Arretrati 

Anno 5° N.34

VIVA L'ITALIA, VIVA LA TURCHIA
Il_ministro_Tremaglia_con_il_sindaco_di_Izmir_foto di Dante CataldiIl_ministro_Tremaglia_consegna_il_dono_al_Governatore_di_Istanbul"Viva l'Italia, viva la Turchia". Poche parole, quattro per l'esattezza. Più che sufficienti però perché il ministro che le pronunciava - in tutta l'enfasi di chi non fa retorica patriottica ma crede in valori tangibili e duraturi - desse il senso dell'amicizia di un Paese nei confronti di un altro. Mirko Tremaglia, titolare del dicastero degli Italiani nel Mondo, non poteva certo chiudere meglio il suo breve colloquio con il sindaco di Izmir, Aziz Kocaoglu, ricordando quello che la Turchia fece per la salvaguardia della democrazia durante gli anni della <guerra fredda> ma anche mettendo bene in evidenza la presenza degli italiani in questa regione del Medio Oriente dove i romani prima, i bizantini, i veneziani e i genovesi successivamente lasciarono la testimonianza più alta della loro cultura e del loro sapere.
Va subito precisato che la missione del ministro Tremaglia, ad Istanbul e ad Izmir, è andata al di là dell' incontro con la comunità economica italiana, utilissima comunque per ricordare quello che i nostri imprenditori sanno fare all'estero. L'obiettivo era principalmente far arrivare al Governo di Ankara la voce di un Paese, l'Italia per l'appunto, che sa mantenere le sue promesse e che il 17 dicembre prossimo al Consiglio d'Europa di Bruxelles si schiererà a favore della Turchia per l'apertura dei negoziati di adesione con l'UE. Sarà una battaglia lunga ed anche difficile, sia perché l'Italia - come la Francia e la Germania del resto - dovrà convincere chi non vuole questa adesione, ed al proprio interno in particolare, che la Turchia merita il tanto agognato "premio"; sia perché gli eredi di Ataturk dovranno dimostrare a loro volta di essere sulla strada delle riforme e che certi revanscismi a carattere religioso possono anche non pagare. 
Il_ministro_Tremaglia_in_visita_ad_Istanbul Bene dunque ha fatto Tremaglia nel precisare che "quello che riguarda la Turchia è un processo da costruire a poco a poco"; bene ha fatto nel rimarcare ancora che l'Unione Europea non può tirare per le lunghe il discorso sulle cosiddette "minoranze" quando Paesi, già entrati nell'UE come la Slovenia, avevano fatto ben poco per rispettare le stesse. I turchi, a cominciare dal Governatore di Istanbul Muhammer Guler a quello di Izmir Yusuf Ziya Goksu, si sono sentiti tranquillizzati. Sanno bene cosa significherà conoscere almeno la data per l'apertura dei negoziati; sanno altrettanto bene cosa significherebbe se la questione dovesse prendere una piega diversa, con tutte le ripercussioni non solo politiche ma anche a carattere economico-commerciale. Un motivo in più perché palazzo Chigi, in questo poco tempo che rimane alla scadenza del 17 dicembre, faccia l'ultimo sforzo per convincere gli indecisi tra i 25 Stati membri che dalla Turchia non c'è nulla da temere e che semmai sono più i vantaggi da un suo ingresso. Tremaglia, come ministro degli Italiani nel Mondo, ne è il più degno ambasciatore
(Turchia Oggi)
12.11.2004

DIECI MILIARDI DI DOLLARI
L'interscambio economico-commerciale tra l'Italia e la Turchia sempre più in forte crescita. Un +34% alla fine di quest'anno. Inaugurata ad Istanbul la prima sezione all'estero della "Confederazione degli imprenditori italiani nel mondo".
Il_ministro_Tremaglia_con_il_nostro_ambasciatore_Carlo_MarsiliUna ''nuova fase'' al ministero degli Esteri italiano con una decisa accentuazione delle sensibilità verso gli oltre 4 milioni di cittadini italiani all'estero (e i 60 milioni di quelli di origine italiana) e con il trasferimento di nuove competenze al ministero degli Italiani del Mondo. Sono queste le esigenze sostenute ad Istanbul, con il suo solito calore, dal ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, nel corso di un incontro alla Casa d'Italia con la comunità italiana residente, svoltosi alla presenza dell'ambasciatore italiano in Turchia, Carlo Marsili, che Tremaglia ha voluto pubblicamente ringraziare per il suo particolare impegno si da quando era direttore generale per gli italiani nel mondo alla Farnesina.
 ''Sto da tempo promuovendo una politica di italianità al di sopra delle parti e dei partiti e la costruzione di un <sistema Italia> all'estero. A questo fine, la nuova fase che sta per aprirsi alla Farnesina con un nuovo ministro degli Esteri dovrebbe vedere tra l'altro l'attribuzione di nuove competenze al ministero degli Italiani nel Mondo'' - ha detto il ministro Tremaglia riferendosi alla, probabilmente imminente, sostituzione del ministro Franco Frattini (chiamato di recente nella Commissione dell'UE di Bruxelles), ed, in particolare, all' ipotesi che il presidente di An, Gianfranco Fini, sia chiamato a sostituirlo.
''La mia dichiarazione ha il presupposto che al posto di ministro degli Esteri ci vada Gianfranco Fini''- ha, infatti, successivamente precisato all'<Ansa> Tremaglia.
Tremaglia ha poi specificato di chiedere per il suo ministero la competenza sulla rete di associazioni di italiani residenti all'estero, tra cui la recente iniziativa di costituire una Confederazione degli imprenditori italiani nel mondo (Ciim) e la rete delle scuole italiane all'estero. Rivolgendosi, poi, al
Console generale d'Italia ad Istanbul, Luciano Pezzotti, Tremaglia ha detto: ''Anche i consolati italiani, in futuro, dovranno poter avere come riferimento, oltre al ministero degli Esteri, il ministero degli italiani nel mondo''. 
Tremaglia in Turchia per incontri con la comunità italiana ed, in particolare, con gli imprenditori italiani, con i quali, ha inaugurato a Istanbul la prima sezione all'estero della ''Confederazione degli imprenditori italiani nel mondo'', un'iniziativa definita dal Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi - in una sua lettera a Tremaglia, da questi letta pubblicamente - ''un nuovo efficace strumento di sviluppo e di accelerazione del progresso sia nazionale sia internazionale''.
Lo stesso Tremaglia, in un successivo incontro con il
Governatore di Istanbul Muhammer Guler, ha confermato il ''fermo appoggio'' del Governo italiano all'adesione della Turchia all' Unione europea.
''Il Governo italiano è sempre stato e continua ad essere
favorevole all'ingresso della Turchia nell'Unione europea. La Turchia ha ottemperato alle condizioni poste dall'UE per il completamento del suo processo europeo'' - ha affermato Tremaglia incontrando Guler, il quale ringraziandolo ha aggiunto: ''Le sue parole ci tranquillizzano'', riferendosi implicitamente alle voci discordanti in materia presenti sia in Europa, sia, in minor misura, anche in Italia.
Nel corso dello stesso incontro, Tremaglia ha rilanciato la
sua proposta di qualche anno fa, già recepita sia in sede europea, sia dalla stessa legge Bossi-Fini, di finanziare un piano internazionale finalizzato alla creazione di 20 milioni di posti di lavoro nei Paesi africani, anche con l'obbiettivo di calmierare i flussi di immigrazione clandestina in Europa. Guler ha confermato l'adesione della Turchia al progetto.
Il ministro italiano si è poi trasferito a
Izmir (Smirne) dove ha avuto incontri con i rappresentanti delle circa 70 imprese italiane operanti nella regione egea turca. Sono circa 300 le società italiane operanti in Turchia.
L'interscambio commerciale tra i due Paesi è attualmente in
forte crescita (+34% nei primi 9 mesi del 2004) e a fine anno probabilmente supererà, per la prima volta, i 10 miliardi di dollari, con un sensibile attivo per l'Italia, che da anni è il secondo partner commerciale della Turchia, dopo la Germania.
Anche gli investimenti italiani in Turchia sono in forte crescita (un mercato di appalti pubblici stimato a circa 30
miliardi di dollari) ed essi sono notoriamente stati favoriti dalla posizione italiana favorevole all'adesione della Turchia all'UE e dai rapporti molto amichevoli instauratisi tra il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi ed il
premier turco Tayyip Erdogan. (Lucio Leante/Ansa)
12.11.2004

LA CAMERA DI COMMERCIO ITALIANA
Fondata in Turchia nel 1885 è una libera associazione di imprese e ha lo scopo di promuovere e sviluppare le relazioni economiche tra Roma ed Ankara.
La Camera di Commercio italiana in Turchia, fondata nel 1885 con sede ad Istanbul, è una libera associazione di imprese che ha lo scopo di promuovere e sviluppare le relazioni economiche tra l'Italia e la Turchia. La Camera, che insieme ad altre 70 Camere di Commercio nel mondo è membro di <Assocamerestero>, offre assistenza agli operatori economici avvalendosi delle strutture specialistiche e dell'esperienza acquisite nel corso di quasi un secolo di operatività.
Numerose sono le attività svolte dalla Camera di Commercio: oltre a fornire informazioni commerciali, finanziarie e di interscambio, la Camera garantisce servizi di consulenza legale e fiscale, si occupa della ricerca di partner commerciali ed industriali, fornisce assistenza nella istituzione di nove aziende, organizza seminari, manifestazioni ed iniziative promozionali.
I soci della Camera di Commercio di Istanbul sono attualmente 340. di questi, il 5% è rappresentato da ditte a totale partecipazione italiana e l'80% da ditte a totale partecipazione turca, Il rimanente 15% è rappresentato da ditte a partecipazione mista.
Il Consiglio di Amministrazione della Camera viene eletto ogni due anni dall'Assemblea dei soci (le prossime elezioni sono previste per l'aprile 2006). Si seguito la sua composizione per il biennio 2004-2006:
Presidente - Giuseppe Moggi
Vice Presidente - Zeynep Bodur Okyay
Consiglieri - Enrico Boari, Federico Ghiozzoni, Alessandro Guerrera, Oznur Cilingiroglu, Simone Kaslowski, Omer Koç, Livio Manzini, Dilek Sabanci, Resat Sabuncu
Revisori dei conti - Adriano Marinovich, Siro Vigano, Salih Gurlen.
La carica di segretario generale - che per statuto viene designato dal Consiglio d'Amministrazione e dura in carica 3 anni - è attualmente ricoperta da Fatih Aycin. (fonte Consolato generale di Italia ad Istanbul)
12.11.2004

 UN PREZIOSO STRUMENTO
 E' quello della <Ciim>, Confederazione per gli imprenditori nel mondo di cui il segretario generale è Luana Codignoni. Quello che viene fatto in Turchia in una relazione, letta davanti al ministro Mirko Tremaglia, dal presidente del <Comites> di Istanbul Aldo Kaslowki.
E' giunto a quota ottomila il censimento avviato dalla Ciim, Confederazione per gli imprenditori italiani nel mondo, nell'ambito di un progetto che punta a realizzare la prima banca dati completa delle industrie e degli imprenditori italiani nel mondo. Un settore, dice all'<Adnkronos> il segretario generale della <Ciim>, Luana Codignoni, ''ancora tutto da esplorare e ricco di opportunità sia per gli stessi imprenditori che per il nostro Paese''. Il progetto della Ciim>, promosso dal ministero per gli Italiani nel Mondo, punta a realizzare un raccordo operativo tra l'Italia e i tanti imprenditori di origine italiane (si calcola siano almeno centomila) in attività in tutto il mondo. La banca dati, che sarà diffusa on line sul sito www.ciim.it ''ha lo scopo di far conoscere tra loro ed operare le realtà produttive gestite dagli italiani nel mondo e allo stesso tempo può costituire un utile strumento per gli imprenditori stessi, che possono così far conoscere le loro attività''. 
Il giro d'affari complessivo del movimento imprenditoriale che ruota intorno agli industriali di origine italiana è notevole, se si pensa che le sole 32 industrie che compongono il direttivo del <Ciim> raggiungono un giro d'affari annuo di otto miliardi di euro. Grazie al progetto sviluppato dalla <Ciim> sarà poi possibile individuare una rete globale che serva da punto d'appoggio e da orientamento per gli imprenditori italiani che hanno intenzione di investire all'estero.
Il censimento della <Ciim> si inserisce in un più
ampio programma di promozione del <sistema Italia all'estero> sostenuto dal ministro per gli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, in visita in Turchia. ''Gli italiani nel mondo - ha detto Tremaglia, intervenendo ad un incontro con la comunità italiana e con gli imprenditori italiani in Turchia - sono stati spesso calpestati, maltrattati ed hanno subito angherie, ma oggi sono riusciti a conquistare posti di grande responsabilità nella pubblica amministrazione, nell'industria, nei Parlamenti e nei Governi''. Si tratta di una realtà ''che troppo spesso viene ignorata da quasi tutta la classe politica''.
La <Ciim>, ha rilevato Aldo Kaslowski, presidente del <Comites> di
Istanbul e vice presidente della Confederazione, si pone lo scopo di rappresentare un prezioso strumento di marketing, riconosciuto dal Governo italiano come interlocutore attivo e pragmatico, proponendo alleanze operative, di ricerca, di collaborazione e di sviluppo tecnologico''. All'incontro, svoltosi ad Istanbul, ha preso parte anche l'ambasciatore italiano in Turchia, Carlo Marsili. Dopo aver incontrato gli operatori economici italiani presso la Casa d'Italia, Tremaglia ha incontrato il governatore di Istanbul, Muamer Guler, e si è successivamente recato nella sede della <Società
Operaia di Mutuo Soccorso>. (take Adnkronos)
12.11.2004

IMPRENDITORI ITALIANI
Su un totale di 2044 residenti in Europa, quelli in Turchia sono 65. Una azienda presente nel territorio di Istanbul dal 1923.
All'interno della Banca dati della <Ciim> sono presenti i Turchia 65 imprenditori sul totale dei 2044 imprenditori residenti in Europa.
Aldo Campaner direttore della <Near East Shipping Agency>, è l'imprenditore italiano che da più anni è presente in Turchia in quanto la sua azienda, che si occupa di trasporto merci mediante navi, è dal 1923 sul territorio di Istanbul.
Negli ultimi 20 anni la Turchia ha accolto ben 46 imprenditori italiani disposti ad investire nell'economia turca e ben 18 negli ultimi quattro anni.
Imprese italiane nel territorio - La distribuzione territoriale evidenzia come le province di Istanbul (con il 48%) ed Izmir (32%) siano quelle dove è maggiore la presenza imprenditoriale italiana. le altre città non forniscono informazioni statisticamente significative. (grafico n. 1)

Imprese_Grafico_n._1

Settore merceologico - Analizzando il settore merceologico ci accorgiamo dell'assenza di imprese italiane nei settori dell'agricoltura, pesca e costruzioni.
la divisione per settore mette in luce l'attività manufatturiera che rappresenta il 60% degli imprenditori italiani in Turchia; al commercio e ai trasporti si si dedica più del 10% delle imprese inserite nel nostro Database. (grafico n. 2)

Imprenditori_Grafico_n._2

Tra le attività manufatturiere, l'imprenditore italiano ha preferito investire nelle industrie di produzione alimentare e nel settore dei prodotti chimici; il 43% delle imprese statali confluisce in questi due settori.
Interessante la presenza di imprenditoria italiana nel settore delle costruzioni navali e nella produzione di parti meccaniche.
Il grafico successivo descrive in dettaglio la tipologia di attività manufatturiere presenti sul territorio turco. (grafico n. 3)

Imprenditori_Grafico_n._3

Mercato del lavoro - La metà delle imprese italiane ha fino a 50 dipendenti, cifra ragguardevole, e soprattutto è possibile notare che ben 7 imprese corrispondenti all'11% delle imprese hanno oltre 500 dipendenti.
L'indotto economico provocato dall'imprenditoria italiana risulta essere notevole se si pensa che statisticamente ogni imprenditore italiano permette con la sua attività economica il lavoro di 286 unità lavorative, con un totale complessivo di quasi 20 mila lavoratori.
Il grafico successivo permette di descrivere la grandezza delle imprese italiane per unità lavorative. (grafico n. 4)

Imprenditori_Grafico_n._4

Come si evince dalla tabella seguente la sola attività manufatturiera offre l'opportunità a 8.600 persone di esplicare la propria attività, ma il dato interessante è che i settori finanziari e trasporti nonostante il minore numero di imprese hanno una alta quota di personale impiegato. In particolare il settore dei trasporti, specializzato in ambito navale a fronte di sole 7 imprese, impiega ben 4417 unità lavorative. (grafico n. 5)

Imprenditori_Grafico_n._5

(a cura del Consolato generale di Istanbul)
12.11.2004

BALUARDO DELLA DEMOCRAZIA
A sottolinearlo il ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, che visita di due giorni in Turchia con tappe ad Istanbul ed Izmir ha ricordato i tempi della <Guerra fredda>. "Un processo da costruire a poco a poco".

Il_ministro_Mirko_Tremaglia La Turchia ''è stata un baluardo di importanza essenziale per gli anni della guerra fredda. E non si può dimenticare il fatto che è uno dei membri della Nato. Per le politiche dell'Europa del Mediterraneo, poi, svolgerà un ruolo importantissimo''. Lo ha sottolineato  all'<Adnkronos> il
ministro degli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, a proposito del dibattito in corso in sede europea sull'adesione della Turchia alla UE.
Il 6 ottobre scorso, la Commissione ha pubblicato il proprio "parere" sulla candidatura della Turchia, riconoscendo il sufficiente soddisfacimento di parte di Ankara dei cosiddetti criteri politici di Copenaghen (istituzioni stabili, rispetto degli standard in materia di diritti umani e libertà fondamentali) e raccomandando quindi al Consiglio l'apertura dei negoziati di adesione. "Sono stati giustamente posti dei paletti'',ha rilevato Tremaglia riferendosi alle "lacune" del processo di riforma sottolineate dalla Commissione UE, in particolare per quanto riguarda l' effettiva attuazione da parte della Turchia dei provvedimenti adottati in tema di libertà religiose e di espressione, diritti delle donne e delle minoranze.
''Noi - ha osserva Tremaglia, in visita di Stato in Turchia - dobbiamo fare delle grandi apertura di carattere generale verso
i Paesi islamici, respingiamo l'idea di una guerra contro l'Islam''. E, a proposito delle resistenze, che si registrano all'interno della compagine di governo sull'argomento, il ministro degli Italiani nel Mondo ha rimarcato: ''Quello che riguarda la Turchia è un processo da costruire a poco a poco. Quanto alla Lega, il nostro è un Governo di
coalizione e ci possono essere anche valutazioni diverse''. (Dall'inviato Cesare Mazzù dell'Adnkronos)
12.11.2004

