Arretrati 

Anno 6° N.9

Cari amici, <Turchia Oggi> - sito indipendente e che va avanti con le proprie forze - non se la passa troppo bene. Se potete, dateci una mano. Intendiamoci, non vi chiediamo denaro. Nemmeno un euro. No, quello che vi chiediamo è che ci stiate vicini adoperandovi in giro e spendendo parole buone nei nostri confronti. In altri termini, trovateci un po' di pubblicità o qualche sponsorizzazione. Altrimenti saremo costretti a chiudere. Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti, quanto basta. Grazie per quello che farete, la direzione.

L'EROE CALIPARI

<Turchia Oggi> si associa al dolore di tutto il Paese per la tragica fine di Nicola Calipari, il funzionario dello Stato che ha donato la propria vita per salvarne un'altra. Quello che chiediamo adesso è che la verità di quanto accaduto non venga distorta per sottili calcoli politici e diplomatici.

Nicola_CalipariL'ultimo_saluto_della_moglieCari amici, anche noi di <Turchia Oggi> vogliamo ricordare Nicola Calipari che avevamo conosciuto anni addietro quando ricopriva a Roma un alto incarico presso la Polizia di Stato e del quale avevamo apprezzato l'alto senso di professionalità e le grandi qualità umane. Quello che è successo a Baghdad - al di là di una reale ricostruzione dei fatti - altro non è che la conseguenza dell'altissima tensione che ormai la fa da padrona tra i cosiddetti "tutori della pace" in terra mesopotanica. Noi non sappiamo, né lo sapremo mai, se l'auto - sulla quale viaggiavano l'uomo del Sismi e la giornalista Giuliana Sgrena - si stata fatta oggetto volutamente del "fuoco amico" da parte dei soldati americani. Una cosa è certa: questi hanno il grilletto facile e non vanno tanto per il sottile, sia quando si tratta di sparare, sia quando si tratta di compiere atti di forza nei confronti di militari di altri Paesi. Basterebbe pensare a quello che era capitato - giusto qualche mese fa - ad un piccolo drappello turco vicino la città di Kirkuk costretto a consegnarsi agli americani e tenuto per ore prigioniero solo perché l'U.S Force non gradiva intromissioni armate nella loro zona di operazioni. Washington parla di fatalità e noi possiamo anche crederci. In guerra può capitare. L'importante è che qualcuno paghi e non il solito soldatino sul quale scaricare le responsabilità degli alti vertici. L'Italia non può essere sempre quella di Cermis.
10.03.2005

UN 8 MARZO DA DIMENTICARE

La polizia turca contro il corteo delle donne ad Istanbul. L'Europa protesta con la Turchia. Governo in imbarazzo. Come si può comunque strumentalizzare una festa.

La_manifestazione_delle_donne_ad_Istanbul"Almeno questa volta non ci hanno aizzato contro i cani, se li sono tenuti al guinzaglio. Ma per il resto la violenza della polizia è stata terribile: gas urticanti sparati in faccia, manganellate, botte e calci in bocca. E tutto contro una manifestazione pacifica per la Festa della donna" racconta al Corriere Lerzan Tascier, capo dell'associazione turca per i diritti umani Ihd, testimone di quanto è successo domenica a mezzogiorno in pieno centro di Istanbul. Immagini di violenza e di sangue che le tv nazionali hanno trasmesso e i giornali locali pubblicato. E che hanno suscitato lo "choc" forse non tanto dei turchi (la repressione violenta di manifestazioni non è una novità), ma certamente della "troika" europea: gli alti rappresentanti di Bruxelles guidati dal commissario per l'allargamento Olli Rehn, che erano arrivati ad Ankara per valutare i progressi del governo in vista dell'avvio dei negoziati per l'adesione, il 3 ottobre.
"
La manifestazione era stata organizzata da una ventina di associazioni di donne della sinistra, l'unico scopo era leggere pubblicamente un documento sul significato dell'8 marzo, tutto legale" spiega Lerzan, 43 anni, co-autrice di un libro sull'ex deputata curda Leila Zana incarcerata per anni ad Ankara. Altre iniziative di piazza per la Festa della donna s'erano già tenute sabato, dice, una la domenica stessa nei quartieri asiatici della città. E senza repressione. "Questa invece, che ha riunito inizialmente circa 2 mila persone, era nella parte europea: è partita vicino agli uffici del sindaco a Sarachane, ha tentato di arrivare fino a Beyazit dove doveva esserci il comizio. Ma la polizia ha attaccato dall'inizio alla fine: donne, uomini, perfino i giornalisti per impedire loro di lavorare". Con un totale di 63 arrestati, di cui sette in carcere, molti feriti e ricoverati per le botte e i gas. "E' ancora uno Stato di polizia questo - conclude Lerzan - che negli ultimi mesi è tornato ai vecchi metodi.
Solo qualche settimana fa erano state le donne dell'Associazione per i diritti dei detenuti politici (di cui è iniziata negli ultimi tempi una prudente scarcerazione) a venir attaccate davanti al Palazzo di giustizia di Istanbul. Prima di quell'episodio, per qualche mese, c'era stata una relativa calma, in linea con il difficile e lento movimento di riforme in corso nel Paese che vuole entrare nell'Ue. Ma andando indietro nelle cronache emergono tantissimi episodi di repressione violenta contro studenti, operai, intellettuali, altre componenti della società civile. Senza risparmiare le donne, naturalmente, dalle curde alle femministe (le uniche che sfilano senza uomini), dalle comuniste alle islamiche, che protestano in difesa del "diritto al velo" con il quale non possono entrare nelle università. Spesso gli scontri erano stati proprio in occasione dell'8 marzo, una festa che ogni anno viene repressa e ogni anno risorge. Altre volte gli attacchi della polizia avevano assunto una cadenza regolare. Come nel caso delle famose "madri del Sabato", mamme e nonne dei "desaparecidos" curdi e non, che per anni hanno protestato ogni fine settimana nella Piazza di Galata Sarai a Istanbul e per anni sono state regolarmente arrestate e picchiate. Fino alla dissoluzione dell'associazione, tre anni fa, e al tacere delle proteste. "I diritti delle donne sono una parte importante nei dossier in discussione con il governo turco - hanno dichiarato ieri i tre rappresentati dell'Unione Europea -, siamo preoccupati nel vedere l'uso di una forza tanto sproporzionata, proprio alla vigilia della nostra visita".
E proteste ancora più dure sono arrivate da Strasburgo: il presidente dell'Europarlamento Josef Borrell ha condannato "nella maniera più forte la repressione di cui sono state vittime le donne in Turchia" ricordando ad Ankara "gli impegni presi" e chiedendo "sanzioni contro gli autori di questi atti inqualificabili e incompatibili con le ambizioni della Turchia di far parte un giorno dell'Ue". Una reazione a cui il governo turco ha risposto con toni più arrendevoli del solito: consapevole dell'autogol, il ministro degli Esteri Abdullah Gul ha detto di provare "rincrescimento" per l'evento e promesso l'apertura di un'inchiesta sull'operato delle forze dell'ordine. "Tutti devono rispettare la legge e se la gente non lo fa la polizia deve stare attenta a come reagisce" ha però aggiunto. Una frase che, secondo Lerzan e le sue compagne che hanno partecipato alla manifestazione, significa che il principale torto, per il Governo, resta dalla parte delle donne che hanno protestato "illegalmente". (Cecilia Zecchinelli/ Corriere della Sera)
Su quanto successo ad Istanbul abbiamo riportato un articolo del <Corriere della Sera> convinti che il reportage della collega Cecilia Zecchinelli rispecchi né più né meno i fatti. Ci sia permessa però una piccola considerazione. Se da una parte infatti siamo molto preoccupati per una certa involuzione che attraversa la Turchia dal punto di vista del riconoscimento dei diritti alle donne - e ciò facendo un torto a Kemal Ataturk che già nel lontano 1926, con la concessione del voto al gentil sesso, aveva fatto tanta strada in più rispetto ad altri Paesi europei - dall'altra non possiamo non sottolineare la convinzione che dietro certi manifestazioni femminili come quella di Istanbul del 7 marzo ci sia un piano ben preciso di destabilizzazione della Turchia. Attenzione! Quando si parla di sinistra in questo Paese non è difficile una identificazione con le fasce più estremiste di alcuni movimenti che vogliono il dissolvimento e la disgregazione dello Stato turco. Un corteo può anche essere strumentalizzato per portare a buon fine certi obiettivi. Ci vengono da ricordare le manifestazioni degli autonomi nella seconda metà degli <anni settanta> in Italia quando si cercava a tutto costi il morto (vedi Giorgiana Masi) per dimostrare che il Governo era repressivo e assassino. Oggi come oggi, con i cameramen che riprendono ogni particolare dei cortei, quello che rimane ben visibile non è quello che si nasconde dietro a slogan e cartelli. No, sono le manganellate da parte della polizia che colpiscono. E queste fanno una cattiva impressione sull'opinione pubblica. Come sempre, l'Unione Europea con i suoi interventi, a caldo ed irriflessivi, non capisce nulla o fa finta di non capire. L'impressione è che Bruxelles si sia già stancata della Turchia e trovi ogni scusa per allontanarsi da Ankara. Sta a questa non mostrare il fianco ad ulteriori critiche.
10.03.2005

I MESSAGGI DI SEZER ED ERDOGAN

Il Capo dello Stato ed il Primo Ministro turchi li hanno indirizzati nella giornata della Festa della Donna per sottolineare l'approfondimento di tutti i diritti.

