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L'ATTO
FINALE

Mettiamola così. Si invitano un Primo Ministro ed il suo ministro
degli Esteri, li si accolgono con tutti i riguardi dovuti non solo
alle loro cariche e li si fa firmare l'<atto finale> che
- pur non essendo la sigla apposta sulla Costituzione europea dai 25
Stati membri dell'UE - è la dimostrazione che la Turchia in Campidoglio era
qualcosa di più di una semplice presenza. E allora, ci si chiede,
sarà possibile mai che dal prossimo Vertice di Bruxelles (17
dicembre), esca una sorpresa diversa da quelle che sono le
aspettative di tutti? Possibile mai che qualcuno, tra questi 25 Paesi, possa fare lo sgambetto ad Ankara? Noi non lo
crediamo. Giustamente ha scritto Magdi Allam - vicedirettore del
<Corriere della Sera>: "E' un fatto importante che alla
firma della Costituzione europea fosse presente anche la Turchia.
Credo che questo significhi rispettare in modo serio il preambolo
della Costituzione europea cioè che l'Europa si fonda sui
valori".
A Bruxelles, ne siamo certi, arriverà il "sì" tanto
desiderato. Il Governo Erdogan, però, non avrà vinto che una
battaglia ben sapendo il premier che i partiti trasversali -
numerosi tra Francia, Germania, Italia e Grecia - faranno di tutto
per ribaltare il successo ricorrendo come hanno annunciato all'arma
dei referendum. Diciamocelo subito: non sarà facile - per Jacques
Chirac, Gerhard Schroeder e Silvio Berlusconi - rintuzzare gli
attacchi anti-Turchia. Non sarà facile soprattutto per il Cavaliere
che - nonostante le assicurazioni date ad Erdogan nel colloquio
riservato di venerdì scorso a palazzo Chigi - ha di fronte una Lega
ed un Bossi che di Turchia, di turchi e di quant'altro non
vogliono sentire proprio parlare. E non se ne comprendo neppure il
motivo. Non era stata forse Venezia, per secoli, la migliore
partnership dell'Impero ottomano? Di guerre di religione tra Europa
e Turchia non se ne parlava e semmai qualcuno aveva gridato
"mamma li turchi" chiamando a raccolta i cristiani contro
l'Islam - prima e dopo la battaglia di Lepanto -
era stato in verità perché Costantinopoli insidiava i mercati e le rotte
commerciali. Insomma il pericolo aveva come sfondo unicamente
l'economia.
Entrando la Turchia in Europa, l'UE non dovrebbe temere più di
tanto; né dal punto di vista della concorrenza, né da quello delle
diversità culturali e di fede. A nostro avviso, dovrebbero essere
più i vantaggi che gli svantaggi: e - tra questi ultimi - quello
grosso di irrigidire Ankara con il rischio di avvicinarlo all'Iran.
Cara Unione Europea, vediamo di non commettere di questi errori e di
non appesantire le pretese nei confronti del Governo Erdogan.
Questi, per parte sua, non ne commetta di suoi; perché - sia ben chiaro
- a Bruxelles ci sono sempre quelli che non aspettano altro che
gridare ancora, a distanza di secoli, "mamma li turchi". In quanto
al premier, l'impressione è che sia uno degli uomini più capaci
che la Turchia abbia avuto in questi ultimi anni. Ne abbiamo avuto
la conferma, prima a Berlino e poi a Roma, con quanta determinazione
abbia
fatto sentire la sua voce. Un uomo che sa mostrarsi bene anche al
popolo, democraticamente, come si è visto quando - durante il ricevimento per la festa della Repubblica nei
saloni dell'ambasciata di Turchia in Italia - si è offerto ai
giornalisti e alle loro insidiose domande. Sarebbe bene comunque che
certe richieste di regali - riportate peraltro dalla stampa turca e
riprese dal corrispondente dell'Ansa - non fossero fatte e comunque
smentite se non vere. Anche in questo l'Europa è suscettibile.
EUFORIA,
MA....
Il
sorriso sul volto del premier turco, dopo il vertice a Berlino con
Chirac e Schroeder, non è riuscito a rischiarare qualche ombra.
Nessun impegno, infatti, è stato dato sulla data di inizio dei
negoziati.

Era un Tayyip Erdogan raggiante quello apparso sulla scaletta dell'aereo
che lo aveva riportato ad Ankara da Berlino, per poche ore prima di
ripartire per Roma. ''Guardate le nostre facce: sono sorridenti'': questa la dichiarazione ai giornalisti del premier
turco, reduce dall'incontro tripartito con il presidente francese Jacques Chirac e con il Cancelliere tedesco Gherard
Schroeder, dai quali ha ricevuto un'ulteriore luce verde all'avvio del negoziato di adesione della Turchia
all'UE.
Ma il suo smagliante sorriso non è riuscito ad illuminare qualche ombra che ancora permane sulle condizioni che
accompagneranno la decisione (che spetta comunque al vertice europeo di dicembre, ma ormai praticamente quasi certa) di
avviare il negoziato di adesione a pieno titolo, e non solo per un partenariato speciale, assicurata dal tandem franco-
tedesco.
In particolare, Erdogan non è sembrato dare soverchia importanza al fatto di non avere ottenuto impegni su una data certa di avvio del negoziato e sul carattere irreversibile e
incondizionato del negoziato di adesione. ''Il negoziato potrà cominciare nel 2005 o attorno al 2005'' -
aveva glissato infatti Chirac rinviando la decisione in materia al vertice di dicembre, mentre Schroeder aveva ribadito che si
tratterà di un negoziato ''a esito aperto'' - come stabilito la Commissione dell'UE, la quale ha anche aggiunto che
potrà essere anche ''sospeso'' in caso di interruzione dei processi
democratici in Turchia.
''Siamo compiaciuti dell'atteggiamento positivo tenuto da Chirac e Schroeder. Ora ci aspettiamo che l'Unione Europea
prenda una decisione incondizionata il 17 dicembre per sostenere
l'avvio del negoziato di adesione della Turchia'', ha affermato Erdogan dopo il rientro da Berlino.
Il premier ha tuttavia significativamente annunciato anche ''una seria e determinata campagna di informazione sulla
Turchia diretta alle opinioni pubbliche europee'', mostrando di essere cosciente del fatto che gli intralci residui al cammino
europeo della Turchia provengano non dai Governi, ma dalle opinioni pubbliche di vari Paesi europei, in generale meno entusiaste dei rispettivi
Governi ed, in alcuni casi, come
proprio in Francia e in Germania, decisamente contrarie.
Non a caso, Erdogan (come pure la stampa turca) ha espresso un particolare e caldo apprezzamento per il presidente
francese, di cui conosce bene le difficoltà interne. Chirac sta vedendo la sua popolarità scemare proprio per il suo reiterato
appoggio alla causa turca. Secondo i sondaggi, infatti, dal 65 al 75 per cento dei francesi sono contrari all'adesione della
Turchia all'UE, come lo sono i maggiori partiti, sia di sinistra, come il partito socialista, sia di destra come lo
stesso partito di Chirac, l'Ump. Infine Chirac, che ha promesso un referendum sull'adesione turca forse proprio per coprirsi e
potere a dicembre dare il via libera al negoziato della Turchia senza perdere troppi consensi, sta rischiando - secondo i
commentatori francesi - di pagare un prezzo alto per il suo appoggio ad Ankara: al prossimo referendum sulla Costituzione
europea proprio la questione turca potrebbe spingere molti francesi a votare no alla carta fondamentale dell'UE, che Chirac
considera un elemento essenziale della sua impostazione europea.
Ankara temeva perciò una possibile marcia indietro di Chirac ed anche per questo ha voluto accelerare la conclusione
dell'acquisto di 36 Airbus per 2.8 miliardi di dollari, firmato alla presenza dei tre statisti.
La marcia indietro di Chirac, con enorme sollievo di Ankara, non c'è stata, mentre del tutto atteso era l'appoggio pieno di
Schroeder. Quest'ultimo, tuttavia, non ha potuto fare a meno di ricordare a Erdogan che il negoziato Turchia-UE sarà ''a esito
aperto'', quasi ad avvertire Ankara che se nel 2006 la Germania cambiasse maggioranza di
Governo, anche l'obbiettivo del
negoziato potrebbe cambiare.
Tuttavia Erdogan non sembra per il momento preoccuparsene soverchiamente, come non sembra preoccuparsi del fatto che lo
stesso negoziato della Turchia sarà, come ha detto Chirac, ''molto
lungo'', da 10 a 15 anni, secondo le previsioni.
La sua massima priorità, secondo vari analisti politici, è di ottenere l'avvio del negoziato al più presto possibile anche
per poter spendere questo successo, sia personale, sia del suo partito al Governo sul mercato politico interno turco. (Lucio
Leante/Ansa)
04.11.2004
DOSSIER N. 45
Edito dal Senato della Repubblica, contiene una prefazione ed il
rapporto completo (in francese) della Commissione europea contenente
la raccomandazione sull'apertura dei negoziati di adesione.
Duecentosettantuno (271 pagine),
tanto corposo è il dossier n. 45 stilato dal Servizio per gli
Affari istituzionali del Senato della Repubblica e il cui titolo è
"La Turchia e l'Unione Europea". Siamo grati a chi, da
Palazzo Madama, ce ne ha fatto avere una copia per l'importanza
della materia trattata, ora che la Turchia - dopo il placet della
Commissione europea il 6 ottobre scorso - si appresta ad incassare
(sempre che le cose non si risolvano altrimenti) la seconda vittoria
a Bruxelles quando il 17 dicembre prossimo si riunirà Consiglio
d'Europa.
Il dossier, tutto in francese, si compone di tre parti: Una prima
sulla <Relazione 2004 della Commissione europea sui progressi
compiuti dalla turchia in vista dell'adesione (SEC (2004) 1201 - 6
ottobre 2004>; una seconda sulla <Comunicazione della
Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo: Raccomandazione
della Commissione europea sui progressi compiuti dalla Turchia in
vista dell'adesione (COM (2004) 656 def.) - 6 ottobre 2004>;
una terza infine sul <Documento di lavoro della Commissione
europea: Questioni sollevate dall'eventuale adesione della Turchia
all'Unione europea (SEC (2004) 1203 - 6 ottobre 2004>.
Il rapporto, o relazione, della Commissione contiene riferimenti che
per la verità sono stati sviscerati in abbondanza nel corso di
queste ultime settimane, non altro perché in Europa - se sono in
tanti ad essere favorevoli all'apertura dei negoziati di adesione in
favore di Ankara - non mancano quelli che fanno resistenza aperta
alle linee governative minacciando addirittura dei referendum. Ci
sono capitoli, comunque, che meritano una maggiore attenzione
perché non meno importanti dei temi trattati dai media. Ci
riferiamo alla libera circolazione dei capitali, all'agricoltura,
all'energia, alla scienza e alla ricerca, alle telecomunicazioni e
alle tecnologie dell'informazione, alla cultura e alla politica
audiovisiva.
