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GOVERNO IN
ANSIA
Atmosfera
tesa ad Ankara per i <paletti> innalzati dall'UE.
Ma il
Primo Ministro turco, Recep Tayyp Erdogan, è stato categorico:
nessun diktat da parte di Bruxelles. Occorre attenersi a Copenaghen.
''Ci sono molti
problemi. L'atmosfera è
tesa. Stiamo resistendo'' - ha dichiarato il ministro degli Esteri
turco Abdullah Gul prima di partire per Bruxelles,
con riferimento alle ''nuove condizioni'' ed ai ''paletti''
che l'Unione europea starebbe per porre sul cammino della
Turchia verso l'adesione all'UE.
Si sono sensibilmente intensificate, in queste ultime ore, le
preoccupazioni del Governo di
Ankara a poco meno di una settimana dal vertice europeo
di Bruxelles del 17 dicembre, dove i Capi di Stato e di Governo
dell'UE diranno probabilmente un ''si' condizionato'' all'avvio
di un negoziato non irreversibile, ma ''open ended'' (e
cioé aperto sia per quanto riguarda il suo termine sia per quanto
attiene al suo esito).
Lo stesso Gul, prima di partire per Bruxelles, ha definito ''più
negativa della prima'' la seconda bozza del memorandum che
gli ambasciatori e la Commissione dell'UE hanno preparato per
i Capi di Stato e di Governo in vista del vertice stesso.
Due aspetti di questa seconda bozza preoccupano in particolare
il Governo di Ankara: il primo è la volontà di Bruxelles
di menzionare apertamente nel documento con cui al vertice
sarà offerto alla Turchia un negoziato (per una data da decidere
nel corso del 2005) la possibilità di un cambiamento futuro
di oggetto, dalla piena membership alla partnership privilegiata,
un'ipotesi quest'ultima che il Governo turco considera
una retrocessione rispetto alle promesse europee del passato.
''L'obbiettivo della piena membership non è negoziabile. Non
si possono cambiare le regole del
gioco dopo che la partita è cominciata''
- ha dichiarato ancora una volta oggi il premier Recep Tayyip
Erdogan.
Il secondo aspetto preoccupante per Ankara è la richiesta europea
di un riconoscimento turco della Repubblica di Cipro prima
di cominciare il negoziato stesso con l'UE, una richiesta che
- secondo fonti diplomatiche europee- un numero crescente di Paesi
membri sta esprimendo con crescente determinazione, ma che Ankara
non potrebbe mai accettare, se non contestualmente ad una soluzione
politica della divisione dell'isola che riconosca le due
nazioni esistenti a Cipro.
''Solo le Nazioni Unite possono chiederci di riconoscere la Repubblica
di Cipro. L'UE ha commesso l'errore di ammettere Cipro
greca (la Repubblica di Cipro,ndr) come suo membro nonostante
i greco-ciprioti abbiano respinto il piano Annan, mentre
la Turchia lo ha appoggiato. Ora la membership della Turchia
non può dipendere dal problema cipriota''- ha proseguito
Erdogan.
Crea acute ansie poi ad Ankara il fatto che nella stessa ultima
bozza preparata a Bruxelles per il vertice, su insistenza della
Francia, ''nell'interesse dei Paesi membri'', si mette persino
in dubbio ''la capacità dell'UE di assorbire nuovi Stati,
mantenendo attivo il processo di integrazione''. Questa dizione
- secondo Ankara - non solo darebbe forza alle proposte di
indire referendum popolari sulla adesione della Turchia, ma potrebbe
segnalare l'intenzione di alcuni Paesi a dichiarare chiuso
il processo di allargamento dell'UE, pur riconoscendo che la
Turchia sarebbe pronta all'adesione e nonostante le promesse fatte
in passato ad Ankara.
''L'Europa non può imporre nuove condizioni. L'Europa ha posto
le sue precondizioni a Helsinki nel 1999. Nuove condizioni sarebbero
inaccettabili'' - ha dichiarato Erdogan ricordando il suo
leit motiv, secondo cui ''la Turchia giocherà nell'UE un ruolo
chiave nel promuovere il dialogo tra le civiltà''.
Tre sono - secondo il governo turco - i punti fermi a cui il vertice
di Bruxelles dovrebbe rispondere positivamente:
1.
l'attestazione che la Turchia ha realizzato i criteri di Copenaghen.
2. fissare, senza rinvii, una
data precisa per l'inizio di un negoziato
irreversibile ed incondizionato.
3. il negoziato dovrebbe avere come oggetto la piena membership
e non prevedere alternative, come
la partnership privilegiata. Ma
a Bruxelles sembra spirare un'aria molto diversa. (Lucio Leante/Ansa)
11.12.2004
TOLLERANZA ZERO SU TORTURA
E MALTRATTAMENTI
Il
riferimento nella bozza del documento che sarà posto lunedì
prossimo, 13 dicembre, all'attenzione degli ambasciatori europei. Un
<paletto> messo all'ultimo momento.
C'è un riferimento alla messa in opera della tolleranza zero nei
confronti ''della tortura e dei
maltrattamenti''
nella bozza di conclusioni dei Capi di Stato e
di
Governo dell'UE, che il 17 dicembre a Bruxelles dovranno
pronunciarsi sull'apertura
dei negoziati di adesione della
Turchia
all'Unione.
Il progetto passerà nei prossimi giorni all'esame degli
ambasciatori europei che
potrebbero intervenire con delle
modifiche,
e lunedì 13 dicembre sarà sul tavolo dei ministri
degli
Esteri dell'UE e quindi potrebbe subire ulteriori
cambiamenti.
Per gli osservatori a Bruxelles, il riferimento
all'attuazione
pratica della tolleranza zero per tortura e
maltrattamenti
è stato rimesso sul tavolo da alcune
delegazioni,
tra cui quella francese e austriaca, con un duplice
obiettivo:
rassicurare l'opinione pubblica interna, ma anche per
inviare
un messaggio ad Ankara affinché mantenga fermo e
irreversibile
il processo di riforma politica.
Di fatto, il Governo turco ha già adottato una linea tesa a
garantire tolleranza zero
nei confronti dei casi di tortura e di
maltrattamento.
Il problema e' l'attuazione pratica della
legislazione
in quanto le organizzazioni non governative
denunciano
ancora numerosi casi.
Secondo esperti a Bruxelles
l'aspetto positivo è che ora si
tengono
dei processi per far luce sulle denunce, mentre in
passato
prima di portare il caso in sede giudiziaria era
necessaria
un'autorizzazione amministrativa.
Nella bozza di conclusioni che passerà all'esame degli
ambasciatori europei si fa
anche riferimento alla ''capacità di
assorbimento''
di nuovi Stati membri da parte dell'UE: un
elemento
già previsto dalle conclusioni del Consiglio europeo
di
Copenaghen del 1993, che aveva fissato i criteri di adesione
dei Paesi candidati.
Nel testo si dice che la
''capacita' di assorbimento di nuovi
membri
da parte dell'Unione, conservando lo slancio di
integrazione
europea, e' un elemento importante da prendere in
considerazione
nell'interesse generale dell'UE e dei Paesi
candidati''.
L'introduzione di questo elemento, secondo quanto
appreso,
è stato richiesto dall'Austria, che rappresenta uno
degli
stati più scettici nei confronti di un'apertura del
negoziato
di adesione con la Turchia.
Nel progetto di conclusioni sono previste anche clausole di
salvaguardia, con
riferimento alla libera circolazione dei
lavoratori.
Tra i nodi importanti da sciogliere da parte dei leader
europei c'è la fissazione
della data di avvio dei negoziati, ma
anche
quale sarà la loro natura e il loro obiettivo finale.
Secondo alcuni stati membri dovrebbe essere stabilito chiaramente
che l'apertura dei negoziati, non solo non ne
assicura
la chiusura ma potrebbe sfociare anche in un risultato
diverso dall'adesione, ad
esempio in un partenariato speciale. Un'idea
che è già stata fortemente respinta da Ankara. (take Ansa)
11.12.2004
ADESIONE, UN'OPPORTUNITA'
Il
ministro degli Esteri italiano, Gianfranco Fini, è stato molto
chiaro: non c'è senso a proporre soluzioni alternative, come il
partenariato, se non irritare l'opinione pubblica turca.
''Se in Italia non vi
è un dibattito acceso sull'adesione della Turchia all'Unione
europea come accade
in altri Paesi è perché gli italiani vedono nell'adesione turca
piuttosto
una opportunità''. E' quanto ha affermato il ministro degli
Esteri,
Gianfranco Fini, a margine dell'incontro del Consiglio
Atlantico
al quartier generale della Nato a Bruxelles. ''Perché in
Italia la
questione turca non preoccupa? Perché - si è chiesto ancora
Fini- non
ci sono posizioni così radicali come in Francia e Germania?
Evidentemente perché l'opinione pubblica percepisce l'adesione
piuttosto
come opportunità che come rischio''. Riferendosi alla
posizione
del Carroccio il ministro di è limitato ad osservare: ''che
poi vi
siano da parte della Lega sottolineature di alcuni problemi che
sono
certamente sul tavolo, lo so''. Fini ha aggiunto che ''mi sono
confrontato
con tutte le forze politiche e ho preso buona nota delle
perplessità
leghiste. Ma non credo si possa imputare al Governo
italiano
una mancanza di dibattito''.
Il titolare della Farnesina ha espresso forti
dubbi
sulla possibilità che si possa tenere un referendum sulla
questione
dell'adesione della Turchia. ''la Costituzione italiana - ha
spiegato
Fini - è molto chiara: ditemi voi quale articolo si possa
attivare
per fare un referendum...''.
Fini si è anche detto contrario all'ipotesi ventilata da alcuni
Paesi, tra
cui la Francia, che i negoziati possano arrivare a una
soluzione
diversa dalla piena membership all'Unione europea. Della
questione
ne ha parlato con il ministro degli Esteri francese Michel
Barnier,
in un incontro bilaterale a margine dell'odierno Consiglio
Atlantico.
''Quello con la Turchia - ha spiegato il ministro -
è un
negoziato atipico rispetto a tutti gli altri perché prevede
esplicitamente
la possibilità di interromperlo. Quindi, non c'è
alternativa:
l'ipotesi che qualcuno fa di un partenariato speciale non
la capisco
perché non si tratta di un negoziato che necessariamente
debba
avere una conclusione positiva, anche se il mio auspicio
naturalmente
è che l'esito sia positivo''.
Il
ministro si è chiesto quale sia ''il senso di proporre
alternative,
se non quello di irritare l'opinione pubblica turca e di
creare
l'impressione che l'Unione europea non tiene fede agli impegni
presi''.
Di qui un monito, chiedendo di immaginarsi ''che cosa
potrebbe
accadere in un Paese governato da un partito che è di origini
islamiche
- ha affermato Fini - dopo che la UE ha giustamente chiesto
tanti
esami, che la Turchia ha superato, e dopo che l'UE chiede
giustamente
un monitoraggio. Vi è la preoccupazione che si posa
spingere
l'opinione pubblica verso l'estremismo''.
Fini ha ricordato infine che ''è stata la Turchia a
chiedere
l'adesione, non che l'UE per chi sa quale ragione abbia poi
chiesto''
l'ingresso di Ankara. Infine il capo della diplomazia
italiana
ha voluto sottolineare come la Turchia sia ''un esempio di
piena
accettazione dei valori democratici da parte di una popolazione
che è a
sua grande maggioranza islamica''."La
Turchia - ha osservato Fini - è li a dimostrare la piena
compatibilità
tra l'islam e i valori democratici''. (take Adnkronos)
11.12.2004
"APERTURA NEGOZIATO"
E'
quello che auspica il vicepresidente dell'Esecutivo UE, Franco
Frattini, a proposito dell'adesione della Turchia al Club dei 25.
Franco Frattini si è
schierato ancora una volta a favore dell'avvio dei negoziati di
adesione della Turchia all'Unione Europea, di cui si discuterà al
prossimo Consiglio del 16 e 17 dicembre. Il commissario alla
Giustizia e vicepresidente dell'Esecutivo di Bruxelles ha ricordato
le raccomandazioni della precedente Commissione che aveva
sollecitato l'apertura delle trattative.
"Non aprire un negoziato con la Turchia vuol dire secondo la Commissione,
ed è giusto, chiudere le porte in faccia a un Paese che ha fatto
passi avanti straordinari sulla strada delle riforme", ha
sottolineato Frattini a margine del convegno "Sponde 2004"
alla Farnesina. "Io spero che Paesi membri UE seguano
suggerimento della commissione", ha proseguito, "auspico
che il negoziato si apra". (take Agi)
11.12.2004
MANIFESTAZIONE
A MILANO
Indetta
per il 19 dicembre dalla Lega per protesta contro una eventuale
apertura dei negoziati a favore di Ankara, vedrà tra gli aderenti
anche il ministro della Giustizia italiano Roberto Castelli.
Roberto Castelli, dismette
"la veste da ministro della Giustizia per indossare i panni del
militante" della Lega, ed invita tutti a partecipare alla
manifestazione del 19 dicembre a Milano per chiedere un referendum
sull'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Una manifestazione
importante per due ragioni, spiega, la prima perché si tratta di
"un tema importantissimo che va al di là dei temi, pur
importanti, delle tasse o del governo. Questo riguarda la nostra
vita e quella dei nostri discendenti", e la seconda perché
"è la prima grande manifestazione che la Lega fa quest'anno.
E' stata voluta da Bossi in persona e lui ci seguirà. Bossi -
sostiene Castelli - segue sempre tutto: dal terremoto a Brescia alla
questione della riforma della giustizia". E allora "sarà
con noi e ogni uomo in più alla manifestazione sarà una piccola
gioia in più per lui". "La Lega - dichiara Castelli
intervenendo ai microfoni di <Radio Padania Libera> - è destinata a
fare da avanguardia, anche intellettuale. So per certo che ci sono
altre forze culturali in Italia contrarie all'ingresso della
Turchia, ma non hanno il coraggio di dirlo. Quindi la Lega deve
sobbarcarsi anche questo fardello. Andare contro corrente, contro il
pensiero unico che vuole tutti i popoli uguali. Noi abbiamo però il
dovere di dire le cose come stanno".
