Arretrati 

Anno 5° N.34

VIVA L'ITALIA, VIVA LA TURCHIA
Il_ministro_Tremaglia_con_il_sindaco_di_Izmir_foto di Dante CataldiIl_ministro_Tremaglia_consegna_il_dono_al_Governatore_di_Istanbul"Viva l'Italia, viva la Turchia". Poche parole, quattro per l'esattezza. Più che sufficienti però perché il ministro che le pronunciava - in tutta l'enfasi di chi non fa retorica patriottica ma crede in valori tangibili e duraturi - desse il senso dell'amicizia di un Paese nei confronti di un altro. Mirko Tremaglia, titolare del dicastero degli Italiani nel Mondo, non poteva certo chiudere meglio il suo breve colloquio con il sindaco di Izmir, Aziz Kocaoglu, ricordando quello che la Turchia fece per la salvaguardia della democrazia durante gli anni della <guerra fredda> ma anche mettendo bene in evidenza la presenza degli italiani in questa regione del Medio Oriente dove i romani prima, i bizantini, i veneziani e i genovesi successivamente lasciarono la testimonianza più alta della loro cultura e del loro sapere.
Va subito precisato che la missione del ministro Tremaglia, ad Istanbul e ad Izmir, è andata al di là dell' incontro con la comunità economica italiana, utilissima comunque per ricordare quello che i nostri imprenditori sanno fare all'estero. L'obiettivo era principalmente far arrivare al Governo di Ankara la voce di un Paese, l'Italia per l'appunto, che sa mantenere le sue promesse e che il 17 dicembre prossimo al Consiglio d'Europa di Bruxelles si schiererà a favore della Turchia per l'apertura dei negoziati di adesione con l'UE. Sarà una battaglia lunga ed anche difficile, sia perché l'Italia - come la Francia e la Germania del resto - dovrà convincere chi non vuole questa adesione, ed al proprio interno in particolare, che la Turchia merita il tanto agognato "premio"; sia perché gli eredi di Ataturk dovranno dimostrare a loro volta di essere sulla strada delle riforme e che certi revanscismi a carattere religioso possono anche non pagare. 
Il_ministro_Tremaglia_in_visita_ad_Istanbul Bene dunque ha fatto Tremaglia nel precisare che "quello che riguarda la Turchia è un processo da costruire a poco a poco"; bene ha fatto nel rimarcare ancora che l'Unione Europea non può tirare per le lunghe il discorso sulle cosiddette "minoranze" quando Paesi, già entrati nell'UE come la Slovenia, avevano fatto ben poco per rispettare le stesse. I turchi, a cominciare dal Governatore di Istanbul Muhammer Guler a quello di Izmir Yusuf Ziya Goksu, si sono sentiti tranquillizzati. Sanno bene cosa significherà conoscere almeno la data per l'apertura dei negoziati; sanno altrettanto bene cosa significherebbe se la questione dovesse prendere una piega diversa, con tutte le ripercussioni non solo politiche ma anche a carattere economico-commerciale. Un motivo in più perché palazzo Chigi, in questo poco tempo che rimane alla scadenza del 17 dicembre, faccia l'ultimo sforzo per convincere gli indecisi tra i 25 Stati membri che dalla Turchia non c'è nulla da temere e che semmai sono più i vantaggi da un suo ingresso. Tremaglia, come ministro degli Italiani nel Mondo, ne è il più degno ambasciatore
(Turchia Oggi)
12.11.2004

DIECI MILIARDI DI DOLLARI
L'interscambio economico-commerciale tra l'Italia e la Turchia sempre più in forte crescita. Un +34% alla fine di quest'anno. Inaugurata ad Istanbul la prima sezione all'estero della "Confederazione degli imprenditori italiani nel mondo".
Il_ministro_Tremaglia_con_il_nostro_ambasciatore_Carlo_MarsiliUna ''nuova fase'' al ministero degli Esteri italiano con una decisa accentuazione delle sensibilità verso gli oltre 4 milioni di cittadini italiani all'estero (e i 60 milioni di quelli di origine italiana) e con il trasferimento di nuove competenze al ministero degli Italiani del Mondo. Sono queste le esigenze sostenute ad Istanbul, con il suo solito calore, dal ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, nel corso di un incontro alla Casa d'Italia con la comunità italiana residente, svoltosi alla presenza dell'ambasciatore italiano in Turchia, Carlo Marsili, che Tremaglia ha voluto pubblicamente ringraziare per il suo particolare impegno si da quando era direttore generale per gli italiani nel mondo alla Farnesina.
 ''Sto da tempo promuovendo una politica di italianità al di sopra delle parti e dei partiti e la costruzione di un <sistema Italia> all'estero. A questo fine, la nuova fase che sta per aprirsi alla Farnesina con un nuovo ministro degli Esteri dovrebbe vedere tra l'altro l'attribuzione di nuove competenze al ministero degli Italiani nel Mondo'' - ha detto il ministro Tremaglia riferendosi alla, probabilmente imminente, sostituzione del ministro Franco Frattini (chiamato di recente nella Commissione dell'UE di Bruxelles), ed, in particolare, all' ipotesi che il presidente di An, Gianfranco Fini, sia chiamato a sostituirlo.
''La mia dichiarazione ha il presupposto che al posto di ministro degli Esteri ci vada Gianfranco Fini''- ha, infatti, successivamente precisato all'<Ansa> Tremaglia.
Tremaglia ha poi specificato di chiedere per il suo ministero la competenza sulla rete di associazioni di italiani residenti all'estero, tra cui la recente iniziativa di costituire una Confederazione degli imprenditori italiani nel mondo (Ciim) e la rete delle scuole italiane all'estero. Rivolgendosi, poi, al
Console generale d'Italia ad Istanbul, Luciano Pezzotti, Tremaglia ha detto: ''Anche i consolati italiani, in futuro, dovranno poter avere come riferimento, oltre al ministero degli Esteri, il ministero degli italiani nel mondo''. 
Tremaglia in Turchia per incontri con la comunità italiana ed, in particolare, con gli imprenditori italiani, con i quali, ha inaugurato a Istanbul la prima sezione all'estero della ''Confederazione degli imprenditori italiani nel mondo'', un'iniziativa definita dal Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi - in una sua lettera a Tremaglia, da questi letta pubblicamente - ''un nuovo efficace strumento di sviluppo e di accelerazione del progresso sia nazionale sia internazionale''.
Lo stesso Tremaglia, in un successivo incontro con il
Governatore di Istanbul Muhammer Guler, ha confermato il ''fermo appoggio'' del Governo italiano all'adesione della Turchia all' Unione europea.
''Il Governo italiano è sempre stato e continua ad essere
favorevole all'ingresso della Turchia nell'Unione europea. La Turchia ha ottemperato alle condizioni poste dall'UE per il completamento del suo processo europeo'' - ha affermato Tremaglia incontrando Guler, il quale ringraziandolo ha aggiunto: ''Le sue parole ci tranquillizzano'', riferendosi implicitamente alle voci discordanti in materia presenti sia in Europa, sia, in minor misura, anche in Italia.
Nel corso dello stesso incontro, Tremaglia ha rilanciato la
sua proposta di qualche anno fa, già recepita sia in sede europea, sia dalla stessa legge Bossi-Fini, di finanziare un piano internazionale finalizzato alla creazione di 20 milioni di posti di lavoro nei Paesi africani, anche con l'obbiettivo di calmierare i flussi di immigrazione clandestina in Europa. Guler ha confermato l'adesione della Turchia al progetto.
Il ministro italiano si è poi trasferito a
Izmir (Smirne) dove ha avuto incontri con i rappresentanti delle circa 70 imprese italiane operanti nella regione egea turca. Sono circa 300 le società italiane operanti in Turchia.
L'interscambio commerciale tra i due Paesi è attualmente in
forte crescita (+34% nei primi 9 mesi del 2004) e a fine anno probabilmente supererà, per la prima volta, i 10 miliardi di dollari, con un sensibile attivo per l'Italia, che da anni è il secondo partner commerciale della Turchia, dopo la Germania.
Anche gli investimenti italiani in Turchia sono in forte crescita (un mercato di appalti pubblici stimato a circa 30
miliardi di dollari) ed essi sono notoriamente stati favoriti dalla posizione italiana favorevole all'adesione della Turchia all'UE e dai rapporti molto amichevoli instauratisi tra il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi ed il
premier turco Tayyip Erdogan. (Lucio Leante/Ansa)
12.11.2004

LA CAMERA DI COMMERCIO ITALIANA
Fondata in Turchia nel 1885 è una libera associazione di imprese e ha lo scopo di promuovere e sviluppare le relazioni economiche tra Roma ed Ankara.
La Camera di Commercio italiana in Turchia, fondata nel 1885 con sede ad Istanbul, è una libera associazione di imprese che ha lo scopo di promuovere e sviluppare le relazioni economiche tra l'Italia e la Turchia. La Camera, che insieme ad altre 70 Camere di Commercio nel mondo è membro di <Assocamerestero>, offre assistenza agli operatori economici avvalendosi delle strutture specialistiche e dell'esperienza acquisite nel corso di quasi un secolo di operatività.
Numerose sono le attività svolte dalla Camera di Commercio: oltre a fornire informazioni commerciali, finanziarie e di interscambio, la Camera garantisce servizi di consulenza legale e fiscale, si occupa della ricerca di partner commerciali ed industriali, fornisce assistenza nella istituzione di nove aziende, organizza seminari, manifestazioni ed iniziative promozionali.
I soci della Camera di Commercio di Istanbul sono attualmente 340. di questi, il 5% è rappresentato da ditte a totale partecipazione italiana e l'80% da ditte a totale partecipazione turca, Il rimanente 15% è rappresentato da ditte a partecipazione mista.
Il Consiglio di Amministrazione della Camera viene eletto ogni due anni dall'Assemblea dei soci (le prossime elezioni sono previste per l'aprile 2006). Si seguito la sua composizione per il biennio 2004-2006:
Presidente - Giuseppe Moggi
Vice Presidente - Zeynep Bodur Okyay
Consiglieri - Enrico Boari, Federico Ghiozzoni, Alessandro Guerrera, Oznur Cilingiroglu, Simone Kaslowski, Omer Koç, Livio Manzini, Dilek Sabanci, Resat Sabuncu
Revisori dei conti - Adriano Marinovich, Siro Vigano, Salih Gurlen.
La carica di segretario generale - che per statuto viene designato dal Consiglio d'Amministrazione e dura in carica 3 anni - è attualmente ricoperta da Fatih Aycin. (fonte Consolato generale di Italia ad Istanbul)
12.11.2004

