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IL BASTIONE
Il
presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, ha ribadito al
presidente della Grande Assemblea Nazionale turca, Bulent Arinc, il
sostegno del Governo italiano all'ingresso della Turchia nell'UE.
Firmato un protocollo di cooperazione. Nascita di un gruppo di
amicizia italo-turca guidato da Monica Baldi (Fi).
 Pier Ferdinando Casini elogia il ruolo della Turchia come
"bastione contro l'integralismo islamico". "Le
istituzioni laiche della Turchia - ha affermato il presidente della
Camera - sono una garanzia importante per evitare il contagio del
fanatismo estremista".
Casini ha parlato alla presenza del presidente dell'Assemblea
Nazionale turca, Bulent Arinc, con il quale a Montecitorio ha firmato
un protocollo di cooperazione tra le assemblee parlamentari dei due
Paesi.
Casini ha quindi sottolineato le ragioni del sostegno al processo di
adesione della Turchia all'Unione Europea affermando di condividere
l'azione intrapresa, in tal senso, dal Governo italiano.
"Non nascondiamoci dietro un dito, la nostra storia e le nostre
tradizioni sono diverse - ha detto - ma il futuro dell'uomo è
contrassegnato da un dialogo interreligioso più forte, e parlarsi,
rispettarsi, capirsi nelle diversità è fondamentale per il futuro
dell'umanità".
Come accennato, con Arinc Casini ha firmato un protocollo di
cooperazione tra le assemblee parlamentari di Roma ed Ankara ed ha
annunciato la nascita del gruppo di amicizia italo-turca guidato da
Monica Baldi di Forza Italia.
"Le relazioni tra i Governi - ha detto - sono importanti, ma
più importanti sono quelle tra Parlamenti e popoli. Qui, in
Parlamento, sono presenti tutte le sensibilità politiche, e qui è
importante che maturi la consapevolezza di fare un tratto di strada
assieme". Casini ha quindi riferito che con l'omologo turco
sono state "approfondite le perplessità" che vi sono in
alcune forze politiche italiane all'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea.
"Sono sensibilità - ha sottolineato - di cui tenere conto.
Spero che il gruppo di amicizia reciproca, anche con la
partecipazione dei colleghi più scettici, possa contribuire a
chiarire malintesi e a conoscerci meglio". Quindi il presidente
della Camera ha affermato di condividere l'azione che il Governo
italiano ha intrapreso verso la Turchia: "So che questa
è la sensibilità della componente di maggioranza dell'Istituzione
che presiedo. Oggi si sono aperti i negoziati, il cammino è lungo,
credo che questo cammino dobbiamo farlo prendendoci reciprocamente
per mano".
Arinc da parte sua ha voluto ringraziare il presidente di Montecitorio "per il sostegno sempre fornito alla Turchia nel
processo di adesione all'Unione Europea". (take Ansa)
28.01.2005
GRAZIE
ARINC
Scambio
di regali tra il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, ed
il presidente del Parlamento turco Bulent Arinc.
Un regalo "azzeccato", quello che il presidente della
Grande Assemblea Nazionale turca, Bulent Arinc, ha fatto a Pier
Ferdinando Casini. Lo ha riconosciuto, con una battuta nel corso del
tradizionale scambio di doni con l'omologo turco ricevuto a
Montecitorio, lo stesso presidente della Camera: "Una coperta
è ottima, perché c'è freddo nella politica italiana. Ci sono
molte correnti d'aria e spifferi", ha detto Casini sorridendo.
Il presidente di Montecitorio ha donato ad Arinc un vaso decorato in
vetro di Murano: "Questo è per te, portalo a casa e fai
trovare ogni giorno a tua moglie un mazzo di fiori", ha detto
Casini al collega turco. (take Adnkronos)
28.01.2005
L'INCONTRO
CON FINI
Cordiale
colloquio tra il nostro ministro degli Esteri e Bulent Aric.
Oggetto, l'ingresso della Turchia in Europa e la l'allarmante
situazione del Nord Irak per la crescente affluenza di immigrati
curdi nella zona di Kirkuk.
Il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, ha incontrato alla Camera
il presidente della Grande Assemblea Nazionale turca, Bulent Arinc.
Oggetto del colloquio, ha detto fini, "è stato il negoziato di
adesione all'UE e la situazione irakena, perché la Turchia è Paese
confinante e quindi particolarmente attenta all'integrità
territoriale".
"E' stata espressa preoccupazione - ha specificato il
vice-premier - sul fatto che Kirkuk dovrà monitorare con molta
attenzione la regolarità delle elezioni in quanto si teme che vi
sia una affluenza di curdi tale da alterare l'equilibrio etnico con
i turkmeni".
Nel corso dell'incontro, riferisce una nota della Farnesina,
"è stata espressa viva soddisfazione per l'eccellente
andamento delle relazioni tra i due Paesi e la comune volontà di
consolidare in tutti i settori, come confermato anche dalla
intensità delle visite bilaterali (in particolare la visita del
Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan e l'incontro a Roma tra Fini e
il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul rispettivamente in
ottobre e novembre scorsi).
Arinc si è fatto interprete del sentimento di gratitudine del
governo e del popolo turco, prosegue la nota, "per il sostegno
dato dall'Italia all'avvio dei negoziati tra la Turchia e l'Unione
Europea, che a suo avviso, sebbene complessi e difficili, si
concluderanno positivamente anche prima del previsto se alla Turchia
verrà assicurato lo stesso trattamento degli altri candidati".
"Fini, nel riconoscere la fondatezza della richiesta turca ha
peraltro ricordato l'importanza di un atteggiamento collaborativo di
Ankara per l'attuazione delle decisioni del Consiglio Europeo di
dicembre. Si è registrata infine - conclude la nota - una profonda
sintonia di vedute sulle maggiori questioni internazionali ed in
particolare sull'Irak e Medio Oriente". (take Adnkronos)
28.01.2005
....E POI
CON PERA
Il
presidente del Senato italiano invitato ad Ankara per il 21
febbraio. "L'Importante - ha detto - è che nei riguardi della
Turchia nessuno sollevi problemi sotto forma di ostacolo o di
pregiudizio".
"L'importante è che nessuno sollevi dei problemi sotto forma
di ostacolo o di pregiudizio". Marcello Pera incontra a palazzo
Giustiniani, il presidente della Grande Assemblea Nazionale turca,
Bulent Arinc, in visita in Italia, e al termine dell'incontro
esprime apprezzamento e soddisfazione per l'apertura dei negoziati
dell'UE con la Turchia.
"Apprezzamento per le riforme che sono in corso in Turchia che,
mi ha spiegato il presidente Arinc, saranno lunghe e con fasi
complicate. Ma questo è del tutto normale. Importante è che
nessuno sollevi problemi sotto forma di ostacolo o di pregiudizio.
Arinc ha annunciato che il presidente del Senato italiano sarà in
visita in Turchia il 21 febbraio. Quella visita sarà il seguito dei
contatti già avviati oggi. Abbiamo constatato con soddisfazione il
sostegno che la Turchia ha avuto dall'Italia e che continuerà ad
avere durante il negoziato. E' normale che forze politiche,
pubbliche opinioni e Governi possano avere delle riserve ma credo
che l'attenzione di tutti e la capacità di comprensione e di
conoscere possano permettere di superare il tutto in tempi
brevi".
I due presidenti hanno parlato di Irak e di terrorismo e,
rispondendo ad una domanda di un giornalista turco, Pera ha detto
che i problemi "vanno affrontati per quello che sono; come si
mostrano. Ci sono diversità dettate dalla storia ed altre religiose
e culturali ma c'è l'impegno di non trasformare queste in un
ostacolo". (take Ansa)
28.01.2005
"SIAMO
GIA' IN EUROPA"
Intervista a
<Famiglia Cristiana" del presidente della Grande Assemblea
Nazionale, Bulent Arinc, arrivato in Italia per una visita ufficiale su invito
di Pier Ferdinando Casini.
"La Turchia sta
lavorando seriamente da qualche decennio per entrare nell'UE. Sono
entrati i cechi, gli estoni, i lituani, ma quando si parla della
Turchia all'improvviso sorgono problemi all'interno della Comunità,
all'improvviso si accorgono che siamo musulmani". E' quanto ha affermato
Bulent Arinc, presidente della Grande Assemblea Nazionale turca arrivato
in Italia per una visita ufficiale su invito del presidente della
Camera, Pier Ferdinando Casini.
In una intervista a <Famiglia Cristiana>, Arinc ha difeso la
scelta della Turchia di entrare in Europa: "Perché si
dimentica che facciamo parte della Nato e di tante altre istituzioni
europee? Non siamo un Paese estraneo e anzi con molti Paesi europei
abbiamo rapporti economici diretti, le barriere doganali sono state
abbattute secondo gli accordi comunitari. Abbiamo anche adattato le
nostre leggi a quelle europee e le riforme recenti sono state fatte
secondo le direttive comunitarie. Ma al di là di questi dati vorrei
aggiungere che la nostra storia è intrisa di cultura europea,
soprattutto di quella italiana e francese".
E sulla religione musulmana ha aggiunto: "La nostra Turchia è
laica, democratica e sociale. Nella nuova Costituzione europea è
stato giustamente deciso di non fare riferimenti alla religione
cristiana. Io penso che sia giusto così; le istituzioni e le regole
siano comuni a tutti, come anche i valori della libertà e della
tolleranza. Ma lo Stato non deve mai intervenire sulle convinzioni
religiose, deve tenersi a giusta distanza da tutte le confessioni. A
noi piace l'Europa dei valori, delle regole, del progresso economico
e del dialogo fra le religioni. Entrando in Europa il popolo turco
avrà maggiore benessere, sarà più sicuro". (ApCom)
28.01.2005
LAICITA' E
DEMOCRAZIA
Il
presidente turco della Grande Assemblea Nazionale, Bulent Arinc,
convinto sostenitore che lo Stato non debba mai entrare nelle
questioni religiose. Il briefing a palazzo Gamberini, sede
dell'Ambasciata turca a Roma.
"Una Turchia laica,
democratica e sociale". Bulent Arinc, presidente della Grande
Assemblea Nazionale turca (il nostro Parlamento, ndr) l'ha
detto più volte. Né si è stancato di ripeterlo prima al
presidente della nostra Camera, Pier Ferdinando Casini, poi con il
ministro degli Esteri Gianfranco Fini ed infine con il presidente
del Senato Marcello Pera con ciascuno dei quali si è intrattenuto -
nei due giorni di permanenza a Roma - in un lungo e cordiale
colloquio. L'Italia, si sa, è favorevole all'ingresso della Turchia
in Europa ma anche nel nostro Paese non sono pochi quelli che invece
non la vogliono come ad esempio i leghisti, l'estrema destra ed
anche alcuni componenti del Governo. Tanto che - come già in
Francia ed in Germania - è stato minacciato il ricorso al
referendum per affidare al popolo la decisione finale se accettare
nel Club dei 25 la Turchia. Casini - vecchia scuola politica dell'ancien
regime - potrebbe essere la persona adatta per mediare con gli
oltranzisti del "no" e trovare così la soluzione giusta.
