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IMPRENDITORI
ITALIANI
Su
un totale di 2044 residenti in Europa, quelli in Turchia sono
65. Una azienda presente nel territorio di Istanbul dal 1923.
All'interno della Banca dati della <Ciim> sono presenti
i Turchia 65 imprenditori sul totale dei 2044 imprenditori
residenti in Europa.
Aldo Campaner direttore della <Near East Shipping
Agency>, è l'imprenditore italiano che da più anni è
presente in Turchia in quanto la sua azienda, che si occupa di
trasporto merci mediante navi, è dal 1923 sul territorio di
Istanbul.
Negli ultimi 20 anni la Turchia ha accolto ben 46 imprenditori
italiani disposti ad investire nell'economia turca e ben 18
negli ultimi quattro anni.
Imprese italiane
nel territorio -
La distribuzione territoriale evidenzia come le province di
Istanbul (con il 48%) ed Izmir (32%) siano quelle dove è
maggiore la presenza imprenditoriale italiana. le altre città
non forniscono informazioni statisticamente significative. (grafico n.
1)

Settore
merceologico -
Analizzando il settore merceologico ci accorgiamo dell'assenza
di imprese italiane nei settori dell'agricoltura, pesca e
costruzioni.
la divisione per settore mette in luce l'attività
manufatturiera che rappresenta il 60% degli imprenditori
italiani in Turchia; al commercio e ai trasporti si si dedica
più del 10% delle imprese inserite nel nostro Database. (grafico
n. 2)
Tra le attività
manufatturiere, l'imprenditore italiano ha preferito investire
nelle industrie di produzione alimentare e nel settore dei
prodotti chimici; il 43% delle imprese statali confluisce in
questi due settori.
Interessante la presenza di imprenditoria italiana nel settore
delle costruzioni navali e nella produzione di parti
meccaniche.
Il grafico successivo descrive in dettaglio la tipologia di
attività manufatturiere presenti sul territorio turco. (grafico n.
3)
Mercato del
lavoro - La
metà delle imprese italiane ha fino a 50 dipendenti, cifra
ragguardevole, e soprattutto è possibile notare che ben 7
imprese corrispondenti all'11% delle imprese hanno oltre 500
dipendenti.
L'indotto economico provocato dall'imprenditoria italiana
risulta essere notevole se si pensa che statisticamente ogni
imprenditore italiano permette con la sua attività economica
il lavoro di 286 unità lavorative, con un totale complessivo
di quasi 20 mila lavoratori.
Il grafico successivo permette di descrivere la grandezza
delle imprese italiane per unità lavorative. (grafico n.
4)

Come si evince dalla tabella seguente la sola attività
manufatturiera offre l'opportunità a 8.600 persone di
esplicare la propria attività, ma il dato interessante è che
i settori finanziari e trasporti nonostante il minore numero
di imprese hanno una alta quota di personale impiegato. In
particolare il settore dei trasporti, specializzato in ambito
navale a fronte di sole 7 imprese, impiega ben 4417 unità
lavorative. (grafico n. 5)

(a cura del Consolato
generale di Istanbul)
12.11.2004
BALUARDO DELLA DEMOCRAZIA
A sottolinearlo il ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko
Tremaglia,
che visita di due giorni in Turchia con tappe ad
Istanbul ed Izmir ha ricordato i tempi della <Guerra fredda>. "Un processo da costruire a poco a
poco".
La Turchia ''è stata un baluardo di importanza essenziale per gli
anni della guerra fredda. E non si può dimenticare il fatto che è
uno dei membri della Nato. Per le politiche dell'Europa del
Mediterraneo, poi, svolgerà un ruolo importantissimo''. Lo ha
sottolineato all'<Adnkronos> il ministro
degli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, a proposito del dibattito in corso
in sede europea sull'adesione della Turchia alla UE.
Il 6 ottobre scorso, la Commissione ha pubblicato il proprio "parere"
sulla candidatura della Turchia, riconoscendo il sufficiente
soddisfacimento di parte di Ankara dei cosiddetti criteri politici
di Copenaghen (istituzioni stabili, rispetto degli standard in
materia di diritti umani e libertà fondamentali) e raccomandando
quindi al Consiglio l'apertura dei negoziati di adesione. "Sono
stati giustamente posti dei paletti'',ha rilevato Tremaglia
riferendosi alle "lacune" del processo di riforma
sottolineate dalla Commissione UE, in particolare per quanto
riguarda l' effettiva attuazione da parte della Turchia dei
provvedimenti adottati in tema di libertà religiose e di
espressione, diritti delle donne e delle minoranze.
''Noi - ha osserva Tremaglia, in visita di Stato in Turchia -
dobbiamo fare delle grandi apertura di carattere generale verso
i Paesi islamici,
respingiamo l'idea di una guerra contro l'Islam''. E,
a proposito delle resistenze, che si registrano all'interno della compagine di
governo sull'argomento, il ministro degli Italiani nel
Mondo ha rimarcato: ''Quello che riguarda la Turchia è un processo
da costruire
a poco a poco. Quanto alla Lega, il nostro è un Governo di
coalizione e ci
possono essere anche valutazioni diverse''. (Dall'inviato Cesare
Mazzù dell'Adnkronos)
12.11.2004
TREMAGLIA: "REQUISITI
SODDISFATTI"
"La
Turchia - ha dichiarato il ministro - merita di entrare nell'UE
perché ha dato prove importanti". La visita nella Scuola
materna delle Suore di Ivrea che ospita 75 bambini (58 turchi, 11
italiani e 6 di altre nazionalità).
E' ''certa'' la futura ammissione della Turchia nella UE dal momento
che ''sono state rispettate le condizioni''
per l'avvio del processo che porterà il Governo di Ankara
in Europa. Lo ha sottolineato il ministro per gli Italiani nel
Mondo, Mirko Tremaglia,in
visita ad Izmir. A giudizio dell'esponente
di Governo l'Europa deve favorire politiche che guardino
al Sud, al Mediterraneo. La Turchia merita di entrare nella UE
perché ha dato prove importanti nella storia ed ha anche rischiato
per l'Europa presidiando il
confine con l'Unione Sovietica negli anni della
Guerra Fredda. Ora ci sono tutte le condizioni che l'Europa ha
posto, dalla revisione
legislativa al rispetto delle minoranze''. Sotto
quest'ultimo profilo, Tremaglia ha osservato che ''non tutti gli Stati hanno
superato queste condizioni, anche qualcuno di quelli
che già fanno parte dell'Europa'', precisando che il suo è ''un riferimento non
diplomatico ma vero alla Slovenia''.
Le parole di Tremaglia hanno naturalmente incontrato il favore delle
autorità di Smirne: il Governatore della città
turca, Yusuf Ziya Goksu, ha voluto ''ringraziare il Governo italiano per il sostegno
che da' alle istanze europeistiche e al cammino
della Turchia verso l'integrazione nella UE''. Il sindaco di Izmir ha poi affermato che
''la Turchia ha intrapreso un irreversibile
processo di democratizzazione di risanamento dell'economia
ed è oggi un Paese più stabile e progettato verso lo sviluppo''.
Il ministro per gli Italiani nel Mondo si è successivamente recato all'istituto delle
suore di Ivrea, scuola materna gestita da religiose
italiane che ospita attualmente 58 bambini turchi, 11 italiani
e 6 di altre nazionalità. Nei locali della scuola, Tremaglia
ha poi incontrato la
comunità italiana di Izmir. Nel suo giro di visite,
il ministro era accompagnato dall'ambasciatore italiano in Turchia, Carlo Marsili e
dal console italiano della città, Michele Tommasi.
Festosa l'accoglienza per ''il ministro che ha dato il voto agli italiani all'estero'',
come lo ha definito l'ambasciatore Marsili.
Nella circostanza, Tremaglia ha sottolineato l'importanza della rete consolare
italiana nel mondo, ribadendo che la sede italiana
di Izmir non verrà chiusa ma al contrario sarà rafforzata. (take Adnkronos)
12.11.2004
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65
DITTE ITALIANE
Di
queste, nella circoscrizione consolare di Istanbul, 29 sono a
capitale interamente italiano e 36 a capitale misto. L'87%
delle imprese è situato nella zona della megalopoli.
Impiegate 18 mila persone.
Nella circoscrizione consolare di Istanbul si registra la
presenza di 65 ditte italiane, di cui 29 a capitale
interamente italiano e 36 a capitale misto.
I principali settori maggiormente rappresentati sono: chimico
e tessile (14% delle imprese), alimentare e bancario (8%),
automobilistico (6%), elettronico, telecomunicazioni e
macchinari (5%), elettrodomestici, trasporti, assicurativo,
impianti, costruzioni e navale (3%), pneumatici, farmaceutico,
acciaio, legno, turismo (25).
L'87% delle imprese è situato nella zona di Istanbul (57)
mentre due sono situate a Bursa, due a Koçaeli e una
rispettivamente ad Izmit, Fatsa, Cannakkale e Mudania.
Le imprese, che impiegano complessivamente circa 18 mila
persone, sono sorte per la maggior parte (60%) tra gli anni
1980 e 1990, mentre per il 23% sono state fondate dopo il 2000
e per il 17% negli anni sessanta o precedentemente.
Tra le imprese più significative spiccano:
settore automobilistico: Tofas (gruppo Fiat) con il 37.86% di
capitale italiano, fondata nel 1968 e con 4656 impiegati.
settore bancario: Koç Bank (Unicredito) con il 50% di
capitale italiano dal 2002, con 3443 impiegati.
settore pneumatici: Pirelli Pneumatici con il 63% di capitale
italiano, fondata nel 1960, impiega 1594 persone.
settore telecomunicazioni: Avea (al 40% Telecon Italia)
fondata nel 2001, con circa 1500 impiegati.
settore assicurativo: Koç Alianz con il 55% di capitale
italiano, fondata nel 1923, con 1500 impiegati.
settore farmaceutico: Gruppo Menarini (88% di capitale
italiano), fondata nel 2000 con 1200 impiegati.
settore impianti elettrici: Magreti Marelli con il 43% di
capitale italiano, fondata nel 1969 con 1100 impiegati.
Merloni elettrodomestici (100% italiana) fondata nel 1995 con
650 impiegati.
settore alimentare: Filiz Gida (Barilla) 100% italiana,
produce pasta, fondata nel 1974, impiega 524 persone.
settore cavi: Pirelli Cavi (80% di capitale italiano), fondata
nel 1999, con 320 impiegati.
settore produzione armi: Stoeger 100% italiana (Gruppo Beretta
Holding) fondata nel 1990 con 135 impiegati. ( a cura del Consolato
generale di Istanbul)
12.11.2004
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IZMIR: LA COLLETTIVITA'
ITALIANA
Accanto
alla presenza di personale militare, il nucleo principale è
costituito da <Levantini>. L'attività di promozione culturale
svolta dal Consolato. Il centro <Carlo Goldoni>.
Il nucleo principale - accanto alla presenza di personale militare
(una quarantina di persone) e relativi familiari impiegati presso la
locale base Nato - è costituito da <Levantini>,
tendenzialmente ben inseriti nella società locale. In buona misura
in essi prevale una valutazione molto positiva della realtà
italiana, anche se è innegabile che solo una minoranza segua
costantemente le vicende nazionali. In questo particolare contesto,
va quindi rilevata con soddisfazione l'incoraggiante partecipazione
al primo esercizio elettorale all'estero: 35%, a fronte del più
modesto 24.94% registrato su scala mondiale. Questo clima favorevole
all'Italia e alle sue istituzioni - cui un notevolissimo contributo
ha ovviamente dato la riapertura a tempo indeterminato della sede
del consolato d'Italia ad Izmir - ha creato le migliori premesse per
l'istituzione, lo scorso 5 aprile, del Comites locale.
I servizi richiesti al Consolato (al di là delle attività di
promozione culturale e commerciale) sono quelli tradizionali: visti,
anagrafe, atti di stato civile, cittadinanza, passaporti, atti
notarili e navigazione.
Con riferimento alla cittadinanza, l'attività principale è
costituita dall'inoltro delle istanze di naturalizzazione ex art. 5
della Legge n. 91/92 e dalla ricezione dei relativi giuramenti.
In materia di visti, si registra un costante aumento nel numero dei
rilasci: (+7% nel 2003 (6985 quelli complessivamente emessi)
rispetto al 2002; +12% nei primi 10 mesi del 2004 (6505 visti
emessi) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La tipologia
di visto appare sostanzialmente bilanciata tra turismo /42% del
totale) e affari (35%), con una forte incidenza per il trasporto
(16%).
Il 60% circa dei connazionali è in grado di esprimersi in italiano
ma pesa, sempre di più, l'assenza di una istituzione educativa
nella nostra lingua in grado di coprire l'intero arco scolastico,
dalle elementari al Liceo. Rimane, quale "baluardo"
dell'italiano, la Scuola materna ed elementare gestita dalle Suore
di Ivrea (aperta nel 1899) che è frequentata quest'ano da 75
alunni. Corre l'obbligo di segnalare anche la meritoria opera svolta
dall'Associazione di Amicizia e Cultura italo-turca (creata nel
1976, ha 106 soci) con l'attivazione dei corsi ex Lege 153/71.
Incisiva l'attività di promozione culturale svolta dal Consolato
(che il noto quotidiano turco <Hurriyet> ha qualificato, in un
articolo pubblicato il 21 dicembre scorso, "offensiva culturale
italiana") con un programma variegato di attività cui la
cittadinanza risponde con una sorprendente, costante e massiccia
partecipazione.
Questo attivismo genera benefici effetti anche sulla diffusione
della lingua italiana: i corsi del centro culturale Carlo Goldoni"
(creato nel 1995) riscuotono un crescente successo con iscrizioni in
costante aumento che hanno raggiunto per il 2004 la cifra record per
Izmir di 1579.
Positive anche le ricadute sul numero di studenti turchi che
frequentano i corsi di italiano presso quattro atenei cittadini ove
viene insegnato con varie formule, dal lettorato, ai corsi attivati
grazie ai contributi ministerali e a quelli funzionanti con le
risorse del Centro Culturale stesso. E' altresì significativa la
costante e progressiva crescita del numero di giovani turchi che si
recano a studiare in Italia: + 4% nel 2003 rispetto al 2002;
addirittura +12% nei primi dieci mesi di quest'anno rispetto al
2003. (a cura del Consolato d'Italia ad Izmir)
12.11.2004
......E LA SUA PRESENZA
ECONOMICO-COMMERCIALE
Una
ricerca sulla presenza economica italiana nell'Egeo. Quante sono le
imprese che operano in questo grandissimo distretto consolare.
Dalla <Eldor> alla <Merloni>, dalla <Cementir>
alla <Luxottica>.
1.
La ricerca sulla presenza economica italiana nella circoscrizione di
questo Consolato - avviata all'inizio dell'anno - ha consentito
di recensire 55 aziende: 23 a capitale interamente italiano e 32 a
capitale misto.
2.
I settori merceologici più rappresentati sono il comparto
alimentare (23% del totale delle imprese recensite), quello
automobilistico (14%) e il tessile (9%). Seguono i macchinari (7%),
il settore chimico, trasporti ed elettrodomestici (5%), lavorazione
metalli, materiali in alluminio, turismo, oreficeria e nautica (4%),
produzione di cemento, di carta, costruzioni, estrazione e
lavorazione di marmo, nonché produzione di materie plastiche
(2%).
3. Il 69% delle
aziende è concentrato ad Izmir (sono 38); 5 sono ubicate a Mersin,
3 a Konya, 2 rispettivamente a Manisa e Denizli. E' stata invece
recensita una sola impresa italiana in ciascuna delle città di
Antalya, Urfa, Adana e Bilecik. Le nostre aziende (che impiegano
complessivamente 4207 persone) fanno tutte registrare, sulla scia
della ripresa economica in atto in Turchia, fatturati in crescita.
Significativo, anche, il ritmo con il quale si creano nuovi
insediamenti: 7 le imprese fondate nel 2003 (tutte ad Izmir nei
settori della componentistica per auto, lavorazione metalli, agro-alimentare,
tessile e macchine agricole) e 4 nei primi 9 mesi di quest'anno (2
a Denizli e 1 rispettivamente ad Izmir e Adana nei settori dei
trasporti, marmo, carta e prodotti ortofrutticoli).
4. La presenza economica italiana più radicata e consistente
della circoscrizione si trova senza dubbio nella regione Egea, una
delle più prospere del paese e, soprattutto, nelle città di Manisa
e Izmir (ricordo come quest'ultima sia il secondo centro economico
della Turchia). Vi operano infatti importanti unità produttive
italiane tra le quali spiccano, come è noto, la <Merloni> a
Manisa (produzione di frigoriferi dal 1995): impiega 450 persone e
ha realizzato un fatturato consolidato di 220 milioni di Euro nel
2003 (con una crescita dell'18,9% rispetto allo scorso anno); la
<Cimentas> a Izmir (produzione di cemento, è stata acquistata
dalla <Cementir S.p.A> del Gruppo Caltagirone nel 2001):
impiega 680 persone e ha realizzato un fatturato consolidato di 102
milioni di Euro nel 2003 (+9.7% rispetto al 2002); infine la <Eldo>r
a Izmir (operativa dal mese di ottobre 2003): produce centraline
elettroniche per la gestione della combustione di motori a benzina
per auto.
5. Questi risultati
molto positivi, sia in termini di crescita di fatturato complessivo,
sia in termini di nuovi insediamenti produttivi, si inseriscono in
un contesto generale di intensi rapporti commerciali tra l'Italia
e l'Egeo. Questo favorevole andamento trova anche conferma nel
poderoso aumento dell'export della regione verso il nostro paese:
+68% (per un totale di 292.993.875$) nel 2003 rispetto al 2002.
Spiccano le esportazioni di frutta secca (44.233.030$, +31% rispetto
al 2002), prodotti siderurgici (41.296.542$, +128,79%),
abbigliamento (41.284.478$, +53%), tessile (35.546.350$, +67%),
prodotti minerari (33.751.856$, +41%), nonché olive e olio
d'oliva (28.566.191$) che hanno fatto registrare l'aumento più
significativo (+788%). (a cura del Consolato d'Italia ad Izmir)
12.11.2004
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CONSOLATO
D'ITALIA
Aperto nel 1861, è stato Consolato generale fino al 1950.
Dalla sua istituzione, si sono succeduti, ininterrottamente,
22 consoli. E' stato trasferito nell'attuale sede nel 1993.
La circoscrizione del Consolato ha una estensione di 450 mila
km2 (dall'Egeo ai confini con l'Iran e l'Irak) e vi risiedono
circa 1000 italiani, l'81% dei quali è concentrato ad Izmir.
oltre alla consueta attività di assistenza ai connazionali e
rilascio visti, il Consolato è fortemente impegnato in una
attività di promozione culturale e commerciale che ha
consentito all'Italia di conseguire risultati di assoluto
rilievo nell'Egeo.
12.11.2004
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UN
APOSTOLATO DIDATTICO
La
Scuola materna ed elementare di Izmir è gestita da sei suore
dell'ordine di Ivrea.
