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IMPRENDITORI
ITALIANI
Su
un totale di 2044 residenti in Europa, quelli in Turchia sono
65. Una azienda presente nel territorio di Istanbul dal 1923.
All'interno della Banca dati della <Ciim> sono presenti
i Turchia 65 imprenditori sul totale dei 2044 imprenditori
residenti in Europa.
Aldo Campaner direttore della <Near East Shipping
Agency>, è l'imprenditore italiano che da più anni è
presente in Turchia in quanto la sua azienda, che si occupa di
trasporto merci mediante navi, è dal 1923 sul territorio di
Istanbul.
Negli ultimi 20 anni la Turchia ha accolto ben 46 imprenditori
italiani disposti ad investire nell'economia turca e ben 18
negli ultimi quattro anni.
Imprese italiane
nel territorio -
La distribuzione territoriale evidenzia come le province di
Istanbul (con il 48%) ed Izmir (32%) siano quelle dove è
maggiore la presenza imprenditoriale italiana. le altre città
non forniscono informazioni statisticamente significative. (grafico n.
1)

Settore
merceologico -
Analizzando il settore merceologico ci accorgiamo dell'assenza
di imprese italiane nei settori dell'agricoltura, pesca e
costruzioni.
la divisione per settore mette in luce l'attività
manufatturiera che rappresenta il 60% degli imprenditori
italiani in Turchia; al commercio e ai trasporti si si dedica
più del 10% delle imprese inserite nel nostro Database. (grafico
n. 2)
Tra le attività
manufatturiere, l'imprenditore italiano ha preferito investire
nelle industrie di produzione alimentare e nel settore dei
prodotti chimici; il 43% delle imprese statali confluisce in
questi due settori.
Interessante la presenza di imprenditoria italiana nel settore
delle costruzioni navali e nella produzione di parti
meccaniche.
Il grafico successivo descrive in dettaglio la tipologia di
attività manufatturiere presenti sul territorio turco. (grafico n.
3)
Mercato del
lavoro - La
metà delle imprese italiane ha fino a 50 dipendenti, cifra
ragguardevole, e soprattutto è possibile notare che ben 7
imprese corrispondenti all'11% delle imprese hanno oltre 500
dipendenti.
L'indotto economico provocato dall'imprenditoria italiana
risulta essere notevole se si pensa che statisticamente ogni
imprenditore italiano permette con la sua attività economica
il lavoro di 286 unità lavorative, con un totale complessivo
di quasi 20 mila lavoratori.
Il grafico successivo permette di descrivere la grandezza
delle imprese italiane per unità lavorative. (grafico n.
4)

Come si evince dalla tabella seguente la sola attività
manufatturiera offre l'opportunità a 8.600 persone di
esplicare la propria attività, ma il dato interessante è che
i settori finanziari e trasporti nonostante il minore numero
di imprese hanno una alta quota di personale impiegato. In
particolare il settore dei trasporti, specializzato in ambito
navale a fronte di sole 7 imprese, impiega ben 4417 unità
lavorative. (grafico n. 5)

(a cura del Consolato
generale di Istanbul)
12.11.2004
BALUARDO DELLA DEMOCRAZIA
A sottolinearlo il ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko
Tremaglia,
che visita di due giorni in Turchia con tappe ad
Istanbul ed Izmir ha ricordato i tempi della <Guerra fredda>. "Un processo da costruire a poco a
poco".
La Turchia ''è stata un baluardo di importanza essenziale per gli
anni della guerra fredda. E non si può dimenticare il fatto che è
uno dei membri della Nato. Per le politiche dell'Europa del
Mediterraneo, poi, svolgerà un ruolo importantissimo''. Lo ha
sottolineato all'<Adnkronos> il ministro
degli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, a proposito del dibattito in corso
in sede europea sull'adesione della Turchia alla UE.
Il 6 ottobre scorso, la Commissione ha pubblicato il proprio "parere"
sulla candidatura della Turchia, riconoscendo il sufficiente
soddisfacimento di parte di Ankara dei cosiddetti criteri politici
di Copenaghen (istituzioni stabili, rispetto degli standard in
materia di diritti umani e libertà fondamentali) e raccomandando
quindi al Consiglio l'apertura dei negoziati di adesione. "Sono
stati giustamente posti dei paletti'',ha rilevato Tremaglia
riferendosi alle "lacune" del processo di riforma
sottolineate dalla Commissione UE, in particolare per quanto
riguarda l' effettiva attuazione da parte della Turchia dei
provvedimenti adottati in tema di libertà religiose e di
espressione, diritti delle donne e delle minoranze.
''Noi - ha osserva Tremaglia, in visita di Stato in Turchia -
dobbiamo fare delle grandi apertura di carattere generale verso
i Paesi islamici,
respingiamo l'idea di una guerra contro l'Islam''. E,
a proposito delle resistenze, che si registrano all'interno della compagine di
governo sull'argomento, il ministro degli Italiani nel
Mondo ha rimarcato: ''Quello che riguarda la Turchia è un processo
da costruire
a poco a poco. Quanto alla Lega, il nostro è un Governo di
coalizione e ci
possono essere anche valutazioni diverse''. (Dall'inviato Cesare
Mazzù dell'Adnkronos)
12.11.2004
TREMAGLIA: "REQUISITI
SODDISFATTI"
"La
Turchia - ha dichiarato il ministro - merita di entrare nell'UE
perché ha dato prove importanti". La visita nella Scuola
materna delle Suore di Ivrea che ospita 75 bambini (58 turchi, 11
italiani e 6 di altre nazionalità).
E' ''certa'' la futura ammissione della Turchia nella UE dal momento
che ''sono state rispettate le condizioni''
per l'avvio del processo che porterà il Governo di Ankara
in Europa. Lo ha sottolineato il ministro per gli Italiani nel
Mondo, Mirko Tremaglia,in
visita ad Izmir. A giudizio dell'esponente
di Governo l'Europa deve favorire politiche che guardino
al Sud, al Mediterraneo. La Turchia merita di entrare nella UE
perché ha dato prove importanti nella storia ed ha anche rischiato
per l'Europa presidiando il
confine con l'Unione Sovietica negli anni della
Guerra Fredda. Ora ci sono tutte le condizioni che l'Europa ha
posto, dalla revisione
legislativa al rispetto delle minoranze''. Sotto
quest'ultimo profilo, Tremaglia ha osservato che ''non tutti gli Stati hanno
superato queste condizioni, anche qualcuno di quelli
che già fanno parte dell'Europa'', precisando che il suo è ''un riferimento non
diplomatico ma vero alla Slovenia''.
Le parole di Tremaglia hanno naturalmente incontrato il favore delle
autorità di Smirne: il Governatore della città
turca, Yusuf Ziya Goksu, ha voluto ''ringraziare il Governo italiano per il sostegno
che da' alle istanze europeistiche e al cammino
della Turchia verso l'integrazione nella UE''. Il sindaco di Izmir ha poi affermato che
''la Turchia ha intrapreso un irreversibile
processo di democratizzazione di risanamento dell'economia
ed è oggi un Paese più stabile e progettato verso lo sviluppo''.
Il ministro per gli Italiani nel Mondo si è successivamente recato all'istituto delle
suore di Ivrea, scuola materna gestita da religiose
italiane che ospita attualmente 58 bambini turchi, 11 italiani
e 6 di altre nazionalità. Nei locali della scuola, Tremaglia
ha poi incontrato la
comunità italiana di Izmir. Nel suo giro di visite,
il ministro era accompagnato dall'ambasciatore italiano in Turchia, Carlo Marsili e
dal console italiano della città, Michele Tommasi.
Festosa l'accoglienza per ''il ministro che ha dato il voto agli italiani all'estero'',
come lo ha definito l'ambasciatore Marsili.
Nella circostanza, Tremaglia ha sottolineato l'importanza della rete consolare
italiana nel mondo, ribadendo che la sede italiana
di Izmir non verrà chiusa ma al contrario sarà rafforzata. (take Adnkronos)
12.11.2004
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65
DITTE ITALIANE
Di
queste, nella circoscrizione consolare di Istanbul, 29 sono a
capitale interamente italiano e 36 a capitale misto. L'87%
delle imprese è situato nella zona della megalopoli.
Impiegate 18 mila persone.
Nella circoscrizione consolare di Istanbul si registra la
presenza di 65 ditte italiane, di cui 29 a capitale
interamente italiano e 36 a capitale misto.
I principali settori maggiormente rappresentati sono: chimico
e tessile (14% delle imprese), alimentare e bancario (8%),
automobilistico (6%), elettronico, telecomunicazioni e
macchinari (5%), elettrodomestici, trasporti, assicurativo,
impianti, costruzioni e navale (3%), pneumatici, farmaceutico,
acciaio, legno, turismo (25).
L'87% delle imprese è situato nella zona di Istanbul (57)
mentre due sono situate a Bursa, due a Koçaeli e una
rispettivamente ad Izmit, Fatsa, Cannakkale e Mudania.
Le imprese, che impiegano complessivamente circa 18 mila
persone, sono sorte per la maggior parte (60%) tra gli anni
1980 e 1990, mentre per il 23% sono state fondate dopo il 2000
e per il 17% negli anni sessanta o precedentemente.
