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ECCO LE
CONDIZIONI
La
Commissione UE ha presentato il suo rapporto per i negoziati di
adesione della Turchia all'Europa. Sì a questi ma con un continuo
monitoraggio.
 La Commissione dice sì
ai negoziati con la Turchia, ma detta condizioni precise e fissa una
lunga tabella di marcia. È questo, in sintesi, il messaggio
contenuto nella raccomandazione che il Commissario all'Allargamento
Günter Verheugen ha presentato oggi a Bruxelles. Il documento fa
parte di un testo più ampio, intitolato "Rapporto sullo stato
delle riforme in Turchia", che contiene, oltre alla
raccomandazione, il rapporto vero e proprio, che esamina la
situazione attuale del paese e i progressi fatti su diversi fronti,
e uno studio d'impatto, che valuta gli effetti dell'eventuale
ingresso di Ankara nell'Ue.
Il
rapporto
Dal 2002, con l'arrivo al potere del primo ministro Erdogan, si
registra "una convergenza sostanziale della Turchia verso gli
standard europei" in campo economico, sociale e democratico.
Sono notevoli i passi avanti compiuti nel settore dei diritti umani.
Recenti riforme hanno garantito, ad esempio, un maggiore controllo
sull'esercito e il rafforzamento della società civile. Ma sono
necessari "sforzi supplementari". Restano infatti numerosi
i casi tortura e di maltrattamento oltre che di persecuzione di
giornalisti e di violenza contro le donne. A proposito dei diritti
della minoranza curda, il rapporto recita: "Nonostante alcuni
passi avanti significativi, vi sono ancora notevoli restrizioni
all'esercizio dei diritti culturali". Il documento, infine,
suggerisce la creazione di un "sistema indipendente di
controllo delle prigioni".
Lo
studio d'impatto
Contiene sette capitoli dedicati alle "questioni sollevate
dalla possibile adesione della Turchia all'Unione europea". Tra
i punti principali i flussi migratori, le questioni energetiche e
quelle geopolitiche. Difficile fare una stima precisa dei migranti,
il cui totale potrebbe variare fra i 500 mila e i 4 milioni. In
compenso, la Turchia consentirebbe all'Unione di estendersi fino
"ai confini delle regioni più ricche sotto ilo profilo
energetico: Caspio e Medio Oriente". Il traguardo più
apprezzabile di questo allargamento sarebbe comunque l'adesione di
un "paese a maggioranza musulmana a principi fondamentali come
la libertà, la democrazia, il rispetto dei diritti umani".
La
raccomandazione
"La Commissione ritiene che la Turchia abbia soddisfatto a
sufficienza i criteri politici (...) e raccomanda di aprire il
negoziato di adesione". Il documento di Verheugen non contiene
indicazioni sulla data di avvio delle trattative, che sarà invece
fissata il 17 dicembre, se il Consiglio europeo che si riunirà quel
giorno pronuncerà il proprio definitivo "sì"
all'adesione. Di certo, comunque, i tempi saranno lunghi: "La
Turchia può diventare membro dell'Unione europea al più presto nel
2015".
Diverse le condizioni poste all'accesso, anche se nel testo questa
parola non è mai usata e si fa riferimento solo a "modalità
negoziali". La prima riguarda il definitivo transito verso
un'economia di mercato, mentre una seconda, finora mai richiesta a
un paese candidato, prevede che Ankara metta in pratica prima ancora
di aderire tutti e 31 i capitoli negoziali. La clausola più dura
posta da Verheugen prevede che Bruxelles controlli che "anche
nel corso dei negoziati la Turchia continui a rispettare tutti i
criteri di Copenaghen", relativi a diritti umani, democrazia,
libertà civili e stato di diritto. Se "la Commissione
riscontrerà che uno o più criteri non sono più rispettati o che
vi sono manchevolezze nell'attuazione di uno o più capitoli
negoziali", si applicherà una "procedura specifica per la
sospensione delle trattative" fino al momento in cui i criteri
saranno nuovamente soddisfatti. (Giuseppe Rizzo/Tiscali)
07.10.2004
LE TAPPE
DELLA LUNGA MARCIA
Dalla firma di
un accordo di Associazione con la Comunità europea nel settembre
1963, al Vertice di Copenaghen, alla attuale relazione della
Commissione UE sull'Allargamento.
E' lunga e costellata di date ed
eventi la marcia della Turchia verso l'Europa
Settembre 1963:
firma di un accordo di Associazione con la Comunità europea, con
l'obiettivo di arrivare ad un'unione doganale. Nell'articolo 28 del
documento si evoca la possibilità di un'eventuale adesione.
L'Unione doganale entrerà però in vigore solo nel 1995 e
stabilisce, tra l'altro, l'eliminazione dei diritti di dogana,
tariffe doganali comuni ed una politica di preferenze tariffarie
comuni.
Settembre 1980:
la marcia si arresta bruscamente per alcuni anni in seguito al colpo
di Stato militare che scuote Ankara.
aprile 1987:
con la restaurazione di un regime parlamentare ad Ankara, riprende
il cammino verso l'Europa e nella primavera del 1987 la Turchia
presenta all'UE una candidatura ufficiale all'adesione.
1989:
la Commissione UE da' un giudizio negativo sulla candidatura,
soprattutto per i ritardi della Turchia in campo economico. Contro
Ankara, giocano anche le divisioni con la Grecia, le divisioni di
Cipro e, all'inizio degli anni <novanta>, il conflitto nel
Kurdistan.
Anni novanta:
la Turchia si dimostra sempre più impaziente di ottenere lo status
di Paese candidato, soprattutto di fronte al fatto che
l'allargamento dell'Unione verso est fa grandipassi in avanti.
Dicembre 1997:
il Consiglio dell'UE di Lussemburgo oppone un nuovo "no"
alle aspirazioni turche in quanto stima che "le condizioni
politiche ed economiche che permettono di prevedere dei negoziati di
adesione non sono soddisfatte".
Dicembre 1999:
il Consiglio dell'UE di Helsinki accetta di riconoscere alla Turchia
lo status di Paese candidato, ma non indica alcuna data per
l'apertura dei negoziati.
Dicembre 2002:
il Consiglio dell'UE di Copenaghen non scioglie il nodo della data
di apertura dei negoziati decidendo di rinviare la decisione due
anni dopo, sulla base di Rapporto di valutazione della Commissione
europea.
Settembre 2004:
la presentazione di un emendamento al nuovo codice penale che
reintroduce l'adulterio come reato crea forti tensioni tra Ankara e
la Commissione UE,
23 settembre:
in visita a Bruxelles, il premier turco Recep Tayyip Erdogan
rassicura che la Turchia adotterà la riforma del codice penale e
che l'adulterio non sarà reato. "Non ci sono più
ostacoli", afferma il Commissario UE all'Allargamento Guenther
Verheugen.
26 settembre:
il Parlamento turco si riunisce per adottare il nuovo codice.
L'adulterio non è più reato, si introducono nuove norme a difesa
dei diritti delle donne e si inaspriscono le pene contro la tortura.
6 ottobre 2004:
la Commissione UE pubblica il Rapporto sul rispetto dei criteri di
Copenaghen (l'insieme dei principi comuni dell'Unione che, chi
entra, deve rispettare) da parte della Turchia. Luce
verde con condizioni sospensive.
17 dicembre 2004:
i leader europei si riuniranno a Bruxelles per valutare il rapporto
della Commissione e decidere se indicare una data per avviare
negoziati di adesione. (take Ansa)
07.10.2004
"RISPETTEREMO
MAASTRICHT"
Intervista
al giornale francese <La Tribune> del ministro dell'Economia turco Kemal Unakitan
a detta del quale entro cinque anni i parametri saranno quelli
fiissati.
Il ministro dell'Economia turco Kemal Unakitan, ha affermato che di
qui a cinque anni il suo Paese rispetterà i criteri di Maastricht,
con il deficit ed il debito pubblici che scenderanno rispettivamente
sotto il 3% e il 60% del Pil, in una intervista pubblicata sul
quotidiano francese <La Tribune>.
Unakitan attribuisce la buona performance economica della
Turchia negli ultimi due anni ad una rigorosa disciplina di bilancio
e ad una situazione di stabilità politica ed economica.
"Il risultato è che, dopo che ci eravamo fissati per l'anno
scorso un obiettivo di crescita del 5%, questa ha raggiunto in
realtà il 5.9%. Alla fine del primo semestre di quest'anno, la
crescita è del 13.5%, precisa il ministro nell'intervista esclusiva
rilasciata a Washington.
"Prima del nostro arrivo al potere, il debito pubblico
costituiva il 90% del Pil. L'abbiamo riportato al 70% e sarà al 68%
alla fine di quest'anni. Di qui a cinque anni, rispetteremo il
criterio di Maastricht", assicura.
Il deficit delle partite correnti sarà del 4% nel 2004, ma
"sarà finanziato senza difficoltà quest'anno e l'anno
prossimo", afferma, pur aggiungendo che il 2006 potrebbe essere
più difficile e in tal caso si provvederebbe con un aumento della
tassazione sui consumi, in particolare sulle auto importate.
Quanto al dibattito e alle polemiche sull'eventuale ingresso della
Turchia nell'UE, il ministro dichiara chele posizioni razziste sono
minoritarie in Europa e che "la maggioranza degli europei
appoggia con forza l'adesione della Turchia".
Unakitan, d'altra parte, non giudica fondato il timore di alcuni di
un possibile afflusso in massa di migranti turchi dopo l'ingresso
nell'UE: la Turchia "rappresenta un'alternativa particolarmente
attraente per i candidati alla delocalizzazione. I turchi
preferiscono restare e produrre a casa loro piuttosto che
emigrare", afferma. (tale Ansa-Afp)
07.10.2004
ITALIA PER
L'INGRESSO
Il
nostro Paese è sempre favorevole all'adesione della Turchia. A
sostenerlo il ministro per le Attività produttive Antonio Marzano
in occasione di un summit a Caserta.
L'Italia "è sempre favorevole all'adesione della Turchia
all'UE". Lo ha detto il ministro per le Attività Produttive
Antonio Marzano in occasione del summit dei ministri dell'Industria
dei 35 Paesi euro-mediterranei svoltosi a Caserta.
A chi gli chiedeva se l'adesione di Ankara non determinerà una
riduzione dei fondi europei a disposizione per lo sviluppo del
Mezzogiorno, il ministro ha risposto affermando che "stiamo
studiando soluzioni che consentano di evitare effetti
traumatici". (tale Ansa)
07.10.2004
"CI
SIAMO GIA' IMPEGNATI"
Così
si è espresso, a proposito della Turchia e della sua possibile
adesione, il Commissario UE designato alla Giustizia, Libertà e
Sicurezza Rocco Buttiglione.
Per il Commissario designato alla Giustizia, Libertà e Sicurezza,
Rocco Buttiglione, l'UE si è già impegnata verso la Turchia e il
suo impegno "ha avuto un effetto positivo sulla vita politica
turca".
Rispondendo alle domande degli eurodeputati della Commissione per le
libertà civili, Buttiglione ha osservato che il tema dell'adesione
della Turchia all'UE "è delicato" e "andrà discusso
a lungo". "Non ho pregiudizi - ha aggiunto - ma dovremo
discutere a lungo e tenere legami con questo Paese fatto di gente
orgogliosa abituata a mantenere le sue promesse".
