Arretrati 

Anno 5° N.30

ECCO LE CONDIZIONI
La Commissione UE ha presentato il suo rapporto per i negoziati di adesione della Turchia all'Europa. Sì a questi ma con un continuo monitoraggio.
Commissione_EuropeaErdogan_assieme_a_VerheugenLa Commissione dice sì ai negoziati con la Turchia, ma detta condizioni precise e fissa una lunga tabella di marcia. È questo, in sintesi, il messaggio contenuto nella raccomandazione che il Commissario all'Allargamento Günter Verheugen ha presentato oggi a Bruxelles. Il documento fa parte di un testo più ampio, intitolato "Rapporto sullo stato delle riforme in Turchia", che contiene, oltre alla raccomandazione, il rapporto vero e proprio, che esamina la situazione attuale del paese e i progressi fatti su diversi fronti, e uno studio d'impatto, che valuta gli effetti dell'eventuale ingresso di Ankara nell'Ue.
Il rapporto
Dal 2002, con l'arrivo al potere del primo ministro Erdogan, si registra "una convergenza sostanziale della Turchia verso gli standard europei" in campo economico, sociale e democratico. Sono notevoli i passi avanti compiuti nel settore dei diritti umani. Recenti riforme hanno garantito, ad esempio, un maggiore controllo sull'esercito e il rafforzamento della società civile. Ma sono necessari "sforzi supplementari". Restano infatti numerosi i casi tortura e di maltrattamento oltre che di persecuzione di giornalisti e di violenza contro le donne. A proposito dei diritti della minoranza curda, il rapporto recita: "Nonostante alcuni passi avanti significativi, vi sono ancora notevoli restrizioni all'esercizio dei diritti culturali". Il documento, infine, suggerisce la creazione di un "sistema indipendente di controllo delle prigioni".
Lo studio d'impatto
Contiene sette capitoli dedicati alle "questioni sollevate dalla possibile adesione della Turchia all'Unione europea". Tra i punti principali i flussi migratori, le questioni energetiche e quelle geopolitiche. Difficile fare una stima precisa dei migranti, il cui totale potrebbe variare fra i 500 mila e i 4 milioni. In compenso, la Turchia consentirebbe all'Unione di estendersi fino "ai confini delle regioni più ricche sotto ilo profilo energetico: Caspio e Medio Oriente". Il traguardo più apprezzabile di questo allargamento sarebbe comunque l'adesione di un "paese a maggioranza musulmana a principi fondamentali come la libertà, la democrazia, il rispetto dei diritti umani".
La raccomandazione
"La Commissione ritiene che la Turchia abbia soddisfatto a sufficienza i criteri politici (...) e raccomanda di aprire il negoziato di adesione". Il documento di Verheugen non contiene indicazioni sulla data di avvio delle trattative, che sarà invece fissata il 17 dicembre, se il Consiglio europeo che si riunirà quel giorno pronuncerà il proprio definitivo "sì" all'adesione. Di certo, comunque, i tempi saranno lunghi: "La Turchia può diventare membro dell'Unione europea al più presto nel 2015".
Diverse le condizioni poste all'accesso, anche se nel testo questa parola non è mai usata e si fa riferimento solo a "modalità negoziali". La prima riguarda il definitivo transito verso un'economia di mercato, mentre una seconda, finora mai richiesta a un paese candidato, prevede che Ankara metta in pratica prima ancora di aderire tutti e 31 i capitoli negoziali. La clausola più dura posta da Verheugen prevede che Bruxelles controlli che "anche nel corso dei negoziati la Turchia continui a rispettare tutti i criteri di Copenaghen", relativi a diritti umani, democrazia, libertà civili e stato di diritto. Se "la Commissione riscontrerà che uno o più criteri non sono più rispettati o che vi sono manchevolezze nell'attuazione di uno o più capitoli negoziali", si applicherà una "procedura specifica per la sospensione delle trattative" fino al momento in cui i criteri saranno nuovamente soddisfatti. (Giuseppe Rizzo/Tiscali)
07.10.2004

LE TAPPE DELLA LUNGA MARCIA
Dalla firma di un accordo di Associazione con la Comunità europea nel settembre 1963, al Vertice di Copenaghen, alla attuale relazione della Commissione UE sull'Allargamento.
Come_entrare_in_EuropaE' lunga e costellata di date ed eventi la marcia della Turchia verso l'Europa
Settembre 1963: firma di un accordo di Associazione con la Comunità europea, con l'obiettivo di arrivare ad un'unione doganale. Nell'articolo 28 del documento si evoca la possibilità di un'eventuale adesione. L'Unione doganale entrerà però in vigore solo nel 1995 e stabilisce, tra l'altro, l'eliminazione dei diritti di dogana, tariffe doganali comuni ed una politica di preferenze tariffarie comuni.
Settembre 1980: la marcia si arresta bruscamente per alcuni anni in seguito al colpo di Stato militare che scuote Ankara.
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prile 1987: con la restaurazione di un regime parlamentare ad Ankara, riprende il cammino verso l'Europa e nella primavera del 1987 la Turchia presenta all'UE una candidatura ufficiale all'adesione.
1989: la Commissione UE da' un giudizio negativo sulla candidatura, soprattutto per i ritardi della Turchia in campo economico. Contro Ankara, giocano anche le divisioni con la Grecia, le divisioni di Cipro e, all'inizio degli anni <novanta>, il conflitto nel Kurdistan.
Anni novanta: la Turchia si dimostra sempre più impaziente di ottenere lo status di Paese candidato, soprattutto di fronte al fatto che l'allargamento dell'Unione verso est fa grandipassi in avanti.
D
icembre 1997: il Consiglio dell'UE di Lussemburgo oppone un nuovo "no" alle aspirazioni turche in quanto stima che "le condizioni politiche ed economiche che permettono di prevedere dei negoziati di adesione non sono soddisfatte".
Dicembre 1999: il Consiglio dell'UE di Helsinki accetta di riconoscere alla Turchia lo status di Paese candidato, ma non indica alcuna data per l'apertura dei negoziati.
Dicembre 2002: il Consiglio dell'UE di Copenaghen non scioglie il nodo della data di apertura dei negoziati decidendo di rinviare la decisione due anni dopo, sulla base di Rapporto di valutazione della Commissione europea.
Settembre 2004: la presentazione di un emendamento al nuovo codice penale che reintroduce l'adulterio come reato crea forti tensioni tra Ankara e la Commissione UE,
23 settembre: in visita a Bruxelles, il premier turco Recep Tayyip Erdogan rassicura che la Turchia adotterà la riforma del codice penale e che l'adulterio non sarà reato. "Non ci sono più ostacoli", afferma il Commissario UE all'Allargamento Guenther Verheugen.
26 settembre: il Parlamento turco si riunisce per adottare il nuovo codice. L'adulterio non è più reato, si introducono nuove norme a difesa dei diritti delle donne e si inaspriscono le pene contro la tortura.
6 ottobre 2004: la Commissione UE pubblica il Rapporto sul rispetto dei criteri di Copenaghen (l'insieme dei principi comuni dell'Unione che, chi entra, deve rispettare) da parte della Turchia. Luce verde con condizioni sospensive.
17 dicembre 2004: i leader europei si riuniranno a Bruxelles per valutare il rapporto della Commissione e decidere se indicare una data per avviare negoziati di adesione. (take Ansa)
07.10.2004

"RISPETTEREMO MAASTRICHT"
Intervista al giornale francese <La Tribune> del ministro dell'Economia turco Kemal Unakitan a detta del quale entro cinque anni i parametri saranno quelli fiissati.
Kemal_Unakitan Il ministro dell'Economia turco Kemal Unakitan, ha affermato che di qui a cinque anni il suo Paese rispetterà i criteri di Maastricht, con il deficit ed il debito pubblici che scenderanno rispettivamente sotto il 3% e il 60% del Pil, in una intervista pubblicata sul quotidiano francese <La Tribune>.
Unakitan attribuisce la buona performance economica della Turchia negli ultimi due anni ad una rigorosa disciplina di bilancio e ad una situazione di stabilità politica ed economica.
"Il risultato è che, dopo che ci eravamo fissati per l'anno scorso un obiettivo di crescita del 5%, questa ha raggiunto in realtà il 5.9%. Alla fine del primo semestre di quest'anno, la crescita è del 13.5%, precisa il ministro nell'intervista esclusiva rilasciata a Washington.
"Prima del nostro arrivo al potere, il debito pubblico costituiva il 90% del Pil. L'abbiamo riportato al 70% e sarà al 68% alla fine di quest'anni. Di qui a cinque anni, rispetteremo il criterio di Maastricht", assicura.
Il deficit delle partite correnti sarà del 4% nel 2004, ma "sarà finanziato senza difficoltà quest'anno e l'anno prossimo", afferma, pur aggiungendo che il 2006 potrebbe essere più difficile e in tal caso si provvederebbe con un aumento della tassazione sui consumi, in particolare sulle auto importate.
Quanto al dibattito e alle polemiche sull'eventuale ingresso della Turchia nell'UE, il ministro dichiara chele posizioni razziste sono minoritarie in Europa e che "la maggioranza degli europei appoggia con forza l'adesione della Turchia".
Unakitan, d'altra parte, non giudica fondato il timore di alcuni di un possibile afflusso in massa di migranti turchi dopo l'ingresso nell'UE: la Turchia "rappresenta un'alternativa particolarmente attraente per i candidati alla delocalizzazione. I turchi preferiscono restare e produrre a casa loro piuttosto che emigrare", afferma. (tale Ansa-Afp)
07.10.2004

ITALIA PER L'INGRESSO
Il nostro Paese è sempre favorevole all'adesione della Turchia. A sostenerlo il ministro per le Attività produttive Antonio Marzano in occasione di un summit a Caserta.
L'Italia "è sempre favorevole all'adesione della Turchia all'UE". Lo ha detto il ministro per le Attività Produttive Antonio Marzano in occasione del summit dei ministri dell'Industria dei 35 Paesi euro-mediterranei svoltosi a Caserta.
A chi gli chiedeva se l'adesione di Ankara non determinerà una riduzione dei fondi europei a disposizione per lo sviluppo del Mezzogiorno, il ministro ha risposto affermando che "stiamo studiando soluzioni che consentano di evitare effetti traumatici". (tale Ansa)
07.10.2004