Tra le imprese più significative spiccano:
settore automobilistico: Tofas (gruppo Fiat) con il 37.86% di
capitale italiano, fondata nel 1968 e con 4656 impiegati.
settore bancario: Koç Bank (Unicredito) con il 50% di
capitale italiano dal 2002, con 3443 impiegati.
settore pneumatici: Pirelli Pneumatici con il 63% di capitale
italiano, fondata nel 1960, impiega 1594 persone.
settore telecomunicazioni: Avea (al 40% Telecon Italia)
fondata nel 2001, con circa 1500 impiegati.
settore assicurativo: Koç Alianz con il 55% di capitale
italiano, fondata nel 1923, con 1500 impiegati.
settore farmaceutico: Gruppo Menarini (88% di capitale
italiano), fondata nel 2000 con 1200 impiegati.
settore impianti elettrici: Magreti Marelli con il 43% di
capitale italiano, fondata nel 1969 con 1100 impiegati.
Merloni elettrodomestici (100% italiana) fondata nel 1995 con
650 impiegati.
settore alimentare: Filiz Gida (Barilla) 100% italiana,
produce pasta, fondata nel 1974, impiega 524 persone.
settore cavi: Pirelli Cavi (80% di capitale italiano), fondata
nel 1999, con 320 impiegati.
settore produzione armi: Stoeger 100% italiana (Gruppo Beretta
Holding) fondata nel 1990 con 135 impiegati. ( a cura del Consolato
generale di Istanbul)
12.11.2004
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IZMIR: LA COLLETTIVITA'
ITALIANA
Accanto
alla presenza di personale militare, il nucleo principale è
costituito da <Levantini>. L'attività di promozione culturale
svolta dal Consolato. Il centro <Carlo Goldoni>.
Il nucleo principale - accanto alla presenza di personale militare
(una quarantina di persone) e relativi familiari impiegati presso la
locale base Nato - è costituito da <Levantini>,
tendenzialmente ben inseriti nella società locale. In buona misura
in essi prevale una valutazione molto positiva della realtà
italiana, anche se è innegabile che solo una minoranza segua
costantemente le vicende nazionali. In questo particolare contesto,
va quindi rilevata con soddisfazione l'incoraggiante partecipazione
al primo esercizio elettorale all'estero: 35%, a fronte del più
modesto 24.94% registrato su scala mondiale. Questo clima favorevole
all'Italia e alle sue istituzioni - cui un notevolissimo contributo
ha ovviamente dato la riapertura a tempo indeterminato della sede
del consolato d'Italia ad Izmir - ha creato le migliori premesse per
l'istituzione, lo scorso 5 aprile, del Comites locale.
I servizi richiesti al Consolato (al di là delle attività di
promozione culturale e commerciale) sono quelli tradizionali: visti,
anagrafe, atti di stato civile, cittadinanza, passaporti, atti
notarili e navigazione.
Con riferimento alla cittadinanza, l'attività principale è
costituita dall'inoltro delle istanze di naturalizzazione ex art. 5
della Legge n. 91/92 e dalla ricezione dei relativi giuramenti.
In materia di visti, si registra un costante aumento nel numero dei
rilasci: (+7% nel 2003 (6985 quelli complessivamente emessi)
rispetto al 2002; +12% nei primi 10 mesi del 2004 (6505 visti
emessi) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La tipologia
di visto appare sostanzialmente bilanciata tra turismo /42% del
totale) e affari (35%), con una forte incidenza per il trasporto
(16%).
Il 60% circa dei connazionali è in grado di esprimersi in italiano
ma pesa, sempre di più, l'assenza di una istituzione educativa
nella nostra lingua in grado di coprire l'intero arco scolastico,
dalle elementari al Liceo. Rimane, quale "baluardo"
dell'italiano, la Scuola materna ed elementare gestita dalle Suore
di Ivrea (aperta nel 1899) che è frequentata quest'ano da 75
alunni. Corre l'obbligo di segnalare anche la meritoria opera svolta
dall'Associazione di Amicizia e Cultura italo-turca (creata nel
1976, ha 106 soci) con l'attivazione dei corsi ex Lege 153/71.
Incisiva l'attività di promozione culturale svolta dal Consolato
(che il noto quotidiano turco <Hurriyet> ha qualificato, in un
articolo pubblicato il 21 dicembre scorso, "offensiva culturale
italiana") con un programma variegato di attività cui la
cittadinanza risponde con una sorprendente, costante e massiccia
partecipazione.
Questo attivismo genera benefici effetti anche sulla diffusione
della lingua italiana: i corsi del centro culturale Carlo Goldoni"
(creato nel 1995) riscuotono un crescente successo con iscrizioni in
costante aumento che hanno raggiunto per il 2004 la cifra record per
Izmir di 1579.
Positive anche le ricadute sul numero di studenti turchi che
frequentano i corsi di italiano presso quattro atenei cittadini ove
viene insegnato con varie formule, dal lettorato, ai corsi attivati
grazie ai contributi ministerali e a quelli funzionanti con le
risorse del Centro Culturale stesso. E' altresì significativa la
costante e progressiva crescita del numero di giovani turchi che si
recano a studiare in Italia: + 4% nel 2003 rispetto al 2002;
addirittura +12% nei primi dieci mesi di quest'anno rispetto al
2003. (a cura del Consolato d'Italia ad Izmir)
12.11.2004
......E LA SUA PRESENZA
ECONOMICO-COMMERCIALE
Una
ricerca sulla presenza economica italiana nell'Egeo. Quante sono le
imprese che operano in questo grandissimo distretto consolare.
Dalla <Eldor> alla <Merloni>, dalla <Cementir>
alla <Luxottica>.
1.
La ricerca sulla presenza economica italiana nella circoscrizione di
questo Consolato - avviata all'inizio dell'anno - ha consentito
di recensire 55 aziende: 23 a capitale interamente italiano e 32 a
capitale misto.
2.
I settori merceologici più rappresentati sono il comparto
alimentare (23% del totale delle imprese recensite), quello
automobilistico (14%) e il tessile (9%). Seguono i macchinari (7%),
il settore chimico, trasporti ed elettrodomestici (5%), lavorazione
metalli, materiali in alluminio, turismo, oreficeria e nautica (4%),
produzione di cemento, di carta, costruzioni, estrazione e
lavorazione di marmo, nonché produzione di materie plastiche
(2%).
3. Il 69% delle
aziende è concentrato ad Izmir (sono 38); 5 sono ubicate a Mersin,
3 a Konya, 2 rispettivamente a Manisa e Denizli. E' stata invece
recensita una sola impresa italiana in ciascuna delle città di
Antalya, Urfa, Adana e Bilecik. Le nostre aziende (che impiegano
complessivamente 4207 persone) fanno tutte registrare, sulla scia
della ripresa economica in atto in Turchia, fatturati in crescita.
Significativo, anche, il ritmo con il quale si creano nuovi
insediamenti: 7 le imprese fondate nel 2003 (tutte ad Izmir nei
settori della componentistica per auto, lavorazione metalli, agro-alimentare,
tessile e macchine agricole) e 4 nei primi 9 mesi di quest'anno (2
a Denizli e 1 rispettivamente ad Izmir e Adana nei settori dei
trasporti, marmo, carta e prodotti ortofrutticoli).
4. La presenza economica italiana più radicata e consistente
della circoscrizione si trova senza dubbio nella regione Egea, una
delle più prospere del paese e, soprattutto, nelle città di Manisa
e Izmir (ricordo come quest'ultima sia il secondo centro economico
della Turchia). Vi operano infatti importanti unità produttive
italiane tra le quali spiccano, come è noto, la <Merloni> a
Manisa (produzione di frigoriferi dal 1995): impiega 450 persone e
ha realizzato un fatturato consolidato di 220 milioni di Euro nel
2003 (con una crescita dell'18,9% rispetto allo scorso anno); la
<Cimentas> a Izmir (produzione di cemento, è stata acquistata
dalla <Cementir S.p.A> del Gruppo Caltagirone nel 2001):
impiega 680 persone e ha realizzato un fatturato consolidato di 102
milioni di Euro nel 2003 (+9.7% rispetto al 2002); infine la <Eldo>r
a Izmir (operativa dal mese di ottobre 2003): produce centraline
elettroniche per la gestione della combustione di motori a benzina
per auto.
5. Questi risultati
molto positivi, sia in termini di crescita di fatturato complessivo,
sia in termini di nuovi insediamenti produttivi, si inseriscono in
un contesto generale di intensi rapporti commerciali tra l'Italia
e l'Egeo. Questo favorevole andamento trova anche conferma nel
poderoso aumento dell'export della regione verso il nostro paese:
+68% (per un totale di 292.993.875$) nel 2003 rispetto al 2002.
Spiccano le esportazioni di frutta secca (44.233.030$, +31% rispetto
al 2002), prodotti siderurgici (41.296.542$, +128,79%),
abbigliamento (41.284.478$, +53%), tessile (35.546.350$, +67%),
prodotti minerari (33.751.856$, +41%), nonché olive e olio
d'oliva (28.566.191$) che hanno fatto registrare l'aumento più
significativo (+788%). (a cura del Consolato d'Italia ad Izmir)
12.11.2004
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CONSOLATO
D'ITALIA
Aperto nel 1861, è stato Consolato generale fino al 1950.
Dalla sua istituzione, si sono succeduti, ininterrottamente,
22 consoli. E' stato trasferito nell'attuale sede nel 1993.