TREMAGLIA: "REQUISITI SODDISFATTI"
"La Turchia - ha dichiarato il ministro - merita di entrare nell'UE perché ha dato prove importanti". La visita nella Scuola materna delle Suore di Ivrea che ospita 75 bambini (58 turchi, 11 italiani e 6 di altre nazionalità).
Il_ministro_Tremaglia_con_la_moglie_assieme_ai_bambini_della_scuola_delle_Suore_di_Ivrea_ad_Izmir_foto_di_Dante_Cataldi E' ''certa'' la futura ammissione della Turchia nella UE dal momento che ''sono state rispettate le
condizioni'' per l'avvio del processo che porterà il Governo di Ankara in Europa. Lo ha sottolineato il ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia,in visita ad Izmir. A giudizio dell'esponente di Governo l'Europa deve favorire politiche che guardino al Sud, al Mediterraneo. La Turchia merita di entrare nella UE perché ha dato prove importanti nella storia ed ha anche rischiato per l'Europa presidiando il confine con l'Unione Sovietica negli anni della Guerra Fredda. Ora ci sono tutte le condizioni che l'Europa ha posto, dalla revisione legislativa al rispetto delle minoranze''. Sotto quest'ultimo profilo, Tremaglia ha osservato che ''non tutti gli Stati hanno superato queste condizioni, anche qualcuno di quelli che già fanno parte dell'Europa'', precisando che il suo è ''un riferimento non diplomatico ma vero alla Slovenia''.
Le parole di Tremaglia hanno naturalmente incontrato il favore delle autorità di Smirne: il Governatore della
città turca, Yusuf Ziya Goksu, ha voluto ''ringraziare il Governo italiano per il sostegno che da' alle istanze europeistiche e al cammino della Turchia verso l'integrazione nella UE''. Il sindaco di Izmir ha poi affermato che ''la Turchia ha intrapreso un irreversibile processo di democratizzazione di risanamento dell'economia ed è oggi un Paese più stabile e progettato verso lo sviluppo''.
Il ministro per gli Italiani nel Mondo si è successivamente
recato all'istituto delle suore di Ivrea, scuola materna gestita da religiose italiane che ospita attualmente 58 bambini turchi, 11 italiani e 6 di altre nazionalità. Nei locali della scuola, Tremaglia ha poi incontrato la comunità italiana di Izmir. Nel suo giro di visite, il ministro era accompagnato dall'ambasciatore italiano in Turchia, Carlo Marsili e dal console italiano della città, Michele Tommasi. Festosa l'accoglienza per ''il ministro che ha dato il voto agli italiani all'estero'', come lo ha definito l'ambasciatore Marsili. Nella circostanza, Tremaglia ha sottolineato l'importanza della rete consolare italiana nel mondo, ribadendo che la sede
italiana di Izmir non verrà chiusa ma al contrario sarà rafforzata. (take Adnkronos)
12.11.2004

65 DITTE ITALIANE
Di queste, nella circoscrizione consolare di Istanbul, 29 sono a capitale interamente italiano e 36 a capitale misto. L'87% delle imprese è situato nella zona della megalopoli. Impiegate 18 mila persone.
Nella circoscrizione consolare di Istanbul si registra la presenza di 65 ditte italiane, di cui 29 a capitale interamente italiano e 36 a capitale misto.
I principali settori maggiormente rappresentati sono: chimico e tessile (14% delle imprese), alimentare e bancario (8%), automobilistico (6%), elettronico, telecomunicazioni e macchinari (5%), elettrodomestici, trasporti, assicurativo, impianti, costruzioni e navale (3%), pneumatici, farmaceutico, acciaio, legno, turismo (25).
L'87% delle imprese è situato nella zona di Istanbul (57) mentre due sono situate a Bursa, due a Koçaeli e una rispettivamente ad Izmit, Fatsa, Cannakkale e Mudania.
Le imprese, che impiegano complessivamente circa 18 mila persone, sono sorte per la maggior parte (60%) tra gli anni 1980 e 1990, mentre per il 23% sono state fondate dopo il 2000 e per il 17% negli anni sessanta o precedentemente.
Tra le imprese più significative spiccano:
settore automobilistico: Tofas (gruppo Fiat) con il 37.86% di capitale italiano, fondata nel 1968 e con 4656 impiegati.
settore bancario: Koç Bank (Unicredito) con il 50% di capitale italiano dal 2002, con 3443 impiegati.
settore pneumatici: Pirelli Pneumatici con il 63% di capitale italiano, fondata nel 1960, impiega 1594 persone.
settore telecomunicazioni: Avea (al 40% Telecon Italia) fondata nel 2001, con circa 1500 impiegati.
settore assicurativo: Koç Alianz con il 55% di capitale italiano, fondata nel 1923, con 1500 impiegati.
settore farmaceutico: Gruppo Menarini (88% di capitale italiano), fondata nel 2000 con 1200 impiegati.
settore impianti elettrici: Magreti Marelli con il 43% di capitale italiano, fondata nel 1969 con 1100 impiegati.
Merloni elettrodomestici (100% italiana) fondata nel 1995 con 650 impiegati.
settore alimentare: Filiz Gida (Barilla) 100% italiana, produce pasta, fondata nel 1974, impiega 524 persone.
settore cavi: Pirelli Cavi (80% di capitale italiano), fondata nel 1999, con 320 impiegati.
settore produzione armi: Stoeger 100% italiana (Gruppo Beretta Holding) fondata nel 1990 con 135 impiegati. ( a cura del Consolato generale di Istanbul)
12.11.2004

IZMIR: LA COLLETTIVITA' ITALIANA 
Accanto alla presenza di personale militare, il nucleo principale è costituito da <Levantini>. L'attività di promozione culturale svolta dal Consolato. Il centro <Carlo Goldoni>.

Il nucleo principale - accanto alla presenza di personale militare (una quarantina di persone) e relativi familiari impiegati presso la locale base Nato - è costituito da <Levantini>, tendenzialmente ben inseriti nella società locale. In buona misura in essi prevale una valutazione molto positiva della realtà italiana, anche se è innegabile che solo una minoranza segua costantemente le vicende nazionali. In questo particolare contesto, va quindi rilevata con soddisfazione l'incoraggiante partecipazione al primo esercizio elettorale all'estero: 35%, a fronte del più modesto 24.94% registrato su scala mondiale. Questo clima favorevole all'Italia e alle sue istituzioni - cui un notevolissimo contributo ha ovviamente dato la riapertura a tempo indeterminato della sede del consolato d'Italia ad Izmir - ha creato le migliori premesse per l'istituzione, lo scorso 5 aprile, del Comites locale.
I servizi richiesti al Consolato (al di là delle attività di promozione culturale e commerciale) sono quelli tradizionali: visti, anagrafe, atti di stato civile, cittadinanza, passaporti, atti notarili e navigazione.
Con riferimento alla cittadinanza, l'attività principale è costituita dall'inoltro delle istanze di naturalizzazione ex art. 5 della Legge n. 91/92 e dalla ricezione dei relativi giuramenti.
In materia di visti, si registra un costante aumento nel numero dei rilasci: (+7% nel 2003 (6985 quelli complessivamente emessi) rispetto al 2002; +12% nei primi 10 mesi del 2004 (6505 visti emessi) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La tipologia di visto appare sostanzialmente bilanciata tra turismo /42% del totale) e affari (35%), con una forte incidenza per il trasporto (16%).
Il 60% circa dei connazionali è in grado di esprimersi in italiano ma pesa, sempre di più, l'assenza di una istituzione educativa nella nostra lingua in grado di coprire l'intero arco scolastico, dalle elementari al Liceo. Rimane, quale "baluardo" dell'italiano, la Scuola materna ed elementare gestita dalle Suore di Ivrea (aperta nel 1899) che è frequentata quest'ano da 75 alunni. Corre l'obbligo di segnalare anche la meritoria opera svolta dall'Associazione di Amicizia e Cultura italo-turca (creata nel 1976, ha 106 soci) con l'attivazione dei corsi ex Lege 153/71.
Incisiva l'attività di promozione culturale svolta dal Consolato (che il noto quotidiano turco <Hurriyet> ha qualificato, in un articolo pubblicato il 21 dicembre scorso, "offensiva culturale italiana") con un programma variegato di attività cui la cittadinanza risponde con una sorprendente, costante e massiccia partecipazione.
Questo attivismo genera benefici effetti anche sulla diffusione della lingua italiana: i corsi del centro culturale Carlo Goldoni" (creato nel 1995) riscuotono un crescente successo con iscrizioni in costante aumento che hanno raggiunto per il 2004 la cifra record per Izmir di 1579.
Positive anche le ricadute sul numero di studenti turchi che frequentano i corsi di italiano presso quattro atenei cittadini ove viene insegnato con varie formule, dal lettorato, ai corsi attivati grazie ai contributi ministerali e a quelli funzionanti con le risorse del Centro Culturale stesso. E' altresì significativa la costante e progressiva crescita del numero di giovani turchi che si recano a studiare in Italia: + 4% nel 2003 rispetto al 2002; addirittura +12% nei primi dieci mesi di quest'anno rispetto al 2003. (a cura del Consolato d'Italia ad Izmir)
12.11.2004

......E LA SUA PRESENZA ECONOMICO-COMMERCIALE
Una ricerca sulla presenza economica italiana nell'Egeo. Quante sono le imprese che operano in questo grandissimo distretto consolare. Dalla <Eldor> alla <Merloni>, dalla <Cementir> alla <Luxottica>.
1. La ricerca sulla presenza economica italiana nella circoscrizione di questo Consolato - avviata all'inizio dell'anno - ha consentito di recensire 55 aziende: 23 a capitale interamente italiano e 32 a capitale misto. 
2. I settori merceologici più rappresentati sono il comparto alimentare (23% del totale delle imprese recensite), quello automobilistico (14%) e il tessile (9%). Seguono i macchinari (7%), il settore chimico, trasporti ed elettrodomestici (5%), lavorazione metalli, materiali in alluminio, turismo, oreficeria e nautica (4%), produzione di cemento, di carta, costruzioni, estrazione e lavorazione di marmo, nonché produzione di materie plastiche (2%). 
3. Il 69% delle aziende è concentrato ad Izmir (sono 38); 5 sono ubicate a Mersin, 3 a Konya, 2 rispettivamente a Manisa e Denizli. E' stata invece recensita una sola impresa italiana in ciascuna delle città di Antalya, Urfa, Adana e Bilecik. Le nostre aziende (che impiegano complessivamente 4207 persone) fanno tutte registrare, sulla scia della ripresa economica in atto in Turchia, fatturati in crescita. Significativo, anche, il ritmo con il quale si creano nuovi insediamenti: 7 le imprese fondate nel 2003 (tutte ad Izmir nei settori della componentistica per auto, lavorazione metalli, agro-alimentare, tessile e macchine agricole) e 4 nei primi 9 mesi di quest'anno (2 a Denizli e 1 rispettivamente ad Izmir e Adana nei settori dei trasporti, marmo, carta e prodotti ortofrutticoli). 
 4. La presenza economica italiana più radicata e consistente della circoscrizione si trova senza dubbio nella regione Egea, una delle più prospere del paese e, soprattutto, nelle città di Manisa e Izmir (ricordo come quest'ultima sia il secondo centro economico della Turchia). Vi operano infatti importanti unità produttive italiane tra le quali spiccano, come è noto, la <Merloni> a Manisa (produzione di frigoriferi dal 1995): impiega 450 persone e ha realizzato un fatturato consolidato di 220 milioni di Euro nel 2003 (con una crescita dell'18,9% rispetto allo scorso anno); la <Cimentas> a Izmir (produzione di cemento, è stata acquistata dalla <Cementir S.p.A> del Gruppo Caltagirone nel 2001): impiega 680 persone e ha realizzato un fatturato consolidato di 102 milioni di Euro nel 2003 (+9.7% rispetto al 2002); infine la <Eldo>r a Izmir (operativa dal mese di ottobre 2003): produce centraline elettroniche per la gestione della combustione di motori a benzina per auto. 
5. Questi risultati molto positivi, sia in termini di crescita di fatturato complessivo, sia in termini di nuovi insediamenti produttivi, si inseriscono in un contesto generale di intensi rapporti commerciali tra l'Italia e l'Egeo. Questo favorevole andamento trova anche conferma nel poderoso aumento dell'export della regione verso il nostro paese: +68% (per un totale di 292.993.875$) nel 2003 rispetto al 2002. Spiccano le esportazioni di frutta secca (44.233.030$, +31% rispetto al 2002), prodotti siderurgici (41.296.542$, +128,79%), abbigliamento (41.284.478$, +53%), tessile (35.546.350$, +67%), prodotti minerari (33.751.856$, +41%), nonché olive e olio d'oliva (28.566.191$) che hanno fatto registrare l'aumento più significativo (+788%). (a cura del Consolato d'Italia ad Izmir)
12.11.2004

 

CONSOLATO D'ITALIA
Aperto nel 1861, è stato Consolato generale fino al 1950. Dalla sua istituzione, si sono succeduti, ininterrottamente, 22 consoli. E' stato trasferito nell'attuale sede nel 1993.
La circoscrizione del Consolato ha una estensione di 450 mila km2 (dall'Egeo ai confini con l'Iran e l'Irak) e vi risiedono circa 1000 italiani, l'81% dei quali è concentrato ad Izmir. oltre alla consueta attività di assistenza ai connazionali e rilascio visti, il Consolato è fortemente impegnato in una attività di promozione culturale e commerciale che ha consentito all'Italia di conseguire risultati di assoluto rilievo nell'Egeo. 
12.11.2004

 

UN APOSTOLATO DIDATTICO
La Scuola materna ed elementare di Izmir è gestita da sei suore dell'ordine di Ivrea.
Aperta nel 1899, la Scuola materna ed elementare viene gestita dalla Suore d'Ivrea sotto la giurisdizione dell'Associazione <Ernesto Schiapparelli> - Ansmi (Associazione Nazionale per Soccorrere i Missionari Italiani all'estero). Dal punto di vista giuridico, l'Istituto è una scuola italiana riconosciuta come "presa d'atto" che opera sotto la supervisione del ministero della Pubblica Istruzione turco.
La scuola è frequentata, quest'anno, da 75 bambini (58 turchi, 11 italiani e 6 stranieri) iscritti prevalentemente nella sezione materna. Infatti, per ragioni connesse alla normativa locale (che vieta ai cittadini turchi di frequentare scuole straniere a partire dalle elementari) la sezione elementare è frequentata da un numero esiguo di alunni italiani e stranieri non turchi.
La scuola è gestita da 6 suore che collaborano con una vice-direttrrce turca. ( a cura del Consolato italiano ad Izmir)
12.11.2004

ESEMPIO DI POSSIBILE CONVIVENZA RELIGIOSA
Incontro con padre domenicano Giulio Vattolla. La cerimonia per la commemorazione delle Forze Armate ad Izmir alla quale era presente il ministro MirKo Tremaglia.
Con la deposizione di una corona presso la chiesa del Santissimo Rosario di Izmir, il ministro per gli
Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia ha commemorato i caduti e preso parte alla celebrazione della festa delle Forze Armate alla presenza dei militari italiani del comando del Sud Est europeo della Nato. Al suo arrivo, il ministro è stato accolto dal colonnello Paolo Forgione, <senior officer> del contingente e dal comandante del nucleo italiano presso il comando dell'Alleanza atlantica, maggiore Massimo Giancone.
Ad attendere Tremaglia nella chiesa del Santissimo Rosario, uno
degli 8 edifici di culto cristiani presenti a Smirne, c'era padre Giulio Vattolla, domenicano, da 44 anni nella città turca per testimoniare che a ''Smirne e nel resto del Paese è possibile realizzare una vera convivenza religiosa. Io - ha detto - sono venuto qui tanti anni fa perché serviva un organista per le parrocchie di Izmir. Non ci ho pensato due volte ed ho iniziato questa avventura''.
Padre Vattolla ha tenuto a sottolineare ''la serena convivenza" tra
le varie religioni che si è instaurata ad Izmir. "Il terreno sul quale ho realizzato una colonia marina per bambini mi è stato donato dai protestanti, nella struttura ospito circa 200 ragazzi di religione musulmana. Mi capita - ha soggiunto - di celebrare funerali per gli ortodossi ed anche con la comunità ebraica non ci sono mai stati problemi.E' dal 1956 che il nucleo militare italiano in forza alla base Nato di Izmir celebra la ricorrenza della festa delle Forze armate nella chiesa del Santissimo Rosario". 
Alla cerimonia hanno
assistito anche un gruppo di italiani da anni residenti in Turchia, oltre ad una decina di religiosi che celebrano i riti cattolici nelle varie chiese di Izmir. Presente alla commemorazione dei caduti anche monsignor Giuseppe Bernardini, da più di 20 anni arcivescovo di Izmir. 
Ad Izmir risiede poco meno di un migliaio di italiani.
Secondo gli ultimi dati dell'anagrafe consolare, la collettività italiana residente in Turchia ammonta complessivamente a 3.170 persone. La comunità di origine italiana si divide in tre gruppi: i cosiddetti <Levantini>, ovvero i discendenti di antiche famiglie di coloni veneti e genovesi, gli italiani che si sono trasferiti per
motivi di lavoro o per matrimonio e i religiosi. (take Adnkronos)
12.11.2004

CHIESA DEL SS. ROSARIO
Sorge su un terreno dove fu inizialmente costruita (nel 1857, da parte dei Padri Domenicani) una chiesetta dedicata al SS. Apostoli Pietro e Paolo. La crescita della comunità cattolica del quartiere (per la maggior parte di origine italiana e maltese) rese necessario costruire un edificio più grande: il 1° ottobre 1904 venne quindi consacrata e aperta al culto la nuova chiesa del SS. Rosario.
Nel suo giardino è stata posta una lapide a ricordo dei caduti italiani di Izmir nelle due guerre mondiali. Dal 1956, il nucleo militare italiano on forza alla base nato cittadina celebra la ricorrenza del 4 novembre nella chiesa. (a cura del Consolato italiano di Izmir)
12.11.2004

NECESSITA' DI UNA PACE GLOBALE
Ankara ha colto l'occasione delle congratulazioni per la rielezione di Bush alla Casa Bianca per toccare questo importante problema e per chiedere una più forte collaborazione nella lotta al terrorismo.
Turkey, a wary neighbor of war-torn Iraq, congratulated US President George W. Bush on his second term in the White House, pledging support for his war against terrorism while also stressing the need for global peace.
"I believe our partnership, which is of great value not only in terms of bilateral ties but also in terms of cementing peace and security in a vast geography, will strengthen and gain new dimensions in your second term in office," President Ahmet Necdet Sezer said in a message to Bush.
"In this respect, I would like to underline our determination to further our cooperation in every field, first and foremost in the fight against terror, and to spread peace and our common values in the world and our region," he added.
Prime Minister Recep Tayyip Erdogan, for his part, mentioned "the struggle against terrorism, trans-Atlantic cooperation, regional stability and the establishment of harmony between civilizations" among the issues "on which we will expend joint efforts with the US."
"I believe the close dialogue and cooperation that we will maintain will contribute not only to our common interests, but also to global peace, stability and the acceleration of trans-Atlantic ties," Erdogan added.
Nato member Turkey counts the United States as its key strategic ally, but bilateral relations were strained last year when Ankara refused permission for US forces to use its soil for invading Iraq.
The two countries have since largely mended fences, but Ankara remains uneasy over the ongoing turmoil in Iraq and fears that continued uncertainty in its southern neighbor may have a destabilizing impact on its own territories bordering Iraq, which are populated mainly by Kurds. (Afp)
12.11.2004

"NON DISTURBIAMO MONSIEUR CHIRAC"
L'ordine perentorio impartito dal Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan a conoscenza delle difficoltà del presidente francese sulla questione Turchia. Una richiesta forse partita dallo stesso capo dell'Eliseo.
"Non disturbate monsieur Chirac". E' questo l'ordine perentorio che, secondo il giornale turco <Hurriyet>, il premier turco Recep Tayyip Erdogan avrebbe impartito ai suoi uomini di Governo e ai suoi compagni di partito.
"Astenetevi da dichiarazioni che possano disturbare il presidente francese, almeno fino al 17 dicembre, quando il Consiglio europeo deciderà di fissare la data di inizio del negoziato turco di adesione", avrebbe incalzato il premier turco, spiegando che è stato lo stesso Chirac a chiederglielo nel corso del recente incontro a tre di Berlino dove era presente anche il Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder.
"Monsieur, se lei vuole che io la aiuti, dovrebbe aiutarmi ad aiutarla", avrebbe detto Chirac in quell'occasione.
Tornato ad Ankara, Erdogan avrebbe quindi spiegato nel corso di una riunione del suo partito che la decisione di Chirac il 17 dicembre sarà positiva, ma che Chirac ha bisogno della necessaria comprensione da parte dei dirigenti turchi, tenendo conto delle difficoltà interne del presidente francese che si trova a fronteggiare un'opinione pubblica decisamente contraria (tra il 65 e il 75 per cento, secondo i sondaggi) all'adesione della Turchia all'UE.
Secondo vari analisti, anche il recente impegno di Chirac a modificare la Costituzione francese per rendere possibile in futuro un referendum sull'adesione della Turchia all'UE, sarebbe stato preso dal presidente francese soprattutto per minimizzare le reazioni pubbliche del suo Paese alla sua decisione, già presa, di dare il 17 dicembre, al vertice europeo di Bruxelles, il via libera all'inizio entro il 2005 del negoziato dell'UE con la Turchia. (take Ansa)
12.11.2004

