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RISOLUZIONI RESPINTE
Le
avevano presentate Lega Nord ed esponenti dell'Unione a proposito
dell'ingresso della Turchia. Il Governo aveva già espresso parere
contrario. Strascico di polemiche tra Il Sottosegretario Margherita
Boniver e il vicepresidente dei deputati della Margherita Franco
Monaco.
L'Aula della Camera ha
bocciato le risoluzioni della Lega e dell'Unione sull'adesione della
Turchia all'Unione Europea. Per entrambe il Governo aveva espresso
parere negativo.
Durante il dibattito il Sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver
aveva espresso "apprezzamento" per la mozione presentata
dall'Unione, ma aveva ribadito che "il Governo esprimeva parere
non favorevole alla mozione Spini". E' stato Francesco Monaco
(Dl) a rilanciare, nel suo intervento in Aula, di "non capire
il parere negativo del Governo".
Rivolgendosi al Sottosegretario Boniver, Monaco ha osservato che
"c'è qualcosa di paradossale nel 'no' del Governo alla nostra
mozione e lei, Sottosegretario, si è arrampicata sugli
specchi", promuovendo una "imbarazzata e imbarazzante par
condicio per non scontentare la Lega". Per Spini quello offerto
"dal Governo è stato un dibattito surreale". (ApCom)
03.03.2005 |
IL
"NO" DELLA LEGA
Coup de
teatre nell'aula di Montecitorio. I sette motivi per i quali Ankara
deve rimanere fuori dall'Unione.
"La Turchia non è
Europa, il destino europeo non passa dalla Turchia". Questa
frase aveva aperto l'intervento-fotocopia della Lega alla Camera. Era
stato letto nell'Aula della Camera da tutti i deputati della Lega
intervenuti sulle mozioni relative alla posizione del Governo in
ordine al processo di adesione della Turchia all'Unione europea. I
leghisti hanno detto sette "no" all'ingresso della Turchia
nell'UE: per ragioni culturali, religiose, per il rischio "di
una vera invasione islamica dell'Europa".
(Ansa)
03.03.2005
INCONTRO
ECUMENICO PER IL PONTEFICE
Si
terrà l'8 marzo ad Istanbul.
In
Turchia le comunità religiose - e non solo quelle cattoliche e
cristiane - continuano a pregare per la salute di Giovanni Paolo II.
La popolazione
turca, nelle sue diverse componenti, è attenta alle condizioni di
salute del Santo Padre. I fedeli cattolici pregano per lui, mentre
anche i giornali e la Tv riportano notizie su Papa.
Padre Eleuterio, frate francescano della fraternità di Istanbul ha
raccontato a <Fides>. "Seguiamo con attenzione in questi giorni la
situazione del Santo Padre. La nostra comunità di Santa Maria in
Draperis a Istanbul continua a dedicare al Papa le sue preghiere. Anche gli altri fedeli cattolici della Turchia
stanno
pregando, e non solo i cattolici. Ci stiamo preparando a un incontro
di preghiera ecumenica che si terrà l'8 marzo e in
quell'occasione pregheremo per il Santo Padre anche con i fedeli
ortodossi e con i cristiani di altre confessioni. Tutti stimano il
Papa come persona che ha contribuito in questi anni a edificare la
Chiesa e l'unità dei cristiani. Anche i musulmani lo considerano
una grande persona e lo ammirano".
"In questo momento - continua il frate - in Turchia anche i mass
media seguono la vicenda del Santo Padre e suscitano interrogativi,
come quello sulla sua possibile rinuncia al soglio di Petro. Credo
che il Santo Padre, anziano e sofferente, è oggi il segno che la
Chiesa possiede una sapienza più grande rispetto a quella del
mondo. Il modo in cui Giovanni Paolo II vive a accetta la sofferenza
che il Signore gli dona costituisce un esempio per tutti i cristiani
del mondo e anche per i non cristiani.. Per questo il Santo Padre si
è guadagnato il rispetto e la stima di tutti". (Agenzia Fides)
03.03.2005
VADE RETRO
Offensiva
in Turchia contro i missionari e il Vangelo. La risposta delle fonti
ufficiali cattoliche. Sotto pressione la presidenza per gli Affari
Religiosi che gli aleviti vorrebbero soppressa.
In Turchia è partita in questi giorni una vera caccia al missionario cristiano. Il giornale di
ispirazione islamica <Yeni Shafak> suona da qualche giorno l'allarme scrivendo tra l'altro che tra i ''fini reconditi dei
missionari'' ci sarebbe quello di ''cristianizzare l'intera
Anatolia e di creare conflitti tra la popolazione turca'', nonché di ''fare di Istanbul un Vaticano e di aprire alla
preghiera Santa Sofia, simbolo della conquista islamica''.
In realtà di questi missionari molti parlano, ma nessuno li ha mai visti. Nessuno indica chi siano, a quale delle
confessioni cristiane apparterrebbero e dove starebbero operando.
Le confessioni cristiane smentiscono di avere in corso una massiccia attività di evangelizzazione in Turchia.
Ciò nondimeno, la presidenza degli Affari Religiosi della Turchia (un quasi ministero con un budget imponente che fa capo ad un
ministro di Stato nell'ambito dell'ufficio del premier) ha lanciato in questi giorni una vera offensiva multimediale con il
fine dichiarato di contrastare presunte attività missionarie
cristiane in Turchia che si manifesterebbero soprattutto con una ''massiccia distribuzione gratuita della Bibbia nelle grandi
città turche''.
La ''controffensiva'' statal-musulmana si è dotata di un ''piano d'azione'' in tre parti
(attività di informazione mediatica, pubblicazioni multimediali ed
attività di
insegnamento) e prevede la pubblicazione di opuscoli, libri e Cd-Rom, trasmissioni
radio-televisive e convegni, dei quali il primo sulle ''Attività missionarie nel mondo turco'' si
svolgerà dal 15 al 17 aprile a Cianakkale.
Fonti ufficiali cattoliche ad Ankara hanno smentito che una distribuzione gratuita massiccia del Vangelo stia realmente
avendo luogo in Turchia ad opera dei cattolici. La stessa cosa fanno le altre chiese cristiane, che suggeriscono che la
presunta distribuzione massiccia del Vangelo sia usata dagli ambienti musulmani turchi come pretesto per lanciare una vasta
operazione di islamizzazione della società turca. E questo, sottolineano le fonti, nel momento in cui il processo di
adesione all'Europa impone alla Turchia di abolire le restrizioni alle altre religioni e mette in causa l'esistenza stesso di
un'autorità statale per gli affari religiosi, come la ''Presidenza per gli
Affari Religiosi''.
E' di poche settimane fa la richiesta del Consiglio d'Europa alla Turchia di abolire nelle carte di
identità la menzione della religione del cittadino e l'insegnamento obbligatorio
della religione musulmana. Due richieste che hanno suscitato aspre reazioni sia negli ambienti religiosi, sia in quelli del
Governo che si regge sul partito maggioritario Akp di forti radici islamiche. Questi ultimi mostrano di temere una misura
che probabilmente minerebbe la loro conclamata verità ufficiale per cui ''il
99.8 per cento dei turchi sono musulmani''.
Una pretesa, quest'ultima, su cui si basa l'organizzazione statale della Presidenza per gli
Affari Religiosi (che
identifica la religione con l'Islam sunnita, dato che le altre
fedi sarebbero praticamente inesistenti), ma che viene smentita non solo dai laici turchi kemalisti, che affermano di essere la
"maggioranza laica'' del Paese, ma anche dagli ''aleviti'', una
confessione che si richiama ad ascendenze sia islamiche sia
sciamaniche, ebraiche e cristiane, che afferma di costituire il 18-20% circa della popolazione turca e che, comunque, rifiuta
recisamente la classificazione di "musulmana".
''Oltre il 99% della popolazione del nostro Paese è musulmana. L'Islam è la religione della nostra
società e deve essere considerato una realtà sociale. Perché non dovremmo
insegnare l'Islam ai nostri figli?'"', ha affermato il ministro di Stato per gli affari religiosi, Mehmet Aydin, che ha poi
proposto un referendum per decidere a maggioranza se abolire o no la menzione della religione sulle carte di
identità.
Il presidente del Parlamento, Bulent Arinc, ed altri hanno poi rilevato che ''non
è l'insegnamento della religione musulmana ad essere obbligatorio in Turchia, ma quello di
cultura religiosa'', sottintendendo che poi se il 99.8 per cento dei turchi
è di religione musulmana, va da
sé che i contenuti di quell'insegnamento non possono che essere quelli musulmani.
Di questo avviso si è detto anche il presidente della Commissione Esteri del Parlamento, Mehmet Dulger, il quale ha
aggiunto: ''Non tutte le richieste europee devono essere da noi
soddisfatte".
La presidenza per gli Affari Religiosi è perciò sotto pressione da varie parti e
c'è chi, come gli aleviti, propone di abolirla, dato il carattere secolare dello
Stato turco. Ma a
questa proposta si oppongono i kemalisti che si chiedono: ''Se si abolisce il ministero per gli
Affari Religiosi che controlla gli imam, suoi dipendenti pubblici, e approva o persino detta i
temi delle loro prediche del venerdì, chi controllerà che gli
imam turchi non cadano nelle grinfie dei fondamentalisti?''. (Lucio
Leante/Ansa)
03.03.2005
...E
QUELLA DEI MEDIA
Secondo
gli editoriali dei giornali turchi, il Governo di Ankara starebbe
mostrando segni di stanchezza nell'ottemperare alle disposizioni di
Bruxelles.
Il Governo di Ankara, dopo avere ottenuto, sia pure con varie
condizioni e paletti, il 17 dicembre scorso a Bruxelles, la
sospirata data di inizio dei negoziati (fissata per il 3 ottobre
2005) starebbe mostrando segni di stanchezza e non avrebbe compiuto
alcuni dei passi che l'UE si aspetta. Lo affermano alcuni editoriali
di giornali turchi nell'edizione di mercoledì 2 marzo, riferendosi
ad umori diffusi a Bruxelles in ambienti dell'Unione Europea e alla
recente visita ad Ankara del ministro degli esteri del Lussemburgo
Nicols Schmit, che si fatto esplicitamente portatore di tali umori
bruxellesi.
"Ma cosa si attende l'UE dalla Turchia se ne rivela la
stanchezza?", si chiedeva mercoledì scorso tra gli altri il
giornale di centro, <Milliyet>, aggiungendo di ritenere che
l'UE si aspetti che Ankara firmi con sollecitudine il protocollo
aggiuntivo di unione doganale. (da take Ansa)
IDENTIKIT
Un
articolo di Cristina Giudici su <Il Foglio> fa il punto sulla
comunità turca in Italia, dove questa operi, cosa pensi dell'UE e
del nostro Paese.
Una cortesia: se
riuscite a procurarvi <Il Foglio> di sabato 26 febbraio,
andate a pagina 8. Vi troverete un articolo scritto da Cristina
Giudici e dal titolo "Identikit dei turchi d'Italia".