L'invito fatto da Casini all'amico Arinc per la visita ufficiale in
Italia è stato in fondo qualcosa di più un impegno. E, tutto
sommato, la missione di quest'ultimo è stata più che positiva.
Prima di ripartire alla volta di Ankara, Arinc, si era intrattenuto
a palazzo Gamberini - sede diplomatica della Turchia a Roma - con il
nuovo ambasciatore Ugur Ziyal e con i rappresentanti della stampa
turca.
Il briefing aveva visto tra i presenti anche il presidente
dell'Unione di amicizia italo-turca Franco Nobili, il suo vice Omer
Engin As, il direttore della Turkish Airlines Ali Duruk e la
responsabile dell'Ufficio del Turismo turco a Roma Serra Aytun.
28.01.2005
IN CERCA DI SOLUZIONI
E' quello che
sta facendo Ankara per soddisfare le richieste di Bruxelles. La
preparazione di un documento in cui però mancheranno i riferimenti
al riconoscimento dei curdi e degli aleviti.
As
Turkey prepares to begin negotiations with the European Union (EU),
concerns about the possibility that issues like opening the Armenian
border, recognizing Alevis and Kurds as minorities will be raised.
All three issues were included in Turkey's report which was approved
by the European Parliament (Ep) for inclusion in the Accession
Partnership Document.
Ankara is concerned that a series of negative issues opposed by
Turkey may end up in the three documents that will be prepared
between now and October 3rd when full membership negotiations
officially begin with the EU. During meetings with the European
Commission on the negotiations, Ankara expects to face a series of
demands born of the Accession Partnership Document, the Framework
Text, and the Cultural Dialogue documents including recognition of
Cyprus, opening of the Armenian border, and recognition of Alevis
and Kurds as "minorities." A Turkish diplomat said Ankara
does not want these issues mentioned in the documents and is
committed to taking whatever measures are necessary to solve the
problem.
Ankara highlights the necessity of preparing a new Accession
Partnership Document (Apd) that differs from the former Apd's and
the change in status brought about by the December 17th summit decision to begin full membership negotiations. Under these
circumstances, Brussels was told that the opinions expressed in the
Apd should not include any new additions, but it seems obvious that
a series of new demands will be listed in the Apd drafts and that,
thus, a hard bargaining process will take place between Ankara and
Brussels.
According to reports, the statements included in the "Turkey
report" that was accepted by the European Parliament (Ep) on
December 15, 2004 will also be included in the Apd. The final
resolution released at the December 17th summit in Brussels stated
that the EU Council noted the decision made by the EP on December
15, 2004. As the Parliament asked for an immediate start to full
membership negotiations with Turkey, it also made some demands that
did not please Ankara. Specifically, the opening of the religious
school in Heybeliada and recognition of the Greek Cypriot
Administration (Gca) as the nation of 'Cyprus' which represents the
whole island will also be included in the Apd. The EP, furthermore,
pointed out the following points in the Turkey report: "Negotiations
should be suspended by the EU Commission when necessary. Turkey
should solve its problems with its neighbors in line with the United
Nations (UN) convention. Restrictions on ships with Greek Cypriot
banderol should be abandoned. Alevism should be recognized and
preserved. Alevi houses of worship, also known as Cemevis, should be
recognized as religious centers. Religious education should be
voluntary. The informal system of guardsmanship in southeastern
Anatolia should be abolished. Turkey should open its borders with
Armenia and both countries' governments should support a mutual
peace process." It is expected that the EU, which defines Kurds
and Alevis as 'minorities,' will repeat this in the Apd. (Suleyman
Kurt/Zaman)
28.01.2005
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"UN
ESEMPIO VIRTUOSO"
Così
si è espresso il Commissario europeo alla Giustizia, Franco
Frattini, a Roma a margine del convegno euro-mediterraneo.
' 'Stato laico, abitato da
musulmani e con una forte vocazione europea'', la Turchia può
essere ''un esempio virtuoso'' per i Paesi della sponda sud del
Mediterraneo. Lo ha sottolineato il Commissario europeo Franco
Frattini a Roma, a margine di un convegno sul dialogo
euromediterraneo. La Turchia - ha detto Frattini - ''è un Paese chiave'' per lo sviluppo del dialogo nel bacino del Mediterraneo e
sarà un esempio per tutto il mondo islamico''. (take Ansa)
28.01.2005 |
UN MODO DI DIRE IMPROPRIO
Secondo
il vicepresidente del Consiglio Marco Follini, l'affermazione
<mamma li turchi> è quanto di più sbagliato a proposito
della Turchia in Europa.
"Ritengo
improprio che qualcuno di tanto in tanto si alzi e dica <mamma li
turchi> in merito all'ingresso della Turchia nell'UE.
Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio Marco Follini
intervenendo a <Baobab> su Radio 1 e spiegando, infatti,
"che prima che questo accada abbiamo ancora davanti una decina
di anni di negoziati",
Il vice-premier ha poi dichiarato che in Turchia "è in corso
una esperienza fondamentale per il futuro del mondo: la costituzione
di una democrazia islamica, un esperimento che va senz'altro
incoraggiato". Follini ha ricordato, poi, alcune recenti
affermazioni del Pontefice che guarda con benevolenza all'adesione
della Turchia all'UE. "Ciò - ha concluso Follini - a
dimostrazione che non c'è contraddizione tra fedi diverse che
desiderano imparare a camminare sotto il tetto della stessa
istituzione". (take Agi)
28.01.2005
UNA SFIDA CONTRO
Marco
Follini:L'apertura del negoziato per l'ingresso della Turchia
nell'UE, oltre che un evento, è un'arma contro il fondamentalismo.
"L'apertura del negoziato è un evento che va valutato
positivamente perché sottolinea e incentiva il processo riformatore
da tempo in atto in Turchia". E' quanto ha sostenuto il
vicepresidente del Consiglio, Marco Follini, a proposito
dell'ingresso della Turchia nell'Unione europea.
Rispondendo a un question time alla Camera, Follini ha
aggiunto
che l'introduzione nell'Unione UE permetterebbe "a quel Paese
di dotarsi di istituzioni stabili che garantiscono la democrazia, lo
Stato di diritto, i diritti umani e tra questi il fondamentale
diritto della libertà religiosa e il rispetto delle
minoranze".
Si tratta per l'Unione europea e il resto del mondo, secondo Follini,
"di una sfida alla costruzione di una democrazia islamica,
l'antidoto più forte al fondamentalismo". (ApCom)
28.01.2005
LUNGIMIRANZA
Una
dichiarazione del presidente del gruppo Udc alla Camera, Luca
Volontè, a proposito di quanto detto dal vice-premier Marco Follini
a proposito della Turchia.
"Con soddisfazione valutiamo la lungimirante posizione italiana
sulla Turchia. I fatti riferiti dal vice-premier Follini smentiscono
sia i superficiali entusiasmi sia le roboanti preoccupazioni. La
saggezza del Governo, ricompresa nelle conclusioni di Bruxelles,
pone al centro di un lungo cammino di verifica il tema decisivo
della effettiva libertà religiosa e dei diritti umani". Lo ha
dichiarato in una nota il presidente del gruppo Udc alla Camera,
Luca Volontè.
"In ogni momento, questa verifica non fosse positiva, ciò
avrebbe effetti sul percorso di integrazione. L'azione del nostro
Governo e gli impegni presi - ha soggiunto Volontè - dimostrano il
realismo e il totale rispetto delle tradizioni, civili, politiche e
religiose del nostro Paese". (take Ansa)
28.01.2005
SERVE UNA IPOTESI DI
RISERVA
Questa
la convinzione del ministro delle Politiche Comunitarie, Rocco
Buttiglione, non del tutto convinto che Ankara debba far parte del
Club dei 25.
"La Turchia non è ancora entrata nell'UE. Abbiamo deciso la
data in cui iniziare le trattative, ma non è detto che si
concluderanno favorevolmente. Sarebbe bene avere anche un'ipotesi di
riserva: una associazione stretta che però non sia l'ingresso
nell'Unione". Lo ha detto il ministro delle Politiche
comunitarie Rocco Buttiglione, riferendosi alla possibilità che la
Turchia possa entrare a far parte dell'Ue.
A margine di un convegno sulle radici cristiane dell'Europa,
Buttiglione ha sottolineato che "il Cristianesimo non è un
dogma ma una potente forte civilizzatrice che si trasforma in una
visione dei rapporti fra gli uomini e le donne, fra i padri e i
figli. E' in grado la Turchia - si è chiesto Buttiglione - di
assumere tutto questo in quanto Paese islamico? Staremo a
vedere". (ApCom)
28.01.2005
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SUFFICIENTI
ELEMENTI
Lo ha detto, a
proposito della europeità della Turchia, il vicepresidente della
Convenzione europea Giuliano Amato. La differenza con la Russia.
''Fatta l'Europa, bisogna fare
gli europei. Bisogna che essi credano che, pur mantenendo ciascuno
un'identità nazionale, avremo un'identità più larga, quella
europea. Per far si che l'Europa non sia solo mercato, che non basta
per costruire un'identità, La Costituzione è comunque un passo
avanti''. Lo ha detto, a Firenze, intervenendo ad un convegno sulla
Costituzione europea, il senatore Giuliano Amato, già
vicepresidente della Convenzione europea.
Amato, poi, ha parlato delle ipotesi di ulteriori allargamenti
dell'Unione Europea. "La Turchia - ha detto Amato - ha
sufficienti elementi di europeità, che adeguatamente tirati fuori
potrebbero farla entrare in Europa. L'allargamento dell'ex Unione
Sovietica, invece, è un po' troppo. L'UE è aperta agli Stati che
hanno non solo valori, ma anche una storia comune". (take Adnkronos)
28.01.2005 |
NESSUN
TIMORE
I salesiani,
per bocca del decano della Pontificia Università, Don Biagio Amata,
favorevoli alla integrazione della Turchia. "L'Occidente ed i
cristiani - ha però osservato - non devono tradire la propria
cultura e le proprie radici".
I salesiani guardano con
serenità al processo di integrazione europea e all'idea di un
confronto sempre più esteso tra civiltà e religioni. L'eventuale
ingresso della Turchia non preoccupa Don Biagio Amata, decano della
Pontificia Università Salesiana, che, pur mantenendo una certa
prudenza sul tema, invita i cristiani a "non avere troppa
paura", spingendoli però a "non tradire le proprie radici
e ad imparare la storia".
Alla vigilia di un convegno che si è tenuto all'ateneo salesiano di
Roma e dal titolo "Storiografia e Agiografia nella tarda
antichità", Don Amata, preside della facoltà di Lettere
Cristiane e Classiche, ha invitato a prendere a modello l'Europa
antica che, impregnata del messaggio cristiano testimoniato da
uomini, cultura ed arte portava già i seno i germi di un
"mondo cosmopolita".
"Il monaco Antonio, Caterina da Siena, fino a Vincenzo de'
Paoli e Rosmini, sono figure che già sorpassano le nazionalità, i
confini, le singole diocesi e ci prospettano in un mondo
cosmopolita. Il messaggio cristiano pone i fondamenti della cultura
moderna, rappresenta la nostra identità e ci consente di essere noi
stessi", ha ricordato.