I TRE SCENARI
Una disamina di Claudio Mutti su una integrazione o meno della Turchia nell'UE. La Turchia tenuta fuori dall'Unione costituirebbe un serio fattore di destabilizzazione per il Vecchio Continente.
L'ipotesi di un futuro ingresso della Turchia nell'Unione Europea ha dato luogo a prese di posizione diverse. Chi è contrario all'integrazione dello Stato turco nell'Unione, si basa per lo più sulla convinzione che la Turchia sia un paese asiatico e quindi estraneo alla realtà europea: per motivi d'ordine geografico, etnico, linguistico, religioso e storico. A noi pare che le cose stiano in termini un po' diversi. E cercheremo di dire sinteticamente perché. Per quanto riguarda la geografia, bisogna ricordare che nell'antichità la regione anatolica fu considerata parte integrante dell'Europa: Erodoto (IV, 45) fissava il confine orientale dell'Europa sul fiume Fasi, nei pressi degli odierni porti georgiani di Poti e Batumi; e ancora nel Medioevo, come apprendiamo da Dante (Par. VI, 5), "lo stremo d'Europa" veniva collocato in Anatolia. Oggi i geografi tendono a vedere nella penisola anatolica, dopo le penisole iberica, italiana e greca, la quarta penisola dell'Europa mediterranea.>
Fondando le proprie argomentazioni sulla geografia e su criteri di tipo geopolitico (importanza degli Stretti e funzione dell'Anatolia in relazione al Vicino Oriente), Jean Thiriart ha sostenuto che "la Turchia è Europa" ("Jeune Europe", 6 marzo 1964), e che "un'Europa senza la Turchia sarebbe puerile e suicida", sicché "le campagne di stampa antiturche sono non solo di pessimo gusto, ma sono idiozie politiche. (...) L'Europa conterrà dei Turchi, dei Maltesi, dei Siciliani, degli Andalusi, dei Kazaki, dei Tartari di Crimea - se ne rimangono ancora - e degli Afgani" (Les 106 reponses à Mugarza, vol. I, p. 141). "Il Bosforo - dice ancora Thiriart - costituisce il centro di gravità di un Impero che in un senso va da Vladivostok alle Azzorre e nell'altro dall'Islanda al Pakistan" (Les 106 reponses, p. 37). Per un aggiornato approccio geopolitico alla questione turca, si veda: Carlo Terracciano, Turchia: ponte d'Eurasia, "Eurasia", 1, 2004.
Dal punto di vista etnico, il popolo turco stanziato sulla penisola anatolica costituisce il risultato di una sintesi che ha avuto luogo tra popoli di diversa origine. Fin dall'antichità, l'Anatolia è stata abitata da popolazioni per lo più ariane: Ittiti, Frigi, Lidi, Lici, Panfili, Armeni, Celti ecc. Con l'arrivo dei Turchi Selgiuchidi e poi dei Turchi Ottomani, ebbe luogo una fusione dell'elemento autoctono con quello turanico, sicché oggi si ha in Turchia "un tipo medio, che va considerato più di fattezze europee che asiatiche" (Renato Biasutti, Le razze e i popoli della terra, Utet, Torino 1967, vol. II, p. 526). Un noto esperto di questioni etniche e linguistiche afferma che i Turchi dell'Anatolia "sono in maggioranza europidi purissimi, passati nel tempo all'uso di una lingua turca a opera dei loro conquistatori centro-asiatici" (Sergio Salvi, La mezzaluna con la stella rossa, Marietti, Genova 1993, p. 60).
La lingua ufficiale della Turchia, il turco ottomano (osmanli), come tutte le lingue turco-tatare appartiene al gruppo altaico. Si tratta perciò di una lingua non indoeuropea, così come non sono indoeuropee tante altre lingue parlate in Europa: le lingue turco-tatare della Russia, le lingue caucasiche, le lingue ugrofinniche (ungherese, finlandese, estone, careliano, lappone, mordvino, ceremisso, sirieno, votiaco ecc.) e il basco.
La religione professata dalla quasi totalità del popolo turco è l'Islam, una religione presente in Europa fin dall'VIII secolo d.C. La Turchia è musulmana così come lo sono state la Spagna, la Francia meridionale e la Sicilia; così come lo sono ancora oggi alcune regioni della Russia, del Caucaso e dei Balcani. Per quanto riguarda l'Unione Europea, sono quattordici milioni i musulmani che vivono attualmente sulla sua area. Sotto questo profilo, dunque, la Turchia non rappresenta nulla di eccezionale.
Le vicende storiche hanno fatto dei Turchi, dopo il loro insediamento in Anatolia e nella Tracia, un popolo europeo. L'Impero ottomano fu retto per secoli da una dinastia in cui il tasso di sangue turco diminuiva ad ogni generazione, poiché la validé (ossia la madre del Sultano) era o greca, o slava o circassa o anche italiana. In un certo senso, si potrebbe dunque dire che i Sultani ottomani erano "più europei" che non i re ungheresi discesi da Arpad, tutti quanti turanici per parte di padre e per parte di madre. Quanto alla classe dirigente ottomana, furono innumerevoli i visir, i funzionari politici e gli ufficiali dell'esercito appartenenti ai popoli balcanici. Gli stessi giannizzeri, ossia l'élite militare dell'Impero, non erano d'origine turca. Altri dati significativi per quanto concerne la trasmissione dell'eredità politica e culturale da Bisanzio alla Turchia ottomana si possono trovare nel nostro recente articolo Roma ottomana ("Eurasia", 1, 2004).
Data la sua dimensione eurasiatica e mediterranea, l'Impero ottomano non poteva non entrare a far parte del novero di quelle potenze che dovevano garantire l'equilibrio europeo. Così la Turchia diventò una potenza europea: dall'epoca di Solimano il Magnifico, quando la monarchia francese instaurò un rapporto di alleanza con il "Gran Turco", fino al trattato di Parigi del 1856, quando si stabilì espressamente che la Turchia era "un membro effettivo della famiglia delle nazioni europee". Nell'ultima fase della sua storia, la Turchia era "il malato d'Europa". Più fondate appaiono le ragioni di coloro i quali respingono l'idea di un ingresso della Turchia per il timore che Ankara diventi, in seno all'Unione Europea, un cavallo di Troia, o meglio un cavallo di Washington. A dire la verità, se condizione dell'adesione all'Unione Europea dovesse essere l'orientamento europeista dei governi europei, non sappiamo quali paesi meriterebbero di rimanervi. Alcuni, a partire dall'Italia, dovrebbero esserne immediatamente espulsi. Coerenza dunque vorrebbe, come minimo, che si invocasse la non ammissione nella Unione Europea di paesi che sono filoamericani quanto la Turchia, se non di più: Romania, Bulgaria e Albania.
In un ampio, approfondito e documentato studio della questione (Dall'Impero all'Eurasia, "Eurasia", 1, 2004), Tiberio Graziani prospetta tre diversi scenari, che cerchiamo di ricapitolare qui di seguito. Il primo scenario ("euroccidentale") è quello dell'Unione Europea allargata alla Romania e alla Bulgaria, ma non alla Turchia. Da un punto di vista geopolitico, questa Europa dei ventisette non costituirebbe una unità completa, perché sarebbe priva del contrafforte sudorientale (la Turchia, per l'appunto) e avrebbe uno scarso peso militare nel Mediterraneo. L'Europa dei ventisette continuerebbe ad essere la testa di ponte per la conquista americana dell'Eurasia. La Turchia, tenuta fuori dall'Unione Europea e utilizzata dagli Usa, rappresenterebbe un serio fattore di destabilizzazione per l'Europa, perché manterrebbe alta la tensione nei Balcani e ostacolerebbe l'integrazione di Croazia, Serbia, Macedonia, Bosnia Erzegovina e Albania. È questo le scenario che si realizzerebbe qualora prevalessero le prese di posizione dei vari "France-Israel", Ratzinger, islamofobi e neolepantisti d'ogni sorta. Il secondo scenario ("euroamericano") considera che la Turchia entri nell'Unione Europea per rafforzare il partito atlantico, già largamente rappresentato da Gran Bretagna, Italia, Polonia e Ungheria, e per sabotare i conati franco-tedeschi di emancipazione. Questa strategia (che ha le sue basi nella teoria di Huntington) prevede che le posizioni turcofobe di alcuni paesi europei si rafforzino ulteriormente, in maniera tale che la turcofobia, addizionata alla più vasta campagna di diffamazione dell'Islam, scavi un fossato geopolitico tra l'Europa e i paesi musulmani del Mediterraneo. Questo secondo scenario ci presenta un'Europa che, comprendendo la Turchia, sarebbe geopoliticamente completa; tuttavia tale unità sarebbe vanificata dal ruolo occidentalista affidato alla Turchia. Anche in questo caso, l'Europa risulterebbe destabilizzata. È lo scenario auspicato da Berlusconi, Fini, Pannella, Bonino.
A questo secondo scenario si ricollega l'ipotesi che l'ingresso della Turchia possa anticipare e giustificare l'ingresso dell'entità sionista nell'Unione Europea, anche se bisogna tener conto di fatti rilevanti, quali i recenti dissapori diplomatici intervenuti tra Ankara e Gerusalemme, nonché del rifiuto della Turchia di partecipare all'aggressione dell'Iraq. Il terzo scenario ("eurocentrico") prevede lo spostamento del baricentro politico europeo sull'asse Parigi-Berlino e il simultaneo slittamento della Turchia dalla posizione filoatlantica a quella continentale. Così gli Usa perderebbero un prezioso alleato e l'Europa acquisirebbe un elemento indispensabile. Dal fragile trilateralismo attuale (Londra, Parigi, Berlino), sottoposto al condizionamento angloamericano, si passerebbe all'asse Parigi-Berlino-Ankara. Con l'inserimento della Turchia, l'Unione Europea acquisirebbe, al di fuori della Nato, il controllo degli Stretti e l'opportunità di far valere le proprie esigenze circa le risorse energetiche. Nel contesto dell'Unione Europea, anche la questione curda e la questione di Cipro troverebbero una loro soluzione. È questo lo scenario paventato da Brzezinski e auspicato dagli eurasiatisti (cfr. intervista di Aleksandr Dugin al giornale turco "Zaman"). Dal punto di vista europeo, questo terzo scenario è indubbiamente il più favorevole. Perché si realizzi, però, sono richieste almeno due condizioni. La prima consiste in un ulteriore rafforzamento dello schieramento politico che ha trionfato alle ultime elezioni turche e nel parallelo indebolimento dei centri di potere kemalisti. La seconda condizione consiste nell'attenuazione, se non nella scomparsa, dei sentimenti turcofobi e islamofobi diffusi in Europa e coltivati ad arte dai fautori dello "scontro di civiltà". (Claudio Mutti
fonte: http://eurasia-rivista.org)
12.11.2004

LA REPLICA DI MUTTI 
In quattro punti lo storico ribatte, punto su punto, alle argomentazioni di Ernesto Milà contenute sul sito informatico <Infokrisis> e dal titolo "Respuesta a Claudio Mutti. Turquia no es Europa".
1. Il 2 novembre 2004 Ernesto Milà ha pubblicato sul suo sito informatico personale (infoKrisis) una Respuesta a Claudio Mutti. Turquia no es Europa, che contiene alcune obiezioni a quanto abbiamo scritto nell'articolo La Turchia e l'Europa, accessibile nel sito della rivista di studi geopolitici "Eurasia" (www.eurasia-rivista.org).
Alle argomentazioni del nostro articolo relative all'appartenenza della penisola anatolica allo spazio culturale europeo, Ernesto Milà obietta:  "Quando l'Anatolia (specialmente la sua costa occidentale bagnata dall'Egeo) era un prolungamento della Grecia, si poteva parlare di lingua, etnia e cultura europea. Ma, a partire dall'invasione ottomana e dalla distruzione di Bisanzio, parliamo di uno spazio geopolitico europeo conquistato da un popolo indiscutibilmente non europeo. Di più: un popolo che praticò la pulizia etnica e religiosa, distrusse la cultura bizantina e creò una situazione nuova". Alcuni di questi concetti vengono ribaditi ulteriormente: "Mutti evita di descrivere la storia della conquista ottomana di Bisanzio. Lì assistiamo alla distruzione della civiltà e della cultura occidentale. (...) Senza parlare della pulizia etnica nei Balcani in seguito all'irruzione turca".
Ernesto Milà, dunque, sostiene che un popolo non europeo che venga ad insediarsi in Europa non diventa, per ciò stesso, un popolo europeo. Scrive infatti testualmente: "Noi neghiamo questo automatismo; il fatto accidentale di aver occupato un territorio europeo non implica l'acquisizione legittima della qualifica di 'europeo'". Egli però applica questo criterio unicamente al caso dei Turchi Ottomani, i quali si insediarono in Tracia, dimenticando che,  per essere valido, tale criterio dovrebbe potersi applicare anche ad altri casi. Ci limitiamo a citarne uno solo: quello delle dieci tribù guidate da Árpád (sette tribù ugriche e tre turco-cabardine) che nell'896 invasero la Pannonia ex romana e vi si insediarono, rimanendovi stabilmente per millecento anni. Insomma, se bisogna assumere il criterio invocato da Milà, non sono europei i Turchi, ma neanche gli Ungheresi, i Székely, i Finlandesi, gli Estoni, i Bulgari e nemmeno parecchie popolazioni della Russia al di qua degli Urali e del Caucaso.
Perché allora Milà non rifiuta la qualifica di europei anche a tutti questi altri popoli? Semplice: perché molti di loro sono diventati cristiani. Anche se non lo dice esplicitamente, è questo uno dei concetti fondamentali in base ai quali egli stabilisce chi sia europeo e chi no. Lo si capisce benissimo quando dice: "L'attuale territorio della UE ha una uniformità religiosa evidente, che l'incorporazione di nuovi associati contribuirà a rompere". Milà ha così aggiornato la sinonimia novalisiana: Die Christenheit oder Europa. Ma l'"unica cristianità" idealizzata dal poeta romantico non è mai esistita; sicuramente non è esistita dopo il primo grande scisma del 1054. Figuriamoci nell'UE del 2004!!
Ma, dicevamo, secondo Milà l'appartenenza cristiana è solo una condizione necessaria per potersi dire europeo. Necessaria, ma non sufficiente. L'altra condizione richiesta consiste nel trarre origine "o dai popoli nordico-germanici o dal mondo classico greco-latino". A questo punto, il carattere europeo dei popoli slavi diventa problematico. Esclusi a priori i Russi (che secondo Milà occupano uno spazio extraeuropeo) ed esclusi a priori i Bulgari (che sono originariamente un popolo turco), che ne facciamo dei Polacchi, degli Slovacchi, dei Croati? Cattolici sì, ma irrimediabilmente slavi. Dunque non europei.
Tuttavia le condizioni poste da Milà per potersi dire europei non sono terminate. Le nazioni europee, egli dice, "sono oggi democrazie stabili con un sistema economico liberale". Ne consegue che la formula di Novalis, ulteriormente adattata, dovrebbe suonare così: "la liberaldemocrazia ovvero l'Europa".
2. Ma torniamo ai Turchi. Gli Ottomani, secondo Milà, "distrusse[ro] la cultura bizantina", che egli identifica tout court con la "cultura occidentale". In che modo può essere chiamata "occidentale" una cultura che, chiamandosi "bizantina", trae il proprio nome dalla capitale dell'Impero Romano d'Oriente? Per noi è un vero e proprio mistero...
Quanto alla asserita distruzione della cultura bizantina ad opera degli Ottomani, ci permettiamo di segnalare a Ernesto Milà quel capolavoro del grande storico romeno Nicolae Iorga che è Byzance après Byzance (Balland, Paris 1992), in cui viene descritta la fioritura della civiltà bizantina dopo il 1453, sia nei territori dell'Impero ottomano sia nelle zone adiacenti in cui essa si diffuse. "Bisanzio, con tutto ciò che essa rappresentava (...) non poteva scomparire con la caduta successiva delle sue tre capitali - Costantinopoli, Mistrà e Trebisonda - nel XV secolo. (...) Bisanzio si conservò fino a un'epoca che cercheremo di definire (...) Dopo la trasformazione, per molti versi soltanto apparente, del 1453, essa [la cultura bizantina, n.d.r.] si annetterà forme di civiltà provenienti dal mondo gotico di Transilvania e Polonia, attraverso la Moldavia romena" (pp. 7-8). Oltre al libro di Nicolae Iorga, segnaliamo a Milà anche un altro studio che illustra la continuità bizantino-ottomana: L'Islam e l'eredità bizantina di Piero Calò, pubblicato nel 1990 dalle Edizioni all'insegna del Veltro.
Ci sono però altri libri, dei quali consiglieremmo volentieri la lettura a Ernesto Milà. Il primo è La caduta di Costantinopoli 1453 di Steven Runciman. A p. 143 dell'edizione italiana (Feltrinelli, Milano 1968) Milà potrà informarsi circa la vera sorte del patriarca che resse le sorti della comunità cristiana di Costantinopoli negli anni che precedettero la conquista ottomana: Gregorio Mammas "era fuggito dalla città nel 1451", sicché risulta del tutto infondata l'affermazione dello stesso Milà, secondo cui il patriarca sarebbe morto combattendo contro i Turchi assieme al basileus Costantino XI. Nel celebre studio di Franz Babinger su Maometto il Conquistatore e il suo tempo (Einaudi, Torino 1967), invece, Milà potrà leggere che nel 1453 l'elezione e la consacrazione di Giorgio Scholarios ebbero luogo "secondo l'uso e l'ordinamento tradizionale" (p. 111), sicché risulta piuttosto azzardato asserire, come fa per l'appunto Milà, che il governo ottomano "depose e assassinò i patriarchi di Costantinopoli".
Come si è visto più sopra, Ernesto Milà accusa gli Ottomani di aver praticato "la pulizia etnica e religiosa". È vero esattamente il contrario. L'Impero ottomano fu sempre un edificio multietnico, a partire dalla classe dirigente, che annoverò numerosissimi visir, ministri e capi militari di origine greca, slava, albanese ecc. (Si veda a questo proposito il nostro articolo Roma ottomana, in "Eurasia", 1, 2004). Addirittura, fu multietnico fu lo stesso harem dei Sultani, sicché, se vi fu pulizia etnica, essa avvenne proprio a danno del sangue turco, che nella Casa di Osman diminuì da una generazione all'altra! Ma nemmeno di pulizia religiosa è possibile parlare, altrimenti non esisterebbero comunità cristiane nei territori dell'ex Impero ottomano.
Ernesto Milà vuol sostenere questa tesi adducendo il caso dell'Albania e della Bosnia: "La maggioranza degli Albanesi e dei Bosniaci abbandonarono il cattolicesimo e adottarono l'Islam durante l'occupazione ottomana, che durò fino al 1912".  Ora, se è vero che nel 1912 fu proclamata l'indipendenza dell'Albania, la Bosnia si staccò dall'Impero ottomano un po' prima del 1912: affidata nel 1878 dal Congresso di Berlino alla tutela e all'amministrazione absburgiche, la Bosnia fu annessa all'Austria-Ungheria nel 1908. Quanto all'affermazione secondo cui i Bosniaci avrebbero abbandonato il cattolicesimo, essa non corrisponde alla realtà storica. I Bosniaci erano bogomili, ossia seguivano una dottrina di derivazione manichea che era duramente perseguitata, in quanto eretica, dalla cattolica Ungheria. Per sottrarsi alla persecuzione cattolica, nel 1463 i Bosniaci si schierarono dalla parte di Mehmed II; in seguito all'integrazione della Bosnia nell'Impero ottomano, i bogomili si convertirono all'Islam e formarono un importante ceto di dignitari nel loro paese.
3. Passiamo ad altro. Siccome nel nostro articolo avevamo citato Jean Thiriart, il quale in un articolo del 6 marzo1964 scriveva che "La Turchia è Europa", Ernesto Milà trascrive un altro brano di Thiriart, dove Vienna (1529, 1683) e Lepanto (1571) vengono menzionate tra le località in cui l'Europa ha combattuto nel corso dei secoli per la propria indipendenza. Il libro da cui Milà ha estratto il brano in questione è L'Europe. Un empire de 400 millions d'hommes, uscito nel 1964. Milà dimentica che, dopo la pubblicazione di questo libro, Jean Thiriart visse ancora una trentina d'anni, nel corso dei quali ebbe modo di modificare e aggiornare le sue vedute. Per quanto riguarda in particolare la Turchia, già nel 1964 Thiriart scriveva:
"La Turchia è Europa (...) I nazionalisti (così essi si autodefiniscono) sono individui di scarsa immaginazione e scarsa ambizione. (...) Il nazionalismo - nella semantica attuale del termine - è una filosofia e uno stile di vita per vecchi, anche se magari hanno diciassette anni nel senso fisiologico. Quando mi è capitato di dichiarare che la Turchia è Europa, ho sollevato un diluvio di proteste pedanti. Ma come? E il Turco nemico ereditario? E il musulmano aborrito? Non è mancato niente in tutto ciò, neanche l'oleografia del massacro di Chio. I nazionalisti hanno una visione estremamente sentimentale della storia: si potrebbe dire che hanno un'ottica rovesciata della realtà. Nel 1964 il problema politico-storico si pone nel modo seguente: i Turchi controllano l'accesso al Mediterraneo orientale, l'Europa deve controllare questo mare, dunque i Turchi sono Europei. Spetterà ai moralisti, agli scrittori, agli storici, in una parola agli intellettuali di aggiungere alle mie considerazioni realistiche gli ornamenti morali abitualmente richiesti dal galateo. È criminalmente imbecille respingere la Spagna dal Mercato Comune in nome del democratismo, come fanno i socialisti fanatici; è stupido ostracizzare la Jugoslavia di Tito, così come fa la destra, perché la Spagna e la Jugoslavia sono in primo luogo territori europei e solo in maniera del tutto accessoria e precaria sono le sedi rispettive del franchismo e del titoismo. Idem dicasi per la Turchia, della quale abbiamo bisogno. Non è affatto il caso di prendere partito, per motivi sentimentali, a favore dei Greci perché sono cristiani, mentre gli altri sono musulmani (...)" (Criminelle nocivité du petit-nationalisme: Sud-Tyrol et Chypre, "Jeune Europe", 6 mars 1964, p. 173).
Nel 1967 Thiriart ritornava sull'argomento, pubblicando su "La Nation Européenne" (n. 16, aprile-maggio 1967, pp. 32-33) un articolo di Leonardo Fiori significativamente intitolato Turquie, Gibraltar du Bosphore.  L'articolo concludeva così:  "L'Europa ha bisogno della Turchia, non solo per la sua grandissima importanza strategica, ma soprattutto perché la Turchia è in primo luogo una provincia della nostra Europa".  All'articolo di L. Fiori si accompagnava un riquadro, nel quale era riportata una dichiarazione del ministro degli esteri turco Cemal Erkin, secondo il quale "la Turchia aspira a integrarsi definitivamente nell'Europa unita di domani".
Nella lunga intervista rilasciata a Bernardo Gil Mugarza nel 1983 (
Les 106 réponses à Mugarza, Bruxelles 1983, vol. II, p. 141), Thiriart aggiungeva altre considerazioni. "I Dardanelli - diceva - costituiscono un luogo strategico dell'Europa. (...) La Turchia è una provincia della Grande Europa. Quindi, le campagne di stampa turcofobe non soltanto sono di pessimo gusto, ma sono idiozie politiche. Certo, c'è il problema degli immigrati turchi nei due comuni di Bruxelles. Ma è un problema sociale. Gli autori delle campagne di stampa suddette si rivelano politici di sottoprefettura, che si pavesano del titolo di 'Europei' senza neanche sapere che cosa sia l'Europa.  (...) Bisogna condannare con estrema severità tutta la letteratura nazionalista tedesca antitaliana e tutta la letteratura nazionalista belga antiturca. Si tratta di sentimentalismo e di xenofobia pericolosi per l'unità politica dell'Europa".  E ancora: "L'Europa conterrà dei Turchi, dei Maltesi, dei Siciliani, degli Andalusi, dei Kazaki, dei Tatari di Crimea - se ne rimangono -, degli Afgani. Per il semplice fatto che l'Europa non potrebbe esistere in modo vitale senza possedere e controllare i territori abitati da questi popoli"  (p. 141).   E infine: "Il Bosforo costituisce il centro di gravità di un impero che in un senso va da Vladivostok alle Azzorre e nell'altro va dall'Islanda al Pakistan. Istanbul è il centro di gravità geopolitico di un Impero euro-sovietico. (...) E' il luogo in cui insediare la capitale di un Impero" (pp. 37-38)
4. La tesi di Ernesto Milà è che "la Turchia è stata, storicamente, una potenza avversaria dell'Europa". Si tratta però di una tesi contraddetta dai fatti storici, i quali ci presentano la Turchia come l'alleata ora di una parte dell'Europa ora di un'altra: per fare un paio di esempi, nel XVI sec. essa si schierò con Francesco I contro Carlo V, mentre nella prima guerra mondiale si alleò con gli Imperi Centrali contro la Triplice Intesa. Dunque, se in tali circostanze la Turchia è stata avversaria dell'Europa, lo sono state anche la Francia, l'Austria-Ungheria e la Germania. Il che è assurdo.
Il nemico ottomano di ieri, dice ancora Milà, coincide con la Turchia del nostro tempo, così come la Cartagine dell'antichità è il Maghreb di oggi. Qui la realtà delle cose viene totalmente rovesciata, poiché gli eredi della talassocrazia economica cartaginese non sono certamente il Marocco o l'Algeria o la Tunisia di oggi. "Cartagine, cioè l'Inghilterra"- scriveva correttamente Simone Weil, la quale, è ovvio, era solidale con la Cartagine britannica. "Cartagine, cioè gli Stati Uniti" - si deve dire oggi. E si deve aggiungere e ripetere continuamente, come Catone: Carthago delenda est!
Quanto alla tesi di Milà, essa discende da un a priori ideologico, che è quello secondo cui "l'identità europea si è forgiata nella lotta contro il mondo islamico". Di qui l'immancabile rievocazione dei "grandi fatti storici della Reconquista o delle Crociate". Ma la risposta a tali argomenti è già stata data da un pezzo; ed è la risposta magistrale di un Europeo al quale nessuno oserà contestare il titolo di "buon Europeo". Eccola: "Il cristianesimo ci ha carpito con la frode la mèsse della civiltà antica; più tardi ci ha di nuovo defraudato della mèsse della civiltà islamica. Il mondo meraviglioso della civiltà moresca, a noi in fondo più affine, più eloquente al senso ed al gusto che non Roma e la Grecia, venne calpestato - non dico da quali piedi - perché? Perché era debitore della sua nascita a istinti nobili, virili, perché diceva sì alla vita anche con le rare e raffinate delizie della vita moresca!... Più tardi i cavalieri crociati combatterono qualcosa, davanti a cui meglio sarebbe convenuto loro prostrarsi nella polvere, - una civiltà al cospetto della quale persino il nostro diciannovesimo secolo dovrebbe apparirci molto povero, molto 'tardo'. - Certo, volevano far bottino: l'Oriente era ricco... Ma siamo giusti! Le Crociate - alta pirateria, niente di più!"
(Friedrich Nietzsche, Anticristo, 60.
La matrice dell'a priori ideologico di Milà si manifesta perfettamente quando egli afferma che "le minacce contro l'Europa provengono dall'attuale mondo islamico". È esattamente la stessa identica tesi diffusa dai teorici della Casa Bianca. Quelli che vorrebbero arruolarci nelle imprese di pirateria di oggi.
12.11.2004