Per il Commissario designato "i criteri di Copenaghen devono
essere rispettati non solo nel dettato della legge, ma anche nella
vita politica e sociale turca" ed è necessario riflettere
sulla necessità di ulteriori risorse per il bilancio comunitario
per far fronte alle maggiori esigenze che deriverebbero
dall'adesione della Turchia, senza le quali "non si può avere
una politica agricola e della concorrenza". (take Ansa)
07.10.2004
IL VATICANO
NON E' CONTRARIO
La
precisazione è venuta dal cardinal Angelo Sodano Segretario di
Stato della Santa Sede. Favorevole pure il presidente della Romania
Ion Iliescu.
La Santa Sede non è contraria
all'ingresso della Turchia nell'Unione europea. La sua posizione,
infatti, può essere definita "neutrale". Lo ha spiegato
il Segretario di stato, card. Angelo Sodano ai giornalisti che ha
incontrato a margine dell'inaugurazione della mostra su Stefano il
Grande. "La Santa Sede - ha detto - sui problemi politici è
neutrale; non possiamo dire alla Svizzera che non deve entrare o
alla Turchia "tu non devi entrare" o all'Ucraina "tu
entri".
Si tratta infatti, ha continuato Sodano, di "questioni tra
stati, sulle quali la Santa Sede è neutrale e tale deve
rimanere".
Ion Iliescu, presidente della Romania, che era accanto a Sodano, si
è dichiarato invece "favorevole" all'ingresso della
Turchia. La Romania entrerà il prossimo anno nella Nato, mentre
l'ingresso nell'Unione e' previsto per il 2007, ma, ha fatto notare
Iliescu, "sono stati necessari dieci anni di negoziati, sforzi
economici e adeguamenti legislativi". (take Agi)
07.10.2004
L'APPOGGIO
SPAGNOLO
Lo ha
riaffermato il ministro degli esteri Miguel Angel Moratinos.
"Meglio averla dentro che fuori".
Il ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos ha ribadito
l'appoggio del suo Paese all'ingresso della Turchia nell'Unione
Europea nel corso di una conversazione telefonica con il collega
turco Abdullah Gul.
"e' preferibile avere la Turchia all'interno che all'esterno
(dell'UE), ma (la Turchia) deve adempiere i criteri di
adesione", ha affermato Moratinos nella telefonata.
Il Primo ministro spagnolo
Josè Luis Rodriguez Zapatero aveva già espresso il suo appoggio
alla candidatura di Ankara all'ingresso nell'UE. (take Ansa-Afp)
07.10.2004
CHIRAC: SI'
AL REFERENDUM SULL'ADESIONE
Il presidente
francese favorevole ad una revisione costituzionale per dare ai suoi
cittadini l'opportunità di pronunciarsi sull'ingresso della Turchia
in Europa.
Il presidente
francese Jacques Chirac si è detto a favore di una revisione
costituzionale che permetta ai francesi di pronunciarsi tramite
referendum sull'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. ''I
francesi avranno voce in capitolo'', ha detto il capo dell'Eliseo a
margine di un incontro a Strasburgo con il Cancelliere tedesco
Gerhard Schroeder. Nel corso della conferenza stampa congiunta,
Chirac ha ricordato di aver ''chiesto al governo di esaminare le
condizioni per introdurre un dispositivo in grado di garantire che a
partire da una certa data, prima dell'eventuale ingresso della
Turchia'', i francesi siano ''obbligatoriamente consultati tramite
un referendum'' sulle nuove adesioni nell'UE. Il Capo di Stato ha
però precisato che, ''in questo spirito'', il referendum non
riguarderà la Romania, la Bulgaria e la Croazia, le cui trattative
di adesione ''sono praticamente archiviate'', sottolineando come la
ratifica del Trattato costituzionale non debba avere ''niente a che
fare con la Turchia''. L'eventuale adesione di Ankara è ''un
problema a lungo termine'', ha aggiunto Chirac, sottolineando che
''potrebbe richiedere 10 o 15 anni''.
''Abbiamo interesse ad avere la Turchia dalla nostra parte'', ha
proseguito, per ''una prospettiva di radicamento della democrazia e
delle pace, in modo da evitare gli errori e le violenze del passato''.
Ankara, ha concluso, ha fatto uno ''sforzo considerevole negli
ultimi tempi per allineare la sua legislazione, i suoi metodi, i
suoi costumi'' a quelli dell'UE. Da parte sua, Schroeder ha ribadito
come ''Francia e Germania condividano la stessa analisi'' e che
l'ingresso della Turchia sarebbe ''un valore aggiunto per la
sicurezza'' dell'Europa. (Selena Delfino/Vita)
07.10.2004
DUE PESI E DUE MISURE
Lo
pensa, anzi lo ha espresso chiaramente, il Primo ministro turco
Recep Tayyip Erdogan a proposito di un possibile referendum in
Francia.
Senza mai menzionare esplicitamente la Francia, il
Primo Ministro
turco Tayyp Erdogan ha condannato l'ipotesi avanzata da
"alcuni" Paesi europei di voler indire un referendum
sull'adesione della Turchia all'Unione europea.
Questo significherebbe utilizzare "due metri e due misure"
per valutare le candidature all'UE, poiché per nessun altro Paese
candidato è mai stata messa in atto simile procedura, ha commentato
il premier turco, in visita in Germania, sulle colonne della <Welt>. "Se adesso si parla di referendum solo per la Turchia
significa solo che ci sono due criteri di giudizio", ha
commentato Erdogan: "Se nel caso della Turchia - ha aggiunto il
premier turco - si dovessero svolgere referendum in altri paesi UE,
questo significherebbe che l'UE non sta seguendo le sue
regole".
I commenti del premier conservatore turco cadono tre giorni dopo
l'annuncio fatto dal Presidente Jacques Chirac di volere ascoltare
l'opinione dei francesi sulla questione dell'adesione della Turchia
con un referendum. (AP)
07.10.2004
ANKARA PUO'
CONTARE SU BERLINO
Il Cancelliere
tedesco Gerhard Schroeder ha ribadito il suo totale appoggio e
quello del suo Governo per far entrare Ankara nel Club dei
Venticinque.
Nel suo cammino verso l'adesione
all'Unione europea la Turchia può contare sul pieno appoggio della
Germania: a ribadirlo a chiare lettere è stato questa sera il Cancelliere Gerhard Schroeder che
aveva incontrato a Berlino il
premier turco Recep Tayyip Erdogan.
Parlando ai giornalisti al termine del colloquio, Schroeder ha detto
che la Germania, al Vertice europeo di metà dicembre, voterà in
ogni caso a favore dell'avvio di negoziati con la Turchia in vista
di una sua adesione alla UE. Con la Germania - ha aggiunto - la
Turchia "non ha alcun problema".
Il Cancelliere ha sottolineato tuttavia l'importanza che tutti i
paesi membri "restino in una sola barca", dal momento che
su tale tema è necessaria una decisione all'unanimità.
Sia Schroeder che Erdogan si sono detti peraltro convinti che la
commissione europea mercoledì darà parere positivo sull'inizio di
negoziati avendo come obiettivo una piena adesione della Turchia
alla UE. Fino ad allora però, ha osservato Schroeder, passerà
ancora "molto tempo", durante il quale dovranno essere
ancora risolte questioni complesse. (SwissInfo)
07.10.2004
GERMANIA CAPOFILA PER IL
SI'
Il
Paese, dove esiste la più vasta comunità turca in Europa e nel
mondo, sarebbe il capofila tra quanti si battono perché la Turchia
faccia parte dell'UE. Ma non tutti sono d'accordo.
La Germania, dov'è presente la più vasta comunità turca in
Europa, è il capofila dei Paesi che più si battono a favore della
Turchia nell'UE, un'opportunità questa per Berlino da non perdere
sia per evitare una ulteriore destabilizzazione della regione
mediorientale sia per favorire una riconciliazione tra Islam ed
Occidente.
Inizialmente prudente e più discreto sul dossier-Turchia, il
Cancelliere Gerhard Schroeder è uscito allo scoperto alla vigilia
del Vertice UE di Copenaghen alla fine del 2002, annunciando di
volersi impegnare al massimo per favorire l'avvio del negoziato con
Ankara in vista della sua adesione all'Unione.
Da allora Berlino non ha perso occasione per sottolineare i
progressi compiuti dalla dirigenza turca sulla strada delle riforme
democratiche e di una società moderna e più vicina agli standard
europei.
Gli attentati di matrice islamica lo scorso novembre ad Istanbul e
l'impegno di Ankara (anche se senza risultati positivi) per una
soluzione della crisi cipriota hanno ulteriormente rafforzato
l'opinione positiva di Berlino sulle prospettive europee della
Turchia, opinione che resta ferma anche dopo la pubblicazione del
rapporto della Commissione all'Allargamento sullo stato delle
riforme attuate da Ankara.
Di fronte all'esplosione devastante e senza quartiere del terrorismo
mondiale e alla luce del persistere della crisi in Medio Oriente, il
Governo tedesco ritiene che una effettiva integrazione in Europa di
una Turchia democratica a maggioranza musulmana potrebbe avere
effetti positivi ai fini della democratizzazione e stabilizzazione
dell'intera regione.
"La Turchia deve appartenere a questa Europa", ha detto il
Cancelliere Schroeder in una intervista alla <Sueddeutsche
Zeitung>. Aggiungendo: "Se si riesce a stabilire in Turchia
un collegamento tra l'Islam non fondamentalista ed i valori
dell'illuminismo europeo - e per questo esiste la volontà - ciò
può tradursi in un aumento di sicurezza per l'Europa".
Gli ha fatto eco il ministro degli Esteri Joschka Fischer che
parlando al Congresso dei Verdi a Kiel (nord della Germania) ha
ribadito la necessità - alla luce della minaccia terroristica e
della crescente destabilizzazione in Medio Oriente - di dare alla
Turchia una reale prospettiva europea. La prospettiva di adesione -
ha osservato Fischer - "non riguarda soltanto gli sviluppi
interni della Turchia, ma è anche una decisione sul futuro della
sicurezza in Europa". A questo proposito il ministro degli
Esteri ha definito sempre un "errore storico" il no
opposto all'adesione della Turchia all'UE da parte della leader Cdu
Angela Merkel.
Critica questa, peraltro,
che alla Merkel viene anche da un autorevole esponente del suo
stesso partito, l'ex ministro della Difesa Volker Ruehe, attuale
capo della Commissione Esteri al Bundestag.
Un sondaggio diffuso dall'emittente privata <N24> tuttavia ha
rivelato che la maggiorparte dei tedeschi, il 57%, è contraria
all'adesione della Turchia all'UE, rispetto ad un 35% di favorevoli.
(take Ansa)
07.10.2004
WEIZSAECKER FAVOREVOLE
Per l'ex presidente tedesco senza la Turchia
si va contro gli interessi dell'Occidente. Una dura critica
all'Unione dei cristiano-democratici.
Una voce favorevole
all'avvio di negoziati per l'adesione della Turchia all'Unione
Europea è quella dell'ex presidente federale tedesco Richard
Weizsaecker.