Credete: tra le tantissime analisi che si sono lette, in questi
ultimi mesi, sulla Turchia e sulla sua eventuale nonché futura
entrata nell'Unione Europea, quella fatta dalla collega non tanto è
la più esatta quanto è la più in tema avendo affrontato il tema
dal suo interno; e cioè i turchi in Italia. La Giudici, infatti, ha alzato il sedere dalla
sedia, in altre parole ha fatto la vera cronista, ed è andata a
rendersi conto personalmente in cosa consista questa comunità in
Italia, dove questa operi principalmente, cosa faccia e cosa pensi
dell'Unione Europea, dell'Italia, degli italiani e dei contrasti
religiosi. Ne è uscito fuori uno spaccato affatto
stereotipato, a tutta pagina, dal quale si evince che non si deve
dare per scontato che i turchi vogliano l'Europa. Le interviste sono
tante: a cominciare da quella fatta a Cuneyt Osnaram (un
imprenditore arrivato in Italia trent'anni fa con una moglie
italiana cresciuta ad Istanbul), a quelle fatte a Adnan Oca, a Semsa
Gezgin (già insegnante di letteratura turca alla Università La
Sapienza), a Humeyra Gurheu, a Ozman Durhan, a Fatma Turgut. Ma quanti
sono i turchi in Italia? Secondo gli accertamenti della Giudici sono
circa 20 mila, più 10 mila immigrati clandestini arrivati in Italia
- così si legge nell'articolo - per transitare verso quella che
considerano la loro seconda patria, la Germania, e rimasti qui per
colpa della rigidità di Schengen, i casi della vita, un matrimonio
o un lavoro....".
03.03.2005
|
IL
SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI: "RAPPORTI ECCELLENTI"
La
missione di Roberto Antonione ad Ankara ed Istanbul. L'incontro con
i nostri imprenditori, presenti l'ambasciatore d'Italia Carlo
Marsili ed i consoli di Smirne ed Istanbul.
''I rapporti politici tra Italia
e Turchia sono eccellenti e questo fatto si riflette anche sul piano economico e commerciale''. Lo ha dichiarato
all'Ansa il Sottosegretario italiano agli Esteri, senatore Roberto
Antonione, dopo avere presieduto a Istanbul una riunione straordinaria del Comitato degli Imprenditori italiani in
Turchia.
Alla riunione erano presenti l'ambasciatore d'Italia in Turchia, Carlo Marsili, i consoli italiani a Istanbul e Smirne,
il direttore dell'Ice di Istanbul e numerosi esponenti del mondo imprenditoriale italiano in Turchia, tra i quali i
rappresentanti di Unicredito, Eni, Pirelli, Telecom Italia e Astaldi.
''I risultati dei nostri operatori economici e commerciali in Turchia sono straordinari e non possiamo che essere
soddisfatti", ha aggiunto
Antonione. (Ansa)
03.03.2005 |
INCONTRO ANTONIONE-GUL
Una
perfetta sintonia sui maggiori temi politici internazionali. Nazioni
Unite ed Unione Europea al centro dei colloqui.
"Ho registrato nel corso del mio incontro con il ministro degli
Esteri turco, Abdullah Gul, una perfetta sintonia, sui maggiori temi
politici internazionali ed in particolare sul tema della riforma
delle nazioni Unite e su quello del percorso di integrazione della
Turchia in Europa2.
Lo ha dichiarato all'Ansa il Sottosegretario italiano agli
Esteri, Roberto Antonione, al termine dell'incontro con il ministro
turco e al termine della sua visita di due giorni in Turchia, che
egli ha definito caratterizzata da un "clima eccellente"
favorito da ottime relazioni politiche e da crescenti scambi
commerciali e rapporti economici".
"Abbiamo concordato con il ministro Gul di mantenere uno
stretto contatto per realizzare un modello efficiente di Nazioni
Unite ed ho confermato che il Governo italiano intende continuare
nel suo appoggio al percorso di integrazione della Turchia nell'UE,
per il quale Gul ci ha ringraziati, in maniera che la Turchia possa
cominciare e concludere positivamente il negoziato di adesione
all'UE in tempi congrui", ha precisato Antonione. (Ansa)
03.03.2005
LA
SCOMMESSA E' SUL RAPPORTO DEMOCRAZIA-ISLAM
Una
dichiarazione del Segretario dei Ds Piero Fassino a proposito della
Turchia e del suo ingresso in Turchia. "Una scommessa che va
vinta".
''La Turchia è un dossier di
particolare importanza: del resto è una delle cerniere del mondo.
Da lì si avviano processi e tendenze che travalicano il singolo Paese. Per questo l'ancoraggio europeo della Turchia è questione
decisiva per l'Europa ed il mondo''. Parlando all'<European Press
Club>, Piero Fassino, segretario dei Ds, ha sottolineato che la
partita in gioco in Turchia è quella del rapporto tra democrazia ed
Islam: ''Si gioca - afferma - il fatto che democrazia ed Islam sono
compatibili. Se si vince, non vale solo lì. Se si perde...''. ''Noi
europei - conclude - dobbiamo far sì che la scommessa si vinca,
senza nasconderci tutti problemi che ci sono...''. (Asca)
03.03.2005
LA TURCHIA
IN EUROPA? PROSPETTIVE, PROBLEMI E OPPORTUNITA'
Un
articolo di Giuseppe Scalea ci propone un interessante spaccato sul
futuro di Ankara specie in un momento che i rapporti con Washington
e Tel Aviv si sono alquanto raffreddati.
Uno dei temi geo-politici
che maggiormente sta suscitando discussioni in Europa, è quello
concernente l'opportunità o meno di accogliere la Turchia
nell'Unione. Ambizione turca già di vecchia data, essa fu lo scorso
anno fortemente rilanciata dalla promozione accordata da George W.
Bush al vitale alleato anatolico; la stessa Unione ha infine
acconsentito ad avviare dei negoziati che si prevedono molto lunghi
(dieci-quindici anni probabilmente), ma che dovrebbero concludersi
con l'entrata della Turchia nell'UE. Dato che la prolissità di tali
negoziati, inevitabilmente, distoglierà l'attenzione dell'opinione
pubblica da questo tema oggi molto caldo, tanto vale battere il
ferro ardente, e cercare di riordinare e chiarirci l'idea.
Gli opposti schieramenti, di "turcofobi" e "turcofili",
non sono affatto ben delineati politicamente, poiché la questione
offre innumerevoli chiavi di lettura e prospettive: identitarie,
religiose, umanitarie, geopolitiche, sono solo alcune delle
principali. E' per questo che, ad esempio, se in Italia le forze
d'estrema destra o affini (l'Area antagonista di destra e la Lega
Nord) hanno avviato un'intransigente campagna d'ostruzionismo
anti-turco, in Austria il Governatore della Carinzia Jorg Haider, ad
esse vicine politicamente, si è dichiarato favorevole all'entrata
di Ankara nell'Unione Europea. Oppure potremmo notare il beneplacito
di Berlusconi e dei suoi alleati cattolici in Italia, e la levata
anti-turca verificatasi nella Cdu tedesca. Insomma, la situazione è
complessa, non certo riconducibile - come qualcuno vorrebbe - ad un
problema del tipo "amici dell'Europa contro nemici
dell'Europa". Proviamo ad analizzarla nei suoi singoli aspetti.
Uno dei campi di battaglia più frequentati è quello
identitario-religioso, particolarmente battuto poiché trova terreno
fertile nelle ancor fresche polemiche sorte al momento di varare la
Costituzione europea. In effetti, è forse la più grave mancanza di
Bruxelles quella di non essere riuscita a dare, insieme ad un'unità
economica e (più o meno) politica, anche una comune e sentita
identità all'Europa. Sicché l'UE è ancor oggi un colosso
senz'anima, un golem non vitalizzato, una nazione in gestazione o,
secondo i più pessimisti, già abortita. In tale gigantesco vuoto
si sono facilmente inserite le rivendicazioni dei gruppi più
disparati, che vorrebbero conferire una ragion d'essere all'Europa,
che vada al di là di mere convenienze economiche. C'è chi la
vorrebbe una mediatrice pacifica e disarmata, chi una fida vassalla
del "grande fratello" americano, chi una superpotenza
antagonista agli Yankees, e così
via. Molti credono ch'essa debba fondarsi in maniera determinante
sulla sua identità "occidentale" e
"(giudeo)cristiana". Non voglio soffermarmi a esaminare la
giustezza e veridicità storico-culturale di queste teorie: mi
limito a sottolineare come una simile posizione, sostenuta anche da
alcuni che vorrebbero dichiararsi alternativi alla globalizzazione
unipolare, finisca inevitabilmente per appiattirsi sulle posizioni
dei Nordamericani stessi. Infatti, se si stabilisce che l'Europa è
"Occidente" - non nel senso geografico, poiché così
non è, e comunque risulterebbe irrilevante, ma nella sua
connotazione ideologica - la si pone inevitabilmente contro
ciٍ che è Oriente
e Meridione (Asia, Africa, Sudamerica), e cioè sola con gli
Anglosassoni; dacché ogni rivalità con essi risulta essere una semplice
bega tra amici o peggio congiunti, impossibilitando la costituzione
d'una radicale alternativa, quale credo auspichino molti di
coloro che stanno leggendo queste righe. Allo stesso modo, affermare
che l'Europa s'identifichi nella Cristianità, oltre ad essere un
errore di valutazione storico e culturale, è anche un riportarci
alla condizione precedente, in cui il nostro Continente non può
trovare altri alleati che i cristianissimi Stati Uniti
nordamericani. Questi due casi implicano una pericolosa alienazione
dell'Europa dal resto del Mondo, un suo ridursi a pura dialettica
con gli Usa, in un sistema di "vecchio" contro
"nuovo", entrambi contro "il resto"; mentre la
dimensione corretta dovrebbe essere quella di "antico" (o
"naturale", o "tradizionale") contro il
"degenerato", coinvolgendo in questa lotta l'intero
pianeta. Ciò
detto, torniamo al nostro problema.
I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA STORIA
Chi
afferma che l'Europa sia Occidente, si trova nel bisogno di dover
dimostrare questa sua asserzione fissando dei rigidi paletti, una
"cortina di ferro" che separi l'Europa (Occidente)
dall'Asia (Oriente), poiché questi non esistono naturalmente. In
realtà esse sono inserite e relazionate in un complesso sistema
eurasiatico, per cui gli Urali e i Dardanelli sono solo confini da
geografi, cioè speculazioni mentali senza corrispondenza nella
realtà: volendo dare una definizione d'Europa, essa può
essere descritta come l'estremo lembo d'Asia, la terra ove i popoli
provenienti dalle steppe incontrarono il mare, e dovettero lasciare
i cavalli per l'aratro. Tenere dentro o fuori l'Europa Paesi
come la Russia e la Turchia, si riduce a una mera risoluzione
ideologica, poiché esse, in effetti, sono a pieno titolo
protagonisti della nostra storia. Rifuggendo da considerazioni
ideologiche, possiamo cercare criteri oggettivi. Se l'Europa è
occidentale perché "indoeuropea", allora essa -
conformandosi rigidamente al principio etnico - dovrebbe escludere
gli Ungheresi, gli Estoni, i Finlandesi e almeno mezza Russia, ma
comprendere Iran, India, Pakistan, Inghilterra, Usa, Australia e
Nuova Zelanda. Volendo dirla tutta, la Turchia ne farebbe egualmente
parte - poiché pare che la sua popolazione sia alfine più
indoeuropea che turanica, così
come l'Italia longobarda era comunque più latina che germanica - e
lo stesso dovrebbe dirsi di Israele - perché se andassimo a
verificare la "purezza etnica" che i suoi cittadini
vantano, avremmo senz'altro delle belle sorprese, anche tra i
sefarditi. Se invece, l'Europa volessimo dirla occidentale perché
cristiana, ritorneremmo a una situazione similare, che escluderebbe
non solo i bosniaci e gli albanesi, oltre alla Turchia e a un 30%
della Russia - sempre includendo i "cari" anglo-sassoni -,
ma pure una significativa fetta di tutti i cittadini d'ogni paese
europeo, che seguono culti differenti - Islam, Buddhismo, Induismo,
culti tradizionali o altro - o semplicemente non ne seguono nessuno;
inoltre, molte popolazioni africane e tutte quelle sudamericane
potrebbero ambire a farne parte, ricordando il debito coloniale che
ci siamo colà lasciati. E neppure intersecare uno
o entrambi questi due principi con un criterio geografico
renderebbe le cose più lineari, anche per quanto già detto
riguardo alla convenzionalità di tali confini. Il risultato sarebbe
sempre quello: una gran confusione all'interno e un legame
indissolubile con gli Usa all'esterno. E allora tanto varrebbe dire:
l'identità europea è quella dei locali paesi colonizzati dagli
statunitensi, e così
risolvere il problema. Ma chiudiamo qui questa parentesi molto
generale sul problema dell'identità europea, e scendiamo sul
particolare del problema turco.