La circoscrizione del Consolato ha una estensione di 450 mila
km2 (dall'Egeo ai confini con l'Iran e l'Irak) e vi risiedono
circa 1000 italiani, l'81% dei quali è concentrato ad Izmir.
oltre alla consueta attività di assistenza ai connazionali e
rilascio visti, il Consolato è fortemente impegnato in una
attività di promozione culturale e commerciale che ha
consentito all'Italia di conseguire risultati di assoluto
rilievo nell'Egeo.
12.11.2004
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UN
APOSTOLATO DIDATTICO
La
Scuola materna ed elementare di Izmir è gestita da sei suore
dell'ordine di Ivrea.
Aperta nel 1899, la Scuola materna ed elementare viene gestita
dalla Suore d'Ivrea sotto la giurisdizione dell'Associazione
<Ernesto Schiapparelli> - Ansmi (Associazione Nazionale
per Soccorrere i Missionari Italiani all'estero). Dal punto di
vista giuridico, l'Istituto è una scuola italiana
riconosciuta come "presa d'atto" che opera sotto la
supervisione del ministero della Pubblica Istruzione turco.
La scuola è frequentata, quest'anno, da 75 bambini (58
turchi, 11 italiani e 6 stranieri) iscritti prevalentemente
nella sezione materna. Infatti, per ragioni connesse alla
normativa locale (che vieta ai cittadini turchi di frequentare
scuole straniere a partire dalle elementari) la sezione
elementare è frequentata da un numero esiguo di alunni
italiani e stranieri non turchi.
La scuola è gestita da 6 suore che collaborano con una
vice-direttrrce turca. ( a cura del Consolato italiano ad
Izmir)
12.11.2004
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ESEMPIO DI POSSIBILE
CONVIVENZA RELIGIOSA
Incontro
con padre domenicano Giulio Vattolla. La cerimonia per la commemorazione delle Forze Armate ad Izmir alla
quale era presente il ministro MirKo Tremaglia.
Con la deposizione di una corona presso la chiesa del Santissimo
Rosario di Izmir, il ministro per gli Italiani
nel Mondo Mirko Tremaglia ha commemorato i caduti e preso parte alla celebrazione
della festa delle Forze Armate alla presenza dei
militari italiani del comando del Sud Est europeo della Nato. Al
suo arrivo, il ministro è
stato accolto dal colonnello Paolo Forgione, <senior
officer> del contingente e dal comandante del nucleo italiano
presso il comando
dell'Alleanza atlantica, maggiore Massimo Giancone.
Ad attendere Tremaglia nella chiesa del Santissimo Rosario, uno
degli 8 edifici di culto
cristiani presenti a Smirne, c'era padre Giulio
Vattolla, domenicano, da 44 anni nella città turca per testimoniare che a ''Smirne
e nel resto del Paese è possibile realizzare
una vera convivenza religiosa. Io - ha detto - sono venuto qui
tanti anni fa perché
serviva un organista per le parrocchie di Izmir. Non
ci ho pensato due volte ed ho iniziato questa avventura''.
Padre Vattolla ha tenuto a sottolineare ''la serena convivenza"
tra le varie
religioni che si è instaurata ad Izmir. "Il terreno sul quale
ho realizzato una colonia
marina per bambini mi è stato donato dai protestanti,
nella struttura ospito circa 200 ragazzi di religione musulmana.
Mi capita - ha soggiunto - di celebrare funerali per gli ortodossi
ed anche con
la comunità ebraica non ci sono mai stati problemi.E' dal 1956 che
il nucleo militare italiano in forza
alla base Nato di Izmir celebra la ricorrenza della festa delle
Forze armate nella chiesa
del Santissimo Rosario".
Alla cerimonia hanno assistito
anche un gruppo di italiani da anni residenti in Turchia, oltre ad una decina di
religiosi che celebrano i riti cattolici nelle varie
chiese di Izmir. Presente alla commemorazione dei caduti anche
monsignor Giuseppe
Bernardini, da più di 20 anni arcivescovo
di Izmir.
Ad Izmir risiede poco meno di un migliaio di italiani.
Secondo gli ultimi dati
dell'anagrafe consolare, la collettività italiana
residente in Turchia ammonta complessivamente a 3.170 persone.
La comunità di origine italiana si divide in tre gruppi: i cosiddetti <Levantini>,
ovvero i discendenti di antiche famiglie di coloni
veneti e genovesi, gli italiani che si sono trasferiti per
motivi di lavoro o per
matrimonio e i religiosi. (take Adnkronos)
12.11.2004
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CHIESA
DEL SS. ROSARIO
Sorge su un terreno dove fu inizialmente costruita (nel 1857,
da parte dei Padri Domenicani) una chiesetta dedicata al SS.
Apostoli Pietro e Paolo. La crescita della comunità cattolica
del quartiere (per la maggior parte di origine italiana e
maltese) rese necessario costruire un edificio più grande: il
1° ottobre 1904 venne quindi consacrata e aperta al culto la
nuova chiesa del SS. Rosario.
Nel suo giardino è stata posta una lapide a ricordo dei
caduti italiani di Izmir nelle due guerre mondiali. Dal 1956,
il nucleo militare italiano on forza alla base nato cittadina
celebra la ricorrenza del 4 novembre nella chiesa. (a cura del
Consolato italiano di Izmir)
12.11.2004
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NECESSITA' DI UNA PACE
GLOBALE
Ankara ha
colto l'occasione delle congratulazioni per la rielezione di Bush
alla Casa Bianca per toccare questo importante problema e per
chiedere una più forte collaborazione nella lotta al terrorismo.
Turkey, a wary neighbor of
war-torn Iraq, congratulated US President George W. Bush on his
second term in the White House, pledging support for his war against
terrorism while also stressing the need for global peace.
"I believe our partnership, which is of great value not only in
terms of bilateral ties but also in terms of cementing peace and
security in a vast geography, will strengthen and gain new
dimensions in your second term in office," President Ahmet
Necdet Sezer said in a message to Bush.
"In this respect, I would like to underline our determination
to further our cooperation in every field, first and foremost in the
fight against terror, and to spread peace and our common values in
the world and our region," he added.
Prime Minister Recep Tayyip Erdogan, for his part, mentioned
"the struggle against terrorism, trans-Atlantic cooperation,
regional stability and the establishment of harmony between
civilizations" among the issues "on which we will expend
joint efforts with the US."
"I believe the close dialogue and cooperation that we will
maintain will contribute not only to our common interests, but also
to global peace, stability and the acceleration of trans-Atlantic
ties," Erdogan added.
Nato member Turkey counts the United States as its key strategic
ally, but bilateral relations were strained last year when Ankara
refused permission for US forces to use its soil for invading Iraq.
The two countries have since largely mended fences, but Ankara
remains uneasy over the ongoing turmoil in Iraq and fears that
continued uncertainty in its southern neighbor may have a
destabilizing impact on its own territories bordering Iraq, which
are populated mainly by Kurds. (Afp)
12.11.2004
"NON
DISTURBIAMO MONSIEUR CHIRAC"
L'ordine
perentorio impartito dal Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan a
conoscenza delle difficoltà del presidente francese sulla questione
Turchia. Una richiesta forse partita dallo stesso capo dell'Eliseo.
"Non disturbate monsieur
Chirac". E' questo l'ordine perentorio che, secondo il giornale
turco <Hurriyet>, il premier turco Recep Tayyip Erdogan
avrebbe impartito ai suoi uomini di Governo e ai suoi compagni di
partito.
"Astenetevi da dichiarazioni che possano disturbare il
presidente francese, almeno fino al 17 dicembre, quando il Consiglio
europeo deciderà di fissare la data di inizio del negoziato turco
di adesione", avrebbe incalzato il premier turco, spiegando che
è stato lo stesso Chirac a chiederglielo nel corso del recente
incontro a tre di Berlino dove era presente anche il Cancelliere
tedesco Gerhard Schroeder.
"Monsieur, se lei vuole che io la aiuti, dovrebbe aiutarmi ad
aiutarla", avrebbe detto Chirac in quell'occasione.
Tornato ad Ankara, Erdogan avrebbe quindi spiegato nel corso di una
riunione del suo partito che la decisione di Chirac il 17 dicembre
sarà positiva, ma che Chirac ha bisogno della necessaria
comprensione da parte dei dirigenti turchi, tenendo conto delle
difficoltà interne del presidente francese che si trova a
fronteggiare un'opinione pubblica decisamente contraria (tra il 65 e
il 75 per cento, secondo i sondaggi) all'adesione della Turchia
all'UE.
Secondo vari analisti, anche il recente impegno di Chirac a
modificare la Costituzione francese per rendere possibile in futuro
un referendum sull'adesione della Turchia all'UE, sarebbe stato
preso dal presidente francese soprattutto per minimizzare le
reazioni pubbliche del suo Paese alla sua decisione, già presa, di
dare il 17 dicembre, al vertice europeo di Bruxelles, il via libera
all'inizio entro il 2005 del negoziato dell'UE con la Turchia. (take
Ansa)
12.11.2004
I TRE
SCENARI
Una disamina
di Claudio Mutti su una integrazione o meno della Turchia nell'UE. La Turchia tenuta
fuori dall'Unione costituirebbe un serio fattore di
destabilizzazione per il Vecchio Continente.