"CI SIAMO GIA' IMPEGNATI"
Così si è espresso, a proposito della Turchia e della sua possibile adesione, il Commissario UE designato alla Giustizia, Libertà e Sicurezza Rocco Buttiglione.
Per il Commissario designato alla Giustizia, Libertà e Sicurezza, Rocco Buttiglione, l'UE si è già impegnata verso la Turchia e il suo impegno "ha avuto un effetto positivo sulla vita politica turca".
Rispondendo alle domande degli eurodeputati della Commissione per le libertà civili, Buttiglione ha osservato che il tema dell'adesione della Turchia all'UE "è delicato" e "andrà discusso a lungo". "Non ho pregiudizi - ha aggiunto - ma dovremo discutere a lungo e tenere legami con questo Paese fatto di gente orgogliosa abituata a mantenere le sue promesse".
Per il Commissario designato "i criteri di Copenaghen devono essere rispettati non solo nel dettato della legge, ma anche nella vita politica e sociale turca" ed è necessario riflettere sulla necessità di ulteriori risorse per il bilancio comunitario per far fronte alle maggiori esigenze che deriverebbero dall'adesione della Turchia, senza le quali "non si può avere una politica agricola e della concorrenza". (take Ansa)
07.10.2004

IL VATICANO NON E' CONTRARIO
La precisazione è venuta dal cardinal Angelo Sodano Segretario di Stato della Santa Sede. Favorevole pure il presidente della Romania Ion Iliescu.
La Santa Sede non è contraria all'ingresso della Turchia nell'Unione europea. La sua posizione, infatti, può essere definita "neutrale". Lo ha spiegato il Segretario di stato, card. Angelo Sodano ai giornalisti che ha incontrato a margine dell'inaugurazione della mostra su Stefano il Grande. "La Santa Sede - ha detto - sui problemi politici è neutrale; non possiamo dire alla Svizzera che non deve entrare o alla Turchia "tu non devi entrare" o all'Ucraina "tu entri". Si tratta infatti, ha continuato Sodano, di "questioni tra stati, sulle quali la Santa Sede è neutrale e tale deve rimanere".
Ion Iliescu, presidente della Romania, che era accanto a Sodano, si è dichiarato invece "favorevole" all'ingresso della Turchia. La Romania entrerà il prossimo anno nella Nato, mentre l'ingresso nell'Unione e' previsto per il 2007, ma, ha fatto notare Iliescu, "sono stati necessari dieci anni di negoziati, sforzi economici e adeguamenti legislativi". (take Agi)
07.10.2004

L'APPOGGIO SPAGNOLO
Lo ha riaffermato il ministro degli esteri Miguel Angel Moratinos. "Meglio averla dentro che fuori".
Il ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos ha ribadito l'appoggio del suo Paese all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea nel corso di una conversazione telefonica con il collega turco Abdullah Gul.
"e' preferibile avere la Turchia all'interno che all'esterno (dell'UE), ma (la Turchia) deve adempiere i criteri di adesione", ha affermato Moratinos nella telefonata.
Il Primo ministro spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero aveva già espresso il suo appoggio alla candidatura di Ankara all'ingresso nell'UE. (take Ansa-Afp)
07.10.2004

CHIRAC: SI' AL REFERENDUM SULL'ADESIONE
Il presidente francese favorevole ad una revisione costituzionale per dare ai suoi cittadini l'opportunità di pronunciarsi sull'ingresso della Turchia in Europa.
Il_presidente_francese_Chirac_con_il_Cancelliere_tedesco_Scroeder Il presidente francese Jacques Chirac si è detto a favore di una revisione costituzionale che permetta ai francesi di pronunciarsi tramite referendum sull'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. ''I francesi avranno voce in capitolo'', ha detto il capo dell'Eliseo a margine di un incontro a Strasburgo con il Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder. Nel corso della conferenza stampa congiunta, Chirac ha ricordato di aver ''chiesto al governo di esaminare le condizioni per introdurre un dispositivo in grado di garantire che a partire da una certa data, prima dell'eventuale ingresso della Turchia'', i francesi siano ''obbligatoriamente consultati tramite un referendum'' sulle nuove adesioni nell'UE. Il Capo di Stato ha però precisato che, ''in questo spirito'', il referendum non riguarderà la Romania, la Bulgaria e la Croazia, le cui trattative di adesione ''sono praticamente archiviate'', sottolineando come la ratifica del Trattato costituzionale non debba avere ''niente a che fare con la Turchia''. L'eventuale adesione di Ankara è ''un problema a lungo termine'', ha aggiunto Chirac, sottolineando che ''potrebbe richiedere 10 o 15 anni''.
''Abbiamo interesse ad avere la Turchia dalla nostra parte'', ha proseguito, per ''una prospettiva di radicamento della democrazia e delle pace, in modo da evitare gli errori e le violenze del passato''. Ankara, ha concluso, ha fatto uno ''sforzo considerevole negli ultimi tempi per allineare la sua legislazione, i suoi metodi, i suoi costumi'' a quelli dell'UE. Da parte sua, Schroeder ha ribadito come ''Francia e Germania condividano la stessa analisi'' e che l'ingresso della Turchia sarebbe ''un valore aggiunto per la sicurezza'' dell'Europa. (Selena Delfino/Vita)
07.10.2004

DUE PESI E DUE MISURE
Lo pensa, anzi lo ha espresso chiaramente, il Primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan a proposito di un possibile referendum in Francia.
Senza mai menzionare esplicitamente la Francia, il Primo Ministro turco Tayyp Erdogan ha condannato l'ipotesi avanzata da "alcuni" Paesi europei di voler indire un referendum sull'adesione della Turchia all'Unione europea.
Questo significherebbe utilizzare "due metri e due misure" per valutare le candidature all'UE, poiché per nessun altro Paese candidato è mai stata messa in atto simile procedura, ha commentato il premier turco, in visita in Germania, sulle colonne della <Welt>. "Se adesso si parla di referendum solo per la Turchia significa solo che ci sono due criteri di giudizio", ha commentato Erdogan: "Se nel caso della Turchia - ha aggiunto il premier turco - si dovessero svolgere referendum in altri paesi UE, questo significherebbe che l'UE non sta seguendo le sue regole".
I commenti del premier conservatore turco cadono tre giorni dopo l'annuncio fatto dal Presidente Jacques Chirac di volere ascoltare l'opinione dei francesi sulla questione dell'adesione della Turchia con un referendum. (AP)
07.10.2004

ANKARA PUO' CONTARE SU BERLINO
Il Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder ha ribadito il suo totale appoggio e quello del suo Governo per far entrare Ankara nel Club dei Venticinque.
Il_premier_turco_Recep_Tayyip_ErdoganNel suo cammino verso l'adesione all'Unione europea la Turchia può contare sul pieno appoggio della Germania: a ribadirlo a chiare lettere è stato questa sera il Cancelliere Gerhard Schroeder che aveva incontrato a Berlino il premier turco Recep Tayyip Erdogan.
Parlando ai giornalisti al termine del colloquio, Schroeder ha detto che la Germania, al Vertice europeo di metà dicembre, voterà in ogni caso a favore dell'avvio di negoziati con la Turchia in vista di una sua adesione alla UE. Con la Germania - ha aggiunto - la Turchia "non ha alcun problema".
Il Cancelliere ha sottolineato tuttavia l'importanza che tutti i paesi membri "restino in una sola barca", dal momento che su tale tema è necessaria una decisione all'unanimità.
Sia Schroeder che Erdogan si sono detti peraltro convinti che la commissione europea mercoledì darà parere positivo sull'inizio di negoziati avendo come obiettivo una piena adesione della Turchia alla UE. Fino ad allora però, ha osservato Schroeder, passerà ancora "molto tempo", durante il quale dovranno essere ancora risolte questioni complesse. (SwissInfo)
07.10.2004

GERMANIA CAPOFILA PER IL SI'
Il Paese, dove esiste la più vasta comunità turca in Europa e nel mondo, sarebbe il capofila tra quanti si battono perché la Turchia faccia parte dell'UE. Ma non tutti sono d'accordo.
La Germania, dov'è presente la più vasta comunità turca in Europa, è il capofila dei Paesi che più si battono a favore della Turchia nell'UE, un'opportunità questa per Berlino da non perdere sia per evitare una ulteriore destabilizzazione della regione mediorientale sia per favorire una riconciliazione tra Islam ed Occidente.
Inizialmente prudente e più discreto sul dossier-Turchia, il Cancelliere Gerhard Schroeder è uscito allo scoperto alla vigilia del Vertice UE di Copenaghen alla fine del 2002, annunciando di volersi impegnare al massimo per favorire l'avvio del negoziato con Ankara in vista della sua adesione all'Unione.
Da allora Berlino non ha perso occasione per sottolineare i progressi compiuti dalla dirigenza turca sulla strada delle riforme democratiche e di una società moderna e più vicina agli standard europei.
Gli attentati di matrice islamica lo scorso novembre ad Istanbul e l'impegno di Ankara (anche se senza risultati positivi) per una soluzione della crisi cipriota hanno ulteriormente rafforzato l'opinione positiva di Berlino sulle prospettive europee della Turchia, opinione che resta ferma anche dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione all'Allargamento sullo stato delle riforme attuate da Ankara.
Di fronte all'esplosione devastante e senza quartiere del terrorismo mondiale e alla luce del persistere della crisi in Medio Oriente, il Governo tedesco ritiene che una effettiva integrazione in Europa di una Turchia democratica a maggioranza musulmana potrebbe avere effetti positivi ai fini della democratizzazione e stabilizzazione dell'intera regione.
"La Turchia deve appartenere a questa Europa", ha detto il Cancelliere Schroeder in una intervista alla <Sueddeutsche Zeitung>. Aggiungendo: "Se si riesce a stabilire in Turchia un collegamento tra l'Islam non fondamentalista ed i valori dell'illuminismo europeo - e per questo esiste la volontà - ciò può tradursi in un aumento di sicurezza per l'Europa".
Gli ha fatto eco il ministro degli Esteri Joschka Fischer che parlando al Congresso dei Verdi a Kiel (nord della Germania) ha ribadito la necessità - alla luce della minaccia terroristica e della crescente destabilizzazione in Medio Oriente - di dare alla Turchia una reale prospettiva europea. La prospettiva di adesione - ha osservato Fischer - "non riguarda soltanto gli sviluppi interni della Turchia, ma è anche una decisione sul futuro della sicurezza in Europa". A questo proposito il ministro degli Esteri ha definito sempre un "errore storico" il no opposto all'adesione della Turchia all'UE da parte della leader Cdu Angela Merkel.
Critica questa, peraltro, che alla Merkel viene anche da un autorevole esponente del suo stesso partito, l'ex ministro della Difesa Volker Ruehe, attuale capo della Commissione Esteri al Bundestag.
Un sondaggio diffuso dall'emittente privata <N24> tuttavia ha rivelato che la maggiorparte dei tedeschi, il 57%, è contraria all'adesione della Turchia all'UE, rispetto ad un 35% di favorevoli. (take Ansa)
07.10.2004

