai candidati all'allargamento del
2007, anzi ha dei valori migliori anche di qualche paese dei Dieci
(del 2004), ma rispetto agli altri che seguono un trend , ha la
particolarità che sembra una economia "impazzita", con dei
valori molto volatili (2).
Dal punto di vista economico c'è una indubbia convenienza
commerciale, in virtù anche dell'unione doganale e della
svalutazione della lira turca, anche se i prodotti agricoli sono in
concorrenza con quelli del meridione d'Italia (olio, frutta fresca
e secca), pertanto quest'ultima dovrà aspettarsi contrazioni
produttive, nel rispetto delle quote che saranno assegnate ai nostri
produttori.
L'Italia ha, comunque, in termini generali, una relazione
privilegiata con la Turchia che non può negare o trascurare, ed è
per questo motivo che il Presidente Berlusconi preme per accelerarne
l'integrazione.
I dati macro-economici, però, non sono certo confortanti e
parecchio distanti dai parametri di Maastricht, quindi ogni
valutazione economica non può che essere rimandata almeno al 2010,
per valutare non la situazione dell'anno, ma il trend di crescita
degli ultimi cinque anni, con valori stabili ed in linea con i
parametri validi per gli altri paesi dell'Unione.
Il turismo è un settore in grande crescita, giustamente promosso
dal Governo turco, perché produce un indotto rilevante, anche se
difficilmente misurabile, dato che molte trattative (come anche
molti commerci in grande scala) sono "in nero". La bellezza
della regione, i segni della storia dell'Impero Ottomano,
l'ospitalità della gente e i prezzi relativamente bassi, fanno
della Turchia una meta sempre più gradita agli Europei (Gilberto
Favale/Pe.Com)
Note:
(1) www.europa.eu.int vedasi "Turkey and the EU" seguendo il
percorso della nota precedente.
(2) La Romania e la Bulgaria, dopo la crisi del 1997, con inflazione
al 150% hanno ripreso il loro trend tutto sommato positivo, da cui
si evince una economia in crescita, considerando che l'area
dell'ex Unione Sovietica ha dovuto scontare gli effetti della
radicale trasformazione del sistema economico. Le analogie tra i tre
Paesi sono forti: tutti con bilancia commerciale in passivo
(stabilmente), però con poca disoccupazione. Il deficit per i due
Paesi europei è contenuto intorno al 3-4%, quindi in linea col 3%
di Maastricht. Tra i due, sorprende più la Romania per i rapporti
che ha con l'Italia, che con esportazioni pari al 37% del totale,
ha spiazzato la tradizionale Germania, che normalmente ha un ruolo
di riferimento per tutta l'Europa dell'est e balcanica.
Per approfondimenti cfr Favale G., Mamma li Turchi. Rischi e
vantaggi dell'integrazione europea della Turchia, Prospettiva
editrice, Civitavecchia, 2004
|
INTERSCAMBIO
RECORD
|
Quello
tra Italia e Turchia ha raggiunto per il 2004 la ragguardevole
cifra di 11.4 miliardi di dollari. Alcuni dati.
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L'interscambio
commerciale italo-turco ha raggiunto nel corso dell'anno 2004 il
livello record di 11.4 miliardi di dollari Usa. L'Italia si conferma
così secondo partner commerciale della Turchia, preceduta solo
dalla Germania. Le esportazioni italiane in Turchia sono state pari
a 6.8 miliardi di Usd (+25.32 %), mentre le nostre importazioni sono
state pari a 4.6 miliardi di Usd (+44.12 %) con un saldo attivo per
l'Italia di 2.2 miliardi. (Ansa)
10.03.2005
|
ESPANSIONE
DELLA <SABAF>: TUTTO OK
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Passa
per la Turchia, e per la Russia, la strategia di espansione
all'estero del gruppo produttore di componenti per la cucina e
apparecchi per la cottura a gas. Una dichiarazione
dell'amministratore delegato Angelo Bettinzoli. Una
partnership di tre anni con <Arcelik>.
