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Oggi>
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SI' DEL
PAPA
Giovanni
Paolo II - secondo il leader dell'Udc Marco Follini - implicitamente
avrebbe fatto capire di accettare, a nome della Chiesa, l'adesione
della Turchia all'UE.
 Un riferimento alla
Turchia e alla sua richiesta di entrare in Europa. E' quanto ha
"letto" Marco Follini nelle parole che Giovanni Paolo II
ha rivolto al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede in
merito alla possibilità di far entrare altri Stati nell'Unione.
Ricordando la firma del Trattato costituzionale di Roma, Giovanni
Paolo II ha detto che l'Europa "resta aperta ad accogliere
altri Stati, disposti ad accettare le esigenze che la loro adesione
comporta".
"Non credo di forzare il pensiero del Papa", ha detto
Follini intervenendo a <Telepace>, pensando che dietro a
queste parole ci sia un riferimento alla Turchia. (take Ansa)
14.01.2005
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"NOSTRO
INTERESSE"
Il
presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, è convinto
sostenitore che dall'entrata di Ankara in Europa il vecchio continente
abbia solo da guadagnarci. Il pensiero del ministro degli Esteri
Gianfranco Fini.
''Sono convinto che sia interesse del popolo europeo e
dell'occidente avere la Turchia nell'Unione europea''. E' quanto ha
affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, a Bruxelles per il Consiglio
europeo.
Presa di posizione anche del ministro degli Esteri Gianfranco Fini:
"Il dissenso leghista sull'avvio dei negoziati per l'adesione
della Turchia all'UE non mi è nuovo. Alcune manifestazioni come
quella di oggi sono del tutto inopportune se non di carattere
propagandistico". Così ha detto a Villepinte, a nord di
Parigi, Fini il quale poi si trasferito a Bruxelles per il Consiglio
dei ministri dell'UE.
14.01.2005
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ASSE
FRANCO-TEDESCO
Tanto Angela
Merkel, leader dei conservatori tedeschi, che Nicolas Sarkozy leader
della destra francese, decisamente contrari all'ingresso della
Turchia nel Club dei 25. Entrambi favorevoli ad altre soluzioni.
 I conservatori tedeschi e
francesi, i primi all'opposizione, i secondi al Governo, hanno
trovato una linea comune sull'Europa: "sì" alla nuova
Costituzione - che dovrà essere ratificata dai singoli Paesi -
"no" all'ingresso a pieno titolo della Turchia nell'UE:
"E' stato uno scambio molto intenso, in cui è stata registrata
una forte identità di vedute, sono molto fiera ed intendo
rafforzare questa cooperazione", ha affermato Angela Merkel,
leader dei cristiano-democratici tedeschi (Cdu), a conclusione di un
incontro con i dirigenti del partito, cui era stato invitato anche
Nicolas Sarkozy, il nuovo leader della destra francese, L'Unione per
il movimento popolare (Ump)-
In un documento la Cdu riafferma "l'impegno alla prospettiva di
una partnership speciale tra l'UE e la Turchia", ma non ad un
ingresso a pieno titolo di Ankara, perché costituirebbe un ostacolo
istituzionale, finanziario e politico al successo dell'Unione.
Sulla prospettiva di un ingresso della Turchia nell'UE, Seakozy ha
ribadito che la sua posizione è identica a quella espressa dalla
Cdu e ha aggiunto: "Condividiamo le stesse preoccupazioni anche
riguardo il posto nell'UE dei nuobi Paesi dell'Europa
orientale". (da take Agi)
14.01.2005
ALTO ADIGE
CONTRO
Mozione
dei Freiheitlichen, partito collegato a quello austriaco di Joerg
Haider, che non vuole la Turchia in Europa.
Il Consiglio provinciale di Bolzano ha approvato una mozione dei
Freiheitlichen, il partito collegato a quello austriaco di Joerg
Haider, in cui si afferma la contrarietà all'ingresso della Turchia
nell'UE. La mozione - che ha trovato l'assenso del capogruppo della
Spartito di maggioranza assoluta - è di Pius Leiner, leader dei
Freiheitlichen. Vi si afferma che il Consiglio provinciale di
dichiara favorevole ad una cooperazione economica nonché a curare i
contatti tra l'Unione Europea e la Turchia, ma contrario
all'ingresso di questo Paese nell'UE. (da take Ansa)
PIU'
AFFIDABILE LA SINISTRA
A detta
di Piero Fassino, Segretario dei Ds, la destra non sarebbe compatta
nel voto in Parlamento a favore della Turchia.
"L'immagine di un
centrodestra affidabile in politica perché più unito è del tutto
infondata" dal momento che, ad esempio, "se domani mattina
il Parlamento italiano fosse chiamato a votare l'adesione della
Turchia all'Unione Europea l'attuale maggioranza di Governo non
avrebbe, da sola, i voti per approvarla". E' quanto è tornato
a sostenere il segretario dei Ds Piero Fassino con un intervento sul
<Corriere della Sera> in risposta ad un editoriale di Angelo
Panebianco. (da take Agi)
14.01.2005
LA TURCHIA
EUROPEA
Cultura,
storia, orientamento, vocazione saldamente intrecciate con il
vecchio continente. Istanbul, nome che deriva dal greco Istin Polis,
"nella città".
Nel 1793 veniva pubblicato a Torino "Il Nuovo trattato della
sfera" del P. Jacquier nella <Nuova geografia universale>
del P. Buffier. Nel rappresentare dal punto di vista geo-politico il
vecchio continente , il volume evidenziava quella che al tempo era
chiamata "La Turchia Europea", così detta perché
"parte di Europa appartenente al Gran Signore, con a settentrione
la Schiavonia, Ungheria, Polonia, e Moscovia; a levante il mare
delle Zabacche, lo Stretto de'Dardanelli, e l'Arcipelago; a mezzodì
lo stesso Arcipelago, il mare di Candia, ed il Jonico; a ponente il
Jonico, l'Adriatico e la Germania". I Turchi erano descritti
come "discendenti dagli Sciiti che alla testa di Ottomano"
si erano "stabiliti sulle rovine degli Imperadori Greci, e de'
Soldani di Egitto, governati da un Sovrano chiamato il Gran Turco,
Sultano, o Gran Signore". Essi erano "di religione
Maomettana. pur avendo molti Cristiani, , per la maggior parte
Scismatici, obbedienti al Patriarca di Costantinopoli ,Capo della
Chiesa Greca Orientale ed altri, quali i i Maroniti (Cattolici
Romani), gli Armeni, i Georgiani, gli Jacobiti, i Nestoriani, i
Copti" eccetera.
Tutto questo oltre due secoli fa . Ed oggi? Esiste ancora una
Turchia europea, se pur in confini più angusti, con legami
socio-culturali tali da giustificare l'apertura del negoziato
sull'entrata di Ankara nell'Unione Europea? La domanda è
d'obbligo visto il dibattito che si è aperto nei vari paesi
dell'Unione.
Partiamo dall'attuale identità "europea" della Turchia.
Chirac ha affermato che i turchi sono "figli di Bisanzio"
anche se ambienti conservatori e religiosi turchi hanno duramente
respinto questa definizione, preferendo sottolineare la loro identità
turca e musulmana. Altri, invece, hanno rivendicato l'eredità
storica e culturale di Bisanzio, ovvero dell'Impero romano
d'oriente, allusione che suggerisce un legame diretto con l'Europa.
La conquista di Costantinopoli da parte degli ottomani, la loro
avanzata fino a Vienna e l'insediamento nei Balcani dimostrano che
la Turchia è già da tempo in Europa. Tanto più che gli ottomani,
oltre ai matrimoni con alcune illustri bizantine, hanno conservato
molti simboli di Bisanzio: la moneta con l'effigie di Giustiniano o
il nome di Istanbul, che deriva dal greco istin polis,
"nella città". Un legame sufficiente per fare affermare
ad alcuni che gli ottomani e i turchi d'oggi non sono altro che
romani islamizzati.
Sull'appartenenza storico-economica all'Europa un'autorevole
risposta l'ha già data l'<Indipendent Commission on Turkey>,
tra i cui membri vi erano tra gli altri Anthony Giddens, Emma
Bonino, Martti Ahtisaari, Bronislaw Geremek. Commissione formatasi
col supporto dell'<Open Society Institute> e del <British
Council>, allo scopo di esaminare gli argomenti del dibattito e
di potenziali benefici e sfide portate dall'adesione della Turchia
all'Ue.
Secondo questa ultima infatti "per quanto concerne le
credenziali europee del Paese, la Turchia è uno Stato eurasiatico,
la sua cultura e la sua storia sono saldamente intrecciate con
l'Europa, possiede un forte orientamento europeo e una vocazione
europea che per decenni i governi europei hanno riconosciuto.
Pertanto, la Turchia è sostanzialmente diversa dai Paesi confinanti
con l'Europa, sia nell'Africa settentrionale che nel Medio
Oriente. Quindi, la sua adesione all'Unione Europea non
costituirebbe necessariamente un precedente nelle relazioni
dell'Unione con questi Stati".
La Commissione Indipendente sulla Turchia ha ricordato come questo
paese abbia compiuto grandissimi passi verso i valori
dell'Occidente, sin da quando, con Ataturk, cominciò "a
svilupparsi come Stato secolare moderno".
"La gente non civilizzata - dichiarò infatti il padre della
patria della Turchia moderna -è condannata a rimanere sotto la
dominazione di quelli che sono civilizzati. E la civilizzazione è
l'Occidente, il mondo moderno, di cui la Turchia deve far parte se
vuole sopravvivere".
Nelle sue conclusioni essa ha affermato che "l'adesione della
Turchia offrirebbe notevoli benefici sia all'Unione Europea che al
Paese stesso. Per l'Unione, la posizione geopolitica della
Turchia, la sua importanza per la sicurezza strategica
dell'approvvigionamento energetico dell'Europa e il suo peso
politico, economico e militare rappresenterebbero dei vantaggi di
grande rilievo. Inoltre, come grande Paese musulmano saldamente
ancorato all'Unione Europea, la Turchia potrebbe svolgere un ruolo
significativo nei rapporti dell'Europa con il mondo islamico.
L'adesione all'UE garantirebbe anche che la trasformazione del
Paese in una moderna società democratica è divenuta irreversibile,
consentendo alla Turchia di sfruttare in pieno le sue ricche risorse
umane ed economiche".
"La Turchia sarà un balsamo per il rapporto interreligioso, il
nostro modo di essere musulmani, moderato e civilizzato, dimostrerà
all'Occidente che la convivenza tra religioni diverse è possibile,
in politica, nella cultura, e nella vita di tutti i giorni", ha
affermato recentemente Mustafa Akyol dell''<Intercultural
Dialogue Platform>, un'associazione di intellettuali nata per
promuovere e sviluppare il dialogo interreligioso.
Tutto bene dunque ? Nient'affatto : un fronte variegato nei vari
paesi si sta fortemente opponendo all'entrata della Turchia nella
UE con le motivazioni più varie : la cancellazione dell'identità
storica del Continente, le responsabilità geopolitiche che l'Unione
assumerebbe se il suo territorio confinasse con l'Iraq, l'Iran e la
Siria. O l'arrivo incontrollato d'immigrati.
Quale atteggiamento deve assumere allora il mondo
dell'emigrazione, rispetto all'entrata in Europa, se pur
dilazionata, della Turchia ?
