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DAGLI AMICI
MI GUARDI...
L'ambigua
politica di Washington e Tel Aviv nei confronti di Ankara a
proposito delle rivendicazioni curde nel Nord Irak. Una attenta
analisi di Marco Ansaldo sull'ultimo numero di <liMes>.
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"Dai nemici mi guardo io che dagli amici mi guarda Iddio".
Avete bene in mente il proverbio? Ora dagli amici dovrebbe guardarsi bene,
e direttamente, proprio la Turchia che si sta rendendo sempre più
conto di quanto sia equivoca la politica degli Stati Uniti e di Israele a proposito
delle rivendicazioni curde nel Nord Irak. Al punto che le recenti
rassicurazioni del Segretario di Stato Usa Condoleezza
Rice hanno "raffreddato", ma non più di tanto, le
preoccupazioni del Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan e del
suo ministro degli Esteri Abdullah Gul.
Per avere un quadro perfetto di come si presenta la situazione in
questa specifica parte del Medio Oriente vale la pena di leggere con
estrema attenzione un saggio che Marco Ansaldo (uno degli analisti
più precisi de <La Repubblica>) ha scritto per l'ultimo
numero di <liMes>, rivista italiana di geopolitica.
Emblematico il titolo: "Il Kurdistan iracheno fa già da solo e
conta su Israele". E poi il sommario: "Le tre province
settentrionali dell'Iraq, a forte dominanza curda, sono di fatto
indipendenti. Ma non possono proclamarlo, per evitare la reazione
dei 'fratelli' arabi. L'attivismo di Sharon e le ambiguità di Bush.
Intanto nel Nord arrivano i 'coloni' ebrei".
Annota ad un certo punto Ansaldo (cap.3): In un quadro tutt'altro
che pacificato, la questione curda rischia di esplodere. Il governo
israeliano guidato da Ariel Sharon ha infatti deciso in via del
tutto informale e coperta di rafforzare i già storici legami tra
ebrei e curdi stabilendo una significativa presenza di
"coloni" nel Nord dell'Iraq. Affermano fonti turche che da
qualche mese agenti del Mossad, uomini d'affari e cittadini curdi
di religione ebraica risultano attivi in più aree, da Kalak (non
lontano da Arbil) ad Altun Kupru, dall'intera provincia di Kirkuk a
Kifri, giù fino ad Hanaqin e infine a Mandali, addirittura a poche
decine di chilometri di Baghdad. Gli ebrei stanno acquistando dagli
arabi - spinti dai curdi a lasciare la zona per tornare verso la
capitale - case e terreni pagandoli cinque volte il prezzo di
mercato. Un disegno che avrebbe il nemmeno troppo nascosto intento
di calarsi in un'area dalla fortissima valenza economica e
strategica, ma denso di rischi se davvero una nuova presenza etnica
e di quella portata, riuscisse a imporsi in una realtà sfaccettata
e carica di tensioni.
Insomma Israele ce la metterebbe tutta a soffiare sul fuoco della
destabilizzazione, nonostante i recenti accordi a carattere
economico-militare tra Ankara e Tel Aviv. Ma si sa, quando c'è di
mezzo il petrolio non si guarda in faccia. E un oleodotto
Mosul-Haifa andrebbe proprio a fagiolo.
In quanto agli Stati Uniti, al momento restano al palo. Ma statene
certi: sarebbero i primi, per interesse, a buttare a mare
Turchia e turchi.
16.02.2005
RASSICURAZIONI
A farle
- nei confronti del Governo turco e a proposito delle
"rivendicazioni" curde nel Nord Irak - il nuovo Segretario
di Stato Usa Condoleezza Rice.
Il Segretario di Stato americano Condoleezza Rice, nella sua visita-lampo ad Ankara, ha voluto
rassicurare Ankara sulla determinazione degli Stati Uniti a non consentire una rottura dell'unità
dell'Irak ad opera di un futuro Stato curdo e a contrastare i rimasugli del Pkk in Nord
Irak, ma contemporaneamente ha chiesto al Governo turco di contrastare attivamente gli umori
anti-americani
diffusi in Turchia e nella regione, come parte dell'azione comune antiterroristica nel grande Medio Oriente.
''L'Irak deve essere ripulito da tutte le organizzazioni terroristiche. Il mondo moderno non può più tollerare le organizzazioni terroristiche come al Qaida, il Pkk ed altre'' -
ha affermato ad Ankara Rice nella conferenza stampa finale congiunta con il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul.
Rice si è poi detta certa della volontà della Turchia, ''un Paese storicamente legato agli Usa da comuni valori, interessi e
da strette relazioni di carattere strategico, di contribuire a sradicare il terrorismo dalla regione''.
Il Segretario di Stato americano ha, quindi, rinnovato le rassicurazioni di Washington circa
''l'integrità territoriale e l'unità dell'Irak'' aggiungendo che gli Usa auspicano un Irak
''con buone relazioni con i Paesi vicini e in cui tutti i cittadini siano trattati equamente, rispettati e rappresentati a
prescindere dalla loro religione e dalla loro origine etnica''.
Riferendosi ai timori turchi per una possibile schiacciante egemonia curda nella
città petrolifera nord-irachena di Kirkuk, dove vivono consistenti gruppi turcomanni ed arabi, Rice ha
affermato che gli americani ''stanno chiarendo a tutte le parti in causa che Kirkuk deve essere una città in cui tutti possano
vivere senza paura''.
Riguardo alle richieste turche di mettere fine alla persistenza di alcune migliaia di militanti del
Pkk-Congra Gel (l'organizzazione separatista curda di Abdullah
Ocalan, ndr) nelle montagne nord-irachene al confine turco, Rice ha affermato
che ''gli Usa considerano il Pkk-Congra Gel un gruppo terroristico e non consentiranno alcun attacco terroristico dal
Nord Irak alla Turchia'', aggiungendo che ''oltre ad un'azione militare (richiesta da Ankara,ndr), gli Usa stanno prendendo in
considerazione il taglio degli aiuti finanziari che da diverse parti giungono al Pkk-Congra-Gel''.
Nello stesso tempo, Rice ha chiesto personalmente al premier Recep Tayyip Erdogan di esercitare una ''effettiva leadership'' nel
contrastare l'attuale immagine negativa degli Usa in Turchia. La stessa rimostranza Rice ha espresso al presidente turco Ahmet
Necdet Sezer ed al suo omologo Gul.
La Rice, in sintesi, è sembrata dire molto chiaramente ad Ankara che se i turchi vogliono la cooperazione americana in
Nord Irak (dove Ankara teme una schiacciante egemonia curda a Kirkuk ed una futura secessione di un Kurdistan iracheno
indipendente, oltre che una ripresa delle attività terroristiche del Pkk) non possono continuare a
manifestare anche a livello del Governo e del Parlamento atteggiamenti
neutrali o addirittura ostili verso gli americani che poi si riflettono nei diffusi umori popolari, ma devono contrastarli
attivamente. Né possono rimanere defilati nella lotta al terrorismo in tutto il ''grande Medio
Oriente''.
A tal fine, Rice non ha mancato di ricordare ''la delusione'' americana per il ''no'' del Parlamento turco (che fu
in effetti un 'no' di tutto 'establishment' della Turchia,ndr) del 1 marzo 2003 al passaggio delle truppe Usa, un rifiuto che
- secondo quanto ha dichiarato pochi giorni fa il ministro della difesa statunitense, Donald Rumsfeld, alla <Cnn> - è stato tra i
più seri elementi di debolezza dell'intervento americano, avendo impedito l'accerchiamento delle regioni arabe sunnite
filo-Saddam, dove si andavano organizzando gli insorgenti. Un rifiuto che - secondo quanto dichiarano fonti diplomatiche
americane che vogliono restare anonime - ''è costato agli Usa ed alle altre forze della coalizione parecchie vite umane''.
(Lucio Leante/Ansa)
16.02.2005
....CHE
PERO' NON BASTANO
I due
principali partiti curdi, il Pkd e l'Upk, avrebbero già fatto i
loro giochi per la supremazia nel Nord Irak e la capitale Kirkuk. Le
forti preoccupazioni della Turchia e dei Paesi limitrofi.
 Ankara non si unisce al coro nel plauso generale per i risultati delle elezioni in
Irak. Denuncia ''manipolazioni e squilibri'' e chiede un maggior coinvolgimento
dell'Onu nel processo democratico iracheno. Il successo dei curdi in tutto il Nord Iraq, in particolare a Kirkuk, e su scala
nazionale, preoccupa fortemente Ankara, che, però, cambiando tono rispetto a qualche giorno fa, rinuncia alle sue minacce di
intervento militare e si appella ora all'Onu, dando agli analisti l' impressione di prepararsi ad un inevitabile
compromesso con i curdi nord-iracheni.
''Le elezioni in Iraq sono state una vittoria della democrazia", recita un comunicato del ministero degli
Affari Esteri turco, che, però, sottolinea la ''scarsa partecipazione
al voto'' della popolazione sunnita e denuncia le ''manipolazioni'' curde ''in particolare a Kirkuk''. Tutto
ciò ha portato - secondo Ankara - a ''risultati squilibriati'', cui
occorre porre rimedio con un ''un ruolo più efficace'' dell'Onu e con una ''seria indagine'' da parte della Commissione
elettorale irachena, invitata a prendere ''necessarie misure''.
Il successo della lista unitaria Pdk-Upk, formata dai due principali partiti nazionalisti curdi
nord-iracheni, è stato sorprendente: su scala nazionale la lista curda ha ottenuto
oltre il 25% dei voti (riuscendo a mandare al parlamento di Baghdad 75 deputati su 275); a livello regionale ha ottenuto
l'89% dei seggi del Consiglio autonomo del Nord Iraq (Kurdistan iracheno). In terzo luogo - ed
è quello che preoccupa di più Ankara - la lista curda ha ottenuto il 58,4% dei voti e dei
seggi nella città-provincia di Kirkuk, ricca di petrolio.
I curdi avranno ora tutte le carte in regola - si teme ad Ankara - per chiedere che Kirkuk sia inclusa nella regione del
'Kurdistan iracheno' (di cui oggi non fa parte) e che sia
considerata, anzi, oggi il capoluogo e domani la capitale di un Kurdistan indipendente, fornendo a quest'ultimo, col suo
petrolio, l'indispensabile base materiale. Ankara teme anche che uno
Stato curdo indipendente possa fungere da polo di diffusione del separatismo curdo tra i 20 milioni di curdi di Turchia e che
l'egemonia curda in Nord Irak, (certamente favorita dall' astensione elettorale dei sunniti) marginalizzi la minoranza
turcomanna che ha ottenuto a Kirkuk solo il 16% dei voti e manderà al
Parlamento nazionale di Baghdad solo tre deputati. Ankara ha più volte denunciato che oltre 100.000 curdi
(presunti sfollati, in passato, a causa della trentennale politica di 'arabizzazione' da parte di Saddam Hussein) sono
stati fatti rientrare a Kirkuk prima delle elezioni, modificando così la composizione demografica della
città, ''manipolando'' il risultato elettorale e ''squilibrandolo'' a favore dei curdi.