Alla luce di tale premessa l'apertura ed il confronto tra
culture sarebbero quindi vitali, mentre, ha insistito,
"la troppa paura non è cristiana".
"L'ingresso della Turchia può essere un fatto conturbante e
perturbante se i cristiani e l'Occidente tradiscono la propria
cultura e le proprie radici; in caso contrario se la Turchia entra
senza integralismi può essere una opportunità. La Turchia ha già
scelto la laicità e questo è già un passo avanti", ha
affermato. (da take Ansa)
28.01.2005
"VINCIAMO
NOI, VINCETE VOI"
Più
che uno slogan, è un reality politico di cui ci si è resi conto,
nel corso della quarta sessione dell'incontro UE e Turchia, a
proposito della potenziale forza economica di cui dispone
quest'ultima.
La ragioni economiche di una
scelta storica quale è l'adesione della Turchia all'Unione Europa
non sono meno importanti di quelle politiche - cultural - religiose
che hanno tenuto banco in questi mesi di discussioni e polemiche sul
tema. Del resto l'Unione Europea rimane sostanzialmente una unione
economica, per cui, ovviamente, gli aspetti legati all'economia
risultano decisivi per l'ingresso della Turchia in Europa.
Di questo s'è, fra l'altro, discusso nella quarta sessione
dell'incontro ''Turchia e UE le ragioni di una scelta storica",
organizzato dal gruppo liberal-democratico del P.E., dal Partito
radicale transazionale e da <Non c'è pace senza giustizia>
La Turchia nonostante gli sviluppi positivi di questi anni rimane
una economia arretrata con forti squilibri, con un debito pubblico e
un deficit di bilancio ben distanti dai parametri di Maastricht e
con inflazione e i tassi d'interesse più elevati della media. Ciò
suscita non poche preoccupazioni e il timore che un Paese povero
come la Turchia possa diventare un onere troppo grande col rischio
che conduca alla bancarotta il bilancio della comunità.
Queste paure, alimentate da chi per altri ragioni osteggia l'ipotesi
di una Turchia in Europa, non tengono in conto - come è stato
sottolineato - del grosso potenziale
dell'economia turca. Un potenziale che non potrà che crescere
grazie all'avvio dei negoziati.
Il rispetto dei parametri di Maastricht, che secondo gli accordi
dovrebbe completarsi tra 3/5 anni, avrà effetti positivi su
bilancio, inflazione e tassi d'interesse. Con l'abbassamento del
debito si libereranno risorse per gli investimenti, che
opportunamente indirizzati avranno ricadute positive sullo sviluppo
economico.
Certo, nel breve periodo i vantaggi saranno sopratutto per la
Turchia, ma nel medio-lungo periodo i benefici si estenderanno
all'Europa che potrà sfruttare il forte dinanismo dell'economia
turca, soprattutto nei settori dei servizi e dell'agricoltura. Ciò
che conta, poi, è il fatto che l'industria turca risulta
complementare e non concorrenziale a quella europea, il che non fa
che confermare il reciproco vantaggio di un processo d'adesione.
Come ha sottolineato uno degli oratori degli incontri,
Tugrul Kutadgobilik (presidente della fondazione metalmeccanici
turca), la situazione è win-win: ''vinciamo noi, vincete voi''.
Vince la Turchia, vince l'Europa. (Dundfar Kesapli/News from
World Wide Web)
28.01.2005
LA
MACEDONIA E L'INTEGRAZIONE EUROPEA
Skopje non
vede certo la Turchia come un possibile concorrente sulla strada
verso l'UE, anzi, secondo il vice-ministro per l'integrazione
europea, l'accoglienza della Turchia in Europa potrebbe far cadere
alcune resistenze nei confronti della Macedonia, comparabilmente più
piccola e meno onerosa della Turchia.
Nel maggio dello
scorso anno Fraser Cameron, direttore dell'European Policy Center,
con sede a Bruxelles, stilò un'analisi intitolata "Dov'è la fine
dell'Europa", considerando, tra le altre cose, che la Macedonia e
la Turchia diverranno membri dell'UE nello stesso anno: il 2012,
insieme con la Svizzera. Secondo la stessa previsione, la Croazia
dovrebbe entrare, insieme alla Norvegia e l'Islanda nel 2009. Mentre
la Serbia e Montenegro, la Bosnia Erzegovina, l'Albania e il Kosovo
non potranno sperare di entrare prima del 2020.
Il Summit dell'UE, tenutosi nel dicembre 2004, è stato segnato
dalla storica decisione di avviare i negoziati di adesione con la
Turchia; benché il termine adottato per il loro completamente vada
tranquillamente oltre il 2012.
Sempre nel dicembre dello scorso anno, mentre parlava di fronte alla
Chantham House di Londra (l'ex Royal Institute for International
Affairs), Erhard Busek, coordinatore speciale per il Sud Est Europa
del Patto di Stabilità, ha detto che, ad oggi, nessuno nell'UE sa
quali siano le vere prospettive europee dei Paesi balcanici. Busek
ha commentato che l'euro-scetticismo e il difficile compito
dell'allargamento ha spinto i Balcani in basso alla lista delle
priorità. Un mese prima, in un'intervista rilasciata all'agenzia
austriaca <Apa>, lo stesso Busek aveva detto che la Croazia e la
Macedonia potrebbero essere pronte per l'ingresso in UE prima della
Turchia, tenendo presente che la Macedonia è in netto ritardo
rispetto alla Croazia. Busek, inoltre, ha sottolineato che
un'atmosfera di competizione tra la Turchia e i Balcani dovrebbe
essere evitata.
Fino ad ora, in Macedonia non ci sono stati sentimenti negativi
verso l'"allargamento turco". Né tanto meno è atteso che ci
siano nell'immediato futuro. La Turchia non è vista come un diretto
concorrente della Macedonia. Da un lato, Macedonia e Turchia sono
due paesi molti diversi tra loro, e in qualsiasi caso non sembra che
la Macedonia possa aspirare a competere con la Turchia: dall'altro,
le attuali relazioni tra Turchia e Macedonia sono corrette e
amichevoli. La Turchia è stato uno dei primi Paesi a riconoscere la
Macedonia col suo vero nome, e le ha sempre fornito il suo appoggio
nei momenti di difficoltà. Ciò che i due Paesi hanno in comune
sono i problemi con lo stesso vicino: la Grecia.
Lo stesso non può certo essere detto riguardo i sentimenti nei
confronti degli altri Paesi in avvicinamento all'UE, la Romania e la
Bulgaria. La parola che meglio potrebbe descrivere il sentire comune
dei Macedoni sul fatto che Romeni e Bulgari dovrebbero far parte
della UE nel 2007 è: incomprensione. I Macedoni non riescono
proprio a capire come possa accadere che questi due paesi che sono
sempre stati poveri e mal messi stiano in testa. Non sono visti come
diretti concorrenti, ma come qualcuno che trae benefici non sulla
base dei meriti, ma di "alti interessi". Secondo lo stesso
ragionamento la UE è alcune volte viste come non equa e arbitraria.
Questa è la posizione di rassegnazione di chi ha perduto la storica
posizione di favore. La Macedonia sembra non comprende appieno i
suoi difetti. Ma questo non allenta il desiderio ultimo e diffuso di
far parte un giorno dell'UE. I cittadini della Macedonia equiparano
la UE alla prosperità economica, alla possibilità di viaggiare,
così spesso negata, ai politici incorrotti, alla sicurezza e alla
normalità. In poche parole, si tratta dell'aspirazione politica
finale.
La decisione del summit dell'UE riguardo la Turchia, per quanto
contenzioso sia stato, apre di sicuro un nuovo capitolo nelle
analisi. "Nella corsa finale ciò intende quanto dobbiamo
migliorare i nostri prospetti", ha detto recentemente il vice
primo ministro macedone per l'integrazione nell'UE, Radmila
Sekerinska, nel suo editoriale settimanale sul quotidiano "Dnevnik",
e aggiunge che "comunque sia, la decisione sulla Turchia
influenzerà l'opinione pubblica degli Stati membri e creerà un
contesto completamente nuovo".
Secondo la Sekerinska ci sono sia buoni che cattivi aspetti di
questa nuova situazione. Da un lato, ha detto, la Commissione
insiste su regole comuni per tutti. Se accetta che la Turchia ha
raggiunto le condizioni politiche per essere membro, un fatto
confermato dalla decisione di far partire i negoziati, le sarà
difficile negare lo status alla Macedonia. Inoltre, il prezzo per
l'accoglienza della Turchia è assolutamente incomparabile rispetto
a quello della Macedonia e degli altri Stati balcanici. Se l'UE
accetta il conto della Turchia, la tesi della mancanza di fondi
diverrebbe obsoleta. Sekerinska ha inoltre fatto cenno al fatto che
in termini geo-strategici, accogliere la Turchia e mettere un piede
in Asia, senza aver risolto i Balcani, non ha alcun senso.
Cercando di valutare i possibili aspetti negativi, Sekerinska fa i
conti sia con il possibile incremento di sentimenti
anti-allargamento dei fattori interni alla stessa UE, i quali erano
contrari alla decisione sulla Turchia, sia con un'eventuale perdita
d'importanza di un'Europa troppo grande, che potrebbe perdere
coesione e trasformarsi in un ONU regionale o in un nuovo Oecd (Organisation
for Economic Co-operation and Development), come talvolta viene
sostenuto in modo cinico da qualcuno. Il vice ministro conclude
dicendo che la Macedonia dovrebbe continuare a promuovere i suoi
valori aggiunti - divenendo una società multietnica stabile in un
vicinato multietnico altamente volatile. Per poter giocare la carta
da fattore di stabilità quale essa è.
Si tratta di cose che abbiamo già sentito in passato. I politici
macedoni lo hanno cantato a lungo prima del conflitto del 2001. Solo
che sembra lo riprendano troppo spesso. Sarebbe veramente triste se
ci credessero sul serio. La recente situazione che ha visto un
gruppo di militanti occupare il villaggio di Kondovo, ha mostrato
quanto sia fragile, sia politicamente che dal punto di vista della
sicurezza, la Macedonia di oggi.
Infine, per tornare alla previsione iniziale dell'European Policy
Center, quanto può essere negativo legare l'adesione della
Macedonia a quella della Turchia? In termini politici potrebbe
essere qualcosa di simile al legame stabilito tra denaro macedone ed
euro. Quest'ultimo legame [quello monetario] lo abbiamo ormai da
anni, certo non è senza difetti, ma sotto certi aspetti è di
sicuro beneficio. (Risto Karajkov/Osservatorio sui Balcani)
28.01.2005
COSA NE
PENSANO GLI ALBANESI
Lo storico
avvio dei negoziati tra l'UE e la Turchia non ha suscitato grandi
reazioni nella Tirana ufficiale, né tanto meno sulla stampa
albanese. Sembra che il Governo non voglia sbilanciarsi. Invece gli
umori della gente, riguardo l'avvicinamento della Turchia all'Unione
europea, si possono leggere nei vari forum su Internet.