Il mio pensiero è che bisognerà ragionare in termini più
sostanziali e realistici, basandosi su fatti rigorosamente
verificati, abbandonando dispute e velleità ideologiche dal sapore
propagandistico a cui oggi anche in Italia siamo costretti ad
assistere, persino con proteste plateali anti-turche nel Parlamento
Italiano. La Turchia dovrà semplicemente adeguarsi ai criteri cui i
paesi candidati devono attenersi, vale a dire una stabilità
istituzionale tale da poter garantire la democrazia, lo Stato di
diritto, il rispetto dei diritti umani nonché il rispetto e la
tutela delle minoranze. Pur riconoscendo, soprattutto negli ultimi
anni, notevoli passi avanti nelle riforme e nell'adeguamento delle
istituzioni turche agli standard europei, sono ancora in molti in
Europa a dubitare dell'affidabilità della Turchia sul piano della
tutela delle minoranze e quello del rispetto dei diritti umani. Le
preoccupazioni occidentali si concentrano soprattutto su due
questioni irrisolte, quella curda e quella di
Cipro con l'aggiunta
di un esplicito riconoscimento turco nelle responsabilità storiche
riguardanti la tragedia armena.
Per quanto concerne la pressione migratoria proveniente dalla
Turchia, che solleva così tanta preoccupazione in alcuni Paesi,
secondo la Commissione indipendente sulla Turchia, la libera
circolazione del lavoro si realizzerà solo dopo un lungo periodo
transitorio, in modo tale che i governi possano mantenere, per vari
anni dopo l'adesione della Turchia, sotto controllo
l'immigrazione. Sulla base dell'esperienza dei precedenti
allargamenti, si prevede che i flussi migratori provenienti dalla
Turchia saranno quindi relativamente modesti, proprio quando il
declino e l'invecchiamento della popolazione potrebbero provocare
una grave carenza di forza-lavoro in molti Paesi europei, rendendo
nuovamente vitale l'immigrazione per il mantenimento degli attuali
sistemi di sicurezza sociale.
Sono dell'avviso che per certificare l'idoneità richiesta alla
Turchia per poter aderire all'Unione Europea occorrerà certamente
del tempo e soluzioni coerenti alle varie questioni poste.
Sono altresì convinto che solo l'avvio della trattativa può
avviare un vero processo di avvicinamento e non certamente
l'ostracismo preconcetto di coloro, prevalentemente euro-scettici,
ostili alla possibilità di fondere democraticamente le identità
nazionali e il multi-culturalismo in un Europa unita. (Daniele
Marconcini-Inform)
14.01.2005LA TURCHIA
TRA L'UE ED I BALCANI
Pubblichiamo
l'intervista realizzata dal settimanale croato "Feral Tribune" a
Ekrem Čausević, direttore e fondatore della cattedra di
turcologia presso la Facoltà di filosofia di Zagabria. Il professor
Čausević parla delle riforme all'interno della società
turca e dell'espansione dell'Unione europea verso Oriente, dei
luoghi comuni e delle resistenze dei Balcani verso leredità
ottomana
Nei nostri Paesi è consueto
considerare i Turchi come grandi amanti del caffè, e a tal
proposito esistono banali detti e frasi. Siccome lei è un turcologo
e stiamo proprio bevendo il caffè, potrebbe spiegarci in modo
appropriato di che cosa si tratta?
E' noto che i Turchi non bevono poi così tanto caffè, generalmente
bevono di più il tè. Da loro non esiste nemmeno il termine "caffè
turco"; tale termine è stato creato in Bosnia, e intendeva la
distinzione rispetto al caffè preparato con lo zucchero.
Naturalmente, nel periodo turco ottomano in Bosnia ed Erzegovina si
beveva più caffè che tè. Ma, saltuariamente fu introdotto anche
il divieto di bere il caffè, così il sultano Mahmut III vietò il
caffè e il fumo, considerando che tutto ciò che nuoce alla salute
contraddice alla regola religiosa. Esiste un aneddoto sul suo conto,
che dice che a volte si travestiva e di notte visitava varie
trattorie di Istanbul, per controllare quanto fosse rispettato il
suo divieto, sapeva anche salire sui tetti per poter odorare il
narghilè e il bricco per il caffè... Il divieto però non rimase a
lungo, e anche l'abitudine col tempo cambiò. Oggi i Turchi, quando
non bevono il tè, spesso bevono un caffè che per noi è esotico,
con vari aromi, un'eredità degli Arabi. E "il caffè turco" è,
in effetti, il caffè bosniaco.
"I Turchi croati"
Cosa dicono i Turchi
quando sentono il nome che noi usiamo?
Si sorprendono sempre quando glielo racconto. Ma anche quando gli
nomino anche i nostri detti, come quello "beve il caffè come un
Turco"...O "fuma come un Turco". Purtroppo, la maggior parte
di tali detti ha una connotazione negativa, e non fa piacere a
nessuno. Sicché queste cose li possono sì divertire, ma anche
frustrare, specialmente tra quei Turchi che hanno un senso d'identità
più manifesto, con reminiscenze ottomane e che sono afflitti da
malinconia. Amano vedere se stessi e la gente di tutti i Paesi che
erano sotto il potere ottomano come dei "nipoti della stessa
civiltà". Invece, in una parte della cosiddetta scienza turca
esiste il termine "Turchi croati", e con ciò intendono proprio
i Croati.
In entrambi i casi, ciò ricorda Franjo Tudjman e il suo
preferito richiamo storico alla Bosnia come "Croazia turca"?
Ecco, anche qua si potrebbe parlare dello sfruttamento di un caso
storico. In Turchia però una corrente estremamente orientata verso
il nazionalismo, tale da scontrarsi con il punto di vista di
Orhan
Pamuk per es., pretende come propri anche i popoli della lontana
preistoria, e non solo i Croati. Tali scienziati turchi mettono gli
Sciiti fra i Turchi, senza accettare discussioni, sebbene noi
sappiamo che tale tesi non è sostenibile scientificamente. Anche i
popoli di tutte le civiltà dell'antica Anatolia. Sumeri, Ittiti...
Per loro sono tutti antichi Turchi.
Quanto tale corrente ha fatto presa nella società turca?
Naturalmente, non ha presa nelle università aperte e altamente
quotate, ma in quelle private, che si scambiano fra di loro i
professori. Ma, nella gran parte delle università statali è
radicata una determinata dottrina, risalente agli anni trenta del
ventesimo secolo e al periodo di Mustafa Kemal Ataturk, che proviene
ancora prima da uno scienziato austriaco di nome Kvergich e la cosa
interessante è che probabilmente era d'origine croata... Egli lanciò
la tesi secondo la quale i popoli turchi sono i più vecchi al
mondo, e che tutti gli altri derivano da loro. Quando Ataturk ruppe
completamente il legame con l'identità ottomana dei Turchi, sfruttò
tale idea per creare la nuova identità. Si trattò del tentativo di
introdurre una continuità con la preistoria, per saltare il periodo
ottomano, del cui peso Ataturk voleva liberarsi. E' noto che tutto
quel periodo fu da lui ridotto ad un livello simbolico.
E' interessante vedere come Ataturk ha posto una linea netta fra
religioso e secolare, non basandosi sulla componente religiosa per
sostenere la nuova identità turca, anzi al contrario.
Ataturk fece un drastico e a tratti sanguinario taglio, ma fece di
un paese che non si era mosso dal 17° secolo neanche di un passo
uno stato moderno. Piuttosto usò come punto d'appoggio un esercito
indottrinato; che tuttora è rimasto tale, ed è talmente
incorporato nella società che gli alti ufficiali dell'esercito
fanno parte persino dei corpi delle università statali o delle
commissioni per i giornali pornografici... Però, negli ultimi due
anni, considerato il desiderio della Turchia di entrare nella UE,
sono stati fatti degli incredibili passi avanti, a dire il vero non
senza disaccordi. Il Parlamento per mesi ha discusso su questioni
per le quali fino cinque anni fa era impensabile soltanto farne
cenno, come la maggiore libertà per le minoranze...
Riforme e disaccordi
D'altra parte, tanti paesi europei sono molto sensibili e
seriamente preoccupati circa la questione dell'ingresso della
Turchia nella UE...
Per primo bisognerebbe definire cos'è l'Unione europea. Tale
domanda è fra l'altro la prima che nomino, quando, per esempio,
parlo di questo argomento con i colleghi turcologi della Germania.
Alcuni definiscono la UE come un'organizzazione padronale, altri
come un'organizzazione politica, politico-economica, culturale... In
certi ambienti democristiani esiste la tendenza ad una definizione
della componente cristiana e di base dell'Unione europea o della
stessa Europa. Ma, bisogna tenere presente che proprio la Turchia è
principale il ponte fra l'occidente e l'oriente. È l'unico Paese
che è quasi al 100% islamico,e che funge da modello per tutti i Paesi turcofoni dell'Asia centrale, su come creare uno stato
secolare con una tale struttura religiosa della popolazione. E' una
cosa molto apprezzata in questo momento dagli Stati Uniti, ma anche
l'Unione europea potrebbe chiedersi fino a quando pensa di poter
usare l'influenza della Turchia nel mondo islamico, la sua perfetta
posizione geo-strategica, oppure contare sul suo enorme esercito, il
più grande nel Medio Oriente, e contemporaneamente in modo ambiguo
respingerla da sé. Credo che la Turchia entrerà comunque nell'UE,
perché senza di lei non avranno successo neanche i tentativi
occidentali di far avanzare il dialogo in Medio Oriente.
La manipolazione della
storia
Perché da noi non è
riconosciuta l'eredità della presenza di quattro secoli della
Turchia, e non solo in Croazia? In Bosnia ed Erzegovina, a causa
dell'ultima guerra, si è persino arrivati all'irruzione
dell'influenza araba, e a un certo punto proprio a spese dei
Turchi...
Quello che spesso le persone non sanno, è che la Turchia fino alla
fine del 17° secolo era uno stato forte e sviluppato, che
funzionava ad ogni livello, ed era multietnica. Ottomano è un
termine politico, dunque, non etnico. Le conseguenze negative del
regno turco su questo territorio iniziano solo dopo, senza
considerare gli stessi orrori delle prime conquiste. La Turchia,
invece, nel 18° e nel 19° secolo, visse l'agonia del grande impero
che stagnava sui principi feudali, rispetto ai Paesi europei che
allora attraversavano il periodo della loro prosperità. Il crollo
durò più di un secolo e mezzo, così che la tragedia della grande
e decadente tirannia che in quel periodo si sviluppava, trascinò
con sé tutti i Paesi balcanici. Se potessimo parlare della storia
al condizionale, potremmo dire: "se almeno la Turchia se ne fosse
andata due secoli prima"... Ciò ci avrebbe risparmiato la sua
più tarda influenza negativa, e sarebbe stato meglio anche per lei.
Purtroppo, l'attuale accoglienza dei Paesi balcanici è rimasta a
quel periodo, e spesso viene pure manipolata dagli storici.
E' noto anche l'esempio dell'abuso dell'opera letteraria di Ivo
Andric.
Ciò si faceva, e si continua a fare, sia all'estero che qua,
persino in Bosnia ed Erzegovina. L'accoglienza negativa di Andric in
Bosnia ed Erzegovina si basa sull'errata convinzione che egli abbia
descritto molti dei personaggi bosniaco-musulmani in modo
caricaturale. Ciò non è vero, perché quel grande scrittore
parlava di tipi di persone, e non di tipi appartenenti ad alcune
etnie o confessioni. Orhan Pamuk mi ha detto che in Turchia
l'accoglienza del romanzo "Il ponte sulla Drina", che in Bosnia
spesso veniva visto in modo negativo, giunge fino alla celebrazione
di un'opera che parla del passato dell'impero Ottomano! Loro lo
accolgono come una letteratura eccellente che parla del loro
passato, senza pensare che lo scrittore li abbia in qualche modo
offesi.
La traduzione che lei e la sua assistente Marta Andric avete
fatto del romanzo "Mi chiamo Rossa" di Orhan Pamuk, è vista
come un'impresa della Cattedra di turcologia di Zagabria, da voi
fondata dieci anni fa. Come valutate il periodo trascorso?
Quando fondammo la cattedra, godevamo di condizioni favorevoli.