Dalle colonne del quotidiano popolare Bild, Weizsaecker - che
appartiene al partito dei cristiano democratici, Cdu, in larga parte
contrario all'adesione di Ankara - ha dichiarato oggi che "la
Turchia si trova in una posizione di sicurezza e politica estera che
potrebbe diventare importante per le relazioni europee con il mondo
islamico".
Secondo l'ex presidente "quando non si accetta come alleato
l'unico Paese musulmano con un Governo eletto democraticamente, si
va contro gli interessi dell'intero mondo occidentale. Bisognerebbe
dire chiaramente - ha aggiunto Weizsaecker - che l'esito dei
negoziati rimane aperto".
L'ex presidente tedesco ha inoltre criticato la proposta restrittiva
dell'Unione dei cristiano democratici di avviare un "rapporto
privilegiato" tra Berlino e Ankara, invece dei negoziati che
porterebbero all'entrata della Turchia nella UE.
Il 6 ottobre la Commissione europea presenterà un rapporto
sull'impatto
dell'eventuale adesione turca alla UE. Ma l'Unione Europea deciderà
solo a dicembre se avviare o meno i negoziati con Ankara, in
funzione dei progressi realizzati dalla Turchia in materia di libertà individuali e rispetto dei diritti umani. (ApCom)
07.10.2004
L'ITALIA
POTREBBE PERDERE PESO POLITICO
Ne sembra
convinta la <Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung> (Fas) che
esamina le ragioni del legame tra il nostro premier Silvio
Berlusconi e l'omonimo turco Recep Tayyip Erdogan.
L'ingresso della Turchia nell'UE
potrebbe far perdere peso politico all'Italia, con Ankara che
potrebbe contendere con successo al nostro Paese il ruolo di
portavoce del sud Europa. A sostenerlo è la <Frankfurter
Allgemeine Sonntagszeitung> (Fas) che sottolinea il largo
consenso esistente in Italia sull'eventuale adesione della Turchia
all'UE.
"Attualmente in Italia contano solo gli argomenti a favore
dell'ingresso della Turchia, non quelli contro", scrive il
giornale tedesco, che parla di un "rapporto personale
particolarmente buono" che il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi ha con il premier turco Recep Tayyip Erdogan. La
<Fas> nota nota al riguardo come Erdogan abbia fatto il suo
primo viaggio dopo il successo elettorale proprio in Italia, mentre
Berlusconi ha fatto da testimone al matrimonio del figlio di Erdogan.
La <Fas> cita quindi la stampa italiana secondo cui
l'affinità fra i due politici starebbe principalmente nel
fatto che "entrambi sono populisti".
"Per il Governo turco il partner preferibile per l'Italia è
Berlusconi, visto che è ancora vivo il ricordo del vecchio Governo
di centrosinistra, che a suo tempo non volle estradare il leader
curdo Ocalan", afferma la <Frankfurter Allgemeine".
Sulla posizione dell'Italia a favore della Turchia nell'UE inoltre -
aggiunge il giornale - "non hanno alcun peso gli aspetti di
politica interna". E questo perché, mota la <Fas>, in
Italia non vi è né una folta comunità turca né esistono
quartieri e mercati con forte presenza di turchi. Inoltre, "i
profughi curdi arrivati negli ultimi anni in Italia non sono voluti
restare" in quel Paese.
"Quello che gli italiani sembrano non prendere in
considerazione è che giro di un paio d'anni dopo l'ingresso della
Turchia la distribuzione del peso politico nell'UE potrebbe essere
del tutto differente da quanto avviene oggi, con Ankara che potrebbe
assurgere a portavoce del sud Europa contendendo così all'Italia il
suo vecchio ruolo", scrive il giornale di Francoforte. (take
Ansa)
07.10.2004
VANTAGGI MA
ANCHE ALTI COSTI
Gli uni e gli
altri rientrano nel pacchetto che si trascina dietro la Turchia con
una sua eventuale adesione all'Europa. Un quadro complesso che risulta da uno
studio di impatto che fa da corollario alla relazione della
Commissione UE.
Importanti vantaggi strategici ed
energetici, ma anche pesanti costi per il bilancio comunitario, con
fino a 30 miliardi di euro l'anno di transfer da Bruxelles ad Ankara
e la possibilità di ingenti flussi migratori. E' un quadro
complesso, di luci ed ombre, quello che presenta lo studio d'impatto
cui ha fatto seguito la raccomandazione dell'Esecutivo UE pubblicata
il 6 ottobre. La raccomandazione, che poi dovrà essere valutata e
quindi eventualmente approvata dai Capi di Stato e Governo dei
Venticinque al vertice del 17 dicembre è accompagnata, oltre che
dallo studio d'impatto anche dal rapporto regolare annuale sulla
Turchia.
Lo studio d'impatto - reso pubblico anch'esso il 6 ottobre - consta
di 55 pagine, è diviso in 7 capitoli e si intitola "Questioni
sollevate dalla possibile adesione della Turchia all'Unione
Europea". A chiederlo era stato il Parlamento Europeo. "Le
considerazioni contenute nel presente documento - si legge
nell'introduzione - non costituiscono criteri addizionali o
condizioni da soddisfare in vista della decisione di dicembre del
consiglio Europeo".
Ecco i punti principali:
1) dimensione
geo-politica
"L'adesione della Turchia - si legge - sarebbe diversa rispetto
ai precedenti allargamenti per l'impatto combinato della
popolazione, delle dimensioni, della collocazione geografica, della
sicurezza economica e il potenziale militare". Il rapporto
osserva che "la Turchia sarebbe un importante modello di un
Paese a maggioranza musulmana che aderisce ai principi fondamentali
della libertà, democrazia, rispetto per i diritti umani".
2) dimensione economica
Il rapporto ricorda che la popolazione turca (70 milioni di
abitanti) corrisponde al 15,5% della popolazione degli attuali 25
membri, mentre per il Pil solo al 2% dei Venticinque. Il Pil
pro-capite nel 2003 era pari al 28.5% di quello dell'attuale UE.
Secondo il rapporto, tuttavia, "le economie degli Stati membri
trarrebbero beneficio dall'adesione della Turchia, sia pure in
maniera modesta".
3) Impatto sul bilancio
Il rapporto avverte che sarebbe "sostanziale". Secondo
stime che naturalmente sono puramente teoriche (visto che l'adesione
non è prevista prima di 10-15 anni), nel 2005 complessivamente alla
Turchia spetterebbero tra i 22.1 ed i 33.5 miliardi di euro lordi
all'anno.
Considerando un contributo di Ankara alle casse di Bruxelles di 5.6
miliardi di euro, il contributo comunitario netto dell'UE alla
Turchia sarebbe compreso tra i 16.5 ed i 27.9 miliardi di euro
l'anno, pari allo 0.1-0.17% del Pil stimato per l'UE ai 25 di
quell'anno. Se si confrontassero queste cifre alle prospettive
finanziarie proposte dall'attuale Commissione per il 2013, cioè 143
miliardi di euro, si ottiene che tra l'11.5 ed il 19.5% del bilancio
annuo UE sarebbe destinato alla sola Turchia.
4) Agricoltura
Circa un terzo della forza lavoro turca è impegnata nel settore
agrario. Secondo le stime del rapporto, basdato sulle politiche
attuali, Ankara avrebbe diritto a pagamenti diretti annui pari a 9
miliardi di euro (contro i 7 di tutti e 10 i Paesi che hanno aderito
quest'anno). Il rapporto suggerisce "soluzioni
transitorie" che potrebbero essere particolarmente lunghe.
5) Politica regionale e
strutturale
Il rapporto avverte che l'adesione della Turchia "aumenterebbe
le disparità economiche regionale nell'UE allargata" e
rappresenterebbe una importante sfida sulla politica di
coesione". Questo perché la Turchia sarebbe !qualificata per
un importante sostegno tramite i fondi strutturali e di coesione per
un lungo periodo". Inoltre "numerose regioni degli attuali
Stati membri che la momento beneficiano dei fondi strutturali
potrebbero perdere tale diritto".
6) Energia
In questo ambito, spicca l'elemento positivo. Il rapporto osserva
infatti che "l'adesione della Turchia estenderebbe l'Unione ai
confini delle regioni più ricche sotto il profilo energetico, il
Caspio e il Medio Oriente".
7) Flussi migratori
Il documento sottolinea che è dificile fare una previsione precisa,
in quanto si oscilla da un minimo di 500 mila ad un massimo di 4
milioni di migranti verso l'attuale UE. Questo consiglia di
considerare "lunghi periodi di transizione ed una clausola di
salvaguardia per evitare seri disturbi al mercato del lavoro
UE" in caso di flussi migratori imponenti.
8) Frontiere
"La gestione dei nuovi lunghi confini dell'UE - si legge nel
rapporto - costituirebbe un'importante sfida e richiederebbe
investimenti significativi".
9) Questioni
istituzionali
Per il primo punto, il rapporto osserva che l'adesione della Turchia
"interesserebbe l'assegnazione dei seggi nel Parlamento Europeo
degli attuali Stati membri, in particolare quelli di dimensione
media e grande", dal momento chela nuova Costituzione fissa un
tetto massimo di 750 seggi. Quanto al Consiglio, la Turchia avrebbe
una voce importante nel processo decisionale, vista la sua quota di
popolazione riflessa nel sistema di voto del Consiglio". (take Adnkronos/Aki)
07.10.2004
COSTI
TRASCURABILI
Nessun
aumento delle tasse per i cittadini europei. E' quanto pensa Daniel
Gros direttore del <Centre for European Policy Studies>.
I cittadini europei "non dovranno subire un aumento delle
tasse" per l'ingresso della Turchia, operazione che avrà
"costi economicamente trascurabili", un po' inferiori
rispetto all'ultimo allargamento dell'UE.
"L'economia del Paese è abbastanza piccola", ha
rassicurato in una intervista all'Ansa il direttore del
<Centre for European Policy Studies> (Ceps) di Bruxelles,
Daniel Gros che ha poi sottolineato "i costi irrilevanti per
l'UE, rispetto sia al Pil sia alla spesa pubblica complessiva dei
25".
"Sì, ma....". Alla domanda su come i leader UE possano
far quadrare il cerchio dello spinoso dossier Ankara - aprendo le
porte al premier Recep Tayyip Erdogan e facendo nel contempo
digerire all'opinione pubblica europea la difficile decisione - Gros
ha affermato: "I Governi UE dovranno trovare una formula che
salva la faccia ad Erdogan ma che allo stesso tempo lasci spazio
all'Europa per dire Se non fate ciò che ci avete promesso,
possiamo sempre tirarci indietro.
E' in questo senso che da Bruxelles arriverà un "sì" con
un avvertimento, ha affermato Gros, che definisce "saggia"
la dichiarazione fatta a Berlino da Erdogan, secondo la quale la
Turchia è disposta ad attendere fino al 2019 per entrare a pieno
titolo nell'UE.
"Il premier deve infatti dare tempo al suo Paese a trasformarsi
e all'Europa a rendersi conto che la Turchia è effettivamente
cambiata", ha aggiunto l'analista che a titolo d'esempio ha
citato la tortura: "Negli ultimi anni è molto diminuita ma
può darsi che ci vogliano cinque anni per sradicarla del tutto e
altri anni affinché l'Europa ne prenda atto: insomma. bisogna dare
tempo affinché lo sviluppo economico faccia i suoi effetti sul
Paese".