La giornata della donna è stata celebrata con varie manifestazioni in diverse città della Turchia, svoltesi generalmente senza incidenti secondo quanto riferiscono le Tv turche.
Anche a Malatya, dove nel corso di una manifestazione non autorizzata, 9 persone (tra cui 5 donne) sono state fermate dalla polizia, non vi sono stati scontri - secondo quanto ha affermato la rete privata <Ntv>.
Ad Istanbul, oltre agli slogan per una maggiore difesa dei diritti e della dignità delle donne, i numerosi manifestanti, raggruppatisi in 4 diversi quartieri, hanno protestato in
particolare contro l'uso sproporzionato della forza usata dalla polizia nella manifestazione per l'8 marzo domenica nella stessa Istanbul.
Il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer ed il premier Erdogan hanno entrambi diffuso un messaggio in cui si afferma che l'approfondimento dei diritti politici, sociali ed economici, delle donne aiuterà lo sviluppo della società.
Il ministro degli Esteri Abdullah Gul ha affermato, nel corso di una cerimonia per l'8 marzo che ''l'obiettivo del Governo turco è creare una Turchia ricca e moderna, che rispetti tutti i diritti umani, inclusi quelli delle donne''.(Ansa)
10.03.2005

LA VERIFICA DEL GENOCIDIO

Il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, esorta gli storici a fare chiarezza: intanto con il consultare gli archivi del suo Paese e poi perché Francia, Germania ed Inghilterra facciano lo stesso.

In quello che appare un piccolo, ma significativo passo, il Primo Ministro turco Recep Tayyp Erdogan ha esortato gli storici ad esaminare gli archivi del suo Paese per stabilire la verità sul genocidio di oltre un milione di armeni fra il 1915 e il 1923, di cui Ankara ha sempre negato l'esistenza. Il 90esimo anniversario del massacro verrà ricordato il 24 aprile dagli armeni di tutto il mondo.
''Abbiamo aperto i nostro archivi ufficiali a chi sostiene che vi è stato il genocidio''- ha detto in una conferenza stampa ieri ad Ankara - ''Se sono sinceri dovrebbero aprire anche i loro''. Erdogan si riferiva alla Germania, alleata della Turchia nella prima guerra mondiale, e a Gran Bretagna e Francia che occuparono parte del Paese dopo il crollo dell'Impero Ottomano. 
 ''Gruppi di storici delle due parti possono condurre studi in questi archivi- ha detto il premier riferendosi a turchi e armeni - non vogliamo che le future generazioni vivano sotto l'ombra dell'odio e del risentimento''.
Ufficialmente Ankara ha sempre negato l'esistenza del genocidio degli armeni, ma un piccolo gruppo d'intellettuali turchi ha cominciato a mettere in dubbio la versione ufficiale. Lo scrittore Orhan Pamuk ha ricevuto minacce di morte dopo aver ammesso il mese scorso con un giornale tedesco che ''un milione di armeni vennero uccisi in Turchia''. I parlamenti di Francia, Canada e Svizzera hanno approvato risoluzioni in cui si afferma che gli armeni sono stati vittime di un genocidio e la questione del riconoscimento ufficiale turco di quanto è avvenuto è stata posta da diversi membri dell'UE in relazione al futuro ingresso della Turchia nell'Unione Europea. (Adnkronos)
10.03.2005

IL PUNTO DI VISTA

Secondo alcuni osservatori UE, la Turchia sarebbe più critica di altri Paesi nei confronti degli Usa sul ruolo che questi giocano in favore della pace e contro il terrorismo.

According to the Euro Barometer's people of Europe survey, Turkey was the most critical of the US. The survey of European people's opinions is conducted every spring and fall.
According to the Euro Barometer, which is conducted between October 2nd and November 8th in 30 countries (25 member, 4 four candidates and Northern Cyprus), Southern Cyprus Greek Republic and Turkey were the most critical of the US. The percentage of those who think the US 'plays a positive role on behalf of world peace' was 22 percent across the EU, only 13 percent in Turkey. While 39 percent of EU citizens think the US plays a positive role in fighting terrorism, only 10 percent in Southern Greek Cyprus and 12 percent in Turkey agreed.
According to the survey, the Southern Greek Cypriot Administration, Turkey, Greece, the Turkish Republic of Northern Cyprus (Trnc), France, and Belgium were most critical of the US. The survey of 21 countries distributed by the British Broadcasting Company (BBC) asked, "Has the re-election of George W. Bush as the US president brought the world to a more dangerous place?" Turkey reacted most negatively with 82 percent of Turks expressing anti-Bush sentiments. The survey also found that 63 percent of Turks think of the EU positively. 59 percent of Turks support the EU constitution. This percentage rises to 68 percent among EU member citizens. Turkey backed EU member countries on subjects like common defense and common foreign policy. According to this, 54 percent of Turkish participants in the survey support common defense and 61 percent support common security.
According to the survey's section on Turkey, 71 percent of Turkish people seem satisfied with their lives and 43 percent are optimistic about their future. 41 percent of the participants said they believe Turkey's economic state will get better in the coming years.
For Europeans, 81 percent are satisfied with their lives and 35 percent note that they are hopeful about the future. According to the survey, unemployment and economic status are priority subjects for both Europeans and Turks. When asked "What do you think the most important subjects are for your country today?" 62 percent of EU member citizens said unemployment, 27 percent said the economic situation, and 24 percent said crime. 74 percent of Turks said unemployment, 46 percent said the economic situation, 18 percent said terrorism, and 16 percent said inflation. (Salih Boztas/Zaman)
10.03.2005

MICHELINE CALMY-REY AD ANKARA

La consigliera federale vodese sarà ricevuta dai rappresentanti del Governo turco a fine mese. Una visita che avrebbe dovuto farsi prima ma che poi fu annullata.

Micheline_Calmy_ReyLa consigliera federale Micheline Calmy-Rey andrà in Turchia alla fine del mese. Lo ha indicato all'<ats> il Ministero degli esteri turco precisando che la responsabile della diplomazia svizzera sarà ricevuta ad Ankara il 29 marzo per una visita di due giorni. Il viaggio era stato inizialmente previsto per la fine del mese di settembre del 2003: era stato annullato a causa di attriti sulla questione armena.
Il Gran Consiglio vodese aveva riconosciuto il massacro degli armeni del 1915 da parte dell'Impero ottomano come genocidio. La Turchia, irritata da questa iniziativa, aveva rinviato il viaggio della ministra degli esteri elvetica a data da definire. Gli attriti erano stati risolti con la visita ad Ankara, durante l'estate scorsa, della Commissione della politica estera (Cpe) del Consiglio degli Stati. (Ticin@line)
10.03.2005

NUOVI RAPPORTI INTERNAZIONALI

Ad Ankara si cerca di trovare una via d'uscita all'empasse che negli ultimi due anni si è venuta a creare circa i rapporti con gli Stati Uniti. Una analisi di Carlo Frappi.