Castelli critica poi il fatto che la discussione si sia tenuta
venerdì quando "il Parlamento è vuoto. Questo la dice lunga.
Non si volevano dire certe cose a Parlamento gremito, ma noi il
dibattito lo vogliamo aprire. Non si può prendere una decisione
così importante nelle segrete stanze. Il popolo deve partecipare e
poi decidere". (take Agi)
11-12.2004
GISCARD: IMPARIAMO AD
ESSERE 25
Per
il presidente della Convenzione europea - che insiste sul fatto di
una Turchia affatto europea - occorre fare una pausa di riflessione
prima di dire sì all'ingresso di Ankara.
''Non facciamo l'allargamento a
tappe
forzate. L'Europa si fermi un attimo. Impariamo per il
momento a
funzionare in 25'': lo ribadisce con forza Valery
Giscard
d'Estaing, presidente della Convenzione, sottolineando
che la Turchia è ''un Paese
dell'Asia'', fa parte di ''un
ambiente
importante, ma che non è europeo''.
Che la Turchia sia asiatica ''non è una critica, ma un
fatto - spiega
Giscard in un'intervista al settimanale <Paris
Match>
- più del 90% del suo territorio
è in Asia, il 90% delle sue frontiere è con i Paesi
asiatici,
le grandi risorse delle regioni confinanti sono in
Asia.
Quando si affronta il grande dibattito sui valori in
Europa
e si cerca di specificare il catalogo di questi valori,
ci si accorge che,
storicamente, i turchi non hanno condiviso
nessuno
di quei valori con noi...è il riconoscimento di una
differenza.
E poi sarebbe paradossale - insiste - che l'ultimo
arrivato
fosse quello con maggiori poteri! Nella Costituzione, i
poteri sono legati
alla popolazione. Ora, se la Turchia entrasse
in
Europa, avrebbe la popolazione più numerosa fra gli Stati
membri dell'UE, e
diventerebbe il principale paese a prendere
decisioni''.
La soluzione migliore è una ''partnership
privilegiata,
come saremmo condotti a fare con gli altri
principali
vicini''.
Quanto all'allargamento in genere, rispondendo a domande sul
futuro europeo di
Russia o Ucraina, Giscard precisa che
''bisogna
fermarsi un momento, un lungo momento. Primo per
riuscire
a far funzionare l'Europa a 25, abbiamo bisogno di una
pausa dopo
l'adesione di Bulgaria e Romania! Non si fa
l'allargamento
a tappe forzate! Un problema si porrà nei
prossimi
anni: quello della situazione nei Balcani, che
appartengono
effettivamente al territorio europeo, quando
avranno
raggiunto il grado di pacificazione, di funzionamento
democratico,
di tolleranza delle minoranze necessari nell'Unione europea.
Questo avverrà, ma non subito''. (take Ansa)
11.12.2004
MERKEL E STOIBER SCRIVONO A
SCHROEDER
In
Germania i leader dell'opposizione conservatrice manifestano la loro
preoccupazione per la questione Turchia ed insistono per una
partnership privilegiata nei confronti della Turchia.
In Germania i leader dell'opposizione conservatrice, Angela Merkel
della Cdu e Edmund Stoiber
della Csu, hanno ribadito con forza la loro contrarietà alla prospettiva
di ingresso della Turchia nella UE scrivendo al riguardo
una lettera al cancelliere Gerhard Schroeder (Spd).
Come ha riferito con evidenza in prima pagina la <Frankfurter
Allgemeine Sonntagszeitung>, Merkel e Stoiber si sono appellati a Schroeder
chiedendogli
di impedire l'avvio di negoziati miranti alla piena adesione
di Ankara all'Unione. Una decisione su questo tema è attesa
al vertice europeo in programma a Bruxelles il 17 dicembre
prossimo.
Secondo i leader di Cdu e Csu, è necessario evitare che con
l'eventuale
negoziato si instauri una sorta di "automatismo" su
una sicura
adesione della Turchia. A questo riguardo Merkel e
Stoiber
esprimono nella lettera ''grande preoccupazione'' per il
futuro dell'Unione
europea.
A Schroeder i due esponenti conservatori chiedono invece di
sostenere la
posizione della Cdu-Csu favorevole non alla piena
adesione
ma a una forma di "partnership privilegiata" della
Turchia con la UE.
Un portavoce del Governo ha tuttavia respinto la
richiesta
di Angela Merkel e Edmund Stoiber. Il Cancelliere
Schroeder
infatti ha a più riprese sottolineato la sua
posizione
favorevole a negoziati che portino a una piena
adesione
di Ankara all'Unione europea, anche se in tempi non troppo
rapidi. (take Ansa)
11.12.2004
CHIESE TEDESCHE CONTRARIE ALL'INGRESSO
Secondo
il presidente della Conferenza Episcopale di Germania, la Turchia è
ancora molto lontana dagli standard di un normale Stato europeo.
A pochi giorni dal vertice dei Capi di Stato e di Governo
dell'Unione Europea che il 16 e 17 dicembre
a Bruxelles dovrà decidere la data d'inizio delle trattative
per l'adesione della Turchia all'Unione, anche i
massimi esponenti delle chiese cristiane tedesche sono intervenuti in argomento
per esprimere la loro opposizione al progetto.
Sul giornale domenicale <Bild am Sonntag> il presidente
della Conferenza Episcopale di Germania, cardinale Karl
Lehmann, dichiara infatti che "purtroppo la Turchia è ancora molto lontana dal
raggiungere gli standard di un normale Stato
europeo in tema di diritti umani. In linea di principio", aggiunge il prelato,
"in quel Paese ognuno ha il diritto di scegliere
la propria fede, ma le Chiese cristiane sono emarginate".
Lehmann
sottolinea poi che in settori della società turca vige un
atteggiamento aggressivo e privo di
rispetto
nei confronti dei cristiani, e chiede inoltre che alle
stesse istituzioni
ecclesiastiche cristiane sia consentito
acquistare
e possedere proprietà. "E' necessario che sia
consentita
la costruzione di chiese, e non soltanto in casi
eccezionali",
conclude il cardinale, al quale si associa il
vescovo
evangelico Rolf Koppe, secondo cui "in Turchia non
esiste libertà di
religione per i cristiani, poiché non
esistono
le basi giuridiche per questo".
(take Agi)
11.12.2004
DISGELO POLITICO
Firmati
sei accordi di cooperazione tra Russia e Turchia. Stretta di mano
Vladimir Putin-Ahmet Necdet Sezer. Eccezionali misure di sicurezza.
 Eccezionali misure di sicurezza sono state dispiegate ad Ankara per
la visita del presidente
russo Vladimir Putin, la prima in Turchia di un presidente
russo in 32 anni, che era stata preceduta dall'allarmante arresto a
Istanbul di 12 persone armate,
9
ceceni e 3 turchi, sospettate di preparare un attentato contro
lo stesso Putin ed è stata
caratterizzata dalla firma
di sei accordi bilaterali.
Le strade del centro della capitale turca sono bloccate e
migliaia di poliziotti
hanno vigilato per le strade.
La visita di Putin ad Ankara ha avuto come obbiettivo soprattutto
quello di intensificare la cooperazione economica tra i due
Paesi, ma ha rivestito anche
un'importanza politica, dato che
ha
rappresentato - secondo quanto ha dichiarato il ministro degli
Esteri russo, Sergei Lavrov
- ''l'inizio di una nuova fase
dinamica
e progressiva'' nelle relazioni storicamente difficili
tra i due Paesi che oggi
costituiscono, invece, secondo lo
stesso
Lavrov, un ''importante fattore nella stabilità
regionale
ed internazionale''.
Putin, dopo aver partecipato ad una cena in suo
onore
offerta dal presidente turco Ahmet Necdet Sezer,
ha
visitato il mausoleo di Ataturk e, dopo un nuovo
colloquio
con lo stesso Sezer, ha firmato con lui 6 accordi
bilaterali
di cooperazione, di cui uno di prevenzione contro le
attività
terroristiche, uno di cooperazione culturale (''per
promuovere
l'amicizia e la partnership tra i due Paesi) e 4 di
cooperazione
economica (uno di cooperazione nelle industrie di
difesa,
uno di protezione dei diritti negli scambi tecnici e
militari,
uno di cooperazione tra le rispettive industrie di
stato
per il gas naturale, la <Botas> e la <Gazprom> ed un
accordo tra
le rispettive banche <Eximbank>). Putin ha poi incontrato il
presidente del Parlamento turco,
Bulent Arinc, e ha tenuto un discorso, al Forum russo-turco
al quale ha preso la parola
anche il premier turco Recep Tayyip
Erdogan,
con il quale ha avuto un colloquio a due, prima di
ripartire
per Mosca. (take Ansa)
11.12.2004
DICHIARAZIONE CONGIUNTA
Sarà
intensifica da Mosca ed Ankara la cooperazione contro il terrorismo.
La questione cecena ed il caso Beslan. Il problema del Pkk.
Il presidente turco Ahmet Necdet Sezer
e quello russo Vladimir Putin hanno firmato ad Ankara una
''Dichiarazione congiunta per l'intensificazione dell' amicizia e per una partnership
multi-dimensionale'' che contiene,
tra l'altro, l'impegno ad ''intensificare la cooperazione
dei due paesi contro ogni forma di terrorismo''.
''Questa dichiarazione e gli altri accordi che abbiamo firmato
sono esempi concreti di una stretta cooperazione tra
i nostri due Paesi'' - ha affermato Sezer in una conferenza stampa
congiunta con Putin.
Intervenendo alla stessa conferenza stampa, il presidente russo
ha affermato che la Russia e la Turchia ''hanno lo stesso approccio
riguardo la lotta al terrorismo'' ed ha ringraziato la Turchia
per ''l'appoggio morale e politico che ha fornito alla Russia
nella lotta al terrorismo'', in specie in occasione della strage
di bambini di settembre a Berslan in Ossezia del Nord ad opera
di terroristi ceceni.
Tra gli accordi bilaterali firmati, oltre a 4 accordi di carattere
economico, c'è un accordo ''per la prevenzione di azioni
pericolose oltre le acque territoriali''.
Per lungo tempo le relazioni tra
i due Paesi, divisi da una plurisecolare
rivalità geopolitica, sono state avvelenate da reciproche
accuse di sostegno alle organizzazioni separatiste e terroriste
dell'altro. La Turchia accusava Mosca di avere creato in
epoca brezhneviana e di continuare a sostenere il Pkk di Abdullah
Ocalan e Mosca accusava Ankara di fornire riparo e appoggio
ai terroristi ceceni.
11.12.2004
COSE TURCHE
IN EUROPA: REPORTAGE
"Se
la Turchia fosse cristiana non ci sarebbe alcun serio problema al
suo ingresso, ma noi siamo un Paese musulmano. Molti sembrano
dimenticare che la Turchia è uno Stato laico".
Per gentile concessione del collega Marco Sassano, inviato
speciale de <Il Carlino>, <La Nazione>, <Il
Giorno>, pubblichiamo una serie di scritti sulla Turchia
pubblicati nell'edizione di domenica 5 dicembre. Un ringraziamento
da parte di <Turchia Oggi>.
Per i tre
quarti dei settanta milioni di turchi è un obiettivo fondamentale
l'entrata del paese nell'Unione europea. Al tempo stesso tutti
si dicono stupefatti che il 75 per cento dei francesi e dei
tedeschi, secondo quanto affermano i sondaggi, siano fin da ora
contrari al loro ingresso anche se quel momento è lontano una
decina d'anni. Tanto durerà infatti l'avvicinamento della
Turchia agli obbligati standard dei paesi dell'Unione.
L'antica paura dei turchi, sentiti come "diversi" perché
maomettani (non perché poveri visto che non ci sono obiezioni
all'ingresso della poverissima Romania), sembra in verità
condizionare molti europei. A Bruxelles fa un grande effetto che già
oggi, nell'anagrafe della città, il nome più frequente dei
neonati sia Muhammad. E a Copenaghen è comparso in questi giorni il
manifesto di un partito dell'estrema destra che mostra una bambina
bionda sulla quale campeggia la scritta: "Quando andrà in
pensione la Danimarca avrà una maggioranza musulmana".
Sembra così non aver peso in ampi settori dell'opinione pubblica
ciò che i leader del Vecchio Continente hanno più volte ripetuto:
è utile per tutti tenere saldamente legato all'Europa questo
grande paese cultore di un Islam moderato e tollerante, anzi,
potentemente laicizzato a partire dalla rivoluzione di Ataturk
(1923) e dalla lunga serie di colpi di stato militari. "Io voglio
un Allah - ha fatto dire al personaggio principale di "Neve" il
grande scrittore turco Orhan Pamuk - davanti al quale non devo
togliermi le scarpe e non devo inginocchiarmi per baciare la mano a
qualcuno: un Allah che capisca la mia solitudine".
Nella capitale che è ormai vicina ai cinque milioni di abitanti e
che è ricoperta da una cappa di smog per il caotico traffico (un
litro di super costa 2.282.000 lire turche, in euro lo stesso che in
Italia: dal primo gennaio 2005 gli ultimi sei zeri spariranno) tutti
sono in attesa della decisione dell'UE che sarà presa dai capi di
Stato e governo dei 25 Paesi nel Consiglio europeo del 17 e 18
dicembre. Avrà peso anche un possibile veto dei greco-ciprioti che
nell'aprile scorso hanno respinto con un referendum la
riunificazione del paese con la parte turco-cipriota proposta
dall'Onu. Ma, in verità, i politici dell'isola si dovrebbero
attenere alla linea del Governo di Atene.
Il vicepremier e ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, si dice
certo che "da dicembre inizieremo i negoziati per l'adesione"
e non pensa che tutto possa naufragare per le differenze culturali e
religiose: "D'accordo, abbiamo una cultura e tradizioni diverse,
ma quali sono i valori dell'Europa? Democrazia, rispetto dei
diritti dell'uomo e parità tra i sessi. Anche noi li sosteniamo.
E non solo perché fanno parte degli imperativi europei, ma perché
il popolo turco lo ha chiesto. Quanto alla pretesa differenza turca,
possiamo solo dire che arricchirà l'Europa".