Aperta nel 1899, la Scuola materna ed elementare viene gestita
dalla Suore d'Ivrea sotto la giurisdizione dell'Associazione
<Ernesto Schiapparelli> - Ansmi (Associazione Nazionale
per Soccorrere i Missionari Italiani all'estero). Dal punto di
vista giuridico, l'Istituto è una scuola italiana
riconosciuta come "presa d'atto" che opera sotto la
supervisione del ministero della Pubblica Istruzione turco.
La scuola è frequentata, quest'anno, da 75 bambini (58
turchi, 11 italiani e 6 stranieri) iscritti prevalentemente
nella sezione materna. Infatti, per ragioni connesse alla
normativa locale (che vieta ai cittadini turchi di frequentare
scuole straniere a partire dalle elementari) la sezione
elementare è frequentata da un numero esiguo di alunni
italiani e stranieri non turchi.
La scuola è gestita da 6 suore che collaborano con una
vice-direttrrce turca. ( a cura del Consolato italiano ad
Izmir)
12.11.2004
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ESEMPIO DI POSSIBILE
CONVIVENZA RELIGIOSA
Incontro
con padre domenicano Giulio Vattolla. La cerimonia per la commemorazione delle Forze Armate ad Izmir alla
quale era presente il ministro MirKo Tremaglia.
Con la deposizione di una corona presso la chiesa del Santissimo
Rosario di Izmir, il ministro per gli Italiani
nel Mondo Mirko Tremaglia ha commemorato i caduti e preso parte alla celebrazione
della festa delle Forze Armate alla presenza dei
militari italiani del comando del Sud Est europeo della Nato. Al
suo arrivo, il ministro è
stato accolto dal colonnello Paolo Forgione, <senior
officer> del contingente e dal comandante del nucleo italiano
presso il comando
dell'Alleanza atlantica, maggiore Massimo Giancone.
Ad attendere Tremaglia nella chiesa del Santissimo Rosario, uno
degli 8 edifici di culto
cristiani presenti a Smirne, c'era padre Giulio
Vattolla, domenicano, da 44 anni nella città turca per testimoniare che a ''Smirne
e nel resto del Paese è possibile realizzare
una vera convivenza religiosa. Io - ha detto - sono venuto qui
tanti anni fa perché
serviva un organista per le parrocchie di Izmir. Non
ci ho pensato due volte ed ho iniziato questa avventura''.
Padre Vattolla ha tenuto a sottolineare ''la serena convivenza"
tra le varie
religioni che si è instaurata ad Izmir. "Il terreno sul quale
ho realizzato una colonia
marina per bambini mi è stato donato dai protestanti,
nella struttura ospito circa 200 ragazzi di religione musulmana.
Mi capita - ha soggiunto - di celebrare funerali per gli ortodossi
ed anche con
la comunità ebraica non ci sono mai stati problemi.E' dal 1956 che
il nucleo militare italiano in forza
alla base Nato di Izmir celebra la ricorrenza della festa delle
Forze armate nella chiesa
del Santissimo Rosario".
Alla cerimonia hanno assistito
anche un gruppo di italiani da anni residenti in Turchia, oltre ad una decina di
religiosi che celebrano i riti cattolici nelle varie
chiese di Izmir. Presente alla commemorazione dei caduti anche
monsignor Giuseppe
Bernardini, da più di 20 anni arcivescovo
di Izmir.
Ad Izmir risiede poco meno di un migliaio di italiani.
Secondo gli ultimi dati
dell'anagrafe consolare, la collettività italiana
residente in Turchia ammonta complessivamente a 3.170 persone.
La comunità di origine italiana si divide in tre gruppi: i cosiddetti <Levantini>,
ovvero i discendenti di antiche famiglie di coloni
veneti e genovesi, gli italiani che si sono trasferiti per
motivi di lavoro o per
matrimonio e i religiosi. (take Adnkronos)
12.11.2004
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CHIESA
DEL SS. ROSARIO
Sorge su un terreno dove fu inizialmente costruita (nel 1857,
da parte dei Padri Domenicani) una chiesetta dedicata al SS.
Apostoli Pietro e Paolo. La crescita della comunità cattolica
del quartiere (per la maggior parte di origine italiana e
maltese) rese necessario costruire un edificio più grande: il
1° ottobre 1904 venne quindi consacrata e aperta al culto la
nuova chiesa del SS. Rosario.
Nel suo giardino è stata posta una lapide a ricordo dei
caduti italiani di Izmir nelle due guerre mondiali. Dal 1956,
il nucleo militare italiano on forza alla base nato cittadina
celebra la ricorrenza del 4 novembre nella chiesa. (a cura del
Consolato italiano di Izmir)
12.11.2004
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NECESSITA' DI UNA PACE
GLOBALE
Ankara ha
colto l'occasione delle congratulazioni per la rielezione di Bush
alla Casa Bianca per toccare questo importante problema e per
chiedere una più forte collaborazione nella lotta al terrorismo.
Turkey, a wary neighbor of
war-torn Iraq, congratulated US President George W. Bush on his
second term in the White House, pledging support for his war against
terrorism while also stressing the need for global peace.
"I believe our partnership, which is of great value not only in
terms of bilateral ties but also in terms of cementing peace and
security in a vast geography, will strengthen and gain new
dimensions in your second term in office," President Ahmet
Necdet Sezer said in a message to Bush.
"In this respect, I would like to underline our determination
to further our cooperation in every field, first and foremost in the
fight against terror, and to spread peace and our common values in
the world and our region," he added.
Prime Minister Recep Tayyip Erdogan, for his part, mentioned
"the struggle against terrorism, trans-Atlantic cooperation,
regional stability and the establishment of harmony between
civilizations" among the issues "on which we will expend
joint efforts with the US."
"I believe the close dialogue and cooperation that we will
maintain will contribute not only to our common interests, but also
to global peace, stability and the acceleration of trans-Atlantic
ties," Erdogan added.
Nato member Turkey counts the United States as its key strategic
ally, but bilateral relations were strained last year when Ankara
refused permission for US forces to use its soil for invading Iraq.
The two countries have since largely mended fences, but Ankara
remains uneasy over the ongoing turmoil in Iraq and fears that
continued uncertainty in its southern neighbor may have a
destabilizing impact on its own territories bordering Iraq, which
are populated mainly by Kurds. (Afp)
12.11.2004
"NON
DISTURBIAMO MONSIEUR CHIRAC"
L'ordine
perentorio impartito dal Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan a
conoscenza delle difficoltà del presidente francese sulla questione
Turchia. Una richiesta forse partita dallo stesso capo dell'Eliseo.
"Non disturbate monsieur
Chirac". E' questo l'ordine perentorio che, secondo il giornale
turco <Hurriyet>, il premier turco Recep Tayyip Erdogan
avrebbe impartito ai suoi uomini di Governo e ai suoi compagni di
partito.
"Astenetevi da dichiarazioni che possano disturbare il
presidente francese, almeno fino al 17 dicembre, quando il Consiglio
europeo deciderà di fissare la data di inizio del negoziato turco
di adesione", avrebbe incalzato il premier turco, spiegando che
è stato lo stesso Chirac a chiederglielo nel corso del recente
incontro a tre di Berlino dove era presente anche il Cancelliere
tedesco Gerhard Schroeder.
"Monsieur, se lei vuole che io la aiuti, dovrebbe aiutarmi ad
aiutarla", avrebbe detto Chirac in quell'occasione.
Tornato ad Ankara, Erdogan avrebbe quindi spiegato nel corso di una
riunione del suo partito che la decisione di Chirac il 17 dicembre
sarà positiva, ma che Chirac ha bisogno della necessaria
comprensione da parte dei dirigenti turchi, tenendo conto delle
difficoltà interne del presidente francese che si trova a
fronteggiare un'opinione pubblica decisamente contraria (tra il 65 e
il 75 per cento, secondo i sondaggi) all'adesione della Turchia
all'UE.
Secondo vari analisti, anche il recente impegno di Chirac a
modificare la Costituzione francese per rendere possibile in futuro
un referendum sull'adesione della Turchia all'UE, sarebbe stato
preso dal presidente francese soprattutto per minimizzare le
reazioni pubbliche del suo Paese alla sua decisione, già presa, di
dare il 17 dicembre, al vertice europeo di Bruxelles, il via libera
all'inizio entro il 2005 del negoziato dell'UE con la Turchia. (take
Ansa)
12.11.2004
I TRE
SCENARI
Una disamina
di Claudio Mutti su una integrazione o meno della Turchia nell'UE. La Turchia tenuta
fuori dall'Unione costituirebbe un serio fattore di
destabilizzazione per il Vecchio Continente.
L'ipotesi di un futuro ingresso della Turchia nell'Unione
Europea ha dato luogo a prese di posizione diverse. Chi è contrario
all'integrazione dello Stato turco nell'Unione, si basa per lo
più sulla convinzione che la Turchia sia un paese asiatico e quindi
estraneo alla realtà europea: per motivi d'ordine geografico,
etnico, linguistico, religioso e storico. A noi pare che le cose
stiano in termini un po' diversi. E cercheremo di dire
sinteticamente perché. Per quanto riguarda la geografia, bisogna
ricordare che nell'antichità la regione anatolica fu considerata
parte integrante dell'Europa: Erodoto (IV, 45) fissava il confine
orientale dell'Europa sul fiume Fasi, nei pressi degli odierni
porti georgiani di Poti e Batumi; e ancora nel Medioevo, come
apprendiamo da Dante (Par. VI, 5), "lo stremo d'Europa" veniva
collocato in Anatolia. Oggi i geografi tendono a vedere nella
penisola anatolica, dopo le penisole iberica, italiana e greca, la
quarta penisola dell'Europa mediterranea.>
Fondando le proprie argomentazioni sulla geografia e su criteri di
tipo geopolitico (importanza degli Stretti e funzione dell'Anatolia
in relazione al Vicino Oriente), Jean Thiriart ha sostenuto che "la
Turchia è Europa" ("Jeune Europe", 6 marzo 1964), e che "un'Europa
senza la Turchia sarebbe puerile e suicida", sicché "le
campagne di stampa antiturche sono non solo di pessimo gusto, ma
sono idiozie politiche. (...) L'Europa conterrà dei Turchi, dei
Maltesi, dei Siciliani, degli Andalusi, dei Kazaki, dei Tartari di
Crimea - se ne rimangono ancora - e degli Afgani" (Les 106
reponses à Mugarza, vol. I, p. 141). "Il Bosforo - dice ancora
Thiriart - costituisce il centro di gravità di un Impero che in
un senso va da Vladivostok alle Azzorre e nell'altro dall'Islanda
al Pakistan" (Les 106 reponses, p. 37). Per un aggiornato
approccio geopolitico alla questione turca, si veda: Carlo
Terracciano, Turchia: ponte d'Eurasia, "Eurasia", 1, 2004.
Dal punto di vista etnico, il popolo turco stanziato sulla penisola
anatolica costituisce il risultato di una sintesi che ha avuto luogo
tra popoli di diversa origine. Fin dall'antichità, l'Anatolia
è stata abitata da popolazioni per lo più ariane: Ittiti, Frigi,
Lidi, Lici, Panfili, Armeni, Celti ecc. Con l'arrivo dei Turchi
Selgiuchidi e poi dei Turchi Ottomani, ebbe luogo una fusione dell'elemento
autoctono con quello turanico, sicché oggi si ha in Turchia "un
tipo medio, che va considerato più di fattezze europee che
asiatiche" (Renato Biasutti, Le razze e i popoli della terra, Utet,
Torino 1967, vol. II, p. 526). Un noto esperto di questioni etniche
e linguistiche afferma che i Turchi dell'Anatolia "sono in
maggioranza europidi purissimi, passati nel tempo all'uso di una
lingua turca a opera dei loro conquistatori centro-asiatici"
(Sergio Salvi, La mezzaluna con la stella rossa, Marietti, Genova
1993, p. 60).
La lingua ufficiale della Turchia, il turco ottomano (osmanli), come
tutte le lingue turco-tatare appartiene al gruppo altaico. Si tratta
perciò di una lingua non indoeuropea, così come non sono
indoeuropee tante altre lingue parlate in Europa: le lingue
turco-tatare della Russia, le lingue caucasiche, le lingue
ugrofinniche (ungherese, finlandese, estone, careliano, lappone,
mordvino, ceremisso, sirieno, votiaco ecc.) e il basco.
La religione professata dalla quasi totalità del popolo turco è l'Islam,
una religione presente in Europa fin dall'VIII secolo d.C. La
Turchia è musulmana così come lo sono state la Spagna, la Francia
meridionale e la Sicilia; così come lo sono ancora oggi alcune
regioni della Russia, del Caucaso e dei Balcani. Per quanto riguarda
l'Unione Europea, sono quattordici milioni i musulmani che vivono
attualmente sulla sua area. Sotto questo profilo, dunque, la Turchia
non rappresenta nulla di eccezionale.
Le vicende storiche hanno fatto dei Turchi, dopo il loro
insediamento in Anatolia e nella Tracia, un popolo europeo. L'Impero
ottomano fu retto per secoli da una dinastia in cui il tasso di
sangue turco diminuiva ad ogni generazione, poiché la validé
(ossia la madre del Sultano) era o greca, o slava o circassa o anche
italiana. In un certo senso, si potrebbe dunque dire che i Sultani
ottomani erano "più europei" che non i re ungheresi discesi da
Arpad, tutti quanti turanici per parte di padre e per parte di
madre. Quanto alla classe dirigente ottomana, furono innumerevoli i
visir, i funzionari politici e gli ufficiali dell'esercito
appartenenti ai popoli balcanici. Gli stessi giannizzeri, ossia l'élite
militare dell'Impero, non erano d'origine turca. Altri dati
significativi per quanto concerne la trasmissione dell'eredità
politica e culturale da Bisanzio alla Turchia ottomana si possono
trovare nel nostro recente articolo Roma ottomana ("Eurasia", 1,
2004).
Data la sua dimensione eurasiatica e mediterranea, l'Impero
ottomano non poteva non entrare a far parte del novero di quelle
potenze che dovevano garantire l'equilibrio europeo. Così la
Turchia diventò una potenza europea: dall'epoca di Solimano il
Magnifico, quando la monarchia francese instaurò un rapporto di
alleanza con il "Gran Turco", fino al trattato di Parigi del
1856, quando si stabilì espressamente che la Turchia era "un
membro effettivo della famiglia delle nazioni europee". Nell'ultima
fase della sua storia, la Turchia era "il malato d'Europa".
Più fondate appaiono le ragioni di coloro i quali respingono l'idea
di un ingresso della Turchia per il timore che Ankara diventi, in
seno all'Unione Europea, un cavallo di Troia, o meglio un cavallo
di Washington. A dire la verità, se condizione dell'adesione all'Unione
Europea dovesse essere l'orientamento europeista dei governi
europei, non sappiamo quali paesi meriterebbero di rimanervi.
Alcuni, a partire dall'Italia, dovrebbero esserne immediatamente
espulsi. Coerenza dunque vorrebbe, come minimo, che si invocasse la
non ammissione nella Unione Europea di paesi che sono filoamericani
quanto la Turchia, se non di più: Romania, Bulgaria e Albania.
In un ampio, approfondito e documentato studio della questione (Dall'Impero
all'Eurasia, "Eurasia", 1, 2004), Tiberio Graziani prospetta
tre diversi scenari, che cerchiamo di ricapitolare qui di seguito.
Il primo scenario ("euroccidentale") è quello dell'Unione
Europea allargata alla Romania e alla Bulgaria, ma non alla Turchia.
Da un punto di vista geopolitico, questa Europa dei ventisette non
costituirebbe una unità completa, perché sarebbe priva del
contrafforte sudorientale (la Turchia, per l'appunto) e avrebbe
uno scarso peso militare nel Mediterraneo. L'Europa dei ventisette
continuerebbe ad essere la testa di ponte per la conquista americana
dell'Eurasia. La Turchia, tenuta fuori dall'Unione Europea e
utilizzata dagli Usa, rappresenterebbe un serio fattore di
destabilizzazione per l'Europa, perché manterrebbe alta la
tensione nei Balcani e ostacolerebbe l'integrazione di Croazia,
Serbia, Macedonia, Bosnia Erzegovina e Albania. È questo le
scenario che si realizzerebbe qualora prevalessero le prese di
posizione dei vari "France-Israel", Ratzinger, islamofobi e
neolepantisti d'ogni sorta. Il secondo scenario ("euroamericano")
considera che la Turchia entri nell'Unione Europea per rafforzare
il partito atlantico, già largamente rappresentato da Gran
Bretagna, Italia, Polonia e Ungheria, e per sabotare i conati
franco-tedeschi di emancipazione. Questa strategia (che ha le sue
basi nella teoria di Huntington) prevede che le posizioni turcofobe
di alcuni paesi europei si rafforzino ulteriormente, in maniera tale
che la turcofobia, addizionata alla più vasta campagna di
diffamazione dell'Islam, scavi un fossato geopolitico tra l'Europa
e i paesi musulmani del Mediterraneo. Questo secondo scenario ci
presenta un'Europa che, comprendendo la Turchia, sarebbe
geopoliticamente completa; tuttavia tale unità sarebbe vanificata
dal ruolo occidentalista affidato alla Turchia. Anche in questo
caso, l'Europa risulterebbe destabilizzata. È lo scenario
auspicato da Berlusconi, Fini, Pannella, Bonino.
A questo secondo scenario si ricollega l'ipotesi che l'ingresso
della Turchia possa anticipare e giustificare l'ingresso dell'entità
sionista nell'Unione Europea, anche se bisogna tener conto di
fatti rilevanti, quali i recenti dissapori diplomatici intervenuti
tra Ankara e Gerusalemme, nonché del rifiuto della Turchia di
partecipare all'aggressione dell'Iraq. Il terzo scenario ("eurocentrico")
prevede lo spostamento del baricentro politico europeo sull'asse
Parigi-Berlino e il simultaneo slittamento della Turchia dalla
posizione filoatlantica a quella continentale. Così gli Usa
perderebbero un prezioso alleato e l'Europa acquisirebbe un
elemento indispensabile. Dal fragile trilateralismo attuale (Londra,
Parigi, Berlino), sottoposto al condizionamento angloamericano, si
passerebbe all'asse Parigi-Berlino-Ankara. Con l'inserimento
della Turchia, l'Unione Europea acquisirebbe, al di fuori della
Nato, il controllo degli Stretti e l'opportunità di far valere le
proprie esigenze circa le risorse energetiche. Nel contesto dell'Unione
Europea, anche la questione curda e la questione di Cipro
troverebbero una loro soluzione. È questo lo scenario paventato da
Brzezinski e auspicato dagli eurasiatisti (cfr. intervista di
Aleksandr Dugin al giornale turco "Zaman"). Dal punto di vista
europeo, questo terzo scenario è indubbiamente il più favorevole.