Esisteva un desiderio politico e un bisogno culturale. Ciò
riguardava, naturalmente, anche il rapporto fra la Croazia e la
Turchia di allora. Ma, l'idea di fondare una cattedra di turcologia
a Zagabria è vecchia, risale ancora all'inizio del 20° secolo, ai
tempi del famoso Safvet beg Bagasic, che fece il dottorato in
orientalistica e turcologia a Vienna. Esisteva una coscienza della
parte non esplorata della storia croata, in quei Paesi che per un
certo periodo erano rimasti sotto l'Impero ottomano. Sia detto tra
parentesi, l'altro giorno è uscito un altro mio libro, che parla
delle interessanti avventure di un carcerato ottomano in Croazia,
"L'autobiografia di Osman-aga Temisvarski". E ciò è soltanto
uno degli innumerevoli documenti turchi che parlano del passato
croato. A Zagabria oggi lo studio della turcologia è concepito in
modo tale che affrontiamo la lingua turca moderna, e come materie
d'aiuto la lingua ottomana e persiana, perché sono estremamente
necessarie per imparare una lingua artificiale e molto complessa
come è quella di quell'epoca... Il primo anno si sono presentati
200 candidati, ne abbiamo presi 20. Alcune volte vengono solo per
curiosità; alla mia domanda cos'è che vi attira, ci sono state
anche risposte come: "Sono sempre stato attirato da quei paesaggi
turchi, con le carovane e simili". Uno studente mi ha detto: "La
Bosnia è qua vicino, voglio comunicare." Ma, evidentemente col
tempo la comprensione della turcologia fra i giovani è cambiata
completamente. Gli studenti d'oggi si accostano a tale cultura per
poterla osservare dall'interno, con passione scientifica e
culturale.
La resistenza verso Pamuk
La letteratura turca, di cui avete tradotto (anche) Orhan Pamuk,
non è poi così conosciuta fra i lettori di qua?
La letteratura ottomana turca ha una tradizione lunga; si sviluppa
con una certa continuità sin dal 13° secolo fino ai nostri giorni.
Fino alla metà del 19° secolo molto spesso scritta in lingua
persiana, è la letteratura dei ceti colti e altamente posizionati,
una letteratura assolutamente fatta con lo spirito, con la metrica,
con gli ideali e la poesia della letteratura araba e persiana...
Nella letteratura artistica della metà del 19° secolo avviene un
grande cambiamento, nel contesto dei numerosi tentativi turchi di
riformare lo stato. Per i riformisti il modello erano i francesi; si
trattava di una sorta d'ossessione, anche oggi nella lingua turca ci
sono molte parole francesi. Alla fine del 19° secolo, sorgono i
primi scrittori turchi che scrivono coi canoni della letteratura
francese. Per esempio, è molto famoso
Omer Seyfettin, che in
qualche modo imitava Maupassan. Ma, era la prima volta che qualcuno
avesse abbandonato i canoni quasi astratti della letteratura di
allora, e si accostava a temi, circostanze, problemi concreti,...
Nel 20° secolo, fino a Orhan Pamuk, nella prosa non ci sono stati
dei veri tentativi di costruzione di una letteratura postmoderna. Il
romanzo non era problematico, ma descrittivo. O aveva forti
componenti tematiche sociali, oppure era di genere amoroso. E'
proprio incredibile quanti romanzi d'amore sono stati scritti nella
letteratura turca! Negli anni settanta e ottanta nasce un gruppo di
giovani scrittori, che cerca di allontanarsi tematicamente da tutto
ciò, che studia i più recenti principi della letteratura
occidentale, che tratta in modo diverso la forma e il contenuto, e
l'elaborazione del tema. C'è una cosa paradossale: la resistenza a
ciò ancora oggi è così grande che Pamuk in Turchia non si sente a
casa sua. Fra altro, nel Paese si è fatta dell'isteria anche
quindici anni fa quando fu tradotto Milan Kundera. Il ceto
intellettuale fu diviso dalla questione se Kundera dovesse essere
considerato come vero romanziere, oppure semplicemente come un
ossesso carnale, sessuale; della metafisica o della fisica? Ancora
oggi parecchie persone in Turchia credono che si debba scrivere in
modo altisonante sui temi d'amore e su quelli sociali, come la lotta
contro l'arretratezza, e sul passato nazionale con un patos
patriottico, scrivere romanzi sulla storia ottomana e l'eroica
preislamica.
Ma, Orhan Pamuk in qualche modo non si incastra in una tale
visione della letteratura?
Pamuk relativizza tutto ciò, su molti livelli, e si pone nel
contesto della politica e della teoria della letteratura, e
contrasta tutti gli esempi occidentali. Questo in Turchia gli valse
e gli vale tuttora come un rimprovero, talvolta definito come una
profanazione del Testo sacro. Pamuk riesce ad avere buone tirature:
"Rossa" è uscita in 170 mila copie, in un paese di 70 milioni
di abitanti - ma non sono convinto che tale interesse non sia dovuto
in gran parte alle conseguenze della resistenza nei suoi confronti.
Piuttosto, lo stesso Pamuk ha sottolineato chiaramente di non
mettere al primo posto la sua identità turca, bensì di porre prima
di tutto la sua identità letteraria (Igor Lasic/Traduzione di
Ivana telebak/Testo ripreso da <Osservatorio sui Balcani>)
14.01.2005
TROPPO GRANDE PER L'UE
Secondo il
leader del Partito della Grande Unità Turca (Bbp), Muhsin
Yazicioglu, Bruxelles starebbe tentando di dividere l'Anatolia in
pezzi perché troppo estesa. Questo spiegherebbe perché si sollevino a
ripetizione questioni quali quella armena, cipriota ed egea.
Turkish
Greater Unity Party (Bbp) leader Muhsin Yazicioglu says that the
real goal of the European Union is not to make Turkey a full member
but to break it into pieces.
Yazicioglu says that the EU is trying to split Turkey into parts, as
it is too large for them and said that that's why they put in
clauses about the so called Armenian Genocide, Cyprus, Aegean region
and minorities.
Answering the questions of Zaman, he said that although Turkey has
fulfilled the Copenhagen Criteria, the EU is applying double
standards. Pointing out the fact that they are constantly bringing
new conditions to the table, he said: "They tell us to solve
the problems with Armenians, which means to give the Armenians Kars,
to accept the invasion of Karabag, to accept the so called Armenian
Genocide and to give them extra land as indemnity. Another point
here is that there may be wars over water so they want us to turn
over the administration of the rivers Firat and Tigris to an
international committee, which is a violation of our sovereign
rights. Do we tell them to turn over the oil produced in Britain to
such a committee?" (Selim Kuvel/zama.com)
14.01.2005
AMICIZIA
SINCERA
Una approfondita
analisi dello studioso Stefano Barocci, membro dell'Istituto
italiano per l'Asia, sui rapporti tra Israele e la Turchia. Il
problema dell'acqua e le fonti idriche di Manavgat. Joint venture in
Azerbaijan
 Le relazioni tra la Turchia ed
Israele affondano le radici nella storia e costituiscono un esempio
molto complesso di rapporto tra due Paesi e due culture diverse.
Quando gli ebrei provenienti da varie parti del globo cercavano
rifugio nell'Impero ottomano - correva l'anno 1492 - il
Sultano Beyazid II ordinò ai governatori delle province di
accoglierli con grande calore. Secondo lo storico Bernard Lewis essi
furono incoraggiati ed assistiti, qualche volta anche obbligati a
stabilirsi nei territori ottomani.
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Con un salto ardito giungiamo al 1949, all'indomani della
costituzione dello Stato di Israele, con la Turchia unico Paese con
popolazione di religione musulmana, a riconoscere Israele: sarebbe
rimasto così per i successivi trenta anni.
La ragione profonda dell'amicizia tra i due Paesi risiede nel
coacervo di interessi comuni in ambito economico, politico e della
sicurezza. Turchia ed Israele hanno preoccupazioni e percezioni
simili per quanto riguarda la sicurezza in Medio Oriente, il
fondamentalismo religioso, il terrorismo, il traffico di droga e di
armi, la proliferazioni di armi di distruzione di massa, incluso le
armi nucleari.
I due Paesi hanno stabilito dal 1996 un importante Accordo sulla
liberalizzazione dei commerci che ha permesso in pochi decenni di
passare nel business non militare da un interscambio low profile a quasi un miliardo di dollari all'anno nel periodo
1990-2000.
Due Stati e due culture: uno che, come ha detto Albert Einstein,
vive nel tempo più che nello spazio ed ha i germi di ogni lingua e
di ogni tradizione europea in sé, pur non trovandosi in Europa;
l'altro che proviene da una stirpe asiatica arrivata relativamente
tardi sugli altipiani anatolici, con un lembo di terra europea e
anni di presenza in Europa, che
guarda con sincerità, interesse e passione all'Europa.
Sono i temi della sicurezza, più che altri, ad alimentare la
reciproca conoscenza ed amicizia: già il precedente ministro degli
Esteri Cem compì una visita storica in cui incontrò i massimi
leader israeliani dopo aver visto Yasser Arafat, con proteste in
Turchia che si limitarono a poche
migliaia di contrari,
principalmente elementi della sinistra e dei partiti islamici. I due
Governi siglarono allora un accordo del valore di 668 milioni di
dollari per modernizzare l'insieme, piuttosto obsoleto dal punto
di vista tecnologico-militare, dei propri carri armati di
costruzione americana. Gli israeliani modernizzarono anche la flotta
dei caccia F-4, non negando persino quella tecnologia che i Paesi
europei gelosamente custodivano. La lobby ebraica presso gli Stati
Uniti ha avuto un ruolo essenziale nel mettere in ottima luce le
ragioni della Repubblica turca, compresa l'adesione alla UE.
Siccome l'acqua in Medio Oriente è anche una commodity
di particolare valore e la Turchia ne dispone in abbondanza (si
rammentino anche le questioni aperte con la Siria a questo
proposito) nell'agosto 2002 è stato siglato un accordo che ne
prevede l'acquisto di oltre 50 milioni di metri cubi all'anno
per i prossimi venti anni. Tale quantitativo, proveniente
principalmente dal sito di Manavgat nel sud della Turchia,
rappresenta per lo Stato ebraico il soddisfacimento di circa 8% del
fabbisogno annuale di acqua potabile ed Israele ha privilegiato
questa via di approvvigionamento rispetto alla costruzione di
impianti di desalinizzazione - per i quali disporrebbe di tecnologie
avanzate anche in campo nucleare - che avrebbero avuto
complessivamente un costo minore.
Se l'acqua è in quell'area una risorsa strategica che
conferisce sicurezza a chi ne può disporre per i vari usi e lega
strettamente i due partner fornitore-fruitore, la cooperazione dopo
un evento sismico - in questi giorni con lo tsunami del sudest
asiatico ne abbiamo una piena conferma - è qualcosa che può
cementare l'amicizia e la reciproca fiducia. Nel grave sisma che
colpì la Turchia nel 1999 l'aviazione israeliana mobilitò un
team di esperti nella ricerca e salvataggio di superstiti di oltre
250 persone, con apparecchiature sofisticate e cani all'uopo
addestrati, che svolse un lavoro esemplare sotto il coordinamento
del Governo turco. Inoltre a Duzce fu montato a tempo di record un
ospedale da campo con un centinaio di medici ed infermieri,
trasferendo in poco tempo oltre 200 tonnellate di merci che
comprendevano le necessarie coperte, indumenti, giocattoli,
medicine, cibo e prodotti per l'igiene. Israele costruì un
villaggio prefabbricato, che comprendeva una scuola ed una
superficie sportivo-ludica, adatto ad ospitare 2500 persone che
avevano perso tutto. L'allora Primo Ministro Ehud Barak, con una
cerimonia significativa trasmessa dalle televisioni nazionali in
occasione dell'inaugurazione del villaggio, si espresse così:
"qui nel villaggio turco-israeliano di Adapazan è stato scritto
in amicizia e fratellanza un capitolo umano nelle relazioni tra i
due popoli e i due Governi".