WEIZSAECKER FAVOREVOLE
Per l'ex presidente tedesco senza la Turchia si va contro gli interessi dell'Occidente. Una dura critica all'Unione dei cristiano-democratici.
Una voce favorevole all'avvio di negoziati per l'adesione della Turchia all'Unione Europea è quella dell'ex presidente federale tedesco Richard Weizsaecker.
Dalle colonne del quotidiano popolare Bild, Weizsaecker - che appartiene al partito dei cristiano democratici, Cdu, in larga parte contrario all'adesione di Ankara - ha dichiarato oggi che "la Turchia si trova in una posizione di sicurezza e politica estera che potrebbe diventare importante per le relazioni europee con il mondo islamico".
Secondo l'ex presidente "quando non si accetta come alleato l'unico Paese musulmano con un Governo eletto democraticamente, si va contro gli interessi dell'intero mondo occidentale. Bisognerebbe dire chiaramente - ha aggiunto Weizsaecker - che l'esito dei negoziati rimane aperto".
L'ex presidente tedesco ha inoltre criticato la proposta restrittiva dell'Unione dei cristiano democratici di avviare un "rapporto privilegiato" tra Berlino e Ankara, invece dei negoziati che porterebbero all'entrata della Turchia nella UE.
Il 6 ottobre la Commissione europea presenterà un rapporto sull'impatto dell'eventuale adesione turca alla UE. Ma l'Unione Europea deciderà solo a dicembre se avviare o meno i negoziati con Ankara, in funzione dei progressi realizzati dalla Turchia in materia di libertà individuali e rispetto dei diritti umani. (ApCom)
07.10.2004

L'ITALIA POTREBBE PERDERE PESO POLITICO
Ne sembra convinta la <Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung> (Fas) che esamina le ragioni del legame tra il nostro premier Silvio Berlusconi e l'omonimo turco Recep Tayyip Erdogan.
L'ingresso della Turchia nell'UE potrebbe far perdere peso politico all'Italia, con Ankara che potrebbe contendere con successo al nostro Paese il ruolo di portavoce del sud Europa. A sostenerlo è la <Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung> (Fas) che sottolinea il largo consenso esistente in Italia sull'eventuale adesione della Turchia all'UE.
"Attualmente in Italia contano solo gli argomenti a favore dell'ingresso della Turchia, non quelli contro", scrive il giornale tedesco, che parla di un "rapporto personale particolarmente buono" che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha con il premier turco Recep Tayyip Erdogan. La <Fas> nota nota al riguardo come Erdogan abbia fatto il suo primo viaggio dopo il successo elettorale proprio in Italia, mentre Berlusconi ha fatto da testimone al matrimonio del figlio di Erdogan.
La <Fas> cita quindi la stampa italiana secondo cui l'affinità fra i due politici starebbe principalmente nel fatto  che "entrambi sono populisti".
"Per il Governo turco il partner preferibile per l'Italia è Berlusconi, visto che è ancora vivo il ricordo del vecchio Governo di centrosinistra, che a suo tempo non volle estradare il leader curdo Ocalan", afferma la <Frankfurter Allgemeine".
Sulla posizione dell'Italia a favore della Turchia nell'UE inoltre - aggiunge il giornale - "non hanno alcun peso gli aspetti di politica interna". E questo perché, mota la <Fas>, in Italia non vi è né una folta comunità turca né esistono quartieri e mercati con forte presenza di turchi. Inoltre, "i profughi curdi arrivati negli ultimi anni in Italia non sono voluti restare" in quel Paese.
"Quello che gli italiani sembrano non prendere in considerazione è che giro di un paio d'anni dopo l'ingresso della Turchia la distribuzione del peso politico nell'UE potrebbe essere del tutto differente da quanto avviene oggi, con Ankara che potrebbe assurgere a portavoce del sud Europa contendendo così all'Italia il suo vecchio ruolo", scrive il giornale di Francoforte. (take Ansa)
07.10.2004

VANTAGGI MA ANCHE ALTI COSTI
Gli uni e gli altri rientrano nel pacchetto che si trascina dietro la Turchia con una sua eventuale adesione all'Europa. Un quadro complesso che risulta da uno studio di impatto che fa da corollario alla relazione della Commissione UE.
Importanti vantaggi strategici ed energetici, ma anche pesanti costi per il bilancio comunitario, con fino a 30 miliardi di euro l'anno di transfer da Bruxelles ad Ankara e la possibilità di ingenti flussi migratori. E' un quadro complesso, di luci ed ombre, quello che presenta lo studio d'impatto cui ha fatto seguito la raccomandazione dell'Esecutivo UE pubblicata il 6 ottobre. La raccomandazione, che poi dovrà essere valutata e quindi eventualmente approvata dai Capi di Stato e Governo dei Venticinque al vertice del 17 dicembre è accompagnata, oltre che dallo studio d'impatto anche dal rapporto regolare annuale sulla Turchia.
Lo studio d'impatto - reso pubblico anch'esso il 6 ottobre - consta di 55 pagine, è diviso in 7 capitoli e si intitola "Questioni sollevate dalla possibile adesione della Turchia all'Unione Europea". A chiederlo era stato il Parlamento Europeo. "Le considerazioni contenute nel presente documento - si legge nell'introduzione - non costituiscono criteri addizionali o condizioni da soddisfare in vista della decisione di dicembre del consiglio Europeo".
Ecco i punti principali:
1)
dimensione geo-politica
"L'adesione della Turchia - si legge - sarebbe diversa rispetto ai precedenti allargamenti per l'impatto combinato della popolazione, delle dimensioni, della collocazione geografica, della sicurezza economica e il potenziale militare". Il rapporto osserva che "la Turchia sarebbe un importante modello di un Paese a maggioranza musulmana che aderisce ai principi fondamentali della libertà, democrazia, rispetto per i diritti umani".
2)
dimensione economica
Il rapporto ricorda che la popolazione turca (70 milioni di abitanti) corrisponde al 15,5% della popolazione degli attuali 25 membri, mentre per il Pil solo al 2% dei Venticinque. Il Pil pro-capite nel 2003 era pari al 28.5% di quello dell'attuale UE. Secondo il rapporto, tuttavia, "le economie degli Stati membri trarrebbero beneficio dall'adesione della Turchia, sia pure in maniera modesta".
3)
Impatto sul bilancio
Il rapporto avverte che sarebbe "sostanziale". Secondo stime che naturalmente sono puramente teoriche (visto che l'adesione non è prevista prima di 10-15 anni), nel 2005 complessivamente alla Turchia spetterebbero tra i 22.1 ed i 33.5 miliardi di euro lordi all'anno.
Considerando un contributo di Ankara alle casse di Bruxelles di 5.6 miliardi di euro, il contributo comunitario netto dell'UE alla Turchia sarebbe compreso tra i 16.5 ed i 27.9 miliardi di euro l'anno, pari allo 0.1-0.17% del Pil stimato per l'UE ai 25 di quell'anno. Se si confrontassero queste cifre alle prospettive finanziarie proposte dall'attuale Commissione per il 2013, cioè 143 miliardi di euro, si ottiene che tra l'11.5 ed il 19.5% del bilancio annuo UE sarebbe destinato alla sola Turchia.
4)
Agricoltura
Circa un terzo della forza lavoro turca è impegnata nel settore agrario. Secondo le stime del rapporto, basdato sulle politiche attuali, Ankara avrebbe diritto a pagamenti diretti annui pari a 9 miliardi di euro (contro i 7 di tutti e 10 i Paesi che hanno aderito quest'anno). Il rapporto suggerisce "soluzioni transitorie" che potrebbero essere particolarmente lunghe.
5)
Politica regionale e strutturale
Il rapporto avverte che l'adesione della Turchia "aumenterebbe le disparità economiche regionale nell'UE allargata" e rappresenterebbe una importante sfida sulla politica di coesione". Questo perché la Turchia sarebbe !qualificata per un importante sostegno tramite i fondi strutturali e di coesione per un lungo periodo". Inoltre "numerose regioni degli attuali Stati membri che la momento beneficiano dei fondi strutturali potrebbero perdere tale diritto".
6)
Energia
In questo ambito, spicca l'elemento positivo. Il rapporto osserva infatti che "l'adesione della Turchia estenderebbe l'Unione ai confini delle regioni più ricche sotto il profilo energetico, il Caspio e il Medio Oriente".
7)
Flussi migratori
Il documento sottolinea che è dificile fare una previsione precisa, in quanto si oscilla da un minimo di 500 mila ad un massimo di 4 milioni di migranti verso l'attuale UE. Questo consiglia di considerare "lunghi periodi di transizione ed una clausola di salvaguardia per evitare seri disturbi al mercato del lavoro UE" in caso di flussi migratori imponenti.
8)
Frontiere
"La gestione dei nuovi lunghi confini dell'UE - si legge nel rapporto - costituirebbe un'importante sfida e richiederebbe investimenti significativi".
9)
Questioni istituzionali
Per il primo punto, il rapporto osserva che l'adesione della Turchia "interesserebbe l'assegnazione dei seggi nel Parlamento Europeo degli attuali Stati membri, in particolare quelli di dimensione media e grande", dal momento chela nuova Costituzione fissa un tetto massimo di 750 seggi. Quanto al Consiglio, la Turchia avrebbe una voce importante nel processo decisionale, vista la sua quota di popolazione riflessa nel sistema di voto del Consiglio". (take Adnkronos/Aki)
07.10.2004

COSTI TRASCURABILI
Nessun aumento delle tasse per i cittadini europei. E' quanto pensa Daniel Gros direttore del <Centre for European Policy Studies>.
I cittadini europei "non dovranno subire un aumento delle tasse" per l'ingresso della Turchia, operazione che avrà "costi economicamente trascurabili", un po' inferiori rispetto all'ultimo allargamento dell'UE.
"L'economia del Paese è abbastanza piccola", ha rassicurato in una intervista all'Ansa il direttore del <Centre for European Policy Studies> (Ceps) di Bruxelles, Daniel Gros che ha poi sottolineato "i costi irrilevanti per l'UE, rispetto sia al Pil sia alla spesa pubblica complessiva dei 25".
"Sì, ma....". Alla domanda su come i leader UE possano far quadrare il cerchio dello spinoso dossier Ankara - aprendo le porte al premier Recep Tayyip Erdogan e facendo nel contempo digerire all'opinione pubblica europea la difficile decisione - Gros ha affermato: "I Governi UE dovranno trovare una formula che salva la faccia ad Erdogan ma che allo stesso tempo lasci spazio all'Europa per dire Se non fate ciò che ci avete promesso, possiamo sempre tirarci indietro.
E' in questo senso che da Bruxelles arriverà un "sì" con un avvertimento, ha affermato Gros, che definisce "saggia" la dichiarazione fatta a Berlino da Erdogan, secondo la quale la Turchia è disposta ad attendere fino al 2019 per entrare a pieno titolo nell'UE.
"Il premier deve infatti dare tempo al suo Paese a trasformarsi e all'Europa a rendersi conto che la Turchia è effettivamente cambiata", ha aggiunto l'analista che a titolo d'esempio ha citato la tortura: "Negli ultimi anni è molto diminuita ma può darsi che ci vogliano cinque anni per sradicarla del tutto e altri anni affinché l'Europa ne prenda atto: insomma. bisogna dare tempo affinché lo sviluppo economico faccia i suoi effetti sul Paese".
Rischi - Alla domanda se da un "no", o da un "sì" troppo timido da parte dei 25, la Turchia possa allontanarsi dall'Europa, gettandosi per esempio nella braccia di Washington, Gros ha affermato che "questi rischi esistono, visto fra l'altro che il Paese sta uscendo da una crisi economica".
Nel precisare che sul piano geo-politico "una Turchia all'interno dell'UE, stabile e prospera, aprirò gli occhi a molti nel Medio Oriente", Gros non si è nascosto invece le preoccupazioni su alcune questioni politiche e sociali.
Il direttore del Ceps non vede eventuali irrigidimenti da parte delle Forze armate turche, "il cui peso nella società non è più un problema, perché si sono convertire sul serio", bensì da ostacoli "di ordine pubblico, quale la corruzione, una amministrazione pubblica poco efficace, una agricoltura obsoleta".
Ed esiste per gli europei un problema-Islam dall'ingresso della Turchia?: "In futuro sarà fondamentale - ha affermato Gros - costruire una nuova mappa mentale, nel senso che prima l'Europa finiva alla <Cortina di ferro>, ora questo confine si sta spostando e tale processo non è ancora finito".
Il cammino che sta seguendo la Turchia - ha concluso - è completamente diverso: "L'elite ha ormai valori europei e la popolazione la segue perché ha capito che se vuole pace e prosperità, proprio l'UE è la strada giusta". (take Ansa)
07.10.2004