|
Passa per la
Turchia e la Russia la strategia di espansione all'estero del gruppo
<Sabaf>, produttore di componenti per cucina e apparecchi per
la cottura a gas. In Turchia - ha spiegato l'amministratore
delegato, Angelo Bettinzoli, partecipando all'incontro con gli
analisti organizzato da <Borsa Spa> per le società quotate al
segmento star - <Sabaf> ha una partnership di tre anni con
<Arcelik>: "Abbiamo un accordo di fornitura per tre anni
che prevede anche l'assistenza tecnica. La Turchia sta guadagnando
posizioni a livello internazionale in questo settore e
<Arcelik> ha accresciuto la propria quota di mercato di un
punto in Europa".
Per quanto riguarda la Russia "stiamo esaminando differenti
opzioni per entrare in questo mercato. Una delle opportunità
potrebbe essere quella di stringere un accordo con <Gazmash>,
una controllata del gruppo <Gazprom> che gestisce gli
oleodotti".
<Sabaf> intanto ha stretto un accordo negli Stati uniti per la
fornitura a <Whirlpool> "il primo ordine importante da un
grande gruppo americano", mentre in Cina opera per ora solo con
un ufficio commerciale. Il 2004 si e' chiuso con un fatturato di
120,5 milioni di euro, in crescita del 10%; nel 2005 sono previsti
investimenti per 13 milioni di euro in nuove linee di produzione. (Agi)
10.03.2005
|
LA CONQUISTA
DEL MADE IN IRPINIA
|
Numerose
società sono riuscite ad avviare iniziative industriali in
molte città della Turchia beneficiando anche di agevolazioni.
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Il made in
Irpinia ha già conquistato la Turchia. Sono tante le aziende
che sono riuscite a scalare le classifiche della qualità sui
mercati internazionali con prodotti di pregio. Emre Burkin, auditor
e fiscalista turco, segue molti progetti di imprese irpine che
beneficiando anche di agevolazioni, sono riuscite ad avviare
iniziative industriali in molte città della Turchia. (stralcio da denaro.it)
10.03.2005
|
C'E'
QUALCUNO
CHE GUARDA AD EST
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La
Banca nazionale greca progetta di acquistare un istituto di credito turco secondo un preciso piano strategico dietro il
quale
si muove il presidente, Takis Arapoglu.
|
The National Bank
of Greece, the largest bank in terms of its assets, is preparing to
buy a bank in Turkey.
The chairman of the National Bank's executive committee, Takis
Arapoglu, discussed the bank's growth and financial plans and
disclosed their plan to become the region's leading bank as they
increase their profits over the next three years. He added that they
plan to buy a bank in the region as part of their strategic plan.
Arapoglu said they will attempt to buy banks in Turkey, Romania, and
Bulgaria in order to strengthen their provisional existence in line
with their strategy of provisional expansion with a broader network
and a secure deposit base. The National Bank's total income is
expected to rise to $2.7 billion with a 35 percent increase by 2007.
(Economy News Services/Zaman)
10.03.2005
|
UN
VOLTO NUOVO
|
Ankara
cerca di ricostruire la propria reputazione con i vicini di
casa portando avanti una linea politica che metta fine alle
vecchie
ostilità.
|
The
economy magazine Euromoney has observed an improvement in the
Turkish economy. It reported that Turkey has been conducting
successful politics that have paved the way for the old hostility to
come to an end.According to the magazine, Turkey's relations with
Greece, Syria, Iran, and Russia have become a great deal healthier
through strengthening economic relations. (Economy News
Services/Zaman)
10.03.2005 |
BANCA
INTESA: VERSO LA CRESCITA
IN TURCHIA, SERBIA E BOSNIA
|
Intervento
dell'amministratore delegato dell'istituto di credito
italiano, Corrado Passera, a detta del quale vanno però
trovate le banca ed il prezzo giusto perché la terra
di Ataturk possa diventare veramente appetibile. Sempre più
si guarda ai piccoli.
