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NON PRIMA
DEL 2015
E' quanto
ritiene il Commissario UE all'Allargamento, Guenter Verheugen, riguardo all'ingresso di
Ankara in Europa. Per Bruxelles i rischi di un "no"
all'apertura immediata dei negoziati di adesione.
Il Commissario europeo
all'allargamento, Guenter Verheugen si dichiara favorevole
all'apertura delle trattative per l'adesione della Turchia, ma
spiega che l'ingresso di Ankara nell'UE non potrà avvenire prima
del 2015. In un'intervista che apre la prima pagina del quotidiano
<Sueddeutsche Zeitung>, Verheugen precisa che la Turchia al
momento non è ancora matura per entrare nell'Unione europea,
"comunque non è matura nel senso che possa entrare domani. Le
trattative per l'ingresso saranno molto lunghe, ma gli enormi
progressi compiuti negli ultimi due anni dimostrano che il Paese è
capace di raggiungere standard europei".
Verheugen si sofferma anche sui rischi di un possibile rifiuto
europeo di apertura delle trattative. "Posporre la decisione di
iniziarle - ammonisce - sarebbe fatale, con la conseguenza che la
delusione in Turchia sarebbe catastrofica.
Non c'è nulla che giustifichi un no assoluto". Alla domanda se
egli sia convinto che la Turchia possa entrare a far parte dell'UE
prima del 2015, il Commissario europeo risponde che "a ciò non
crediamo né io, né la Turchia".
I maggiori ostacoli all'avvio di trattative arrivano dal commissario
all'agricoltura, l'austriaco Franz Fischler, che in una lettera
inviata a tutti i suoi suoi colleghi teme che l'ingresso del
"paese asiatico" possa costituire "una barriera
mentale" contro l'approfondimento dell'integrazione europea. Su
posizioni analoghe il Commissario olandese Frits Bolkestein, il
quale nei giorni scorsi ha messo in guardia contro "l'islamizzazione
dell'Europa". La <SZ> avrebbe appreso che all'interno
della Commissione europea sarebbero sei i commissari "scettici
sulla Turchia". Consiglieri dell'attuale presidenza olandese di
turno avrebbero suggerito di iniziare tra due anni l'apertura delle
trattative per l'ingresso della Turchia, proposta respinta da
Verheugen. (take Agi)
16.09.2004
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"CONSEGUENZE
COMUNQUE"
Il riferimento
- fatto dal presidente della Commissione europea Romano Prodi circa
l'adesione della Turchia all'Europa' - è in particolare ai
rapporti con il mondo islamico.
"La decisione che l'Unione Europea prenderà sulla Turchia non è
evidentemente senza conseguenze per i rapporti con il mondo
islamico''. Lo ha sottolineato il presidente uscente della Commissione
europea Romano Prodi. La Commissione renderà disponibile il suo
rapporto sulla valutazione dei parametri su cui, il vertice europeo
di dicembre, dovrà prendere una posizione circa l'apertura formale
di trattative per l'ingresso della Turchia nella UE il prossimo 6
ottobre. Conseguenze che potrebbero anche essere importanti per
l'Unione ''nel rapporto con i Paesi Arabi, per il ruolo della
Turchia - ha proseguito Prodi - anche se intellettuali e non solo
loro hanno già cominciato ad avanzare critiche'' contro l'ingresso
di Ankara. All'indomani delle opinioni espresse da tre Commissari
europei, l'austriaco Franz Fischler, l'olandese Frits Bolkestein,
contrari, e il tedesco Gunther Verheugen, responsabile
dell'allargamento che è apparso possibilista, il Presidente della
Commissione europea , precisando di non voler anticipare il parere
della Commissione, ha però ribadito che ''si tratterà di una
scelta importante''. (take Asca)
16.09.2004 |
UN VELATO
AVVERTIMENTO
Il ministro
degli Esteri turco, Abdullah Gul, ha fatto palesare
"ripercussioni negative" anche nel mondo intero qualora
Bruxelles facesse brutti scherzi alla Turchia.
Il Governo di Ankara
sembra avere scelto
la linea delle velate minacce, mascherate da fosche ''previsioni'',
per ottenere da Bruxelles a fine anno, la sospirata
data di inizio del negoziato di adesione della Turchia all'Unione Europea.
