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E ADESSO,
CARO PRESIDENTE....
E adesso caro presidente, come la
mettiamo? Avrebbe mai pensato che l'amico Umberto Bossi le potesse
mettere un bastone tra le gambe con la storia del referendum sulla
Turchia? No, noi non lo crediamo. Però adesso - con tutta la
Padania dietro al suo leader, a cominciare dal ministro della
Giustizia Roberto Castelli - non sarà facile convincere la Lega che
certi scherzi ad Ankara non si possono fare. Qui i casi sono due: o
si accontenta il Bossi, che altrimenti - se contrariato nelle sue
aspettative - per l'ennesima volta si metterebbe a recalcitrare
minacciando magari di far cadere il Governo; o si fa il possibile
per non deludere le aspettative del premier turco Recep Tayyip
Erdogan del quale Silvio Berlusconi si è sempre vantato di essere
in rapporti più che ottimi tanto da essere andato addirittura al
matrimonio di un familiare. A chi darà retta, dunque, il nostro
presidente? E d'altra parte la Lega in questi giorni sta facendo una
tale canizza, gridando ai quattro venti di non volere la Turchia in
Europa, che non vorremmo proprio essere nei panni del Cavaliere. A
notizie come queste non si può mettere il silenziatore. E lo
provano le pagine dei giornali che, sulla Lega e la Turchia, stanno
riempiendo colonne e colonne. Per noi di <Turchia Oggi> - ma
ci si potrebbe accusare di eccessiva imparzialità - la strada che
Berlusconi deve seguire è una sola: mandare al diavolo Bossi ed il
suo seguito obbedendo alle regole della coerenza. Quello, del resto,
che in
Germania stanno facendo il Cancelliere Gerhard Schroeder ed il suo
ministro degli Esteri Joshka Fischer i quali si sono ben guardati dal
dare ascolto alle escandescenze della Cdu e di Angela Merkel. A
proposito: abbiamo accennato ai giornali. Perché allora non andarsi
a leggere il <Corriere della Sera> nell'edizione di martedì
19 ottobre. Fondo di Sergio Romano in prima pagina e servizi
sull'allargamento a pagina 6. Pregevole come sempre un articolo, a
taglio basso, di Antonio Ferrari dal titolo: "Mai più un colpo
di Stato: <I militari rassicurano l'Europa>. (Turchia
Oggi)
22.10.2004
CASTELLI, LEGA CHIEDERA' UN
REFERENDUM CONSULTIVO
Per il
Guardasigilli italiano è importante una consultazione elettorale
perché si tratta di "un tema che è sicuramente epocale e può
decidere sullo sviluppo futuro dell'Europa".
La Lega Nord chiederà un referendum consultivo sull' ingresso della
Turchia nell'Unione Europea. Lo ha annunciato il ministro della
Giustizia Roberto Castelli lasciando la casa di Umberto Bossi a
Gemonio, accompagnato dal segretario della Lega Lombarda Giancarlo
Giorgetti.
''Abbiamo parlato di Turchia - ha spiegato ai giornalisti Castelli -
il problema fondamentale per il quale il Consiglio dei Ministri
europeo dovrà decidere se dare inizio alle procedure di ingresso
della Turchia in Europa: su indicazione del segretario federale, la
Lega chiederà che prima di prendere una decisione definitiva in
questo senso venga interrogato il popolo attraverso un referendum
consultivo''.
Per il ministro, è importante una consultazione popolare perché si
tratta di ''un tema che è sicuramente epocale e può incidere sullo
sviluppo futuro dell' Europa per secoli'': per questo non basta
scegliere ''soltanto attraverso una decisione del Governo''. (take Ansa).
22.10.2004
"COMPRENDIAMO
BERLUSCONI MA..."
Alessandro
Ce', capogruppo della lega alla Camera, spiega i motivi per i quali
il suo partito non vuole la Turchia in Europa.
Comprendiamo in parte le ragioni del presidente Berlusconi, che lo
portano, per motivi di geopolitica. a vedere con favore l'ingresso
della Turchia nell'UE, ma non condividiamo queste ragioni". A
dirlo è il capogruppo della Lega alla Camera, Alessandro Ce',
dicendosi convinto che "anche la maggioranza dei cittadini
italiani" la pensa così perché la Turchia "da un punto
di vista storico, geografico e politico no appartiene all'Europa, ed
il suo ingresso potrebbe snaturarla". (da take Ansa)
22.10.2004
ESCLUSO IL REFERENDUM
Questa
la risposta data nell'aula di Montecitorio dal ministro per i Rapporti col Parlamento Carlo Giovanardi ad un question time
sollevato dalla Lega Nord a proposito di una iniziativa del genere
sulla Turchia-
Il Governo italiano non ritiene tecnicamente possibile sottoporre a
referendum l'adesione della Turchia all'Unione europea. Lo ha detto
mercoledì pomeriggio 20 0ttobre alla Camera il ministro per i
Rapporti col Parlamento Carlo Giovanardi rispondendo a
un'interrogazione della Lega Nord.
Prima del Consiglio europeo del 17 dicembre, in cui i leader della UE
decideranno se avviare negoziati con la Turchia - come proposto dala
Commissione europea - "il governo investirà il Parlamento in
ordine alla questione" dell'adesione di Ankara e del rispetto
da parte del governo turco dei cosiddetti "criteri di
Copenhagen" sulla democrazia e i diritti umani, ha detto
Giovananrdi.
Per quanto riguarda invece il referendum chiesto dalla Lega,
contraria all'adesione della Turchia, Paese musulmano, il ministro
ha detto che "il Governo non ritiene tecnicamente possibile una
consultazione referendaria, anche perché la decisione del Consiglio
europeo riguarda unicamente l'avvio del negoziato", né i tempi
né l'esito finale del negoziato stesso.
"Sarebbe un referendum su una materia in via di sviluppo",
ha aggiunto.
Il premier Silvio Berlusconi è uno dei maggiori sostenitori
dell'ingresso della Turchia nella UE, e nei giorni scorsi ha detto
di sperare che i negoziati di adesione prendano avvio entro il 2005.
Giovanardi ha comunque ricordato che la procedura UE prevede che i
negoziati di adesione possano essere interrotti in ogni momento,
qualora emergano violazioni ai "criteri di Copenhagen".
La Costituzione italiana, nella sua forma attuale, impedisce
referendum sulla ratifica da parte dell'Italia di trattati
internazionali, e dunque non solo sull'allargamento della UE ma
anche, per esempio, sulla Nuova costituzione europea che sarà
firmata dai leader dei 25 paesi membri il prossimo 29 ottobre
proprio a Roma.
La Lega - contraria all'ingresso di Ankara ma favorevole a un
rapporto di "amicizia speciale" con la Turchia - ha
annunciato di aver presentato una proposta di legge costituzionale
per eliminare tale divieto. (Reuters)
22.10.2004 DUE
PESI, DUE MISURE
Tavola
rotonda organizzata dal <Sioi> al quale ha preso parte anche
l'Ambasciatore turco in Italia Necati Utkan. Racconto di una
barzelletta, emblematica di una questione (la Turchia in Europa) che
vede la politica di tutt'altro che chiara..
Gira a Bruxelles
questa barzelletta raccolta dall'euro-parlamentare Emma Bonino e
rilanciata dall'Ambasciatore turco in Italia Necati Utkan. Un
bulgaro, un rumeno e un turco devono sostenere un esame. Al primo
viene chiesto quando fu sganciata la bomba atomica.
"Nel 1945", risponde il bulgaro.
- Bene.
E il bulgaro passa
l'esame. Al secondo viene chiesto dove fu sganciata.
"Ad Hiroshima".
- Bene.
E anche il rumeno passa l'esame. Al terzo vengono chiesti invece i
nomi e i cognomi delle vittime.
Cosa poteva dunque rispondere il turco? Che gli esami non finiscono
mai.
L'Ambasciatore Utkan - invitato d'onore alla tavola d'onore
organizzata dal <Sioi> (Movimento studentesco per
l'Organizzazione Internazionale) sul tema "Il cammino della
Turchia verso l'Unione Europea" - non poteva meglio, a
conclusione del suo intervento, rimarcare come nei confronti di
Ankara i cosiddetti "ragionieri di Bruxelles" stiano
portando avanti la politica dei due pesi e delle due misure. Le
condizioni che non sono state poste per i dieci Paesi appena entrati
nell'UE, sono invece la premessa per l'apertura dei negoziati di
adesione della Turchia. Un diktat che per la verità è oltremodo
mortificante, non tanto e non solo per il governo Erdogan, quanto
soprattutto per il popolo turco che non si merita certo un simile
comportamento.
I lavori della tavola rotonda - alla quale hanno preso parte il
vice-presidente della Commissione Esteri della Camera Umberto
Ranieri (Ds), il presidente della Società Italiana per
l'Organizzazione Internazionale ambasciatore Umberto La Rocca, il
direttore del <Cisueco> Antonello Biagini, il docente di
Storia delle Relazioni Internazionali all'Università <Federico
II> di Napoli Matteo Pizzigallo nonché il Coordinatore
dell'Osservatorio per la Cittadinanza Europea Francesco Tufarelli -
hanno avuto il pregio di analizzare il <caso Turchia> da ogni
angolazione mettendo in evidenza i costi dall'entrata di questo
Paese in Europa ed i suoi benefici. E se non si può nascondere che
i primi potrebbero essere decisamente alti - cosa naturale del resto
quando una famiglia si allarga ed i nuovi componenti sono oltretutto
numerosi - i secondi saranno comunque notevoli, la Turchia sia come
baluardo nella lotta al terrorismo, sia come grande Stato cuscinetto
confinante con i Paesi <caldi> del Medio Oriente, sia infine
come ponte economico-commerciale verso le Repubbliche asiatiche.
Ciascuno dei relatori ha portato avanti il suo discorso seguendo una
traccia ben fissata. Cose però note che non hanno aggiunto niente
di nuovo a quello che già non si sapesse. La tavola rotonda ad ogni
modo è stata utilissima in quanto contributo in più per far
conoscere ai giovani la realtà di un Paese che non è quella che si
studia sui libri o si legge sui giornali. La migliore full
immersion, ricordiamolo, è viverla sul posto.
22.10.2004
FINI: NON CAPISCO LA LEGA
"Io
personalmente voterei per l'ingresso della Turchia", ha
osservato il vice-presidente del Consiglio. Non farlo avrebbe un
effetto boomerang, una sorta di benzina sul fuoco
dell'integralismo".
''Non ha capito bene come si possa articolare il referendum proposto
dalla Lega Nord sull'ingresso della Turchia nell'UE. Potrebbe essere
tutt'al più consultivo, ma questo tipo di referendum non e'
previsto dalla Costituzione. Non demonizzerei chi pone il problema,
ma non mi convince la ragione del "no". Io personalmente
voterei per l'ingresso della Turchia''. Lo ha detto ai giornalisti,
il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, aggiungendo di
chiedersi ''quale effetto potrebbe determinare il diniego dell'UE
all'avvio dei negoziati per l'ingresso della Turchia. Sarebbe un
effetto boomerang - ha concluso il vice-premier - una sorta di
benzina sul fuoco dell'integralismo e dell'estremismo islamico''.
(take Asca)
22.10.2004
SELVA: REFERENDUM?
NO, DECIDE PARLAMENTO
"L'ingresso
in Europa della Turchia può essere un muro contro il
fondamentalismo", ha detto il presidente della Commissione estera della Camera.
Non serve un referendum, come quello che chiede la Lega, per
decidere la posizione italiana sull'ingresso della Turchia
nell'Unione europea. ''Non credo che la necessità di un referendum
sia così evidente - dice Gustavo Selva al <Gr Rai> - Può
essere benissimo il Parlamento nella sua sovranità a decidere''.