 UN PREZIOSO STRUMENTO
 E' quello della <Ciim>, Confederazione per gli imprenditori nel mondo di cui il segretario generale è Luana Codignoni. Quello che viene fatto in Turchia in una relazione, letta davanti al ministro Mirko Tremaglia, dal presidente del <Comites> di Istanbul Aldo Kaslowki.
E' giunto a quota ottomila il censimento avviato dalla Ciim, Confederazione per gli imprenditori italiani nel mondo, nell'ambito di un progetto che punta a realizzare la prima banca dati completa delle industrie e degli imprenditori italiani nel mondo. Un settore, dice all'<Adnkronos> il segretario generale della <Ciim>, Luana Codignoni, ''ancora tutto da esplorare e ricco di opportunità sia per gli stessi imprenditori che per il nostro Paese''. Il progetto della Ciim>, promosso dal ministero per gli Italiani nel Mondo, punta a realizzare un raccordo operativo tra l'Italia e i tanti imprenditori di origine italiane (si calcola siano almeno centomila) in attività in tutto il mondo. La banca dati, che sarà diffusa on line sul sito www.ciim.it ''ha lo scopo di far conoscere tra loro ed operare le realtà produttive gestite dagli italiani nel mondo e allo stesso tempo può costituire un utile strumento per gli imprenditori stessi, che possono così far conoscere le loro attività''. 
Il giro d'affari complessivo del movimento imprenditoriale che ruota intorno agli industriali di origine italiana è notevole, se si pensa che le sole 32 industrie che compongono il direttivo del <Ciim> raggiungono un giro d'affari annuo di otto miliardi di euro. Grazie al progetto sviluppato dalla <Ciim> sarà poi possibile individuare una rete globale che serva da punto d'appoggio e da orientamento per gli imprenditori italiani che hanno intenzione di investire all'estero.
Il censimento della <Ciim> si inserisce in un più
ampio programma di promozione del <sistema Italia all'estero> sostenuto dal ministro per gli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, in visita in Turchia. ''Gli italiani nel mondo - ha detto Tremaglia, intervenendo ad un incontro con la comunità italiana e con gli imprenditori italiani in Turchia - sono stati spesso calpestati, maltrattati ed hanno subito angherie, ma oggi sono riusciti a conquistare posti di grande responsabilità nella pubblica amministrazione, nell'industria, nei Parlamenti e nei Governi''. Si tratta di una realtà ''che troppo spesso viene ignorata da quasi tutta la classe politica''.
La <Ciim>, ha rilevato Aldo Kaslowski, presidente del <Comites> di
Istanbul e vice presidente della Confederazione, si pone lo scopo di rappresentare un prezioso strumento di marketing, riconosciuto dal Governo italiano come interlocutore attivo e pragmatico, proponendo alleanze operative, di ricerca, di collaborazione e di sviluppo tecnologico''. All'incontro, svoltosi ad Istanbul, ha preso parte anche l'ambasciatore italiano in Turchia, Carlo Marsili. Dopo aver incontrato gli operatori economici italiani presso la Casa d'Italia, Tremaglia ha incontrato il governatore di Istanbul, Muamer Guler, e si è successivamente recato nella sede della <Società
Operaia di Mutuo Soccorso>. (take Adnkronos)
12.11.2004

IMPRENDITORI ITALIANI
Su un totale di 2044 residenti in Europa, quelli in Turchia sono 65. Una azienda presente nel territorio di Istanbul dal 1923.
All'interno della Banca dati della <Ciim> sono presenti i Turchia 65 imprenditori sul totale dei 2044 imprenditori residenti in Europa.
Aldo Campaner direttore della <Near East Shipping Agency>, è l'imprenditore italiano che da più anni è presente in Turchia in quanto la sua azienda, che si occupa di trasporto merci mediante navi, è dal 1923 sul territorio di Istanbul.
Negli ultimi 20 anni la Turchia ha accolto ben 46 imprenditori italiani disposti ad investire nell'economia turca e ben 18 negli ultimi quattro anni.
Imprese italiane nel territorio - La distribuzione territoriale evidenzia come le province di Istanbul (con il 48%) ed Izmir (32%) siano quelle dove è maggiore la presenza imprenditoriale italiana. le altre città non forniscono informazioni statisticamente significative. (grafico n. 1)

Imprese_Grafico_n._1

Settore merceologico - Analizzando il settore merceologico ci accorgiamo dell'assenza di imprese italiane nei settori dell'agricoltura, pesca e costruzioni.
la divisione per settore mette in luce l'attività manufatturiera che rappresenta il 60% degli imprenditori italiani in Turchia; al commercio e ai trasporti si si dedica più del 10% delle imprese inserite nel nostro Database. (grafico n. 2)

Imprenditori_Grafico_n._2

Tra le attività manufatturiere, l'imprenditore italiano ha preferito investire nelle industrie di produzione alimentare e nel settore dei prodotti chimici; il 43% delle imprese statali confluisce in questi due settori.
Interessante la presenza di imprenditoria italiana nel settore delle costruzioni navali e nella produzione di parti meccaniche.
Il grafico successivo descrive in dettaglio la tipologia di attività manufatturiere presenti sul territorio turco. (grafico n. 3)

Imprenditori_Grafico_n._3

Mercato del lavoro - La metà delle imprese italiane ha fino a 50 dipendenti, cifra ragguardevole, e soprattutto è possibile notare che ben 7 imprese corrispondenti all'11% delle imprese hanno oltre 500 dipendenti.
L'indotto economico provocato dall'imprenditoria italiana risulta essere notevole se si pensa che statisticamente ogni imprenditore italiano permette con la sua attività economica il lavoro di 286 unità lavorative, con un totale complessivo di quasi 20 mila lavoratori.
Il grafico successivo permette di descrivere la grandezza delle imprese italiane per unità lavorative. (grafico n. 4)

Imprenditori_Grafico_n._4

Come si evince dalla tabella seguente la sola attività manufatturiera offre l'opportunità a 8.600 persone di esplicare la propria attività, ma il dato interessante è che i settori finanziari e trasporti nonostante il minore numero di imprese hanno una alta quota di personale impiegato. In particolare il settore dei trasporti, specializzato in ambito navale a fronte di sole 7 imprese, impiega ben 4417 unità lavorative. (grafico n. 5)

Imprenditori_Grafico_n._5

(a cura del Consolato generale di Istanbul)
12.11.2004

BALUARDO DELLA DEMOCRAZIA
A sottolinearlo il ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, che visita di due giorni in Turchia con tappe ad Istanbul ed Izmir ha ricordato i tempi della <Guerra fredda>. "Un processo da costruire a poco a poco".

Il_ministro_Mirko_Tremaglia La Turchia ''è stata un baluardo di importanza essenziale per gli anni della guerra fredda. E non si può dimenticare il fatto che è uno dei membri della Nato. Per le politiche dell'Europa del Mediterraneo, poi, svolgerà un ruolo importantissimo''. Lo ha sottolineato  all'<Adnkronos> il
ministro degli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, a proposito del dibattito in corso in sede europea sull'adesione della Turchia alla UE.
Il 6 ottobre scorso, la Commissione ha pubblicato il proprio "parere" sulla candidatura della Turchia, riconoscendo il sufficiente soddisfacimento di parte di Ankara dei cosiddetti criteri politici di Copenaghen (istituzioni stabili, rispetto degli standard in materia di diritti umani e libertà fondamentali) e raccomandando quindi al Consiglio l'apertura dei negoziati di adesione. "Sono stati giustamente posti dei paletti'',ha rilevato Tremaglia riferendosi alle "lacune" del processo di riforma sottolineate dalla Commissione UE, in particolare per quanto riguarda l' effettiva attuazione da parte della Turchia dei provvedimenti adottati in tema di libertà religiose e di espressione, diritti delle donne e delle minoranze.
''Noi - ha osserva Tremaglia, in visita di Stato in Turchia - dobbiamo fare delle grandi apertura di carattere generale verso
i Paesi islamici, respingiamo l'idea di una guerra contro l'Islam''. E, a proposito delle resistenze, che si registrano all'interno della compagine di governo sull'argomento, il ministro degli Italiani nel Mondo ha rimarcato: ''Quello che riguarda la Turchia è un processo da costruire a poco a poco. Quanto alla Lega, il nostro è un Governo di
coalizione e ci possono essere anche valutazioni diverse''. (Dall'inviato Cesare Mazzù dell'Adnkronos)
12.11.2004

TREMAGLIA: "REQUISITI SODDISFATTI"
"La Turchia - ha dichiarato il ministro - merita di entrare nell'UE perché ha dato prove importanti". La visita nella Scuola materna delle Suore di Ivrea che ospita 75 bambini (58 turchi, 11 italiani e 6 di altre nazionalità).
Il_ministro_Tremaglia_con_la_moglie_assieme_ai_bambini_della_scuola_delle_Suore_di_Ivrea_ad_Izmir_foto_di_Dante_Cataldi E' ''certa'' la futura ammissione della Turchia nella UE dal momento che ''sono state rispettate le
condizioni'' per l'avvio del processo che porterà il Governo di Ankara in Europa. Lo ha sottolineato il ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia,in visita ad Izmir. A giudizio dell'esponente di Governo l'Europa deve favorire politiche che guardino al Sud, al Mediterraneo. La Turchia merita di entrare nella UE perché ha dato prove importanti nella storia ed ha anche rischiato per l'Europa presidiando il confine con l'Unione Sovietica negli anni della Guerra Fredda. Ora ci sono tutte le condizioni che l'Europa ha posto, dalla revisione legislativa al rispetto delle minoranze''. Sotto quest'ultimo profilo, Tremaglia ha osservato che ''non tutti gli Stati hanno superato queste condizioni, anche qualcuno di quelli che già fanno parte dell'Europa'', precisando che il suo è ''un riferimento non diplomatico ma vero alla Slovenia''.
Le parole di Tremaglia hanno naturalmente incontrato il favore delle autorità di Smirne: il Governatore della
città turca, Yusuf Ziya Goksu, ha voluto ''ringraziare il Governo italiano per il sostegno che da' alle istanze europeistiche e al cammino della Turchia verso l'integrazione nella UE''. Il sindaco di Izmir ha poi affermato che ''la Turchia ha intrapreso un irreversibile processo di democratizzazione di risanamento dell'economia ed è oggi un Paese più stabile e progettato verso lo sviluppo''.
Il ministro per gli Italiani nel Mondo si è successivamente
recato all'istituto delle suore di Ivrea, scuola materna gestita da religiose italiane che ospita attualmente 58 bambini turchi, 11 italiani e 6 di altre nazionalità. Nei locali della scuola, Tremaglia ha poi incontrato la comunità italiana di Izmir. Nel suo giro di visite, il ministro era accompagnato dall'ambasciatore italiano in Turchia, Carlo Marsili e dal console italiano della città, Michele Tommasi. Festosa l'accoglienza per ''il ministro che ha dato il voto agli italiani all'estero'', come lo ha definito l'ambasciatore Marsili. Nella circostanza, Tremaglia ha sottolineato l'importanza della rete consolare italiana nel mondo, ribadendo che la sede
italiana di Izmir non verrà chiusa ma al contrario sarà rafforzata. (take Adnkronos)
12.11.2004