''Se la decisione politica (di dicembre) non sarà obiettiva e leale, vi saranno
ripercussioni negative in Turchia, nell'UE e nel
mondo intero perché l'adesione della Turchia (all'UE) è molto importante'' - ha
detto il vice-premier e ministro degli Esteri
turco Abdullah Gul, riferendosi implicitamente alle varie voci contrarie all'adesione
della Turchia all'UE che cominciano a
farsi sentire nella Commissione di Bruxelles, la quale il 6 ottobre dovrà esprimere,
con un rapporto scritto sui ''progressi''
di Ankara, precise raccomandazioni al Consiglio europeo
di dicembre se dare o meno via libera alla Turchia.
La filosofia di Ankara, ribadita da Gul, è la seguente: ''Negli ultimi anni, ed in
particolare negli ultimi due (con i Governi
del partito filo-islamico di Gul ed Erdogan, ndr) la Turchia
ha realizzato un vasto pacchetto di riforme'' e quindi ora Ankara ha una specie di
''diritto'' a vedere onorate le promesse
dell'UE che assicuravano piena membership alla Turchia in caso avesse realizzato
quelle riforme (dette criteri di Copenaghen).
Gul non ha specificato quali ''ripercussioni negative'' si avrebbero nel mondo intero
se il governo di Ankara non giudicherà
''obiettiva e leale'' la decisione politica dei 25 Capi
di Stato e di Governo, i quali il 17 dicembre prenderanno la decisione politica
finale se e quando dare avvio al negoziato con
la Turchia. Il vice-premier ha solo assicurato che il processo
di riforme in Turchia ''non si arresterebbe'' dato che ''le riforme turche non
sono concessioni all'Europa, ma diritti del
popolo turco''. Sulla stessa linea delle dichiarazioni di Gul si erano poste, anche
nei toni, quelle del premier turco Recep
Tayyip Erdogan: ''Se l'UE non prende la decisione che vogliamo,
alla Turchia non sarà difficile prendere un'altra rotta''
disse Erdogan il 4 maggio scorso aggiungendo qualche giorno
dopo che ''la piena membership della Turchia nell'UE è un elemento essenziale per
prevenire la guerra di civiltà e per favorire
invece l'incontro tra le civiltà in Europa''. ''La membership
della Turchia nell'UE sarebbe un importante messaggio inviato
ad un miliardo e mezzo di musulmani nel mondo''- ribadì poi successivamente lo
stesso Erdogan aggiungendo che ''essa incoraggerebbe
il compromesso tra le religioni e le civiltà'''.
''Non voglio nemmeno pensare a cosa succederebbe se l'Europa respingesse questa
opportunità'' - ha ribadito poi in luglio creando
anche non poche perplessità tra analisti e diplomatici occidentali.
Questi
ultimi, nelle parole di Erdogan hanno visto, oltre ad un
sapore minaccioso, anche l'affermazione di un'idea di Europa non più laica e liberale e
non più semplicemente geopolitica e
geoeconomica, ma, bensì, biconfessionale (cristiano-islamica) e influenzata dalle
diversità culturali e religiose (negate, invece,
per principio dallo stato liberaldemocratico, insieme a quelle sessuali e razziali)
come se Erdogan abbia intenzione di fare
della Turchia in Europa un rappresentante legale dell'islam globale e di fare
dell'Europa una sorta di sede istituzionale del
''dialogo tra le civiltà''. Le dichiarazioni di Gul vogliono
essere anche una risposta al Commissario europeo all'agricoltura,l'austriaco
Franz Fischler, che ha sollevato forti
dubbi sulla solidità della democrazia e della laicità a lungo termine della
Turchia, ha espresso preoccupazioni per ''una
possibile fiammata di fondamentalismo'' anche in Turchia ed ha ricordato che
l'adesione di Ankara costerebbe all'UE ben 11.3
miliardi di euro l'anno solo di sussidi agricoli. Fischler si è quindi detto
favorevole, in luogo di una piena membership della
Turchia,all'ipotesi di ''un partenariato speciale'', già proposta dai cristiano
democratici tedeschi, ma già respinta con
sdegno da Erdogan.