DIBATTITO A GENOVA
Si tiene oggi nel capoluogo ligure un dibattito sulla Turchia in Europa. I resoconti della cronaca nel prossimo numero di <Turchia Oggi>.

Il_Convegno_di_Genova

DI NUOVO IN AFGHANISTAN
Fonti Nato hanno annunciato che la Turchia prenderà il Comando delle forza di pace Isaf il prossimo febbraio.
Nato officials announced that Turkey is to take over command of the Nato-led peacekeeping force in Afghanistan next February, to be followed by a co-command of Italy, Britain and Spain. Currently the Isaf is commanded by the Eurocorps, an intervention force including troops from Belgium, Spain and Luxembourg. A number of countries including Turkey, the Czech Republic and Romania have agreed to take turns at the command of Kabul airport, said one Nato official. The number of troops to be sent to Afghanistan is to be determined at a Nato meeting on Nov. 23 in Brussels. (Hurriyet)
12.11.2004

MODELLO AMERICANO
Riguarderà le spese elettorali. Le donazioni potrebbero diventare legali. Il ministro della giustizia, Cemil Cicek, sta preparando una legge ad hoc.
Cemil_CicekFor the first time donations to election candidates' expenses in Turkey may become legal, similar to the system in America.
The Ministry of Justice has prepared a new proposal envisaging a change in election laws enabling donations to be made for candidates, in exchange for a receipt. According to the regulation, each party and each candidate will open an "election account" in the election campaign period. Reports of irregularities in the account will result in its closure and jail terms of between one and five years and a fine of up to 10 billion Turkish Lira. Justice Minister Cemil Cicek spoke of the importance of examining the financing of parties and transparency in politics. He stressed that it was obligatory to bring in restrictions on election expenditure similar to those in America and some European countries.
Cicek said: "Too much money is spent and unnecessary and arbitrary expenses are incurred in elections. Nobody knows how and where the candidates finance these limitless expenses. In the draft we have made preparations to make it legal to donate to political parties and candidates. However, it must be transparent who donates and how much so the public can follow them." The new section "Election expenses" has been added to the Election Law draft numbered 298. (Murat Aydin/Zaman)
12.11.2004

LA PRIMA FILIALE
Ad aprirla in Turchia la <Dubai Islamic Bank>. Un metodo chiamato "sukuk-u icara".
Euromoney Dubai Islamic Bank, the number one interest-free bank according to international financial publication Euromoney, is opening its first cross border agency in Turkey.
Especially concerning real estate, the bank will reportedly finance cheap housing projects for the citizens with low income. Over $1 billion of foreign capital is expected from the bank.
Dubai Islamic Bank works a loan method called "sukuk-u icara" which is the Arabic for "documents showing rent incomes". Because interest is prohibited in Islam, rent incomes replace classical bonds and bond interest incomes. These documents are given to investors instead of coupons and they are made to pay the rents. Current financial laws prohibit this method. A study was started after visits of the Finance Minister Kemal Unakıtan to the Gulf countries. Bank authorities that made contacts with the government have decided to enter the market after signs that the completion of a banking reform is expected shortly. Minister of Industry and Finance of the Arab Emirates, Doctor Mohammed Khalfan Bin Kharbas, is chairman of the Dubai Islamic Bank's board of Directors. Vice Chairman Aref Kooheji is the head of Turkish affairs. Kharbas and Kooheji are expected in Turkey within the month for the official opening ceremony. The bank was chosen number one this year ahead of world giants such as Hsbc and Citibank as the highest sukuk instrument-providing institution with loans up to $750 million. (Omer Sahin/Zaman)
12.11.2004

COMMERCIO: CRESCIUTI DI MOLTO I RAPPORTI TRA TURCHIA-ESTERO
L'Italia nostro Paese si è confermata secondo Paese partner di Ankara, preceduta solo dalla Germania. Sensibile aumento dei prodotti turchi verso il Giappone (+44.6%), Gran Bretagna (+22.4%), Usa (+36.6%) e Russia (+65.7%). Una nota a parte merita la Cina con un +78.5%. Buono anche l'export verso la Siria e l'Iran.
Nei primi nove mesi del 2004 la dinamica per il commercio estero turco si è ulteriormente rafforzata, per un interscambio totale tra la Turchia e il resto del mondo pari a 114.9 miliardi di dollari Usa. In particolare si è avuto un aumento delle importazioni del 42.43 % ed un aumento delle esportazioni del 32.28 %. Tutti i partner principali della Turchia hanno goduto di tale aumento generalizzato, Italia compresa. Le nostre esportazioni sono state pari a 4.9 miliardi di dollari (+29.36 %), mentre le nostre importazioni sono state pari a 3.2 miliardi di dollari (+39.07 %) per un interscambio totali pari a 8.1 miliardi di dollari. Il 2004 dovrebbe essere un anno record nell' interscambio tra i due Paesi, che potrebbe raggiungere gli 11 miliardi di dollari Usa. L' Italia si conferma quindi secondo partner commerciale della Turchia, preceduta solo dalla Germania. Relativamente agli altri partner europei, si registra il notevole incremento delle esportazioni verso la Turchia di Germania (+39,6 %), Francia (+67.0 %) e Spagna (+74.9%). Sensibile anche l' aumento per quello che riguarda Giappone (+44.6 %), Gran Bretagna (+22.4 %), Usa (+36.6 %), Russia (+65.7 %). Una nota a parte merita la Cina (+78.5 %), ormai settimo fornitore della Turchia con un valore dell' export pari a 3.1 miliardi di dollari, sempre relativamente ai primi nove mesi 2004. Buono, anche se minore rispetto all' incremento delle importazioni turche, l' andamento delle esportazioni (+32.28 %) rispetto all' analogo periodo 2003, per un valore totale di 44.8 miliardi di dollari. I Paesi verso i quali sono aumentate le vendite della Turchia sono: Iran (+40.0 %), Russia (+35.2 %), Gran Bretagna (+49.7 %), Francia (+34.0 %), Spagna (+44.9 %) e Olanda (+36.2 %). La Germania resta di gran lunga il principale destinatario delle esportazioni turche, seguito da Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia e Francia. Le esportazioni verso l' Italia hanno subito un aumento del 39.07 % raggiungendo un valore di poco inferiore ai 3.2 miliardi di dollari. Nei confronti dei paesi confinanti è da registrare la ripresa dell' export verso l' Iraq (1.3 miliardi di dollari USA nei primi nove mesi del 2004), dove, nonostante i gravissimi problemi di sicurezza, le ditte turche sono privilegiate per una serie di forniture e servizi, anche in considerazione del fatto che la Turchia è l' unico paese dal quale si può raggiungere l' Iraq via terra, tramite il posto di frontiera di Habur. Si è altresì notata un' attiva politica di relazioni commerciali nei confronti della Siria e dell' Iran, anche se con quest' ultimo permane il contenzioso relativo alle forniture di gas naturale, secondo i turchi fornito a prezzo eccessivo. (fonte Ice)
12.11.2004

STAND-BY AGREEMENT
Verrà sottoposto all'unione Europea il 1° dicembre prossimo e riguarderà la Turchia.
Mentre il Parlamento turco si appresa a discutere  la proposta di bilancio 2005 presenta dal Governo, i responsabili economici stanno finalizzando i termini delle residue riforme strutturali richieste dal Fondo Monetario Internazionale per concludere il nuovo accordo triennale con la Turchia (previdenza sociale, sistema fiscale, sistema bancario). Il ministro dell'Economia, Ali Babacan, ha dichiarato che i colloqui con il Fondo saranno ripresi nel corso di questo mese e che il prossimo stand-by agreement  verrà sottoposto all'Unione Europea il 1 dicembre, quale parte del programma economico di pre-accessione. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
12.11.2004

CONTRO LA CORRUZIONE
Il premier turco intende ridurre la partecipazione dello Stato nell'imprenditoria e negli investimenti. Un sistema nazionale di assicurazione sanitaria.
Il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, parlando ad una manifestazione organizzata dalla Grande Minicipalità di Istanbul, ha dichiarato che il suo Governo intende ridurre  la partecipazione dello Stato nell'imprenditoria e negli investimenti, tagliando in tal modo alla radice - nella sua opinione - le possibilità di corruzione dei pubblici ufficiali. Egli ha altresì ricordato che il suo Governo intende porre in atto nel 2005 un sistema nazionale di assicurazione sanitaria e, a tale scopo, trasferirà sotto controllo statale gli ospedali sinora gestiti dall'Ente generale di Previdenza Sociale (Ssk). Inoltre, si prevede di fondere in un unico Istituto - che provvederà alle necessità dei meno abbienti - i tre Enti esistenti: la  Ssk, l'Ente di  Previdenza  per gli Autonomi (Bag-Kur) e l'Ente Pensionistico dei Dipendenti Pubblici (Emekli Sandigi), dei cui gravissimi deficit lo Stato non intende  sobbarcarsi oltre il finanziamento.   (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

LAVORARE SULLE RIFORME
Così ha risposto il Governatore della Banca Centrale turca, Sureyya Serdengecti, a chi prevedeva un nuovo taglio dei tassi-
Il Governatore della Banca Centrale turca, Sureaya Serdengecti, che alcune settimane fa aveva tagliato (per la prima volta dal marzo scorso) i tassi overnight dal 22 al 20% e dal 27 al 24% rispettivamente per la ricezione e la cessione dei depositi interbancari, ha replicato in tono interlocutorio, sul website della Banca, a chi prevedeva un nuovo taglio del 2% entro la fine del 2004. Un ulteriore abbassamento degli overnight, ha scritto, non porterà necessariamente ad un ribasso generalizzato dei tassi di interesse. Per procedere ad un nuovo provvedimento in tal senso, è necessario monitorare l'evoluzione della situazione, dato che, anche se l'inflazione è attualmente ai suoi minimi da 30 anni, la stabilità dei prezzi non è ancora acquisita (la Banca prevede anzi un rialzo nei primi mesi del 2005): inoltre il Governo ha ancora molto da lavorare sul piano delle riforme perché l'economia del Paese raggiunga un livello ottimale di credibilità e sostenibilità. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

EXPORT RECORD
I dati dell'Associazione turca degli imprenditori (Tim) relativi al mese di ottobre. Sei miliardi di dollari
Secondo i dati, peraltro ufficiosi, dell'Associazione turca degli Esportatori (Tim), le esportazioni di ottobre avrebbero sfiorato i 6 miliardi di dollari, portando il totale dei primi dieci mesi a $ 51.51 miliardi, pari alla previsione governativa per l'intero anno 2004. In ottobre, le migliori performances sono state ottenute dai prodotti siderurgici (+68%), dall'industria automotoristica (+34%) e dai prodotti tessili  (+16%). (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

INTERSCAMBIO
Quello con l'Italia. I dati del commercio estero turco secondo l'Istituto di Statistica.
I dati sul commercio estero turco nel periodo gennaio/settembre 2004 diffusi dall'Istituto Nazionale di Statistica mostrano, a fronte di esportazioni per $ 44.7 miliardi (+32.3% rispetto allo stesso periodo del 2003), importazioni per $ 70,1 mdi (+42.4%), con un disavanzo quindi di $ 25.4 mdi. L'interscambio con l'Italia che si conferma quale secondo partner della Turchia,  ha avuto il seguente andamento: esportazioni italiane pari a $ 4.96 miliardi (+29.4%), importazioni per $ 3.1 mdi (+39.1%), saldo favorevole al nostro Paese di $ 1.77 miliardi. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

UN CONSORZIO INTERNAZIONALE PER LA DIGA ELETTRICA DI ILISU
Sarà guidato dall'austrica <Va Tech>. Contratto, chiavi in mano, per un totale di 1 miliardo e 30 milioni di euro.Si tratta di una riduzione del 23% rispetto ad una offerta iniziale di 1.340 milioni. Una capacità di 1200 Mw, con una generazione prevista di 4 miliardi di Kwh all'anno.
La_diga_di_Ilisu Secondo l'Agenzia  Economica di Stampa turca <Teba>, il Governo di Ankara finalizzerà a fine novembre con un consorzio internazionale guidato dall'austriaca <Va Tech> il contratto per la realizzazione chiavi in mano della diga e centrale elettrica di Ilisu, sul fiume Tigri, per un totale di 1 miliardo e 30 milioni di euro. Si tratta di una riduzione del 23% rispetto ad un'offerta iniziale di euro 1.340 milioni, resa possibile dall'abbassamento di un metro dell'altezza della diga. La centrale elettrica avrà una capacità installata di 1200 MW, con una generazione prevista di 4 miliardi di Kwh all'anno. La <Va Tech> fornirà le turbine e la francese <Alstom> i generatori e le attrezzature elettriche, mentre le opere civili, comprensive della diga e delle relative gallerie sono affidate a tre note imprese  di costruzione turche e ad una impresa tedesca. I lavori dovrebbero richiedere circa sette anni. La diga di Ilisu sarà l'ultima sul Tigri in territorio turco e raccoglierà le acque provenienti da altre tre dighe realizzate a monte: si tratta di un'opera a lungo contestata dagli ambientalisti nazionali ed esteri, le cui proteste avevano provocato negli anni scorsi il ritiro dal progetto di finanziatori ed imprese britanniche inizialmente interessate. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