65 DITTE ITALIANE
Di queste, nella circoscrizione consolare di Istanbul, 29 sono a capitale interamente italiano e 36 a capitale misto. L'87% delle imprese è situato nella zona della megalopoli. Impiegate 18 mila persone.
Nella circoscrizione consolare di Istanbul si registra la presenza di 65 ditte italiane, di cui 29 a capitale interamente italiano e 36 a capitale misto.
I principali settori maggiormente rappresentati sono: chimico e tessile (14% delle imprese), alimentare e bancario (8%), automobilistico (6%), elettronico, telecomunicazioni e macchinari (5%), elettrodomestici, trasporti, assicurativo, impianti, costruzioni e navale (3%), pneumatici, farmaceutico, acciaio, legno, turismo (25).
L'87% delle imprese è situato nella zona di Istanbul (57) mentre due sono situate a Bursa, due a Koçaeli e una rispettivamente ad Izmit, Fatsa, Cannakkale e Mudania.
Le imprese, che impiegano complessivamente circa 18 mila persone, sono sorte per la maggior parte (60%) tra gli anni 1980 e 1990, mentre per il 23% sono state fondate dopo il 2000 e per il 17% negli anni sessanta o precedentemente.
Tra le imprese più significative spiccano:
settore automobilistico: Tofas (gruppo Fiat) con il 37.86% di capitale italiano, fondata nel 1968 e con 4656 impiegati.
settore bancario: Koç Bank (Unicredito) con il 50% di capitale italiano dal 2002, con 3443 impiegati.
settore pneumatici: Pirelli Pneumatici con il 63% di capitale italiano, fondata nel 1960, impiega 1594 persone.
settore telecomunicazioni: Avea (al 40% Telecon Italia) fondata nel 2001, con circa 1500 impiegati.
settore assicurativo: Koç Alianz con il 55% di capitale italiano, fondata nel 1923, con 1500 impiegati.
settore farmaceutico: Gruppo Menarini (88% di capitale italiano), fondata nel 2000 con 1200 impiegati.
settore impianti elettrici: Magreti Marelli con il 43% di capitale italiano, fondata nel 1969 con 1100 impiegati.
Merloni elettrodomestici (100% italiana) fondata nel 1995 con 650 impiegati.
settore alimentare: Filiz Gida (Barilla) 100% italiana, produce pasta, fondata nel 1974, impiega 524 persone.
settore cavi: Pirelli Cavi (80% di capitale italiano), fondata nel 1999, con 320 impiegati.
settore produzione armi: Stoeger 100% italiana (Gruppo Beretta Holding) fondata nel 1990 con 135 impiegati. ( a cura del Consolato generale di Istanbul)
12.11.2004

IZMIR: LA COLLETTIVITA' ITALIANA 
Accanto alla presenza di personale militare, il nucleo principale è costituito da <Levantini>. L'attività di promozione culturale svolta dal Consolato. Il centro <Carlo Goldoni>.

Il nucleo principale - accanto alla presenza di personale militare (una quarantina di persone) e relativi familiari impiegati presso la locale base Nato - è costituito da <Levantini>, tendenzialmente ben inseriti nella società locale. In buona misura in essi prevale una valutazione molto positiva della realtà italiana, anche se è innegabile che solo una minoranza segua costantemente le vicende nazionali. In questo particolare contesto, va quindi rilevata con soddisfazione l'incoraggiante partecipazione al primo esercizio elettorale all'estero: 35%, a fronte del più modesto 24.94% registrato su scala mondiale. Questo clima favorevole all'Italia e alle sue istituzioni - cui un notevolissimo contributo ha ovviamente dato la riapertura a tempo indeterminato della sede del consolato d'Italia ad Izmir - ha creato le migliori premesse per l'istituzione, lo scorso 5 aprile, del Comites locale.
I servizi richiesti al Consolato (al di là delle attività di promozione culturale e commerciale) sono quelli tradizionali: visti, anagrafe, atti di stato civile, cittadinanza, passaporti, atti notarili e navigazione.
Con riferimento alla cittadinanza, l'attività principale è costituita dall'inoltro delle istanze di naturalizzazione ex art. 5 della Legge n. 91/92 e dalla ricezione dei relativi giuramenti.
In materia di visti, si registra un costante aumento nel numero dei rilasci: (+7% nel 2003 (6985 quelli complessivamente emessi) rispetto al 2002; +12% nei primi 10 mesi del 2004 (6505 visti emessi) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La tipologia di visto appare sostanzialmente bilanciata tra turismo /42% del totale) e affari (35%), con una forte incidenza per il trasporto (16%).
Il 60% circa dei connazionali è in grado di esprimersi in italiano ma pesa, sempre di più, l'assenza di una istituzione educativa nella nostra lingua in grado di coprire l'intero arco scolastico, dalle elementari al Liceo. Rimane, quale "baluardo" dell'italiano, la Scuola materna ed elementare gestita dalle Suore di Ivrea (aperta nel 1899) che è frequentata quest'ano da 75 alunni. Corre l'obbligo di segnalare anche la meritoria opera svolta dall'Associazione di Amicizia e Cultura italo-turca (creata nel 1976, ha 106 soci) con l'attivazione dei corsi ex Lege 153/71.
Incisiva l'attività di promozione culturale svolta dal Consolato (che il noto quotidiano turco <Hurriyet> ha qualificato, in un articolo pubblicato il 21 dicembre scorso, "offensiva culturale italiana") con un programma variegato di attività cui la cittadinanza risponde con una sorprendente, costante e massiccia partecipazione.
Questo attivismo genera benefici effetti anche sulla diffusione della lingua italiana: i corsi del centro culturale Carlo Goldoni" (creato nel 1995) riscuotono un crescente successo con iscrizioni in costante aumento che hanno raggiunto per il 2004 la cifra record per Izmir di 1579.
Positive anche le ricadute sul numero di studenti turchi che frequentano i corsi di italiano presso quattro atenei cittadini ove viene insegnato con varie formule, dal lettorato, ai corsi attivati grazie ai contributi ministerali e a quelli funzionanti con le risorse del Centro Culturale stesso. E' altresì significativa la costante e progressiva crescita del numero di giovani turchi che si recano a studiare in Italia: + 4% nel 2003 rispetto al 2002; addirittura +12% nei primi dieci mesi di quest'anno rispetto al 2003. (a cura del Consolato d'Italia ad Izmir)
12.11.2004

......E LA SUA PRESENZA ECONOMICO-COMMERCIALE
Una ricerca sulla presenza economica italiana nell'Egeo. Quante sono le imprese che operano in questo grandissimo distretto consolare. Dalla <Eldor> alla <Merloni>, dalla <Cementir> alla <Luxottica>.
1. La ricerca sulla presenza economica italiana nella circoscrizione di questo Consolato - avviata all'inizio dell'anno - ha consentito di recensire 55 aziende: 23 a capitale interamente italiano e 32 a capitale misto. 
2. I settori merceologici più rappresentati sono il comparto alimentare (23% del totale delle imprese recensite), quello automobilistico (14%) e il tessile (9%). Seguono i macchinari (7%), il settore chimico, trasporti ed elettrodomestici (5%), lavorazione metalli, materiali in alluminio, turismo, oreficeria e nautica (4%), produzione di cemento, di carta, costruzioni, estrazione e lavorazione di marmo, nonché produzione di materie plastiche (2%). 
3. Il 69% delle aziende è concentrato ad Izmir (sono 38); 5 sono ubicate a Mersin, 3 a Konya, 2 rispettivamente a Manisa e Denizli. E' stata invece recensita una sola impresa italiana in ciascuna delle città di Antalya, Urfa, Adana e Bilecik. Le nostre aziende (che impiegano complessivamente 4207 persone) fanno tutte registrare, sulla scia della ripresa economica in atto in Turchia, fatturati in crescita. Significativo, anche, il ritmo con il quale si creano nuovi insediamenti: 7 le imprese fondate nel 2003 (tutte ad Izmir nei settori della componentistica per auto, lavorazione metalli, agro-alimentare, tessile e macchine agricole) e 4 nei primi 9 mesi di quest'anno (2 a Denizli e 1 rispettivamente ad Izmir e Adana nei settori dei trasporti, marmo, carta e prodotti ortofrutticoli). 
 4. La presenza economica italiana più radicata e consistente della circoscrizione si trova senza dubbio nella regione Egea, una delle più prospere del paese e, soprattutto, nelle città di Manisa e Izmir (ricordo come quest'ultima sia il secondo centro economico della Turchia). Vi operano infatti importanti unità produttive italiane tra le quali spiccano, come è noto, la <Merloni> a Manisa (produzione di frigoriferi dal 1995): impiega 450 persone e ha realizzato un fatturato consolidato di 220 milioni di Euro nel 2003 (con una crescita dell'18,9% rispetto allo scorso anno); la <Cimentas> a Izmir (produzione di cemento, è stata acquistata dalla <Cementir S.p.A> del Gruppo Caltagirone nel 2001): impiega 680 persone e ha realizzato un fatturato consolidato di 102 milioni di Euro nel 2003 (+9.7% rispetto al 2002); infine la <Eldo>r a Izmir (operativa dal mese di ottobre 2003): produce centraline elettroniche per la gestione della combustione di motori a benzina per auto. 
5. Questi risultati molto positivi, sia in termini di crescita di fatturato complessivo, sia in termini di nuovi insediamenti produttivi, si inseriscono in un contesto generale di intensi rapporti commerciali tra l'Italia e l'Egeo. Questo favorevole andamento trova anche conferma nel poderoso aumento dell'export della regione verso il nostro paese: +68% (per un totale di 292.993.875$) nel 2003 rispetto al 2002. Spiccano le esportazioni di frutta secca (44.233.030$, +31% rispetto al 2002), prodotti siderurgici (41.296.542$, +128,79%), abbigliamento (41.284.478$, +53%), tessile (35.546.350$, +67%), prodotti minerari (33.751.856$, +41%), nonché olive e olio d'oliva (28.566.191$) che hanno fatto registrare l'aumento più significativo (+788%). (a cura del Consolato d'Italia ad Izmir)
12.11.2004

 