Pochi giorni fa anche il Commissario UE al mercato interno, l'olandese Frits Bolkestein
ha espresso timori di una ''islamizzazione''
dell'Unione europea, sostenendo che l'ingresso
della Turchia potrebbe ''far implodere l'Europa''. Anche
nell'opinione pubblica europea le cose non sembrano andare
benissimo per Ankara. Un recente sondaggio del Fondo Marshall
ha mostrato che la maggioranza degli europei sono contrari
all'adesione della Turchia all'UE. I meno contrari di tutti
sono gli italiani (favorevoli al 45%), i più contrari sono i francesi (i
favorevoli sono solo il 16%), mentre i tedeschi
favorevoli non superano il 26% e gli inglesi favorevoli il 33%.
Il Governo di Ankara si trova costretto ad alzare i toni perché sa che la sua
strada verso l'entrata a pieno titolo nell'UE,
nonostante le tante dichiarazioni favorevoli di molti leader
europei, è ancora alquanto in salita. (Lucio Leante/Ansa)
16.09.2004
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GLI SFORZI
DI ERGOGAN
Il Primo Ministro turco il 23 settembre prossimo incontrerà i
vertici del Parlamento europeo per convincere gli scettici
sull'opportunità dell'ingresso di Ankara nell'UE.
Il Primo Ministro turco Tayyip Erdogan incontrerà i vertici del
Parlamento europeo il 23 settembre per discutere del tentativo del
suo Paese di fare ingresso nell'Unione europea. Lo ha detto un
portavoce del Parlamento.
L'incontro, molto insolito, due settimane prima che la Commissione
europea emetta il suo verdetto il 6 ottobre per sancire se la
Turchia rispetti i criteri UE su democrazia, diritti umani e delle
minoranze e stato di diritto per dare avvio ai colloqui per
l'ingresso, darà ad Erdogan un'opportunità per cercare di
convincere gli scettici nell'assemblea parlamentare.
Il Primo Ministro turco incontrerà la conferenza dei capigruppo del
Parlamento ma non l'intera assemblea, un privilegio che il portavoce
José Manuel Liberato dice essere riservato ai Capi di Stato.
I vertici UE dovranno decidere a dicembre sulla base delle
raccomandazioni della Commissione se far partire i colloqui per
l'ingresso. (Reuters)
16.09.2004
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LA TURCHIA
DIVIDE L'EUROPA
Il doppio
attacco ad Ankara arriva - alla vigilia di una decisione più
difficile e delicata che la Commissione Prodi sia mai stata chiamata
a prendere in cinque anni - dagli autorevoli Frits Bolkestein e
Franz Fischler, l'uno olandese l'altro austriaco.
La Turchia, prediceva giorni fa
Giuliano Amato, costituirà per i prossimi anni il dramma
esistenziale degli europei, "costretti a guardarsi nello specchio
del Bosforo per capire chi sono e chi non sono". Ebbene, lo
psicodramma turco è già cominciato. In piena offensiva del
nazionalismo islamico, mentre dall'Iraq, al Caucaso all'Indonesia
il terrorismo musulmano cerca di esasperare fino alle estreme
conseguenze lo "scontro di civiltà" preconizzato da Samuel
Huntington, due autorevoli commissari europei, l'olandese Frits
Bolkestein e l'austriaco Franz Fischler, criticano pubblicamente l'ipotesi
di un'adesione turca all'UE citando il rischio di una
islamizzazione dell'Europa e di una implosione dell'Unione.
Il doppio attacco arriva dalla vigilia di una decisione più
difficile e delicata che la Commissione Prodi sia mai stata chiamata
a prendere nei cinque anni e mezzo della sua esistenza. Il 6 ottobre
l'esecutivo di Bruxelles dovrà dire se la Turchia soddisfa i
criteri politici di democraticità fissati dai governi europei e se
si può pertanto dare il via ai negoziati di adesione. Sulla base di
questa raccomandazione, i capi di governo a dicembre dovranno
prendere una decisione definitiva in merito.