In sostanza, Ankara chiede che, per bilanciare questo squilibrio, i turcomanni (ed i sunniti) siano rappresentati nel
futuro governo centrale di Baghdad, oltre il loro risultato elettorale ''in vista della preparazione della Costituzione e
delle nuove elezioni di fine dell'anno'', afferma il ministero degli
Esteri che invita l'Onu ad ''assumere un ruolo più
efficace'' nel processo di democratizzazione dell'Irak.
Il quadro strategico si complica per Ankara se si pensa che i curdi
nord-iracheni hanno ora nelle loro mani le chiavi del futuro dell'Irak e chiedono apertamente per uno dei loro massimi
leader, Jalal Talabani (presidente dell'Upk), ''la carica di Capo dello
Stato''.
I curdi, già in base alle norme attuali, possono porre un veto alla futura Costituzione. A
tal fine, basterebbe che le loro tre province attuali votassero contro la Costituzione, come
avverrebbe probabilmente se questa non riconoscesse Kirkuk come capoluogo di un Kurdistan iracheno largamente autonomo in un
Iraq federale. Inoltre, essi, con il loro successo elettorale, sono destinati a diventare la
più forte garanzia che l'Iraq non diventi una Repubblica islamica sciita e 'komeinista', legata
all'Iran: una prospettiva, quest' ultima, che atterrisce Ankara almeno quanto lo stato curdo. Per tutto
ciò, al di là dei mugugni e degli appelli all'Onu, ad Ankara non resta oggi -
secondo gli analisti - che cercare un compromesso con i curdi nordiracheni anche accettando il 'fatto compiuto' a Kirkuk; un
compromesso capace di indurre i curdi nordiracheni a mantenere a lungo fede al loro impegno di ''conservare
l'integrità dell' Irak" e di rinviare, cioé, ''ai tempi lunghi'', e in pratica'sine
di', la fondazione di un Kurdistan indipendente. (Lucio
Leante/Ansa)
16.02.2005
RISULTATI SBILANCIATI
Richiesto
dalla Turchia alla Commissione elettorale e alla Nazioni Unite un
esame approfondito dei risultati elettorali in Irak.
La Turchia ha chiesto alla Commissione elettorale irachena e alle
Nazioni Unite di esaminare i risultati elettorali, affermando di
essere particolarmente preoccupata da presunte irregolarità nella
zona della città, etnicamente mista e ricca di petrolio, di Kirkuk.
Secondo Ankara, gruppi curdi hanno illegalmente portato curdi a
Kirkuk, una città strategica del nord, in modo da far pendere a
loro favore la bilancia etnica.
La preoccupazione di Ankara è stata espressa in un comunicato del
Ministero degli Esteri turco in un comunicato. L'affluenza alle urne
in alcune regioni, tra cui Kirkuk, a parere del ministero turco, è
stato troppo basso e avrebbe prodotto "risultati
sbilanciati".
"Come risultato, il Parlamento ad interim iracheno non
rifletterà le reali proporzioni della società irachena",
spiega il comunicato. "Questi difetti - aggiunge - portano a
seri dubbi sulla possibilità di raggiungere gli obiettivi da parte
del parlamento provvisorio".
Ankara teme che i curdi assumano un forte predominio a Kirkuk e nei
ricchi giacimenti petroliferi vicini alla città. Un predominio che
possa rendere possibile uno stato curdo, che possa tra l'altro
sostenere la ribellione curda in Turchia.
Nel comunicato, i turchi chiedono alla commissione
elettorale di prendere in considerazione le obiezioni poste ai
risultati elettorali e alle Nazioni Unite di assumere "un ruolo
più attivo" e garantire che "i difetti, il disordine e le
irregolarità" del voto non si ripetano quando si dovrà votare
la costituzione. (ApCom)
16.02.2005
"STATE
TRANQUILLI"
Il
curdo Hoshiyar Zebari, ministro nel Governo ad interim iracheno, ha
affermato che l'integrità del Paese non sarà messa in dubbio. Ma
Ankara non ha molta fiducia.
Le perplessità della Turchia sui risultati del voto iracheno sono
"del tutto fuori posto". Lo ha detto Hoshiyar Zebari, un
esponente curdo che è ministro nel Governo ad interim iracheno.
"Tutte le loro preoccupazioni sono del tutto fuori posto",
ha detto Zebari alla <Cnn>. "L'Irak - ha aggiunto -
resterà unito. Questa partecipazione curda alle elezioni irachene e
alle elezioni regionali (ndr: nel Kurdistan iracheno) è
un'affermazione degli impegni verso l'unità nazionale del Paese".
Secondo Ankara, gruppi curdi hanno illegalmente portato curdi a
Kirkuk, una città strategica del nord, in modo da far pendere a
loro favore la bilancia etnica.
La preoccupazione di Ankara è stata espressa in un comunicato del ministero
degli Esteri turco in un comunicato. L'affluenza alle urne in alcune
regioni, tra cui Kirkuk, a parere del ministero turco, è stato
troppo basso e avrebbe prodotto "risultati sbilanciati".
"Come risultato, il Parlamento ad interim iracheno non
rifletterà le reali proporzioni della società irachena",
spiega il comunicato. "Questi difetti - aggiunge - portano a
seri dubbi sulla possibilità di raggiungere gli obiettivi da parte
del parlamento provvisorio".
Ankara teme che i curdi assumano un forte predominio a Kirkuk e nei
ricchi giacimenti petroliferi vicini alla città. Un predominio che
possa rendere possibile uno stato curdo, che possa tra l'altro
sostenere la ribellione curda in Turchia.
Zebari respinge queste accusa e afferma che i curdi cercano soltanto
un Irak democratico, pluralistico, federale e unitario. "Non c'è
in questo alcun complotto", ha puntualizzato l'esponente curdo.
"La Turchia - ha detto ancora - non dovrebbe avere alcun timore
sul futuro dell'Irak, che rimarrà un Paese amico, unito ma nel
rispetto delle diversità nella società irachena". (ApCom)
16.02.2005
IL DENARO DEL PKK
Gli Stati
Uniti stanno cominciando ad investigare sulle finanze
dell'organizzazione terroristica curda, in particolare su compagnie,
associazioni ed istituzioni che dentro e fuori dell'Irak stanno
alimentando le casse del Kurdistan Worker's Party.
An
investigation into the financial resources of the terrorist
Kurdistan Worker's Party (Pkk) has been initiated. Ankara is
implementing decisions made at a Turkey-US-Iraq security summit held
in January. Reportedly, the US has launched an investigation into
the financial activities of all suspected companies, associations,organizations,
institutions and individuals, within and outside of Iraq that may be
giving financial support to the Pkk.
Iraqi Ambassador to Ankara Umran Al-Sabah confirmed the
investigation. There are some problems with this issue, Al-Sabah
said: "We are of the same opinion regarding the elimination of
the PKK. It is being investigated as to whether or not an influx of
money for the PKK exists in all suspected bank accounts, but it
could shift to an intervention in private lives. In order to
surmount the problems at this point, a different mechanism must
somehow be developed." Al-Sabah conveyed that the issue will be
re-discussed at a second meeting to be held in late February or
early March.
The Turkish Foreign Ministry, meanwhile, is evaluating a US request
to benefit from the Incirlik Military Base more comprehensively. US
Ambassador to Ankara, Eric Edelman, had said, "We have raised a
claim regarding Incirlik and are waiting for an answer from Turkey"
to which Namik Tan, spokesperson for the Foreign Ministry, said:
"The US has asked to use Incirlik as a transportation point.
They want to use it within the framework of the United Nation's (UN)
conditions." Tan validated some irregularities in the January
30th Iraqi elections and stressed that objections should be voiced
within democratic mechanisms. Tan pointed out that Turkmens, Arabs,
Syriacs and Keldanis have already submitted their objections
regarding the irregularities to the related authorities and
concluded that what has been happening in Iraq concerns Turkey and
should not be interpreted as an intervention in Iraq's internal
affairs. (Suleyman Kurt/Zaman)
16.02.2005
INCRIMINATI 16 CURDI PER
TERRORISMO
L'accusa
da parte delle procure olandesi è quella di avere sostenuto il Pkk,
organizzazione fuorilegge in Turchia.
I procuratori olandesi hanno incriminato 16 presunti ribelli curdi
per la pianificazione di attentati terroristici, rapimenti e attività
contro lo stato turco.
I sedici sono apparsi in aula per un'udienza preliminare e hanno dovuto
affrontare accuse aggiuntive per falsificazione di passaporti,
riciclaggio allo scopo di "distruggere la struttura economica e
politica di un Paese", ha detto il procuratore John Lucas.
La vicenda è iniziata con l'arresto di 38 sospetti ribelli in un
presunto campo d'addestramento a novembre. Le accuse conto 22 degli
arrestati sono cadute. Lucas ha spiegato che sta attendendo
materiali e testimonianze dalla Germania e dalla Turchia e ci vorrà
più tempo per istruire il processo.
Tutti gli imputati sono
accusati di aver sostenuto il Pkk, il Partito dei lavoratori curdi
fuorilegge in Turchia. I loro legali hanno negato ogni responsabilità
e hanno chiesto il rilascio dei loro assistiti. (Ap)
16.02.2005
DUE
ATTENTATI A CENTRI PETROLIFERI
Esplosione
al gasdotto collegato con il giacimento di Havana seguita a breve
distanza da una seconda non molto lontano da questo. Ingenti
perdite.
Due attentati dinamitardi hanno colpito nel giro di poche ore
altrettante condotte nei pressi di Kirkuk, principale centro
petrolifero del Kurdistan iracheno.
Lo hanno riferito fonti della società statale <North Oil Company>,
stando alle quali prima è stato preso di mira con una bomba un
gasdotto collegato al giacimento di Havana, una quarantina di
chilometri a nord della città, e poi si è verificata un'altra
esplosione lungo un vicino oleodotto.
In entrambi i casi si sono sviluppati vasti incendi, e nel secondo i
vigili del fuoco non sono nemmeno riusciti ad avvicinarsi per
tentare di estinguere le fiamme.
Se per il primo episodio la polizia non ha avuto esitazioni
nell'attribuirlo a un atto di sabotaggio, a proposito del secondo
per il momento non si è sbilanciata; di avviso ben diverso la
compagnia petrolifera di Stato, che ha lo denunciato come il primo
attacco dinamitardo del genere compiuto in zona dalla guerriglia da
quattro mesi.
Recentemente era stato gravemente danneggiato un altro oleodotto che
collega i campi petroliferi intorno a Kirkuk alla raffineria di
Baiji, più a ovest, sede della maggiore raffineria nazionale per il
greggio destinato alle esportazioni, che passano attraverso il
terminal costiero di Ceyhan, in Turchia.
