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IL DISAGIO
DI ANKARA
Dopo il
trionfalismo della scorsa settimana, il Governo turco si è reso
conto che Bruxelles ha posto ad Ankara una serie di paletti per
poter entrare in Europa.
Il Governo di Ankara, dopo il
trionfalismo ad uso interno dei giorni scorsi, ha confessato il suo
"disagio" per le condizioni ed i paletti posti dalla
Commissione UE all'inizio del negoziato di adesione.
E' stato il portavoce del Governo, il ministro della Giustizia Cemil Cicek a mettere fine al trionfalismo ufficiale di Ankara per
il "via libera" di Bruxelles all'apertura del negoziato di
adesione della Turchia. "Ci sono vari punti nel rapporto della
Commissione sulla Turchia che ci mettono a disagio e ci disturbano.
Come Governo, di qui al 17 dicembre, eserciteremo uno sforzo multi-dimensionale per ottenere che siano cambiati i punti (del
rapporto) su cui noi abbiamo dubbi, che pensiamo debbano essere
chiariti e dai quali siamo disturbati", è sbottato Cicek nel
corso di una conferenza stampa successiva alla riunione di Governo.
Quali sono questi punti che "disturbano" i sonni di
Ankara? Il rapporto della Commissione, accanto al via libera,
contiene - si sa - varie condizioni speciali tra cui l'aperta
dichiarazione che il negoziato sarà "ad esito aperto" e
che esso potrebbe essere interrotto in qualsiasi momento se Ankara
arretrerà sulla via delle riforme democratiche.
Ma non è tutto. Alcune fonti ben informate hanno reso noto all'Ansa
che negli ultimo giorni gli esperti del Governo di Ankara hanno
studiato nei particolari tutti i punti del rapporto della
Commissione e vi hanno trovato "diverse clausole-capestro"
che non sarebbero mai state poste ad altri Paesi, che potrebbero
ritardare sensibilmente l'apertura del negoziato e sono destinate a
renderlo estremamente difficile.
In primo luogo - secondo le fonti - nel rapporto si chiede ad Ankara
di rispettare tutti gli obblighi che le derivano dall'accordo
("di Ankara") di Unione doganale del 1955, prima di potere
iniziare il negoziato. Si tratta di obblighi a cui Ankara non ha
finora ottemperato, come la libera importazione di bestiame e di
prodotti agricoli e la libera partecipazione di imprese europee ai
tender turchi.
In secondo luogo Bruxelles chiede, nello stesso rapporto, che prima
di cominciare il negoziato, la Turchia si debba datare di
"un'economia di mercato funzionante", cosa che, secondo
gli esperti dell'UE, essa non possiede ancora.
Inoltre, su tutti i 31 capitoli nei quali si articolerà il
negoziato, Ankara dovrà realizzare alcuni passi preliminari prima
dell'apertura del negoziato e dovrà avere concluso tutta la fase di
realizzazione degli impegni prima che un capitolo possa essere
dichiarato chiuso, con esclusione di ogni possibilità di opting
out o di "periodi di mora" che furono concessi ad
altri Paesi dell'Europa centro-orientale.
Prima della partenza del negoziato vi dovrà essere, infine, uno scanning (esame) sulle attuali normative e situazioni
reali in Turchia, dopodiché alla Turchia verrebbero dati, con un
documento di accesso alla partnership nel 2005, un certo numero di
"obiettivi preliminari" da realizzare.
Tutte queste condizioni - sottolineano le fonti - non sono state
poste ad altri Paesi e potrebbero significativamente fare slittare
l'inizio del negoziato e, comunque, rendere la sua partenza
particolarmente difficile.
Ecco perché Ankara si è data una priorità assoluta in vista del
Vertice europeo di Bruxelles del 17 dicembre: inviare il premier
Recep Tayyip Erdogan ed il ministro degli Esteri Abdullah Gul in
giro per le capitali europee a convincere i leader europei
dell'assoluta necessità - per il Governo di Ankara - di eliminare
quelle che giudica "inedite condizioni-capestro". (Lucio
Leante/Ansa)
15.10.2004
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I
PRO E I CONTRO
Li ha messi a
fuoco la rivista tedesca <Focus>. Tra i primi il controllo
dell'inflazione e le riforme economiche; tra i secondi le carenze
sui diritti umani e i potenziali problemi dell'immigrazione.
Focus,
a German magazine, evaluated the pros and cons of Turkish membership
in the European Union (EU).
The article included a picture of Prime Minister Recep Tayyip
Erdogan and his German counterpart, Chancellor Gerhard Schroeder.
The article applauded Turkey for its control of inflation and its
economic reforms, which have yielded positive results.
In contrast, the article negatively rated Turkey's deficiencies in
human rights and the potential for immigration disputes. (Zaman)
15.10.2004
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ELEMENTI
NEGATIVI
Per il
presidente della Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, dovrebbe
essere rimosso dal testo del rapporto UE tutto quello che non va.
Il presidente turco, Ahmet Necdet
Sezer, ha dichiarato che ci sono "elementi negativi" nel
rapporto della Commissione UE sulla Turchia che dovrebbero essere
rimossi dal Consiglio d'Europa del 17 dicembre, che dovrebbe
prendere la decisione politica fiale sull'apertura del negoziato con
la Turchia e sulla sua data di inizio.
"Il via libera della Commissione dell'UE all'apertura del
negoziato era un risultato atteso. Tuttavia, in alcune parti del
rapporto, ci sono elementi negativi riguardanti la Turchia. A questo
riguardo, il vertice del 17 dicembre e i concetti che vi verranno
usati, sono importanti. Noi non rinunciamo assolutamente alla
membership nell'UE. Penso che un giorno potremo raggiungere questo
obiettivo", ha detto Sezer ad alcuni giornalisti turchi.
Sezer non ha specificato a quali elementi negativi si riferisse ma
la stampa turca sta gradualmente scoprendo tra le linee del rapporto
diverse piccole condizioni inattese riguardanti i
vari"capitoli" del futuro negoziato (take Ansa)
15.10.2004
MARCIA
DI AVVICINAMENTO
<Turchia
Oggi> ha il piacere di proporre ai suoi lettori sulla
<questione Turchia> e sui negoziati di adesione un
articolo-analisi di Stefano Barocci, esperto scientifico
dell'Istituto Italiano per l'Asia nonché membro del consiglio
dell'Ateneo italo-tedesco di Trento e Bonn.
Parlare della Turchia non è facile. Lo possono fare solo coloro che
conoscono bene la realtà di questo Paese dalle molte sfaccettature
e contrasti. Uno di questi è Stefano Barocci, esperto scientifico
dell'Istituto Italiano per l'Asia nonché membro del consiglio
dell'Ateneo italo-tedesco di Trento e Bonn e già funzionario
dell'Ufficio economico dell'Ambasciata d'Italia a Berlino.
Gentilmente Barocci ci ha mandato copia di di un articolo scritto
per il Bollettino economico della Camera di Commercio di Ancona dandoci il permesso per la sua
pubblicazione anche su <Turchia Oggi>.
Da mesi la Turchia si
trovava in uno stato di tensione con l'Unione Europea e lo sguardo
verso Bruxelles poteva relegare tutte le altre questioni in un
secondo piano. Poi l'annuncio di Prodi il 6 ottobre ha prodotto
uno stato di rilassamento ma, come le cronache riportano, non si
sono verificate scene di entusiasmo collettivo sulla Piazza Taksim,
né cortei rumorosi di auto sul Bosforo, che connette
geograficamente l'Europa con l'Asia, né fuochi d'artificio
sulla Istanbul asiatica. Si è tirato un respiro di sollievo, si è
reagito mettendo da parte l'emozionalità mediterranea e ci si è
mostrati freddi come quei mercati finanziari che, prima di questa
decisione, erano invece sensibili ad ogni impervietà di questa
"marcia di avvicinamento" dei turchi.
Una delle emittenti turche più ascoltate, la <Ntv>, non ha
classificato il giorno come storico, si è limitata a definirlo
riportando le parole realistiche del ministro della Giustizia Cicek,
che sottolineano il superamento di una curva impegnativa. In realtà
c'è ancora molto da fare - e questo i politici e gli economisti
turchi lo sanno -, ma il riconoscimento anelato dal popolo è
arrivato, con Bruxelles che ha finalmente deciso di non applicare
"i soliti trucchi" per contrastare la voglia di Europa degli
abitanti dell'Anatolia.
Dopo il soddisfacimento dei criteri posti a Copenhagen per
l'ulteriore allargamento dell'Unione (e questo sì che sarebbe
un tema di discussione) quel Paese forgiato modernamente dal
"padre dei Turchi", facente parte dal 1949 del Consiglio
d'Europa, fedele alleato dell'Occidente dal 1951 nella Nato,
legato all'Europa da un'Unione doganale datata 1963 e da
rapporti privilegiati bilaterali con gli Stati membri, con una
economia che cresce, mediando sull'ultimo decennio, di buon ritmo,
non poteva non essere accolto almeno nella lista dei potenziali
membri dell'Unione.
COSA SIGNIFICA ESSERE TURCO
Come ha messo in evidenza, di ritorno da Bruxelles, il Primo
Ministro Recep Tayyip Erdogan tutte le raccomandazioni provenienti
dall'Unione sono state discusse ed applicate con grande scrupolo
negli ultimi due anni. Tutta la nazione ha collaborato. E non poteva
essere altrimenti perché, detto con estrema semplicità, i turchi
hanno un'identità europea. Se si viaggia per l'intero Paese da
Edirne in Tracia, sino ad Erzurum nell'Anatolia Orientale e si
pone la domanda su cosa significhi oggi
essere turco, la risposta statisticamente più rilevante è:
"essere europeo, che altro sennò!". Mi ha confidato questa
valutazione l'amico storico tedesco Bernd Rill che ha scritto tre
bei volumi sulla storia della Turchia e che - da bavarese veramente
controcorrente - sostiene di essere moderatamente a favore.
Tutte le schermaglie a cui abbiamo assistito non sono veramente
importanti: la Francia accampa per il rifiuto di accogliere la
Turchia motivazioni di natura religiosa, in realtà pensa alla
Turchia agricola; la Gran Bretagna è discretamente a favore in
segno di vicinanza alla linea di pensiero americana, in realtà
qualcuno pensa che gli inglesi pur di sabotare una vera Unione ci
metterebbero dentro anche il Sudan e l'Iran; l'Italia è quasi
tutta plebiscitariamente a favore, ma ci ha veramente riflettuto?;
la Germania con quasi due milioni di turchi è mediamente contro, ma
la proposta della Signora Merkel di offrire un partenariato speciale
in alternativa alla piena membership non ha convinto proprio tutti
neanche nella Cdu!!
Tutto ciò non conta, veramente importante è accertare l'identità
dei turchi e valutare il contributo che potranno dare - oltre a
quello che hanno già dato - al rafforzamento dell'Europa: un
mercato più grande, altre risorse energetiche e naturali, un fianco
robusto e stabile in una regione non proprio tranquilla, una
maggiore garanzia di sicurezza per l'Europa anche tramite il
tradizionale dialogo tra Israele e Turchia, una pluralità etnica e
religiosa che va in direzione del dialogo euro-mediterraneo, il
superamento dello storico antagonismo turco-greco con la
composizione dell'annosa questione della divisione di Cipro.
I timori più manifestati sono per lo più strumentali, o del tutto
ingiustificati: vedo più problemi reali nell'effettiva adesione
di Romania e Bulgaria, che viene data quasi per scontata.