LA POSSIBILITA' DI UNO SBOCCO IN MEDIO ORIENTE
Quello che ha fatto la Turchia per ottemperare alle richieste di Bruxelles. I rischi però di troppi paletti che potrebbero creare altre diffidenze a quelle già esistenti.
Ormai da tempo il Governo di Ankara chiede con insistenza l'ammissione della Turchia nell'Unione Europea. L'Europa ha promesso di prendere una decisione al riguardo entro il 2005. Ormai ci siamo. Dobbiamo sperare che questa Europa sempre più integrata sappia prendere la decisione giusta, perché la storia di questo secolo appena iniziato, segnato fin da subito dall'incubo del terrorismo e del fondamentalismo religioso, potrà dipendere in larga parte anche da quanto sarà deciso relativamente alla questione Turca.
E' evidente l'importanza geopolitica della Turchia in questo delicato momento: vero e proprio ponte tra Cristianità ed Islam, tra Europa e Medio Oriente, questo Paese che ha saputo essere islamico senza perdere la sua laicità deve diventare il baluardo di un mondo musulmano moderato e tollerante che sembra offuscato dalle atrocità del terrorismo.
L'Europa dovrà avere un suo ruolo in tutto questo, dovrà accogliere all'interno dell'Unione questo nuovo Paese, senza paure e ritrosie, ritrovando quell'equilibrio perfetto tra laicità dello Stato e pluralismo religioso della società che l'aberrazione del fanatismo sta cercando di incrinare.
Sono già tanti i segnali di buona volontà lanciati da Ankara: la pena di morte è stata abolita, la riforma dello Stato in senso sempre più democratico è in pieno corso. Cos'altro deve fare il Governo turco per vincere la diffidenza dell'Europa ?
Non vorremmo che qualcuno pensasse alla Turchia come ad un pericolo, come ad un mezzo con cui l'Islam voglia aprire una breccia nell'Occidente. Simili opinioni sarebbero tanto semplicistiche quanto pericolose, frutto del ricordo di un Impero Ottomano tanto aggressivo quanto ormai tramontato.
La Turchia di oggi è cosa ben diversa. E' uno Stato moderno che ha saputo raggiungere quell'equilibrio tra laicità dello Stato e religiosità che lo accomuna all'Europa, ed in cui svolge già a pieno titolo un importante ruolo in sede di Consiglio d'Europa e Nato.
Ogni diversa opinione si scontra con la realtà dei fatti, e delle vittime innocenti che i terroristi hanno colpito con gli attentati compiuti in Turchia, nel vano tentativo di destabilizzare uno Stato che forse è la loro più terribile minaccia. La minaccia di un Islam diverso, che esiste a pochi passi da loro.
Per questo la decisione europea sarà così importante.
Per questo stesso motivo incute francamente timore il fatto che diverse insigni personalità europee, pur ammettendo che il negoziato per l'adesione della Turchia all'Unione Europea dovrà avere inizio immediatamente se Ankara soddisfa i requisiti richiesti, ritengano normale e fisiologico che questo negoziato duri almeno una decina d'anni.
Un risultato di questo tipo potrebbe essere disastroso, con conseguenze gravissime sull'intera Europa. La minaccia è oggi, è concreta, è forte: non possiamo aspettare domani per porvi rimedio.
Domani potremmo essere un relitto del passato.
Bisogna accelerare il più possibile l'ingresso in Europa di questo nuovo Stato, per dare un segnale forte e deciso all'intero mondo islamico. Un segnale che tragga la sua forza dalla tolleranza e dalla capacità di aprirsi a culture diverse senza timore alcuno.
La Commissione Europea dovrà specificare(questo servizio è stato scritto prima del 6 ottobre prima quindi che uscisse la relazione della Commissione sull'Allargamento, ndr), se la Turchia rispetta i criteri prescritti, che comprendono i diritti democratici fondamentali ed il rispetto delle minoranze, lo Stato di diritto ed il rispetto dei diritti dell'uomo.
Se Ankara dimostrerà di aver rispettato questi requisiti, ci auguriamo di cuore che il processo per il suo ingresso a pieno titolo nell'Unione Europea proceda nel modo più rapido possibile.
Speriamo davvero che l'Europa si dimostri all'altezza del momento, e che sappia affrontare la sfida che la Storia le lancia senza esitazione e, soprattutto, senza voltare le spalle.
In caso contrario, per citare il Segretario Generale dell'Onu Kofi Annan nel suo recente discorso di apertura dell'Assemblea Generale, sarà la Storia a voltarci le spalle ed a proseguire nel suo corso nonostante tutto. E lo farà con un pedaggio salatissimo per quei popoli che non siano stati in grado di vedere, o peggio ancora che, pur vedendo, si siano rifiutati di raccogliere il guanto. (Franco Santellocco-Inform.)
07.10.2004

PATENTE EUROPEA, SI' MA CON QUALCHE DUBBIO
Gli sforzi del Governo, lo scetticismo degli anziani, la fiducia dei giovani laici e musulmani. Mons. Franceschini, vescovo dell'Anatolia: "Siamo sulla strada giusta, ma il cammino è ancora lungo".
Da mesi giornali e televisione turchi non parlano d'altro: l'Unione Europea darà la patente di idoneità alla Turchia? Domani scade la data fissata per il verdetto; discussioni e dibattiti si fanno più serrati.
È trascorso un anno da quando il portavoce della Commissione europea per l'allargamento, Hansjorg Kretschmer, è andato ad Antiochia per incontrare i rappresentanti delle minoranze etniche non musulmane presenti in Turchia e stilare il suo rapporto sulla candidatura di Ankara all'entrata in Europa.
Il Governo turco ha mostrato buona volontà: nell'ultimo anno 3 importanti pacchetti di riforme sono stati varati per adeguare la legislazione turca ai criteri di Copenaghen.
Con la riforma del Consiglio di Sicurezza nazionale si è iniziato un graduale e non facile ridimensionamento del ruolo dei militari nella vita politica; la riforma del codice penale ha portato all'abolizione della pena di morte e del contestato reato di adulterio.
Benché la Turchia sia ancora lontana dal rappresentare un modello di tolleranza nei confronti delle diversità etniche e culturali, su impulso dell'Unione Europea sono state introdotte leggi che riconoscono i diritti culturali delle minoranze etniche. Questo è vero anzitutto per i curdi, da sempre insoddisfatti per non poter usare la loro lingua madre nelle scuole private e nelle trasmissioni televisive, come pure la possibilità di utilizzare i loro nomi nella lingua curda sui documenti e nei luoghi pubblici. I religiosi stranieri si sono stupiti nel veder loro concesso il permesso di soggiorno per più anni. Entrando nelle carceri, dopo la forte pressione esercitata dall'opinione pubblica straniera contro le torture, ora si respira un'aria più umana.
Sui criteri di democrazia e rispetto dei diritti umani c'è una convergenza sostanziale della Turchia verso standard europei, anche se permangono ancora carenze: corruzione diffusa, discriminazioni verso le donne, limitazioni ai diritti delle minoranze, pressioni sulla stampa.
Aria di fiducia fra la gente
Ma la gente comune che cosa pensa dell'entrata in Europa della Turchia? Istintivamente risponde con una grande risata. Gli anziani pensano sia impossibile fondere due culture così diverse: essi si sentono ancora i successori degli ottomani. Per i giovani la Turchia "europea" rappresenta un sogno: "Quando mai ci accetterete e ci riconoscerete dei vostri? Sarete disposti a spartire la torta di benessere e di stile di vita con noi?" affermano molti ragazzi pensando all'Europa come il paese del bengodi e della libertà.
Ma i tanti fortunati che hanno studiato in Europa, e ora sono medici avvocati o ingegneri, dichiarano di avere già "il cuore e la mente europea". Confessano di aver imparato "dagli europei" i valori della giustizia, uguaglianza, rispetto alla persona e solidarietà. E sono grati di questo.
Gli adulti, più realisti, vedono il traguardo molto lontano, anzitutto per quanto riguarda il degrado delle strutture sociali pubbliche - scuola, assistenza sanitaria e lavorativa - per non parlare della crisi economica, segnata da una forte inflazione e dalla svalutazione della lira turca. Essi sono però favorevoli all'ingresso della Turchia nell'Unione europea perché ne vedono l'importante ricaduta positiva.
Nella gente, dunque, si respira aria di fiducia; chiunque spera di ottenere vantaggi nel proprio standard di vita e nella libertà di espressione.
Parlo con un gruppo di ragazze velate: "Cosa ne pensate dell'entrata della Turchia in Europa? Non temete di perdere la vostra identità?". Mi sorridono, una si fa portavoce di tutte: "Quello che stanno vivendo le donne musulmane in Francia non è molto diverso da quanto viviamo ogni giorno noi qui: stiamo andando all'università e già da tempo abbiamo accettato di toglierci il velo sulla soglia d'ingresso alle aule, a causa della "laicità dello Stato". Da tempo alcune nostre coetanee lottano per questo, arrivando persino a mettersi una parrucca sul velo pur di non levarselo... Cosa cambierebbe per noi? Ci hanno abituato a vivere la nostra religione in ambito privato e non pubblico, capiamo perfettamente la differenza tra stato e religione, questa è una eredità di Ataturk che comprendiamo per il rispetto di tutti, anche se ci costa".
A parte il segno esteriore del velo, peraltro portato da una esigua minoranza, le donne turche credono fermamente di acquisire maggiore dignità e rispetto equiparandosi alle donne europee.
Un'inchiesta riportata sui quotidiani nazionali afferma che il 60% della popolazione si dichiara favorevole ad una Turchia europea, anche se una buona frangia di nazionalisti e fondamentalisti temono di perdere le proprie radici nel Mare Magnum della cristianità.
I diritti violati per i cristiani
Naturalmente chi spera in ricadute positive dell'entrata in Europa è la minoranza cristiana, che si sente ancora limitata nel suo credo. Ai cristiani sono ancora precluse la carriera militare e le alte cariche pubbliche: questo perché i cristiani sono ritenuti un gruppo sociale "sospetto" per la sicurezza del Paese. I cristiani non possono frequentare scuole religiose, da quando sono stati soppressi tutti i seminari, noviziati o scuole per la formazione vocazionale: se un giovane - ad esempio - sente la chiamata al sacerdozio o alla vita religiosa deve migrare all'estero. Inoltre la Chiesa cattolica, priva di personalità giuridica, non può acquistare immobili; per restaurare edifici antichi deve ottenere l'autorizzazione dall'ufficio regionale per la Protezione dei beni culturali e nazionali. Non si possono edificare nuove chiese per soddisfare i bisogni religiosi dei fedeli cristiani.
Gli edifici religiosi che per una prolungata assenza di sacerdoti o di fedeli non sono più utilizzati, diventano parte del patrimonio dello Stato. A causa di tali norme, varie minoranze religiose - come la greco-ortodossa, l'ebrea e l'armena - hanno perso molti luoghi di culto. Queste problemi sono ancora aperti: è trascorso un anno da quando è stata presentata al primo ministro turco, al ministero dell'Interno e degli Esteri una serie di richieste da parte di un comitato di rappresentanti delle Chiese greco-ortodossa, siriana, armena e cattolica perché in vista dell'integrazione con l'Europa si prendano in esame questi fondamentali problemi ancora irrisolti. Ma da Ankara non è giunta ancora alcuna risposta. La speranza della minoranza cristiana è che, con la scusa dell'ingenuo ottimismo per i traguardi raggiunti, non vengano dimenticate queste clausole indispensabili perché un Paese si possa definire davvero democratico.
Mons. Ruggero Franceschini è vescovo del Vicariato apostolico dell'Anatolia e presidente della Conferenza episcopale dei vescovi cattolici di Turchia. A lui chiedo: "La Turchia è idonea o no ad entrare in Europa?" Senza esitare risponde che non vede difficoltà ed ostacoli, anche se il cammino sarà ancora lungo. Per una reale trasformazione sui diritti umani, egli aggiunge, ci vorranno almeno altri 10-15 anni, ma si è sulla strada giusta. Una sorta di diplomatico "Sì, ma...". (Marek Zuboir/AsiaNews.it)
07.10.2004