Il consiglio, quindi, per chi voglia approfondire maggiormente il
<capitolo Turchia>, è di bussare alle porte del Senato per
procurarsi copia del dossier n 45. Che potrà essere particolarmente
utile a quegli studenti, e sono moltissimi come provano gli e-mail che
ci arrivano in redazione, che hanno come tesi di laurea proprio la Turchia.
04.11.2004
BASTA CON GLI ESAMI
"C'è
chi cerca di trattarci in maniera diversa rispetto ad altri Paesi
candidati". Così il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan
in una intervista rilasciata a <La Repubblica>.
''Gli sforzi del nostro Governo per adeguare le nostre politiche e la nostra legislazione a quella europea
continuano in modo implacabile, eppure c'è chi cerca di trattarci in
maniera diversa rispetto ad altri Paesi candidati''. Lo ha dichiarato in
un'intervista a <La Repubblica> il premier turco, Recep Tayyip
Erdogan, a Roma per la firma dello Statuto sulla Corte penale internazionale e
presente alla cerimonia per la Costituzione
europea.
''Mi riferisco - ha spiegato il premier turco - all'idea dei referendum sulla Turchia che stanno nascendo nelle diverse capitali
europee. Nessun referendum simile è stato mai tenuto per i Paesi dell'UE''. ''Dunque - continua Erdagan - non vedo nessuna ragione per
cui debba esserci un voto proprio su di noi. Sarebbe una discriminazione
netta''.
''In Italia - ha sottolineato il premier turco - la proposta del referendum è stata lanciata dalla Lega Nord ma Silvio
Berlusconi è un amico, ha dato una buona risposta''. ''Mi auguro solo
- ha aggiunto Erdogan - che questi gruppuscoli politici non ottengano
alcun significativo supporto politico e popolare. Il loro sforzo è quello di spingere la Turchia fuori dalla
UE con una retorica populista e priva di principi''.
''Gli sforzi del mio Governo - ha concluso il premier turco - per allineare le nostre politiche e la nostra legislazione alla vostra
continueranno in modo costante''. (take Adnkronos)
04.11.2004
"ORA SIAMO NOI A DOVER FARE L'ESAME
ALL'EUROPA"
Questa
la dichiarazione di Recep Tayyip Erdogan, Primo Ministro turco. Il
rifiuto netto di ogni "partenariato speciale" e solo la
piena adesione ai Venticinque.
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che ora è il turno dell'Unione
Europea di essere
esaminata e di dimostrare, accettando la Turchia al suo interno, di essere una ''struttura pluralista''.
''I nostri amici europei dovrebbero adempiere ai loro impegni come abbiamo fatto noi. Adesso è il loro turno di passare gli
esami. Se l'UE sia una struttura pluralista o no sarà testato per la prima volta con l'adesione della Turchia. Noi abbiamo
completato il nostro processo di adeguamento ai criteri dell'UE.
Ora è il turno dei nostri amici europei di passare l'esame'', ha detto il premier turco in un discorso al gruppo
parlamentare del suo partito Akp, tenuto poco prima di partire per Berlino.
Erdogan ha ribadito anche che la Turchia ''non accetterà altro che una piena adesione'' (e, cioè rifiuterà ogni ipotesi
di ''partenariato speciale'', avanzate dai cristiano democratici
tedeschi) e ''nessun negoziato che sia diverso dai negoziati del
passato per l'adesione di altri Paesi''. (take
Ansa)
04.11.2004
"NON ABBANDONEREMO NELL'UE LE NOSTRE RADICI IDENTITARIE"
La
precisazione del premier turco prima di incontrarsi a Berlino con il
presidente francese e con il Cancelliere tedesco. "I turchi
manterranno la loro identità".
L'ingresso della Turchia nell'Unione europea l'Unione europea non indurrà un'
assimilazione culturale dei turchi, i quali non abbandoneranno le proprie radici, all'interno dell' UE''.
''L'UE non può essere considerata un'associazione per
l'assimilazione culturale. La Turchia non diventerà estranea alla sua propria identità ed alle sue proprie radici. Non c'è
alcuna ragione per preoccuparsi della nostra identità'', ha affermato Erdogan in un discorso al gruppo parlamentare del suo partito prima di partire per Berlino per un incontro con il Cancelliere tedesco Gherard Schroeder ed il presidente francese
Jacques Chirac in vista del Consiglio europeo del 17 dicembre che
dovrà decidere sulla data di avvio del negoziato di adesione della Turchia.
''L'UE è un associazione internazionale che ha aspetti politici economici e culturali. Ma non è né la chiave per risolvere tutti i problemi né per prevenire il caos. I suoi
valori comuni sono la democrazia, la libertà ed il pluralismo, che non possono avere significati diversi per ciascuno. I turchi
manterranno la loro identità e mostreranno meglio la loro esperienza e
potenzialità quando gli standard democratici aumentano. Nessuno può affermare che i turchi non meritano la
democrazia e le libertà ai livelli degli standard internazionali''- ha aggiunto Erdogan. (take
Ansa)
04.11.2004
RICHIESTA DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA
Il Csn
turco, presieduto adesso da un civile, si è associato alle
posizioni del Governo sulla questione dei negoziati di adesione
all'Unione Europea.
Il Consiglio di Sicurezza Nazionale (Csn) della Turchia si è associato alla posizione del Governo di Ankara nel chiedere all'Unione europea un negoziato di adesione che utilizzi gli stessi criteri e gli stessi metodi
applicati nell'allargamento dell'UE ad altri paesi candidati. Lo riferiscono i media turchi.
Per la prima volta, i lavori del Csn (un organo costituzionale in cui siedono i massimi vertici politici e militari e che esprime pareri sulle questioni strategiche e di sicurezza) si sono svolti con un
Segretario generale civile (in
passato era sempre stato un militare).
All'importante carica è stato infatti chiamato di recente l'ambasciatore Yigit Alpogan. (take
Ansa)
04.11.2004
COMMISSIONE
DUE
Una iniziativa "parallela" portata avanti "con il
consenso" ma non per conto di Bruxelles. Per Emma Bonino, nei
confronti della Turchia non ci vuole una "soluzione
pasticciata".

I negoziati per la adesione alla UE devono ''essere aperti non appena la Turchia adempirà ai
criteri politici di Copenaghen'' perché ''un ulteriore ritardo danneggerebbe la credibilità dell' Unione''. D' altra parte la
Turchia deve accettare il fatto che ''i criteri di adesione si applicano equamente a tutti i Paesi candidati'' e che ''non ci
possono essere scorciatoie per casi individuali''.
A questa conclusione è giunta la Commissione indipendente sulla Turchia composta da personalità politiche internazionali
di alto prestigio in un rapporto che è stato presentato a Roma.
La Commissione - come ha sottolineato l' ambasciatore Boris
Biancheri, presidente dell' Ispi, presentandone il rapporto - ''non è partita da posizione preconcette'' ed ha
approfondito il problema dal punto di vista politico, economico, culturale e storico in modo obiettivo''. Si tratta infatti di
una iniziativa ''parallela'' portata avanti ''con il consenso, ma non per conto della Commissione europea'' e che consente di
approfondire un tema che ''spesso viene accolto dalle opinioni pubbliche
più in modo emotivo che razionale''.
La Commissione - ha ricordato il finlandese Martti Ahtisaari che ne è presidente - è giunta alla conclusione che i Turchi,
riguardo alla adesione, ''non hanno esitazioni'', vogliono attuare le riforme necessarie, sono consapevoli che ''ci vorranno
anni'', ma sono anche convinti che ''i negoziati daranno nuovo slancio a un processo di riforma che in due anni
ha prodotto più risultati che negli ultimi venti-trenta anni''.
E, se è significativo, come ha messo in evidenza l' ex commissario europeo Emma Bonino, che la presentazione dei lavori
della Commissione indipendente arrivi proprio alla vigilia della firma della Costituzione, l' apertura dei negoziati sarebbe la
dimostrazione che ''lo scontro di civiltà non è ineludibile''.
Emma Bonino si augura che non si arrivi ''ad una soluzione pasticciata di
"si'' e di "ma" in cui non ci sia una chiarezza di posizione'', e che ''non sarebbe dignitosa per la UE come per
la Turchia''.
Il rapporto della Commissione sottolinea i ''notevoli benefici'' di una eventuale adesione della Turchia alla UE,
anche in considerazione della sua posizione geopolitica che, ha sottolineato l' austriaco Albert Rohan, se da una parte
porterebbe i confini dell' Europa a ridosso di un' area piena di tensioni, dall' altra consentirebbe all' Unione di potere dare con più efficacia il proprio contributo alla stabilizzazione
della regione.
Quanto alle preoccupazioni legate al possibile incremento dei flussi migratori dalla Turchia verso l' Europa, il rapporto
sottolinea che la libera circolazione si realizzerà solo dopo una lunga fase transitoria (e la adesione è prevista non prima
di una decina di anni), quando l' invecchiamento della popolazione europea, con la conseguente riduzione della forza lavoro renderà l' apporto degli emigrati
una vera e propria risorsa. (take Ansa)
04.11.2004
SEGNALI DISCORDANTI
A seguito dei
tanti che giungono dall'Europa il ministro degli Esteri turco
Abdullah Gul ha esortato i Venticinque a mantenere la propria parola
adeguandosi al rapporto del 6 ottobre.
Since
the European Union (EU) is sending mixed signals to Turkey, Turkish
Foreign Minister Abdullah Gul, while in Paris during the
Mediterranean Forum, reminded the European Union (EU) that in 2002,
it said the only condition for the start of accession negotiations
with Turkey was a positive progress recommendation from the
Commission on Enlargement.
Gul said that the progress report, released on October 6th,
recommended the start of negotiations and that the EU should
therefore practice its previous decision. "We, as Turkey, play
like the Europeans. We, in return, expect them to act like Europeans",
said Gul. He added that the Turkish government does not anticipate
any wrong maneuvers from France on December 17 when the EU leaders
meet at a summit to decide Turkey's fate.
Following the Forum, French Foreign Minister Michel Barnier said
that the debates within Europe are normal, and to remain silent
about Turkey's membership is unacceptable. Barnier underscored that
the dialogue with Turkey is important for France, as well as Turkey.
The European Council, he said, will decide on December 17 whether to
start membership negotiations with Turkey. After the forum, Gul met
with the EU Term President, Bernard Bot, The Netherlands' Foreign
Minister. Gul informed him that he will have close contacts with
Turkey leading up to December 17th. The meetings will be critical to
Turkey since the Dutch will organize the December 17th summit. (Ali
Ihsan Aydin/Zaman)
04.11.2004
CASTELLI: "DIAMO LA PAROLA AL POPOLO"
Il
Guardasigilli italiano insiste per il referendum contestando anche
l'amicizia del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con
Ankara.