Nei palazzi del potere di Ankara si fa discretamente notare che il
dibattito sul "sì" o sul "no" all'ingresso della Turchia
ha un solo paragone nella storia dell'unità europea che è
augurabile non si voglia ripetere: l'aspro e fallimentare
confronto che si ebbe nel 1954 quando i maggiori paesi europei
bocciarono il progetto di una difesa comune, la Ced. Una discussione
che superò gli schieramenti e che spaccò al loro interno i partiti
dei vari paesi concludendosi con una secca sconfitta per il sogno di
un esercito europeo, cardine di una effettiva unità politica.
Tra Europa e Turchia il "fidanzamento" dura ormai da
quarant'anni e il Paese fa già parte dell'Unione doganale,
mentre è membro della Nato da 52 anni: per arrivare al
"matrimonio" vero e proprio con l'UE ne serviranno ancora
molti. La Commissione europea ha posto una lunga serie di rigidi
paletti al negoziato. Gli interlocutori di questa nostra inchiesta
se ne sono detti amareggiati. "Ci sono vari punti nel rapporto
della Commissione - sottolinea Cemil Celik, ministro della Giustizia
e portavoce del governo di Ankara - che ci mettono a disagio e ci
disturbano". Si tratta del fatto che il negoziato sarà "ad
esito aperto" e che esso potrebbe essere interrotto in qualsiasi
momento se la Turchia rallenterà il processo delle riforme, mentre
ad altri paesi dell'Europa centro-orientale è stata concessa la
possibilità di periodi di mora. In buona sostanza Ankara si oppone
a qualsiasi trattamento diverso da quello usato nei confronti di
ogni altro Stato candidato a membro dell'UE. Per rimuovere le
"condizioni capestro" il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan e il
ministro degli Esteri Gul stanno compiendo un meticoloso giro delle
capitali europee.
"Se la Turchia fosse cristiana non ci sarebbe alcun serio problema
al suo ingresso, ma noi siamo un Paese musulmano", tuona
l'ambasciatore Uluc Ozulker. "Molti sembrano dimenticare - aggiunge
- che la Turchia è uno Stato laico, che le riforme di
Ataturk ricalcano i principi della Rivoluzione francese e
dell'Illuminismo e che il Codice napoleonico è sempre in
vigore".
Ma anche all'interno del mondo politico turco vi sono problemi. Ad
esempio, un secco "no" alla trattativa viene dagli islamisti
radicali dell'ex premier Necmettin Erbakan che la considerano
"un buio tunnel" di fronte ai turchi. "Per noi e per voi
europei la coabitazione è l'unica salvezza - replica Erhan Yarar,
esperto governativo per la politica estera - Se l'Europa non vuole
morire ha bisogno della Turchia. Gli Stati Uniti guardano ad est,
alla Cina: la paura di andare verso l'Asia non dovrebbe esistere.
L'Europa deve cooptare la Turchia per motivi strategici".
Il negoziato che potrà aprirsi dopo il 17 dicembre sarà in ogni
caso lungo e difficile. La Turchia ha dichiarato nel 1963 di
aspirare all'ingresso nella Cee e dal 1987 si è messa
tecnicamente in fila per entrare. Ora dovrà lavorare sodo per
l'ultimo, grande salto. "Io sono ottimista - dice lo scrittore
Pamuk - L'ottimismo è un dovere morale nei paesi poveri del
mondo". (Marco Sassano inviato speciale del Carlino, Nazione,
Giorno/edizione di domenica 5 dicembre)
11.12.2004
ISLAM
MODERATO: LA SCOMMESSA FIRMATA ERDOGAN
Personaggio
centrale della trattativa per l'ingresso della Turchia nell'Unione
è ovviamente il Primo Ministro. I criteri fissati a Copenaghen e
Maastricht.
Personaggio
centrale della trattativa per l'ingresso della Turchia
nell'Unione è ovviamente il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan.
Per lui l'avvenire europeo del suo Paese "non è una questione
di sprint: si tratta di una corsa di fondo che sarà vinta quando
tutti riconosceranno che la Turchia è uno Stato di diritto laico e
democratico che vive in armonia con l'Europa anche se fa parte del
mondo musulmano".
Per Erdogan, che ha chiesto di poter entrare a far parte del Partito
popolare europeo senza suscitare reazioni scandalizzate, "se
l'Unione europea non è un club cristiano né una semplice entità
economica, ma è invece un insieme di valori politici, allora la
Turchia ne deve far parte con il comune obiettivo di costruire un
mondo dove sarà la pace ad essere globalizzata: lo dovremo fare
tutti insieme tra popoli di diverse fedi e convinzioni, anche perché
il mondo di oggi non conosce quasi più muri".
Nel suo giro delle capitali del Vecchio Continente il premier ha
voluto sempre ricordare che, con la decisione del 17 dicembre dei Capi di Stato e di
Governo, non si avrà l'ingresso della Turchia
nell'UE, ma solamente l'avvio del processo di negoziati per la
sua futura entrata. "Prima di allora - ha spiegato - il mio Paese
dovrà raggiungere tutti i criteri fissati a Maastricht e a Copenaghen:
solamente a quel punto l'adesione sarà veramente all'ordine del
giorno. Per ora abbiamo compiuto dei passi risoluti nella direzione
di varare tutte le leggi necessarie per l'armonizzazione con il
resto dell'Europa e intendiamo continuare a percorrere con
fermezza questa strada".
Erdogan insiste molto su due punti. In primo luogo sul fatto che il
tema dell'ingresso del suo Paese nell'UE non deve diventare un
argomento di lotta politica in Francia, Germania e Italia, anche
"se ci sono politici che utilizzano i pregiudizi contro di noi per
fini interni". In secondo luogo che si deve smettere di parlare di
"terrorismo islamico": Islam, ricorda, deriva dalla parola
"slam" che vuole dire pace e prosperità. "Islam e terrore
sono incompatibili: non si devono legittimare gli estremisti che
utilizzano la religione per compiere i loro crimini. Per combattere
il terrorismo serve una stretta cooperazione e una grande solidarietà".
(Marco sassano inviato speciale del Carlino, Nazione, Giorno/edizione
di domenica 5 dicembre)
11.12.2004
GRANDI
CONQUISTE MA ANCHE GRANDI OMBRE
Gli ambienti
intellettuali in Turchia si dividono tra chi rivendica il pieno
diritto di ingresso e chi accusa il Governo di tollerare ancora le
violenze di polizia ed esercito.
Lungo gli
sterminati viali della capitale turca stracolmi di una gran folla in
movimento, gli occidentali sono rari. Tutti vanno ad Istanbul, in
Cappadocia, sulla costa di Antalya saltando a piè pari Ankara. E
così, come avveniva anni fa in Cina, ci si sente circondati da una
grande curiosità.
A due passi dall'imponente Mausoleo di Ataturk è un gruppo di
quattordicenni in gita scolastica a prendere d'assalto il
cronista. Sono le ragazzine a fare il primo passo, ridendo. Più
timidi, le seguono i maschi. Ti chiedono, in un ottimo inglese che i
loro coetanei italiani si sognano, chi sei, cosa fai, che cosa ne
pensi del loro paese, se ci sei già stato. Poi diventano
improvvisamente seri, ti fissano fermi negli occhi e ti fanno: "Ma
perché voi europei ce l'avete con noi e non ci volete
nell'Unione?". Domanda difficile, cui segue una lunga e
complessa risposta che ovviamente li annoia. "Noi stiamo crescendo
in fretta - sono le ragazze, irruenti, ad interrompere -
e vogliamo
che anche il nostro Paese cresca. Ce l'avete con noi solamente
perché siamo musulmani? Eppure sapete che il terrorismo colpisce
anche noi. Abbiamo i metal detector persino all'ingresso della
scuola!".
E' questa la nuova Turchia - con tassi di crescita, da due anni,
pari solamente a quelli cinesi - che vive al fianco dell'antica,
povera e stanca. Con questi giovani, che avranno 24 anni quando
potrebbero diventare cittadini europei, bisogna fare i conti. Anche
perché nel corso degli ultimi quarant'anni molte promesse sono
state fatte dalla ricca Europa alla Turchia.
"Gli europei rischiano di dar prova di una mancanza totale di
rispetto per le promesse che hanno fatto", spiega il professore
Soli Ozel che ha la cattedra di relazioni internazionali
all'Università di Istanbul. "Lo trovo scioccante e sono molto
sorpreso di vedere come molti in Europa, basandosi su vecchi clichés,
vedono il mio paese. Quando i nostri intellettuali sollevano
critiche nei confronti della politica turca siamo accolti a braccia
aperte, mentre quando diciamo che le cose si muovono nella giusta
direzione ci guardano come se avessimo cambiato campo. I governi
europei non devono compiere delle scelte strategiche di politica
estera solo per ragioni tattiche di politica interna".
Tutti gli osservatori internazionali che un cronista può incontrare
sono d'accordo nel sottolineare la necessità che l'Europa
chieda alla Turchia di giungere al rispetto delle regole fissate a
Copenaghen, per quanto riguarda le riforme sociali, e a Maastricht
per quanto concerne i criteri economici e finanziari, ma che non
esiga nulla di più. "Non si può inventare una politica dei due
pesi e delle due misure solamente perché ci si trova di fronte ad
un Paese islamico che è stato per secoli un pericolo per l'Europa
- commenta un diplomatico, sotto condizione di anonimità
- Sarebbe
come aver pensato che Francia e Germania non avrebbero mai potuto
sedere allo stesso tavolo dopo le due guerre mondiali".
Più critico nei confronti della realtà turca è uno dei
commentatori di <Hurriyet>, uno dei principali giornali del
paese, Mehmet Alì Birand, che con forza dice: "Mi sembra che noi
- come studiosi, politici e giornalisti - non si abbia un'idea
precisa su dove stiamo andando visto che il problema di fondo è
quello dei valori comuni con il resto dell'Europa". "Dobbiamo
sapere che il concetto di sovranità verrà messo in crisi: Ankara
non potrà più fare quello che vuole nei confronti del resto del Paese. Il principio della sovranità territoriale non potrà essere
più una scusa per la limitazione dei diritti fondamentali e della
libertà di espressione. La questione curda non potrà più essere
ignorata e, anche se non ci piace, dovremo permettere l'elezione
di rappresentanti curdi. Dovremo riconoscere ufficialmente Cipro del
sud che è ormai un membro dell'Unione. Infine dovremo essere
disposti a trasferire una fetta importante della nostra sovranità a
Bruxelles, mentre continuiamo a pensare che rimarrà tutta nelle
nostre mani. Su tutti questi temi dobbiamo dare segnali precisi
prima del 17 dicembre".
E' il tema delle riforme quello più "caldo" in Turchia. Sulla
condizione femminile si sono fatti importanti passi avanti. E si è
dato anche qualche buon segnale di voler ridurre il peso del mezzo
milione di militari dal non troppo antico passato golpista: per la
prima volta si è deciso per il prossimo anno di diminuire il budget
di spesa per loro al di sotto di quello destinato alla scuola (4.6
miliardi di euro ai soldati, il 5% del Pil, e 6.7 miliardi di euro
per la formazione dei giovani). Ma rimangono aperte ancora questioni
molto serie come quella della tortura.
I rappresentanti dell'Associazione per i diritti civili (Ihd) e
del Partito democratico turco per i curdi (Dehap) hanno infatti
dichiarato che la tortura è troppo spesso applicata nelle stazioni
di polizia del paese, contraddicendo con ciò lo stesso rapporto
della Commissione europea dello scorso 6 ottobre. Il segretario
dell'Ihd, Husnu Ondul, non accusa il Governo turco di
"promuovere deliberatamente l'uso della tortura visto che l'ha
ufficialmente combattuta", ma insiste sul fatto che le violenze
fisiche e psicologiche sono all'ordine del giorno. "La tortura
- spiega - è stata proibita in Turchia fin dal 1876, ma non è stato
certo sufficiente stabilirlo per legge per far sì che sparisse".
Nei primi sei mesi del 2004 sono stati individuati 692 casi di
violenze, compreso l'utilizzo di shock elettrici. Un dato in
discesa rispetto allo stesso periodo del 2003 quando ve ne erano
stati 972.
E la giustizia? Una riforma-mostro del codice penale per
armonizzarlo con quelli europei (sono stati modificati in un colpo
solo 450 articoli e solo la saggezza dell'ultimo minuto ha
impedito che l'adulterio diventasse reato) ha dilatato i tempi dei
processi. Se nel 2000 ci volevano 53 giorni per portare un caso alla
Corte Suprema, ora ne occorrono 283. Ma pensando alla nostra di
giustizia, si è restii a parlare del "fuscello che è
nell'occhio del fratello" senza riflettere alla "trave" che
è nel nostro. (Marco Sassano inviato speciale del Carlino,
Nazione, Giorno/edizione di domenica 5 dicembre)
11.12.2004
LE DONNE
VERE PROTAGONISTE DELLA MODERNITA'
Rivoluzione
rosa in Turchia. Alla testa del movimento femminile c'è una curda,
Lyla Zana. Obiettivo: combattere l'ignoranza.
Tema chiave
per verificare la "modernità" della Turchia è quello della
condizione della donna. Partiamo da un dato a effetto raccolto
dall'agenzia "Anatolia" intervistando un campione di 8.000
donne sposate: il 40 per cento di loro ritiene "un diritto" del
proprio marito picchiarle se non si occupano adeguatamente dei
bambini o se non accettano i "doveri coniugali".
Tra le motivazioni più ricorrenti che giustificherebbero le
percosse, le donne intervistate hanno scelto il "rifiutarsi di
avere rapporti sessuali", la "negligenza nell'accudire i
bambini", lo "spendere troppi soldi", il "tener testa al
marito" e "fare bruciare il pranzo". Il sondaggio ovviamente
rileva che le donne con un titolo di studio superiore sono meno
propense ad accettare la violenza coniugale e che nell'Est
poverissimo del paese la percentuale che giustifica la violenza sale
al 49%, riducendosi al 33% nelle zone più sviluppate dell'Ovest.