Il fatto che sia Bolkstein sia Fischler siano commissari uscenti,
non riconfermati dai rispettivi governi, la dice lunga sulla
drammaticità della scelta. Perché il responso del 6 ottobre è in
larga misura scontato: sì all'apertura dei negoziati di adesione
a condizione che la Turchia continui, durante i lunghi anni di
trattative, a mantenere e anzi migliorare i propri standard di
democrazia. E su questa linea si attesterà probabilmente anche il
Consiglio europeo di dicembre. La pressione politica in questa
direzione è enorme e allinea, oltre ovviamente alla Turchia, gli
Stati Uniti, la Nato, la business community internazionale e gran
parte della diplomazia occidentale. Solo un uomo politico in
procinto di uscire dalla scena europea, come i due commissari e
come, mesi fa, Valery Giscard d'Estaing, può permettersi di
sfidare quello che ormai è diventato un assioma del pensiero
comunitario politically correct affermando che la Turchia non
fa parte né geograficamente, né storicamente, né culturalmente
dell'Europa. E che dunque aprire le porte significa per gli
europei rinnegare la propria natura e rinunciare al proprio processo
identitario. Un concetto che lo storico Jacques Le Goff, meno legato
alle ragioni della politica, ha ampiamente illustrato in una recente
intervista a La Croix.
Ma sono voci, per ora, isolate. Una "Commissione indipendente"
composta da influenti personalità europee, tra cui Emma Bonino, ha
presentato un rapporto assolutamente favorevole all'ingresso della
Turchia nell'Unione non solo in base a ragionamenti di
opportunità economica e politica, ma anche di ortodossia etica. "Dobbiamo
dimostrare di non essere una cittadella del pregiudizio, ma un'Unione
aperta e democratica", spiega la Bonino. "L'Europa deve dare
prova di apertura e corpo alle sue nascenti politiche d'integrazione",
dice l'ex presidente finlandese Martti Ahtisaari. E mentre l'olandese
Van den Broek si spinge a dire che "nessuno può prevedere quali
saranno i confini ultimi dell'Unione", il francese Michel Rocard
sentenzia che "è morta l'idea di un'Europa carolingia,
coesiva e federalista" e che l'Unione "deve limitarsi a dare
buone regole in materia di diritti umani e di mercato". L'esito
della discussione sulla Turchia sembra dunque in larga misura
scontato. Gran Bretagna, Italia, Francia, Germania, Spagna hanno da
tempo anticipato un voto favorevole. Ma, come già accadde per
alcuni governi europei in occasione della guerra in Iraq, anche in
questo caso i leaders politici si accingono a prendere decisioni non
condivise dalle rispettive opinioni pubbliche. Il sondaggio condotto
dal German Marshall Fund e dalla Compagnia di San Paolo rivela che
in media solo il 30 per cento degli europei è favorevole ad un
ingresso della Turchia: si va dal 16 per cento dei francesi al 26
per cento dei tedeschi e al 45 per cento degli italiani. E il 40 per
cento degli intervistati non sa esprimere un giudizio in materia. Un
discorso non dissimile, secondo lo stesso sondaggio, vale per l'opinione
pubblica turca che sembra riprodurre, ingigantiti, gli stessi
equivoci culturali che hanno accompagnato l'ingresso dei paesi
dell'Est. Quello con l'Europa è, per i turchi, un matrimonio di
convenienza: il 73 per cento vuole entrare nell'Unione perché
pensa di trarne un beneficio economico. Ma solo il 52 per cento dice
di avere un'opinione favorevole all'Europa e quelli che
auspicano che l'UE diventi una potenza politica internazionale
sono addirittura uno sparuto 40 per cento, contro il 70 per cento
degli europei.
Queste sono le (fragili) premesse in base alle quali l'Unione
europea sta per celebrare il proprio "fidanzamento" con un Paese
in cui il partito di maggioranza Akp, islamico moderato, vuole
varare una legge che rende l'adulterio un crimine penale. Alle
prossime elezioni europee l'Akp potrebbe mandare a Strasburgo una
sessantina di eurodeputati in grado di influenzare pesantemente il
processo legislativo. Forse gli appelli ad una più approfondita
riflessione pre-matrimoniale non sono del tutto fuori luogo. (Andrea
Bonannini/La Repubblica)
16.09.2004
DALLA COMMISSIONE UE NESSUN
COMMENTO
Solo un
portavoce ha fatto sapere che, sui negoziati con la Turchia, si
potrà sapere qualche cosa al momento opportuno e cioè il 6
ottobre, data della presentazione della relazione.