Innanzitutto il negoziato si apre e si annuncia lungo, anche se, a
mio parere, non dovrebbe protrarsi tanto da far pensare ad un
trattamento speciale da malato in osservazione. Inoltre il divenire
membro, una volta che ulteriori passi in direzione
dell'armonizzazione con l'acquis communitaire saranno stati
fatti, non vuol dire entrare subito anche in Schengen o addirittura
in Eurolandia. Quindi gli aspetti rilevanti della politica
economico-monetaria e della sicurezza interna dell'Unione avranno
tutto il tempo di raggiungere una piena maturità.
TURCHI DI SECONDA E TERZA GENERAZIONE
Debbo dire in tutta franchezza che sono approdato in Germania nel
1988 con una impostazione piuttosto antiturca (condizionato anche da
dosi scolastiche ed adriatiche di simpatia per la Grecia) e ne sono
venuto via nel 2002 con una forte convinzione dell'idoneità turca
a far parte del consorzio europeo. Questa metamorfosi personale, che
auguro a molti di poter attraversare, è basata proprio su due
colonne portanti: i vantaggi per l'Europa, ed in particolare per
l'Italia, partner privilegiato della Turchia, e la certezza
dell'identità europea dei turchi di oggi. Debbo quest'ultima
certezza alle conversazioni con l'attuale Ambasciatore italiano ad
Ankara, Carlo Marsili, ed alla lettura di libri su temi turchi del
Prof. Biagini (Università di Roma, la Sapienza) e dello storico
Rill. Ma soprattutto lo devo all'impatto con i giovani turchi di
seconda e terza generazione che vivono in Germania: essi pensano ed
intraprendono come Europei!
La prima è legata all'analisi dei fondamentali economici ed allo
sviluppo di un mercato vivace e competitivo in Turchia che mostra
una crescita dell'economia che, dopo la voragine del 2001, si è
assestata a valori del 5% annuo, un aumento costante e lineare del Pil,
una crescita del 2% delle importazioni e del 5% delle esportazioni,
con un tasso di crescita della popolazione che si è ridotto dello 0.4%
in dieci anni. C'è
sicuramente da lavorare ancora intensamente su tasso di
disoccupazione (peraltro non differente da molti paesi
dell'Unione), sul parametro inflazione che resta molto alto (ma
fisiologico alla crescita, secondo alcuni economisti occidentali) e
sul deficit di bilancio.
Tornando alla questione centrale dell'identità, che costituisce
per me un fattore molto più importante dell'effettiva
collocazione geografica, occorre rilevare che per gli strati più
colti della popolazione non vi sono mai stati dubbi. I turchi hanno
una buona memoria storica e spesso posseggono anche una fornita
biblioteca. Può succedere che, durante visite presso famiglie,
vengano mostrati quadri dell'ottocento. Uno che ho visto in un
articolo sulla Turchia del settimanale <Newsweek>
rappresentava la firma del Trattato di pace di Parigi nel 1856, alla
conclusione della guerra di Crimea, e mostrava il Sultano ottomano
insieme ai nobili coronati del tempo, i regnanti del Vecchio
Continente, ed a loro parificato.
Certo, ci sono in Turchia anche nemici dell'Unione Europea e
sostenitori di un orgoglio nazionale turco, che non è comunque né
filo-islamico, né veramente diffuso nella popolazione, dato che da
sondaggi affidabili provenienti da fonti diverse è noto che tre
turchi su quattro vogliono l'Europa.
LA TAPPA RAGGIUNTA
Come poi funziona questa Unione allargata - come dicevo sopra - e
come si potranno adattare le ordinanze sulle banane alle piccole
Anamur, credo lo sappiano in Turchia veramente in pochi. Ma ora
quello che conta, che fa notizia è la tappa raggiunta. Da qui si può
partire, con tutta la forza del Premier Erdogan che con il suo
partito Akp, moderatamente religioso e filo-europeo, conquistò il
successo alle elezioni del 2002, presentando ai turchi uno scenario
percorribile. Prima di lui solo l'ultimo Governo Ecevit aveva
avviato serie ed incisive riforme. Dal 2003 tutto si è accelerato
in maniera convincente anche se occorrerà del tempo per varare
altre riforme e soprattutto perché gli effetti delle stesse siano
percepiti all'esterno. Prima del 2002 si pronunciavano spesso in
ambito politico dei discorsi generici in favore dell'adesione
all'Unione, ma in realtà poco si faceva, rimanendo ancorati
sostanzialmente allo status quo, che non poteva far
prevedere, all'indomani dell'implosione del blocco sovietico,
un'accelerazione così marcata.
Gli effetti dell'integrazione della legislazione li ho notati in
maniera chiara in due settori molto particolari dei quali mi sono
occupato per anni, quello della tutela della proprietà industriale
e quello della politica di sicurezza nella gestione di materie
tossiche di carattere nucleare, chimico e biologico. In entrambi i
casi per seguire l'interesse di una impresa italo-americana di
prospezioni petrolifere o per organizzare un convegno tenutosi
presso la Camera di Commercio di Ancona ho potuto constatare come la
legislazione in uso si armonizzasse facilmente con quella italiana
ed europea corrente e come gli uffici preposti fossero modernamente
organizzati, facili da contattare e disponibili allo scambio di
informazioni. Con l'importante riscontro per me dei dati
riguardanti la situazione di soli cinque anni prima!
Estrapolando si capisce che non si tratta di presentare una Turchia
ammiccante o di compiere una pura operazione di maquillage
ermeneutico: la Turchia sta effettivamente cambiando, un po'
spinta dal vento naturale dello sviluppo e della crescita - in
attesa invero anche di una congiuntura internazionale più
favorevole che si intravede appena all'orizzonte -, un po'
pilotata dal pungolo dell'Unione che ha dato l'abbrivio per i
cambiamenti più vistosi.
UN CAMMINO DI CRESCITA
Il processo di riforma non è concluso, lo abbiamo detto; è
iniziato un cammino che per la Turchia è comunque un cammino di
ulteriore crescita e sviluppo. Anche perché essa, come in fondo
anche l'Italia, è un Paese diviso in due: una parte occidentale
sviluppata ed una sottosviluppata ad est. Non ci sono stati concerti
di clacson riportati dai media né da una parte né dall'altra,
c'è stata solo quotidianità. Il quotidiano spagnolo <El Pais>
mostrava il 6 ottobre
una foto di una scuola di Istanbul Aksaray che iniziava il suo primo
giorno di lezioni e di esistenza, in lingua curda, secondo i dettami
e con il sostegno dell'Unione.
Così come non è ammissibile contrastare le aspirazioni turche con
ritardi ingiustificati e sottoporli a pressioni e ricatti perché
accettino ogni sorta di pillola amara in nome dell'adesione piena,
così i turchi (ed altri Europei!) dovrebbero rinunciare a evocare
scenari catastrofici, e pur immaginabili, in caso di un rifiuto, con
una Turchia in preda a furori islamici (che pur sporadicamente sono
stati e sono presenti), o a derive militari (anche se il ruolo degli
stessi per la democratizzazione del Paese nessuno può
disconoscerlo: Mustafa Kemal era un nobile ed un militare di
carriera).
Ma
se la Turchia - come non sembra, grazie a Dio, probabile - dovesse
essere lasciata fuori dal gioco europeo (in questa Europa che
qualche problema lo aveva anche prima dell'allargamento!) alla
fine di un nuovo periodo di attesa, il quadro di stabilità e
sicurezza, nel quale solo l'economia può prosperare ed al quale
si lavora intensamente nelle cancellerie europee, subirebbe con
certezza un deterioramento i cui contorni sono ora imprevedibili e
che sarà comunque collegato all'evolversi della complessa
situazione mediorientale. (Stefano Barocci)
15.10.2004
APPREZZAMENTO
Lo ha
rivolto, nei confronti della relazione UE, il presidente del
Comitato politico e sociale europeo (Eesc), Roger Briesch. "La
società civile turca va ulteriormente rafforzata", ha detto.
Il presidente del Comitato politico e sociale europeo (Eesc), Roger
Briesch, ha accolto positivamente il recente rapporto della
Commissione UE sulla Turchia, esprimendo un particolare
apprezzamento per la volontà di affidare alla società civile il
ruolo di promotrice di un "rafforzamento del dialogo politico e
culturale" tra i cittadini dell'Unione ed i turchi.
L'Eesc, si legge in un comunicato, ritiene che sia
"assolutamente vitale rafforzare ulteriormente la società
civile turca, le sue strutture per il dialogo ed il suo rapporto con
il Governo turco" nell'ambito di una serie di azioni che
potrebbero portare la Turchia nell'Unione Europea.
Costituito per rappresentare le varie componenti economiche e
sociali della società civile, il Comitato politico e sociale
europeo ha svolto un ruolo chiave nella promozione e nello sviluppo
dei contatti tra l'Unione Europea e la società civile turca, in
particolare attraverso il comitato congiunto consultivo UE7Turchia (Jcc).
L'Eesc, conclude la nota, userà il prossimo Jcc, previsto per il 29/30 novembre all'Aja, per avanzare "proposte su come si possa
raggiungere un più ampio dialogo politico e culturale". (take Ansa)
15.10.2004
BLAIR:
L'ADESIONE E' UN VANTAGGIO
Il
Primo Ministro britannico si è detto favorevole all'ingresso della
Turchia e a ripetuto che il suo Governo voterà a favore dei
negoziati di adesione al vertice di Bruxelles.
Il premier britannico Tony Blair si è detto a favore dell'ingresso
della Turchia nell'UE, cosa questa che andrebbe a vantaggio di tutta
l'Europa e della stabilità della regione.
"Una Turchia stabile e democratica nell'UE è estremamente
importante per la stabilità e la sicurezza regionale, e sarebbe al
tempo stesso un grande vantaggio per l'Europa", ha detto Blair
in una intervista al quotidiano tedesco <Bild>. Con la Turchia
- ha aggiuto - siamo partner nella lotta alla droga, alla
criminalità organizzata e al terrorismo. Non vi è alcuna
contraddizione tra Islam, democrazia e benessere".
"Non dobbiamo dimenticare - ha ancora osservato Blair alla <Bild>
- che per noi abbiamo riconosciuto nel 1963 la Turchia quale
potenziale membro dell'UE, impegnandoci ad avviare negoziati di
adesione non appena sarebbero state attuate determinate
riforme".
Sottolineando l'intenzione del suo governo di votare a favore dei
negoziati con Ankara nel Vertice europeo di dicembre a Bruxelles,
Blair si è quindi riferito alle resistenze che l'opposizione
conservatrice in Germania mantiene sull'ingresso della Turchia
nell'Unione. All'opposizione posso dire - ha affermato - £che sono
d'accordo con il Cancelliere Schroeder quando dice che l'ingresso
della Turchia è nell'interesse della Germania". (da take Ansa)
15.10.2004
CRESCE IL FRONTE DEL
"NO"
Sempre
più insistentemente si parla di di un dibattito nel Parlamento
francese sull'ingresso della Turchia in Europa. Il Capo del Governo,
Jean-Pierre Raffarin, è d'accordo ma a certe condizioni.
Cresce il fronte ostile all'ingresso della Turchia nell'Unione
Europea all'interno del centro-destra francese, maggioranza di
Governo.
Una cinquantina di deputati Ump, il partito con la maggioranza
assoluta in Assemblea Nazionale e che fa capo al presidente Jacques
Chirac, si sono detti d'accordo con la proposta del socialista
Laurent Fabius e del centrista Francois Bayrou sulla necessità di
organizzare un dibattito in Parlamento seguito da un voto.
"Sì" al dibattito in Parlamento ma ad alcune
condizioni", ha commentato il Capo di Governo Jean-Pierre
Raffarin. I 50 deputati hanno chiesto un incontro urgente con il
presidente della Repubblica.
A destra, la maggior parte dei francesi sembra schierata contro
l'entrata di Ankara nell'Unione, con un accentuazione delle
posizioni dopo le aperture di Bruxelles.