Secondo il governo ad interim di Bagdad, gli attentati contro le
strutture petrolifere hanno già provocato al Paese arabo, che sta
tentando una difficile ricostruzione, perdite in mancati proventi
dalle vendite di idrocarburi per un ammontare compreso tra i 7 e gli
8 miliardi di dollari.
16.02.2005
LIBERI IN
OTTO
Si
tratta di persone che erano state accusate di aver partecipato agli
attentati del 2003 ad Istanbul.
Un tribunale di Istanbul ha concesso a libertà provvisoria a otto persone accusate di
aver partecipato nel 2003 a una serie di attentati contro sinagoghe e istituzioni britanniche nella metropoli turca.Il pubblico ministero aveva chiesto che il
provvedimento venisse applicato a 17 presunti terroristi, dato che i capi
d'imputazione devono essere riformulati in seguito alle recenti modifiche del codice penale che
entrerà ufficialmente in vigore il primo aprile.
I giudici però hanno accolto la richiesta solo per otto detenuti. A questo punto delle
persone sospettate di aver in qualche modo partecipato agli attentati ne restano in carcere
solo 30. Mentre 41 sono in libertà vigilata. (take Ansa-Afp)
16.02.2005
RILASCIATO
IN IRAK L'ARMATORE TURCO SADIKOGLU
Era
stato rapito il 16 dicembre scorso a Umn Qasr nel sud del Paese. La
notizia diffusa dall'agenzia di stampa <Anadolu>.
E' stato liberato l'armatore turco Kahraman Sadikoglu che era stato rapito lo scorso 16
dicembre a Umm Qasr nel sud dell'Irak insieme ad altre tre persone. Lo
ha reso noto l'agenzia <Anadolu>, ricordando che i due turchi e
l'iracheno sequestrati insieme a Sadikoglu erano stati già liberati
il mese scorso. L'armatore, proprietario di una linea di traghetti a
Istanbul, uno degli uomini più ricchi in Turchia, ha vinto contratti
per la gestione delle nuove linee da Bassora e Umm Qasr e per restaurare le imbarcazioni irachene affondate durante la guerra con
l'Iran. (take Adnkronos)
16.02.2005
...E SEI SU DIECI CONTRARI
Sono i
francesi (57%) che non vogliono la Turchia nell'Unione Europea.
Favorevole il 28% mentre il 15% non ha opinioni di sorta.
Quasi sei francesi su dieci (il 57 per cento) sono contrari
all'ingresso della Turchia nell'Unione europea. E' il risultato di
un sondaggio condotto per il settimanale <Valeurs Actuelles>.
I favorevoli all'ingresso della Turchia sono il 28 per cento, mentre
il 15 per cento dei francesi non ha opinioni sulla questione.
Il gruppo di elettori che intende votare no al referendum sulla
prossima costituzione europea è anche il più ostile all'ingresso
della Turchia (78 per cento). Ma anche fra chi approva la
costituzione europea la maggioranza (53 per cento) non vorrebbe
l'ingresso di Ankara. Il sondaggio Csa è stato realizzato il 2 e 3
febbraio. (ApCom)
16.02.2005
LA TURCHIA
IN EUROPA? PROSPETTIVE, PROBLEMI E OPPORTUNITA'
Un'analisi
per il quotidiano "Rinascita" di Daniele Scalea su uno dei
temi geo-politici che maggiormente sta suscitando discussioni nel
vecchio continente.
Uno
dei temi geo-politici che maggiormente sta suscitando discussioni in
Europa, è quello concernente l'opportunità o meno di accogliere la
Turchia nell'Unione. Ambizione turca già di vecchia data, essa fu
lo scorso anno fortemente rilanciata dalla promozione accordata da
George W. Bush al vitale alleato anatolico; la stessa Unione ha
infine acconsentito ad avviare dei negoziati che si prevedono molto
lunghi (dieci-quindici anni probabilmente), ma che dovrebbero
concludersi con l'entrata della Turchia nell'UE. Dato che la
prolissità di tali negoziati, inevitabilmente, distoglierà
l'attenzione dell'opinione pubblica da questo tema oggi molto caldo,
tanto vale battere il ferro ardente, e cercare di riordinare e
chiarirci l'idea.
Gli opposti schieramenti, di "turcofobi" e "turcofili",
non sono affatto ben delineati politicamente, poiché la questione
offre innumerevoli chiavi di lettura e prospettive: identitarie,
religiose, umanitarie, geopolitiche, sono solo alcune delle
principali. E' per questo che, ad esempio, se in Italia le forze
d'estrema destra o affini (l'Area antagonista di destra e la Lega
Nord) hanno avviato un'intransigente campagna d'ostruzionismo
anti-turco, in Austria il Governatore della Carinzia Jorg Haider, ad
esse vicine politicamente, si è dichiarato favorevole all'entrata
di Ankara nell'Unione Europea. Oppure potremmo notare il beneplacito
di Berlusconi e dei suoi alleati cattolici in Italia, e la levata
anti-turca verificatasi nella Cdu tedesca. Insomma, la situazione è
complessa, non certo riconducibile - come qualcuno vorrebbe - ad un
problema del tipo "amici dell'Europa contro nemici
dell'Europa". Proviamo ad analizzarla nei suoi singoli aspetti.
Uno dei campi di battaglia più frequentati è quello
identitario-religioso, particolarmente battuto poiché trova terreno
fertile nelle ancor fresche polemiche sorte al momento di varare la
Costituzione europea. In effetti, è forse la più grave mancanza di
Bruxelles quella di non essere riuscita a dare, insieme ad un'unità
economica e (più o meno) politica, anche una comune e sentita
identità all'Europa. Sicché l'UE è ancor oggi un colosso
senz'anima, un golem non vitalizzato, una nazione in gestazione o,
secondo i più pessimisti, già abortita. In tale gigantesco vuoto
si sono facilmente inserite le rivendicazioni dei gruppi più
disparati, che vorrebbero conferire una ragion d'essere all'Europa,
che vada al di là di mere convenienze economiche. C'è chi la
vorrebbe una mediatrice pacifica e disarmata, chi una fida vassalla
del "grande fratello" americano, chi una superpotenza
antagonista agli yankees, e così via. Molti credono ch'essa debba
fondarsi in maniera determinante sulla sua identità
"occidentale" e "(giudeo-cristiana". Non voglio
soffermarmi a esaminare la giustezza e veridicità storico-culturale
di queste teorie: mi limito a sottolineare come una simile
posizione, sostenuta anche da alcuni che vorrebbero dichiararsi
alternativi alla globalizzazione unipolare, finisca inevitabilmente
per appiattirsi sulle posizioni dei Nordamericani stessi. Infatti,
se si stabilisce che l'Europa è "Occidente" - non nel
senso geografico, poiché così non è, e comunque risulterebbe
irrilevante, ma nella sua connotazione ideologica - la si pone
inevitabilmente contro
ciò che è Oriente e Meridione (Asia, Africa, Sudamerica), e cioè
sola con gli Anglosassoni; dacché ogni rivalità con essi risulta
essere una semplice bega tra amici o peggio congiunti,
impossibilitando la costituzione d'una radicale
alternativa, quale credo auspichino molti di coloro che stanno
leggendo queste righe. Allo stesso modo, affermare che l'Europa
s'identifichi nella Cristianità, oltre ad essere un errore di
valutazione storico e culturale, è anche un riportarci alla
condizione precedente, in cui il nostro Continente non può trovare
altri alleati che i cristianissimi Stati Uniti nordamericani. Questi
due casi implicano una pericolosa alienazione dell'Europa dal resto
del Mondo, un suo ridursi a pura dialettica con gli Usa, in un
sistema di "vecchio" contro "nuovo", entrambi
contro "il resto"; mentre la dimensione corretta dovrebbe
essere quella di "antico" (o "naturale", o
"tradizionale") contro il "degenerato",
coinvolgendo in questa lotta l'intero pianeta. Ciò detto, torniamo
al nostro problema.
Chi afferma che l'Europa sia Occidente, si trova nel bisogno di
dover dimostrare questa sua asserzione fissando dei rigidi paletti,
una "cortina di ferro" che separi l'Europa (Occidente)
dall'Asia (Oriente), poiché questi non esistono naturalmente. In
realtà esse sono inserite e relazionate in un complesso sistema
eurasiatico, per cui gli Urali e i Dardanelli sono solo confini da
geografi, cioè speculazioni mentali senza corrispondenza nella
realtà: volendo dare una definizione d'Europa, essa può essere
descritta come l'estremo lembo d'Asia, la terra ove i popoli
provenienti dalle steppe incontrarono il mare, e dovettero lasciare
i cavalli per l'aratro. Tenere dentro o fuori l'Europa paesi come la
Russia e la Turchia, si riduce a una mera risoluzione ideologica,
poiché esse, in effetti, sono a pieno titolo protagonisti della
nostra storia. Rifuggendo da considerazioni ideologiche, possiamo
cercare criteri oggettivi. Se l'Europa è occidentale perché
"indoeuropea", allora essa - conformandosi rigidamente al
principio etnico - dovrebbe escludere gli Ungheresi, gli Estoni, i
Finlandesi e almeno mezza Russia, ma comprendere Iran, India,
Pakistan, Inghilterra, Usa, Australia e Nuova Zelanda. Volendo dirla
tutta, la Turchia ne farebbe egualmente parte - poiché pare che la
sua popolazione sia alfine più indoeuropea che turanica, così come
l'Italia longobarda era comunque più latina che germanica - e lo
stesso dovrebbe dirsi di Israele - perché se andassimo a verificare
la "purezza etnica" che i suoi cittadini vantano, avremmo
senz'altro delle belle sorprese, anche tra i sefarditi. Se invece,
l'Europa volessimo dirla occidentale perché cristiana, ritorneremmo
a una situazione similare, che escluderebbe non solo i Bosniaci e
gli Albanesi, oltre alla Turchia e a un 30% della Russia - sempre
includendo i "cari" Anglo-sassoni -, ma pure una
significativa fetta di tutti i cittadini d'ogni paese europeo, che
seguono culti differenti - Islam, Buddhismo, Induismo, culti
tradizionali o altro - o semplicemente non ne seguono nessuno;
inoltre, molte popolazioni africane e tutte quelle sudamericane
potrebbero ambire a farne parte, ricordando il debito coloniale che
ci siamo colà lasciati. E neppure intersecare uno
o entrambi questi due principi con un criterio geografico
renderebbe le cose più lineari, anche per quanto già detto
riguardo alla convenzionalità di tali confini. Il risultato sarebbe
sempre quello: una gran confusione all'interno e un legame
indissolubile con gli USA all'esterno. E allora tanto varrebbe dire:
l'identità europea è quella dei locali paesi colonizzati dagli
statunitensi, e così risolvere il problema. Ma chiudiamo qui questa
parentesi molto generale sul problema dell'identità europea, e
scendiamo sul particolare del problema turco.