CONSOLATO D'ITALIA
Aperto nel 1861, è stato Consolato generale fino al 1950. Dalla sua istituzione, si sono succeduti, ininterrottamente, 22 consoli. E' stato trasferito nell'attuale sede nel 1993.
La circoscrizione del Consolato ha una estensione di 450 mila km2 (dall'Egeo ai confini con l'Iran e l'Irak) e vi risiedono circa 1000 italiani, l'81% dei quali è concentrato ad Izmir. oltre alla consueta attività di assistenza ai connazionali e rilascio visti, il Consolato è fortemente impegnato in una attività di promozione culturale e commerciale che ha consentito all'Italia di conseguire risultati di assoluto rilievo nell'Egeo. 
12.11.2004

 

UN APOSTOLATO DIDATTICO
La Scuola materna ed elementare di Izmir è gestita da sei suore dell'ordine di Ivrea.
Aperta nel 1899, la Scuola materna ed elementare viene gestita dalla Suore d'Ivrea sotto la giurisdizione dell'Associazione <Ernesto Schiapparelli> - Ansmi (Associazione Nazionale per Soccorrere i Missionari Italiani all'estero). Dal punto di vista giuridico, l'Istituto è una scuola italiana riconosciuta come "presa d'atto" che opera sotto la supervisione del ministero della Pubblica Istruzione turco.
La scuola è frequentata, quest'anno, da 75 bambini (58 turchi, 11 italiani e 6 stranieri) iscritti prevalentemente nella sezione materna. Infatti, per ragioni connesse alla normativa locale (che vieta ai cittadini turchi di frequentare scuole straniere a partire dalle elementari) la sezione elementare è frequentata da un numero esiguo di alunni italiani e stranieri non turchi.
La scuola è gestita da 6 suore che collaborano con una vice-direttrrce turca. ( a cura del Consolato italiano ad Izmir)
12.11.2004

ESEMPIO DI POSSIBILE CONVIVENZA RELIGIOSA
Incontro con padre domenicano Giulio Vattolla. La cerimonia per la commemorazione delle Forze Armate ad Izmir alla quale era presente il ministro MirKo Tremaglia.
Con la deposizione di una corona presso la chiesa del Santissimo Rosario di Izmir, il ministro per gli
Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia ha commemorato i caduti e preso parte alla celebrazione della festa delle Forze Armate alla presenza dei militari italiani del comando del Sud Est europeo della Nato. Al suo arrivo, il ministro è stato accolto dal colonnello Paolo Forgione, <senior officer> del contingente e dal comandante del nucleo italiano presso il comando dell'Alleanza atlantica, maggiore Massimo Giancone.
Ad attendere Tremaglia nella chiesa del Santissimo Rosario, uno
degli 8 edifici di culto cristiani presenti a Smirne, c'era padre Giulio Vattolla, domenicano, da 44 anni nella città turca per testimoniare che a ''Smirne e nel resto del Paese è possibile realizzare una vera convivenza religiosa. Io - ha detto - sono venuto qui tanti anni fa perché serviva un organista per le parrocchie di Izmir. Non ci ho pensato due volte ed ho iniziato questa avventura''.
Padre Vattolla ha tenuto a sottolineare ''la serena convivenza" tra
le varie religioni che si è instaurata ad Izmir. "Il terreno sul quale ho realizzato una colonia marina per bambini mi è stato donato dai protestanti, nella struttura ospito circa 200 ragazzi di religione musulmana. Mi capita - ha soggiunto - di celebrare funerali per gli ortodossi ed anche con la comunità ebraica non ci sono mai stati problemi.E' dal 1956 che il nucleo militare italiano in forza alla base Nato di Izmir celebra la ricorrenza della festa delle Forze armate nella chiesa del Santissimo Rosario". 
Alla cerimonia hanno
assistito anche un gruppo di italiani da anni residenti in Turchia, oltre ad una decina di religiosi che celebrano i riti cattolici nelle varie chiese di Izmir. Presente alla commemorazione dei caduti anche monsignor Giuseppe Bernardini, da più di 20 anni arcivescovo di Izmir. 
Ad Izmir risiede poco meno di un migliaio di italiani.
Secondo gli ultimi dati dell'anagrafe consolare, la collettività italiana residente in Turchia ammonta complessivamente a 3.170 persone. La comunità di origine italiana si divide in tre gruppi: i cosiddetti <Levantini>, ovvero i discendenti di antiche famiglie di coloni veneti e genovesi, gli italiani che si sono trasferiti per
motivi di lavoro o per matrimonio e i religiosi. (take Adnkronos)
12.11.2004

CHIESA DEL SS. ROSARIO
Sorge su un terreno dove fu inizialmente costruita (nel 1857, da parte dei Padri Domenicani) una chiesetta dedicata al SS. Apostoli Pietro e Paolo. La crescita della comunità cattolica del quartiere (per la maggior parte di origine italiana e maltese) rese necessario costruire un edificio più grande: il 1° ottobre 1904 venne quindi consacrata e aperta al culto la nuova chiesa del SS. Rosario.
Nel suo giardino è stata posta una lapide a ricordo dei caduti italiani di Izmir nelle due guerre mondiali. Dal 1956, il nucleo militare italiano on forza alla base nato cittadina celebra la ricorrenza del 4 novembre nella chiesa. (a cura del Consolato italiano di Izmir)
12.11.2004

NECESSITA' DI UNA PACE GLOBALE
Ankara ha colto l'occasione delle congratulazioni per la rielezione di Bush alla Casa Bianca per toccare questo importante problema e per chiedere una più forte collaborazione nella lotta al terrorismo.
Turkey, a wary neighbor of war-torn Iraq, congratulated US President George W. Bush on his second term in the White House, pledging support for his war against terrorism while also stressing the need for global peace.
"I believe our partnership, which is of great value not only in terms of bilateral ties but also in terms of cementing peace and security in a vast geography, will strengthen and gain new dimensions in your second term in office," President Ahmet Necdet Sezer said in a message to Bush.
"In this respect, I would like to underline our determination to further our cooperation in every field, first and foremost in the fight against terror, and to spread peace and our common values in the world and our region," he added.
Prime Minister Recep Tayyip Erdogan, for his part, mentioned "the struggle against terrorism, trans-Atlantic cooperation, regional stability and the establishment of harmony between civilizations" among the issues "on which we will expend joint efforts with the US."
"I believe the close dialogue and cooperation that we will maintain will contribute not only to our common interests, but also to global peace, stability and the acceleration of trans-Atlantic ties," Erdogan added.
Nato member Turkey counts the United States as its key strategic ally, but bilateral relations were strained last year when Ankara refused permission for US forces to use its soil for invading Iraq.
The two countries have since largely mended fences, but Ankara remains uneasy over the ongoing turmoil in Iraq and fears that continued uncertainty in its southern neighbor may have a destabilizing impact on its own territories bordering Iraq, which are populated mainly by Kurds. (Afp)
12.11.2004

"NON DISTURBIAMO MONSIEUR CHIRAC"
L'ordine perentorio impartito dal Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan a conoscenza delle difficoltà del presidente francese sulla questione Turchia. Una richiesta forse partita dallo stesso capo dell'Eliseo.
"Non disturbate monsieur Chirac". E' questo l'ordine perentorio che, secondo il giornale turco <Hurriyet>, il premier turco Recep Tayyip Erdogan avrebbe impartito ai suoi uomini di Governo e ai suoi compagni di partito.
"Astenetevi da dichiarazioni che possano disturbare il presidente francese, almeno fino al 17 dicembre, quando il Consiglio europeo deciderà di fissare la data di inizio del negoziato turco di adesione", avrebbe incalzato il premier turco, spiegando che è stato lo stesso Chirac a chiederglielo nel corso del recente incontro a tre di Berlino dove era presente anche il Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder.
"Monsieur, se lei vuole che io la aiuti, dovrebbe aiutarmi ad aiutarla", avrebbe detto Chirac in quell'occasione.
Tornato ad Ankara, Erdogan avrebbe quindi spiegato nel corso di una riunione del suo partito che la decisione di Chirac il 17 dicembre sarà positiva, ma che Chirac ha bisogno della necessaria comprensione da parte dei dirigenti turchi, tenendo conto delle difficoltà interne del presidente francese che si trova a fronteggiare un'opinione pubblica decisamente contraria (tra il 65 e il 75 per cento, secondo i sondaggi) all'adesione della Turchia all'UE.
Secondo vari analisti, anche il recente impegno di Chirac a modificare la Costituzione francese per rendere possibile in futuro un referendum sull'adesione della Turchia all'UE, sarebbe stato preso dal presidente francese soprattutto per minimizzare le reazioni pubbliche del suo Paese alla sua decisione, già presa, di dare il 17 dicembre, al vertice europeo di Bruxelles, il via libera all'inizio entro il 2005 del negoziato dell'UE con la Turchia. (take Ansa)
12.11.2004