Rischi
- Alla domanda se da un "no", o da un "sì"
troppo timido da parte dei 25, la Turchia possa allontanarsi
dall'Europa, gettandosi per esempio nella braccia di Washington,
Gros ha affermato che "questi rischi esistono, visto fra
l'altro che il Paese sta uscendo da una crisi economica".
Nel precisare che sul piano geo-politico "una Turchia
all'interno dell'UE, stabile e prospera, aprirò gli occhi a molti
nel Medio Oriente", Gros non si è nascosto invece le preoccupazioni su alcune questioni politiche e sociali.
Il direttore del Ceps non vede eventuali irrigidimenti da parte
delle Forze armate turche, "il cui peso nella società non è
più un problema, perché si sono convertire sul serio", bensì
da ostacoli "di ordine pubblico, quale la corruzione, una
amministrazione pubblica poco efficace, una agricoltura
obsoleta".
Ed esiste per gli europei
un problema-Islam dall'ingresso della Turchia?: "In futuro
sarà fondamentale - ha affermato Gros - costruire una nuova mappa
mentale, nel senso che prima l'Europa finiva alla <Cortina di
ferro>, ora questo confine si sta spostando e tale processo non
è ancora finito".
Il cammino che sta seguendo la Turchia - ha concluso - è
completamente diverso: "L'elite ha ormai valori europei e la
popolazione la segue perché ha capito che se vuole pace e
prosperità, proprio l'UE è la strada giusta". (take Ansa)
07.10.2004
LA
POSSIBILITA' DI UNO SBOCCO IN MEDIO ORIENTE
Quello
che ha fatto la Turchia per ottemperare alle richieste di Bruxelles.
I rischi però di troppi paletti che potrebbero creare altre
diffidenze a quelle già esistenti.
Ormai da tempo il Governo di Ankara chiede con insistenza
l'ammissione della Turchia nell'Unione Europea. L'Europa ha
promesso di prendere una decisione al riguardo entro il 2005. Ormai
ci siamo. Dobbiamo sperare che questa Europa sempre più integrata
sappia prendere la decisione giusta, perché la storia di questo
secolo appena iniziato, segnato fin da subito dall'incubo del
terrorismo e del fondamentalismo religioso, potrà dipendere in
larga parte anche da quanto sarà deciso relativamente alla
questione Turca.
E' evidente l'importanza geopolitica della Turchia in questo
delicato momento: vero e proprio ponte tra Cristianità ed Islam,
tra Europa e Medio Oriente, questo Paese che ha saputo essere
islamico senza perdere la sua laicità deve diventare il baluardo di
un mondo musulmano moderato e tollerante che sembra offuscato dalle
atrocità del terrorismo.
L'Europa dovrà avere un suo ruolo in tutto questo, dovrà
accogliere all'interno dell'Unione questo nuovo Paese, senza
paure e ritrosie, ritrovando quell'equilibrio perfetto tra laicità
dello Stato e pluralismo religioso della società che
l'aberrazione del fanatismo sta cercando di incrinare.
Sono già tanti i segnali di buona volontà lanciati da Ankara: la
pena di morte è stata abolita, la riforma dello Stato in senso
sempre più democratico è in pieno corso. Cos'altro deve fare il
Governo turco per vincere la diffidenza dell'Europa ?
Non vorremmo che qualcuno pensasse alla Turchia come ad un pericolo,
come ad un mezzo con cui l'Islam voglia aprire una breccia
nell'Occidente. Simili opinioni sarebbero tanto semplicistiche
quanto pericolose, frutto del ricordo di un Impero Ottomano tanto
aggressivo quanto ormai tramontato.
La Turchia di oggi è cosa ben diversa. E' uno Stato moderno che
ha saputo raggiungere quell'equilibrio tra laicità dello Stato e
religiosità che lo accomuna all'Europa, ed in cui svolge già a
pieno titolo un importante ruolo in sede di Consiglio d'Europa e Nato.
Ogni diversa opinione si scontra con la realtà dei fatti, e delle
vittime innocenti che i terroristi hanno colpito con gli attentati
compiuti in Turchia, nel vano tentativo di destabilizzare uno Stato
che forse è la loro più terribile minaccia. La minaccia di un
Islam diverso, che esiste a pochi passi da loro.
Per questo la decisione europea sarà così importante.
Per questo stesso motivo incute francamente timore il fatto che
diverse insigni personalità europee, pur ammettendo che il
negoziato per l'adesione della Turchia all'Unione Europea dovrà
avere inizio immediatamente se Ankara soddisfa i requisiti
richiesti, ritengano normale e fisiologico che questo negoziato duri
almeno una decina d'anni.
Un risultato di questo tipo potrebbe essere disastroso, con
conseguenze gravissime sull'intera Europa. La minaccia è oggi, è
concreta, è forte: non possiamo aspettare domani per porvi rimedio.
Domani potremmo essere un relitto del passato.
Bisogna accelerare il più possibile l'ingresso in Europa di
questo nuovo Stato, per dare un segnale forte e deciso all'intero
mondo islamico. Un segnale che tragga la sua forza dalla tolleranza
e dalla capacità di aprirsi a culture diverse senza timore alcuno.
La Commissione Europea dovrà specificare(questo servizio
è stato scritto prima del 6 ottobre prima quindi che uscisse
la relazione della Commissione sull'Allargamento, ndr), se la
Turchia rispetta i criteri prescritti, che comprendono i diritti
democratici fondamentali ed il rispetto delle minoranze, lo Stato di
diritto ed il rispetto dei diritti dell'uomo.
Se Ankara dimostrerà di aver rispettato questi requisiti, ci
auguriamo di cuore che il processo per il suo ingresso a pieno
titolo nell'Unione Europea proceda nel modo più rapido possibile.
Speriamo davvero che l'Europa si dimostri all'altezza del
momento, e che sappia affrontare la sfida che la Storia le lancia
senza esitazione e, soprattutto, senza voltare le spalle.
In caso contrario, per citare il Segretario Generale dell'Onu Kofi
Annan nel suo recente discorso di apertura dell'Assemblea
Generale, sarà la Storia a voltarci le spalle ed a proseguire nel
suo corso nonostante tutto. E lo farà con un pedaggio salatissimo
per quei popoli che non siano stati in grado di vedere, o peggio
ancora che, pur vedendo, si siano rifiutati di raccogliere il
guanto. (Franco Santellocco-Inform.)
07.10.2004
PATENTE EUROPEA, SI' MA CON
QUALCHE DUBBIO
Gli
sforzi del Governo, lo scetticismo degli anziani, la fiducia dei
giovani laici e musulmani. Mons. Franceschini, vescovo
dell'Anatolia: "Siamo sulla strada giusta, ma il cammino è
ancora lungo".
Da mesi giornali e televisione turchi non parlano d'altro:
l'Unione Europea darà la patente di idoneità alla Turchia?
Domani scade la data fissata per il verdetto; discussioni e
dibattiti si fanno più serrati.
È trascorso un anno da quando il portavoce della Commissione
europea per l'allargamento, Hansjorg Kretschmer, è andato ad
Antiochia per incontrare i rappresentanti delle minoranze etniche
non musulmane presenti in Turchia e stilare il suo rapporto sulla
candidatura di Ankara all'entrata in Europa.
Il Governo turco ha mostrato buona volontà: nell'ultimo anno 3
importanti pacchetti di riforme sono stati varati per adeguare la
legislazione turca ai criteri di Copenaghen.
Con la riforma del Consiglio di Sicurezza nazionale si è iniziato
un graduale e non facile ridimensionamento del ruolo dei militari
nella vita politica; la riforma del codice penale ha portato
all'abolizione della pena di morte e del contestato reato di
adulterio.
Benché la Turchia sia ancora lontana dal rappresentare un modello
di tolleranza nei confronti delle diversità etniche e culturali, su
impulso dell'Unione Europea sono state introdotte leggi che
riconoscono i diritti culturali delle minoranze etniche. Questo è
vero anzitutto per i curdi, da sempre insoddisfatti per non poter
usare la loro lingua madre nelle scuole private e nelle trasmissioni
televisive, come pure la possibilità di utilizzare i loro nomi
nella lingua curda sui documenti e nei luoghi pubblici. I religiosi
stranieri si sono stupiti nel veder loro concesso il permesso di
soggiorno per più anni. Entrando nelle carceri, dopo la forte
pressione esercitata dall'opinione pubblica straniera contro le
torture, ora si respira un'aria più umana.
Sui criteri di democrazia e rispetto dei diritti umani c'è una
convergenza sostanziale della Turchia verso standard europei, anche
se permangono ancora carenze: corruzione diffusa, discriminazioni
verso le donne, limitazioni ai diritti delle minoranze, pressioni
sulla stampa.
Aria di fiducia fra la
gente
Ma la gente comune
che cosa pensa dell'entrata in Europa della Turchia?
Istintivamente risponde con una grande risata. Gli anziani pensano
sia impossibile fondere due culture così diverse: essi si sentono
ancora i successori degli ottomani. Per i giovani la Turchia
"europea" rappresenta un sogno: "Quando mai ci accetterete e
ci riconoscerete dei vostri? Sarete disposti a spartire la torta di
benessere e di stile di vita con noi?" affermano molti ragazzi
pensando all'Europa come il paese del bengodi e della libertà.
Ma i tanti fortunati che hanno studiato in Europa, e ora sono medici
avvocati o ingegneri, dichiarano di avere già "il cuore e la
mente europea". Confessano di aver imparato "dagli europei" i
valori della giustizia, uguaglianza, rispetto alla persona e
solidarietà. E sono grati di questo.
Gli adulti, più realisti, vedono il traguardo molto lontano,
anzitutto per quanto riguarda il degrado delle strutture sociali
pubbliche - scuola, assistenza sanitaria e lavorativa - per non
parlare della crisi economica, segnata da una forte inflazione e
dalla svalutazione della lira turca. Essi sono però favorevoli
all'ingresso della Turchia nell'Unione europea perché ne vedono
l'importante ricaduta positiva.
Nella gente, dunque, si respira aria di fiducia; chiunque spera di
ottenere vantaggi nel proprio standard di vita e nella libertà di
espressione.
Parlo con un gruppo di ragazze velate: "Cosa ne pensate
dell'entrata della Turchia in Europa? Non temete di perdere la
vostra identità?". Mi sorridono, una si fa portavoce di tutte:
"Quello che stanno vivendo le donne musulmane in Francia non è
molto diverso da quanto viviamo ogni giorno noi qui: stiamo andando
all'università e già da tempo abbiamo accettato di toglierci il
velo sulla soglia d'ingresso alle aule, a causa della "laicità
dello Stato". Da tempo alcune nostre coetanee lottano per questo,
arrivando persino a mettersi una parrucca sul velo pur di non
levarselo... Cosa cambierebbe per noi? Ci hanno abituato a vivere la
nostra religione in ambito privato e non pubblico, capiamo
perfettamente la differenza tra stato e religione, questa è una
eredità di Ataturk che comprendiamo per il rispetto di tutti, anche
se ci costa".