|
 L'amministratore
delegato di Banca Intesa, Corrado Passera, ha detto che la banca
italiana fuori dai confini nazionali punta a crescere nell'area
dell'est europeo e della Turchia, guardando a piccole banche,
soprattutto in Bosnia e in Turchia. "Abbiamo identificato due
Paesi nei Balcani, Serbia e Bosnia. Abbiamo completato le operazioni
che avevamo in mente in Serbia. Stiamo considerando cose molto
piccole in Bosnia che saranno condotte in collegamento molto stretto
con la Croazia" ha spiegato l'amministratore delegato. Quanto
alla Turchia Passera ha detto: "E' un altro obiettivo solo se
viene trovata la banca giusta e al giusto prezzo". Sul versante
interno, invece, il numero uno della banca non ha escluso la
possibilità di crescere nelle aree dove il gruppo appare meno
presente come il Centro Italia. "E' assolutamente logica la scelta
di crescere dove siamo meno presenti. Questa potrà avvenire per via
interna. Qualora vi sia l'opportunità di cogliere piccole banche
locali le guarderemo con interesse" ha detto Passera.
|
MINACCIATO
IL SETTORE TESSILE
|
La
causa va principalmente cercata nella caduta del dollaro ed in
una Cina sempre più competitiva. A rischio chi opera in questo
settore a differenza delle società produttrici di jeans che
sono competitive sui mercati internazionali.
|
The rise in the
value of the Turkish lira and China's dominance in world markets
have hit the textile sector hard. While Turkish denim companies are
competing successfully in the international market, textile
companies are on the verge of being shut. 120 workshops in Merter
and Bursa have closed down recently.
While all the indicators are positive for the rest of the economy
with the gross national product growing rapidly, inflation staying
low and exports breaking records, the textile sector, which employs
four million people, is struggling. The dollar's depreciation is
squeezing companies with expenses in Turkish currency and incomes in
foreign currency incomes.
According to experts, Turkey's textile sector can only survive by
developing brand marks and creating fashion, as well as ensuring
fast delivery, reductions of expenses without losing quality and
creating new designs. Turkey should see China not only as a rival
but also as its biggest market. Minister of State. Kursad Tuzmen has
highlighted the importance of brand names to strengthen the power of
competition.
Aside from the rise in the Turkish currency, the domination of
Chinese commodities of the markets after the suspension of quota
shares in the present depression. European companies have been
switching to Chinese manufacturers. There is a 400- 500 percent rise
in Europe's import from China in the last 1.5 month. (Economy
News Services/Zaman)
10.03.2005
RENAULT:
IL
PROGRAMMA DI AMPLIAMENTO
|
Progetti
di crescita in Turchia della Casa francese. Un investimento
per duecento milioni di euro per una nuova vettura da
costruirsi negli stabilimenti di Bursa.
|
Progetti di
crescita in Turchia per la <Renault>. Il secondo costruttore
di auto francese investirà 200 milioni di euro nel suo stabilimento
turco per produrre una nuova vettura. I dettagli sul nuovo modello
che sarà costruito nell'impianto a nordovest della città turca di
Bursa saranno annunciati nei prossimi mesi. La <Renault>
insieme ad altre case automobilistiche come la <Ford> e la
<Fiat> costruiscono in Turchia per esportare i loro prodotti
sui mercati europei. La Turchia è in competizione con altri Paesi
europei come la Repubblica Slovacca per attirare investimenti grazie
a incentivi fiscali e ad un costo del lavoro più basso. (Kataweb)
10.03.2005
|
MA QUANTI,
PER
<TUPRAS>!
|
La
vendita della società vedrà andare agli stranieri il 14.7
per
cento di un 65.76 %. Come si svolgono le operazioni.
L'interesse della Russia.
|
The
Privatization Administration will sell 14.76 percent of its 65.76
percent of shares in Tupras (with a nominal value of 36.97 million
New Turkish Lira (Ytl)) to foreign institutional investors on the
Stock Exchange tomorrow.
According to a statement issued by the Sales Business Investment and
Global Stocks and Bonds, the shares will be sold at up to YTL 15.40
for each 1 YTL-valued unit.