I TRE SCENARI
Una disamina di Claudio Mutti su una integrazione o meno della Turchia nell'UE. La Turchia tenuta fuori dall'Unione costituirebbe un serio fattore di destabilizzazione per il Vecchio Continente.
L'ipotesi di un futuro ingresso della Turchia nell'Unione Europea ha dato luogo a prese di posizione diverse. Chi è contrario all'integrazione dello Stato turco nell'Unione, si basa per lo più sulla convinzione che la Turchia sia un paese asiatico e quindi estraneo alla realtà europea: per motivi d'ordine geografico, etnico, linguistico, religioso e storico. A noi pare che le cose stiano in termini un po' diversi. E cercheremo di dire sinteticamente perché. Per quanto riguarda la geografia, bisogna ricordare che nell'antichità la regione anatolica fu considerata parte integrante dell'Europa: Erodoto (IV, 45) fissava il confine orientale dell'Europa sul fiume Fasi, nei pressi degli odierni porti georgiani di Poti e Batumi; e ancora nel Medioevo, come apprendiamo da Dante (Par. VI, 5), "lo stremo d'Europa" veniva collocato in Anatolia. Oggi i geografi tendono a vedere nella penisola anatolica, dopo le penisole iberica, italiana e greca, la quarta penisola dell'Europa mediterranea.>
Fondando le proprie argomentazioni sulla geografia e su criteri di tipo geopolitico (importanza degli Stretti e funzione dell'Anatolia in relazione al Vicino Oriente), Jean Thiriart ha sostenuto che "la Turchia è Europa" ("Jeune Europe", 6 marzo 1964), e che "un'Europa senza la Turchia sarebbe puerile e suicida", sicché "le campagne di stampa antiturche sono non solo di pessimo gusto, ma sono idiozie politiche. (...) L'Europa conterrà dei Turchi, dei Maltesi, dei Siciliani, degli Andalusi, dei Kazaki, dei Tartari di Crimea - se ne rimangono ancora - e degli Afgani" (Les 106 reponses à Mugarza, vol. I, p. 141). "Il Bosforo - dice ancora Thiriart - costituisce il centro di gravità di un Impero che in un senso va da Vladivostok alle Azzorre e nell'altro dall'Islanda al Pakistan" (Les 106 reponses, p. 37). Per un aggiornato approccio geopolitico alla questione turca, si veda: Carlo Terracciano, Turchia: ponte d'Eurasia, "Eurasia", 1, 2004.
Dal punto di vista etnico, il popolo turco stanziato sulla penisola anatolica costituisce il risultato di una sintesi che ha avuto luogo tra popoli di diversa origine. Fin dall'antichità, l'Anatolia è stata abitata da popolazioni per lo più ariane: Ittiti, Frigi, Lidi, Lici, Panfili, Armeni, Celti ecc. Con l'arrivo dei Turchi Selgiuchidi e poi dei Turchi Ottomani, ebbe luogo una fusione dell'elemento autoctono con quello turanico, sicché oggi si ha in Turchia "un tipo medio, che va considerato più di fattezze europee che asiatiche" (Renato Biasutti, Le razze e i popoli della terra, Utet, Torino 1967, vol. II, p. 526). Un noto esperto di questioni etniche e linguistiche afferma che i Turchi dell'Anatolia "sono in maggioranza europidi purissimi, passati nel tempo all'uso di una lingua turca a opera dei loro conquistatori centro-asiatici" (Sergio Salvi, La mezzaluna con la stella rossa, Marietti, Genova 1993, p. 60).
La lingua ufficiale della Turchia, il turco ottomano (osmanli), come tutte le lingue turco-tatare appartiene al gruppo altaico. Si tratta perciò di una lingua non indoeuropea, così come non sono indoeuropee tante altre lingue parlate in Europa: le lingue turco-tatare della Russia, le lingue caucasiche, le lingue ugrofinniche (ungherese, finlandese, estone, careliano, lappone, mordvino, ceremisso, sirieno, votiaco ecc.) e il basco.
La religione professata dalla quasi totalità del popolo turco è l'Islam, una religione presente in Europa fin dall'VIII secolo d.C. La Turchia è musulmana così come lo sono state la Spagna, la Francia meridionale e la Sicilia; così come lo sono ancora oggi alcune regioni della Russia, del Caucaso e dei Balcani. Per quanto riguarda l'Unione Europea, sono quattordici milioni i musulmani che vivono attualmente sulla sua area. Sotto questo profilo, dunque, la Turchia non rappresenta nulla di eccezionale.
Le vicende storiche hanno fatto dei Turchi, dopo il loro insediamento in Anatolia e nella Tracia, un popolo europeo. L'Impero ottomano fu retto per secoli da una dinastia in cui il tasso di sangue turco diminuiva ad ogni generazione, poiché la validé (ossia la madre del Sultano) era o greca, o slava o circassa o anche italiana. In un certo senso, si potrebbe dunque dire che i Sultani ottomani erano "più europei" che non i re ungheresi discesi da Arpad, tutti quanti turanici per parte di padre e per parte di madre. Quanto alla classe dirigente ottomana, furono innumerevoli i visir, i funzionari politici e gli ufficiali dell'esercito appartenenti ai popoli balcanici. Gli stessi giannizzeri, ossia l'élite militare dell'Impero, non erano d'origine turca. Altri dati significativi per quanto concerne la trasmissione dell'eredità politica e culturale da Bisanzio alla Turchia ottomana si possono trovare nel nostro recente articolo Roma ottomana ("Eurasia", 1, 2004).
Data la sua dimensione eurasiatica e mediterranea, l'Impero ottomano non poteva non entrare a far parte del novero di quelle potenze che dovevano garantire l'equilibrio europeo. Così la Turchia diventò una potenza europea: dall'epoca di Solimano il Magnifico, quando la monarchia francese instaurò un rapporto di alleanza con il "Gran Turco", fino al trattato di Parigi del 1856, quando si stabilì espressamente che la Turchia era "un membro effettivo della famiglia delle nazioni europee". Nell'ultima fase della sua storia, la Turchia era "il malato d'Europa". Più fondate appaiono le ragioni di coloro i quali respingono l'idea di un ingresso della Turchia per il timore che Ankara diventi, in seno all'Unione Europea, un cavallo di Troia, o meglio un cavallo di Washington. A dire la verità, se condizione dell'adesione all'Unione Europea dovesse essere l'orientamento europeista dei governi europei, non sappiamo quali paesi meriterebbero di rimanervi. Alcuni, a partire dall'Italia, dovrebbero esserne immediatamente espulsi. Coerenza dunque vorrebbe, come minimo, che si invocasse la non ammissione nella Unione Europea di paesi che sono filoamericani quanto la Turchia, se non di più: Romania, Bulgaria e Albania.
In un ampio, approfondito e documentato studio della questione (Dall'Impero all'Eurasia, "Eurasia", 1, 2004), Tiberio Graziani prospetta tre diversi scenari, che cerchiamo di ricapitolare qui di seguito. Il primo scenario ("euroccidentale") è quello dell'Unione Europea allargata alla Romania e alla Bulgaria, ma non alla Turchia. Da un punto di vista geopolitico, questa Europa dei ventisette non costituirebbe una unità completa, perché sarebbe priva del contrafforte sudorientale (la Turchia, per l'appunto) e avrebbe uno scarso peso militare nel Mediterraneo. L'Europa dei ventisette continuerebbe ad essere la testa di ponte per la conquista americana dell'Eurasia. La Turchia, tenuta fuori dall'Unione Europea e utilizzata dagli Usa, rappresenterebbe un serio fattore di destabilizzazione per l'Europa, perché manterrebbe alta la tensione nei Balcani e ostacolerebbe l'integrazione di Croazia, Serbia, Macedonia, Bosnia Erzegovina e Albania. È questo le scenario che si realizzerebbe qualora prevalessero le prese di posizione dei vari "France-Israel", Ratzinger, islamofobi e neolepantisti d'ogni sorta. Il secondo scenario ("euroamericano") considera che la Turchia entri nell'Unione Europea per rafforzare il partito atlantico, già largamente rappresentato da Gran Bretagna, Italia, Polonia e Ungheria, e per sabotare i conati franco-tedeschi di emancipazione. Questa strategia (che ha le sue basi nella teoria di Huntington) prevede che le posizioni turcofobe di alcuni paesi europei si rafforzino ulteriormente, in maniera tale che la turcofobia, addizionata alla più vasta campagna di diffamazione dell'Islam, scavi un fossato geopolitico tra l'Europa e i paesi musulmani del Mediterraneo. Questo secondo scenario ci presenta un'Europa che, comprendendo la Turchia, sarebbe geopoliticamente completa; tuttavia tale unità sarebbe vanificata dal ruolo occidentalista affidato alla Turchia. Anche in questo caso, l'Europa risulterebbe destabilizzata. È lo scenario auspicato da Berlusconi, Fini, Pannella, Bonino.
A questo secondo scenario si ricollega l'ipotesi che l'ingresso della Turchia possa anticipare e giustificare l'ingresso dell'entità sionista nell'Unione Europea, anche se bisogna tener conto di fatti rilevanti, quali i recenti dissapori diplomatici intervenuti tra Ankara e Gerusalemme, nonché del rifiuto della Turchia di partecipare all'aggressione dell'Iraq. Il terzo scenario ("eurocentrico") prevede lo spostamento del baricentro politico europeo sull'asse Parigi-Berlino e il simultaneo slittamento della Turchia dalla posizione filoatlantica a quella continentale. Così gli Usa perderebbero un prezioso alleato e l'Europa acquisirebbe un elemento indispensabile. Dal fragile trilateralismo attuale (Londra, Parigi, Berlino), sottoposto al condizionamento angloamericano, si passerebbe all'asse Parigi-Berlino-Ankara. Con l'inserimento della Turchia, l'Unione Europea acquisirebbe, al di fuori della Nato, il controllo degli Stretti e l'opportunità di far valere le proprie esigenze circa le risorse energetiche. Nel contesto dell'Unione Europea, anche la questione curda e la questione di Cipro troverebbero una loro soluzione. È questo lo scenario paventato da Brzezinski e auspicato dagli eurasiatisti (cfr. intervista di Aleksandr Dugin al giornale turco "Zaman"). Dal punto di vista europeo, questo terzo scenario è indubbiamente il più favorevole. Perché si realizzi, però, sono richieste almeno due condizioni. La prima consiste in un ulteriore rafforzamento dello schieramento politico che ha trionfato alle ultime elezioni turche e nel parallelo indebolimento dei centri di potere kemalisti. La seconda condizione consiste nell'attenuazione, se non nella scomparsa, dei sentimenti turcofobi e islamofobi diffusi in Europa e coltivati ad arte dai fautori dello "scontro di civiltà". (Claudio Mutti
fonte: http://eurasia-rivista.org)
12.11.2004