Alla testa del movimento delle donne turche vi è, tra le altre, la
curda Lyla Zana, insignita nel 1995 dall'Europarlamento del premio
Sakharov per la libertà d'espressione: un premio che ha potuto
ritirare solamente lo scorso 10 ottobre, a Bruxelles, visto che nove
anni fa era in carcere per una condanna per supposte connessioni con
i ribelli curdi (ne è uscita nello scorso giugno). "La violenza
è uno strumento del passato - dice ora - mentre il linguaggio e il
metodo per la soluzione dei problemi dei nostri tempi sono il
dialogo, il compromesso e la pace: non è più un "muori e
uccidi", ma un "vivi e lascia vivere"."
Da settant'anni le donne turche lottano per i loro diritti e buona
parte dei passi avanti compiuti dal Paese sul piano sociale li si
deve a loro. "Fu Kemal Ataturk a lanciare la prima campagna a
sostegno dei nostri diritti - ricorda la scrittrice Zeynep Oral - e
allora, negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, c'erano più
donne in Parlamento di oggi".
Il problema prioritario, sottolineano all'Unione femminile, è
quello di dare un'istruzione alle donne delle campagne e a quelle
che compiono l'inarrestabile immigrazione interna verso le grandi
città. Subito dopo è necessario combattere i matrimoni combinati
con le mogli-bambine che ignorano i propri diritti e vivono nella
più assoluta sottomissione al marito-padrone sfornando in
continuazione dei figli che alimentano l'altissima crescita
demografica della Turchia. Infine va sradicato il delitto d'onore.
(Marco Sassano inviato speciale del Carlino, Nazione, Giorno/edizione
di domenica 5 dicembre)
11.12.2004
COSTI
ECONOMICI TRASCURABILI
Una
Turchia stabile e prospera all'interno dell'UE aprirà gli occhi a
molti nel Medio Oriente. Una elite con valori europei. Una adesione
che risponde ad interessi strategici.
L'Europa
unita è nata come un'alleanza commerciale ed industriale. E'
giusto dunque che anche il futuro, possibile ingresso nell'Unione
della Turchia sia analizzato e studiato da questo punto di vista.
A Istanbul, capitale industriale e finanziaria del paese, alla
Camera di Commercio che ha sede in un bell'edificio sulle rive del
Corno d'Oro, dopo aver ricordato che la Turchia ha da due anni
tassi di crescita del Pil attorno all'8 per cento, un incremento
cinese, si porta all'attenzione dell'osservatore italiano lo
studio del "Centro per gli studi politici europei" di Bruxelles
nel punto in cui afferma che i cittadini dell'Unione "non
dovranno subire un aumento delle tasse" per l'ingresso di
Ankara: l'operazione avrà "costi economici trascurabili, un
po' inferiori a quelli dell'ultimo allargamento a 25".
"L'economia turca - ha spiegato il direttore del Centro, Daniel
Gros, che passa molto tempo in Turchia - è abbastanza piccola. In
ogni caso è stato saggio il suggerimento della Commissione ai Capi
di Stato di lasciare all'Europa un margine di trattativa così
ampio da poter dire ai governi turchi: se non fate ciò che avete
promesso, possiamo sempre tirarci indietro". "Sul piano
geopolitico - aggiunge Gros - una Turchia stabile e prospera
all'interno dell'UE aprirà gli occhi a molti nel Medio Oriente,
diventando un esempio da imitare. Il dato significativo è che
l'élite turca ha ormai valori europei e che la popolazione la
segue perché ha capito che se vuole pace e prosperità l'Unione Europea è la strada giusta".
Tutti, qui ad Istanbul, si dicono d'accordo con le valutazioni
della Commissione europea sull'impatto dell'ingresso, fra una
decina d'anni, del loro paese nell'Unione. "I benefici saranno
asimmetrici: piccoli per la UE e più grandi per la Turchia -
spiegano i diplomatici europei - e non ci sarà neppure la temuta
ondata migratoria: entro il 2015-2020 i poli turchi di crescita
potrebbero assorbire una larga parte della pressione migratoria
dalle aree rurali".
Un dato di fatto è che il Pil turco rappresenta solo il 2 per cento
del prodotto complessivo dell'UE. E il costo netto ipotetico
dell'adesione della Turchia corrisponderebbe, nel 2025, ad una
percentuale tra lo 0.1 e lo 0.17 per cento del Pil dell'Unione:
fra i 16.5 miliardi di euro e i 27.9 miliardi. In sé la cifra è
relativamente modesta, ma resta il fatto che 18 milioni di cittadini
dell'Unione a 25 perderebbero la copertura dei fondi europei, ed
è questo il vero problema politico.
Bisogna tenere anche presente che dopo l'adesione della Turchia,
nel 1996, all'Unione doganale, gli scambi tra gli allora quindici
paesi e Ankara sono più che raddoppiati: nel 2002 l'UE ha
assorbito il 51,4% delle esportazioni turche e ha fornito il 45.6%
delle sue importazioni. Le imprese europee che hanno basi in Turchia
sono molte (150 le italiane) e le usano spesso per conquistare altri
mercati. Secondo il ministero dell'Economia turco già due anni fa
le aziende europee controllavano il 67.3% delle imprese del Paese. I
gruppi turchi, a loro volta, si sentono europei in funzione dei loro
investimenti negli Stati dell'Unione. "I turchi si dichiarano al
77.2% in favore dell'adesione - ricorda il presidente della
holding <Erdem>, che spazia dall'industria all'informazione,
Zeynel Abidin Erdem - e la grande maggioranza delle nostre imprese
sono già integrate con l'UE. Io stesso ho una società in Francia
che si occupa di tecnologie informative e uffici di rappresentanza
in molti altri paesi". Il ministro del Commercio estero, Kursad
Tuzmen, aggiunge: "All'inizio le aziende europee hanno dovuto
affrontare alcune difficoltà per i nostri eccessi burocratici, ma
ora siamo in fase di decollo e abbiamo ancora spazio per nuovi
investitori europei. Degli investitori che potranno contare su
risorse umane ben formate".
In vista di questo "decollo" la Turchia sta operando per
diventare il "corridoio energetico" tra l'Est e l'Ovest.
Nello scorso marzo la Banca Mondiale ha dato il via a un nuovo
investimento di 375 milioni di dollari per riformare il settore
energetico che prevede anche la privatizzazione di 21 società
regionali di distribuzione di gas e prodotti petroliferi. Dal 2006
si passerà alle società di produzione con l'obiettivo di
privatizzare totalmente il settore energetico entro il 2011.
"Procederemo il più velocemente possibile", ha dichiarato il
ministro dell'Energia, Hilmi Guler. Anche il monopolio della
compagnia nazionale del gas, la <Botas>, si sta velocemente
riducendo: nel 2009 controllerà solamente il 20% del mercato. E va
notato che il paese punta molto sul metano: oggi il consumo è di 30
miliardi di metri cubi che diventeranno 52 nel 2010 e 83 nel 2020.
Questa impostazione della politica energetica interessa molto gli
europei perché ha un evidente aspetto geo-strategico. Ankara è
infatti impegnata ad aumentare la capacità di trasporto dei molti
oleodotti e gasdotti che arrivano ai suoi confini: da quello
sottomarino, il "Blue Stream", che la unisce alla Russia
attraverso il Mar Nero, a quello che la collegherà con la Grecia,
infine a quello che parte dai pozzi iracheni e che è stato
inaugurato nel gennaio 2002. Quando questo lavoro sarà completato
si sarà creato un vero e proprio "corridoio energetico" tra
l'Asia e l'Europa. "Noi abbiamo come confinanti dei paesi che
dispongono del 40 per cento delle riserve mondiali di gas e del 65%
di quelle di petrolio - ricorda il ministro dell'Energia - e
procuriamo il gas ai consumatori europei canalizzandolo attraverso
la Grecia e la Romania. Un'altra interconnessione esiste con la
Bulgaria, la Romania, l'Ungheria e l'Austria. In materia
d'energia siamo veramente un ponte tra l'Est e l'Ovest".
Anche in questo contesto la futura adesione della Turchia all'UE
risponde agli interessi strategici del Vecchio Continente. (Marco
Sassano inviato speciale del Carlino, Nazione, Giorno/edizione
di domenica 5 dicembre)
11.12.2004
PROMOSSA
A PIENI VOTI
Tutto bene in Turchia,
dall'inflazione che scende alla crescita economica. Il giudizio
dell'Ocse. "La nostra piccola Cina". L'aumento delle
importazioni dall'Italia.
Chi
meglio dell'Ocse può giudicare lo stato dell'economia e delle
finanze turche? In un rapporto varato nell'ultima decade di
ottobre, l'organismo europeo ha promosso a pieni voti la Turchia
sottolineando che la crescita economica dovrebbe assestarsi nel 2004
sull'8 per cento e l'inflazione scendere dal 12% di quest'anno
all'8-9% del 2005.
Il segretario generale dell'Ocse, Donald Johnston, ha definito
"straordinari" i risultati ottenuti dal Paese e ha aggiunto:
"Quella turca è diventata l'economia in più forte crescita tra
i paesi aderenti alla nostra organizzazione". L'organismo
internazionale ritiene che l'ambizioso piano di riforme impostato
dal governo di Recep Erdogan abbia già collocato la Turchia
nell'orbita di una crescita durevole, anche se rimane ancora molto
cammino da fare sul fronte del mercato del lavoro, del risanamento
delle finanze pubbliche e della lotta alla corruzione.
Per parte sua l'Italia dichiara di considerare la Turchia come
"la nostra piccola Cina". E si cita un dato che ha del
clamoroso: nei primi otto mesi di quest'anno l'export italiano
è cresciuto del 27.5%, confermando la nostra posizione di secondo
partner nell'interscambio, dopo la Germania e prima della Francia.
E' interessante notare che oltre il 70% delle forniture italiane
è legato ai beni strumentali e ai beni intermedi. Il comparto delle
telecomunicazioni appare quello più dinamico anche perché è in
vista la privatizzazione di <Turk Telekom>, un colosso da 6
miliardi di dollari di ricavi annui che ha 60.000 dipendenti.
L'aumento delle importazioni dall'Italia è stato
particolarmente significativo nei settori delle macchine utensili
(+120%), degli autoveicoli (+30%), delle parti di ricambio per
autoveicoli (+38%), dei prodotti chimici (+22%) e degli apparecchi
per uso domestico (+22%). Le aziende italiane che operano in Turchia
sono 150, un numero che è triplicato negli ultimi dieci anni,
mantenendo ferma una linea di tendenza che non si è arrestata
neppure in seguito alla crisi economico-finanziaria del 2001. (Marco
Sassano inviato speciale del Carlino, Nazione, Giorno/edizione
di domenica 5 dicembre)
11.12.2004
LA PORTA
D'EUROPA AD ORIENTE
IL
PIL TURCO:
Nel 2002: 175 mld US$ con 69.8 milioni di abitanti
CONFRONTO CON ALTRI PAESI EUROPEI:
Austria: 201 mld US$ con 8.2 milioni di abitanti
Finlandia: 128 mld US$ con 5.2 milioni di abitanti
Germania: 1.987 mld US$ con 82 milioni di abitanti
Grecia: 131 mld US$ con 10.7 milioni di abitanti
Italia: 1.177 mld US$ con 58 milioni di abitanti
Polonia: 180 mld US$ con 38.5 milioni di abitanti
Spagna: 646 mld US$ con 40.2 milioni di abitanti
CRESCITA DEL PIL:
nel 2002 del 7.8%
nel 2003 del 5%
nel 2004 del 8%
nel 2005 del 9%
(previsioni)
INFLAZIONE:
dal 70% annuale del 2001
al 30% nel 2002
al 20% nel 2003
al 12% nel 2004
al 9% nel 2005 (previsoni)
RIPARTIZIONE DEL VALORE AGGIUNTO DEL PAESE:
59% ai servizi
27% all'industria
14% all'agricoltura
PERCENTUALE DI DECRESCITA DEL DEFICIT PUBBLICO SUL PIL:
nel 2001: -18%
nel 2002: -14%
nel 2003: -14%
nel 2004: -13,6%
PRINCIPALI PAESI ESPORTATORI VERSO LA TURCHIA: (in milioni di
dollari)
Germania 3.500
USA
3.000
GB
2.800
Italia
1.100
Francia 1.000
PRINCIPALI PAESI IMPORTATORI DALLA TURCHIA: (in milioni di
dollari)
Germania 6.800
Italia
3.900
Russia
2.500
USA
2.800
Francia
1.800
TURCHI ALL'ESTERO:
Nel 2003 vivevano all'estero 4 milioni di turchi, in maggioranza
in Europa:
Germania 2.551.000
Francia 350.000
Olanda 330.000
Belgio 140.000
Austria 119.000
Svizzera 100.000
Inghilterra 80.000
Danimarca 55.000
Svezia 36.000
Norvegia 11.000
Italia
11.000
Finlandia
4.000
Spagna
2.000
Lussemburgo 300
Portogallo 250
LE TAPPE DEL CAMMINO
DI ANKARA:
1952: la Turchia
aderisce alla Nato
1963: la Turchia firma
un rapporto di associazione con la Cee
- Crisi di Cipro (1974-1984): tutto si ferma
1987: la Turchia presenta la sua candidatura per l'ingresso nella
Cee
1989: i leader europei dichiarano ammissibile la candidatura, ma
ritengono che il paese non sia ancora pronto per i negoziati di
adesione
1996: la Turchia sottoscrive con l'UE il trattato di unione
doganale
1999: i leader dell'UE dichiarano la Turchia possibile candidata
all'adesione
2002: l'UE assicura che valuterà entro il 2004 le riforme
politiche ed economiche in atto
2004: (6 ottobre) la Commissione europea esprime una raccomandazione
con un sì condizionato per l'apertura dei negoziati per
l'adesione
2004: (17 dicembre) il Consiglio europeo dei 25 capi di Stato e di
governo decide se e quando si debbano aprire i negoziati. (Tabelle
del Carlino, Nazione, Giorno/edizione di domenica 5 dicembre 2004)
11.12.2004
TELECOM ALLA CONQUISTA
Il
colosso italiano della telefonia fissa potrebbe, entro il prossimo
11 gennaio, decidere di presentare un'offerta per il 55%
dell'operatore turco <Turk Telekom> che il Governo Erdogan ha
deciso di privatizzare.
A
velocità differenti, nelle scorse 5 sedute, le principali società
del comparto <Telecom> quotate a Piazza Affari. Le uniche in
positivo sono state <Telecom Italia> e <Tim>, salite
rispettivamente dello 0.55% e dell'1.55%.