ANTALYA, CITTA' OSPITE D'ONORE
A decretarlo il "Monaco World Summit>. Una massiccia affluenza di turisti provenienti dalla Federazione russa. Un centro culturale della capacità di mille persone. Investimenti per due miliardi di dollari.
L'Agenzia ufficiale di stampa, <Anadolu>, ha reso noto che  Antalya, noto centro turistico della costa mediterranea, è stata la città ospite d'onore alla 16° edizione del "Monaco World Summit", un evento tenutosi dal 27 al 29 ottobre u.s. a Montecarlo alla presenza di Ministri del Turismo ed operatori specializzati provenienti da 86 Paesi. Si ricorda che Antalya sta conoscendo un boom turistico senza precedenti, anche grazie alla massiccia affluenza di visitatori provenienti dalla Federazione Russa. Nei mesi scorsi vi è stato  inaugurato un Centro culturale russo dalla capacità di 1000 persone, che servirà da base per manifestazioni economiche e commerciali, simposi professionali, conferenze specializzate e sfilate di moda,  oltre che, naturalmente, per concerti ed attività culturali finalizzate al rafforzamento delle relazioni tra la Turchia e la Russia. Club sportivi russi hanno altresì in progetto la realizzazione ad Antalya di un grande Centro comprendente vari campi per il gioco del calcio ed uno stadio per l'hockey su ghiaccio.  Recentemente, l'Ambasciatore russo ad Ankara ha quantificato in circa $ 2 miliardi l'ammontare degli investimenti turchi nella Federazione Russa. (fonte Amb. d'Ita) 
12.11.2004

CONTATTI ED AFFARI
Otto aziende italiane hanno visitato sei importanti cantieri navali nella zona di Tuzla.
L'Ufficio Ice di Istanbul ha organizzato nei giorni 26 e 27 ottobre scorsi, in cooperazione con la Camera di Commercio di Ravenna, la visita in Turchia di una delegazione di 8 aziende italiane, produttrici di accessoristica e componenti per la cantieristica da diporto, settore che ha qui avuto un notevole sviluppo nell'ultimo decennio. La delegazione ha visitato sei importanti cantieri navali nella zona di Tuzla, con cui ha avviato importanti contatti, ed ha avuto incontri d'affari - sempre organizzati dal suddetto Ufficio Ice - con altre 50 ditte locali. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

SEMINARIO A MILANO
A sponsorizzarlo la Confindustria e la Tusiad sul tema "I nuovi centri industriali in Turchia e lo sviluppo settoriale".
Si è svolto il 28 ottobre scorso, a Milano, un seminario co-sponsorizzato dalla Confindustria italiana e dalla  omologa Associazione turca, Tusiad, avente per tema "I nuovi centri industriali in Turchia e lo sviluppo settoriale". Alla manifestazione, che aveva per scopo la promozione degli investimenti in questo Paese,  hanno partecipato anche esponenti delle Federazioni degli Industriali provenienti dall'Anatolia Occidentale (Basifed) e dall'Anatolia Sud-orientale ed Orientale (Dogunsifed), oltre che della Federazione delle Associazioni Settoriali (Sedefed).  (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

SOLIDARIETA' DEI VERDI
Tour in Turchia della co-presidente Claudia Roth. Gemellaggio di una città tedesca con Diyarbakir.
A poche settimane dalla riunione tenuta ad Istanbul dai Partiti Verdi Europei e terminata con una dichiarazione di appoggio alla candidatura di Ankara alla UE, anche una delegazione del Gruppo parlamentare tedesco dei Verdi, guidata dalla co-presidente Claudia Roth, ha effettuato una visita in Turchia dove ha avuto una diversificata serie di contatti. La Roth ha voluto reiterare  il sostegno dei Verdi tedeschi all'accessione della Turchia nell'Unione Europea, anche perché - ha affermato - un'eventuale risposta negativa da parte dell'Europa a dicembre potrebbe interrompere l'ampio processo di democratizzazione in corso nel Paese e di cui ha voluto dare atto al Governo turco. L'esponente dei Verdi tedeschi ha detto di considerare particolarmente importante, per il futuro europeo della Turchia, il riconoscimento di diritti socio/economici, culturali all'Anatolia sud-orientale ed ha manifestato l'intenzione di promuovere il gemellaggio di una città tedesca con la città di Diyarbakir. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

INFLAZIONE IN SALITA
Punto di riferimento il mese di ottobre. I prezzi all'ingrosso sono cresciuti del 3.25%, quelli al consumo del 2.22%. Piuttosto tranquillo il Governatore della Banca Centrale.
Secondo l'Istituto Nazionale di Statistica turco, l'inflazione registrata nel mese di ottobre è stata la più alta degli ultimi 21 mesi per quanto riguarda i prezzi all'ingrosso, cresciuti del 3.25%, e degli ultimi 19 mesi per quanto riguarda i prezzi al consumo, aumentati del 2.22%. I dati di ottobre - attribuiti a rincari nei prezzi dei prodotti agricoli e nelle tariffe dei servizi pubblici - portano l'inflazione annua all'ingrosso al 15.48% e quella al consumo al 9.86%. Anche se nei prossimi mesi non mancheranno di farsi sentire i contraccolpi delle alte quotazioni petrolifere, il Governo ritiene di poter mantenere l'obiettivo di fine anno e contenere al 12% l'aumento dei prezzi al consumo. Secondo il Governatore della Banca Centrale, anche l'obbiettivo per il 2005 di un'inflazione al consumo dell'8%, potrà essere rispettato nonostante il rincaro dei prezzi internazionali, in ragione della rigida politica monetaria perseguita dal suo Istituto. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

BENE L'INDUSTRIA
I dati si riferiscono al mese di settembre. In crescita anche  i servizi municipalizzati.
La produzione industriale del mese di settembre, secondo dati ufficiali, ha registrato un aumento del 5.4% sul corrispondente mese del 2003, risultando da una crescita dell'8.5% nei servizi municipalizzati e del 5.1% ciascuno per i settori manufatturiero e minerario. L'aumento della produzione industriale per i primi nove mesi dell'anno è stato dell'11,7%, rispetto al 7.5% registrato dalla crescita del settore nel corrispondente periodo del 2003. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

AUTO IN CRESCITA
Il settore va particolarmente bene e gode ottima salute. In dieci mesi export per 8.5 miliardi di dollari.
Il settore automotoristico turco ha effettuato, nel periodo gennaio/ottobre 2004, esportazioni per $ 8.5 miliardi, con un balzo del 45.7% rispetto allo stesso periodo del 2003. L'export di  automobili vi ha inciso per $ 3.17 mdi (+82.8%) e l'indotto per $2.44 mdi (+23,7%). (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

FUSIONE DI BANCHE
Si tratta della <Halkbank> e della <Pamukbank>, quest'ultima commissariata nel 2002 per un forte ammanco.
Il portavoce del Consiglio di Amministrazione della banca pubblica <Halkbank> ha reso noto nei giorni scorsi che sono state completate le procedure per la fusione con la <Pamukbank>, la banca commissariata nel 2002 per un ammanco di $ 2.5 miliardi. Nella sua nuova forma, la banca continuerà a chiamarsi <Halkbank> e sarà operativa a partire dal 17 novembre, contando - dopo l'assorbimento delle 200 filiali della Pamukbank - con oltre 700 uffici in tutto il Paese. Con la fusione, la <Halkbank> passa dal sesto al quarto posto a livello nazionale in termini di attività: dedita ai prestiti alle Pmi commercianti ed artigiane, rientra nel programma nazionale delle privatizzazioni a partire dal prossimo anno. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

ENERGIA: SI PRIVATIZZA
L'annuncio del ministro Hilmi Guler secondo il quale Ankara intende trasferire al settore privato  il 64% del mercato interno di gas.
Il ministro dell'Energia, Hilmi Guler, ha annunciato che, a valere su una legge del 2001 per la liberalizzazione del mercato del gas naturale adottata su sollecitazione del Fondo Monetario Internazionale, la Turchia intende trasferire al settore privato il 64% del mercato interno di gas (16 miliardi di metri cubi su un consumo totale di 25 miliardi). Secondo la legge, l'Ente di Stato <Botas> deve vendere le sue importazioni  ed i suoi contratti d'acquisto fino a scendere al 20% del mercato. La <Botas> ha già lanciato le gare per sei contratti d'acquisto, le cui offerte sono ricevibili sino al 20 gennaio 2005. L'attuale legge non permette ai privati l'importazione diretta da Paesi - come la Russia e l'Iran - .che abbiano già accordi di fornitura con la <Botas>, ma il Governo - ha detto il ministro - intende rimuovere tale restrizione. Attualmente la Turchia importa gas naturale attraverso due gasdotti dalla Russia (uno dei quali passa sotto il Mar Nero) ed un gasdotto dall'Iran: acquista altresì gas liquefatto dall'Algeria e dalla Nigeria. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

GARE PER LE RISERVE MINERARIE
Lo ha reso noto un portavoce della direzione generale del ministero dell'Energia e Risorse Naturali.
Un portavoce della Direzione Generale per gli Affari Minerari del ministero per l'Energia e Risorse Naturali ha reso noto che saranno prossimamente lanciate le gare per la concessione di circa 500 riserve minerarie contenenti 45 diversi minerali. 117 siti riguardano riserve di carbone, 70 di cromo, 33 di pomice, 23 di feldspato e 21 di quarzo. Il portavoce ha detto che l'export turco di prodotti minerari ha raggiunto nei primi dieci mesi del 2004 un miliardo di dollari e che l'iniziativa delle nuove concessioni contribuirà all'incremento di tale voce nel commercio estero del Paese. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

SFRUTTAMENTO PETROLIFERO
Riguarderà la regione di Gharraf a sud dell'Irak. Nella regione apriranno due banche turche: <Ziraat> e <Vakif>.
Nel quadro di un incontro della Commissione Mista per la Cooperazione Economica tra la Turchia e l'Irak, tenutosi nei giorni scorsi ad Ankara, è stato raggiunto un accordo per l'apertura di negoziati volti allo sfruttamento congiunto di giacimenti petroliferi nella regione di Gharraf, nel sud dell'Irak. Il ministro del Petrolio iracheno, Ghadban, ha detto nell'occasione che saranno intensificate le misure di sicurezza lungo l'oleodotto che dall'Iraq giunge al porto turco di Cehyan e che, rappresentando una delle più importanti vie di esportazione del suo Paese, è fatto continuamente oggetto di attentati terroristici. In attesa del raggiungimento di una fase di maggiore stabilità e sicurezza in Iraq, si gettano le basi per una futura e più approfondita cooperazione tra i due Paesi, tra cui l'apertura di un secondo collegamento stradale, oltre a quello attualmente esistente di Habur e la modernizzazione dell'apparato industriale iracheno. Un accordo è stato altresì raggiunto per l'apertura in Iraq di filiali delle banche pubbliche turche <Ziraat> e <Vakif>. Per assicurare la sicurezza degli autotrasportatori turchi, si sta studiando la possibilità di ricorrere ai servizi dell'impresa americana Black Hawk. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

SIDERURGIA
Il grande interesse per l'impianto <Erdemir> da parte del magnate dell'acciaio Lakshmi Mittal.
Secondo notizie di agenzia turca, oltre alla francese <Arcelor>, anche il magnate dell'acciaio Lakshmi Mittal si è dichiarato interessato alla privatizzazione del più grande impianto siderurgico turco, <Erdemir>, che dovrebbe aver luogo nei primi mesi del 2005. La siderurgia sta conoscendo come noto una nuova giovinezza, grazie ai crescenti consumi da parte dei giganti asiatici Cina ed India. (fonte Amb. d'Ita)
12.11.2004

IN VENDITA TELEKOM
A fine di questo mese sarà offerto al pubblico il 55% delle azioni.
Turkey's privatisation agency announced Thursday that it would open a tender for the sale of land line monopoly Turk Telekom later in November.
The agency has already made public plans to open bidding for a 55 percent bloc sale of Turk Telekom shares.
"We are preparing the tender specifications for Turk Telekom taking into consideration the views of the Competition Board," said Metin Kilci, the head of the privatisation board, at a press conference in Istanbul. "We will hold a block sale tender in November."
Under the terms of the sell off of Turk Telekom, the organisation's cable television services would be separated from the telephone operations within one year of the sell-off. Turkey to open telecom tender later this month. (NtvmSnbc)
12.11.2004

SALGONO LE TASSE SULLE AUTO
La decisione presa dal Governo di Ankara. La dichiarazione del ministro delle Finanze Kemal Unakitan. La risposta dell'amministratore generale della <Renault Mais>, Ibrahim Aybar.
The Turkish government announced sharp increases in the special consumer taxes (Ötv) imposed on vehicles, with charges set to rise between seven and nine percent.
Finance Minister Kemal Unakitan said that new regulation will be put in place within two days. The minister said that the increase in the Ötv meant an overall increase of five percent and that it was up to the selling outlets to pass on the increases or not.
He warned that there had been a 143 percent increase in car imports, which had had an adverse effect on the balance of the budget.
"With the 143 percent increase in car imports the deficit has gone up to $7.5 billion" said Unakitan. "We want everybody to know that this is the reason behind the these measures."
However, car producers said they were concerned over the increases in car taxes and were critical of the move. In a statement in response to the announced increases, Ibrahim Aybar, the General Manager of the Renault Mais, one of the country's leading distributors said," We do not want new taxes to be imposed on cars
which are already high." (NtvmSnbc)
12.11.2004

TASSO DI CAMBIO E DEPREZZAMENTO
Avverrà in Turchia dopo il 17 dicembre prossimo e riguarderà l'estero. L'annuncio dato dal Governatore della Banca Centrale, Sureyya Serdengecti.
The Central Bank Governor Sureyya Serdengecti announced that foreign exchange rates are expected to depreciate after the December 17th Summit, the date on which Turkey's EU membership bid will be clarified, and in that case they might start engaging foreign exchange bids.
The Central Bank regulated Turkish Lira (TL) liquidity and foreign exchange supply in the market, through purchase of foreign exchange between January 23rd-May 3rd this year. Total foreign exchange purchasing in this period was $3.8 billion. In a closed meeting held by the Union of Chambers and Commodity Exchanges of Turkey (Tobb), the chamber of industry chairs reported their troubles to Serdengecti as due to "low exchange rates and high interest rates". Some chamber of industry chairs noted that daily business is going fine because of the current speculation but asked how long it would take to make up the current deficit with low foreign exchange rates. Serdengecti replied that they do not set any target exchange rate and if the market realizes that current deficit cannot be sustained, exchange rates will rise. The chamber chairs then proposed a two or three percent increase in exchange rates which would prevent a sudden jump in exchange rates.
"Reforms Must Be Completed Immediately"
In addition to Serdengecti and Canakci, Tevfik Bilgin, President of the Banking Regulation and Supervision Agency (Bddk), attended the meeting. A paper on the details of the meeting has been made public. According to the paper, Turkey has completed its economic recovery process successfully thanks to the dynamism of the private sector and achieved unprecedented growth rates in each of the last three years thanks to structural changes in economy. In order not to interrupt this process of change, the necessary structural reforms, particularly reforms regarding social security, tax system and regulation, public finance administration, the legal system, and code of administrative principle must be completed as soon as possible.
According to industrialists, the next term will be different from the last three years. Inert capacities will not operate as they used to, while current sufficiency increase will not be enough in itself to maintain economic growth. Maintenance of economic growth and the increase of exports will depend on improvements in production capacity or increase in investments. For growth to stimulate employment requires more rapid growth rates than we are used to. Intervention of both the banking and capital markets is necessary to increase investments. (Zaman)
12.11.2004

ESTRADIZIONE BLOCCATA PER UNA CURDA DEL PKK
La decisione presa da un Tribunale olandese che non ha tenuto conto delle richieste della Turchia.
Un tribunale olandese ha bloccato l'estradizione dall'Aja di una dirigente del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), Nusriye Kesbir, che secondo la Turchia è responsabile di almeno 25 attacchi contro obiettivi militari nell'Est del Paese fra il 1993 e il 1995. Il via libera alla estradizione era stato dato agli inizi di settembre dal ministro della Giustizia olandese, Piet Hein Donner, che aveva preso tale decisione ''dopo avere ottenuto la garanzia dalle autorità turche che la detenuta sarebbe stata sottoposta ad un processo equo''. In maggio, la Corte suprema dei Paesi Bassi aveva già dato il suo assenso all'estradizione, ma la decisione finale spettava al ministro della Giustizia.
Kesbir aveva fatto parte del Consiglio presidenziale del Pkk ed
ha sempre negato di essere stata coinvolta in attentati, sostenendo di essersi occupata solo di questioni femminili. L'esponente curda era stata arrestata all'aeroporto di Amsterdam nel settembre 2001 e la sua richiesta di asilo politico era
stata respinta. (take Ansa)
12.11.2004

NIENTE DA FARE PER ALI AGCA
L'attentatore del Pontefice aveva presentato una domanda di scarcerazione al Tribunale di Istanbul che però si è dichiarato incompetente. L'istanza dovrà ora essere ripresentata alla Corte giusta.
Rimarrà in carcere, almeno per ora, Mehmet Ali Agca, l'uomo che cercò di uccidere Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981: un tribunale di Istanbul ha rifiutato la richiesta di liberazione anticipata presentata dai suoi legali, ritenendosi incompetente per decidere sul caso. Ne ha dato notizia la agenzia <Anadolu>, secondo la quale l'avvocato di Agca, Dogan Yildirim, aveva presentato l'istanza di liberazione del suo assistito sulla base del nuovo codice penale adottato a fine settembre dai parlamentari per armonizzare le leggi turche con le norme dell'UE.
Il nuovo codice, in effetti, dimezza all'incirca le pene
previste per i reati di rapina a mano armata, uno dei due capi d'imputazione per i quali è stato condannato in Turchia l'attentatore del Papa.
La richiesta è stata rifiutata dalla corte di Istanbul, che
si è dichiarata incompetente, ritenendo che l'istanza doveva essere indirizzata ad un altro tribunale. ''Presenteremo una nuova domanda alla Corte competente'', ha detto Yildirim, senza precisare quando. Graziato in Italia, dopo 19 anni trascorsi in carcere, per l 'attentato contro Papa Wojtyla in piazza San Pietro, Agca tornò in Turchia nel giugno 2000. Al suo rientro fu condannato a sette anni di detenzione per rapina a mano armata ed a dieci
per l'uccisione di un giornalista. (take Ansa)
12.11.2004

SI' DEL PARLAMENTO AL PROCESSO CONTRO DUE EX MINISTRI
Sono accusati di corruzione e abuso di potere per appalti. Sono Koray Aydin w Yasar Topcu.
Il Parlamento turco ha votato l'autorizzazione a procedere contro due ex ministri dei Lavori pubblici e dell'edilizia, Koray Aydin e Yasar Topcu, accusati di corruzione e abuso di potere nell'esercizio delle loro funzioni. Per il deferimento di Aydin alla Corte Suprema (il nome che assume la Corte costituzionale turca quando siede per processare dipendenti pubblici) hanno votato ieri 408 deputati su 550. L'ex ministro è accusato, oltre che di arricchimento personale, di aver scelto arbitrariamente imprenditori vicini al suo partito per costruire case destinate ai terremotati del 1999 e di aver concesso a Comuni situati fuori della zona colpita dal sisma aiuti finanziari indebiti.
Aydin ha fatto parte del Governo di coalizione di Bulent Ecevit, al potere fino alle elezioni del novembre 2002.
L'autorizzazione a procedere contro l'altro ex ministro è stata invece votata in serata da 391 deputati. Yasar Topcu è accusato di corruzione in gare d'appalto per la costruzione di un'autostrada nel nord.
Tali deferimenti alla Corte suprema seguono un'inchiesta parlamentare su presunte vicende di truffe e corruzione che hanno segnato il decennio scorso e che sarebbero costate alla Turchia miliardi di dollari. Si tratta in particolare di gare di appalto, commesse pubbliche, liquidazioni, riforme bancarie e progetti legati alle fonti energetiche. (Ansa-Afp)