L'adesione della Turchia alla UE ''è una questione delicata'' e ''per evitare uno scontro
all'interno del Governo (alcuni partiti della Cdl sono favorevoli, altri contrari) la via d'uscita potrebbe essere quella di affidarsi all'arbitrato del popolo''. Parole del
ministro della Giustizia, Roberto Castelli, intervistato da <Radio Padania>.
''Certo - ha proseguito il ministro - mi ha stupito l'espressione riportata dai giornali (spero che non sia esatta)
di un esponente della nostra maggioranza, che ha dichiarato che un referendum sarebbe addirittura nocivo. Non ho dubbi che il
Primo Ministro (sic!) Berlusconi abbia espresso il suo forte favore all'adesione della Turchia. Il ricorso al referendum porterebbe
a superare i contrasti che, sicuramente negativi, potrebbero insorgere all'interno della Cdl''. (take
Ansa)
04.11.2004
LEGA NORD: NO ALL' INGRESSO
Nuova,
netta posizione del partito di Bossi per bocca del capogruppo della
provincia di Reggio Emilia, Angelo Alessandri. Un riferimento a
Cipro poco pertinente ed uno al Kurdistan privo di conoscenza della
questione.
''No all'ingresso della Turchia nell'UE''. Netta la presa di posizione espressa, in un ordine
del giorno, dal capogruppo della Lega Nord in Provincia di Reggio Emilia, Angelo Alessandri, che riferendosi all'eventuale adesione di
Ankara all'Unione Europea ''pone dubbi di tipo storico, demografico,
economico, identitario ed anche religioso, totalmente nuovi''. Alessandri ricorda poi che ''dal documento della Commissione Europea
la Turchia soddisferebbe solo 'sufficientemente' i criteri richiesti
per l'adesione''.
Secondo Alessandri ''la Turchia occupa militarmente da 28 anni la parte Nord dell'isola di Cipro futuro membro dell'UE e che tale
situazione renderebbe ancora più complicato l'intero argomento''.
Stesso argomento per il Kurdistan che il Governo turco "occupa militarmente" in una parte del suo
territorio (sic!). Il capogruppo leghista
chiede pertanto l'impegno della Provincia ''a sollecitare il Parlamento italiano sulla posizione che intende esprimere il 17
dicembre e di valutare l'opportunità di attivarsi in ogni sede competente affinché sia perorata e sollecitata l'esigenza di una
consultazione referendaria prima di assumere ulteriori impegni in materia di allargamento europeo''. (take
Adnkronos)
04.11.2004
MA ANDREOTTI: "NO AD UNA PORTA IN FACCIA"
Anche
l'ex presidente del Consiglio ha voluto far sentire la sua voce
sulla Turchia. "Senza di questa, probabilmente l'Unione
Sovietica ci avrebbe messo fuori gioco".
Giulio Andreotti è contrario a "sbattere la porta in faccia alla Turchia" da parte dell'Unione
Europea. Parlando a margine del convegno per i cinquant'anni della ricostruzione di Milano, il senatore a vita ha osservato che si tratta di "un problema ancora in discussione, ma credo
che i lati positivi siano superiori ai negativi, almeno come potenzialità". Per questo, secondo Andreotti, "sbattere la
porta in faccia alla Turchia sarebbe sbagliato. C'è una procedura all'inizio, i tempi sono anche piuttosto lunghi e
quindi c'è modo di trovare delle regole". Sull'argomento, Andreotti si è detto "un po' fazioso: senza la Turchia
probabilmente l'Unione sovietica ci avrebbe messi tutti fuori gioco". (take
Agi)
04.11.2004
LA MERKEL CRITICA LA
TRILATERALE
La
leader dell'opposizione cristiano-democratica Cdu in Germania sempre
più contraria, assieme a tutto il suo partito, all'apertura dei
negoziati di adesione nei confronti della Turchia.
La leader dell'opposizione cristiano- democratica Cdu Angela Merkel,
contraria a un'adesione della
Turchia all'UE, ha criticato l'incontro trilaterale a Berlino
fra il Cancelliere Gerhard Schroeder, il presidente francese
Jacques Chirac e il premier turco Recep Tayyip Erdogan.
''Considero l'incontro dimostrativo un segnale sbagliato'', ha
dichiarato la Merkel a Berlino. Si ''mostra ora molta fretta'',
ha aggiunto, sollecitando una maggiore informazione per
i cittadini sulle conseguenze di un'adesione della Turchia. L'Unione
Cdu-Csu è contraria all'adesione in quanto teme che ciò
rallenterebbe il processo di integrazione europea. In alternativa
preferisce optare per una ''cooperazione privilegiata'',
cosa però che Ankara respinge.
Il capogruppo Csu Michael Glos ha da parte sua sollecitato un
referendum sull'adesione della Turchia. Se il Governo "rosso-verde
dovesse continuare a non sentire ragioni su questa questione
fondamentale, avremo bisogno di un referendum'', ha detto.
Schroeder invece è contrario. (take Ansa)
04.11.2004
UN PERICOLO PER L'EUROPA
In
questo modo si è espresso Wolfgang Schaeuble della Cdu tedesca che
ha contestato il vertice a tre di Berlino. Dure critiche anche da
parte di Michael Gros.
In occasione del quarto vertice franco-tedesco, che si è tenuto a
Berlino, il leader cristiano democratico Wolfgang Schaeuble, ha
ribadito con forza il no della Cdu ad un'eventuale adesione della
Turchia nella UE.
Dopo il meeting dei ministri franco-tedeschi, il Cancelliere Gerhard
Schroeder e il presidente francese Jacques Chirac hanno incontrato
il premier turco Recep Tayyip Erdogan, per firmare il contratto
d'acquisto di 36 Airbus per la <Turkish Airlines>, e per
esaminare le "le prospettive della candidatura turca all'Unione
europea".
Schaeuble, responsabile per la politica estera della Cdu, ha messo
in guardia dal dissolvimento delle chance di "rafforzare
l'Unione allargata". Il presidente della Csu (l'Unione dei
cristiano democratici della Baviera) alla Camera Bassa, Michael Glos,
ha accusato il Cancelliere ed il presidente francese di voler forzare
l'entrata della Turchia in Europa, contro la volontà della
maggioranza popolare".
Il leader cristiano democratico, intervistato dal programma <Morgenmagazin> sulla
<Zdf>, il secondo canale tedesco, ha ricordato
l'alternativa di una "patnership rafforzata" con la
Turchia, che la Cdu propone da tempo. "La UE non dovrebbe
intraprendere colloqui sull'adesione di un Paese così singolare,
grande, ad economia agraria e per molti motivi lontano
dall'Europa", ha aggiunto Glos.
Sull'avvio dei negoziati per l'adesione della Turchia all'Unione
Europea, avrà l'ultima parola il vertice della UE, previsto per il
17 dicembre a Bruxelles.
Schroeder e Chirac appoggiano entrambi una decisione favorevole per
il Governo di Ankara. Contrari all'adesione della Turchia, il Primo
Ministro francese Jean-Pierre Raffarin e il ministro all'Economia,
Nicolas Sarkozy. L'adesione turca è un tema contrastato nei due Paesi; ma solo i francesi si esprimeranno attraverso un referendum
popolare. (take ApCom)
04.11.2004
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L'APPOGGIO DI CHIRAC
Il
presidente francese lo ha ribadito nel suo incontro con il
Cancelliere tedesco. Ankara - ha però aggiunto - deve rispettare
gli impegni presi con l'UE.
Il presidente francese Jacques Chirac ha detto di ritenere che il
vertice dei Capi di Stato
e di Governo della UE appoggerà la raccomandazione della
Commissione europea per
l'avvio del negoziato di adesione con la Turchia.
''Ritengo che nel vertice del 17 dicembre i Capi di Stato e di Governo della UE si
diranno per l'avvio della trattativa con Ankara'',
ha detto Chirac nella conferenza stampa congiunta con il
Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder ''. Il
mio auspicio più caro - ha aggiunto - è che il negoziato si
concluda con l'adesione della Turchia''. Tuttavia, ha aggiunto Chirac, resta chiaro che il
negoziato sarà
sospeso se Ankara non dovesse rispettare gli impegni e le condizioni previste nella
raccomandazione della commissione. (take Ansa)
04.11.2004 |
MAGGIORANZA DEI CITTADINI
GRECI CONTRARI
E' il
54.3% del Paese. Lo scrive il settimanale <To Paron> (<Il
presente>) che ha pubblicato i dati relativi ad una indagine
statistica. Tra le accuse, la violazione dello spazio aereo e di
quello marino.
La maggioranza dei greci (54.3%) si è dichiarata contraria all'ingresso della Turchia nell'Unione
Europea, principalmente a causa della mancata risoluzione dei
numerosi problemi che tuttora sussistono nelle relazioni politico-diplomatiche-militari tra i due Paesi.
Lo scrive il settimanale <To Paron> (<Il Presente>) che pubblica i dati relativi ad un'indagine statistica in base alla quale
sette greci su dieci (76.3%) ritengono che se Ankara non deciderà di mettere fine entro dicembre alle continue
violazioni dello spazio aereo ellenico e delle acque territoriali nell'Egeo, il Governo di Atene non dovrebbe
sostenere l'apertura dei negoziati per l'adesione della Turchia
all'UE che inizieranno il prossimo 17 dicembre in occasione del summit europeo.
Solo il 18% degli intervistati, continua il settimanale, si è dichiarato favorevole al sostegno di Atene ad Ankara ed il
5.7% hanno preferito non rispondere alla domanda.
Inoltre il 58% ritiene, tra l'altro, che ''una eventuale adesione della Turchia all'UE, rappresenterà un evento negativo
per la situazione europea globale'', mentre il 56.7% ha dichiarato che ''l'eventuale adesione della Turchia andrebbe
contro gli interessi stessi della Grecia''. (take Ansa)
04.11.2004
LA SANTA SEDE NON
HA ESPRESSO POSIZIONE
Come ha
tenuto a precisare il ministro degli Esteri del Vaticano, mons. Giovanni
Lajolo, ufficialmente l'interesse è che Ankara dia garanzie di tutela
delle libertà religiose in Turchia.
"Non mi è noto che
la Santa Sede abbia espresso in materia una posizione ufficiale" in
merito all'adesione della Turchia all'Unione Europea. E' quanto ha detto
mons. Giovanni Lajolo, "ministro degli Esteri" del Vaticano,
in una intervista a <Radio Vaticana>.