PREMIO <QUADRIGA> AD ERDOGAN
Il Primo Ministro turco lo ha ricevuto a Berlino come "Europeo dell'anno". La scultura fa riferimento al monumento in bronzo sopra la porta di Brenderburgo. 3 ottobre, giornata della riunificazione.
La_consegna_della_Quadriga_ad_Erdogan Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha ricevuto il Premio Quadriga quale "Europeo dell'Anno".
Il riconoscimento - la Quadriga fa riferimento al medesimo monumento in bronzo sulla Porta di Brenderburgo - viene assegnato il 3 ottobre nella giornata della riunificazione dall'Associazione <Werkstatt Deutschland> (Atelier Germania) a personalità distintesi per apertura di spirito, pragmatismo, impegno e credibilità-
Nella motivazione degli organizzatori è stato sottolineato come Erdogan - convinto democratico - abbia costruito ponti tra le culture. (take Ansa)
07.10.2004

ANNULLATA LA RIUNIONE UE-OIC
Ankara avrebbe avuto l'intenzione di far partecipare anche la Repubblica turco-cipriota ma il Consiglio Europeo si è opposto facendo ritirare la delegazione dei Venticinque .
Il Forum tra l'Unione Europea e organizzazione della Conferenza Islamica (Oic) che avrebbe dovuto tenersi lunedì e martedì ad Istanbul è stata annullata, come annunciata dal ministero degli Esteri turco, a causa di una disputa sullo status con cui avrebbe dovuto partecipare la Repubblica turca di Cipro Nord (Rtcn), riconosciuta solo da Ankara, La Turchia avrebbe voluto che la Rtcn partecipasse alla riunione - il cui obiettivo era quello di rafforzare il dialogo tra i Paesi europei ed i Paesi musulmani - in qualità di Stato, richiesta alla quale la presidenza olandese dell'UE si è opposta sostenendo che la Repubblica turca di Cipro Nord poteva essere presente solo in qualità di comunità. Dinanzi all'insistenza di Ankara, la presidenza olandese ha invitato i rappresentanti dei 25 a boicottare la conferenza che per questo motivo è stata annullata.
"La Turchia è rattristata per il fatto che un'iniziativa così importante il cui scopo era quello di contribuire alla pace mondiale attraverso il dialogo tra le civiltà e le culture sia stata bloccata a causa di una questione non collegata", si legge in una nota del ministero degli esteri.
La questione cipriota risale ormai a trent'anni fa, quando le truppe turche invasero la parte settentrionale dell'isola a seguito di un golpe contro l'arcivescovo Makarios dei sostenitori dell'<Enosis> (annessione) di Cipro alla Grecia. nel 1983, nella parte nord venne proclamata la repubblica turca di Cipro Nord riconosciuta solo da Ankara. Ad aprile, alla vigilia dell'ingresso dell'isola nell'UE, le nazioni Unite avevano presentato un piano per la riunificazione di Cipro, respinto in un referendum dai greco-ciprioti e approvato dai turco-ciprioti. (take Adnkronos)
07.10.2004

UN SILURO AL DIALOGO
L'annullamento del Forum paritetico, a margine della Conferenza islamica di Istanbul, è stato quanto mai inopportuno se non addirittura sconcertante.
Proprio nel momento in cui la necessità di approfondire il dialogo con il mondo arabo ed islamico si manifesta con assoluta urgenza e da più parti si auspicano iniziative volte a prevenire il paventato "scontro di civiltà", l'annullamento da parte della presidenza di turno olandese del consiglio Europeo del Forum UE-Organizzazione della Conferenza islamica appare alquanto mai inopportuno, se non sconcertante. L'assise, che avrebbe dovuto svolgersi ad Istanbul, era stata organizzata con il preciso intento di favorire la comprensione reciproca e la cooperazione tra Paesi europei e musulmani. Ed è stata revocata per un cavillo nominalistico, in seguito alle pressioni greche e greco-cipriote.
Atene e Nicosia hanno contestato infatti la presenza di una delegazione di Cipro Nord sotto il nome "Stato turco-cipriota". Si trattava della formula adottata dall'Oic per la rappresentanza, in seno all'organizzazione, della Repubblica turca di Cipro Nord (Rtnc), riconosciuta solo da ankara.
I media turchi hanno avuto buon gioco nel denunciare il cedimento dell'UE al "ricatto ellenico", che è avvenuto a cinque giorni dal parere della Commissione di Bruxelles sull'avvio dei negoziati per l'adesione di Ankara all'Unione. la dizione ricusata è stata quella usata nel piano Annan per la riunificazione di Cipro, approvato dai turco-cipriuoti e respinto dai greco-ciprioti con due referendum paralleli.
Non soltanto la comunità internazionale non ha mantenuto la promessa di superare l'isolamento dei turco-ciprioti; l'UE, già in difetto in merito all'allentamento delle sanzioni, ha penalizzato ora ulteriormente - in base ad una motivazione pretestuosa ed irresponsabile - chi, come il popolo di Cipro Nord, si è pronunciato senza equivoci per la pace e la riconciliazione. il tutto mentre Bruxelles non ha perso invece tempo a revocare le sanzioni contro la Libia di Gheddafi. E' una nuova conseguenza nefasta della decisione di ammettere nell'UE un solo Stato greco-cipriota quale "rappresentante di tutta l'isola": una pretesa che non rispecchia la realtà ed ignora il diritto all'autodeterminazione.
Il fatto più grave è che il siluro dell'UE contro la Conferenza Islamica ha gettato nuove ombre sulle prospettive del dialogo tra le culture e su quelle del già difficile negoziato per l'adesione della Turchia che non potrà adesso non sospettare che gli interlocutori europei colgano ogni occasione per frapporre ostacoli alle trattative ed inventarsi nuove condizioni limitanti. Nell'ambito di una logica miope e discriminatoria dei "due pesi e due misure": perché ci sono invece Paesi privi di tradizioni democratiche - come ha ricordato un editorialista turco - dove i diritti dell'uomo sono stati a lungo violati e le economie risentono ancora delle costrizioni colletiviste, che sono oggi membri accettati dell'unione. (Mario Nordio/Adnkronos Aki)
07.10.2004

IL DISAPPUNTO
E' stato espresso dall'Organizzazione della Conferenza islamica, ma anche dalla stessa UE, in merito al Forum che era stato programmato.
La_conferenza_dell_Oic_ad_IstanbulThe Organization of the Islamic Conference (Oic) expressed its disappointment over the cancellation of the Oic/European Union (EU) Joint Forum planned in Istanbul.
The inability of both sides to come to an agreement on how the Turkish Republic of Northern Cyprus (Trnc) should be called during the summit forced the meeting to be canceled.
An Oic statement emphasizes, "The organization, working to progress by recognizing tolerance and dialogue among the civilizations, feels sorry about the cancellation of the meeting due to an extremely nonsensical matter."
The organization points out that the name "Cypriot Turkish State" was used by United Nations (UN) Secretary-General Kofi Annan as part of his Cyprus plan. The Oic thus began allowing Trnc to attend the organization's meetings under the title suggested by Annan himself.
The Oic thanked Turkey for showing the goodwill to organize the meeting. On the other hand, Trnc President Rauf Denktas said that Oic was supposed to officially recognize Trnc to show its reaction to the EU. (Zaman)
07.10.2004

350.000 EURO AD HOC
Li ha messi a disposizione l'Unione Europea a favore della Turchia come fondi speciali per migliorare il sistema degli interrogatori dei detenuti. Progetto-giustizia di 18 mesi. Quaranta esperti dall'Austria e dalla Germania per collaborare.
The European Commission set aside a 345,000-euro fund to be used for improving the interrogation rooms used by Turkish security forces.
The financial aid is part of the pre-accession EU funds being used to support an 18-month project in the justice and domestic fields.
The commission, bringing attention to Turkey's efforts in human as well as basic rights and freedoms during the EU adaptation process, decided to support the project aimed at renovating rooms used for interrogation and judicial inquiry.
The Security Directorate stands to benefit from this project, as it will allow the process of taking statements to be improved with respect to the rule of law and the provision of human rights.
200 educators and 800 police officers will be trained in order to allow the security forces to more efficiently utilize the data obtained during the interrogation process.
Two experts from Austria's Ludwing Boltzmann Human Rights Institute will work with the Turkish Interior Ministry to oversee the 18-month project. The experts will collaborate with Turkish officials on enforcing interrogation standards and the development and implementation of guidelines.
In addition, 40 experts from Germany and Austria will also come to Turkey on a temporary basis in order to collaborate with Turkish officials. The experts will work with Turkish bar associations and non-governmental organizations in order to support inquiry and prosecution based on evidence. They will also ensure that statements are taken correctly. (Suleyman Kurt/Zaman)
07.10.2004