The value of related shares of Tupras, with a capital of 250.42
million YTL is about 569.2 million Ytl ($444.7 million).
The total market value of Tupras is over $3.25 billion. Reportedly,
while the public share of Tupras will increase with this operation
from 34.24 percent to 49 percent, the other 51 percent share will be
sold as a block.
According to experts, the decision announced yesterday is a part of
Tupras' selling strategy. The withholding of a 51 percent share
means it will be sold as a block.
Stock exchange commentators emphasized that there is a demand in the
market for such shares, and that purchasers would like to hold
shares and foreign funds for the long term. Meanwhile, the block
sale of Tupras' stock is expected to be on the agenda after a
general council meeting on April 12th.
The tender opened to purchase the share of Privatization
Administration in Tupras as a block prompted a joint bid of $1.3
billion by the Russian Tatneft and Zorlu Group.
However, the tender and selling operation was canceled by a decision
of the Council of State as a result of the Petrol-Is Trade Union's
request for cancellation on the grounds that the tender was not
beneficial to the public and that the tender was closed to open
bidding. (Economy News Services/Zaman)
10.03.2005
|
COSKUN
IN ITALIA
|
Il
ministro dell'Industria turco arriverà a Roma lunedì
prossimo 14 marzo per poi trasferirsi a Milano. Colloqui
istituzionali e di carattere economico. |
Il
ministro dell'Industria turco Ali Coskun sarà in Italia il
prossimo 14 e 15 marzo, a Roma e Milano, per colloqui istituzionali
e per incontrare i principali esponenti del mondo economico ed
imprenditoriale italiano. Nelle intenzioni del Governo turco, la
visita e' mirata ad esplorare le possibilità di approfondire la
collaborazione con l'Italia in diversi settori, dal tessile
all'alimentare, dalle calzature ai mobili, dalla chimica
all'imballaggio. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
10.03.2005
|
ESPORTAZIONI
RECORD
|
Sono
cresciute in Turchia del 51.9% nel mese di febbraio su base
annua. Tutto ciò fa ben sperare nel raggiungimento
dell'ambizioso obiettivo di un valore totale pari a 72
miliardi di dollari (2005) |
Secondo gli
ultimi dati rilasciati dall'Associazione degli Esportatori Turchi
(Tim), le esportazioni turche sono cresciute in febbraio del 51.19%
su base annua, un dato assolutamente positivo rispetto al dato di
gennaio (+0.3%) ma anche rispetto al dato del febbraio 2004 (+29%),
che fa ben sperare sul raggiungimento dell'ambizioso obiettivo di
un valore totale delle esportazioni pari a 72 miliardi di dollari
nel 2005. Nel quadro di un'analisi settoriale, poi, le
esportazioni industriali e sono cresciute in media del 51.31%,
quelle dei prodotti d'abbigliamento del 36.76%, mentre nel settore
automobilistico l'aumento e' stato del 91.9%. Eccezionale anche
la performance dei prodotti agricoli ed al loro interno dell'olio
d'oliva, che ha fatto registrare un aumento dell'export
pari addirittura al 522.2% in febbraio. Nonostante tali dati
incoraggianti, tuttavia, anche
quest'anno la Turchia dovrà far fronte al problema di una
bilancia dei pagamenti ancora in disequilibrio, con un
deficit delle partite correnti
che a fine 2004 ha raggiunto il 5.3% del PNL, a causa
soprattutto del deficit commerciale. (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005
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I DUE OBIETTIVI DI
MAASTRICHT
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Potranno
essere centrati dalla Turchia come ha spiegato il ministro Ali
Babacan. Uno di questi riguarda il debito di bilancio. |
Secondo le recenti
dichiarazioni del ministro dell'Economia Ali Babacan, la Turchia,
in linea con le straordinarie performance macro-economiche degli
ultimi tempi, che le hanno consentito di uscire a testa alta dalla
crisi del 2000-2001, potrà centrare entro il 2007 due importanti
criteri di Maastricht. Il deficit di bilancio, pari al 6.1% del Pil
nel 2004 secondo i dati del ministero delle Finanze, raggiungerà il
3% del PIL già nel 2006. Nel 2007, invece, la
percentuale di debito sul Pil (86.6% nel 2004) raggiungerà
percentuali inferiori al 60%. (fonte Amb.