Il 17 dicembre scorso l'Unione Europea ha deciso di aprire le
porte alla Turchia. Un segnale di speranza non solo per i Turchi ma
anche per i loro "fratelli minori" albanesi che condividono lo
stesso sogno. Ciononostante, i media di Tirana hanno parlato poco di
questo evento, mentre le autorità non si sono sbilanciate. Davanti
a questa situazione, l'opinione pubblica ha cercato nuovi canali
per esprime le sue idee. Ad ospitare i dibattiti su questo
avvicinamento della Turchia a Bruxelles ci hanno pensato i vari
forum, dove basta fare un giro virtuale per capire gli umori degli
Albanesi sulla questione. La stragrande maggioranza si dice
d'accordo, ma presto le opinioni si dividono su come Ankara può
aiutare il suo alleato dei Balcani. Un'alleanza che trova le sue
radici in cinquecento anni di storia.
Zitti per paura
Gli ottimi rapporti tra l'Albania e la Turchia non hanno portato a
nessuna dichiarazione ufficiale delle autorità albanesi sullo
storico passo avanti di Ankara verso l'UE. Ovviamente la notizia
ha fatto piacere, ma Tirana ha ancora troppa paura di sbilanciarsi
sul piano diplomatico: per il momento sembra inopportuno farsi dei
nemici e visto che uno degli oppositori più duri dell'avvicinamento
rimane la Francia, è meglio stare zitti. Quella stessa Francia che
circa un anno fa minacciò senza tanti giri di parole l'appoggio
incondizionato di Tirana alla guerra in Iraq. Un appoggio che,
secondo Parigi, si ripercuoterebbe sul cammino albanese verso
Bruxelles.
Anche i media non ne hanno parlato. Ma del resto nessuna sorpresa:
le vicende del mondo non hanno quasi mai interessato la stampa
albanese e così, anche questa volta, e tanto gli opinionisti quanto
gli "esperti" non si sono fatti vedere sulle pagine dei
quotidiani.
"Speriamo che ci
aiuti"!
In questa situazione, gli Albanesi hanno dovuto trovare altri modi
per dire la loro e questa volta il dibattito è diventato tutto
digitale. Il tema della Turchia nell'UEha riempito i vari forum
dove si ritrovano milioni di Albanesi, fuori e dentro il Paese. Un
giro tra quelli più prestigiosi, come "Albforumi" (www.albforumi.com),
rivela che i consensi decisamente non mancano. Le divisioni, invece,
riguardano il possibile ruolo di Ankara, come futuro membro dell'Ue,
sull'integrazione dell'Albania. C'è chi crede che la Turchia
possa far molto in questo senso, e c'è chi si dice più
pessimista.
Nascosti dietro ad uno pseudonimo i pensieri corrono liberi.
L'adesione della Turchia "vuol dire la realizzazione di un
Europa laica dove possono convivere due civiltà diverse", dice un
utente di "Albforumi", avendo presente la religione musulmana
del popolo turco. La stessa religione del 70% degli Albanesi, cosa
che per qualcuno è uno dei motivi di Bruxelles per tenere ancora
per un po' lontani Paesi come la Turchia, l'Albania, la Bosnia o
persino lo stesso Kosovo, che potrebbero soffrire una certa
discriminazione religiosa. "Noi siamo un popolo musulmano e
nonostante non abbiamo forti convinzioni sull'Islam, per
l'Europa rimaniamo soltanto 'turchi' in un altro Stato. Perciò
speriamo che la Turchia entri a far parte dell'Unione perché non
fa altro che aprirci la strada".
Per qualcun altro, l'ingresso di Ankara nell'Ue sarebbe "la
prima testimonianza che i popoli con culture e religioni diversi
potrebbero vivere benissimo insieme. Un fallimento in questo senso
comporterebbe alcuni cambiamenti nella politica balcanica dell'UE,
e questo sarebbe veramente tragico".
C'è anche qualcuno che vede la Turchia come un contrappeso alla
politica greca nei Balcani, specialmente nei confronti
dell'Albania. "Come oppositrice della Grecia, la Turchia non
sarebbe d'accordo con gli scenari ellenici e appoggerebbe
l'Albania", dice un altro utente di 'Albforumi', mettendo in
guardia però dai rischi che questo comporta per "la cultura
albanese, la quale anche adesso è contaminata dalla tradizione
turco-islamica, allontanandosi in questo modo dalla sua storica
cultura illirico-europea".
Pochi, invece, quelli contrari all'adesione di Ankara. Secondo una
delle opinioni più radicali, "la Turchia fa parte della civiltà
islamica, mentre l'UE rappresenta quella occidentale, dove la
Turchia è di troppo. Essa può avere un'altra forma di
collaborazione con l'UE, ma non può essere un suo membro. Per
quel che riguarda l'Albania, è meglio restarcene fuori. Dopo 15
anni credo che avremo un'economia consolidata e questa Unione non
avrà più nessuna importanza per noi. Fino ad allora possiamo
condurre il nostro gioco nei Balcani".
Ma "fratellini" no!
I rapporti tra i due Paesi sono di vecchia data e cominciano nel
Quattrocento con l'invasione ottomana dei Balcani. Un'invasione
che durò per 5 secoli e che influenzò in modo irreparabile la
cultura e l'identità degli Arberesh, come si chiamavano gli
albanesi di quei tempi. L'esempio eclatante rimane il fatto che
prima di quella invasione, gli Arberesh erano cattolici e ortodossi;
dopo, il 70% della popolazione era, ed è tuttora, musulmana. Di
quegli anni di invasione è protagonista Gjergj Kastriota, l'eroe
nazionale albanese più suggestivo che, strappato dai turchi dalle
braccia della madre sin da piccolo e portato in Turchia, dove diventò
un ottimo guerriero e stratega prendendo il titolo di "Skanderbeg",
non si dimenticò mai della sua Patria e tornò ad organizzare la
resistenza. Come racconta la storia, per 25 anni riuscì a cacciare
i turchi dai territori albanesi, ma dopo la sua morte tutto ritornò
come prima e la sua stirpe si costrinse ad emigrare in Italia, dove
formò la comunità degli Arberesh che ancora oggi si trova
soprattutto in Calabria.
Nonostante i tempi cambino, i Turchi hanno visto sempre gli Albanesi
come i loro "fratelli minori". Un sentimento che in realtà non
è per niente ricambiato. Comunque i rapporti tra i due Paesi sono
ottimi, stretti ancora di più dal fatto che oltre 5 milioni di
Turchi sono di origine albanese, come ha dichiarato tempo fa l'ex
presidente turco Sulejman Demirel. Intorno ai 22 mila, invece, si
stima la cifra degli emigranti albanesi che vivono e lavorano
attualmente in Turchia.
Ma nonostante questi rapporti e un pezzo di storia in comune, le
chance dell'Albania e della Turchia per entrare nell'UE sono
diverse: l'Albania rimane un piccolo Paese dei Balcani mentre la
Turchia un grande e potente Stato (già membro della Nato) sul
confine tra l'Occidente e l'Oriente. (Indrit Maraku/Osservatorio
sui Balcani-Traduzione di Fabio Salomoni)
28.01.2005TRA L'EUROPA
E IL MONDO ARABO
"La
Turchia con i suoi confini nei Balcani, nel Medio Oriente e nel
Caucaso aggiungerà un valore strategico all'Unione". Il
pensiero del ministro olandese Bernard Bot.
 Perché hanno deciso di aprirci
la porta? Diverse sono le interpretazioni. A me la spiegazione più
vicina alla realtà è parsa quella contenuta nelle parole del ministro degli Esteri olandese Bernard Bot: "Se volete avere voce
in un mondo globalizzato, è fondamentale avere un peso demografico,
economico e militare. In questo senso si spiega la nostra
attenzione, verso la Turchia. Senza alcun dubbio con la Turchia
saremo più forti. La Turchia con i suoi confini nei Balcani, nel
Medio Oriente e nel Caucaso, aggiungerà un valore strategico
all'Unione."
Certamente Bot ribadisce anche la volontà dell'Europa di evitare
ogni discriminazione sulla base della religione islamica, ma è
certo che le reali spiegazioni sono legate alla forza
militare,economica e militare che la Turchia porterà all'Unione.
Io non credo ci sia nessuno che prenda sul serio le affermazioni per
cui il mondo arabo ed islamico reagirebbe male ad un eventuale
rifiuto europeo della Turchia. Credo che queste siano parole al
vento. Nel caso in cui venissimo respinti alle porte dell'Europa,
non solo il mondo arabo non si risentirebbe ma al contrario
festeggerebbe: "Che cosa c'entrate in quel club d'infedeli?
Voi avete rifiutato noi e loro adesso rifiutano voi, siete rimasti a
metà del guado".
Sebbene doloroso, credo dobbiamo accettare il fatto che nel mondo
arabo non siamo molto amati, anche la nostra religiosità viene
guardata con sospetto: "Che significato ha la laicità? Perché
non velate le vostre donne? Perché avete cambiato l'alfabeto? Che
significa il vostro codice civile? E poi, non dobbiamo forse il
nostro sottosviluppo a voi Turchi? Centinaia d'anni di
colonizzazione ci hanno messo in ginocchio. Se non riusciamo a
riprenderci, gli unici responsabili siete voi Turchi."
Potete essere certi che il 90% degli Arabi è di questa opinione. Né
ci prenderanno come esempio né spargeranno lacrime se saremo
respinti sulla porta d'Europa, ne sono certo. Tutto questo, i
leader europei lo sanno perfettamente. "Se non accettiamo la
Turchia, perderemo il mondo islamico", è un'espressione usata
per convincere le opinioni pubbliche nazionali, una conseguenza
della retorica prodotta dall'11 Settembre. La Turchia ha potuto
affacciarsi alla porta europea grazie all'importanza militare,
economica e strategica del Caucaso e del Medio Oriente.
Accadde la stessa cosa 1000 fa quando i Turchi arrivarono nel mondo
arabo dall'Asia Centrale. Anche a quell'epoca, essi si
affacciarono alle porte del Medio Oriente come una forza militare al
servizio degli Arabi, che cominciarono a formare reparti composti da
Turchi, maestri nell'arte della guerra. Ai nostri giorni
l'Europa ci apre le sue porte, o sembra farlo, per ragioni
strategiche, economiche e militari. Nelle parole del Ministro degli
Esteri olandese, non sembra di intravedere tracce del pensiero dei
leaders arabi di 1000 anni fa? (Ismail Berkan/Radikal/Osservatorio
sui Balcani-Traduzione di Fabio Salomoni)
28.01.2005
|
SITUAZIONE
ESPLOSIVA
Nel
corso di una conferenza stampa il Capo di Stato Maggiore aggiunto
della Turchia, generale Ilker Bastug, ha denunciato l'afflusso a
Kirkuk di centinaia di migliaia di immigrati curdi.
L'esercito turco ha
messo in guardia contro gli sforzi dei curdi irakeni di voler
modificare la ripartizione etnica nella città petrolifera di Kirkuk
nel Nord IraK, cosa che potrebbe sfociare in una guerra civile
nociva per la Turchia,
Nel corso di una conferenza stampa, il Capo di Stato maggiore
aggiunto delle Forze armate, generale Ilker Bastug, si è scagliato
contro "l'afflusso a Kirkuk di centinaia di migliaia di
immigrati curdi". Secondo il generale, una variazione della
composizione etnica è sinonimo di scontri interetnici nella città
già percorsa da violenze tra arabi, curdi e minoranza turcomanna.