La Turchia potrebbe essere l'avamposto di una "invasione
islamica" o "turcomanna" in Europa? A dire il vero, i
musulmani in Europa ci sono già - e non stiamo parlando solo degli
immigrati -, sono numerosi e, se escludiamo l'interpretazione
confessionale dell'UE, abbiamo già risolto il problema. Del resto,
anche fosse, essa non sarebbe poi molto distante dalla
"invasione cristiana" che, duemila anni fa, sommerse
l'Europa pagana! Ma non sarà. E' vero che tra la Turchia e i paesi
turcomanni dell'Asia Centrale (Kazakhistan, Kirgyzistan,
Turkmenistan, Tajikistan, Uzbekistan) vige la libera circolazione
delle persone, ma ciò non significa automaticamente che 120 milioni
di turcomanni o giù di lì decidano di trasferirsi in massa in
Europa... i tempi di Tamerlano sono passati da secoli, e chi
denuncia seriamente una simile fantasiosa eventualità, dovrebbe
forse rendersi conto che i Turchi non sono più una popolazione
nomade da molti, molti anni! Del resto, una simile situazione
avrebbe potuto avvenire anche nel 2001 con l'ingresso dei paesi
dell'Europa Orientale nell'Unione; tanto più ch'essi sono di
parecchio più vicini a noi, e soprattutto i loro flussi emigratori
tradizionali vertono proprio sui nostri paesi e non, come per i
Turcomanni dell'Asia Centrale, sulla Russia. La verità è che l'UE
ha anche degli strumenti e delle regole per tutelarsi da una simile
eventualità. Anzi, potrei persino ipotizzare che, con la Turchia
nell'Unione Europea, gli immigrati in entrata nel nostro paese
potrebbero diminuire sensibilmente. Infatti, una Turchia più ricca
e integrata nel sistema economico europeo diventerebbe la meta ovvia
per gli immigrati arabi che, oggettivamente, preferiranno
trasferirsi in un paese musulmano piuttosto che in uno cristiano.
Potremmo così concludere che, a ben vedere, ci sono maggiori
probabilità che una Turchia europea faccia diminuire, anziché
aumentare, il numero degli immigrati musulmani nei paesi dell'Europa
occidentale.
Inoltre, da un punto di vista squisitamente culturale, potrebbe
essere interessante scoprire che, in fondo, la Turchia è parecchio
più vicina all'Europa di quanto lo siano gli Stati Uniti d'America:
a tal fine rimando agli interessanti saggi realizzati da Claudio
Mutti (alcuni, come "La Turchia e l'Europa" e le
conseguenti "Risposte" a Milà e Steuckers circolano
facilmente su Internet, mentre lo studio "Roma ottomana"
è stato pubblicato pochi mesi fa su "Eurasia",
nr.1/2004).
Veniamo ora al problema di gran lunga più importante che si
presenta in riferimento alla probabile (sicura) entrata della
Turchia nell'Unione Europea: quello geopolitico. Molti si oppongono
- o semplicemente dubitano della sua opportunità - all'ingresso
turco nell'UE perché essa potrebbe costituire una sorta di
"cavallo di Troia" nordamericano: tale ipotesi non è
affatto peregrina, tutt'altro; ma si deve considerare che la
faccenda è complessa e difficilmente riducibile a schemi troppo
semplicistici. Va innanzitutto notato, a conferma di questo timore
(espresso in particolare dall'estrema destra e dall'estrema sinistra
- cioè coloro che in Italia s'oppongono più o meno apertamente al
dominio americano sul nostro paese, ma pure da elementi
politicamente più "moderati" o meno
"schierati", in Italia e soprattutto in paesi come Francia
o Germania), che la Turchia è un alleato di lunga data degli Usa,
avendo abbracciato la Nato durante la Guerra Fredda. Seppure tale
forte legame sta scemando a partire dalla disintegrazione
dell'Unione Sovietica - che ne costitutiva la ragion d'essere - la
Turchia ha comunque rilanciato il suo ruolo di testa di ponte
occidentale in Medio Oriente, con l'alleanza stipulata con Israele in
tempi relativamente recenti. E benché Bush sia stato il principale
fautore dell'adesione europea turca, spalleggiato da larga parte
delle fazioni collaborazioniste nel Continente, le due alleanze di
cui sopra appaiono sempre più scricchiolanti. Il giro di boa è
stato rappresentato dall'ascesa del partito musulmano moderato di
Erdogan, i cui militanti mostrano una chiara ad acuta insofferenza
verso la protezione americana, che ha finora utilizzato la Turchia
in funzione anti-europea e anti-russa, lusingandone le vecchie
ambizioni pan-turaniche che l'hanno portata a destabilizzare i
Balcani e l'Asia Centrale. Oggi la situazione è però diversa: i
Balcani appaiono molto più tranquilli, e largamente in mano agli
Europei - mentre gli Usa si sono ridotti a fomentare il terrorismo
albanese -, mentre la Russia sta rapidamente riconquistando le
posizioni perse nei paesi turcomanni asiatici, sfruttando lo stallo
nordamericano in Iraq. Inoltre la classe dirigente turca sta
ripensando radicalmente la sua condotta geopolitica, poiché ha
finalmente realizzato che il suo ruolo nel Nuovo Ordine Mondiale
americanocentrico non andrebbe al di là del gendarme custode del
"Grande Medio Oriente" - e in ciò si è trovata in piena
sintonia con l'opinione pubblica, che non vuol perdere la sua
tradizione nel grande pentolone del melting
pot globale. E' per questo che, dopo una rivalità sorta
in tempi immemorabili, i rapporti tra Ankara e Mosca si vanno
rapidamente sviluppando verso una riconciliazione storica. Di più,
Erdogan ha speso tutte le energie possibili per accelerare l'entrata
nell'UE. Infine, segnali di tensione neppure dissimulati sono
apparsi con USA e Israele. E' noto come Ankara abbia duramente
stigmatizzato la politica di repressione attuata dagli Ebrei nei
territori occupati, arrivando addirittura a ritirare momentaneamente
l'ambasciatore da Tel Aviv e ad annullare le consuete esercitazioni
militari congiunte. Inoltre, il "cavallo di Troia
americano", a differenza di Londra, Madrid, Roma, Varsavia,
Amsterdam, Kiev, ecc., si è rifiutato di partecipare all'invasione
dell'Iraq: un'operazione, tra l'altro, che la danneggia non poco,
giacché sta portando alla formazione a ridosso dei suoi confini,
d'un forte e ostile stato curdo nutrito d'irredentismo anti-iracheno,
anti-turco, anti-siriano e anti-iraniano. Inoltre il piano del
"Grande Medio Oriente", il quale verte proprio sull'asse
Israele-Turchia, è molto pericoloso per il Paese anatolico, poiché
ne accentua il marcato isolamento internazionale dai suoi vicini
Arabi, Europei e Russi. Il declino dell'egemonia americana, anche se
a lungo termine, si profila sempre più nitido all'orizzonte; ma
quando questo arriverà, non saranno certo gli Usa - ben protetti da
due oceani - a subire la vendetta di tutte le loro vittime, bensì i
loro alleati in loco. Il risultato è che Ankara si sta ora
guardando in giro, alla ricerca d'un serio progetto alternativo alla
globalizzazione unipolare promossa dagli Usa, che possa garantirgli
un eguale ruolo di potenza regionale, senza però costringerla a
snaturarsi sul piano socio-culturale o a scontrarsi con tutti i
paesi vicini. La Russia può offrire un progetto eurasiatico, che è
però ancora in fase di costituzione e dunque molto fragile; in
compenso Mosca, da quando è finito il regime comunista, non si
permette più di ficcare il naso negli affari interni dei suoi
alleati, e questo l'ha già resa più appetibile degli Usa per
governi come quelli dell'Asia Centrale. L'Europa ha un progetto già
in atto, cioè l'Unione Europea, ma non ben definito; però pacifico
e, seppure anche l'UE imiti gli Usa nel cacciare il becco negli
affari altrui, non pretende - perché non può - d'essere presa sul
serio e ascoltata: paradossalmente, questa sua debolezza la rende più
desiderabile della federazione nordamericana. In questo momento la
linea di condotta della Turchia sembrerebbe essere questa: aprire
alla Russia come interlocutrice, alleggerire il peso dell'alleanza
con Washington e Tel Aviv, integrarsi nell'Unione Europea. E per noi
resta da vedere - ed è questa la domanda fondamentale di tutta la
faccenda - quale ruolo la Turchia vorrà ricoprirvi: fare asse con
Londra e affossare definitivamente l'UE sotto il tallone
statunitense, oppure schierarsi con Parigi, Berlino e Madrid per
fare dell'Unione un vero soggetto geopolitico autonomo? In breve, è
l'alternativa già individuata da Tiberio Graziani (vedi
"Turchia, dall'Impero all'Eurasia", nel già citato numero
della rivista "Eurasia").
Insomma, la partita si gioca tra gli assi Londra-Washington e
Parigi-Berlino, per accogliere la neofita Turchia nelle proprie
file. Gli atlantici partono in vantaggio, eppure l'asse europeo può
confidare nell'evoluzione impressa dal Governo Erdogan. La debole
Unione Europea di oggi, con l'aggiunta di una Turchia forte e
sensibile ai reali interessi comuni col nostro Continente, si
tramuterebbe immediatamente in una potenza (in questi termini si è
espresso anche Alexandre del Valle, "ideologo" degli identitaires
francesi, ricordando loro che, ammettendo la Turchia, si "corre
il rischio" di cancellare la "coerenza geopolitica
dell'UE", cioè la sua sudditanza agli Usa): la Turchia ha una
posizione dotata d'un valore strategico che pochi altri paesi hanno:
collega l'Europa al Vicino e all'Estremo Oriente, controlla due dei
corsi d'acqua più importanti del mondo (Tigri ed Eufrate, che hanno
le sorgenti sull'Altopiano anatolico) e inoltre ospita un'importante
via di rifornimento energetico per l'Europa. Quest'ultimo fatto
dovrebbe far riflettere coloro che mirano a difendere quel poco
d'autonomia di cui oggi gode l'Europa, e anzi incrementarla: i
principali oleodotti e gasdotti che alimentano il territorio
dell'Unione entrano uno dagli stati baltici, uno dall'Ucraina e uno
dalla Turchia. Ora, com'è noto, Estonia, Lettonia e Lituania sono
tra i membri più zelanti della "Nuova Europa"
collaborazionista; come avranno visto tutti, l'Ucraina sta
scivolando nella sfera d'influenza nordamericana; infine, come
abbiamo ripetuto fin qui, la Turchia è alleata degli Usa. Qual è
il risultato? Che gli Anglo-sassoni controllano più o meno
fortemente tutte e tre queste importanti linee d'approvvigionamento
energetico per l'Europa. Nel corso della storia millenaria se ne
sono viste di tutti i colori, ma mai uno stratega degno di questo
nome è stato tanto inetto da rinunciare a occupare o difendere le
vie vitali per i suoi rifornimenti: pena l'essere assediati e presi
per fame. Ad esempio, l'antica Atene poteva permettere che i
Lacedemoni devastassero ogni anno i campi dell'Attica, poiché essa
controllava la Tracia, dove trovava il legname, e l'Ellesponto, da
dove arrivava il grano; ma quando gli Spartani riuscirono a bloccare
lo Stretto, la "patria della democrazia" (e
dell'imperialismo) non esitò a consegnare la città in mano agli
oligarchici e a chiedere la pace tante volte rifiutata. O per
restare a tempi più recenti, l'Intesa vinse la Prima Guerra
Mondiale soprattutto perché la flotta britannica bloccava ogni
rifornimento alla Germania. Se un giorno l'Europa alzasse la testa,
allo stato attuale Washington non dovrebbe far altro che qualche
telefonata per riportarla all'era pre-industriale. Ma se, ad
esempio, la Turchia fosse membro dell'Unione, essa sarebbe divisa
tra due fedeltà, e nessuno può dire quale delle due avrebbe la
meglio. Ma almeno nel secondo caso si avrebbe una possibilità.