Molti i deputati che chiedono di potersi pronunciare in Parlamento
prima del 17 dicembre, giorno in cui l'Europa deve votare
sull'ingresso della Turchia nell'UE.
"Il dibattito ci sarà - ha confermato Raffarin - e sarà in
Parlamento. Ma sicuramente non prima della decisione che sarà
adottata dall'UE a dicembre e senza alcuna votazione".
Secondo il premier l'idea di organizzare un dibattito è positiva
perché "permetterà di analizzare a fondo la situazione".
Lui stesso, come buona parte del suo partito, si è mostrato
reticente nei confronti di una Turchia in Europa.
Allo stesso tempo però avverte: "Dobbiamo stare attenti a non
chiudere in faccia le porte alla speranza. Il popolo turco non
merita che l'umanismo europeo sia brutale con lui".
Francois Bayrou, il leader del più importante partito di centro,
non è d'accordo con la posizione espressa del premier: "Il
dibattito non ha senso se non è seguito da un voto". Deluso
dalla decisione di Raffarin, Bayrou ha invitato i parlamentari ad
insistere assieme a lui per "l'istituzione di un voto sulla Turchia" e a chiedere che il dibattito avvenga "prima del
17 dicembre". (take Ansa)
15.10.2004
MEGLIO UNA PARTNERSHIP
PRIVILEGIATA
A
pensarla così il presidente della Commissione degli Affari Esteri
all'Assemblea Nazionale francese, Eduard Balladur.
Il presidente della
Commissione degli Affari Esteri all'Assemblea Nazionale francese,
Eduard Balladur, si è dichiarato contrario all'adesione della
Turchia all'Unione Europea, pronunciandosi a favore di una "patnership
privilegiata".
Alla domanda "Siete contrario all'adesione della Turchia",
Balladur ha risposto: "Oggi, come membro del diritto comune, sì.
Ritengo che siamo già troppi membri e che l'Europa a 25 non
funzionerà bene", ha precisato il presidente a <France-Info>.
Balladur si è detto favorevole ad un eventuale voto della Camera
bassa del parlamento francese sulla Turchia "per prendere atto
dell'avvio dei negoziati" e richiedere "nel corso dei
queste trattative siano esplorate tutte le strade possibili".
L'ex primo ministro francese ha ricordato che l'Assemblea nazionale
ha la possibilità pronunciarsi in due occasioni sulla questione
turca: "Il controllo del budget della comunità europea e il
dibattito previsto il 25 ottobre sui finanziamenti comunitari,
sarebbe a dire la tassa sull'Europa".
Sull'eventualità di un voto che dirà "sì" o "no" all'ingresso della
Turchia, Balladur ha detto: "Secondo non sarà né l'uno
nell'altro, io non sono di quelli che dicono subito sì o subito
no". "Ritengo che quel voto debba dire - ha aggiunto - che
prendiamo atto dell'avvio dei negoziati, che del resto dureranno
degli anni, e ci auguriamo che nel corso delle trattative, tutte le
strade siano tentate, senza esclusione alcuna".
In tutti i casi, secondo Balladur, una buona formula rimane quella
di un titolo transitorio, una partnership privilegiata con la
Turchia.
Balladur ha messo in guardia contro le "fughe del futuro",
preannunciando l'integrazione dei 110 milioni di nuovi europei, con
la Romania e la Bulgaria, e successivamente l'arrivo di altri 70-80
milioni di euro-cittadini turchi. (take Ap)
15.10.2004
"SE
FOSSE CRISTIANA....."
"Se fosse cristiana, resterebbe
sempre il problema dei diritti umani...". Ecco come la pensa
l'ambasciatore turco a Parigi, Uluc Ozulker, in una intervista
rilasciata al quotidiano <Le Parisien>. Qual'è invece il
vero motivo degli ostacoli posti ad Ankara.
"Se la Turchia
fosse stata cristiana, non ci sarebbe alcun problema" per
l'adesione alla UE. Lo ha affermato l'ambasciatore di Turchia in
Francia, Uluç Özülker, in un'intervista al quotidiano "Le
Parisien". "Il vero motivo delle reticenze, soprattutto in
Francia, è la religione" secondo l'ambasciatore.
Ricordando la perplessità dei Turchi di fronte al dibattito
attuale, Özülker sottolinea poi che "la Turchia è uno Stato
laico", che le riforme di Ataturk sono la replica dei principi
della rivoluzione francese e dell'Illuminismo e che "il codice
napoleonico è sempre in vigore da noi". Inoltre l'ambasciatore
rileva che il dialogo fra Europa e Turchia è "molto
antico", risalendo al 1959, e che il Paese anatolico fa già
parte dell'unione doganale.
Alla domanda se lo Stato turco riconosca il genocidio degli Armeni,
Özülker ha ribadito l'assenza di prove e commentato che "quel
genocidio non è certo".
Il discorso è solo una delle infinite contraddizioni dell'attualità
politica. La Francia infatti rumoreggia sulla questione
dell'adesione della Turchia - come anche altre nazioni europee - ma
per la maggioranza dei Francesi non si tratta davvero di un problema
contro la religione islamica.
In Francia vi sono 5 milioni di Musulmani per lo più perfettamente
integrati nel tessuto sociale così come lo sono in Germania, dove
la massiccia presenza turca risale al secondo dopoguerra mondiale,
quando proprio i Turchi sopperirono alla carenza di maschi tedeschi
- molti dei quali erano periti in guerra - tanto nelle fabbriche
quanto nei focolari domestici.
Se il problema sono invece i diritti umani, e Chirac affida l'ultima
parola ad un referendum, non si comprende come possa nel contempo
aprire al dialogo con la Cina, che in tema di diritti umani non e'
certo seconda alla Turchia.
Certo il tema - per chi ai diritti tenga davvero e sempre - non è
da sottovalutare. Il problema della condizione della donna in
Turchia è stato evidenziato dagli ultimi due provvedimenti che il
parlamento anatolico aveva all'ordine del giorno per la discussione
e che solo in extremis - e grazie agli interventi dell'Unione
Europea - sono stati ridimensionati.
Si tratta della penalizzazione dell'adulterio, ora cestinata, e del
test di verginità, pratica contestata dalle organizzazioni per i
diritti femminili. Quest'ultima è ora permessa solo per ordine di
un'autorità preposta e si sono introdotte serie sanzioni per i
funzionari che commettano abusi.
A fianco di tale problema, nel Kurdistan turco vi è una sorta di
guerra sotterranea fra i guerriglieri Kurdi e l'esercito di Ankara,
uno dei problemi che Bruxelles ha evidenziato più volte nel
percorso di adesione della Turchia all'Unione Europea.
Pur dimenticando Ocalan, di cui non si hanno (e non si chiedono)
notizie, secondo gli attivisti dei diritti umani vi sarebbero 300
prigionieri politici nella prigione di Siirt ed anche se vi sono
alcuni cambiamenti in positivo, essi sono limitati ad Ankara ed in
periferia le autorità continuano a proteggere la polizia. Testimoni
raccontano di arresti senza giustificazione e detenzioni per mesi
con torture fisiche e senza assistenza.
La pena di morte è stata abolita l'anno scorso con grande enfasi
sul fatto che tale scelta avvicinava all'Europa, e il nuovo codice
penale prevede l'introduzione di meccanismi contro le violazioni dei
diritti umani, ma le leggi non basta farle, occorre volerle
applicare, e dalle analisi del commissario all'allargamento
dell'Unione Europea Günther Verheugen sembra vi siano delle
perplessità, sebbene qualche passo avanti sia stato fatto sul caso
della deputata kurda Leyla Zana.
La Turchia ha anche promesso di lasciar stare i villaggi kurdi solo
qualche anno fa coinvolti in un brutale conflitto. I Kurdi ci
sperano, e naturalmente anche noi Europei. Portare concretamente
giustizia e diritti - anche se con una forzatura politica - sarebbe
uno dei modi migliori di essere Europa. (Rico Guillermo/Bollettino
dell'Osservatorio sulla legalità)
15.10.2004
CONTRARIO
IL 75% DEI FRANCESI
E' un
numero elevato ma rappresenta la maggior parte dei francesi che in
referendum voterebbero contro la Turchia. Sondaggio dell'Istituto
<Louis Harris>.
Il 75.3% dei francesi voterebbe contro l'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea. Lo rivela un sondaggio dell'istituto <Louis
Harris> commissionato da <Liberation>.
Secondo il sondaggio l'ostilità all'ingresso di Ankara nell'Unione
prevale sia tra le forze della maggioranza di centrodestra (il 75%)
che tra i socialisti (il 64%).
Unica fascia della popolazione favorevole all'ingresso della Turchia
(col 65,1% dei consensi) il giovani tra i 18 e i 24 anni. Passati i
25 anni, però, anche i giovani sono compatti nel dire no ad Ankara.
Solo il 22,4 di chi ha tra 25 e 34 anni è infatti favorevole
all'ingresso della Turchia. (ApCom)
15.10.2004
LA FRANCIA
E LE SUE PAURE
Una
interessante analisi del vice-direttore dell'Istituto francese di
Relazioni internazionali (Ifri), Dominique Moisi, che ha parlato di
"dibattito sull'identità laica" della Francia.
"Paura del musulmano e paura di perdere la propria centralità
nell'Unione europea": sono queste, secondo Dominique Moisi,
vicedirettore dell'istituto francese di Relazioni internazionali (Ifri),
le ragioni principali dell'ampia opposizione transalpina alla
candidatura della Turchia.
D'accordo con l'ambasciatore turco in Francia, che ha definito
"franco-centrico" il dibattito sulla potenziale adesione
del suo Paese, Moisi sostiene parlando con l'Ansa che si
tratti di "un dibattito sull'identità laica della
Francia", che "non tiene conto di quello che è realmente
la Turchia. E' un dibattito immaginario, fantasmagorico, tanto più
pericoloso perché è emozionale prima di essere nazionale. E' un
dibattito su quello che sta diventando la Francia in quanto tale e
su quello che diventa la Francia in Europa".
In particolare, a spaventare sono "le dimensioni e la
religione" del Paese candidato: "Se i turchi fossero 10
milioni si dimenticherebbero forse che sono musulmani, ma siccome
sono 70 milioni non lo si dimentica", sostiene l'esperto, che
giudica "esatta" l'affermazione dell'ambasciatore secondo
cui le cose sarebbero diverse se il Paese fosse cristiano.
L'opinione pubblica d'Oltralpe, stando ai sondaggi, è larga
maggioranza contraria alla candidatura: da sempre avversa, oggi,
constata Moisi "direi addirittura che si è indurita".
Un inasprimento prodotto da "due fattori: la tensione nel Medio
Oriente e l'aumento del fondamentalismo islamico" - anche se,
spiega il politologo, "è precisamente per quello che occorre
che la Turchia entri nell'Unione Europea" - e la "presenza
in Francia di una minoranza musulmana molto importante, che
dell'opinione pubblica, che è araba, ma che si confonde con i
turchi". Infatti, "paradossalmente è nei Paesi dove è
più alta la presenza di turchi che c'è un po' meno
opposizione", mentre dove c'è un maggior numero di arabi e
musulmani si verifica un'opposizione più forte: "La Francia è
in questa categoria".
E se questa è la posizione dell'opinione pubblica, "i politici
vi si adeguano". Per meglio dire, "quelli che erano
contro, in nome dell'Europa o del rigetto dell'Islam - sottolinea il
vicedirettore dell'Ifri - si sentono rafforzati nel loro
atteggiamento, e quelli che erano pro, in nome del dialogo delle
civiltà, della promessa fatta o dei mercati aperti dall'entrata
della Turchia, si fanno più discreti nel loro sostegno perché non
vogliono allontanarsi completamente da una opinione pubblica fino a
questo punto negativa".