A parte il segno esteriore del velo, peraltro portato da una esigua
minoranza, le donne turche credono fermamente di acquisire maggiore
dignità e rispetto equiparandosi alle donne europee.
Un'inchiesta riportata sui quotidiani nazionali afferma che il 60%
della popolazione si dichiara favorevole ad una Turchia europea,
anche se una buona frangia di nazionalisti e fondamentalisti temono
di perdere le proprie radici nel Mare Magnum della cristianità.
I diritti violati per i
cristiani
Naturalmente chi
spera in ricadute positive dell'entrata in Europa è la minoranza
cristiana, che si sente ancora limitata nel suo credo. Ai cristiani
sono ancora precluse la carriera militare e le alte cariche
pubbliche: questo perché i cristiani sono ritenuti un gruppo
sociale "sospetto" per la sicurezza del Paese. I cristiani non
possono frequentare scuole religiose, da quando sono stati soppressi
tutti i seminari, noviziati o scuole per la formazione vocazionale:
se un giovane - ad esempio - sente la chiamata al sacerdozio o alla
vita religiosa deve migrare all'estero. Inoltre la Chiesa
cattolica, priva di personalità giuridica, non può acquistare
immobili; per restaurare edifici antichi deve ottenere
l'autorizzazione dall'ufficio regionale per la Protezione dei beni
culturali e nazionali. Non si possono edificare nuove chiese per
soddisfare i bisogni religiosi dei fedeli cristiani.
Gli edifici religiosi che per una prolungata assenza di sacerdoti o
di fedeli non sono più utilizzati, diventano parte del patrimonio
dello Stato. A causa di tali norme, varie minoranze religiose - come
la greco-ortodossa, l'ebrea e l'armena - hanno perso molti luoghi di
culto. Queste problemi sono ancora aperti: è trascorso un anno da
quando è stata presentata al primo ministro turco, al ministero
dell'Interno e degli Esteri una serie di richieste da parte di un
comitato di rappresentanti delle Chiese greco-ortodossa, siriana,
armena e cattolica perché in vista dell'integrazione con l'Europa
si prendano in esame questi fondamentali problemi ancora irrisolti.
Ma da Ankara non è giunta ancora alcuna risposta. La speranza della
minoranza cristiana è che, con la scusa dell'ingenuo ottimismo
per i traguardi raggiunti, non vengano dimenticate queste clausole
indispensabili perché un Paese si possa definire davvero
democratico.
Mons. Ruggero Franceschini è vescovo del Vicariato apostolico
dell'Anatolia e presidente della Conferenza episcopale dei vescovi
cattolici di Turchia. A lui chiedo: "La Turchia è idonea o no ad
entrare in Europa?" Senza esitare risponde che non vede difficoltà
ed ostacoli, anche se il cammino sarà ancora lungo. Per una reale
trasformazione sui diritti umani, egli aggiunge, ci vorranno almeno
altri 10-15 anni, ma si è sulla strada giusta. Una sorta di
diplomatico "Sì, ma...". (Marek Zuboir/AsiaNews.it)
07.10.2004
|
PREMIO <QUADRIGA> AD
ERDOGAN
Il
Primo Ministro turco lo ha ricevuto a Berlino come "Europeo
dell'anno". La scultura fa riferimento al monumento in bronzo
sopra la porta di Brenderburgo. 3 ottobre, giornata della
riunificazione.
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha ricevuto il Premio Quadriga
quale "Europeo dell'Anno".
Il riconoscimento - la Quadriga fa riferimento al medesimo monumento
in bronzo sulla Porta di Brenderburgo - viene assegnato il 3 ottobre
nella giornata della riunificazione dall'Associazione <Werkstatt
Deutschland> (Atelier Germania) a personalità distintesi per
apertura di spirito, pragmatismo, impegno e credibilità-
Nella motivazione degli organizzatori è stato sottolineato come
Erdogan - convinto democratico - abbia costruito ponti tra le
culture. (take Ansa)
07.10.2004 |
ANNULLATA
LA RIUNIONE UE-OIC
Ankara avrebbe
avuto l'intenzione di far partecipare anche la Repubblica
turco-cipriota ma il Consiglio Europeo si è opposto facendo
ritirare la delegazione dei Venticinque .
Il Forum tra l'Unione Europea e
organizzazione della Conferenza Islamica (Oic) che avrebbe dovuto
tenersi lunedì e martedì ad Istanbul è stata annullata, come
annunciata dal ministero degli Esteri turco, a causa di una disputa
sullo status con cui avrebbe dovuto partecipare la Repubblica turca
di Cipro Nord (Rtcn), riconosciuta solo da Ankara, La Turchia
avrebbe voluto che la Rtcn partecipasse alla riunione - il cui
obiettivo era quello di rafforzare il dialogo tra i Paesi europei ed
i Paesi musulmani - in qualità di Stato, richiesta alla quale la
presidenza olandese dell'UE si è opposta sostenendo che la
Repubblica turca di Cipro Nord poteva essere presente solo in
qualità di comunità. Dinanzi all'insistenza di Ankara, la
presidenza olandese ha invitato i rappresentanti dei 25 a boicottare
la conferenza che per questo motivo è stata annullata.
"La Turchia è rattristata per il fatto che un'iniziativa così
importante il cui scopo era quello di contribuire alla pace mondiale
attraverso il dialogo tra le civiltà e le culture sia stata
bloccata a causa di una questione non collegata", si legge in
una nota del ministero degli esteri.
La questione cipriota risale ormai a trent'anni fa, quando le truppe
turche invasero la parte settentrionale dell'isola a seguito di un
golpe contro l'arcivescovo Makarios dei sostenitori dell'<Enosis>
(annessione) di Cipro alla Grecia. nel 1983, nella parte nord venne
proclamata la repubblica turca di Cipro Nord riconosciuta solo da
Ankara. Ad aprile, alla vigilia dell'ingresso dell'isola nell'UE, le
nazioni Unite avevano presentato un piano per la riunificazione di
Cipro, respinto in un referendum dai greco-ciprioti e approvato dai
turco-ciprioti. (take Adnkronos)
07.10.2004
UN
SILURO AL DIALOGO
L'annullamento
del Forum paritetico, a margine della Conferenza islamica di
Istanbul, è stato quanto mai inopportuno se non addirittura
sconcertante.
Proprio nel momento
in cui la necessità di approfondire il dialogo con il mondo arabo
ed islamico si manifesta con assoluta urgenza e da più parti si
auspicano iniziative volte a prevenire il paventato "scontro di
civiltà", l'annullamento da parte della presidenza di turno
olandese del consiglio Europeo del Forum UE-Organizzazione della
Conferenza islamica appare alquanto mai inopportuno, se non
sconcertante. L'assise, che avrebbe dovuto svolgersi ad Istanbul,
era stata organizzata con il preciso intento di favorire la
comprensione reciproca e la cooperazione tra Paesi europei e
musulmani. Ed è stata revocata per un cavillo nominalistico, in
seguito alle pressioni greche e greco-cipriote.
Atene e Nicosia hanno contestato infatti la presenza di una
delegazione di Cipro Nord sotto il nome "Stato
turco-cipriota". Si trattava della formula adottata dall'Oic
per la rappresentanza, in seno all'organizzazione, della Repubblica
turca di Cipro Nord (Rtnc), riconosciuta solo da ankara.
I media turchi hanno avuto buon gioco nel denunciare il cedimento
dell'UE al "ricatto ellenico", che è avvenuto a cinque
giorni dal parere della Commissione di Bruxelles sull'avvio dei
negoziati per l'adesione di Ankara all'Unione. la dizione ricusata
è stata quella usata nel piano Annan per la riunificazione di Cipro,
approvato dai turco-cipriuoti e respinto dai greco-ciprioti con due
referendum paralleli.
Non soltanto la comunità internazionale non ha mantenuto la
promessa di superare l'isolamento dei turco-ciprioti; l'UE, già in
difetto in merito all'allentamento delle sanzioni, ha penalizzato
ora ulteriormente - in base ad una motivazione pretestuosa ed
irresponsabile - chi, come il popolo di Cipro Nord, si è
pronunciato senza equivoci per la pace e la riconciliazione. il
tutto mentre Bruxelles non ha perso invece tempo a revocare le
sanzioni contro la Libia di Gheddafi. E' una nuova conseguenza
nefasta della decisione di ammettere nell'UE un solo Stato
greco-cipriota quale "rappresentante di tutta l'isola":
una pretesa che non rispecchia la realtà ed ignora il diritto
all'autodeterminazione.
Il fatto più grave è che il siluro dell'UE contro la Conferenza
Islamica ha gettato nuove ombre sulle prospettive del dialogo tra le
culture e su quelle del già difficile negoziato per l'adesione
della Turchia che non potrà adesso non sospettare che gli
interlocutori europei colgano ogni occasione per frapporre ostacoli
alle trattative ed inventarsi nuove condizioni limitanti.
Nell'ambito di una logica miope e discriminatoria dei "due pesi
e due misure": perché ci sono invece Paesi privi di tradizioni
democratiche - come ha ricordato un editorialista turco - dove i
diritti dell'uomo sono stati a lungo violati e le economie risentono
ancora delle costrizioni colletiviste, che sono oggi membri
accettati dell'unione. (Mario Nordio/Adnkronos Aki)
07.10.2004
|
IL
DISAPPUNTO
E' stato
espresso dall'Organizzazione della Conferenza islamica, ma anche
dalla stessa UE, in merito al Forum che era stato programmato.
The
Organization of the Islamic Conference (Oic) expressed its
disappointment over the cancellation of the Oic/European Union (EU)
Joint Forum planned in Istanbul.
The inability of both sides to come to an agreement on how the
Turkish Republic of Northern Cyprus (Trnc) should be called during
the summit forced the meeting to be canceled.
An Oic statement emphasizes, "The organization, working to
progress by recognizing tolerance and dialogue among the
civilizations, feels sorry about the cancellation of the meeting due
to an extremely nonsensical matter."
The organization points out that the name "Cypriot Turkish
State" was used by United Nations (UN) Secretary-General Kofi
Annan as part of his Cyprus plan. The Oic thus began allowing Trnc
to attend the organization's meetings under the title suggested by
Annan himself.
The Oic thanked Turkey for showing the goodwill to organize the
meeting. On the other hand, Trnc President Rauf Denktas said that Oic
was supposed to officially recognize Trnc to show its reaction to
the EU. (Zaman)
07.10.2004
|
350.000 EURO AD HOC
Li ha messi a
disposizione l'Unione Europea a favore della Turchia come fondi
speciali per migliorare il sistema degli interrogatori dei detenuti.
Progetto-giustizia di 18 mesi. Quaranta esperti dall'Austria e dalla
Germania per collaborare.
The
European Commission set aside a 345,000-euro fund to be used for
improving the interrogation rooms used by Turkish security forces.
The financial aid is part of the pre-accession EU funds being used
to support an 18-month project in the justice and domestic fields.
The commission, bringing attention to Turkey's efforts in human as
well as basic rights and freedoms during the EU adaptation process,
decided to support the project aimed at renovating rooms used for
interrogation and judicial inquiry.