La Turchia potrebbe essere l'avamposto di una "invasione
islamica" o "turcomanna" in Europa? A dire il vero, i
musulmani in Europa ci sono già - e non stiamo parlando solo degli
immigrati -, sono numerosi e, se escludiamo l'interpretazione
confessionale dell'UE, abbiamo già risolto il problema. Del resto,
anche fosse, essa non sarebbe poi molto distante dalla
"invasione cristiana" che, duemila anni fa, sommerse
l'Europa pagana! Ma non sarà. E' vero che tra la Turchia e i Paesi
turcomanni dell'Asia Centrale (Kazakhistan, Kirgyzistan,
Turkmenistan, Tajikistan, Uzbekistan) vige la libera circolazione
delle persone, ma ciò
non significa automaticamente che 120 milioni di turcomanni o
giù di lì
decidano di trasferirsi in massa in Europa... i tempi di Tamerlano
sono passati da secoli, e chi denuncia seriamente una simile
fantasiosa eventualità, dovrebbe forse rendersi conto che i Turchi
non sono più una popolazione nomade da molti, molti anni! Del
resto, una simile situazione avrebbe potuto avvenire anche nel 2001
con l'ingresso dei Paesi dell'Europa Orientale nell'Unione; tanto più
ch'essi sono di parecchio più vicini a noi, e soprattutto i loro
flussi emigratori tradizionali vertono proprio sui nostri Paesi e
non, come per i Turcomanni dell'Asia Centrale, sulla Russia. La
verità è che l'UE ha anche degli strumenti e delle regole per
tutelarsi da una simile eventualità. Anzi, potrei persino
ipotizzare che, con la Turchia nell'Unione Europea, gli immigrati in
entrata nel nostro paese potrebbero diminuire sensibilmente.
Infatti, una Turchia più ricca e integrata nel sistema economico
europeo diventerebbe la meta ovvia per gli immigrati arabi che,
oggettivamente, preferiranno trasferirsi in un paese musulmano
piuttosto che in uno cristiano. Potremmo così
concludere che, a ben vedere, ci sono maggiori probabilità che una
Turchia europea faccia diminuire, anziché aumentare, il numero
degli immigrati musulmani nei paesi dell'Europa occidentale.
Inoltre,
da un punto di vista squisitamente culturale, potrebbe essere
interessante scoprire che, in fondo, la Turchia è parecchio più
vicina all'Europa di quanto lo siano gli Stati Uniti d'America: a
tal fine rimando agli interessanti saggi realizzati da Claudio Mutti
(alcuni, come "La Turchia e l'Europa" e le conseguenti
"Risposte" a Milà e Steuckers circolano facilmente su
Internet, mentre lo studio "Roma ottomana" è stato
pubblicato pochi mesi fa su <Eurasia>, nr.1/2004).
IL RUOLO DI TESTA DI PONTE OCCIDENTALE
 Veniamo
ora al problema di gran lunga più importante che si presenta in
riferimento alla probabile (sicura) entrata della Turchia
nell'Unione Europea: quello geo-politico. Molti si oppongono - o
semplicemente dubitano della sua opportunità - all'ingresso turco
nell'UE perché essa potrebbe costituire una sorta di "cavallo
di Troia" nordamericano: tale ipotesi non è affatto peregrina,
tutt'altro; ma si deve considerare che la faccenda è complessa e
difficilmente riducibile a schemi troppo semplicistici. Va
innanzitutto notato, a conferma di questo timore (espresso in
particolare dall'estrema destra e dall'estrema sinistra - cioè
coloro che in Italia s'oppongono più o meno apertamente al dominio
americano sul nostro paese, ma pure da elementi politicamente più
"moderati" o meno "schierati", in Italia e
soprattutto in paesi come Francia o Germania), che la Turchia è un
alleato di lunga data degli Usa, avendo abbracciato la Nato durante
la Guerra Fredda. Seppure tale forte legame sta scemando a partire
dalla disintegrazione dell'Unione Sovietica - che ne costitutiva la
ragion d'essere - la Turchia ha comunque rilanciato il suo ruolo di
testa di ponte occidentale in Medio Oriente, con l'alleanza stipulata
con Israele in tempi relativamente recenti. E benché Bush sia stato
il principale fautore dell'adesione europea turca, spalleggiato da
larga parte delle fazioni collaborazioniste nel Continente, le due
alleanze di cui sopra appaiono sempre più scricchiolanti. Il giro
di boa è stato rappresentato dall'ascesa del partito musulmano
moderato di Erdogan, i cui militanti mostrano una chiara ad acuta
insofferenza verso la protezione americana, che ha finora utilizzato
la Turchia in funzione anti-europea e anti-russa, lusingandone le
vecchie ambizioni pan-turaniche che l'hanno portata a destabilizzare
i Balcani e l'Asia Centrale. Oggi la situazione è però-
diversa: i Balcani appaiono molto più tranquilli, e largamente in
mano agli Europei - mentre gli Usa si sono ridotti a fomentare il
terrorismo albanese -, mentre la Russia sta rapidamente
riconquistando le posizioni perse nei Paesi turcomanni
asiatici, sfruttando lo stallo nordamericano in Irak. Inoltre la
classe dirigente turca sta ripensando radicalmente la sua condotta
geopolitica, poiché ha finalmente realizzato che il suo ruolo nel
Nuovo Ordine Mondiale americano-centrico non andrebbe al di là del
gendarme custode del "Grande Medio Oriente" - e in chiٍ
si è trovata in piena sintonia con l'opinione pubblica, che non
vuol perdere la sua tradizione nel grande pentolone del melting
pot globale. E' per questo che, dopo una rivalità sorta in
tempi immemorabili, i rapporti tra Ankara e Mosca si vanno
rapidamente sviluppando verso una riconciliazione storica. Di più,
Erdogan ha speso tutte le energie possibili per accelerare l'entrata
nell'UE. Infine, segnali di tensione neppure dissimulati sono
apparsi con Usa e Israele. E' noto come Ankara abbia duramente
stigmatizzato la politica di repressione attuata dagli Ebrei nei
territori occupati, arrivando addirittura a ritirare momentaneamente
l'ambasciatore da Tel Aviv e ad annullare le consuete esercitazioni
militari congiunte. Inoltre, il "cavallo di Troia
americano", a differenza di Londra, Madrid, Roma, Varsavia,
Amsterdam, Kiev, ecc., si è rifiutato di partecipare all'invasione
dell'Iraq: un'operazione, tra l'altro, che la danneggia non poco,
giacché sta portando alla formazione a ridosso dei suoi confini,
d'un forte e ostile stato curdo nutrito d'irredentismo anti-iracheno,
anti-turco, anti-siriano e anti-iraniano. Inoltre il piano del
"Grande Medio Oriente", il quale verte proprio sull'asse
Israele-Turchia, è molto pericoloso per il Paese anatolico, poiché
ne accentua il marcato isolamento internazionale dai suoi vicini
Arabi, Europei e Russi. Il declino dell'egemonia americana, anche se
a lungo termine, si profila sempre più nitido all'orizzonte; ma
quando questo arriverà, non saranno certo gli Usa - ben protetti da
due oceani - a subire la vendetta di tutte le loro vittime, bensì
i loro alleati in loco. Il risultato è che Ankara si sta ora
guardando in giro, alla ricerca d'un serio progetto alternativo alla
globalizzazione unipolare promossa dagli Usa, che possa garantirgli
un eguale ruolo di potenza regionale, senza peròٍ
costringerla a snaturarsi sul piano socio-culturale o a scontrarsi
con tutti i Paesi vicini. La Russia puòٍ
offrire un progetto eurasiatico, che è però
ancora in fase di costituzione e dunque molto fragile; in compenso
Mosca, da quando è finito il regime comunista, non si permette più
di ficcare il naso negli affari interni dei suoi alleati, e questo
l'ha già resa più appetibile degli Usa per governi come quelli
dell'Asia Centrale. L'Europa ha un progetto già in atto, cioè
l'Unione Europea, ma non ben definito; però
pacifico e, seppure anche l'UE imiti gli Usa nel cacciare il becco
negli affari altrui, non pretende - perché non può
- d'essere presa sul serio e ascoltata: paradossalmente, questa sua
debolezza la rende più desiderabile della federazione
nordamericana. In questo momento la linea di condotta della Turchia
sembrerebbe essere questa: aprire alla Russia come
interlocutrice, alleggerire il peso dell'alleanza con Washington e
Tel Aviv, integrarsi nell'Unione Europea. E per noi resta da vedere
- ed è questa la domanda fondamentale di tutta la faccenda - quale
ruolo la Turchia vorrà ricoprirvi: fare asse con Londra e affossare
definitivamente l'UE sotto il tallone statunitense, oppure
schierarsi con Parigi, Berlino e Madrid per fare dell'Unione un vero
soggetto geo-politico autonomo? In breve, è l'alternativa già
individuata da Tiberio Graziani (vedi <Turchia, dall'Impero
all'Eurasia>, nel già citato numero della rivista <Eurasia>).
UN COMMERCIO VITALE PER ISRAELE
Insomma, la partita si gioca tra gli assi Londra-Washington e
Parigi-Berlino, per accogliere la neofita Turchia nelle proprie
file. Gli atlantici partono in vantaggio, eppure l'asse europeo può
confidare nell'evoluzione impressa dal governo Erdogan. La debole
Unione Europea di oggi, con l'aggiunta di una Turchia forte e
sensibile ai reali interessi comuni col nostro Continente, si
tramuterebbe immediatamente in una potenza (in questi termini
si è espresso anche Alexandre del Valle, "ideologo" degli
identitaires francesi, ricordando loro che, ammettendo la
Turchia, si "corre il rischio" di cancellare la
"coerenza geopolitica dell'UE", cioè la sua sudditanza
agli Usa): la Turchia ha una posizione dotata d'un valore strategico
che pochi altri paesi hanno: collega l'Europa al Vicino e
all'Estremo Oriente, controlla due dei corsi d'acqua più importanti
del mondo (Tigri ed Eufrate, che hanno le sorgenti sull'Altopiano
anatolico) e inoltre ospita un'importante via di rifornimento
energetico per l'Europa. Quest'ultimo fatto dovrebbe far riflettere
coloro che mirano a difendere quel poco d'autonomia di cui oggi gode
l'Europa, e anzi incrementarla: i principali oleodotti e gasdotti
che alimentano il territorio dell'Unione entrano uno dagli Stati
baltici, uno dall'Ucraina e uno dalla Turchia. Ora, com'è noto,
Estonia, Lettonia e Lituania sono tra i membri più zelanti della
"Nuova Europa" collaborazionista; come avranno visto
tutti, l'Ucraina sta scivolando nella sfera d'influenza
nordamericana; infine, come abbiamo ripetuto fin qui, la Turchia è
alleata degli Usa. Qual è il risultato? Che gli anglo-sassoni
controllano più o meno fortemente tutte e tre queste importanti
linee d'approvvigionamento energetico per l'Europa. Nel corso della
storia millenaria se ne sono viste di tutti i colori, ma mai uno
stratega degno di questo nome è stato tanto inetto da rinunciare a
occupare o difendere le vie vitali per i suoi rifornimenti: pena
l'essere assediati e presi per fame. Ad esempio, l'antica Atene
poteva permettere che i Lacedemoni devastassero ogni anno i campi
dell'Attica, poiché essa controllava la Tracia, dove trovava il
legname, e l'Ellesponto, da dove arrivava il grano; ma quando gli
Spartani riuscirono a bloccare lo Stretto, la "patria della
democrazia" (e dell'imperialismo) non esitò
a consegnare la città in mano agli oligarchici e a chiedere la pace
tante volte rifiutata. O per restare a tempi più recenti, l'Intesa
vinse la Prima Guerra
Mondiale soprattutto perché la flotta britannica bloccava ogni
rifornimento alla Germania. Se un giorno l'Europa alzasse la testa,
allo stato attuale Washington non dovrebbe far altro che qualche
telefonata per riportarla all'era pre-industriale. Ma se, ad
esempio, la Turchia fosse membro dell'Unione, essa sarebbe divisa
tra due fedeltà, e nessuno può
dire quale delle due avrebbe la meglio. Ma almeno nel secondo caso
si avrebbe una possibilità.