Non ha influenza, secondo Moisi, il fatto che la candidatura di
Ankara all'Unione Europea sia fortemente sostenuta dall'America, a
cui la Francia cerca spesso di fare da contraltare: "Il fatto
che gli Stati Uniti siano pro può rafforzare il sospetto
francese", ma "se anche gli Usa fossero contro, i francesi
resterebbero contro".
"Siamo alla vigilia - conclude l'esperto - del più importante
dibattito sull'avvenire dell'Unione Europea". (take Ansa)
15.10.2004
UNA CONFERMA
DA SCHROEDER
Un
articolo, scritto per il <Die Welt>, del Cancelliere tedesco
che ha parlato di piena adesione di Ankara senza" altre
soluzioni o vie di mezzo". Nessuna contraddizione tra la fede
islamica ed una società moderna e senza pregiudizi.
"Perché la Turchia deve entrare nell'UE": con questo
titolo il quotidiano tedesco <Die Welt> pubblica in prima
pagina un lungo articolo scritto dal Cancelliere tedesco Gerhard
Schroeder per ribadire la sua posizione favorevole all'adesione
della Turchia all'Unione Europea.
Ricordando come una settimana fa la Commissione UE abbia
raccomandato ai Capi di Stato e di Governo l'avvio di negoziati di
adesione con Ankara, Schroeder sottolinea come "obiettivo dei
negoziati sia solo e unicamente l'ingresso della Turchia nell'Unione
Europa". La Trattativa quindi deve avere come scopo finale
esclusivamente la piena adesione del Paese all'UE e non altre
soluzioni o vie di mezzo.
Al tempo stesso - nota tuttavia il Cancelliere - non vi deve essere
"nessun automatismo per l'adesione". Solo se la Turchia
rispetterà in maniera piena e continuativa tutte le condizioni,
potrà essere ammessa nell'unione Europea", ha puntualizzato
Schroeder secondo il quale proprio "per questo la Commissione
ha fatto giustamente notare come l'esito dei negoziati, che saranno
lunghi, non sia garantito". In primo luogo le promesse fatte ad
Ankara sin dal 1963 ed il profondo processo di riforme democratiche
avviato dal premier Recep Tayyip Erdogan-
Inoltre, ha fatto notare il Cancelliere, "l'Unione Europea è
una comunità di valori". E fra i valori sui quali si fonda
l'Unione ci sono "la democrazia e la libertà, il pluralismo e
la tolleranza". "Una Turchia democratica, che si impegna a
rispettare i valori europei, sarebbe la dimostrazione del fatto che
non vi è contraddizione tra la fede islamica ed una società
moderna e senza pregiudizi".
Infine, ha osservato Schroeder, "la Turchia, per le sue
dimensioni e per il suo dinamismo, è un partner economicamente
molto attraente per la Germania".(da take Ansa)
15.10.2004
FIRME PER
IL "NO" IN GERMANIA
L'iniziativa
è partita dalla leader della Cdu tedesca, Angela Merkel, anche lei
favorevole ad una "cooperazione privilegiata".
La
leader della Cdu tedesca Angela Merkel non esclude il ricorso a una
raccolta di firme nazionale contro un'adesione della Turchia all'UE.
La Merkel ha ribadito di essere contraria a una "adesione a
pieno titolo" e di preferire una "cooperazione
privilegiata" con Ankara: sarebbe una "alternativa
costruttiva", ha detto. Dure repliche dal Governo rosso-verde:
"Uno spaventoso esempio del degrado della cultura politica
nell'Unione'" ha attaccato la leader dei Verdi, Claudia Roth. (take
Ansa)
15.10.2004
INDIGNAZIONE
L'idea
di Angela Merkel ha provocato l'indignazione del Governo di Berlino,
di alcuni partiti dell'opposizione e della comunità turca in
Germania.
L'idea di una raccolta di firme contro l'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea presentata da Angela Merkel, leader dell'Unione
cristiano-democratica tedesca (Cdu) ha provocato l'indignazione del
Governo di Berlino, di alcuni partiti dell'opposizione e della
comunità turca. La proposta era stata presentata lo scorso fine
settimana dalla Merkel ad appoggiata da molto leader dei partiti
d'opposizione tra cui il presidente della Csu e primo ministro della
Baviera, Edmund Stoiber.
E se il ministro degli Esteri Joschka Fischer ha sottolineato come
la campagna rappresenterebbe "un grave danno per la politica
estera del Paese", i liberali del Fdp si sono dichiarati
contrari all'iniziativa, bollandola come "populismo
irresponsabile". La Comunità turca ha infine risposto alla
Merkel con una lettera aperta, nella quale si sottolineano i
pericoli ed i danni che provocherebbe l'iniziativa, "aumentando
i sospetti contro i turchi e la Turchia, dando spazio alle idee
xenofobe dell'estrema destra". (take Adnkronos/Dpa)
15.10.2004
DISCRIMINAZIONE
Secondo un
sondaggio riportato da <Spiegel>, l'80% dei turchi in Germania
sconsiglia ai propri connazionali di emigrare nella Bundesrepublik.
La Comunità turca
in Germania <Tgd> ha duramente criticato i criteri dell'UE per
le trattative di adesione della Turchia giudicandoli discriminatori.
"I duri criteri ora convenuti sono una chiara discriminazione
della Turchia", ha affermato il presidente della Comunità
Hakki Keskin. Che le trattative siano aperte nel risultato "è
assolutamente non accettabile", ha aggiunto.
Secondo un sondaggio riportato nell'ultimo <Spiegel>, quasi
l'80% dei turchi in Germania (crica 2.2 milioni) sconsiglierebbe
peraltro ai connazionali di emigrare nella Bundesrepublik. Al
contempo però il 71% crede che in caso di adesione della Turchia
all'UE ci sarebbe un forte aumento dell'immigrazione. (da un take Ansa)
15.10.2004
IL DILEMMA
TURCHIA
Giuseppe
Garagnani su <Città Nuova> analizza le cause per le quali in
Europa esiste ancora la paura della Turchia. Farla entrare tra i
<Venticinque>, una sfida che potrebbe diventare uno stimolo
per l'Europa tutta.
È un bene o è un male accettare
l'ingresso della Turchia nell'Unione europea? La questione non è di
oggi. Se ne parla da anni con maggiore o minore convinzione, ma
forse mai come in questi giorni è stata riproposta così
perentoriamente. Non solo, ma aggiungerei che gli argomenti addotti
in favore del sì o del no appaiono equamente bilanciati.Tanto che,
mentre fino a qualche tempo fa pareva ovvio che l'Unione avrebbe
potuto allargarsi indefinitamente, oggi non è più così.
Dopo l'11 settembre sono cresciuti i timori verso il mondo islamico
nel suo complesso e si è acuita la coscienza di quanto poco
conosciamo quel mondo.Timori che si sono via via acuiti con
l'evolversi degli avvenimenti, dopo la reazione avventata della
guerra in Iraq e con il terribile strascico di ritorsioni che ne è
seguito.
Certo che, mentre l'incendio iracheno va sedato nel più breve tempo
possibile con tutti i mezzi per riportare la pace nella regione e
ripartire da zero a tessere una trama di convivenza, quello che è
definito il problema Turchia si pone invece come l'occasione
concreta per costruire un rapporto, anzi, un legame di partenariato
liberamente scelto fra i due mondi che qui si toccano al mezzo di un
grande ponte che oggi si chiama Turchia e che congiunge fisicamente
l'Europa all'Asia. Da sempre.
Per millenni questo ponte è stato attraversato da tutte le
transumanze umane che hanno via via prodotto, intrecciandosi,
durevoli civiltà sia nell'oriente allora conosciuto che in Europa.
Certo non senza conflitti, ma costruendo insieme via via la storia
di questo emisfero.
La Grecia classica espresse su queste rive gran parte della propria
cultura e della propria arte. I romani chiamavano Asia l'Anatolia e
ne fecero la loro provincia più ricca.Tale fu anche per i
bizantini, mentre il cristianesimo vide fiorire qui le prime chiese
dell'Asia, fondate dagli stessi apostoli.
Conquistata dalla spada dell'islam e occupata da popolazioni turche,
la regione verso la fine del Medioevo divenne il cuore dell'impero
ottomano che si propose come principale antagonista dell'Europa,
cercando a più riprese di assoggettarla, pur senza cessare di
intrattenere con paesi cristiani fiorenti relazioni commerciali e
culturali.
Stagioni di amore e odio si alternarono negli ultimi secoli fino a
quella che poté ritenersi la sua implosione.
Ma la Turchia uscì dalle macerie di questo grande sisma con una
fiera volontà di preservare la propria identità nazionale che via
via si era venuta formando in seno al magma religioso politico
dell'islam. E per suggellarla definitivamente, diede con Ataturk al
giovane stato un'impronta laica.
A questa Turchia laica ed occidentalizzata, ancorché tenacemente
islamica, era parso utile a molti governi europei di non negare una
prospettiva aperta verso un suo possibile ingresso nell'Unione,
dando per scontato l'adempimento da parte turca di tutti i requisiti
richiesti ad ogni partner, a cominciare dal rispetto dei diritti
umani e delle regole del vivere democratico, oltre al raggiungimento
di alcuni fondamentali parametri economici.
Non senza ritardi e difficoltà questi parametri stanno per essere
raggiunti, ma è a questo punto che crescono le perplessità
espresse dai paesi che più soffrirebbero dell'impatto con
l'ingresso della Turchia nell'Unione.
A cominciare dalla Germania che ospita già per motivi storici la più
grande colonia turca in occidente.
Di colpo non ci sarebbe più un argine all'ingresso di lavoratori
turchi nella Repubblica federale, con ovvie ripercussioni sul
mercato del lavoro già in crisi. L'alternativa proposta
all'ingresso nell'Unione potrebbe essere una partnership speciale e
rafforzata con la Turchia.
Anche importanti esponenti del mondo culturale e religioso esprimono
a livello personale le loro perplessità. Il cardinale Ratzinger ha
definito l'ingresso della Turchia nell'Unione un fatto antistorico
ed un errore grave. Il Vaticano non si esprime ufficialmente, ma
chiede per bocca del proprio nunzio ad Ankara che la Turchia
completi prima la riforma nel campo delle libertà religiose e
personali . Del resto, è proprio con questa speranza che le piccole
comunità cristiane sopravvissute in Turchia vedrebbero con favore
il suo ingresso nell'Unione. Da parte sua il premier Erdogan, primo
musulmano fervente salito alla direzione del governo a furor di
popolo, vede l'entrata in Europa come una possibilità per ridurre
la rigida impostazione laica dell'apparato statale turco.
Certo, proprio nel momento in cui l'Europa sembra disconoscere le
proprie radici storiche cristiane, può essere interessante vedere
come essa voglia definire la propria identità. E questa sfida, alla
quale non può sottrarsi, potrebbe diventare uno stimolo per nuove
riflessioni che l'aiutino a uscire dalla logica gretta del puro
mercato. A partire dalla Turchia, il dialogo con l'islam non è
eludibile. (Giuseppe Garagnani/Città Nuova)
15.10.2004
MA QUALE TERRA DI FRONTIERA!
"Quanti
in Italia sanno che in Turchia lavorano tantissimi
connazionali?". E' questo l'interrogativo che ha posto Franco
Santellocco, presidente della 5° Commissione del Cgie a commento
della relazione della Commissione UE.