Il colosso della telefonia fissa potrebbe, entro il prossimo 11
gennaio, decidere di presentare un'offerta per il 55% dell'operatore
turco <Turk Telekom > che il Governo del suo Paese ha deciso
di privatizzare. Insieme al colosso di Tronchetti Provera sembrano
intenzionate a correre <France Telecom> e <Telefonica>.
Il gruppo italiano è già presente nella nazione turca, ma nel
comparto della telefonia mobile: con una partecipazione del 40% è
nel capitale di <TT&Tim>, il terzo gruppo della telefonia
cellulare nazionale.
In ribasso tutte le altre società del paniere. La peggiore è stata
<e.Biscom>, che ha perso il 2.8%, mentre Pirelli è arretrata
del 2.23%. In lettera anche Tiscali (-0.91%). L'isp sardo ha
ufficializzato la cessione della controllata belga <Tiscali
N.V>. Il controvalore dell'operazione è pari a 19 milioni di
euro, che saranno corrisposti interamente per cassa entro la fine
del 2004. Prosegue quindi il piano di cessione, che ha portato nelle
casse del gruppo 100 milioni di euro. (Mauro Introzzi/SoldiOline.it)
11.12.2004
ALLA
RICERCA DI INTESE
PER LA STABILITA' E PROSPERITA' DELL'AREA CASPICO-ASIATICA
Sempre
più intensi i rapporti tra Turchia ed Iran. Progetti ambiziosi e
suscettibili di sviluppi concreti quale potrebbe essere, ad esempio,
quello della <Turkcell>. Interscambio in decisa crescita
nell'ultimo quinquennio. I temi della sicurezza e della lotta al
terrorismo.
I rapporti tra Iran
e Turchia, nell'ambito della complessa situazione mediorientale,
sono avviati a diventare sempre più intensi ed a produrre elementi
di stabilità in un'area dove quest'ultima è merce rara e pregiata
come l'acqua potabile.
In una presentazione presso la <Fondazione Seidel> a Monaco di
Baviera l'analista politico Robert Olson ha riassunto gli ultimi
venticinque anni di relazioni politiche ed economiche tra i due
grandi vicini dell'Oriente prossimo ed ha consentito un ampio
scambio di vedute tra esperti dell'area.
Gli aspetti trattati hanno riguardato l'impatto della rivoluzione
islamica in Iran, la sua ideologia militante, la guerra Iran-Iraq e
gli effetti di questi sviluppi sulle relazioni bilaterali e sulle
rivalità geopolitiche dei due Paesi nel Medio Oriente, nel Caucaso,
nei Paesi caspici e nell'ampia regione dell'Asia centrale.
I "pronunciamenti" militari in Turchia nel 1980 e nel
1997, il declino del kemalismo e la guerra di Ankara con il Pkk sono
altrettanti temi che hanno influenzato le relazioni e gli
"umori" dei rapporti irano-turchi.
Naturalmente gli aspetti che hanno coinvolto e coinvolgono la
sovranità e la sicurezza nazionale hanno la precedenza: i risvolti
nazionali e transanazionali del nazionalismo curdo, la crescita dei
movimenti nazionalisti nel Curdistan iracheno e nell'Azerbigian
iraniano e la questione islamica in generale.
Il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan ha compiuto una visita
ufficiale in Iran nel luglio 2004 durante la quale il tema dominante
è stato quello riguardante le minoranze curde ed i movimenti curdi
rivoluzionari. In particolare all'Iran è stato chiesto di inserire
il PKK, quello che ora è meglio noto come Kongra-Gel, nella lista
delle organizzazioni terroristiche. Nel passato i due Paesi si sono
accusati reciprocamente di ospitare frange curde dissidenti e
rivoluzionarie. Ankara ha a lungo coltivato l'idea che l'Iran
sostenesse segretamente il Pkk. D'altra parte Teheran ha accusato la
Turchia di tollerare sul proprio territorio militanti di sinistra
del Partito democratico del Kurdistan iraniano e del gruppo rivale
noto come Komala.
Ora, per ragioni non del tutto chiarite, l'Iran ha deciso di
cooperare maggiormente sui temi della sicurezza e della lotta al
terrorismo con la Turchia e si va rapidamente verso la firma di un
Memorandum of understanding.
Quali possano esser queste misure bilaterali non è per ora
evidente; secondo l'Ambasciatore iraniano ad Ankara Dowlatabadi
sarebbero escluse operazioni militari congiunte a tempi brevi che
presuppongono un elevato grado di lavoro organizzativo e
burocratico.
In tempi più
recenti poi è stata annullata, per via delle sempre esistenti
tensioni tra la Majlis (il Parlamento) ed il Governo iraniano, una
visita del Presidente Khatami in Turchia, programmata per la fine di
settembre.
I temi sulla sicurezza
avrebbero potuto essere ripresi ed approfonditi, inoltre altre
importanti questioni economiche erano sul tappeto. Anzi proprio per
questo sono sorti i contrasti tra il moderato "liberal"
Khatami, il cui mandato scadrà fra meno di un semestre, e la Majlis
guidata dall'ala conservatrice dell'universo governativo della
Repubblica islamica.
Con un interscambio
in decisa crescita nell'ultimo quinquennio, alimentato dal bisogno
di carburanti della Turchia e dalla domanda di manufatti e prodotti
di consumo dell'Iran, si sono avviati progetti più ambiziosi e
suscettibili di sviluppi concreti.
Ad esempio il produttore di automobili iraniane <Khodra> ha
esposto il nuovo modello di <Samand>, una berlina di livello
superiore rispetto alle vecchie <Paykan> che ancora circolano
numerose a Teheran, alla Fiera Internazionale dell'automobile di
Istanbul ed ha riscosso un discreto successo di pubblico e di
visitatori. La Turchia, che non produce auto, ha mostrato interesse
ed il produttore iraniano l'ha inserita nella lista dei paesi
privilegiati per l'esportazione, insieme a Siria, Russia, Ucraina,
Cina e Bielorussia. Con una produzione di oltre 550000 vetture
all'anno e grazie ad un engineering cui hanno contribuito
molto i francesi di Peugeot, la <Iran Khodra> ha colto un
successo nel vicino paese.
Quest'ultimo ha risposto partecipando ad un Consorzio
turco-austriaco per la costruzione del nuovo aeroporto di Teheran,
l'Imam Khomeini International Airport, che dovrebbe mandare in
pensione l'attuale scalo di Teheran Maharrabi paragonabile a quello
di una cittadina di centomila abitanti (Teheran ne ha più di 14
milioni!). La Majlis ha posto il veto, per ragioni di sicurezza,
all'approvazione governativa del consorzio <Tepe-Akfen-Vie> (Tav),
così si chiama il consorzio turco-austriaco, ed i lavori del nuovo
complesso si sono fermati a metà. Naturalmente c'è il complesso
discorso delle penali da affrontare perché il Tav è vincitore di
una regolare gara. La scorsa settimana il portavoce della Majlis,
Hadad Adel si è affrettato a dichiarare, in un gesto conciliatorio,
come la nuova restrittiva proposta di legge della Majlis che prevede
il benestare del potere legislativo, non significhi l'annullamento
del contratto con il Tav.
Alla luce dello stesso quadro politico istituzionale si può
interpretare la situazione di stallo che si è venuta a creare con
l'operatore turco di telefonia <Turkcell> che si è
aggiudicato la gara per la costruzione della seconda rete telefonica
mobile iraniana, che dovrebbe chiamarsi <Irancell>.
<Turkcell>, alla quale è stata contestata la relazione
d'affari che ha con Israele - uno Stato che la Repubblica islamica
non riconosce - a fronte del pagamento di una licenza per
l'ammontare di 300 milioni di Euro, investirebbe nella progettazione
e costruzione di questa rete, di cui l'Iran ha disperatamente
bisogno stante la situazione precaria delle comunicazioni
telefoniche, oltre 2,5 miliardi di Euro in un quinquennio, una cifra
record per gli investimenti esteri nella Repubblica islamica dalla
sua nascita.
Certo sono chiari i contorni che animano tali scelte, il
traffico aereo e le comunicazioni nazionali sono due argomenti che
richiamano la massima attenzione di coloro che gestiscono la
sicurezza nazionale e mal tollerata è l'ingerenza, a qualunque
livello ed a qualunque titolo, di authorities o contractors
stranieri, specialmente poi della Turchia che ha sia con l'America,
che con Israele eccellenti relazioni.
Tale atteggiamento non contribuirà certo ad attrarre ulteriori
investimenti stranieri, se si fa eccezione per quelli relativi
all'industria del petrolio e del gas, anche perché l'Iran in quanto
a problemi di corruzione e a difficoltà di natura
burocratico-doganale non è un paese con il quale si realizza a cuor
sereno una partnership.
In realtà i due
Paesi, consapevoli della necessità e della opportunità di
cooperare, si stanno studiando da sempre ed accanto alle tante
affinità, non mancano di rilevare come uno di essi, con una base
popolare moderatamente islamica, stia compiendo ogni umano sforzo
per integrarsi con l'Europa e l'altro, con una popolazione colta,
prevalentemente laica ed indoeuropea, sia avvolto in una situazione
che non corrisponde alla sua natura ed a tratti ha del paradossale.
(Stefano Barocci - Istituto
Italiano per l'Asia)
11.12.2004
SI
INSISTE SUL NUCLEARE
La
Turchia è affamata di energia in quanto il fabbisogno è superiore
alla produzione. L'allarme lanciato dal ministro Hilmi Guler.
Alla 4° Conferenza <Energy Arena> svoltasi ad Istanbul,
il ministro dell'Energia turco, Hilmi Guler, ha affermato che,
secondo le più recenti valutazioni dei fabbisogni energetici del
Paese, la Turchia dovrà disporre per il 2020 di ulteriori 54.000 MW
di elettricità e predisporne i relativi investimenti entro il 2012:
se non sarà possibile reperire i relativi investimenti, privati o
pubblici, stimati nello scenario ottimale in $ 90 miliardi, si dovrà
ricorrere all'importazione di energia elettrica. Guler ha detto che
l'attuale Governo intende sfruttare al massimo risorse interne,
idriche e carbonifere, e ricorrere all'energia nucleare per almeno
4.500 MW. (fonte Amb. d'Ita)
11.12.2004
MINISTRO TURCO DENUNCIA
I
DELITTI D'ONORE
Vero
e proprio j'accuse di Guldal Aksit, titolare del dicastero della Famiglia. "La forma più intollerabile di violenza contro le
donne".
Guldal Aksit, ministro della
Famiglia e della Condizione Femminile per il Governo turco, ha
denunciato
i ''delitti d'onore'' nel suo Paese durante la Conferenza
internazionale sul tema a Stoccolma.
''I delitti d'onore sono la forma più intollerabile di
violenza contro le donne'',
ha dichiarato l'unica donna che fa
parte
del Governo turco, davanti a circa 200 rappresentanti di
Governo, esperti e membri
delle organizzazioni non governative
(ONG)
che partecipano oggi e domani a questa riunione,
patrocinata
dal Governo svedese.
''Il miglioramento dell'educazione scolastica delle donne,
delle loro possibilità di
poter lavorare, e nelle situazioni
migliori
l'indipendenza economica, sono importanti fattori per
prevenire
i delitti d'onore'' secondo la Aksit.
''Abbiamo
fede nei grandi passi fatti dai nostri Paesi e i
delitti
d'onore sono diventati eccezionali'' ha affermato.
Secondo
il ministro, il vero problema rimane la mancanza di
uguaglianza
fra uomini e donne nella società.
I
delitti d'onore, frequenti in Medio Oriente e Asia, sono
atti tradizionali di
vendetta contro le donne sospettate di
essere
"impure", compiuti in genere per salvare la reputazione
della famiglia.
Tuttavia il fenomeno ha
toccato i paesi occidentali con gli
immigrati
delle ultime generazioni, strette fra una società
liberale
e l'educazione severa tradizionalista che la famiglia
mantiene.
In
Pakistan, tra il 70 ed il 90 per cento delle donne hanno
conosciuto aspetti di tale
violenza e 450 donne hanno subito
delitti
d'onore nel 2002, secondo le cifre non ufficiali fornite
da Nilofar Bakhtiar,
consigliere del primo ministro pakistano
Shaukat
Aziz sulle questioni legate alle donne.
Islamabad
ha votato una nuova legge che prevede addirittura la
pena di morte per i colpevoli di delitti d'onore, mentre in Turchia
possono essere condannati alla prigione a vita. (take Ansa-Afp)
11.12.2004
SI RIFUGIA DAL GIUDICE
PERCHE' VOGLIONO UCCIDERLA
Braccata
dai parenti per questione di onore, una donna curda madre di
due figli, nativa di Diyarbakir, non ha avuto però alcuna
rassicurazione né dal magistrato né dalla polizia.
'Sarò la prossima vittima di un
delitto
d'onore. Sono braccata dai miei fratelli e zii che mi
stanno
dando la caccia per uccidermi. Scongiuro il Governo di
proteggermi. Ho due
bambini. Pensate a loro''- ha urlato Ayshe
Gokalp
entrando con i due figlioli nell'ufficio del procuratore
di Antalya.
La vicenda di Aishe, una donna di 22 anni, originaria della
provincia curda di
Diyarbakir, sta suscitando apprensione, ma
poca
sorpresa, in Turchia, dove i delitti d'onore e tradizionali
sono all'ordine del giorno
e dove si teme che l'appello della
giovane
donna rimanga inascoltato come è avvenuto in altri casi
analoghi.
E' la storia di una donna che da un anno e mezzo sta
vagabondando
con i suoi due figlioli da una città all'altra per
sfuggire
ai suoi familiari che le stanno dando la caccia per
eseguire
una sentenza di morte decretata dalla sua stessa
famiglia
dopo che lei ha avuto l'ardire di abbandonare l'uomo,
impostole
come marito a 12 anni e che dal giorno del matrimonio
in
moschea, la picchiava brutalmente quasi tutti i giorni.
Ayshe, sentendosi braccata ha deciso di rifugiarsi
nell'ufficio
del procuratore distrettuale di Antalya lanciando
il
suo appello riportato da vari giornali turchi.