"Una tale situazione potrebbe essere il primo passo verso una
guerra civile", ha detto il generale aggiungendo con tono
inquieto che questa situazione esplosiva può minacciare la
sicurezza nazionale della Turchia, Paese confinante. (take Ansa-Afp)
28.01.2005 |
KIRKUK: ANKARA SI VOLGE
ALL'ONU
Come
riferisce il network <Al Jazeera>, la Turchia teme che i curdi
possano alterare la composizione geografica della città di Kirkuk
definita la "cassaforte galleggiante sul petrolio". Il
ruolo di Barzani e Talabani.
"La Turchia è estremamente preoccupata dai sistematici
tentativi dei curdi di alterare la composizione geografica della
città di Kirkuk". E' il contenuto della missiva inviata dal ministero
degli Esteri turco alle Nazioni Unite secondo il corrispondente da
Ankara della satellitare araba <Al Jazeera>.
E' l'ennesimo allarme che viene lanciato dalla Turchia per un nodo
che rischia di avere effetti e conseguenze incontrollabili sulla
situazione in Iraq. "Infatti", riferisce <Al Jazeera>,
"la cassaforte galleggiante -sul petrolio ndr- che è la città
di Kirkuk, dove esiste una forte presenza turcomanna, è talmente
contesa (è non solo da oggi) da arabi, curdi e turkomanni che i due
leader curdi Barzani e Talabani avevano deciso di non partecipare
alle consultazioni elettorali del 30 gennaio prossimo nel caso non
fosse stato permesso il ritorno ai curdi di originari della città
di Kirkuk.(deportati ai tempi di Saddam - ndr)". "La
decisione di boicottare le elezioni" aggiunge <Al Jazeera>
è rientrata solo dopo un formale impegno degli americani ed il
governo di Allawi di permettere il rientro di 70 mila degli ex
deportati".
La preoccupazione turche sono dovute al fatto, che un'eventuale
affermazione elettorale della lista unitaria curda nella città,
renderà oggettivamente forte le rivendicazione dei curdi di
includere la città nella futura regione autonoma in uno stato
federale dell'Iraq. (Ap.Com)
28.01.2005
CONSIGLI DI
UNA ITALIANA
Vademecum
della ricercatrice Nathalie Tocci per risolvere la crisi di Cipro.
Il rammarico del ministro degli Esteri turco Abdullah Gul. Peccato
che non ci sia più Klerides.
 Uno dei più grandi risultati in
termini di democrazia e consolidamento della pace raggiunti
dall'Unione Europea è indubbiamente rappresentato dalle riforme
che ha promosso in Turchia.
Anche il rilassamento delle relazioni tra la Turchia e la Grecia è
da attribuire alla "morbida" persuasione dell'UE. Senza alcun
dubbio invece uno dei maggiori insuccessi è stata la mancata
soluzione della crisi cipriota e la contemporanea adesione della
parte greca dell'isola all'Unione. E' possibile che l'UE
abbia pensato che l'adesione della parte greca avrebbe contribuito
ad risolvere l'annoso rebus. Il ministro degli Esteri Abdullah Gul ha
recentemente affermato: "Se nel 2002 avessi avuto più esperienza,
sarei riuscito ad arrivare ad una soluzione". Se durante il
referendum del 2004 ci fosse stato Klerides, e non Papadopoulos,
alla guida della parte greca, si sarebbe riusciti a trovare una
soluzione. Attualmente il maggior ostacolo sulla strada
dell'accordo è indubbiamente il fanatico nazionalista Tassos
Papadopoulos, l'avvocato di Slobodan Milosevic.
A che punto è la questione cipriota?
Con la decisione scaturita il 17 dicembre l'UE ha di fatto
proposto una soluzione a metà: prima del 3 ottobre 2005, data di
inizio delle procedure di adesione, la Turchia dovrà firmare il
Trattato di Ankara, del 1963, con i dieci nuovi Paesi membri,
compresa l'Amministrazione greco-cipriota. Un atto però che la
diplomazia europea ripete non costituire un riconoscimento ufficiale
da parte turca.
Un tentativo di trovare un punto di equilibrio tra la parte turca,
che ha accettato il Piano Annan sostenuto dall'UE, dalla Turchia,
dalla Grecia e dagli Stati Uniti, e la parte greca che, pur avendolo
rifiutato, il 1 Maggio scorso è entrata a far parte dell'Unione.
Ora il governo turco, che ha dichiarato essere pronto a continuare
negli sforzi per arrivare ad una soluzione, sarà costretto a dare
battaglia su più fronti: il primo è quello della Repubblica turca
di Cipro Nord: se i difensori dello status quo dovessero uscire
vincitori dalle elezioni per il Parlamento, nel prossimo febbraio, e
da quelle per la presidenza della Repubblica in aprile, si potrebbe
arrivare ad un vicolo cieco. Il secondo fronte, multiforme, è
quello internazionale: sarà necessario coinvolgere la Grecia, la
Russia, l'Inghilterra, gli Usa, l'Unione Europea e le Nazioni
Unite. Infine sarà necessario che Ankara faccio un passo per dare
un segnale all'opinione pubblica internazionale che preme per una
soluzione.
Quale può essere questo passo?
Da questo punto di vista, negli ultimi tempi mi sono imbattuto in un
solo suggerimento concreto, l'articolo di una giovane ricercatrice
italiana, Nathalie Tocci: "Alcune note su Cipro nel dopo
referendum."
Secondo la Tocci, perché si possa arrivare ad un referendum che
porti ad un risultato positivo, è necessario che la Turchia,
unilateralmente, passi all'applicazione di alcune delle
disposizioni contenute nel Piano Annan: 1) Ridurre da 35-40.000 a
10.000 il numero di soldati turchi presenti sull'isola. 2)
Applicare fin da ora la modifica dei confini tra le due parti,
prevista dal Piano Annan, trasferendo nella parte nord i cittadini
turchi. 3) Aprire un maggior numero di valichi di frontiera. 4)
Estendere l'Unione Doganale anche all'amministrazione greca.
Sempre secondo la Tocci, questi passi potrebbero aprire la strada al
riconoscimento di un Stato turco-cipriota indipendente (si
tornerebbe quindi alla soluzione "con due Stati" prevista dal
Piano Annan). A mio parere questi suggerimenti rappresentano alcuni
dei passi che si potrebbero compiere allo scopo di isolare
Papadopoulos all'interno dell'Unione e privarlo del sostegno del
partito Akel.
Per coloro che fossero interessati, il libro della Tocci "EU
Accession Dynamics and Conflict Resolution: Catalazyng Peace
Consolidating Partition in Cyprus" (Ashgate, 2004), sarà
pubblicato nei prossimi giorni. (Sahin Alpay/Zaman/Osservatorio
sui Balcani-Traduzione di Fabio Salomoni)
28.01.2005
IL
PACCHETTO
L'Unione
Europea sta preparando le misure per Cipro Nord. Le relazioni tra i due Governi. Una dichiarazione del presidente del
Parlamento
greco, Yoham Nikolaos.
The
European Union (EU) Commission has reportedly put forth a new
package of measures to provide financial support to Turkish Cypriots.
Fileleftheros Newspaper, published in Southern Cyprus, carried a
leading article (on January 23), which said "suggestions
in line with the article that establishes the status of the Green
Line bylaw have a political aspect" and "the purpose is to
construct provisions of the two founder states as the Annan Plan
envisaged. The Commission took the commercial relationships between
the Turkish and Greek sides in Cyprus as the basis of regulations
mentioned in the 866th article regarding the Green Line bylaw. The
newspaper article said that Brussels prepared a package of measures
aiming at improving the Cypriot Turkish economy accordingly. The
article went on to say that along the same lines, Brussels is
attempting to attribute the Turkish Republic of Northern Cyprus (Trnc)
with third world status by creating two separate and autonomous
entities in Cyprus. The package includes the following articles:
Ability to purchase products worth 175 euros from Turkish Cypriot
regions: the newspaper article stressed that the amount determined
is the total which can be spent on goods which can be exempted from
customs by EU citizens when they visit third world countries outside
of the EU.
General opportunity to purchase products from Turkish Cypriots: the
newspaper article notes that this opportunity is provided only to
non-EU citizens, but says the EU Commission is inclined toward
generalizing for everyone visiting the Trnc via the Green Line.
Movement of open list products from the Green Line: the newspaper
wrote that the EU Commission offered to construct a committee that
would decide on products that will be added in movement with the
majority of the ballots and that would consist of representatives of
25 EU member countries. In addition, the Commission's offer tries to
ignore any intent by the Greek government to object to the movement
of a product and aims to deprive them of using their veto power.
The Greek administration, meanwhile, is prepared to make a legal
regulation that will permit the arrest of Turkish Cypriots, Britons,
Germans, and other EU member country citizens holding old Greek
goods in hand. The Greek press reported that the law draft was
presented to the Greek Parliament. The President of the Greek
Parliament Judicial Committee, Yonan Nikolaos, said, "The draft
will include every situation of the 'illegal possession' of goods
belonging to Greek Cypriots." (Anadolu News Agency)
28.01.2005
"NON ANDREMO
VIA"
Il
comandante generale delle Forze Armate turche, gen.Yasar Buyukanit,
ha dichiarato che non sarà ritirato un solo soldato da Cipro se
prima non si troverà una soluzione permanente.
Turkish Army Commander General Yasar Buyukanit has said Turkey will
not withdraw even a single soldier from Cyprus without a permanent
solution.
The General is currently in the Turkish Republic of Northern Cyprus
(Trnc) to inspect Turkish Cypriot Peace Keeping Force units. He
extended the Turkish wish for permanent peace in Cyprus, but
emphasized that the path to peace is also important, "what
seems permanent today could change tomorrow."
General Buyukanit visited Trnc President Rauf Denktas in his office
yesterday (January 25) where he shared his assessments. "I don't
see any other formula except to claim our liberty in this land which
has such strategic importance for Turkey," explained Buyukanit.
The Trnc President also shared his views on the subject and said
that until a new partnership with the Greek Cypriots is established,
an essential step, Turkish Cypriots must keep working on a plan that
cannot be easily discarded. (Cihan News Agency/Zaman)
28.01.2005
|
KARABAG OCCUPATO
L'Assemblea
parlamentare del Consiglio d'Europa nella seduta del 25 gennaio
scorso ha ritenuto che l'Armenia si trovi arbitrariamente su questa
terra.
The Council of Europe
Parliamentary Assembly (Pace) has issued Armenia a warning regarding
its occupation of the Azerbaijani territory of Karabag (Karabakh).
A report on High Karabakh prepared by British parliamentarian David
Atkinson and the related decision draft were approved during PACE's
General Council meetings yesterday (January 25).
The report stressed that occupation of one member country's
territory by another member country is viewed as a serious violation
of their agreements with the Council of Europe.