L'ipotesi di un futuro ingresso della Turchia nell'Unione
Europea ha dato luogo a prese di posizione diverse. Chi è contrario
all'integrazione dello Stato turco nell'Unione, si basa per lo
più sulla convinzione che la Turchia sia un paese asiatico e quindi
estraneo alla realtà europea: per motivi d'ordine geografico,
etnico, linguistico, religioso e storico. A noi pare che le cose
stiano in termini un po' diversi. E cercheremo di dire
sinteticamente perché. Per quanto riguarda la geografia, bisogna
ricordare che nell'antichità la regione anatolica fu considerata
parte integrante dell'Europa: Erodoto (IV, 45) fissava il confine
orientale dell'Europa sul fiume Fasi, nei pressi degli odierni
porti georgiani di Poti e Batumi; e ancora nel Medioevo, come
apprendiamo da Dante (Par. VI, 5), "lo stremo d'Europa" veniva
collocato in Anatolia. Oggi i geografi tendono a vedere nella
penisola anatolica, dopo le penisole iberica, italiana e greca, la
quarta penisola dell'Europa mediterranea.>
Fondando le proprie argomentazioni sulla geografia e su criteri di
tipo geopolitico (importanza degli Stretti e funzione dell'Anatolia
in relazione al Vicino Oriente), Jean Thiriart ha sostenuto che "la
Turchia è Europa" ("Jeune Europe", 6 marzo 1964), e che "un'Europa
senza la Turchia sarebbe puerile e suicida", sicché "le
campagne di stampa antiturche sono non solo di pessimo gusto, ma
sono idiozie politiche. (...) L'Europa conterrà dei Turchi, dei
Maltesi, dei Siciliani, degli Andalusi, dei Kazaki, dei Tartari di
Crimea - se ne rimangono ancora - e degli Afgani" (Les 106
reponses à Mugarza, vol. I, p. 141). "Il Bosforo - dice ancora
Thiriart - costituisce il centro di gravità di un Impero che in
un senso va da Vladivostok alle Azzorre e nell'altro dall'Islanda
al Pakistan" (Les 106 reponses, p. 37). Per un aggiornato
approccio geopolitico alla questione turca, si veda: Carlo
Terracciano, Turchia: ponte d'Eurasia, "Eurasia", 1, 2004.
Dal punto di vista etnico, il popolo turco stanziato sulla penisola
anatolica costituisce il risultato di una sintesi che ha avuto luogo
tra popoli di diversa origine. Fin dall'antichità, l'Anatolia
è stata abitata da popolazioni per lo più ariane: Ittiti, Frigi,
Lidi, Lici, Panfili, Armeni, Celti ecc. Con l'arrivo dei Turchi
Selgiuchidi e poi dei Turchi Ottomani, ebbe luogo una fusione dell'elemento
autoctono con quello turanico, sicché oggi si ha in Turchia "un
tipo medio, che va considerato più di fattezze europee che
asiatiche" (Renato Biasutti, Le razze e i popoli della terra, Utet,
Torino 1967, vol. II, p. 526). Un noto esperto di questioni etniche
e linguistiche afferma che i Turchi dell'Anatolia "sono in
maggioranza europidi purissimi, passati nel tempo all'uso di una
lingua turca a opera dei loro conquistatori centro-asiatici"
(Sergio Salvi, La mezzaluna con la stella rossa, Marietti, Genova
1993, p. 60).
La lingua ufficiale della Turchia, il turco ottomano (osmanli), come
tutte le lingue turco-tatare appartiene al gruppo altaico. Si tratta
perciò di una lingua non indoeuropea, così come non sono
indoeuropee tante altre lingue parlate in Europa: le lingue
turco-tatare della Russia, le lingue caucasiche, le lingue
ugrofinniche (ungherese, finlandese, estone, careliano, lappone,
mordvino, ceremisso, sirieno, votiaco ecc.) e il basco.
La religione professata dalla quasi totalità del popolo turco è l'Islam,
una religione presente in Europa fin dall'VIII secolo d.C. La
Turchia è musulmana così come lo sono state la Spagna, la Francia
meridionale e la Sicilia; così come lo sono ancora oggi alcune
regioni della Russia, del Caucaso e dei Balcani. Per quanto riguarda
l'Unione Europea, sono quattordici milioni i musulmani che vivono
attualmente sulla sua area. Sotto questo profilo, dunque, la Turchia
non rappresenta nulla di eccezionale.
Le vicende storiche hanno fatto dei Turchi, dopo il loro
insediamento in Anatolia e nella Tracia, un popolo europeo. L'Impero
ottomano fu retto per secoli da una dinastia in cui il tasso di
sangue turco diminuiva ad ogni generazione, poiché la validé
(ossia la madre del Sultano) era o greca, o slava o circassa o anche
italiana. In un certo senso, si potrebbe dunque dire che i Sultani
ottomani erano "più europei" che non i re ungheresi discesi da
Arpad, tutti quanti turanici per parte di padre e per parte di
madre. Quanto alla classe dirigente ottomana, furono innumerevoli i
visir, i funzionari politici e gli ufficiali dell'esercito
appartenenti ai popoli balcanici. Gli stessi giannizzeri, ossia l'élite
militare dell'Impero, non erano d'origine turca. Altri dati
significativi per quanto concerne la trasmissione dell'eredità
politica e culturale da Bisanzio alla Turchia ottomana si possono
trovare nel nostro recente articolo Roma ottomana ("Eurasia", 1,
2004).
Data la sua dimensione eurasiatica e mediterranea, l'Impero
ottomano non poteva non entrare a far parte del novero di quelle
potenze che dovevano garantire l'equilibrio europeo. Così la
Turchia diventò una potenza europea: dall'epoca di Solimano il
Magnifico, quando la monarchia francese instaurò un rapporto di
alleanza con il "Gran Turco", fino al trattato di Parigi del
1856, quando si stabilì espressamente che la Turchia era "un
membro effettivo della famiglia delle nazioni europee". Nell'ultima
fase della sua storia, la Turchia era "il malato d'Europa".
Più fondate appaiono le ragioni di coloro i quali respingono l'idea
di un ingresso della Turchia per il timore che Ankara diventi, in
seno all'Unione Europea, un cavallo di Troia, o meglio un cavallo
di Washington. A dire la verità, se condizione dell'adesione all'Unione
Europea dovesse essere l'orientamento europeista dei governi
europei, non sappiamo quali paesi meriterebbero di rimanervi.
Alcuni, a partire dall'Italia, dovrebbero esserne immediatamente
espulsi. Coerenza dunque vorrebbe, come minimo, che si invocasse la
non ammissione nella Unione Europea di paesi che sono filoamericani
quanto la Turchia, se non di più: Romania, Bulgaria e Albania.
In un ampio, approfondito e documentato studio della questione (Dall'Impero
all'Eurasia, "Eurasia", 1, 2004), Tiberio Graziani prospetta
tre diversi scenari, che cerchiamo di ricapitolare qui di seguito.
Il primo scenario ("euroccidentale") è quello dell'Unione
Europea allargata alla Romania e alla Bulgaria, ma non alla Turchia.
Da un punto di vista geopolitico, questa Europa dei ventisette non
costituirebbe una unità completa, perché sarebbe priva del
contrafforte sudorientale (la Turchia, per l'appunto) e avrebbe
uno scarso peso militare nel Mediterraneo. L'Europa dei ventisette
continuerebbe ad essere la testa di ponte per la conquista americana
dell'Eurasia. La Turchia, tenuta fuori dall'Unione Europea e
utilizzata dagli Usa, rappresenterebbe un serio fattore di
destabilizzazione per l'Europa, perché manterrebbe alta la
tensione nei Balcani e ostacolerebbe l'integrazione di Croazia,
Serbia, Macedonia, Bosnia Erzegovina e Albania. È questo le
scenario che si realizzerebbe qualora prevalessero le prese di
posizione dei vari "France-Israel", Ratzinger, islamofobi e
neolepantisti d'ogni sorta. Il secondo scenario ("euroamericano")
considera che la Turchia entri nell'Unione Europea per rafforzare
il partito atlantico, già largamente rappresentato da Gran
Bretagna, Italia, Polonia e Ungheria, e per sabotare i conati
franco-tedeschi di emancipazione. Questa strategia (che ha le sue
basi nella teoria di Huntington) prevede che le posizioni turcofobe
di alcuni paesi europei si rafforzino ulteriormente, in maniera tale
che la turcofobia, addizionata alla più vasta campagna di
diffamazione dell'Islam, scavi un fossato geopolitico tra l'Europa
e i paesi musulmani del Mediterraneo. Questo secondo scenario ci
presenta un'Europa che, comprendendo la Turchia, sarebbe
geopoliticamente completa; tuttavia tale unità sarebbe vanificata
dal ruolo occidentalista affidato alla Turchia. Anche in questo
caso, l'Europa risulterebbe destabilizzata. È lo scenario
auspicato da Berlusconi, Fini, Pannella, Bonino.