Inoltre, la Turchia porterebbe l'Unione a confinare direttamente con
una zona vitale quale quella del Vicino Oriente e, inevitabilmente,
potrebbe finalmente dire la sua. Chi dice che l'UE non potrebbe
difendere quei confini "caldi", si macchia del grave reato
d'imbecillità: la Turchia ha un moderno esercito di 800.000 uomini
in servizio attivo, e quello basta e avanza per difendere i suoi
confini da qualsivoglia nemico della regione. Ma ciò
che più importa, è che l'Europa entrerà con più forza
nell'irrisolto conflitto israelo-palestinese e, nessuno potrà
negare, persino Bruxelles sarebbe un mediatore più
imparziale della Casa Bianca. Non a caso molti sionisti sono
preoccupati dalla prospettiva di ritrovarsi il loro
"amico" nell'UE. Il commercio con la Turchia è vitale per
Israele, a dispetto d'ogni aiuto americano; l'analista ebreo Vuk
Zlatan mette in guardia i suoi compatrioti, perché con la Turchia
l'Unione Europea acquisirebbe un eccezionale potenziale contrattuale
da usare verso Tel Aviv, se non per fare giustizia in Palestina,
almeno per normalizzare la situazione. Molti movimenti e individui
sinceramente europeisti si stanno mobilitando contro l'entrata della
Turchia nell'UE. La mia modestissima opinione, per tutto quanto
finora detto, è che essi potrebbe essere cento volte più utili
alla causa dell'Europa proprio appoggiando l'entrata della Turchia.
Se i Governi di Parigi e Berlino tratteranno con Ankara dalla forte
posizione contrattuale in cui si trovano, anche le organizzazione
politiche e sociali possono fare molto collegandosi ai loro pari
turchi, e coordinando un'azione politica di base volta a fare della
Turchia non un cavallo di Troia, ma un tassello fondamentale della
Grande Europa, libera e indipendente. (Daniele Scalea/Al
Jazir/Rinascita)
03.03.2005
ISLAM E
DEMOCRAZIA POSSONO CONVIVERE
"Presto
il cittadino turco-germano-europeo". In esclusiva per Café Babel
l'intervista a Cem Özdemir, deputato verde europeo.
 Cem Özdemir, un verde
d'origine turca e dall'accento svevo è favorevole
all'imminente adesione della Turchia all'Unione Europea.
L'integrazione di questo paese sarebbe fondamentale soprattutto
per i
quattro
milioni di immigrati turchi residenti nell'UE. Ma
all'interno della comunità non tutti appoggiano le trattative
dell'adesione: alcune organizzazioni nazionaliste turche in
Germania criticano questa svolta della Turchia.
Per quali motivi i
turchi sono ancora relativamente poco integrati nella società
tedesca?
Le responsabilità vanno ricercate da ambo le parti, nella società
tedesca e tra gli immigrati. Una delle ragioni della scarsa
"permeabilità" sociale da parte della società tedesca sta nel
sistema scolastico, come hanno di recente dimostrato i risultati
della ricerca <Pisa>.
D'altro canto sono stati gli stessi immigrati a non favorire la
creazione di strutture che li potessero integrare meglio nella
società tedesca. Ci sono però molti segnali che indicano un
miglioramento della situazione, a cominciare dalla vita delle donne
e nel campo della cultura. Il nostro obiettivo deve essere una
società in cui gli immigrati siano equamente rappresentati in tutti
gli strati sociali, non perché si tratta di immigrati ma perché si
tratta di persone con le stesse qualifiche degli altri.
Che cosa si augurano i
tedeschi di origine turca dall'entrata nell'UE?
Per i turchi tedeschi l'adesione porterebbe innanzitutto alcuni
vantaggi pratici: il diritto di voto alle elezioni comunali e norme
per l'espatrio meno restrittive. Tanti immigrati turchi della
prima generazione farebbero volentieri ritorno in Turchia.
L'appartenenza all'UE li aiuterebbe, senza dover rinunciare al
loro legame con la Germania. Con l'adesione si guadagnerebbe il
sostegno della Turchia nel risolvere il problema
dell'integrazione. È anche nell'interesse della Turchia il
successo dei turchi in Germania. L'adesione avrebbe un immediato
effetto sulla loro immagine in Germania e in Europa. Ma non tutti i
turchi in Germania sono a favore di un'entrata nell'UE. Alcuni
sono contrari perché hanno difficoltà ad accettare dei cambiamenti
in Turchia.
Come hanno accolto i tedeschi di origine turca i negoziati per
l'adesione della Turchia?
La maggior parte positivamente. Anche se sono proprio le lobby in
Germania, che vengono sostenute dalla Turchia, ad essere scettiche,
perché generalmente sono orientate in una direzione nazionalista.
Sono convinti che l'Ue abbia fatto alla Turchia una promessa senza
avere alcuna intenzione di rispettarla. Accusano la Turchia di un
atteggiamento troppo accondiscendente nei confronti dell'Europa.
Va detto che sorprendentemente le organizzazioni appoggiate dalla
Turchia non fanno i veri interessi del loro Paese. Mentre la società
civile turca ha capito ormai di doversi riformare, queste
organizzazioni negano che vi sia qualsiasi necessità di riforme.
A lungo termine l'adesione all'UE potrebbe contribuire a
risolvere i problemi d'identità degli immigrati turchi nell'UE,
spesso divisi tra il paese in cui risiedono e la terra dei loro
antenati?
Questo sarebbe lo scenario ideale. Ma perfino i tedeschi hanno
problemi con la loro identità, a differenza dei francesi che invece
si rifanno volentieri alle loro origini. L'Europa potrebbe
effettivamente essere un occasione per formare la propria identità.
Sarebbe così naturale pensare in termini di "europeo
turco-tedesco".
Con l'integrazione della Turchia nell'UE potrebbe migliorare
anche la situazione di altri paesi islamici?
Non bisogna sopravvalutare questo effetto, ma sicuramente sarebbe un
segnale importante vedere l'Islam trattato in modo giusto e senza
alcuna doppia morale. Allo stesso tempo verrebbe trasmesso il
messaggio della convivenza tra Islam e democrazia.
Cosa ne pensa della proposta di tenere dei referendum
sull'eventuale adesione della Turchia?
Su temi europei è giusto che si esprimano gli europei. Diventa
paradossale, però, che Malta decida sull'entrata della Turchia
nell'UE. Se si intende svolgere dei referendum, allora deve valere
il principio della doppia maggioranza, cioè maggioranza sia dei
paesi che dei voti. E bisognerebbe esprimersi su tutti i candidati,
non solo sulla Turchia! (CafèBabel)
03.03.2005
TURCHIA: LA
REPUBBLICA DELLE DONNE
Ayse Kulin,
scrittrice, autrice di numerose raccolte di racconti e di quattro
romanzi, è tra le voci più apprezzate della letteratura turca
contemporanea.
 Nel 1979 partecipai, in qualità
di rappresentante per la Turchia, alla conferenza di <Amnesty
International> a Cambridge. Ricordo che mi affannavo da una sala
all'altra per partecipare agli incontri delle diverse aree
geografiche, da quella asiatica a quella mediterranea, da quella
europea a quella mediorentale; quando, stremata, giunsi nella sala
asiatica, un cinese mi disse: "Cara mia, sei all'incontro
sbagliato, gli europei sono al secondo piano". Allora, in
quella circostanza, la mia mente si fermò a riflettere quanto
effettivamente la gente turca abbia una fisionomia molto simile a
quella europea, anche se, la nostra stirpe è figlia di un melting
pot di elementi multiculturali che ci ha arricchito e reso
particolarmente empatici nei confronti delle diversità.
E anche la stratificazione culturale della nostra società è molto
varia. Se da una parte infatti, i nostri ceti abbienti possono
solitamente contare su una formazione di stampo occidentale, ampie
parti di popolazione, tra cui moltissime donne, sono ancora
analfabete, mentre le nostre amministrazioni si stanno adoperando
affinché questo arretramento culturale possa essere eliminato.
E in questa varietà rientra anche la mia storia. Da un punto di
vista meramente intellettuale posso definirmi anglosassone, poiché
la mia formazione è avvenuta dapprima in un collegio americano a
Istanbul e, successivamente, a Londra. Il mio temperamento però è
molto mediterraneo: gesticolo molto, rido forte, piango facilmente,
consumo molto olio d'oliva....
La mia fede, poi, è musulmana, di conseguenza credo nel destino e
la mia anima è molto turca: eppure provengo dallo stesso panorama
storico dal quale gli europei traggono origini. Gli ottomani e gli
europei sono coesistiti, a volte guerreggiando, a volte in pace,
come è successo dal quattordicesimo al ventesimo secolo e, ancora
prima, durante l'Impero Romano d'Oriente. Insomma, per lunghi
secoli siamo stati parte della stessa storia, qualcuno tuttavia
asserisce che si è trattata di una relazione fra avversari: ma non
è forse vero che anche la storia d'Europa è una storia di
nemici? La Francia e l'Inghilterra non hanno forse combattuto la
Guerra dei cent'anni? La Francia e la Germania non si sono forse
contrapposte per ben tre volte, nell'arco di settant'anni?
Come è dunque possibile che la Turchia non faccia parte dell'Europa
adducendo come argomento le opposizioni che storicamente hanno
contrapposto i turchi a eserciti e popolazioni europee?
Forse una risposta la possiamo trovare nel fatto che siamo
musulmani; ma se la religione cristiana è così vincolante, allora
perché ci sono stati tanti spargimenti di sangue nel passato del
Vecchio Continente?
Una parte della cultura europea deriva dalla cristianità, ma esiste
anche una eredità forte ed evidente che deriva viene
dall'illuminismo.
Oggi le donne a Londra sono una parte importante, attiva e
partecipe, nella società. Ma quando agli inizi del Novecento le
suffragette volavano sui cieli della capitale inglese con una
mongolfiera lanciando volantini a fini propagandistici e lottavano
per ottenere il diritto di voto, le donne ambivano agli stessi
ideali, nutrivano eguale consapevolezza del proprio ruolo e della
propria importanza.