Pace has called upon Azerbaijan and Armenia to follow a path toward
reconciliation. The decision asserts that Pace supports the Minsk
Process for a peaceful solution in Karabakh and the right of return
for those who were forced to leave their homeland. The Council also
recommended that the parties apply to the International Court of
Justice in the event that the Minsk process fails and that an action
plan be established to develop confidence between the two parties. (Anadolu
Nwes Services/Zaman)
28.01.2005 |
LOTTA AL RICICLAGGIO:
ITALIA E TURCHIA UNITI PER UNA AZIONE DI PREVENZIONE
Seminario
ad Ankara nel quadro del progetto di twinning dell'Unione Europea.
Erano presenti - oltre al sottosegretario alle Finanze turco Hasan
Basri Aktan e all'ambasciatore d'Italia Carlo Marsili - il direttore
del Masak Genc Osman Yarasli, il direttore dell'Ufficio cambi
italiano Carlo Santini, il direttore generale per l'Usura e
l'antiriciclaggio del
ministero delle Finanze Giuseppe Maresca.
Si è svolto il 17 gennaio scorso, nel quadro del progetto di twinning
dell'Unione Europea tra Italia e Turchia sulla lotta al
riciclaggio, un seminario sull'importanza di un'azione
preventiva antiriciclaggio e sul ruolo del coordinamento tra le
diverse autorità nazionali competenti. Il seminario è stato aperto
dal sottosegretario alle Finanze Hasan Basri Aktan e
dall'Ambasciatore d'Italia, Carlo Marsili, alla presenza, tra gli altri, del direttore del Masak - l'organismo turco per la
lotta al riciclaggio - Genc Osman Yaraslı, del direttore generale
dell'Ufficio Italiano Cambi, Carlo Santini e del direttore generale
per l'Usura e l'Antiriciclaggio del ministero dell'Economia e
Finanze, Giuseppe Maresca. Con L'occasione, il sottosegretario
Aksan ha ribadito l'importanza di un'efficace lotta al
riciclaggio, anche per rispondere alle esigenze di adeguamento alla
normativa UE, che acquista una nuova e più stringente urgenza a
seguito della decisione del Consiglio Europeo sull'avvio dei
negoziati di adesione. Da parte italiana si è ribadita
l'importanza attribuita alla tematica dell'antiriciclaggio,
anche come strumento di tutela dei sistemi finanziari e quindi della
competitività, al fine di creare un ambiente più favorevole agli
investimenti esteri. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
28.01.2005
"UN
LUNGO, LUNGO PROCESSO NEGOZIALE"
L'ammissione
del ministro turco all'Economia, Ali Babacan, presente a Davos in
Svizzera al <World Economici Forum>.
La Turchia ha bisogno di almeno 10 anni per creare le condizioni
economiche che le permettano di entrare nell'Unione Europea. Lo ha
ammesso il ministro dell'Economia di Ankara Ali Babacan,
parlando con l'agenzia di stampa <Dow Jones>.
"Lo abbiamo nel mirino, ma ci vorrà un lungo, lungo processo
negoziale", ha detto Babacan, a margine del <World Economic
Forum> di Davos, in Svizzera.
Il debito turco equivale al 74 per cento del Pil, più ampio di
quanto richiesto dai parametri di Maastricht. Babacan, tuttavia,
assicura che nel 2007 arriverà al di sotto del 60 per cento, come
richiesto dall'UE.
"Abbiamo piani d'incentivo per gli investimenti nelle aree
depresse. Il costo del lavoro è basso e l'imposizione fiscale è
favorevole", ha continuato il ministro.
Babacan non ha voluto parlare invece dei negoziati con il Fondo
monetario internazionale. L'Fmi ha offerto un prestito di 10
miliardi di dollari in tre anni, ma Ankara non è convinta delle
condizioni. (ApCom)
28.01.2005
RIDOTTI I TASSI
La
decisione della Banca Centrale turca. Sono passati dal 18 al 17% e
dal 22 al 21%.
La Banca Centrale turca ha nuovamente e inaspettatamente ridotto i
tassi overnight dal 18 al 17% e dal 22 al 21%,
rispettivamente per la ricezione e la cessione dei depositi
interbancari a meno di un mese dal precedente taglio. (fonte Amb.
d'Ita)
28.01.2005
INFLAZIONE IN DISCESA
L'andamento
dei prezzi, se mantenuto, consentirà al Governo turco di
raggiungere gli obiettivi prefissati per il terzo anno consecutivo.
Secondo stime della Banca Centrale turca l'inflazione scenderà
fino all'8% entro la fine del 2005. L'andamento dei prezzi al
consumo, in discesa ormai da maggio 2004, se mantenuto, consentirà
al Governo di raggiungere gli obiettivi prefissati per il terzo anno
consecutivo. La stessa Banca ha anche annunciato che un leggero
rialzo inflazionistico è prevedibile sia per ragioni stagionali che
per l'introduzione della Nuova Lira Turca (Ytl)
ma che comunque la tendenza verso il basso continuerà.
(fonte Amb. d'Ita)
28.01.2005
EUROBOND VENTENNALI
Sono
stati collocati, per conto della <Citigroup> e della
<Morgan Stanley>, dalla Turchia per 2 miliardi di dollari.
Lo scorso 15 gennaio la Turchia
ha collocato Eurobond ventennali denominati in dollari per US$ 2
miliardi circa; l'emissione, la prima del 2005, ha avuto un grande
successo e aiuterà il Governo di Ankara a finanziare il bilancio di
quest'anno. Il collocamento è stato gestito dalla <Citigroup>
e dalla <Morgan Stanley> ed avrà un tasso di riferimento di
circa il 7.55%, il minore degli ultimi due decenni. Attualmente si
trovano sul mercato Eurobond turchi emessi nel 2004 pari ad un
valore di US$ 5.75 miliardi che scadranno nel 2015 e nel 2030.
(fonte Amb. d'Ita)
28.01.2005
IL
GRANDE INTERESSE
E'
quello per la <Turk Telekom>. A puntarci sopra la <Koc
Holding>, la <Sabanci Holding>, la <Telecom Italia>
ed altri colossi.
La prossima vendita del 55% dell'azienda telefonica statale, <Turk
Telekom>, sta suscitando enorme interesse. Finora un totale di 15
aziende, tra locali e straniere, hanno espresso il proprio interesse
all'acquisizione, con addirittura due importanti conglomerati
finanziari ed industriali turchi, la <Koc Holding> e la <Sabanci
Holding>, che si consorzieranno per l'occasione. Anche il
gigante dell'informazione "Dogan Media" ha dichiarato di voler
prendere parte al tender che si chiuderà il 31 maggio ed il cui
aggiudicatario verrà annunciato poco dopo. Tra le Società
straniere partecipanti, oltre la <Telecom Italia>, si
segnalano la <Telefonica of Spain>, la <Deutsche Telekom>,
la <Dubai Islamic Bank>, la <Belgium's Belgaco> e la
malese <Maxis Communications>. (fonte Amb. d'Ita)
28.01.2005
|
CORRIDOIO
ENERGETICO
Cavi
sottomarini dalla Russia alla Turchia. E' una delle proposte
discusse dal premier turco Recep Tayyip Erdogan con il Primo
Ministro russo Vladimir Putin.
Tra i principali argomenti in discussione durante la recente visita
in Russia del Primo Ministro turco Recep Tayyp Erdogan, quello degli
investimenti nel settore energetico ha rappresentato il più
sostanziale. L'idea è quella di costruire un corridoio energetico
tra i due Paesi dove la Turchia acquisterà energia elettrica dalla
Russia, che sarà trasmessa via cavi sottomarini, mentre la Russia
vorrebbe trasportare il proprio greggio su territorio turco
attraverso l'oleodotto Samsun-Ceyhan fino alle coste mediterranee
della Turchia (a Ceyhan, appunto), dove costruirebbe una raffineria.
(fonte Amb. d'Ita)
28.01.2005 |
AUMENTA IL GASOLIO
A
renderlo noto la raffineria statale turca <Tupras>. Una
incidenza del 12 per cento sul prezzo. Cinque centesimi in più
sulla nuova Lira.
La raffineria statale <Tupras> ha reso noto di aver aumentato
del 12% il prezzo di raffinazione del gasolio; ciò comporterà
un'incidenza di 5 centesimi di Nuova Lira Turca (Ytl) (circa 3
centesimi di Euro) per litro sui
prezzi di distribuzione al dettaglio. (fonte Amb. d'Ita)
28.01.2005
COME INCREMENTARE IL
PORTAFOGLIO
I
suggerimenti della Banca d'affari <Meryll Lynch> agli
investitori internazionali in vista del nuovo accordo Stand-by.
La Banca d'affari <Meryll Lynch>, in un suo recente
rapporto, suggerisce agli investitori internazionali di incrementare
il proprio portafoglio azionario in Turchia. Secondo la Banca
Internazionale di Investimenti infatti, le solide riforme economiche
ed i recenti sviluppi politici che hanno avuto luogo in Turchia,
nonché l'andamento del tasso d'inflazione e le recenti intese
con il Fmi che dovranno portare alla firma di un nuovo Accordo di Stand-by,
consentono di prevedere che il Paese consoliderà la propria
sostenibilità di una buona performance macro-economica nel periodo
2005-2006. (fonte Amb. d'Ita)
28.01.2005
IL <DOW JONES ISTANBUL
20> QUOTATO IN BORSA
Il
Fondo è nato dall'impegno della <Dow Jones Indexes>, della
<American Stock Exchange> e della <Carter Keyard &
Milburn>.
L'offerta pubblica Iniziale del primo fondo d'investimenti
offerto dalla Borsa di Istanbul, il Dow Jones Istanbul 20, si
è conclusa con successo il 17 gennaio ed il Fondo è quotato in
Borsa da venerdì 21 gennaio. Il Fondo è nato dall'impegno della
<Dow Jones Indexes>, dell'<American Stock Exchange> e
della <Carter Leyard & Milburn>, mentre la banca locale
<Finansbank> ha il ruolo di fondatore e la <Finans Portföy>
quello di manager. Il Fondo e' stato pensato e disegnato per gli
investitori internazionali ed offrira'
agli acquirenti l'opportunità di divenire azionisti dei 20 più
grandi conglomerati della Turchia garantendo profitti grazie alla
limitazione del rischio attraverso la diversificazione dei settori
economici di tali gruppi (petrolifero, bancario, telefonico,
automotivo, del ferro e dell'acciaio, della distribuzione e delle
costruzione, per citarne alcuni). (fonte Amb. d'Ita)
28.01.2005
INDICATORI MACRO-ECONOMICI
PNL (primi 9 mesi
2004) 9.7%
PNL
pro-capite: 3.383 euro (2003)
Inflazione
(prezzi al consumo):
9.32% (fonte Amb. d'Ita)
28.01.2005
INTERSCAMBIO CON L'ITALIA
Il
nostro Paese si è confermato secondo partner commerciale della
Turchia dopo la Germania e prima della Russia.