Condoleezza_RiceIl_ministro_degli_esteri_turco_Abdulla_Gui_in_una_foto_AnsaIl voto con il quale, il 1° di marzo 2003, la Grande Assemblea Nazionale Turca respingeva un provvedimento legislativo volto alla concessione del territorio turco al dispiegamento delle truppe statunitensi, in vista dell'imminente apertura delle ostilità contro il regime di Saddam Hussein, segnava il punto più basso delle relazioni bilaterali tra i due paesi dell'ultimo quarto di secolo.
Al di là delle ragioni contingenti alla base del rifiuto parlamentare - di quella decisone bollata dal vice Segretario alla Difesa statunitense Wolfowitz come "un grande, grande errore" - quello stesso rifiuto segnava uno dei più alti picchi del difficile processo di democratizzazione avviato in Turchia. Per la prima volta, infatti, l'establishment militare, tradizionale guardiano dell'interesse nazionale turco e fedele alleato statunitense, non gettava il proprio peso a favore di una decisione che avrebbe potuto generare - come di fatto genererà - un momento di forte tensione con l'alleato statunitense. Per la prima volta, ancora, a far sentire chiaramente la propria voce - sulla scelta dei militari prima ancora che su quella del parlamento - era un'opinione pubblica che, per la stragrande maggioranza contraria all'intervento in Iraq, organizzava, in previsione del passaggio parlamentare del provvedimento in questione, massicce manifestazioni di piazza. Per la prima volta, infine, la Grande Assemblea Nazionale Turca, dominata da un'ampia maggioranza facente capo al Partito di matrice islamico-conservatrice della Giustizia e dello Sviluppo (Adalet ve Kalkinma Partisi, Akp), si riappropriava di prerogative, e di un potere decisionale, troppe volte in passato sottrattole. Non è un caso, a questo riguardo, che, con il cessare della fase delle operazioni militari in Iraq e con l'apertura del difficile processo di stabilizzazione ancora in atto - sia pure innanzi alle nuove problematiche che tale processo, con particolare riferimento agli sviluppi della questione curda, presentava per Ankara -quello stesso parlamento, il 7 ottobre, approvasse a larga maggioranza un provvedimento volto a conferire al governo la possibilità di inviare in Iraq truppe di peacekeeping - possibilità che, peraltro, sarebbe presto sfumata innanzi alle resistenze del nuovo Consiglio di Governo Iracheno.
Dimostrata così a Washington la propria volontà di porsi, nei piani statunitensi per il Medio Oriente, come fattore di stabilizzazione regionale. L'Akp poteva proseguire sul duplice percorso intrapreso all'indomani della vittoria elettorale del novembre 2002. In primo luogo, infatti, e con risoluta decisione, veniva portato avanti quel processo di riforma interna reso più urgente, da un lato, dagli accordi di riforma economico-finanziaria stipulati con il Fondo Monetario Internazionale a partire dal 2001 e, dall'altro e più significativamente, dalla prospettiva di ingresso a pieno titolo nell'Unione Europea - una prospettiva resa sempre più credibile dai segnali incoraggianti provenienti dai Consigli Europei del dicembre 2002 e 2003. D'altro canto, e contemporaneamente, Ankara sviluppava il vettore regionale della propria politica estera, un vettore essenzialmente incentrato sulla necessità, fermi restando i rapporti bilaterali economici e militari con Israele, di superare i motivi d'attrito con i propri vicini. In tale prospettiva si collocavano dunque, nel gennaio 2004, le visite incrociate del Ministro degli Esteri Gul a Teheran e la storica visita del Presidente siriano Asad ad Ankara. Visite cui fecero seguito, a stretto giro di vite, la stipulazione di una serie di accordi economici ed in materia di sicurezza.
Washington e il modello turco
La portata dei cambiamenti di rotta imposti dalla leadership dell'Akp alla politica estera di Ankara, ed, in particolare, il significato che questi andavano assumendo rispetto all'area mediorientale, non è a lungo sfuggita ai policy makers statunitensi. A segnalare il primo, deciso, rinsaldamento dei legami bilaterali dei due Paesi e, significativamente, la coincidenza degli interessi rispetto al Medio Oriente, contribuiva la visita di alto profilo effettuata dal Primo Ministro Erdogan negli Stati Uniti alla fine di gennaio 2004. In tale occasione, difatti, veniva per la prima volta discusso il ruolo che la Turchia, paese a maggioranza musulmana caratterizzato da un deciso attaccamento ai precetti della democrazia e del secolarismo, poteva svolgere nell'ambito delle iniziative regionali statunitensi. Nello specifico, il riferimento andava al nascente progetto del "Greater Middle East" di Washington, progetto volto alla promozione della transizione democratica ed allo sviluppo socio-economico di una regione, quella del Medio Oriente, nella quale la Turchia, come sottolineava Erdogan, poteva assumere un ruolo di "guida nel superare l'instabilità, di forza trainante per lo sviluppo economico e di partner affidabile per garantire la sicurezza". Che dunque Ankara andasse assurgendo, nelle intenzioni e nei progetti statunitensi, ad un ruolo di modello regionale di sviluppo, apparse poi in maniera lampante in occasione del vertice del G8 svoltosi dall'8 al 10 giugno a Savannah, in Georgia. Fu questa, infatti, la sede nella quale venne ufficialmente presentato il progetto rinominato "Broader Middle East and North Africa Iniziative" (Bme). Fu questa, soprattutto, la sede nella quale il ruolo turco venne ufficialmente sancito, nella misura in cui, al contrario di quanto previsto in una prima bozza del progetto, la Turchia veniva invitata non già come paese obiettivo dell'iniziativa, ma, al contrario, come "partner democratico".
Ciò, d'altro canto, otteneva l'effetto quasi immediato di garantire, alla politica estera turca nei confronti dei propri interlocutori musulmani, una credibilità ed un valore aggiunto che non avrebbe mancato di offrire, di lì a breve, i propri frutti. È anche infatti grazie a questo riconoscimento, che, in occasione del summit della Organizzazione della Conferenza Islamica (Oic) svoltosi ad Istanbul dal 14 al 16 giugno successivi, per la prima volta nella storia dell'organizzazione, il candidato turco ha potuto essere eletto a Segretario Generale dell'Oic - con il sostegno decisivo del voto dei Paesi centroasiatici, balcanici ed africani - e presentare, su questa base, un ambizioso progetto di rafforzamento delle prerogative dell'OIC nei confronti delle legislazioni nazionali dei paesi aderenti.
Ankara e la seconda amministrazione Bush
La scelta del neo Segretario di Stato statunitense, Condoleeza Rice, di effettuare, nel corso del suo primo viaggio ufficiale in Medio Oriente, una visita di alto profilo ad Ankara, lo scorso 5 febbraio, sta a sottolineare dunque, una volta di più, l'importanza che l'amministrazione Bush attribuisce alla cooperazione con la Turchia all'indomani dell'apertura del secondo mandato presidenziale.
Sullo sfondo delle ambivalenti decisioni del Consiglio Europeo del 17 dicembre 2004 - che, pur fissando per il prossimo 3 di ottobre la data di apertura dei negoziati per l'ingesso nell'UE, hanno imposto, tra le altre, la difficile condizione del riconoscimento della Repubblica greco-copriota - il vettore statunitense della politica estera di Ankara, potrebbe assumere infatti un nuovo slancio. Consapevole di ciò, negli incontri con il Presidente Sezer, con Erdogan e con Gul, la Rice ha rilanciato il concetto - di clintoniana memoria - della "strategic partnership" tra Stati Uniti e Turchia, concentrando, al contempo, i propri sforzi nel tentativo di rassicurare i propri interlocutori rispetto a quel problema curdo che rimane, a tutt'oggi, la principale fonte di tensione tra i due alleati. Contraddicendo, infatti, quella che è la situazione di fatto venutasi a determinare nel nord dell'Iraq - la costituzione di una forte autorità regionale curda, rafforzata dal successo nella passata tornata elettorale - il Segretario di Stato ha voluto sottolineare l'impegno statunitense a garantire, per il futuro, l'unità dello stato iraqueno e la contrarietà ad un assetto federale basato su distinzioni etniche. Stando alle parole della Rice, infatti, le attuali problematiche connesse al futuro assetto istituzionale iraqueno dovranno essere risolte "in un contesto democratico, che porti tutti gli iraqueni, indipendentemente dalla loro etnia o nazionalità, [...] ad essere rappresentati nel nuovo Iraq". Affrontando poi un altro dei nervi scoperti delle relazioni turco-statunitensi derivante direttamente dalla questione curda, ha ribadito poi "l'impegno americano a liberare le regione [mediorientale] dal terrorismo, compreso quello che potrebbe provenire dal territorio dell'Iraq", rassicurando così la leadership turca della "ferma determinazione" statunitense a prevenire la possibilità di un ritorno delle azioni terroristiche del Pkk - quel Partito dei Lavoratori Curdi che, la scorsa estate ha dichiarato la sospensione del cessate-il-fuoco unilaterale proclamato nella primavera del 2000.
Conclusione
Il voto del 1° marzo 2003 ha rappresentato uno dei più evidenti segnali del travagliato processo di transizione avviato in Turchia sotto la direzione dell'Akp. Una transizione che, a tutt'oggi in pieno svolgimento, marca il passaggio da una fase di lettura ortodossa dell'insegnamento kemalista - e dei suoi pilastri del secolarismo e della occidentalizzazione - ad un nuovo percorso che, pur tenendo fermi quegli stessi insegnamenti ed i risultati da essi ottenuti, punta alla riscoperta della propria identità islamica e della collocazione eminentemente mediorientale degli interessi della nazione turca. Il tutto, inserito ed accompagnato da un processo di progressiva ma convita democratizzazione delle strutture statuali e dei processi decisionali.
Che l'amministrazione Bush abbia colto il valore di tale passaggio, è dimostrato dall'evoluzione che i rapporti bilaterali tra i due Paesi hanno avuto nel corso del 2004, così come dalla volontà, testimoniata direttamente dalla Rice ad Ankara, di cercare una via d'uscita comune ai motivi d'attrito che permangono nelle relazioni stesse. Rimane, tuttavia, da verificare in che misura l'amministrazione Bush riuscirà a far seguire, alle dichiarazioni rilasciate dal proprio Segretario di Stato, un concreto sforzo volto a rassicurare la Turchia rispetto alle preoccupazioni che l'instabilità in Iraq ancora genera. In che misura, ancora, riuscirà a dare valore concreto alle comuni iniziative regionali turco-statunitesi, in particolare a quella iniziativa Bme che ha nel modello turco uno dei suoi capisaldi ed il cui successo appare indissolubilmente legato alla capacità che Washington mostrerà nel dirimere la potenziale contraddizione tra la volontà di favorire la democratizzazione dell'area mediorientale, da un lato, e la contemporanea necessità di portare avanti la guerra al terrorismo contro gli "stati canaglia" della regione, dall'altro. (Carlo Frappi/Equilibri.net)
10.03.2005

I MEDIA METTONO
ERDOGAN SOTTO ACCUSA

Il premier turco, come scrive il giornale <Radikal> poi ripreso dal britannico <The Independent>, si sarebbe accanito contro un disegnatore per una vignetta satirica sulla sua persona di lui.