Perché si realizzi, però, sono richieste almeno due condizioni. La
prima consiste in un ulteriore rafforzamento dello schieramento
politico che ha trionfato alle ultime elezioni turche e nel
parallelo indebolimento dei centri di potere kemalisti. La seconda
condizione consiste nell'attenuazione, se non nella scomparsa, dei
sentimenti turcofobi e islamofobi diffusi in Europa e coltivati ad
arte dai fautori dello "scontro di civiltà". (Claudio Mutti
fonte: http://eurasia-rivista.org)
12.11.2004
LA REPLICA
DI MUTTI
In
quattro punti lo storico ribatte, punto su punto, alle
argomentazioni di Ernesto Milà contenute sul sito informatico
<Infokrisis> e dal titolo "Respuesta a Claudio Mutti.
Turquia no es Europa".
1. Il 2 novembre 2004 Ernesto Milà ha pubblicato sul suo sito
informatico personale (infoKrisis)
una Respuesta a Claudio
Mutti. Turquia no es Europa, che contiene alcune
obiezioni a quanto abbiamo scritto nell'articolo La
Turchia e l'Europa, accessibile nel sito della rivista
di studi geopolitici "Eurasia" (www.eurasia-rivista.org).
Alle argomentazioni del nostro articolo relative all'appartenenza
della penisola anatolica allo spazio culturale europeo, Ernesto
Milà obietta: "Quando
l'Anatolia (specialmente la sua costa occidentale bagnata dall'Egeo)
era un prolungamento della Grecia, si poteva parlare di lingua,
etnia e cultura europea. Ma, a partire dall'invasione ottomana e
dalla distruzione di Bisanzio, parliamo di uno spazio geopolitico
europeo conquistato da un popolo indiscutibilmente non europeo. Di
più: un popolo che praticò la pulizia etnica e religiosa,
distrusse la cultura bizantina e creò una situazione nuova".
Alcuni di questi concetti vengono ribaditi ulteriormente: "Mutti
evita di descrivere la storia della conquista ottomana di Bisanzio.
Lì assistiamo alla distruzione della civiltà e della cultura
occidentale. (...) Senza parlare della pulizia etnica nei Balcani in
seguito all'irruzione turca".
Ernesto Milà, dunque, sostiene che un popolo non europeo che venga
ad insediarsi in Europa non diventa, per ciò stesso, un popolo
europeo. Scrive infatti testualmente: "Noi neghiamo questo
automatismo; il fatto accidentale di aver occupato un territorio
europeo non implica l'acquisizione legittima della qualifica di
'europeo'". Egli però applica questo criterio unicamente al
caso dei Turchi Ottomani, i quali si insediarono in Tracia,
dimenticando che, per
essere valido, tale criterio dovrebbe potersi applicare anche ad
altri casi. Ci limitiamo a citarne uno solo: quello delle dieci
tribù guidate da Árpád (sette tribù ugriche e tre
turco-cabardine) che nell'896 invasero la Pannonia ex romana e vi
si insediarono, rimanendovi stabilmente per millecento anni.
Insomma, se bisogna assumere il criterio invocato da Milà, non sono
europei i Turchi, ma neanche gli Ungheresi, i Székely, i
Finlandesi, gli Estoni, i Bulgari e nemmeno parecchie popolazioni
della Russia al di qua degli Urali e del Caucaso.
Perché allora Milà non rifiuta la qualifica di europei anche a
tutti questi altri popoli? Semplice: perché molti di loro sono
diventati cristiani. Anche se non lo dice esplicitamente, è questo
uno dei concetti fondamentali in base ai quali egli stabilisce chi
sia europeo e chi no. Lo si capisce benissimo quando dice: "L'attuale
territorio della UE ha una uniformità religiosa evidente, che l'incorporazione
di nuovi associati contribuirà a rompere". Milà ha così
aggiornato la sinonimia novalisiana: Die
Christenheit oder Europa. Ma l'"unica
cristianità" idealizzata dal poeta romantico non è mai esistita;
sicuramente non è esistita dopo il primo grande scisma del 1054.
Figuriamoci nell'UE del 2004!!
Ma, dicevamo, secondo Milà l'appartenenza cristiana è solo una
condizione necessaria per potersi dire europeo. Necessaria, ma non
sufficiente. L'altra condizione richiesta consiste nel trarre
origine "o dai popoli nordico-germanici o dal mondo classico
greco-latino". A questo punto, il carattere europeo dei popoli
slavi diventa problematico. Esclusi a
priori i Russi (che secondo Milà occupano uno spazio
extraeuropeo) ed esclusi a
priori i Bulgari (che sono originariamente un popolo
turco), che ne facciamo dei Polacchi, degli Slovacchi, dei Croati?
Cattolici sì, ma irrimediabilmente slavi. Dunque non europei.
Tuttavia le condizioni poste da Milà per potersi dire europei non
sono terminate. Le nazioni europee, egli dice, "sono oggi
democrazie stabili con un sistema economico liberale". Ne consegue
che la formula di Novalis, ulteriormente adattata, dovrebbe suonare
così: "la liberaldemocrazia ovvero l'Europa".
2. Ma torniamo ai Turchi. Gli Ottomani, secondo Milà, "distrusse[ro]
la cultura bizantina", che egli identifica tout
court con la "cultura occidentale". In che modo può
essere chiamata "occidentale" una cultura che, chiamandosi "bizantina",
trae il proprio nome dalla capitale dell'Impero Romano d'Oriente?
Per noi è un vero e proprio mistero...
Quanto alla asserita distruzione della cultura bizantina ad opera
degli Ottomani, ci permettiamo di segnalare a Ernesto Milà quel
capolavoro del grande storico romeno Nicolae Iorga che è Byzance
après Byzance (Balland, Paris 1992), in cui viene
descritta la fioritura della civiltà bizantina dopo il 1453, sia
nei territori dell'Impero ottomano sia nelle zone adiacenti in cui
essa si diffuse. "Bisanzio, con tutto ciò che essa rappresentava
(...) non poteva scomparire con la caduta successiva delle sue tre
capitali - Costantinopoli, Mistrà e Trebisonda - nel XV secolo. (...)
Bisanzio si conservò fino a un'epoca che cercheremo di definire (...)
Dopo la trasformazione, per molti versi soltanto apparente, del
1453, essa [la cultura bizantina, n.d.r.] si annetterà forme di
civiltà provenienti dal mondo gotico di Transilvania e Polonia,
attraverso la Moldavia romena" (pp. 7-8). Oltre al libro di
Nicolae Iorga, segnaliamo a Milà anche un altro studio che illustra
la continuità bizantino-ottomana: L'Islam
e l'eredità bizantina di Piero Calò, pubblicato nel
1990 dalle Edizioni all'insegna del Veltro.
Ci sono però altri libri, dei quali consiglieremmo volentieri la
lettura a Ernesto Milà. Il primo è La
caduta di
Costantinopoli 1453 di Steven Runciman. A p. 143 dell'edizione
italiana (Feltrinelli, Milano 1968) Milà potrà informarsi circa la
vera sorte del patriarca che resse le sorti della comunità
cristiana di Costantinopoli negli anni che precedettero la conquista
ottomana: Gregorio Mammas "era fuggito dalla città nel 1451",
sicché risulta del tutto infondata l'affermazione dello stesso
Milà, secondo cui il patriarca sarebbe morto combattendo contro i
Turchi assieme al basileus
Costantino XI. Nel celebre studio di Franz Babinger su Maometto
il Conquistatore e il suo tempo (Einaudi, Torino 1967),
invece, Milà potrà leggere che nel 1453 l'elezione e la
consacrazione di Giorgio Scholarios ebbero luogo "secondo l'uso
e l'ordinamento tradizionale" (p. 111), sicché risulta
piuttosto azzardato asserire, come fa per l'appunto Milà, che il
governo ottomano "depose e assassinò i patriarchi di
Costantinopoli".
Come si è visto più sopra, Ernesto Milà accusa gli Ottomani di
aver praticato "la pulizia etnica e religiosa". È vero
esattamente il contrario. L'Impero ottomano fu sempre un edificio
multietnico, a partire dalla classe dirigente, che annoverò
numerosissimi visir, ministri e capi militari di origine greca,
slava, albanese ecc. (Si veda a questo proposito il nostro articolo Roma
ottomana, in "Eurasia", 1, 2004). Addirittura, fu
multietnico fu lo stesso harem dei Sultani, sicché, se vi fu
pulizia etnica, essa avvenne proprio a danno del sangue turco, che
nella Casa di Osman diminuì da una generazione all'altra! Ma
nemmeno di pulizia religiosa è possibile parlare, altrimenti non
esisterebbero comunità cristiane nei territori dell'ex Impero
ottomano.
Ernesto Milà vuol sostenere questa tesi adducendo il caso dell'Albania
e della Bosnia: "La maggioranza degli Albanesi e dei Bosniaci
abbandonarono il cattolicesimo e adottarono l'Islam durante l'occupazione
ottomana, che durò fino al 1912".
Ora, se è vero che nel 1912 fu proclamata l'indipendenza
dell'Albania, la Bosnia si staccò dall'Impero ottomano un po'
prima del 1912: affidata nel 1878 dal Congresso di Berlino alla
tutela e all'amministrazione absburgiche, la Bosnia fu annessa all'Austria-Ungheria
nel 1908. Quanto all'affermazione secondo cui i Bosniaci avrebbero
abbandonato il cattolicesimo, essa non corrisponde alla realtà
storica. I Bosniaci erano bogomili, ossia seguivano una dottrina di
derivazione manichea che era duramente perseguitata, in quanto
eretica, dalla cattolica Ungheria. Per sottrarsi alla persecuzione
cattolica, nel 1463 i Bosniaci si schierarono dalla parte di Mehmed
II; in seguito all'integrazione della Bosnia nell'Impero
ottomano, i bogomili si convertirono all'Islam e formarono un
importante ceto di dignitari nel loro paese.
3. Passiamo ad altro. Siccome nel nostro articolo avevamo citato
Jean Thiriart, il quale in un articolo del 6 marzo1964 scriveva che
"La Turchia è Europa", Ernesto Milà trascrive un altro brano
di Thiriart, dove Vienna (1529, 1683) e Lepanto (1571) vengono
menzionate tra le località in cui l'Europa ha combattuto nel
corso dei secoli per la propria indipendenza. Il libro da cui Milà
ha estratto il brano in questione è L'Europe.
Un
empire de 400 millions d'hommes,
uscito nel 1964. Milà dimentica che, dopo la pubblicazione
di questo libro, Jean Thiriart visse ancora una trentina d'anni,
nel corso dei quali ebbe modo di modificare e aggiornare le sue
vedute. Per quanto riguarda in particolare la Turchia, già nel 1964
Thiriart scriveva:
"La Turchia è Europa (...) I nazionalisti (così essi si
autodefiniscono) sono individui di scarsa immaginazione e scarsa
ambizione. (...) Il nazionalismo - nella semantica attuale del
termine - è una filosofia e uno stile di vita per vecchi, anche
se magari hanno diciassette anni nel senso fisiologico. Quando mi è
capitato di dichiarare che la Turchia è Europa, ho sollevato un
diluvio di proteste pedanti. Ma come? E il Turco nemico ereditario?
E il musulmano aborrito? Non è mancato niente in tutto ciò,
neanche l'oleografia del massacro di Chio. I nazionalisti hanno
una visione estremamente sentimentale della storia: si potrebbe dire
che hanno un'ottica rovesciata
della realtà. Nel 1964 il problema politico-storico si pone nel
modo seguente: i Turchi controllano l'accesso al Mediterraneo
orientale, l'Europa deve controllare questo mare, dunque i Turchi
sono Europei. Spetterà ai moralisti, agli scrittori, agli storici,
in una parola agli intellettuali di aggiungere alle mie
considerazioni realistiche gli ornamenti morali abitualmente
richiesti dal galateo. È criminalmente imbecille respingere la
Spagna dal Mercato Comune in nome del democratismo, come fanno i
socialisti fanatici; è stupido ostracizzare la Jugoslavia di Tito,
così come fa la destra, perché la Spagna e la Jugoslavia sono in
primo luogo territori europei e solo in maniera del
tutto accessoria e
precaria sono le sedi rispettive del franchismo e del
titoismo. Idem dicasi per la Turchia, della quale abbiamo bisogno.
Non è affatto il caso di prendere partito, per motivi sentimentali,
a favore dei Greci perché sono cristiani, mentre gli altri sono
musulmani (...)" (Criminelle
nocivité du petit-nationalisme: Sud-Tyrol et Chypre, "Jeune
Europe", 6 mars 1964, p. 173).
Nel
1967 Thiriart ritornava sull'argomento, pubblicando su "La
Nation Européenne" (n. 16, aprile-maggio 1967, pp. 32-33) un
articolo di Leonardo Fiori significativamente intitolato Turquie,
Gibraltar du Bosphore.
L'articolo concludeva così: "L'Europa ha bisogno della
Turchia, non solo per la sua grandissima importanza strategica, ma
soprattutto perché la Turchia è in primo luogo una provincia della
nostra Europa". All'articolo di L. Fiori si accompagnava
un riquadro, nel quale era riportata una dichiarazione del ministro
degli esteri turco Cemal Erkin, secondo il quale "la Turchia
aspira a integrarsi definitivamente nell'Europa unita di
domani".
Nella lunga intervista
rilasciata a Bernardo Gil Mugarza nel 1983 (Les
106 réponses à Mugarza,
Bruxelles 1983, vol. II, p. 141), Thiriart aggiungeva altre
considerazioni. "I
Dardanelli - diceva - costituiscono un luogo strategico
dell'Europa. (...) La Turchia è una provincia della Grande Europa.
Quindi, le campagne di stampa turcofobe non soltanto sono di pessimo
gusto, ma sono idiozie politiche. Certo, c'è il problema degli
immigrati turchi nei due comuni di Bruxelles. Ma è un problema
sociale. Gli autori delle campagne di stampa suddette si rivelano
politici di sottoprefettura, che si pavesano del titolo di 'Europei'
senza neanche sapere che cosa sia l'Europa. (...) Bisogna
condannare con estrema severità tutta la letteratura nazionalista
tedesca antitaliana e tutta la letteratura nazionalista belga
antiturca. Si tratta di sentimentalismo e di xenofobia pericolosi
per l'unità politica dell'Europa".
E ancora: "L'Europa
conterrà dei Turchi, dei Maltesi, dei Siciliani, degli Andalusi,
dei Kazaki, dei Tatari di Crimea - se ne rimangono -, degli Afgani.
Per il semplice fatto che l'Europa non potrebbe esistere in modo
vitale senza possedere e controllare i territori abitati da questi
popoli" (p. 141). E infine: "Il Bosforo
costituisce il centro di gravità di un impero che in un senso va da
Vladivostok alle Azzorre e nell'altro va dall'Islanda al Pakistan.
Istanbul è il centro di gravità geopolitico di un Impero
euro-sovietico. (...) E' il luogo in cui insediare la capitale di un
Impero" (pp. 37-38)
4. La tesi di Ernesto Milà è che "la Turchia è stata,
storicamente, una potenza avversaria dell'Europa". Si tratta
però di una tesi contraddetta dai fatti storici, i quali ci
presentano la Turchia come l'alleata ora di una parte dell'Europa
ora di un'altra: per fare un paio di esempi, nel XVI sec. essa si
schierò con Francesco I contro Carlo V, mentre nella prima guerra
mondiale si alleò con gli Imperi Centrali contro la Triplice
Intesa. Dunque, se in tali circostanze la Turchia è stata
avversaria dell'Europa, lo sono state anche la Francia, l'Austria-Ungheria
e la Germania. Il che è assurdo.
Il
nemico ottomano di ieri, dice ancora Milà, coincide con la Turchia
del nostro tempo, così come la Cartagine dell'antichità è il
Maghreb di oggi. Qui la realtà delle cose viene totalmente
rovesciata, poiché gli eredi della talassocrazia economica
cartaginese non sono certamente il Marocco o l'Algeria o la
Tunisia di oggi. "Cartagine, cioè l'Inghilterra"- scriveva
correttamente Simone Weil, la quale, è ovvio, era solidale con la
Cartagine britannica. "Cartagine, cioè gli Stati Uniti" - si
deve dire oggi. E si deve aggiungere e ripetere continuamente, come
Catone: Carthago delenda est!
Quanto alla tesi di Milà, essa discende da un a
priori ideologico, che è quello secondo cui "l'identità
europea si è forgiata nella lotta contro il mondo islamico". Di
qui l'immancabile rievocazione dei "grandi fatti storici della Reconquista
o delle Crociate". Ma la risposta a tali argomenti è già stata
data da un pezzo; ed è la risposta magistrale di un Europeo al
quale nessuno oserà contestare il titolo di "buon Europeo".
Eccola: "Il cristianesimo ci ha carpito con la frode la mèsse
della civiltà antica; più tardi ci ha di nuovo defraudato della
mèsse della civiltà islamica.
Il mondo meraviglioso della civiltà moresca, a
noi in fondo più affine, più eloquente al senso ed al
gusto che non Roma e la Grecia, venne calpestato
- non dico da quali piedi - perché? Perché era debitore della
sua nascita a istinti nobili, virili, perché diceva sì alla vita
anche con le rare e raffinate delizie della vita moresca!... Più
tardi i cavalieri crociati combatterono qualcosa, davanti a cui
meglio sarebbe convenuto loro prostrarsi nella polvere, - una
civiltà al cospetto della quale persino il nostro diciannovesimo
secolo dovrebbe apparirci molto povero, molto 'tardo'. -
Certo, volevano far bottino: l'Oriente era ricco... Ma siamo
giusti! Le Crociate - alta pirateria, niente di più!" (Friedrich
Nietzsche, Anticristo,
60.
La matrice dell'a
priori ideologico di Milà si manifesta perfettamente
quando egli afferma che "le minacce contro l'Europa provengono
dall'attuale mondo islamico". È esattamente la stessa identica
tesi diffusa dai teorici della Casa Bianca. Quelli che vorrebbero
arruolarci nelle imprese di pirateria di oggi.
12.11.2004
|
DIBATTITO
A GENOVA
Si tiene oggi nel capoluogo
ligure un dibattito sulla Turchia in Europa. I resoconti della
cronaca nel prossimo numero di <Turchia Oggi>.

|
DI
NUOVO IN AFGHANISTAN
Fonti Nato
hanno annunciato che la Turchia prenderà il Comando delle forza di
pace Isaf il prossimo febbraio.
Nato
officials announced that Turkey is to take over command of
the Nato-led peacekeeping force in Afghanistan next February, to be
followed by a co-command of Italy, Britain and Spain. Currently the
Isaf is commanded by the Eurocorps, an intervention force including
troops from Belgium, Spain and Luxembourg. A number of countries
including Turkey, the Czech Republic and Romania have agreed to take
turns at the command of Kabul airport, said one Nato official. The
number of troops to be sent to Afghanistan is to be determined at a
Nato meeting on Nov. 23 in Brussels. (Hurriyet)
12.11.2004
MODELLO
AMERICANO
Riguarderà le
spese elettorali. Le donazioni potrebbero diventare legali. Il
ministro della giustizia, Cemil Cicek, sta preparando una legge ad
hoc.