Al
procuratore, la giovane donna ha raccontato di essere
sposata
con un uomo, impostole a 12 anni dalla famiglia, che la
ha picchiata ''sin dal
primo giorno del matrimonio'' avvenuto in
moschea
nel 1994 e poi legalizzato in municipio nel 2002 solo
per
consentire ai due figlioli, nati nel frattempo, di ottenere
i documenti necessari per
iscriversi a scuola. Non
potendone più dei continui maltrattamenti del marito, un
anno e mezzo, fa Aishe ha
preso i bambini con sé e con loro è
fuggita
via cercando di fare perdere le sue tracce con frequenti
spostamenti.
La solita assemblea familiare ne ha però decretato la sua
morte perché, con la sua
fuga, ella avrebbe ''disonorato'' la
sua
famiglia. Particolare
agghiacciante è che la madre di Aishe non solo ha partecipato alla
decisione di uccidere sua figlia, ma ne è
la
più fervente sostenitrice, tanto da avere dichiarato a sua
figlia di ''desiderare
ardentemente'' la sua morte.
''Qualche giorno fa ho chiamato al telefono mia madre e le ho
chiesto di intervenire
presso gli altri miei familiari perché
smettano
di darmi la caccia. Lei mi ha risposto che io ho
disonorato
l'intera famiglia e che loro mi daranno perciò la
caccia
fino alla tomba. Ed ha aggiunto che quando saprà che
sono
finalmente morta aprirà la mia bara per spararmi un ultimo
colpo di pistola. E che
solo allora crederà che io sono
veramente
morta''.
A quanto risulta all'Ansa, Aishe, dopo avere denunciato
queste cose, non ha avuto
garanzie rassicuranti dai magistrati e
dalla
polizia di Antalya che non hanno ritenuto ''imminente'' il
pericolo per la vita della
donna. Ella ha perciò preso i
bambini
ed ha ricominciato la sua peregrinazione verso una
destinazione
non a tutti ignota. Purtroppo
ci sono stati in Turchia precedenti analoghi in cui
giovani
donne hanno denunciato per tempo il pericolo di essere
uccise dai familiari per
onore e sono poi in effetti state
assassinate
per non avere ricevuto alcuna protezione.
Fu
il caso per esempio di Guldunya Toren, una ragazza madre
anch'essa di 22 anni ed
anch'essa originaria della Turchia che
i suoi fratelli avevano già cercato di ucciderla ''per onore'',
quando, nel febbraio scorso, fu raggiunta e finita dai suoi due
fratelli in ospedale con due colpi di
pistola, nonostante avesse inutilmente
chiesto la protezione della polizia. (Lucio Leante/Ansa)
11.12.2004
TERRORISMO: CATTURATI
CECENI
'VICINI A AL QAEDA
Si tratta di
dodici uomini. Sequestrati un Cd-rom e videocassette con immagini di
Osama bin Laden.
Dodici uomini sospettati di far parte della cellula cecena di Al
Qaeda sono stati arrestati in Turchia.
Lo ha reso noto l'agenzia ufficiale turca <Anadolu> citando fonti della polizia. Nove degli arrestati sono ceceni, gli altri
tre hanno un
passaporto turco ma sono originari della repubblica
caucasica
ribellatasi a Mosca.
Nel corso dell'operazione, la polizia ha sequestrato anche
Cd-rom e
videocassette con immagini di Osama bin Laden e di
attacchi
condotti dalla guerriglia cecena.
I dodici uomini sono accusati in primo luogo di avere cercato
di raccogliere
fondi per i militanti della rivolta anti-russa in
Cecenia.
Gli arrestati sono inoltre accusati di avere fornito
appoggio
logistico a esponenti di ''organizzazioni religiose
terroristiche'',
secondo quanto ha detto un portavoce della
polizia
di Istanbul.
La Russia ha più volte accusato la Turchia di tollerare sul
suo territorio la
presenza di sostenitori della guerriglia cecena
ma le autorità di Ankara lo negano.
11.12.2004
IN MISSIONE CON IL MINISTRO
URSO CENTO IMPRESE DEL <MADE IN ITALY>
Missione
ad Istanbul, Ankara e Gaziantep. In quest'ultima città, nel sud-est
anatolico, potrebbe nascere il primo distretto industriale italiano
del tessile. La porta di ingresso per conquistare i mercati
mediorientali.
Alla vigilia della decisione del Consiglio europeo del 17 dicembre
che si pronuncerà sull'apertura dei negoziati per l'ingresso della
Turchia in Europa
il Governo italiano grazie all'impegno del vice Ministro alle Attività
Produttive, Adolfo Urso, ha organizzato una missione
a Istanbul a cui parteciperanno oltre 100 imprese del made
in Italy. La missione, a cui prenderanno parte i vertici di
Confindustria,
Ice, Sace, Simest, avrà due appuntamenti importanti:
il seminario di investimenti bilaterali, previsto nella
giornata del 13 mentre il giorno successivo la delegazione
guidata da Urso visiterà la regione di Gaziantep dove
potrebbe nascere il primo distretto industriale italiano del tessile, della
meccanica e la logistica.
"La Turchia, dove già operano oltre 150 Pmi - ha
dichiarato Urso -
è considerata una vera e propria miniera per
il
made in Italy, convinti che l'ingresso in Europa continuerà
a favorire
l'internazionalizzazione delle nostre aziende. E' un
po'
la nostra <piccola Cina>, dove maggiormente sono cresciute
le esportazioni:
nei primi otto mesi del 2004 (+27.5%), la
porta
d'ingresso per conquistare i mercati mediorientali".
La missione si concluderà ad Ankara con incontri
istituzionali
ai massimi livelli, tra cui il ministro dell'Industria,
delle Finanze e della Difesa turca. (take Agi)
11.12.2004
GAZIANTEP,
<CITTA' CERNIERA> AL CENTRO DI UNA ZONA IRRIGATA E INDUSTRIALIZZATA
Una popolazione di
1.200.000 abitanti. Esportazioni in più di 50 Paesi. Una lunga
tradizione mercantile. L'abitudine a lavorare in rete con attitudine
cooperativa. Strutture di autoregolamentazione. Che cosa è la
"Zona franca".
La
zona è contraddistinta dalla forte coesione che regna tra gli
attori istituzionali della zona, ben decisi a cooperare ed a
valutare positivamente in chiave sistemica richieste finalizzate ad
attrarre investimenti stranieri, quali quelle di incentivi ad
hoc, nonché ad eliminare i contrattempi dovuti alle rigidità
burocratiche.
Emerge poi la decisa volontà di capitalizzare gli indubbi vantaggi
derivanti dalla posizione geografica di una città di circa
1.200.000 abitanti, che si trova al centro di una zona ben irrigata
ed industrializzata, crocevia obbligato tra il Medio Oriente, il
Caucaso e l'Asia Centrale (la Siria dista 60 km, l'Iraq 516 Km,
928 Km la Georgia, mentre l'Iran 796 km), ben connesso peraltro al
resto del Paese da un efficace sistema intermodale che fa perno sull'aeroporto,
da cui partono 31 voli settimanali per Ankara ed Istanbul, sulle
reti ferroviaria e autostradale che mettono in collegamento altresì
con i porti mediterranei di Iskenderun (137 km) e di Mersin (300
km).
Rispetto alle altre zone dell'Anatolia del Sud, Gaziantep si
differenzia per un reddito molto elevato (2100 usd) rispetto alla
media delle altre città vicine e non lontano da quello nazionale
(3500 usd), nonché per un alto tasso di scolarizzazione e dalla
presenza di un'Università.
Secondo fonti locali l'export della provincia lo scorso anno è
stato di 1.3 miliardi di usd, mentre l'import di 835. In questo
contesto l'Italia è diventata un mercato di riferimento per
Gaziantep, assorbendo la quota più significativa dell'export
totale della provincia (64 milioni di Euro nel 2003) con un volume
che è quasi raddoppiato in tre anni (38 milioni di Euro nel 2000).
A giudizio di queste Autorità, la vocazione di Gaziantep, che già
ora esporta in più di 50 Paesi, è di divenire il principale centro
di scambi commerciali e di investimenti industriali collocato tra l'auspicata
Unione Europea allargata alla Turchia ed i Paesi circostanti, quali
quelli turcofoni dell'Asia Centrale, quelli mediorientali e
caucasici e la Federazione Russa.
Tale assunto si basa sul forte interscambio commerciale
sinora sviluppato con i Paesi confinanti, tra cui in
primis l'Iraq. Tale flusso
di scambi, che non si è interrotto neppure negli anni del recente
conflitto, quando Gaziantep è stata scelta dalle Nazioni Unite come
base logistica per operare con Baghdad, è nutrito dalla comunanza
culturale e da consolidati rapporti commerciali tra uomini d'affari
operanti sulla antica "via della seta" in un'area che sino al
secolo scorso apparteneva al comune Impero Ottomano.
In considerazione della sempre più decisa apertura della
Turchia verso i Paesi confinanti è probabile assistere ad un
significativo incremento di questi rapporti economici che
contribuirà a rafforzare il peso economico di Gaziantep.
Per questi motivi, la Commissione Europea ha scelto di tenere
proprio a Gaziantep lo scorso aprile una Conferenza sulla
ricostruzione dell'Irak a cui hanno partecipato 600 uomini d'affari
provenienti da imprese europee, turche ed irachene. Per connessione
di argomento, si segnala che l'Unione Europea finanzia inoltre il
<Business Centres EU Turkey> che fornisce servizi di consulenza
per Piccole e Medie Imprese che desiderano localizzarsi a Gaziantep,
promovendo tra gli altri anche programmi di qualificazione
professionale per i lavoratori.
I colloqui con gli imprenditori hanno poi permesso di mettere in
risalto la qualità del sistema imprenditoriale in loco, dovuto ad
una lunga tradizione mercantile che ha portato a reinvestire
localmente, differenziandola così da tutte le altre città
circostanti che non hanno sinora raggiunto simili livelli di
industrializzazione e di
relativo benessere.
Per quanto riguarda alla struttura economica della città, essa si
basa su più di 4000 imprese appartenenti ai settori del tessile
(filati), della trasformazione agro-alimentare, della lavorazione
della plastica, della chimica e dei detergenti.
Molto noti nella zona sono i macchinari italiani (tessili,
plastica, calzature) che sono utilizzati da numerose industrie
locali che visitano le fiere italiane e sono enormemente interessati
a iniziative commerciali e di collaborazione industriale con le
nostre aziende.
Le imprese sono localizzate in quattro zone industriali che
insistono su un'area di 24 milioni di metri quadri, in tre zone
dedicate all'incubazione di piccole e medie imprese ed in una "Zona
franca" di due milioni di metri quadri. La "Zona franca" offre
esenzioni fiscali, possibilità di magazzini e terreni a
basso prezzo, procedure burocratiche ridotte al minimo ed
importazioni in esenzione doganale. La zona rappresenta uno dei più significativi casi
di successo dell'industrializzazione turca, favorito dalla buona
dotazione infrastrutturale, dalla posizione geografica e dal
dinamico tessuto imprenditoriale, vocato per le relazioni
commerciali, consolidatosi nei secoli scorsi. L'abitudine a
lavorare in rete con attitudine cooperativa ha caratterizzato lo
sviluppo delle zone industriali che, pur regolate centralmente, sono
dotate di strutture di autoregolamentazione che le hanno spinte ad
esempio a consorziarsi per produrre nella "Zona franca" energia
elettrica che costerà il 40% in meno che nel resto del Paese; dal
punto di vista energetico, si segnala che a partire dal mese di
marzo del prossimo anno la zona sarà servita dal gas metano che
consentirà di abbattere i costi di un ulteriore 10% secondo le
stime La zona rappresenta uno dei più significativi casi di
successo dell'industrializzazione turca, favorito dalla buona
dotazione infrastrutturale, dalla posizione geografica e dal
dinamico tessuto imprenditoriale, vocato per le relazioni
commerciali, consolidatosi nei secoli scorsi. L'abitudine a
lavorare in rete con attitudine cooperativa ha caratterizzato lo sviluppo delle zone industriali che, pur
regolate centralmente, sono dotate di strutture di
autoregolamentazione che le hanno spinte ad esempio a consorziarsi
per produrre nella "Zona franca" energia elettrica che costerà
il 40% in meno che nel resto del Paese; dal punto di vista
energetico, si segnala che a partire dal mese di marzo del prossimo
anno la zona saràservita dal gas metano che consentira' di
abbattere i costi di un ulteriore 10% secondo le stime degli
operatori locali.
La relativa arretratezza e disoccupazione che affliggono le città
vicine consente poi a Gaziantep di usufruire di manodopera
competitiva in termini di salari (circa 400 usd al mese per un
operaio e 600/800 usd per un impiegato), disciplinata e dotata di un
elevato attaccamento al lavoro.
Per ciò che attiene agli incentivi da offrire ad eventuali
investitori del nostro Paese, le Autorità locali si sono dette
disponibili a studiare dei pacchetti di agevolazioni che saranno
tanto più significativi quanto maggiore sarà l'eventuale
nostra presenza.La
vasta eco ottenuta sulla stampa cattura l'innovatività della
visita del Vice Ministro Urso che non si soffermerà sulle zone di
questo Paese tradizionalmente conosciute dalla nostra imprenditoria,
destando nel contempo il vivo interesse dell'intera comunità
degli affari turchi ed agendo altres^come volano per l'ulteriore
espansione dei nostri rapporti economici.
In un colloquio avuto con il Direttore di una locale filiale di
"KocBank" dedicata al segmento "corporate"
(controllata da Unicredito) si e' avuta conferma della
solvibilita' e della "voglia di impresa" di molti uomini d'affari
locali che reinvestono in attivita' produttive i loro profitti.