E se il ministro Castelli parla di un tema epocale, che non può
essere lasciato alla sola decisione del Governo, il presidente della
Commissione Esteri della Camera precisa: ''Io infatti ho parlato del
Parlamento e non sono d'accordo con Castelli per questo. Credo che
il problema sia delicato. Portare nell'Unione Europea uno
Stato - che accetta le regole dell'Unione Europea, perché non si
entra gratuitamente in Europa - può rappresentare anche un'ante-murale per quanto riguarda il fondamentalismo islamico.
L'abbiamo visto in tutt'altro campo e per tutt'altra materia quando
la Turchia ha aderito al Patto Atlantico: è servito a contenere
l'avanzata del comunismo dell'Unione Sovietica, come in certi
momenti sembrava voler realizzare''. (take Ansa)
22-10.2004.
URSO: UN REFERENDUM
SAREBBE INUTILE E NOCIVO
Secondo
il vice-ministro per le Attività Produttive "il Parlamento ha
tutta la sovranità per decidere su questo tema, peraltro a
larghissima maggioranza".
Un referendum sull'ingresso della Turchia nell'UE sarebbe ''non
necessario e anzi nocivo'', secondo il vice-ministro per le Attività
produttive, Adolfo Urso. Parlando con i giornalisti a Belgrado, dove
ha partecipato a un convegno degli imprenditori italiani interessati
a investire in Serbia, Urso ha sottolineato che ''il Parlamento ha
tutta la sovranità per decidere su questo tema, peraltro a
larghissima maggioranza''.
''Peraltro - ha aggiunto - ritengo che un referendum sarebbe a
larghissima maggioranza favorevole all'ingresso della Turchia,
perché gli italiani capiscono che è nell'interesse del Paese''.
Ankara ''è il baluardo del mondo islamico contro il fondamentalismo,
che dobbiamo rafforzare, non respingere''. La Turchia è per
l'Italia anche ''una priorità dal punto di vista economico, perché
è il partner nei confronti del quale le nostre esportazioni sono in
assoluto cresciute di più, come dimostrano i dati degli ultimi
anni. Noi più di altri, in quanto popolo europeo mediterraneo,
siamo interessati all'ingresso della Turchia nell'Unione europea,
come siamo interessati a quello dei Paesi balcanici come Serbia,
Macedonia, Albania e Bosnia''.
''E' un interesse strategico geo-politico e geo- conomico per l'Italia
- conclude Urso - il completamento dell'Unione europea nel Sud-Est
del continente''. (take Ansa)
22.10.2004
FISICHELLA: RISCHIO DI UNA ROTTURA LEGA-FI
Questa,
per il vice-presidente del Senato, potrebbe essere la conseguenza se
la Lega dovesse insistere con il referendum sulla Turchia.
Secondo il vicepresidente del Senato, Domenico Fisichella (An), la
richiesta di referendum da parte della Lega sull'ipotesi di un
ingresso della Turchia nell'Unione Europea ''dovrebbe rendere più
complesso il rapporto all'interno della Casa delle Libertà tra la
Lega e il partito di Forza Italia che esprime il presidente del
Consiglio''. Fisichella parlava a Bari, a margine di un convegno su
Alcide De Gasperi. ''La situazione politica secondo me sta
diventando meno chiara - ha aggiunto- in riferimento al fatto che
dalle ultime notizie sembra che la Lega avrebbe chiesto un
referendum sull'ipotesi dell'ingresso della Turchia nella UE. Ciò la
dovrebbe mettere in rotta di collisione con il presidente del
Consiglio che invece è favorevole''.(da Adnkronos)
22.10.2204
VERDI: " SOLITA
SPARATA LEGHISTA"
La
capogruppo al Parlamento europeo Monica Frassoni non si è lasciata
sfuggire l'occasione per una pesante critica nei confronti di
leghisti.
''La richiesta di un referendum per l'ingresso della Turchia
nell'Unione altro non è che la classica sparata leghista, confusa e
demagogica''. Lo ha dichiarato la capogruppo Verde al Parlamento
europeo Monica Frassoni.
''La verità è che la sola prospettiva di adesione - ha aggiunto
Frassoni - è stato lo stimolo fondamentale per l'approvazione da
parte del Governo turco di riforme democratiche fondamentali, su
temi quali il rispetto dei diritti umani e delle minoranze. Si
tratta, e lo sappiamo bene, di un percorso lungo e complesso che
andrà monitorato con attenzione. I negoziati per l'adesione all'UE,
infatti, non saranno né immediati né scontati, ma la scommessa di
favorire il percorso di democratizzazione in un grande paese
musulmano è oggi materia troppo importante per essere
irresponsabilmente strumentalizzata da chi si limita a gridare
'mamma li turchi''.
Frassoni prende parte ai lavori della riunione "La Turchia
nell'UE: un futuro comune?", organizzato dal gruppo Verde al
Parlamento europeo, che si tiene ad Istanbul e i cui lavori chiudono
oggi venerdì 22. All'incontro partecipano tra gli altri il
ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer, il ministro degli
Esteri turco Abdullah Gul ed il segretario di Stato turco Hilmi
Guller. (take Ansa)
22.10.2004
FURORE IDEOLOGICO
A dirlo
il capogruppo dei Ds alla camera Luciano Violante. "la Lega ha
sbagliato, la Turchia si avvia ad essere un Paese democratico".
L'opposizione della Lega all'ingresso della Turchia in Europa
"è animata da furore ideologico". Lo ha detto il
capogruppo Ds alla Camera Luciano Violante secondo il quale "la
Lega ha sbagliato perché è in corso una procedura che terminerà,
per l'ingresso della Turchia nell'UE, fra 10-15 anni. Inoltre - ha
aggiunto l'esponente della Quercia - la Turchia si avvia ad essere
un Paese democratico e se soddisferà tutti quanti gli standard di
democraticità richiesti dall'ordinamento europeo sarà molto
importante per l'Europa". (take Agi)
22.10.2004
NON CI SARA' IMMIGRAZIONE
Emma
Bonino, europarlamentare europea analizza per quali ragioni non si
può chiudere la porta in faccia alla Turchia.
"Chiudere la porta alla Turchia sarebbe un errore che non
aiuterebbe il progresso democratico in quel Paese". Lo afferma
a <l'Unità> l'europarlamentare e leader radicale Emma Bonino.
"L'economia turca - continua- sta andando a gonfie vele, non vi
è alcun rischio di arrivo in massa di emigrati in Italia". (da
take Adnkronos).
22.10.2004
MOMENTO DI DISARMONIA
In
Vaticano, mentre il Pontefice sarebbe più che favorevole
all'ingresso della Turchia in Europa, il prefetto della
Congregazione per la Dottrina della Fede è decisamente contrario.

Il 16 ottobre ha avuto inizio il ventiseiesimo anno di pontificato di Karol
Wojtyla. A
conferma della rinnovata proiezione internazionale che il papato ha
riacquistato con Giovanni Paolo II, in Vaticano nel giorno
dell'elezione al soglio di Pietro di Wojtyla è stato presentato a Pope
John Paul and the challenger of papal diplomacy, antologia di tutti
i discorsi pronunciati dal Papa in sede diplomatica.
Messo da parte il desiderio della Santa Sede di introdurre nel preambolo della Costituzione europea il
richiamo alle radici cristiane del continente, c'è la questione
turca dietro l'angolo. Sul piano diplomatico questa,
riguardo al possibile ingresso della Turchia nell'Unione Europea,
si è detta neutrale e lo ha fatto attraverso il cardinale Angelo
Sodano, Segretario di Stato. Ma dietro le quinte è in atto un
confronto che vede su sponde diverse il Papa e il cardinale
Ratzinger.
Da quando il cardinale tedesco guida la Congregazione per la Dottrina delle
Fede, l'asse Wojtyla-Ratzinger ha registrato un
solo momento di disarmonia: le richieste di perdono della Chiesa
cattolica durante il giubileo del 2000. Sulle quali Ratzinger aveva
espresso qualche perplessità. Ora quella divergenza ha modo di
rinnovarsi sulla questione turca. Sostiene Ratzinger: "L'Europa
è un continente culturale e non geografico. È la sua cultura che
le dona un'identità comune. In questo senso, la Turchia ha sempre
rappresentato nel corso delle storia un altro continente, in
permanente contrasto con l'Europa". La storia per Wojtyla ha
un'importanza enorme. Ma il suo pontificato ha introdotto la
categoria della "purificazione della memoria", che torna di
attualità sulla questione turca. La visita in Vaticano del
presidente turco per gli Affari Religiosi, svoltasi il 16 giugno del
2000, e le celebrazioni a Istanbul nel dicembre dell'anno
successivo per ricordare la figura del nunzio Angelo Roncalli (che
diventerà poi papa Giovanni XXIII) inducono Wojtyla ad applicare la
"purificazione delle memoria" al caso turco. Inoltre, se il
cristianesimo ha forgiato l'Europa, è anche vero che la storia
delle fede cristiana ha registrato tappe importanti anche in Turchia,
come ha ricordato il Papa nel suo discorso all'ambasciatore turco
il 7 dicembre 2001: "La Turchia ha partecipato in larga misura al
cristianesimo. È qui che san Paolo è nato e che egli stesso ed
altri apostoli hanno predicato il vangelo. È qui che un
considerevole numero di Padri della Chiesa, nel corso dei successivi
secoli, hanno sviluppato la tradizione apostolica. Ed è qui che i
primi Concili hanno preso decisioni fondanti per la definizione
della fede cristiana".
In questo contesto si spiega la prudenza della Segreteria di Stato
vaticana e di monsignor Ruggero Franceschini, vescovo d'Anatolia e
presidente dei vescovi cattolici di Turchia. Quest'ultimo non vede
ostacoli insormontabili all'ingresso della nazione turca nella UE
ma prima occorre il rispetto dei diritti umani, per il quale prevede
non meno di dieci anni. Sta di fatto che il Rapporto 2004 sulla
libertà religiosa nel mondo, pubblicato dall'organizzazione
cattolica Aiuto alla Chiesa che soffre, inserisce la Turchia nel
capitolo dedicato all'Europa. (Editoriale/Il Riformista)
22.10.2004
LA CHIESA CATTOLICA VA
RICONOSCIUTA
La
richiesta ribadita da mons. Pietro Parolin, Sottosegretario ai
rapporti con Stati della Santa Sede. L'obiettivo è negoziare con
Ankara "un accordo su un piano di parità"
La Turchia dia ''pieno riconoscimento'' giuridico alla presenza
cattolica nel paese. E' quanto ha chiesto mons. Pietro Parolin, Sottosegretario
ai rapporti con Stati della Santa Sede, rispondendo ai giornalisti a
margine di una conferenza stampa in Vaticano.
Il problema del riconoscimento giuridico è aperto da anni: il
Vaticano ha chiesto da tempo alla Turchia un accordo bilaterale che
porti ad un riconoscimento giuridico della presenza della Chiesa
cattolica nel Paese e ad un effettiva realizzazione della libertà
religiosa. L'obiettivo è di negoziare un accordo con lo Stato turco
su un piano di parità che stabilisca diritti e doveri certi da una
parte e dall'altra. Oltre ai problemi relativi alle condizioni di
libertà religiosa e di riconoscimento, c'è il problema dei visti e
dei permessi di soggiorno per gli ecclesiastici, la gestione delle
poche proprietà ecclesiastiche rimaste dopo le confische e delle
scuole e degli istituti ospedalieri.