La Commissione europea non ha voluto
fare alcun commento sulla lettera inviata agli altri membri
dell'esecutivo UE dal Commissario europeo all' Agricoltura,
Franz Fischler - rivelata dal <Financial Times> -
che solleva dubbi di natura politica ed economica sull'eventualità
di un ingresso della Turchia nell'Unione europea.
''Indipendentemente dall'opinione dei singoli commissari, che
naturalmente rispettiamo -
ha osservato un portavoce dell'esecutivo UE - la discussione
sull'apertura dei negoziati con la Turchia
e sul fatto che essa rispetti o meno i criteri politici
potrà essere fatta solo sulla
base del rapporto della Commissione
che non è ancora pronto e che, appena terminato, sarà
sottoposto all'attenzione dei singoli membri del collegio''.
"Fino a
quella data - ha sottolineato il portavoce - non desideriamo
rilasciare alcun commento''. Il portavoce ha fatto un
solo riferimento alla lettera pubblicata oggi dal <Financial
Times>, osservando che
''si tratta di una lettere destinata alla circolazione
interna, che risale al mese di luglio''. (take Ansa).
16.09.2004
UN RAFFORZAMENTO DEI
RAPPORTI CON I PAESI ISLAMICI
Per
il Commissario alle relazioni esterne dell'UE, Chris Patten,
sarebbero considerevoli e positivele conseguenze geopolitiche.
L'ingresso della
Turchia nell'Unione Europea rafforzerebbe i rapporti con i Paesi
islamici e avrebbe ''conseguenze geopolitiche considerevoli'' per l'Europa. A
dichiararlo è Chris Patten,
Commissario europeo per gli Affari Esteri,
parlando all'European Policy Center di Bruxelles. ''La Turchia
è un grande paese islamico, che sta facendo tutto ciò che viene da noi richiesto''
sul terreno della democratizzazione, dello stato
di diritto, della difesa dei diritti umani e civili e della capacità di ''tenere sotto
controllo le Forze armate''. ''Dopo
che la Turchia ha fatto tutto questo, possiamo dire siamo spiacenti ma non siete
davvero degli europei?'', ha proseguito Patten, sostenendo
come l'adesione di Ankara possa contribuire, tra l'altro, a risollevare il tasso di
natalità europeo e i bassi livelli di crescita
economica.
Patten ha poi criticato le recenti dichiarazioni di
un altro commissario europeo, l'olandese Frits Bolkestein, che
aveva parlato nei giorni
scorsi del rischio di ''islamizzazione'' del vecchio
continente, sottolineando come i suoi timori siano basati sul
presupposto ''profondamente
sbagliato'' che i valori democratici siano dominio
esclusivo dei paesi europei.
Dubbi sugli sforzi fatti dalla Turchia sul terreno delle
riforme sociali e nell'ambito dell'identità religiosa sono stati anche espressi da
Franz Fischler, commissario europeo per l'Agricoltura,
lo sviluppo rurale e la pesca, in una lettera inviata agli
altri componenti della commissione. Il prossimo 6 ottobre la Commissione
Europea pubblicherà il rapporto nel quale esprimerà il proprio
parere sull'avvio dei negoziati con la Turchia, che verrà deciso
a dicembre dai capi di Stato e di Governo dell'UE.(take Adnkronos)
16.09.2004
BUONA INFLUENZA SUI VICINI
Questo
quanto evidenzia il Primo Ministro olandese e presidente di turco
dell'Unione Europea, Jan Peter Balkenende, a proposito della
Turchia.
La Turchia può esercitare ''una
influenza positiva sugli altri
paesi islamici della regione'' e il
dibattito in seno all'Unione Europea sulla sua adesione deve essere improntato al fair-play'.
Lo ha affermato Jan Peter Balkenende,
Primo Ministro olandese e presidente di turno dell'Unione
Europea, intervenendo, in una intervista al quotidiano
<Handelsblad>, sul tema che sta animando la discussione
anche fra i commissari
europei. Nell'intervista
il premier olandese ha sottolineato come l'Europa
non abbia solamente le tradizioni greco, romane, giudaico-cristiane
,''ma anche influenze islamiche e arabe''.