A questo secondo scenario si ricollega l'ipotesi che l'ingresso
della Turchia possa anticipare e giustificare l'ingresso dell'entità
sionista nell'Unione Europea, anche se bisogna tener conto di
fatti rilevanti, quali i recenti dissapori diplomatici intervenuti
tra Ankara e Gerusalemme, nonché del rifiuto della Turchia di
partecipare all'aggressione dell'Iraq. Il terzo scenario ("eurocentrico")
prevede lo spostamento del baricentro politico europeo sull'asse
Parigi-Berlino e il simultaneo slittamento della Turchia dalla
posizione filoatlantica a quella continentale. Così gli Usa
perderebbero un prezioso alleato e l'Europa acquisirebbe un
elemento indispensabile. Dal fragile trilateralismo attuale (Londra,
Parigi, Berlino), sottoposto al condizionamento angloamericano, si
passerebbe all'asse Parigi-Berlino-Ankara. Con l'inserimento
della Turchia, l'Unione Europea acquisirebbe, al di fuori della
Nato, il controllo degli Stretti e l'opportunità di far valere le
proprie esigenze circa le risorse energetiche. Nel contesto dell'Unione
Europea, anche la questione curda e la questione di Cipro
troverebbero una loro soluzione. È questo lo scenario paventato da
Brzezinski e auspicato dagli eurasiatisti (cfr. intervista di
Aleksandr Dugin al giornale turco "Zaman"). Dal punto di vista
europeo, questo terzo scenario è indubbiamente il più favorevole.
Perché si realizzi, però, sono richieste almeno due condizioni. La
prima consiste in un ulteriore rafforzamento dello schieramento
politico che ha trionfato alle ultime elezioni turche e nel
parallelo indebolimento dei centri di potere kemalisti. La seconda
condizione consiste nell'attenuazione, se non nella scomparsa, dei
sentimenti turcofobi e islamofobi diffusi in Europa e coltivati ad
arte dai fautori dello "scontro di civiltà". (Claudio Mutti
fonte: http://eurasia-rivista.org)
12.11.2004
LA REPLICA
DI MUTTI
In
quattro punti lo storico ribatte, punto su punto, alle
argomentazioni di Ernesto Milà contenute sul sito informatico
<Infokrisis> e dal titolo "Respuesta a Claudio Mutti.
Turquia no es Europa".
1. Il 2 novembre 2004 Ernesto Milà ha pubblicato sul suo sito
informatico personale (infoKrisis)
una Respuesta a Claudio
Mutti. Turquia no es Europa, che contiene alcune
obiezioni a quanto abbiamo scritto nell'articolo La
Turchia e l'Europa, accessibile nel sito della rivista
di studi geopolitici "Eurasia" (www.eurasia-rivista.org).
Alle argomentazioni del nostro articolo relative all'appartenenza
della penisola anatolica allo spazio culturale europeo, Ernesto
Milà obietta: "Quando
l'Anatolia (specialmente la sua costa occidentale bagnata dall'Egeo)
era un prolungamento della Grecia, si poteva parlare di lingua,
etnia e cultura europea. Ma, a partire dall'invasione ottomana e
dalla distruzione di Bisanzio, parliamo di uno spazio geopolitico
europeo conquistato da un popolo indiscutibilmente non europeo. Di
più: un popolo che praticò la pulizia etnica e religiosa,
distrusse la cultura bizantina e creò una situazione nuova".
Alcuni di questi concetti vengono ribaditi ulteriormente: "Mutti
evita di descrivere la storia della conquista ottomana di Bisanzio.
Lì assistiamo alla distruzione della civiltà e della cultura
occidentale. (...) Senza parlare della pulizia etnica nei Balcani in
seguito all'irruzione turca".
Ernesto Milà, dunque, sostiene che un popolo non europeo che venga
ad insediarsi in Europa non diventa, per ciò stesso, un popolo
europeo. Scrive infatti testualmente: "Noi neghiamo questo
automatismo; il fatto accidentale di aver occupato un territorio
europeo non implica l'acquisizione legittima della qualifica di
'europeo'". Egli però applica questo criterio unicamente al
caso dei Turchi Ottomani, i quali si insediarono in Tracia,
dimenticando che, per
essere valido, tale criterio dovrebbe potersi applicare anche ad
altri casi. Ci limitiamo a citarne uno solo: quello delle dieci
tribù guidate da Árpád (sette tribù ugriche e tre
turco-cabardine) che nell'896 invasero la Pannonia ex romana e vi
si insediarono, rimanendovi stabilmente per millecento anni.
Insomma, se bisogna assumere il criterio invocato da Milà, non sono
europei i Turchi, ma neanche gli Ungheresi, i Székely, i
Finlandesi, gli Estoni, i Bulgari e nemmeno parecchie popolazioni
della Russia al di qua degli Urali e del Caucaso.
Perché allora Milà non rifiuta la qualifica di europei anche a
tutti questi altri popoli? Semplice: perché molti di loro sono
diventati cristiani. Anche se non lo dice esplicitamente, è questo
uno dei concetti fondamentali in base ai quali egli stabilisce chi
sia europeo e chi no. Lo si capisce benissimo quando dice: "L'attuale
territorio della UE ha una uniformità religiosa evidente, che l'incorporazione
di nuovi associati contribuirà a rompere". Milà ha così
aggiornato la sinonimia novalisiana: Die
Christenheit oder Europa. Ma l'"unica
cristianità" idealizzata dal poeta romantico non è mai esistita;
sicuramente non è esistita dopo il primo grande scisma del 1054.
Figuriamoci nell'UE del 2004!!
Ma, dicevamo, secondo Milà l'appartenenza cristiana è solo una
condizione necessaria per potersi dire europeo. Necessaria, ma non
sufficiente. L'altra condizione richiesta consiste nel trarre
origine "o dai popoli nordico-germanici o dal mondo classico
greco-latino". A questo punto, il carattere europeo dei popoli
slavi diventa problematico. Esclusi a
priori i Russi (che secondo Milà occupano uno spazio
extraeuropeo) ed esclusi a
priori i Bulgari (che sono originariamente un popolo
turco), che ne facciamo dei Polacchi, degli Slovacchi, dei Croati?
Cattolici sì, ma irrimediabilmente slavi. Dunque non europei.
Tuttavia le condizioni poste da Milà per potersi dire europei non
sono terminate. Le nazioni europee, egli dice, "sono oggi
democrazie stabili con un sistema economico liberale". Ne consegue
che la formula di Novalis, ulteriormente adattata, dovrebbe suonare
così: "la liberaldemocrazia ovvero l'Europa".
2. Ma torniamo ai Turchi. Gli Ottomani, secondo Milà, "distrusse[ro]
la cultura bizantina", che egli identifica tout
court con la "cultura occidentale". In che modo può
essere chiamata "occidentale" una cultura che, chiamandosi "bizantina",
trae il proprio nome dalla capitale dell'Impero Romano d'Oriente?
Per noi è un vero e proprio mistero...
Quanto alla asserita distruzione della cultura bizantina ad opera
degli Ottomani, ci permettiamo di segnalare a Ernesto Milà quel
capolavoro del grande storico romeno Nicolae Iorga che è Byzance
après Byzance (Balland, Paris 1992), in cui viene
descritta la fioritura della civiltà bizantina dopo il 1453, sia
nei territori dell'Impero ottomano sia nelle zone adiacenti in cui
essa si diffuse. "Bisanzio, con tutto ciò che essa rappresentava
(...) non poteva scomparire con la caduta successiva delle sue tre
capitali - Costantinopoli, Mistrà e Trebisonda - nel XV secolo. (...)
Bisanzio si conservò fino a un'epoca che cercheremo di definire (...)
Dopo la trasformazione, per molti versi soltanto apparente, del
1453, essa [la cultura bizantina, n.d.r.] si annetterà forme di
civiltà provenienti dal mondo gotico di Transilvania e Polonia,
attraverso la Moldavia romena" (pp. 7-8). Oltre al libro di
Nicolae Iorga, segnaliamo a Milà anche un altro studio che illustra
la continuità bizantino-ottomana: L'Islam
e l'eredità bizantina di Piero Calò, pubblicato nel
1990 dalle Edizioni all'insegna del Veltro.
Ci sono però altri libri, dei quali consiglieremmo volentieri la
lettura a Ernesto Milà. Il primo è La
caduta di
Costantinopoli 1453 di Steven Runciman. A p. 143 dell'edizione
italiana (Feltrinelli, Milano 1968) Milà potrà informarsi circa la
vera sorte del patriarca che resse le sorti della comunità
cristiana di Costantinopoli negli anni che precedettero la conquista
ottomana: Gregorio Mammas "era fuggito dalla città nel 1451",
sicché risulta del tutto infondata l'affermazione dello stesso
Milà, secondo cui il patriarca sarebbe morto combattendo contro i
Turchi assieme al basileus
Costantino XI. Nel celebre studio di Franz Babinger su Maometto
il Conquistatore e il suo tempo (Einaudi, Torino 1967),
invece, Milà potrà leggere che nel 1453 l'elezione e la
consacrazione di Giorgio Scholarios ebbero luogo "secondo l'uso
e l'ordinamento tradizionale" (p. 111), sicché risulta
piuttosto azzardato asserire, come fa per l'appunto Milà, che il
governo ottomano "depose e assassinò i patriarchi di
Costantinopoli".