Inoltre, la Turchia porterebbe l'Unione a confinare direttamente con
una zona vitale quale quella del Vicino Oriente e, inevitabilmente,
potrebbe finalmente dire la sua. Chi dice che l'UE non potrebbe
difendere quei confini "caldi", si macchia del grave reato
d'imbecillità: la Turchia ha un moderno esercito di 800.000 uomini
in servizio attivo, e quello basta e avanza per difendere i suoi
confini da qualsivoglia nemico della regione. Ma ciò che più
importa, è che l'Europa entrerà con più forza nell'irrisolto
conflitto israelo-palestinese e, nessuno potrà negare, persino
Bruxelles sarebbe un mediatore più imparziale della Casa Bianca.
Non a caso molti sionisti sono preoccupati dalla prospettiva di
ritrovarsi il loro "amico" nell'UE. Il commercio con la
Turchia è vitale per Israele, a dispetto d'ogni aiuto americano;
l'analista ebreo Vuk Zlatan mette in guardia i suoi compatrioti,
perché con la Turchia l'Unione Europea acquisirebbe un eccezionale
potenziale contrattuale da usare verso Tel Aviv, se non per fare
giustizia in Palestina, almeno per normalizzare la situazione.
Molti movimenti e individui sinceramente europeisti si stanno
mobilitando contro l'entrata della Turchia nell'UE. La mia
modestissima opinione, per tutto quanto finora detto, è che essi
potrebbe essere cento volte più utili alla causa dell'Europa
proprio appoggiando l'entrata della Turchia. Se i governi di Parigi
e Berlino tratteranno con Ankara dalla forte posizione contrattuale
in cui si trovano, anche le organizzazione politiche e sociali
possono fare molto collegandosi ai loro pari turchi, e coordinando
un'azione politica di base volta a fare della Turchia non un cavallo
di Troia, ma un tassello fondamentale della Grande Europa, libera e
indipendente. (Daniele Scalea/Rinascita)
16.02.2005
CIPRO: UN INCONTRO
DECISAMENTE SIGNIFICATIVO
Il
premier turco Recep Tayyip Erdogan si è visto ad Istanbul con il
capo dell'opposizione greco-cipriota Nicos Anastassiades per
discutere della riunificazione dell'isola.
Nicos Anastassiades, capo dell'opposizione greco-cipriota si è incontrato
ad Istanbul con il premier turco Recep Tayyip Erdogan per discutere
sull'unificazione dell'isola, divisa dal 1974 in una Repubblica di
Cipro di etnia greca (Paese membro dell'UE e riconosciuto
interzionalmente) e nella Repubblica Turca di Cipro Settentrionale
(mini-Stato riconosciuto solo da Ankara).
Ananstassiades, leader della destra greco-cipriota, ha definito
"utili ed amichevoli" i colloqui ed ha sottolineato come
una soluzione pacifica sarebbe di utilità non solo per l'isola ma
anche per Grecia e Turchia, tre nazioni "che hanno una casa in
comune, l'Unione Europepa"; Erdogan, da parte sua, non ha
rilasciato dichiarazioni.
Il mancato riconoscimento da parte di Ankara della Repubblica di
Cipro, Paese membro dell'UE dallo scorso primo Maggio, rappresenta
l'ostacolo principale alle trattative di adesione per l'ingresso
della Turchia nell'Unione: riconoscimento che potrebbe avvenire
implicitamente mediante l'estensione dell'accordo doganale già
esistente tra Ankara e Bruxelles ai nuovi Paesi membri.
Il piano di unificazione di Cipro preparato dalle Nazioni Unite,
approvato in un referendum dalla comunità turco-cipriota ma
bocciato dagli elettori della Repubblica di Cipro - con l'eccezione
della destra di Anastassiades - prevedeva un singolo Stato formato
da due "Stati costituenti", legati da una struttura di
governo centrale piuttosto debole; per entrare in vigore avrebbe però
dovuto essere approvato da entrambe le parti. (ApCom)
16.02.2005
|
CIPRO:
SFORZI NON SOLO DA UNA PARTE
Il presidente
della Tusiad turca, Omer Sabanci, ha dichiarato che per risolvere la
questione anche il Governo di Nicosia e l'UE devono mantenere le
promesse fatte.
The
President of the Turkish Industrialists and Businessmen's
Association (Tusiad) Omer Sabanci said the Cyprus issue would not be
solved with only one-sided concessions.
Responding to questions from journalists following the conference
titled "International Competition and Turkish Food Industry"
organized by Tusiad at Sabanci University yesterday (February 4),Sabanci
highlighted the efforts to expand discussion at the Ankara
Convention to include the Cyprus issue. He remarked that Turkey and
Northern Cyprus have taken the necessary steps and hereafter it was
the turn of the European Parliament and Southern Cyprus. "Now,
European Parliament should apply some the promises made to Turkey,"
said Sabanci and added: "It is difficult to reach a point by
continuously making single-sided concessions. These issues can be
solved with mutual meetings and mutual concessions if necessary."
(Ibrahim Turkmen/Zaman)
16.02.2005
|
IL LENTO
DISGELO
Sembrerebbero
migliorare negli ultimi tempi, nonostante le incomprensioni da
entrambe le parti per una serie di questioni, i rapporti tra
Turchia ed Armenia.
Si moltiplicano ormai negli
ultimi tempi i segnali di un lento disgelo nei rapporti tra la
Turchia e la Repubblica Armena. I due Paesi non hanno relazioni
diplomatiche e la Turchia ha chiuso le proprie frontiere con
l'Armenia applicando un embargo economico.
Una decisione che contribuisce ad aggravare le già difficili
condizioni del paese caucasico.
Le ragioni con cui Ankara motiva la sua politica verso l'Armenia
sono sostanzialmente tre: in primo luogo la Turchia ritiene che la
Repubblica Armena di fatto non riconosca il Trattato di Kars che,
nel 1921 ha sancito i confini tra l'allora Unione Sovietica e la
Turchia.
Secondo Ankara, sia la Costituzione che altri documenti ufficiali
della Repubblica Armena fanno riferimento alla Turchia
nord-orientale chiamandola Armenia Occidentale. Inoltre nello stemma
della Repubblica Armenia vi è il monte Ararat, che si trova in
territorio turco.
Il secondo motivo riguarda l'occupazione da parte armena del 25%
del territorio dell'Azerbaijan, come conseguenza della guerra nel
Nagorno Karabakh. Un conflitto che ha provocato più di 20.000
vittime e imponenti movimenti di profughi, 1.000.000 dei quali Azeri
che si sono rifugiati a Baku. Gli Azeri sono etnicamente e
linguisticamente Turchi, ed in nome di questa comune appartenenza,
la Turchia, a partire dalla indipendenza dell'Azerbaijan nel 1991,
ha preso le parti degli Azeri nella disputa con gli Armeni.
La terza ragione è legata alle accuse di genocidio rispetto ai
massacri del 1915, accuse che la Repubblica Armena sosterrebbe anche
con l'aiuto delle comunità della Diaspora.
L'atteggiamento della Turchia è sempre stato quello di un
radicale rifiuto di queste accuse. Ankara sostiene poi che dietro la
richiesta del riconoscimento del genocidio ci sarebbe da parte
armena la volontà di chiedere risarcimenti economici e soprattutto
rivendicazioni territoriali, relative alla parte nord-orientale
della Turchia.
Alcune iniziative che si sono realizzate negli ultimi tempi però
indicano come l'atteggiamento ufficiale di Ankara si stia
lentamente modificando.
Un rapporto presentato da una commissione parlamentare ha
recentemente proposto che vengano ascoltati dal Parlamento turco due
noti intellettuali armeni che vivono in Turchia: Hrant Dink,
direttore della rivista armena Agos, ed il politologo e giornalista
Etyen Mahcupyan. Lo stesso rapporto poi conteneva la proposta di
esercitare maggiori pressioni perché gli archivi storici di Russia,
Armenia, Francia ed Inghilterra siano consultabili.
Ancora più rilevante è la decisione del Consiglio della Storia
Turca (Ttk) di organizzare un Forum di Discussione sulla questione
armena nel prossimo aprile, in coincidenza con il 90 anniversario
dei "fatti" del 1915. Il Consiglio per la Storia turca è
un'istituzione ufficiale fondata da Ataturk e costituisce il luogo
di produzione e custodia della versione ufficiale della storia
repubblicana. Sarebbe la prima volta che una istituzione ufficiale
decide di organizzare un'occasione in cui dibattere del problema
armeno e soprattutto delle tesi del genocidio. Significativo è poi
l'invito rivolto ad Hrant Drink ad essere il moderatore del
dibattito. All'iniziativa è stato inoltre invitato il professor
Taner Akcam, uno storico turco che lavora negli Stati Uniti. Il
professor Akcam è l'autore di un libro, apparso negli anni scorsi
in Turchia, "La questione armena e l'identità nazionale"
fortemente critico verso la versione ufficiale sostenuta dalla
Turchia.
Anche sul piano delle relazioni con la Repubblica Armena si
registrano timidi passi in avanti. Nelle scorse settimane sono state
completate le procedure per l'apertura di un secondo corridoio
aereo tra la Turchia ed Erevan.
E' stata accolta poi con molto favore in Turchia l'iniziativa
del Parlamento Europeo che, lo scorso 25 gennaio, dopo aver
esaminato il rapporto presentato dal parlamentare inglese Atkinson,
ha chiesto all'Armenia di mettere fine all'occupazione del
territorio azero. Il rapporto segnalava anche come l'occupazione
armena faccia temere la volontà di operare una pulizia etnica nella
regione.
L'intervista al Ministro degli Esteri della Repubblica Armena
Vartan Oskanyan, apparsa sulla prima pagina del quotidiano Zaman,
molto vicino agli ambienti di governo, rappresenta un'ulteriore,
piccolo ma significativo, indizio dell'evoluzione in atto ad
Ankara. (Fabio Salomoni/Osservatorio sui Balcani)
16.02.2005
MOLTI PASSI AVANTI PER LA
GIUSTIZIA MA NE SERVONO ALTRI
L'abolizione
della "Corte di Sicurezza dello Stato" è già tanto
purché le prerogative non passino poi ad altre istituzioni
specifiche. Ci sono ancora molti nodi da sciogliere.