"Nessuno si nasconde le difficoltà e gli ostacoli che dovranno
essere superati, ma la Turchia, espressione di un Islam moderato,
ispirata dai principi che sono alla base della vita democratica
nella Comunità, può divenire il cuneo politico con il quale sarà
possibile insinuare il seme della democrazia in una regione che non
l'ha mai conosciuta. Solo questa appare la strada da percorrere per
esorcizzare il temuto scontro di civiltà, poiché democrazia è
intrinsecamente sinonimo di moderazione. La democrazia infatti esige
leader moderati e se si consolida tende a perpetuare l'alternanza al
potere di classi politiche moderate. Se la democratizzazione del
mondo musulmano non ci sarà, l'estremismo religioso continuerà ad
avere grandi opportunità di affermarsi."
Franco Santellocco, presidente della V Commissione del Cgie e presidente
del Comites di Algeri, commenta in un articolo la decisione della
Commissione Europea che si è detta favorevole all'apertura del
negoziato per l'adesione della Turchia all'Unione. Un 'sì
condizionato' , come noto, da una serie di raccomandazioni sul
controllo e la verifica delle situazioni e sul modo di condurre i
negoziati. La Commissione ritiene infatti che saranno necessarie
delle 'clausole' di salvaguardia future per ridurre l'impatto
dell'eventuale adesione del Paese. E' il primo passo di una
trattativa che si preannuncia lunga e difficile", anche perché
tante sono "le paure da esorcizzare, i sospetti da
placare". Ma va riconosciuto che "la classe dirigente
turca ha saputo avanzare verso l'Europa con una determinazione che
ha stupito, anche quando le opinioni pubbliche europee si erano
ormai convinte che il processo di avvicinamento sarebbe stato
abbandonato".
Santellocco fa osservare che la Turchia "ha grandi tradizioni
di tolleranza e di lungimiranza politica" e ricorda che il
nostro Paese è rappresentato "da una antica comunità vitale e
vivace ad Istanbul e Smirne e con una miriade di medie e piccole
imprese di recente insediamento". la Turchia è "una
miniera per il made in Italy ed una piccola Cina per il
nostro Paese che già è al secondo posto per le esportazioni, dopo
aver sopravanzato gli Stati Uniti ed al quarto per le importazioni,
con prospettive di rafforzare ulteriormente l'interscambio economico
e umano" scrive Santellocco evidenziando che la sede del
Consolato italiano di Istanbul "è il simbolo di una lunga
convivenza": Ambasciata della Repubblica di Venezia presso il
Sultano; dal 1797 Ambasciata dell'Impero Austro-Ungarico; infine,
sede italiana dopo la Prima Guerra Mondiale. E anche la scuola
italiana di Istanbul "è un ulteriore segno di fruttuosa
continuità nei rapporti fra i due Paesi": fondata nel 1880
dalla Società operaia di mutuo soccorso per i figli degli italiani
emigrati, oggi essa è frequentata da alcune centinaia di studenti
italiani e turchi. Una struttura che, insieme alla scuola italiana
di Smirne, "è non solo esempio di convivenza civile, ma anche
occasione di scambio di interessi, di cultura, di
comportamenti". La Turchia è dunque "terra di frontiera,
da ritenere non un baluardo per la difesa, ma un ponte per la
diffusione di una consuetudine democratica attenta ai principi di
libertà e uguaglianza pur nel rispetto di fede, tradizione e
costumi, di una democrazia che sia in definitiva condivisione delle
coscienze e non soltanto apparenza". Terra di frontiera:
"ma quanti in Italia sanno che vi sono connazionali che qui
lavorano ed operano, che contribuiscono alla diffusione di quello
stile di vita, che pur nel rispetto delle diversità e delle
tradizioni, farà dell'Europa un unico Paese?", chiede
Santellocco facendo presente che "forse anche il Cgie avrebbe
bisogno di conoscere le nuove frontiere per meglio attrezzarsi ad
una approfondita conoscenza delle nuove realtà della presenza
italiana".
Il presidente della V Commissione lancia una proposta: fare proprio
in Turchia una riunione della Commissione Continentale del Cgie per
l'Europa e il Nord Africa, allo scopo di "contribuire ad
arricchire il bagaglio conoscitivo relativo alle problematiche in
quest'area". La Turchia, conclude Santellocco, "ha
bisogno in questo momento di essere compresa, incoraggiata ed
aiutata nel suo sforzo: ogni azione che riveli interesse per la
difficile marcia che questo Paese ha intrapreso è un prezioso segno
di sostegno".(Inform)
15.10.2004
LE
CONDIZIONI GRECHE
L'anniversario
della battaglia di Lepanto è stata l'occasione per il presidente
Stephanopoulos per dire ad Ankara che un suo ingresso in Europa non
è possibile se prima non non ha risolve il problema cipriota (con
il riconoscimento della Repubblica di Nicosia) e non ha buone
relazioni con Atene.
Turkey
cannot join the EU if it does not normalise its relations with
Greece, recognise the Cypriot Republic and contribute to a solution
to the Cyprus problem, Stephanopoulos said while addressing a
ceremony to commemorate the Battle of Lepanto in 1571. The battle
saw naval forces of the Holy League, comprising the Pope, Spain,
Venice, Genoa, Savoy, Naples defeat an Ottoman fleet Ottoman force.
"Greece must help Turkey to become a European country, as this
would be in EU and Greek interests," said Stephanopoulos. However,
Turkey must also be reminded of its obligations to Greece and Cyprus."
Greece and Turkey also have some disagreements over territorial
waters and airspace in the Aegean.
The position of the Greek President is contrary to that of Turkey,
which says that any settlement on Cyprus is not included in the
criteria laid down by the EU for membership. (NtvmSnbc)
15.10.2004
APPELLO
DI SOLANA
Intervista
del responsabile della politica estera dell'UE al giornale <Tagesspiegel>.
Le conseguenze di un "no" alla Turchia.
Il responsabile per la politica estera dell'UE Javier Solana, in una
intervista al <Tagesspiegel>, si è appellato ai Capo di Stato
e di Governo dell'Unione a decidere al Vertice europeo di dicembre
l'avvio di negoziati per l'adesione della Turchia.
"La Turchia è un attore molto importante di significato
strategico in una parte del mondo che rappresenta i nostri
vicini", ha osservato. Solana ha aggiunto di sperare che il
Vertice accoglierà il "rapporto equilibrato" della
Commissione e deciderà l'avvio di trattative di adesione.
Il responsabile per la politica estera UE ha inoltre messo in
guardia contro le conseguenze di un "no".
"Il momento della verità", quello della chiusura delle
trattative, arriverà solo quando entrambe le parti saranno
veramente pronte", ha detto Solana. (take Ansa)
15.10.2004 I
FAVORI DELLA REP. CECA
Praga
-
ha dichiarato
il premier Stanislav Gross voterà il 17 dicembre prossimo per
l'ingresso di Ankara.
La Repubblica
ceca appoggerà l'avvio di trattative in vista dell'entrata della
Turchia nell'Unione europea ed il premier Stanislav Gross al summit
europeo di dicembre voterà a favore di questo Paese musulmano, ha
affermato il consigliere di politica estera del Capo del governo,
Ivan Busniak, in una intervista al quotidiano <Mlada fronta
Dnes>.
A favore dell'entrata della Turchia nell'UE, sono i
socialdemocratici (Cssd) al Governo e anche i democratici civici (Ods,
opposizione) ed i comunisti (Kscm, opposizione). I loro motivi sono
diversi: gli euroscettici (Ods, Kscm), infatti, vedono nella Turchia
un freno ulteriore all'ulteriore approfondimento dell'integrazione
europea. E per questo è favorevole all'arrivo della Turchia anche
l'euroscettico presidente ceco Vaclav Klaus. (da take Ansa)
15.10.2004
COMPLIMENTI
DALLA CILLER
L'ex Primo
Ministro turco ed ex presidente del partito Dyp li ha rivolti
all'attuale premier Recep Tayyip Erdogan per i successi di
quest'ultimo in seno all'UE.
Former
President of the True Path Part (Dyp) Tansu Ciller congratulated
Prime Minister Recep Tayyip Erdogan on Haberturk TV for his success
in securing a positive progress report from the European Union.
Ciller remarked that Turkey has begun the process of realizing its
41 year-old dream. She additionally applauded the triumph of
solidarity over a conflict of civilizations: "If the
recommendation decision had not been positive, you would have
separated the whole of Europe with a Great Wall. Europe would become
a global power and a new Berlin Wall would have been built",
said Ciller.
Ciller criticized the mention of minorities in the progress report,
particularly the categorization of the Kurdish people andAlevites.
"Turkey must put an end to this. The definition of a minority
must be changed in the new text. 'Minorities' is a big disaster
issue for Turkey and it means putting a bomb in the foundation of
the country. Minorities should be defined in a clear way without
concessions". Ciller added that the negotiations may be
difficult, but not with challenges that are insurmountable. "Turkey's
EU accession will not be an assimilation, but an integration",
said Ciller.
Though she expressed her excitement for Turkey, Ciller talked little
about her plans. She said she might join the negotiations and added
that she would like to write a book concerning the perspectives in
Turkey. (Zaman)
15.10.2004
LA
SFIDA DELLE DONNE TURCHE
Antonio
Ferrari è voluto ritornare su questo tema delicato. Un articolo
dell'inviato speciale del <Corriere della Sera> che va
assolutamente letto per comprendere la realtà turca, quella tutta
al femminile. Una serie di dichiarazioni. "Vogliano l'Europa
per sfuggire all'ignoranza".
Antonio Ferrari, inviato speciale
del <Corriere della Sera>, ritorna sul tema delle donne turche
con un altro articolo che consigliamo di leggere. L'edizione è
quella di mercoledì 13 ottobre, pagina 14. E' una apertura a tutta
pagina con un richiamo di prima. Le foto sono Ansa e Reuters. Solo
chi conosce la realtà turca come il collega Ferrari, poteva
immedesimarsi perfettamente nel mondo tutto al femminile di una
componente - le donne per l'appunto - combattute <tra il diavolo
e le leggi". Ferrari ne ha sentito il ghota,a cominciare da
Zenep Oral, 58 anni scrittrice e graffiante giornalista, a Nazan
Moroglu presidente dell'Unione delle donne di Istanbul, a Mujde
Bilgutay, 38 anni, battagliera paladina dei diritti delle donne,
alla giovane sposa senza nome ma tanto verace. "Per anni ci è
stato insegnato - riporta Ferrari nel riprendere una dichiarazione
di quest'ultima - che sesso e sessualità sono il diavolo che
dobbiamo temere. poi, in una notte, il diavolo è diventato un
angelo da amare. Credetemi, è impossibile". E aggiunge per
parte sua Ferrari: "Come dire: il piacere fisico è una colpa o
un diritto? Quella dichiarazione, dura e rivelatrice, ha violato le
resistenze del Governo e del Parlamento, audaci quando affrontano
sfide politiche ed economiche, ma timorosi se devono piantare la
flebo del dubbio nelle millenarie tradizioni musulmane".
15.10.2004
VELO
E DIVIETO
Il ministro
degli Esteri turco, Abdullah Gul, in una intervista a <Sky Turk
Television> ha insistito sulla necessità che venga abolita la
legge attuale che non lo permette.
In a
live broadcast on <Sky Turk television>, Turkish Foreign Minister and
Deputy Prime Minister Abdullah announced that Turkey would
eventually abolish its ban on headscarves.
Though Turkey's headscarf ban was not mentioned in the EU's progress
report, which was released this past Wednesday, Gul said that Turkey
will have to lift the ban when it conforms to "Acquis
Communicateur", an 80,000 page document of laws that govern the
European Union.
"In this [Acquis] it says that 'this or that' is forbidden",
said Gul. "There is a standard: human rights and democracy. Our
acquisition of 'Acquis' needs to show respect to an individual's
choice. These choices can be religious or cultural. Therefore; if
you have problem about these you will solve them. Not all of them
have been. The reform process continues, yet the critical threshold
has been passed".