I cattolici in Turchia sono circa 120 mila, su una popolazione di
circa 70 milioni di persone. Tra essi vi sono pochi turchi: la
maggior parte dei cattolici sono infatti armeni e caldei o cittadini
turchi di origine europea. (take Ansa)
22.10.2004
OFFENSIVA BERLINO
Il
ministro degli Esteri turco Abdullah Gul ha battuto il tasto
dell'adesione di Ankara all'UE sfondando però una porta aperta con
l'omologo tedesco Joschka Fischer da sempre favorevole all'ingresso. Il prossimo incontro a tre.
Offensiva turca a Berlino per la causa dell'adesione all'UE:ha fatto
scalo il ministro degli Esteri Abdullah Gul, e la settimana prossima
sarà la volta del premier Recep Tayyip Erdogan, che parteciperà,
il 26, alla trilaterale con il Cancelliere Gerhard Schroeder e il
presidente francese Jacques Chirac.
Incontrando il ministro degli esteri Joschka Fischer, Gul ha battuto
il tasto del desiderio di un avvio sollecito delle trattative di
adesione con la Turchia, nel caso, auspicato, che i Capi di Stato e
di Governo europei diano parere favorevole al Vertice UE del 17
dicembre. Fischer, da sempre un sostenitore dell'adesione di Ankara
all'UE, ha assicurato di nuovo l'appoggio del governo rosso- verde
affinché al vertice di Bruxelles venga accolta la raccomandazione
già formulata dalla Commissione in favore di un avvio delle
trattative di adesione di Ankara.
''Siamo consapevoli che dureranno molti anni'', ha detto Gul,
riferendosi alla durata del negoziato di adesione. Una discussione
su un referendum sull'adesione come in atto attualmente in Francia
è a suo avviso ''prematura''. Chirac aveva annunciato nei giorni
scorsi la convocazione di un referendum in Francia sull'adesione
della Turchia. In Germania invece, come più volte ripetuto dal
Cancelliere, un referendum non e' previsto dalla Costituzione e il
governo non ha neanche intenzione di modificarla per poterlo tenere.
Martedì prossimo, il tema dell'adesione della Turchia all'UE sarà
al centro dell'incontro a Berlino fra Schroeder, Chirac ed Erdogan.
Fischer ha da parte sua sottolineato, da una parte, che le
trattative di adesione sono un ''processo dal risultato aperto'' e,
dall'altra, però che l'obbiettivo ''non è affatto aperto'': ''Si
negozierà esclusivamente in direzione dell'adesione'', ha detto,
sollecitando Ankara a proseguire sulla strada imboccata delle
riforme democratiche.
Riferendosi alla contrarietà dell'opposizione cristiano-
democratica a una piena adesione della Turchia all'UE, che
preferisce una ''cooperazione privilegiata'', Gul ha detto di avere
comprensione per la discussione. E' ''del tutto chiaro'' che in
Paesi democratici ci siano opinioni diverse, la discussione non deve
però essere condotta in modo discriminatorio,ma obbiettivo. Gul ha
anche incontrato a Berlino la leader Cdu, Ankela Merkel.
In una intervista oggi al giornale <Handelsblatt>, Gul aveva
salutato la rinuncia della Cdu-Csu all'idea di una raccolta di firme
contro l'adesione della Turchia, che ''avrebbe potuto fare esplodere
una bomba nella mano'', aveva detto. (take Ansa)
22.10.2004
LA CDU
RINUNCIA ALLA RACCOLTA FIRME
Messa
sotto pressione da alleati ed avversari Angela Merker, leader del
partito, ha accantonato l'idea del referendum che aveva proposto
sulla Turchia.
Sotto pressione da alleati e avversari, la leader della Cdu tedesca
Angela Merkel ha rinunciato all'idea di lanciare una raccolta di
firme contro l'ingresso nella Turchia nell'UE. "C'era il
rischio che la campagna fosse fraintesa", ha spiegato il
capogruppo della Cdu al Bundestag, Volker Kauder.
L'opposizione cristiano-democratica in Germania ha duramente
contestato il parere favorevole della Commissione europea all'avvio
dei negoziati con Ankara, sostenendo che un Paese musulmano di 70
milioni di persone non può essere integrato nell'UE e provando
invano a portare su questa posizione gli alleati del Ppe. L'idea
della Merkel di lanciare una raccolta di firma era stata duramente
criticata dal Governo Schroeder e da altri esponenti della Cdu che
hanno denunciato il rischio di fare il gioco dei partiti di estrema
destra e xenofobi.
Sulla retromarcia della Merkel può aver pesato anche la minaccia
del presidente dell'Associazione dei turchi in Germania, Hakki
Keskin, di promuovere un boicottaggio contro la Cdu alle elezioni
politiche del 2006. Una minaccia pesante visto che dei 2.6 milioni
turchi residenti in Germania, un milione ha passaporto tedesco e
quindi diritto di voto. Per Hakki, però, non basta la rinuncia alla
raccolte di firme, serve una correzione di rotta politica.
L'alternativa all'ingresso sostenuta dalla Cdu di un "partenariato
privilegiato" da offrire ad Ankara viene considerata
dall'esponente turco una "politica di esclusione privilegiata
della Turchia".
Un sondaggio del <Politbarometer>, condotto dalla rete
televisiva pubblica <Zdf>, ha dimostrato che il no all'ingresso della
Turchia non ha giovato all'immagine di Angela Merkel. Mentre nel
maggio scorso il 49% degli interrogati considerava che il peso della
Merkel all'interno dell'opposizione cristiano-democratica fosse
superiore a quello del ministro-presidente della Baviera, Edmund
Stoiber (Csu), con il 39%, adesso le posizioni si sono ribaltate. Il
44% ritiene che sia Stoiber l'uomo forte, rispetto al 43% in favore
della Merkel. Sempre sulla Turchia, il 48% dei tedeschi è contrario
al suo ingresso nell'UE, mentre ad essere favorevole è il 45%.
Largamente ostile alla raccolta di firme precedentemente sostenuta
dalla Cdu è il 69% mentre appena il 27% si è dichiarato favorevole
all'iniziativa. (take Agi)
22.19.2004
FISCHER LODA LA DECISIONE
Apprezzamento della Comunità turca in Germania.
"Sono felicissimo - ha detto il suo presidente Hakku Kensin -
Si correva il rischio di fomentare il razzismo".
La decisione della CDU di lasciare cadere l'iniziativa della raccolta
di firme contro l'adesione della Turchia all'Unione Europea è stata
lodata dal ministro degli Esteri tedesco Joshka Fischer e dai leader
della comunità turca in Germania.
''Il ministro considera la scelta fatta come un ritorno alla ragione
politica'', ha dichiarato Walter Lindner, portavoce di Fischer. ''Felicissimo''
per la decisione si è detto Hakku Keskin, presidente della comunità
turca in Germania. L'iniziativa è stata abbandonata per evitare il
rischio di fomentare il razzismo nei confronti della comunità turca
residente nel paese, aveva spiegato la leader della CDU, Angela
Merkel. (take Adnkronos)
22.10.2004
L'ATTACCO DI GUENTER GRASS
A detta
dello scrittore la proposta che era stata avanzata dalla Cdu era
indegna di un partito con una così ricca tradizione e non
identificabile con l'estrema destra.
Un duro attacco alla Cdu tedesca, i cui vertici avevano prospettato
una raccolta di firme contro l'eventuale adesione della Turchia alla
UE, era venuto dallo scrittore Guenter Grass, premio Nobel per la
letteratura. ''In sostanza la Cdu usa gli argomenti provocatori e
demagogici della Npd e nuota su tali onde'', aveva detto Grass,
secondo cui si tratta di una cosa ''riprovevole e indegna di un
partito popolare con una tale tradizione'' come la Cdu. La Npd è
uno dei tre partiti neonazisti attivi in Germania, in forte ascesa e
che aveva fatto sapere negli ultimi giorni di appoggiare la raccolta
di firme.
La proposta di Angela Merkel (Cdu), Edmund Stoiber (Csu) e Michael
Glos (Csu) di avviare una campagna di raccolta di firme contro la
Turchia nella UE aveva raccolto comunque pochi "sì" e
tantissimi "no", non solo dal campo governativo (Spd e
Verdi) ma anche da quello dell'opposizione conservatrice, e in seno
alla stessa Cdu.
Dopo quelle dei giorni scorsi, altre perplessità o aperte obiezioni
sulla raccolta di firme erano venute infatti da altre federazioni
Cdu in tutto il Paese. Fra le altre quelle di Bassa Sassonia,
Brandeburgo, Berlino, Saar, Turingia. (take Ansa)
22.10.2004
EUROPA E TURCHIA SONO LONTANE
Questo
non toglie - ha dichiarato il Primo Ministro francese Jean-Pierre
Raffarin - che si debba volutamente sbattere la porta in faccia ad Ankara
i cui "sforzi considerevoli" sono stati apprezzati.
L'Europa e la Turchia non sono oggi pronte per l'adesione e il
futuro non è ancora scritto. Jean- Pierre Raffarin, il Primo
Ministro francese, ha cercato davanti all'Assemblea Nazionale di
smorzare il dibattito e le polemiche sulla possibile adesione di
Ankara all'Unione europea.
Il clima a palazzo Bourbon era ben lontano da quello appassionato
dei dibattiti politici dei giorni e settimane scorsi; poche decine
di parlamentari, un centinaio all'apertura, demotivati dalla
decisione del governo di non far concludere il dibattito con il
voto, hanno ascoltato le dichiarazioni prima di Raffarin e poi degli
esponenti dei diversi gruppi politici. Ma se la valutazione che
l'adesione non è possibile ''né oggi, né domani né nei prossimi
anni'' non sarà certamente gradita ad Ankara, Raffarin ha cercato
di lasciare aperte tutte le porte possibili ricordando che la
Turchia ha fatto ''sforzi considerevoli'' e che non è opportuno
umiliare chi spinge per l'ammodernamento del paese perché è
''interesse dell'Europa e della Francia'' che Ankara ''non sia
respinta tra le braccia di quelli che vogliono il confronto tra
l'islam e l'occidente''.
La Turchia, per il Primo Ministro ''è ancora molto lontana
dall'Europa sul piano politico, economico e sociale'' anche se la
domanda di adesione ''non è illegittima'' ma ''stando così le
cose'' i francesi ''avranno l'ultima parola". Ed anche se ''né
l'Europa né la Turchia sono oggi pronte'' per questo passo la
Francia "non deve pronunciarsi in modo affrettato con un ''no
drastico, anticipato e prematuro''.
Per Raffarin deve essere ''presa in considerazione la speranza del
popolo turco perché le forze di progresso che lo animano non si
disperino''; ma - ha aggiunto -''non mentiamo'' e ''diciamo
chiaramente'' che l'adesione della Turchia all'Unione europea ''non
è possibile oggi, né domani, né nei prossimi anni''. Il processo
è lungo - ha detto sostanzialmente il Primo Ministro - e
soprattutto ''potrà essere bloccato in qualsiasi momento''.
Le priorità attuali sono per il Governo quelle della Costituzione
europea e dell'approfondimento dell'idea dell'Europa politica, ha
aggiunto il Primo Ministro che ha chiesto di non mischiare i temi
della Costituzione con quelli dell'allargamento dell'Unione, come
era avvenuto nelle settimane scorse.
L'intervento del Capo del Governo si è attirato le critiche delle
opposizioni, dai comunisti di Alain Bocquet che hanno definito il
dibattito ''un'operazione di diversione'' ai socialisti di Francois
Hollande per i quali il Primo Ministro ''è rimasto nel vago'' circa
la posizione della Francia a Bruxelles al consiglio di dicembre.