In
its report regarding the "Operation of Turkish Judicial
System", the European Union (EU) Commission stressed that
important developments were achieved in the field of Turkish justice;
however, Justice Ministry and the judiciary remain unwilling on some
topics.
While the abolishment of the State Security Courts (Dgm) is viewed
as a positive development, criticisms are that the high criminal
courts with increased responsibility are simply de facto Dgm's.
The two jurists, Kjell Bjonberg and Paul Richmond who were assigned
by the EU Commission between July 11th and 19th to investigate and
negotiate in Turkey prepared the second Advisory Visit Report titled
"Function of Judgment System at Turkish Republic". In the
177-paged report submitted to Justice Ministry in late November by
the European jurists, it notes that Turks are sincere in their
determination to create a judicial system coherent with EU standards
and values. It is pointed out that during the 10-month period
between the preparation of the first and second reports, it was
observed that Turkey had undergone noteworthy changes in an effort
modernize the judicial system.
These positive developments emphasized in the report include:
removal of the Dgms, new arrangements brought with the Criminal
Procedures Code (Cmk), National Judicial Network Project and
approval of the courts of appellate.
16.02.2005
VELO
ISLAMICO: ERDOGAN PRECISA
Il
premier turco ha smentito di avere dichiarato che il suo Governo si
prepara ad eliminare il divieto del turban femminile nelle
Università. Ma un giornalista tedesco conferma.
Il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, ha parzialmente smentito di avere dichiarato ad un
giornalista tedesco che il suo Governo si prepara a eliminare il divieto del
velo islamico femminile nelle Università turche. Ma lo stesso giornalista del <Welt am
Sonntag>, autore dell'intervista (pubblicata domenica 6 febbraio), ha
successivamente confermato di avere riportato fedelmente le parole di Erdogan.
''Ciò che è stato scritto a proposito del turban (velo islamico turco) non riflette le mie opinioni'' - ha dichiarato all'agenzia turca <Anadolu>, Erdogan, il quale ha, però,
aggiunto: ''Ho detto al giornalista che noi possiamo compiere sforzi per eliminare il divieto di portare il
turban, ma ho precisato che a tale fine è necessario il prerequisito di un
compromesso sociale''.''Assolutamente non ho poi detto al giornalista tedesco che
mia figlia porta il turban per essere alla moda''- ha concluso
Erdogan.
Il giornalista tedesco ha, tuttavia, confermato le dichiarazioni di Erdogan, precisando di avere persino sottoposto
il testo dell'intervista ad uno dei suoi più stretti consiglieri,
Cuneyd Zapsu, e di averne ricevuto una chiara
approvazione.
La dichiarazione di Erdogan aveva suscitato immediate reazioni ed una mobilitazione nel mondo laico turco ed in particolare nel
mondo accademico ed intellettuale, che ritiene il velo femminile un ''simbolo politico antilaico''. Lo stesso mondo laico turco
ritiene il divieto (stabilito con sentenza della Corte costituzionale) di portare il turban nelle Università, negli
edifici pubblici e nelle cerimonie di stato, l'emblema stesso del carattere secolare della Repubblica turca. (take
Ansa)
16.02.2005
IL
70% E' PERO' CONTRO IL DIVIETO
Secondo
la maggior parte dei cittadini turchi intervistati quest'ultimo
ostacolerebbe l'educazione delle studentesse che portano il foulard.
An
overwhelming majority of people in Turkey find the headscarf ban
unfair as it obstructs the educational rights of students who wear
headscarves. A survey by Pollmark conducted on January 31st and
February 1st revealed striking figures on the issue. Seventy percent
of the respondents in the survey are against the headscarf ban in
universities. According to the survey which also questioned
political tendencies, the Justice and Development Party (Akp) is
leading with a large margin.
According to the survey, the Turkish people also show a libertarian
attitude to female civil servants. Sixty-three percent of the people
interviewed indicated that female state officers should be free to
choose to wear headscarves if they wanted.
Conducted in Istanbul, Tekirdag, Izmir, Bursa, Adana, Kayseri,
Samsun, Trabzon, Erzurum, Malatya, and Gaziantep, the survey was
prepared based on interviews with 3,062 people. According to the
resulting figures, no serious changes have occurred in political
preferences of people since the November 3rd 2002 general elections.
Vote percentage of the Akp is still 37 percent while it is 14
percent for the Republican People's Party (Chp) and six percent for
the True Path Party (Dyp) and the Nationalist Movement Party (Mhp).
When adjusted for floating voters and abstentions, the Akp's share
of the vote reaches 50 percent, the Chp, 19 percent, the DYP, 8.3
percent, and the Mhp, 8.5 percent.
The survey results also show that there is a strong support for the
current economic policies. 62 percent find the government successful,
which include 87 percent of the Akp supporters and 42 percent of the
Chp supporters. (Political News Services/Zaman)
16.02.2005
NUOVO COMANDO
ISAF IN AFGHANISTAN
Per i prossimi
sei mesi saranno i soldati turchi tenere l'incarico sotto la guida
del tenente generale dell'esercito Ethem Erdagi.
La Turchia ha assunto il comando
dell'Isaf (Forza internazionale di assistenza alla Sicurezza), la
missione Nato in Afghanistan, per i prossimi sei mesi. In questo
periodo l'alleanza atlantica intende alleggerire gli impegni dei
soldati americani e garantire la sicurezza nelle elezioni per il
primo parlamento post-talebano del Paese.
Il tenente generale dell'esercito di Ankara, Ethem Erdagi, ha
assunto l'incarico dall'Eurocorps, dominata da soldati francesi e
tedesche, durante una cerimonia al quartier generale Isaf a Kabul.
Con il comandante uscente, il tenente generale francese Jean-Louis
Py, la forze multinazionale si è allargata fino a una porzione del
nord dell'Afghanistan e ha garantito la sicurezza nelle elezioni di
ottobre che hanno sancito il successo di Hamid Karzai, primo
presidente eletto direttamente dal popolo nella storia
dell'Afghanistan.
Sotto la guida turca, l'Isaf dovrebbe inoltre essere attiva nella
zona ovest del Paese dove Italia, Spagna e Lituania dovrebbero
fornire truppe supplementari. (ApCom)
16.02.2005
NUCLEARE:
NESSUN VETO
Il
Primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan - incontratosi con il
ministro degli Esteri iraniano Kemal Kharrazi - ha affermato che
Ankara non si opporrà al programma energetico di Teheran.
Iranian
Foreign Minister Kemal Kharrazi met with Turkish Prime Minister
Recep Tayyip Erdogan while both leaders were making official visits
to Indonesia following the disaster of the century which hit
Southeast Asian countries last December.
The meeting was held at 11:00 p.m. and lasted 15 minutes, Kharrazi
said: "I heard you were here, so I wanted to visit you."
When Erdogan saw Kharrazi, he reportedly told him: "The world
is so small, that we meet here, too." During the talk, recent
talk of the US targeting Iran was discussed. According to the
reports, Kharrazi complained about the US position against them:
"The US has constantly been making statements targeting Iran.
We are disturbed by them," Kharrarzi reportedly told Erdogan.
The Iranian Foreign Minister also noted that Iran will continue the
nuclear programs that the US is so concerned about, because they are
for peaceful and humanitarian purposes. Erdogan recommended that
Iran would be better off cooperating with the International Atomic
Energy Agency (Iaea) regarding the nuclear energy and said that if
Iran acts in this direction, Turkey will not oppose its nuclear
programs.
The elections in Iraq were also discussed by the two men who agreed
that holding elections in Iraq is a turning point. The Turkish Prime
Minister pointed out the importance of including Sunnis in the
Constitution preparation process even though many Sunnis did not
participate in the elections. Kharrazi said that Iran shares that
opinion. Erdogan stressed that there can be no tolerance for further
tension in the region and added that no incidents that could cause a
war should be allowed to emerge. Erdogan and Kharrazi also discussed
increasing the effectiveness of the Islamic Conference Organization.
(Zaman)
16.02.2005
CEMENTIR
2004: REDDITIVITA' SEMPRE IN SALITA
Ciò in
particolare grazie ai risultati ottenuti In Turchia.Gli stabilimenti
di Izmir Kars. In Italia una lieve flessione dovuta all'aumento dei costi
energetici.
Il Cda della società, presieduto da Francesco Caltagirone Jr ha esaminato l'andamento dei conti del 2004 che, a
perimetro costante, non consolidando i risultati di <Aalbrog Portland> e
<Unicon>, compagnie danesi acquisite il 29 ottobre scorso, fanno registrare un Mol in aumento del 5%, a
92.2 milioni e un Ebit in rialzo del 9%, a 57.8 milioni. Bene anche i ricavi, cresciuti del
9.5%, a 320,3 milioni.
L'incremento dei margini operativi si legge nella nota della società, sono dovuti ai risultati ottenuti in Turchia,
mentre in Italia si è registrata una lieve flessione a causa dell'aumento dei costi energetici e dei noli marittimi.
Considerando il consolidamento dei risultati di <Alborg> e <Unicon>, l'esercizio 2004 si
è chiuso per <Cementir> con un fatturato in crescita a 395.1 milioni.
(take Asca)
LO STABILIMENTO DI IZMIR
Con i suoi 2,2 milioni di
tonnellate di capacità, lo stabilimento di Izmir soddisfa da solo
circa il 30% del fabbisogno di cemento nella Regione Egea e circa il
4% in Turchia. Inoltre, la sua posizione geografica e la vicinanza
al porto di Izmir agevolano le esportazioni che, a seconda della
domanda nazionale si attestano intorno al 30-40 percento della
produzione totale. I milioni di tonnellate di cemento prodotti sono
il frutto dell'esperienza e della qualità acquisite in cinquantadue
anni.
<Çimentas> produce cemento tenendo sempre in considerazione
la tecnologia e gli standard mondiali, ed ha utilizzato per prima
nel mondo un "Horomill" (mulino a rulli orizzontali), che
permette un grande risparmio di energia ed è un chiaro esempio
della tecnologia più avanzata.
Izmir produce:
:: Cemento tipo II/A-V 52,5N Portland alle ceneri volanti
:: Cemento tipo I 42,5R Portland
:: Cemento tipo II/A-M 42,5N Portland composito
:: Cemento tipo II/A-M 32,5R Portland composito
:: Cemento tipo II/B-M 32,5N Portland composito
:: Clinker
LO STABILIMENTO DI KARS
E' stato fondato nel 1976, soprattutto per far fronte alle esigenze
dei cantieri edili dell' Est Anatolia. Il cementificio di Kars è in
grado di coprire circa il 20% del fabbisogno della regione. Quando
lo stabilimento di Kars fu acquisito, a seguito di un processo di
privatizzazione il 18 giugno 1996, la capacità produttiva era di
270.000 tonnellate. Con i nuovi investimenti la capacità ha
raggiunto le 400.000 tonnellate. Il cementificio di Kars, operando
secondo i principi di responsabilità ed intelligenza del Gruppo
Cimentas, continuerà a produrre cemento per cantieri garantendo una
perfetta qualità.