LA REPLICA DI MUTTI 
In quattro punti lo storico ribatte, punto su punto, alle argomentazioni di Ernesto Milà contenute sul sito informatico <Infokrisis> e dal titolo "Respuesta a Claudio Mutti. Turquia no es Europa".
1. Il 2 novembre 2004 Ernesto Milà ha pubblicato sul suo sito informatico personale (infoKrisis) una Respuesta a Claudio Mutti. Turquia no es Europa, che contiene alcune obiezioni a quanto abbiamo scritto nell'articolo La Turchia e l'Europa, accessibile nel sito della rivista di studi geopolitici "Eurasia" (www.eurasia-rivista.org).
Alle argomentazioni del nostro articolo relative all'appartenenza della penisola anatolica allo spazio culturale europeo, Ernesto Milà obietta:  "Quando l'Anatolia (specialmente la sua costa occidentale bagnata dall'Egeo) era un prolungamento della Grecia, si poteva parlare di lingua, etnia e cultura europea. Ma, a partire dall'invasione ottomana e dalla distruzione di Bisanzio, parliamo di uno spazio geopolitico europeo conquistato da un popolo indiscutibilmente non europeo. Di più: un popolo che praticò la pulizia etnica e religiosa, distrusse la cultura bizantina e creò una situazione nuova". Alcuni di questi concetti vengono ribaditi ulteriormente: "Mutti evita di descrivere la storia della conquista ottomana di Bisanzio. Lì assistiamo alla distruzione della civiltà e della cultura occidentale. (...) Senza parlare della pulizia etnica nei Balcani in seguito all'irruzione turca".
Ernesto Milà, dunque, sostiene che un popolo non europeo che venga ad insediarsi in Europa non diventa, per ciò stesso, un popolo europeo. Scrive infatti testualmente: "Noi neghiamo questo automatismo; il fatto accidentale di aver occupato un territorio europeo non implica l'acquisizione legittima della qualifica di 'europeo'". Egli però applica questo criterio unicamente al caso dei Turchi Ottomani, i quali si insediarono in Tracia, dimenticando che,  per essere valido, tale criterio dovrebbe potersi applicare anche ad altri casi. Ci limitiamo a citarne uno solo: quello delle dieci tribù guidate da Árpád (sette tribù ugriche e tre turco-cabardine) che nell'896 invasero la Pannonia ex romana e vi si insediarono, rimanendovi stabilmente per millecento anni. Insomma, se bisogna assumere il criterio invocato da Milà, non sono europei i Turchi, ma neanche gli Ungheresi, i Székely, i Finlandesi, gli Estoni, i Bulgari e nemmeno parecchie popolazioni della Russia al di qua degli Urali e del Caucaso.
Perché allora Milà non rifiuta la qualifica di europei anche a tutti questi altri popoli? Semplice: perché molti di loro sono diventati cristiani. Anche se non lo dice esplicitamente, è questo uno dei concetti fondamentali in base ai quali egli stabilisce chi sia europeo e chi no. Lo si capisce benissimo quando dice: "L'attuale territorio della UE ha una uniformità religiosa evidente, che l'incorporazione di nuovi associati contribuirà a rompere". Milà ha così aggiornato la sinonimia novalisiana: Die Christenheit oder Europa. Ma l'"unica cristianità" idealizzata dal poeta romantico non è mai esistita; sicuramente non è esistita dopo il primo grande scisma del 1054. Figuriamoci nell'UE del 2004!!
Ma, dicevamo, secondo Milà l'appartenenza cristiana è solo una condizione necessaria per potersi dire europeo. Necessaria, ma non sufficiente. L'altra condizione richiesta consiste nel trarre origine "o dai popoli nordico-germanici o dal mondo classico greco-latino". A questo punto, il carattere europeo dei popoli slavi diventa problematico. Esclusi a priori i Russi (che secondo Milà occupano uno spazio extraeuropeo) ed esclusi a priori i Bulgari (che sono originariamente un popolo turco), che ne facciamo dei Polacchi, degli Slovacchi, dei Croati? Cattolici sì, ma irrimediabilmente slavi. Dunque non europei.
Tuttavia le condizioni poste da Milà per potersi dire europei non sono terminate. Le nazioni europee, egli dice, "sono oggi democrazie stabili con un sistema economico liberale". Ne consegue che la formula di Novalis, ulteriormente adattata, dovrebbe suonare così: "la liberaldemocrazia ovvero l'Europa".
2. Ma torniamo ai Turchi. Gli Ottomani, secondo Milà, "distrusse[ro] la cultura bizantina", che egli identifica tout court con la "cultura occidentale". In che modo può essere chiamata "occidentale" una cultura che, chiamandosi "bizantina", trae il proprio nome dalla capitale dell'Impero Romano d'Oriente? Per noi è un vero e proprio mistero...
Quanto alla asserita distruzione della cultura bizantina ad opera degli Ottomani, ci permettiamo di segnalare a Ernesto Milà quel capolavoro del grande storico romeno Nicolae Iorga che è Byzance après Byzance (Balland, Paris 1992), in cui viene descritta la fioritura della civiltà bizantina dopo il 1453, sia nei territori dell'Impero ottomano sia nelle zone adiacenti in cui essa si diffuse. "Bisanzio, con tutto ciò che essa rappresentava (...) non poteva scomparire con la caduta successiva delle sue tre capitali - Costantinopoli, Mistrà e Trebisonda - nel XV secolo. (...) Bisanzio si conservò fino a un'epoca che cercheremo di definire (...) Dopo la trasformazione, per molti versi soltanto apparente, del 1453, essa [la cultura bizantina, n.d.r.] si annetterà forme di civiltà provenienti dal mondo gotico di Transilvania e Polonia, attraverso la Moldavia romena" (pp. 7-8). Oltre al libro di Nicolae Iorga, segnaliamo a Milà anche un altro studio che illustra la continuità bizantino-ottomana: L'Islam e l'eredità bizantina di Piero Calò, pubblicato nel 1990 dalle Edizioni all'insegna del Veltro.
Ci sono però altri libri, dei quali consiglieremmo volentieri la lettura a Ernesto Milà. Il primo è La caduta di Costantinopoli 1453 di Steven Runciman. A p. 143 dell'edizione italiana (Feltrinelli, Milano 1968) Milà potrà informarsi circa la vera sorte del patriarca che resse le sorti della comunità cristiana di Costantinopoli negli anni che precedettero la conquista ottomana: Gregorio Mammas "era fuggito dalla città nel 1451", sicché risulta del tutto infondata l'affermazione dello stesso Milà, secondo cui il patriarca sarebbe morto combattendo contro i Turchi assieme al basileus Costantino XI. Nel celebre studio di Franz Babinger su Maometto il Conquistatore e il suo tempo (Einaudi, Torino 1967), invece, Milà potrà leggere che nel 1453 l'elezione e la consacrazione di Giorgio Scholarios ebbero luogo "secondo l'uso e l'ordinamento tradizionale" (p. 111), sicché risulta piuttosto azzardato asserire, come fa per l'appunto Milà, che il governo ottomano "depose e assassinò i patriarchi di Costantinopoli".
Come si è visto più sopra, Ernesto Milà accusa gli Ottomani di aver praticato "la pulizia etnica e religiosa". È vero esattamente il contrario. L'Impero ottomano fu sempre un edificio multietnico, a partire dalla classe dirigente, che annoverò numerosissimi visir, ministri e capi militari di origine greca, slava, albanese ecc. (Si veda a questo proposito il nostro articolo Roma ottomana, in "Eurasia", 1, 2004). Addirittura, fu multietnico fu lo stesso harem dei Sultani, sicché, se vi fu pulizia etnica, essa avvenne proprio a danno del sangue turco, che nella Casa di Osman diminuì da una generazione all'altra! Ma nemmeno di pulizia religiosa è possibile parlare, altrimenti non esisterebbero comunità cristiane nei territori dell'ex Impero ottomano.
Ernesto Milà vuol sostenere questa tesi adducendo il caso dell'Albania e della Bosnia: "La maggioranza degli Albanesi e dei Bosniaci abbandonarono il cattolicesimo e adottarono l'Islam durante l'occupazione ottomana, che durò fino al 1912".  Ora, se è vero che nel 1912 fu proclamata l'indipendenza dell'Albania, la Bosnia si staccò dall'Impero ottomano un po' prima del 1912: affidata nel 1878 dal Congresso di Berlino alla tutela e all'amministrazione absburgiche, la Bosnia fu annessa all'Austria-Ungheria nel 1908. Quanto all'affermazione secondo cui i Bosniaci avrebbero abbandonato il cattolicesimo, essa non corrisponde alla realtà storica. I Bosniaci erano bogomili, ossia seguivano una dottrina di derivazione manichea che era duramente perseguitata, in quanto eretica, dalla cattolica Ungheria. Per sottrarsi alla persecuzione cattolica, nel 1463 i Bosniaci si schierarono dalla parte di Mehmed II; in seguito all'integrazione della Bosnia nell'Impero ottomano, i bogomili si convertirono all'Islam e formarono un importante ceto di dignitari nel loro paese.
3. Passiamo ad altro. Siccome nel nostro articolo avevamo citato Jean Thiriart, il quale in un articolo del 6 marzo1964 scriveva che "La Turchia è Europa", Ernesto Milà trascrive un altro brano di Thiriart, dove Vienna (1529, 1683) e Lepanto (1571) vengono menzionate tra le località in cui l'Europa ha combattuto nel corso dei secoli per la propria indipendenza. Il libro da cui Milà ha estratto il brano in questione è L'Europe. Un empire de 400 millions d'hommes, uscito nel 1964. Milà dimentica che, dopo la pubblicazione di questo libro, Jean Thiriart visse ancora una trentina d'anni, nel corso dei quali ebbe modo di modificare e aggiornare le sue vedute. Per quanto riguarda in particolare la Turchia, già nel 1964 Thiriart scriveva:
"La Turchia è Europa (...) I nazionalisti (così essi si autodefiniscono) sono individui di scarsa immaginazione e scarsa ambizione. (...) Il nazionalismo - nella semantica attuale del termine - è una filosofia e uno stile di vita per vecchi, anche se magari hanno diciassette anni nel senso fisiologico. Quando mi è capitato di dichiarare che la Turchia è Europa, ho sollevato un diluvio di proteste pedanti. Ma come? E il Turco nemico ereditario? E il musulmano aborrito? Non è mancato niente in tutto ciò, neanche l'oleografia del massacro di Chio. I nazionalisti hanno una visione estremamente sentimentale della storia: si potrebbe dire che hanno un'ottica rovesciata della realtà. Nel 1964 il problema politico-storico si pone nel modo seguente: i Turchi controllano l'accesso al Mediterraneo orientale, l'Europa deve controllare questo mare, dunque i Turchi sono Europei. Spetterà ai moralisti, agli scrittori, agli storici, in una parola agli intellettuali di aggiungere alle mie considerazioni realistiche gli ornamenti morali abitualmente richiesti dal galateo. È criminalmente imbecille respingere la Spagna dal Mercato Comune in nome del democratismo, come fanno i socialisti fanatici; è stupido ostracizzare la Jugoslavia di Tito, così come fa la destra, perché la Spagna e la Jugoslavia sono in primo luogo territori europei e solo in maniera del tutto accessoria e precaria sono le sedi rispettive del franchismo e del titoismo. Idem dicasi per la Turchia, della quale abbiamo bisogno. Non è affatto il caso di prendere partito, per motivi sentimentali, a favore dei Greci perché sono cristiani, mentre gli altri sono musulmani (...)" (Criminelle nocivité du petit-nationalisme: Sud-Tyrol et Chypre, "Jeune Europe", 6 mars 1964, p. 173).
Nel 1967 Thiriart ritornava sull'argomento, pubblicando su "La Nation Européenne" (n. 16, aprile-maggio 1967, pp. 32-33) un articolo di Leonardo Fiori significativamente intitolato Turquie, Gibraltar du Bosphore.  L'articolo concludeva così:  "L'Europa ha bisogno della Turchia, non solo per la sua grandissima importanza strategica, ma soprattutto perché la Turchia è in primo luogo una provincia della nostra Europa".  All'articolo di L. Fiori si accompagnava un riquadro, nel quale era riportata una dichiarazione del ministro degli esteri turco Cemal Erkin, secondo il quale "la Turchia aspira a integrarsi definitivamente nell'Europa unita di domani".
Nella lunga intervista rilasciata a Bernardo Gil Mugarza nel 1983 (
Les 106 réponses à Mugarza, Bruxelles 1983, vol. II, p. 141), Thiriart aggiungeva altre considerazioni. "I Dardanelli - diceva - costituiscono un luogo strategico dell'Europa. (...) La Turchia è una provincia della Grande Europa. Quindi, le campagne di stampa turcofobe non soltanto sono di pessimo gusto, ma sono idiozie politiche. Certo, c'è il problema degli immigrati turchi nei due comuni di Bruxelles. Ma è un problema sociale. Gli autori delle campagne di stampa suddette si rivelano politici di sottoprefettura, che si pavesano del titolo di 'Europei' senza neanche sapere che cosa sia l'Europa.  (...) Bisogna condannare con estrema severità tutta la letteratura nazionalista tedesca antitaliana e tutta la letteratura nazionalista belga antiturca. Si tratta di sentimentalismo e di xenofobia pericolosi per l'unità politica dell'Europa".  E ancora: "L'Europa conterrà dei Turchi, dei Maltesi, dei Siciliani, degli Andalusi, dei Kazaki, dei Tatari di Crimea - se ne rimangono -, degli Afgani. Per il semplice fatto che l'Europa non potrebbe esistere in modo vitale senza possedere e controllare i territori abitati da questi popoli"  (p. 141).   E infine: "Il Bosforo costituisce il centro di gravità di un impero che in un senso va da Vladivostok alle Azzorre e nell'altro va dall'Islanda al Pakistan. Istanbul è il centro di gravità geopolitico di un Impero euro-sovietico. (...) E' il luogo in cui insediare la capitale di un Impero" (pp. 37-38)
4. La tesi di Ernesto Milà è che "la Turchia è stata, storicamente, una potenza avversaria dell'Europa". Si tratta però di una tesi contraddetta dai fatti storici, i quali ci presentano la Turchia come l'alleata ora di una parte dell'Europa ora di un'altra: per fare un paio di esempi, nel XVI sec. essa si schierò con Francesco I contro Carlo V, mentre nella prima guerra mondiale si alleò con gli Imperi Centrali contro la Triplice Intesa. Dunque, se in tali circostanze la Turchia è stata avversaria dell'Europa, lo sono state anche la Francia, l'Austria-Ungheria e la Germania. Il che è assurdo.
Il nemico ottomano di ieri, dice ancora Milà, coincide con la Turchia del nostro tempo, così come la Cartagine dell'antichità è il Maghreb di oggi. Qui la realtà delle cose viene totalmente rovesciata, poiché gli eredi della talassocrazia economica cartaginese non sono certamente il Marocco o l'Algeria o la Tunisia di oggi. "Cartagine, cioè l'Inghilterra"- scriveva correttamente Simone Weil, la quale, è ovvio, era solidale con la Cartagine britannica. "Cartagine, cioè gli Stati Uniti" - si deve dire oggi. E si deve aggiungere e ripetere continuamente, come Catone: Carthago delenda est!
Quanto alla tesi di Milà, essa discende da un a priori ideologico, che è quello secondo cui "l'identità europea si è forgiata nella lotta contro il mondo islamico". Di qui l'immancabile rievocazione dei "grandi fatti storici della Reconquista o delle Crociate". Ma la risposta a tali argomenti è già stata data da un pezzo; ed è la risposta magistrale di un Europeo al quale nessuno oserà contestare il titolo di "buon Europeo". Eccola: "Il cristianesimo ci ha carpito con la frode la mèsse della civiltà antica; più tardi ci ha di nuovo defraudato della mèsse della civiltà islamica. Il mondo meraviglioso della civiltà moresca, a noi in fondo più affine, più eloquente al senso ed al gusto che non Roma e la Grecia, venne calpestato - non dico da quali piedi - perché? Perché era debitore della sua nascita a istinti nobili, virili, perché diceva sì alla vita anche con le rare e raffinate delizie della vita moresca!... Più tardi i cavalieri crociati combatterono qualcosa, davanti a cui meglio sarebbe convenuto loro prostrarsi nella polvere, - una civiltà al cospetto della quale persino il nostro diciannovesimo secolo dovrebbe apparirci molto povero, molto 'tardo'. - Certo, volevano far bottino: l'Oriente era ricco... Ma siamo giusti! Le Crociate - alta pirateria, niente di più!"
(Friedrich Nietzsche, Anticristo, 60.
La matrice dell'a priori ideologico di Milà si manifesta perfettamente quando egli afferma che "le minacce contro l'Europa provengono dall'attuale mondo islamico". È esattamente la stessa identica tesi diffusa dai teorici della Casa Bianca. Quelli che vorrebbero arruolarci nelle imprese di pirateria di oggi.
12.11.2004