RadikalIl premier turco Recep Tayyip Erdogan è sotto accusa da parte dei media turchi ed 
internazionali per avere querelato un disegnatore satirico che lo aveva ritratto come un gatto avvolto in un garbuglio di un filo di lana.
La stampa turca riproduce con grande evidenza anche un articolo del quotidiano britannico <The Independent> (edizione del 3 marzo ultimo scorso, n.d. r)), che commentava la permalosità di Erdogan scrivendo: ''Il Primo Ministro turco, che si è sempre presentato come un paladino della libertà di opinione, sta affrontando una tempesta di critiche per aver querelato un disegnatore politico che lo aveva messo in ridicolo''.
Un giudice di Ankara, pur rilevando che ''Erdogan potrebbe essere più tollerante verso le critiche, visto che è stato in galera per avere letto una poesia e si è spesso lamentato per questo'', ha condannato il noto disegnatore, Musa Kart ad un' ammenda equivalente a circa 3.000 euro ''per avere pubblicamente umiliato il Primo Ministro''.
'E' chiaro che Erdogan non tollera in alcun modo le critiche. Il problema è che egli è abituato ad una stampa che lo applaude sempre, come nelle dittature. E perciò trova difficile tollerare anche le critiche più giustificate'', ha scritto il giornale <Radikal>, ricordando che nel 1999 lo stesso Erdogan disse: ''Sono contrario a perseguire i cittadini per le loro opinioni, pensieri o fedi, a condizione che esse non si traducono in atti violenti''. (Ansa)
10.03.2005
Riportiamo di seguito l'artico del quotidiano britannico <The independent>

Turkish fury as Erdogan, champion of free speech, sues over cartoon
By Susan Frazer in Ankara

03 March 2005
La_vignetta_incriminata_di_Musa_KartTurkey's Prime Minister, Recep Tayyip Erdogan, who has presented himself in the past as a champion of free speech, is facing an embarrassing storm of criticism for suing a political cartoonist who poked fun at him.
Mr Erdogan, once imprisoned for reciting a poem that was deemed to be anti-state, took Musa Kart and his newspaper, Cumhuriyet, to court after he was portrayed as a cat entangled in a ball of wool.
He also launched a lawsuit against a small, local newspaper, Sakarya, which reprinted the cartoon. The result has been an untimely debate about freedom of expression in Turkey, just as Mr Erdogan is desperately trying to accelerate the timetable of the country's accession to the EU.
A court in Ankara last week found Kart guilty of "publicly humiliating the Prime Minister" and fined him 5,000 lira (£2,000). Another court, however, threw out the case against Sakarya - and had a sharp word of advice for Mr Erdogan.
"People who are under public light are forced to endure criticism in the same way that they endure applause," Judge Mithat Ali Kabaali said in his ruling. "A prime minister who was forced to serve a long jail term for reciting a poem should show more tolerance to these kinds of criticisms."
Metin Peker, the head of the association of political cartoonists, said the group was "truly saddened to be experiencing such a development at the time when we're in the process of entering the EU".
Mr Erdogan has not commented on the court rulings. But cartoonists, newspapers and some politicians were outraged. "It is clear that Erdogan has no tolerance at all for criticism," the columnist Turker Alkan wrote in the Radikal newspaper on Friday. "The problem is that Erdogan is used to a press that always applauds him. When one gets used to a press support only seen in dictatorships, it must be difficult to tolerate even the most justified criticism."
A former legislator, Aydin Menderes, was quoted in Sabah newspaper as saying that Mr Erdogan should "remember how harshly he criticised previous governments". Mr Menderes, the son of the late premier Adnan Menderes, added that his father was once depicted as a belly dancer and he did not sue. The newspaper Hurriyet on Saturday ran the headline: "A person who served time because of a poem should not do this."
In a show of defiance and solidarity with Kart, the weekly satirical magazine Penguen printed drawings of Mr Erdogan's head attached to a variety of animal bodies on its cover.
In the original cartoon, Mr Erdogan's face was drawn on the body of a cat entangled in a ball of wool. "Stop creating tensions. I promised I would solve this," the cartoon says, poking fun at the problems the government was having with a bill that would have made it easier for religious schools' graduates to enter universities. The bill was vetoed by the secularist President Ahmet Necdet Sezer.
Since coming to office in 2002, Mr Erdogan has made Turkey's drive for membership in the EU a cornerstone of his foreign policy, and has worked to expand freedoms. "I am against imprisoning people for their opinions, thoughts or beliefs, provided these do not turn into actions," Mr Erdogan said in a speech last year referring to the four-month jail term he served in 1999 for reciting an "inflammatory" poem.
This is the second time Mr Erdogan has taken legal action against a cartoon. Last year a court fined the left-wing newspaper Evrensel 10,000 lira for a cartoon which portrayed Mr Erdogan as a horse

RTCN: IL NUOVO PREMIER

L'incarico è stato conferito dal presidente della Repubblica, Rauf Denktash, a Mehmet Ali Talat. "Ci stiamo avvicinando ad una svolta cruciale sul conflitto", ha dichiarato questi ai giornalisti appena eletto.

Mehmet_Ali_Talat_assieme_a_Rauf_DenktashIl leader turco-cipriota Rauf Denktash ha incaricato il Primo ministro uscente Mehmet Ali Talat, di formare il nuovo Governo della Repubblica turca di Cipro del Nord (l'autoproclamata Rtcn). Lo ha annunciato lui stesso ai giornalisti. 
Il Partito repubblicano turco (Ctp, di centro-sinistra), guidato da Ali Talat, ha ottenuto il 44.5% dei voti nelle elezioni legislative che si sono svolte lo scorso 20 febbraio nella zona turca di Cipro. Il Ctp ha 24 dei 50 seggi nell'assemblea della Rtcn, un risultato che non gli permette di formare da solo il nuovo Governo. ''Noi gli diamo fiducia'', ha dichiarato Denktash. Ali Talat, interrogato dai giornalisti, si è rifiutato di dire con quale altro partiti intenda formare la prossima coalizione di governo. Secondo gli analisti, probabile sarà ancora un'alleanza con il partito democratico (Dp, centro- destra), guidato da Serdar Denktash, figlio di Rauf, che ha sei deputati in Parlamento. ''Ci stiamo avvicinando ad una svolta cruciale'' sul conflitto cipriota, si è limitato ad affermare Talat, sostenitore della riunificazione dell'isola, divisa tra parte greca e parte turca da più di 30 anni. 
La vittoria di Ali Talat, è stata interpretata come un segnale evidente della determinazione turco-cipriota di trovare una soluzione alla spartizione dell'isola è di mettere fine all'isolamento della Rtcn, riconosciuta dalla sola Turchia. 
(Ansa-Afp
10.03.2005

FIRMEREMO QUANDO VERRA' IL MOMENTO

Su Cipro Nord il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, ha fatto il punto della situazione dopo l'incontro ad Ankara con la troika UE, Jean Asselborn (ministro degli Esteri lussemburghese), Denis MacShane (ministro della Gran Bretagna per l'Europa) e Olli Rehn (Commissario europeo per l'Allargamento).

Il_ministro_Abdullah_Gul_con_la_troika_ad_AnkaraErdogan_riceve_RehnLa Turchia firmerà il protocollo di estensione del suo accordo di unione doganale con Bruxelles ai nuovi paesi-membri dell'Unione europea (tra cui Cipro, ndr) "quando verrà il momento". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, nel corso di una conferenza stampa congiunta con i rappresentanti della "troika" dell'UE. Questi hanno avuto un lungo incontro con una delegazione turca guidata dallo stesso Gul e finalizzato a tracciare una road map della fase pre-negoziale, in vista dell'apertura del negoziato di adesione della Turchia.
"I negoziati per la firma del protocollo di adeguamento sono molto positivi. Quando arriverà il momento, il protocollo sarà firmato dalla Turchia, in modo da garantire l'estensione dell'accordo doganale con l'UE", ha detto Gul.
La firma del protocollo è stata posta da Bruxelles come pre-condizione urgente per aprire il negoziato con la Turchia, ma il governo di Ankara non lo ha ancora firmato perché esso implica un riconoscimento di fatto della Repubblica di Cipro, che Ankara intende rinviare a dopo un accordo per l'unificazione dell'isola divisa, che riconosca anche l'esistenza della Repubblica turca di Cipro Nord riconosciuta solo dalla Turchia.
La troika dell'UE era rappresentata dal ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn (per l'attuale presidenza di turno lussemburghese), da Denis MacShane, ministro per l'Europa della Gran Bretagna (che sarà il prossimo presidente dell'UE, da giugno) e dal Commissario europeo per l'Allargamento, Olli Rehn. Essa era affiancata dal rappresentante permanente dell'UE ad Ankara, Hansjorg Kretschmer. (ticin@nline)
10.03.2005

UN DOVERE COMUNE

Sulla questione rifugiati tutti devono dare il loro apporto. I membri dell'UE non possono lasciare la Turchia sola a sé stessa. Un rapporto dell'Organizzazione per i diritti umani e per la solidarietà ai popoli oppressi.

Mazlum-DerThe Organization of Human Rights and Solidarity For Oppressed People (Mazlumder) has published a report, which was funded by the European Union, about the refugee problem in Turkey.
Representatives of the EU, United Nations and the Grand National Assembly of Turkey attended the meeting. In his speech, the chairman of Organization of Human Rights and Solidarity For Oppressed People, Ayhan Bilgen said that the refugees fleeing totalitarian politics and economical crises is a common problem throughout the world. Bilgen highlighted that the refugees are a basic problem of the concept of human rights and that EU member countries that try to keep the problem away from their borders should reexamine their attitude. EU Commission delegate Michael Vogele remarked that the EU always supports the solution of the refugee problem. The EU representative Gesche Karrenbroch stressed that Turkey's determination to aid refugees stems from a long history including the Ottoman era. Karrenbroach said that the refugee problem would not be overcome by the efforts of only one country. The vice chairman for the Human Rights Commission of the Turkish National Grand Assembly, Faruk Unsal noted that there is an immigration threat in Turkey and said: "We are going to look after refugees with our deep tradition of tolerance." Mazlumder's report states Turkey is not only a transit country for immigration and refugee movement but also a destination and a source for immigration. Refugees from the Middle East, Africa, Middle and West Asian countries are using Turkey as a transit point on the way to the West, the report states. The figures for women and children shows interesting results. 44 percent of refugee women are from Iran, 20 percent from Chechnya and 16 percent from Iraq and 90 percent of these women do not have a job, while 63 percent of the children are illiterate.
(Metin Arslan/Zaman)
11-03.2005

A FAVORE DELL'INFANZIA
 ABBANDONATA

La Commissione parlamentare turca si sta muovendo con 15 nuove leggi e servizi sociali per togliere i bambini dalla strada molti dei quali sono vittime di violenze se non obbediscono agli ordini dei più grandi. Un problema che va affrontato prima a livello famiglia.