Nei primi undici mesi del
2004 l'Italia si è ancora confermata quale secondo partner
commerciale della Turchia, dopo la Germania e prima della Russia,
con un interscambio di 10,258 miliardi di dollari,
di cui 4,102
miliardi di nostre importazioni dalla Turchia (+ 40.5% rispetto allo
stesso periodo del 2003) e 6,156 miliardi di esportazioni (+ 28.1%),
e un saldo attivo di circa 2 miliardi di dollari. (fonte Amb.
d'Ita)
28.01.2005
SPACCATO IL PARLAMENTO
IRANIANO
La
causa è la <Turkcell>. Non c'è accordo su un contratto che
permetterebbe alla società turca di stabilire un network nella
terra del pavone. Se da un lato attrarrebbe investimenti stranieri,
dall'altro creerebbe un rischio per la sicurezza interna.
The
Iranian Parliamentary Commission has been divided over a decision
regarding a business contract permitting Turkcell to establish a
phone cell network in Iran. One side argues that the contract will
create a security risk while the other side says it will open the
door to foreign investment.
The Commission will lead the Parliament to a decision as to whether
or not it should approve the contract.
Iranian deputies unhappy with the Turkish company's relations with
Israel are objecting to the contract allowing Turkcell to operate a
second private Gsm phone network in Iran. Hamid Reza Katuzyan, one
of the Commission members, said yesterday that the foreign partner
operating the network could install bugging devices. Ali Ahmedi
argued on the other side that the Turkish company does not have the
resources to conduct the task.
Bahram Habibi represented other members of the commission by arguing
that the contract needed to be approved in order to allow foreign
capital to flow into Iran. Of the same mind, Esmail Gerami-Mogadham
pointed out that the issue of possible installation of bugging
devices was a trick and said intelligence could take precautionary
measures on this.
Ramzanali Sadikzade warned that expelling Turkcell from the country
would have a serious cost. The Turkish Tav consortium made an
investment of $15 million for a new airport in Tehran, but just
after the first flight, the staffs was expelled in May. (Reuters/Zaman)
28.01.2005
ANCORA MOLTA STRADA DA
FARE
Secondo il
<Finalcial Times Deutschand>, la Turchia ne deve percorrere
ancora tanta per un pieno recupero dell'economia.
The
Financial Times Deutschland newspaper wrote that the
Turkish economy is on the right track, but has a long way to go
before it makes a complete recovery.
The news-analysis written by Vincent Boland emphasized that Turkish
people and the economic and industrial sectors have gained great
hope psychologically after the New Turkish Lira (Ytl) put into the
market. The paper noted that Turkey has achieved the lowest level of
inflation since 1972. It set the inflation target at eight percent
for 2005 and then pulled it back to a level of six percent for 2006.
Boland's analysis points out that the government's support for
an International Monetary Fund (Imf)-based economic program is among
the factors that have brought Turkey its success.
Boland mentioned that the international credit rating agencies have
upgraded Turkey's note and acknowledged the positive outlook in
the economy. Boland ends his article, however, by saying that
despite all these positive developments, Turkey still has a long way
to go in order to return to its pre-crisis situation. (Zaman)
28.01.2005
IL TUNNEL DI MARMARIS
Per la sua
costruzione (55 metri sotto il livello del mare) ha vinto il
contratto una società australiana. Costo: mille milioni di dollari.
An Australian
engineering and construction firm has announced it has won a
contract to design the railway tunnel that is to link the Asian
European sides of Istanbul.
Downer EDI Ltd said Tuesday that it has secured the deal to design
the tunnel to run beneath the Bosphorus Strait, part of a massive
project that involves the construction of the underwater rail link,
four underground stations and connections to the existing rail
system in the city.
The $1.0 billion Marmaray tunnel will be 55 metres below sea level,
making it one of the world's deepest, according to the statement
issued by Downer Edi (NtvmSnbc).
28.01.2005
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BERLUSCONI SPERA PER
GLI ELICOTTERI
Dopo
l'acquisto di dieci nuovi aerei da parte della Turchia, il
presidente del Consiglio si augura che possa fare affari anche la <Finmeccani-Augusta>.
 Silvio Berlusconi ha confermato l'importanza l'importanza di
"buoni rapporti" personali tra Capi di Stato e di Governo
per migliorare le relazioni ed anche per coltivare interessi
nazionali. Il premier ha fatto questo ragionamento parlando
all'inaugurazione dell'elettrodotto di interconnessione tra Italia e
Svizzera. Al riguardo, ha reso noto come i buoni rapporti tra Italia
e Turchia abbiano favorito l'acquisto da parte di Ankara di dieci
nuovi aerei italiani.
E, riferendosi ad una gara in Turchia per elicotteri, il premier ha auspicato
che il nostro Paese possa avere successo con l'offerta della
<Finmeccanica-Agusta>: "Incrocio le dita perché i
concorrenti sono molti", ha aggiunto.
28.01.2005 |
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PRODUZIONE
DI UN VEICOLO COMMERCIALE
Finalizzato
quanto prima, cioè nei tempi previsti, l'accordo tra la turca <Tofas>,
la <Fiat> e la <Peugeut Citroen>. Secondo quando
stabilito la catena di montaggio dovrebbe essere impiantata in
Anatolia. Il discorso comunque è di partnership e non di fusioni.
 Il gruppo <Peugeut Citroen>
prevede di finalizzare "all'inizio del 2005", cioè nei
tempi previsti, l'accordo con <Fiat> e la la turca <Tofas>
per la produzione di un veicolo commerciale in Turchia. Lo ha
dichiarato il suo presidente, Jean-Martin Folz, confermando anche
l'esistenza di negoziati con la giapponese <Mitsubishi> nel
quadro della sua strategia di partnership su progetti specifici.
"Sì, è vero, stiamo parlando con alcuni gruppi", ha
aggiunto senza fornire alcuna informazione sulla natura delle
discussioni né sui tempi del negoziato. "Ci sono cose che
abbiamo e loro no, e viceversa", ha aggiunto ribadendo ancora
una volta la strategia del gruppo, che rimane aperto solo a
collaborazioni specifiche e no a fusioni.
"Per quanto riguarda i nostri rapporti con gli altri
costruttori di auto, la nostra politica è quella delle partnership.
Non cerchiamo, ha detto, fusioni o acquisizioni o partecipazioni in
un gruppo. Siamo aperti a partnership durature, come già
abbiamo". (take Ansa)
28.01.2005 |
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NONA FIERA
INTERNAZIONALE DEL TURISMO NELL'<AREA MED>
La
rassegna si terrà ad Istanbul tra il 24 e il 27 febbraio prossimi.
Vi prenderanno parte 1200 espositori provenienti da 40 Paesi.
Venticinque
mila addetti ai lavori. Prevista una affluenza di centomila persone
tra addetti ai lavori e turisti.
 La nona fiera internazionale di viaggi e turismo del Mediterraneo
orientale (Emitt) si terrà a Istanbul fra il 24 e il 27 febbraio.
Lo rende noto l'agenzia di stampa <Anadolu>. Alla fiera
interverranno, secondo le previsioni, circa 1200 espositori
provenienti da 40 diversi Paesi e sono attesi circa 25 mila addetti
ai lavori e 100 mila turisti. Fra i Paesi che saranno presenti,
Cuba, Marocco, Libia, Tunisia, Indonesia, Sud Africa, India, Egitto,
Nepal, Serbia-Montenegro, Georgia, Grecia, l'autoproclamata
Repubblica turco-cipriota, Spagna, Italia, Bulgaria, Romania,
Russia, Azerbaijan e Germania.
28.01.2005 |
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TERZA
STRUTTURA ALBERGHIERA DEL KEMPINSKI HOTEL & RESORT
Sorgerà
a Belek a circa venti chilometri da Antalya. Si chiamerà
"Hotel The Dome". Si potrà accedere direttamente all'<Antalya
Golf Club's Pasha course> e <Sultan course>, entrambi
progettati dall'<European Golf Design>. Inaugurazione in
estate.
Kempinski Hotels & Resorts ha
siglato l'accordo per la sua terza struttura alberghiera in
Turchia (dopo Istanbul e Bodrum): il Kempinski Hotel The Dome a
Belek, a circa 20 minuti da Antalya, riconosciuta meta per golfisti.
E' posizionato direttamente sulla spiaggia, e i clienti possono
accedere direttamente all'<Antalya Golf Club's Pasha course>
e <Sultan corse>, entrambi progettati dallo <European Golf
Design> su indicazione di un grande professionista quale David
Jones. L'apertura dell'hotel è prevista per la prossima estate,
con 160 camere, 18 ville disposte sulle rive di un lago artificiale
all'interno del <Sultan Golf course> e con piscine private;
ristoranti e bar, cinema/auditorium, salone e business centre, beach
club, tennis, una spa di 2400 mq e un centro di talassoterapia. (TTg)
28.01.2005 |
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AL DI LA'
DELLE PREVISIONI
Mai come nel
2004 il turismo è andato bene in Turchia. Oltrepassato il numero
dei 15 milioni di visitatori contro i 13.7 dell'anno precedente.
Entrate per 13 miliardi di dollari. I dati forniti dal ministero
della Cultura.
E' riduttivo definire
soddisfacente il 2004 della Turchia. Il Paese ha infatti superato
ogni previsione, oltrepassando il target di 15 milioni di turisti
fissato per il 2004, contro i 13.7 milioni del 2003. Le entrate
valutarie stimate sono di oltre 13 miliardi di dollari. Secondo i
dati ufficiali divulgati dal ministero della Cultura e del Turismo
turco, nel solo mese di dicembre 2004 i turisti sono stati 789.188,
il 22,57% in più rispetto a dicembre 2003. Il presidente della <Turkish
Hotel Keepers' Association> (Turob), Ahmet Barut, ha commentato
che, anche alla luce di questi dati, il processo di armonizzazione
all'Unione europea dovrà includere una regolamentazione del
settore; il riferimento è all'annoso problema delle guide
turistiche illegali. (Ttg)
28.01.2005 |
DIVIETO
INACCETTABILE
Le Nazioni
Unite hanno chiesto chiarimenti al ministro turco Guldal Aksit sul
fatto che le ragazze in Turchia non possano portare il velo nelle
scuole.
The
United Nations (UN) stressed that the ban of headscarf, which
prevents many female students attending schools in Turkey is a cause
of inequality.
UN officials have asked Turkish State Minister Guldal Aksit to
clarify the issue. Aksit expressed that the issue would be solved
through decisions to be taken by autonomous universities rather than
the government.
Aksit submitted the state report related to the status of women in
Turkey to the UN Committee Against All Discrimination Against Women
which met on January 20th in New York. More than 300
non-governmental organizations led by Flying Broom forwarded a 'Shadow
Report' to the UN. While Aksit brought the 'head scarf' issue to the
agenda, non-governmental organizations did not mention about the
headscarf with the reason, "The most important problem of women
is violence. The headscarf issue concerns limited sectors."
Speaking of the meeting to Zaman, Aksit disclosed that members of
the committee forwarded to him some questions. Members had noted
that ban on the headscarf was unacceptable for the freedom of
education and belief and Aksit had stressed that the ban caused
problem for female students.
To the question "Does the prevention of headscarf-wearing
female students from going to the school cause inequality in
education?" Aksit replied that the headscarf is banned in
secondary education and public areas by law, but that in
universities, unlike many countries in the world, female students
feel difficulty in having education due to their beliefs regarding
headscarves. Refusing to acknowledge the existence of such an issue
will not be realistic and there is still such a problem."