The Security Directorate stands to benefit from this project, as it
will allow the process of taking statements to be improved with
respect to the rule of law and the provision of human rights.
200 educators and 800 police officers will be trained in order to
allow the security forces to more efficiently utilize the data
obtained during the interrogation process.
Two experts from Austria's Ludwing Boltzmann Human Rights Institute
will work with the Turkish Interior Ministry to oversee the 18-month
project. The experts will collaborate with Turkish officials on
enforcing interrogation standards and the development and
implementation of guidelines.
In addition, 40 experts from Germany and Austria will also come to
Turkey on a temporary basis in order to collaborate with Turkish
officials. The experts will work with Turkish bar associations and
non-governmental organizations in order to support inquiry and
prosecution based on evidence. They will also ensure that statements
are taken correctly. (Suleyman Kurt/Zaman)
07.10.2004
UNA
RICHIESTA PRESSANTE DI AIUTO
La Palestina
si è rivolta ad Ankara, attraverso una lettera inviata dal suo
ministro degli Esteri Nabiil Shaath all'omonimo turco Abdullah Gul,
perché cessino le violenze a Gaza
Palestinian
Foreign Minister Nabil Shaath has sent a letter to Foreign Minister
Abdullah Gul and asked for Turkey's help amid the mounting violence
north of the Gaza Strip where Israel has been conducting major raids
in four years of conflict.
Palestinian
Ambassador to Turkey Fouad Yaseen told the Tdn that he would convey
Shaath's letter to Gul. Yaseen said the letter explained the
recent situation in Palestine and asked for Turkey's help and
support to bring an end to the catastrophic situation, particularly
in Gaza.
The
ambassador said that the Palestinian foreign minister in his letter
requested Ankara's assistance to "stop the massacre committed
by Israel against the Palestinian people." He declined to give
any further details. Nearly
200 Israeli tanks and armoured vehicles seized 9-square kilometers
of the north Gaza Strip and pushed deep into the teeming Jabalya
refugee camp, which was described as a militant hotbed. Israeli
Prime Minister Ariel Sharon vowed yesterday to continue the
offensive in Gaza until the militants stop firing rockets into
Israel. The
death toll in the recent Israeli operation has reached 50 in four
days after Israeli troops killed three militants from Hamas and the
Islamic Jihad faction group early yesterday. The Palestinian cabinet
declared a state of emergency over the weekend in the occupied
territories. Palestinian leader Yasser Arafat is appealing for
international help against the massive Israeli incursion. Anatolian
news agency said Arafat sent a letter to Prime Minister Recep Tayyip
Erdogan and asked Turkey to "intervene to stop Israel's attacks
in Gaza." However, neither Prime Ministry officials nor
officials at the Palestine Embassy in Ankara have confirmed the
existence of Arafat's letter. Foreign Ministry officials were not
available for comment. Palestinian
Prime Minister Ahmed Qorei accompanied by Foreign Minister Shaath,
was expected to visit Ankara this week. The visit was postponed by
the Palestine side due to the Israeli raid in Gaza, said officials
from the Palestine Embassy in Ankara. (Turkish daily News)
07.10.2004
ALTRI
SOLDATI IN AFGHANISTAN
Secondo
il senatore democratico Usa Tom Lantos, La Turchia avrebbe promesso
di inviarvi 12 mila unità.
The
US House of Representatives International Relations Committee
criticized the Bush administration for not encouraging Turkey to
hurry more soldiers to Afghanistan.
Senior Democratic member of the Commission Tom Lantos said during a
meeting about the upcoming elections in Afghanistan that, "Turkey,
a member of the North Atlantic Treaty Organization (Nato), had
promised send 12,000 soldiers to Iraq. Therefore, it should hurry at
least that many to Afghanistan."
Several colleagues supported Lantos, who is a prominent member of
the Jewish lobby that has been critical of Turkey since it sent only
200 soldiers to Afghanistan despite having the second largest army
in Nato. Deputy US Secretary of State Richard Armitage was also
present during the committee meeting,
Lantos, directing his inquiry towards Armitage, asked, "Why
does the government not work towards encouraging Turkey to send a
noteworthy number of soldiers to Afghanistan? We will regret our
unwillingness to share the responsibility with the Europeans, Turks,
and Egyptians if Afghanistan ends in failure."
Armitage, expressing that the Afghan administration opposed Turkish
and Egypt soldiers, responded, "I will appeal to Turkey again.
They had a hard enough time finding a way to send 200 soldiers, but
perhaps there is a way they could send 2,000 or more." (Ali
H. Aslan/Zaman)
07.10.2004
SCIOLTA LA
FORZA DI PACE
Si tratta di
quella a guida turca che operava nella città di Arbil per
stabilizzare a nord dell'Irak la regione teatro negli anni addietro
di lotta tra le fazioni curde.
La forza di pace a
guida turca dislocata nel Kurdistan irakeno è stata ufficialmente
sciolta dopo una missione di sette anni mirata a stabilizzare la
regione sconvolta dalla lotta tra fazioni curde rivali.
La Forza di monitoraggio della pace (Pmf) - con sede nella città di
Arbil - venne costituita da Turchia, Stati uniti e Gran Bretagna per
controllare la linea del cessate il fuoco dopo i sanguinosi scontri
tra i due principali partiti curdi, l'Unione patriottica del
Kurdistan (Puk) ed il Partito democratico del Kurdistan (Pdk)
La linea del cessate il fuoco venne tracciata in un'area dell'Irak
che era fuori controllo dell'ex presidente irakeno Saddam Hussein.
(take Ansa-Reuters)
07.10.2004
LA
PROTESTA DELLA RAGAZZA
E' accaduto in
Francia dove una studentessa si è tolta il velo e si è tagliata i
capelli presentandosi così in classe. "Rispetto la legge - ha
detto - ma la legge non rispetta me".
A
Turkish schoolgirl bowed to France's ban on Islamic headscarves in
state schools on Friday by returning to class and removing her veil
to reveal a shaved head in protest. "I will respect both French
law and Muslim law by taking off what I have on my head and not
showing my hair," Cennet Doganay, 15, said outside her high
school in Strasbourg, eastern France. "I respect the law but
the law doesn't respect me." School officials, who had only
allowed her into a study room since early September while
negotiating her return to class without a headscarf, allowed her to
re-enter the Louis Pasteur Lycee and made no comments to journalists
outside. (Turkish Daily News)
07.10.2004
DONNE
ALLA PORTA DELL'EUROPA
Un
interessante articolo del giornalista-inviato Antonio Ferrari sul
progetto politico di Azruhan Dogan Yalcindag, magnate turca tutta al
femminile dell'editoria, e di dieci sue collaboratrici. Erdogan
inteso come un Giano bifronte, intento a non scontentare nessuno.
 Nell'ultimo
numero (n.40 - 2 ottobre) di <Io donna>, il magazine del
<Corriere della Sera> che esce ogni sabato c'è un
bell'articolo di Antonio Ferrari con foto di Staton Winter/Polaris-Grazia
Neri. Avremmo potuto riassumerlo ma facendo un torto al
collega. Per cui lo riproponiamo tale e quale sperando di fare cosa
gradita ai nostri lettori e, perché no, anche a Ferrari uno dei
più noti inviati speciali del quotidiano di via Solferino.
La società turca mai come oggi rischia un devastante infarto.
Ankara è allettata dalle speranze europee, che vengono
rocciosamente sostenute da una solida e laica maggioranza, però è
costretta a fare i conti con forze minoritarie refrattarie a
qualsiasi cambiamento. le donne sono le protagoniste, e spesso le
vittime di questo pre-infarto, che si è riprodotto la scorsa
estate, e che sta aggravandosi, fino a creare la falsa immagine che
la Turchia sia decisamente polarizzata tra la voglia di Occidente e
le lusinghe orientali della conservazione islamica. La realtà non
è questa, perché chi resiste è appunto una chiassosa minoranza,
non certo collocabile nella cosmopolita Istanbul, ma negli sperduti
villaggi dell'Anatolia. Tuttavia è una minoranza che ha trovato
un'ambigua sponda nel primo ministro Recep Tayyip Erdogan, leader
del partito islamico moderato della Giustizia e dello
Sviluppo.
Erdogan
non ha ancora risolto la sua natura di Giano bifronte: disponibile
ad avviare quasi tutte le riforme richieste dall'Unione europea come
condizione necessaria per ottenere una data per iniziare i negoziati
di adesione, ma pronto nel contempo a occhieggiare ai conservatori,
in sostanza allo zoccolo duro del suo partito. Al vertice di
Copenaghen del 2002 si chiedeva alla Turchia di abolire la pena di
morte, di garantire la libertà di espressione, di promuovere la
democrazia, di limitare il potere delle Forze armate, di rispettare
i diritti umani, e in particolare quelli delle donne. E' pur vero
che sono stati compiuti grandi passi avanti. ma anche due passi indietro:
il primo è il tentativo, appoggiato dal governo, di ripristinare le
scuole religiose e favorire la carriera universitaria dei diplomati
nei licei dove la teologia conta più della filosofia; il secondo è
la riforma del codice penale (vecchio di quasi ottant'anni), attesa
da tutti i democratici e richiesta dall'Ue, nella quale però era
stato inserito un articolo per ripristinare il delitto di adulterio,
e punirlo con la prigione. Il primo passo indietro è stato respinto
dal capo dello stato Sezer, che lo ha rinviato al Parlamento, dove
il partito di maggioranza lo ha disinvoltamente affossato, come se
non fosse mai esistito. Il secondo è stato fermato dall'accordo
bipartisan tra islamici moderati e l'opposizione laica del Partito
repubblicano del popolo di Deniz Baycall, apprendo la strada
all'approvazione del codice penale (ma senza la norma
sull'adulterio).
Erdogan
gioca probabilmente su due tavoli, e vuol convincere i
conservatori
del suo impegno a difendere le regole
dell'Islam. Ma il gioco si fa sempre più pericoloso, perché
l'irrigidimento dell'Ue, come molti segnali indicano, avrebbe
conseguenze pesanti non soltanto per il premier e il suo governo. ma
per l'intera società civile, e soprattutto per le donne. L'estate
scorsa, la vicenda delle cinque studentesse di scuola coranica che
sono state lasciate morire nel mare di Smirne perché non sapevano
nuotare, mentre agli uomini presenti veniva impedito di soccorrerle,
ha provocato un vero choc.
Che cosa ha fatto il premier? Invece di incoraggiare
un'inchiesta, ha scelto il silenzio. "Mamma dice andate ad
ovest", era il ritornello di una popolare ballata anatolica.
Accostando la fotografia di una modella in bikini a quella di una
donna velata, il quotidiano Hurriyet due anni fa commentava:
"Dovremo convivere con questo". Le donne più impegnate
nella difesa dei diritti laici e delle riforme lanciano il loro grido
d'aiuto. "Mi chiedo: le differenze culturali sono una
ricchezza o un limite? Io credo che siano una ricchezza, perché le
diverse culture non soltanto non possono convivere, ma rafforzarsi a
vicenda. L'importante è condividere gli stessi valori".