Bambini_sulla_stradaAn investigative commission formed to study problems faced by street children wrapped up an intensive four months of work yesterday, noting that migration, terrorism, poverty, unemployment, lack of education, family violence, neglect, abuse and income discrepancy are the main reasons contributing to children living on the streets.
Commission Chairman Öner Ergenç, of the ruling Justice and Development Party (AKP), held a press conference and said the problem centered mainly on the family and called on the government to draft policies that strengthen family structure.
The report drafted by the commission was especially critical of the state social service institutions. "All social service agencies need to be united under a single authority," said the report.
It also called for state protection of children who were abused, mistreated and neglected at home.
The report recommended 15 separate laws that could resolve the plight of street children, suggesting a national campaign to heighten public awareness on the issue.
The commission noted that children were being forced into crime by gangs and even by their own families and demanded harsher penalties for those responsible. (Kemal Saydamer/Turkish Daily News)
10.03.2005

   UN CONFRONTO MACRO-ECONOMICO

I vantaggi che la Turchia trarrebbe dall'integrazione con l'Unione Europea sono notevoli. Gilberto Favale in questo articolo descrive l'attuale situazione del Paese anatolico e le possibili conseguenze dell'eventuale adesione definitiva al Club dei Venticinque. L'inflazione come nemico per eccellenza. Altalenante il tasso di crescita del Pil. Domanda interna molto bassa.

I vantaggi che la Turchia trarrebbe dall'integrazione (anche solo economica) sono notevoli: l'accesso ai fondi strutturali comunitari aprirebbe alla Turchia la strada della modernizzazione produttiva agricola nelle zone centrali del Paese e la diffusione di un livello di benessere sociale sicuramente superiore, che giocherebbe un ruolo anti-fondamentalista nelle popolazioni rurali. L'ingresso nell'Unione europea, inoltre, aumenterebbe la credibilità del Paese e attirerebbe investimenti esteri, con un ulteriore spinta verso una crescita economica costante e un'inflazione sotto controllo.
Da un'analisi dei dati macroeconomici, si evince una situazione di partenza molto critica, ma in miglioramento.
Il nemico per eccellenza delle economie di mercato è l'inflazione, ed in Turchia è molto alta e radicata nel mercato della moneta: si passa dal 93,6% del 1995, al 84.6% del 1998, al 45% del 2002, quella media europea si attesta sull'1.3%. L'inflazione è generata da una politica monetaria fortemente espansiva, non proporzionale all'aumento di domanda di moneta generata dall'economia in crescita, ma solo dalla necessità di ridurre il debito pubblico svalutando la lira turca. Sono scelte macro economiche che fanno rabbrividire gli analisti della Banca Centrale Europea, ma che in un contesto di sviluppo artificiosamente accelerato, rappresentano l'unica via percorribile agevolmente.
La disoccupazione è in linea con quella europea, ma è in aumento, provocata dai tagli alla spesa pubblica per migliorare la situazione del bilancio dello Stato: passa dal 6.4% nel 1998 al 9.9% del 2002. Se non arrivano investimenti stranieri, il tasso di disoccupazione è destinato a crescere, perché non c'è nessun processo interno di sviluppo tale da assorbire una tale massa di forza lavoro, che con buona probabilità si riverserà all'estero (soprattutto in Germania).
Il tasso di crescita del Pil è altalenante, ma pur considerando il "rischio paese" esprime dei valori interessanti, passando dal 2.8% nel 1998, alla contrazione del 1999 pari al 5%, poi un +7.4% ed un -7.4% nel 2000 e nel 2001, per poi arrivare al 6.5% nel 2002. L'Europa si attesta dall'1 al 2%, ma costanti, pertanto un paragone non è realizzabile, data l'estrema "volatilità" del sistema produttivo turco, che sicuramente non ha trovato ancora un suo ritmo costante, a prescindere dalle variabili congiunturali o politiche. La variazione degna di considerazione è che comunque, il Pil turco è aumentato del 50% nell'ultimo decennio.
La Turchia è molto dipendente dalla "buona salute" dei suoi partner commerciali, in quanto ripone molte speranze sulle sue esportazioni, favorite principalmente da una svalutazione sistematica della lira turca.
I settori industriali produttivi più attivi in Turchia sono quello tessile, quello siderurgico e quello minerario (cromo). Il potenziale agricolo è notevole, e fa della Turchia uno dei pochissimi paesi globalmente autosufficienti del Mediterraneo. L'agricoltura rappresenta il 15,6% del PIL e più del 45% dell'occupazione.
Il rialzo dei tassi, ha prodotto effetti negativi anche sui conti pubblici, dando luogo ad un ulteriore aumento del debito pubblico pur operando dei tagli alla spesa pubblica e aggravi sull'imposizione fiscale. I tagli hanno colpito salute ed istruzione, dove già sono in forte svantaggio rispetto all'Unione (2% contro 6% UE) e non spese militari (4% contro 2% UE). Il disavanzo di bilancio (deficit) è sempre stato negativo dal 1998 al 2002, arrivando al 28.4% del Pil, che è una cifra astronomica, ben lontana dal 3% imposto dal Trattato di Maastricht. Il debito pubblico ha una situazione ancora peggiore, perché negli stessi anni ha continuato ad aumentare fino ad arrivare al 101.4% del Pil.
Delle riforme importanti alla finanza turca sono urgenti se hanno davvero intenzione di rispettare i rigidi parametri di Maastricht: bisogna interrompere queste reazioni a catena che vanificano ogni sforzo produttivo. La riforma più urgente riguarda il finanziamento del debito con la stampa di nuova moneta, anche perché quando (se) adotteranno l'euro non avranno più questa "valvola di sfogo" e non avranno più il vantaggio in termini di competitività della svalutazione a favorire le esportazioni.
La domanda interna è bassissima: non resta altro da fare che sperare negli investimenti stranieri e nel commercio con l'estero, anche se questo implica una sicura dipendenza economica dallo stato di salute dei mercati stranieri.
Negli anni novanta, la Turchia, ha subito gli effetti della crisi della Russia, verso cui rivolgeva una buona parte delle esportazioni, il che ha ulteriormente peggiorato la situazione della bilancia dei pagamenti, già negativa. La Turchia importa più di quanto esporti (1), infatti dal 1990 ad oggi pur aumentando sempre il volume delle esportazioni verso l'Unione dei Quindici, ha una bilancia commerciale sempre più negativa, specialmente dal 1996, anno della unione doganale.
Confrontando i dati della Turchia con quelli di Bulgaria e Romania del 2000, si nota come il reddito annuale pro-capite è allineato per tutti e tre sui 6.000 € contro i 20.000 € europei, mentre l'inflazione va dal 10% in Bulgaria, al 45.7% in Romania, fino al 54.9% della Turchia, mentre per il tasso di disoccupazione rispettivamente i valori sono 16.4%, 7.1%, 6.6%. Tutto sommato non si può dire che sia distante dai candidati all'allargamento del 2007, anzi ha dei valori migliori anche di qualche paese dei Dieci (del 2004), ma rispetto agli altri che seguono un trend , ha la particolarità che sembra una economia "impazzita", con dei valori molto volatili (2).
Dal punto di vista economico c'è una indubbia convenienza commerciale, in virtù anche dell'unione doganale e della svalutazione della lira turca, anche se i prodotti agricoli sono in concorrenza con quelli del meridione d'Italia (olio, frutta fresca e secca), pertanto quest'ultima dovrà aspettarsi contrazioni produttive, nel rispetto delle quote che saranno assegnate ai nostri produttori.
L'Italia ha, comunque, in termini generali, una relazione privilegiata con la Turchia che non può negare o trascurare, ed è per questo motivo che il Presidente Berlusconi preme per accelerarne l'integrazione.
I dati macro-economici, però, non sono certo confortanti e parecchio distanti dai parametri di Maastricht, quindi ogni valutazione economica non può che essere rimandata almeno al 2010, per valutare non la situazione dell'anno, ma il trend di crescita degli ultimi cinque anni, con valori stabili ed in linea con i parametri validi per gli altri paesi dell'Unione.
Il turismo è un settore in grande crescita, giustamente promosso dal Governo turco, perché produce un indotto rilevante, anche se difficilmente misurabile, dato che molte trattative (come anche molti commerci in grande scala) sono "in nero". La bellezza della regione, i segni della storia dell'Impero Ottomano, l'ospitalità della gente e i prezzi relativamente bassi, fanno della Turchia una meta sempre più gradita agli Europei (Gilberto Favale/Pe.Com)
Note:
(1) www.europa.eu.int vedasi "Turkey and the EU" seguendo il percorso della nota precedente.
(2) La Romania e la Bulgaria, dopo la crisi del 1997, con inflazione al 150% hanno ripreso il loro trend tutto sommato positivo, da cui si evince una economia in crescita, considerando che l'area dell'ex Unione Sovietica ha dovuto scontare gli effetti della radicale trasformazione del sistema economico. Le analogie tra i tre Paesi sono forti: tutti con bilancia commerciale in passivo (stabilmente), però con poca disoccupazione. Il deficit per i due Paesi europei è contenuto intorno al 3-4%, quindi in linea col 3% di Maastricht. Tra i due, sorprende più la Romania per i rapporti che ha con l'Italia, che con esportazioni pari al 37% del totale, ha spiazzato la tradizionale Germania, che normalmente ha un ruolo di riferimento per tutta l'Europa dell'est e balcanica.