11.12.2004
IL FORUM ITALIA-TURCHIA
|
SWISSOTEL
THE BOSPHORUS - FUJI BALL ROOM
009:00
- 09:20 Registrazione
09:30 - 1045
Saluti
di apertura-
S.E. Carlo Marsili, Ambasciatore d'Italia ad
Ankara
Prof. Beniamino Quintieri, presidente dell'Ice oppure Dr. Ugo Calzoni,
direttore Generale dell'Ice
Rıfat
Hisarcıklıoğlu, presidente del Tobb e Deik
Discorsi
On.le Ali Coskun,
ministro dell'Industria e del
Commercio Turco
On.le Adolfo Urso, vice Ministro delle Attività
Produttive
Interventi
Adolfo
Guzzini, rappresentante Confindustria
Aldo Kaslowski, vice Presidente Tusiad
10:45
- 11:45 1°
Panel "Investire on Turchia
Moderatore
: Andrea Canepari,
direttore dell'Ufficio Commerciale dell'Ambasciata
d'Italia
"Investire in Turchia
- Situazione macroeconomica, le regole degli investimenti e
gli incentivi offerti dal sistema pubblico turco"
Erdem Başcı,
vice Governatore della Banca Centrale
Turca
Cavit Dağdaş,
vice Sottosegretario del Ministero Tesoro Turco
"Gli strumenti di supporto, finanziamento e assicurazione
offerti agli operatori italiani dal sistema pubblico".
Bini
Smaghi, presidente Sace
Ruggero Manciati, presidente Simest
11:45
-
13:15
2° Panel "Case Storie" aziendali
Co-Moderatori
Antonino Mafodda, direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Zeynep Bodur Okyay, direttore di <Deik- Foreign Economic Relations Board/Turkish
Italian Business Council>
Renan Gökyay
, Ceo e membro del Consiglio di Amministrazione
della
<Nurus As>
Ahmet Çalık,
presidente della <Çaling Holding>
Mehmet Habbab,
presidente della <Delta Transteknik
A.Ş.>
Stefano
Pasini, direttore Merloni Turchia
Pasquale Forte,
presidente della <Nuova Eldor> (da confermare)
Federico Ghizzoni - Ceo della
<Banca Unicredito> -
Turchia
14:30
-
19:00
Incontri bilaterali tra imprenditori italiani e turchi fissati
dall'Ufficio Ice di istanbul.
P.S : E' previsto un
lunch offerto dall' Ice in onore del Vice-Ministro Urso al
termine del Seminario ore 13:30
presso la sala "Corne d'Or" dello Swissotel. (Il
lunch e' limitato alla delegazione italiana e ad alcune
autorità turche) |
|
IMPRESE: MERLONI, SOFFOCANO PER TROPPA
BUROCRAZIA
"I
turchi sono tra quelli che stanno crescendo molto in fretta e ci
riescono perché hanno le cose giuste. Hanno personale con
preparazione tecnica elevatissima, dispongono di università
straordinarie. Corrono molto e non in modo disordinato".
Fare impresa per Merloni è ''difficile e hai
la sensazione che non stiano facendo niente per renderti le cose più semplici. E questo rallenta
tutto. Non dico che non si cresce per via
della burocrazia. Lo so benissimo che si sono altre cause, però la burocrazia sta occupando
davvero molto spazio, troppo''. Ci sono, però,
Paesi che invece ''corrono spediti - dice - un po' perché hanno una gran voglia di
crescere, ma un po' anche perché non hanno burocrazia''.
Merloni cita la Turchia. ''I turchi sono fra quelli che stanno
crescendo molto in fretta. E ci
riescono perché hanno le cose giuste.
Hanno personale con una preparazione tecnica elevatissima,
dispongono di università
straordinarie. I turchi corrono molto e non in modo disordinato.
Hanno buone carte in mano''. Infine parla dell'India e della
Russia: '' Gli indiani sono molto veloci e hanno deciso di diventare
un grande paese del software. Hanno le scuole, preparano la gente,
sanno fare le cose, sono sul mercato in modo serio. Ma non sono
i soli. Un altro Paese che ha
deciso di diventare un grande del software
è la Russia. Insomma intorno a noi si stanno muovendo un po'
tutti, ciascuno lungo la sua
strada. E penso che nel giro di qualche
anno
avremo delle sorprese''. (take Adnkronos)
11.12.2004
|
GAS
NATURALE: INTERESSE ALLA PRIVATIZZAZIONE
Scambio
di vedute tra il ministro turco all'Energia, Hilmi Guler, e la
controparte russa, Victor Khristenko.. Firma di un documento di
intenti per una cooperazione. Il riferimento al <Blue Stream>
e a Gazprom. Il suggerimento turco circa l'uso del Samsum-Ceyhan.
Turkish
Energy Minister Hilmi Guler met with his Russian counterpart, Victor
Khristenko, as well during Putin's visit. Guler said the Turkish
government is interested in the privatization of natural gas, oil,
and energy and the distribution of electricity and natural gas.
A document of intent to cooperate on energy.
Guler said they exchanged their views in detail on the issues of
distributing Blue Stream natural gas to the south, building a
natural gas protection plant in Tuz Golu and using Gasprom for the
distribution of energy in Turkey. He also said they discussed
proposed oil pipelines in both countries in order to reduce the
burden on the Straits including Trans Trakya (Trans Thrace). Guler
said, "However, we could not make a definite choice on the
preferred project" and added that a presentation was made about
the risks on the Straits.
Guler said Russia was also interested in building a common dam and
insists that the Trans Thrace project to transfer oil from the
Novorosisk Seaport to the world market should not be using the
Straits. Turkey suggested using the Samsun-Ceyhan pipeline. (Mirza
Cetinkaya, Erkan Demirbas/Zaman)
11.12.2004
UNA
CRESCITA PREVISTA DEL 6 PER CENTO
E' quanto
risulterebbe, a proposito dell'economia turca, dal rapporto
semestrale dell'Ocse. Un 6.4% per il 2005 e un 5.8% per il 2006.
The
Organization of Economic Cooperation and Development (Oecd) has
announced its prediction that Turkey will grow at a rate of six
percent.
According to the Turkey section of the Economic Outlook Report
published semi-yearly, the Oecd predicts Turkey will see growth at a
rate of 6.4 percent in 2005 and 5.8 percent in 2006.
The Oecd predicts that if Turkey sticks firmly to its economic
policies, it can achieve the inflation target set at 8 percent in
2005. According to the Oecd report, business investments, household
consumption, and increasing exports will boost the growth rate and
restrictions on state expenditures have not had a negative impact on
economic recovery in Turkey.
The report suggests that officials continue efforts to build trust
both inside and outside of Turkey, stick to financial policies and
complete structural reform plans. Financial benefits stemming from
strong growth should be used to pay internal debts in order to get
the current deficit under control and regain financial
sustainability. That will help to ease additional pressure on
domestic prices, current transactions, as well as to slow the
current boom to a more stable growth level. (Zaman)
11.12.2004
ARRESTATI DUE
DIPLOMATICI NORDCOREANI
E'
avvenuto ad Istanbul in una operazione congiunta con la Bulgaria.
Trovati in possesso di 780 mila pasticche di anfetamine.
Due diplomatici dell'ambasciata della Corea del Nord a Sofia sono
stati arrestati a Istanbul con 780
mila
pastiglie di anfetamine trovate a bordo dell'automobile con
targa diplomatica con la quale
avevano attraversato il confine
tra Bulgaria e Turchia. Lo riferisce l'agenzia
d'informazione
bulgara <Focus News>.
Secondo le prime stime si tratta di una partita di
stupefacenti
del valore di circa sette milioni di dollari.
Il
Segretario generale del ministero della Difesa bulgaro, il
generale Boyko
Borissov, ha detto che l'operazione per la
cattura
dei diplomatici nordcoreani, Riong Taeuon e Kim Sung
Gim,
è scattata dopo pedinamenti durati tre mesi da parte dei
servizi speciali
bulgari e turchi. L'ambasciata
della Corea del Nord a Sofia non ha fatto
commenti
sulla notizia dell'arresto dei due diplomatici, scrive
''Focus News''.
(take Ansa)
11.12.2004
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CELLULE
STAMINALI AD UN DIABETICO
Nativo di
Gaziantep, è la prima persona a godere di questa innovazione
scientifica. La procedura usata per salvare un piede. Rallentata la
crescita del tessuto danneggiato.
A
diabetic man in Gaziantep is the first person to receive stem cell
treatment in Turkey. The procedure, in order to save the man's foot,
required an injection of cells that would enable damaged tissue to
grow faster.
Huseyin Sokmen, 49, lost his big toe when the circulation to it was
cut-off. His orthopedist, Dr. Turgut Kirkgoz, called Celles 4
laboratories in The Netherlands for advice on how to transplant stem
cells so that he could save the man's foot. Dr. Carnellis
Kleinbloesem answered Dr. Kirkgoz by visiting him at the Gaziantep
Social Security Hospital.
Sokmen's operation involved 12 surgeons, from Gaziantep Social
Security Hospital, Mersin and Gaziantep Universoty School of
Medicine. They all worked under Dr. Kleinbloesem's supervision. The
operation didn't require a general anesthetic, only a small local
injection. It lasted an hour after which Dr. Kleinbloesem declared
it a success.
"The patient watched every second of the operation," said
Kleinbloesem. "The patient will have his health again after his
dead vessels are refreshed after three months of treatment. We have
done a first in Turkey by transplanting root cells to the patient."
(Zaman)
11.12.2004 |
NON
SIAMO IL DEPOSITO RIFIUTI
La
denuncia della sezione turca di Greenpeace. Campagna di
sensibilizzazione dell'opinione pubblica.
Greenpeace is demonstrating against European Union (EU) countries
for sending their toxic waste loaded ships to be taken apart to
Aliaga, Izmir. With banners reading 'Turkey is not the EU's garbage
dump,' environmentalists demonstrated in front of the Turkish Agency
of the EU displaying glass vials of toxic waste, seawater, and air
taken from ship dismantling areas in Aliaga.
Turkish Greenpeace representatives are in Ankara in protest that
over 50 ships laden with toxic waste are sent every year by EU
countries to Turkish and Asian coasts to be dismantled. Greenpeace
Ship Dismounting Campaign Commissioner Erdem Vardar said that each
year more then 50 ships are sent to Aliaga without any warnings. The
EU started to transport one-wall oil tankers, Vardar explained, but
in five years, more then 2,000 oil tankers will be sent to countries
such as Turkey and India for dismantling. Following Vardar's
statement, the Representative of the Turkish Delegation of the
European Commission, Gurogar Sarigul, said the EU has begun research
into the recycling of toxic materials, but that nothing has emerged
yet. Sarigul said, "For the environmental pollution that has
occurred so far, ship dismantling facilities in Aliaga and this area
need to be managed more effectively from now on and the EU's
financial investments in Turkey before the accession will be
discussed." After Sarigul's statement, Greenpeace members gave
the vials of toxic waste to officials at the EU Agency. (Goksel
Gecin/Zaman)
11.12.2004
LA SCOPERTA DELLA
NEVE
Il
turismo invernale sta andando alla grande e le località sciistiche
come Erzurum hanno il tutto esaurito per Natale e Capodanno.
Gli investimenti turistici nella
costa mediterranea della Turchia sembrano avere un andamento più
che positivo, con l'apertura nel prossimo anno - secondo notizie di
agenzia - di ben 80 nuovi alberghi nella zona di Antalya. I turisti
stranieri dediti agli sport invernali stanno inoltre scoprendo le
località montane dell'interno. I due maggiori alberghi della zona
di Erzurum, nell'est del Paese, hanno peraltro dovuto respingere
centinaia di richieste per il periodo corrispondente al prossimo
Natale e Capodanno, a causa della mancanza di adeguate strutture
sciistiche, problema che si riscontra anche in altre località
turistiche di montagna. (fonte Amb. d'Ita)
11.12.2004
GALLIPOLI
MEMORIAL
Il Primo
Ministro australiano John Howard ha fatto sapere che il prossimo
anno sarà a Canakkale, nei Dardanelli, per il 90° anniversario
della storica battaglia che nella prima guerra mondiale costò la
vita a 500 mila soldati.
 Australia's
Prime Minister has announced that he will travel to Turkey next
April to take part in ceremonies to mark the 90th anniversary of the
start of the land battles of the Gallipoli Campaign of World War
One.
Prime Minister John Howard said that he will be attending
the ceremonies on the Gallipoli Peninsula on April 24 and 25. Other
Australian cabinet Ministers will take part in ceremonies in other
countries, notably Great Britain, Borneo and Thailand, Howard said.
Know in Turkey as the Canakkale Savas, the campaign pitted the
forces of the French and British empires, including large numbers of
Australian, New Zealand and Indian troops, against the defending
Ottomans. The Allies were trying to drive their way through the
Dardanelles Strait and force the Ottoman Empire out of the war.
After a naval assault failed to break through the Straits on March
18, 1915, the Allies landed troops on the Gallipoli Peninsula on
April 25. Though establishing beach heads, the Allied forces were
unable to breech the Ottoman defences. Subsequent offensives also
failed and, in December 1915 and January 1916, the Allies evacuated
their two beach heads. At least 150,000 men died during the campaign.
One of the Ottoman officers who distinguished himself during the
campaign, Mustafa Kemal, later established the modern Turkish
Republic and went on to become its first president and founding
father.
It is estimated that up to 20,000 people, mainly Australians and New
Zealanders, will attend the two days of ceremonies on the Gallipoli
Peninsula to commemorate those who fell in the campaign of
1915. (NtvmSnbc)
11.12.2004
UNA FIGURA
STORICA, ROMOLO GESSI
Il grande
viaggiatore, nativo forse di Ravenna, forse di Costantinopoli,
rivisitato da Giuseppe Cossutto in un articolo che esplora il
personaggio in ogni sua angolazione. Come prese parte nel 1855 alla
guerra di Crimea.
 Uno degli aspetti poco noti della Guerra di Crimea è che questo
avvenimento diede modo ai "levantini", la particolare "nazione"
formatasi lungo i secoli nell'Oriente del Mediteranneo e sul Mar
Nero, di contribuire data l'alleanza nella stessa coalizione delle
maggiori nazioni europee (Francia, Gran Bretagna, Regno di Piemonte)
e dell'Impero ottomano, senza problemi concernenti la propria
rispettiva appartenenza nazionale.
Lo scopo di questa breve
comunicazione è delineare la figura di uno di questi "Europei
d'Oriente", inquadrandola come rappresentativa di tante altre,
sullo sfondo di una Europa unita che, 150 anni fa, non potè fare a
meno di allearsi alla Turchia, condividendo interessi comuni.