d'Ita)
10.03.2005
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ANCORA SCARSI
GLI INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI
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Questo,
nonostante la crescita che la Turchia ha riportato nell'ultimo
anno. Positiva comunque la performance italiana che vanta
all'attivo importanti operazioni quali quello di <Tim>
in <Avea> e l'annunciata acquisizione da parte di
<Unicredito-Koc> del 57% delle azioni <Yapi
Kredi>. |
Nonostante la
crescita riportata durante l'ultimo anno, gli Investimenti Diretti
Esteri in Turchia sono ancora scarsi, rispetto alle potenzialità ed
ai bisogni del Paese.
La Turchia ha attirato Ide per 500 milioni di dollari nel 2002,
circa 1 miliardo di dollari nel 2003 e 2.4 miliardi nel 2004, ma gli
analisti si attendono che l'ormai chiara prospettiva di avvio dei
negoziati con l'Unione Europea e la sempre maggiore stabilità
macro-economica possano portare investimenti per un valore pari a 4
-5 miliardi di dollari nel 2005. Positiva comunque la performance
italiana, che vanta all'attivo importanti investimenti quali
quello di <Tim> in <Avea> (40%) e l'annunciata
prossima acquisizione, da parte di <Unicredito-Koc>, del 57%
delle azioni <Yapi Kredi>, per un valore di quasi 2 miliardi
di dollari, senza contare gli investimenti "storici" di
<Fiat>, <Pirelli>, <Barilla>. (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005
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UNA MAGGIORE
COMPETITIVITA'
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L'ha
sollecitata il ministro dell'Industria ali Coskun che ad Adana
si è soffermato sul discorso dei mercati globali. La positiva
esperienza del gruppo Zorlu. |
Durante un meeting organizzato
nei giorni scorsi dalla Camera dell'Industria di Adana, il
Ministro dell'Industria Ali Coskun
ha affermato l'importanza, per la Turchia, di investire in
ricerca e sviluppo per guadagnare competitività sui mercati
globali. Gli stanziamenti di bilancio per questo tipo di attività,
attualmente scarsi, dovranno pertanto aumentare almeno del 2% entro
il 2007, consentendo la creazione di nuovi marchi. E' solo così,
investendo nella qualità del prodotto e tutelandone il nome
(dall'anno scorso la Turchia è entrata nella European Patent
Association con il Turkish Patent Institute), che la Turchia potrà
effettivamente guadagnare vantaggi competitivi, come insegna la
positiva esperienza del Gruppo <Zorlu>, che attualmente
impiega 500 ingegneri nel settore ricerca e sviluppo. (fonte Amb.
d'Ita)
10.03.2005
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PIANO DI
SVILUPPO PRE-ADESIONE
|
In
vista di ciò l'Agenzia turca per la Pianificazione indirà
quanto prima delle gare internazionali per la selezione di
società di consulenza che assistano il Governo nella
determinazioni delle priorità regionali e settoriali. |
L'Agenzia di Stato per la
Pianificazione indirà a breve delle gare internazionali per la
selezione di società di consulenza che assistano il Governo nella
determinazione delle priorità regionali e settoriali in vista della
preparazione di un piano di sviluppo nazionale "pre-adesione"
che consenta di utilizzare al meglio le risorse economiche che
l'Unione Europea metterà a disposizione. I fondi attualmente
stanziati ammontano a circa 300 Milioni di euro per l'anno in
corso, a valere sui fondi del programma Phare, mentre dal 2007 la
Turchia beneficierà, insieme alla Croazia e ad altri Paesi dei
Balcani Occidentali, del nuovo strumento finanziario pre-adesione
nel quadro delle prospettive finanziarie 2007-2013. (fonte Amb.
d'Ita)
10.03.2005
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BACHECA
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<Deutsche
Telekom> e <Belgacom> si ritirano dalla gara per la
privatizzazione della <Turk Telekom>. Prolungati al
giorno 8 aprile i termini di scadenza per la privatizzazione
di <Tekel>. Chi sono le compagnie interessate. |
La <Deutsche
Telekom> e la <Belgacom>, unite in Consorzio per
partecipare alla gara per la privatizzazione del 55% della <Türk
Telekom>, hanno entrambe annunciato il loro ritiro dalla gara,
che si chiuderà il 31 maggio. Sono attualmente in corso i lavori di
una commissione ad hoc che
dovrà definire il prezzo di vendita.