Ma anche nella maggioranza i gruppi che spingevano per un voto sono
rimasti scontenti. A cominciare da Francois Bayrou, presidente del
gruppo centrista Udf, che pur facendo parte della maggioranza ha
accusato Raffarin di aver dato l'immagine, con la sua posizione, di
''una democrazia malata, debole''. (Francesco Bianchini/Ansa)
22.10.2004
LA
TURCHIA E L'EUROPA
Una disamina dei differenti scenari relativi ad una integrazione o
meno di questo Paese nell'Unione Europea. Quello che è stato il
centro di gravità di un grande impero e che ora è una solida
democrazia.
L'ipotesi di un
futuro ingresso della Turchia nell'Unione Europea ha dato luogo a
prese di posizione diverse. Chi è contrario all'integrazione
dello Stato turco nell'Unione, si basa per lo più sulla
convinzione che la Turchia sia un paese asiatico e quindi estraneo
alla realtà europea: per motivi d'ordine geografico, etnico,
linguistico, religioso e storico.
A noi pare che le cose stiano in termini un po' diversi. E
cercheremo di dire sinteticamente perché.
Per quanto riguarda la geografia, bisogna ricordare che
nell'antichità la regione anatolica fu considerata parte
integrante dell'Europa: Erodoto (IV, 45) fissava il confine
orientale dell'Europa sul fiume Fasi, nei pressi degli odierni
porti georgiani di Poti e Batumi; e ancora nel Medioevo, come
apprendiamo da Dante (Par. VI, 5), "lo stremo d'Europa" veniva
collocato in Anatolia. Oggi i geografi tendono a vedere nella
penisola anatolica, dopo le penisole iberica, italiana e greca, la
quarta penisola dell'Europa mediterranea.
Fondando le proprie argomentazioni sulla geografia e su criteri di
tipo geopolitico (importanza degli Stretti e funzione
dell'Anatolia in relazione al Vicino Oriente), Jean Thiriart ha
sostenuto che "la Turchia è Europa" ("Jeune Europe", 6
marzo 1964), e che "un'Europa senza la Turchia sarebbe puerile e
suicida", sicché "le campagne di stampa antiturche sono non
solo di pessimo gusto, ma sono idiozie politiche. (...) L'Europa
conterrà dei Turchi, dei Maltesi, dei Siciliani, degli Andalusi,
dei Kazaki, dei Tartari di Crimea - se ne rimangono ancora - e
degli Afgani" (Les 106 reponses à Mugarza, vol. I, p. 141).
"Il Bosforo - dice ancora Thiriart - costituisce il centro di
gravità di un Impero che in un senso va da Vladivostok alle Azzorre
e nell'altro dall'Islanda al Pakistan" (Les 106 reponses, p.
37). Per un aggiornato approccio geopolitico alla questione
turca, si veda: Carlo Terracciano, Turchia: ponte d'Eurasia, "Eurasia",
1, 2004.
Dal punto di vista etnico, il popolo turco stanziato sulla penisola
anatolica costituisce il risultato di una sintesi che ha avuto luogo
tra popoli di diversa origine. Fin dall'antichità, l'Anatolia
è stata abitata da popolazioni per lo più ariane: Ittiti, Frigi,
Lidi, Lici, Panfili, Armeni, Celti ecc. Con l'arrivo dei
Turchi Selgiuchidi e poi dei Turchi Ottomani, ebbe luogo una fusione
dell'elemento autoctono con quello turanico, sicché oggi si ha in
Turchia "un tipo medio, che va considerato più di fattezze
europee che asiatiche" (Renato Biasutti, Le razze e i popoli della
terra, Utet, Torino 1967, vol. II, p. 526). Un noto esperto di
questioni etniche e linguistiche afferma che i Turchi
dell'Anatolia "sono in maggioranza europidi purissimi, passati
nel tempo all'uso di una lingua turca a opera dei loro
conquistatori centro-asiatici" (Sergio Salvi, La mezzaluna con la
stella rossa, Marietti, Genova 1993, p. 60).
La lingua ufficiale della Turchia, il turco ottomano (osmanli), come
tutte le lingue turco-tatare appartiene al gruppo altaico. Si tratta
perciò di una lingua non indoeuropea, così come non sono
indoeuropee tante altre lingue parlate in Europa: le lingue
turco-tatare della Russia, le lingue caucasiche, le lingue
ugrofinniche (ungherese, finlandese, estone, careliano, lappone,
mordvino, ceremisso, sirieno, votiaco ecc.) e il basco.
La religione professata dalla quasi totalità del popolo turco è
l'Islam, una religione presente in Europa fin dall'VIII secolo
d.C. La Turchia è musulmana così come lo sono state la
Spagna, la Francia meridionale e la Sicilia; così come lo sono
ancora oggi alcune regioni della Russia, del Caucaso e dei Balcani.
Per quanto riguarda l'Unione Europea, sono quattordici milioni i
musulmani che vivono attualmente sulla sua area. Sotto questo
profilo, dunque, la Turchia non rappresenta nulla di eccezionale.
Le vicende storiche hanno fatto dei Turchi, dopo il loro
insediamento in Anatolia e nella Tracia, un popolo europeo.
L'Impero ottomano fu retto per secoli da una dinastia in cui il
tasso di sangue turco diminuiva ad ogni generazione, poiché la
validé (ossia la madre del Sultano) era o greca, o slava o circassa
o anche italiana. In un certo senso, si potrebbe dunque dire che i
Sultani ottomani erano "più europei" che non i re ungheresi
discesi da Arpad, tutti quanti turanici per parte di padre e per
parte di madre. Quanto alla classe dirigente ottomana, furono
innumerevoli i visir, i funzionari politici e gli ufficiali
dell'esercito appartenenti ai popoli balcanici. Gli stessi
giannizzeri, ossia l'élite militare dell'Impero, non erano
d'origine turca. Altri dati significativi per quanto concerne la
trasmissione dell'eredità politica e culturale da Bisanzio alla
Turchia ottomana si possono trovare nel nostro recente articolo Roma
ottomana ("Eurasia", 1, 2004).
Data la sua dimensione eurasiatica e mediterranea, l'Impero
ottomano non poteva non entrare a far parte del novero di quelle
potenze che dovevano garantire l'equilibrio europeo. Così la
Turchia diventò una potenza europea: dall'epoca di Solimano il
Magnifico, quando la monarchia francese instaurò un rapporto di
alleanza con il "Gran Turco", fino al trattato di Parigi del
1856, quando si stabilì espressamente che la Turchia era "un
membro effettivo della famiglia delle nazioni europee".
Nell'ultima fase della sua storia, la Turchia era "il malato
d'Europa".
Più fondate appaiono le ragioni di coloro i quali respingono
l'idea di un ingresso della Turchia per il timore che Ankara
diventi, in seno all'Unione Europea, un cavallo di Troia, o meglio
un cavallo di Washington.
A dire la verità, se condizione dell'adesione all'Unione
Europea dovesse essere l'orientamento europeista dei governi
europei, non sappiamo quali paesi meriterebbero di rimanervi.
Alcuni, a partire dall'Italia, dovrebbero esserne immediatamente
espulsi. Coerenza dunque vorrebbe, come minimo, che si invocasse la
non ammissione nella Unione Europea di paesi che sono filoamericani
quanto la Turchia, se non di più: Romania, Bulgaria e Albania.
In un ampio, approfondito e documentato studio della questione
(Dall'Impero all'Eurasia, "Eurasia", 1, 2004), Tiberio
Graziani prospetta tre diversi scenari, che cerchiamo di
ricapitolare qui di seguito.
Il primo scenario ("euroccidentale") è quello dell'Unione
Europea allargata alla Romania e alla Bulgaria, ma non alla Turchia.
Da un punto di vista geopolitico, questa Europa dei ventisette non
costituirebbe una unità completa, perché sarebbe priva del
contrafforte sudorientale (la Turchia, per l'appunto) e avrebbe
uno scarso peso militare nel Mediterraneo. L'Europa dei ventisette
continuerebbe ad essere la testa di ponte per la conquista americana
dell'Eurasia. La Turchia, tenuta fuori dall'Unione Europea e
utilizzata dagli USA, rappresenterebbe un serio fattore di
destabilizzazione per l'Europa, perché manterrebbe alta la
tensione nei Balcani e ostacolerebbe l'integrazione di Croazia,
Serbia, Macedonia, Bosnia Erzegovina e Albania. È questo le
scenario che si realizzerebbe qualora prevalessero le prese di
posizione dei vari "France-Israel", Ratzinger, islamofobi e
neolepantisti d'ogni sorta.
Il secondo scenario ("euroamericano") considera che la Turchia
entri nell'Unione Europea per rafforzare il partito atlantico, già
largamente rappresentato da Gran Bretagna, Italia, Polonia e
Ungheria, e per sabotare i conati franco-tedeschi di emancipazione.
Questa strategia (che ha le sue basi nella teoria di Huntington)
prevede che le posizioni turcofobe di alcuni paesi europei si
rafforzino ulteriormente, in maniera tale che la turcofobia,
addizionata alla più vasta campagna di diffamazione dell'Islam,
scavi un fossato geopolitico tra l'Europa e i paesi musulmani del
Mediterraneo. Questo secondo scenario ci presenta un'Europa che,
comprendendo la Turchia, sarebbe geopoliticamente completa; tuttavia
tale unità sarebbe vanificata dal ruolo occidentalista affidato
alla Turchia. Anche in questo caso, l'Europa risulterebbe
destabilizzata. È lo scenario auspicato da Berlusconi, Fini,
Pannella, Bonino.
A questo secondo scenario si ricollega l'ipotesi che l'ingresso
della Turchia possa anticipare e giustificare l'ingresso
dell'entità sionista nell'Unione Europea, anche se bisogna
tener conto di fatti rilevanti, quali i recenti dissapori
diplomatici intervenuti tra Ankara e Gerusalemme, nonché del
rifiuto della Turchia di partecipare all'aggressione dell'Iraq.
Il terzo scenario ("eurocentrico") prevede lo spostamento del
baricentro politico europeo sull'asse Parigi-Berlino e il
simultaneo slittamento della Turchia dalla posizione filoatlantica a
quella continentale. Così gli USA perderebbero un prezioso alleato
e l'Europa acquisirebbe un elemento indispensabile. Dal fragile
trilateralismo attuale (Londra, Parigi, Berlino), sottoposto al
condizionamento angloamericano, si passerebbe all'asse
Parigi-Berlino-Ankara. Con l'inserimento della Turchia, l'Unione
Europea acquisirebbe, al di fuori della NATO, il controllo degli
Stretti e l'opportunità di far valere le proprie esigenze circa
le risorse energetiche. Nel contesto dell'Unione Europea, anche la
questione curda e la questione di Cipro troverebbero una loro
soluzione. È questo lo scenario paventato da Brzezinski e
auspicato dagli eurasiatisti (cfr. intervista di Aleksandr Dugin al
giornale turco "Zaman").
Dal punto di vista europeo, questo terzo scenario è indubbiamente
il più favorevole. Perché si realizzi, però, sono richieste
almeno due condizioni. La prima consiste in un ulteriore
rafforzamento dello schieramento politico che ha trionfato alle
ultime elezioni turche e nel parallelo indebolimento dei centri di
potere kemalisti. La seconda condizione consiste
nell'attenuazione, se non nella scomparsa, dei sentimenti
turcofobi e islamofobi diffusi in Europa e coltivati ad arte dai
fautori dello "scontro di civiltà". (Claudio Mutti- htt://eurasia-rivista.org
al Jazira.it)
22.10.2004
"L'ADESIONE
ALL'UE NON CI LEGA LE MANI"
Il Capo
delle Forze Armate turche, gen. Holmi Ozkok, ha ammonito i curdi del
Nord Irak da qualsiasi iniziativa avventata che alteri lo status quo su Kirkuk.
Un preciso avvertimento.