Romolo Gessi, colui del quale si parlerà, è una figura
simbolica rappresentante sia la varietà tipologica del colonialismo
europeo ottocentesco sia quella particolare essenza di "Uomo dalle
molte Patrie" del cittadino di origine europea occidentale nell'Impero
ottomano dello stesso periodo
Sulla
famiglia, sulla nascita e sulle prime esperienze di Romolo Gessi non
si sa molto. Le notizie scarseggiano, ed i pochi elementi che si
hanno risultano essere incerti e lacunosi, quando non sono
contradditori. Tutti i biografi, dai più antichi ai più recenti,
hanno preferito sorvolare su questi primi anni di vita di Gessi,
limitandosi a lievi, fugaci accenni, senza preoccuparsi né di
vagliarli, né di completarli, aggiungendovi anzi nuove
inesattezze. In quasi centocinquant'anni di studi e di ricerche, la
figura di Gessi veniva illustrata ed esaltata come quella di uno dei
più ardimentosi italiani in terra d'Africa e qualche volta, se pur
raramente, da una letteratura tendenziosa, era criticata e denigrata
come esponente di una politica tesa all'eliminazione dell'elemento
arabo nel continente africano, le conoscenze su di lui sono rimaste
quasi del tutto allo stato iniziale.
Le ricerche sono quindi rare. La vita di Gessi è dispersa in
articoli di varie riviste, soprattutto a lui contemporanee. Gli
articoli esaltano l'esploratore del lago Alberto, il viaggio fino
nel paese dei Galla e, soprattutto, la campagna vittoriosa contro i
negrieri del Bahr-el-Ghazal, impresa lodevole che distrusse il
mercato degli schiavi della regione.
Gli studi quindi erano, e sono a tutt'oggi, scarni per ciò che
concerne il periodo stambuliota di Romolo Gessi.
Alcuni autori lo fecero nascere a Ravenna, altri a
Costantinopoli, luogo dove il padre di Romolo, si era rifugiato al
pari di tanti altri italiani per sfuggire alle persecuzioni
politiche del governo pontificio.
Confusa
nella nebbia la sua nascita, ancora più contraddittoria la sua "nazionalità".
L'appartenenza nazionale di un levantino così illustre fu infatti
contesa da vari governi.
Un po' d'ordine è stato fatto al riguardo tuttavia, negli Anni
Trenta, in pieno periodo coloniale fascista, ma non certo in maniera
soddisfacente.
Il padre di Romolo, Marco Gessi da Ravenna, studente in
giurisprudenza a Bologna, dopo la caduta del dominio napoleonico
nella regione, nel 1815, ebbe a subire varie persecuzioni da parte
dei cattolici in virtù della sua appartenenza alla Carboneria,
formazione assai diffusa nella zona nel periodo in oggetto. La
polizia pontificia portò a termine numerosi arresti nell'area
romagnola tra il 1817 ed il 1820 e molti patrioti, accusati di
cospirazione, furono costretti a fuggire.
Riparò quindi dapprima a Londra, dove per eludere le persecuzioni
della Chiesa e proseguire gli studi universitari, fu costretto a
prendere la cittadinanza britannica. All'università fu compagno
di studi con il figlio di Lord Canning, a quel tempo ambasciatore
inglese presso la Sublime Porta e così, al termine degli studi, l'esule
si ritrovò a Costantinopoli in qualità di legale dell'Ambaciata
Britannica, sotto la protezione di Lord Canning.
A Costantinopoli, Marco Gessi prese in moglie Elisabetta Carabett,
di origine armena anatolica, figlia del primo corriere dell'Ambasciata
francese. Da costei. Marco ebbe come figlia Ersilia, andata poi in
moglie al ministro rumeno Van Saanen, e due figli, Romolo e
Giovanni.
Marco Gessi divenne vice-console britannico a Bucarest, nel
principato di Valacchia, all'epoca alle dipendenze di
Costantinopoli e poi ritornò in Turchia dove assunse la carica di
console.
Nel 1830, Marco, facendosi forte del suo passaporto britannico,
decise di ritornare a Ravenna, per riabbracciare la famiglia. Portò
con sé la moglie Elisabetta, gravida. Ma, probabilmente a causa
delle pressioni delle autorità pontificie, che certamente tenevano
sott'occhio il patriota, Marco fu costretto ad abbandonare
velocemente l'Italia.
E fu così che Romolo, l'eroe di Crimea e d'Africa, nacque, il
30 aprile 1831, tra "Ravenna e Malta" durante il ritorno a
Costantinopoli dei genitori. Pochi giorni dopo veniva battezzato,
sempre sul Bosforo, come cittadino britannico, con i nomi di Romolo
e di Evaristo.
A Costantinopoli il piccolo Romolo crebbe in un mondo culturalmente
ricchissimo, capace di influenzare il suo spirito internazionalista.
L'educazione domestica fu italiana, italiana era la lingua parlata
a casa, mentre l'inglese ed il francese venivano comunemente usati
nei rapporti con l'esterno. Allo stesso modo apprese l'armeno
dalla madre ed il turco dalla vita quotidiana.
Quando, nel 1842, Marco morì a Bucarest dove ricopriva la carica di
console generale britannico lasciò alla famiglia una discreta
fortuna economica ed un nome ben noto a Costantinopoli.
Romolo aveva allora undici anni e, grazie all'interessamento di
Lord Canning e del console St. Vincent Lloyd venne mandato a
studiare, a spese del Governo inglese, nell'accademia militare di
Wiener-Neustadt, poi in quella di Halle, in Germania. Qui Romolo
apprese correttamente anche il tedesco.
Alla fine degli studi militari fece ritorno dapprima a Bucarest,
dove divenne addetto all'ufficio consolare britannico, e
soggiornò nelle località più significative del Danubio rumeno,
abitate in buona parte da popolazioni di lingua e cultura turca e
tatara: Galati, Braila, Tulcea e Sulina.
Nel 1855 Romolo prese parte alla guerra di Crimea in qualità di
addetto come ufficiale interprete del generale Strenowhys, e
combattè, in un reggimento scozzese ad Alma, Balaklava, Inkerman e
Sebastopoli, dove si distinse riportando una ferita al torace e
riuscendo persino a salvare il suo generale, ferito mortalmente ed
in procinto di essere catturato.
Durante questa guerra Romolo Gessi fa la conoscenza e stringe una
stretta amicizia con Carl George Gordon, l'uomo al quale avrebbe
legato per sempre il proprio destino. All'epoca Gessi aveva appena
23 anni, ma già un'esperienza notevole nel campo della politica,
dell'amministrazione e della guerra.
Alla fine della Guerra di Crimea, Romolo Gessi viene nominato perito
del Lloyd Register a Sulina, in Dobrugia, regione turcofona dell'attuale
Romania. Durante questo periodo si distinse salvando dal naufragio,
a rischio della vita, un piroscafo inglese di grandi dimensioni,
ricevendo un encomio solenne e una discreta somma di denaro.
Tuttavia, all'annuncio che il Piemonte preparava una nuova guerra
contro l'Austria, abbandona la Romania e sbarca nel 1858 a
Venezia, si arruola nella formazione garibaldina dei "Cacciatori
delle Alpi" e partecipa alla campagna per la liberazione del
Trentino. Quando il Regno di Piemonte si annette anche buona parte
dell'Italia centrale, togliendola al Papa, Romolo Gessi si reca a
Ravenna, città natale del padre Marco, e chiede ed ottiene la
cittadinanza italiana.
Ritornato nel Levante, Romolo non rinuncia alla sua prerogativa di
"levantino", e contribuisce ad arricchire la comunità degli
Europei d'Oriente con ben sette figli. Infatti dall'unione in
matrimonio con una giovane violinista, Maria Purkart, quattro figli
nacquero a Sulina, due a Tulcea, e una a Trieste.
Nel 1870, dopo la morte del fratello Giovanni, ucciso a scopo di
rapina da un nostromo dell'Italia meridionale che esso stesso
aveva fatto liberare dalle carceri di Atene, Romolo abbandona il
Lloyd Register e si stabilisce a Tulcea insieme alla vecchia madre e
alla famiglia, raggiungendo la sorella Ersilia, rimasta vedova e con
molti figli. Con la sorella aprì una segheria a vapore ed un
mulino.
Ma il temperamento onesto e giusto di Romolo, sensibilissimo alla
protezione degli oppressi (ricordiamo che il Gessi aveva
partecipato, come molti altri europei, all'avventura
internazionalista garibaldina), iniziò a denunciare i soprusi del
locale governatore ottomano, sia per iscritto che a voce. Pur se
vinse il processo intentato contro di lui a Costantinopoli fu
tuttavia costretto a cedere l'azienda a causa delle continue ed
incessanti pressioni politiche.
Ma in questo momento critico avviene, nel 1871, il secondo incontro
con Gordon, all'epoca inviato a Sulina e vice console britannico a
Galati. Rinfrancato dall'incontro con il vecchio compagno di
battaglie divenuto ormai un noto eroe delle guerre coloniali
britanniche, Romolo diede sfogo al suo temperamento combattivo e
alla sua generosità. Nacque persino la leggenda giornalistica,
diffusa in Europa, che i due avessero assaltato il palazzo dell'odiato
governatore di Tulcea e che fossero riusciti a liberare una giovane
armena rinchiusa nello harem).
Così, quando nell'ottobre del 1873, Gordon riceve a
Costantinopoli da Nubar Pasha, per conto del kedivè d'Egitto
Ismail, l'offerta di governare le province equatoriali d'Egitto,
chiama subito Romolo al suo fianco.
A 43 anni, nel novembre del 1873, Gessi lascia definitivamente
Costantinopoli, per affrontare l'avventura africana, dove
compierà altri atti notevoli, primo tra tutti l'annientamento dei
negrieri del Bahr el-Ghazal, giungendo a divenire Pasha.
La storia di Romolo Gessi, levantino e combattente di Crimea,
specialmente per ciò che riguarda la sua infanzia e la sua vita a
Costantinopoli e sulle coste del Mar Nero, deve essere tuttavia
ancora scritta integralmente. Questa breve comunicazione ha quindi
il mero scopo di accendere l'interesse per uno stambuliota di
origine europea che si è coperto di gloria ovunque. (Giuseppe
Cossuto)
11.12.2004
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UN NUOVO
"TOPKAPI"
E' un remarke
che vedrà, tra i principali protagonisti, l'attore inglese Pierce
Brosnan diventato famoso come interprete di James Bond. Sarà un bel
confronto con il vecchio film del 1964.
As
Hollywood prepares to remake the classic film "Topkapi",
rumors are circulating that Pierce Brosnan is to take the lead role.
Saying farewell to his 007 James Bond character, the famous actor
will play a classy thief with designs on the precious treasures of
Topkapi Palace. Brosnan signed for the remake of the well-known 1964
film "Topkapi", in "The Topkapi Affair". Brosnan
will reprise his role of a classy thief in 1999's "The Thomas
Crown Affair". (Culture & Art News/Zaman)
11.12.2004
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IL RITORNO
DI OZINAN
La pittrice
turca espone fino al 21 dicembre prossimo al palazzo della Sapienza
in Roma nella sede dell'Archivio di Stato. Una occasione per
rendersi conto come le visioni del mondo ottomano si configurassero
anche nella donna e nell'harem.
 Seher Ozinan non è nuova ai
romani. Più di una volta chi ama i suoi quadri, incentrati su "La donna e
l'harem", ha avuto occasione di apprezzarne i meriti artistici.
Reduce dal più recente successo parigino, la giovane pittrice turca
espone ora al palazzo della Sapienza, nell'antico edificio che in
parte è ancora sede dell'Archivio di Stato. La mostra, inauguratail 6
dicembre scorso, resterà aperta fino al prossimo 21. Vale la pena
visitarla. Se vi trovate quindi a passare per Corso Rinascimento,
magari reduci da piazza Navona dove siete andati ad
acquistare qualche nuovo "pezzo" per il presepe di Natale,
non vi costerà nulla varcare la soglia della <Sapienza>
e, prima di tuffarvi nell'osservazione della cupola borrominiana di
S. Ivo, puntare direttamente al primo piano per osservare i mille
volti di Ozinan. Sarà lei stessa a farvi da guida nel cammino a
ritroso verso il mondo femminile ottomano.
11.12.2004
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KOKENLER
E'
il titolo di una mostra - organizzata dall'Istituto Italiano di
Cultura e dal Sace - che si terrà ad Istanbul lunedì prossimo, 13
dicembre.
Kokenler, in italiano sorgente. E' il titolo di una mostra che
si terrà lunedì prossimo, 13 dicembre, ad Istanbul presso la sede
dell'Istituto Italiano di Cultura. Organizzato da quest'ultimo e dal Sace
avrà come punto focale della manifestazione-incontro la
presentazione di un catalogo, dal titolo appunto
"Sorgente", preparato dal pittore italo-iraniano Bizhan
Bassiri, già noto agli appassionati per avere elaborato nel 1984 il
suo primo manifesto poetico "Il Pensiero Magmatico" nel
quale aveva teorizzato un concetto basilare della sua arte. Arte,
per inciso, secondo la quale la materia non è più soggetto
illuminato ma si illumina di luce e forma propria al compimento
dell'opera.
Un evento scenico completerà il progetto espositivo-artistico di
Bassiri in Turchia.
Il programma prevede l'introduzione di Silvio Marchetti (direttore
dell'Istituto Italiano di Cultura) e di Lorenzo Bini Smaghi (presidente del
Sace). Seguirà la presentazione del catalogo da parte
di Bruno Corà e di Beral Madra, entrambi curatori della mostra.
11.12.2004 |
MONDIALI DI BASKET
Nel 2010 si
terranno in Turchia. L'annuncio dato a Kuala Lumpur in Malesia
dalla Federazione internazionale (Fiba). Gli altri candidati erano
la Francia e la Serbia-Montenegro.
La Turchia è stata scelta come
nazione organizzatrice dei Campionati del mondo di basket del 2010:
gli altri Paesi candidati erano la Francia e la Serbia-Montenegro.
L'annuncio è arrivato dal presidente della Federazione
internazionale di Basket (Fiba), Carl Ching, nel corso di una
conferenza stampa che è andata in scena a Kuala Lumpur, in Malesia.
(Sportal.It)
11.12.2004
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