12.11.2004

UNA ACCUSA PESANTE
Secondo il giornale <Hurriyet>, due ispettori delle dogane turche sarebbero stati ospiti nel 2002 in una casa di Osama bin Laden negli Usa. La ferma smentita del ministro per il Commercio Estero, Kursad Tuzmen.
Due ispettori delle dogane turche furono ospiti nel 2002 in una casa di Osama bin Laden negli Usa e continuano tuttora a lavorare per le dogane di Ankara. Lo rivela il giornale <Hurriyet> aggiungendo che un deputato del partito di opposizione Chp, Kemal Sag, ha presentato una interrogazione chiedendo al Governo una risposta scritta sulla vicenda.
"Già l'anno scorso il Governo americano aveva chiesto un'inchiesta su questi due funzionari. Due ispettori turchi confermarono in un rapporto le accuse americane. i due funzionari in un primo momento furono dimessi ma poi abbiamo appreso che sono tornati che sono tornati ad occupare i loro posti", ha dichiarato Sag che non ha rivelato i nomi dei due accusati.
Uno di questi ultimi, N.E., ha respinto recisamente le accuse, come pure le ha smentite il ministro del Commercio Estero Kusad Tuzmen. (take Ansa)
12.11.2004

SENZA ACQUA POTABILE
421 paesi della Turchia si trovano in queste condizioni. Una indagine condotta da un parlamentare dell'Akp.
Sono circa 421 i paesi in Turchia dove la popolazione vive senz'acqua potabile. Questo il risultato di una indagine condotta da un parlamentare del partito Giustizia e Sviluppo (Akp) secondo quanto riferito dalla tv privata <Ntv>.
Il problema dell'acqua potabile riguarda in tutto 59.438 persone, ha rilevato lo studio di Selahattin Beyribey, che vivono non solo nelle regioni sviluppate del sud-est turco ma anche nella provincia occidentale di mugla e a sud nelle province di mersin e antalya. fanalino di coda è la provincia di Diyarbakir dove 142 paesi sono senz'acqua, seguita da Urfa con 57 paesi e Merdin con 48. Il parlamentare dell'akp ha quindi chiesto l'avvio di una inchiesta sulla gestione dei finanziamenti statali. (take Adnkronos/Xin)
12.11.2004

AEREI GRECI INTERCETTANO DUE F-16
La denuncia di Ankara attraverso il suo ministro degli Esteri, Abdullah Gul.
Ankara ha denunciato che aerei militari greci hanno intercettato per due volte due F-16 turchi impegnati in un volo di ricognizione nello spazio aereo internazionale in corrispondenza del Mar Egeo nel quadro delle esercitazioni Mediterraneo orientale 04 sotto l'egida nato.
Il ministro degli esteri, Abdullah Gul, ha sottolineato che i piloti degli F-16 hanno immediatamente notificato l'incidente agli aerei <Awacs> della Nato in missione in quel momento, che a loro volta hanno contattato i greci chiedendo loro di lasciare la zona.
"La Turchia auspica sinceramente di risolvere le differenze di opinione riguardo le questioni dell'Egeo attraverso metodi pacifici e senza provocare alcuna tensione", ha aggiunto Gul chiedendo "agli amici greci di adottare le misure necessarie per prevenire qualsiasi incidente in questo periodo sensibile che stiamo attraversando". (take Adnkronos/Xin)
12.11.2004

BIMBO TURCO IN ITALIA PER RIACQUISTARE L'UDITO
Si chiama Isa Dikkaya e ha 12 anni. Sordo fin dalla nascita sarà operato a Milano grazie all'Associazione <Cuore Fratello Onlus>.
Il_piccolo_Isa_nella_sua_casaL_equipe_medica_del_prof._Arturo_Zaghis Isa Dikkaya è un ragazzino turco di 12 anni che abita ad Antiochia. Ha un nome importante, che nella sua lingua vuol dire Gesù. E anche se tutti lo descrivono sveglio, promettente e pieno di vita, con lui il destino non è  stato generoso. Isa è sordo fin dalla nascita e la sua famiglia non ha i soldi per curarlo. Ma grazie all'Associazione <Cuore Fratello Onlus> oggi si trova in Italia per essere operato ed entro Natale potrebbe realizzare il suo sogno: riacquistare l'udito etornare a casa sua.
L'intervento, ha spiegato all'<Adnkronos Salute> don Claudio Maggioni, presidente dell'Associazione Cuore Fratello, ''è in programma il 17 novembre presso il padiglione Moneta del Policlinico di Milano''. I medici dell'Unità operativa di audiologia, coordinati dal professor Arturo Zaghis, praticheranno a Isa un impianto cocleare. ''Dopo una
ventina di giorni, a ferita guarita, il dispositivo verrà messo in funzione. Seguirà quindi un ciclo di sedute di logopedia e ortopedia, per insegnare al bimbo il significato dei suoni. Imparerà a sentire come se fosse un neonato - sottolinea don Claudio - ed entro Natale potrà tornare in Turchia dove continuerà la riabilitazione grazie a un'equipe di esperti locali già contattati''.
Isa è arrivato in Italia il 24 ottobre insieme alla mamma e a un'interprete. E' stato accolto presso la Casa Ospiti Cuore Fratello e ha iniziato subito le analisi al Policlinico. ''Finora sono stati eseguiti gli esami di conferma diagnostica - conclude don Claudio - e quanto prima inizieranno gli esami di preparazione all'intervento, che sarà possibile anche grazie all'impegno di partner sensibili tra cui Amplifon''.
Tra le iniziative di solidarietà realizzate in questi anni dall'Onlus milanese - ricorda una nota - continua il Progetto Camerun, per la creazione di un Centro cardiochirurgico presso il St. Elizabeth Hospital di Shisong in collaborazione con l'Associazione Bambini cardiopatici nel mondo, l'Istituto Policlinico di San Donato Milanese
e le suore francescane di Shisong. (Adnkronos Salute)
12.11.2004

BARCA SI ROVESCIA: MUOIONO NOVE CLANDESTINI
E' avvenuto al largo di Izmir. I dispersi sono sette. Quattro persone si sono salvate.
Almeno nove clandestini sono annegati in seguito al rovesciamento della loro imbarcazione al largo della provincia turca di Izmir, nel Mar Egeo. Lo hanno reso noto fonti locali citate dall'agenzia <Anadolu>.
"Abbiamo appreso che il battello trasportava 20 persone", ha dichiarato all'agenzia il vice-prefetto Godekmerdan, spiegando che nove cadaveri sono stati recuperato lungo il litorale, quattro persone - tra cui un turco - hanno raggiunto la riva a nuoto ed altre sette sono considerate disperse.
I clandestini, 13 mauritani e sei somali - ha aggiunto il responsabile - si erano imbarcati in un porto vicino per raggiungere la Grecia, ma l'imbarcazione si è rovesciata ed è affondata.
"Il turco che figura tra i supestiti ha detto di essere un rifugiato ma noi consideriamo la possibilità che sia membro di una rete per il contrabbando di persone all'estero", ha precisato il vice-prefetto.
La guardia costiera continua le ricerche dei dispersi. (tale Ansa.Afp-Reuters)
12.11.2004

CAMBIO DI PAROLE
L'Istituto linguistico turco sta facendo studi per sostituire espressioni straniere con quelle locali specie per quanto i termini scientifici ed artistici.
The Turkish Institute of Language (Tdk) is conducting studies to find Turkish words for foreign scientific and artistic terms. The scientists will work to find Turkish equivalents for foreign words used in their own fields and to promote the words in books.
Tdk wants to enlarge the scope of its activities so as to develop and enrich the Turkish tongue as a scientific language.
Working on a project including all branches of science and the arts, Tdk aims to prepare dictionaries of the terms for use of industrial engineers, vets, dentists, pharmacists, economists and others.
The Institute, which has already prepared nearly 80 scientific dictionaries on computers, medicine, physics, chemistry, will gather these terms together with new ones.
Tdk President Professor Sukru Haluk Akalin declared that the institution led several studies in order to render scientific and artistic terms in Turkish and to help with education of these terms. (Aslihan Aydin/Zaman)
12.11.2004
ISTANBUL, SECONDA ROMA
Come arricchire la propria conoscenza con un articolo dello studioso Claudio Mutti. Dai rumi, ai selgiuchidi, agli ottomani. Il riconoscimento della Repubblica di Venezia. L'aquila bicefala dei
basileis.