UNA RICHIESTA PRESSANTE DI AIUTO
La Palestina si è rivolta ad Ankara, attraverso una lettera inviata dal suo ministro degli Esteri Nabiil Shaath all'omonimo turco Abdullah Gul, perché cessino le violenze a Gaza
Palestinian Foreign Minister Nabil Shaath has sent a letter to Foreign Minister Abdullah Gul and asked for Turkey's help amid the mounting violence north of the Gaza Strip where Israel has been conducting major raids in four years of conflict. 
Palestinian Ambassador to Turkey Fouad Yaseen told the Tdn that he would convey Shaath's letter to Gul. Yaseen said the letter explained the recent situation in Palestine and asked for Turkey's help and support to bring an end to the catastrophic situation, particularly in Gaza. 
The ambassador said that the Palestinian foreign minister in his letter requested Ankara's assistance to "stop the massacre committed by Israel against the Palestinian people." He declined to give any further details. Nearly 200 Israeli tanks and armoured vehicles seized 9-square kilometers of the north Gaza Strip and pushed deep into the teeming Jabalya refugee camp, which was described as a militant hotbed. Israeli Prime Minister Ariel Sharon vowed yesterday to continue the offensive in Gaza until the militants stop firing rockets into Israel. The death toll in the recent Israeli operation has reached 50 in four days after Israeli troops killed three militants from Hamas and the Islamic Jihad faction group early yesterday. The Palestinian cabinet declared a state of emergency over the weekend in the occupied territories. Palestinian leader Yasser Arafat is appealing for international help against the massive Israeli incursion. Anatolian news agency said Arafat sent a letter to Prime Minister Recep Tayyip Erdogan and asked Turkey to "intervene to stop Israel's attacks in Gaza." However, neither Prime Ministry officials nor officials at the Palestine Embassy in Ankara have confirmed the existence of Arafat's letter. Foreign Ministry officials were not available for comment. 
Palestinian Prime Minister Ahmed Qorei accompanied by Foreign Minister Shaath, was expected to visit Ankara this week. The visit was postponed by the Palestine side due to the Israeli raid in Gaza, said officials from the Palestine Embassy in Ankara. (Turkish daily News)
07.10.2004

ALTRI SOLDATI IN AFGHANISTAN
Secondo il senatore democratico Usa Tom Lantos, La Turchia avrebbe promesso di inviarvi 12 mila unità.

Tom_LantosThe US House of Representatives International Relations Committee criticized the Bush administration for not encouraging Turkey to hurry more soldiers to Afghanistan.
Senior Democratic member of the Commission Tom Lantos said during a meeting about the upcoming elections in Afghanistan that, "Turkey, a member of the North Atlantic Treaty Organization (Nato), had promised send 12,000 soldiers to Iraq. Therefore, it should hurry at least that many to Afghanistan."
Several colleagues supported Lantos, who is a prominent member of the Jewish lobby that has been critical of Turkey since it sent only 200 soldiers to Afghanistan despite having the second largest army in Nato. Deputy US Secretary of State Richard Armitage was also present during the committee meeting,
Lantos, directing his inquiry towards Armitage, asked, "Why does the government not work towards encouraging Turkey to send a noteworthy number of soldiers to Afghanistan? We will regret our unwillingness to share the responsibility with the Europeans, Turks, and Egyptians if Afghanistan ends in failure."
Armitage, expressing that the Afghan administration opposed Turkish and Egypt soldiers, responded, "I will appeal to Turkey again. They had a hard enough time finding a way to send 200 soldiers, but perhaps there is a way they could send 2,000 or more." (Ali H. Aslan/Zaman)
07.10.2004

SCIOLTA LA FORZA DI PACE
Si tratta di quella a guida turca che operava nella città di Arbil per stabilizzare a nord dell'Irak la regione teatro negli anni addietro di lotta tra le fazioni curde.
La forza di pace a guida turca dislocata nel Kurdistan irakeno è stata ufficialmente sciolta dopo una missione di sette anni mirata a stabilizzare la regione sconvolta dalla lotta tra fazioni curde rivali.
La Forza di monitoraggio della pace (Pmf) - con sede nella città di Arbil - venne costituita da Turchia, Stati uniti e Gran Bretagna per controllare la linea del cessate il fuoco dopo i sanguinosi scontri tra i due principali partiti curdi, l'Unione patriottica del Kurdistan (Puk) ed il Partito democratico del Kurdistan (Pdk)
La linea del cessate il fuoco venne tracciata in un'area dell'Irak che era fuori controllo dell'ex presidente irakeno Saddam Hussein. (take Ansa-Reuters)
07.10.2004

LA PROTESTA DELLA RAGAZZA
E' accaduto in Francia dove una studentessa si è tolta il velo e si è tagliata i capelli presentandosi così in classe. "Rispetto la legge - ha detto - ma la legge non rispetta me".
A Turkish schoolgirl bowed to France's ban on Islamic headscarves in state schools on Friday by returning to class and removing her veil to reveal a shaved head in protest. "I will respect both French law and Muslim law by taking off what I have on my head and not showing my hair," Cennet Doganay, 15, said outside her high school in Strasbourg, eastern France. "I respect the law but the law doesn't respect me." School officials, who had only allowed her into a study room since early September while negotiating her return to class without a headscarf, allowed her to re-enter the Louis Pasteur Lycee and made no comments to journalists outside. (Turkish Daily News)
07.10.2004

DONNE ALLA PORTA DELL'EUROPA

Un interessante articolo del giornalista-inviato Antonio Ferrari sul progetto politico di Azruhan Dogan Yalcindag, magnate turca tutta al femminile dell'editoria, e di dieci sue collaboratrici. Erdogan inteso come un Giano bifronte, intento a non scontentare nessuno.

Donne_alla_porta_dell_EuropaDonne_alla_porta_dell_EuropaNell'ultimo numero (n.40 - 2 ottobre) di <Io donna>, il magazine del <Corriere della Sera> che esce ogni sabato c'è un bell'articolo di Antonio Ferrari con foto di Staton Winter/Polaris-Grazia Neri. Avremmo potuto riassumerlo ma facendo un torto al collega. Per cui lo riproponiamo tale e quale sperando di fare cosa gradita ai nostri lettori e, perché no, anche a Ferrari uno dei più noti inviati speciali del quotidiano di via Solferino.
La società turca mai come oggi rischia un devastante infarto. Ankara è allettata dalle speranze europee, che vengono rocciosamente sostenute da una solida e laica maggioranza, però è costretta a fare i conti con forze minoritarie refrattarie a qualsiasi cambiamento. le donne sono le protagoniste, e spesso le vittime di questo pre-infarto, che si è riprodotto la scorsa estate, e che sta aggravandosi, fino a creare la falsa immagine che la Turchia sia decisamente polarizzata tra la voglia di Occidente e le lusinghe orientali della conservazione islamica. La realtà non è questa, perché chi resiste è appunto una chiassosa minoranza, non certo collocabile nella cosmopolita Istanbul, ma negli sperduti villaggi dell'Anatolia. Tuttavia è una minoranza che ha trovato un'ambigua sponda nel primo ministro Recep Tayyip Erdogan, leader del partito islamico moderato della Giustizia e dello Sviluppo. 

Erdogan non ha ancora risolto la sua natura di Giano bifronte: disponibile ad avviare quasi tutte le riforme richieste dall'Unione europea come condizione necessaria per ottenere una data per iniziare i negoziati di adesione, ma pronto nel contempo a occhieggiare ai conservatori, in sostanza allo zoccolo duro del suo partito. Al vertice di Copenaghen del 2002 si chiedeva alla Turchia di abolire la pena di morte, di garantire la libertà di espressione, di promuovere la democrazia, di limitare il potere delle Forze armate, di rispettare i diritti umani, e in particolare quelli delle donne. E' pur vero che sono stati compiuti grandi passi avanti. ma anche due passi indietro: il primo è il tentativo, appoggiato dal governo, di ripristinare le scuole religiose e favorire la carriera universitaria dei diplomati nei licei dove la teologia conta più della filosofia; il secondo è la riforma del codice penale (vecchio di quasi ottant'anni), attesa da tutti i democratici e richiesta dall'Ue, nella quale però era stato inserito un articolo per ripristinare il delitto di adulterio, e punirlo con la prigione. Il primo passo indietro è stato respinto dal capo dello stato Sezer, che lo ha rinviato al Parlamento, dove il partito di maggioranza lo ha disinvoltamente affossato, come se non fosse mai esistito. Il secondo è stato fermato dall'accordo bipartisan tra islamici moderati e l'opposizione laica del Partito repubblicano del popolo di Deniz Baycall, apprendo la strada all'approvazione del codice penale (ma senza la norma sull'adulterio).