Per approfondimenti cfr Favale G., Mamma li Turchi. Rischi e vantaggi dell'integrazione europea della Turchia, Prospettiva editrice, Civitavecchia, 2004

INTERSCAMBIO RECORD

Quello tra Italia e Turchia ha raggiunto per il 2004 la ragguardevole cifra di 11.4 miliardi di dollari. Alcuni dati.

Interscambio_record_tra_Italia_e_Turchia__foto_AnsaL'interscambio commerciale italo-turco ha raggiunto nel corso dell'anno 2004 il livello record di 11.4 miliardi di dollari Usa. L'Italia si conferma così secondo partner commerciale della Turchia, preceduta solo dalla Germania. Le esportazioni italiane in Turchia sono state pari a 6.8 miliardi di Usd (+25.32 %), mentre le nostre importazioni sono state pari a 4.6 miliardi di Usd (+44.12 %) con un saldo attivo per l'Italia di 2.2 miliardi. (Ansa)
10.03.2005

ESPANSIONE
DELLA <SABAF>: TUTTO OK

Passa per la Turchia, e per la Russia, la strategia di espansione all'estero del gruppo produttore di componenti per la cucina e apparecchi per la cottura a gas. Una dichiarazione dell'amministratore delegato Angelo Bettinzoli. Una partnership di tre anni con <Arcelik>.

Bruciatori_SabafPassa per la Turchia e la Russia la strategia di espansione all'estero del gruppo <Sabaf>, produttore di componenti per cucina e apparecchi per la cottura a gas. In Turchia - ha spiegato l'amministratore delegato, Angelo Bettinzoli, partecipando all'incontro con gli analisti organizzato da <Borsa Spa> per le società quotate al segmento star - <Sabaf> ha una partnership di tre anni con <Arcelik>: "Abbiamo un accordo di fornitura per tre anni che prevede anche l'assistenza tecnica. La Turchia sta guadagnando posizioni a livello internazionale in questo settore e <Arcelik> ha accresciuto la propria quota di mercato di un punto in Europa".
Per quanto riguarda la Russia "stiamo esaminando differenti opzioni per entrare in questo mercato. Una delle opportunità potrebbe essere quella di stringere un accordo con <Gazmash>, una controllata del gruppo <Gazprom> che gestisce gli oleodotti".
<Sabaf> intanto ha stretto un accordo negli Stati uniti per la fornitura a <Whirlpool> "il primo ordine importante da un grande gruppo americano", mentre in Cina opera per ora solo con un ufficio commerciale. Il 2004 si e' chiuso con un fatturato di 120,5 milioni di euro, in crescita del 10%; nel 2005 sono previsti investimenti per 13 milioni di euro in nuove linee di produzione. (Agi)
10.03.2005

LA CONQUISTA DEL MADE IN IRPINIA

Numerose società sono riuscite ad avviare iniziative industriali in molte città della Turchia beneficiando anche di agevolazioni.

Il made in Irpinia ha già conquistato la Turchia. Sono tante le aziende che sono riuscite a scalare le classifiche della qualità sui mercati internazionali con prodotti di pregio. Emre Burkin, auditor e fiscalista turco, segue molti progetti di imprese irpine che beneficiando anche di agevolazioni, sono riuscite ad avviare iniziative industriali in molte città della Turchia. (stralcio da denaro.it)
10.03.2005

C'E' QUALCUNO
CHE GUARDA AD EST

La Banca nazionale greca progetta di acquistare un istituto di credito turco secondo un preciso piano strategico dietro il quale si muove il presidente, Takis Arapoglu.

Forse_una_banca_greca_in_TurchiaThe National Bank of Greece, the largest bank in terms of its assets, is preparing to buy a bank in Turkey.
The chairman of the National Bank's executive committee, Takis Arapoglu, discussed the bank's growth and financial plans and disclosed their plan to become the region's leading bank as they increase their profits over the next three years. He added that they plan to buy a bank in the region as part of their strategic plan. Arapoglu said they will attempt to buy banks in Turkey, Romania, and Bulgaria in order to strengthen their provisional existence in line with their strategy of provisional expansion with a broader network and a secure deposit base. The National Bank's total income is expected to rise to $2.7 billion with a 35 percent increase by 2007. (Economy News Services/Zaman)
10.03.2005

UN VOLTO NUOVO

Ankara cerca di ricostruire la propria reputazione con i vicini di casa portando avanti una linea politica che metta fine alle vecchie ostilità.

EuromoneyThe economy magazine Euromoney has observed an improvement in the Turkish economy. It reported that Turkey has been conducting successful politics that have paved the way for the old hostility to come to an end.According to the magazine, Turkey's relations with Greece, Syria, Iran, and Russia have become a great deal healthier through strengthening economic relations. (Economy News Services/Zaman)
10.03.2005

BANCA INTESA: VERSO LA CRESCITA
IN TURCHIA, SERBIA E BOSNIA

Intervento dell'amministratore delegato dell'istituto di credito italiano, Corrado Passera, a detta del quale vanno però trovate le banca ed il prezzo giusto perché la terra di Ataturk possa diventare veramente appetibile. Sempre più si guarda ai piccoli.

Banca_IntesaCorrado_PasseraL'amministratore delegato di Banca Intesa, Corrado Passera, ha detto che la banca italiana fuori dai confini nazionali punta a crescere nell'area dell'est europeo e della Turchia, guardando a piccole banche, soprattutto in Bosnia e in Turchia. "Abbiamo identificato due Paesi nei Balcani, Serbia e Bosnia. Abbiamo completato le operazioni che avevamo in mente in Serbia. Stiamo considerando cose molto piccole in Bosnia che saranno condotte in collegamento molto stretto con la Croazia" ha spiegato l'amministratore delegato. Quanto alla Turchia Passera ha detto: "E' un altro obiettivo solo se viene trovata la banca giusta e al giusto prezzo". Sul versante interno, invece, il numero uno della banca non ha escluso la possibilità di crescere nelle aree dove il gruppo appare meno presente come il Centro Italia. "E' assolutamente logica la scelta di crescere dove siamo meno presenti. Questa potrà avvenire per via interna. Qualora vi sia l'opportunità di cogliere piccole banche locali le guarderemo con interesse" ha detto Passera.

MINACCIATO IL SETTORE TESSILE

La causa va principalmente cercata nella caduta del dollaro ed in una Cina sempre più competitiva. A rischio chi opera in questo settore a differenza delle società produttrici di jeans che sono competitive sui mercati internazionali.

The rise in the value of the Turkish lira and China's dominance in world markets have hit the textile sector hard. While Turkish denim companies are competing successfully in the international market, textile companies are on the verge of being shut. 120 workshops in Merter and Bursa have closed down recently.
While all the indicators are positive for the rest of the economy with the gross national product growing rapidly, inflation staying low and exports breaking records, the textile sector, which employs four million people, is struggling. The dollar's depreciation is squeezing companies with expenses in Turkish currency and incomes in foreign currency incomes.
According to experts, Turkey's textile sector can only survive by developing brand marks and creating fashion, as well as ensuring fast delivery, reductions of expenses without losing quality and creating new designs. Turkey should see China not only as a rival but also as its biggest market. Minister of State. Kursad Tuzmen has highlighted the importance of brand names to strengthen the power of competition.
Aside from the rise in the Turkish currency, the domination of Chinese commodities of the markets after the suspension of quota shares in the present depression. European companies have been switching to Chinese manufacturers. There is a 400- 500 percent rise in Europe's import from China in the last 1.5 month. (Economy News Services/Zaman)
10.03.2005

RENAULT: IL PROGRAMMA DI AMPLIAMENTO

Progetti di crescita in Turchia della Casa francese. Un investimento per duecento milioni di euro per una nuova vettura da costruirsi negli stabilimenti di Bursa.

RenaultProgetti di crescita in Turchia per la <Renault>. Il secondo costruttore di auto francese investirà 200 milioni di euro nel suo stabilimento turco per produrre una nuova vettura. I dettagli sul nuovo modello che sarà costruito nell'impianto a nordovest della città turca di Bursa saranno annunciati nei prossimi mesi. La <Renault> insieme ad altre case automobilistiche come la <Ford> e la <Fiat> costruiscono in Turchia per esportare i loro prodotti sui mercati europei. La Turchia è in competizione con altri Paesi europei come la Repubblica Slovacca per attirare investimenti grazie a incentivi fiscali e ad un costo del lavoro più basso. (Kataweb)
10.03.2005

MA QUANTI, PER <TUPRAS>!

La vendita della società vedrà andare agli stranieri il 14.7 per cento di un 65.76 %. Come si svolgono le operazioni. L'interesse della Russia.