Noi siamo quei forti e strenui di alto valore. Che da una tribù fecero uscire un Impero
.
(Namïq Kemâl)
Fuerunt Itali rerum domini, nunc Turchorum inchoatur imperium. (Enea Silvio Piccolomini).
Il_Pontefice_Pio_IIIl_sultano_Selim_II Che fosse figlia di Fenice e di Perimede oppure di Agenore e Telefassa (1), in ogni caso la principessa Europa, la fanciulla "dai grandi occhi" rapita da Zeus e resa madre di Minosse, Radamanto e Sarpedone, era originaria del Libano. E fratello d'Europa era Cadmo, l'eroe che fondò Tebe e insegnò ai Greci l'alfabeto. Un altro eroe civilizzatore, l'avo di Agamennone e Menelao, quel Pelope che vinse la prima Olimpiade e diede il nome al Peloponneso, veniva dalla Lidia: sul monte Sipilo, le cui cime dominano Smirne, suo padre Tantalo aveva fondato una città, la più antica del mondo.
Se è vero che "matrice tradizionale della geopolitica" (2) è la geografia sacra, ne consegue che la geopolitica non può ignorare né il mito né le analoghe forme di trasmissione del sapere che caratterizzano le culture tradizionali. Ebbene, i miti relativi ad Europa, a Cadmo ed a Pelope comportano anche un evidente significato geografico, al quale d'altra parte corrisponde la rappresentazione dell'ecumene mediterranea lasciataci dagli antichi: infatti nella percezione dei Greci, come poi in quella dei Romani, il margine orientale dell'Europa coincideva coi territori asiatici bagnati dal Mediterraneo. 
Lo stesso Erodoto, che era nativo di Alicarnasso nella Caria, situava i confini orientali dell'Europa oltre la penisola anatolica: sul fiume Fasi (Rion), nella Colchide, nei pressi degli odierni porti georgiani di Poti e Batumi (3). Né diversa è l'immagine dell'Europa che troviamo nel Medioevo: secondo Dante, l'Aquila imperiale ("l'uccel di Dio") ebbe i suoi natali "ne lo stremo d'Europa" (4), cioè in Anatolia, là dove sorgeva Troia, patria di Enea.
La prima attestazione del nome Europa (5) si trova in un Inno attribuito ad Omero, il quale, stando alle testimonianze più antiche, sarebbe nato sulle coste anatoliche (a Smirne o a Colofone) o nella vicina isola di Chio. Dell'Anatolia erano originari altri esponenti della poesia greca: Mimnermo e Senofane erano di Colofone, Ipponatte era di Efeso, Arato era di Soli. I primi filosofi (Talete, Anassimene, Anassimandro) erano di Mileto, mentre Eraclito era di Efeso; Epitteto era di Ierapoli; Proclo era oriundo della Licia. Sempre in Anatolia nacquero Ecateo di Mileto, Dione di Prusa, Dionigi di Alicarnasso, Apollodoro di Pergamo, Apollonio di Tiana, Caritone di Afrodisia, Senofonte di Efeso, Temistio di Paflagonia. Tra gli esponenti della cultura cristiana dei primi secoli, ci limitiamo a citare Basilio di Cesarea, Gregorio di Cesarea, Gregorio Nazianzeno.  Oggi quei luoghi si chiamano Izmir, Selçuk, Bodrum, Bursa, Bergama, Geyre, Antakya, Kayseri e quella regione si chiama Turchia.
"Omero, Eraclito, Pitagora erano dunque degli 'asiatici'?" (6) Basterebbe questa domanda di Oswald Spengler per rimettere in discussione le certezze di chi pretenderebbe di estraniare dall'Europa una regione che è stata la culla della sua cultura.
I Turchi d'Anatolia cominciarono ad esser chiamati rumi, cioè "romani", nell'età selgiuchide, quando l'Islam affondò le sue radici nella penisola e la civiltà musulmana si sostituì a quella bizantina, assorbendone numerosi elementi. Se diversi aspetti della religiosità locale vennero integrati nell'Islam e in particolare nelle pratiche degli ordini iniziatici, "scritte greche e latine sulle monete di dinasti turchi e diplomi in greco degli stessi Selgiuchidi testimoniano il rilievo dei rapporti con i cristiani; l'arte selgiuchide, che in Anatolia ha lasciato monumentali ricordi, si avvale di schemi architettonici e di elementi decorativi greci ed armeni ed incorpora antichi resti archeologici; parole e versi greci ed armeni figurano in poeti musulmani" (7). Scrivendo nella prima metà del XIV secolo le biografie dei fondatori dell'Ordine Mevlevi, Shams ed-dîn Ahmed Aflâkî attesta l'esistenza coeva di un centro iniziatico chiamato "convento di Platone", col quale ebbero frequenti contatti a Konya (l'antica Ikonion) Gelaleddin Rumi ed i suoi successori. Rumi, d'altronde, era solito giustificare il carattere peculiare delle sue tecniche di realizzazione spirituale (musica, danza ecc.) appellandosi all'indole specifica delle popolazioni che abitavano il "territorio dei Greci" (8), particolarmente influenzate dal segno di Venere.
Il passo successivo lo fecero gli Ottomani: integrando l'Oriente europeo nell'area geopolitica del loro Sultanato e facendo di Costantinopoli la loro capitale, una capitale "ingrandita, ripopolata, profondamente amata dai basileis di stirpe ottomana" (9), i nuovi conquistatori assunsero una buona parte del retaggio bizantino (10), sicché in pratica diventarono i successori degli Imperatori di Roma. A ciò si aggiunga il fatto che  l'Impero ottomano annoverò tra i protagonisti della sua azione storica numerosissime personalità di origine non turca: per lo più Europei originari delle regioni dell'Impero, ma anche Europei provenienti da zone che dell'Impero non facevano parte.
Per quanto concerne il primo punto, è opportuno osservare che, di fronte all'evento epocale della conquista musulmana di Costantinopoli e al conseguente insediarsi della nuova dinastia nella capitale dell'Impero Romano (divenuta nel 1453 la capitale di un Impero che estendeva la sua giurisdizione sui territori di tre continenti), i capi della Cristianità si resero conto di assistere a un trapasso di autorità e di poteri che trasferiva alla Casa di Osman l'eredità dei Cesari bizantini. Lo stesso Papa di Roma, Pio II, proponeva a Mehmed II il Conquistatore di farsi riconoscere "legittimo imperatore dei Greci e dell'Oriente mediante un pochino d'acqua (aquae pauxillum)", mostrandosi desideroso di battezzarlo e di accoglierlo nella cerchia dei sovrani cristiani e ammettendo in tal modo, sia pure implicitamente, che il Sultano era già, quanto meno de facto, "imperatore dei Greci".
D'altronde, come scriveva testualmente Giorgio Trapezunzio (1395-1484) in una delle due orationes indirizzate al Sultano nel 1466, a Roma "nessuno dubitava ch'egli fosse di diritto imperatore dei Romani". Infatti, argomentava il filosofo cretese, ripetendo un'argomentazione consueta in quegli anni, "imperatore è colui che a giusto titolo possiede la sede dell'Impero, e la sede dell'Impero Romano è Costantinopoli. Chi dunque possiede di diritto Costantinopoli è imperatore". E proseguiva: "Ma non dagli uomini, bensì da Dio tu desumi, mediante la tua spada, il possesso del trono suddetto. Quindi tu sei legittimo imperatore dei Romani! Chi dunque continua ad essere imperatore dei Romani, è anche imperatore di tutto l'orbe terracqueo!" Nessuno, concludeva il Trapezunzio, avrebbe potuto meglio di Mehmed fondere in un solo impero, con l'aiuto di Dio, tutte le genti dell'Europa e dell'Oriente (11).
Va poi menzionato il riconoscimento ufficiale ed esplicito proveniente dalla Repubblica di Venezia: Mehmed II era Imperatore di Costantinopoli e quindi gli spettavano di diritto tutti i territori dell'Impero bizantino, tra cui anche le vecchie colonie greche della Puglia: Brindisi, Taranto e Otranto. Quanto a Firenze (12), Lorenzo il Magnifico fece coniare una medaglia sulla quale, accanto all'immagine del Sultano Conquistatore, si leggeva: "Mahumet, Asie ac Trapesunzis Magneque Gretie Imperat[or]". L'espressione Magna Gretia designa qui non l'Italia meridionale, bensì quella che, a paragone di Trebisonda (Trapesus), cioè della "piccola Grecia", è la "grande Grecia", vale a dire Bisanzio col suo vasto entroterra. Altre due medaglie, che parlano anch'esse un linguaggio inequivocabile in ordine al riconoscimento del carattere romano rivestito dall'imperium ottomano, furono fatte coniare nel 1481 da Ferrante d'Aragona. Le rispettive iscrizioni qualificavano Mehmed II "Asie et Gretie imperator" e "Bizantii imperator". Dunque: imperatore bizantino, imperatore della Grecia e dell'Asia.
Ma il primo ad essere consapevole di ciò era lo stesso Mehmed, che sul modesto abito di panno nero portava l'aquila bicefala dei basileis. Oltre ad Alessandro Magno, il modello ideale scelto da Mehmed era Giulio Cesare; "e dice che la sede di Costantino gli è concessa dal cielo e che questa sede sembra esser in verità Roma, non Costantinopoli (hanc vero Romam esse, non Constantinopolim videri), e ciò esser giusto e corrispondere bene, come se, presa la figlia con la forza, possa prendersi anche la madre..." (13). Lo storico romeno Nicolae Iorga, per il quale "il dominio ottomano non significava che una nuova Bisanzio, con un altro carattere religioso per la dinastia e per l'esercito" (14), ha paragonato il Conquistatore proprio a Costantino il Grande: "Dopo più di mille anni il Sultano turco rifaceva l'opera di Costantino il Grande" (15).
Insomma, "persino la corte dei sultani, eredi della potenza bizantina (...), prese ad imitare nell'organizzazione e nello splendore quella che Costantino VII Porfirogenito ci ha così efficacemente rappresentato nel suo de coeremoniis. Lo stesso titolo sultaniale di "ombra di Dio sulla terra" riecheggiava la dottrina che era stata esposta nel 527 da Agapito, diacono di Santa Sofia, in occasione dell'incoronazione di Giustiniano. 
Solimano_il_Magnifico Degno di nota è in particolare il fatto che Solimano il Magnifico "pretese di assumere il titolo di 'imperatore' e di negarlo, secondo la politica di Bisanzio nei confronti dell'occidente, a Carlo V" (16).  D'altronde Solimano I era solito presentarsi come "Signore dei Signori (...) Signore della Grecia, della Persia e dell'Arabia (...) Signore del Mar Nero e d'ogni altro mare, nonché della città santa della Mecca, fulgente di tutta la luce di Allah, della città di Medina e della santa e casta città di Gerusalemme; Principe di tutta l'Ungheria e sovrano di molti altri regni e territori, sui quali esercito la mia autorità imperiale (...)" (17). Già nel 1538, dopo il trionfo moldavo, il Magnifico si era proclamato, in una sua poesia, "Scià dell'Iran, imperatore dei Romani, sultano dell'Egitto". Nei versi di un altro sultano, viene ripetuto il titolo di zar: "Sono zar di Zarigrado (= Istanbul) - e zar di Macedonia, - zar dei greci, dei serbi e dei moldavi, - e zar di Babilonia. - Sono zar di Podolia e di Galizia, - e della nobile Crimea, - zar d'Egitto e d'Arabia - e zar di Gerusalemme" (18). D'altra parte, la vedova di Murad III, la serba Mara, portava correntemente il titolo di zarina (tzaritza).
Alla coscienza imperiale dei sultani e al generale riconoscimento proveniente dai rappresentanti della Cristianità occidentale corrispose l'adesione all'Islam da parte di alcuni membri dell'ultima famiglia imperiale bizantina: fatto, questo, che sanciva ulteriormente la legittimità del nuovo ordine. Un nipote del despota Tommaso, Andrea, entrò infatti in Islam col nome di Mehmed; diventato funzionario del Sultano, fu noto come Mehmed Pascià. Un altro Paleologo, diventato musulmano col nome di Murad, ricevette nel 1468 il titolo di pascià e la carica di visir; suo fratello, Mesih Pascià, lo troviamo, una decina d'anni più tardi, governatore dell'Anatolia.
"Pareva veramente - ha scritto uno storico tedesco - che al tempo del Conquistatore fosse tornata la sicurezza bizantina del glorioso passato, la pax Romana, e che tutti potessero goderne" (19). Lo stesso autore, inoltre, ha visto nell'organizzazione statale ottomana la presenza di istituzioni equiparabili ad analoghi elementi dello Stato romano: ad esempio, egli riconduce ad un unico modello i sangiaccati e le provinciae, la carica di sancâqbey e quella di proconsole ecc. (20). Nicolae Iorga, autore di una monumentale Geschichte des Osmanischen Reiches, ha visto nella "Roma musulmana dei Turchi" (21), ossia nell'Impero ottomano, "l'ultima ipostasi di Roma" (22), mentre Arnold Toynbee ha parlato di "un Impero romano turco-musulmano" (23).
Roma, d'altronde, era il traguardo ideale dello sforzo ottomano. Il grido di guerra delle schiere d'assalto di Mehmed II era appunto: "Lâ ilâha illâ Allâh! Roma! Roma!"; e Roma veniva identificata con la "mela rossa" del mito, che un Sultano avrebbe prima o poi afferrata e stretta saldamente in pugno. Di tale designazione simbolica si serviva il Sultano, allorché, subito dopo la sua assunzione al soglio imperiale, visitava una caserma dei giannizzeri (24) e formulava, al soldato che gli porgeva una tazza colma di sorbetto, l'augurio di rivederlo a Roma. Questo auspicio si fondava su un celebre hadîth del Messo di Dio, il quale, essendogli stato chiesto se sarebbe toccato a Costantinopoli o a Roma di venire integrata per prima nel territorio dell'Islam, rispose: "Costantinopoli". Da tale risposta, che costituiva un annuncio profetico di cui venne constatata nel 1453 la realizzazione storica, si dedusse la promessa della successiva conquista di Roma.
Circolava poi, all'epoca della presa di Costantinopoli, un altro mito, un mito d'origine relativo alla parentela fra Turchi e Romani, che dovette anch'esso contribuire a rafforzare, nella coscienza degli uomini di quel periodo, l'idea di una qualificazione dell'Impero ottomano a raccogliere e far proprio il retaggio di Roma. Agli occhi di molti, infatti, Mehmed II era un discendente di Teucro e i Turchi stessi venivano detti Teucri. Pio II (che, ironia della sorte, si chiamava Enea Silvio) non riusciva a far comprendere la differenza fra Turcae e Teucri a coloro i quali, a Roma e in Italia, ritenevano che il Conquistatore avesse compiuto sui discendenti dei Greci le vendette dei Troiani. Per di più, nella seconda metà del secolo XV circolava in Francia una lettera, che si diceva scritta da Mehmed al papa Niccolò V, nella quale il Sultano manifestava la sua meraviglia per il fatto che gl'Italiani lo avversassero, nonostante essi discendessero, al pari dei Turchi, dal medesimo ceppo troiano. Il tema delle origini troiane dei Turchi ricorre anche nel discorso, riferito dallo storico greco Michele Critobulo, che Mehmed pronunciò accanto alle rovine di Ilio, dove si era recato con un piccolo contingente di giannizzeri per rendere omaggio agli eroi troiani.
L'amore per gli antenati teucri non impedì però a Mehmed di essere "filelleno", come lo definisce lo stesso Critobulo ("saggio, filelleno e gran re") e di essere assiduo studioso dell'antichità greca (25), nella quale lo affascinavano soprattutto le gesta dei grandi condottieri, a cominciare da quell'Alessandro che i Musulmani generalmente identificano con il coranico Dhû'l-qarnayn ("il Bicorne"), soggiogatore di Gog e di Magog. È ancora Critobulo a testimoniare che il Sultano nutriva un grande affetto per quella che i Turchi chiamavano la "città dei saggi", cioè Atene. Il Conquistatore, animato dal desiderio di conoscere bene i monumenti del passato (tà pànta tôn palaiôn eidênai kalôs), vi si recò in visita ufficiale nell'agosto del 1458 e trattò gli Ateniesi con generosità, confermando le libertà e i privilegi già concessi loro dal suo luogotenente Ömer Bey. La "città dei saggi" sarebbe rimasta nel territorio dell'Islam per più di tre secoli e mezzo.
Abbiamo detto che il ceto dirigente ottomano, lungi dall'esser costituito esclusivamente di Turchi, comprendeva numerose personalità provenienti dalle più diverse regioni d'Europa, e non solo da quelle che facevano parte dell'Impero. Le donne dell'harem erano circasse, georgiane, armene, greche, slave, anche italiane (come la veneziana Cecilia Baffo, che fu la favorita di Selim II), sicché ad ogni generazione la casa di Osman diventava, sotto il profilo etnico, meno turca di quelle precedenti. L'aristocrazia militare dell'Impero, il corpo dei giannizzeri, affondava le sue radici per lo più nei territori balcanici. Se dobbiamo menzionare alcune personalità di spicco, preferiamo sceglierle nell'arco di tempo che va da Mehmed II a Solimano I, perché tale periodo, compreso fra i due eventi fondamentali e simbolici della conquista di Costantinopoli e dell'assedio di Vienna, ha un rilievo centrale nel processo di integrazione di una parte dell'Europa entro i confini dell'Impero islamico e nel relativo processo di parziale assunzione dell'eredità europea entro il quadro della civiltà ottomana.
Occorre citare, in primo luogo, Mahmud Pascià Angelovic, che nell'anno dell'espugnazione di Costantinopoli ricevette la carica di gran visir. Mahmud Pascià proveniva dalla più nobile famiglia del despotato serbo, quella degli Angeli di Tessaglia. Oltre che nell'impresa del 1453, Mahmud Pascià ebbe una parte importante nelle successive conquiste di Mehmed II e legò il proprio nome a iniziative di mecenatismo e di assistenza dei bisognosi. Veniva dai Balcani un altro protagonista dell'assedio di Costantinopoli, il comandante della flotta ottomana; si trattava del bulgaro Suleyman Baltaoglu, governatore di Gallipoli, che prima del 1453 aveva svolto, agli ordini di Mehmed, missioni di guerra e di pace. Tra coloro che presero parte all'assedio della capitale bizantina va poi ricordato l'albanese Balaban Badera, che pare sia stato il primo a metter piede dentro la città.
La rassegna potrebbe proseguire con Stepan Vukcic (figlio minore del duca dell'Erzegovina, annessa nel 1466 all'Impero ottomano), il quale entrò in Islam col nome di Hersek Ahmed e ricoprì più volte la carica di gran visir, sotto i sultanati di Bayazid II e di Selim I. Al tempo di Bayazid II troviamo un grand'ammiraglio di origini dalmate, Dawud Pascià: fu lui che comandò la flotta ottomana nelle operazioni militari contro le basi veneziane in Dalmazia, nel 1499. La spedizione che in quello stesso anno ebbe luogo contro il Friuli vide la partecipazione di duemila cavalleggeri slavi e fu guidata dal figlio di un genovese e di una greca: era Iskender Bey, che aveva percorso i gradi di una fulminea carriera diventando uno dei più validi comandanti delle formazioni di aqinci (26), nonché beylerbey di Bosnia. Nel 1477 Iskender Bey aveva già fatto un'incursione nel Friuli e un suo drappello era giunto fino a Udine.
All'epoca di Solimano il Magnifico appartiene Ibrahim Pascià, greco, che fu gran visir del Sultano; gli altri due visir di quel periodo, Mustafa e Ayas, erano albanesi. Bosniaco era invece un altro gran visir di Solimano, Mehmed Sokolovic, il quale ricoprì la medesima carica sotto i due Sultani successivi. Ammiragli di Solimano furono Khayr ed-din Barbarossa, figlio di un giannizzero che forse era originario della Sicilia, e il celebre geografo Piri Reis, nato a Gallipoli da famiglia greca.
La galleria delle personalità militari dovrebbe necessariamente comprendere il calabrese (27) Giovanni Dionigi Galeni, alias Ulug Alì (quindi noto come Occhialì o Luccialì), il quale ricevette dal Sultano Selim II il titolo di Spada dell'Islam e la nomina di grand'ammiraglio della flotta ottomana. Dopo aver combattuto a Lepanto contro le forze di Andrea Doria, dopo aver minacciato da vicino lo stesso Don Giovanni d'Austria e catturato un paio di navi cristiane, l'Italiano riuscì a condurre in salvo un centinaio di navi ottomane e a portare a Istanbul, come trofeo, lo stendardo dei Cavalieri di Malta.
Nel XVIII secolo emerge la figura del conte de Bonneval (1675-1747), il quale, entrato in Islam col nome di Ahmed, oltre a svolgere importanti funzioni diplomatiche, ricevette l'incarico di riorganizzare l'esercito ottomano e ottenne i titoli di governatore di Qaramania e beylerbey di Rumelia, col rango di pascià a due code.  Assieme a lui (e al suo figlio adottivo Suleyman, pure francese, che gli succedette nel comando dei bombardieri) va ricordato il barone François de Tott, nato nel 1737 da un ungherese rifugiato in Francia. Dopo essere stato console generale della Francia presso il khan di Crimea, tra il 1773 e il 1787 il barone de Tott fu al servizio del Sultano, organizzando un corpo di artiglieria per la difesa dei Dardanelli ed effettuando ispezioni di carattere militare a Candia, in Egitto e in Siria.
Per quanto concerne la letteratura ottomana, vi troviamo autori d'origine albanese come il gran visir Ayas Pascià e il suo successore Lutfi (m. 1564), come Yahya Bey (m. 1582) e Qoci Bey (sec. XVII); cosovari come Mesihi (m. 1512) e Yahya di Tascligia (m. 1575); bosniaci come Hasan Kâfî (1578-1606) e Sabit (m. 1712); slavi come il gran visir Rustem (m. 1561). Se è vero che, come dice il poeta József Erdélyi, "anche il pascià turco scrisse in ungherese", è altrettanto vero che compose poesie in turco il primo grande lirico ungherese, Bálint Balassi (1551-1594) (28). E nel 1727 fu concesso a un tipografo ungherese, Ibrahim Mutafarriqa, di stampare libri nell'Impero ottomano. Ungherese, d'altronde, era stato un altro artigiano: quell'Orbán che col suo prodigioso cannone aveva svolto un ruolo decisivo nell'espugnazione di Costantinopoli. Dopo la morte di Orbán, fu un altro ungherese a spiegare al nuovo artigliere come dirigere i colpi: "così due ungheresi concorsero decisamente alla caduta di Costantinopoli" (29.
"È meglio vedere in città il potere del turbante turco che non quello della tiara latina". La celebre frase del megas doux Luca Notaras è emblematica del fatto che nel 1453 la popolazione ortodossa di Costantinopoli era più ostile all'unione con la chiesa cattolica che non all'accettazione della protezione islamica. Ma anche in seguito i sudditi greci del Sultano continuarono ad esprimere il loro attaccamento alla nuova dinastia, rifiutando l'ipotesi di sottomettersi a dominatori diversi da quelli ottomani, fossero pure cristiani: "nollent alium sibi dominari quam Turcam: ne christianum quidem". Così si legge in un documento della seconda metà del XVI secolo, che Iorga commenta così: "Essi sentivano bene che questo Impero ridiventava il loro. (...) Un sentimento di fierezza cominciò dunque ad animare i Greci rimasti sotto lo scettro di un Sultano che, con un decreto imperiale, aveva proibito qualunque offesa contro i cristiani" (30). E il Sultano, da parte sua, poteva dichiararsi "molto soddisfatto di essere il signore e l'imperatore (authentes kai basileus) di una tale nazione" (31).
Al lealismo dei sudditi greci corrispose il comportamento tenuto dagli Ottomani nei confronti delle comunità cristiane che si vennero a trovare sotto la loro giurisdizione. Fin dal 1453 il Patriarca costantinopolitano venne considerato dagli Ottomani come il responsabile del popolo cristiano (32) e i luoghi santi dell'Ortodossia (a Gerusalemme, a Costantinopoli e sul Monte Athos) furono sempre tutelati.
Non solo. Anche principati cristiani come quelli valacco e moldavo, vassalli della Sublime Porta ma del tutto autonomi al loro interno, guardarono a Istanbul come alla loro capitale spirituale, perché dalla città del Sultano si irradiava la luce del patriarcato ecumenico della Chiesa ortodossa; da parte loro, le stesse autorità dell'Islam ottomano indicavano i Domni della Valacchia e della Moldavia come "modello per i capi del popolo del Messia, esempio per i primi fra il popolo del Cristo" (33). A Istanbul i cristiani potevano assistere allo spettacolo dei voivodi romeni che tornavano "dalla chiesa, dove erano stati benedetti dal patriarca come gli antichi imperatori ortodossi, ed osservavano anche gli orgogliosi musulmani inchinarsi di fronte ad essi" (34). Fu così che i principati valacco e moldavo (due regioni strategicamente importanti, perché controllavano il corso e il Delta del Danubio, nonché l'accesso ai territori della Russia) poterono rivestire "un ruolo egemone, fino a Tiflis, ad Antiochia, al Cairo" (35); attraverso i due principati romeni, la civiltà bizantina dell'Impero ottomano poté annettersi "forme di cultura provenienti dal mondo gotico della Transilvania e della Polonia (...) e tutto ciò che, per diverse vie, le sarà inviato dall'Occidente in epoca rinascimentale" (36). I principati romeni, diventati epicentri del mondo ortodosso, favorirono il lealismo dei sudditi cristiani dell'Impero e collaborarono al mantenimento di quella che Toynbee ha chiamato Pax Ottomanica (37).
Le relazioni intrattenute dalle aristocrazie della Valacchia e della Moldavia con i vertici dell'Impero furono spesso cordiali. Dopo la battaglia di Lepanto, Selim II si rivolgeva al principe valacco Alessandro chiamandolo "figlio mio" (paidì mou) ed esortandolo a prepararsi per la riscossa. Murad III sposò una principessa valacca. Serban Cantacuzino ottenne dal gran visir Mehmed Köprülü il permesso di costruire a Istanbul un numero di chiese così grande, che Dimitrie Cantemir lo paragonò a Giustiniano.
In tal modo il cristianesimo orientale poté vivere per secoli in un clima favorevole, al riparo dalle correnti devastatrici della modernità, sicché la cultura bizantina poté continuare a fiorire, dopo il 1453, entro i confini dell'"Impero romano turco-musulmano". Nicolae Iorga ha rappresentato questa continuità culturale mediante la celebre formula "Bisanzio dopo Bisanzio" (38); ma per quanto riguarda il significato imperiale della Pax Ottomanica, c'è un'altra formula che potrebbe forse essere evocata: Roma dopo Roma.
(1) "Figlia del glorioso Fenice" si legge in Iliade, XIV, 321. "Nata da Agenore" la dice invece Ovidio, Metamorfosi II, 858.
(2) Alessandro Grossato, La visione geopolitica di Ernst Jünger, in: AA. VV., Ernst Jünger. L'Europa cioè il coraggio, Milano 2003, p. 111.
(3) "(...) furono segnati come suoi confini il fiume egiziano Nilo e il fiume colchico Fasi (mentre alcuni dicono il fiume Tanai della Meotide e lo stretto Cimmerio)" (Erodoto, Storie, IV, 45).
(4) Dante, Paradiso, VI, 5.
(5) Se nell'Iliade Europa è il nome della fanciulla eponima, nell'Inno ad Apollo, 251 e 291, è il nome del continente.
(6) Oswald Spengler, Il tramonto dell'Occidente, Milano 1970, p. 1424.
(7) Alessio Bombaci, La letteratura turca, Milano 1969, p. 266.
(8) "Tu mi hai tratto fuori dal Khorasan per condurmi nel territorio dei Greci, affinché mi unissi a loro e li conducessi alla buona dottrina" (Aflâkî, Les Saints des Derviches tourneurs, Paris 1978, vol. I, p. 90).
(9) Nicolas Iorga, Byzance après Byzance, Paris 1992, p. 10.
(10) A cominciare, probabilmente, dallo stesso emblema bizantino della Mezzaluna accostata alla Stella, che diventò l'emblema della sovranità ottomana. "Si può ammettere come possibile, anche se non certo, il fatto che Mehmed II dopo la conquista abbia assunto la luna falcata con la stella, desumendole da una tradizione bizantina, come una specie di segno di sovranità. Che la mezzaluna sulla bandiera rossosangue, conferita, a quanto si dice, dall'emiro Orchan alla truppa dei giannizzeri, sia molto più antica, è dimostrato da numerose narrazioni dell'epoca anteriore al 1453. Poiché tuttavia sulle bandiere manca sempre la stella, la quale si trova insieme con una mezzaluna, tra l'altro su monete cittadine dei Sassanidi e dei Bizantini, può darsi che essa si debba considerare un'aggiunta di Mehmed II" (Franz Babinger, Maometto il Conquistatore e il suo tempo, Torino 1967, p. 115).
(11) A. Mercati, Le due lettere di Giorgio da Trebisonda a Maometto II, "Orientalia Christiana Periodica", IX, 1943, pp. 65-99.
(12) "Numerosi erano i fiorentini presso il sultano e l'esercito ottomano; e Maometto II mostrava, nei confronti di Firenze, un costante atteggiamento amichevole" (Franco Cardini, L'invenzione dell'Occidente, Rimini 2004, p. 47.
(13) Nicola Sagundino, in: AA. VV., La caduta di Costantinopoli, Milano 1976, II, pp. 132-133.
(14) Nicolas Iorga, Byzance après Byzance, cit., p. 48.
(15) N. Iorga, Formes byzantines et réalités balkaniques, Paris-Bucarest 1922, p. 189.
(16) Pietro de Francisci, Arcana Imperii, Roma 1970, III, t. II, p. 239.
(17) Fairfax Downey, Solimano il Magnifico, Milano 1974, p. 307.
(18) Gianroberto Scarcia, Storia della letteratura turca, Milano 1971, p. 68.
(19) F. Babinger, op. cit., p. 470.
(20) F. Babinger, op. cit., p. 478.
(21) N. Iorga, The Background of Romanian History, Cleveland, 17 febbraio 1930, cit. in: Ioan Buga, Calea Regelui (La Via del Re), Bucuresti 1998, p. 138.
(22) Ibidem.
(23) "The Greek Christian Roman Empire fell to rise again in the shape of a Turkish Muslim Roman Empire" (A. Toynbee, A Study of History, 2a ed., London-New York-Toronto 1948, vol. XII, p. 158).
(24)           L'origine dei giannizzeri (dal turco yeni çeri, "nuova milizia") risale probabilmente all'epoca di Murâd I (1359-1389), ossia ad un periodo di poco posteriore alla morte di Hâggî Bektâsh (1335), fondatore dell'Ordine iniziatico (la tarîqa Bektâshiyya) dalla quale il corpo in questione sembra trarre origine e con la quale esso mantenne sempre uno strettissimo rapporto. Costituiti con la quota dei prigionieri di guerra spettante al Sultano, i ranghi di questa milizia vennero in seguito alimentati mediante la devsirme o "leva dei ragazzi"; in virtù di tale istituzione il fior fiore della gioventù dell'Europa balcanica veniva trasferito nella Capitale dell'Impero, istruito nell'Islam e addestrato nell'uso delle armi. Questa aristocrazia guerriera era posta agli ordini di un aga, che aveva residenza e cancelleria a Istanbul; nello schieramento dell'esercito, la "nuova milizia" occupava il centro, vicino al Sultano. Il già citato Babinger ha scritto: "Rinomato era l'ordine del loro accampamento. Dal lato morale essi superavano certamente tutti i loro avversari. Imprecazioni e litigi erano severamente proibiti tra loro e la massima pulizia costituiva per loro un dovere. La loro fede,che ordinava gli usuali lavacri, li manteneva sempre temperati, dato che l'uso del vino era loro vietato. Gioco e, soprattutto, meretrici da strada erano loro ignote. L'alimentazione era regolata in modo eccellente, perché al trasporto di viveri e munizioni i sultani attribuirono sempre particolare importanza" (F. Babinger, op. cit., p. 481). Il corpo dei giannizzeri venne sciolto nel 1826 dal "sultano infedele" Mahmûd II.
(25)           "Cinquanta manoscritti greci e latini, ritrovati nel Serraglio, insieme a libri orientali scritti per Maometto II, sono la migliore prova di siffatti interessi del Conquistatore: libri di storia e di arte militare ed altri che sembra vogliano dare la quintessenza della civiltà greca" (A. Bombaci, op. cit., p. 315).
(26) Gli aqinci erano saccomanni organizzati in unità di cavalleria leggera; specializzati nelle incursioni, si spingevano per lo più all'interno dei territori di difficile accesso e dove non era possibile impegnare a lungo l'esercito regolare.
(27) "Per l'Italia meridionale, e la Calabria in particolare, è accertata una consistente fuga di uomini verso l'impero ottomano. (...) Anche i progetti insurrezionali del Campanella affondavano le radici in questo ambiente. (...) Il rappresentante di Venezia a Costantinopoli riferiva il 12 luglio 1603 la notizia (...) della presenza in Calabria di '... forse 300... et fra questi alcuni di conto, li quali tengono la setta Maumetana'. Dopo il fallimento della congiura si parla della fuga in Turchia di numerosissimi calabresi (...) ma non erano né i primi né gli ultimi abitanti della regione a lasciare la fede cristiana per quella musulmana" (Lucia Rostagno, Mi faccio turco. Esperienze ed immagini dell'islam nell'Italia moderna, Roma 1983, p. 63 n.).
(28) Cfr. Armando Nuzzo, Letteratura danubiana del periodo ottomano, "Islam. Storia e civiltà", a. XI, n. 2, aprile-giugno 1992, pp. 103-115, dove sono riportate alcune poesie di Balassi.
(29) Arduino Cremonesi, La sfida turca contro gli Asburgo e Venezia, Udine 1976, p. 62.  "C'era un cannoniere del sultano di nome Urban, originario della Dacia (...) fu egli che, largamente stipendiato, preparò le bombarde" (Laonico Chalcocondyles, in: AA. VV., La caduta di Costantinopoli, cit., II, 203). "Secondo i miei calcoli, la famosa grande bombarda fusa dal cannoniere Urban avrebbe avuta una canna della lunghezza di m. 3,51, del calibro di cm. 81,8 oppure 89,4, dello spessore quindi di cm. 28,6 oppure 37,2, del peso totale o di tonnellate 48,90, secondo Critobulo, oppure di tonnellate 16,920, secondo Khodja Sa'd ed-Dîn. I proiettili sparati avevano dunque una circonferenza di più di m. 2,50, e un peso che si aggirava sui quattro quintali, e forse anche più, a seconda del tipo di pietra usata" (Agostino Pertusi, Introduzione a: AA. VV., La caduta di Costantinopoli, cit., I, p. xxii).
(30) N. Iorga, Byzance après Byzance, cit., pp. 60-61. La citazione latina è in Martinus Crusius, Turco-Graecia, Basilea, p. 250.
(31) M. Crusius, op. cit., p. 120.
(32) L'elezione e la consacrazione di un nuovo patriarca fu il provvedimento più importante tra quelli avviati da Mehmed II dopo la conquista di Costantinopoli: il monaco Gennadios, sul nome del quale si accordarono i cristiani rimasti nella città, fu insediato il 6 gennaio 1454. Il Conquistatore "lo ricevette con tutti gli onori e con squisita gentilezza. Quando se ne andò, gli fece omaggio di un prezioso scettro e perfino lo accompagnò sino al cortile, benché Gennadios volesse respingere tale onore, e ordinò che tutti i dignitari lo accompagnassero fino al patriarcato" (F. Babinger, op. cit., p. 111).
(33) H. Dj. Siruni, Hasmetlü. Pe marginea titulaturii domnilor români în cancelaria otomana (Hasmetlü. In margine al conferimento del titolo ai principi romeni nella cancelleria ottomana), "Hrisovul", II, 1942, pp. 139-202.
(34) Cesare Alzati, Terra romena tra Oriente e Occidente. Chiese ed etnie nel tardo '500, Milano 1982, p. 145.
(35) N. Iorga, Byzance après Byzance, cit., p. 13.
(36) N. Iorga, Byzance après Byzance, cit., p. 8.
(37) A. Toynbee, op. cit., vol. VI, p. 300.
(38) "Nessuno storico più nega che per secoli interi, fino all'inizio dell'età contemporanea, fino alla nascita degli Stati nazionali dell'Europa del Sud-Est, le istituzioni e le idee in questa parte del mondo abbiano continuato e difeso le sole forme di civiltà alle quali esse si sentivano strutturalmente legate: quelle di Bisanzio" (Virgil Cândea, Postface, in: N. Iorga, Byzance après. (Claudio Mutti/Rinascita)
13.11.2004