For
the first time donations to election candidates' expenses in Turkey
may become legal, similar to the system in America.
The Ministry of Justice has prepared a new proposal envisaging a
change in election laws enabling donations to be made for candidates,
in exchange for a receipt. According to the regulation, each party
and each candidate will open an "election account" in the
election campaign period. Reports of irregularities in the account
will result in its closure and jail terms of between one and five
years and a fine of up to 10 billion Turkish Lira. Justice Minister
Cemil Cicek spoke of the importance of examining the financing of
parties and transparency in politics. He stressed that it was
obligatory to bring in restrictions on election expenditure similar
to those in America and some European countries.
Cicek said: "Too much money is spent and unnecessary and
arbitrary expenses are incurred in elections. Nobody knows how and
where the candidates finance these limitless expenses. In the draft
we have made preparations to make it legal to donate to political
parties and candidates. However, it must be transparent who donates
and how much so the public can follow them." The new section
"Election expenses" has been added to the Election Law
draft numbered 298. (Murat Aydin/Zaman)
12.11.2004
LA PRIMA FILIALE
Ad aprirla in
Turchia la <Dubai Islamic Bank>. Un metodo chiamato "sukuk-u
icara".
Dubai Islamic Bank, the number one interest-free bank according to
international financial publication Euromoney, is opening its first
cross border agency in Turkey.
Especially concerning real estate, the bank will reportedly finance
cheap housing projects for the citizens with low income. Over $1
billion of foreign capital is expected from the bank.
Dubai Islamic Bank works a loan method called "sukuk-u icara"
which is the Arabic for "documents showing rent incomes".
Because interest is prohibited in Islam, rent incomes replace
classical bonds and bond interest incomes. These documents are given
to investors instead of coupons and they are made to pay the rents.
Current financial laws prohibit this method. A study was started
after visits of the Finance Minister Kemal Unakıtan to the Gulf
countries. Bank authorities that made contacts with the government
have decided to enter the market after signs that the completion of
a banking reform is expected shortly. Minister of Industry and
Finance of the Arab Emirates, Doctor Mohammed Khalfan Bin Kharbas,
is chairman of the Dubai Islamic Bank's board of Directors. Vice
Chairman Aref Kooheji is the head of Turkish affairs. Kharbas and
Kooheji are expected in Turkey within the month for the official
opening ceremony. The bank was chosen number one this year ahead of
world giants such as Hsbc and Citibank as the highest sukuk
instrument-providing institution with loans up to $750 million. (Omer
Sahin/Zaman)
12.11.2004
COMMERCIO: CRESCIUTI DI
MOLTO I RAPPORTI TRA TURCHIA-ESTERO
L'Italia nostro Paese si è
confermata secondo Paese partner di Ankara,
preceduta solo dalla Germania. Sensibile aumento dei prodotti turchi
verso il Giappone (+44.6%), Gran Bretagna (+22.4%), Usa (+36.6%) e
Russia (+65.7%). Una nota a parte merita la Cina con un +78.5%.
Buono anche l'export verso la Siria e l'Iran.
Nei primi nove mesi del 2004 la dinamica per il commercio estero
turco si è ulteriormente rafforzata, per un interscambio totale tra
la Turchia e il resto del mondo pari a 114.9 miliardi di dollari
Usa. In particolare si è avuto un aumento delle importazioni del
42.43 % ed un aumento delle esportazioni del 32.28 %. Tutti i
partner principali della Turchia hanno goduto di tale aumento
generalizzato, Italia compresa. Le nostre esportazioni sono state
pari a 4.9 miliardi di dollari (+29.36 %), mentre le nostre
importazioni sono state pari a 3.2 miliardi di dollari (+39.07 %)
per un interscambio totali pari a 8.1 miliardi di dollari. Il 2004
dovrebbe essere un anno record nell' interscambio tra i due Paesi,
che potrebbe raggiungere gli 11 miliardi di dollari Usa. L' Italia
si conferma quindi secondo partner commerciale della Turchia,
preceduta solo dalla Germania. Relativamente agli altri partner
europei, si registra il notevole incremento delle esportazioni verso
la Turchia di Germania (+39,6 %), Francia (+67.0 %) e Spagna
(+74.9%). Sensibile anche l' aumento per quello che riguarda
Giappone (+44.6 %), Gran Bretagna (+22.4 %), Usa (+36.6 %), Russia
(+65.7 %). Una nota a parte merita la Cina (+78.5 %), ormai settimo
fornitore della Turchia con un valore dell' export pari a 3.1
miliardi di dollari, sempre relativamente ai primi nove mesi 2004.
Buono, anche se minore rispetto all' incremento delle importazioni
turche, l' andamento delle esportazioni (+32.28 %) rispetto all'
analogo periodo 2003, per un valore totale di 44.8 miliardi di
dollari. I Paesi verso i quali sono aumentate le vendite della
Turchia sono: Iran (+40.0 %), Russia (+35.2 %), Gran Bretagna (+49.7
%), Francia (+34.0 %), Spagna (+44.9 %) e Olanda (+36.2 %). La
Germania resta di gran lunga il principale destinatario delle
esportazioni turche, seguito da Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia e
Francia. Le esportazioni verso l' Italia hanno subito un aumento del
39.07 % raggiungendo un valore di poco inferiore ai 3.2 miliardi di
dollari. Nei confronti dei paesi confinanti è da registrare la
ripresa dell' export verso l' Iraq (1.3 miliardi di dollari USA nei
primi nove mesi del 2004), dove, nonostante i gravissimi problemi di
sicurezza, le ditte turche sono privilegiate per una serie di
forniture e servizi, anche in considerazione del fatto che la
Turchia è l' unico paese dal quale si può raggiungere l' Iraq via
terra, tramite il posto di frontiera di Habur. Si è altresì notata
un' attiva politica di relazioni commerciali nei confronti della
Siria e dell' Iran, anche se con quest' ultimo permane il
contenzioso relativo alle forniture di gas naturale, secondo i
turchi fornito a prezzo eccessivo. (fonte Ice)
12.11.2004
STAND-BY AGREEMENT
Verrà
sottoposto all'unione Europea il 1° dicembre prossimo e riguarderà
la Turchia.
Mentre
il Parlamento turco si appresa a discutere
la proposta di bilancio 2005 presenta dal Governo, i
responsabili economici stanno finalizzando i termini delle residue
riforme strutturali richieste dal Fondo Monetario Internazionale per
concludere il nuovo accordo triennale con la Turchia (previdenza
sociale, sistema fiscale, sistema bancario). Il ministro dell'Economia,
Ali Babacan, ha dichiarato che i colloqui con il Fondo saranno
ripresi nel corso di questo mese e che il prossimo stand-by
agreement verrà
sottoposto all'Unione Europea il 1 dicembre, quale parte del
programma economico di pre-accessione. (fonte Ambasciata d'Italia
ad Ankara)
12.11.2004
CONTRO
LA CORRUZIONE
Il
premier turco intende ridurre la partecipazione dello Stato
nell'imprenditoria e negli investimenti. Un sistema nazionale di
assicurazione sanitaria.
Il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, parlando ad una
manifestazione organizzata dalla Grande Minicipalità di Istanbul,
ha dichiarato che il suo Governo intende ridurre
la partecipazione dello Stato nell'imprenditoria e negli
investimenti, tagliando in tal modo alla radice - nella sua
opinione - le possibilità di corruzione dei pubblici ufficiali.
Egli ha altresì ricordato che il suo Governo intende porre in atto
nel 2005 un sistema nazionale di assicurazione sanitaria e, a tale
scopo, trasferirà sotto controllo statale gli ospedali sinora
gestiti dall'Ente generale di Previdenza Sociale (Ssk). Inoltre,
si prevede di fondere in un unico Istituto - che provvederà alle
necessità dei meno abbienti - i tre Enti esistenti: la
Ssk, l'Ente di
Previdenza
per gli Autonomi (Bag-Kur) e l'Ente Pensionistico dei
Dipendenti Pubblici (Emekli Sandigi), dei cui gravissimi deficit lo
Stato non intende
sobbarcarsi oltre il finanziamento. (fonte
Amb. d'Ita)
12.11.2004
LAVORARE
SULLE RIFORME
Così
ha risposto il Governatore della Banca Centrale turca, Sureyya
Serdengecti, a chi prevedeva un nuovo taglio dei tassi-
Il Governatore della Banca Centrale turca, Sureaya Serdengecti, che
alcune settimane fa aveva tagliato (per la prima volta dal marzo
scorso) i tassi overnight dal 22 al 20% e dal 27 al 24%
rispettivamente per la ricezione e la cessione dei depositi
interbancari, ha replicato in tono interlocutorio, sul website
della Banca, a chi prevedeva un nuovo taglio del 2% entro la fine
del 2004. Un ulteriore abbassamento degli overnight, ha
scritto, non porterà necessariamente ad un ribasso generalizzato
dei tassi di interesse. Per procedere ad un nuovo provvedimento in
tal senso, è necessario monitorare l'evoluzione della situazione,
dato che, anche se l'inflazione è attualmente ai suoi minimi da
30 anni, la stabilità dei prezzi non è ancora acquisita (la Banca
prevede anzi un rialzo nei primi mesi del 2005): inoltre il Governo
ha ancora molto da lavorare sul piano delle riforme perché l'economia
del Paese raggiunga un livello ottimale di credibilità e
sostenibilità. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
EXPORT
RECORD
I dati
dell'Associazione turca degli imprenditori (Tim) relativi al mese di
ottobre. Sei miliardi di dollari
Secondo
i dati, peraltro ufficiosi, dell'Associazione turca degli
Esportatori (Tim), le esportazioni di ottobre avrebbero sfiorato i 6
miliardi di dollari, portando il totale dei primi dieci mesi a $
51.51 miliardi, pari alla previsione governativa per l'intero anno
2004. In ottobre, le migliori performances sono state
ottenute dai prodotti siderurgici (+68%), dall'industria
automotoristica (+34%) e dai prodotti tessili
(+16%).
(fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
INTERSCAMBIO
Quello
con l'Italia. I dati del commercio estero turco secondo l'Istituto
di Statistica.
I
dati sul commercio estero turco nel periodo gennaio/settembre 2004
diffusi dall'Istituto Nazionale di Statistica mostrano, a fronte
di esportazioni per $ 44.7 miliardi (+32.3% rispetto allo stesso
periodo del 2003), importazioni per $ 70,1 mdi (+42.4%), con un
disavanzo quindi di $ 25.4 mdi. L'interscambio con l'Italia che si
conferma quale secondo partner della Turchia,
ha avuto il seguente andamento: esportazioni italiane pari a
$ 4.96 miliardi (+29.4%), importazioni per $ 3.1 mdi (+39.1%), saldo
favorevole al nostro Paese di $ 1.77 miliardi.
(fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
UN
CONSORZIO INTERNAZIONALE PER LA DIGA ELETTRICA DI ILISU
Sarà
guidato dall'austrica <Va Tech>. Contratto, chiavi in mano,
per un totale di 1 miliardo e 30 milioni di euro.Si tratta di una
riduzione del 23% rispetto ad una offerta iniziale di 1.340 milioni.
Una capacità di 1200 Mw, con una generazione prevista di 4 miliardi
di Kwh all'anno.
Secondo l'Agenzia
Economica di Stampa turca <Teba>, il Governo di Ankara
finalizzerà a fine novembre con un consorzio internazionale guidato dall'austriaca
<Va Tech> il contratto per la realizzazione chiavi in mano della diga e
centrale elettrica di Ilisu, sul fiume Tigri, per un totale di 1 miliardo e 30
milioni di euro. Si tratta di una riduzione del 23% rispetto ad un'offerta
iniziale di euro 1.340 milioni, resa possibile dall'abbassamento di un metro
dell'altezza della diga. La centrale elettrica avrà una capacità installata
di 1200 MW, con una generazione prevista di 4 miliardi di Kwh all'anno. La
<Va Tech> fornirà le turbine e la francese <Alstom> i generatori e
le attrezzature elettriche, mentre le opere civili, comprensive della diga e
delle relative gallerie sono affidate a tre note imprese
di costruzione turche e ad una impresa tedesca. I lavori
dovrebbero richiedere circa sette anni. La diga di Ilisu sarà l'ultima sul
Tigri in territorio turco e raccoglierà le acque provenienti da altre tre dighe
realizzate a monte: si tratta di un'opera a lungo contestata dagli
ambientalisti nazionali ed esteri, le cui proteste avevano provocato negli anni
scorsi il ritiro dal progetto di finanziatori ed imprese britanniche
inizialmente interessate. (fonte Amb.
d'Ita)
12.11.2004
ANTALYA,
CITTA' OSPITE D'ONORE
A
decretarlo il "Monaco World Summit>. Una massiccia affluenza
di turisti provenienti dalla Federazione russa. Un centro culturale
della capacità di mille persone. Investimenti per due miliardi di
dollari.
L'Agenzia ufficiale di stampa, <Anadolu>, ha reso noto che
Antalya, noto centro turistico della costa mediterranea, è
stata la città ospite d'onore alla 16° edizione del "Monaco
World Summit", un evento tenutosi dal 27 al 29 ottobre u.s. a
Montecarlo alla presenza di Ministri del Turismo ed operatori
specializzati provenienti da 86 Paesi. Si ricorda che Antalya sta
conoscendo un boom turistico senza precedenti, anche grazie
alla massiccia affluenza di visitatori provenienti dalla Federazione
Russa. Nei mesi scorsi vi è stato
inaugurato un Centro culturale russo dalla capacità di 1000
persone, che servirà da base per manifestazioni economiche e
commerciali, simposi professionali, conferenze specializzate e
sfilate di moda, oltre
che, naturalmente, per concerti ed attività culturali finalizzate
al rafforzamento delle relazioni tra la Turchia e la Russia. Club
sportivi russi hanno altresì in progetto la realizzazione ad
Antalya di un grande Centro comprendente vari campi per il gioco del
calcio ed uno stadio per l'hockey su ghiaccio. Recentemente,
l'Ambasciatore russo ad Ankara ha quantificato in circa $ 2
miliardi l'ammontare degli investimenti turchi nella Federazione
Russa. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
CONTATTI
ED AFFARI
Otto
aziende italiane hanno visitato sei importanti cantieri navali nella
zona di Tuzla.
L'Ufficio Ice di Istanbul ha organizzato nei giorni 26 e 27
ottobre scorsi, in cooperazione con la Camera di Commercio di
Ravenna, la visita in Turchia di una delegazione di 8 aziende
italiane, produttrici di accessoristica e componenti per la
cantieristica da diporto,
settore che ha qui avuto un notevole sviluppo nell'ultimo
decennio. La delegazione ha visitato sei importanti cantieri navali
nella zona di Tuzla, con cui ha avviato importanti contatti, ed ha
avuto incontri d'affari - sempre organizzati dal suddetto
Ufficio Ice - con altre 50 ditte locali. (fonte
Amb. d'Ita)
12.11.2004
SEMINARIO
A MILANO
A
sponsorizzarlo la Confindustria e la Tusiad sul tema "I nuovi
centri industriali in Turchia e lo sviluppo settoriale".
Si è svolto il 28 ottobre scorso, a Milano, un seminario
co-sponsorizzato dalla Confindustria italiana e dalla
omologa Associazione turca, Tusiad, avente per tema "I
nuovi centri industriali in Turchia e lo sviluppo settoriale".
Alla manifestazione, che aveva per scopo la promozione degli
investimenti in questo Paese, hanno
partecipato anche esponenti delle Federazioni degli Industriali
provenienti dall'Anatolia Occidentale (Basifed) e dall'Anatolia
Sud-orientale ed Orientale (Dogunsifed), oltre che della Federazione
delle Associazioni Settoriali (Sedefed).
(fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
SOLIDARIETA'
DEI VERDI
Tour
in Turchia della co-presidente Claudia Roth. Gemellaggio di una città
tedesca con Diyarbakir.
A poche settimane dalla riunione tenuta ad Istanbul dai Partiti
Verdi Europei e terminata con una dichiarazione di appoggio alla
candidatura di Ankara alla UE, anche una delegazione del Gruppo
parlamentare tedesco dei Verdi, guidata dalla co-presidente Claudia
Roth, ha effettuato una visita in Turchia dove ha avuto una
diversificata serie di contatti. La Roth ha voluto reiterare
il sostegno dei Verdi tedeschi all'accessione della Turchia
nell'Unione Europea, anche perché - ha affermato -
un'eventuale risposta negativa da parte dell'Europa a dicembre
potrebbe interrompere l'ampio processo di democratizzazione in
corso nel Paese e di cui ha voluto dare atto al Governo turco.
L'esponente dei Verdi tedeschi ha detto di considerare
particolarmente importante, per il futuro europeo della Turchia, il
riconoscimento di diritti socio/economici, culturali all'Anatolia
sud-orientale ed ha manifestato l'intenzione di promuovere il
gemellaggio di una città tedesca con la città di Diyarbakir.
(fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
INFLAZIONE
IN SALITA
Punto
di riferimento il mese di ottobre. I prezzi all'ingrosso sono
cresciuti del 3.25%, quelli al consumo del 2.22%. Piuttosto
tranquillo il Governatore della Banca Centrale.
Secondo l'Istituto Nazionale di Statistica turco, l'inflazione
registrata nel mese di ottobre è stata la più alta degli ultimi 21
mesi per quanto riguarda i prezzi all'ingrosso, cresciuti del
3.25%, e degli ultimi 19 mesi per quanto riguarda i prezzi al
consumo, aumentati del 2.22%. I dati di ottobre - attribuiti a
rincari nei prezzi dei prodotti agricoli e nelle tariffe dei servizi
pubblici - portano l'inflazione annua all'ingrosso al 15.48% e
quella al consumo al 9.86%. Anche se nei prossimi mesi non
mancheranno di farsi sentire i contraccolpi delle alte quotazioni
petrolifere, il Governo ritiene di poter mantenere l'obiettivo di
fine anno e contenere al 12% l'aumento dei prezzi al consumo.
Secondo il Governatore della Banca Centrale, anche l'obbiettivo
per il 2005 di un'inflazione al consumo dell'8%, potrà essere
rispettato nonostante il rincaro dei prezzi internazionali, in
ragione della rigida politica monetaria perseguita dal suo Istituto.
(fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
BENE
L'INDUSTRIA
I
dati si riferiscono al mese di settembre. In crescita anche
i servizi municipalizzati.
La produzione
industriale del mese di settembre, secondo dati ufficiali, ha
registrato un aumento del 5.4% sul corrispondente mese del 2003,
risultando da una crescita dell'8.5% nei servizi municipalizzati e
del 5.1% ciascuno per i settori manufatturiero e minerario.
L'aumento della produzione industriale per i primi nove mesi
dell'anno è stato dell'11,7%, rispetto al 7.5% registrato dalla
crescita del settore nel corrispondente periodo del 2003. (fonte Amb.
d'Ita)
12.11.2004
AUTO
IN CRESCITA
Il
settore va particolarmente bene e gode ottima salute. In dieci mesi
export per 8.5 miliardi di dollari.