TuprasThe Privatization Administration will sell 14.76 percent of its 65.76 percent of shares in Tupras (with a nominal value of 36.97 million New Turkish Lira (Ytl)) to foreign institutional investors on the Stock Exchange tomorrow.
According to a statement issued by the Sales Business Investment and Global Stocks and Bonds, the shares will be sold at up to YTL 15.40 for each 1 YTL-valued unit.
The value of related shares of Tupras, with a capital of 250.42 million YTL is about 569.2 million Ytl ($444.7 million).
The total market value of Tupras is over $3.25 billion. Reportedly, while the public share of Tupras will increase with this operation from 34.24 percent to 49 percent, the other 51 percent share will be sold as a block.
According to experts, the decision announced yesterday is a part of Tupras' selling strategy. The withholding of a 51 percent share means it will be sold as a block.
Stock exchange commentators emphasized that there is a demand in the market for such shares, and that purchasers would like to hold shares and foreign funds for the long term. Meanwhile, the block sale of Tupras' stock is expected to be on the agenda after a general council meeting on April 12th.
The tender opened to purchase the share of Privatization Administration in Tupras as a block prompted a joint bid of $1.3 billion by the Russian Tatneft and Zorlu Group.
However, the tender and selling operation was canceled by a decision of the Council of State as a result of the Petrol-Is Trade Union's request for cancellation on the grounds that the tender was not beneficial to the public and that the tender was closed to open bidding. (Economy News Services/Zaman)
10.03.2005

COSKUN IN ITALIA

Il ministro dell'Industria turco arriverà a Roma lunedì prossimo 14 marzo per poi trasferirsi a Milano. Colloqui istituzionali e di carattere economico.

Ali_CoskunIl ministro dell'Industria turco Ali Coskun sarà in Italia il prossimo 14 e 15 marzo, a Roma e Milano, per colloqui istituzionali e per incontrare i principali esponenti del mondo economico ed imprenditoriale italiano. Nelle intenzioni del Governo turco, la visita e' mirata ad esplorare le possibilità di approfondire la collaborazione con l'Italia in diversi settori, dal tessile all'alimentare, dalle calzature ai mobili, dalla chimica all'imballaggio. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
10.03.2005

ESPORTAZIONI RECORD

Sono cresciute in Turchia del 51.9% nel mese di febbraio su base annua. Tutto ciò fa ben sperare nel raggiungimento dell'ambizioso obiettivo di un valore totale pari a 72 miliardi di dollari (2005)

Secondo gli ultimi dati rilasciati dall'Associazione degli Esportatori Turchi (Tim), le esportazioni turche sono cresciute in febbraio del 51.19% su base annua, un dato assolutamente positivo rispetto al dato di gennaio (+0.3%) ma anche rispetto al dato del febbraio 2004 (+29%), che fa ben sperare sul raggiungimento dell'ambizioso obiettivo di un valore totale delle esportazioni pari a 72 miliardi di dollari nel 2005. Nel quadro di un'analisi settoriale, poi, le esportazioni industriali e sono cresciute in media del 51.31%, quelle dei prodotti d'abbigliamento del 36.76%, mentre nel settore automobilistico l'aumento e' stato del 91.9%. Eccezionale anche la performance dei prodotti agricoli ed al loro interno dell'olio  d'oliva, che ha fatto registrare un aumento dell'export pari addirittura al 522.2% in febbraio. Nonostante tali dati incoraggianti, tuttavia,  anche quest'anno la Turchia dovrà far fronte al problema di una bilancia dei pagamenti ancora in disequilibrio, con un  deficit delle partite correnti  che a fine 2004 ha raggiunto il 5.3% del PNL, a causa soprattutto del deficit commerciale. (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005

I DUE OBIETTIVI DI MAASTRICHT

Potranno essere centrati dalla Turchia come ha spiegato il ministro Ali Babacan. Uno di questi riguarda il debito di bilancio.

Secondo le recenti dichiarazioni del ministro dell'Economia Ali Babacan, la Turchia, in linea con le straordinarie performance macro-economiche degli ultimi tempi, che le hanno consentito di uscire a testa alta dalla crisi del 2000-2001, potrà centrare entro il 2007 due importanti criteri di Maastricht. Il deficit di bilancio, pari al 6.1% del Pil nel 2004 secondo i dati del ministero delle Finanze, raggiungerà il 3% del PIL già nel 2006. Nel 2007, invece,  la percentuale di debito sul Pil (86.6% nel 2004) raggiungerà percentuali inferiori al 60%. (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005

ANCORA SCARSI GLI INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI

Questo, nonostante la crescita che la Turchia ha riportato nell'ultimo anno. Positiva comunque la performance italiana che vanta all'attivo importanti operazioni quali quello di <Tim> in <Avea> e l'annunciata acquisizione da parte di <Unicredito-Koc> del 57% delle azioni <Yapi Kredi>.

Nonostante la crescita riportata durante l'ultimo anno, gli Investimenti Diretti Esteri in Turchia sono ancora scarsi, rispetto alle potenzialità ed ai  bisogni del Paese. La Turchia ha attirato Ide per 500 milioni di dollari nel 2002, circa 1 miliardo di dollari nel 2003 e 2.4 miliardi nel 2004, ma gli analisti si attendono che l'ormai chiara prospettiva di avvio dei negoziati con l'Unione Europea e la sempre maggiore stabilità macro-economica possano portare investimenti per un valore pari a 4 -5 miliardi di dollari nel 2005. Positiva comunque la performance italiana, che vanta all'attivo importanti investimenti quali quello di <Tim> in <Avea> (40%) e l'annunciata prossima acquisizione, da parte di <Unicredito-Koc>, del 57% delle azioni <Yapi Kredi>, per un valore di quasi 2 miliardi di dollari, senza contare gli investimenti "storici" di <Fiat>, <Pirelli>, <Barilla>. (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005

UNA MAGGIORE COMPETITIVITA'

L'ha sollecitata il ministro dell'Industria ali Coskun che ad Adana si è soffermato sul discorso dei mercati globali. La positiva esperienza del gruppo Zorlu.

Durante un meeting organizzato nei giorni scorsi dalla Camera dell'Industria di Adana, il Ministro dell'Industria Ali Coskun  ha affermato l'importanza, per la Turchia, di investire in ricerca e sviluppo per guadagnare competitività sui mercati globali. Gli stanziamenti di bilancio per questo tipo di attività, attualmente scarsi, dovranno pertanto aumentare almeno del 2% entro il 2007, consentendo la creazione di nuovi marchi. E' solo così, investendo nella qualità del prodotto e tutelandone il nome (dall'anno scorso la Turchia è entrata nella European Patent Association con il Turkish Patent Institute), che la Turchia potrà effettivamente guadagnare vantaggi competitivi, come insegna la positiva esperienza del Gruppo <Zorlu>, che attualmente impiega 500 ingegneri nel settore ricerca e sviluppo. (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005

PIANO DI SVILUPPO PRE-ADESIONE

In vista di ciò l'Agenzia turca per la Pianificazione indirà quanto prima delle gare internazionali per la selezione di società di consulenza che assistano il Governo nella determinazioni delle priorità regionali e settoriali.

L'Agenzia di Stato per la Pianificazione indirà a breve delle gare internazionali per la selezione di società di consulenza che assistano il Governo nella determinazione delle priorità regionali e settoriali in vista della preparazione di un piano di sviluppo nazionale "pre-adesione" che consenta di utilizzare al meglio le risorse economiche che l'Unione Europea metterà a disposizione. I fondi attualmente stanziati ammontano a circa 300 Milioni di euro per l'anno in corso, a valere sui fondi del programma Phare, mentre dal 2007 la Turchia beneficierà, insieme alla Croazia e ad altri Paesi dei Balcani Occidentali, del nuovo strumento finanziario pre-adesione nel quadro delle prospettive finanziarie 2007-2013. (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005

BACHECA

<Deutsche Telekom> e <Belgacom> si ritirano dalla gara per la privatizzazione della <Turk Telekom>. Prolungati al giorno 8 aprile i termini di scadenza per la privatizzazione di <Tekel>. Chi sono le compagnie interessate.

La <Deutsche Telekom> e la <Belgacom>, unite in Consorzio per partecipare alla gara per la privatizzazione del 55% della <Türk Telekom>, hanno entrambe annunciato il loro ritiro dalla gara, che si chiuderà il 31 maggio. Sono attualmente in corso i lavori di una commissione ad hoc che dovrà definire il prezzo di vendita.
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L'Amministrazione per le Privatizzazioni ha esteso all'8 aprile p.v. i termini di scadenza della gara per la privatizzazione della <Tekel> (Monopoli di Stato per i Tabacchi), inizialmente indicati al 4 marzo, motivando questa decisione con l'esigenza di offrire più tempo, alle aziende intenzionate a partecipare, per preparare la necessaria documentazione. Tra le compagnie interessate figurano la <British American Tobacco> e la <Japan Tobacco>, che nel 2003 aveva già partecipato con un'offerta di $1.15 miliardi alla prima gara di privatizzazione, poi annullata  dall'Amministrazione per le Privatizzazioni per carenza di offerte. (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005

GIRO DI DENARO

Il Gruppo <Kukurova> ha ripagato alla <Yedi Kredi> interessi sul proprio debito pari a 101.4 milioni di dollari nel quadro di un accordo di ristrutturazione.