In Iraq, come se non bastassero tutti quelli già aperti, potrebbe
aprirsi un altro fronte di conflitto. Potrebbe essere al Nord, tra i
curdi da una parte ed i turcomanni e gli arabi dall'altra per
l'egemonia sulla città di Kirkuk che i curdi considerano ''il cuore
del Kurdistan'' e dove stanno affluendo in massa per diventarne
maggioranza. E Ankara, in questo caso - come ha avvertito oggi il
capo dei militari turchi, generale Hilmi Ozkok - non potrà restare
a guardare con le mani in mano nemmeno per tema di rompere il suo
processo europeo, che si svolge - come si sa - costantemente ''sul
filo del rasoio''.
Il Capo di Stato Maggiore delle Forze armate turche Ozkok ha
lanciato, infatti, dopo un ''vertice'' con il premier turco Recep
Tayyip Erdogan, un chiaro e pesante avvertimento ai curdi nord-irakeni,
i quali, secondo lo stesso Ozkok starebbero commettendo il tragico
errore di ritenere che Ankara, aspettando la data di inizio del
negoziato dall'Unione europea, si trovi nella impossibilità di
influenzare gli sviluppi in Nord Iraq (e cioé di intervenire in
Nord Iraq, ndr) per non guastare suoi rapporti con Bruxelles. E
starebbero perciò inviando a Kirkuk massicci gruppi di curdi al
fine di cambiare la composizione etnico demografica della città
petrolifera del Nord Iraq al fine di acquisirvi la maggioranza.
''Ankara non potrà tollerare un fatto compiuto a Kirkuk'', è il
forte messaggio che i militari turchi hanno fatto trapelare. E
secondo gli osservatori, c'è da prenderlo in parola. Anche perché
la Turchia è, infatti, politicamente e strategicamente impegnata a
difendere la popolazione turcomanna e, attraverso la difesa di
quest'ultima, ad impedire un'egemonia curda ai suoi confini su una
regione, quella nordirachena, che produce il 5 per cento del
petrolio mondiale con effetti potenzialmente separatisti sulla sua
propria popolazione curdofona in Turchia. Ad un giorno dalla
partenza del leader curdo nord-iracheno Masud Barzani da Ankara,
nella capitale turca si è svolto un vertice Ozkok-Erdogan sulla
situazione irachena, al quale hanno partecipato i massimi capi
militari e per il Governo, il ministro degli Esteri Abdullah Gul ed
il ministro della Difesa Vecndi Gonul. I militari, nel corso del
vertice, avrebbero chiesto a Erdogan ed al suo governo un netto
indurimento delle posizioni di Ankara sul Nord Iraq e la
formulazione di una ''chiara strategia'' della Turchia sull'Iraq. A
suscitare il vertice sarebbero state le ''poco rassicuranti''
posizioni e dichiarazioni espresse da stesso Barzani nel corso dei
suoi incontri con i membri del Governo turco.
''Kirkuk è il cuore del Kurdistan'' avrebbe ribadito più volte
Barzani, il quale sarebbe il cervello del popolamento curdo di
Kirkuk ed al quale fonti turche attribuiscono l'idea che Ankara
sarebbe paralizzata dal suo processo europeo e dalla protezione che
gli americani assicurano ai curdi in cambio dell'appoggio politico e
militare ricevuto finora da essi in Irak. Invece, secondo fonti
giornalistiche turche, anche gli americani sarebbero preoccupati per
la situazione a Kirkuk, che sarebbe stata definita ''grave'', di
recente, dallo stesso vice-Segretario di Stato Richard Armitage e da
vari esperti americani, sulla base di materiali di intelligence.
Nel frattempo i turchi moltiplicano i segnali di
rassicurazione ai loro ''fratelli turcomanni'' in Iraq: ''non vi
abbandoneremo a nessun costo'', recitano questi reiterati messaggi
di Ankara. (Lucio Leante/Ansa)
22.10.2004
PREPARATA DAL PKK UNA LISTA
DI MORTE
Osman Ocalan
ha fatto sapere che il fratello Abdullah avrebbe deciso
l'eliminazione di politici ed intellettuali turchi contrari
all'organizzazione.
Osman
Ocalan, who, along with his brother Abdullah, founded the Party-
Kurdish People's Congress (Pkk - Kongra Gel), disclosed that
Abdullah wrote a killing list for him. The list included the names
of Kurdish politicians and intellectuals who disliked or disagreed
with the Pkk-Kongra-Gel. Ocalan said, "Although a solution
that activates national debate at the highest level is needed...preparing
and applying death lists is the largest offense to our
society".
Osman Ocalan recently left the Pkk and founded his own organization:
Patriotic Democrat Party. He then wrote a letter to his former
friends at the Pkk-Kongra-Gel that read, "[Pkk- Kongra-Gel]
organization lost its balance and is stuck in the logic of breaking
the lines where it tapers and does not know what to do". Osman
said that the course of events could cause the largest tragedy and
defeat of Kurdish history.
He continued, "Why do you abstain from taking responsibility
for the slander against you, even though there is proof that you
committed these crimes? Is it true that from now on you will go on
committing crimes without taking the responsibility?" (Servet
Dag/Zaman)
23.10.2004
RILASCIATO IL MARITO DI LEYLA ZANA
Era
stato fermato dalla polizia al suo rientro in Turchia dopo nove anni
trascorsi in esilio. Le accuse mosse contro di lui non costituiscono
infatti più un reato.
Il marito di Leyla Zana, la paladina della causa curda in Turchia, a
causa della quale è stata detenuta per anni, è stato rilasciato dopo aver trascorso una notte in prigione. Era stato arrestato
non appena rientrato in Turchia dopo nove anni trascorsi in esilio.
Lo ha reso noto la <Cnn> turca. Mehdi Zana, 63 anni, anch'egli
esponente politico curdo di primo piano, è stato arrestato quando
ha presentato il passaporto al posto di controllo all'aeroporto di
Istanbul, con la motivazione, secondo quanto è stato riferito, che
contro di lui era stato emesso in passato un divieto di ingresso nel
Paese. E' quindi comparso davanti ad un giudice che ha stabilito che
le accuse mosse in passato contro di lui non costituiscono più
reato in seguito alle riforme democratiche adottate dal Parlamento
turco negli ultimi anni per favorire l'avvicinamento della Turchia
all'Unione Europea.
Al momento dell'arresto Mehdi Zana era in arrivo da Bruxelles, dove
giorni prima a sua moglie era stato consegnato il Premio Sakharov
per la difesa dei diritti dell'Uomo, attribuitole nel 1995 dopo che
era stata condannata a 15 anni di carcere per sostegno ai
separatisti curdi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk, di
Abdullah Ocalan, ora ribattezzato Kongra-Gel).
A Bruxelles, in occasione della consegna del premio Sakharov, Leyla
Zana - prima donna curda a essere eletta nel parlamento di Ankara -
ha potuto rivedere per la prima volta dopo anni suo marito e i suoi
due figli. Suo marito viveva in esilio in Svezia dal 1995, anno in
cui era stato liberato di prigione dopo circa dieci anni di
detenzione a causa del suo sostegno alla causa curda.
Prima di essere imprigionato, Mehdi Zana era sindaco di Diyarbakir,
capoluogo del sud est dell'Anatolia a maggioranza curda. (take Ansa/Afp)
22.10.2004
BORRELL: "MI RALLEGRO
PER LA DECISIONE DELLA CORTE"
"E'
una buona notizia", ha affermato il presidente del Parlamento
europeo Josep Borrell appena avuta la notizia del rilascio di Mehdi
Zana.
Il presidente del Parlamento europeo Josep Borrell si è rallegrato
per il rilascio di Mehdi Zana, marito dell'attivista curda Leyla Zana, alla quale è
stato consegnato solo pochi giorni fa il premio Sakharov 1995, durante la sessione plenaria dell'Europarlamento a Bruxelles.
Borrell, in una dichiarazione, spiega di avere manifestato alle autorità turche la sua preoccupazione per il fermo di
Mehdi Zana, al suo rientro in Turchia dopo nove anni di esilio. ''Oggi -
ha sottolineato Borrell - mi rallegro per la decisione della Corte di Istanbul, la quale ha deciso che i capi
d'imputazione a carico di Mehdi Zana non hanno più ragion d'essere. Ormai e' un uomo libero. E' una buona notizia, ed è
un atto che testimonia una evoluzione positiva della situazione politica in
Turchia''.
''Il gesto - ha concluso Borrell - riveste anche un valore simbolico e spero che ne seguiranno altri, altrettanto
positivi''.(take Ansa)
22.10.2004
COSTITUZIONE UE: ANKARA FIRMERA'
L'ATTO FINALE
Sarà
presente a Roma il 29 ottobre prossimo in qualità di Stato
candidato assieme a Romania e Bulgaria. La cerimonia avverrà in
Campidoglio nella sala degli Orazi e Curiazi.
Turchia, Romania e
Bulgaria firmeranno il prossimo 29 ottobre a Roma l'Atto finale per
la Costituzione UE. I 25 Paesi membri firmeranno invece il Trattato
e l'Atto finale. La Croazia sarà presente in veste di osservatore,
in quanto Paese candidato che non ha partecipato ai lavori della
Convenzione. Turchia, Romania e Bulgaria firmeranno l'Atto finale,
in qualità di Stati candidati all'Unione Europea, osservatori nella
Conferenza. L'Atto finale adotta fra l'altro il protocollo relativo
all'articolo I-9, paragrafo 2, della Costituzione sull'adesione
dell'Unione alla Convenzione europea di salvaguardia dei diritti
dell'uomo e delle libertà fondamentali. La firma del Trattato
avverrà in Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazi, la stessa
sala in cui i sei Paesi fondatori (Belgio, Francia, Germania,
Italia, Lussemburgo, Olanda) firmarono il 25 marzo 1957 i Trattati
istitutivi della Cee e dell'Euratom. (take Agi)
22.10.2004
SI'
DI ERDOGAN AL TRATTATO PER LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE
L'annuncio
dato dal Primo Ministro Turco durante una cerimonia organizzata
dall'Istituto per le Relazioni Internazionali.
Anche la Turchia intende aderire allo Statuto di Roma che istituisce
la Corte Penale Internazionale: lo ha annunciato il Primo Ministro
turco Recep tayyip Erdogan.
La Corte penale Internazionale è competente - tra l'altro - sui
crimini di guerra ed i crimini contro l'umanità.
"La Turchia firmerà e ratificherà lo statuto di Roma",
ha annunciato Erdogan durante una cerimonia organizzata
dall'istituto per le Relazioni Internazionali. (take Agi)
22.10.2004
SI DIMETTE IL GOVERNO TURCO-CIPRIOTA
La
decisione presa dal Primo Ministro Mehmet Ali Talat all'indomani
della rinuncia a formare una nuova coalizione. Non c'era
più la maggioranza. Nuove elezioni tra sessanta giorni.
Il governo minoritario della Repubblica turca di Cipro Nord (Rtcn,
riconosciuta solo dalla Turchia) si è dimesso. Una decisione che
arriva all'indomani della rinuncia a formare una nuova coalizione.
Il Primo Ministro Mehmet Ali Talat ha consegnato le dimissioni al
leader storico turco cipriota Rauf Denktash. Talat manterrà
l'incarico per il disbrigo delle pratiche correnti fino alla
formazione di un nuovo governo. Entro 60 giorni dovrebbero tenersi
le elezioni.
Il Governo di talat aveva perso la maggioranza lo scorsoaprile
quando si erano dimessi tre deputati dei partiti della coalizione al
potere, Il Partito repubblicano (Ctp, sinistra, di Talat) e il
Partito democratico (Dp, del vice-premier Serdar Denktash).
Gli abitanti della Rtnc, costituita nella parte settentrionale di
Cipro dopo l'invasione turca del 1974, lo scorso aprile hanno votato
in grande maggioranza a favore del piano di riunificazione
dell'isola proposto dall'Onu. Il piano è stato invece respinto
dalla popolazione greca della Repubblica di Cipro.