DIBATTITO A GENOVA
Si tiene oggi nel capoluogo ligure un dibattito sulla Turchia in Europa. I resoconti della cronaca nel prossimo numero di <Turchia Oggi>.

Il_Convegno_di_Genova

DI NUOVO IN AFGHANISTAN
Fonti Nato hanno annunciato che la Turchia prenderà il Comando delle forza di pace Isaf il prossimo febbraio.
Nato officials announced that Turkey is to take over command of the Nato-led peacekeeping force in Afghanistan next February, to be followed by a co-command of Italy, Britain and Spain. Currently the Isaf is commanded by the Eurocorps, an intervention force including troops from Belgium, Spain and Luxembourg. A number of countries including Turkey, the Czech Republic and Romania have agreed to take turns at the command of Kabul airport, said one Nato official. The number of troops to be sent to Afghanistan is to be determined at a Nato meeting on Nov. 23 in Brussels. (Hurriyet)
12.11.2004

MODELLO AMERICANO
Riguarderà le spese elettorali. Le donazioni potrebbero diventare legali. Il ministro della giustizia, Cemil Cicek, sta preparando una legge ad hoc.
Cemil_CicekFor the first time donations to election candidates' expenses in Turkey may become legal, similar to the system in America.
The Ministry of Justice has prepared a new proposal envisaging a change in election laws enabling donations to be made for candidates, in exchange for a receipt. According to the regulation, each party and each candidate will open an "election account" in the election campaign period. Reports of irregularities in the account will result in its closure and jail terms of between one and five years and a fine of up to 10 billion Turkish Lira. Justice Minister Cemil Cicek spoke of the importance of examining the financing of parties and transparency in politics. He stressed that it was obligatory to bring in restrictions on election expenditure similar to those in America and some European countries.
Cicek said: "Too much money is spent and unnecessary and arbitrary expenses are incurred in elections. Nobody knows how and where the candidates finance these limitless expenses. In the draft we have made preparations to make it legal to donate to political parties and candidates. However, it must be transparent who donates and how much so the public can follow them." The new section "Election expenses" has been added to the Election Law draft numbered 298. (Murat Aydin/Zaman)
12.11.2004

LA PRIMA FILIALE
Ad aprirla in Turchia la <Dubai Islamic Bank>. Un metodo chiamato "sukuk-u icara".
Euromoney Dubai Islamic Bank, the number one interest-free bank according to international financial publication Euromoney, is opening its first cross border agency in Turkey.
Especially concerning real estate, the bank will reportedly finance cheap housing projects for the citizens with low income. Over $1 billion of foreign capital is expected from the bank.
Dubai Islamic Bank works a loan method called "sukuk-u icara" which is the Arabic for "documents showing rent incomes". Because interest is prohibited in Islam, rent incomes replace classical bonds and bond interest incomes. These documents are given to investors instead of coupons and they are made to pay the rents. Current financial laws prohibit this method. A study was started after visits of the Finance Minister Kemal Unakıtan to the Gulf countries. Bank authorities that made contacts with the government have decided to enter the market after signs that the completion of a banking reform is expected shortly. Minister of Industry and Finance of the Arab Emirates, Doctor Mohammed Khalfan Bin Kharbas, is chairman of the Dubai Islamic Bank's board of Directors. Vice Chairman Aref Kooheji is the head of Turkish affairs. Kharbas and Kooheji are expected in Turkey within the month for the official opening ceremony. The bank was chosen number one this year ahead of world giants such as Hsbc and Citibank as the highest sukuk instrument-providing institution with loans up to $750 million. (Omer Sahin/Zaman)
12.11.2004

COMMERCIO: CRESCIUTI DI MOLTO I RAPPORTI TRA TURCHIA-ESTERO
L'Italia nostro Paese si è confermata secondo Paese partner di Ankara, preceduta solo dalla Germania. Sensibile aumento dei prodotti turchi verso il Giappone (+44.6%), Gran Bretagna (+22.4%), Usa (+36.6%) e Russia (+65.7%). Una nota a parte merita la Cina con un +78.5%. Buono anche l'export verso la Siria e l'Iran.
Nei primi nove mesi del 2004 la dinamica per il commercio estero turco si è ulteriormente rafforzata, per un interscambio totale tra la Turchia e il resto del mondo pari a 114.9 miliardi di dollari Usa. In particolare si è avuto un aumento delle importazioni del 42.43 % ed un aumento delle esportazioni del 32.28 %. Tutti i partner principali della Turchia hanno goduto di tale aumento generalizzato, Italia compresa. Le nostre esportazioni sono state pari a 4.9 miliardi di dollari (+29.36 %), mentre le nostre importazioni sono state pari a 3.2 miliardi di dollari (+39.07 %) per un interscambio totali pari a 8.1 miliardi di dollari. Il 2004 dovrebbe essere un anno record nell' interscambio tra i due Paesi, che potrebbe raggiungere gli 11 miliardi di dollari Usa. L' Italia si conferma quindi secondo partner commerciale della Turchia, preceduta solo dalla Germania. Relativamente agli altri partner europei, si registra il notevole incremento delle esportazioni verso la Turchia di Germania (+39,6 %), Francia (+67.0 %) e Spagna (+74.9%). Sensibile anche l' aumento per quello che riguarda Giappone (+44.6 %), Gran Bretagna (+22.4 %), Usa (+36.6 %), Russia (+65.7 %). Una nota a parte merita la Cina (+78.5 %), ormai settimo fornitore della Turchia con un valore dell' export pari a 3.1 miliardi di dollari, sempre relativamente ai primi nove mesi 2004. Buono, anche se minore rispetto all' incremento delle importazioni turche, l' andamento delle esportazioni (+32.28 %) rispetto all' analogo periodo 2003, per un valore totale di 44.8 miliardi di dollari. I Paesi verso i quali sono aumentate le vendite della Turchia sono: Iran (+40.0 %), Russia (+35.2 %), Gran Bretagna (+49.7 %), Francia (+34.0 %), Spagna (+44.9 %) e Olanda (+36.2 %). La Germania resta di gran lunga il principale destinatario delle esportazioni turche, seguito da Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia e Francia. Le esportazioni verso l' Italia hanno subito un aumento del 39.07 % raggiungendo un valore di poco inferiore ai 3.2 miliardi di dollari. Nei confronti dei paesi confinanti è da registrare la ripresa dell' export verso l' Iraq (1.3 miliardi di dollari USA nei primi nove mesi del 2004), dove, nonostante i gravissimi problemi di sicurezza, le ditte turche sono privilegiate per una serie di forniture e servizi, anche in considerazione del fatto che la Turchia è l' unico paese dal quale si può raggiungere l' Iraq via terra, tramite il posto di frontiera di Habur. Si è altresì notata un' attiva politica di relazioni commerciali nei confronti della Siria e dell' Iran, anche se con quest' ultimo permane il contenzioso relativo alle forniture di gas naturale, secondo i turchi fornito a prezzo eccessivo. (fonte Ice)
12.11.2004