Il Gruppo <Cukurova>, che la scorsa settimana aveva annunciato la vendita a <JP Morgan> dell'1.65% delle sue azioni in < Turkcell> per un valore di circa 170 milioni di dollari, ha recentemente ripagato alla <Yapi Kredi>,  la banca un tempo controllata dal gruppo, interessi sul proprio debito pari a 101.4 milioni di dollari nel quadro dell'accordo di ristrutturazione finanziaria tra la banca ed il Gruppo <Cukurov>a. Quindici milioni di dollari sono stati altresì esborsati dal Gruppo a parziale saldo del debito con il Fondo di Risparmio, Assicurazione e Deposito (Tmsf), in conformità con l'accordo siglato nell'agosto del 2004. (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005

 INDICATORI MACRO-ECONOMICI

PNL (primi 9 mesi 2004) 9.7
PNL pro-capite: US $ 4.112 (2003)
PIL US $ 293.4 mld (2004)
Inflazione  a fine 2004 (prezzi al consumo): 9.32%  (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005

 INTERSCAMBIO ITALIA-TURCHIA

I dati relativi all'intero 2004 fanno registrare un record assoluto: 11.45 miliardi di dollari con un aumento del 33% rispetto all'anno precedente. Stretta complementarietà tra i sistemi produttivi

I dati relativi all'intero 2004 fanno registrare un record assoluto nell'interscambio italo-turco: 11.45 miliardi di dollari, con un aumento del 33% rispetto al 2003. Con esportazioni verso la Turchia pari a 6.85 miliardi di dollari ed importazioni pari a 4.60 miliardi di dollari, l'Italia ha riportato un saldo attivo della bilancia commerciale pari a 2.25 miliardi. L'aumento delle esportazioni italiane nel 2004  è stato particolarmente significativo nei settori delle macchine utensili (+78%), degli autoveicoli (+23) e delle relative parti di ricambio (33%), dei prodotti chimici (+24%), degli apparecchi per uso domestico (+22%), dei prodotti petroliferi raffinati (+83%). Come si può evincere da tali dati, la parte maggioritaria (oltre il 70%) delle forniture italiane è legata ai beni strumentali ed intermedi, confermando la stretta complementarità fra i due sistemi produttivi. (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005

CONFEDERAZIONE IMPRENDITORI ITALIANI NEL MONDO

Una lettera con la quale il vicepresidente della Ciim, Aldo Kaslowki, invita ad aderirvi e a firmare la scheda di registrazione.

La Confederazione degli imprenditori Italiani nel mondo, il cui presidente Onorario è il Ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, è stata istituita il 20 giugno 2004 quale punto di incontro e di scambio di esperienze, di contatti e di idee tra l'imprenditoria italiana attiva all'estero e il tessuto imprenditoriale nazionale. Di seguito lo statuto della Ciim, una lettera con cui il vice Presidente Aldo Kaslowki invita gli imprenditori italiani in Turchia ad aderire e la scheda di registrazione.(fonte Amb. d'Ita)

10.03.2005

 PROTOCOLLO DI KYOTO ED OPPORTUNITA'

I vantaggi che ne vengono anche per le imprese italiane che, grazie ai Meccanismi di Joint Implementation, già guardano a Paesi come la Turchia. Informazioni più dettagliate sul sito www.meccanismiflessibili.it

Il protocollo di Kyoto apre nuove interessanti possibilità per le imprese operanti all'estero che siano interessate ad attuare progetti suscettibili di ridurre le emissioni di gas serra. Come noto, l'Italia è vincolata a norma di Protocollo (in vigore dal 16 febbraio) a ridurre nel periodo 2008-2012 di circa il 6.5 % le proprie emissioni di gas-serra. Il Protocollo consente tuttavia, attraverso i cosiddetti "Meccanismi Flessibili" di realizzare tali riduzioni anche al di fuori del territorio nazionale, acquisendo in tal modo crediti di emissione. In particolare, i Meccanismi di Joint Implementation  (J.I.) permettono ai Paesi con vincoli di emissione (Paesi industrializzati o ad economia di transizione, elencati nell'annesso I ) di realizzare progetti che mirano alla riduzione delle emissioni in altri Ppaesi con vincoli di emissione (tra cui la Turchia). Al fine di agevolare l'utilizzazione di tali strumenti, il ministero dell'Ambiente ha attivato uno "Sportello Meccanismi" per la elaborazione e l'esame di progetti la cui realizzazione comporti una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. Informazioni più dettagliate possono essere reperite attraverso il sito del Ministero dell'Ambiente all'indirizzo http://www.meccanismiflessibili.it (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005

ATTIVITA' INSME

Aggiornamenti sull'attività dei prossimi mesi. Il meeting di Barcellona (13-15 aprile) e quello di Ginevra (11-15 aprile)

Si riportano di seguito alcuni aggiornamenti sull'attività <Insme> nei prossimi mesi. L'<Insme> (International Network for Small and Medium-Sized Enterprises) e' una associazione no profit la cui missione e' quella di promuovere la cooperazione internazionale e le partnership pubbliche e private nel settore dell'innovazione tecnologica e del trasferimento di tecnologia alle piccole e medie imprese, anche attraverso il dialogo multilaterale e la cooperazione Nord-Sud. 
1. INSME ANNUAL MEETING 2005
"International co-operation to seize innovation opportunities for SMEs"
Barcelona, 13-15 April 2005
World Trade Center
For registration: www.annualmeeting2005.insme.org
For information contact: secretariat@insme.it
2)
TRAINING PROGRAMME
WIPO-INSME International Training Programme on Intellectual Property and Management of Innovation in Small and Medium-sized Enterprises
11 - 13 May 2005
WIPO headquarters, Geneva 
The
INSME Association <http://www.insme.org/> in cooperation with the World Intellectual Property Organisation (WIPO) <http://www.wipo.int/> - is organising a joint International Training Programme on Intellectual Property and Mangement of Innovation in Small and Medium-sized Enterprises.
The training programme will take place at WIPO's Headquarters in Geneva (Switzerland) from the 11 - 13 May, 2005. The main objective of the course is to provide participants with the knowledge and an Intellectual Property Rights (IPRs) foresight in applying innovation in Small and Medium Enterprises.
Participation is open to the staff from public and private intermediary organisations interested in IPRs' and Innovation issues. As the previous courses
organized by INSME, it will have both a theorical and practical approach. The knowledge will be based on international experiences.
The payment of a tuition fee is foreseen for participation in the course.
For information contact: secretariat@insme.it (fonte Amb. d'Ita)
10.03.2005

 INVESTIMENTI

La vendita della società vedrà andare agli stranieri il 14.7 per cento di un 65.76 %. Come si svolgono le operazioni. L'interesse della Russia.

Ferit Sahenk, Ceo of Dogus Holding, has said that developments in the economy are promising in terms of foreign investments. "What has been done in the last two years show that government's performance is not at all bad," he said.
According to Sahenk, who specifies that the toughest part of the International Monetary Fund (Imf)-supported program has been passed and that it now depends on foreign investment income. He points out that these will no longer be just words and must be realized as real investments, and foresees a foreign capital boom in the second half of the year. "Why wouldn't there be a $20-billion foreign investment would come to Turkey?" asks Sahenk, continuing: "Given the necessary infrastructure and transparency for investment, there is no limit to the money that could flow into Turkey."
Speaking to reporters at the Geneva Automobile Fair (March 1), Sahenk stressed that there is a great liquidity in the world and many companies are looing for new investment areas. Sahenk also prompted German automotive manufacturer Volkswagen, which Dogus distributes in Turkey, to consider investing in Turkey. Sahenk explained that both Volkswagen and world automotive sector have their own peculiar problems and went on: "We would like Volkswagen to invest in Turkey. If so many firms have invested in Turkey, Volkswagen should take this into account. I think if the conditions become right, investment will come." (Memduh Taslicali/Zaman)
10.03.2005

CARTA DI CREDITO, SALDI E DEBITI

Come i turchi sono i migliori nell'ottemperare ai propri impegni così lo sono nell'uso della card. A sottolinearlo il direttore della <Inter-bank Card Central> (Bkm), Sertac Ozinal.

Credit_cardInter-bank Card Central (Bkm) General Manager Sertac Ozinal takes offense at criticism that people cannot handle credit card debt.
Ozinal said  that the Turkish public is better at paying off debt than Europeans, "The total rate of unpaid debt in Turkey is 4-5 percent, while the total number of customers is 2-3 percent. However, European and world rates are at between 9-10 percent. 97-98 percent of the customers use their cards easily." He believes that the interest in the highly criticized credit cards is higher in Turkey than in
Europe, while the cost of money is lower. One must think of credit cards as a tool that facilitates payments, Ozinal suggests, and spend money according to one's income in order to avoid debt problems.
Ozinal said credit cards became an issue following a public announcement regarding a draft law prepared by the Banking Regulation and Determination Institution regarding credit cards.
Ozinal stressed that they have not noticed any unreasonable expenses in the credit card system, and noted the public's sensitivity regarding payments.
According to the Card Center Manager, the rate of those who do not pay their debts even though they have sufficient funds, is lower than in European union conuntries. (Ismail Altunsoy)
10.03.2005

MISURE CONTRO IL GIOCO D'AZZARDO

La mobilitazione del Governo turco per quanto riguarda l'on line. Le misure di contrasto prevedono il blocco dei siti, il controllo delle transizioni via carta di credito e l'introduzione di nuove tasse.

Il Governo della Turchia su mobilita contro i giochi d'azzardo on line. Ministri e organizzazioni non governative si dicono infatti pronti a lanciare una vera e propria offensiva contro il gioco d'azzardo on line e le scommesse, due fenomeni diventati estremamente popolari in Turchia negli ultimi tempi. Le misure di contrasto - spiega l'Agicos - prevedono il blocco dei siti web, il controllo delle transizioni via carta di credito e l'introduzione di nuove tasse. Il numero di siti che offrono servizi per il gioco d'azzardo illegale e le scommesse on line sta crescendo giorno per giorno nello stato di Ankara e una commissione