UN PREMIO PER LA RICERCA ECCELLENTE
A vincerlo Ibrahim Dincer, docente presso la facoltà di ingegneria dell'Ontario. Gli studi sull'energia alternata applicata alle automobili.
Ibrahim_DincerIbrahim Dincer, a professor in the Faculty of Engineering and Applied Sciences at the University of Ontario Institute of Technology, won the Premier Research Excellence Award for his study on alternative energy sources for automobiles entitled, "Assessing and Improving Fuel Cell Vehicles through Sustainability, Thermodynamic, Environmental and Life Cycle Analyses". Dincer will receive a $100,000 grant from the government and an additional $50,000 from the University of Ontario.
Recognition of the study came during a particularly manic moment in the oil market. The study's impact could therefore contribute to Canada's gradual retreat from a dependence on petrol to power its cars. That a Turkish professor received the grant is of special significance; hydrogen cannot be converted into portable energy without Boron, a mineral whose greatest abundance is in Turkey.
Dincer is an internationally renowned expert who has authored, or contributed to over ten books, and countless scholarly articles in academic and trade journals. He has traveled widely, presiding over many national and international conferences, symposiums and technical meetings, delivering keynote speeches at many. His projects, which could yield some of the most significant discoveries for modern humanity, may cause disappointment for some, and unparalleled success others. (Ibrahim Balta)
12.11.2004

LE MURA DI COSTANTINOPOLI: AD 324-1453
La <Osprey publishing>, una delle più note case editrici inglesi specializzata nelle collane militari, ha fatto uscire un simpaticissimo opuscolo sulle difese della città che fu capitale dell'Impero Romano d'Oriente. Il testo è di Stephen Turnbull mentre le illustrazioni sono di Peter Dennis. 
Un bel regalo. La <Osprey publishing> (www. ospreypubblishing.com), una delle più note case editrici inglesi specializzata nelle collane militari, ha fatto uscire un simpaticissimo opuscolo sulle mura di Costantinopoli ("The Walls of Constantinople AD 324-1453"). Il testo è di Stephen Turnbull mentre le illustrazioni sono di Peter Dennis. Sono 64 pagine tra testo (in inglese) e fotografie. Il costo è minimo. Se vi va, ve lo potete permettere benissimo. Avrete modo di erudirvi sul modo di costruire le difese durante il medioevo e più in là prima di arrivare al rinascimento. Soprattutto come venivano tirate su le mura per proteggere una città come Costantinopoli quando era il centro dell'Impero romano d'Oriente. I capitoli sono tanti: dalla fondazione della stessa Costantinopoli, alla prima fortificazione fino alla caduta della città per opera del turchi. Buona lettura, dunque.

Le_mura_di_Costantinopoli_Foto_n._2Cross-section and plan of the Theodosian wall 
This plate show a complete cross-section and plan of a typical stretch of the Theodosian walls. The section shows the different layers of defence. On the plan are the different shapes of towers.

Le_mura_di_Costantinopoli_Foto_N._3A tower in the Theodosian walls c. AD 447
A cutaway section of one of the towers of the Theodosian walls, showing how the two levels of the towers were entirely separate. The lower room was entered from the city, the upper from the battlemented walkway.

Le_mura_di_Costantinopoli_Foto_N._4The sea walls of Costantinople and a Byzantine ship armed withe a Greek fire projector a. AD 1000
The sea walls were never as strong ad the land walls. but served their purpose when well defended. Here we see two elements in that defence. The first is Greek fire, the secret weapon of Byzantium, seen being tested here from the deck of a dromon just outside the Harbour of Bucoleon on the Sea of Marmara. The performance in being watched from the battlements by the Varangian Guards. Their famous axes were wielded wherever thei emperor needs them, and this included service on the walls of Costantinople.

Le_mura_di_Costantinopoli_N._5The peribolos between the outer and inner walls, AD 1422
The inner terrace between the inner and outer walls was called the peribolos, and accommodated the soldiers who defended the outer wall. It was between 50 and 54ft wide. Beyond lay the outer wall, which was a modest structure compared with the inner wall. This plate shows a momorable moment during the Ottoman siege of AD 1422. An apparition of the Virgin Mary on the wall has heartened the citizens.

12.11.2004

UN PARCHEGGIO AUTO SOPRA LA STORIA
Forti critiche in Turchia in merito alla costruzione di un parcheggio di 4.000 metri quadrati nell' area più significativa della battaglia di Gallipoli chiamata "Bomba Sirti". Il ricordo della guerra del 1915 costata la vita a circa 500 mila soldati tra turchi, australiani e neozelandesi.
Deposizione_di_una_corona_a_ricordo_della_battaglia_di_GallipoliFurore has erupted over the construction of a 4,000 metre square car park built atop one of the most historically significant and most heavily fought areas on the battlefields of the Gallipoli Peninsula.
The car park, built by the Gelibolu Historical National Park authority, was constructed on the site known to the Allies as Turkish Quinn's and as Bomba Sirti by the Turks. The site, on the front lines of the sector contested by Turkish, Australian and New Zealand soldiers, was the scene of some of the bloodiest fighting in the 1915 campaign. Many hundreds of troops from both sides died in the confined sector, with large numbers being buried were they fell.
However, despite protests from historians and environmentalists, the National Park Authority bulldozed the Turkish trenches to level the ground for construction of the car park, which is to have a capacity of 100 tour buses.
So significant was the site that the founder of the Turkish Republic, Mustafa Kemal Ataturk, in an interview given after the war, made special mention of the heroism of the Turkish soldiers who served at Bomba Sirti.
"We are not dealing with personal heroism," Ataurk said. "But I can not pass without telling you about the Bomba Sirti incident. The distance between the opposite trenches was eight metres, in other words death was assured. All in the first line of trenches fell to the extent that none survived. Those in the second trench went to replace them with a kind of admirable coolness and entrusting in God. They saw the dying, they knew they would die in three minutes and yet they showed not a hint of hesitation. They were getting ready to enter heaven by reading the Koran and saying the Sehadet (a prayer). Here is an astonishing example worthy of appreciation showing the superior spirit and power within the Turkish soldier. One should be certain it was this high spirit that gained victory in the Çanakkale battles." (NtvmSnbc)
12.11.2004

16 STRUTTURE DA RESTAURARE
Si tratta di opere architettoniche ottomane che si trovano oltre i Balcani. A darne la notizia il ministero della Cultura e del Turismo turco.
The Culture and Tourism Ministry will take responsibility for neglected Ottoman works across the Balkans. Of the nearly 16,000 architectural structures built by the Ottomans in Balkans, including 3,399 in Bulgaria and 622 in Kosovo, most are falling into disrepair due to neglect.
In the frame of joint studies, the Ministry has decided to fund restoration of some Ottoman works. They have so far allotted budgets for the following historical monuments: 375 billion Turkish Lira (TL) for restoration of Maktul Ibrahim Pasa Mosque in Razgrad, Bulgaria, 384 billion Turkish Lira for Fatih Kanuni Mosque in Kustendil, Bulgaria, 125 billion Turkish Lira for Sinan Pasa Mosque in Prizren, Kosovo, TL 40 billion for the Ottoman Graveyard in Prizren and 90 billion Turkish Lira for the Ghazi Mehmet Pasa Baths, also in Prizren.
Ataturk's House will Also be Restored
TL 200 billion has also been set aside for restoration of the historical house of the founder of modern Turkey Mustafa Kemal Ataturk in Selanik (Thessalonica), where he spent part of his childhood. The three-floor house, standing next to the Turkish Embassy in Thessalonica, is open to visitors as a museum.
Maktul Ibrahim Pasa Mosque is the biggest remaining Ottoman work among the works to be restored in Razgrad. United Nations Education and Scientific Cooperation (UNESCO) lists it as the third biggest mosque in the Balkans. The mosque was built in 1616 and is one of the most beautiful works of classical Turkish architecture, but has been closed for a long time and has fallen into disrepair. Another work to be repaired is Sinan Pasa Mosque, which is in a very bad condition in Prizren. It is also accepted as one of the important works of its period. In Ekrem Ayverdi's study, "Ottoman Mosques in Europe", it is reported that the Ottomans built 15,787 architectural structures in the Balkans, 3,399 of them in Bulgaria and 622 in Kosovo. (aa/Zaman)
12.11.2004

RICOSTRUIRE BEDIUZZAMAN
Una cena a Mosca tra il capo del consiglio russo dei mufti, Ravil Gaynutydin, con esponenti di affari turchi per trovare un accordo finalizzato alla rinascita della moschea. La distruzione del tempio durante il periodo totalitario dei bolscevichi.
Mosca_e_la_moschea_ricostruita The head of the Russian Council of Muftis, Ravil Gaynutdin, met Turkish businessmen in Moscow in a fast-breaking dinner said that they had started to restore the mosque where Bediuzzaman Said Nursi served in Russia.
At the dinner, held by the Nadejda Fund in the Center of the Council of Muftis, the help of Turkish intellectuals for the Russian Muslims was dıscussed among the Moscow Embassy Religious Affairs Consultant Rusen Segmen, Press Consultant Arif Gulen and some Duma representatives. Mufti Gaynutdin explained that Bediuzzaman had fed Russian Muslims spiritually when he was taken prisoner in the Ottoman-Russia War, adding: "As you know, the prominent Islam intellectual Nursi lived in the city of Kostrama when he was taken as a prisoner and served in the mosque there. Our grandmothers fed him with eggs and potatoes and he fed us spiritually."
The Mufti said that the Kostrama mosque was demolished during the "totalitarian period". According to information provided by Gaynutdin, the rebuilding has been funded not only by Russian Muslims but also by some Turkish entrepreneurs. Taken prisoner in Russia in the World War I, Nursi had escaped after his capture in Kostrama and made his way to Istanbul via Germany. (Mirza Cetinkaya/Zaman)
12.11.2004

IL PONTE SU INTERNET
Distrutta durante la guerra civile e ricostruito con fondi internazionali (spesa, 13 milioni di dollari), la famosa opera di Monstar è ora sorvegliata da otto telecamere e si può vedere sul sito <www. starimost.telecom.ba>.  La cerimonia della inaugurazione risale al 23 luglio di quest'anno.
Il_ponte_di_Monstar The Mostar Bridge, demolished during the civil war in Bosnia Herzegovina and reconstructed with international funding, is live on the internet.
Costing $13 million to reconstruct, the Bridge is now watched day and night by eight cameras and pictures are broadcast on "
www. starimost.telecom.ba". At the internet site, financed by Ebru Construction Joint Venture, which also undertook the reconstruction, the Bridge can be seen live from eight different perspectives and has attracted almost two million 'hits' so far.
The official re-opening of Mostar Bridge was held on July 23rd 2004 with a ceremony attended by Prince Charles of Wales, State Ministers Besir Atalay and Mehmet Aydin, Minister of Public Works Zeki Ergezen, Minister of Culture Erkan Mumcu, and Secretary of Agriculture Sami Guclu. The bridge was originally constructed in the 16th Century by Mimar Sinan (Sinan The Architect), the most celebrated Ottoman architect who designed thousands of mosques, palaces and other buildings across the Ottoman Empire. After suffering damage in the civil war in Bosnia, it was restored partly by Turkish architects and engineers. (Cihan/Zaman)
12.11.2004

SCANDALO DI MAFIA
Ad esserne implicati ufficiali dell'intelligence e manager del calcio. Secondo un pubblico ministero che ha accusato 14 persone, avrebbero favorito la fuga di membri della malavita e di avere fornito passaporti falsi.
A Turkish prosecutor Tuesday charged 14 people, among them a senior intelligence officer and a well-known football manager, for helping the country's top mob leader flee abroad with a false passport, Anatolia news agency reported.
The charge-sheet was the result of a probe into how Alaattin Cakici, wanted for a long list of crimes, including murder, managed to escape in May, just hours before an arrest warrant was issued for him.
Cakici, widely believed to be protected by high-level officials for alleged favors he did to Turkish secret services in the past, was arrested in Austria and extradited to Turkey last month.
The prosecutor demanded between six months and one year in jail for Kasif Kozinoglu, head of the foreign department of the National Intelligence Organization (MIT) for "aiding and abetting a criminal group," Anatolia said.
The agency did not say what specific accusations Kozinoglu faced, but media reports have said he lobbied the head of the appeals court on behalf of Cakici.
Kozinoglu allegedly told the top judge that they would like to see Cakici remain at large for some time because he held an important secret which the intelligence agency wanted to obtain.
According to media reports, the appeals court dragged its feet in sending to related authorities a confirmation of a jail sentence ruled against Cakici for ordering an armed attack on a rival gang in 2000, which allegedly gave him the time to organize his escape.
The prosecutor also demanded up to four years in jail for Sinan Engin, the former manager of the leading football club Besiktas, for "aiding and abetting a criminal group" and "arranging a false passport and documents," Anatolia said.
Engin reportedly helped Cakici obtain a visa for a false passport by arranging a recommendation letter addressed to the Italian consulate in Istanbul which presented the mafioso as a Besiktas official.
He resigned from the club after the affair surfaced earlier this year.
Cakici, 51, was a far-right militant in Turkey's notorious Grey Wolves group until he turned to full-time crime in the 1990s. He was allegedly sub-contracted by MIT for secret missions in the 1970s.
Cakici was also at the center of a 1998 scandal over the privatization of a state bank, which resulted in the toppling of then-prime minister Mesut Yilmaz, who reportedly resorted to Cakici's services to scare off unwanted bidders. (Afp/TurkishPress)
12.11.2004

IL MIGLIORE
Mehmet Okur, giocatore di basket che l'anno scorso aveva vinto la Nba, è stato nominato dalla Ftaa (Federation of Turkish American Association) il rappresentante turco più qualificato negli Stati Uniti. 
Mehmet_Okur The Federation of Turkish American Associations (Ftaa) granted the "Best Representation of Turkey in US" award to national basketball player Mehmet Okur who won the US National Basketball Association (Nba) championship last year.
Ftaa President, Ata Erim expressed that Okur was not only an exemplary athlete for his success in sports but also because of his personality. Disclosing that Ftaa, as a federation, were proud of with the achievements of Okur and other Turkish basketball players in Nba Erim added, "Okur as a sportsman who won a championship in a league watched avidly by the whole world, has made a big presentation of Turkey."
Expressing much pleasure from the award, Okur said: "Last summer was a very important period of my life. First I became the first Turkish player to win the Nba championship and transferred to a new team. Then the President mentioned me in his trip to Turkey. I then had a very good training period in National team, and now, this award. It means very much to receive such an award from Turks living in America." Remarking that he would like to win the championship with Utah Jazz this season Okur went on: "I won the championship with Detroit, now it's time to take it with Utah. We are strong enough and we want to see a happy ending at the end of the season. In the Nba there are also other very successful Turkish basketball players like Hidayet Turkoglu and Ibrahim Kutluay. We all represent Turkey together." (Emrah Ulker/Zaman)
12.11.2004

 

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