Sempre in quel settembre 1999 il primo canale della televisione
dello Stato di Israele in collaborazione con quel ministero degli
Esteri condusse una campagna (una specie di Telethon) per reperire
fondi in aiuto alle vittime del terremoto che risultò molto
efficace e mostrò interviste a superstiti turchi e ad appartenenti
alla storica comunità ebraica di Istanbul, facendo vibrare le corde
di una grande emozione.
Sulla collaborazione tra il Mossad ed i servizi di sicurezza ed
intelligence turchi si è molto detto e molto speculato. Certo essa
esiste,
il Premier Erdogan l'ha confermata in una recente
intervista televisiva in Israele. I due Paesi, ha detto il leader
turco, sono consci del grande pericolo che proviene dal terrorismo
internazionale organizzato ed intendono unire i loro sforzi per
combatterlo.
Già all'epoca del caso Ocalan tale collaborazione aveva dato
risultati ben visibili, che si sono ora rivelati utili per
rintracciare i responsabili degli attentati terroristici di Istanbul
dello scorso novembre in cui furono colpite due Sinagoghe, una banca
di interessi inglesi ed il Consolato britannico, con 27 morti ed
oltre 400 feriti complessivamente. Tra gli uccisi il Console
Generale britannico Roger Short, diplomatico di alto rango, grande
amico della Turchia e profondo conoscitore delle problematiche di
quest'area geografica. E qui è stata una dichiarazione del
musulmano moderato Erdogan a suscitare l'emozione in Israele con
le seguenti parole che si riferivano all'attacco alle Sinagoghe:
"ciò che mi ferisce profondamente è che siano state colpite
vigliaccamente persone inermi che sostavano in preghiera e
raccoglimento".
Turchia ed Israele collaborano anche in joint venture
riguardanti altri Stati dell'Asia centrale e del Caucaso
meridionale, come ad esempio l'Azerbaijan. E' vero che spesso,
come è il caso di questo paese, si tratta della fornitura di
sistemi d'arma, con Israele impegnato a trasferire la necessaria
tecnologia ed i componenti alla Turchia, e quest'ultima a
completare il deal con
l'assemblaggio e la fornitura allo stato azero. Ma è altrettanto
vero che le tecnologie militari sono capaci di "fertilizzare" le
industrie tradizionali (pensiamo ad Internet ed alla militare
Arpanet oppure al centimetrico localizzatore militare che è
divenuto un affidabile Gps satellitare che ci godiamo nell'auto).
Inoltre nell'ottica di Israele queste armi sono fornite a stati
"affidabili" che possono farne uso nella concertata lotta al
terrorismo organizzato. Le attrezzature di progettazione israeliana
per la sicurezza di aeroporti e di installazioni confinarie, per le
quali l'Azerbaijan ha mostrato interesse anche a seguito del
deterioramento dei rapporti con l'Iran per via di dispute sulla
ricca regione energetica del Mar Caspio, sono un altro esempio
illuminante.
La Turchia, dal canto suo, può agilmente disfarsi di sistemi
d'arma non più modernissimi a favore del suo programma di
aggiornamento militare. Con Israele poi si potrebbe pensare a
modernizzare anche sistemi d'arma di fabbricazione sovietica
presenti sul territorio dell'Azerbaijan e delle altre
ex-repubbliche sovietiche dell'Asia.
L'atteggiamento generale della Turchia nei confronti di Israele è
definibile come lodevole e degno della grande tradizione
rivoluzionaria di Ataturk, una rivoluzione che ha portato la
modernità, la moderazione e l'Europa. Un comportamento che ha
superato quello di molti Paesi europei imbrigliati, quando si ha a
che fare con Israele, in molti dubbi e coinvolti in una serie di
colpevoli omertà. Tutto ciò ha rallentato il dialogo politico e
culturale tra Israele e l'Europa e sicuramente non ha favorito il
progredire del processo di pace in
Medio Oriente.
I leader turchi, tenendo anche conto della criticità della
collocazione del loro paese su quel fianco così sensibile e così
esposto dell'Europa, sono aperti ai notevoli vantaggi che derivano
dall'assunzione di tali coraggiose scelte geopolitiche, ma anche
ben consapevoli che, in caso di spostamento del core
business terroristico, potrebbero trovarsi a gestire un primo
cruento fronte. (Stefano Barocci/Istituto Italiano per
l'Asia)
14.01.2005
PROGETTO
ISRAELIANO PER SFRUTTARE LE ACQUE DELLA TURCHIA
Mentre
la discussione sull'opportunità o meno dell'ingresso (o
"associazione") della Turchia alla Ue è al centro di
dibattiti nei quali l'approccio culturale-religioso prende di norma
il sopravvento sui dati della geopolitica e della storia, Tel
Aviv tenta di rafforzare l'asse con Ankara avanzando una strana
proposta...
Il
quotidiano israeliano <Yedioth Ahronoth> ha rivelato gli
sforzi che il governo israeliano sta prodigando per ottenere
posizioni privilegiate per investimenti nella regione
dell'Anatolia sud-orientale attraverso la fornitura alla Turchia
di attrezzature agricole in cambio del permesso di beneficiare delle
acque del Tigri e dell'Eufrate.
Nella
sua edizione in ebraico del 9 gennaio 2005, riprendendo il
quotidiano turco <Yeni Safak>, scrive <Yedioth Ahronoth>:
"Il Governo di Tel Aviv ha proposto a quello turco la costituzione
di kibbutz ebraici (agglomerati agricoli collettivi) nel
sud-est dell'altopiano anatolico, i quali saranno il nucleo di un
progetto comune alle due parti, con Israele - rappresentata dal
Ministero dell'Agricoltura - che fornirà alla Turchia
attrezzature agricole d'alto livello ed aiuti nella
produzione dei raccolti, in cambio della concessione turca
dell'utilizzazione da parte di Israele delle acque del Tigri e
dell'Eufrate.
Secondo
quanto scritto dal quotidiano, tale proposta è stata discussa tra
il Primo Ministro israeliano Ariel Sharon e il Ministro degli Esteri
turco Abdullah Gul in occasione della visita di quest'ultimo a
Gerusalemme ("Gerusalemme occupata" nel testo, NdT) il 4
gennaio 2005. Inoltre, un altro accordo che sta per essere firmato
tra Ankara e Tel Aviv assicurerebbe ad Israele lo sfruttamento delle
acque di un altro fiume turco. Il quotidiano turco <Yeni
Safak> ha inoltre affermato che la Turchia non ha né approvato né
rifiutato la proposta israeliana di costituire dei kibbutz
nel sud-est dell'altopiano anatolico.
Una
soluzione per le crisi israeliane
Sempre
secondo il quotidiano turco, il progetto punta ad insediare alcune
migliaia di immigrati ebrei dalla Russia e dall'Argentina ed ebrei
falascià in territorio turco come soluzione, in parte, della crisi
occupazionale di cui soffre Israele, il quale desidera ottenere
ulteriori quantità d'acqua da differenti fonti
d'approvvigionamento e la distribuzione dei redditi derivanti
dalle colonie agricole (kibbutz). I due giornali hanno
inoltre spiegato che Israele ha destinato un miliardo di dollari
alla realizzazione del progetto.
Nel
marzo 2004, Israele e Turchia hanno firmato un accordo in base al
quale Israele acquisterà dalla Turchia 50 milioni di metri cubi
d'acqua all'anno per 20 anni; tale accordo fa fronte al 3% del
fabbisogno idrico annuale di Israele, che è di 1,5 miliardi di
metri cubi.
Aree di primaria
importanza...
Secondo
quanto riportato da <Yedioth Ahronoth>, una fonte del
Consiglio Nazionale di Sicurezza turco avrebbe dichiarato al
giornale <Yeni Safak>: "Le regioni scelte da Israele per
l'edificazione dei complessi agricoli contengono aree agricole di
primaria importanza, poiché il sud-est dell'Anatolia viene
considerata la regione più fertile del bacino tra il Tigri e
l'Eufrate". Tale fonte ha poi aggiunto che questo progetto
probabilmente susciterà contro la Turchia il risentimento dei Paesi
della regione. Con l'inizio del 2005, la Turchia si sta adoperando
per rafforzare i suoi rapporti diplomatici con Israele e Washington:
ha ricevuto ad Ankara Richard Armitage, Vice ministro degli Esteri
statunitense, ed ha inviato in Israele il Ministro degli Esteri
Abdullah Gul.
Israele
e Turchia hanno inoltre rapporti militari che permettono ad Israele
di condurre esercitazioni su territorio turco, con entrambi i Paesi
che stipulano contratti reciproci per la fornitura di armamenti. (Muhammad
Ziyadah/Islamonine.net - traduzione di Enrico Galoppini)
14.01.2005
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CONGRATULAZIONI
Il
Governo turco si è immediatamente felicitato per la nomina di Abbas
Mahmud a neopresidente della Palestina.
 Turkey has
sent a message of congratulations to Mahmud Abbas, the chairman of
the Palestinian Liberation Organisation, on his victory in last
Sunday's elections.
In a statement issued by the Turkish Foreign Ministry, Ankara
also repeated its willingness to assist in any way to restart the
stalled Middle East peace process.
"Turkey is very much pleased that the Palestinian people
determined their leader through democratic means and that the
elections were peaceful," the statement said. "We see the
elections also as an important stage on the path to the revival of
the long-stalled peace process within the framework of the roadmap."
(NtvmSnbc)
14.01.2005 |
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AIUTI AI PALESTINESI
Delegazione
turca il 31 gennaio prossimo a Ramallah per discutere i termini di
quello che potrà fare Ankara. La promessa del ministro degli
Esteri Abdullah Gul.
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Il ministro degli
Esteri della Turchia, Abdullah Gul, dopo un colloquio avuto nei
giorni scorsi a Ramallah con l'omologo palestinese Nabil Shaath, ha
promesso aiuti all'Autorità locale per la ricostruzione di Gaza e
ha ribadito il forte sostegno di Ankara "alla causa
palestinese". La Turchia, ha proseguito Gul, intende "fare
grossi sforzi per contribuire al processo di pace e sta anche
progettando di contribuire alle necessità economiche e sociali del
popolo palestinese" dopo il completamento del ritiro delle
forze israeliane dalla Striscia di Gaza. Una delegazione turca, ha
anticipato Gul, arriverà il 31 gennaio per "discutere
concretamente di assistenza". (da take Agi)
14.01.2005
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ESERCITAZIONE
AERO-NAVALE
Per tre giorni
mezzi di Israele, Turchia ed Usa si sono impegnati nelle acque del
Mediterraneo. L'ultima si era tenuta nell'agosto del 2003. Verifica
della inter-operabilità.
Navi e aerei di Israele, Turchia
e Usa sono state impegnate per tre giorni da martedì 11 gennaio in
manovre navali congiunte che si sono tenute in Mediterraneo al largo
delle coste di Israele. L'esercitazione aeronavale, denominata
"Reliant Mermaid", ha avuto luogo per la prima volta sei anni fa e
l'ultima è stata condotta nel mese di agosto 2003.
La prima di queste esercitazioni, vista come atteggiamento
aggressivo, ebbe una risonanza negativa sui media arabi. Oggi gli
stessi media hanno dato poco rilievo al fatto e l'evento è
destinato ad avere poca copertura sulla stampa mediorientale. Questa
è la prima esercitazione da quando la Nato ha annunciato una più
ampia collaborazione militare con Israele nel campo
dell'antiterrorismo.
Considerata di tipo umanitario, l'esercitazione ha simulato ricerca
e soccorso a navi e personale civile. Tuttavia, ha costituito anche
verifica delle procedure e della inter-operabilità tra le forze
aeree e navali delle tre nazioni, ognuna delle quali partecipa di
solito con tre navi. Quelle Usa appartenevano alla Sesta flotta di
stanza a Napoli. (Jerusalem Post)
14.01.2005
UOMO
DELL'ANNO
Un
particolare premio, dato dalla "Kyrgyzstan's International
Spirituality Association", al primo Ministro turco Recep Tayyip
Erdogan.