"Sono
chiaramente riconoscibili e ne fanno parte'', ha affermato
Balkenende. (take Ansa).
16.09.2004
BONINO: ANKARA CARTA
VINCENTE CONTRO TERRORISMO
Intervista
a <La Stampa> dell'europarlamentare radicale. "Solo
l'alleanza con l'unico Paese musulmano davvero moderato può
salvarci dai nichilisti di al Qaeda".
''La vittoria nella lotta al terrorismo
passa per Ankara''. Lo dice, in un'intervista a <La Stampa>,
l'europarlamentare radicale Emma Bonino. ''Solo l'alleanza
- spiega - con l'unico Paese musulmano davvero moderato
può salvarci dai nichilisti di Al Qaeda. (...) Il Vecchio
Continente ha un problema di identità: siamo davvero così
insicuri della nostra cultura da rispolverare il vecchio spauracchio
"mamma li turchi"? In Turchia è diverso, non si sentono
accettati e reagiscono male. (...) La Turchia è l'unico
Paese islamico davvero moderato, che ha separato da tempo
la religione dalla politica. Sono loro i nostri partner nella
guerra contro il terrorismo. (...) La Turchia è esattamente
come noi un bersaglio dei fondamentalisti, è ora di fare
fronte comune, c'e'uno scontro in corso tra società aperta e
chiusa, inutile nascondersi''. (take Ansa)
16.09.2004
"I TURCHI NON SONO
CAMBIATI"
"Anche 321 anni
dopo l'assedio di Vienna del 1683 non sono diventati europei": questo
quanto ha sostenuto l'austriaco Andreas Moelzer appartenente al partito
nazional-liberale Fpoe.
"Anche 321 anni dopo l'assedio di Vienna
del 1683 i turchi non sono diventati più europei'': lo ha dichiarato l'unico
eurodeputato del Partito nazional-liberale austriaco Fpoe, Andreas Moelzer,
ribadendo la sua posizione critica nei confronti di una possibile adesione
della Turchia all'Unione europea.
Quando la comunità economica europea decenni fa aveva aperto alla Turchia la
prospettiva di un'adesione, ha dichiarato Moelzer,
''evidentemente nessuno aveva fatto i conti con la perseveranza degli
Ottomani''. Moelzer, un pubblicista di destra per anni indicato come
ideologo di Joerg Haider, ha espresso parere favorevole alle
recenti affermazioni critiche sull'ingresso della
Turchia nell'UE avanzate dal Commissario europeo uscente Franz
Fischler (austriaco) e dal ministro delle Finanze austriaco,
Karl-Heinz Grasser. Moelzer ha chiesto all'Fpoe, partner minore
della coalizione di maggioranza di centrodestra al governo a
Vienna, di premere sul cancelliere Wolfgang Schuessel
affinché non accetti l'avvio di trattative di adesione con Ankara
durante il vertice UE del prossimo dicembre. Ad agosto
scorso, dopo settimane di dibattiti interni, il direttivo dell'Fpoe si
era schierato contro ad un'adesione della Turchia all'UE,
mettendosi tuttavia contro il leader storico del partito
Haider favorevole dell'ingresso del Paese.
L'Austria finora non ha formulato una sua posizione ufficiale in tema di adesione della
Turchia all'UE. La stampa popolare austriaca in questi
giorni ritorna spesso sulla proposta di rendere illegale in
Turchia il tradimento coniugale, come esempio della
inadeguatezza della Turchia a entrare nella
UE.(take Ansa)
16.09.2004
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COMBATTERE
IL TERRORISMO INTERNO
Lo ha
ribadito il
ministro dell'Interno turco, Abdulkadir Aksu, secondo il quale dopo
l'11 settembre è cambiato il concetto di lotta all'eversione.
Grossi danni al Paese.
Turkish Interior Minister Abdulkadir Aksu disclosed that the top
priority for domestic security is reducing the threat of terrorism.
The September 11 attacks changed the concept of threat and the
perceptions about it, Aksu said. Terrorism has caused great social
and economic losses in Turkey and is the number one threat to
domestic security.