La Repubblica di Cipro il primo maggio scorso ha aderito all'Unione
Europea. La Turchia nel 1974 invase l'isola in risposta ad un colpo
di stato dei nazionalisti greco-ciprioti che volevano l'unificazione
con la Grecia (take Ansa-Afp-Reuters)
22.10.2004
|
SVENTOLA
LA BANDIERA
Per la quinta
volta, per ricordare l'anniversario della fondazione della
Repubblica turca, un vessillo sarà esposto a Columbus capitale
dell'Ohio negli Stati Uniti.
For
the first time, a Turkish flag will be run the flagpole at the State
House in Columbus, the capital of Ohio in the United States in honor
of the anniversary of the establishment of the Turkish Republic on
October 29th.
The Turkish American Association of Central Ohio (Taaco) organized
the event. Two Turkish military officers on duty at Wright Patterson
Air Force base in Dayton, Ohio will carry the Turkish flag and
present it to the Ohio Governor's representative. The flag will be
run up the flagpole while the Turkish National Anthem is sung and it
will fly in the skies of Columbus for a week.
Bahri Batu, Turkish Chicago General Vice-Counsel, Ercument Kilic,
President of the Assembly of Turkish American Associations (Ataa)
and representatives of other associations based in Ohio will give
speeches followed by a performance by a Turkish folklore group from
the Turkish Student Association (Tsa) at Ohio State University.
Fore further information:
http://www.taaco.org/main2.asp
(Zaman)
22.10.2004
|
"LE
MIE
FIGLIE STUDIANO IN USA"
La
confessione del premier turco Recep Tayyip Erdogan "padre che
soffre" a causa delle sue ragazze costrette a fare
l'università in un altro Stato in quanto in Turchia è proibito
portare il velo islamico negli edifici pubblici.
Le due
figlie del premier turco, Recep Tayyip Erdogan, sono state costrette
ad emigrare negli Stati uniti per studiare, perché lì, a
differenza del loro Paese, possono continuare a portare il velo
islamico. A rivelarlo è stesso Primo Ministro che - in una
intervista a <Lci> (La chaine info), l'emittente francese all
news - si è definito, a causa di questa situazione, "un
padre che soffre".°
Le due giovani, per "rispettare le loro convinzioni religiose2,
sono emigrate negli Usa - ha spiegato il padre - perché in Turchia
è vietato portare il velo islamico negli edifici pubblici, compresa
l'università.
"Una modifica della legge - ha osservato Erdogan - non è
attualmente all'ordine del giorno. In Turchia vogliamo ottenere una
conciliazione sociale ed evitare tensioni".
Il premier turco non ha voluto commentare la legge francese che
vieta l'ostentazione di simboli religiosi a scuola, limitandosi ad
osservare che questa regola non è in vigore nella maggior parte dei
Paesi occidentali. "Negli Stati Uniti non c'è - ha detto -
così come non c'è in Germania, in Gran Bretagna e negli paesi
membri dell'Unione Europea". (take Ansa)
22.10.2004
UNA
VISITA IMPORTANTE
L'Ambasciatore
di Israele in Italia, del quale è nota la sua amicizia con Ankara,
si è recato ad Ancona dove si è incontrato con il presidente della
Regione Vito D'Ambrosio e con Stefano Barocci dell'Istituto italiano
per l'Asia.
L'Ambasciatore dello Stato di Israele, Ehud Gol,ha visitato le
Marche accompagnato dal Consigliere per gli Affari politici
Shai Cohen.
L'iniziativa è stata promossa da Alessandro Forlani, membro della
Commissione Affari Esteri del Senato, in collaborazione con
l'Istituto Italiano per l'Asia (rappresentato da Stefano
Barocci), con la Comunità ebraica di Ancona (presidente Franca Foà
Ascoli), con l'Associazione Italia-Israele (sezione delle Marche,
coordinatore Galliano Nabissi) e con il Club Kiwanis di Ancona Nord,
Distretto Italia-San Marino (Segretario Roberto Arcaleni).
Concreto sostegno all'iniziativa hanno prestato la Giunta
regionale e l'Università Politecnica delle Marche presso le quali
si sono tenuti due momenti significativi della visita. L'Ambasciatore
Gol è stato dapprima ricevuto nel salone di rappresentanza della
Giunta regionale (Palazzo Raffaello), insieme alla sua delegazione,
dal presidente Vito D'Ambrosio e dall'assessore Ugo Ascoli.
Nelle cerimonia tra l'altro è stata fatta menzione della
particolare delega che la Farnesina ha concesso alla Regione Marche
per la realizzazione di accordi di cooperazione nell'area
mediorientale atti a favorire l'avvio di collaborazioni a
carattere economico e culturale.
Successivamente Gol - di cui è nota la sua grande amicizia con la
Turchia - ha tenuto una conferenza presso il Rettorato
dell'Università Politecnica delle Marche sul tema: "La ricerca
della pace nella area mediorientale: valutazioni di Israele". Vi
hanno partecipato - oltre a Forlani e a Barocci - il rettore Marco
Pacetti e il prof. Ugo Ascoli. L'Università dorica
intrattiene già rapporti accademici con Università israeliane e si
propone, in sinergia con progetti regionali e nazionali, di
intensificare quelle relazioni che portino al rafforzamento del
dialogo e della cooperazione tra le parti.
Altro momento significativo della visita del diplomatico israeliano
è stato costituito dall'incontro, presso la Sinagoga di
Ancona, con i cittadini, gli amici dell'Associazione
Marche-Israele ed i rappresentanti delle diverse Comunità ebraiche
delle Marche.
Su invito del Club Kiwanis Ancona nord, Distretto Italia-San Marino,
si è poi tenuto un pranzo in onore di Gol, allietato
dall'esecuzione in originale di musica klezmer ashkenazi.
22.10.2004
ARRESTATI 5 PRESUNTI
TERRORISTI
Sequestrato
nelle loro abitazioni esplosivo pronto per per essere impiegato ai
fini di attentati "devastanti". Due persone farebbero
parte del Dhkp-C.
La polizia turca ha arrestato
cinque persone sospettate di far parte di un gruppo militante di
estrema sinistra e ha sequestrato nelle loro abitazioni
dell'esplosivo pronto per essere impiegato in "devastanti"
attentati. La notizia è stata diffusa dai media di Ankara.
Due delle persone fermate farebbero parte del Partito-Fronte
rivoluzionario del popolo turco (Dhkp-C) e stavano preparando
attentati a bersagli non precisati. Gli altri tre - secondo un
comunicato del dipartimento antiterroristico della polizia di
Istanbul - svolgevano compiti di appoggio logistico.
Nelle case degli arrestati è stato rinvenuto e sequestrato un
quantitativo di 1.5 chilogrammi di dinamite ed altri esplosivi.
Fonti della polizia hanno confermato all'agenzia di stampa <Anatolia>
che insieme alla dinamite era stato rinvenuto un orsacchiotto di
peluche imbottito di esplosivo.
Il gruppo di matrice antimperialista che si firma a nome Dhkp-C (Devrimci
Halk Kurtulus Partisi Cephesi, Partito-Fronte rivoluzionario del
popolo turco) è da tempo iscritto nelle liste delle organizzazioni
terroristiche attive in Europa. Gli sono attribuiti numerosi
attentati in Turchia che hanno causato decine di morti a partire dal
1976. Tra le vittime due anziani generali e un ex ministro della
Giustizia. (ApCom)
22.10.2004
BRACCIO DI FERRO PER Il TESORO
DI SADDAM HUSSEIN
In
ballo tra Baghdad ed Ankara 200 milioni di dollari da forniture di
greggio. Una precisazione del ministro degli Esteri turco Abdullah
Gul: "Non c'è denaro del rais nelle nostre banche".
Quei circa 200 milioni di dollari depositati nella <Halk Bank>
non sono danaro di Saddam, come dice la Cia, ma delle imprese
turche. Ankara ammette che nel 2000 il Governo turco aveva firmato
un protocollo segreto con il regime di Baghdad per acquistare
petrolio pagandolo con merci varie, ma afferma che quei 200 milioni
di dollari non sono la tangente personale di Saddam, come sostiene
la Cia, bensì danaro a disposizione delle imprese turche
esportatrici non pagate. Quindi Ankara non deve nulla a Baghdad e
quel danaro non si muove dalla Turchia.
E' questa la posizione del Governo turco in merito allo scandalo del
''danaro di Saddam'', di cui il Governo di Baghdad ha chiesto ad
Ankara lo scorso fine settimana l'immediata restituzione, dopo
essere stato informato della sua esistenza e provenienza dalla
Central Intelligence Agency americana.
''Non si tratta di danaro di Saddam. Non c'è danaro di Saddam nelle
banche turche'', ha detto il ministro degli Esteri Abdullah Gul
mentre il Governo turco ha ufficialmente risposto a Baghdad: ''Non
possiamo darvi quel danaro. In base al protocollo turco-iracheno
esso è stato bloccato dalle imprese esportatrici turche che hanno
ottemperato in gran parte ai loro impegni''. Ankara non nega perciò
l'esistenza del protocollo segreto che il Governo allora in carica
(premier Bulent Ecevit) firmò nel gennaio del 2000 (per mano di
Kurshat Tuzmen, allora vice-ministro - e attuale ministro - del
Commercio estero) con il regime di Saddam, in violazione
dell'embargo proclamato dall'Onu. Quell'accordo, che è stato in
vigore fino alla caduta di Saddam (ed è stato poi rimpiazzato da un
altro accordo firmato nel gennaio del 2004 con la nuova
amministrazione irachena) rimase segreto perché Ankara, che
intendeva rivalersi dei danni subiti dalla Turchia per la guerra del
1991 e per il successivo embargo internazionale, non voleva tuttavia
apparire come un Paese che violava l'embargo dell'Onu.
Secondo il giornale <Milliyet> le società turche firmarono,
nell'ambito di quel protocollo, quasi 500 contratti di esportazione
di merci turche in tre anni e si sottoposero ad ispezioni pubbliche
per garantire che non esportassero armi in Iraq. Secondo le fonti
anonime citate dallo stesso giornale gli americani erano stati
tuttavia informati del protocollo segreto.
Nel frattempo la <Tpic> (Turkish Petroleum International
Company) depositava presso al <Halk Bank> la cifra di 200
milioni di dollari che - secondo il ''consigliere speciale'' della
Cia Charles Duelfer che ha redatto il rapporto - erano a
disposizione della compagnia petrolifera di stato irachena
<Somo> ed in particolare da alcune persone designate da Saddam
in persona, al quale spettava poi personalmente l'approvazione di
ogni transazione.
Secondo questo rapporto di Duelfer in tre anni sarebbero stati
accumulati in Turchia 265.3 milioni di dollari, equivalenti alle
tangenti dal 10 al 25 per cento depositate in banca per forniture
complessive di 1 miliardo e 117 milioni di barili. Essi sarebbero
solo una parte delle ''commissioni'' che nelle rimanenti parti
sarebbero state pagate in Libano ed in Siria o ad ambasciate
irachene ad Ankara, Mosca, Hanoi e Ginevra.
Ma Ankara respinge queste accuse e sostiene che quei soldi erano
invece destinati, in base allo stesso accordo del 2000 (comunque
firmato in violazione dell'embargo Onu), a ''compensare'' le imprese
turche non pagate. (Lucio Leante/Ansa)
22.10.2004
TOLTE LE RESTRIZIONI
La Turchia
potrà esportare in Irak attraverso la Siria, una via molto più
sicuro rispetta a quella diretta, anche in considerazione dei recenti
attacchi ai camionisti turchi.