Arzuhan Dogan Yalcindag è una giovane e combattiva manager, al
vertice del gruppo Dogan, fondato da suo padre, che rappresenta l'ompero
editoriale della turchia: decine di quotidiani (come Hurriyet,
Milliyet, Radikal) e settimanali, oltre a importanti
stazioni televisive, tra cui la Cnn Turk. E' anche una protagonista
della Tusiad, la Confindustria di Istanbul, e ora è diventata
presidente di una iniziativa vigorosa. Nella speranza che la Turchia
ottenga, alla fine dell'anno, una data d'inizio sui negoziati per
l'adesione all'Unione europea, ha deciso di mobilitare le donne
della società civile. Con un obiettivo: aprire un dialogo con le
controparti femminili europee ed ottenere il sostegno, superando i
pregiudizi che nascono dalla non conoscenza, quindi dall'ignoranza.
Azruhan ha riunito dieci fra le rappresentanti più
autorevoli della società turca (mondo accademico, cultura,
giornalismo, business), e ha deciso di dare l'assalto al cielo. Lo
slogan "Iniziativa delle donne per la Turchia nell'Ue"
sintetizza le loro ambizioni: "Cambiare, agli occhi degli
europei, l'immagine del nostro paese, legata a troppi stereotipi.
Quanti sanno, per esempio, chele donne turche sono, da decenni, le
più convinte europeiste? Non si tratta soltanto di un progetto
politico ma di un profondo desiderio che affiora dalla società
civile. Ritengo che questo processo trasformerà il nostro paese
in un bene politico, economico e culturale per l'Europa del
futuro". Le dieci sentinelle della riscossa femminile turca
aggiornano costantemente il loro dossier, registrando dichiarazioni,
attestazioni di solidarietà, e naturalmente critiche alla
candidatura di Ankara. "Ci sono politici europei, tutti
maschi" dice Arzuhan "che in privato assicurano sostegno,
ma in pubblico preferiscono tacere. Ecco perché abbiamo scelto di
chiedere aiuto alle donne. Abbiamo il pieno sostegno di 350
organizzazioni non governative femminili di Istanbul, Ankara,
dell'Anatolia, del sud-est. Quanti sanno che, In Turchia, quasi il
50 per cento dell'intero corpo accademico è composto da donne?
Abbiamo avuto il diritto di voto e ci siamo emancipate prima di
altre donne europee". Tutto vero, però ad alimentare i
pregiudizi e a riaccendere le riserve di chi era convinto di averli
superati sono stati proprio la Turchia e i suoi passi avventati, che
il premier Erdogan giudica "affari interni del paese". Non
stupisce, quindi, alla vigilia del primo esame europeo (l'articolo
è stato scritto prima che la Commissione Ue all'Allargamento
esprimesse il 6 ottobre il suo parere, ndr), che il
neopresidente della Commissione Barroso abbia detto che Ankara,
nonostante i passi compiuti, non ha ancora soddisfatto i parametri
richiesti. Il momento è quindi estremamente delicato, l'opinione
pubblica europea è dubbiosa. Ecco perché la protesta delle donne
laiche si è intensificata. "Per l'Europa" aggiunge
Arzuhan "rinunciare al multiculturalismo sarebbe infatti un
grave errore. Il nostro popolo musulmano chiede un posto nell'Ue,
ma di fronte ad un altro rinvio prevarrebbe lo scoramento, la
delusione, la fine di un sogno". Che cosa fare,
allora? "Abbiamo inviato una lettera a tutte le ambasciate dei
paesi europei che si trovano ad Ankara, e a tutte le ambasciate
turche nei paesi dell'Ue. L'obiettivo è di organizzare un grande
Forum, a metà ottobre, a Bruxelles, con le donne europee che
desiderano confrontarsi con noi. A tutte chiederemo sostegno, e una
firma per ottenere la data d'inizio dei negoziati. E' chiaro che una
data non significa chiudere il negoziato in poco tempo. Siamo
realiste. sappiamo aspettare e vogliamo crescere". (Antonio
Ferrari/Io Donna-Corriere della Sera)
07.10.2004
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TOLLERANZA
PER IL VELO
L'ha
chiesta un deputato del partito Dyp, Mehmet Agar, che è intervenuto
a difesa delle studentesse costrette ad interrompere i loro studi a
causa del divieto del foulard nelle università.
True
Path Party (Dyp) Leader Mehmet Agar, disclosing the 80,000 women had
been forced to discontinue their education because of the headscarf
ban in universities, admonished the Republican People's Party's (Chp)
opposition to student leniency.
During an appearance on Dünya Radio's Medyatik Gündem program,
Agar explained, "Women who wear headscarves do not come from
outer space. They are the children of this country, too. Will we
really be worse off if we accept them?"
The Dyp leader reminded that his party carried out several campaigns
to encourage children to continue their education. He said that
children should not be prevented from attending school simply
because of their clothing.
"The leniency does not only include women wearing headscarves.
Whether or not they wear scarves, they are still our children. The
important thing is to ensure they complete their education,"
stressed Agar. (Hasan Onal/Zaman)
07.10.2004
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CAUSA
VINTA CONTRO GLI STATI UNITI
Un professore
turco di Scienze politiche si era rivolto al tribunale per chiedere
la condanna del Governo Usa. I fatti risalgono al 2002 quando Haluk
Genger, questo il nome del docente, si era visto multare alla dogana
di New York, prendere le impronte digitali e rispedire nel suo Paese
pur avendo il passaporto valido.
Political
Science professor Dr. Haluk Gerger, who opened a case against the US
for what he felt was wrongful deportation, won a judgment of $1 from
a Turkish court.
Gerger had gone to New York with his wife for a private visit on
October 1st, 2002. When he arrived he was told that his visa, good
for ten years, was no longer valid. He was finger printed,
photographed, and put on the next flight out of the country.
Genger claimed that the events he lived through amounted to torture,
and therefore opened a case against the US. He demanded
2,739,805,000 Turkish Lira (US$1,478) in compensation for expenses
incurred during his return to Turkey. He also sought $1 in punitive
damages.
Judge Ture of the Ankara 22nd Civil Court of First Instance ruled in
favor of the $1 punitive damage sought by Genger, and therefore
demanded that the US pay the plaintiff at the October 2002 rate of
exchange and interest. Genger is therefore entitled to 1,647,532 TL.
Genger was unable to convince the judge to award him the 2.74
billion TL in compensatory damages.
After the trial Genger said, "The US owes me $1. The US, which
collects billions of dollars from all around the world, will give me
$1." (Metin Arslan/Zaman)
07.10.2004
MISSIONE
DEL VICE MINISTRO URSO
Si
svolgerà dal 13 al 15 dicembre in Turchia e avrà al suo seguito
una delegazione di operatori economici e rappresentanti degli
organismi di supporto all'internazionalizzazione delle imprese
italiane (Ice, Sace, Simest, Finest, Informest)
Il Vice Ministro alle Attività Produttive, Adolfo Urso,
effettuerà una missione in Turchia dal 13 al 15 dicembre 2004,
avendo al seguito una delegazione composta da operatori economici e
da rappresentanti degli Organismi di supporto
all'internazionalizzazione delle imprese italiane (Ice, Sace, Simest,
Finest, Informest). Il programma, suddiviso in tre giornate, prevede:
- per il 13 dicembre un
Seminario sugli investimenti congiunti italo-turchi e possibile
cooperazione nei Paesi dell'area;
- per il 14 dicembre una missione esplorativa a Gaziantep e zona
circostante, contraddistinta da una importante dinamicità
imprenditoriale, per esplorare le potenzialità di sviluppo
dell'area sud-orientale del Paese e la possibilità di creare un
distretto italiano in Turchia (settori prevalenti: trasformazione
agroalimentare; prodotti e macchinari agricoli; industria dei
detergenti, prodotti cosmetici semplici, calzature, lavorazione
plastica);
- per il 15 dicembre, incontri istituzionali e con le associazioni
imprenditoriali coinvolte nelle due giornate precedenti. Si
trasmette in allegato il testo integrale del Comunicato del
Ministero delle Attività Produttive ed un esemplare della scheda di
partecipazione. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
----------------------
Ministero
delle Attività Produttive
DirezioneGenerale per la Promozione degli Scambi - Div. IV
Oggetto:
Visita del viceministro Urso in Turchia, con operatori al
seguito (13-15 dicembre 2004)
Si comunica che il Vice
Ministro Urso effettuerà una missione in Turchia con operatori al
seguito dal 13 al 15 dicembre 2004. In tale occasione, è prevista anche la
presenza di una delegazione composta da operatori economici e da
rappresentanti degli Organismi di supporto
all'internazionalizzazione delle imprese italiane (Ice, Sace, Simest,
Finest, Informest).
Il programma di massima della missione, suddiviso in tre giornate, prevede:
13 dicembre: "Seminario" sugli
investimenti congiunti italo-turchi e sulla possibile cooperazione
nei Paesi dell'area (Repubbliche turcofone dell'Asia Centrale,
Caucaso, Russia, Medio-oriente, Iraq e Afganistan);
14 dicembre: missione esplorativa a Gaziantep e alla zona circostante,
per dare la possibilità alla delegazione che accompagnerà il Vice
Ministro Urso di esplorare una realtà imprenditoriale dinamica e
con grandi potenzialità di sviluppo, quale quella della zona
sudorientale del Paese. Ciò con l'obiettivo di creare un
distretto italiano in Turchia (settori prevalenti: trasformazione
agro-alimentare, prodotti e macchinari agricoli, industria dei
detergenti, prodotti cosmetici semplici, calzature, lavorazione
plastica).
15 dicembre: incontri
istituzionali e con le associazioni imprenditoriali non coinvolte
nelle due giornate precedenti.
Al riguardo si evidenzia che il Ministro turco dell'Industria
Coskun ha segnalato alla nostra Ambasciata in loco un
"pacchetto" di incentivi per agevolare gli investimenti
stranieri, attualmente in corso di definizione. Tali agevolazioni
dovrebbero prevedere, per determinate zone, sgravi fiscali,
contributi e sconti sull'acquisto di terreni, sulle opere di
urbanizzazione e sull'erogazioni di servizi quali elettricità
acqua e gas. Detti benefici potrebbero essere estesi in presenza di
impianti produttivi dedicati all'esportazione, ad alta intensità
di lavoro o in presenza di trasferimenti tecnologici.
In relazione a quanto sopra, si trasmette in allegato, per gli
operatori che desiderano partecipare alla missione, la " scheda
di adesione"" che dovrà essere debitamente compilata in tutte
le sue parti e rispedita alla scrivente entro e non oltre il 2o
ottobre p.v (fax 06 59932635 e-mail:promo4@mincomes.it). In
particolare, si invitano gli organismi interessati a voler segnalare
in detta scheda le iniziative (da avviare o in corso), per le quali
si ritiene opportuno un intervento governativo, nonché eventuali
problematiche riscontrate nei rapporti bilaterali, da portare
all'attenzione delle controparti istituzionali.
Le Regioni, gli Enti e le
Associazioni
destinatari del presente comunicato, oltre a fornire elementi e
osservazioni di proprio interesse relativamente al programma della
missione (indicando il nominativo del partecipante),
sono invitati anche a darne diffusione agli operatori potenzialmente
interessati. La Confindustria,
in particolare, è invitata a sensibilizzare i propri associati
sulla base dell'incontro "Confindustria-Tusiad" svoltosi lo
scorso 3 giugno, nonché a fornire ogni utile collaborazione per
l'organizzazione della missione.