Nel 1923 la Repubblica Turca è stata fondata su principi laici, il
sistema giuridico si è basato sui sistemi francese e italiano,
dando vita a risultati superiori rispetto anche a Paesi come Spagna,
Germania, Italia, Francia e Belgio. Forse abbiamo delle differenze
culturali, ma anche all'interno della stessa Europa vi sono
differenze in tal senso. La Spagna è forse uguale alla Danimarca?
La Gran Bretagna, l'isola con la Chiesa d'Inghilterra,
all'Italia? Quel che è importante in questa Unione, non è la
differenza storico-culturale ma l'obiettivo, lo scopo, che al di là
dei vantaggi economici deve essere individuato nei valori della
democrazia, del diritto e della pace.
Io spero sinceramente che la Turchia possa entrare nell'Unione
Europea, affinché il destino di 35 milioni di donne turche possa
tingersi di azzurro.
L'estate scorsa ho partecipato ad una iniziativa organizzata da
una fondazione nelle località sud occidentali del nostro Paese. Ci
siamo occupati di quattromila ragazze, io personalmente ho visitato
e intervistato cinquanta di queste famiglie, ho visto case povere,
ho parlato con ragazze tra i nove e i ventidue anni, e ho ascoltato
i loro punti di vista sulla scuola, le loro speranze e le
aspettative per il futuro. Sono stata orgogliosa di scoprire che
ogni ragazza che è andata a scuola, desiderava continuare il
percorso formativo ad ogni costo. Ogni ragazza che aveva imparato
nozioni sull'igiene, sul controllo delle nascite e su migliori
standard di vita, voleva trasmettere questa conoscenza alla
famiglia, ai vicini e alla propria comunità. Il loro desiderio più
forte, non era quello di stabilirsi nei grandi centri, ma quello di
ritornare nelle proprie case per migliorare la qualità di vita dei
villaggi.
L'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, porterebbe un
miglioramento dell'istruzione, creando tra i nostri giovani una
nuova forza positiva per il Paese.
Le donne fanno parte di un altro mondo, dove i valori di riferimento
sono diversi da quelli degli uomini; negli occhi delle donne le
guerre non sono battaglie fra eserciti gloriosi, ma soltanto città
bombardate, sangue sparso e paesaggi devastati. Le donne perseguono
la pace, amano la cooperazione e hanno grande compassione; d'altra
parte, non va dimenticato che l'Europa si trova innanzi al
problema demografico dell'invecchiamento dell'età media e, si
stima, necessiterà di sei milioni di immigrati all'anno a partire
dal 2015. Perché, allora, non unire la popolazione giovane e
dinamica della Turchia dopo averla fornita delle giuste competenze?
L'idea
dell'inconciliabilità fra cristiani e musulmani, che spesso si
radicalizza in posizioni manichee, in realtà può e deve tramutarsi
in una sinergia tra le due diverse culture, in un valore aggiunto
per entrambe le civiltà. Un valore che, con gli oltre dodici
milioni di musulmani turchi, porterebbe l'Europa ad un rinnovato e
più importante ruolo nei rapporti con il Medio Oriente.
L'Occidente condanna il razzismo e persegue ideali fondati
sull'uguaglianza: è giunta l'ora di metterli in pratica. La
nostra epoca è quella della conoscenza, della tecnologia, del
rapido scambio di informazioni; tutto ciò può essere ancora più
sinergico se l'humus nel quale si sviluppa è condiviso e aperto
il più possibile. Dobbiamo unire le nostre mani alle vostre e
saremo parte del grandissimo viaggio nella storia dell'Europa;
riscatteremo 35 milioni di donne turche pronte a fare un miracolo
per noi tutti, con la loro energia positiva e la loro volontà di
arrivare a un mondo migliore. (Ayse Kulin/Mega Ship)
Questo articolo è l'intervento tenuto da Ayse Kulin al convegno
internazionale Turkey and the European Union:reason for a historic
choice, organizzato a Bruxelles presso la sede del Parlamento
europeo dal Partito Radicale Transnazionale, Alde e No Peace without
Justice.
03.03.2005
INTEGRITA'
Per
Ankara territorialmente e politicamente non può essere alterato lo
status quo dell'Irak. Un mosaico che va protetto ad ogni costo.
Ankara
has said that the territorial and political integrity in Iraq should
be preserved as the country works to establish a new government.
Diplomatic sources responded to statements by Kurdish officials
regarding Kerkuk (Kirkuk) and autonomy by saying: "We have
always focused on two points--the territorial and political
integrity of Iraq should be protected. Natural resources belong to
all Iraqis. As for how Iraq will be governed, this will also be
determined by all Iraqis." A diplomat pointed out that Kirkuk
is a sensitive example of the Iraqi mosaic and said this
characteristic of the city should be preserved with care.
Ankara refers to the 53rd article of the Iraqi Interim Law, which
allows the formation of regions including a maximum of three
provinces other than Bagdat (Baghdad) and Kirkuk. The forming of
these regions, however, requires the approval of nationwide Iraqi
approval. (Suleyman Kurt)
03.03.2005
36
AMBASCIATORI A KARS
Il gruppo si
è recato nella città, che si trova ai confini con la Georgia, su
invito del sindaco Naif Alibeyoglu. Nessuna rappresentanza italiana.
A group of 36
ambassadors to Turkey visited the historic places of Kars, upon the
invitation of Kars Mayor Naif Alibeyoğlu, reported news
agencies.
Ambassadors and their wives at the weekend visited the ruins of Ani
and the Georgian ambassador to Turkey and officials from the embassy
prayed at a cathedral on their first visit to the region.
Touching on the issue of Armenia resuming operation of the Medzamor
nuclear power station, which is only 16 kilometers from the
Turkish-Armenian border, European Union Ambassador to Turkey Horst Jörg
Kretschmer, who was among the group, said, "I recently learned
about the situation in Medzamor. Since the region is located in an
earthquake zone, it may be dangerous to operate a power plant there,"
adding, "We would elaborate on this issue later. I cannot say
anything further at this point."
Mentioning the EU membership bids of Georgia and Armenia, Kretschmer
said, "I believe that Turkey will become an EU member long before
those countries."
Some ambassadors also enjoyed sledging on frozen Çıldır
Lake.
The ambassadors of Bosnia-Herzegovina, Lithuania, Finland, Norway,
Mexico, Greece, Algeria, Croatia, Bangladesh, Thailand, Brazil, the
United Kingdom, Australia, Libya, Belgium, Venezuela, Spain, Israel,
Argentina, Chile, Sweden, New Zealand, Romania, Russia, Denmark,
Slovenia, Estonia, Switzerland, Kyrgyzstan, Kazakhstan, Slovakia,
Lebanon, Georgia, Macedonia, Moldavia and Albania all took part in
the visit. (Turkish Daily News)
03.03.2005
<MAGNETI MARELLI>
ACQUISTA SOCIETA' TURCA
Si
tratta della <Mako Elektric ve Ticaret>, leader del mercato
locale dell'illuminazione per autoveicoli. Mille addetti per 100
milioni di euro di fatturato.
La <Magneti Marelli> (Gruppo Fiat) ha acquistato il controllo
della società turca <Mako Elektric Sanayi Ve Ticaret>, leader
del mercato locale nel settore della illuminazione per autoveicoli.
In seguito ad un accordo con il gruppo turco Koc ha aumentato la
propria partecipazione dal 43% al 95%.
La gestione della <Mako>, che ha sede a Bursa, occupa circa
mille addetti ed ha un fatturato di 100 milioni di euro, sarà
affidata dalla <Magneti marelli> alla controllata
<Automotive Lighting>.
I ricavi dell'azienda provengono per il 30% dal settore
illuminazione ed il 70% da quello dei componenti elettromeccanici e
del riscaldamento-climatizzazione dell'abitacolo. Tutti i maggiori
costruttori di veicoli presenti in Turchia (oltre a Fiat, Ford,
Renault, Hyundai e Toyota) sono clienti dell'azienda che esporta
anche una importante quota della produzione.
Con questa operazione <Magneti Marelli> rafforza la sua
presenza sul mercato turco dell'auto che conta su 800 mila veicoli
prodotti nel 2004 e che è in crescita e punta a porre le basi per
un ulteriore sviluppo verso i Paesi del medio Oriente. (Ansa)
03.03.2005
PARTNERSHIP
TURCO-AMERICANA PER EURASIA
Ankara e
Washington hanno stilato un accordo per formare un "consulting
forum" permanente su Russia, Caucaso e Centro-Asia. Strategia
comume.
Turkey
and the US have made an agreement to form a permanent "consulting
forum" on Russia, Caucasus and Central Asia in the frame of
dual "strategic partnership".
The Turkish ministry of Foreign Affairs deputy General Director for
Russia, Central Asian and Caucasian countries Halil Akinci met with
Ambassador Laura E. Kennedy, U.S. Deputy Assistant Secretary of
State for European and Eurasian Affairs. The situation of Georgia,
the developments in Russia and Caucasian countries, Upper Karabagh
and the relations with Armenia and energy issues were discussed in
the meeting. Akinci's meetings were announced as "US-Turkey
Strategic Dialogue" by the US State Department and it is noted
that Akinci and Kennedy talked about Eurasian issues. The statement
reads that to establish a forum for more cooperation on common
interests, solutions to disagreements, energy, and reforms has been
agreed on. Their next meeting will be held in Turkey. (Foreign
News Services/Zaman)
03.03.2005
TRASFERIMENTO DI ARMI: NESSUNA
CONFERMA
Il
Dipartimento di Stato americano ha fatto sapere che gli Stati Uniti
non erano a conoscenza di un probabile carico turco che avrebbe
violato gli accordi.
The
US Department of State says it has no knowledge of reports that
Turkey is transferring arms purchased from the US to northern Cyprus.
At a daily press conference at the State Department, reporters asked
if the US was aware of the latest arms transfer from Turkey to
Cyprus, which violates the terms of their agreement. The State
Department issued a written statement in response that there is no
information to confirm this claim. It was stated that the US has
been opposing armament of the island and supports a solution based
on the Annan plan that will bring the Cyprus issue, and its security
problems, to a conclusion. (Anadolu News Agency/Zaman)
03.03.2005
RIVENDICATA
L'UCCISIONE DI DUE AUTISTI TURCHI
Secondo un
messaggio dell'Esercito di Ansar al Sunna, le vittime portavano
cemento a ditte impegnate in opere di ricostruzione dell'Irak.
Nessuna conferma del misfatto.
L'Esercito di Ansar al Sunna ha rivendicato l'assassinio di due
autisti turchi in un messaggio su Internet. Secondo la
rivendicazione, i due uomini era stati catturato il 25 febbraio
scorso durante l'imboscata tesa ad un paio di camion in viaggio tra
Kirkuk e Tikrit. I mezzi trasportavano dalla Turchia cemento
destinato a ditte impegnate in opere di ricostruzione in Irak.
nell'attacco era stati uccisi altri due autisti, sempre secondo la
ricostruzione fornita nel messaggio dell'attacco che però non è
stato ancora confermato da fonti indipendenti. La rivendicazione si
chiude con minacce a tutte le persone accusate di collaborare con le
forze statunitensi in Irak, chiedendo loro di "pentirsi,
altrimenti dovranno fronteggiare lo stesso destino degli autisti
traditori". (Adnkronos/Dpa)
03.03.2005
APPELLO PER
UNA DETENUTA AUSTRIACA DI 30 ANNI
Si chiama
Sandra Bakuz e si trova rinchiusa in una prigione di Gebze,
cittadina a 50 chilometri da Istanbul. Una interrogazione dei Verdi
al ministro Giancarlo Fini.