Il settore automotoristico turco ha effettuato, nel periodo
gennaio/ottobre 2004, esportazioni per $ 8.5 miliardi, con un balzo
del 45.7% rispetto allo stesso periodo del 2003. L'export di
automobili vi ha inciso per $ 3.17 mdi (+82.8%) e l'indotto
per $2.44 mdi (+23,7%). (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
FUSIONE
DI BANCHE
Si
tratta della <Halkbank> e della <Pamukbank>,
quest'ultima commissariata nel 2002 per un forte ammanco.
Il portavoce del Consiglio di Amministrazione della banca pubblica
<Halkbank> ha reso noto nei giorni scorsi che sono state
completate le procedure per la fusione con la <Pamukbank>, la
banca commissariata nel 2002 per un ammanco di $ 2.5 miliardi. Nella
sua nuova forma, la banca continuerà a chiamarsi <Halkbank> e
sarà operativa a partire dal 17 novembre, contando - dopo
l'assorbimento delle 200 filiali della Pamukbank - con oltre 700
uffici in tutto il Paese. Con la fusione, la <Halkbank> passa
dal sesto al quarto posto a livello nazionale in termini di attività:
dedita ai prestiti alle Pmi commercianti ed artigiane, rientra nel
programma nazionale delle privatizzazioni a partire dal prossimo
anno. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
ENERGIA:
SI PRIVATIZZA
L'annuncio
del ministro Hilmi Guler secondo il quale Ankara intende trasferire
al settore privato il 64% del mercato interno di gas.
Il ministro dell'Energia, Hilmi Guler, ha annunciato che, a valere
su una legge del 2001 per la liberalizzazione del mercato del gas
naturale adottata su sollecitazione del Fondo Monetario
Internazionale, la Turchia intende trasferire al settore privato il
64% del mercato interno di gas (16 miliardi di metri cubi su un
consumo totale di 25 miliardi). Secondo la legge, l'Ente di Stato
<Botas> deve vendere le sue importazioni
ed i suoi contratti d'acquisto fino a scendere al 20% del
mercato. La <Botas> ha già lanciato le gare per sei contratti
d'acquisto, le cui offerte sono ricevibili sino al 20 gennaio
2005. L'attuale legge non permette ai privati l'importazione
diretta da Paesi - come la Russia e l'Iran - .che abbiano già
accordi di fornitura con la <Botas>, ma il Governo - ha
detto il ministro - intende rimuovere tale restrizione.
Attualmente la Turchia importa gas naturale attraverso due gasdotti
dalla Russia (uno dei quali passa sotto il Mar Nero) ed un gasdotto
dall'Iran: acquista altresì gas liquefatto dall'Algeria e dalla
Nigeria. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
GARE
PER LE RISERVE MINERARIE
Lo
ha reso noto un portavoce della direzione generale del ministero
dell'Energia e Risorse Naturali.
Un portavoce della Direzione Generale per gli Affari Minerari del
ministero per l'Energia e Risorse Naturali ha reso noto che
saranno prossimamente lanciate le gare per la concessione di circa
500 riserve minerarie contenenti 45 diversi minerali. 117 siti
riguardano riserve di carbone, 70 di cromo, 33 di pomice, 23 di
feldspato e 21 di quarzo. Il portavoce ha detto che l'export turco
di prodotti minerari ha raggiunto nei primi dieci mesi del 2004 un
miliardo di dollari e che l'iniziativa delle nuove concessioni
contribuirà all'incremento di tale voce nel commercio estero del
Paese. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
SFRUTTAMENTO
PETROLIFERO
Riguarderà
la regione di Gharraf a sud dell'Irak. Nella
regione apriranno due banche turche: <Ziraat> e <Vakif>.
Nel quadro di un incontro della Commissione Mista per la
Cooperazione Economica tra la Turchia e l'Irak, tenutosi nei
giorni scorsi ad Ankara, è stato raggiunto un accordo per
l'apertura di negoziati volti allo sfruttamento congiunto di
giacimenti petroliferi nella regione di Gharraf, nel sud dell'Irak.
Il ministro del Petrolio iracheno, Ghadban, ha detto
nell'occasione che saranno intensificate le misure di sicurezza
lungo l'oleodotto che dall'Iraq giunge al porto turco di Cehyan
e che, rappresentando una delle più importanti vie di esportazione
del suo Paese, è fatto continuamente oggetto di attentati
terroristici. In attesa del raggiungimento di una fase di maggiore
stabilità e sicurezza in Iraq, si gettano le basi per una futura e
più approfondita cooperazione tra i due Paesi, tra cui l'apertura
di un secondo collegamento stradale, oltre a quello attualmente
esistente di Habur e la modernizzazione dell'apparato industriale
iracheno. Un accordo è stato altresì raggiunto per l'apertura in
Iraq di filiali delle banche pubbliche turche <Ziraat> e <Vakif>.
Per assicurare la sicurezza degli autotrasportatori turchi, si sta
studiando la possibilità di ricorrere ai servizi dell'impresa
americana Black Hawk. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
SIDERURGIA
Il
grande interesse per l'impianto <Erdemir> da parte del magnate
dell'acciaio Lakshmi Mittal.
Secondo notizie di
agenzia turca, oltre alla francese <Arcelor>, anche il magnate
dell'acciaio Lakshmi Mittal si è dichiarato interessato alla
privatizzazione del più grande impianto siderurgico turco, <Erdemir>,
che dovrebbe aver luogo nei primi mesi del 2005. La siderurgia sta
conoscendo come noto una nuova giovinezza, grazie ai crescenti
consumi da parte dei giganti asiatici Cina ed India. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
IN
VENDITA TELEKOM
A
fine di questo mese sarà offerto
al pubblico il 55% delle azioni.
Turkey's
privatisation agency announced Thursday that it would open a tender
for the sale of land line monopoly Turk Telekom later in November.
The agency has already made public plans to
open bidding for a 55 percent bloc sale of Turk Telekom shares.
"We are preparing the tender specifications for Turk Telekom
taking into consideration the views of the Competition Board,"
said Metin Kilci, the head of the privatisation board, at a press
conference in Istanbul. "We will hold a block sale tender in
November."
Under the terms of the sell off of Turk Telekom, the organisation's
cable television services would be separated from the telephone
operations within one year of the sell-off. Turkey to open telecom
tender later this month. (NtvmSnbc)
12.11.2004
SALGONO
LE TASSE SULLE AUTO
La
decisione presa dal Governo di Ankara. La dichiarazione del ministro
delle Finanze Kemal Unakitan. La risposta dell'amministratore
generale della <Renault Mais>, Ibrahim Aybar.
The Turkish government announced sharp increases in the special
consumer taxes (Ötv) imposed on vehicles, with charges set to rise
between seven and nine percent.
Finance Minister Kemal Unakitan said that new regulation will be put
in place within two days. The minister said that the increase in the
Ötv meant an overall increase of five percent and that it was up to
the selling outlets to pass on the increases or not.
He warned that there had been a 143 percent increase in car imports,
which had had an adverse effect on the balance of the budget.
"With the 143 percent increase in car imports the deficit has gone
up to $7.5 billion" said Unakitan. "We want everybody to know
that this is the reason behind the these measures."
However, car producers said they were concerned over the increases
in car taxes and were critical of the move. In a statement in
response to the announced increases, Ibrahim Aybar, the General
Manager of the Renault Mais, one of the country's leading
distributors said," We do not want new taxes to be imposed on cars
which are already high." (NtvmSnbc)
12.11.2004
TASSO
DI CAMBIO E DEPREZZAMENTO
Avverrà in
Turchia dopo il 17 dicembre prossimo e riguarderà l'estero.
L'annuncio dato dal Governatore della Banca Centrale, Sureyya
Serdengecti.
The
Central Bank Governor Sureyya Serdengecti announced that foreign
exchange rates are expected to depreciate after the December 17th
Summit, the date on which Turkey's EU membership bid will be
clarified, and in that case they might start engaging foreign
exchange bids.
The Central Bank regulated Turkish Lira (TL) liquidity and foreign
exchange supply in the market, through purchase of foreign exchange
between January 23rd-May 3rd this year. Total foreign exchange
purchasing in this period was $3.8 billion. In a closed meeting held
by the Union of Chambers and Commodity Exchanges of Turkey (Tobb),
the chamber of industry chairs reported their troubles to
Serdengecti as due to "low exchange rates and high interest
rates". Some chamber of industry chairs noted that daily
business is going fine because of the current speculation but asked
how long it would take to make up the current deficit with low
foreign exchange rates. Serdengecti replied that they do not set any
target exchange rate and if the market realizes that current deficit
cannot be sustained, exchange rates will rise. The chamber chairs
then proposed a two or three percent increase in exchange rates
which would prevent a sudden jump in exchange rates.
"Reforms Must Be Completed Immediately"
In addition to Serdengecti and Canakci, Tevfik Bilgin, President of
the Banking Regulation and Supervision Agency (Bddk), attended the
meeting. A paper on the details of the meeting has been made public.
According to the paper, Turkey has completed its economic recovery
process successfully thanks to the dynamism of the private sector
and achieved unprecedented growth rates in each of the last three
years thanks to structural changes in economy. In order not to
interrupt this process of change, the necessary structural reforms,
particularly reforms regarding social security, tax system and
regulation, public finance administration, the legal system, and
code of administrative principle must be completed as soon as
possible.
According to industrialists, the next term will be different from
the last three years. Inert capacities will not operate as they used
to, while current sufficiency increase will not be enough in itself
to maintain economic growth. Maintenance of economic growth and the
increase of exports will depend on improvements in production
capacity or increase in investments. For growth to stimulate
employment requires more rapid growth rates than we are used to.
Intervention of both the banking and capital markets is necessary to
increase investments. (Zaman)
12.11.2004
ESTRADIZIONE BLOCCATA
PER
UNA CURDA DEL PKK
La decisione presa da un
Tribunale olandese che non ha tenuto conto delle richieste della
Turchia.
Un tribunale
olandese ha bloccato l'estradizione dall'Aja di una dirigente del
Partito dei Lavoratori
del Kurdistan (Pkk), Nusriye Kesbir, che secondo la Turchia
è responsabile di almeno 25 attacchi contro obiettivi militari nell'Est del Paese
fra il 1993 e il 1995. Il
via libera alla estradizione era stato dato agli inizi di settembre dal ministro
della Giustizia olandese, Piet Hein Donner,
che aveva preso tale decisione ''dopo avere ottenuto la
garanzia dalle autorità turche
che la detenuta sarebbe stata sottoposta ad
un processo equo''. In
maggio, la Corte suprema dei Paesi Bassi aveva già dato il suo assenso
all'estradizione, ma la decisione finale spettava al ministro
della Giustizia.
Kesbir aveva fatto parte del Consiglio presidenziale del Pkk ed
ha sempre negato di essere
stata coinvolta in attentati, sostenendo
di essersi occupata solo di questioni femminili. L'esponente
curda era stata arrestata all'aeroporto di Amsterdam nel
settembre 2001 e la sua richiesta di asilo politico era
stata respinta. (take Ansa)
12.11.2004
NIENTE DA
FARE PER ALI AGCA
L'attentatore
del Pontefice aveva presentato una domanda di scarcerazione al
Tribunale di Istanbul che però si è dichiarato incompetente.
L'istanza dovrà ora essere ripresentata alla Corte giusta.
Rimarrà in carcere, almeno per
ora, Mehmet Ali Agca, l'uomo che cercò di uccidere Giovanni
Paolo
II il 13 maggio 1981: un tribunale di Istanbul ha rifiutato
la richiesta di liberazione anticipata presentata dai suoi legali,
ritenendosi incompetente per decidere sul caso. Ne
ha dato notizia la agenzia <Anadolu>, secondo la quale l'avvocato di Agca, Dogan
Yildirim, aveva presentato l'istanza di
liberazione del suo assistito sulla base del nuovo codice penale adottato a fine
settembre dai parlamentari per armonizzare
le leggi turche con le norme dell'UE.
Il nuovo codice, in effetti, dimezza all'incirca le pene previste per i reati di
rapina a mano armata, uno dei due capi d'imputazione
per i quali è stato condannato in Turchia l'attentatore
del Papa.
La richiesta è stata rifiutata dalla corte di Istanbul, che si è dichiarata
incompetente, ritenendo che l'istanza doveva essere
indirizzata ad un altro tribunale. ''Presenteremo una nuova
domanda alla Corte competente'', ha detto Yildirim, senza precisare quando.
Graziato in Italia, dopo 19
anni trascorsi in carcere, per l
'attentato contro Papa Wojtyla in piazza San Pietro, Agca tornò in Turchia nel
giugno 2000. Al suo rientro fu condannato a
sette anni di detenzione per rapina a mano armata ed a dieci
per l'uccisione di un
giornalista. (take Ansa)
12.11.2004
SI'
DEL PARLAMENTO AL PROCESSO CONTRO DUE EX MINISTRI
Sono
accusati di corruzione e abuso di potere per appalti. Sono Koray
Aydin w Yasar Topcu.
Il Parlamento turco ha votato l'autorizzazione a
procedere contro due ex ministri dei Lavori pubblici
e dell'edilizia, Koray Aydin e Yasar Topcu, accusati di corruzione e abuso di
potere nell'esercizio delle loro funzioni. Per
il deferimento di Aydin alla Corte Suprema (il nome che assume la Corte
costituzionale turca quando siede per processare dipendenti
pubblici) hanno votato ieri 408 deputati su 550. L'ex ministro
è accusato, oltre che di arricchimento personale, di aver
scelto arbitrariamente imprenditori vicini al suo partito per costruire case destinate ai
terremotati del 1999 e di aver concesso
a Comuni situati fuori della zona colpita dal sisma aiuti
finanziari indebiti.
Aydin ha fatto parte del Governo di coalizione di Bulent Ecevit, al potere fino alle
elezioni del novembre 2002.
L'autorizzazione a procedere contro l'altro ex ministro è stata
invece votata in serata da 391 deputati. Yasar Topcu è accusato di corruzione in
gare d'appalto per la costruzione di un'autostrada
nel nord.
Tali deferimenti alla Corte suprema seguono un'inchiesta parlamentare su presunte
vicende di truffe e corruzione che hanno
segnato il decennio scorso e che sarebbero costate alla Turchia miliardi di
dollari. Si tratta in particolare di gare di appalto,
commesse pubbliche, liquidazioni, riforme bancarie e progetti
legati alle fonti energetiche. (Ansa-Afp)
12.11.2004
UNA ACCUSA PESANTE
Secondo
il giornale <Hurriyet>, due ispettori delle dogane turche
sarebbero stati ospiti nel 2002 in una casa di Osama bin Laden negli
Usa. La ferma smentita del ministro per il Commercio Estero, Kursad
Tuzmen.
Due ispettori delle dogane turche furono ospiti nel 2002 in una casa
di Osama bin Laden negli Usa e continuano tuttora a lavorare per le
dogane di Ankara. Lo rivela il giornale <Hurriyet> aggiungendo
che un deputato del partito di opposizione Chp, Kemal Sag, ha
presentato una interrogazione chiedendo al Governo una risposta
scritta sulla vicenda.
"Già l'anno scorso il Governo americano aveva chiesto
un'inchiesta su questi due funzionari. Due ispettori turchi
confermarono in un rapporto le accuse americane. i due funzionari in
un primo momento furono dimessi ma poi abbiamo appreso che sono
tornati che sono tornati ad occupare i loro posti", ha
dichiarato Sag che non ha rivelato i nomi dei due accusati.
Uno di questi ultimi, N.E., ha respinto recisamente le accuse, come
pure le ha smentite il ministro del Commercio Estero Kusad Tuzmen.
(take Ansa)
12.11.2004
SENZA ACQUA POTABILE
421 paesi della Turchia si
trovano in queste condizioni. Una indagine condotta da un parlamentare dell'Akp.
Sono circa 421 i paesi in Turchia dove la
popolazione vive senz'acqua potabile. Questo il risultato di una indagine
condotta da un parlamentare del partito Giustizia e Sviluppo (Akp) secondo
quanto riferito dalla tv privata <Ntv>.
Il problema dell'acqua potabile riguarda in tutto 59.438 persone, ha rilevato lo
studio di Selahattin Beyribey, che vivono non solo nelle regioni sviluppate del
sud-est turco ma anche nella provincia occidentale di mugla e a sud nelle
province di mersin e antalya. fanalino di coda è la provincia di Diyarbakir
dove 142 paesi sono senz'acqua, seguita da Urfa con 57 paesi e Merdin con 48. Il
parlamentare dell'akp ha quindi chiesto l'avvio di una inchiesta sulla gestione
dei finanziamenti statali. (take Adnkronos/Xin)
12.11.2004
AEREI GRECI INTERCETTANO DUE F-16
La denuncia di Ankara
attraverso il suo ministro degli Esteri, Abdullah Gul.
Ankara ha denunciato che aerei militari greci hanno intercettato per due volte
due F-16 turchi impegnati in un volo di ricognizione nello spazio aereo
internazionale in corrispondenza del Mar Egeo nel quadro delle esercitazioni
Mediterraneo orientale 04 sotto l'egida nato.
Il ministro degli esteri, Abdullah Gul, ha sottolineato che i piloti degli F-16
hanno immediatamente notificato l'incidente agli aerei <Awacs> della Nato
in missione in quel momento, che a loro volta hanno contattato i greci chiedendo
loro di lasciare la zona.
"La Turchia auspica sinceramente di risolvere le differenze di opinione
riguardo le questioni dell'Egeo attraverso metodi pacifici e senza provocare
alcuna tensione", ha aggiunto Gul chiedendo "agli amici greci di
adottare le misure necessarie per prevenire qualsiasi incidente in questo
periodo sensibile che stiamo attraversando". (take Adnkronos/Xin)
12.11.2004
BIMBO TURCO IN
ITALIA PER
RIACQUISTARE L'UDITO
Si
chiama Isa Dikkaya e ha 12 anni. Sordo fin dalla nascita sarà
operato a Milano grazie all'Associazione <Cuore Fratello
Onlus>.

Isa Dikkaya è un ragazzino turco di 12 anni che abita ad Antiochia.
Ha un nome importante, che nella sua lingua vuol dire Gesù. E anche
se tutti lo descrivono sveglio, promettente e pieno di vita, con lui
il destino non è stato generoso. Isa è sordo fin dalla
nascita e la sua famiglia non ha i soldi per curarlo. Ma grazie
all'Associazione <Cuore Fratello Onlus> oggi si
trova in Italia per essere operato ed entro Natale
potrebbe realizzare il suo sogno: riacquistare l'udito etornare a
casa sua.
L'intervento, ha spiegato all'<Adnkronos Salute> don Claudio
Maggioni, presidente dell'Associazione Cuore Fratello, ''è in
programma il 17 novembre presso il padiglione Moneta del Policlinico
di Milano''. I medici dell'Unità operativa di audiologia,
coordinati dal professor Arturo Zaghis, praticheranno a Isa un
impianto cocleare. ''Dopo una
ventina di giorni, a ferita guarita, il dispositivo verrà messo in
funzione. Seguirà quindi un ciclo di sedute di logopedia e
ortopedia, per insegnare al bimbo il significato dei suoni.