Syria has lifted restrictions
on Turkish shipments to Iraq via a railway linking the three
neighboring countries, Turkish Foreign Trade Minister Kursat Tuzmen
told Anatolia news agency on Saturday.
"The positive outcome we reached on this issue will have a
positive impact on our exports to Iraq," Tuzmen said. "It
will also decrease to a certain extent the difficulties experienced
by transporters."
The minister was referring to increasing violence in Iraq against
Turkish drivers carrying goods to Iraq by road, which has prompted
some transportation companies to cease their activities in the
war-torn country.
Ankara sees the railway linking Turkey and Iraq via Syria as a safe
route for transporters.
The Turkish media reported last month that Damascus had banned
private Turkish companies from using Syrian railways to ship fuel
and other products to Iraq. (Afp/TurkishPress)
22.10.2004
RAFFORZARE LE RIFORME
Da
un sondaggio dell'Ocse, uscito a Parigi, risulta che in Turchia il
Pil nell'anno in corso è salito del 4%. Nel 2005 il tasso di
inflazione dovrebbe scendere all'8-9%.
Nel 2004 il Pil della
Turchia dovrebbe crescere più dell'8% ma il deficit supererebbe il
4%. Sono le previsioni dell'Ocse, secondo cui il tasso di inflazione
turca scenderà all'(-9% nel 2005, dal 12% indicato dal governo
quest'anno.
In un rapporto dedicato alla Turchia, l'Organizzazione per la
Cooperazione Economica e lo Sviluppo sostiene che il Governo di
Ankara deve rafforzare il processo di riforme per sostenere la
crescita e promuovere la fiducia, in modo da attrarre gli
investimenti internazionali. Nonostante i passi avanti compiuti dopo
la crisi del 2000-2001, vi sono ancora - secondo l'Ocse - seri
rischi ad una solida e stabile crescita economica. (take Agi-Afp-Reuters)
22.10.2004
RISOLTA LA CONTROVERSIA SUI
CELLULARI
Raggiunto
l'accordo tra <Turkcell> e la <Turk Telekom>. La prima
dovrà pagare alla seconda 42 milioni di dollari in dieci
stanziamenti.
Il principale operatore turco di telefonia mobile <Turkcell> ha
raggiunto un accordo con la società di stato turca <Turk Telekom>
risolvendo una lunga controversia che riguardava le tariffe per le
infrastrutture, come annunciato oggi la società.
<Turkcell > ha detto di aver accettato di pagare alla società
telefonica nazionale 42 milioni di dollari in 10 stanziamenti per
coprire tali tariffe, compresi interessi e speciali tasse sulla
comunicazione, per l'uso di infrastrutture di <Turk Telekom>.
L'accordo ha messo fine ad una lunga disputa che riguardava il
metodo di calcolo delle tariffe per l'uso di infrastrutture ed
interconnessioni che gli operatori di telefonia mobile in Turchia
devono pagare allo stato. (Reuters)
22.10.2004
UN
BUON AFFARE
Mai come in
questo momento chi ha investito nell'oro è stato così soddisfatto.
La differenza tra quattro anni fa ed oggi nella valutazioni del
metallo giallo.
Gold,
which has been quietly saved by many people, from housewifes to
businessmen, on the chance of bad economic times, is in a silent
rise.
Four years ago gold was valued at $273 per ounce. It recently topped
$420 per ounce. The jewelry market reflects the rise in gold-bullion
prices: the price for 24 karat gold content was 19 million Turkish
Liras(TL) in September. Last week it surpassed TL 20 million, an
important psychological threshold.Market experts claim that the
"rise in gold prices will continue".
The number one factor affecting the increase: the rise in oil prices.
Chaos in Iraq, as well as the global war on terror, convinced
investors to buy gold. Meanwhile, the increasing energy requirments
of China and India has stirred the market. The last jump in gold
prices -- an $800 leap -- happened in 1980, just after the death of
Yugoslavia's leader, Tito. An event that caused widespread anxiety
that the fractious country would splinter and turmoil would ensue
The head of the Istanbul Chamber of Jewellery, Ahmet Karbeyaz, said
that prices would climb and added that for two years there has been
a major increase in the demand for gold. That, coupled with a market
in a panic over volcanic oil prices, makes a perfect environment for
gold. Karbeyaz said, "This current world economy highlights
gold as a safe investment". (Ercan Baysal-Ersan Temisel/Zaman)
22.10.2004
TAGLIO
DI SEI ZERI MA ANCORA NON SI SA NULLA
La Lira turca
subirà un drastico cambiamento sia per quanto riguarda la forma che
il colore. La nuova moneta potrebbe assomigliare al dollaro.
There
are a few days before Turkey discards six zeros from the Lira, one
of the most significant economic decisions in Turkey's history.
Amidst security concerns for possible counterfeiters, the milestone
will enter the market unheralded by the Central Bank, who guards the
new money as a national secret. The public has no idea about the
size, color or security features of the new Turkish lira (YTL), a
strategy that directly opposes the information campaign that
surrounded the new $50 bill before its release.
Experts say that Turkey faces a very big change and warns that the
current secrecy of YTL may prolong the adjustment period. Professor
Unsal Oskay, who drew attention to the morale shock encountered even
in developed countries when money was altered added, "Promoting
new lira at the same time its circulated carries serious social and
psychological disadvantages."
As of January 1st, the Lira will be without six zeros, but little
else is known. The promotion campaign was supposedly to continue
through October and conclude at the end of the month, yet few
perceptions are changed and even fewer questions have been answered.
(Hasan Bozkurt-Alper Sancar-Necip Cakir/Zaman)
22.10.2004
ENTUSIASMO PER IL POLO
INDUSTRIALE ITALIANO
Vasta eco
sulla stampa turca per la Missione in Turchia del vice-ministro alle
Attività Produttive Adolfo Urso che si effettuerà nel prossimo
dicembre.
La notizia, diffusa in Turchia
dal Ministro del Commercio Estero Kursad Tuzmen, della prossima
visita del suo omologo italiano, Adolfo Urso, accompagnato da
un centinaio di operatori economici del nostro Paese, con la
prospettiva di realizzare un polo industriale italiano nell'area
sud-orientale della Turchia, ha suscitato vasta eco sulla stampa
specializzata locale. In
particolare, il più autorevole quotidiano economico in lingua
turca, <Dunya>, ha riportato la notizia in prima pagina,
citando le dichiarazione di Tuzmen che ha parlato dell'interesse e
della fiducia nutriti genuinamente dall'Italia nei confronti della
Turchia e del suo futuro. Il diffuso quotidiano <Zaman> ha
dedicato alla preparazione dell'evento un importante articolo,
pubblicando una foto che ritrae insieme il Presidente del Consiglio
italiano Silvio Berlusconi, ed il Primo Ministro turco, Recep Tayyip
Erdogan, mentre anche altri quotidiani hanno messo in relazione la
visita di Urso e dei numerosi operatori
italiani ad Istanbul e Gaziantep con l'eccellente rapporto di
amicizia e collaborazione che intercorre tra i Capi di Governo
italiano e turco. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
22.10.2204
PARCHEGGIO
INDUSTRIALE
Interesse del
mondo italiano per il mercato turco. Una dichiarazione del ministro
Kursat Tuzmen sui benefici della Missione guidata dal vice-ministro
Adolfo Urso.
By
scheduling an official visit to Turkey in December with over 100
businessmen including its Minister of Foreign Trade, Adolfo Urso,
Italy has signaled its growing interest in Turkey as a long-term
business partner.
Gaziantep is of special interest to the Italians because it could be
the future sight of an "Italian Industrial Park." Urso and
his entourage will be there on December 14th, additionally in
Istanbul on the 13th and Ankara on the 15th.
Turkish State Minister Kursat Tuzmen believes the venture will
benefit Turkey and is determined to ensure the negotiations come to
fruition. "Our urgent need is to attract foreign investments.
We expect positive developments in this area that will help lower
unemployment, which is our most important problem".
Tuzmen said that the Italians would meet with Turkish businessmen
and establish a network through the Gaziantep Chamber of Industry
and Chamber of Commerce. "If we increase foreign investment
inflow in the next period, Turkey's front will be very open. I
believe we will succeed in that. I think we may attract $5 billion
annually in a few years. This will also make a very significant
contribution for our exporting".
Tuzmen concluded: "The interest from Italians boosts our
morale. I believe that the other states' investments will also
follow this". (Zaman)
22.10.2004
PROPOSTA
DI BILANCIO 2005
E'
stata sottoposta al Parlamento turco dal Governo in carica per una
somma pari a 160 miliardi di dollari. Previsione di una crescita
economica del 5%. Inflazione al consumo dell'8%. Incremento
dell'export del 14.5%.
Secondo
quanto diffuso dalle agenzie di stampa turche, il Governo ha
sottoposto al Parlamento una proposta di bilancio per il 2005 da 283.2
miliardi di Ytl (Nuove Lire Turche), pari, al cambio attuale,
a circa $ 160 miliardi. Il bilancio del prossimo anno è
stato concepito nella nuova moneta, che
avrà sei zeri in meno di quella attuale, ed entrerà in
vigore dal 1 gennaio 2005. La proposta di Bilancio 2005 prevede un
onere di circa $ 38 miliardi a titolo di interessi passivi, ma anche
un avanzo primario di bilancio del 6.5% del Prodotto Interno
Lordo, come per i precedenti due esercizi finanziari. Tale
surplus al netto degli interessi è un elemento considerato
essenziale dal Fondo Monetario Internazionale quale garanzia del
rispetto degli impegni derivanti dal pesante debito pubblico. Il
Vice Primo Ministro, Abdullatif Sener,
ha affermato che il documento è stato redatto nella
previsione di una crescita economica del 5% (anche qui come nel
2003 e nel 2004, in cui peraltro l'obbiettivo è stato
superato), di un'inflazione al consumo dell'8% (per la prima
volta ad una sola cifra in molti anni), di un incremento
dell'export del 14.5% sul 2004, a $ 71 miliardi, peraltro a fronte
di una crescita dell'8.9% dell'import, a $ 104 mdi. Il deficit
di bilancio rispetto al PIL, che è stato dell'11.3% nel 2003 e
sarà dell'8% quest'anno, dovrebbe ulteriormente ridursi nel
2005. Il Vice Primo Ministro ha detto che si può ragionevolmente
prevedere un ingente incremento degli investimenti, nazionali ed
esteri, sulla scia
della raccomandazione della Commissione di Bruxelles a fissare una
data ravvicinata per l'apertura dei negoziati sull'adesione
della Turchia all'Unione Europea. (fonte Ambasciata d'Italia ad
Ankara)
22.10.2004
BAKU-CEYHAN:
A MARZO LA FINE DEI LAVORI
Nonostante
i ritardi dell'opera, la prima petroliera potrà essere caricata nel
porto azero nella seconda metà del prossimo anno. La capacità di
pompaggio.
Vengono
riportate con evidenza in
Turchia le recenti dichiarazioni del Direttore Esecutivo del <Btc>
(oleodotto Baku-Tiblisi-Cehyan), Micheal Townsend, il quale ha
affermato che, nonostante i ripetuti ritardi nella costruzione del
tratto georgiano, la realizzazione dell'opera dovrebbe essere
completata nel marzo 2005, mentre
la prima petroliera potrà essere caricata di petrolio azero nel
porto turco di Cehyan nella seconda metà del prossimo anno. La
capacità iniziale di pompaggio dal campo Azeri-Chirag -Guneshli
(che possiede riserve valutate a 5,4 miliardi di barili) sarà di
200.000 bpd nel 2005, per aumentare a 600.000 bpd nel 2006 ed a 1
milione di bpd nel 2008/2009. (fonte
Amb. d'Ita)
22.10.2004
CONTRORDINE
La <Botas>
ha deciso di annullare la realizzazione del gasdotto Turchia-Grecia
per modificare n senso meno restrittivo i criteri di
pre-qualificazione.