"Sandra Bakutz, cittadina
austriaca di 30 anni, impegnata nella lotta per il rispetto dei
diritti umani e per la liberazione dei prigionieri politici in
Turchia è detenuta nella prigione della città di Gebze situata a
50 chilometri da Istanbul. Si tratta di una palese violazione delle
Convenzioni internazionali, l'Italia intervenga per ottenerne il
rilascio". E' quanto afferma la deputata Verde Luana Zanella
che sulla vicenda ha presentato un'interrogazione al ministro degli
Esteri, sottoscritta dai colleghi Laura Cima e Mauro Bulgarelli.
Una vicenda, quella della Bakutz, che Luana Zanella definisce
"inquietante" rilanciando la richiesta di un intervento
del governo presso le autorità europee e la stessa Turchia che
"non può pretendere di essere ammessa nell'Unione Europea se
continua a perseguire questa violenta politica di offesa dei diritti
umani".
"La Bakutz è in attessa di giudizio - spiega Zanella -, dopo
essere stata fermata il 10 febbraio scorso ad Istanbul appena scesa
dal suo aereo di provenienza da Vienna. Si preparava ad assistere al
processo contro gli 82 attivisti arrestati in Turchia nella cornice
dell'operazione poliziesca internazionale condotta il 1°aprile 2004
contro una presunta struttura dell'organizzazione DHKP-C
(Partito-Fronte rivoluzionario di liberazione del popolo)".
L'imputazione per la Bakutz, prosegue la parlamentare verde, in base
al mandato di arresto rilasciato nel settembre 2001 dalla seconda
Corte di Sicurezza dello Stato, il tribunale speciale con cui
vengono giudicati i militanti politici, è di appartenenza
"all'organizzazione illegale Dhkp-C". Dopo l'udienza
Sandra Bakutz è stata portata alla casa circondariale di Pasakapisi
nel quartiere di Üsküdar ad Istanbul da cui è stata poi
trasferita il 16 febbraio. (ApCom)
03.03.2005
BULGARIA E
TURCHIA: ORGOGLIO SENZA PREGIUDIZI
I
media bulgari hanno dato scarso rilievo alla
notizia dell'invito alla Turchia ad avviare i negoziati di adesione
all'UE. Sintomo di
indifferenza? Secondo alcuni tra i più autorevoli analisti bulgari
è piuttosto un segno della maturità dei rapporti di vicinato dei
due Paesi.
L'incontro tenutosi a Bruxelles
il 17 dicembre scorso, durante il quale la Turchia è stata invitata
ad avviare i negoziati di adesione all'Unione Europea, è passato
largamente inosservato sulla stampa bulgara. Come esempio basti il
fatto che uno dei settimanali più attenti del paese, la rivista di
economia e politica Kapital, ha dedicato all'evento solo un breve
trafiletto tradotto dal <Financial Times>. Questo disinteresse può
apparire strano per un paese, come la Bulgaria, che confina
direttamente con la Turchia, che è stato per cinque secoli sotto il
dominio ottomano e che ha una numerosa minoranza turca (poco meno
del 10% della popolazione complessiva). Inoltre, della coalizione di
governo fa parte proprio il partito che in Bulgaria rappresenta tale
minoranza, il Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS), alcuni
membri del quale sono ministri.
I rapporti con la vicina Turchia sono stati per lungo tempo
difficili, ai tempi del regime comunista il confine tra i due paesi
segnava allo stesso tempo quello tra la Nato e il Patto di Varsavia
ed era uno dei punti più caldi della cortina di ferro. Il
"processo di rinascita" con il quale negli anni '80 il
regime comunista aveva deciso di cambiare i nomi dei cittadini
musulmani con nomi bulgari, e che ha portato alla deportazione di
fatto di circa 300.000 turchi di Bulgaria nella vicina Turchia, ha
approfondito il solco tra i due Paesi.
Le cose sono cambiate nel 1997, quando il partito di destra e
filo-occidentale Sds (Unione delle Forze Democratiche) ha
conquistato il potere: il premier Kostov ha aperto un canale
privilegiato con Ankara, con la quale i rapporti si sono fatti
improvvisamente idilliaci. Tanto che sui manuali di storia, laddove
si scriveva del periodo del dominio ottomano, all'improvviso si è
smesso di utilizzare il termine "giogo ottomano" per
passare a un ben più pudico "presenza ottomana". Il
governo guidato dall'ex zar Simeon, insediatosi nel 2001, ha aperto
per la prima volta al partito della minoranza turca, un evento fino
a pochi anni prima impensabile, nonostante i buoni rapporti
diplomatici tra l'esecutivo di Kostov e Ankara. Oggi la Turchia
rimane terra di emigrazione per molti turchi di Bulgaria, mentre sul
piano diplomatico è un alleato nella "guerra mondiale contro
il terrorismo". Per il bulgaro medio, invece, la Turchia è più
prosaicamente il paese di origine di una marea di prodotti
contraffatti, il più delle volte spacciati come made in Italy.
Il fatto che i media bulgari abbiano pressoché ignorato l'evento di
Bruxelles, e che i suoi politici non abbiano commentato in alcun
modo l'invito alla Turchia, è sicuramente un sintomo di come i
rapporti tra i due paesi, dopo anni di oscillazione, si siano ora
stabilizzati. Sofia, a differenza di Ankara, ha compiuto numerosi
passi avanti nel processo di adesione all'UE. L'entrata nell'Unione
è stata fissata per il gennaio 2007, data in cui anche la Romania
dovrebbe entrarne a far parte.
Durante l'incontro di Bruxelles del dicembre scorso è stato inoltre
deciso che a partire da aprile la Bulgaria dovrebbe diventare
"osservatore attivo" all'interno dell'Unione, un modello
che era già stato applicato in passato ai 10 stati diventatine
membri nel maggio scorso. Come "osservatore attivo" la
Bulgaria potrà presenziare a tutti i forum dell'Unione
intervenendovi, tuttavia senza diritto di voto. Più che della
futura adesione di un paese dal grande numero di abitanti,
politicamente e militarmente più influente come la Turchia, la
Bulgaria sembra preoccupata in questo momento della possibilità che
i ritardi della Romania nel processo di adesione possano
indirettamente costituire un freno per l'entrata di Sofia nell'UE. A
tale proposito durante la riunione di Bruxelles la Bulgaria ha fatto
un passo avanti, poiché ha ricevuto assicurazioni da parte dei
vertici dell'Unione che, qualora la Romania dovesse mancare
l'appuntamento per l'adesione nel gennaio 2007, le porte per lei
rimarrebbero aperte.
LA VOCE IN CAPITOLO DI
SOFIA
Lo scarso interesse dei media e dei politici bulgari per la notizia
dell'invito alla Turchia è senz'altro un riflesso del fatto che
Sofia ha altre priorità, cioè quelle di portare a termine il
proprio processo di adesione entro l'inizio del 2007 e di gestire a
livello diplomatico i rapporti con la Romania in vista di tale
appuntamento. Su tale scarso interesse incide anche il fatto che la
Bulgaria è alle soglie di elezioni parlamentari il cui esito si
profila ancora incerto. La traballante coalizione di Governo,
guidata dal Ndsv, il partito dell'ex zar Simeon, è impegnata a
gestire i delicati e instabili rapporti interni, facendo allo stesso
tempo fronte agli attacchi dell'opposizione, che negli ultimi giorni
ha cercato senza successo di ottenere in parlamento un voto di
sfiducia all'esecutivo.
Seppure rari, alcuni commenti sono comparsi sulla stampa bulgara. Vi
sono stati alcuni osservatori che hanno scelto una prospettiva
geopolitica, constatando che, allargandosi in futuro alla Turchia,
l'Unione Europea integrerà al suo interno una larga popolazione
musulmana e porterà i suoi confini a diretto contatto con i Paesi
arabi. Queste constatazioni sono state formulate con evidente
preoccupazione, ma è importante rilevare che il loro tono è stato
nel complesso pacato e confinato entro limiti razionali.
Si tratta di un importante differenza con il passato, in cui il tema
Turchia dava spesso adito a lunghe tirate retoriche e nazionaliste.
Più numerosi sono stati invece gli osservatori che hanno constatato
come Sofia non debba preoccuparsi del futuro ingresso
dell'ingombrante vicino nell'Unione Europea, perché ormai la
Bulgaria è molto più avanti nel processo di adesione. Da alcuni di
questi articoli trapela un certo orgoglio per il fatto che Sofia avrà
voce in capitolo sull'entrata della Turchia nell'Unione, poiché
quando cominceranno le trattative con Ankara sui problemi concreti
la Bulgaria con ogni probabilità sarà già membro a pieno titolo.
Un atteggiamento che è un indice di come negli ultimi anni la
Bulgaria guardi al mondo esterno in modo diverso, più sicuro di sé
e che è efficacemente riassunto da una frase di Georgi Gotev,
giornalista del quotidiano Sega e uno dei più attenti osservatori
bulgari delle politiche europee: "Un segno chiaro di quanto ci
stiamo avvicinando all'UE è dato dal progressivo raffreddamento del
grado di emozionalità politica ogni volta che superiamo una nuova
tappa del processo di adesione. Si tratta di un fenomeno normale, già
osservato nei dieci paesi che sono entrati nell'Unione l'anno
scorso, dove ora è addirittura in crescita l'euroscetticismo. Il
contrasto con la frenetica felicità con la quale i turchi hanno
accolto la notizia dell'invito ad aderire all'UE è la migliore
prova di come la strada che i nostri vicini devono percorrere per
giungere all'obiettivo sia ancora lunga, mentre la nostra è molto
più breve". (Marinela Nikolova/Osservatorio sui
Balcani)
03.03.2005
ACCORDO CON
IL FONDO PIU' VICINO
Riguarda
una nuova tranche di prestito alla Turchia i cui operatori
finanziari hanno reagito subito bene comprando asset e spingendo la
Lira a chiudere sui livelli massimi.
Si avvicina l'accordo per una nuova tranche di prestito tra il Fondo
Monetario Internazionale e la Turchia e gli operatori finanziari reagiscono comprando
asset turchi e spingendo la Lira a chiudere la seduta odierna sui
livelli massimi degli ultimi 3 anni e mezzo a 1,281 nei confronti del dollaro. L'ultima volta in cui
la Lira assistette a un livello tanto alto fu il luglio 2001 pochi mesi dopo la crisi finanziari e la fluttuazione della moneta. La scia
di ottimismo è stata determinata dalla crescente aspettativa da parte
dei trader sull'agognato accordo con il Fmi per la concessione di un
prestito del valore di 10 miliardi di dollari. In realtà la firma dell'accordo era attesa a dicembre ma poi
alcuni ritardi commessi sul fronte dell'implementazione delle riforme
da parte di Ankara ha provocato lo slittamento della issue. La
principale preoccupazione dell'Fmi riguarda l'eventuale incidenza negativa sui conti pubblici degli incentivi statali mirati ad
accrescere l'occupazione nelle regioni povere. Oltre alla Lira anche i
mercati azionari e obbligazionari hanno nel frattempo reagito bene ai
rumor: la Borsa ha chiuso in crescita dell'1.3% a 28.396,17 punti.
Mentre il rendimento del bond con scadenza nel 27 settembre 2006 è sceso al
17.32%. Tornando alla Lira è in rialzo del 4.52% nei confronti del dollaro dall'inizio dell'anno sull'onda dell'ottimismo
tra la comunità finanziaria internazionale circa l'entrata della Turchia nella
UE. (Adnkronos/Marketwatch)
03.03.2005
CAPITALI
ESTERI ATTRATTI DALLA CRESCITA CON IL "TURBO"
C'è già chi
parla di miracolo turco. Sembra andare tutto bene con l'inflazione -
per la prima volta negli ultimi 30 anni - a poco più del 9%. Un
turismo che si sta muovendo a gonfie vele nonostante la guerra nel
vicino Irak.