Mons. Lajolo ha spiegato che la Santa Sede è "peraltro interessata
a che la Turchia dia garanzie reali di tutela di libertà di religione,
senza alcuna discriminazione, a tutti i livelli: cioè non solo nelle
leggi scritte ma anche nella vita vissuta".
"Vi sono poi altri aspetti di grande rilevanza storica, di diverso
segno, circa i quali i politici, europei e turchi, dovranno ben
riflettere prima di prendere l'ultima decisione", ha concluso.
(take Ansa)
04.11.2004
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IL DONO DELLA
PACE
Per
ritrovare l'unità a Cipro - ha detto Giovanni Paolo II al presidente
della Repubblica di Cipro, Tassos Papadopoulos - occorre impegnarsi per
il dialogo e la tolleranza tra i diversi gruppo etnici dell'isola.
L'ingresso nell'Unione Europea contribuirà a far ottenere a Cipro
"il dono della pace e dell'armonia per ritrovare l'unità, ma al
tempo stesso tutti nel Paese si devono impegnare per il dialogo e la
tolleranza". Ne è convinto Giovanni Paolo II che ha ricevuto in
udienza il presidente della Repubblica di Cipro, Tassos Papadopoulos.
"Incoraggio voi e i vostri concittadini - ha detto Wojtyla - nei
continui sforzi per promuovere il dialogo e la tolleranza tra diversi
gruppi etnici e religiosi del Paese". Per l'anziano Pontefice,
infatti, "solo impegnandosi alla comprensione e al mutuo
rispetto", le tensioni che da lungo tempo sono presenti nel Paese
possono essere risolte e condurre ad una unità nazionale "basata
sui principi della solidarietà e della giustizia". (da take Agi)
04.11.2004 |
TRE
IMMAGINI
Realisti,
idealisti od opportunisti. Tre posizioni diverse sulla questione
turca hanno dominato la conferenza internazionale di Berlino
"L'Europa ed i suoi confini" a palazzo Genshagen. E tre diverse idee di Europa ne son venute fuori.
L'UE si trova
dinnanzi all'interrogativo se accettare la Turchia come alleato in
politica estera, o come protagonista dall'interno dell'Unione,
così la vede Robert
Badinter, senatore francese e ministro della dal 1981 al
1986. Riferendosi chiaramente alla prospettiva realistica elaborata
da Andrew
Moravscik in "The Choice for di Europe". Gli Stati
nazionali, in effetti, sono i soggetti che dispongono di maggior
potere per influenzare il futuro. Le loro decisioni trovano terreno
fertile soprattutto nel novero dei calcoli economici. Una
separazione tra politica estera e politica interna è ancora
possibile.
Il realismo e l'irrilevanza di Walter Hallstein
Badinter preferisce la Turchia come partner in politica estera, non
come membro UE: l'adesione coinvolgerebbe l'Unione nei conflitti
regionali del Caucaso, e potrebbe condurre a situazioni conflittuali
in futuro con Iran, Irak e Siria. Le promesse avanzate finora, del
resto, non vincolano in alcun modo all'accettazione finale. La
promessa spesso citata, fatta nel 1963 dall'allora presidente
della Commissione Walter Hallstein, non aveva, come tutte le
promesse successive, alcuna forza contrattuale. Anche se la Turchia
non ha dovuto soffrire il comunismo forzato e la repressione russa,
come invece i paesi dell'Europa orientale, entrati nell'Unione
lo scorso primo maggio. Badinter non ha tenuto in considerazione
neppure le questioni legate ai diritti umani e al livello di
democratizzazione: come membro del Consiglio d'Europa, la Turchia
è comunque vincolata al rispetto di queste norme. Né vengon
fornite chiare indicazioni sui vantaggi economici di un'adesione. Di
conseguenza non si evincerebbe alcun "realistico" argomento in
avore dell'adesione.
Idealismo ed Europa cosmopolitica
Nella sua opposizione alle tesi di Badinter, Gesine
Schwan, ha invece parlato di "Europa cosmopolitica"
sulla base di una visione idealistica dell'Europa, ispirata
evidentemente dai saggi di Ulrich
Beck. La separazione tra politica estera ed interna è un
anacronismo, l'allontanamento di questo genere di problemi tramite
il rifiuto di ulteriori domande di adesione, un'illusione. Poiché
l'UE non si fonda sul dominio militare, non deve temere un declino
causato dall'eccessiva dilatazione dei suoi confini. Al contrario:
per mezzo dell'allargamento, i conflitti più difficili da
risolvere potrebbero esser traghettati in seno all'UE, ed esser
quindi risolti tramite uno strumento ben testato: "Per l'Europa
è meglio che le sfide provengano dai suoi conflitti interni
piuttosto che da quelli esterni". Solo in questo modo l'Europa può
fungere nel suo complesso da modello per una pacifica cooperazione
regionale.
Opportunismo e petrolio siberiano
Come portavoce delle posizioni più opportunistiche o di real
politik, si è invece espresso l'ex Primo Ministro francese Michel
Rocard. A lungo fervente sostenitore degli "Stati Uniti
d'Europa" Rocard ha dismesso la sua visione federale in favore
di uno "European Regulatory State", come ben descritto da Giandomenico
Majone. Ovvero, l'Europa sarebbe soltanto uno spazio giuridico
per la politica à la carte , senza un'idea preordinata di Stato
di dirittto. E' venuto così agevole per Rocard srotolare
argomentazioni dettate da motivazioni di ordine economico a favore
dell'adesione della Turchia: nella regione del Caucaso ci sono
cinque-sei paesi che si sviluppano sul petrolio ed in più
anch'essi di lingua turca. L'UE si assicurerebbe così, tramite
una sola adesione, anche una sponda verso questi ultimi. E nel lungo
termine si prospetterebbe anche lo sfruttamento dei giacimenti
petroliferi siberiani. In modo da consentire alle imprese europee di
poter affrontare e superare il predominio, dettato da ragioni
geografiche, delle società giapponesi e cinesi, assicurandosi
quindi, attraverso il Caucaso, una via di trasporto di valore
inestimabile. Purtroppo questi aspetti sono stati completamente
accantonati nel dibattito attuale perché a politici e giornalisti
manca parecchia lungimiranza strategica: "Bisognerebbe abituarsi a
guardare ai prossimi 50 anni. In una prospettiva ventennale, non ha
alcun senso svolgere riflessioni geopolitiche".
Il silenzio della euro-generazione
Contro le argomentazioni di Rocard, numerosi fra coloro che
affollavano il Genshagen hanno avanzato previsioni come se questi
cinquant'anni li avessero già alle spalle. Il che è poco
comprensibile: un'eventuale adesione della Turchia, per motivi
biologici, non vedrà la partecipazione della metà dei presenti.
Influenzerà semmai, ed in modo massiccio, le scelte politiche dei
loro allievi e degli studenti di oggi. Nonostante ciò, la riunione
è risultata governata sulla falsariga del modello giapponese:
secondo il principio di anzianità cioè, in base al quale, nel
corso dei dibattiti aperti, il tempo minimo garantito a ognuno si
allunga quanti più capelli grigi ed anni di vita sia possibile
mettere sul piatto della bilancia. Questa logica va stravolta: non
possiamo permettere che a decidere del nostro futuro politico siano
uomini politici ormai anziani. Insomma, anche se non espressamente
invitati, dobbiamo prendere la parola. (Drei
Turkei-Visionen7Cafebabel. Traduzione di Ottavio Di Bella)
04.11.2004
UNA DECISIONE BEN VISTA
Ankara guarda
con favore il piano di ritiro da Gaza come annunciato dal premier
israeliano Ariel Sharon.
Turkey welcomed the approval of
Israeli Parliament on Prime Minister Ariel Sharon's plan to withdraw
from Gaza Strip and a part of West Bank.
Turkish Foreign Ministry stated, ''Turkey expects this
decision to be fulfilled accurately.''
''Israel's ending occupation in Gaza Strip will have a meaning only if
it is a step on the path to comprehensive and permanent peace between
Israel and Palestine. Thus, process of withdrawal should be assessed for
providing cooperation and negotiations within the scope of the Road Map
between sides. We hope this withdrawal will take place as an important
stage within the Road Map,'' added the statement.
''Settlers in Gaza should not be directed to West Bank so that
withdrawal plan will be assessed as a progress within the scope of a
process towards a solution including two states. The plan should be
carried out in cooperation with Palestine National Autonomous
Administration,'' noted the statement.
The statement said, ''Turkey is ready to make necessary contribution
within this withdrawal process and in case of an agreement for
reconstruction of Gaza.'' (Anadolu/TurkishPress)
04.11.2004
ANKARA RESPINGE
LE ACCUSE
Per le
Forze Armate turche non ci sono state assolutamente violazioni dello
spazio aereo e marittimo nella regione del Mare Egeo. Il problema della
piattaforma continentale.
Le Forze Armate turche hanno respinto le accuse di Atene di violazioni
dello spazio aereo e marittimo greco nella regione del Mare Egeo e in
particolare intorno all'isola greca di Imia che fu un tempo italiana e
che viene rivendicata dalla Turchia.
"Le accuse della Grecia non riflettono la realtà. Non è successo
nulla di insolito", ha affermato il generale Ilker Basbug in una
conferenza stampa spiegando che c'è stata una ripresa delle normali
attività militari turche nell'Egeo dopo la pausa concessa dai turchi
per le Olimpiadi di Atene.
Il generale Basbug ha osservato che i voli greci nel Mare Egeo
"sono molti di più di quelli turchi".
Lo scambio di accuse tra Atene ed Ankara per le reciproche violazioni
dello spazio aereo e marittimo sono molto frequenti avendo alla base un
lungo contenzioso tra i due Paesi. dato che la Grecia rivendica uno
spazio aereo di 10 miglia oltre le sue coste mentre la Turchia riconosce
solo 6 miglia affermando che, in base al diritto internazionale, lo
spazio aereo deve coincidere con l'estensione di sei miglia delle acque.
(take Ansa)
04.11.2004
SEZER NON HA INVITATO LE DONNE VELATE
Anche
quest'anno, per la festa della Repubblica, il Capo dello Stato turco
si è attenuto alla rigida regala kemalista. Assenti il premier ed
il ministro degli Esteri perché a Roma per la cerimonia della firma
della Costituzione europea.
Anche quest'anno il presidente della Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, non ha invitato le
donne che usano portare il velo islamico al ricevimento di venerdì
scorso 29 ottobre per l'anniversario, l'81/mo, della fondazione della
Repubblica, al quale, perciò, molti parlamentari e ministri del partito di radici islamiche Akp al Governo hanno partecipato senza
consorte o hanno rinunciato a partecipare, come era avvenuto
negli anni scorsi.