L'Ente
Turco per gli Oleo e Gasdotti, <Botas>, ha deciso di annullare
la gara già indetta per la realizzazione del gasdotto
Turchia-Grecia, primo tratto del progetto <Southern Europe Gas
Ring> per l'inoltro del gas naturale in Europa attraverso la
Turchia. La <Botas> avrebbe deciso di modificare in senso meno
restrittivo i criteri di
pre-qualificazione nella definizione di similar job,
abbassando la percentuale di completamento dei lavori dal 100% al
75%: in tal modo, si auspica la partecipazione di un maggior numero
di imprese concorrenti. (fonte Amb.
d'Ita)
22.10.2004
PETROLIO
PIU' CARO
La
fattura si appesantirà in Turchia di 1.5 miliardi di dollari. Il
prossimo viaggio del ministro per l'Energia Hilmi Guler un Norvegia.
Il
Direttore dell'Ente di Stato per la Raffinazione Petrolifera, <Tupras>,
ha dichiarato che la fattura del petrolio per la Turchia si
appesantirà quest'anno di almeno $ 1.5 miliardi. Dai $ 3.9
miliardi preventivati per l'intero esercizio, sono già stati
spesi $ 4.1 mdi per l'importazione di quasi 17 milioni di tonn. di
greggio nei primi nove mesi e si prevede che per i 5.2 mni di tonn.
necessarie di qui alla fine dell'anno, la <Tupras> dovrà
sborsare come minimo $ 1.40 mdi. E' da segnalare un prossimo
viaggio del Ministro per l'Energia, Hilmi Guler, in Norvegia,
Paese che non figura attualmente tra i maggiori fornitori della
Turchia. (fonte Amb. d'Ita)
22.10.2004
PRIVATIZZAZIONE
DELLA THY
L'annuncio
sarà dato nei prossimi giorni dall'Amministrazione delle
Privatizzazioni. Una prima offerta al pubblico del 20% delle azioni.
Sarà
annunciato nei prossimi giorni
dall'Amministrazione delle Privatizzazioni, il programma di
privatizzazione della Compagnia di bandiera <Turkish
Airlines>, che dovrebbe prevedere una prima offerta al pubblico
del 20% delle azioni, seguita da una seconda offerta per un
ulteriore 3%. La Compagnia sta per decidere definitivamente
sull'acquisto di 36 nuovi aerei da Airbus 15 da Boeing, ciò che
aumenterà del 60% la capacità della flotta. (fonte Amb. d'Ita)
22.10.2004
CONFERENZA
AL CAIRO
Si
terrà nei giorni 22 e 23 novembre e vi prenderà parte anche il
ministro degli Esteri turco Abdullah Gul. Evento di particolare
importanza.
Il ministro degli Esteri, Abdullah Gul, rappresenterà la Turchia alla
Conferenza Internazionale sull'Iraq che si terrà al Cairo nei
giorni 22-23 novembre con la partecipazione dei Paesi limitrofi, dei
membri del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e dei Paesi del G-8. Si
attribuisce qui all'evento un'importanza particolare, per avere
luogo successivamente alle elezioni presidenziali americane. (fonte Amb.
d'Ita)
22.10.2004
|
RITORNA
LA WHITE-WESTINGHOUSE
La
società americana, una delle più antiche nel settore dei
componenti da cucina, aveva lasciato la Turchia a seguito della
crisi economica del Paese.
White-Westinghouse,
one of America's oldest durable appliance giants, had to leave
Turkey during the economic crisis three years ago, but has now
decided to return.
The firm that brought the first air conditioner to Turkey 25 years
ago split off from its Turkish representative, Unimeks, in 2001.
The increase in consumer purchasing power combined with the
development experienced over the past two years in the Turkish
economy have led this firm to be interested in Turkish market again.
The firm signed an agreement with Kervanci Group, a towering machine
importer in Turkey. The Director General for Europe, Africa and the
Middle East, Marshall Trikona, summarized the point saying, "Well
progress has been carried out since we left Turkey".
Air conditioners and refrigerators are among the first durable
appliances to be put on the market in 2005. The company aims to
import air conditioners, dishwashers, washing machines and microwave
ovens.
Trikona said they have no plans to leave Turkey again and said their
next investments will be related to production. (Ercan Baysal/Zaman)
22.10.2004 |
ED ORA IL VIA ALLA
RIVOLUZIONE AGRICOLA
In
vista dei negoziati con l'Unione Europa, il Governo turco sta
attuando tutta una serie di riforme per monitorare questo settore
economico del Paese.
Turkey
is applying revolutionary reforms to agriculture, which is the
sector Turkey will be most criticized on during the European Union
(EU) negotiation process.
The Document of Agricultural Strategy proposed that direct income
support payments are lowered from 78 to 45 percent. The difference
will be paid in production support in fields such as corn, soy,
stockbreeding, beekeeping and fishing.
Farmers will receive help in product marketing and renewal of
facilities under the new reforms. As deficiencies related to
Agricultural Insurance are addressed in response to one of the EU
directives, resources are to be set aside for the reunification of
land diminished by inheritance.
The head of Turkey's Chambers of Agriculture Union, Semsi Bayraktar,
predicts that Turkish farmers will gain new opportunities in
addition to being made to face risks on Turkey's path of accession
to the EU.
Bayraktar recalled Poland's experience citing: "Poland broke a
record in agricultural exports by making crops suitable for EU
standards. I believe that we will overcome the adaptation process
even though it is quite difficult."
Unal Tuncer, a farmer, defines the shift of income support to other
fields as appropriate, saying: "We have already received that
money in dribbles. We will take action based on what we know about
how much money can be gained and where even if income support is
shifted."
The Ministry of Agricultural and Rural Affairs paid attention after
the announcement of the EU Progress Report was released on October
6th. Deputy Secretary Hasim Ogut declared that the laws about
veterinary medicine, seeding, and fishery products will be discussed
in the Parliament this year. Ogut disclosed that the Agricultural
Strategy document was the main component of the Law of Agriculture
Frame expected to be completed by late 2004 and stressed that the
new regulations would increase investment in the villages. (Goksel
Gecin/Zaman)
22.10.2004
ENTERASYS
SECURE NETWORKS: COME PROTEGGERE I PROPRI DATI
Un
numero sempre maggiore di banche nel mondo sceglie le reti sicure di
questo sistema al quale adesso si è affidata anche la <Akbank> il
maggior istituto privato della Turchia.
<Enterasys Networks> (Nyse:
Ets), la <Secure Networks Company>, ha annunciato che <Akbank>,
la più grande banca privata della Turchia, ha implementato
un'infrastruttura <Enterasys Secure Networks> per proteggere
i suoi vitali dati operativi, assicurare l'affidabilità della
rete, aumentare la soddisfazione dei clienti e incrementare la
produttività del personale. Con 13 uffici regionali e 611 filiali,
la rete di <Akbank> è una delle più estese e solide della
Turchia. Oltre ai tradizionali servizi bancari, l'istituto, che è
in rapida crescita, offre una vasta gamma di nuovi servizi per le
imprese, il commercio al dettaglio e quello internazionale.
"Ogni giorno la nostra rete viene attraversata da importanti
transazioni finanziarie e informazioni riservate, quindi la
sicurezza è per noi un aspetto vitale." - ha affermato Mete
Sarac, direttore IT di <Akbank> - "I nostri clienti
vogliono sapere che la nostra rete sarà sempre lì a gestire le
loro transazioni, 24 ore su 24, e che le loro informazioni
finanziarie riservate sono protette contro gli accessi non
autorizzati. Noi ci affidiamo alla tecnologia, al supporto clienti e
alle soluzioni <Secure Networks> di <Enterasys> per
garantirci livelli di sicurezza estremamente granulari, visibilità
di rete e controllo degli accessi. Le prestazioni e la sicurezza
della nostra rete <Enterasys> ci consente di focalizzarci su
quello che sappiamo fare meglio, soddisfare le esigenze finanziarie
dei nostri clienti."
<Akbank> ha recentemente trasferito i suoi sistemi e il
personale IT presso i nuovi uffici di Istanbul. Data la natura
critica delle applicazioni che devono girare sulla nuova rete, la
banca voleva migrare ad una infrastruttura di rete che non solo
fosse altamente sicura ma anche facile da implementare, gestire e
scalare. Dopo aver esaminato le proposte di molti noti fornitori di
rete, <Akbank> ha scelto una <Enterasys Secure Network>.
La rete <Enterasys> della banca dispone di due switch Matrix
N7 al centro e 45 switch Matrix E1 in periferia. NetSight Atlas, la
famiglia Enterasys di strumenti grafici e intuitivi di gestione
delle policy e localizzazione dei guasti, offre a <Akbank> un
controllo granulare sull'intera rete.
"<Akbank> è un bell'esempio di come le imprese nel
mondo abbiamo bisogno di un partner tecnologico in grado di aiutarli
a mantenere la continuità operativa, osservare le sempre più
numerose normative sulla riservatezza dei dati, prevenire accessi
non autorizzati e assicurare l'accesso alle informazioni di loro
pertinenza a clienti e dipendenti" - ha affermato Michael
Rivers, vice presidente esecutivo worldwide sales and services di
<Enterasys>- "Le <Secure Networks> forniscono alle
imprese capacità senza pari per risolvere i problemi di sicurezza
in modo veloce ed economicamente vantaggioso, cosa che consente loro
di lavorare con maggiore profitto e produttività." (Marta
Ranierti/FullPress)
22.10.2004
TURKISH CARPETS IN CINA
Uno shop
aperto a Beijing. Quel che pensa Fahrettin Kaypmaz, direttore
generale della <Sumer Hali>. Una produzione decisamente di
alta qualità.
Sumer Hali (Sumer Carpet)
decided to open shop under the name ''Sumer Hali'' in Beijing,
China.
Sumer Hali which is one of the oldest institutions of Turkey,
produces hand-made carpets for export.
Sumer Hali Director General Fahrettin Kayipmaz said, ''there is a
rich sector in China which prefers products with trademarks. We will
enter Chinese market with Hereke carpets which cannot be imitated
and reflect Turkish traditional culture. We aim to establish a
resistance against imitated Turkish carpets which are produced
abroad.''
The finest of all Turkish carpets are undoubtedly those produced in
the small town of Hereke near Istanbul. These high quality carpets,
woven in Bursa silk, are the most highly worked carpets in the
world. They have an average of 100 knots to the square centimeter
but can go up to 225, 289 and even 324. (Anadolu/TurkishPress)
23.10.2004
CONTRATTI PETROLIFERI
Nel corso di
una grande cerimonia svoltasi a Beyk Kesik i leader di Azerbaijan e
Georgia hanno hanno dato vita ad un enorme business. I
vantaggi per la Turchia.
The leaders of Azerbaijan and
Georgia linked their pipelines in a grand ceremony, marking
another stepping stone to the day oil will flow from the Caspian Sea
to eager Western markets.
Welders connected the Azeri-Georgian link of the Baku-Tbilisi-Ceyhan
(BTC) pipeline that will next run through Georgia to the Turkish
port of Ceyhan.
"Today is a historic day. The oil pipeline has united two
brotherly nations," Azeri President Ilkham Aliyev said.
"The whole region needs this pipeline. It will bring great
financial wealth and help restore regional security."
Georgian President Mikhail Saakashvili, in apparent reference to
Russia which opposed the US-backed pipeline, said that "certain
forces tried to block this project, but failed.
"I have no false illusions that this one pipe will be able to
solve all of our problems, but this is a start," Saakashvili
said.
The Georgian part o |