Le soddisfazioni agli investitori dalla Borsa di Istanbul.
C'è già chi
parla di miracolo turco. Via libera ai negoziati per l'ingresso
nell'Unione Europea, crescita dell'economia dell'8% nel 2004,
calo dell'inflazione a poco più del 9% per la prima volta negli
ultimi 30 anni, festeggiato con l'eliminazione dei sei zeri dalla
lira turca dal 1° gennaio. E poi il turismo sta andando a gonfie
vele nonostante la guerra in Irak (nei primi nove mesi del 2004 le
entrate del settore hanno toccato un record di 12,6 miliardi di
dollari) e da poco la Banca centrale, per la seconda volta da inizio
anno, ha tagliato i tassi d'interesse dal 17% al 16,5%. Tutti
segnali favorevoli che hanno indotto l'agenzia di rating
internazionale <Moody's> a rivedere il giudizio sulle prospettive
del Paese da "stabile" a "positivo". La crisi
del 2001 insomma sembra sempre più lontana. Anche la Borsa di
Istanbul ha dato parecchie soddisfazioni agli investitori (nel 2004
ha guadagnato un +40% in dollari) e da inizio 2005 ha continuato
nella sua ascesa. Durerà? La comunità finanziaria mostra un certo
ottimismo. Il quadro generale "sembra favorevole a un'ulteriore
crescita del mercato azionario turco" spiega Matthias Siller, fund
manager di <Raiffeisen Capital management>. In particolare, per
l'anno in corso le stime di incremento del prodotto interno lordo
sono attorno al 56%, l'inflazione dovrebbe continuare il trend
discendente (l'obiettivo del Governo per il 2005 è dell'8%) e
ci si aspetta che l'avvio dei negoziati con la UE attragga più
investimenti diretti stranieri e "faccia da catalizzatore in
termini di sviluppo sia politico sia economico". Inoltre, si
confida che il governo continui a perseguire la sua politica di
controllo fiscale e vada avanti nel programma di riforme strutturali
richieste dal Fondo monetario internazionale. Che peraltro dovrebbe
presto concedere un ulteriore prestito da 10 miliardi di dollari (la
situazione potrebbe sbloccarsi entro marzo).
Meglio però non abbandonare la prudenza. Qualche aspetto critico in
questo quadro così roseo infatti c'è. Il primo, secondo il fund
manager di <Raiffeisen>, si chiama deficit di bilancio. Secondo gli
ultimi dati, nel 2004 è arrivato alla cifra record di 15,6 miliardi
di dollari. Il secondo riguarda il bassissimo tasso degli
investimenti diretti stranieri (oggi rappresentano soltanto l'1%
del pil) e invece l'elevato livello degli investimenti finanziari.
"Gli investitori stranieri sono attratti dagli alti tassi
d'interesse - ha spiegato Siller - ma nel caso in cui si
dovessero verificare eventi negativi dovuti a fatti esterni (per
esempio un forte rialzo dei tassi americani) oppure interni (per
esempio instabilità politica) questi fondi potrebbero andare via
dal mercato molto velocemente. Le conseguenze? Un rapido
deprezzamento della lira e l'aumento dell'inflazione".
La vera sfida del Governo - ha quindi commentato Siller - "sta
nel riuscire a cambiare la struttura degli investimenti stranieri:
sempre meno investimenti finanziari e sempre più investimenti
diretti di lungo termine".
Tenuto conto di questi rischi, quali saranno i settori che
promettono di far faville in Borsa nei prossimi mesi? <Raiffeisen>
scommette su quelli legati ai consumi (come <Migros>, perché si sta
registrando un forte incremento della domanda domestica), i
telefonici, gli immobiliari e delle costruzioni (come <Enka Insaat>,
<Alarko Holding> e <Is Gyo> perché dovrebbero beneficiare di un
ulteriore graduale taglio dei tassi d'interesse) e i conglomerati
industriali (come <Sabanci Holding> perché ci si aspetta un aumento
della produzione). Meno interessante invece il comparto finanziario
perché le valutazioni dei titoli sono un po' troppo care e i
margini sotto pressione a causa dell'intensa competizione. (Sarah
Pozzoli/La Repubblica)
03.03.2005
TELECOM ALLA CONQUISTA DELLA TELEFONIA TURCA
Ribadito
l'interesse per <Turk Telekom> la compagnia di cui il Governo
Erdogan ha messo in vendita una quota del 55 per cento del capitale.
Il 31 maggio il termine per la presentazione delle offerte
vincolanti. Alla gara partecipa, tra gli altri, <Koc Holding>
socia di <Unicredit>.
<Telecom Italia> ribadisce
l'interesse per il processo di privatizzazione di <Turk Telekom>, la
compagnia telefonica di cui il Governo di Ankara ha messo in vendita
una quota del 55% del capitale, nell'ambito del programma di
privatizzazione. È quanto hanno ricordato i responsabili del gruppo
italiano in Turchia, confermando quanto già riportato lo scorso
gennaio quando <Telecom>, insieme a una decina di operatori
internazionali e locali, aveva presentato la domanda di adesione
preliminare. La gara, attualmente nella fase di due diligence, pone
al 31 maggio il termine per la presentazione delle offerte
vincolanti.
Alla gara per <Turk Telekom> partecipano una decina di soggetti tra
cui le finanziarie locali <Koc Holding> (socia di <Unicredit> nella
joint venture <Koc Financial Services>) e <Haci Omer
holding>, oltre
all'operatore mobile <Turkcel> e al colosso dei media <Dogan
Sirketler Grub>. In campo internazionale, sono in lizza anche
<Belgacom> e la spagnola <Telefonica>. Per quanto riguarda
<Telecom Italia>, presente nel Paese attraverso la <Tim> (che possiede il 40%
del gruppo di telefonia mobile <Avea>), la società guarda alla
Turchia come uno dei mercati di maggior interesse. I vertici del
gruppo hanno ribadito come il paese (che vede anche una consolidata
presenza di <Pirelli>) rimane una delle aree strategiche.
Intanto <Telecom Italia Media> ha messo a segno nel 2004 una crescita
dei ricavi consolidati del 14.6% a 596,6 milioni di euro, mentre il
margine operativo lordo (Mol) è diventato positivo a 24.4 milioni
contro il rosso di 2.5 del 2003. Questi dati fino al risultato
operativo, ricorda una nota dell'azienda , sono stati confrontati
con il 2003 tenendo conto della scissione di <Seat> e delle variazioni
di perimetro. In miglioramento anche il risultato operativo, che è
risultato negativo per 88.7 milioni contro i -113.9 milioni del
2003. (L'Arena)
03.03.2005
|
ACCORDO A
TRE
Riguarda
un veicolo commerciale che dovranno costruire
<Peugeut-Citroen>, <Fiat> e <Tofas>. Sarà firmato
entro il mese.
L'accordo tra <Peugeot-Citroen>,
<Fiat> e <Tofas> turca per la produzione di un veicolo commerciale in
Turchia sarà firmato entro fine marzo. Lo ha dichiarato il
presidente del gruppo francese Jean-Martin Folz. Ha anche indicato
che il divorzio tra <Fiat> e <Gm> non ha alcun impatto nei rapporti
della casa francese con quella italiana. Per quanto riguarda il
mercato italiano, il costruttore francese ha indicato che è stabile
con una quota che è passata dal 10.8 al 10.9%. (Ansa)
03.03.2005 |
INTERSCAMBIO
DI 11.5 MILIARDI DI EURO (+34%)
Come ha
spiegato un imprenditore italiano in Turchia, "Ocalan è stato
dimenticato. Ora di parla di Emre e, naturalmente, di Berlusconi".
Come è cresciuto l'interesse di Ankara nei confronti dell'Italia.
''Ocalan è stato dimenticato;
ora si parla di Emre e, naturalmente, di Berlusconi...''. Questa
battuta di un imprenditore italiano in Turchia fotografa bene il
nuovo clima di amicizia tra i due Paesi, che Marcello Pera ha potuto
rilevare in questi tre giorni di visita ad Ankara e Istanbul.
L'impegno italiano per l'ingresso della Turchia nell'UE e i rapporti
di amicizia, anche personali, di Silvio Berlusconi con Recep Tayyip Erdogan
favoriscono la crescita degli investimenti e l'interscambio
economico e commerciale, arrivato nel 2004 a 11.5 miliardi di
dollari (+34% rispetto al 2003). Si prevede, per i prossimi anni,
una crescita ulteriore del 20-25% per ogni anno, che consentirebbe
in dieci anni, di triplicare il volume d'affari dei rapporti
Italia-Turchia. In particolare oltre alla presenza di <Telecom Italia>
(Milano:presente con il 40% nel terzo gestore di telefonia mobile turca, c'è da
registrare l'acquisizione, a breve termine, della terza banca turca,
la <Yapikredit> da parte dell'italiana <Unicredito> (Milano:
CRDI.MI
-
notizie -
bacheca)
, un'operazione da 2 miliardi di euro. Per i turchi, Milano
rappresenta attualmente uno dei mercati di riferimento nei settori
tessile, dell'oggettistica, della lavorazione della pelle, delle
serrature di sicurezza, degli articoli di meccanica e dei prodotti
agricoli. Insomma, l'interesse della Turchia per l'Italia è
notevolmente cresciuto negli ultimi tempi e il nostro Paese
rappresenta un punto di riferimento e un modello, tanto che la
maggior parte dei negozi di abbigliamento e dei ristoranti turchi di
Ankara e di Istanbul hanno nomi italiani, anche quando non sono
gestiti da nostri connazionali. (Asca)
03.03.2005
L'INDIA E'
VICINA
I
motori di Tata, uno dei veicoli utilitari conducenti di questo Paese
ed i creatori delle carrozze ferroviarie, hanno annunciato il foray
dell'azienda in Turchia con il lancio del relativo hatchback.
I motori di Tata, uno dei veicoli utilitari conducenti dell'India ed
i creatori delle carrozze ferroviarie, hanno annunciato il foray
dell'azienda in Turchia con il lancio del relativo hatchback indica.
Tata va in automobile, un braccio di uno di più grande gruppo
differenziato di Tata dei conglomerati dell'India, introdurrà tre
modelli dell'indica nella versione diesel in Turchia nella prima
fase, ad esempio una dichiarazione dell'azienda pubblicata qui.
La corrente dell'azienda vende indica e l'indaco sedan di metà
di-formato in parecchi mercati d'oltremare, compreso Europa.
"Siamo sicuri che l'indica sarà visto per offrire il valore
superiore ai nostri clienti in Turchia," abbiamo detto V.
Sumantran, il direttore esecutivo (unità di affari della carrozza
ferroviaria) dei motori di Tata.
"eccedenza gli anni venturi, siamo promettenti che la nostra
azienda si svilupperà in Turchia ed avrà un'occasione introdurre i
modelli supplementari e partecipare a più segmenti del
prodotto," lui abbiamo aggiunto.
Il gruppo di Mesin maneggerà la distribuzione e l'introduzione sul
mercato delle carrozze ferroviarie di Tata in Turchia. Una rete di
16 commercianti sarà impiegata nella prima fase per l'introduzione
sul mercato questi automobili.
Gli esperti dicono che foray dei motori di Tata in Turchia fa
parte della strategia dell'azienda per espandere la relativa orma
globale.