Headscarf bans are not congruent with the human rights standards of
the EU. Continued Gul, "The bans are not included at a
university in Paris, London or Berlin. So they certainly should not
be in Turkey as well. Furthermore, since headscarves are one part of
our culture, a ban should never occur. We see these issues as ones
that need to be solved calmly, and over time. I believe that society
will see it as we do; and inevitably, Turkey will abolish these
kinds of bans".
Gul added, "These bans do not get along well with liberty,
democracy and the human rights standards of the EU. We believe that
these problems and bans will be solved in an agreeable atmosphere".
(aa/Zaman)
15.10.2004
UNA RICHIESTA ALEVITA
La
Confederazione delle associazioni di questo movimento musulmano in
Europa si è rivolta al Governo turco l'apertura di un tavolo negoziale
che porti al riconoscimento della propria identità e delle
istituzioni in Europa.
La Confederazione delle
associazioni degli aleviti d'Europa ha chiesto al Governo turco
l'apertura di un tavolo negoziale che porti al riconoscimento
costituzionale della loro identità e delle loro istituzioni in
Turchia.
"Non siamo una <minoranza musulmana> come veniamo
definiti nel recente rapporto della Commissione dell'UE perché
siamo parte della maggioranza dei turchi che ha costruito la
Repubblica turca 80 anni fa. Ciò nondimeno, rivendichiamo la nostra
differenza religiosa dai musulmani sunniti e vogliamo trattare con
il Governo il riconoscimento della nostra identità religiosa e dei
nostri diritti religiosi", ha affermato il presidente della
stessa Confederazione delle associazioni alevite in Europa, Turgut
Oker, nel corso di una conferenza stampa ad Ankara.
In particolare per bocca di Oker, gli aleviti (una corrente
religiosa di derivazione musulmana, vicina ad alcune credenze degli
sciiti, che in Turchia annovera tra i 12 e i 20 milioni di seguaci)
chiedono l'abrogazione del Direttorato generale per gli Affari
Religiosi (un quasi ministero che regola le questioni religiose)
perché "in contraddizione con la laicità dello Stato",
il riconoscimento costituzionale della loro identità, un
riconoscimento alle loro "case di riunione" ("cem
evi") dove essi pregano, cantano e danzano di un rango pari a
quello delle moschee sunnite; la consegna alle associazioni alevite
del convento del loro maestro-filosofo Hadji Bektash-i Veli (vicino
a Nevisehirm, 200 chilometri a sud-est di Ankara) attualmente in
mano statale.
Gli aleviti politicamente sono molto vicini alle posizioni
laiche e kemaliste e sono tradizionalmente seguaci dei partiti della
sinistra turca. (take Ansa)
CHI SONO GLI ALEVITI
Gli aleviti sono sciiti e quindi musulmani a tutti gli effetti,
riconoscono un solo Dio, Allah in arabo [lingua della rivelazione];
i 124.000 profeti comprendendo anche Mosè, Abramo e Gesù (pace su
di loro) sino all'ultimo profeta Muhammad (la pace ed il saluto su
di lui e sulla sua famiglia) e riconoscono l'Imamato per elezione
divina come unico prodotto per salvaguardare l'uomo.
La caratteristica fondamentale che divide gli sciiti dagli altri
musulmani è proprio l'imamato. Per i sunniti è più che
sufficiente un califfo eletto dal popolo, ma per gli sciiti no: lo
deve scegliere Dio. Per gli sciiti l'uomo senza guida è incapace di
organizzare la propria vita nell'ordine e nella giustizia: per
questa ragione si ritenne indispensabile chiedere a Dio di scegliere
un vicario del Profeta Muhammad (che Dio lo benedica e lo abbia in
gloria) e così il medesimo scelse Ali (pace su di lui) e questa
elezione è raccontata in tutti i detti del Profeta più autentici.
L'Imam era ritenuto impeccabile ed infallibile, per cui non poteva
commettere nessun errore, nè alcun atto contrario alla legge (shariah
in arabo) e così i suoi discendenti. I 12 Imam (pace su di loro)
fanno anche parte della credenza della Repubblica Islamica
dell'Iran. La più grande differenza però è che in Iran lo sciismo
è detto duodecimano ed il devoto è tenuto ad osservare i precetti
dell'Islam ortodosso con la sola aggiunta dell'Imamato. Invece gli
aleviti anche detti bektashiti sono i sufi più conosciuti dello
sciismo perché oltre a seguire i 12 Infallibili (pace su di loro)
credono che dopo l'occultamento del dodicesimo (alaihi salam) in
attesa del suo ritorno un santo di origine turca Hajj Bektash abbia
ereditato la missione di purificare il cuore del credente con
elementi presi anche da altre religioni e senza obbligare l'alevita
a seguire le prescrizioni legali e spirituali che fanno parte
dell'Islam. Per questo, per centinaia di anni, gli aleviti hanno
subito le persecuzioni da parte degli altri musulmani che ritengono
come dice Allah nel Santo Corano che la sottomissione a Dio (in
arabo islam) sia la religione finale e ritengono chiuso il ciclo
profetico.
Credere in santi o in imam che ricevono ancora insegnamenti divini
è per loro bidà ossia innovazione e le innovazioni per la loro
comprensione della fede porta all'inferno. Gli aleviti - come dicevo
- inglobano elementi di buddismo, cristianesimo, ebraismo e
sciamanesimo perché se Dio è uno solo è lo stesso che ha parlato
a tutti i profeti e da tutti c'è da imparare. (Abbas Loris Fiore)
15.10.2004
NUOVO
VICARIO APOSTOLICO IN ANATOLIA
E' padre Luigi
Padovese, 57 anni, preside dell'Istituto francescano di
Spiritualità, l'Antonianum di Roma. Prende il posto di mons.
Ruggero Franceschini a cui è stata assegnata dal Pontefice la
diocesi di Izmir.
Il Pontefice ha nominato padre
Luigi Padovese vicario apostolico in Anatolia. Padre Padovese, nato
a Milano nel 1947, è preside dell'Istituto francescano di
Spiritualità, l'Antonianum di Roma. Sostituisce mons. Ruggero
Franceschini,a cui è stata assegnata la diocesi di Izmir, sempre in
Turchia. Ai due religiosi gli auguri di <Turchia Oggi> che per
una maggiore conoscenza del nuovo vicario apostolico in Anatolia
riporta quello di di lui fu scritto a proposito dell'uscita di un
saggio sulle tracce dell'ascetismo pagano, ebraico e cristiano nei
primi secoli dal titolo <Cercatori di Dio>.
Il libro di Luigi
Padovese evidenzia quanto e come l'elemento religioso abbia
pervaso tutti gli aspetti della vita del mondo mediterraneo nel
primo e nel secondo secolo dopo Cristo. Padovese, laureato in
teologia e patrologia, insegna al Pontificio Ateneo Antonianum , di
cui è anche preside, e alla Pontificia Università Gregoriana, ed
è uno dei massimi esperti italiani della letteratura delle origini
cristiane.
Il capitolo dedicato a Gesù sviluppa alcuni temi di grande
interesse, a cominciare dalla differenza fra l'autentico messaggio
di Cristo e l'interpretazione offerta dagli evangelisti.
"Quanto essi scrivono sul Gesù storico esprime il loro punto
di vista riorganizzato non soltanto in base alla propria visione
teologica, ma anche sul fondamento delle precedenti collezioni
preevangeliche di parole e di racconti di Gesù, già estrapolati
dal loro contesto storico". Per cui, osserva sempre Padovese,
non è facile distinguere la tradizione autentica di Gesù e il suo
persistere all'interno delle comunità sorte nei decenni
successivi. È, insomma, difficile risalire alla posizione di Gesù
proprio perché ad essa si sono sovrapposte la tradizione orale
della Chiesa e quella degli autori dei vangeli".
Ma una ristrutturazione non è impossibile partendo dal confronto
dei fenomeni socio-culturali coevi, leggendo quindi il Nuovo
Testamento all'interno della storia della Palestina. Ed ecco,
allora, la decomposizione sociale e politica in atto nella società
palestinese dell'epoca, costituita al novanta per cento da
contadini sottoposti a un'insostenibile pressione fiscale (più
del 40% del raccolto doveva essere donato al potere), in attesa di
un evento liberatore che favorisse l'affermarsi dell'attesa dei
movimenti popolari messianici. Il quadro così delineato getta nuova
luce sulle parabole di Gesù "che trattano di latifondisti e di
fittavoli, di gente impiegata a giornata e di schiavi, di
amministratori fedeli e infedeli, con condono dei debiti e messi in
schiavitù per insolvenza".
Cristo non segue la strada del Battista; "si svincola dalla
pressione sociale con grande disinvoltura si mescola con peccatori e
prostitute senza sentirsene contaminato; si lascia soccorrere da
donne benestanti e provoca lo "scandalo sociologico"
d'intrattenersi con un'adultera notoria e per giunta samaritana;
rifiuta il digiuno, accetta l'invito a banchetti e beve vino,
guadagnandosi l'accusa di "mangione e beone". Inoltre
contesta la tradizione [ebraica] mostrando che la volontà di Dio
non è stata definita nel passato una volta per sempre".
Celibato e povertà praticati da Cristo assumono quindi un
significato nuovo, escatologico, riferito al destino dell'uomo e
del mondo, funzionale alla sua missione.
Luigi Padovese confuta i recenti tentativi di assegnare a Cristo
moglie e figli, non ultima l'unione con Maria Maddalena "nel
secondo decennio della sua vita e poi separatosi da lei a motivo
della sua "chiamata". Considerando l'atteggiamento
positivo del giudasimo rispetto a sesso e matrimonio, una scelta
celibataria, soprattutto per un rabbi, doveva apparire del tutto
impensabile. Il silenzio su questo tema nel Nuovo Testamento sarebbe
da interpretare come conferma di un fatto talmente ovvio da non
essere neppure menzionato". Ma va considerato che il giudaismo
del tempo non era una realtà omogenea e non mancavano eccezioni.
Inoltre, al momento della morte e della sepoltura, è tramandato il
ricordo della madre e dei discepoli, non di moglie e figli. Quindi
la sua scelta non si fondò sul "disprezzo o, quanto meno, sul
disagio verso la sessualità, o su un impegno di purità rituale, di
stampo esseno, che Gesù praticamente delegittima di continuo con le
sue "inosservanze". Ma per il fatto che nell'ambiente
giudaico i giovani si sposavano generalmente attorno ai diciannove
anni, doveva riuscire strana la sua rinuncia al matrimonio.
L'imperativo di Genesi 1,28 ("siate fecondi e
moltiplicatevi") in una cultura natalista era vincolante per
tutti, ma soprattutto per un pio israelita e per un
"rabbi"". L'unica spiegazioni può essere quella
che Cristo, "ebreo marginale" avesse scelto il celibato in
considerazione della sua missione.
Lo studio di Padovese va ben oltre il tema qui succintamente
delineato. Con scrittura elegante egli ci conduce per mano tra
templi pagani, sinagoghe ebraiche e case che avevano la funzione di
chiese alla ricerca delle molteplici forme di santità in secoli in
cui l'eredità orfica e pitagorica, la filosofia del platonismo,
la ruvida spiritualità di Diogene, l'ascetismo taumaturgico di
Apollonio di Tiana, il fenomeno esseno, l'ermetismo egiziano, i
culti misteri e altre ritualità avevano trovato seguito e
diffusione. Ciò al fine di rispondere agli interrogativi sui
rapporti tra ascesi cristiana e spiritualità del tempo, tra grande
cultura greca e messaggio cristiano. Ed ecco emergere l'alto
significato di povertà e di vita comune, di tolleranza e di carità,
temi ancora oggi di grande importanza per la stessa convivenza
pacifica fra popoli di culture diverse e diverse religioni. (a cura
di Attilio Mazza/Esoterica)
15.10.2004
|
LA
CONTROFIRMA
Il Capo dello
Stato turco, Ahmet Necdet Sezer, ha avvallato il <sì> del
Parlamento in merito alla riforma del codice penale.