Come si è visto più sopra, Ernesto Milà accusa gli Ottomani di
aver praticato "la pulizia etnica e religiosa". È vero
esattamente il contrario. L'Impero ottomano fu sempre un edificio
multietnico, a partire dalla classe dirigente, che annoverò
numerosissimi visir, ministri e capi militari di origine greca,
slava, albanese ecc. (Si veda a questo proposito il nostro articolo Roma
ottomana, in "Eurasia", 1, 2004). Addirittura, fu
multietnico fu lo stesso harem dei Sultani, sicché, se vi fu
pulizia etnica, essa avvenne proprio a danno del sangue turco, che
nella Casa di Osman diminuì da una generazione all'altra! Ma
nemmeno di pulizia religiosa è possibile parlare, altrimenti non
esisterebbero comunità cristiane nei territori dell'ex Impero
ottomano.
Ernesto Milà vuol sostenere questa tesi adducendo il caso dell'Albania
e della Bosnia: "La maggioranza degli Albanesi e dei Bosniaci
abbandonarono il cattolicesimo e adottarono l'Islam durante l'occupazione
ottomana, che durò fino al 1912".
Ora, se è vero che nel 1912 fu proclamata l'indipendenza
dell'Albania, la Bosnia si staccò dall'Impero ottomano un po'
prima del 1912: affidata nel 1878 dal Congresso di Berlino alla
tutela e all'amministrazione absburgiche, la Bosnia fu annessa all'Austria-Ungheria
nel 1908. Quanto all'affermazione secondo cui i Bosniaci avrebbero
abbandonato il cattolicesimo, essa non corrisponde alla realtà
storica. I Bosniaci erano bogomili, ossia seguivano una dottrina di
derivazione manichea che era duramente perseguitata, in quanto
eretica, dalla cattolica Ungheria. Per sottrarsi alla persecuzione
cattolica, nel 1463 i Bosniaci si schierarono dalla parte di Mehmed
II; in seguito all'integrazione della Bosnia nell'Impero
ottomano, i bogomili si convertirono all'Islam e formarono un
importante ceto di dignitari nel loro paese.
3. Passiamo ad altro. Siccome nel nostro articolo avevamo citato
Jean Thiriart, il quale in un articolo del 6 marzo1964 scriveva che
"La Turchia è Europa", Ernesto Milà trascrive un altro brano
di Thiriart, dove Vienna (1529, 1683) e Lepanto (1571) vengono
menzionate tra le località in cui l'Europa ha combattuto nel
corso dei secoli per la propria indipendenza. Il libro da cui Milà
ha estratto il brano in questione è L'Europe.
Un
empire de 400 millions d'hommes,
uscito nel 1964. Milà dimentica che, dopo la pubblicazione
di questo libro, Jean Thiriart visse ancora una trentina d'anni,
nel corso dei quali ebbe modo di modificare e aggiornare le sue
vedute. Per quanto riguarda in particolare la Turchia, già nel 1964
Thiriart scriveva:
"La Turchia è Europa (...) I nazionalisti (così essi si
autodefiniscono) sono individui di scarsa immaginazione e scarsa
ambizione. (...) Il nazionalismo - nella semantica attuale del
termine - è una filosofia e uno stile di vita per vecchi, anche
se magari hanno diciassette anni nel senso fisiologico. Quando mi è
capitato di dichiarare che la Turchia è Europa, ho sollevato un
diluvio di proteste pedanti. Ma come? E il Turco nemico ereditario?
E il musulmano aborrito? Non è mancato niente in tutto ciò,
neanche l'oleografia del massacro di Chio. I nazionalisti hanno
una visione estremamente sentimentale della storia: si potrebbe dire
che hanno un'ottica rovesciata
della realtà. Nel 1964 il problema politico-storico si pone nel
modo seguente: i Turchi controllano l'accesso al Mediterraneo
orientale, l'Europa deve controllare questo mare, dunque i Turchi
sono Europei. Spetterà ai moralisti, agli scrittori, agli storici,
in una parola agli intellettuali di aggiungere alle mie
considerazioni realistiche gli ornamenti morali abitualmente
richiesti dal galateo. È criminalmente imbecille respingere la
Spagna dal Mercato Comune in nome del democratismo, come fanno i
socialisti fanatici; è stupido ostracizzare la Jugoslavia di Tito,
così come fa la destra, perché la Spagna e la Jugoslavia sono in
primo luogo territori europei e solo in maniera del
tutto accessoria e
precaria sono le sedi rispettive del franchismo e del
titoismo. Idem dicasi per la Turchia, della quale abbiamo bisogno.
Non è affatto il caso di prendere partito, per motivi sentimentali,
a favore dei Greci perché sono cristiani, mentre gli altri sono
musulmani (...)" (Criminelle
nocivité du petit-nationalisme: Sud-Tyrol et Chypre, "Jeune
Europe", 6 mars 1964, p. 173).
Nel
1967 Thiriart ritornava sull'argomento, pubblicando su "La
Nation Européenne" (n. 16, aprile-maggio 1967, pp. 32-33) un
articolo di Leonardo Fiori significativamente intitolato Turquie,
Gibraltar du Bosphore.
L'articolo concludeva così: "L'Europa ha bisogno della
Turchia, non solo per la sua grandissima importanza strategica, ma
soprattutto perché la Turchia è in primo luogo una provincia della
nostra Europa". All'articolo di L. Fiori si accompagnava
un riquadro, nel quale era riportata una dichiarazione del ministro
degli esteri turco Cemal Erkin, secondo il quale "la Turchia
aspira a integrarsi definitivamente nell'Europa unita di
domani".
Nella lunga intervista
rilasciata a Bernardo Gil Mugarza nel 1983 (Les
106 réponses à Mugarza,
Bruxelles 1983, vol. II, p. 141), Thiriart aggiungeva altre
considerazioni. "I
Dardanelli - diceva - costituiscono un luogo strategico
dell'Europa. (...) La Turchia è una provincia della Grande Europa.
Quindi, le campagne di stampa turcofobe non soltanto sono di pessimo
gusto, ma sono idiozie politiche. Certo, c'è il problema degli
immigrati turchi nei due comuni di Bruxelles. Ma è un problema
sociale. Gli autori delle campagne di stampa suddette si rivelano
politici di sottoprefettura, che si pavesano del titolo di 'Europei'
senza neanche sapere che cosa sia l'Europa. (...) Bisogna
condannare con estrema severità tutta la letteratura nazionalista
tedesca antitaliana e tutta la letteratura nazionalista belga
antiturca. Si tratta di sentimentalismo e di xenofobia pericolosi
per l'unità politica dell'Europa".
E ancora: "L'Europa
conterrà dei Turchi, dei Maltesi, dei Siciliani, degli Andalusi,
dei Kazaki, dei Tatari di Crimea - se ne rimangono -, degli Afgani.
Per il semplice fatto che l'Europa non potrebbe esistere in modo
vitale senza possedere e controllare i territori abitati da questi
popoli" (p. 141). E infine: "Il Bosforo
costituisce il centro di gravità di un impero che in un senso va da
Vladivostok alle Azzorre e nell'altro va dall'Islanda al Pakistan.
Istanbul è il centro di gravità geopolitico di un Impero
euro-sovietico. (...) E' il luogo in cui insediare la capitale di un
Impero" (pp. 37-38)
4. La tesi di Ernesto Milà è che "la Turchia è stata,
storicamente, una potenza avversaria dell'Europa". Si tratta
però di una tesi contraddetta dai fatti storici, i quali ci
presentano la Turchia come l'alleata ora di una parte dell'Europa
ora di un'altra: per fare un paio di esempi, nel XVI sec. essa si
schierò con Francesco I contro Carlo V, mentre nella prima guerra
mondiale si alleò con gli Imperi Centrali contro la Triplice
Intesa. Dunque, se in tali circostanze la Turchia è stata
avversaria dell'Europa, lo sono state anche la Francia, l'Austria-Ungheria
e la Germania. Il che è assurdo.
Il
nemico ottomano di ieri, dice ancora Milà, coincide con la Turchia
del nostro tempo, così come la Cartagine dell'antichità è il
Maghreb di oggi. Qui la realtà delle cose viene totalmente
rovesciata, poiché gli eredi della talassocrazia economica
cartaginese non sono certamente il Marocco o l'Algeria o la
Tunisia di oggi. "Cartagine, cioè l'Inghilterra"- scriveva
correttamente Simone Weil, la quale, è ovvio, era solidale con la
Cartagine britannica. "Cartagine, cioè gli Stati Uniti" - si
deve dire oggi. E si deve aggiungere e ripetere continuamente, come
Catone: Carthago delenda est!
Quanto alla tesi di Milà, essa discende da un a
priori ideologico, che è quello secondo cui "l'identità
europea si è forgiata nella lotta contro il mondo islamico". Di
qui l'immancabile rievocazione dei "grandi fatti storici della Reconquista
o delle Crociate". Ma la risposta a tali argomenti è già stata
data da un pezzo; ed è la risposta magistrale di un Europeo al
quale nessuno oserà contestare il titolo di "buon Europeo".
Eccola: "Il cristianesimo ci ha carpito con la frode la mèsse
della civiltà antica; più tardi ci ha di nuovo defraudato della
mèsse della civiltà islamica.