Already
chosen 'European of the year' by the Belgian European Voice weekly,
Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan has received another
international award, this time from Kyrgyzstan.
Kyrgyzstan's International Spirituality Association, which includes
intellectuals from different countries among its members chose
Erdogan, Turkish Prime Minister and the leader of Justice and
Development Party (Akp), as its "Man of the Year". The
Association's President, Akun Toktosartov, announced yesterday that
the award for individuals with international qualities was granted
to Erdogan this year.
Toktosartov said they had chosen Erdogan for his contribution to
cooperation, mutual tolerance and improved relations among nations
and his multi-dimensional help for economic, cultural and friendship
relations between Turkey and Kyrgyzstan. Previous winners of the
International Spirituality Association's award include: Kyrgyz
President Askar Akayev, Kazakhstan President Nursultan Nazarbayev,
former US President Bill Clinton, former Director General of the
United Nations Education and Scientific Cooperation (Unesco)
Federico Mayor, the businessman George Soros, President of the
International Olympic Games Committee Juan Antonio Samaranch, United
Nations Secretary-General Kofi Annan and Russian President Vladimir
Putin. Internationally recognized Kyrgyz writer Cengiz Aytmatov and
various Kyrgyz intellectuals are among the members of the executive
board of the Association, which includes names from Germany, China,
Kazakhstan, Egypt, Uzbekistan, Russia and Turkey. (aa/zama.com)
14.01.2005
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INTENSI COLLOQUI A MOSCA
PUTIN-ERDOGAN
Il
premier turco ha discusso con il presidente russo del terrorismo
ceceno e del traffico delle petroliere lungo il Bosforo quest'ultimo
considerato da Ankara estremamente pericoloso per l'ambiente.
Il premier turco Recep Tayyip
Erdogan ha incontrato a Mosca, dove si è recato per una visita di tre
giorni, il presidente russo Vladimir Putin. Prima dell'incontro,
Putin aveva detto che le discussioni si sarebbero incentrate sulle
relazioni bilaterali e sulle questioni internazionali di comune
interesse.
Il problema ceceno è uno degli argomenti all'ordine del giorno. I
ribelli hanno basi e appoggi clandestini in Turchia, e Mosca
vorrebbe maggior collaborazione da Ankara per eliminarli.
Sono state anche discusse la collaborazione in campo petrolifero con la
Turchia che fornisce gli sbocchi alle condutture russe e controlla
il Bosforo, ovvero la via d'acqua che connette il Mar Nero e il
Mediterraneo. Ankara considera pericoloso un più intenso traffico
di petroliere, mentre Mosca ribatte che le limitazioni le costano
centinaia di milioni di euro l'anno in esportazioni petrolifere
mancate. (ApCom)
14.01.2005
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OZKOK IN GB
Il Capo di
Stato maggiore della Difesa turca invitato a Londra dal pari grado
generale Michael Walker.
Chief of General Staff Gen. Hilmi
Ozkokflew to Great Britain to pay an official visit at
the invitation of his British counterpart Gen. Michael Walker.
During his three-day stay, Ozkok will hold a series of contacts with
high-level British military officials. (Turkiye)
14.01.2005
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LE LODI DI ECEVIT
L'ex
Primo Ministro turco ha avuto parole di compiacimento per la
preparazione delle scuole turche all'estero istituite grazie
all'incoraggiamento di Fethullah Gulen.
Former
Turkish Prime Minister Bulent Ecevit praised the Turkish schools in
foreign countries that were established with the encouragement of
Fethullah Gulen.
In Ankara, at Istanbul Technical University where he gave a speech
entitled, "The Journey of Social Democracy," he told
antecdotes about his political life, answered questions from the
students, and said that the roughly 400 schools placed abroad did
not espouse any anti-secular activity.
When a student asked him: "Does your relationship with
Fethullah Gulen get along well with social democracy," he
replied, "I did not think whether my relationship with
Fethullah Gulen would get along well with social democracy."
Ecevit revealed that Gulen and his friends established many schools
in Middle Asia, the Caucases, and Russia. According to the
impression he received from the information he gathered from the
embassies of the respective countries, there has been no negative
reaction to the schools. Ecevit continued: "I supported those
schools because they advertise Turkey and Ataturk. I was not
interested in his [Gulen's] ideology, nor did I think about the
religion."
(zaman.com)
14.01.2005
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SE LE COSE ANDRANNO NEL
VERSO AUSPICATO
Per il
direttore della Banca Mondiale in Turchia, Andrew Vorkink, i
requisiti richiesti ad Ankara dall'UE in termini di riforme
strutturali e di stabilità economica coinciderebbero con quelli
auspicati dal Fondo Monetario internazionali. Pertanto in caso di
adesione non ci sarebbe più bisogno di aiuti da parte del Fmi.
Turkey's
Director of the World Bank, Andrew Vorkink, said that as long as
Turkey fulfilled the economic and structural provisions of the
European Union (EU), it would no longer need financial support from
the International Monetary Fund (Imf). Vorkink said that budget
discipline, macro economic stability, and structural reforms, were
not the provisions desired by the IMF, but also the EU.
Vorkink disclosed that during Turkey's negotiations with the EU, the
IMF and the World Bank would have a secondary role between Turkey
and the EU Commission.
Vorkink pointed out that the most important aim for Turkey is to
demonstrate its determination to sustain its stable economy.
Vorkink said, "A country that has started negotiations with the
EU to conduct a program with Imf will contribute to foreign
investors to come to Turkey more (Because of Turkey's showing that
it will not change in its economy)."
He added, "Turkey's future economic and social stability
depends on the continuity of structural reforms." He went on to
say that reforms in social security, tax banking, and education,
would make Turkey's stabilization permanent, and accelerate its
integration into the EU.
Underlining that Social Security Reform was a necessary reform for
Turkey, Vorkink noted, "If this reform is not be achieved,
Turkey's social security system cannot be carried on, and it will
collapse. Since the population is getting older in the EU, there is
retired population benefiting from the system rather than
contributing to the system in the social security system. Turkey
stands on a unique position, which has an active potential in the
EU. Turkey should use this advantage, that is young, working
population should contribute more to the social security
system."
In comparison to the previous year, Vorkink is more hopeful for
foreign capital to access Turkey's capital directly. Pointing out
that there were two important facts that the foreign capital sought,
Vorkink described those facts as 'an investment circle of friend of
stability, investment and which can also envisage'.
"Turkey has achieved stability, obstacles before its investment
are removed. Turkey records improvement in privatization," said
Vorkink and continued, "We observed that in countries which
began negotiations with the EU, both internal and external
investments, increased. It happened so in latest ten countries
became members. It will be like that in Turkey, too." (Anadolu
News Agency/Zama.com)
14.01.2005
CESSIONE
DELLA <TURK TELEKOMUNIKASYON>: SCATTATA LA PRIMA FASE DI PREQUALIFICAZIONE
Vi partecipa -
insieme ad un'altra decina di operatori internazionali e locali -
anche <Telecom Italia> già presente in Turchia con <Tim>
che possiede il 40% del gruppo di telefonia mobile <Avea>. Il
Paese inteso come una delle aree strategiche. La presenza di Pirelli.
 E' scattata mercoledì 12 gennaio
la prima fase di pre-qualificazione della gara, indetta dal Governo
turco, per la cessione del 55% dell'operatore di rete fissa <Turk
Telekomunikasyon>, alla quale partecipa anche <Telecom Italia>
(Milano:
Tlit.Mi
-
notizie)
insieme ad un'altra decina di operatori internazionali e locali. Le
offerte verranno valutate a partire da lunedì prossimo dal Comitato
per le Privatizzazioni turco che non ha voluto rilasciare alcun
commento.
In particolare, i soggetti interessati hanno dovuto presentare le
adesioni preliminari e a partire dal primo febbraio potranno
consultare i conti della società, mentre le offerte dovranno essere
consegnate al governo turco entro il 31 maggio 2005. L'operazione,
che viene seguita da un comitato indipendente, si inserisce nel
programma di privatizzazione avviato da Ankara.
<Telecom Italia>, presente nel Paese attraverso la <Tim>
(Milano:
Tim.Mi
-
notizie -
bacheca)
(che possiede il 40% del gruppo di telefonia mobile <Avea>),
guarda alla Turchia come uno dei mercati di maggior interesse. Di
recente i vertici del gruppo hanno ribadito come il Paese (che vede
anche una consolidata presenza di Pirelli (Milano:
Peci.Mi
-
notizie -
bacheca)
) rimanga una delle aree strategiche.
Oltre a grandi operatori internazionale come <Telefonica> o
<Belgacom> (emtre <Deutsche Telekom ha smentito il proprio
interesse) alla gara per <Turk Telekom> partecipano anche le
finanziarie locali >Koc Holding> (socia di <Unicredit>
nella joint venture <Koc Financial Services>) e
<Haci Omer Holding>, oltre all'operatore
mobile<Turkcell>. Ultimo ascendere in campo è stato il
colosso dei media <Dogan Sirketler Grub>, con una decisione
che ha fatto volare il titolo alla Borsa di Istanbul. (take Ansa)
14.01.2005
LA TURCHIA NON FINISCE DI
STUPIRE: L'INFLAZIONE CONTINUA A DECRESCERE
I dati,
rilevati dall'Istituto Centrale di Statistica, danno per fine anno un
indice del 9.32% battendo la stima del Fondo Monetario
Internazionale (12%) e quello dello stesso Governo (10%). Un
traguardo importante per il Paese che da pochi giorni ha introdotto
la nuova Lira eliminando sei zeri dalla carta moneta.
 L'Istituto centrale di
Statistica ha annunciato che il tasso d'inflazione continua a
decrescere e che a fine anno si attesterà a circa 9.32% battendo la
stima del Fondo Monetario Internazionale (12%) e quella del Governo
stesso (10%). Si tratta di un traguardo importante per il Paese che
negli ultimi anni ha visto il tasso di inflazione raggiungere il
125% nel 1994 scesa poi al 70% nel 2002. La buona notizia arriva in
un momento importante per la Turchia, il recente annuncio della data
per l'avvio dei negoziati di adesione all'UE e il nuovo accordo
con il Fondo Monetario Internazionale infondono segnali positivi
sullo stato di salute dell'economia. A questi si aggiunge l'introduzione
dal 1° gennaio scorso della Nuova Lira Turca (Ytl)che nel
medio-lungo termine non dovrebbe costituire né una minaccia per il
positivo trend economico né
per il tasso di inflazione. Allo stesso
tempo è stato comunicato che il paniere per l'indice dei prezzi
al consumo è stato modificato e ampliato per consentire una
maggiore aderenza alla realtà ed all'andamento dei consumi. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
N.B.
Per vedere tutte le nuove banconote e monete andare su
http://www.tcmb.gov.tr/ytlkampanya/banknotes/banknotes.htm
14.01.2005
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NUOVA
STIMA DI COFACE: DA "B" A "B+"
La
modifica della categoria da parte della società francese per
l'assicurazione del credito di esportazione a seguito del successo
conseguito nei negoziati di Bruxelles.
La Società francese per
l'assicurazione del credito all'esportazione, <Coface>, ha
annunciato di aver modificato la categoria della Turchia da "B"
a "B+" (monitoraggio positivo) a seguito del successo conseguito
con l'ottenimento della data per l'avvio dei negoziati di
adesione all'UE aggiungendo che il Paese potrebbe essere elevato
alla categoria "A" entro la fine dell'anno se persisteranno le
attuali condizioni di stabilità economica. Il passaggio alla
categoria superiore significherebbe per la Turchia l'eligibilità
a maggiori investimenti con la conseguente accelerazione
dell'afflusso di capitali stranieri. (fonte Amb. d'Ita)
14.01.2005
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PASSO
AVANTI NELLA MODERNIZZAZIONE DELLE FRONTIERE
Firmato,
alla presenza del Sottosegretario alle Dogane turche
Turagay, un
protocollo dal ministro di Stato al Commercio Estero Tuzmen e dal presidente dell'Unione delle Camere di Commercio Hisarciklioglu. Il
confine con l'Irak: lavori per un anno.