Il presidente
turco, Ahmet Necdet Sezer, ha apposto la sua firma alla legge di
introduzione del nuovo Codice penale, un elemento essenziale delle
riforme cui Ankara si è impegnata per favorire l'avvio del
negoziato per l'ammissione nell'Unione Europea. Dal nuovo codice,
approvato il 26 settembre scorso dal Parlamento riunito in seduta
straordinaria, è stato cancellato un controverso emendamento che
perseguiva penalmente il reato di adulterio. (take Agi)
15.10.2004 |
COSE
DA BUTTARE
Il nuovo
codice penale ha reso obsoleti libri e testi di giurisprudenza. I
costi del cambiamento.
Naturally,
along with positive changes come latent, negative consequences.
Publishing companies have lost substantial sums of money because the
recent reform of the Turkish Penal Code (Tck) made law books, many
of which sell between 50-160 million Turkish Lira, worthless.
Furthermore, computer programs used to calculate fees for lawyers
and damages in court convictions are equally junk.
The owner of Adil Press, Adil Ustunal, said that after the Tck
reform, only 40 of the 160 titles he sells are worth anything. Baris
Unal has a similar problem. He travels all over the provinces,
selling books to adjudicators and lawyers; but now he has hundreds
of worthless products. Sales have decreased so much that he
anticipates only 300-400 million Turkish Lira in profit after he
sells the books to Seka. (Caglar Avci/Zaman)
15.10.2004
RIAPERTE LA
SINAGOGHE
Grande e
suggestiva manifestazione ad Istanbul nei due templi ebraici,
<Neve Shalom> e <Beth Israel>, che erano state fatti
oggetto nel novembre scorso di due attentati da parte dei terroristi
di Al Qaeda.
La sinagoga <Neve Shalom>
ad Istanbul ha riaperto ufficialmente, 330 giorni dopo un
attentato, attribuito ad una cellula della rete terroristica Al Qaeda, chela colpì assieme ad un altro luogo di culto ebraico,
causando 25 morti e centinaia di feriti.
Nel corso della cerimonia di riapertura, cui hanno assistito
centinaia di fedeli, diversi oratori hanno onorato la memoria delle
vittime, elogiato la solidarietà manifestata da popolo e autorità
turchi ed invitato gli ebrei di Turchia a guardare avanti.
All'indomani degli attentati suicidi, "tutta la società
(turca) ha mostrato al mondo intero che era unita come un solo
corpo", ha detto il presidente della <Fondazione Neve
Shalom>, Moiz Nahar.
"Tutti sono venuti correndo a prestarci aiuto", ha
ricordato dal canto suo il capo della comunità ebraica turca,
Silvio Ovadia. "L'attentato non deve essere l'unica ragione per
cui il mondo deve conoscere <Neve Shalom> (...) vogliamo farne
un simbolo di pace", ha aggiunto.
Il Gran rabbino di Istanbul, Yitzhak Haleva, ha esortato gli ebrei
di Turchia a "guardare verso l'avvenire, non verso il
passato".
Il 15 novembre 2003 due veicoli-bomba esplosero davanti alle
sinagoghe <Neve Shalom> e <Beth Israel>. Cinque giorni
dopo, sempre ad Istanbul, attentati simili colpirono il consolato
britannico e la sede della banca inglese <Hsbc>, con un
bilancio di 63 morti. davanti ad un tribunale cittadino è in corso
attualmente il processo a 69 persone sospettate di aver avuto un
ruolo nelle stragi.
La sinagoga <Neve Shalom>, la più grande di Istanbul, era
stata bersaglio di un attentato nel 1986, ad opera di un
palestinese, che aveva causato 22 morti. (take Ansa-Afp)
15.10.2004
INCONTRO DELICATO
Nel
corso dei colloqui ad Ankara tra il ministro degli Esteri turco
Abdullah Gul e il leader del Kdp curdo Mesut Barzani si è parlato
del futuro della città di Kirkuk nel Nord Irak.

Il leader del partito curdo nor-irakeno Pdk, Massud Berzani, al
termine di una sua visita di tre giorni ad Ankara, ha dichiarato che
nella città nord-irakena di Kirkuk "vi è anche una identità
curda" e che essa può essere "una città simbolo della
convivenza pacifica interetnica".
La dichiarazione di Barzani è tanto più rilevante per la sua
moderazione rispetto altre altre componenti nord-irakene, araba e
turcomanna, presenti a Kirkuk, se si pensa che la sua visita ad
Ankara era cominciata domenica scorsa con una vera gaffe diplomatica
quando, appena giunto nella capitale turca, egli aveva affermato
che "Kirkuk è il cuore del Kusrdistan".
Ankara ha più volte messo in guardia sia i curdi nord-irakeni, sia
le potenze occidentali, che le mire egemoniche dei curdi di Kirkuk e
sull'intero Nord Irak "non possono essere tollerate dalla
Turchia".
A proposito della dichiarazione di Barzani il premier turco Recep
Tayyip Erdogan aveva avvertito che "chi si mette sulla strada
dell'avventura poi ne soffre le conseguenze".
Il 7 ottobre scorso il
ministro degli Esteri britannico Jack Straw era stato nell'Irak
settentrionale, dove aveva incontrato l'altro leader curdo
nord-irakeno, Jalal Talabani, dando l'impressione che sia in atto
una forte pressione occidentale sui curdi nord-irakeni affinché
usino moderazione e frenino le loro pretese egemoniche sul Nord Irak.
(take Ansa)
15.10.2004
"NON
E' VERO NIENTE"
Il candidato
democratico Usa alla corsa presidenziale negli Isa, John F. Kerry,
ha contestato una frase a lui attribuita secondo la quale avrebbe
accettato la risoluzione del "genocidio armeno".
The
US Democratic Party's Presidential Candidate, Senator John F. Kerry,
put a damper on the expectations of Armenian lobbyists on the issue
of genocide.
Kerry denied claims made by the Armenian lobby in late August that
he will accept the Armenian Genocide resolution. The Presidential
candidate told Zaman that he contributed to Senator Robert Dole's
initiatives on the subject in 1990, but said he has not made any
statement that he would accept the resolution either before the
upcoming elections on November 2nd or within the last 10 years.
Kerry said, "Turkey is one of America's oldest allies and it
will remain so."
In the first round of debates between the presidential candidates,
Kerry narrowed the gap between him and his Republican rival, US
President George W. Bush. Kerry, like Bush, gave his full support to
Turkey's accession to the European Union (EU). The Massachusetts
Senator added that Turkey's candidacy is a must for both Europe and
Turkey. He said if he is elected President, the friendship between
the two countries will be maintained as is.
At a Democrat Party committee meeting on October 2nd, the Senator
paused when he was told that his statement that he intends to accept
the alleged Armenian genocide deeply upset Turkish society and
voters of Turkish origin. He asked when he had made the statement
and was told "last month." Kerry responded by absolutely
denying it and stressed that he has said no such thing over the past
ten years.
At a musical festival titled "Armenstock-Kef for Kerry"
held on August 28, 2004 that was organized by the American National
Committee for Armenians (Anca) in Massachusetts, a letter allegedly
sent by Kerry was read by Democratic Congressional member, Barney
Frank. The letter conveyed that the Democratic Presidential
candidate would accept the resolution on April 24, 2005, the 90th
anniversary of the alleged Armenian genocide. (Mustafa Sungur/Zaman)
15.10.2004
EL
AL AIRLINES E I MOLTI PROBLEMI
Le
procedure di sicurezza sulle linee israeliane li stanno causando
alle autorità turche dello scalo internazionale <Ataturk>.
Recent
changes to security procedures on El Al Airlines, an Israeli airline,
are causing problems at Ataturk Airport in Istanbul.
Many travelers are complaining of a new practice that requires
departing passengers who enter the airport by escalator, as opposed
to the main street entrance, be diverted to security checkpoints for
additional x-rays.
El Al implemented this procedure after officials at Ataturk airport
denied its security guards the authorization to carry automatic
weapons. As a result of the dispute, El Al suspended flights to
Istanbul for ten days. (Mustafa Gun/Zaman)
15.10.2004
CARRI
ARMATI E FORNITURE
Stando a
quello che scrive il <Financial Times Deutchland>, il Governo
di Berlino avrebbe intenzione di vendere alla Turchia carri armati
<Leopard> dell'ultima generazione.
Il Governo rosso-verde tedesco
nella prospettiva dell'avvio di negoziati con la Turchia in
vista di una sua adesione all'UE, avrebbe deciso di fornire ad
Ankara centinaia di carri armati, mutando così la posizione di
diniego avuta finora. Lo scrivono vari giornali che sottolineano
tuttavia come non vi sia stata alcuna richiesta ufficiale da parte
della Turchia.
La questione dei tank alla Turchia del resto è stata alla base
negli anni scorsi di una grave crisi interna al Governo rossoverde
di Gerhard Schroeder per via di una strenua opposizione dei Verdi.
Una fornitura di mille panzer per un valore di sette miliardi di
euro andò a monte infatti proprio per il "no" fermo dei
Gruenen.
Secondo quanto scrive il <Financial Times Deutschland> Berlino
avrebbe ora intenzione di vendere ad Ankara alcune centinaia di
panzer del tipo <Leopard 2>. <Die Welt> da parte sua
sostiene che nei prossimi giorni della questione si occuperà il
Consiglio di sicurezza federale, del quale fanno parte oltre il
Cancelliere anche i principali ministri.
A questo scopo, -
nota il <F.TD> - il ministro della Difesa Peter Struck (Spd)
si recherà già in novembre in Turchia per esaminare con il collega
Vecdi Gonul i bisogni possibili delle Forze armate di Ankara.
Nel frattempo una portavoce del ministero degli Esteri a Berlino
aveva detto che il Governo - alla luce della nuova situazione legata
al probabile avvio di negoziati di adesione con Ankara - intende
allentare le restrizioni esistenti nelle forniture di armamenti alla
Turchia.(take Ansa)
15.10.2004
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AIRBUS:IL
PROSSIMO VOLO DI ERGOGAN
Il
Primo Ministro turco si recherà alla fine di ottobre in Francia per
l'acquisto dei vettori europei. Firma di un contratto per un numero
imprecisato di aerei per la <Turkish Airlines>.
When
Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan travels to France at the
end of October, he will sign an agreement that secures the purchase
of an undisclosed amount of Airbuses for Turkish Airlines.
His announcement came during a dinner he had at the Sivas Chamber of
Commerce, where he reminded investors that Turkey manufactures parts
of the Airbus.
Much of the new business in Sivas is the result of the Encouragement
Law, which facilitates investments in 36 provinces throughout Turkey.
Erdogan said that the program has helped Turkey become an attractive
center for both local and foreign investors.
While in Sivas, Erdogan laid the foundation for 12 barrages and
watering systems for four different provinces. They project which
will be built by State Water Works will build the projects.
Additionally, Mass Housing Management and the Sivas city hall will
cooperate in the construction of 848 houses. (Erdal Sen/Zaman)
15.10.2004
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<IONA
ORBIX> E' STATO SCELTO PER UN PROGETTO DI E-GOVERNMENT
Il ministero
delle Finanze, al cui timone nel Governo Erdogan c'è Ali Babacan,
ha deciso di puntare su <Corba> per la realizzazione di un
sistema di gestione online delle dichiarazioni dei redditi. Quel che
pensa Han Mutlu, presidente della <Global Forte>.