The Interior Minister went on to say that it is the responsibility
of his department to develop and implement domestic security
policies at the national level. The success of the domestic policies
depends upon the participation of the public, he added.
Aksu analyzed domestic security issues in a special edition of the
Police Department's internal newsletter, Police Magazine. His
article indicates that it is incorrect to apply the term 'Islamic
terrorism' to organizations that claim to carry out attacks in the
name of Islam. The minister suggests using the expression 'attacks
motivated by religion' instead.
Aksu also stresses the importance of taking the social, political,
economic, and cultural aspects of social dynamics into consideration
when forming domestic security policies. In both the ordinary and
extraordinary conditions of contemporary democracies, domestic
security services are always the responsibility of a civil authority.
(Sedat Gunec/Zaman)
16.09.2004
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UN
MUSULMANO NON PUO' ESSERE UN TERRORISTA
Allo
stesso modo un
terrorista non può essere un musulmano. L'affermazione dello
storico turco Fethullah Gulen che ha espresso profondo rammarico per
le giovani vite stroncate nella scuola di Beslan.
Fethullah Gulen expressed his sorrow about the loss of more than 350
lives in the school hostage crisis in Beslan, North Ossetia, and
emphasized that the use of terror has no place in the struggle for
liberation.
Gulen reminded that a Muslim cannot be a terrorist, nor could a
terrorist be a Muslim. "Terrorist activities are the biggest
blow to peace and welfare. Terrorist activities can never be
approved, regardless of their reason or their target."
In a written statement Gulen indicates that the major terrorist
activities of the past few years not only set back the prospects for
peace in the locations where they took place, but in the world as a
whole. "First of all terror is a threat against the most sacred
and global of values, human life. In the same way that it murders
human life, terror abolishes social trust. Terror is the most
degenerative human activity in the world and no religion, no concept,
and no consideration could be degenerated to such an extent to
approve it."
Gulen emphasized that human life was very important in the eyes of
God. The religion that God sent holds the protection of human life
among its highest ideals, he explained.
Gulen offered his condolences to those who lost their relatives in
the hostage crisis in North Ossetia, and also to the officials of
Russian Federation and the entire Russian public. He said he hopes
that the injured recover quickly. (Zaman)
16.09.2004
CAPO DI AL QAEDA FORSE UCCISO IN IRAK
L'immagine di un cadavere -
che potrebbe essere quella di Habib Akdas, presunto leader della rete
turca - trasmessa dall'emittente <Ntv>.
La televisione turca ha trasmesso l'immagine di un cadavere di
un combattente in Irak,
sostenendo che si tratta del corpo senza vita di Habib Akdas, presunto capo della
rete di al Qaeda in Turchia e dunque responsabile
della serie di attentati kamikaze nel paese, che hanno
causato oltre 60 morti.
La <Ntv> ha mostrato un'immagine sfuocata del cadavere,
sostenendo che il corpo è
stato ritrovato dopo bombardamenti portati
a termini dagli americani nella regione di El-Anbar, ad ovest di Baghdad.
La stessa fonte ha aggiunto che Akdas, dopo essere fuggito in
Siria immediatamente dopo
gli attentati del novembre scorso ad Istanbul,
avrebbe raggiunto il gruppo jihadista iracheno Tawhid wal
Jihad (Unione e Guerra Santa), che e' legato alla rete di Al
Qaeda.
Le autorità turche non hanno però confermato finora l'identitàdel
morto, in attesa del risultato di controlli sul Dna
del cadavere. (take Ansa-Reuters-Afp)
16.09.2004
TAGLIATA LA GOLA AD
UN CAMIONISTA
La vittima era
un turco nativo di Taurus che trasportava macchinari alla base Usa di
Tikrit.
''Il mio nome è Durmus Kumdereli. Sono di Tarsus (Turchia meridionale).
Sono un camionista. Ho trasportato parti di macchinari
e materiale da costruzione dalla Turchia per una base americana vicino a
Tikrit'', ha detto l'uomo prima di essere gettato
a terra da tre uomini, uno dei quali gli ha tagliato la gola
con un coltello.