Il mondo meraviglioso della civiltà moresca, a
noi in fondo più affine, più eloquente al senso ed al
gusto che non Roma e la Grecia, venne calpestato
- non dico da quali piedi - perché? Perché era debitore della
sua nascita a istinti nobili, virili, perché diceva sì alla vita
anche con le rare e raffinate delizie della vita moresca!... Più
tardi i cavalieri crociati combatterono qualcosa, davanti a cui
meglio sarebbe convenuto loro prostrarsi nella polvere, - una
civiltà al cospetto della quale persino il nostro diciannovesimo
secolo dovrebbe apparirci molto povero, molto 'tardo'. -
Certo, volevano far bottino: l'Oriente era ricco... Ma siamo
giusti! Le Crociate - alta pirateria, niente di più!" (Friedrich
Nietzsche, Anticristo,
60.
La matrice dell'a
priori ideologico di Milà si manifesta perfettamente
quando egli afferma che "le minacce contro l'Europa provengono
dall'attuale mondo islamico". È esattamente la stessa identica
tesi diffusa dai teorici della Casa Bianca. Quelli che vorrebbero
arruolarci nelle imprese di pirateria di oggi.
12.11.2004
|
DIBATTITO
A GENOVA
Si tiene oggi nel capoluogo
ligure un dibattito sulla Turchia in Europa. I resoconti della
cronaca nel prossimo numero di <Turchia Oggi>.

|
DI
NUOVO IN AFGHANISTAN
Fonti Nato
hanno annunciato che la Turchia prenderà il Comando delle forza di
pace Isaf il prossimo febbraio.
Nato
officials announced that Turkey is to take over command of
the Nato-led peacekeeping force in Afghanistan next February, to be
followed by a co-command of Italy, Britain and Spain. Currently the
Isaf is commanded by the Eurocorps, an intervention force including
troops from Belgium, Spain and Luxembourg. A number of countries
including Turkey, the Czech Republic and Romania have agreed to take
turns at the command of Kabul airport, said one Nato official. The
number of troops to be sent to Afghanistan is to be determined at a
Nato meeting on Nov. 23 in Brussels. (Hurriyet)
12.11.2004
MODELLO
AMERICANO
Riguarderà le
spese elettorali. Le donazioni potrebbero diventare legali. Il
ministro della giustizia, Cemil Cicek, sta preparando una legge ad
hoc.
For
the first time donations to election candidates' expenses in Turkey
may become legal, similar to the system in America.
The Ministry of Justice has prepared a new proposal envisaging a
change in election laws enabling donations to be made for candidates,
in exchange for a receipt. According to the regulation, each party
and each candidate will open an "election account" in the
election campaign period. Reports of irregularities in the account
will result in its closure and jail terms of between one and five
years and a fine of up to 10 billion Turkish Lira. Justice Minister
Cemil Cicek spoke of the importance of examining the financing of
parties and transparency in politics. He stressed that it was
obligatory to bring in restrictions on election expenditure similar
to those in America and some European countries.
Cicek said: "Too much money is spent and unnecessary and
arbitrary expenses are incurred in elections. Nobody knows how and
where the candidates finance these limitless expenses. In the draft
we have made preparations to make it legal to donate to political
parties and candidates. However, it must be transparent who donates
and how much so the public can follow them." The new section
"Election expenses" has been added to the Election Law
draft numbered 298. (Murat Aydin/Zaman)
12.11.2004
LA PRIMA FILIALE
Ad aprirla in
Turchia la <Dubai Islamic Bank>. Un metodo chiamato "sukuk-u
icara".
Dubai Islamic Bank, the number one interest-free bank according to
international financial publication Euromoney, is opening its first
cross border agency in Turkey.
Especially concerning real estate, the bank will reportedly finance
cheap housing projects for the citizens with low income. Over $1
billion of foreign capital is expected from the bank.
Dubai Islamic Bank works a loan method called "sukuk-u icara"
which is the Arabic for "documents showing rent incomes".
Because interest is prohibited in Islam, rent incomes replace
classical bonds and bond interest incomes. These documents are given
to investors instead of coupons and they are made to pay the rents.
Current financial laws prohibit this method. A study was started
after visits of the Finance Minister Kemal Unakıtan to the Gulf
countries. Bank authorities that made contacts with the government
have decided to enter the market after signs that the completion of
a banking reform is expected shortly. Minister of Industry and
Finance of the Arab Emirates, Doctor Mohammed Khalfan Bin Kharbas,
is chairman of the Dubai Islamic Bank's board of Directors. Vice
Chairman Aref Kooheji is the head of Turkish affairs. Kharbas and
Kooheji are expected in Turkey within the month for the official
opening ceremony. The bank was chosen number one this year ahead of
world giants such as Hsbc and Citibank as the highest sukuk
instrument-providing institution with loans up to $750 million. (Omer
Sahin/Zaman)
12.11.2004
COMMERCIO: CRESCIUTI DI
MOLTO I RAPPORTI TRA TURCHIA-ESTERO
L'Italia nostro Paese si è
confermata secondo Paese partner di Ankara,
preceduta solo dalla Germania. Sensibile aumento dei prodotti turchi
verso il Giappone (+44.6%), Gran Bretagna (+22.4%), Usa (+36.6%) e
Russia (+65.7%). Una nota a parte merita la Cina con un +78.5%.
Buono anche l'export verso la Siria e l'Iran.
Nei primi nove mesi del 2004 la dinamica per il commercio estero
turco si è ulteriormente rafforzata, per un interscambio totale tra
la Turchia e il resto del mondo pari a 114.9 miliardi di dollari
Usa. In particolare si è avuto un aumento delle importazioni del
42.43 % ed un aumento delle esportazioni del 32.28 %. Tutti i
partner principali della Turchia hanno goduto di tale aumento
generalizzato, Italia compresa. Le nostre esportazioni sono state
pari a 4.9 miliardi di dollari (+29.36 %), mentre le nostre
importazioni sono state pari a 3.2 miliardi di dollari (+39.07 %)
per un interscambio totali pari a 8.1 miliardi di dollari. Il 2004
dovrebbe essere un anno record nell' interscambio tra i due Paesi,
che potrebbe raggiungere gli 11 miliardi di dollari Usa. L' Italia
si conferma quindi secondo partner commerciale della Turchia,
preceduta solo dalla Germania. Relativamente agli altri partner
europei, si registra il notevole incremento delle esportazioni verso
la Turchia di Germania (+39,6 %), Francia (+67.0 %) e Spagna
(+74.9%). Sensibile anche l' aumento per quello che riguarda
Giappone (+44.6 %), Gran Bretagna (+22.4 %), Usa (+36.6 %), Russia
(+65.7 %). Una nota a parte merita la Cina (+78.5 %), ormai settimo
fornitore della Turchia con un valore dell' export pari a 3.1
miliardi di dollari, sempre relativamente ai primi nove mesi 2004.
Buono, anche se minore rispetto all' incremento delle importazioni
turche, l' andamento delle esportazioni (+32.28 %) rispetto all'
analogo periodo 2003, per un valore totale di 44.8 miliardi di
dollari. I Paesi verso i quali sono aumentate le vendite della
Turchia sono: Iran (+40.0 %), Russia (+35.2 %), Gran Bretagna (+49.7
%), Francia (+34.0 %), Spagna (+44.9 %) e Olanda (+36.2 %). La
Germania resta di gran lunga il principale destinatario delle
esportazioni turche, seguito da Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia e
Francia. Le esportazioni verso l' Italia hanno subito un aumento del
39.07 % raggiungendo un valore di poco inferiore ai 3.2 miliardi di
dollari. Nei confronti dei paesi confinanti è da registrare la
ripresa dell' export verso l' Iraq (1.3 miliardi di dollari USA nei
primi nove mesi del 2004), dove, nonostante i gravissimi problemi di
sicurezza, le ditte turche sono privilegiate per una serie di
forniture e servizi, anche in considerazione del fatto che la
Turchia è l' unico paese dal quale si può raggiungere l' Iraq via
terra, tramite il posto di frontiera di Habur. Si è altresì notata
un' attiva politica di relazioni commerciali nei confronti della
Siria e dell' Iran, anche se con quest' ultimo permane il
contenzioso relativo alle forniture di gas naturale, secondo i
turchi fornito a prezzo eccessivo. (fonte Ice)
12.11.2004
STAND-BY AGREEMENT
Verrà
sottoposto all'unione Europea il 1° dicembre prossimo e riguarderà
la Turchia.
Mentre
il Parlamento turco si appresa a discutere
la proposta di bilancio 2005 presenta dal Governo, i
responsabili economici stanno finalizzando i termini delle residue
riforme strutturali richieste dal Fondo Monetario Internazionale per
concludere il nuovo accordo triennale con la Turchia (previdenza
sociale, sistema fiscale, sistema bancario). Il ministro dell'Economia,
Ali Babacan, ha dichiarato che i colloqui con il Fondo saranno
ripresi nel corso di questo mese e che il prossimo stand-by
agreement verrà
sottoposto all'Unione Europea il 1 dicembre, quale parte del
programma economico di pre-accessione. (fonte Ambasciata d'Italia
ad Ankara)
12.11.2004
CONTRO
LA CORRUZIONE
Il
premier turco intende ridurre la partecipazione dello Stato
nell'imprenditoria e negli investimenti. Un sistema nazionale di
assicurazione sanitaria.
Il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, parlando ad una
manifestazione organizzata dalla Grande Minicipalità di Istanbul,
ha dichiarato che il suo Governo intende ridurre
la partecipazione dello Stato nell'imprenditoria e negli
investimenti, tagliando in tal modo alla radice - nella sua
opinione - le possibilità di corruzione dei pubblici ufficiali.