L'azienda ha trasformato l'anno scorso un'entrata la Sudafrica in
giugno con una gamma di carrozze ferroviarie, di veicoli pratici, di
raccolte, di camion e di bus.
Motori di Tata, più grandi camion dell'India e creatore del bus con
una percentuale del mercato oltre di 60 per cento, espansa nelle
carrozze ferroviarie verso la fine degli anni 90.
Oltre al hatchback indica, l'azienda fa l'indaco sedan ed il
relativo marina dell'indaco di versione della proprietà così come
i veicoli di multi-programma di utilità come il safari e Sumo Victa.
Inoltre fa il vagabondo della città nella relativa pianta in Pune
per il vagabondo Gran-Bretagna-basato del magnesio.
I motori di Tata hanno preso parte ad un accordo con il vagabondo
del magnesio nel mese di dicembre del 2002 esportare 100.000 unità
dell'automobile indica, che sono vendute sotto il nome di vagabondo
della città in Europa, nel corso dei cinque anni successivi.
Nel segmento degli automobili, i motori di Tata hanno venduto 18.054
unità nel mercato interno in gennaio questo anno, registrante uno
sviluppo di un'eccedenza di 23 per cento il periodo corrispondente
durante l'anno precedente. (Webindia123com)
03.03.2005
|
NOVARTIS
INVESTE IN GRANDE
Il gigante
farmaceutico svedese ha costruito una nuova sede, questa volta ad
Istanbul. Una capacità di 110 mila metri quadrati. La linea portata
avanti dal direttore generale della società, Altan Demirdere. Una
formidabile produzione. Interessati 52 Paesi.
The
Swedish pharmaceutical giant Novartis has established a 110,000
square meter factory in Kurtkoy, Istanbul.
Novartis Turkey General Manager Altan Demirdere said yesterday that
the factory is one of the seven most strategically important
Novartis production facilities. Novartis has 22 production
facilities around the world.
Novartis already produces one billion tablets annually, says
Demirdere, and production capacity will increase to 2.5 billion
tablets per year and they will increase exports to 52 countries.
Novartis-Turkey exports 25 percent of its production and this will
be increased to 70 percent, Demirdere said. "We already
achieved 15.7 million Swiss franks in exports to about 40 countries
in 2004. We will achieve 45 million boxes of exports to 52 countries
in the following years. Therefore, we will bring more employment and
more foreign currency to the country." (Abdullah Dirican)
03.03.2005
|
LA
LIRA TURCA NEL SISTEMA CAMBI EUROPEO
Ad includerla
la <Euroclear Bank>. Sicuramente a trarne i massimi benefici
sarà la Borsa di Istanbul.
One
of Europe's leading international exchange institutions, Euroclear
Bank, has included New Turkish Lira (Ytl) in its exchange and
transfer systems.
Euroclear Bank provides services for exchange of securities, stocks
and bonds by participant members, keeping exchange bonds, lending
and borrowing stocks, and transfer between main currency units.
Since 14 February 2005, Euroclear also exchanges and transfers Ytl.
The bank, established in 1968 in Belgium, gives saving and exchange
services over 33 currency units on the local and international stock
exchange. According to economic officials, the many zeroes on the
former Turkish lira was causing technical difficulties in accounting,
statistic records, and data processing programs, as well as in
various payment systems in and out of Turkey. Therefore, the
international payment and exchange systems, which are shown by a
maximum of 14-digit figures failed to recognize TL. Since the
technical handicap was overcome by deleting six zeros from lira,
foreign interest in Turkish stock exchange has prompted the
inclusion of Ytl by the Euroclear bank. (Anadolu News
Agency/Zaman)
03.03.2005
DOVE STA ANDANDO L'ECONOMIA
In
Turchia negli ultimi tempi si è assistito ad una serie di mutamenti
a cominciare dalla politica delle riforme che sono state un vero e
proprio successo. Fallimento invece per quanto riguarda
l'occupazione.
The
announcement of a ten percent fall in Turkish textile exports has
prompted the frequently asked question, "What's happening in
the economy?"
While experts are divided on the issue, a survey conducted by the
Istanbul Chamber of Industry (ISO) among its members revealed that
the business world is pleased with the economic situation. The
survey including the Chamber members' expectations on production,
sales, financing, employment as well as the future and also revealed
75 percent support for the Justice and Development Party's (AKP)
steps on the way to the European Union (EU). Ninety percent of those
interviewed described the first half of 2005 as positive while 62
percent of the enterprises announced that they have reached new
investment decisions. Industrialists repeated that despite positive
indicators there were still no solutions for unemployment. According
to the survey results, the percentage of enterprises that took on
extra staff in the first half of last year was 47 percent, which
dropped to 37.9 in the second half of 2004. Evaluating the survey,
president of the ISO Tanil Kucuk said: "Industrialists are
generally hopeful about 2005. This is a satisfactory situation, but
concerns regarding employment have not been surmounted yet.
Increasing productivity negatively affects employment. A solution
should be searched for with the participation of the other sectors
for this most important problem for Turkey." Kucuk described
2005 as, "a year that will shape the next 10 years" and
emphasized that structural reforms such as Social Security and
Income Administration should be completed as soon as possible.
The second half of 2004 was also evaluated in an economic survey
announced yesterday. In the category of small, medium and large size
enterprises, 10 percent of 658 enterprises participating in the
survey expect negative developments in the first half of 2005. These
enterprises predict 6.4 percent growth in Gross National Product (GNP)
in 2005. The survey results indicate that economic growth will
continue, but that general growth will slow down compared with 2004.
Despite economic success in 2004, they observed a drop in profits.
While 58.3 percent of industrial plants did not increase their
profit rates, 32.6 percent of them announced lower profits than the
same period of the previous year. The survey also included some
proposals to continue sustainable growth, including that for the EU
accession process to gain momentum, investment should be improved.
Industrialists want the removal of obstacles to production and
export while they expect a stable recovery in budget and current
accounts deficits. They demand that financial discipline should be
upheld to provide growth in production, pointing out that
overvaluation of Turkish Lira (TL) affected exports and asking for
concrete steps to be taken in order to attract foreign investments.
(Economy News Services)
03.03.2005
OLANDA AL
1° POSTO
I
"tulipani" sono leader nell'esportazione di capitali dalla
Turchia. Qualcosa come 10 milioni di dollari, e solo negli ultimi
mesi del 2004.
According
to Turkish Treasury's data, capital exporting from Turkey reached
$810 million during the last months of 2004, and in the last eight
years this figure has reached a total of $7 billion.
Nearly $3.9 billion of capital exporting was made to European
countries in the last eight years, with the Netherlands country
drawing the greatest capital from Turkey with a total of $2.24
billion. The largest exportation was to Azerbaijan with $580 million.
The Turkish Petroleum Corporation reportedly made over $500 million
investment to Azerbaijan. In the last eight years, $1.6 billion
capital exporting was made with Azerbaijan mostly in the energy
sector, coming in second was Holland with a total of $181 million
capital exports from Turkey in 2004. A total of $473 capital was
exported to Germany over the last eight years. To the US, $858.000
capital was exported from Turkey in 2004, while the total capital
investment over the last 8 years reached $180.4 million. In the last
eight years capital exports to China has reached a total of $3
million. Energy has created the greatest amount of capital exports
totaling $1.88 billion, followed by manufactured goods with just
over$1.4 billion and thirdly banking with $1 billion. (Anadolu
News Agency)
03.03.2005
"RED BULL" AVVERTE:
STATE ATTENTI, ALTRIMENTI USCIAMO
La
società di drink ha annunciato che, se il ricorso al Consiglio di
Stato dell'Associazione di diritti dei consumatori dovesse avere
esito positivo, si vedrebbe costretta ad andarsene. Una storia di
limiti di caffeina e vendita ai minori.
Red
Bull has announced they will withdraw from the market if the State
Council wants them to reduce the limit of caffeine in energy drinks,
as the Consumer Rights Association considers a ban on energy drinks.
The Energy Drinks Bill, published by the Agriculture Ministry on
March 9 2004, increasing the amount of caffeine from 150 mg/l to 350
mg/l had caused confusion in the market. The Consumer Rights
Association had filed a case for the annulment of the bill to the
State Council and the court had stopped the related articles of the
bill, which increased the allowance of inositol, glucoronolactin and
taurin. Changing the bill in light of these developments, the
ministry separated the drinks into two by reducing the highest
caffeine amount from 350 mg to 320 mg: those, which have less than
150 mg caffeine in per liter will be sold as 'low caffeine', and
those with 150-320 mg will be sold as 'high caffeine'. On the
packaging of high caffeine drinks there will be warnings of health
risks as well as information that it contains a high level of
caffeine. In addition, they will not be sold to those under 18. A
period of six months would be given to the companies to adapt to the
new arrangements. The Consumer Rights Association, which won the
first case it brought to the State Council found the new proposal of
the ministry no different than the first one. The President of the
Association Turhan Cakar is prepared to file a new case against the
ministry.
Evaluating the situation to Zaman, the General Manager of Red Bull
Turkey, Aykut Ferah explained that they would never change their
formula. Disclosing that they sell their products in 127 countries
with the same formula, Ferah told: "It is against our
principals to change our formula. We would have to leave Turkey in
that situation." Claiming that low caffeine drinks cannot be
considered as energy drinks, Ferah explained: "The Consumer
Rights Association is on the wrong path. We cannot mislead the
consumers." Indicating that they first received their
permission to sell products in Turkey in 1997, Ferah added: "We
sold our products with the same formula until 2001, but then the
Agriculture Minister of the former government reduced the caffeine
amount to 150 mg. The present ministry is correcting a mistake by
adopting the formula which has been implemented both in the EU and
the US for 40 years." (Zaman)
03.03.2005
UNA SCELTA PER INVESTIRE:
SIVAS
Così la
pensano le compagnie tedesche. La nuova legge turca creata per chi
ha un reddito medio inferiore ai 1500 dollari ha fatto della città
un centro ideale. In arrivo per la fine dell'anno 60 businessmen.
The
new Incentive Law, which promotes investment in cities with an
average income below $1500 has made Sivas a center for investments.
With three German companies already committed to Sivas, a fourth
German company has announced its intention to invest there. Neuhaus
Hamburger Company plans to produce special industrial machines, such
as computerized lathe and assembly machines in a plant to be built
in the industrial region in Sivas. Three company officials together
with Aziz Sevi, a businessman from Sivas living in Germany, visited
Sivas Trade and Industry Chamber President Osman Yildirim.
Explaining that they aim to market the materials they will produce
in Europe, the German businessmen told: 'We believe that we will
find a better and stronger market. The support given by the
businessmen of Sivas paved the way for our investment decision. We
will start production as soon as we can. We believe that we will be
able to form a strong industry with the other German companies."
Sivas Trade Chamber President Yildirim said they expected six more
German companies to invest in the region by the end of the year.
Meanwhile the construction of three facilities continues for German
firms Paco Umform Technik, Aktif Automotive Tec. Limited Company and
Manfred Hardkopf. (Imail Yildiz/Zaman)
03.03.2005
CONFRONTI
Da un esame
comparativo tra Turchia ed Unione Europea è uscito fuori che la
prima primeggia nella frutta, abbondante e di ottima qualità,
mentre la seconda è superiore nella produzione di grano. Una
dichiarazione del ministro dell'Agricoltura turco, Sami Guclu.
The specific agricultural problems that
the European Union (EU) faces may prove to be a strong negotiating
point for Turkey during membership negotiations.
Turkey's Agricultural Minister
Sami Guclu stated, "We are stro |