To the question of what the government thinks about the ban of the
headscarf in universities, Aksit said, "Of course the solution
to this problem should be decided by the universities which are
autonomous. This is a problem that will be solved by the decisions
and agreements to be taken by universities rather than the
government.". (Zaman)
28.01.2005
PUBBLICITA'
E NORME
Queste
ultime emanate dal Consiglio per le bevande alcoliche e il tabacco.
Dagli spot, in altre parole, non si dovranno trarre insegnamenti
sbagliati.
The Tobacco,
Tobacco Products and Alcoholic Drinks Market Regulatory Board on
Tuesday issued new regulations dealing with advertisement for
alcoholic beverages.
Among issues that advertisements for alcoholic drinks are now
prohibited from depicting are that drinking does not reflect status,
or that drinkers are not more courageous in comparison to
non-drinkers. Advertisements are not to suggest that not drinking is
a weakness, means a person is less intelligent or is lacking in
social skills.
In addition, ads for alcoholic drinks are not to suggest that
personal problems can be solved by drinking, no negative messages
should be given on giving up drinking or only consuming small
amounts of alcohol.
Advertisements will not be able to suggest that drinks that contain
higher alcohol levels can get one more drunk, that drinking is a
sign of maturing and that it has is only to end thirst.
Alcohol advertisements will no longer be able to target persons
under the age of 18 and from suggesting that drinking has a
significant impact on talents, attention, brightness of mind or have
a healing power. (NtvmSnbc)
28.01.2005
CIPRO: LA
GENTE TEME IL "BIG ONE
Preoccupazioni
nell'isola di Venere dopo le dichiarazioni rilasciate da un
sismologo Usa (tale John Randle) a detta del quale nei prossimi
cinque anni dovrebbe registrarsi un fortissimo terremoto con
ripercussioni in Italia, Turchia, Grecia ed Albania. La replica del
Capo Dipartimento cipriota delle rete sismica, Kyriakos Solomi.
Ad un mese esatto dal terribile terremoto e dal successivo tsunami
che il 26 dicembre scorso hanno devastato il sud-est asiatico
provocando oltre 228 mila vittime. non si placano a Cipro le
polemiche innescate da recenti dichiarazioni di un sismologo Usa
circa il rischio di un devastante terremoto di potenza superiore al
settimo grado della scala Richter che entro i prossimi cinque anni
dovrebbe colpire quest'isola mediterranea e ripercuotersi
pesantemente sulle coste di Italia, Grecia, Albania e Turchia.
Secondo numerosi articoli che da settimane appaiono sulla stampa
greca e cipriota, il sismologo americano John Randle - descritto
come uno stretto collaboratore della Nasa, l'agenzia spaziale Usa -
avrebbe inserito il nome di Cipro in una rosa di paesi mediterranei
a rischio terremoto. Nel rapporto di Rabdle, inoltre, quest'isola
non è soltanto marcata in rosso, ma è anche indicata come un punto
a "rischio sismico in continuo aumento".
Le fosche previsioni del sismologo Usa - rimbalzate sulle pagine dei
giornali - sono arrivate al governo cipriota che, giustamente
preoccupato, ha chiesto lumi al dipartimento nazionale di
rilevazioni geologiche.
A nome di questo ente si è espresso il direttore Polys Michaelides
il quale ha detto subito che, a tutt'oggi, i terremoti ancora non si
possono prevedere con precisione mentre Kyriakos Soloni, capo del
Dipartimento cipriota della rete sismica, ha sminuito le conclusioni
contenute nel rapporto di Randle definendole "ipotesi".
"Non conosciamo questo esperto americano e cosa egli faccia
esattamente, ma il nostro Dipartimento lavora in collegamento con le
competenti agenzie Usa che effettuano il monitoraggio dell'attività
sismica del pianeta e loro non ci hanno detto nulla di cui ci
dovremmo preoccupare", ha affermato Solomi.
L'esperto cipriota ha ha detto inoltre che sebbene l'isola di Cipro
sia situata "nella seconda zona terrestre a maggiore rischio
sismico, essa si trova in un'area in cui si registrano molto meno
scosse rispetto a quelle che si verificano in Grecia e in
Turchia",
La zona terrestre a rischio terremoto Cipro si estende dall'Oceano
Atlantico lungo il Mar Mediterraneo arrivando all'Iran, all'India e
all'Oceano Pacifico ed in essa si registra il15 per cento
dell'attività sismica di tutto il pianeta:
Stando alla compagnia di assicurazioni tedesca "Munich
Re", inoltre, a Cipro esiste una possibilità del 20 per cento
che si verifichi un terremoto di oltre l'ottavo grado della
scala Mercalli ogni 50 anni. E ciò significa - ha
sottolineato Solomi - che Cipro può essere colpita da un sisma
devastante in media ogni 250 anni". La scala Mercalli (da 1 a
12) misura l'intensità delle scosse mentre quella Richter (da 0 a
9) misura l'energia scatenata nell'epicentro del terremoto.
Su quest'isola la terra trema abbastanza spesso, ma in genere
senza gravi conseguenze. L'Ultimo forte terremoto, infatti, si è
registrato nel 1953 nella regione di Pafos, località marittima
sulla costa occidentale dell'isola che provocò 63 vittime. Altri
due sismi di una certa entità si sono registrati nel 1995 e nel
1996 ma anche questi non hanno causato vittime né gravi danni.
Parlando del recente terremoto e dello tsunami che hanno devastato
il sud-est asiatico e dei timori che anche a Cipro sono nati dopo
che si è appreso che non esistono sistemi di allarme rapido in caso
di questa calamità, Solomi ha affermato che tali sistemi non solo
non esistoo in altri Paesi del Mediterraneo più grandi di Cipro, ma
"nemmeno in Gran Bretagna che è esposta alle onde
dell'Atlantico". (Furio Morroni/Ansa)
28.01.2005
FORTE
SCOSSA DI TERREMOTO IN ANATOLIA
La
più violenta è stata del 5.5 grado della scala Richter. L'epicentro
nella zona di Hakkari ai confini con l'Iran e l'Irak. Due vittime.
Si è aggravato in
Turchia il bilancio provocato dalle scosse sismiche in serie che in
giornata hanno investito la parte orientale dell'Anatolia, e la più
violenta delle quali ha avuto un'intensità pari a 5.5 gradi sulla
scala aperta Richter, proprio come quella registrata due notti fa al
largo delle coste sud-occidentali del Paese. Lo hanno reso noto
fonti governative, secondo cui l'epicentro dei nuovi movimenti
tellurici è stato localizzato all'estremità sud-orientale del
territorio nazionale, nei pressi della località di Hakkari, situata
in pieno Kurdistan a pochi chilometri dalle frontiere con Iran e Irak.
Le due vittime si sono registrate nel vicino villaggio di Sutluce,
alle porte di Hakkari, ove la loro casa in mattoni di fango pressato
e' crollata, schiacciandole.
28.01.2005
FRATELLI
E' quello che
ha detto di turchi ed indonesiani il presidente Susilo Bambang
Yudhoyono invitando i due popoli a cementare l'amicizia dopo il
disastro del sud-est asiatico.
Indonesian President Susilo Bambang
Yudhoyono told Zaman, "We want our brotherhood to improve after
this disaster. Turkey should be more sensitive to us." South East Asia was hit by an
earthquake and subsequent tsunami on December 26, 2004 and spent the
Sacrificial Feast (Eid Al-Adha) in sorrow. The Turkish Red Crescent,
Economic Solidarity with Pacific Countries (Pasiad), Deniz Feneri (Lighthouse),
the 'Kimse Yok Mu' Foundation and other voluntary institutions
helped to ease the pain of the people in the region with the aid
they distributed.
Yudhoyono performed the special Eid Al-Adha prayer at the 700 year
old Beturrahman Mosque in Banda Aceh, the area most affected by the
disaster. Yudhoyono spent the first day of the Festival in the
disaster region. In a statement to Zaman on January 20th, he
stressed that the brotherhood between the two countries should be
improved in such times. He expressed his pleasure about the Turkish
aid and did not hesitate to set his expectations: "We have a
tie that comes from history. We want the Turkish government and the
Turkish people to be more sensitive during this natural disaster."
A total of 85 camps were set up for the victims in the region.
Nearly 2,500 people stay in each of them. Each camp was pitched up
around a mosque and the mosques are used as sheltering places. Aid
organizations from all over the world continue to come to the region.
Zaman Germany sent aid it had collected for the region. Sacrificial
animals were distributed to people living at 15 of the camps.
The population of Banda Aceh prior to the disaster was 900,000, but
has since dropped to around 500,000. According to statements by
locals, the number of fatalities from the disaster is much greater
than official reports record. It is said that there are nearly
400,000 dead. Corpses are taken being removed from the debris. (Cihan
News Agency)
28.01.2005
FRATERNITA'
FRANCESCANA AD ISTANBUL
Il progressivo
inserimento della comunità nella metropoli turca attraverso
iniziative al dialogo ed incontri di cadenze mensili con i membri
delle chiese ortodosse e con leader musulmani.
"Un anno all'insegna del
dialogo ecumenico e interreligioso e del servizio": così i frati
minori della fraternità francescana di Istanbul parlano
all'<Agenzia Fides> del primo anno trascorso dalla apertura
ufficiale della fraternità a Istanbul, in Turchia, che ricorre in
febbraio. I frati raccontano del loro progressivo inserimento nella
comunità di Istanbul e delle iniziative di dialogo che hanno
inaugurato, tenendo incontri di cadenza mensile con membri delle
chiese ortodosse e con leader musulmani.
La comunità è composta da quattro frati di differenti nazioni
(Italia, Messico, Francia e Congo) che si sono inseriti nella società
turca portando con loro un patrimonio di esperienze nel campo del
dialogo ecumenico e interreligioso. Desiderando avviare il dialogo e
stabilire un contatto con i numerosi frequentatori della chiesa di
Santa Maria Draperis, i frati hanno iniziato lo studio della lingua
turca, anche per stabilire rapporti di amicizia e fraternità con la
popolazione turca, aperta e sensibile. "La fraternità dei frati
minori è punto di riferimento per la preghiera ecumenica che si
celebra due volte al mese nella nostra chiesa", nota la rivista
<Fraternitas>.
Tra le iniziative in cantiere è in preparazione un corso biblico,
con un taglio missionario, sulle orme di S. Paolo. I frati hanno
infatti instaurato buoni rapporti con le chiese cristiane,
partecipano alle liturgie più significative e alle celebrazioni
ecumeniche. I frati hanno ricordato nel colloquio con Fides due
episodi significativi: nel febbraio del 2004, all'apertura
ufficiale della comunità, il Ministro generale dell'Ordine,
insieme con tutta la fraternità, si era recato in visita al
Patriarca Bartolomeo I, in un incontro all'insegna dell'amicizia
e dell'accoglienza. Inoltre il 30 novembre 2004, per la festa di
S. Andrea apostolo, i francescani hanno assistito alla Divina
Liturgia celebrata nel Patriarcato greco-ortodosso, per il |