Imparerà a sentire come se
fosse un neonato - sottolinea don Claudio - ed entro Natale potrà
tornare in Turchia dove continuerà la riabilitazione grazie a un'equipe
di esperti locali già contattati''.
Isa è arrivato in Italia il
24 ottobre insieme alla mamma e a un'interprete. E' stato accolto
presso la Casa Ospiti Cuore Fratello e ha iniziato subito le analisi al
Policlinico. ''Finora sono stati eseguiti gli esami di conferma
diagnostica - conclude don Claudio - e quanto prima inizieranno gli esami
di preparazione all'intervento, che sarà possibile anche grazie
all'impegno di partner sensibili tra cui Amplifon''.
Tra le iniziative di solidarietà realizzate in questi anni dall'Onlus
milanese - ricorda una nota - continua il Progetto Camerun, per la
creazione di un Centro cardiochirurgico presso il St. Elizabeth Hospital
di Shisong in collaborazione con l'Associazione Bambini cardiopatici
nel mondo, l'Istituto Policlinico di San Donato Milanese
e le suore
francescane di Shisong. (Adnkronos
Salute)
12.11.2004
BARCA SI
ROVESCIA: MUOIONO NOVE CLANDESTINI
E' avvenuto al
largo di Izmir. I dispersi sono sette. Quattro persone si sono salvate.
Almeno nove clandestini sono annegati in seguito al rovesciamento della loro
imbarcazione al largo della provincia turca di Izmir, nel Mar Egeo. Lo hanno
reso noto fonti locali citate dall'agenzia <Anadolu>.
"Abbiamo appreso che il battello trasportava 20 persone", ha
dichiarato all'agenzia il vice-prefetto Godekmerdan, spiegando che nove cadaveri
sono stati recuperato lungo il litorale, quattro persone - tra cui un turco -
hanno raggiunto la riva a nuoto ed altre sette sono considerate disperse.
I clandestini, 13 mauritani e sei somali - ha aggiunto il responsabile - si
erano imbarcati in un porto vicino per raggiungere la Grecia, ma l'imbarcazione
si è rovesciata ed è affondata.
"Il turco che figura tra i supestiti ha detto di essere un rifugiato ma noi
consideriamo la possibilità che sia membro di una rete per il contrabbando di
persone all'estero", ha precisato il vice-prefetto.
La guardia costiera continua le
ricerche dei dispersi. (tale Ansa.Afp-Reuters)
12.11.2004
CAMBIO
DI PAROLE
L'Istituto
linguistico turco sta facendo studi per sostituire espressioni
straniere con quelle locali specie per quanto i termini scientifici
ed artistici.
The Turkish Institute of Language (Tdk) is conducting studies to
find Turkish words for foreign scientific and artistic terms. The
scientists will work to find Turkish equivalents for foreign words
used in their own fields and to promote the words in books.
Tdk wants to enlarge the scope of its activities so as to develop
and enrich the Turkish tongue as a scientific language.
Working on a project including all branches of science and the arts,
Tdk aims to prepare dictionaries of the terms for use of industrial
engineers, vets, dentists, pharmacists, economists and others.
The Institute, which has already prepared nearly 80 scientific
dictionaries on computers, medicine, physics, chemistry, will gather
these terms together with new ones.
Tdk President Professor Sukru Haluk Akalin declared that the
institution led several studies in order to render scientific and
artistic terms in Turkish and to help with education of these terms.
(Aslihan Aydin/Zaman)
12.11.2004ISTANBUL,
SECONDA ROMA
Come arricchire la propria conoscenza con un articolo dello studioso
Claudio Mutti. Dai rumi, ai selgiuchidi, agli ottomani. Il
riconoscimento della Repubblica di Venezia. L'aquila bicefala dei basileis.
Noi
siamo quei forti e strenui di alto valore. Che da una tribù fecero
uscire un Impero. (Namïq
Kemâl)
Fuerunt Itali rerum
domini, nunc Turchorum inchoatur imperium. (Enea
Silvio Piccolomini).

Che fosse figlia di Fenice e di Perimede oppure di Agenore e
Telefassa (1), in ogni caso la principessa Europa, la fanciulla "dai
grandi occhi" rapita da Zeus e resa madre di Minosse, Radamanto e
Sarpedone, era originaria del Libano. E fratello d'Europa era
Cadmo, l'eroe che fondò Tebe e insegnò ai Greci l'alfabeto. Un
altro eroe civilizzatore, l'avo di Agamennone e Menelao, quel
Pelope che vinse la prima Olimpiade e diede il nome al Peloponneso,
veniva dalla Lidia: sul monte Sipilo, le cui cime dominano Smirne,
suo padre Tantalo aveva fondato una città, la più antica del
mondo.
Se è vero che "matrice tradizionale della geopolitica" (2) è
la geografia sacra, ne consegue che la geopolitica non può ignorare
né il mito né le analoghe forme di trasmissione del sapere che
caratterizzano le culture tradizionali. Ebbene, i miti relativi ad
Europa, a Cadmo ed a Pelope comportano anche un evidente significato
geografico, al quale d'altra parte corrisponde la rappresentazione
dell'ecumene mediterranea lasciataci dagli antichi: infatti nella
percezione dei Greci, come poi in quella dei Romani, il margine
orientale dell'Europa coincideva coi territori asiatici bagnati
dal Mediterraneo.
Lo stesso Erodoto, che era nativo di Alicarnasso nella Caria,
situava i confini orientali dell'Europa oltre la penisola
anatolica: sul fiume Fasi (Rion), nella Colchide, nei pressi degli
odierni porti georgiani di Poti e Batumi (3). Né diversa è l'immagine
dell'Europa che troviamo nel Medioevo: secondo Dante, l'Aquila
imperiale ("l'uccel di Dio") ebbe i suoi natali "ne lo
stremo d'Europa" (4), cioè in Anatolia, là dove sorgeva Troia,
patria di Enea.
La prima attestazione del nome Europa (5) si trova in un Inno
attribuito ad Omero, il quale, stando alle testimonianze più
antiche, sarebbe nato sulle coste anatoliche (a Smirne o a Colofone)
o nella vicina isola di Chio. Dell'Anatolia erano originari altri
esponenti della poesia greca: Mimnermo e Senofane erano di Colofone,
Ipponatte era di Efeso, Arato era di Soli. I primi filosofi (Talete,
Anassimene, Anassimandro) erano di Mileto, mentre Eraclito era di
Efeso; Epitteto era di Ierapoli; Proclo era oriundo della Licia.
Sempre in Anatolia nacquero Ecateo di Mileto, Dione di Prusa,
Dionigi di Alicarnasso, Apollodoro di Pergamo, Apollonio di Tiana,
Caritone di Afrodisia, Senofonte di Efeso, Temistio di Paflagonia.
Tra gli esponenti della cultura cristiana dei primi secoli, ci
limitiamo a citare Basilio di Cesarea, Gregorio di Cesarea, Gregorio
Nazianzeno. Oggi quei
luoghi si chiamano Izmir, Selçuk, Bodrum, Bursa, Bergama, Geyre,
Antakya, Kayseri e quella regione si chiama Turchia.
"Omero, Eraclito, Pitagora erano dunque degli 'asiatici'?"
(6) Basterebbe questa domanda di Oswald Spengler per rimettere in
discussione le certezze di chi pretenderebbe di estraniare dall'Europa
una regione che è stata la culla della sua cultura.
I Turchi d'Anatolia cominciarono ad esser chiamati rumi,
cioè "romani", nell'età selgiuchide, quando l'Islam
affondò le sue radici nella penisola e la civiltà musulmana si
sostituì a quella bizantina, assorbendone numerosi elementi. Se
diversi aspetti della religiosità locale vennero integrati nell'Islam
e in particolare nelle pratiche degli ordini iniziatici, "scritte
greche e latine sulle monete di dinasti turchi e diplomi in greco
degli stessi Selgiuchidi testimoniano il rilievo dei rapporti con i
cristiani; l'arte selgiuchide, che in Anatolia ha lasciato
monumentali ricordi, si avvale di schemi architettonici e di
elementi decorativi greci ed armeni ed incorpora antichi resti
archeologici; parole e versi greci ed armeni figurano in poeti
musulmani" (7). Scrivendo nella prima metà del XIV secolo le
biografie dei fondatori dell'Ordine Mevlevi, Shams ed-dîn Ahmed
Aflâkî attesta l'esistenza coeva di un centro iniziatico
chiamato "convento di Platone", col quale ebbero frequenti
contatti a Konya (l'antica Ikonion) Gelaleddin Rumi ed i suoi
successori. Rumi, d'altronde, era solito giustificare il carattere
peculiare delle sue tecniche di realizzazione spirituale (musica,
danza ecc.) appellandosi all'indole specifica delle popolazioni
che abitavano il "territorio dei Greci" (8), particolarmente
influenzate dal segno di Venere.
Il passo successivo lo fecero gli Ottomani: integrando l'Oriente
europeo nell'area geopolitica del loro Sultanato e facendo di
Costantinopoli la loro capitale, una capitale "ingrandita,
ripopolata, profondamente amata dai basileis
di stirpe ottomana" (9), i nuovi conquistatori assunsero una buona
parte del retaggio bizantino (10), sicché in pratica diventarono i
successori degli Imperatori di Roma. A ciò si aggiunga il fatto che
l'Impero ottomano annoverò tra i protagonisti della sua
azione storica numerosissime personalità di origine non turca: per
lo più Europei originari delle regioni dell'Impero, ma anche
Europei provenienti da zone che dell'Impero non facevano parte.
Per quanto concerne il primo punto, è opportuno osservare che, di
fronte all'evento epocale della conquista musulmana di
Costantinopoli e al conseguente insediarsi della nuova dinastia
nella capitale dell'Impero Romano (divenuta nel 1453 la capitale
di un Impero che estendeva la sua giurisdizione sui territori di tre
continenti), i capi della Cristianità si resero conto di assistere
a un trapasso di autorità e di poteri che trasferiva alla Casa di
Osman l'eredità dei Cesari bizantini. Lo stesso Papa di Roma, Pio
II, proponeva a Mehmed II il Conquistatore di farsi riconoscere "legittimo
imperatore dei Greci e dell'Oriente mediante un pochino d'acqua
(aquae
pauxillum)", mostrandosi desideroso di battezzarlo e di
accoglierlo nella cerchia dei sovrani cristiani e ammettendo in tal
modo, sia pure implicitamente, che il Sultano era già, quanto meno de
facto, "imperatore dei Greci".
D'altronde, come scriveva testualmente Giorgio Trapezunzio
(1395-1484) in una delle due orationes
indirizzate al Sultano nel 1466, a Roma "nessuno dubitava ch'egli
fosse di diritto imperatore dei Romani". Infatti, argomentava il
filosofo cretese, ripetendo un'argomentazione consueta in quegli
anni, "imperatore è colui che a giusto titolo possiede la sede
dell'Impero, e la sede dell'Impero Romano è Costantinopoli. Chi
dunque possiede di diritto Costantinopoli è imperatore". E
proseguiva: "Ma non dagli uomini, bensì da Dio tu desumi,
mediante la tua spada, il possesso del trono suddetto. Quindi tu sei
legittimo imperatore dei Romani! Chi dunque continua ad essere
imperatore dei Romani, è anche imperatore di tutto l'orbe
terracqueo!" Nessuno, concludeva il Trapezunzio, avrebbe potuto
meglio di Mehmed fondere in un solo impero, con l'aiuto di Dio,
tutte le genti dell'Europa e dell'Oriente (11).
Va poi menzionato il riconoscimento ufficiale ed esplicito
proveniente dalla Repubblica di Venezia: Mehmed II era Imperatore di
Costantinopoli e quindi gli spettavano di diritto tutti i territori
dell'Impero bizantino, tra cui anche le vecchie colonie greche
della Puglia: Brindisi, Taranto e Otranto. Quanto a Firenze (12),
Lorenzo il Magnifico fece coniare una medaglia sulla quale, accanto
all'immagine del Sultano Conquistatore, si leggeva: "Mahumet,
Asie ac Trapesunzis Magneque Gretie
Imperat[or]". L'espressione Magna
Gretia designa qui non l'Italia meridionale, bensì
quella che, a paragone di Trebisonda (Trapesus),
cioè della "piccola Grecia", è la "grande Grecia", vale a
dire Bisanzio col suo vasto entroterra. Altre due medaglie, che
parlano anch'esse un linguaggio inequivocabile in ordine al
riconoscimento del carattere romano rivestito dall'imperium
ottomano, furono fatte coniare nel 1481 da Ferrante d'Aragona. Le
rispettive iscrizioni qualificavano Mehmed II "Asie
et Gretie imperator"
e "Bizantii
imperator". Dunque: imperatore bizantino, imperatore
della Grecia e dell'Asia.
Ma il primo ad essere consapevole di ciò era lo stesso Mehmed, che
sul modesto abito di panno nero portava l'aquila bicefala dei basileis.
Oltre ad Alessandro Magno, il modello ideale scelto da Mehmed era
Giulio Cesare; "e dice che la sede di Costantino gli è concessa
dal cielo e che questa sede sembra esser in verità Roma, non
Costantinopoli (hanc vero Romam
esse, non Constantinopolim
videri), e ciò esser giusto e corrispondere bene, come
se, presa la figlia con la forza, possa prendersi anche la madre..."
(13). Lo storico romeno Nicolae Iorga, per il quale "il dominio
ottomano non significava che una nuova Bisanzio, con un altro
carattere religioso per la dinastia e per l'esercito" (14), ha
paragonato il Conquistatore proprio a Costantino il Grande: "Dopo
più di mille anni il Sultano turco rifaceva l'opera di Costantino
il Grande" (15).
Insomma, "persino la corte dei sultani, eredi della potenza
bizantina (...), prese ad imitare nell'organizzazione e nello
splendore quella che Costantino VII Porfirogenito ci ha così
efficacemente rappresentato nel suo de
coeremoniis. Lo stesso titolo sultaniale di "ombra di
Dio sulla terra" riecheggiava la dottrina che era stata esposta
nel 527 da Agapito, diacono di Santa Sofia, in occasione dell'incoronazione
di Giustiniano.
Degno di nota è in particolare il fatto che
Solimano il Magnifico "pretese di assumere il titolo di 'imperatore'
e di negarlo, secondo la politica di Bisanzio nei confronti dell'occidente,
a Carlo V" (16).
D'altronde Solimano I era solito presentarsi come "Signore
dei Signori (...) Signore della Grecia, della Persia e dell'Arabia
(...) Signore del Mar Nero e d'ogni altro mare, nonché della
città santa della Mecca, fulgente di tutta la luce di Allah, della
città di Medina e della santa e casta città di Gerusalemme;
Principe di tutta l'Ungheria e sovrano di molti altri regni e
territori, sui quali esercito la mia autorità imperiale (...)"
(17). Già nel 1538, dopo il trionfo moldavo, il Magnifico si era
proclamato, in una sua poesia, "Scià dell'Iran, imperatore dei
Romani, sultano dell'Egitto". Nei versi di un altro sultano,
viene ripetuto il titolo di zar: "Sono zar di Zarigrado (=
Istanbul) - e zar di Macedonia, - zar dei greci, dei serbi e dei
moldavi, - e zar di Babilonia. - Sono zar di Podolia e di Galizia,
- e della nobile Crimea, - zar d'Egitto e d'Arabia - e zar di
Gerusalemme" (18). D'altra parte, la vedova di Murad III, la
serba Mara, portava correntemente il titolo di zarina (tzaritza).
Alla coscienza imperiale dei sultani e al generale riconoscimento
proveniente dai rappresentanti della Cristianità occidentale
corrispose l'adesione all'Islam da parte di alcuni membri dell'ultima
famiglia imperiale bizantina: fatto, questo, che sanciva
ulteriormente la legittimità del nuovo ordine. Un nipote del
despota Tommaso, Andrea, entrò infatti in Islam col nome di Mehmed;
diventato funzionario del Sultano, fu noto come Mehmed Pascià. Un
altro Paleologo, diventato musulmano col nome di Murad, ricevette
nel 1468 il titolo di pascià e la carica di visir; suo fratello,
Mesih Pascià, lo troviamo, una decina d'anni più tardi,
governatore dell'Anatolia.
"Pareva veramente - ha scritto uno storico tedesco - che al
tempo del Conquistatore fosse tornata la sicurezza bizantina del
glorioso passato, la pax
Romana, e che tutti potessero goderne" (19). Lo stesso
autore, inoltre, ha visto nell'organizzazione statale ottomana la
presenza di istituzioni equiparabili ad analoghi elementi dello
Stato romano: ad esempio, egli riconduce ad un unico modello i
sangiaccati e le provinciae,
la carica di sancâqbey
e quella di proconsole ecc. (20). Nicolae Iorga, autore di una
monumentale Geschichte des
Osmanischen Reiches, ha visto nella "Roma musulmana dei
Turchi" (21), ossia nell'Impero ottomano, "l'ultima ipostasi
di Roma" (22), mentre Arnold Toynbee ha parlato di "un Impero
romano turco-musulmano" (23).
Roma, d'altronde, era il traguardo ideale dello sforzo ottomano.
Il grido di guerra delle schiere d'assalto di Mehmed II era
appunto: "Lâ
ilâha illâ Allâh! Roma! Roma!"; e Roma veniva
identificata con la "mela rossa" del mito, che un Sultano
avrebbe prima o poi afferrata e stretta saldamente in pugno. Di tale
designazione simbolica si serviva il Sultano, allorché, subito dopo
la sua assunzione al soglio imperiale, visitava una caserma dei
giannizzeri (24) e formulava, al soldato che gli porgeva una tazza
colma di sorbetto, l'augurio di rivederlo a Roma. Questo auspicio
si fondava su un celebre hadîth
del Messo di Dio, il quale, essendogli stato chiesto se sarebbe
toccato a Costantinopoli o a Roma di venire integrata per prima nel
territorio dell'Islam, rispose: "Costantinopoli". Da tale
risposta, che costituiva un annuncio profetico di cui venne
constatata nel 1453 la realizzazione storica, si dedusse la promessa
della successiva conquista di Roma.
Circolava poi, all'epoca della presa di Costantinopoli, un altro
mito, un mito d'origine relativo alla parentela fra Turchi e
Romani, che dovette anch'esso contribuire a rafforzare, nella
coscienza degli uomini di quel periodo, l'idea di una
qualificazione dell'Impero ottomano a raccogliere e far proprio il
retaggio di Roma. Agli occhi di molti, infatti, Mehmed II era un
discendente di Teucro e i Turchi stessi venivano detti Teucri. Pio
II (che, ironia della sorte, si chiamava Enea Silvio) non riusciva a
far comprendere la differenza fra Turcae
e Teucri
a coloro i quali, a Roma e in Italia, ritenevano che il
Conquistatore avesse compiuto sui discendenti dei Greci le vendette
dei Troiani. Per di più, nella seconda metà del secolo XV
circolava in Francia una lettera, che si diceva scritta da Mehmed al
papa Niccolò V, nella quale il Sultano manifestava la sua
meraviglia per il fatto che gl'Italiani lo avversassero,
nonostante essi discendessero, al pari dei Turchi, dal medesimo
ceppo troiano. Il tema delle origini troiane dei Turchi ricorre
anche nel discorso, riferito dallo storico greco Michele Critobulo,
che Mehmed pronunciò accanto alle rovine di Ilio, dove si era
recato con un piccolo contingente di giannizzeri per rendere omaggio
agli eroi troiani.