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L'Amministrazione per le Privatizzazioni ha esteso all'8 aprile
p.v. i termini di scadenza della gara per la privatizzazione della
<Tekel> (Monopoli di Stato per i Tabacchi), inizialmente
indicati al 4 marzo, motivando questa decisione con l'esigenza di
offrire più tempo, alle aziende intenzionate a partecipare, per
preparare la necessaria documentazione. Tra le compagnie interessate
figurano la <British American Tobacco> e la
<Japan Tobacco>, che nel 2003 aveva già partecipato
con un'offerta di $1.15 miliardi alla prima gara di
privatizzazione, poi annullata dall'Amministrazione
per le Privatizzazioni per carenza di offerte. (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005
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GIRO DI
DENARO
|
Il
Gruppo <Kukurova> ha ripagato alla <Yedi Kredi>
interessi sul proprio debito pari a 101.4 milioni di dollari
nel quadro di un accordo di ristrutturazione. |
Il Gruppo <Cukurova>,
che la scorsa settimana aveva annunciato la vendita a <JP
Morgan> dell'1.65% delle sue azioni in < Turkcell> per un
valore di circa 170 milioni di dollari, ha recentemente ripagato
alla <Yapi Kredi>, la
banca un tempo controllata dal gruppo, interessi sul proprio debito
pari a 101.4 milioni di dollari nel
quadro dell'accordo di ristrutturazione finanziaria tra la banca
ed il Gruppo <Cukurov>a. Quindici milioni di dollari sono
stati altresì esborsati dal Gruppo a parziale saldo del debito con
il Fondo di Risparmio, Assicurazione e Deposito (Tmsf), in conformità
con l'accordo siglato nell'agosto del 2004. (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005
|
INDICATORI MACRO-ECONOMICI
PNL
(primi 9 mesi 2004) 9.7
PNL pro-capite: US $ 4.112
(2003)
PIL US $ 293.4 mld (2004)
Inflazione a fine 2004
(prezzi al consumo): 9.32% (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005
INTERSCAMBIO ITALIA-TURCHIA
| I
dati relativi all'intero 2004 fanno registrare un record
assoluto: 11.45 miliardi di dollari con un aumento del 33%
rispetto all'anno precedente. Stretta complementarietà tra i
sistemi produttivi |
I
dati relativi all'intero 2004 fanno registrare un record assoluto
nell'interscambio italo-turco: 11.45 miliardi di dollari, con un
aumento del 33% rispetto al 2003. Con esportazioni verso la Turchia
pari a 6.85 miliardi di dollari ed importazioni pari a 4.60 miliardi
di dollari, l'Italia ha riportato un saldo attivo della bilancia
commerciale pari a 2.25 miliardi. L'aumento delle esportazioni
italiane nel 2004 è stato
particolarmente significativo nei settori delle macchine utensili
(+78%), degli autoveicoli (+23) e delle relative parti di ricambio
(33%), dei prodotti chimici (+24%), degli apparecchi per uso
domestico (+22%), dei prodotti petroliferi raffinati (+83%). Come si
può evincere da tali dati, la parte maggioritaria (oltre il 70%)
delle forniture italiane è legata ai beni strumentali ed intermedi,
confermando la stretta complementarità fra i due sistemi
produttivi. (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005
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CONFEDERAZIONE
IMPRENDITORI ITALIANI NEL MONDO
|
Una
lettera con la quale il vicepresidente della Ciim, Aldo
Kaslowki, invita ad aderirvi e a firmare la scheda di
registrazione. |
La
Confederazione degli imprenditori Italiani nel mondo, il cui
presidente Onorario è il Ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko
Tremaglia, è stata istituita il 20 giugno 2004 quale punto di
incontro e di scambio di esperienze, di contatti e di idee tra