Egli ha altresì ricordato che il suo Governo intende porre in atto
nel 2005 un sistema nazionale di assicurazione sanitaria e, a tale
scopo, trasferirà sotto controllo statale gli ospedali sinora
gestiti dall'Ente generale di Previdenza Sociale (Ssk). Inoltre,
si prevede di fondere in un unico Istituto - che provvederà alle
necessità dei meno abbienti - i tre Enti esistenti: la
Ssk, l'Ente di
Previdenza
per gli Autonomi (Bag-Kur) e l'Ente Pensionistico dei
Dipendenti Pubblici (Emekli Sandigi), dei cui gravissimi deficit lo
Stato non intende
sobbarcarsi oltre il finanziamento. (fonte
Amb. d'Ita)
12.11.2004
LAVORARE
SULLE RIFORME
Così
ha risposto il Governatore della Banca Centrale turca, Sureyya
Serdengecti, a chi prevedeva un nuovo taglio dei tassi-
Il Governatore della Banca Centrale turca, Sureaya Serdengecti, che
alcune settimane fa aveva tagliato (per la prima volta dal marzo
scorso) i tassi overnight dal 22 al 20% e dal 27 al 24%
rispettivamente per la ricezione e la cessione dei depositi
interbancari, ha replicato in tono interlocutorio, sul website
della Banca, a chi prevedeva un nuovo taglio del 2% entro la fine
del 2004. Un ulteriore abbassamento degli overnight, ha
scritto, non porterà necessariamente ad un ribasso generalizzato
dei tassi di interesse. Per procedere ad un nuovo provvedimento in
tal senso, è necessario monitorare l'evoluzione della situazione,
dato che, anche se l'inflazione è attualmente ai suoi minimi da
30 anni, la stabilità dei prezzi non è ancora acquisita (la Banca
prevede anzi un rialzo nei primi mesi del 2005): inoltre il Governo
ha ancora molto da lavorare sul piano delle riforme perché l'economia
del Paese raggiunga un livello ottimale di credibilità e
sostenibilità. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
EXPORT
RECORD
I dati
dell'Associazione turca degli imprenditori (Tim) relativi al mese di
ottobre. Sei miliardi di dollari
Secondo
i dati, peraltro ufficiosi, dell'Associazione turca degli
Esportatori (Tim), le esportazioni di ottobre avrebbero sfiorato i 6
miliardi di dollari, portando il totale dei primi dieci mesi a $
51.51 miliardi, pari alla previsione governativa per l'intero anno
2004. In ottobre, le migliori performances sono state
ottenute dai prodotti siderurgici (+68%), dall'industria
automotoristica (+34%) e dai prodotti tessili
(+16%).
(fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
INTERSCAMBIO
Quello
con l'Italia. I dati del commercio estero turco secondo l'Istituto
di Statistica.
I
dati sul commercio estero turco nel periodo gennaio/settembre 2004
diffusi dall'Istituto Nazionale di Statistica mostrano, a fronte
di esportazioni per $ 44.7 miliardi (+32.3% rispetto allo stesso
periodo del 2003), importazioni per $ 70,1 mdi (+42.4%), con un
disavanzo quindi di $ 25.4 mdi. L'interscambio con l'Italia che si
conferma quale secondo partner della Turchia,
ha avuto il seguente andamento: esportazioni italiane pari a
$ 4.96 miliardi (+29.4%), importazioni per $ 3.1 mdi (+39.1%), saldo
favorevole al nostro Paese di $ 1.77 miliardi.
(fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
UN
CONSORZIO INTERNAZIONALE PER LA DIGA ELETTRICA DI ILISU
Sarà
guidato dall'austrica <Va Tech>. Contratto, chiavi in mano,
per un totale di 1 miliardo e 30 milioni di euro.Si tratta di una
riduzione del 23% rispetto ad una offerta iniziale di 1.340 milioni.
Una capacità di 1200 Mw, con una generazione prevista di 4 miliardi
di Kwh all'anno.
Secondo l'Agenzia
Economica di Stampa turca <Teba>, il Governo di Ankara
finalizzerà a fine novembre con un consorzio internazionale guidato dall'austriaca
<Va Tech> il contratto per la realizzazione chiavi in mano della diga e
centrale elettrica di Ilisu, sul fiume Tigri, per un totale di 1 miliardo e 30
milioni di euro. Si tratta di una riduzione del 23% rispetto ad un'offerta
iniziale di euro 1.340 milioni, resa possibile dall'abbassamento di un metro
dell'altezza della diga. La centrale elettrica avrà una capacità installata
di 1200 MW, con una generazione prevista di 4 miliardi di Kwh all'anno. La
<Va Tech> fornirà le turbine e la francese <Alstom> i generatori e
le attrezzature elettriche, mentre le opere civili, comprensive della diga e
delle relative gallerie sono affidate a tre note imprese
di costruzione turche e ad una impresa tedesca. I lavori
dovrebbero richiedere circa sette anni. La diga di Ilisu sarà l'ultima sul
Tigri in territorio turco e raccoglierà le acque provenienti da altre tre dighe
realizzate a monte: si tratta di un'opera a lungo contestata dagli
ambientalisti nazionali ed esteri, le cui proteste avevano provocato negli anni
scorsi il ritiro dal progetto di finanziatori ed imprese britanniche
inizialmente interessate. (fonte Amb.
d'Ita)
12.11.2004
ANTALYA,
CITTA' OSPITE D'ONORE
A
decretarlo il "Monaco World Summit>. Una massiccia affluenza
di turisti provenienti dalla Federazione russa. Un centro culturale
della capacità di mille persone. Investimenti per due miliardi di
dollari.
L'Agenzia ufficiale di stampa, <Anadolu>, ha reso noto che
Antalya, noto centro turistico della costa mediterranea, è
stata la città ospite d'onore alla 16° edizione del "Monaco
World Summit", un evento tenutosi dal 27 al 29 ottobre u.s. a
Montecarlo alla presenza di Ministri del Turismo ed operatori
specializzati provenienti da 86 Paesi. Si ricorda che Antalya sta
conoscendo un boom turistico senza precedenti, anche grazie
alla massiccia affluenza di visitatori provenienti dalla Federazione
Russa. Nei mesi scorsi vi è stato
inaugurato un Centro culturale russo dalla capacità di 1000
persone, che servirà da base per manifestazioni economiche e
commerciali, simposi professionali, conferenze specializzate e
sfilate di moda, oltre
che, naturalmente, per concerti ed attività culturali finalizzate
al rafforzamento delle relazioni tra la Turchia e la Russia. Club
sportivi russi hanno altresì in progetto la realizzazione ad
Antalya di un grande Centro comprendente vari campi per il gioco del
calcio ed uno stadio per l'hockey su ghiaccio. Recentemente,
l'Ambasciatore russo ad Ankara ha quantificato in circa $ 2
miliardi l'ammontare degli investimenti turchi nella Federazione
Russa. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
CONTATTI
ED AFFARI
Otto
aziende italiane hanno visitato sei importanti cantieri navali nella
zona di Tuzla.
L'Ufficio Ice di Istanbul ha organizzato nei giorni 26 e 27
ottobre scorsi, in cooperazione con la Camera di Commercio di
Ravenna, la visita in Turchia di una delegazione di 8 aziende
italiane, produttrici di accessoristica e componenti per la
cantieristica da diporto,
settore che ha qui avuto un notevole sviluppo nell'ultimo
decennio. La delegazione ha visitato sei importanti cantieri navali
nella zona di Tuzla, con cui ha avviato importanti contatti, ed ha
avuto incontri d'affari - sempre organizzati dal suddetto
Ufficio Ice - con altre 50 ditte locali. (fonte
Amb. d'Ita)
12.11.2004
SEMINARIO
A MILANO
A
sponsorizzarlo la Confindustria e la Tusiad sul tema "I nuovi
centri industriali in Turchia e lo sviluppo settoriale".
Si è svolto il 28 ottobre scorso, a Milano, un seminario
co-sponsorizzato dalla Confindustria italiana e dalla
omologa Associazione turca, Tusiad, avente per tema "I
nuovi centri industriali in Turchia e lo sviluppo settoriale".
Alla manifestazione, che aveva per scopo la promozione degli
investimenti in questo Paese, hanno
partecipato anche esponenti delle Federazioni degli Industriali
provenienti dall'Anatolia Occidentale (Basifed) e dall'Anatolia
Sud-orientale ed Orientale (Dogunsifed), oltre che della Federazione
delle Associazioni Settoriali (Sedefed).
(fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004
SOLIDARIETA'
DEI VERDI
Tour
in Turchia della co-presidente Claudia Roth. Gemellaggio di una città
tedesca con Diyarbakir.
A poche settimane dalla riunione tenuta ad Istanbul dai Partiti
Verdi Europei e terminata con una dichiarazione di appoggio alla
candidatura di Ankara alla UE, anche una delegazione del Gruppo
parlamentare tedesco dei Verdi, guidata dalla co-presidente Claudia
Roth, ha effettuato una visita in Turchia dove ha avuto una
diversificata serie di contatti. La Roth ha voluto reiterare
il sostegno dei Verdi tedeschi all'accessione della Turchia
nell'Unione Europea, anche perché - ha affermato -
un'eventuale risposta negativa da parte dell'Europa a dicembre
potrebbe interrompere l'am |