Erdogan gioca probabilmente su due tavoli, e vuol convincere i conservatori del suo impegno a difendere le regole dell'Islam. Ma il gioco si fa sempre più pericoloso, perché l'irrigidimento dell'Ue, come molti segnali indicano, avrebbe conseguenze pesanti non soltanto per il premier e il suo governo. ma per l'intera società civile, e soprattutto per le donne. L'estate scorsa, la vicenda delle cinque studentesse di scuola coranica che sono state lasciate morire nel mare di Smirne perché non sapevano nuotare, mentre agli uomini presenti veniva impedito di soccorrerle, ha provocato un vero choc.
Che cosa ha fatto il premier? Invece di incoraggiare un'inchiesta, ha scelto il silenzio. "Mamma dice andate ad ovest", era il ritornello di una popolare ballata anatolica. Accostando la fotografia di una modella in bikini a quella di una donna velata, il quotidiano Hurriyet due anni fa commentava: "Dovremo convivere con questo". Le donne più impegnate nella difesa dei diritti laici e delle riforme lanciano il loro grido d'aiuto. "Mi chiedo: le differenze culturali sono una ricchezza o un limite? Io credo che siano una ricchezza, perché le diverse culture non soltanto non possono convivere, ma rafforzarsi a vicenda. L'importante è condividere gli stessi valori". Arzuhan Dogan Yalcindag è una giovane e combattiva manager, al vertice del gruppo Dogan, fondato da suo padre, che rappresenta l'ompero editoriale della turchia: decine di quotidiani (come Hurriyet, Milliyet, Radikal) e settimanali, oltre a importanti stazioni televisive, tra cui la Cnn Turk. E' anche una protagonista della Tusiad, la Confindustria di Istanbul, e ora è diventata presidente di una iniziativa vigorosa. Nella speranza che la Turchia ottenga, alla fine dell'anno, una data d'inizio sui negoziati per l'adesione all'Unione europea, ha deciso di mobilitare le donne della società civile. Con un obiettivo: aprire un dialogo con le controparti femminili europee ed ottenere il sostegno, superando i pregiudizi che nascono dalla non conoscenza, quindi dall'ignoranza.
Azruhan ha riunito dieci fra le rappresentanti più autorevoli della società turca (mondo accademico, cultura, giornalismo, business), e ha deciso di dare l'assalto al cielo. Lo slogan "Iniziativa delle donne per la Turchia nell'Ue" sintetizza le loro ambizioni: "Cambiare, agli occhi degli europei, l'immagine del nostro paese, legata a troppi stereotipi. Quanti sanno, per esempio, chele donne turche sono, da decenni, le più convinte europeiste? Non si tratta soltanto di un progetto politico ma di un profondo desiderio che affiora dalla società civile. Ritengo che questo processo trasformerà il nostro paese in un bene politico, economico e culturale per l'Europa del futuro". Le dieci sentinelle della riscossa femminile turca aggiornano costantemente il loro dossier, registrando dichiarazioni, attestazioni di solidarietà, e naturalmente critiche alla candidatura di Ankara. "Ci sono politici europei, tutti maschi" dice Arzuhan "che in privato assicurano sostegno, ma in pubblico preferiscono tacere. Ecco perché abbiamo scelto di chiedere aiuto alle donne. Abbiamo il pieno sostegno di 350 organizzazioni non governative femminili di Istanbul, Ankara, dell'Anatolia, del sud-est. Quanti sanno che, In Turchia, quasi il 50 per cento dell'intero corpo accademico è composto da donne? Abbiamo avuto il diritto di voto e ci siamo emancipate prima di altre donne europee". Tutto vero, però ad alimentare i pregiudizi e a riaccendere le riserve di chi era convinto di averli superati sono stati proprio la Turchia e i suoi passi avventati, che il premier Erdogan giudica "affari interni del paese". Non stupisce, quindi, alla vigilia del primo esame europeo (l'articolo è stato scritto prima che la Commissione Ue all'Allargamento esprimesse il 6 ottobre il suo parere, ndr), che il neopresidente della Commissione Barroso abbia detto che Ankara, nonostante i passi compiuti, non ha ancora soddisfatto i parametri richiesti. Il momento è quindi estremamente delicato, l'opinione pubblica europea è dubbiosa. Ecco perché la protesta delle donne laiche si è intensificata. "Per l'Europa" aggiunge Arzuhan "rinunciare al multiculturalismo sarebbe infatti un grave errore. Il nostro popolo musulmano chiede un posto nell'Ue, ma di fronte ad un altro rinvio prevarrebbe lo scoramento, la delusione, la fine di un sogno".  Che cosa fare, allora? "Abbiamo inviato una lettera a tutte le ambasciate dei paesi europei che si trovano ad Ankara, e a tutte le ambasciate turche nei paesi dell'Ue. L'obiettivo è di organizzare un grande Forum, a metà ottobre, a Bruxelles, con le donne europee che desiderano confrontarsi con noi. A tutte chiederemo sostegno, e una firma per ottenere la data d'inizio dei negoziati. E' chiaro che una data non significa chiudere il negoziato in poco tempo. Siamo realiste. sappiamo aspettare e vogliamo crescere". (Antonio Ferrari/Io Donna-Corriere della Sera)

07.10.2004

TOLLERANZA PER IL VELO
L'ha chiesta un deputato del partito Dyp, Mehmet Agar, che è intervenuto a difesa delle studentesse costrette ad interrompere i loro studi a causa del divieto del foulard nelle università.
Mehmet_Agar_leader_del_DypTrue Path Party (Dyp) Leader Mehmet Agar, disclosing the 80,000 women had been forced to discontinue their education because of the headscarf ban in universities, admonished the Republican People's Party's (Chp) opposition to student leniency.
During an appearance on Dünya Radio's Medyatik Gündem program, Agar explained, "Women who wear headscarves do not come from outer space. They are the children of this country, too. Will we really be worse off if we accept them?"
The Dyp leader reminded that his party carried out several campaigns to encourage children to continue their education. He said that children should not be prevented from attending school simply because of their clothing.
"The leniency does not only include women wearing headscarves. Whether or not they wear scarves, they are still our children. The important thing is to ensure they complete their education," stressed Agar. (Hasan Onal/Zaman)
07.10.2004

CAUSA VINTA CONTRO GLI STATI UNITI
Un professore turco di Scienze politiche si era rivolto al tribunale per chiedere la condanna del Governo Usa. I fatti risalgono al 2002 quando Haluk Genger, questo il nome del docente, si era visto multare alla dogana di New York, prendere le impronte digitali e rispedire nel suo Paese pur avendo il passaporto valido.
Political Science professor Dr. Haluk Gerger, who opened a case against the US for what he felt was wrongful deportation, won a judgment of $1 from a Turkish court.
Gerger had gone to New York with his wife for a private visit on October 1st, 2002. When he arrived he was told that his visa, good for ten years, was no longer valid. He was finger printed, photographed, and put on the next flight out of the country.
Genger claimed that the events he lived through amounted to torture, and therefore opened a case against the US. He demanded 2,739,805,000 Turkish Lira (US$1,478) in compensation for expenses incurred during his return to Turkey. He also sought $1 in punitive damages.
Judge Ture of the Ankara 22nd Civil Court of First Instance ruled in favor of the $1 punitive damage sought by Genger, and therefore demanded that the US pay the plaintiff at the October 2002 rate of exchange and interest. Genger is therefore entitled to 1,647,532 TL. Genger was unable to convince the judge to award him the 2.74 billion TL in compensatory damages.
After the trial Genger said, "The US owes me $1. The US, which collects billions of dollars from all around the world, will give me $1." (Metin Arslan/Zaman)
07.10.2004

MISSIONE DEL VICE MINISTRO URSO 
Si svolgerà dal 13 al 15 dicembre in Turchia e avrà al suo seguito una delegazione di operatori economici e rappresentanti degli organismi di supporto all'internazionalizzazione delle imprese italiane (Ice, Sace, Simest, Finest, Informest)
Urso_Adolfo Il Vice Ministro alle Attività Produttive, Adolfo Urso, effettuerà una missione in Turchia dal 13 al 15 dicembre 2004, avendo al seguito una delegazione composta da operatori economici e da rappresentanti degli Organismi di supporto all'internazionalizzazione delle imprese italiane (Ice, Sace, Simest, Finest, Informest). Il programma, suddiviso in tre giornate, prevede:
- per il 13 dicembre un Seminario sugli investimenti congiunti italo-turchi e possibile cooperazione nei Paesi dell'area;
- per il 14 dicembre una missione esplorativa a Gaziantep e zona circostante, contraddistinta da una importante dinamicità imprenditoriale, per esplorare le potenzialità di sviluppo dell'area sud-orientale del Paese e la possibilità di creare un distretto italiano in Turchia (settori prevalenti: trasformazione agroalimentare; prodotti e macchinari agricoli; industria dei detergenti, prodotti cosmetici semplici, calzature, lavorazione plastica);
- per il 15 dicembre, incontri istituzionali e con le associazioni imprenditoriali coinvolte nelle due giornate precedenti. Si trasmette in allegato il testo integrale del Comunicato del Ministero delle Attività Produttive ed un esemplare della scheda di partecipazione. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
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Ministero delle Attività Produttive
DirezioneGenerale per la Promozione degli Scambi - Div. IV
Oggetto: Visita del viceministro Urso in Turchia, con operatori al seguito (13-15 dicembre 2004)
Si comunica che il Vice Ministro Urso effettuerà una missione in Turchia con operatori al seguito dal 13 al 15 dicembre 2004. In tale occasione, è prevista anche la presenza di una delegazione composta da operatori economici e da rappresentanti degli Organismi di supporto all'internazionalizzazione delle imprese italiane (Ice, Sace, Simest, Finest, Informest). 
Il programma di massima della missione, suddiviso in tre giornate, prevede:
13 dicembre: "Seminario" sugli investimenti congiunti italo-turchi e sulla possibile cooperazione nei Paesi dell'area (Repubbliche turcofone dell'Asia Centrale, Caucaso, Russia, Medio-oriente, Iraq e Afganistan);
 14 dicembre:
missione esplorativa a Gaziantep e alla zona circostante, per dare la possibilità alla delegazione che accompagnerà il Vice Ministro Urso di esplorare una realtà imprenditoriale dinamica e con grandi potenzialità di sviluppo, quale quella della zona sudorientale del Paese. Ciò con l'obiettivo di creare un distretto italiano in Turchia (settori prevalenti: trasformazione agro-alimentare, prodotti e macchinari agricoli, industria dei detergenti, prodotti cosmetici semplici, calzature, lavorazione plastica).
15 dicembre: incontri istituzionali e con le associazioni imprenditoriali non coinvolte nelle due giornate precedenti.
Al riguardo si evidenzia che il Ministro turco dell'Industria Coskun ha segnalato alla nostra Ambasciata in loco un "pacchetto" di incentivi per agevolare gli investimenti stranieri, attualmente in corso di definizione. Tali agevolazioni dovrebbero prevedere, per determinate zone, sgravi fiscali, contributi e sconti sull'acquisto di terreni, sulle opere di urbanizzazione e sull'erogazioni di servizi quali elettricità acqua e gas. Detti benefici potrebbero essere estesi in presenza di impianti produttivi dedicati all'esportazione, ad alta intensità di lavoro o in presenza di trasferimenti tecnologici.
In relazione a quanto sopra, si trasmette in allegato, per gli operatori che desiderano partecipare alla missione, la " scheda di adesione"" che dovrà essere debitamente compilata in tutte le sue parti e rispedita alla scrivente entro e non oltre il 2o ottobre p.v (fax 06 59932635 e-mail:promo4@mincomes.it). In particolare, si invitano gli organismi interessati a voler segnalare in detta scheda le iniziative (da avviare o in corso), per le quali si ritiene opportuno un intervento governativo, nonché eventuali problematiche riscontrate nei rapporti bilaterali, da portare all'attenzione delle controparti istituzionali.
Le Regioni, gli Enti e le Associazioni destinatari del presente comunicato, oltre a fornire elementi e osservazioni di proprio interesse relativamente al programma della missione (indicando il nominativo del  partecipante), sono invitati anche a darne diffusione agli operatori potenzialmente interessati. La Confindustria, in particolare, è invitata a sensibilizzare i propri associati sulla base dell'incontro "Confindustria-Tusiad" svoltosi lo scorso 3 giugno, nonché a fornire ogni utile collaborazione per l'organizzazione della missione.
Al riguardo, si evidenziano di seguito altri settori (oltre a quelli sopramenzionati) che presentano buone prospettive per la collaborazione economica: onfrastreutture (strade, trasporti, sistema di oleodotti e gasdotti, trattamento acque),edilizia, energia, automobili, meccanica (nel campo tessile, delle attrezzature per pietre e marmi e per l'ambiente),beni intermedi e di consumo,(con riferimento al tessile, ai mobili e componenti, ecc.).
Per quanto concerne gli aspetti logistici, nel far presente che gli organismi interessati dovranno provvedere autonomamente alla prenotazione di voli e di alberghi in loco, si informa che l'Ufficio ICE di Istanbul - Tel: (0090 212) 2512951 / 2512952 / 2512953 / 2512954 Fax: (0090 212) 2512991 E-mail: istanbul@istanbul.ice.it - Direttore Antonino Mafodda - potrà assicurare ogni utile assistenza agli operatori che intendono partecipare alla missione.
Per eventuali informazioni e chiarimenti, contattare l'Ufficio competente di questa Direzione Generale (Div. IV: Dirigente Responsabile Dr.ssa Bianca Maria Bonanni - tel.06 59932683 - fax 06 59932635, e-mail:promo4@mincomes.it, punto di contatto Dr.ssa Roberta Perini tel. 06 5993 2564 e-mail r.perini@mincomes.it
Il direttore generale, Gianfranco Caprioli
07.10.2004