l'imprenditoria italiana attiva all'estero e il tessuto
imprenditoriale nazionale. Di seguito lo statuto della Ciim, una
lettera con cui il vice Presidente Aldo Kaslowki invita gli
imprenditori italiani in Turchia ad aderire e la scheda di
registrazione.(fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005 |
PROTOCOLLO DI KYOTO ED OPPORTUNITA'
|
I
vantaggi che ne vengono anche per le imprese italiane che,
grazie ai Meccanismi di Joint Implementation, già guardano a
Paesi come la Turchia. Informazioni più dettagliate sul sito
www.meccanismiflessibili.it |
Il protocollo di Kyoto apre nuove
interessanti possibilità per le imprese operanti all'estero che
siano interessate ad attuare progetti suscettibili di ridurre le
emissioni di gas serra. Come noto, l'Italia è vincolata a norma
di Protocollo (in vigore dal 16 febbraio) a ridurre nel periodo
2008-2012 di circa il 6.5 % le proprie emissioni di gas-serra. Il
Protocollo consente tuttavia, attraverso i cosiddetti "Meccanismi
Flessibili" di realizzare tali riduzioni anche al di fuori del
territorio nazionale, acquisendo in tal modo crediti di emissione.
In particolare, i Meccanismi di Joint Implementation
(J.I.) permettono ai Paesi con vincoli di emissione (Paesi
industrializzati o ad economia di transizione, elencati
nell'annesso I ) di realizzare progetti che mirano alla riduzione
delle emissioni in altri Ppaesi con vincoli di emissione (tra cui la
Turchia). Al fine di agevolare l'utilizzazione di tali strumenti,
il ministero dell'Ambiente ha attivato uno "Sportello
Meccanismi" per la elaborazione e l'esame di progetti la cui
realizzazione comporti una riduzione delle emissioni di gas ad
effetto serra. Informazioni più dettagliate possono essere reperite
attraverso il sito del Ministero dell'Ambiente all'indirizzo
http://www.meccanismiflessibili.it
(fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005
|
ATTIVITA' INSME
| Aggiornamenti sull'attività dei
prossimi mesi. Il meeting di Barcellona (13-15 aprile)
e quello di Ginevra (11-15 aprile) |
Si riportano di seguito alcuni
aggiornamenti sull'attività <Insme> nei prossimi mesi.
L'<Insme> (International Network for Small and Medium-Sized
Enterprises) e' una associazione no profit la cui missione e'
quella di promuovere la cooperazione internazionale e le partnership
pubbliche e private nel settore dell'innovazione tecnologica e del
trasferimento di tecnologia alle piccole e medie imprese, anche
attraverso il dialogo multilaterale e la cooperazione Nord-Sud.
1.
INSME ANNUAL MEETING 2005
"International co-operation to seize innovation opportunities
for SMEs"
Barcelona, 13-15 April 2005
World Trade Center
For
registration:
www.annualmeeting2005.insme.org
For information contact:
secretariat@insme.it
2) TRAINING
PROGRAMME
WIPO-INSME International Training Programme on Intellectual Property
and Management of Innovation in Small and Medium-sized Enterprises
11 - 13 May 2005
WIPO headquarters, Geneva
The
INSME
Association <http://www.insme.org/>
in cooperation with the
World
Intellectual Property Organisation (WIPO) <http://www.wipo.int/>
- is organising a joint International Training Programme on
Intellectual Property and Mangement of Innovation in Small and
Medium-sized Enterprises.
The training programme will take place at WIPO's Headquarters
in Geneva (Switzerland) from the 11 - 13 May, 2005. The main
objective of the course is to provide participants with the
knowledge and an Intellectual Property Rights (IPRs) foresight in
applying innovation in Small and Medium Enterprises.