In Turchia, una Repubblica rigorosamente laica sin dalla sua fondazione, nel 1924, le norme vigenti vietano alle donne di
portare il velo islamico - considerato in Turchia un simbolo antilaico di militanza politica islamista - nelle cerimonie di
Stato, negli edifici pubblici e nelle università.
Anche negli anni scorsi il presidente Sezer, un laico rigorosissimo, aveva invitato solo le mogli dei deputati che
notoriamente non portano il velo sul capo, inducendo così anche il premier turco Tayyip Erdogan ed il ministro degli Esteri
Abdullah Gul, a lasciare a casa le mogli.
Per Erdogan e Gul, tuttavia, quest'anno il problema non si è posto pone in quanto a Roma per la cerimonia della
firma della Costituzione europea. (take Ansa)
04.11.2004
TURCHIA: PRINCIPE CARLO RIAPRE CONSOLATO BRITANNICO
Era
andato completamente distrutto, nella zona storica di Pera ad
Istanbul, dopo l'attentato terroristico nel novembre dell'anno
scorso.
Il Principe Carlo d'Inghilterra ha ufficialmente riaperto il consolato britannico ad
Istanbul, ad un anno dall'attentato in cui morirono 16 persone, fra cui il console Roger Short. La cerimonia di riapertura, nella storica
''Pera house'' nel cuore della città, si è svolta in condizioni di
massima sicurezza e neanche i rappresentanti della stampa sono stati invitati a partecipare all'evento.
Il 15 novembre scorso, due importanti obiettivi britannici ad Istanbul furono colpiti nel corso di due diversi attentati suicidi, la
banca <Hsbc> e il consolato. Cinque giorni prima, altri due attacchi
suicidi avevano preso di mira altrettante sinagoghe d'Istanbul uccidendo 63 persone. Ben 60 persone sono state incriminate dai
tribunali turchi per aver partecipato all'organizzazione dell'ondata di attentati. Il mese scorso uno di loro ha ammesso che gli attacchi
sono stati finanziati da al Qaeda. (take Adnkronos)
04.11.2004
BOTTIGLIA INCENDIARIA CONTRO TRIBUNALE
L'attentato,
da parte di un commando di cinque persone quasi certamente
appartenenti al Dhkp, è avvenuto ad Istanbul nella zona di Beyoglu.
Cinque persone hanno lanciato una bottiglia incendiaria contro il palazzo di
Giustizia di Beyoglu, nel centro di Istanbul, tentando di fare esplodere una bomba di fattura artigianale. Lo
hanno riferito dei testimoni. I cinque, che portavano delle bandane di colore rosso, apparterrebbero al
Fronte Rivoluzionario di Liberazione del popolo (il Dhkp, che è stato bandito). Gli sconosciuti hanno poi affisso un manifesto di
protesta contro le condizioni di vita dei detenuti e poi, attraverso le finestre, hanno lanciato delle bottiglie incendiarie nell' edificio giudiziario. Le fiamme sono state
subito spente. Il Dhkp è considerato una organizzazione terroristica ed è sospettato di avere organizzato la campagna
di scioperi della fame di detenuti di estrema sinistra e di loro familiari che, in quattro anni, ha fatto
più di settanta morti. (take Ansa-Afp)
04.11.2004
TOLLERANZA
E DIALOGO
Incontro al
tradizionale briefing offerto dall'Associazione Autori ed Editori
della Turchia tra i vertici del mondo degli affari, dell'arte e
delle comunità religiose. Tra i presenti, il patriarca Bartolomeo.

Leaders in the business, art, and
religious communities met at the traditional "tolerance and
dialogue" fast breaking dinner hosted by the Turkey Journalists
and Authors Foundation.
Fener Greek Patriarch Bartholomew's remorse at Fethullah Gulen
Hodja's absence created a sensitive atmosphere in the hall.
Bartholomew said the process of developing tolerance and peace was
being criticized by some circles but noted that this process is in
the Turkish public's interest.
Bartholomew said, "We set off with pride in order to increase
the welfare of the state and to contribute to global peace in the
dialogue area as in the 10th Year March of the Republic. The
respectable Fethullah Gulen Hodja was the mastermind of this idea,
which we have shared for 10 years. I greet him with regards and
feelings of friendship." He explained that he met Gulen in New
York last March and expressed that their friendship continues to
grow.
The Speaker of the Parliament, Bulent Arinc, said that nobody should
feel apprehension about an organization like this, which includes
every segment of society. "This is the reality of Turkey,"
he added.
Director of Religious Affairs Ali Bardakoglu highlighted the need
for tolerance and messages of peace of the Tawhid (unity) religion
recently and added his belief that, "this love should embrace
all of us."
Vatican Representative George Marovich also expressed his feelings:
"There is an excellent scene here; however, I am sad because
the architect of this excellent night, Fethullah Gulen Hodja, is not
among us. I pray for him every day. I put his picture between the
pages of my jawshen [daily prayer book]. I know that even as I sleep,
God will protect him." The Chief Rabbi Isaac Haleva said that
he could not find a word to add to this excellent image: "There
is such a voice in the presence of God. That is what I want"
and added that people hand by hand, hearth by hearth should share
love for one another. (Zaman)
04.11.2004
AVVERTIMENTO SU UN ALLARGAMENTO
DELLE MINORANZE
A farlo il
presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer ed il Capo delle Forze
Armate generale Hilmi Ozkok. Nulla - è stato rimarcato - deve infatti
mettere in pericolo l'unità nazionale.
Both
Turkey's President and the head of the armed forces have issued
warnings against suggestions that Turkey adopt a wider concept of
minorities.
In a written statement released Thursday to mark the 81st
anniversary of the founding of the Turkish Republic, President Ahmet
Necdet Sezer said that the issue of minorities should not exceed
that laid out in the Turkish constitution.
While saying that sub identities enriched society, Sezer said that
they could not be allowed to weaken the nation state.
In his statement to commemorate friday's Republic Day anniversary,
General Hilmi Ozkok, the Chief of the Turkish General Staff, quoted
the nation's founder, Mustafa Kemal Ataturk, as saying "How
happy is the one who can say I am Turk". Ozkok said that this
sentiment reflected the superior identity that unites all elements
of Turkish society
Both President Sezer and General Ozkok were responding to a report
written by some members of the Prime Ministry's Human Rights
Advisory Board that proposed a wider definition of minorities.
Currently, only members of the Jewish, Armenian and Greek
communities are recognised as minorities in Turkey. (NtvmSnbc)
04.11.2004
I CURDI NON
SONO UNA MINORANZA
A ribadirlo i
militari turchi che si sono associati alle proteste del Capo dello Stato
per quanto contenuto nella relazione della Commissione UE.
I militari turchi si sono associati alle proteste diffuse in Turchia ed
espresse di recente anche dal presidente della Repubblica Ahmet Necdet
Sezer per il fatto che la Commissione dell'UNione Europea, nel suo
recente rapporto sulla Turchia, abbia definito i cittadini turchi di
lingua curda "una minoranza2.
"La Turchia è uno Stato unitario. Noi non possiamo approvare che
dei cittadini che non si considerano affatto una minoranza siano
presentati, apertamente o implicitamente, come tale", ha affermato
il generale Ilker Basbug in una conferenza stampa, felicitandosi,
tuttavia, per i recenti emendamenti legislativi che hanno rafforzato i
diritti culturali dei cittadini curdofoni (come l'insegnamento e le
trasmissioni radiotelevisive in alcune lingue curde).
La Turchia riconosce solo l'esistenza di minoranze religiose (quella
cristiana ed ebraica, ma non quella alevita assimilata all'Islam) in
accordo con il trattato internazionale di Losanna del 1923 e la sua
Costituzione non conferisce alcuna rilevanza alle etnie, dato che
garantisce (come tutte le Costituzioni di stampo europeo) diritti uguali
per tutti i suoi cittadini, a prescindere da sesso, etnia e religione.
I cittadini turchi di ascendenze curde sono stimati in circa 15 milioni
su una popolazione totale i Turchia di 70 milioni. (da take Ansa)
04.11.2004
POPOLAZIONE IN
CRESCITA
Attualmente
in Turchia il ritmo è dell'1.35 per cento l'anno. Nel 2005 però il
tasso di fecondità potrebbe decrescere. I dati dell'Istituto di
Statistica.
La
popolazione turca cresce attualmente al ritmo sostenuto dell'1.35 per
cento l'anno ed è previsto che superi la cifra di 72 milioni nel corso
del 2005- Lo rivela l'Istituto turco di Statistica precisdando che a
fine del 2005 dovrebbe attestarsi sulla cifra di 72.3 milioni di
abitanti.
Attualmente la popolazione turca stimata è di 71.3 milioni. Secondo le
stesse fonti tuttavia bel corso del 2005 il tasso di fecondità potrebbe
decrescere al 2% riducendo, sia pure di poco, nel nel 2006 il ritmo di
incremento della popolazione stessa. (take Ansa)
04.11.2004
LE DONNE
POTRANNO ESSERE MUFTI
La
decisione presa dalle autorità religiose di Ankara, la
<Religious Affaire Association>. La notizia riportata da il
giornale cairota <Al-Ahram>. Il piano del Governo che punta a
nominare 594 donne in ruoli guida.
Le autorità
religiose di Ankara, la <Religious Affaire Association>, hanno deciso
di permettere anche alle donne di assumere la carica di mufti - o
assistente mufti. A riportare la notizia è il quotidiano del
Cairo <Al-Ahram>. Secondo la popolare pubblicazione egiziana, infatti,
in 15 distretti del Paese ora sarà possibile andare a scuola di
Corano da un mufti donna. L'importante carica religiosa conferisce a
colui che la ricopre l'autorità di esprimersi su questioni
giuridiche ed emettere fatwa, proclami religiosi con valenza
giuridica. La decisione di estendere alla popolazione femminile la
possibilità di ricoprire questo ruolo fa parte di un piano di Governo che punta a nominare 594 donne in ruoli
guida all'interno
delle istituzioni religiose per favorire la parità fra i sessi in
ogni settore lavorativo. In questo modo, Ankara intende avanzare nel
lungo percorso di riforma in vista dell'ingresso dell'Unione Europea.
Per poter assumere la carica le giovani aspiranti, si legge in un
rapporto del sito specializzato in questioni islamiche <Islam
Online>, devono possedere un diploma di laurea in Sharia, la legge
islamica, e avere una considerevole esperienza sul campo. Inoltre è
necessario superare un esame: la prima sessione era stata fissata
per lo scorso 12 luglio. Secondo Massoud Sabri, ricercatore presso
<Islam Online>, la Sharia non impedisce alle donne di assumere questo
incarico religioso a condizione che, però, conoscano la
giurisprudenza al punto tale da essere in grado di districarsi nei
casi più complicati. La Turchia non nomina un nuovo mufti dal 1923,
anno in cui Kamal Ataturk aveva dichiarato la nascita della Repubblica. Da allora sono stati istituiti solamente nuovi
dipartimenti per le fatwa in tutte le province. Anche questi organi
dipendono dal <Religious Affaire Association>. (take Agi)
04.11.2004
CORANO
REINTERPRETATO
Pubblicato
sotto la supervisione dello Stato turco, contiene una rilettura
modernista del libro sacro islamico mandando in soffitta le vecchie
e dogmatiche interpretazioni.