LA SCHEDA DI ADESIONE
(cliccare per ingrandire)

 
FMI: ANDATA E RITORNO

Il responsabile del Desk Turchia, Reza Moghadam, è partito per gli Stati Uniti ma sarà di nuovo ad Ankara per la seconda metà di questo mese.
Rodrigo_Rato_presidente_del_FmiLa prima fase dei negoziati per un nuovo accordo triennale Stand-by tra il Fondo Monetario Internazionale ed il Governo turco si è conclusa la scorsa settimana con la partenza per gli Stati Uniti della delegazione dell'Fmi guidata dal Responsabile del Desk Turchia, Reza Moghadam, che ha poi riferito sull'andamento dei colloqui  al Direttore per l'Europa, Deppler. I contatti tra gli esperti del Fmi ed i responsabili economici turchi sono proseguiti nel corso della riunione d'autunno Fmi/Banca Mondiale a Washington, toccando anche i problemi legati al Bilancio 2005 ed alla riforma del sistema bancario. La delegazione del Fondo Monetario dovrebbe essere di nuovo ad Ankara nella seconda metà del mese di ottobre. (fonte Amb. d'Ita)
07.10.2004

MEGLIO DI COSI' NON POTREBBE ANDARE
Il programma economico perseguito dalla Turchia con l'Accordo Stand-by del 2001 ha avuto un successo superiore alle aspettative, tanto che l'economia del Paese non è più da considerare "altamente vulnerabile". La dichiarazione del direttore per l'Europa del Fmi.
In successive dichiarazioni riprese dalle agenzie di stampa internazionali, il direttore per l'Europa del Fmi, Deppler, ha affermato che il programma economico perseguito dalla Turchia con l'Accordo stand-by del 2001 ha avuto un successo superiore alle aspettative, tanto che l'economia del Paese non è più da considerare "altamente vulnerabile": la crescita supererà probabilmente quest'anno il 10%; le riserve si accumulano, l'inflazione scende ed è tornata la fiducia delle agenzie di rating, pur in presenza di un debito pubblico eccessivo e pari al 70% del PIL. Deppler ha anche detto che l'ammontare del nuovo prestito sarà fissato solo verso la fine dei colloqui e che l'Fmi intenderebbe alleggerire gradualmente la sua esposizione verso la Turchia, che è seconda solo a quella verso il Brasile. Egli ha concluso affermando che l'accesso all'Unione Europea  costituirebbe per la Turchia un beneficio reale e di immagine di grande spessore, l'Europa essendo stata la stella polare per il risanamento delle economie dei Paesi candidati nella passata decade. Le lodi espresse da Deppler alla Turchia sono state poi riprese dal Numero Due del Fmi, Anna Krueger. (fonte Amb. d'Ita)
07.10.2004

"NON E' UNO STATO ISLAMICO"
Il Capo dello Stato turco è voluto intervenire a proposito di luoghi comuni che ruotano attorno attorno alla Turchia.
Nell'approssimarsi della data di diffusione del Rapporto del Commissario Gunther Verheugen sulla raccomandazione o meno dell'apertura dei negoziati per l'accesso della Turchia all'Unione Europea, il Presidente della Repubblica Necdet Ahmet Sezer, nel discorso di apertura dei nuovi lavori parlamentari, ha ribadito che la Turchia ha tutte le carte in regola per entrare nella UE, essendo da oltre 80 anni una Repubblica laica e moderna, basata sul rispetto della legge e su una costituzione di tipo democratico occidentale. La Turchia, ha detto Sezer, non è uno Stato islamico moderato, come viene spesso definita,  semplicemente non è uno Stato islamico. (fonte Amb. d'Ita)
07.10.2004

UNIONE DOGANALE
E' stata estesa a Cipro, secondo i desiderata di Bruxelles.
Il Governo turco - secondo i desiderata di Bruxelles - ha provveduto ad estendere a Cipro il regime di unione doganale con l'Unione Europea. (fonte Amb. d'Ita)
07.10.2004

DISOCCUPAZIONE IN CALO
A darne notizia è stato l'Istituto di Statistica turco. E' passata dal 12.4% al 9.3%.
Secondo l'Istituto Nazionale di Statistica turco, la disoccupazione è calata nel secondo trimestre al 9.3% dal 12.4% del trimestre precedente. Tale miglioramento è attribuito alla forte ripresa economica registrata nei primi sei mesi dell'anno. (fonte Amb. d'Ita)
07.10.2004

AUMENTO DELL'EXPORT
I dati dell'Associazione degli Esportatori turchi (Tim) parlano di un 36.5%. Il riferimento è al mese di settembre.
Secondo dati preliminari dell'Associazione degli Esportatori turchi (Tim), nel mese di settembre  le esportazioni della Turchia sono aumentate del 36.5% sullo stesso mese dell'anno scorso, raggiungendo i $ 5.79 miliardi. Nei primi nove mesi del 2004, le esportazioni turche avrebbero quindi totalizzato $ 45.6 miliardi (+34% sul corrispondente periodo del 2003). İl ministro del Commercio Estero, Kursad Tuzmen, ha peraltro sottolineato che tale andamento positivo potrebbe non incidere troppo sull'alto disavanzo corrente (oltre $ 10 miliardi), dato che le attuali quotazioni petrolifere non consentono di prevedere riduzioni nelle importazioni. (fonte Amb. d'Ita)
07.10.2004

L'INFLAZIONE A SETTEMBRE
Per i prezzi al consumo c'è stato un aumento dello 0.94% (9% negli ultimi dodici mesi); per quelli all'ingrosso l'aumento è stato dell'1.85%.
L'Istituto Nazionale di Statistica turco ha reso noti i dati relativi all'inflazione nel mese di settembre. Per quanto riguarda i prezzi al consumo, l'aumento è stato dello 0.94%, ciò che ha portato al 9% l'aumento per gli ultimi 12 mesi. In merito ai prezzi all'ingrosso, l'aumento è stato più consistente (1.85% per settembre) e dovuto ai rincari dei prodotti agricoli e del petrolio: l'inflazione all'ingrosso su base annua è stata del 12.5%, la più alta registrata nel 2004. (fonte Amb. d'Ita)
07.10.2004

AUMENTO AGLI IMPIEGATI
Il Governo turco lo sta negoziando (10%) con i sindacati del pubblico impiego e riguarda il prossimo anno. Ma questi ultimi lo hanno respinto.
Il Governo sta negoziando con i sindacati del pubblico impiego gli aumenti da concedere per il prossimo anno. L'offerta di un incremento del 10% (lievemente superiore all'inflazione programmata) è stata respinta dai sindacati, che esigono invece un aumento del salario più basso percepito dagli impiegati statali del 163%, dalle attuali  TL 481 milioni (ca 245 Euro) a TL 840 milioni. (ca 470 Euro). La soglia di povertà per una famiglia di 4 persone (che include l'alloggio, la scuola, la salute ed il trasporto) è stata fissata ad Agosto a TL 1.44 miliardi (circa 800 Euro). (fonte Amb. d'Ita)
07.10.2004

EFFETTI POSITIVI
Secondo la Tusiad (la Confindustria turca) si assiste in Turchia ad una buona crescita economica che si ripercuote positivamente sull'occupazione.
In response to reports that the unemployment rate decreased to 9.3 percent in the second quarter of 2004, the Turkey Industrialists and Businessmen Association (Tusiad) said, "This indicates that the economy reentered the process of creating employment."
Tusiad released a statement regarding the results of a second quarter House Hold Labor Force Survey, conducted by the State Institute of Statistics (Die). In the statement, Tusiad said that economic growth has continued without interruption during the past ten-quarters. Furthermore, results from the Die survey confirm the success of an economic policy that aims for low inflation and high growth.
"The highest employment increase in the last three year-period was in the city, where 488,000 jobs have been created," said Tusiad. "The unemployment ratio of the city population in the last period is presumably 12.8 percent." The growth in employment is another sign of the strengthening economy.
The statement asked for the removal of investment barriers and an expanded implementation of the economic program. (aa/Zaman)
07.10.2004

RIVALUTATO IL CREDIT RATING
Il positivo andamento economico in Turchia, con quello che ne è conseguito in tutti i settori, ha fatto sì che l'agenzia <Moody's> lo portasse da BBB a BB.
Moody's_Investors_Service International credit rating agency Moody's increased Turkey's local currency credit rating and foreign deposit ceiling rating from BBB to BB based on the country's improving dynamics when it comes to servicing the public debt.
A statement from Moody's indicates that the visible decrease in interest rates and the fact that the exchange rate remained stable allowed Turkey to relieve some of the pressures created by its public debt burden.
According to the declaration, financial results in 2004 indicated performance that surpassed the targets of the International Monetary Fund (Imf) program. Turkey enjoyed exceptional growth during this past year.
The report points out however that the government's ratio of interest payments to budget income is still excessive for a country standing in the B interval.
Moody's suggests that the government maintain its strict financial discipline so that it can bring the country's debt burden down to a more comfortable level. (Economy News Services/Zaman)
07.10.2004

LA CINA DIVENTA SEMPRE PIU' VICINA
E' sempre più corsa agli affari. Businessmen turchi  volano nella terra dei mandarini per aprire trattative al fine delle esportazioni. Mentre si discute se queste ultime abbiano effetti positivi o negativi, molte agenzie di viaggio organizzano viaggi commerciali. Cosa ne pensa Mustafa Koker che si