Participation is open to the staff from public and private
intermediary organisations interested in IPRs' and Innovation
issues. As the previous courses
organized
by INSME, it will have both a theorical and practical approach. The
knowledge will be based on international experiences.
The payment of a tuition fee is foreseen for participation in the
course.
For information contact:
secretariat@insme.it
(fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005
|
INVESTIMENTI
|
La
vendita della società vedrà andare agli stranieri il 14.7
per
cento di un 65.76 %. Come si svolgono le operazioni.
L'interesse della
Russia.
|
Ferit Sahenk,
Ceo of Dogus Holding, has said that developments in the economy are
promising in terms of foreign investments. "What has been done
in the last two years show that government's performance is not at
all bad," he said.
According to Sahenk, who specifies that the toughest part of the
International Monetary Fund (Imf)-supported program has been passed
and that it now depends on foreign investment income. He points out
that these will no longer be just words and must be realized as real
investments, and foresees a foreign capital boom in the second half
of the year. "Why wouldn't there be a $20-billion foreign
investment would come to Turkey?" asks Sahenk, continuing:
"Given the necessary infrastructure and transparency for
investment, there is no limit to the money that could flow into
Turkey."
Speaking to reporters at the Geneva Automobile Fair (March 1),
Sahenk stressed that there is a great liquidity in the world and
many companies are looing for new investment areas. Sahenk also
prompted German automotive manufacturer Volkswagen, which Dogus
distributes in Turkey, to consider investing in Turkey. Sahenk
explained that both Volkswagen and world automotive sector have
their own peculiar problems and went on: "We would like
Volkswagen to invest in Turkey. If so many firms have invested in
Turkey, Volkswagen should take this into account. I think if the
conditions become right, investment will come." (Memduh
Taslicali/Zaman)
10.03.2005
|
CARTA DI
CREDITO, SALDI E DEBITI
|
Come
i turchi sono i migliori nell'ottemperare ai propri impegni così lo sono nell'uso della card. A sottolinearlo il
direttore della
<Inter-bank Card Central> (Bkm), Sertac Ozinal.
|
Inter-bank
Card Central (Bkm) General Manager Sertac Ozinal takes offense at
criticism that people cannot handle credit card debt.
Ozinal said that the Turkish public is better at paying off
debt than Europeans, "The total rate of unpaid debt in Turkey
is 4-5 percent, while the total number of customers is 2-3 percent.
However, European and world rates are at between 9-10 percent. 97-98
percent of the customers use their cards easily." He believes
that the interest in the highly criticized credit cards is higher in
Turkey than in
Europe, while the cost of money is lower. One must think of credit
cards as a tool that facilitates payments, Ozinal suggests, and
spend money according to one's income in order to avoid debt
problems.
Ozinal said credit cards became an issue following a public
announcement regarding a draft law prepared by the Banking
Regulation and Determination Institution regarding credit cards.
Ozinal stressed that they have not noticed any unreasonable expenses
in the credit card system, and noted the public's sensitivity
regarding payments.
According to the Card Center Manager, the rate of those who do not
pay their debts even though they have sufficient funds, is lower
than in European union conuntries. (Ismail Altunsoy)
10.03.2005
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MISURE
CONTRO IL GIOCO D'AZZARDO
|
La
mobilitazione del Governo turco per quanto riguarda l'on line.
Le misure di contrasto prevedono il blocco dei siti, il
controllo delle transizioni via carta di credito e
l'introduzione di nuove tasse. |
Il Governo della
Turchia su mobilita contro i giochi d'azzardo on line. Ministri e
organizzazioni non governative si dicono infatti pronti a lanciare
una vera e propria offensiva contro il gioco d'azzardo on line e le
scommesse, due fenomeni diventati estremamente popolari in Turchia
negli ultimi tempi. Le misure di contrasto - spiega l'Agicos -
prevedono il blocco dei siti web, il controllo delle transizioni via
carta di credito e l'introduzione di nuove tasse. Il numero di siti
che offrono servizi per il gioco d'azzardo illegale e le scommesse
on line sta crescendo giorno per giorno nello stato di Ankara e una
commissione | | | |