<Iona(r)>, azienda leader nella
fornitura di soluzioni di integrazione ad alte prestazioni per
ambienti IT mission-critical (<Nasdaq: Iona>), ha reso che il suo
prodotto <Iona Orbix> è stato scelto come soluzione di integrazione
per uno dei più ambiziosi progetti IT messi in piedi dal governo
della Turchia. <Orbix> è stato scelto da <Global Forte>, società di
consulenza e progettazione IT responsabile del progetto, che lo ha
fornito a <Cybersoft>, la software house che ne sta seguendo le varie
fasi.
Il ministero delle Finanze turco ha dato il via a un'iniziativa IT
di grandi dimensioni che consentirà ai cittadini di richiedere i
propri rimborsi fiscali via Internet. Con l'avvio delle attività
previsto per la campagna fiscale 2005, questo nuovo sistema di
gestione delle dichiarazioni dei redditi sarà basato su <Iona Orbix>,
tecnologia di integrazione basata su <Corba>, per consentire una
continua e sicura interoperabilità tra l'interfaccia utente
Web-based del Ministero ed i suoi sistemi di back-end. Una volta in
produzione, la nuova applicazione sarà in grado di elaborare fino a
cinque milioni di dichiarazioni al mese, nei periodi di punta. <Orbix>
è stato scelto per le sue riconosciute capacità di rispondere con
successo ad esigenze mission critical, oltre che per la grande
esperienza che <Iona> vanta nell'integrazione di alcuni tra i
sistemi IT distribuiti più complessi al mondo.
"Un progetto di questo tipo e di queste dimensioni richiede una
tecnologia solida, testata sul mercato e in grado di fornire
prestazioni tecniche e sicurezza di livello enterprise", ha
affermato Han Mutlu, presidente di <Global Forte>. "Si tratta di un
progetto governativo di grande visibilità e la scelta della
soluzione tecnologica è critica per il suo successo. Le numerose
installazioni a livello mondiale di applicazioni governative,
finanziarie e nel settore delle telecomunicazioni hanno reso <Orbix>
una scelta naturale, ma anche l'esperienza dei team di consulenza
e servizi professionali di <Iona> hanno giocato un ruolo importante in
questa scelta."
<Iona> e <Global Forte> sono attualmente impegnate in una fase di
testing, con un progetto pilota che verrà completato entro ottobre
2004. La fornitura completa del servizio ai cittadini turchi è
attesa per il gennaio del 2005.
"Orbix rimane lo standard de facto per i progetti IT che
richiedano i più alti livelli tecnologici e prestazioni
particolarmente elevate", ha aggiunto Scott Devens, Vice President
Products di <Iona Technologies>. "Corba è sempre una tecnologia
affidabile su cui poter costruire nuove applicazioni, e siamo
convinti che insieme a <Global Forte> potremo realizzare altri
progetti CORBA di successo in futuro."
Ulteriori informazioni su <Iona Orbix> sono disponibili presso il sito
web di IONA: www.iona.com/products/orbix.htm.
(Vincenzo Dell'Olio/FullPress)
15.10.2004
PRIMI CONTAINER IN
EMILIA DALLA TURCHIA
Riguardano i
feldspati nell'area ceramica reggiano-modenese. Una iniziativa alla
quale sono interessati il colosso turco <Arkas>, <Cargo
Clay>, <Msc>, <Trenitalia> e <Act>.
Nell'area ceramica
reggiano-modenese arrivano i primi container trasportati via mare di
feldspati provenienti dalla Turchia.
La nave Msc "Adele" ha portato i container al porto di
Ravenna e sabato saranno trasferiti sul <treno delle argille>
che arriverà domenica a Dinazzano.
L'iniziativa vede coinvolti il colosso turco <Arkas>, <Cargo
Clay>, <Msc>, <Trenitalia> e <Act>.
Il test ha come obiettivo l'istituzione di un servizio periodico
permanente.
15.10.2004
UN PAESE CHE TIRA
Attenzione
particolarmente rivolta a Cipro Nord dove il reddito ha avuto una
forte spinta. Cosa ne pensa il presidente degli industriali, Salih
Tunar.
According
to Salih Tunar, President of the Cyprus Turkish Chamber of Industry,
the per capita income of the Turkish Republic of Northern Cyprus (TRNC) has increased significantly since the April 24th referenda
to reunite the island.
"Our previous per capita national income of $5,000 has
increased to $7,000 with the revival in the construction sector",
said Tunar. "There has been tremendous development in the real
estate market since April 24. The market is so active because of
foreign investors who have come not only from Turkey but also from
Europe and especially from Great Britain".
Tunar said that businessmen in Northern Cyprus and Turkey should
develop new cooperation strategies in the context of European Union
(EU) process and Turkey's Customs Unification with Southern Cyprus.
Istanbul Chamber of Industry Ceo Tanil Kucuk, who will visit Tunar
in the Trnc along with 87 other delegates from the Chamber, said
that the TRNC has developed its construction and tourism sectors
substantially since the referendum.
"We have many things to do in Cyprus", said Kucuk. "We
have attempted many things over the past 30 years as Turkey; however,
we should have been in a different spot during those 30 years. Not
looking through the basic industry window only as the chamber,
different things should have been done in Cyprus so far and we
believe that we should perform tasks that will strengthen Cyprus'
economy as soon as possible". He continued, "The machinery
and light industry can grow here, as well as productions with high
technology".
He concluded, "Let's teach our close Cypriot Turkish kinship
how to fish." (Cihan(Zaman)
15.10.2004
UNA
SPESA BEN RICOMPENSATA
Il budget
della Turkish Airlines (Thy), la compagnia aerea turca, per la
pubblicità è stato di nove milioni di dollari. Acquisto di nuovi
vettori, Airbus e Boeing.
Within
the coming months, Turkish Airlines (Thy) will launch a $9 million
(13.5 trillion Turkish lira (TL)) advertisement campaign to promote
the airlines and sell its remaining shares (2 percent of the total
shares) to the public.
The thrust of the campaign is to mold an image of THY as "a
firm that is unproblematic and looks to the future with a sure touch
by their young fleet of airplanes, technical maintenance service,
investments and personnel".
Additionally, the campaign hopes to restore the confidence of
dissatisfied costumers whose flights were delayed, or overbooked
this past summer.
Initially, THY saved $3 million dollars for the campaign; however,
increased the amount to $9 million after its upgrade and expansion.
THY Directorate accepted the project last month and then presented
the campaign to the Presidency of the Privatization Administration.
The project is currently being refined.
The ads will introduce on TV, radio, newspaper, magazines and
billboards, THY's new fleet of Boeings and Airbuses. (Mustafa Gun/Zaman)
15.10.2004
IL SOSTEGNO
DEL FMI
Riguarda
sostanzialmente il programma economico turco per il trienni
2005/2007
Una missione di esperti del
Fondo Monetario Internazionale è in Turchia questa settimana per
esaminare il bilancio 2005, in attesa della delegazione guidata dal
Capo del Desk Turchia del Fondo, Reza Moghadam, che giungerà
nella seconda metà di ottobre
per riprendere i negoziati sul prossimo Accordo Stand-by.
Tale accordo dovrebbe prevedere il sostegno del Fmi al programma
economico turco per il triennio 2005/2007, i cui elementi essenziali
riguarderanno la riforma fiscale, la lotta al sommerso, le riforme
della sicurezza sociale e del settore agricolo, nonché ulteriori
provvedimenti relativi al sistema bancario. I restanti $1.3 miliardi
a valere sull'accordo in corso saranno prevedibilmente inclusi nel
nuovo accordo (si parla di $ 10-15 miliardi). (fonte
Ambasciata d'Italia ad Ankara)
15.10.2004
PRODUZIONE
INDUSTRIALE
Nel
mese di agosto è aumentata in Turchia dell'8.8$ rispetto allo
stesso mese dell'anno scorso.
La
produzione industriale del mese di agosto è aumentata dell'8.8%
sul corrispondente mese del 2003, portando la crescita dei primi
otto mesi del 2004 al 12.6% sul periodo gennaio/agosto dello scorso
anno. La crescita dell'industria manufatturiera nel mese di agosto
è stata pari al 9%, quella dell'industria mineraria dell'11.9%,
mentre i servizi municipalizzati hanno registrato +5.6%. (fonte Amb.
d'Ita)
15.10.2004
|
<TELSIM>:
SI PARLA DI VENDITA
Tra i
possibili acquirenti della società di gruppo Uzan, oltre a <Vodaphone>,
la <Motorola> e la <Nokia>. Con questa affare si
dovrebbero ridurre i debiti nei confronti nei confronti di queste
ultime.
Secondo
notizie di stampa, il Fondo per l'Assicurazione dei Depositi a
Risparmio (Tmsf) - che amministra i beni e le società
dell'insolvente Gruppo Uzan - avrebbe raggiunto un accordo con
<Motorola> e <Nokia>, principali creditori
dell'operatore di telefonia mobile <Telsim>, per una
consistente riduzione del debito (rispettivamente di $ 2.2 miliardi
e di $ 800 milioni). La prossima cessione a terzi della <Telsim>,
che verrà annunciata in novembre, non ha finora suscitato
l'interesse di investitori locali, mentre vi sarebbe una forte
domanda da parte di investitori esteri, tra cui la <Vodaphone>.
(fonte Amb. d'Ita)
15.10.2004 |
CALZATURE
ITALIANE IN MOSTRA
Successo
di un Workshop ad Istanbul dove sono stati esposti prodotti
provenienti dalle Marche e dalla Toscana. La manifestazione,
organizzata dall'Ice locale, sarà ripetuta nel 2005.
Si
è svolto nei giorni 4 e 5 ottobre ad Istanbul un Workshop
sulle calzature, organizzato dall'Ufficio di Istanbul
dell'Istituto per il Commercio Estero (Ice) in collaborazione con
l'Associazione Calzaturifici Italiani (Anci). L'evento di
Istanbul, che aveva per obbiettivo di migliorare la conoscenza del
mercato turco da parte dei produttori italiani, ha visto la partecipazione di nove calzaturifici provenienti
dalle Marche e dalla Toscana, i cui stand sono stati visitati
da 81 ditte turche (tra importatori, distributori e catene di
negozi), destinatarie della brochure-invito o informate tramite le
inserzioni su quotidiani economici o il sito web dell'Associazione
turca dei produttori di calzature. Date le positive reazioni dei
partecipanti, la manifestazione sarà probabilmente ripetuta nel
maggio 2005 per la presentazione del prodotto invernale. Si ricorda
che l'Italia e' il secondo fornitore della Turchia in questo
settore, preceduta dalla Cina. Le esportazioni italiane di calzature
in Turchia nel 2003 hanno raggiunto un valore complessivo di
30.718.000 Euro. (fonte Amb. d'Ita)
12.10.2004
COOPERAZIONE
FINANZIARIA
Ammonterà
a favore della Turchia a 500 milioni di euro per tutto il prossimo
anno. L'invito alle ditte italiane a seguire i bandi di gara.
La
cooperazione finanziaria della Commissione Europea a favore della
Turchia ammonterà per il 2005 a 500 milioni di euro, ultima tranche
del finanziamento triennale 2003/2005 per complessivi 1 miliardo di
euro, stanziati in ambito <Phare>. Per gli anni successivi la
Commissione intende incrementare sostanzialmente tale cooperazione,
con un programma ad hoc per questo Paese che includa, oltre
ai programmi di formazione e di institutional building, anche
il settore infrastrutturale. Data la consistenza dei finanziamenti,
si invitano le ditte italiane a seguire con assiduità i relativi
bandi di gara diffusi dalla Commissione. (fonte Amb. d'Ita)
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