Jihad, velo islamico, poligamia,
la punizione extragiudiziale dei peccatori e peccatrici: sono
prescrizioni coraniche da reinterpretare in chiave moderna ed
aggiornata e non in modo dogmatico ed immutabile. E' quanto sostiene
- in contrasto con l'eterna immutabilità del libro sacro sostenuta
dai musulmani ortodossi e fondamentalisti - un libro che
reinterpreta in modo ufficiale i versi coranici.
Pubblicato sotto la supervisione dello Stato turco, contiene una
rilettura modernista del libro sacro coranico e, in sostanza, manda
in soffitta le vecchie e dogmatiche interpretazioni delle sue più
controverse prescrizioni della sharia, la legge divina islamica.
- Jihad
- Così il jihad (sforzo sulla via di dio), che per
l'interpretazione fondamentalista è la guerra senza quartiere
contro gli infedeli, nel nuovo libro canonico turco viene
reinterpretata in chiave strettamente nazionale e difensiva:
"Nel Corano c'è la prescrizione della difesa della patria. La
guerra di indipendenza della Turchia fu un jihad. la guerra per
difendere il Paese e i valori sacri è jihad. Ma è soltanto un
abuso quello che alcune organizzazioni (radicali) commettono
chiamando jihad quello che loro fanno", è scritto nel libro.
- Il velo
- "Le prescrizioni sul velo femminile sono state scritte 1.400
anni fa. Non possiamo dire che esse siano sbagliate. Ma ci sono
tanti problemi nel islamico e questo non dovrebbe essere esagerato.
Ciò non porterebbe beneficio né alla religione, né al
Paese", recita lo stesso testo.
- Poligamia
- "In termini religiosi, la monogamia è l'ideale. La poligamia
non è una questione religiosa. E' una questione politica connessa
con lo Stato e non dovrebbe essere considerata questione
religiosa".
- Delitti tradizionali
- Il libro condanna esplicitamente la pratica dei "delitti
tradizionali" (quelli decisi dalle famiglie, di solito, ai
danni di giovani donne non sposate o per vendetta di sangue) e,
implicitamente, anche quelli d'onore (commessi da mariti traditi),
cioè le punizioni extragiudiziali dei peccatori, che sono pratica
frequente in Turchia. "E' assolutamente sbagliato che persone
giudichino e puniscano altre persone. Specialmente i delitti
tradizionali non sono accettabili. Essi sono un peccato grave".
- Schiavitù
- "Noi non diciamo che le prescrizioni riguardanti la
schiavitù siano invalide nel mondo moderno , ma che noi dobbiamo
interpretarle nel loro significato storico, dato che la schiavitù
è stata eliminata".
La reinterpretazione in chiave nazionale e modernista del libro
sacro islamico è opera di quattro eminenti studiosi di teologia ( i
professori Kafi Donmez, Sadrettin Gumus, Hayrettin Karaman ed il
mufti di Istanbul, Mustafa Cagrici) che hanno lavorato per dieci
anni seguendo l'indicazione di un "necessario
aggiornamento" impartita dalla Direzione degli Affari
Religiosi, praticamente un ministero che, nella Turchia laica e
kemalista, soprintende a tutte le attività religiose controllando
che non debordino in attività politiche.
"Non si tratta di proporre un nuovo Islam, ma di riconoscere
che i concetti religiosi non sono qualcosa che sta appeso ad una
certa epoca e non cambia mai. Essi devono essere aggiornati e
reinterpretati in armonia con i fatti del tempo", ha dichiarato
l'attuale presidente della Direzione Affari Religiosi, Ali
Bardakoglu, anch'egli studioso di teologia, chiamato al suo incarico
dall'attuale Governo turco, composto interamente da esponenti del
partito di radici islamiche, Akp.
"Nuovi apporti sono necessari in ogni epoca per capire i versi
del Corano. l'interpretazione cambia quando noi immettiamo nuovi
elementi di informazione. Per esempio, si prenda la creazione
dell'Universo. Non c'è alcuna contraddizione tra il Corano e la
scienza moderna", ha aggiunto Bardakoglu.
"Il Corano è stato composto verso dopo verso, sura dopo
sura, in 23 anni seguendo gli avvenimenti del tempo e le
circoostanze e i bisogni della società. Il profeta ha fatto studi
continui di interpretazione. Una interpretazione che non si
armonizza con i tempi non sta né in cielo né in terra. Non
rappresenta nemmeno la volontà di Allah. Alcune cose che potevano
essere fatte mille anni fa, non potrebbero esserlo oggi", ha
dichiarato Cacrigi, il mufti di Istanbul.
Gli esponenti dell'Islam ortodosso (e radicale) turco non hanno
espresso pubbliche valutazioni sul libro e le sue interpretazioni,
che contrasta nettamente con la fede nell'assoluta
"immutabilità e non interpretabilità" della "parola
letterale di Allah contenuta nel Corano", un dogma sostenuto
non solo dai fondamentalisti islamici dei Paesi arabi che aspirano a
"tornare a vivere e a far vivere come ai tempi del
profeta", ma anche dalle principali confraternite sufi,
diffusissime in Turchia. (take Ansa)
04.11.2004
TORNANO
LE RELIQUIE
Sono
quelle di Giovanni Crisostomo e di Gregorio Nazianzen che i crociati
avevano portato via da Costantinopoli 800 anni fa e che ora
ritroveranno la loro sede ad Istanbul come annunciato dal Vaticano.
La causa perorata dal patriarca Bartolomeo. Non sarà presente il
Pontefice.

The
Vatican has announced that it will be returning the remains of two
Orthodox saints, looted from Constantinople 800 years ago, to
Istanbul next month.
The Orthodox church, headed by Istabul-based Ecumenical Patriarch
Barthlomew I, had lobbied the Vatican for the return of the remains
of Saints John Chrysostom and Gregory Nazianzen during Barthlomew's
meeting with Pope John Paul II in June.
On Thursday, Vatican officials announced that the holy relics,
looted from Constantinople by Crusaders in 1204 and later taken to
Rome, would be returned to the keeping of the Orthodox church in
November.
However, the officials confirmed that the 84 year old Pope will not
be coming to Istanbul to attend the hand over ceremony as his
overseas travel commitments have been curtailed due to his declining
health. (NtvmSnbc)
04.11.2004
UN NUOVO PARTITO
L'annuncio
dato da Leyla Zana del Dep. Ci saranno pure gli ex deputati Orhan
Dogan, Hatip Dicle e Selim Sadak.
Former Democracy Party
(Dep) deputies
Leyla Zana, Orhan Dogan, Hatip Dicle, and Selim Sadak declared the
creation of a new party, which they researched for four months. She
reported that no title has been decided.
A directive from Abdullah Ocalan, who is the leader of the Kurdish
Workers Party (Pkk/Kongra-Gel), created the party's initial impetus,
despite his imprisonment in Imrali Open Prison.
Apparently, Ocalan first proposed "Democratic Society
Party" as the new title, but in the last meeting he had with
his lawyers, he favored "Democracy and Freedom". The
question of the presidency hasn't been answered yet. When Zana was
asked, "Who will be the leader of the party?" she answered,
"Not from among the four here. It will be one among the
people."
After they were released in June, the four former deputies are now
preparing for a fresh start in politics. They were arrested in 1994
and accused of association with the Pkk. While in jail, they decided
to stay out of politics once released. Ocalan's directive however,
convinced them to reconsider.
During a press briefing on October 22nd, the former Dep deputies
announced the new movement. Though Zana disclosed no foundation
date, they anticipate submitting their application in December. (politics
News Services/Zaman)
04.11.2004
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TRE
OLEODOTTI SABOTATI
Interrotto
il flusso del petrolio verso la Turchia e la raffineria irakena di
Bayji.
Tre
oleodotti vicino Kirkuk, nel nord dell'Iraq, sono stati sabotati con
cariche esplosive. Danni alla produzione di petrolio. "Tutti i
sabotaggi della Noc hanno ripercussioni sulla produzione e
l'esportazione del petrolio", ha spiegato un responsabile della
protezione agli impianti. La Compagnia di petrolio del nord ha detto
che i sabotaggi hanno interrotto l'export via Turchia, cosa che
aggrava la situazione in vista dello stoccaggio prima dell'inverno.
(take Ansa)
04.11.2004
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IL RIFIUTO DEL "CALIFFO"
Metin
Kaplan, da poco estradato in Turchia, non vuole versare allo Stato
tedesco la somma di 170mila euro da lui percepiti illegalmente
quando viveva in Germania.
Il leader estremista turco Metin Kaplan - noto come il ''Califfo di Colonia'' - si rifiuta di
versare allo Stato tedesco la somma di 170mila euro, da lui percepiti illegalmente durante la sua permanenza in Germania sotto forma di assegni sociali. Secondo quanto riferito da fonti ufficiali,
Kaplan, estradato in Turchia all'inizio del mese, avrebbe ricevuto il denaro
tra il 1988 e il 1998 come aiuti sociali che lo Stato tedesco garantisce a coloro che non hanno altra fonte di reddito. Il
tribunale amministrativo di Colonia discuterà il caso il prossimo 2 novembre.
Nel corso di una perquisizione effettuata ad un immobile appartenente al ''Califfato'', l'organizzazione clandestina guidata da
Kaplan, le forze di sicurezza tedesche trovarono circa 1 milione di euro. Secondo un portavoce della giustizia, il leader e la sua
famiglia avevano libero accesso al denaro, e avevano quindi fatto
ricorso illegalmente agli aiuti statali.Si è così stabilito che il
denaro percepito ingiustamente da Kaplan avrebbe dovuto essere restituito. (take Adnkronos)
04.11.2004
CRESCE IL CONFLITTO TRA GIUDICI CASSAZIONE E POLITICI
Secondo
l'Alta Corte, "gli ermellini" di questo Paese sarebbero
soggetti ad una "Campagna di diffamazione" da parte del
potere politico. Il caso del primo presidente Eraslan Ozkaya.
E' conflitto aperto tra i giudici dell'Alta corte degli appelli (Cassazione) ed il mondo politico
turco. I giudici della Cassazione hanno accusato il mondo politico - con un comunicato ufficiale - di avere orchestrato,
con alcuni giornali, ''una campagna di diffamazione'' ai loro danni, culminata in un procedimento contro il loro primo
presidente, Erarslan Ozkaya, per contatti con un boss mafioso. Accusa dalla quale Ozkaya
è stato assolto nei giorni scorsi.