Al riguardo, si
evidenziano di seguito altri settori (oltre a quelli sopramenzionati) che presentano buone
prospettive per la collaborazione economica: onfrastreutture
(strade, trasporti, sistema di oleodotti e gasdotti, trattamento
acque),edilizia, energia, automobili, meccanica (nel campo tessile, delle attrezzature per
pietre e marmi e per l'ambiente),beni intermedi e di consumo,(con riferimento al tessile, ai
mobili e componenti, ecc.).
Per quanto concerne gli
aspetti logistici, nel far presente che gli organismi
interessati dovranno provvedere autonomamente alla prenotazione di
voli e di alberghi in loco, si informa che l'Ufficio ICE di
Istanbul - Tel: (0090 212) 2512951 / 2512952 / 2512953 / 2512954
Fax: (0090 212) 2512991 E-mail: istanbul@istanbul.ice.it
- Direttore Antonino Mafodda - potrà assicurare ogni
utile assistenza agli operatori che intendono partecipare alla
missione.
Per eventuali informazioni e chiarimenti, contattare l'Ufficio
competente di questa Direzione Generale (Div. IV: Dirigente
Responsabile Dr.ssa Bianca Maria Bonanni - tel.06 59932683 - fax 06
59932635, e-mail:promo4@mincomes.it, punto di contatto Dr.ssa
Roberta Perini tel. 06 5993 2564 e-mail r.perini@mincomes.it.
Il direttore generale, Gianfranco Caprioli
07.10.2004
|
LA SCHEDA DI ADESIONE
(cliccare per ingrandire) |
|
FMI:
ANDATA E RITORNO
Il
responsabile del Desk Turchia, Reza Moghadam, è partito per gli
Stati Uniti ma sarà di nuovo ad Ankara per la seconda metà di
questo mese.
La
prima fase dei negoziati per un nuovo accordo triennale Stand-by
tra il Fondo Monetario Internazionale ed il Governo turco si è
conclusa la scorsa settimana con la partenza per gli Stati Uniti
della delegazione dell'Fmi guidata dal Responsabile del Desk
Turchia, Reza Moghadam, che ha poi riferito sull'andamento dei
colloqui al Direttore
per l'Europa, Deppler. I contatti tra gli esperti del Fmi ed i
responsabili economici turchi sono proseguiti nel corso della
riunione d'autunno Fmi/Banca Mondiale a Washington, toccando anche
i problemi legati al Bilancio 2005 ed alla riforma del sistema
bancario. La delegazione del Fondo Monetario dovrebbe essere di
nuovo ad Ankara nella seconda metà del mese di ottobre. (fonte Amb.
d'Ita)
07.10.2004
|
MEGLIO
DI COSI' NON POTREBBE ANDARE
Il
programma economico perseguito dalla Turchia con l'Accordo Stand-by
del 2001 ha avuto un successo superiore alle aspettative, tanto che
l'economia del Paese non è più da considerare "altamente
vulnerabile". La dichiarazione del direttore per l'Europa del
Fmi.
In successive dichiarazioni riprese dalle agenzie di stampa
internazionali, il direttore per l'Europa del Fmi, Deppler, ha
affermato che il programma economico perseguito dalla Turchia con
l'Accordo stand-by del 2001 ha avuto un successo superiore
alle aspettative, tanto che l'economia del Paese non è più da
considerare "altamente vulnerabile": la crescita supererà
probabilmente quest'anno il 10%; le riserve si accumulano,
l'inflazione scende ed è tornata la fiducia delle agenzie di rating,
pur in presenza di un debito pubblico eccessivo e pari al 70% del
PIL. Deppler ha anche detto che l'ammontare del nuovo prestito sarà
fissato solo verso la fine dei colloqui e che l'Fmi intenderebbe
alleggerire gradualmente la sua esposizione verso la Turchia, che è
seconda solo a quella verso il Brasile. Egli ha concluso affermando
che l'accesso all'Unione Europea
costituirebbe per la Turchia un beneficio reale e di immagine
di grande spessore, l'Europa essendo stata la stella polare
per il risanamento delle economie dei Paesi candidati nella passata
decade. Le lodi espresse da Deppler alla Turchia sono state poi
riprese dal Numero Due del Fmi, Anna Krueger. (fonte Amb. d'Ita)
07.10.2004
"NON
E' UNO STATO ISLAMICO"
Il Capo
dello Stato turco è voluto intervenire a proposito di luoghi comuni
che ruotano attorno attorno alla Turchia.
Nell'approssimarsi della data di diffusione del Rapporto del
Commissario Gunther Verheugen sulla raccomandazione o meno
dell'apertura dei negoziati per l'accesso della Turchia
all'Unione Europea, il Presidente della Repubblica Necdet Ahmet
Sezer, nel discorso di apertura dei nuovi lavori parlamentari, ha
ribadito che la Turchia ha tutte le carte in regola per entrare
nella UE, essendo da oltre 80 anni una Repubblica laica e moderna,
basata sul rispetto della legge e su una costituzione di tipo
democratico occidentale. La Turchia, ha detto Sezer, non è uno Stato
islamico moderato, come viene spesso definita,
semplicemente non è uno Stato islamico. (fonte Amb. d'Ita)
07.10.2004
UNIONE
DOGANALE
E' stata
estesa a Cipro, secondo i desiderata di Bruxelles.
Il Governo turco - secondo i desiderata di Bruxelles - ha
provveduto ad estendere a Cipro il regime di unione doganale con
l'Unione Europea. (fonte Amb. d'Ita)
07.10.2004
DISOCCUPAZIONE
IN CALO
A darne
notizia è stato l'Istituto di Statistica turco. E' passata dal
12.4% al 9.3%.
Secondo l'Istituto Nazionale di Statistica turco, la
disoccupazione è calata nel secondo
trimestre al 9.3% dal 12.4% del trimestre precedente. Tale
miglioramento è attribuito alla forte ripresa economica
registrata nei primi sei mesi dell'anno. (fonte Amb. d'Ita)
07.10.2004
AUMENTO
DELL'EXPORT
I dati
dell'Associazione degli Esportatori turchi (Tim) parlano di un
36.5%. Il riferimento è al mese di settembre.
Secondo dati preliminari dell'Associazione degli Esportatori
turchi (Tim), nel mese di settembre
le esportazioni della Turchia sono aumentate del 36.5% sullo
stesso mese dell'anno scorso, raggiungendo i $ 5.79 miliardi. Nei
primi nove mesi del 2004, le esportazioni turche avrebbero quindi
totalizzato $ 45.6 miliardi (+34% sul corrispondente periodo del
2003). İl ministro del Commercio Estero, Kursad Tuzmen, ha
peraltro sottolineato che tale andamento positivo potrebbe non
incidere troppo sull'alto disavanzo corrente (oltre $ 10
miliardi), dato che le attuali quotazioni petrolifere non consentono
di prevedere riduzioni nelle importazioni. (fonte Amb. d'Ita)
07.10.2004
L'INFLAZIONE
A SETTEMBRE
Per i
prezzi al consumo c'è stato un aumento dello 0.94% (9% negli ultimi
dodici mesi); per quelli all'ingrosso l'aumento è stato dell'1.85%.
L'Istituto Nazionale
di Statistica turco ha reso noti i dati relativi all'inflazione
nel mese di settembre. Per quanto riguarda i prezzi al consumo,
l'aumento è stato dello 0.94%, ciò che ha portato al 9%
l'aumento per gli ultimi 12 mesi. In merito ai prezzi
all'ingrosso, l'aumento è stato più consistente (1.85% per
settembre) e dovuto ai rincari dei prodotti agricoli e del petrolio:
l'inflazione all'ingrosso su base annua è stata del 12.5%, la
più alta registrata nel 2004. (fonte Amb. d'Ita)
07.10.2004
AUMENTO
AGLI IMPIEGATI
Il
Governo turco lo sta negoziando (10%) con i sindacati del pubblico
impiego e riguarda il prossimo anno. Ma questi ultimi lo hanno respinto.
Il Governo sta negoziando con i sindacati del pubblico impiego gli
aumenti da concedere per il prossimo anno. L'offerta di un
incremento del 10% (lievemente superiore all'inflazione
programmata) è stata respinta dai sindacati, che esigono invece un
aumento del salario più basso percepito dagli impiegati statali del
163%, dalle attuali TL
481 milioni (ca 245 Euro) a TL 840 milioni. (ca 470 Euro). La soglia
di povertà per una famiglia di 4 persone (che include l'alloggio,
la scuola, la salute ed il trasporto) è stata fissata ad Agosto a
TL 1.44 miliardi (circa 800 Euro). (fonte Amb. d'Ita)
07.10.2004
EFFETTI
POSITIVI
Secondo
la Tusiad (la Confindustria turca) si assiste in Turchia ad una
buona crescita economica che si ripercuote positivamente
sull'occupazione.
In
response to reports that the unemployment rate decreased to 9.3
percent in the second quarter of 2004, the Turkey Industrialists and
Businessmen Association (Tusiad) said, "This indicates that the
economy reentered the process of creating employment."
Tusiad released a statement regarding the results of a second
quarter House Hold Labor Force Survey, conducted by the State
Institute of Statistics (Die). In the statement, Tusiad said that
economic growth has continued without interruption during the past
ten-quarters. Furthermore, results from the Die survey confirm the
success of an economic policy that aims for low inflation and high
growth.
"The highest employment increase in the last three year-period
was in the city, where 488,000 jobs have been created," said Tusiad.
"The unemployment ratio of the city population in the last
period is presumably 12.8 percent." The growth in employment is
another sign of the strengthening economy.
The statement asked for the removal of investment barriers and an
expanded implementation of the economic program. (aa/Zaman)
07.10.2004
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RIVALUTATO
IL CREDIT RATING
Il positivo
andamento economico in Turchia, con quello che ne è conseguito in
tutti i settori, ha fatto sì che l'agenzia <Moody's> lo
portasse da BBB a BB.
International
credit rating agency Moody's increased Turkey's local currency
credit rating and foreign deposit ceiling rating from BBB to BB
based on the country's improving dynamics when it comes to servicing
the public debt.
A statement from Moody's indicates that the visible
decrease in interest rates and the fact that the exchange rate
remained stable allowed Turkey to relieve some of the pressures
created by its public debt burden.
According to the declaration, financial results in 2004 indicated
performance that surpassed the targets of the International Monetary
Fund (Imf) program. Turkey enjoyed exceptional growth during this
past year.
The report points out however that the government's ratio of
interest payments to budget income is still excessive for a country
standing in the B interval.
Moody's suggests that the government maintain its strict financial
discipline so that it can bring the country's debt burden down to a
more comfortable level. (Economy News Services/Zaman)
07.10.2004
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LA CINA
DIVENTA SEMPRE PIU' VICINA
E' sempre più
corsa agli affari. Businessmen
turchi volano nella terra dei mandarini per aprire trattative
al fine delle esportazioni. Mentre si discute se queste ultime
abbiano effetti positivi o negativi, molte agenzie di viaggio
organizzano viaggi commerciali. Cosa ne pensa Mustafa Koker che si
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