Kars produce:
:: Cemento tipo I 32,5R Portland
:: Cemento tipo II 32,5R Portland composito
:: Cemento tipo II 32,5N Portland composito
16.02.2005
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UNA CINA ANCOR PIU'
VICINA: LA TURCHIA
Il miracolo
economico promuove Ankara proiettata verso l'Europa. Crescita dell'8
per cento, inflazione ad una cifra, produzione record, consumi alle
stelle.
 Numero 7 di <Panorama> del 17 febbraio 2005. Pagina 96 e seguenti.
Andatevi a leggere l'articolo scritto da Francesco Folda dal titolo:
"Turchia. Una Cina più vicina". E subito sotto: Crescita
all'8 per cento, inflazione a una cifra, produzione record. consumi
alle stelle: così sul Bosforo si affollano gli investitori
stranieri. Con gli italiani in prima linea. Un passo significativo,
che poi sono gli ultimi capoversi: Donne velate e muezzin sono
solo una faccia della medaglia turca. Nell'altra ci sono campus
universitari all'avanguardia, una conoscenza dell'inglese
approfondita e diffusa, un milione di neo-maggiorenni che si
affacciano ogni anno al mercato del lavoro con tanta voglia di
uscire dall'anonimato.
Possiamo contare su dipendenti diligenti e un management
affidabile. Tanto che non solo spostiamo qui il personale dalle sedi
dell'Est Europa per l'addestramento, ma mandiamo i turchi nelle sedi
estere: dopo gli italiani soni i primi espatriati nel gruppo",
ammette Carlo Costa, responsabile delle attività Pirelli in
Turchia: "Non so se la Turchia entrerà tra dieci anni o più
avanti. So che la Turchia è già Europa".
Nulla da aggiungere. Ma un consiglio: la Lega Nord si legga
l'articolo.
16.02.2005 |
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NUOVI
INVESTIMENTI
Per
George Soros, vecchio uomo di affari americano, il settore della
cioccolata è quello che andrebbe a tirare di più in Turchia.
Reknown
American financier George Soros has announced that he has plans for
new investments in Turkey. Soros said the European Union (EU)
process and reforms made because of this process will make Turkey
more attractive. Soros noted that Turkey's EU aspirations should be
supported as it has achieved tremendous success on its way to the
EU.
Soros entered the oil sector in 2003 with the purchase of the
Turkish brands "Yudum" and "Sirma," and says his
new investment will be in the chocolate sector.
Soros met with a group of Turkish businessmen in Davos during the
World Economic Forum last week as well as Turkish Prime Minister
Recep Tayyip Erdogan, State Minister for Economy Ali Babacan and
Finance Minister Kemal Unakitan.
The 74 year old American businessman does not become actively
involved in the administration of the companies, but does run the
Soros Fund Management (Sfm) investment company. (Anadolu News
Agency/Zaman)
16.02.2005 |
MOODY'S
MIGLIORA L'OUTLOOK
Da
stabile è passato a positivo alla luce dei progressi economici
della Turchia.
Moody's ha cambiato l'outlook
sulla Turchia da stabile a positivo alla luce dei notevoli progressi
economici del paese fin dal 2001 e in prospettiva di un
significativo sforzo economico, finanziario e persino politico per
l'integrazione nell'Unione Europea.
16.02.2005
RISTRUTTURAZIONE
DEL SETTORE AGRICOLO
Il
presidente della Tusiad, Omer Sabanci, ha affermato che con una
simile politica la Turchia potrà accrescere il livello di
competitività del Paese.
Il Presidente della Tusiad, Omer
Sabanci, ha recentemente affermato che la ristrutturazione del
settore agricolo, in termini di innalzamento dei livelli di qualità
nella produzione, aumento dell'efficienza e razionalizzazione del
sistema dei prezzi, potrà
contribuire ad accrescere il livello di competitività del Paese
rafforzando il legame tra settore
agricolo ed industria alimentare. In tale contesto Sabanci ha anche
ribadito la necessità, per la Turchia, di adeguare i propri
standard alimentari all'acquis comunitario in tale
importante settore. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
16.02.2005 |
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ADDITIVI:
LEGISLAZIONE ATTUALE E FUTURA
Un
seminario su questa materia si è svolto ad Ankara. Ad organizzarlo
il nostro ministero dell'Agricoltura con la sponsorizzazione della
<Perfetti van Melle Turchia>.
Si è
svolto ad Ankara un seminario organizzato dal ministero
dell'Agricoltura e sponsorizzato dalla <Perfetti van Melle
Turchia>, dal titolo "Legislazione attuale e futura sugli
additivi". Nel corso della giornata di lavori sono state
analizzate le legislazioni turca ed europea in materia nonché le
problematiche relative all'informazione ed alla protezione dei
consumatori. Oltre a funzionari del predetto dicastero e della <Perfetti
van Melle>, sono intervenuti anche da parte italiana, Mario
Salmona, dell'Istituto di Ricerca Farmacologica <Mario Negri>
e Anna Paonessa dell'Associazione Italiana Industrie Prodotti
Alimentari (Aiipa) della Confindustria. La Turchia, è attualmente
in fase di revisione ed armonizzazione del proprio "codice
alimentare" agli standard europei. (fonte Amb. d'Ita)
16.02.2005 |
EXPORT BOOM VERSO l'IRAK
Realizzata
dalla Turchia per il 2004 1.86 miliardi di dollari, somma che non potrà essere
però raggiunta quest'anno per le precarie condizioni di
sicurezza. Apertura di filiali di istituti di credito.
Ercüment Aksoy, Presidente per parte turca del Business Council
turco-iracheno del <Deik> (Consiglio
per le Relazioni Economiche con l'Estero), ha dichiarato che le
esportazioni turche verso l'Irak hanno totalizzato nel 2004 la
somma di $ 1.86 miliardi e che sarà difficile raggiungere tale
somma nel corso del 2005 a causa delle precarie condizioni di
sicurezza in quel Paese. Aksoy ha tuttavia ribadito l'interesse
degli imprenditori turchi per il vicino mercato iracheno,
soprattutto per quanto attiene alle gare statali, segnalando altresì
che il numero dei viaggi d'affari in Irak è in costante
diminuzione a causa delle precarie condizioni di sicurezza.
Parallelamente, il ministro di Stato per il Commercio Estero, Kursad
Tüzmen, ha affermato che il Governo sarebbe intenzionato ad
agevolare l'apertura di filiali in Irak di alcuni istituti di
credito turchi, al fine di sostenere gli interessi dei propri uomini
d'affari. Le recenti elezioni in Irak aprono pertanto nuovi
importanti scenari per le relazioni economiche tra la Turchia ed il
confinante Irak, nella misura in cui potranno migliorare le
condizioni di vita e la sicurezza interna. (fonte
Amb.d'Ita)
16.02.2005
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IMPORTANZA DEI PRIVATI
Secondo
il presidente della Tobb, nel processo di armonizzazione della
Turchia con l'UE, questi non possono essere messi da parte. Ci vuole
trasparenza ed un forte potere di rappresentanza.
Il Presidente della Tobb (Associazione turca delle Camere di
Commercio e delle Borse), Rifat Hisarcıklıoğlu, in
occasione della cerimonia di avvio di un programma di formazione per
giornalisti realizzato in cooperazione con l'Istituto turco di
Ricerca delle Politiche Economiche,
ha sottolineato la necessità che i prossimi negoziati con
l'UE consentano la partecipazione del settore privato ad ogni fase
del processo di armonizzazione. Secondo Hisarcıklıoğlu,
sarà di fondamentale importanza che nel prossimo futuro le
comunicazioni tra la Turchia e l'Unione Europea siano condotte da
rappresentanti qualificati che assicurino trasparenza e che abbiano
un forte potere di rappresentanza. Solo in questo modo, secondo il
Presidente della Tobb, il processo negoziale si concluderà in tempi
brevi. (fonte Amb. d'Ita)
16.02.2005 |
AMMINISTRAZIONE
FISCALE
Esistono
in Turchia due proposte di di testo, una del locale ministero delle
Finanze ed una del Tax Council. In fase conclusiva i provvedimenti
richiesti dal Fmi.
Il vice Primo Ministro turco Abdüllatif Şener ha
recentemente dichiarato che sono in fase conclusiva i provvedimenti
richiesti alla Turchia dal Fmi. In particolare, il Governo vuole
assicurarsi che venga finalizzato un testo soddisfacente e completo
che serva come base per la Legge sulla riforma del settore bancario,
che preveda meccanismi di ispezione e pre-avvertimento contro i
rischi finanziari. Quanto alla riorganizzazione
dell'Amministrazione fiscale, esistono attualmente due proposte di
testo, una del ministero delle Finanze ed una del Tax Council,
che saranno considerate in sede di valutazione finale per
l'approntamento del disegno di legge. (fonte Amb. d'Ita)
16.02.2005
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STABILITA'
ECONOMICA
E'
necessaria - ha detto il ministro turco Ali Babacan - per
attirare maggiori flusso di investimento nel Paese.
Il ministro di Stato per l'Economia, Ali Babacan, nel corso del
recente Forum Mondiale sull'Economia svoltosi a Davos, ha ribadito
che il Paese punta a mantenere una stabilità politico-economica di
lungo periodo per poter attirare maggiori flussi di investimento ed
ha sottolineato come, a seguito della decisione della Commissione UE
di dare avvio ai negoziati di adesione il prossimo 3 ottobre, siano
considerevolmente aumentati gli investimenti finanziari nel Paese.
(fonte Amb. d'Ita)
16.02.2005 |
DISAVANZO
In base alle dichiarazioni della Banca Centrale turca, a fine 2004
il disavanzo delle partite correnti ha raggiunto i 15.573 milioni di dollari (circa il 5% del
PNL), con una variazione del 93.7% rispetto al 2003 dovuta in via
principale al deficit commerciale. (fonte Amb. d'Ita)
16.02.2005
COMMERCIO DELLE "ZONE
FRANCHE"
Nel
2004 aumentato il volume di affari del 33.1%. In testa quella del
Pellame e dell'Industria di Istanbul, seguita da quella
dell'aeroporto Ataturk.
Secondo un rapporto del
Sottosegretariato turco per il Commercio Estero, il volume di commercio
delle cosiddette "zone franche" è cresciuto del 33.1% nel 2004,
raggiungendo l'ammontare di 22.1 miliardi di dollari. Le quattro
maggiori zone franche per volume di commercio si sono rivelate
quella del Pellame e dell' Industria di Istanbul, l'Aeroporto
Ataturk di Istanbul, la zona franca di Mersin e quella Egea, con un
interscambio che costituisce il 70% del volume di commerci
dell'intero Paese. (fonte Amb. d'Ita)
16.02.2005
ANNO RECORD
Meglio di
così il turismo non poteva andare. Introiti (2004) per 15.89
miliardi di dollari con un incremento del 20% rispetto all'anno
precedente.