Nel conflitto è intervenuto il vice-premier turco Abdullah Gul il quale ha definito ''inappropriato'' il comunicato dei
giudici della Cassazione - che tra l'altro denunciavano tentativi di interferenze politiche sulla magistratura e criticavano
l'esistenza dell'immunità che protegge i parlamentari- ed ha osservato che i giudici ''possono essere sottoposti a scrutinio
come tutti gli altri cittadini''.
All'origine della vicenda c'è il fatto che Ozkaya, un giudice noto per le sue ferme posizioni laiche, per la ristrutturazione di una sua casa di campagna, attraverso un mediatore sarebbe stato contattato dal famoso boss mafioso
turco, Alaattin Cakici. Inoltre egli avrebbe rivelato ad alti funzionari dei servizi segreti turchi notizie riservate sullo
stesso Cakici ed è stato, per questo, pubblicamente biasimato dal Sottosegretario, Sengal Atasagun, responsabile del servizio
segreto turco <Mit>.
Ozkaya in seguito a queste polemiche ha dovuto prendere un periodo di aspettativa, rinunciando a tenere il discorso di
apertura dell'anno giudiziario, ma dopo che la stessa Corte di Cassazione lo ha assolto da tutte le accuse è tornato al suo
posto.(take Ansa)
04.11.2004
NETWORK TUTTO AL
FEMMINILE
A
crearlo, donne turche, rumene e bulgare. L'Obiettivo, il cammino
verso l'Europa. Servirà perché lo status di queste - per quanto
riguarda la vita politico-economica e sociale - sia adeguato ai
livelli UE.
Turkish, Romanian and Bulgarian women
are coming together to collaborate on the path to the European Union
(EU). Women in Bulgaria and Romania have established a network and
are encouraging Turkey to join them.
Balkan Women Network, which will launch in 2005, will try to
encourage the adaptation of gender equality conditions in Turkey in
line with the Acquis Communitaire.
It will exchange information in order to increase women's political,
social and economic status to EU standards.
The program officer for the Center for Bulgarian Women's Activities
and Policies, Magdenela Delinsheva told <Zaman> about the
course of Bulgarian women taken during the EU process.
Delineshava reported that they had already started harmonization
studies in 2003 and continued to lobby and organize legal
arrangements on issues including women's unemployment, inequalities
in business life, violence against women, gender equality in
political and social life, women's rights, reproductive health and
education of minority women.
The Center of Women's Activities and Policies collaborates with the
Association of Supporting and Training Women Candidates (Kader) in
Turkey to harmonize with EU standards.
Both institutions recently prepared an education program project. It
was determined that the "Balkan Women Network" would be
established in Turkey, Bulgaria and Romania with the help of the
project that aims to lead Ngos for women in Turkey.
The institutions of women in Bulgaria and Romania that have passed
the EU negotiation process will share data with the organizations in
Turkey, which are to lead Turkish women on both national and
international issues. (Goksel Gerin/Zaman)
04.11.2004
|
LA VISITA
DI TREMAGLIA
Il
giorno 8 novembre il ministro per gli Italiani nel Mondo sarà ad
Istanbul per incontrarsi con i connazionali che operano in Turchia.
Nelle prossime settimane il ministro per gli Italiani nel Mondo,
Mirko Tremaglia, effettuerà una visita in Turchia per incontri con
la comunità residente in questo Paese. In data 8 novembre, in
particolare, il ministro vedrà, ad Istanbul, gli imprenditori
italiani che operano in Turchia. La visita costituirà anche
l'occasione per una presentazione ufficiale della neo-costituita
Confederazione degli Imprenditori Italiani del Mondo, nata su
iniziativa dello stesso ministro. Il giorno 9 Tremaglia sarà
in visita ad Izmir (Smirne) nella cui area vivono oltre mille
italiani ed operano 40 imprese italiane. (fonte Ambasciata d'Italia
ad Ankara)
04.11.2004 |
....E
QUELLA DI URSO
Ulteriori
informazioni sulla missione le cui giornate si svilupperanno tra
Istanbul e Gaziantep. Dove si svolgerà il Convegno.
Abbiamo già parlato della
visita del vice-ministro delle Attività produttive Adolfo Urso terrà
in Turchia dal 13 al 15 dicembre. Dalla Direzione generale per la
promozione degli scambi ci è arrivata una integrazione al comunicato
che avevamo già pubblicato. Lo riportiamo per intero:
OGGETTO:
VISITA DEL VICE MINISTRO URSO IN TURCHIA, con operatori al
seguito (13-15 dicembre 2004)
Facendo
seguito al comunicato n.
20040197960 del
23.9.2004 relativo alla
missione in Turchia del Vice Ministro Urso del 13 - 15 dicembre p.v., si
forniscono ulteriori informazioni utili per gli operatori economici
interessati a partecipare alla predetta missione
:
13 DICEMBRE
Ore
9.30-13.30
Si conferma l'organizzazione del "Seminario sulla collaborazione
economica bilaterale" che vedrà interventi di alto livello politico
nella prima parte della mattinata e, a seguire, interventi tecnici di
parte italiana e turca (con particolare riferimento ai temi dei
distretti industriali e della cooperazione su Paesi Terzi);
13.30-14.45
Buffet - Lunch (a inviti, per circa 50/60 partecipanti);
14.45-19.00
Incontri bilaterali con controparti turche, organizzati dall'Ice di
Istanbul, sulla base delle richieste di contatto fatte pervenire dagli
operatori italiani che hanno aderito alla missione.
14 DICEMBRE
Si conferma la missione
esplorativa a Gaziantep, facendo presente che l'Ambasciata italiana ad
Ankara ha segnalato che la zona rappresenta uno dei più significativi
casi di successo dell'industrializzazione turca, favorita dalla buona
dotazione infrastrutturale e dal dinamico tessuto imprenditoriale,
vocata per le relazioni commerciali; rappresenta, inoltre, un crocevia
obbligato tra il Medio Oriente, il Caucaso e l'Asia Centrale ed è al
centro della Regione del Gap (Progetto dell'Anatolia del Sud-Est),
ovvero del più ingente investimento pubblico turco per lo sviluppo
regionale (si prevede la costruzione di 22 dighe e 19 centrali
idroelettriche con un costo di 27 miliardi di euro).
Per quanto concerne
gli aspetti logistici, nel far presente che gli operatori
interessati dovranno provvedere autonomamente alla prenotazione di voli
e di alberghi in loco, si segnalano di seguito gli orari dei voli
utili per gli operatori che si recheranno a Gaziantep, nonchè si allega
una lista di hotel ad Istanbul (tra
i quali lo Swisshotel dove si svolgerà il convegno), con i quali
l'Ice locale ha convenuto tariffe preferenziali
per i partecipanti alla missione.
ORARIO VOLI 14
DICEMBRE
ANDATA partenza
da Istanbul ore 7.45; arrivo a
Gaziantep ore 9.15
RITORNO
partenza
da Gaziantep ore 20.05; arrivo a Istanbul ore 21.30.
GLI
OPERATORI INTERESSATI ALLA MISSIONE DOVRANNO SEGNALARE SE NON
INTENDONO RECARSI A GAZIANTEP.
IN RELAZIONE A QUANTO SOPRA,
IL TERMINE PER LE ADESIONI È
PROROGATO AL 20 NOVEMBRE 2004.
Considerata l'importanza del mercato turco,
estremamente promettente
e politicamente strategico, è necessario un impegno
particolare da parte del sistema paese per lo sviluppo della
collaborazione economica bilaterale, anche in vista
della visita del Pres. Ciampi prevista per il 2005; pertanto gli
Enti pubblici e le Associazioni degli imprenditori sono pregati di dare
la massima diffusione al presente comunicato. Il direttore generale
Gianfranco Caprioli
PRENOTAZIONE ALBERGHIERE AD ISTANBUL
in
out
12.12.2004
14.12.2004
Swissotel
The Bosphorus (Hotel
dove si svolgerà il Forum)
Bayildim
Cad. Macka
Besiktas - Istanbul
Camera Standard Singola
195 US $ (incluso 18
% IVA locale e prima
colazione)
Camera Standard doppia
218 US $ (incluso 18 % IVA locale
e prima colazione)
Camera Business Advantage
242 US $(incluso 18 % IVA locale
e prima colazione)
Persona incaricata : Mrs. Ayse Akdogan
Telefono :
0090 - 212 - 326 81 45
/ 0090 - 212 -
326 82 82
E-Mail :
ayse.akdogan@swissotel.com
The
Marmara Hotel
Taksim
Meydani - Istanbul
Camera
Singola
110 US $ (incluso 18
% IVA locale e prima colazione)
Camera doppia
110 US $ (incluso 18
% IVA locale e prima colazione
Persona incaricata : Mrs. Aylin Goktunga
Telefono :
0090 - 212 - 251 46 96
Fax : 0090 - 212 - 293
93 75
E-Mail :
agoktunca@themarmarahotels.com
Hilton
Parksa Hotel
Bayildim
Cad. n.12
Macka - Istanbul
Camera
Singola
130 US $ (incluso 18
% IVA locale e prima colazione)
Camera doppia
141 US $ (incluso 18
% IVA locale e prima colazione)
Persona incaricata : Mrs. Elif Yazoglu
Telefono :
0090 - 212 - 310 12 15
Fax : 0090 -
212 - 258 56 95E-Mail
:
elif.yazoglu@hilton.com
04.11.2004
TURCHIA
ED OCSE: UNA ECONOMIA VERSO UNA PIU' RAPIDA CRESCITA
L'ultimo
rapporto dell'Organizzazione mette in evidenza le performance del Paese ma, al tempo stesso, sottolinea come sia necessario proseguire
sulla strada delle riforme per non avere battute di arresto: vedi ad
esempio il controllo della spesa pubblica ed un rilancio del
processo delle privatizzazioni.
L'Ocse ha diffuso nei giorni scorsi il suo ultimo rapporto sulla
Turchia, in cui - secondo gli estratti qui pubblicati - si
elogiano le performance del Paese nel sollevarsi prontamente
dalla profonda crisi del 2001, divenendo una delle economie a più
rapida crescita tra le nazioni che fanno parte di questa
organizzazione. Tuttavia, secondo il rapporto, la Turchia si trova
oggi ad un bivio e può imboccare il cammino che porta alla crescita
sostenibile e con le migliori possibilità occupazionali solo
continuando a perseguire le riforme strutturali iniziate nel momento
delle più gravi difficoltà. Approfondire il controllo della spesa
pubblica, rilanciare il processo delle privatizzazioni,
ristrutturare il sistema fiscale con una decisa lotta al sommerso:
queste le raccomandazioni dell'Ocse per tenere sotto controllo
l'inflazione e favorire la fiducia degli investitori.