STAND-BY AGREEMENT
Verrà sottoposto all'unione Europea il 1° dicembre prossimo e riguarderà la Turchia.
Mentre il Parlamento turco si appresa a discutere  la proposta di bilancio 2005 presenta dal Governo, i responsabili economici stanno finalizzando i termini delle residue riforme strutturali richieste dal Fondo Monetario Internazionale per concludere il nuovo accordo triennale con la Turchia (previdenza sociale, sistema fiscale, sistema bancario). Il ministro dell'Economia, Ali Babacan, ha dichiarato che i colloqui con il Fondo saranno ripresi nel corso di questo mese e che il prossimo stand-by agreement  verrà sottoposto all'Unione Europea il 1 dicembre, quale parte del programma economico di pre-accessione. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
12.11.2004

CONTRO LA CORRUZIONE
Il premier turco intende ridurre la partecipazione dello Stato nell'imprenditoria e negli investimenti. Un sistema nazionale di assicurazione sanitaria.
Il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, parlando ad una manifestazione organizzata dalla Grande Minicipalità di Istanbul, ha dichiarato che il suo Governo intende ridurre  la partecipazione dello Stato nell'imprenditoria e negli investimenti, tagliando in tal modo alla radice - nella sua opinione - le possibilità di corruzione dei pubblici ufficiali. Egli ha altresì ricordato che il suo Governo intende porre in atto nel 2005 un sistema nazionale di assicurazione sanitaria e, a tale scopo, trasferirà sotto controllo statale gli ospedali sinora gestiti dall'Ente generale di Previdenza Sociale (Ssk). Inoltre, si prevede di fondere in un unico Istituto - che provvederà alle necessità dei meno abbienti - i tre Enti esistenti: la  Ssk, l'Ente di  Previdenza  per gli Autonomi (Bag-Kur) e l'Ente Pensionistico dei Dipendenti Pubblici (Emekli Sandigi), dei cui gravissimi deficit lo Stato non intende  sobbarcarsi oltre il finanziamento.   (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

LAVORARE SULLE RIFORME
Così ha risposto il Governatore della Banca Centrale turca, Sureyya Serdengecti, a chi prevedeva un nuovo taglio dei tassi-
Il Governatore della Banca Centrale turca, Sureaya Serdengecti, che alcune settimane fa aveva tagliato (per la prima volta dal marzo scorso) i tassi overnight dal 22 al 20% e dal 27 al 24% rispettivamente per la ricezione e la cessione dei depositi interbancari, ha replicato in tono interlocutorio, sul website della Banca, a chi prevedeva un nuovo taglio del 2% entro la fine del 2004. Un ulteriore abbassamento degli overnight, ha scritto, non porterà necessariamente ad un ribasso generalizzato dei tassi di interesse. Per procedere ad un nuovo provvedimento in tal senso, è necessario monitorare l'evoluzione della situazione, dato che, anche se l'inflazione è attualmente ai suoi minimi da 30 anni, la stabilità dei prezzi non è ancora acquisita (la Banca prevede anzi un rialzo nei primi mesi del 2005): inoltre il Governo ha ancora molto da lavorare sul piano delle riforme perché l'economia del Paese raggiunga un livello ottimale di credibilità e sostenibilità. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

EXPORT RECORD
I dati dell'Associazione turca degli imprenditori (Tim) relativi al mese di ottobre. Sei miliardi di dollari
Secondo i dati, peraltro ufficiosi, dell'Associazione turca degli Esportatori (Tim), le esportazioni di ottobre avrebbero sfiorato i 6 miliardi di dollari, portando il totale dei primi dieci mesi a $ 51.51 miliardi, pari alla previsione governativa per l'intero anno 2004. In ottobre, le migliori performances sono state ottenute dai prodotti siderurgici (+68%), dall'industria automotoristica (+34%) e dai prodotti tessili  (+16%). (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

INTERSCAMBIO
Quello con l'Italia. I dati del commercio estero turco secondo l'Istituto di Statistica.
I dati sul commercio estero turco nel periodo gennaio/settembre 2004 diffusi dall'Istituto Nazionale di Statistica mostrano, a fronte di esportazioni per $ 44.7 miliardi (+32.3% rispetto allo stesso periodo del 2003), importazioni per $ 70,1 mdi (+42.4%), con un disavanzo quindi di $ 25.4 mdi. L'interscambio con l'Italia che si conferma quale secondo partner della Turchia,  ha avuto il seguente andamento: esportazioni italiane pari a $ 4.96 miliardi (+29.4%), importazioni per $ 3.1 mdi (+39.1%), saldo favorevole al nostro Paese di $ 1.77 miliardi. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

UN CONSORZIO INTERNAZIONALE PER LA DIGA ELETTRICA DI ILISU
Sarà guidato dall'austrica <Va Tech>. Contratto, chiavi in mano, per un totale di 1 miliardo e 30 milioni di euro.Si tratta di una riduzione del 23% rispetto ad una offerta iniziale di 1.340 milioni. Una capacità di 1200 Mw, con una generazione prevista di 4 miliardi di Kwh all'anno.
La_diga_di_Ilisu Secondo l'Agenzia  Economica di Stampa turca <Teba>, il Governo di Ankara finalizzerà a fine novembre con un consorzio internazionale guidato dall'austriaca <Va Tech> il contratto per la realizzazione chiavi in mano della diga e centrale elettrica di Ilisu, sul fiume Tigri, per un totale di 1 miliardo e 30 milioni di euro. Si tratta di una riduzione del 23% rispetto ad un'offerta iniziale di euro 1.340 milioni, resa possibile dall'abbassamento di un metro dell'altezza della diga. La centrale elettrica avrà una capacità installata di 1200 MW, con una generazione prevista di 4 miliardi di Kwh all'anno. La <Va Tech> fornirà le turbine e la francese <Alstom> i generatori e le attrezzature elettriche, mentre le opere civili, comprensive della diga e delle relative gallerie sono affidate a tre note imprese  di costruzione turche e ad una impresa tedesca. I lavori dovrebbero richiedere circa sette anni. La diga di Ilisu sarà l'ultima sul Tigri in territorio turco e raccoglierà le acque provenienti da altre tre dighe realizzate a monte: si tratta di un'opera a lungo contestata dagli ambientalisti nazionali ed esteri, le cui proteste avevano provocato negli anni scorsi il ritiro dal progetto di finanziatori ed imprese britanniche inizialmente interessate. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

ANTALYA, CITTA' OSPITE D'ONORE
A decretarlo il "Monaco World Summit>. Una massiccia affluenza di turisti provenienti dalla Federazione russa. Un centro culturale della capacità di mille persone. Investimenti per due miliardi di dollari.
L'Agenzia ufficiale di stampa, <Anadolu>, ha reso noto che  Antalya, noto centro turistico della costa mediterranea, è stata la città ospite d'onore alla 16° edizione del "Monaco World Summit", un evento tenutosi dal 27 al 29 ottobre u.s. a Montecarlo alla presenza di Ministri del Turismo ed operatori specializzati provenienti da 86 Paesi. Si ricorda che Antalya sta conoscendo un boom turistico senza precedenti, anche grazie alla massiccia affluenza di visitatori provenienti dalla Federazione Russa. Nei mesi scorsi vi è stato  inaugurato un Centro culturale russo dalla capacità di 1000 persone, che servirà da base per manifestazioni economiche e commerciali, simposi professionali, conferenze specializzate e sfilate di moda,  oltre che, naturalmente, per concerti ed attività culturali finalizzate al rafforzamento delle relazioni tra la Turchia e la Russia. Club sportivi russi hanno altresì in progetto la realizzazione ad Antalya di un grande Centro comprendente vari campi per il gioco del calcio ed uno stadio per l'hockey su ghiaccio.  Recentemente, l'Ambasciatore russo ad Ankara ha quantificato in circa $ 2 miliardi l'ammontare degli investimenti turchi nella Federazione Russa. (fonte Amb. d'Ita) 
12.11.2004

CONTATTI ED AFFARI
Otto aziende italiane hanno visitato sei importanti cantieri navali nella zona di Tuzla.
L'Ufficio Ice di Istanbul ha organizzato nei giorni 26 e 27 ottobre scorsi, in cooperazione con la Camera di Commercio di Ravenna, la visita in Turchia di una delegazione di 8 aziende italiane, produttrici di accessoristica e componenti per la cantieristica da diporto, settore che ha qui avuto un notevole sviluppo nell'ultimo decennio. La delegazione ha visitato sei importanti cantieri navali nella zona di Tuzla, con cui ha avviato importanti contatti, ed ha avuto incontri d'affari - sempre organizzati dal suddetto Ufficio Ice - con altre 50 ditte locali. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

SEMINARIO A MILANO
A sponsorizzarlo la Confindustria e la Tusiad sul tema "I nuovi centri industriali in Turchia e lo sviluppo settoriale".
Si è svolto il 28 ottobre scorso, a Milano, un seminario co-sponsorizzato dalla Confindustria italiana e dalla  omologa Associazione turca, Tusiad, avente per tema "I nuovi centri industriali in Turchia e lo sviluppo settoriale". Alla manifestazione, che aveva per scopo la promozione degli investimenti in questo Paese,  hanno partecipato anche esponenti delle Federazioni degli Industriali provenienti dall'Anatolia Occidentale (Basifed) e dall'Anatolia Sud-orientale ed Orientale (Dogunsifed), oltre che della Federazione delle Associazioni Settoriali (Sedefed).  (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

SOLIDARIETA' DEI VERDI
Tour in Turchia della co-presidente Claudia Roth. Gemellaggio di una città tedesca con Diyarbakir.
A poche settimane dalla riunione tenuta ad Istanbul dai Partiti Verdi Europei e terminata con una dichiarazione di appoggio alla candidatura di Ankara alla UE, anche una delegazione del Gruppo parlamentare tedesco dei Verdi, guidata dalla co-presidente Claudia Roth, ha effettuato una visita in Turchia dove ha avuto una diversificata serie di contatti. La Roth ha voluto reiterare  il sostegno dei Verdi tedeschi all'accessione della Turchia nell'Unione Europea, anche perché - ha affermato - un'eventuale risposta negativa da parte dell'Europa a dicembre potrebbe interrompere l'am