La Turchia sta procedendo alla
modernizzazione delle sue frontiere e recentemente il ministro di
Stato per il Commercio Estero, Kursad Tüzmen, ed il presidente
dell'Unione delle Camere di Commercio, Hisarcıklıoğlu,
hanno firmato, alla presenza del Sottosegretario delle Dogane,
Turagay, un protocollo riguardante i lavori della frontiera con
l'Iraq, Habur; le opere, per un importo di circa 10 milioni di
Euro, saranno completate in un anno. In un Paese come la Turchia,
dove il 40% delle esportazioni viene effettuato via strada, ha
affermato Tüzmen, l'ammodernamento delle infrastrutture di
frontiera è di prioritaria importanza ed aiuta a facilitare il
traffico delle merci contrastando il commercio illegale. La Turchia,
ha proseguito, quale paese candidato ad aderire all'Unione
Europea, deve avere strutture che riflettano le sue potenzialità,
cosa che attualmente non si riscontra in alcuni valichi di
frontiera. Tüzmen ha infine annunciato che nel corso del 2005 il
Governo procederà all'ammodernamento di posti di frontiera con
la Bulgaria, la Siria e la Georgia. (fonte Amb. d'Ita)
14.01.2005 |
INVESTIMENTI
STRANIERI PER 4 MLD DI $
Questa
la stima del Governo di Ankara che ha già dato l'avvio ad una
decisa politica circa le privatizzazioni: vedi <Tupras>,
<Petkim>, <Erdemir> ed <Eti Alumynium>. Senza
dimenticare, è ovvio, la <Telekom>.
Il Governo di Ankara
si aspetta di portare a conclusione entro quest'anno la
privatizzazione di alcune Aziende statali la cui vendita,
pubblicizzata nel 2004, è stata poi rinviata. Oltre a <Turk
Telekom> (lelecomunicazioni), si tratta delle Società statali
<Tupraş> (raffinerie), <Petkim> (petrolchimica) e
<Tekel> (produzione tabacchi). Secondo le stime del Governo
quest'anno la Turchia attirerà investimenti stranieri per
un'importo pari a 4 miliardi di dollari.
Secondo quanto riferito da fonti governative, si procederà inoltre,
entro il primo quadrimestre di quest'anno, alla privatizzazione
della <Erdemir> (produzione di acciaio) e della <Eti
Alumynium> (produzione di alluminio) mentre entro marzo inizierà
quella di 21 aree di distribuzione dell'Ente per l'energia
elettrica, la cui licenza verrà venduta per un periodo di 49 anni.
Infine, il Governo prevede
di concludere entro la fine del 2005 la privatizzazione di sei porti
(Samsun, Balıkesir, Derince, Izmir, İskenderun e Mersin)
appartenenti alle Ferrovie turche (Tcdd).
Negli
ultimi anni il processo di privatizzazioni non ha ottenuto risultati
di rilievo ($1,04 mld nel 2002, $ 586 mln nel 2003
e circa $ 2,5 mld stimati nel 2004), pur considerando
l'impennata registrata nel 2004, ma grazie alla prospettiva di
adesione all'UE ed al recente accordo siglato con il Fondo
Monetario Internazionale nonché alle eccellenti performance in
campo economico le Autorità adotteranno ora una strategia di
mercato più aggressiva per attirare l'interesse dei potenziali
investitori. (fonte Amb. d'Ita)
14.01.2005
ESPORTAZIONI
Il volume di
affari per la Turchia è stato per il 2004 di 64 miliardi di
dollari. I dati forniti dal ministro del Commercio Estero, Kursad
Tuzmen.
Il ministro di Stato per il
Commercio Estero, Kursad Tüzmen, ha recentemente annunciato che nel
2004 il volume totale delle esportazioni turche ha raggiunto la
cifra record di 64 miliardi di dollari (+33.7% rispetto allo scorso
anno). In particolare l'export del settore agricolo è cresciuto
del 2.7% ($7.7 miliardi) quello del settore minerario è cresciuto
del 42,5% ($1.2 miliardi) mentre quello del settore industriale e'
stato del 34,8% ($55.2 miliardi). La ripartizione percentuale
dell'export vede il settore industriale al primo posto con l'86.3%,
quello agricolo con l'11.9%, e quello minerario con l'1.9%. Tali
cifre dovrebbero consentire alla Turchia, che nel 2003 si è
attestata al 26mo posto, di avanzare nella classifica dei maggiori
Paesi esportatori. (fonte Amb. d'Ita)
14.01.2005
|
MERCATI FINANZIARI
Forte
impennata della Borsa di Istanbul in questo primo scorso del 2005.
Non si era mai registrata prima d'ora.
La Borsa di Istanbul
ha iniziato il 2005 con una forte impennata mai registrata prima
d'ora, 473 punti, chiudendo alla fine della prima sessione a 25.445
punti. I mercati valutari hanno invece registrato un leggero
apprezzamento della Nuova Lira Turca sia sul dollaro USA che
sull'Euro. (fonte Amb. d'Ita)
14.01.2005
|
INDICATORI MACROECONOMICI
La
crescita del Pil dal 2003 al 2004. Il pro-capite, il rapporto
deficit ed il rapporto debito.
Pil 2003 $ 455 mld
(+7%); per il 2004 la crescita è stata tra l'8.0 - 8.5%.
Pil
pro-capite: 6.700 euro (2003).
Rapporto
deficit/Pil: 8.8% (2003).
Rapporto
debito/Pil: 87.4% (2003).
Inflazione
9.32%. (fonte Amb. d'Ita)
14.01.2005
|
ECONOMIA
IN NERO
Scoraggia
i mercati stranieri. Cosa ne pensa il presidente della Tusiad (Confindustria
turca), Aldo L. Kaslowski.
International
Chairman of the Turkish Industrialists and Businessmen Association (Tusiad)
Aldo L. Kaslowski said it was necessary to fight against the
informal economy in order to attract direct foreign investment.
Emphasizing that without a higher standard of welfare foreign
investment opportunities would be limited, Kaslowski added: "Turkey
is a prosperous country, but it is unable to show this in the
international arena because of its informal economy. We are unable
to show our prosperity as a guarantee." Kaslowski also demanded
the implementation of an incentive policy like that of the European
Union (EU) and continued: "Organized industrial areas that
implement incentives on the base of their sector as within the EU
should be determined. Underdeveloped regional parameters of which
individual earnings are below $500 were taken as a base for the
recent incentives; however, this is not valid for investors. Foreign
investors require a suitable location, low costs and little
bureaucracy." (Economy News Services/zaman.com)
14.01.2005
UNICREDIT PUNTA ALLA
PARTECIPAZIONE DI YAPI KREDI BANK
Avviati
i colloqui con la finanziaria <Cukurova> che controlla il 45%
dell'istituto di credito turco e che dovrebbe cedere il 39% di
quest'ultimo. Come consolidare la presenza italiana In Turchia.
 <UniCredit> ha annunciato di avere avviato colloqui
finalizzati a rilevare la partecipazione di maggioranza di <Yapi
Kredi Bank>, sesto istituto creditizio turco. Chi è <Yapi
Kredi Bank>? "E' un istituto turco controllato dalla
finanziaria <Cukurova>, con una quota del 45%. Lo Stato turco
detiene una partecipazione del 12.9% nella banca, attraverso il
fondo pubblico Tmsf e ha dato mandato a JPMorgan per la cessione
della quota", rispondono gli analisti di <Abaxbank>.
"Ebbene <Cukurova> dovrebbe cedere almeno il 39% di <Yapi
Kredi Bank>, una banca che ha asset totali per circa 13.5
miliardi di euro e opera attraverso una rete di 400 sportelli e
11mila dipendenti", continuano gli esperti, aggiungendo: "<Yapi
Kredi Bank> è presente in tutti i segmenti di attività, dal retail,
al corporate, al factoring, con una capitalizzazione
di Borsa pari a 1.3 miliardi di euro". Dunque sarebbe un buon
colpo per <Unicredit>? "Attraverso quest'operazione <UniCredit>
riuscirà a consolidare la propria presenza in un mercato dove già
detiene il controllo di Koc, ottavo gruppo bancario del Paese, anche
in vista del possibile futuro ingresso della Turchia nell'Unione
Europea", sostengono gli analisti della banca milanese.
Dall'altronde come più volte dichiarato dal management della banca
<UniCredit> ha un obiettivo principale nella crescita
organica, conseguito anche grazie all'incremento delle quote di
mercato. "Il tutto, senza trascurare le opzioni esogene, al cui
interno figurano, appunto, pure quelle inerenti la Nuova Europa,
dove <UniCredit> è già leader, ma vuole crescere ancora con focus
su Polonia, Turchia, Romania e Serbia", sottolineano ad
<Abaxbank>. Alla banca guidata da Profumo l'esperienza
all'estero non manca. Anche i soldi non dovrebbero essere un
problema. "Sulla base delle previsioni effettuate in sede di
relazione del piano industriale, il capitale in eccesso alla fine
del piano sarà salito a 1.4 miliardi di euro, a parità di
perimetro e considerando un pay out del 65%, di cui 10 punti
originati dal buy-back su 190 milioni di azioni per un importo
massimo di 1 miliardo di euro", ricordano alla banca milanese.
(Sp)
14.01.2005
UN
FRANCESCANO IN TURCHIA
Riprendiamo
una intervista fatta per <ToscanaOggi.online> da Ugolino
Vannuzzi. a Padre Ezio Fierli vissuto per 55 anni nella terra del
Solimano e di Ataturk. Il rispetto della libertà religiosa e dei
diritti umani.
L'Unione Europea ha stabilito che nel 2005 si apriranno i negoziati
per un eventuale ingresso della Turchia nella comunità. Una
decisione arrivata al termine di un lungo dibattito: tra le
questioni sollevate, oltre agli aspetti politici ed economici, anche
il riconoscimento da parte della Turchia dei diritti fondamentali
della persona e il rispetto della libertà religiosa. L'ingresso
della Turchia, paese a maggioranza musulmana, nell'Unione europea
infatti porrebbe inevitabilmente anche la necessità di un dialogo
più aperto tra islam e mondo cristiano. Padre Ezio Fierli,
francescano di origini toscane, ha trascorso in Turchia quasi
sessant'anni, dedicandosi all'assistenza spirituale degli
italiani. È un profondo conoscitore di questo Paese, che ama molto
e dal quale, dice, ha imparato molte cose. Abbiamo approfittato di
un suo breve soggiorno nell'infermeria del convento di Fiesole per
farci raccontare la sua vita nel Paese della Mezzaluna
Padre Ezio Fierli è nato a Sinalunga (Siena) nel 1920. Lo abbiamo
incontrato a Fiesole, dove si è preso un breve periodo di meritato
riposo e gli abbiamo chiesto:
Perché, giovanissimo, decise di dedicarsi ad un servizio sociale
così importante tra i nostri connazionali all'estero?
Devo dire che io sono un ammiratore della Turchia. Mi piace la sua
storia e - curioso e desideroso di conoscere le sue antiche città:
non mi feci sfuggire l'occasione quando mi fu prospettata dai
superiori la proposta di recarmi, per un tempo indefinito, in quel
Paese, ricco di archeologia e di bellezze naturali che sono la meta
di numerosi turisti di ogni parte del mondo. E poi mi piaceva vivere
a contatto con i nostri connazionali con i quali realizzai un
rapporto più che amichevole.
Ma lei ha uno spirito un po' avventuriero?
Esattamente. L'avventura è stata sempre il mio punto debole.
Quando nel 1947 mi fu proposta la Turchia dissi tra me: "Questo è
il momento buono. Non lo lasciamo scappare". Ecco perché accettai
senza riserve e con molto entusiasmo.