L'Organizzazione prevede per il 2004 una crescita del PIL
dell'8-10% (rispetto al 5% programmato), trainata dall'aumento
della produttività e da una robusta domanda interna, che hanno
evitato alla Turchia di risentire eccessivamente dei tagli alla
spesa pubblica effettuati in obbedienza ai dettami del Fondo
Monetario Internazionale. Meno positivo il dato sul deficit di parte
corrente, che si attesta intorno al 4% (circa $ 10 miliardi nei
primi otto mesi) e che, in presenza di investimenti esteri deboli,
viene finanziato da debito estero. Finora, conclude il rapporto, il
progressivo adeguamento all' acquis
communautaire e la stretta collaborazione con l'Fmi e la Banca
Mondiale hanno contribuito grandemente al risanamento
dell'economia: se confermata dalla decisione del prossimo
dicembre, la raccomandazione della Commissione europea per
l'inizio dei negoziati di adesione
rappresenterà un'ulteriore ancora per l'agganciamento
economico del Paese al contesto internazionale. (fonte Amb.
d'Ita)
04.11.2004
VULNERABILITA'
E STABILITA' DELLA LIRA
Quello
che esce fuori dal rapporto annuale <Moody's>. L'alta
incidenza del servizio del debito pubblico e il crescente deficit
delle partite correnti.
Il rapporto annuale
dell'Agenzia internazionale di rating <Moody's>,
che valuta a B1 i titoli di Stato in valuta estera ed a B2 quelli
denominati in lire turche, pone l'accento sui fattori di
vulnerabilità che l'alta incidenza del servizio del debito
pubblico, unitamente al crescente deficit delle partite correnti,
rappresentano per la stabilità della moneta nazionale. Secondo gli
analisti di <Moody's>, il buon rating dei titoli in
valuta estera tiene conto di un andamento dell'economia che ha
registrato alti indici di crescita per tre anni consecutivi e che, a
fine anno, potrebbe agevolmente superare il 5% previsto per il 2004
(come riportato anche dai dati Ocse). (fonte Amb. d'Ita)
04.11.2004
|
COLLOQUI
SOSPESI
Ma solo
momentaneamente, dopo di che riprenderanno i contatti con la
missione del Fondo Monetario Internazionale in Turchia.
Il ministro
dell'Economia turco, Ali Babacan, ha dichiarato nei giorni scorsi
che i colloqui in corso con la missione del Fmi su un nuovo Accordo stand-by
- in sostituzione di quello in scadenza a febbraio 2005 - saranno
momentaneamente sospesi per riprendere prossimamente, al fine di
avviare alla conclusione le riforme sul sistema bancario, la
sicurezza sociale ed il sistema fiscale. (fonte Amb. d'Ita)
04.11.2004 |
ADESSO
PERO' BISOGNA RIMBOCCARSI LE MANICHE
L'invito
viene dal presidente della più grande confederazione sindacale
della Turchia (<Turk-Is>), Salih Kilic che ha voluto ricordare
come il Paese soffra ancora di grossi problemi. L'assenza di una
contrattazione collettiva.
Salih Kilic, presidente della <Turk-Is>, la più grande
confederazione sindacale della Turchia, ha anch'egli salutato come
un inizio positivo ed un documento di portata storica il "Progress
Report" della Commissione europea che raccomanda l'inizio dei
negoziati di adesione della Turchia all'Unione. Egli ha detto che
anche in campo sociale e sindacale il Paese ha dinnanzi un grande
lavoro per adeguarsi agli standard europei. Ricordando che, a
fronte di una disoccupazione ufficiale intorno al 10%, si contano
tra gli occupati il 35% di lavoratori agricoli, il 60% non
scolarizzato oltre la scuola elementare, l' 80% senza alcun
addestramento professionale, Kilic ha sottolineato il bassissimo
indice di lavoratori iscritti al sindacato (il pubblico impiego è
stato sindacalizzato, ma con molte restrizioni, solo negli ultimi
anni) e l'assenza di contrattazione collettiva. (fonte Amb.
d'Ita)
04.11.2005
CONTRO
LE ASPETTATIVE
Aumento
del 5.1% per i dipendenti pubblici a fronte di richieste del 160%.
Il
Governo Turco ha deliberato un aumento del 5.1% per le retribuzioni
del 2005 dei dipendenti pubblici - inferiore all'inflazione
programmata - a fronte di richieste di aumenti di oltre il 160%
per i salari più bassi e più diffusi, attualmente pari a circa 245
Euro mensili. (fonte Amb. d'Ita)
04.11.2004
INVESTIMENTI
FRANCESI
L'intenzione
manifestata al premier turco dal direttore
esecutivo
delle acciaierie <Arcelor> di incrementare la produzione in
Turchia.
Il direttore esecutivo delle acciaierie francesi <Arcelor>,
Guy Dolle, ha incontrato a Parigi il Primo Ministro Recep Tayyip
Erdogan ed ha manifestato all'interlocutore l'intenzione di
incrementare i propri investimenti in Turchia e l'interesse della
sua azienda alla privatizzazione dell'impresa siderurgica di
Stato, <Erdemer>. (fonte Amb. d'Ita)
04.11.2004
CENTRO
SULL'ENERGIA ALL'IDROGENO
La
sua attività è iniziata ad Istanbul già da alcuni mesi ma se ne
è avuta notizia solo adesso. L'interesse del Governo Erdogan in
sintonia con l'<Unido>.
Nel corso di una conferenza sui cambiamenti climatici, svoltasi
recentemente ad Ankara, è stato reso noto che da alcuni mesi è
iniziata ad Istanbul l'attività di un <Centro Internazionale
per le Tecnologie sull'Energia da Idrogeno> (Ichet), realizzato
a cura del Governo turco con la collaborazione dell'<Unido>.
Nell'occasione, è stato preannunciato
che l'<Ichet> organizzerà nel
mese di luglio 2005, sempre ad Istanbul, un congresso
internazionale sullo stesso tema, in cui si auspica un qualificato
apporto di contributi scientifici internazionali. (fonte Amb.
d'Ita)
04.11.2004
VLADIMIR
PUTIN IN MISSIONE AD ANKARA
La
visita del presidente russo, che avrebbe dovuta farsi all'inizio di
settembre e poi slittata per i tragici fatti di Beslan, fissata per
la metà di dicembre. Cosa contengono gli accordi bilaterali.
Secondo fonti di stampa, la visita ufficiale in Turchia del
presidente russo, Vladimir Putin, già prevista per l'inizio di
settembre e poi rimandata per i fatti di Beslan, avrà luogo a metà
dicembre. Nell'occasione, dovrebbero venire sottoscritti i
seguenti sei accordi bilaterali: dichiarazione congiunta di amicizia
e rafforzamento del partenariato multidimensionale; accordo per la
prevenzione di possibili incidenti nelle acque territoriali; Accordo
per la mutua protezione della proprietà intellettuale nell'ambito
della cooperazione tecnica e militare; accordo-quadro per la
cooperazione tra l'Ente di Stato per gli oleo-gasdotti
<Botas> e l'impresa russa per il gas naturale Gazprom;
memorandum per la cooperazione tra il Centro Turco di Ricerche
Strategiche e l'Accademia Diplomatica Russa; triplice Protocollo
di cooperazione fra la <Eximbank> turca, la <Eximbank>
russa e la <Gunes Ekonombank>. (fonte Amb. d'Ita)
04.11.2004
LA LIRA TURCA CAMBIA LOOK E
PESO
Dal 1
gennaio prossimo la valuta avrà sei zeri in meno e tagli da 1, 5,
10, 20 e 50. Le banconote avranno impresse sempre l'immagine di
Ataturk. Il segno di una economia forte.

Finora ci si sentiva milionari, a prescindere da quanti euro si
avevano in tasca. Dal primo gennaio
2005, invece, si volta pagina: gli europei che sceglieranno
di sdraiarsi sulle spiagge turche dovranno rassegnarsi
a non sentirsi più dei sultani, con milioni e milioni
in tasca. Fra poco più di 60 giorni, infatti, la Lira turca cambierà look e
soprattutto peso, con ben sei zeri che andranno
in pensione a testimonianza di una maggiore stabilità economica.
Una vera svolta, quindi, per il Paese che proprio nel 2005 avvierà i negoziati per
l'ingresso nell'Unione Europea, un forte
cambiamento che - avvertono alcuni sociologi - potrebbe causare un forte choc fra
la popolazione anche se sulle banconote
troverà sempre il familiare ritratto di Mustafa Kemal Ataturk, l'artefice della
caduta del sultanato nel 1922 e primo presidente
turco.
Le nuove banconote e monete sono state presentate la scorsa
settimana dalle autorità
di Ankara, che cercano così di tracciare una linea netta
di confine fra un passato caratterizzato da un tasso di inflazione che fino a pochi
anni fa era addirittura del 100%, ed un
futuro più vicino all'Unione Europea. E proprio per celebrare
il ritorno alla stabilità economica con un'inflazione sotto il 10% per la prima
volta dal 1972, il Governo ha deciso di
togliere sei zeri dalla Lira turca: e così dal primo gennaio
2005 un euro varrà 1.8
Lire turche, contro 1.800.000 Lire attuali.
Un segnale, quello dell'abolizione dei sei zeri, che le autorità sperano siano
intepretato come evidente segno di stabilità
economica dopo 30 anni di ripetute crisi valutarie e di
instabilità dei prezzi, l'ultima delle quali nel 2001.
''La nuova Lira turca rappresenta una Turchia forte ed un'economia forte - ha
detto il Primo Ministro, Recep Tayyip Erdogan
-. Non si tratta solo di un cambiamento estetico'', che comunque ci sarà e sarà
evidente. La nuova Lira avrà infatti un
nuovo formato e nuovi colori, ma non è questo, secondo le autorità del Paese, quello
che conta. Il
Governo e la Banca Centrale hanno deciso all'inizio dell' anno il cambiamento della
moneta, che sarà prodotta direttamente
in Turchia, cogliendo al volo la brusca flessione dell'inflazione
sotto il 10%, dopo un 2002 quando ancora i prezzi
salivano in media del 70%. Rimuovendo sei zeri, una delle nuove Lire turche varrà un
milione di vecchie lire. Ogni nuova Lira
sarà divisa in frazioni di 1, 5, 10, 20 e 50. (take Ansa)
04.11.2004
UN
GUADAGNO DI DUE ANNI
Riguarda il
Southeast Anatolian Project (Gap). Ciò è possibile per via
del nuovo accordo UE. Il progetto in fase di ultimazione
entro questa settimana. |