L'amore per gli antenati teucri non impedì però a Mehmed di
essere "filelleno", come lo definisce lo stesso Critobulo ("saggio,
filelleno e gran re") e di essere assiduo studioso dell'antichità
greca (25), nella quale lo affascinavano soprattutto le gesta dei
grandi condottieri, a cominciare da quell'Alessandro che i
Musulmani generalmente identificano con il coranico Dhû'l-qarnayn
("il Bicorne"), soggiogatore di Gog e di Magog. È ancora
Critobulo a testimoniare che il Sultano nutriva un grande affetto
per quella che i Turchi chiamavano la "città dei saggi", cioè
Atene. Il Conquistatore, animato dal desiderio di conoscere bene i
monumenti del passato (tà
pànta tôn palaiôn
eidênai kalôs), vi si recò in visita ufficiale nell'agosto
del 1458 e trattò gli Ateniesi con generosità, confermando le
libertà e i privilegi già concessi loro dal suo luogotenente Ömer
Bey. La "città dei saggi" sarebbe rimasta nel territorio dell'Islam
per più di tre secoli e mezzo.
Abbiamo detto che il ceto dirigente ottomano, lungi dall'esser
costituito esclusivamente di Turchi, comprendeva numerose
personalità provenienti dalle più diverse regioni d'Europa, e
non solo da quelle che facevano parte dell'Impero. Le donne dell'harem
erano circasse, georgiane, armene, greche, slave, anche italiane
(come la veneziana Cecilia Baffo, che fu la favorita di Selim II),
sicché ad ogni generazione la casa di Osman diventava, sotto il
profilo etnico, meno turca di quelle precedenti. L'aristocrazia
militare dell'Impero, il corpo dei giannizzeri, affondava le sue
radici per lo più nei territori balcanici. Se dobbiamo menzionare
alcune personalità di spicco, preferiamo sceglierle nell'arco di
tempo che va da Mehmed II a Solimano I, perché tale periodo,
compreso fra i due eventi fondamentali e simbolici della conquista
di Costantinopoli e dell'assedio di Vienna, ha un rilievo centrale
nel processo di integrazione di una parte dell'Europa entro i
confini dell'Impero islamico e nel relativo processo di parziale
assunzione dell'eredità europea entro il quadro della civiltà
ottomana.
Occorre citare, in primo luogo, Mahmud Pascià Angelovic, che nell'anno
dell'espugnazione di Costantinopoli ricevette la carica di gran
visir. Mahmud Pascià proveniva dalla più nobile famiglia del
despotato serbo, quella degli Angeli di Tessaglia. Oltre che nell'impresa
del 1453, Mahmud Pascià ebbe una parte importante nelle successive
conquiste di Mehmed II e legò il proprio nome a iniziative di
mecenatismo e di assistenza dei bisognosi. Veniva dai Balcani un
altro protagonista dell'assedio di Costantinopoli, il comandante
della flotta ottomana; si trattava del bulgaro Suleyman Baltaoglu,
governatore di Gallipoli, che prima del 1453 aveva svolto, agli
ordini di Mehmed, missioni di guerra e di pace. Tra coloro che
presero parte all'assedio della capitale bizantina va poi
ricordato l'albanese Balaban Badera, che pare sia stato il primo a
metter piede dentro la città.
La rassegna potrebbe proseguire con Stepan Vukcic (figlio minore del
duca dell'Erzegovina, annessa nel 1466 all'Impero ottomano), il
quale entrò in Islam col nome di Hersek Ahmed e ricoprì più volte
la carica di gran visir, sotto i sultanati di Bayazid II e di Selim
I. Al tempo di Bayazid II troviamo un grand'ammiraglio di origini
dalmate, Dawud Pascià: fu lui che comandò la flotta ottomana nelle
operazioni militari contro le basi veneziane in Dalmazia, nel 1499.
La spedizione che in quello stesso anno ebbe luogo contro il Friuli
vide la partecipazione di duemila cavalleggeri slavi e fu guidata
dal figlio di un genovese e di una greca: era Iskender Bey, che
aveva percorso i gradi di una fulminea carriera diventando uno dei
più validi comandanti delle formazioni di aqinci
(26), nonché beylerbey di Bosnia. Nel 1477 Iskender Bey aveva già
fatto un'incursione nel Friuli e un suo drappello era giunto fino
a Udine.
All'epoca di Solimano il Magnifico appartiene Ibrahim Pascià,
greco, che fu gran visir del Sultano; gli altri due visir di quel
periodo, Mustafa e Ayas, erano albanesi. Bosniaco era invece un
altro gran visir di Solimano, Mehmed Sokolovic, il quale ricoprì la
medesima carica sotto i due Sultani successivi. Ammiragli di
Solimano furono Khayr ed-din Barbarossa, figlio di un giannizzero
che forse era originario della Sicilia, e il celebre geografo Piri
Reis, nato a Gallipoli da famiglia greca.
La galleria delle personalità militari dovrebbe necessariamente
comprendere il calabrese (27) Giovanni Dionigi Galeni, alias Ulug
Alì (quindi noto come Occhialì o Luccialì), il quale ricevette
dal Sultano Selim II il titolo di Spada dell'Islam e la nomina di
grand'ammiraglio della flotta ottomana. Dopo aver combattuto a
Lepanto contro le forze di Andrea Doria, dopo aver minacciato da
vicino lo stesso Don Giovanni d'Austria e catturato un paio di
navi cristiane, l'Italiano riuscì a condurre in salvo un
centinaio di navi ottomane e a portare a Istanbul, come trofeo, lo
stendardo dei Cavalieri di Malta.
Nel XVIII secolo emerge la figura del conte de Bonneval (1675-1747),
il quale, entrato in Islam col nome di Ahmed, oltre a svolgere
importanti funzioni diplomatiche, ricevette l'incarico di
riorganizzare l'esercito ottomano e ottenne i titoli di
governatore di Qaramania e beylerbey di Rumelia, col rango di
pascià a due code. Assieme
a lui (e al suo figlio adottivo Suleyman, pure francese, che gli
succedette nel comando dei bombardieri) va ricordato il barone
François de Tott, nato nel 1737 da un ungherese rifugiato in
Francia. Dopo essere stato console generale della Francia presso il
khan di Crimea, tra il 1773 e il 1787 il barone de Tott fu al
servizio del Sultano, organizzando un corpo di artiglieria per la
difesa dei Dardanelli ed effettuando ispezioni di carattere militare
a Candia, in Egitto e in Siria.
Per quanto concerne la letteratura ottomana, vi troviamo autori d'origine
albanese come il gran visir Ayas Pascià e il suo successore Lutfi
(m. 1564), come Yahya Bey (m. 1582) e Qoci Bey (sec. XVII); cosovari
come Mesihi (m. 1512) e Yahya di Tascligia (m. 1575); bosniaci come
Hasan Kâfî (1578-1606) e Sabit (m. 1712); slavi come il gran visir
Rustem (m. 1561). Se è vero che, come dice il poeta József
Erdélyi, "anche il pascià turco scrisse in ungherese", è
altrettanto vero che compose poesie in turco il primo grande lirico
ungherese, Bálint Balassi (1551-1594) (28). E nel 1727 fu concesso
a un tipografo ungherese, Ibrahim Mutafarriqa, di stampare libri
nell'Impero ottomano. Ungherese, d'altronde, era stato un altro
artigiano: quell'Orbán che col suo prodigioso cannone aveva
svolto un ruolo decisivo nell'espugnazione di Costantinopoli. Dopo
la morte di Orbán, fu un altro ungherese a spiegare al nuovo
artigliere come dirigere i colpi: "così due
ungheresi concorsero
decisamente alla caduta di Costantinopoli" (29.
"È meglio vedere in città il potere del turbante turco che non
quello della tiara latina". La celebre frase del megas
doux Luca Notaras è emblematica del fatto che nel 1453
la popolazione ortodossa di Costantinopoli era più ostile all'unione
con la chiesa cattolica che non all'accettazione della protezione
islamica. Ma anche in seguito i sudditi greci del Sultano
continuarono ad esprimere il loro attaccamento alla nuova dinastia,
rifiutando l'ipotesi di sottomettersi a dominatori diversi da
quelli ottomani, fossero pure cristiani: "nollent
alium sibi dominari quam Turcam: ne christianum quidem".
Così si legge in un documento della seconda metà del XVI secolo,
che Iorga commenta così: "Essi sentivano bene che questo Impero
ridiventava il loro. (...) Un sentimento di fierezza cominciò
dunque ad animare i Greci rimasti sotto lo scettro di un Sultano
che, con un decreto imperiale, aveva proibito qualunque offesa
contro i cristiani" (30). E il Sultano, da parte sua, poteva
dichiararsi "molto soddisfatto di essere il signore e l'imperatore
(authentes kai
basileus) di una tale nazione" (31).
Al lealismo dei sudditi greci corrispose il comportamento tenuto
dagli Ottomani nei confronti delle comunità cristiane che si
vennero a trovare sotto la loro giurisdizione. Fin dal 1453 il
Patriarca costantinopolitano venne considerato dagli Ottomani come
il responsabile del popolo cristiano (32) e i luoghi santi dell'Ortodossia
(a Gerusalemme, a Costantinopoli e sul Monte Athos) furono sempre
tutelati.
Non solo. Anche principati cristiani come quelli valacco e moldavo,
vassalli della Sublime Porta ma del tutto autonomi al loro interno,
guardarono a Istanbul come alla loro capitale spirituale, perché
dalla città del Sultano si irradiava la luce del patriarcato
ecumenico della Chiesa ortodossa; da parte loro, le stesse autorità
dell'Islam ottomano indicavano i Domni
della Valacchia e della Moldavia come "modello per i capi del
popolo del Messia, esempio per i primi fra il popolo del Cristo"
(33). A Istanbul i cristiani potevano assistere allo spettacolo dei
voivodi romeni che tornavano "dalla chiesa, dove erano stati
benedetti dal patriarca come gli antichi imperatori ortodossi, ed
osservavano anche gli orgogliosi musulmani inchinarsi di fronte ad
essi" (34). Fu così che i principati valacco e moldavo (due
regioni strategicamente importanti, perché controllavano il corso e
il Delta del Danubio, nonché l'accesso ai territori della Russia)
poterono rivestire "un ruolo egemone, fino a Tiflis, ad Antiochia,
al Cairo" (35); attraverso i due principati romeni, la civiltà
bizantina dell'Impero ottomano poté annettersi "forme di
cultura provenienti dal mondo gotico della Transilvania e della
Polonia (...) e tutto ciò che, per diverse vie, le sarà inviato
dall'Occidente in epoca rinascimentale" (36). I principati
romeni, diventati epicentri del mondo ortodosso, favorirono il
lealismo dei sudditi cristiani dell'Impero e collaborarono al
mantenimento di quella che Toynbee ha chiamato Pax
Ottomanica (37).
Le relazioni intrattenute dalle aristocrazie della Valacchia e della
Moldavia con i vertici dell'Impero furono spesso cordiali. Dopo la
battaglia di Lepanto, Selim II si rivolgeva al principe valacco
Alessandro chiamandolo "figlio mio" (paidì
mou) ed esortandolo a prepararsi per la riscossa. Murad
III sposò una principessa valacca. Serban Cantacuzino ottenne dal
gran visir Mehmed Köprülü il permesso di costruire a Istanbul un
numero di chiese così grande, che Dimitrie Cantemir lo paragonò a
Giustiniano.
In tal modo il cristianesimo orientale poté vivere per secoli in un
clima favorevole, al riparo dalle correnti devastatrici della
modernità, sicché la cultura bizantina poté continuare a fiorire,
dopo il 1453, entro i confini dell'"Impero romano
turco-musulmano". Nicolae Iorga ha rappresentato questa
continuità culturale mediante la celebre formula "Bisanzio dopo
Bisanzio" (38); ma per quanto riguarda il significato imperiale
della Pax
Ottomanica, c'è un'altra formula che potrebbe forse
essere evocata: Roma dopo Roma.
(1) "Figlia del glorioso Fenice" si
legge in Iliade, XIV,
321. "Nata da Agenore" la dice invece Ovidio, Metamorfosi
II, 858.
(2)
Alessandro Grossato, La
visione geopolitica di Ernst Jünger, in: AA. VV., Ernst
Jünger. L'Europa cioè il coraggio, Milano 2003, p.
111.
(3)
"(...) furono segnati come suoi confini il fiume egiziano
Nilo e il fiume colchico Fasi (mentre alcuni dicono il fiume Tanai
della Meotide e lo stretto Cimmerio)" (Erodoto, Storie,
IV, 45).
(4)
Dante, Paradiso,
VI, 5.
(5)
Se nell'Iliade
Europa è il nome della fanciulla eponima, nell'Inno
ad Apollo, 251 e 291, è il nome del continente.
(6)
Oswald Spengler, Il
tramonto dell'Occidente, Milano 1970, p. 1424.
(7)
Alessio Bombaci, La
letteratura turca, Milano 1969, p. 266.
(8)
"Tu mi hai tratto fuori dal Khorasan per condurmi nel
territorio dei Greci, affinché mi unissi a loro e li conducessi
alla buona dottrina" (Aflâkî, Les
Saints des Derviches tourneurs, Paris 1978, vol. I, p.
90).
(9)
Nicolas Iorga, Byzance
après Byzance, Paris 1992, p. 10.
(10)
A cominciare, probabilmente, dallo stesso emblema bizantino
della Mezzaluna accostata alla Stella, che diventò l'emblema
della sovranità ottomana. "Si può ammettere come possibile,
anche se non certo, il fatto che Mehmed II dopo la conquista abbia
assunto la luna falcata con la stella, desumendole da una tradizione
bizantina, come una specie di segno di sovranità. Che la mezzaluna
sulla bandiera rossosangue, conferita, a quanto si dice, dall'emiro
Orchan alla truppa dei giannizzeri, sia molto più antica, è
dimostrato da numerose narrazioni dell'epoca anteriore al 1453.
Poiché tuttavia sulle bandiere manca sempre la stella, la quale si
trova insieme con una mezzaluna, tra l'altro su monete cittadine
dei Sassanidi e dei Bizantini, può darsi che essa si debba
considerare un'aggiunta di Mehmed II" (Franz Babinger, Maometto
il Conquistatore e il suo tempo, Torino 1967, p. 115).
(11)
A. Mercati, Le
due lettere di Giorgio da Trebisonda a Maometto II, "Orientalia
Christiana Periodica", IX, 1943, pp. 65-99.
(12)
"Numerosi erano i fiorentini presso il sultano e l'esercito
ottomano; e Maometto II mostrava, nei confronti di Firenze, un
costante atteggiamento amichevole" (Franco Cardini, L'invenzione
dell'Occidente, Rimini 2004, p. 47.
(13)
Nicola Sagundino, in: AA. VV., La
caduta di Costantinopoli, Milano 1976, II, pp. 132-133.
(14)
Nicolas Iorga, Byzance
après Byzance, cit., p. 48.
(15)
N. Iorga, Formes
byzantines et réalités balkaniques, Paris-Bucarest
1922, p. 189.
(16)
Pietro de Francisci, Arcana
Imperii, Roma 1970, III, t. II, p. 239.
(17)
Fairfax Downey, Solimano
il Magnifico, Milano 1974, p. 307.
(18)
Gianroberto Scarcia, Storia
della letteratura turca, Milano 1971, p. 68.
(19)
F. Babinger, op.
cit., p. 470.
(20)
F. Babinger, op.
cit., p. 478.
(21)
N. Iorga, The
Background of Romanian History, Cleveland, 17 febbraio
1930, cit. in: Ioan Buga, Calea
Regelui (La Via del Re), Bucuresti 1998, p. 138.
(22)
Ibidem.
(23)
"The
Greek Christian Roman Empire fell to rise again in the shape of a
Turkish Muslim Roman Empire" (A. Toynbee, A
Study of History, 2a ed., London-New York-Toronto 1948,
vol. XII, p. 158).
(24)
L'origine dei giannizzeri (dal turco yeni
çeri, "nuova milizia") risale probabilmente all'epoca
di Murâd I (1359-1389), ossia ad un periodo di poco posteriore alla
morte di Hâggî Bektâsh (1335), fondatore dell'Ordine iniziatico
(la tarîqa
Bektâshiyya) dalla quale il corpo in questione sembra
trarre origine e con la quale esso mantenne sempre uno strettissimo
rapporto. Costituiti con la quota dei prigionieri di guerra
spettante al Sultano, i ranghi di questa milizia vennero in seguito
alimentati mediante la devsirme
o "leva dei ragazzi"; in virtù di tale istituzione il fior
fiore della gioventù dell'Europa balcanica veniva trasferito
nella Capitale dell'Impero, istruito nell'Islam e addestrato
nell'uso delle armi. Questa aristocrazia guerriera era posta agli
ordini di un aga,
che aveva residenza e cancelleria a Istanbul; nello schieramento
dell'esercito, la "nuova milizia" occupava il centro, vicino
al Sultano. Il già citato Babinger ha scritto: "Rinomato era l'ordine
del loro accampamento. Dal lato morale essi superavano certamente
tutti i loro avversari. Imprecazioni e litigi erano severamente
proibiti tra loro e la massima pulizia costituiva per loro un
dovere. La loro fede,che ordinava gli usuali lavacri, li manteneva
sempre temperati, dato che l'uso del vino era loro vietato. Gioco
e, soprattutto, meretrici da strada erano loro ignote. L'alimentazione
era regolata in modo eccellente, perché al trasporto di viveri e
munizioni i sultani attribuirono sempre particolare importanza" (F.
Babinger, op.
cit., p. 481). Il corpo dei giannizzeri venne sciolto nel
1826 dal "sultano infedele" Mahmûd II.
(25)
"Cinquanta manoscritti greci e latini, ritrovati nel
Serraglio, insieme a libri orientali scritti per Maometto II, sono
la migliore prova di siffatti interessi del Conquistatore: libri di
storia e di arte militare ed altri che sembra vogliano dare la
quintessenza della civiltà greca" (A. Bombaci, op.
cit., p. 315).
(26)
Gli aqinci
erano saccomanni organizzati in unità di cavalleria leggera;
specializzati nelle incursioni, si spingevano per lo più all'interno
dei territori di difficile accesso e dove non era possibile
impegnare a lungo l'esercito regolare.