Come fu il suo primo viaggio verso Istanbul?
Io sono di origine semplice, campagnola. Non avevo mai veduto un
aereo da vicino. Quando me lo trovai davanti sgranai gli occhi dalla
meraviglia. Mi sembrava una cosa irreale salirvi. Che viaggio fu
quello! Roma - Istanbul! Un viaggio indimenticabile per le tante
emozioni che provai.
Quali le sue impressioni sulla metropoli turca?
Ebbi l'impressione di essermi calato in un altro mondo. Istanbul
mi apparve come una città immensa e meravigliosa. Il Bosforo, Topkapi,
le moschee, il Gran Bazar, la città tutta fu per me la scoperta di
un mondo stupendo. Inizialmente mi trovai un po' smarrito ma allo
stesso tempo anche felice di fare conoscenza con una metropoli che
non ha niente da invidiare a quelle italiane. Ebbi subito modo di
ammirare usi e costumi di una civiltà che stavo scoprendo giorno
dopo giorno.
Come fu il suo incontro con i nostri connazionali?
Indimenticabile. Ricco veramente di simpatia. Ebbi la sensazione e
la gioia di trovarmi tra amici di vecchia conoscenza. E non ne
conoscevo uno. Ci univa il legame alla madre patria. Un legame
davvero forte. E proprio a Smirne divenni amico di tanti
connazionali e anche di tanti turchi dei quali ho sempre onestamente
rispettato le idee politiche e soprattutto religiose.
Lei ora mi sollecita a porle questa domanda: come giudica - dopo
tanti anni di convivenza - gli islamici turchi?
Per esperienza debbo affermare che sono gente perbene, leale,
amichevole e dal lato religioso veramente esemplare in un paese dove
la costituzione è laica. Il Corano è legge di vita che gli
islamici osservano con fedeltà indiscussa. Ho ammirato il loro modo
di pregare nelle moschee, nelle piazze e anche lungo le strade. Con
mia edificazione.
Quali le città che le sono rimaste più impresse?
Tante, davvero tante! Oltre a Istanbul che è tra le città più
grandi del mondo, non posso dimenticare Bursa, Ankara, Efeso, Didimo
e tutte le località della Cappadocia che sembra un passaggio
lunare, unico al mondo. Per averne l'idea bisogna visitarla in
tutti i particolari e non accontentarsi di pubblicazioni che non
riescono a darci la realtà di quel paesaggio ricco di storia e di
una bellezza naturale incomparabile.
Com'è, secondo lei, l'attuale civiltà turca?
È ricca di storia e rispettosa delle proprie tradizioni. È una
civiltà aperta che sta al passo con il progresso delle nazioni
europee.
E la cultura è in pieno sviluppo?
Sicuramente. Basta osservare come è curato il settore scolastico e
specialmente quello universitario. Ci sono in Turchia, in ogni
provincia, università che reggono bene a confronto con quelle
europee. Si può affermare che la Turchia è un Paese in completa
evoluzione.
Com'è la vita dei nostri connazionali?
Quei pochi che ancora sono rimasti nel paese della Mezza-Luna sono
operosi e fanno onore alla Turchia e all'Italia. Sono molto
ricercati per lavori specializzati e vivono tranquilli e rispettati.
Ma la vita com'è in Turchia?
Può paragonarsi a quella dell'Italia. Io mi sono trovato bene per
55 anni e considero la Turchia come mia seconda patria.
Perché lei attualmente si trova in Italia?
Per motivi di salute, ma appena avrò concluso i controlli medici,
riprenderò l'aereo per la Turchia a cui penso tante volte. Ogni
giorno.
I Vescovi europei chiedono ad Ankara il rispetto dei diritti
umani e della libertà religiosa
La decisione sull'avvio dei negoziati per l'adesione della
Turchia all'UE "non è stata una questione di ordine religioso ma
politico". Essa "merita una discussione approfondita all'interno
della società civile europea". Così si è espressa la Comece
(Commissione degli episcopati della Comunità europea),
nell'ultima assemblea lo scorso novembre a Bruxelles. In una
dichiarazione intitolata "Riflessione sulla Turchia e l'UE". I
vescovi dei Venticinque hanno affermato: "Per la Chiesa cattolica
è importante che la Turchia e l'Unione sviluppino relazioni
costruttive e amichevoli. Non ci possono essere ostacoli di natura
religiosa a che un paese a maggioranza musulmana divenga membro
dell'Unione". A tale scopo è però necessario che la Turchia
rispetti i diritti fondamentali, per esempio l'uguaglianza di
status delle donne, la libertà di espressione e la libertà
religiosa.
Nota: La Comece ha dedicato ampio spazio al dibattito su tale
argomento, ascoltando anche studiosi ed esperti di diverse
nazionalità. I vescovi si chiedono dunque se "sia opportuno aprire
i negoziati con la Turchia benché i diritti fondamentali, ivi
compresa la libertà religiosa, non sono pienamente rispettati in
questo Stato". La Commissione suggerisce di chiedere ad Ankara di
"correggere le carenze" relative "alla libertà di espressione
religiosa e alla tutela delle minoranze". (Ugolino Vannuzzi/ToscanaOggi.online)
14.01.2005
ESORTAZIONE
Il
Comitato nazionale turco dell'Unicef ha ricordato che per il
terremoto che colpì la zona di Marmara nel 1999 furono stanziati
più di 18 milioni di dollari in aiuto delle popolazioni colpite dal
cataclisma. Questo per sollecitare la Turchia ad una maggiore
sensibilità per le genti del sed-est asiatico.
In a written statement of the Turkish National Committee of the United
Nation's Children Fund (Unicef), it is pointed out that the fund
gave more than $18 million aid to Turkey after the Marmara
Earthquake in 1999. Donations can be made to Unicef Turkish National
Committee at the Cankaya Branch of Is Bank, account number 642066.
Red Crescent gathered Ytl 1.3 million aid The "Only We Can
Understand Them" campaign by the Turkish Red Crescent has
collected 1,375,725 New Turkish Liras (Ytl) and many foundations and
charities have been stirred by criticisms of the level of Turkish
donations. The Turkish Armed Forces (Tsk) have started an aid
campaign, the Mayor of Istanbul Kadir Topbas reported that they
would send water treatment devices and mobile kitchen and build a
bread factory and the Health Workers Trade Union pledged to donate
$10,000 of aid for victims. Jakarta- (Cihan News Agency(zaman.com)
14.01.2005
|
SCARSA
SENSIBILITA'
In
seguito alle critiche piovute sulla Turchia accusata di essere poco
sensibile di fronte al disastro del sud-est asiatico, l'Assemblea
degli Esportatori (Tim) ha dato il via ad una campagna di aiuti
economici a favore delle popolazioni colpite.
After
the 'disaster of the century' in South Asia, there has been
criticism of the level of Turkish aid to the region.
Many countries from Germany to Japan have given financial aid
amounting to billions of dollars in addition to ministerial level
contributions to the region. While Ankara has yet to go beyond oral
messages, within the framework of a campaign by the Turkish Red
Crescent aid of about $1 million has been collected so far.
Describing this picture as "unacceptable", Turkish
businessmen took the first step yesterday declaring mobilization led
by exporters' organization, the Turkey's Exporters Assembly (Tim).
They began the aid campaign with 1 million New Turkish Lira (Ytl)
and they aim to increase the amount to $25 million.
Tnt Cargo carries drugs and food
One of the world's leading cargo companies, Tnt, will supply
resources to the United Nations (UN) World Food Program (Wfp) and
other aid organizations for emergency aid activities for the
devastated area. While the Tnt has donated 1.5 million euros for
transportation of required supplies and physical aids as well as
their storing and forming of aid coordination teams, the fund formed
by the Wfp received financial aids of 225,000 euros. The Tnt Express
officials, who have been cooperating with the Aviation unit of the Wfp in the region, are forming platform direction teams, which
consist of directors from other regions. These teams will conduct
loading and deployment operations of the emergency aid flights in
the region. (Ercan Baysal/zaman.com)
14.01.2005RIFORMA DELLA
SANITA'
Approvata
dal Parlamento turco la legge che trasferisce il controllo degli
ospedali dall'Agenzia di Sicurezza Sociale (Ssk) al ministero della
Salute.
The
Turkish parliament approved controversial legislation to
transfer the control of hospitals operated by the Social Security
Agency (Ssk) to the Ministry of Health.
Under the draft law put forward by the Justice and Development Party
government, the health units of public institutions will be
transferred to the Health Ministry. The legislation also will see
the Health Ministry take over the medical facilities at the
parliament itself.
The SSK hospitals mainly serve those patients who are covered by the
state-backed social security insurance and retired pensioners.
The personnel currently working in the SSK establishments will also
be transferred to the Health Ministry. Those who do not wish to work
for the Ministry will be compensated for the termination of their
employment.
The transfer of the Ssk facilities has sparked numerous protests
throughout Turkey, with many social security beneficiaries fearing
that they will lose many of the advantages they enjoyed under the
old system. (NtvmSnbc)
14.01.2005
TURISMO:
UN RECORD
Qualcosa
come 17 milioni di presenze, il che ha portato nelle casse turche un
bel po' di valuta. Basti pensare che il mese di dicembre,
notoriamente freddo, ha visto l'arrivo di 789.188 visitatori con un
notevole aumento rispetto all'anno precedente.
Following
the exciting news of a record $64 billion in exports, the Turkish
tourism sector has similar success to report. The target of 15
million tourists for 2004 was surpassed and $13 billion in revenue
is expected.
The World Tourism Organization had previously announced that Turkey
would meet its target in 2010. A statement released by the Culture
and Tourism Ministry says that 13.7 million foreign tourists entered
Turkey in 2003. The Ministry stressed that Turkey has become one of
the most popular tourist destinations in the world. According to
official data, 789,188 tourists came to Turkey in December 2004, a
22.57 percent increase over the same month in 2003. (Economy News
Services/zaman.com)
14.01.2005 |
RAPITO
IMPRENDITORE TURCO
Il
sequestro è avvenuto a Baghdad fuori di un albergo. Uccisi sette
dipendenti.
Un
commando armato ha sequestrato fuori da un albergo di Baghdad un
imprenditore turco ed ucciso a raffiche di mitra sette suoi
dipendenti che si trovavano a bordo di un pullmino. "Alle 06.00
di giovedì mattina 13 gennaio, come ogni mattina, sette dipendenti
di una impresa edile turca erano arrivati a bordo del pullmino per
prelevare il loro capo, Abdel Kader Tam", ha raccontato un
impiegato dell'albergo. "Questa volta ad attenderli c'erano due
automobili con a bordo dieci uomini armati. Quando è arrivato il
pullmino hanno aperto il fuoco, ucciso tutti i sette gli occupanti e
sequestrato il loro capo". (take Agi/Afp)
14.01.2005 |
INCIDENTE FERROVIARIO
E'
avvenuto nella stazione di Ankara per il mancato funzionamento dei
freni di un tremo merci. Almeno due morti e tre feriti.
E' di almeno 2 morti e tre feriti il bilancio dell'incidente
ferroviario avvenuto nella stazione di Ankara giovedì mattina 13
gennaio. Stando a quanto riferito dai mezzi di informazioni
turchi, un treno merci che stava entrando nella stazione ha
investito un convoglio fermo sul binario. L'incidente sarebbe stato
provocato dal mancato funzionamento dei freni del treno merci. (take
Adnkronos/Dpa)
14.01.2005
PRODUZIONE DI GREGGIO
BLOCCATA
Azioni
di sabotaggio nel nord dell'Irak. Colpiti i pozzi che portano il
petrolio a Ceyhan in Turchia.