Secondo i dati recentemente
pubblicati dal Istituto Centrale di Statistica (Die) turco, il 2004
è stato un anno record per il turismo che, confermando le
aspettative del Governo, ha
registrato introiti pari a 15.89 miliardi di dollari, con un
incremento del 20% rispetto al 2003 ($ 13.20 mldi); di questi, 12.12
miliardi sono da attribuirsi al turismo straniero ed i restanti ai
turchi espatriati che hanno scelto il proprio paese di origine per
trascorre le vacanze. In termini di presenze, i turisti stranieri
hanno raggiunto 20.26 milioni di unità. (fonte Amb. d'Ita)
16.02.2005
SCESO IL DEBITO
E' passato in
Turchia a 235.7 miliardi di dollari, quattro in meno tra la fine di
novembre e la fine di dicembre. Su base annua c'è stato invece un
aumento.
Secondo dati diffusi dal
Sottosegretariato al Tesoro turco, il debito consolidato del bilancio
dell'Amministrazione a fine dicembre 2004 è sceso a $ 235.7
miliardi, $ 4 miliardi circa in meno rispetto al dato di fine novembre.
Su base annua, tuttavia, il debito ha registrato un aumento del 16%
rispetto al 2003. Il
71% della cifra totale (167.3 miliardi di dollari) è da imputarsi
al debito interno ed il 29% (68.4 miliardi di dollari) al debito
esterno. (fonte Amb. d'Ita)
16.02.2005
INFLAZIONE GIU'
Il trend è al
ribasso. I dati dell'istituto di Statistica turco. La grande fiducia
dei consumatori.
Secondo le previsioni mensili
della Banca Centrale turca, nel
corso dell'anno l'inflazione continuerà il suo trend al ribasso
(si ricorda che l'obiettivo governativo per il 2005 è quello di
un'inflazione all'8%), mentre è previsto un ulteriore aumento
dell'indice di fiducia dei consumatori, già cresciuto del 2.40%
nel dicembre 2004 rispetto al mese precedente, portandosi al 105.2.
(fonte Amb. d'Ita)
16.02.2005
FIDUCIA NELLA TEKEL
Bandita da
oggi 18 febbraio in Turchia la gara per la privatizzazione dei
Monopoli di Stato per i Tabacchi che vede interessate alcune grosse
compagnie.
L'Amministrazione turca per le
Privatizzazioni prevede che la gara per la privatizzazione della
<Tekel> (Monopoli di Stato per i Tabacchi), che verrà bandita
nella giornata di oggi 18 febbraio, riporterà ottimi risultati. Tra le
compagnie interessate a partecipare alla privatizzazione della <Tekel>
ci sono la <Japan Tobacco> e la <British American Tobacco>.
(fonte Amb. d'Ita)
16.02.2005
IMPRESE TURCHE PER IL CARBONE:
LE PROSSIME GARE DI INVESTIMENTO
Riguardano
gli <Impianti di lavaggio ed imballaggio per impianti di
lignite> nella zona di Seyitomer-Orhaneli, lo <Sviluppo delle
riserve di lignite e ricerca di nuove riserve>, la <Meccanizzazione della miniera sotterranea di Omerler>.
Nei prossimi mesi le Imprese turche per il Carbone (Tki)
annunceranno le seguenti gare nell'ambito
del programma di investimento per il 2005:
1)
Impianti di lavaggio e imballaggio per impianti di lignite:
nei prossimi tre mesi verranno annunciate le gare per la fornitura di
un certo numero di unità per il lavaggio e l'imballaggio da
installare negli impianti di lignite di Seyitömer-Orhaneli,
finalizzate a migliorare la qualità del prodotto compatibilmente
con la progettazione delle centrali termiche e le nuove leggi sulla
protezione dell'ambiente;
2)
Sviluppo delle riserve di lignite e ricerca di nuove
riserve: investimenti
per un totale di 15 milioni di Nuove Lire Turche (Ytl), circa € 26
milioni, sono previsti
per i prossimi cinque anni. Di tali fondi, 3 milioni di Ytl, circa 5
milioni di euro, verranno
stanziati nel 2005 per la ricerca e sviluppo di riserve di lignite.
3)
Meccanizzazione della miniera sotterranea di Ömerler:
questo progetto, inserito nel
passato nei programmi di privatizzazione, era stato depennato nel
2001 perché ritenuto "non economico"; alla luce di nuove
valutazioni che ne hanno stabilito la fattibilità economica, sarà
riproposto nel corso dell'anno con la pubblicazione di una gara.
(fonte Amb. d'Ita)
16.02.2005
|
CENTRALI ATOMICHE
La
Turchia ha intenzione di costruirle in zone antisismiche e lontano
dal mare. Saranno operative dal 2012.
Nel quadro del programma sull'energia nucleare, il ministero
dell'Energia turco sta valutando la possibilità di investire nel
corso dell'anno sette milioni di Nuove Lire Turche (Ytl), pari a
circa € 12 .2 milioni, come capitale d'avvio per la costruzione
di tre centrali nucleari, che saranno operative a partire dal 2012.
Secondo le dichiarazioni del Governo, le centrali verranno
installate preferibilmente in zone antisismiche e lontane dal mare,
meglio se in prossimità di un fiume.
(fonte Amb. d'Ita)
16.02.2005
|
RIESAME
Innalzamento
degli indicatori creditizi in Turchia da parte dell'agenzia di
rating <Standard and Poor's>.
Un team di esperti della nota Agenzia internazionale di rating
<Standard and Poor's> sta procedendo ad un riesame della
Turchia che dovrebbe dar luogo
ad un innalzamento degli indicatori creditizi entro il
prossimo mese. (fonte Amb. d'Ita)
16.02.2005
INDICATORI MACROECONOMICI
PNL (primi 9 mesi
2004) 9.7%
PNL
pro-capite: 3.383 euro (2003)
Inflazione (prezzi
al consumo): 9.32% (fonte Amb. d'Ita)
16.02.2005
INTERSCAMBIO CON L'ITALIA
Riguarda
il periodo gennaio/novembre 2004 per un valore di 10.258 miliardi di
dollari. Quale l'import, quale l'export.
Gen./Nov. 2004: interscambio di 10.258 miliardi di dollari,
di cui 4,102
miliardi di importazioni dalla Turchia (+ 40,5% rispetto allo stesso
periodo del 2003) e 6,156 miliardi di esportazioni italiane (+
28,1%) con un saldo attivo di circa 2 miliardi di dollari. (fonte Amb.
d'Ita)
16.02.2005
PROTOCOLLO
DI KYOTO: OPPORTUNITA' PER LE IMPRESE ITALIANE ALL'ESTERO
Realizzazioni
di progetti che mirano alla riduzione delle emissioni di gas in
altri Paesi che hanno vincoli. Tra questi, la Turchia. Informazioni
più dettagliate possono essere reperite attraverso un sito del
ministero dell'Ambiente.
Il protocollo di Kyoto apre nuove interessanti possibilità per le
imprese operanti all'estero che siano interessate ad attuare
progetti suscettibili di ridurre le emissioni di gas serra. Come
noto, l'Italia è vincolata a norma di Protocollo (in vigore dal
16 febbraio) a ridurre nel periodo 2008-2012 di circa il 6.5 % le
proprie emissioni di gas-serra. Il Protocollo consente tuttavia,
attraverso i cosiddetti "Meccanismi Flessibili" di realizzare
tali riduzioni anche al di fuori del territorio nazionale,
acquisendo in tal modo crediti di emissione. In particolare, i Meccanismi
di Joint Implementation
(J.I.) permettono ai Paesi con vincoli di emissione (Paesi
industrializzati o ad economia di transizione, elencati
nell'annesso I ) di realizzare progetti che mirano alla riduzione
delle emissioni in altri Paesi con vincoli di emissione (tra cui la
Turchia). Al fine di agevolare l'utilizzazione di tali strumenti,
il ministero dell'Ambiente ha attivato uno "Sportello
Meccanismi" per la elaborazione e l'esame di progetti la cui
realizzazione comporti una riduzione delle emissioni di gas ad
effetto serra. Informazioni più dettagliate possono essere reperite
attraverso il sito del Ministero dell'Ambiente all'indirizzo
http://www.meccanismiflessibili.it
(fonte Amb. d'Ita)
16.02.2005
ATTIVITA'
INSME
Associazione
<no profit>, la missione è quella di promuovere la cooperazione
internazionale e le partnership pubbliche e private. Gli
aggiornamenti per i prossimi mesi
Si riportano di seguito alcuni aggiornamenti sull'attività Insme
nei prossimi mesi. L'Insme (International Network for Small and
Medium-Sized Enterprises) è una associazione no profit la
cui missione è quella di promuovere la cooperazione internazionale
e le partnership pubbliche e private nel settore dell'innovazione
tecnologica e del trasferimento di tecnologia alle piccole e medie
imprese, anche attraverso il dialogo multilaterale e la cooperazione
Nord-Sud.
1.
Insme Annual Meeting 2005
"International co-operation to seize innovation opportunities
for SMEs"
Barcelona, 13-15 April 2005
World Trade Center
for registration:
www.annualmeeting2005.insme.org
for information contact:
secretariat@insme.it
2) Training
Programme
Wipo-Iinsme
International Training Programme on Intellectual Property and
Management of Innovation in Small and Medium-sized Enterprises
11 - 13 May 2005
Wipo headquarters, Geneva
The
Insme
Association <http://www.insme.org/>
in cooperation with the
World
Intellectual Property Organisation (Wipo) <http://www.wipo.int/>
- is organising a joint International Training Programme on
Intellectual Property and Mangement of Innovation in Small and
Medium-sized Enterprises.
The
training programme will take place at WIPO's Headquarters in Geneva
(Switzerland) from the 11 - 13 May, 2005. The main objective of the
course is to provide participants with the knowledge and an
Intellectual Property Rights (Iprs) foresight in applying innovation
in Small and Medium Enterprises.
Participation is open to the staff from public and private
intermediary organisations interested in IPRs' and Innovation issues.
As the previous courses
organized
by Insme, it will have both a theorical and practical approach. The
knowledge will be based on international experiences.
The payment of a tuition fee is foreseen for participation in the
course.
For information
contact:
secretariat@insme.it
(fonte Amb. d'Ita)
16.02.2005
TROPPA
OFFERTA
La
Germania richiede cinquemila lavoratori l'anno per le sue fabbriche
ma la Turchia è in grado di soddisfare solo la metà della domanda.
Turkey
cannot fill the yearly quota of average 5,000 workers set by Germany.
Some Turkish companies, which benefit from this right do not want to
deal with the bureaucracy.
Turkey, with an official unemployment figure of 2.5 million, is not
filling the 5,000-worker quota offered by Germany. Turkey sent only
2,085 workers last year with a quota of 5,520, which was the same
figure as in 2003. Germany that has started to signal that they
could reduce the quota due to the abuse of some companies. Social
security expert Ali Tezel remarked yesterday regarding |