(27)
"Per l'Italia meridionale, e la Calabria in particolare,
è accertata una consistente fuga di uomini verso l'impero
ottomano. (...) Anche i progetti insurrezionali del Campanella
affondavano le radici in questo ambiente. (...) Il rappresentante di
Venezia a Costantinopoli riferiva il 12 luglio 1603 la notizia (...)
della presenza in Calabria di '... forse 300... et fra questi
alcuni di conto, li quali tengono la setta Maumetana'. Dopo il
fallimento della congiura si parla della fuga in Turchia di
numerosissimi calabresi (...) ma non erano né i primi né gli
ultimi abitanti della regione a lasciare la fede cristiana per
quella musulmana" (Lucia Rostagno, Mi
faccio turco. Esperienze ed immagini
dell'islam nell'Italia moderna, Roma 1983, p. 63 n.).
(28)
Cfr. Armando Nuzzo, Letteratura
danubiana del periodo ottomano, "Islam. Storia e
civiltà", a. XI, n. 2, aprile-giugno 1992, pp. 103-115, dove sono
riportate alcune poesie di Balassi.
(29)
Arduino Cremonesi, La
sfida turca contro gli Asburgo e Venezia, Udine 1976, p.
62. "C'era un
cannoniere del sultano di nome Urban, originario della Dacia (...)
fu egli che, largamente stipendiato, preparò le bombarde" (Laonico
Chalcocondyles, in: AA. VV., La
caduta di Costantinopoli, cit., II, 203). "Secondo i
miei calcoli, la famosa grande bombarda fusa dal cannoniere Urban
avrebbe avuta una canna della lunghezza di m. 3,51, del calibro di
cm. 81,8 oppure 89,4, dello spessore quindi di cm. 28,6 oppure 37,2,
del peso totale o di tonnellate 48,90, secondo Critobulo, oppure di
tonnellate 16,920, secondo Khodja Sa'd ed-Dîn. I proiettili
sparati avevano dunque una circonferenza di più di m. 2,50, e un
peso che si aggirava sui quattro quintali, e forse anche più, a
seconda del tipo di pietra usata" (Agostino Pertusi, Introduzione
a: AA. VV., La caduta di
Costantinopoli, cit., I, p. xxii).
(30)
N. Iorga, Byzance après
Byzance, cit., pp. 60-61. La citazione latina è in
Martinus Crusius, Turco-Graecia,
Basilea, p. 250.
(31)
M. Crusius, op. cit.,
p. 120.
(32)
L'elezione e la consacrazione di un nuovo patriarca fu il
provvedimento più importante tra quelli avviati da Mehmed II dopo
la conquista di Costantinopoli: il monaco Gennadios, sul nome del
quale si accordarono i cristiani rimasti nella città, fu insediato
il 6 gennaio 1454. Il Conquistatore "lo ricevette con tutti gli
onori e con squisita gentilezza. Quando se ne andò, gli fece
omaggio di un prezioso scettro e perfino lo accompagnò sino al
cortile, benché Gennadios volesse respingere tale onore, e ordinò
che tutti i dignitari lo accompagnassero fino al patriarcato" (F.
Babinger, op. cit.,
p. 111).
(33)
H. Dj.
Siruni, Hasmetlü. Pe
marginea titulaturii domnilor români în cancelaria otomana
(Hasmetlü. In margine al conferimento del titolo ai principi romeni
nella cancelleria ottomana), "Hrisovul", II, 1942, pp. 139-202.
(34)
Cesare Alzati, Terra
romena tra Oriente e Occidente. Chiese ed etnie nel tardo
'500, Milano 1982,
p. 145.
(35)
N. Iorga, Byzance après
Byzance, cit., p. 13.
(36)
N. Iorga, Byzance après
Byzance, cit., p. 8.
(37)
A. Toynbee, op. cit.,
vol. VI, p. 300.
(38)
"Nessuno storico più nega che per secoli interi, fino all'inizio
dell'età contemporanea, fino alla nascita degli Stati nazionali
dell'Europa del Sud-Est, le istituzioni e le idee in questa parte
del mondo abbiano continuato e difeso le sole forme di civiltà alle
quali esse si sentivano strutturalmente legate: quelle di Bisanzio"
(Virgil Cândea, Postface,
in: N. Iorga, Byzance après. (Claudio
Mutti/Rinascita)
13.11.2004
UN PREMIO
PER LA RICERCA ECCELLENTE
A
vincerlo Ibrahim Dincer, docente presso la facoltà di ingegneria
dell'Ontario. Gli studi sull'energia alternata applicata alle
automobili.
Ibrahim
Dincer, a professor in the Faculty of Engineering and Applied
Sciences at the University of Ontario Institute of Technology, won
the Premier Research Excellence Award for his study on alternative
energy sources for automobiles entitled, "Assessing and
Improving Fuel Cell Vehicles through Sustainability, Thermodynamic,
Environmental and Life Cycle Analyses". Dincer will receive a
$100,000 grant from the government and an additional $50,000 from
the University of Ontario.
Recognition of the study came during a particularly manic moment in
the oil market. The study's impact could therefore contribute to
Canada's gradual retreat from a dependence on petrol to power its
cars. That a Turkish professor received the grant is of special
significance; hydrogen cannot be converted into portable energy
without Boron, a mineral whose greatest abundance is in Turkey.
Dincer is an internationally renowned expert who has authored, or
contributed to over ten books, and countless scholarly articles in
academic and trade journals. He has traveled widely, presiding over
many national and international conferences, symposiums and
technical meetings, delivering keynote speeches at many. His
projects, which could yield some of the most significant discoveries
for modern humanity, may cause disappointment for some, and
unparalleled success others. (Ibrahim Balta)
12.11.2004
LE MURA DI COSTANTINOPOLI:
AD 324-1453
La
<Osprey publishing>, una delle più note case editrici
inglesi specializzata nelle collane militari, ha fatto uscire un
simpaticissimo opuscolo sulle difese della città che fu capitale
dell'Impero Romano d'Oriente. Il testo è di Stephen Turnbull mentre
le illustrazioni sono di Peter Dennis.
Un bel regalo. La <Osprey
publishing> (www.
ospreypubblishing.com), una delle più note
case editrici inglesi specializzata nelle collane militari, ha fatto uscire
un simpaticissimo opuscolo sulle mura di Costantinopoli ("The
Walls of Constantinople AD 324-1453"). Il testo è di Stephen
Turnbull mentre le illustrazioni sono di Peter Dennis. Sono 64
pagine tra testo (in inglese) e fotografie. Il costo è minimo. Se
vi va, ve lo potete permettere benissimo. Avrete modo di erudirvi
sul modo di costruire le difese durante il medioevo e più in là
prima di arrivare al rinascimento. Soprattutto come venivano tirate
su le mura per proteggere una città come Costantinopoli quando era
il centro dell'Impero romano d'Oriente. I capitoli sono tanti: dalla
fondazione della stessa Costantinopoli, alla prima fortificazione
fino alla caduta della città per opera del turchi. Buona lettura,
dunque.
|
Cross-section
and plan of the Theodosian wall
This plate show a
complete cross-section and plan of a typical stretch of the
Theodosian walls. The section shows the different layers of defence.
On the plan are the different shapes of towers.
|
|
A tower in
the Theodosian walls c. AD 447
A cutaway section of one of the towers of the Theodosian walls,
showing how the two levels of the towers were entirely separate. The
lower room was entered from the city, the upper from the
battlemented walkway.
|
|
The sea
walls of Costantinople and a Byzantine ship armed withe a Greek fire
projector a. AD 1000
The sea walls were never as strong ad the land walls. but served
their purpose when well defended. Here we see two elements in that
defence. The first is Greek fire, the secret weapon of Byzantium,
seen being tested here from the deck of a dromon just outside
the Harbour of Bucoleon on the Sea of Marmara. The performance in
being watched from the battlements by the Varangian Guards. Their
famous axes were wielded wherever thei emperor needs them, and this
included service on the walls of Costantinople.
|
The
peribolos between the outer and inner walls, AD 1422
The inner terrace between the inner and outer walls was called the peribolos,
and accommodated the soldiers who defended the outer wall. It was
between 50 and 54ft wide. Beyond lay the outer wall, which was a
modest structure compared with the inner wall. This plate shows a
momorable moment during the Ottoman siege of AD 1422. An apparition
of the Virgin Mary on the wall has heartened the citizens.
12.11.2004
|
UN
PARCHEGGIO AUTO SOPRA LA STORIA
Forti
critiche in Turchia in merito alla costruzione di un parcheggio di
4.000 metri quadrati nell' area più significativa della battaglia
di Gallipoli chiamata "Bomba Sirti". Il ricordo della
guerra del 1915 costata la vita a circa 500 mila soldati tra turchi,
australiani e neozelandesi.
Furore
has erupted over the construction of a 4,000 metre square car park
built atop one of the most historically significant and most heavily
fought areas on the battlefields of the Gallipoli Peninsula.
The car park, built by the Gelibolu Historical National Park
authority, was constructed on the site known to the Allies as
Turkish Quinn's and as Bomba Sirti by the Turks. The site, on the
front lines of the sector contested by Turkish, Australian and New
Zealand soldiers, was the scene of some of the bloodiest fighting in
the 1915 campaign. Many hundreds of troops from both sides died in
the confined sector, with large numbers being buried were they fell.
However, despite protests from historians and environmentalists, the
National Park Authority bulldozed the Turkish trenches to level the
ground for construction of the car park, which is to have a capacity
of 100 tour buses.
So significant was the site that the founder of the Turkish Republic,
Mustafa Kemal Ataturk, in an interview given after the war, made
special mention of the heroism of the Turkish soldiers who served at
Bomba Sirti.
"We are not dealing with personal heroism," Ataurk said. "But
I can not pass without telling you about the Bomba Sirti incident.
The distance between the opposite trenches was eight metres, in
other words death was assured. All in the first line of trenches
fell to the extent that none survived. Those in the second trench
went to replace them with a kind of admirable coolness and
entrusting in God. They saw the dying, they knew they would die in
three minutes and yet they showed not a hint of hesitation. They
were getting ready to enter heaven by reading the Koran and saying
the Sehadet (a prayer). Here is an astonishing example worthy of
appreciation showing the superior spirit and power within the
Turkish soldier. One should be certain it was this high spirit that
gained victory in the Çanakkale battles." (NtvmSnbc)
12.11.2004
16 STRUTTURE DA
RESTAURARE
Si tratta di
opere architettoniche ottomane che si trovano oltre i Balcani. A
darne la notizia il ministero della Cultura e del Turismo turco.
The
Culture and Tourism Ministry will take responsibility for neglected
Ottoman works across the Balkans. Of the nearly 16,000 architectural
structures built by the Ottomans in Balkans, including 3,399 in
Bulgaria and 622 in Kosovo, most are falling into disrepair due to
neglect.
In the frame of joint studies, the Ministry has decided to fund
restoration of some Ottoman works. They have so far allotted budgets
for the following historical monuments: 375 billion Turkish Lira (TL)
for restoration of Maktul Ibrahim Pasa Mosque in Razgrad, Bulgaria,
384 billion Turkish Lira for Fatih Kanuni Mosque in Kustendil,
Bulgaria, 125 billion Turkish Lira for Sinan Pasa Mosque in Prizren,
Kosovo, TL 40 billion for the Ottoman Graveyard in Prizren and 90
billion Turkish Lira for the Ghazi Mehmet Pasa Baths, also in
Prizren.
Ataturk's House will Also be Restored
TL 200 billion has also been set aside for restoration of the
historical house of the founder of modern Turkey Mustafa Kemal
Ataturk in Selanik (Thessalonica), where he spent part of his
childhood. The three-floor house, standing next to the Turkish
Embassy in Thessalonica, is open to visitors as a museum.
Maktul Ibrahim Pasa Mosque is the biggest remaining Ottoman work
among the works to be restored in Razgrad. United Nations Education
and Scientific Cooperation (UNESCO) lists it as the third biggest
mosque in the Balkans. The mosque was built in 1616 and is one of
the most beautiful works of classical Turkish architecture, but has
been closed for a long time and has fallen into disrepair. Another
work to be repaired is Sinan Pasa Mosque, which is in a very bad
condition in Prizren. It is also accepted as one of the important
works of its period. In Ekrem Ayverdi's study, "Ottoman Mosques
in Europe", it is reported that the Ottomans built 15,787
architectural structures in the Balkans, 3,399 of them in Bulgaria
and 622 in Kosovo. (aa/Zaman)
12.11.2004
RICOSTRUIRE
BEDIUZZAMAN
Una
cena a Mosca tra il capo del consiglio russo dei mufti, Ravil
Gaynutydin, con esponenti di affari turchi per trovare un accordo
finalizzato alla rinascita della moschea. La distruzione del
tempio durante il periodo totalitario dei bolscevichi.
The head of the Russian Council of Muftis, Ravil Gaynutdin, met
Turkish businessmen in Moscow in a fast-breaking dinner said that
they had started to restore the mosque where Bediuzzaman Said Nursi
served in Russia.
At the dinner, held by the Nadejda Fund in the Center of the Council
of Muftis, the help of Turkish intellectuals for the Russian Muslims
was dıscussed among the Moscow Embassy Religious Affairs
Consultant Rusen Segmen, Press Consultant Arif Gulen and some Duma
representatives. Mufti Gaynutdin explained that Bediuzzaman had fed
Russian Muslims spiritually when he was taken prisoner in the
Ottoman-Russia War, adding: "As you know, the prominent Islam
intellectual Nursi lived in the city of Kostrama when he was taken
as a prisoner and served in the mosque there. Our grandmothers fed
him with eggs and potatoes and he fed us spiritually."
The Mufti said that the Kostrama mosque was demolished during the
"totalitarian period". According to information provided
by Gaynutdin, the rebuilding has been funded not only by Russian
Muslims but also by some Turkish entrepreneurs. Taken prisoner in
Russia in the World War I, Nursi had escaped after his capture in
Kostrama and made his way to Istanbul via Germany. (Mirza
Cetinkaya/Zaman)
12.11.2004
IL
PONTE SU INTERNET
Distrutta
durante la guerra civile e ricostruito con fondi internazionali
(spesa, 13 milioni di dollari), la famosa opera di Monstar è ora
sorvegliata da otto telecamere e si può vedere sul sito <www.
starimost.telecom.ba>. La cerimonia della inaugurazione
risale al 23 luglio di quest'anno.
The Mostar Bridge, demolished during the civil war in Bosnia
Herzegovina and reconstructed with international funding, is live on
the internet.
Costing $13 million to reconstruct, the Bridge is now watched day
and night by eight cameras and pictures are broadcast on "www.
starimost.telecom.ba". At the internet site, financed
by Ebru Construction Joint Venture, which also undertook the
reconstruction, the Bridge can be seen live from eight different
perspectives and has attracted almost two million 'hits' so far.
The official re-opening of Mostar Bridge was held on July 23rd 2004
with a ceremony attended by Prince Charles of Wales, State Ministers
Besir Atalay and Mehmet Aydin, Minister of Public Works Zeki Ergezen,
Minister of Culture Erkan Mumcu, and Secretary of Agriculture Sami
Guclu. The bridge was originally constructed in the 16th Century by
Mimar Sinan (Sinan The Architect), the most celebrated Ottoman
architect who designed thousands of mosques, palaces and other
buildings across the Ottoman Empire. After suffering damage in the
civil war in Bosnia, it was restored partly by Turkish architects
and engineers. (Cihan/Zaman)
12.11.2004
SCANDALO DI MAFIA
Ad
esserne implicati ufficiali dell'intelligence e manager del calcio.
Secondo un pubblico ministero che ha accusato 14 persone, avrebbero
favorito la fuga di membri della malavita e di avere fornito
passaporti falsi.
A Turkish prosecutor Tuesday
charged 14 people, among them a senior intelligence officer and a
well-known football manager, for helping the country's top mob
leader flee abroad with a false passport, Anatolia news agency
reported.
The charge-sheet was the result of a probe into how Alaattin Cakici,
wanted for a long list of crimes, including murder, managed to
escape in May, just hours before an arrest warrant was issued for
him.
Cakici, widely believed to be protected by high-level officials for
alleged favors he did to Turkish secret services in the past, was
arrested in Austria and extradited to Turkey last month.
The prosecutor demanded between six months and one year in jail for
Kasif Kozinoglu, head of the foreign department of the National
Intelligence Organization (MIT) for "aiding and abetting a
criminal group," Anatolia said.
The agency did not say what specific accusations Kozinoglu faced,
but media reports have said he lobbied the head of the appeals court
on behalf of Cakici.
Kozinoglu allegedly told the top judge that they would like to see
Cakici remain at large for some time because he held an important
secret which the intelligence agency wanted to obtain.
According to media reports, the appeals court dragged its feet in
sending to related authorities a confirmation of a jail sentence
ruled against Cakici for ordering an armed attack on a rival gang in
2000, which allegedly gave him the time to organize his escape.
The prosecutor also demanded up to four years in jail for Sinan
Engin, the former manager of the leading football club Besiktas, for
"aiding and abetting a criminal group" and "arranging
a false passport and documents," Anatolia said.
Engin reportedly helped Cakici obtain a visa for a false passport by
arranging a recommendation letter addressed to the Italian consulate
in Istanbul which presented the mafioso as a Besiktas official.
He resigned from the club after the affair surfaced earlier this
year.
Cakici, 51, was a far-right militant in Turkey's notorious Grey
Wolves group until he turned to full-time crime in the 1990s. He was
allegedly sub-contracted by MIT for secret missions in the 1970s.
Cakici was also at the center of a 1998 scandal over the
privatization of a state bank, which resulted in the toppling of
then-prime minister Mesut Yilmaz, who reportedly resorted to Cakici's
services to scare off unwanted bidders. (Afp/TurkishPress)
12.11.2004
IL
MIGLIORE
Mehmet
Okur, giocatore di basket che l'anno scorso aveva vinto la Nba, è
stato nominato dalla Ftaa (Federation of Turkish American
Association) il rappresentante turco più qualificato negli Stati
Uniti.
The Federation of Turkish American Associations (Ftaa) granted the
"Best Representation of Turkey in US" award to national
basketball player Mehmet Okur who won the US National Basketball
Association (Nba) championship last year.
Ftaa President, Ata Erim expressed that Okur was not only an
exemplary athlete for his success in sports but also because of his
personality. Disclosing that Ftaa, as a federation, were proud of
with the achievements of Okur and other Turkish basketball players
in Nba Erim added, "Okur as a sportsman who won a championship
in a league watched avidly by the whole world, has made a big
presentation of Turkey."
Expressing much pleasure from the award, Okur said: "Last
summer was a very important period of my life. First I became the
first Turkish player to win the Nba championship and transferred to
a new team. Then the President mentioned me in his trip to Turkey. I
then had a very good training period in National team, and now, this
award. It means very much to receive such an award from Turks living
in America." Remarking that he would like to win the
championship with Utah Jazz this season Okur went on: "I won
the championship with Detroit, now it's time to take it with Utah.
We are strong enough and we want to see a happy ending at the end of
the season. In the Nba there are also other very successful Turkish
basketball players like Hidayet Turkoglu and Ibrahim Kutluay. We all
represent Turkey together." (Emrah Ulker/Zaman)
12.11.2004
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