La produzione di greggio nel nord dell'Irak è di fatto
completamente bloccata in seguito a diverse azioni di sabotaggio
contro infrastrutture petrolifere, fra cui oleodotti per
l'esportazione, quello attraverso la Turchia che arriva a Ceyhan, e
per l'alimentazione delle centrali elettriche. "L'intero
sistema è virtualmente bloccato. Prevediamo una settimana di tempo
per ripristinare il funzionamento delle raffinerie e altro tempo
ancora per riprendere le esportazioni 2, ha ammesso una fonte. I
pozzi del nord producono 700 mila barili al giorno, 55 mila dei
quali destinati all'esportazione attraverso l'oleodotto che
attraversa la Turchia fino ad arrivare al porto mediterraneo di
ceyhan e che è statp sabotato. (take Adnkronos)
14.01.2005
ARRESTATO
IL NIPOTE DELL'EX PRESIDENTE DEMIREL
L'accusa è
quella di frode su larga scala nell'ambito di un istituto di
credito.
A Turkish court arrested a nephew of former Turkish president Suleyman Demirel over
charges of large-scale fraud in a bank he formerly owned, Anatolia
news agency reported.
Yahya Murat Demirel was sent to an Istanbul prison several hours
after he was discharged from hospital where he was rushed last
Friday after he took a drug overdose during a court hearing
following his extradition from Bulgaria.
His lawyers have argued that Demirel is psycologically unstable and
should stay in hospital.
Demirel, who was banned from leaving Turkey, was arrested in the
port city of Bourgas, eastern Bulgaria, along with his wife on
December 31 after the couple arrived on board a Turkish ship
carrying false identity documents.
The businessman, whose uncle served as Turkey's president between
1993 and 2000, is accused of syphoning 1.2 billion dollars (900,000
euros) from the now-defunct Egebank which he owned until 1999 when
it came to the brink of collapse and was seized by banking
authorities. (Afp)
14.01.2005
TERREMOTO NELLA PROVINCIA
DI MUGLA
Il
sisma ha avuto una magnitudo 5.1 della scala Richter. Molta paura ma
un solo ferito.
Un terremoto di moderata entità
con una magnitudo 5.1 nella scala Richter ha colpito le coste
meridionali della Turchia, causando panico fra gli abitanti. Almeno
una persona è rimasta ferita.
Il sisma è stato registrato alle 1.48 (ora locale) della notte con
epicentro nella provincia di Mugla. Sono seguite diverse scosse di
assestamento, risentite anche nella vicina provincia di Aydin.
Un uomo è stato ricoverato in ospedale nell'isola di Maramara, con
ferite lievi, riportate dopo essersi buttato dal balcone in preda al
panico. (ApCom)
14.01.2005
BEATO DEL
TURCO
Nuovo
spettacolo del Gruppo Teatrale per il Dialetto al Verdi di Muggia.
La storia di un uomo con quattro moglie che a tutte quattro comanda
fino alla prematura morte avvenuta a Costantinopoli.
S'intitola "Beato Del
Turco" il nuovo spettacolo del Gruppo Teatrale per il Dialetto,
diretto da Gianfranco Saletta, arrivato a Muggia al Teatro Verdi.
Dopo i successi degli anni passati, anche questo allestimento è
tratto da un racconto di Lino Carpinteri e Mariano Faraguna. Questa
volta lo spettacolo è un allestimento originale basato sulle
divertenti "maldobrie" della coppia di autori triestini.
"Beato il turco" è una frase che ripeteva sempre il
povero Giuseppe Giadrossich di Lussingrande, proprietario
dell'Agenzia "Beato il turco che ha quattro moglie e che a
tutte quattro comanda", con sede distaccata a Costantinopoli.
Purtroppo però, con la sua prematura ed improvvisa scomparsa
avvenuta in Turchia, si pone l'annoso problema di far rientrare la
salma nella natia isola quarnerina: questo compito viene affidato
allo scorbutico Comandante Bogdanovich che sulla sua nave, il
"Pandora", possiede, per queste dolorose circostanze, una
apposita cella frigorifera. (take Adnkronos/Adnkronos Cultura)
14.01.2005 |
LE STREGHE
DI SMIRNE
Prima fatica
letteraria di Mara Meimaridi, una antropologa con alle spalle studi
di filosofia, archeologia ed astrofisica. "Un divertentissimo
catalogo di cattiverie, astuzie e sapienze femminili per conquistare
e sottomettere i maschi".
Ecco un bel libro. Pubblicato da
<edizioni e/o>, ecco un simpatico romanzo scritto da Mara
Meimaridi, una antropologa con alle spalle studi di filosofia,
archeologia e astrofisica. E' una prima fatica ma già dal titolo - Le
streghe di Smirne - ci si può fare un'idea del suo contenuto.
Ma limitiamoci a quello che si legge nella nota della casa editrice:
"Un divertentissimo catalogo di cattiverie, astuzie e sapienze
femminili per conquistare e sottomettere i maschi, sbaragliare la
concorrenza e difendersi dall'emarginazione. A Smirne, città
cosmopolita sulle coste della Turchia, a cavallo tra il
diciannovesimo e ventesimo secolo, un gruppo di donne tesse trame
diaboliche, intrighi e inganni, in un mondo di subalternità
femminile, fame e conflitti tra etnie. La strega turca Attarte è la
'madre', colei che 'vede', decide e cambia i destini. Sotto la sua
guida le greche Eftalìa e la figlia Katina compiranno un'ascesa
sociale strepitosa, sollevandosi dalla miseria per arrivare al
controllo della città attraverso i successivi matrimoni di Katina
con magnati del cotone e del tabacco, armatori e pascià.
Dopo un avvio nella normalità dell'oggi, il romanzo ci trasporta in
un mondo dove domina l'esperienza magica e sessuale delle donne.
Grazie al calibrato alternarsi d'ironia e di ricostruzione storica, Le
streghe di Smirne è stato uno dei maggiori successi
editoriali degli ultimi anni in Grecia.
Una delle pagine più belle del libro (320) è quando si parla di
Costantinopoli:
Andarono in giro per la città. Sirios (uno dei protagonisti, ndr)
sembrava conoscere anche le pietre più insignificanti. "Qui
c'era questo" e "Qui c'era quello" le indicava. la
cosa più bella erano le storie che le raccontava della città e
della gente. Quelli che le abitavano allora, nei tempi passati. Le
raccontò storie su Bisanzio, gli imperatori, le guerre della Chiesa
ortodossa. Katina fu molto turbata degli scontri e le discordie che
c'erano stati tra tutti, a tal punto che il gelato le cadde dal
piatto sul vestito. Passeggiarono per i giardini e le vie del
piccolo bazar, arrivarono alla chiesa di Santa Sofia, raggiunsero il
Bosforo. Le mostrò le mura, la porta di ferro, la fortezza delle
sette torri, il Ghedì Koulé, e le parlò dei principi tartari che
un tempo erano stati imprigionati qui, e del seguito del sultano,
delle donne del palazzo di quei tempi, vestite di seta, broccato,
damasco e altre stoffe pregiate. Le donne del palazzo si ornavano di
pietre preziose genovesi, di ambra proveniente da Dadsih e mettevano
perle tra i capelli. E ancora le disse della Sublime Porta con i
suoi quaranta custodi, per la quale passavano pascià, generali e
principi. Le raccontò dei mercati di schiavi all'Eskì Han, dei
mamelucchi e delle belle schiave. salirono verso le fortezze e
dall'alto scrutarono i due mari, la Biitinia, da dove erano arrivati
popoli e popoli per conquistare Costantinopoli....
Prezzo euro 16,00
14.01.2005
UNO
SGUARDO SULL'ORIENTE
Una
serie di conferenze che spaziano dalla storia dell'Impero turco,a
Dante, all'Islam in generale.
Gentile come sempre, la storiografa Elisa Petitta ci ha inviato una
notizia ripresa dal sito web
http://www.cde-bagnoaripoli.it/cde/incontri/gobettiturchi04.htm
che <Turchia Oggi> riporta in pagina. Si tratta di una serie
di conferenze che spaziano dalla storia dell'Impero turco, a Dante,
all'islam in generale. Questo il programma..
|
Martedì
25 gennaio 2005 ore 17.00/19.00
Simone Rovida
L'Islam: origini e
sviluppi medievali
Martedì
1 febbraio 2005 ore 17.00/19.00
Sergio Sammicheli
La storia dell'impero turco dalla nascita fino al
tramonto
Martedì
8 febbraio 2005 ore 17.00/19.00
Leonardo Bucciardini
Dante e l'Islam
Martedì
15 febbraio 2005 ore 17.00/19.00
Valerio Del Nero
Gli umanisti e la caduta di Costantinopoli
Martedì
22 febbraio 2005 ore 17.00/19.00
Giovanni De Lorenzo
L'architettura nella Costantinopoli ottomana
Martedì
1 marzo 2005 ore 17.00/19.00
Guglielmo Lattanzi
L'impero ottomano e la nascita della questione
nazionale: i curdi, gli armeni e gli arabi
Martedì
8 marzo 2005 ore 17.00/19.00
Carlo Calossi
Firenze e l'Oriente
Martedì
15 marzo 2005 ore 17.00/19.00
Lucia Melone
Icona: dall'Irrappresentabile all'Immagine divina
Martedì
22 marzo 2005 ore 17.00/19.00
Sergio Sammicheli
La nascita della Turchia moderna: dalla prima guerra
mondiale ai giorni nostri
In occasione di quest'ultimo incontro Cesare Trevigne
parlerà su
L'ultimo pittore alla corte del Sultano
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L'INIZIATIVA
SI SVOLGERÀ PRESSO IL:
Liceo
Scientifico "Piero Gobetti"
Via Roma 77 - Bagno a Ripoli
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PER
INFORMAZIONI:
Centro di Documentazione Educativa
Via
Belmonte 38 - 50011 Ponte a Niccheri
Tel. 055645879-055645881 Fax 055644338 E-Mail
cde@comune.bagno-a-ripoli.fi.it
Liceo Scientifico "Piero Gobetti"
Via
Roma 77 - 50012 Bagno a Ripoli
Telefax 0556510107 - 0556510035
U.R.P. del Comune di Bagno a Ripoli
Tel.
0556390222
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La
partecipazione è gratuita e, su richiesta, potrà essere
rilasciato un attestato.
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UNIVERSIADI
Turchia
e Cina si contendono l'organizzazione dei Giochi invernali del 2009.
Il presidente della Ito, Mehmet Yildirim, ha annunciato che la sede
prescelta in Anatolia è quella della provincia di Erzurum.
 Turkey
and China will compete to organize the Winter World University Games
that will be held in 2009.
The Chairman of the Istanbul Chamber of Commerce (Ito), Mehmet
Yildirim, announced that they have given all of the
support it can to Turkey's candidate province, Erzurum.
Yildirim said: "The conditions of climate and nature, which
were seen as the biggest hurdles against the development of the
Eastern Anatolia besides the socio-economic and political problems,
does not create any other alternative for development except tourism."
If the Winter World University Games are held in Erzurum in 2009,
added Yildirim, it will be a big step toward hosting the 2014 Winter
Olympics.
Yildirim continued: "Candidates, Harbin from China and Erzurum
from Turkey, will compete at the Innsbruck city of Austria this
weekend. As the Istanbul Chamber of Commerce, we will be there to
support Erzurum's candidacy and make a presentation to introduce our
support by our Regional Development Project." (Economy News
Service/zaman.com)
14.01.2005 |
AMICHEVOLE
Il
ricavato della partita tra giocatori turchi e stranieri, che si
terrà il 2 febbraio prossimo nello stadio Inonu di Istanbul, andrà
in beneficenza per le vittime dello tsunami.
Amichevole di beneficenza tra
una selezione di giocatori turchi e una di stranieri che giocano in
Turchia, per le vittime dello tsunami.
La partita - ha precisato la Federcalcio turca - si giocherà il 2
febbraio allo stadio Inonu di Istanbul e l'intero ricavato verra'
versato alla Fifa, perché lo devolva in aiuti alle popolazioni
colpite dal maremoto. (take Ansa)
14.01.2005
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