Il video, che risale al 17 agosto, tre giorni dopo il rapimento
di Kumdereli e di un altro turco, è stato pubblicato oggi
sul sito del gruppo Tawhid e Jihad Group, del giordano Abu Musab
al Zarqawi, sospettato di dirigere la rete terroristica di al
Qaida in Iraq.(take Ansa/Reuters)
16.09.2004
PRONTI AD ATTACCARE NEL NORD
IRAK
Il Governo
turco ed i vertici militari stanno valutando l'opzione di una
offensiva contro i ribelli curdi se non cesseranno le azioni di
terrorismo da parte di questi ultimi. Critiche agli Usa.
Governo turco e i vertici militari di Ankara stanno valutando
l'opzione di una offensiva militare contro i ribelli curdi nell'Iraq
settentrionale. La scorsa settimana il Primo Ministro Recep Tayyip
Erdogan ha detto che la Turchia sta perdendo la pazienza con il suo
alleato a causa del fallimento delle operazioni di neutralizzazione
dei ribelli curdi rintanati nel nord montagnoso dell'Iraq. "La
nostra pazienza si sta assottigliando" ha detto Erdogan.
"Non possiamo guardare la nostra gente martirizzata. Faremo
qualsiasi cosa necessaria per combattere i ribelli".
Segnali che Ankara sta valutando una operazione militare contro i
ribelli curdi si sono avuti dopo due soli giorni che il ministro
degli Esteri Abdullah Gul ha lasciato intendere che la Turchia
potrebbe inviare truppe in Iraq per combattere i ribelli sul posto.
Il ministro Gul ha detto: "Gli Stati Uniti non sono ancora
nella condizione di poter lanciare una operazione militare contro il
Pkk (Partito Curdo dei Lavoratori, conosciuto ora con il nome di
Kongra-Gel); noi agiremo senza fare assegnamento su un altro paese;
sappiamo come trattare i nostri nemici".
Ankara ha a lungo esortato gli Stati Uniti, forza di occupazione in
Iraq, affinché mandino delle truppe per neutralizzare i ribelli
curdi che si ritiene siano nascosti soprattutto sulle montagne del
nord dell'Iraq. Ma i vertici Usa non hanno ancora elaborato un piano
per una offensiva militare. Hanno anzi chiarito che non è stata
pianificata alcuna azione per il prossimo futuro. Come la Turchia,
anche gli Stati Uniti considerano il Pkk una organizzazione
terroristica, ma le truppe americane sono impegnate in primo luogo a
combattere i rivoltosi che si oppongono alla occupazione dell'Iraq
centrale.
Un analista della difesa di Ankara ha dichiarato che le forze Usa in
Iraq sono riluttanti ad aprire un nuovo fronte fino a quando
impegnate a contenere le rivolte che scoppiano un po' ovunque nel
paese. "Combattere il Pkk non è una priorità per Washington,
e dubito che mai lo sarà" ha detto lo stesso analista. Una
fonte ufficiale afferma che il principale motivo della riluttanza
americana a combattere il Pkk, nonostante le ripetute assicurazioni
date, è l'alleanza con i curdi iracheni. (Pagine di
Difesa/Giovanni Bernardi.it)
16.09.2004
DISSIDENTI CURDI ELIMINATI
DA OCALAN
A
riferirlo è il <Tagesspiegel> nell'edizione uscita l'11
settembre scorso. Nella lista di morte l'ex capo del Pkk in Europa,
Kani Yilmaz, e l'ex portavoce dell'organizzazione, Mizgin Sen.
Il leader del
Pkk Abdullah Ocalan agli arresti in Turchia avrebbe ordinato
l'uccisione di diversi dissidenti
curdi, secondo quanto riferisce l'edizione del
quotidiano berlinese <Tagesspiegel>.
Stando a quanto scrive il giornale, fra le persone che figurano
sulla lista
di morte; anche l'ex capo del Pkk in Europa, Kani Yilmaz, ed una ex portavoce del Pkk,
Mizgin Sen. Le informazioni risultano
dai protocolli di colloqui di Ocalan con i suoi avvocati
nel carcere sull'isola turca di Imrali, circolati nel giornale
del movimento curdo e pervenuti ora al Tagesspiegel.
Della ex portavoce del Pkk Mizgin Sen, uscita tempo fa dal partito, Ocalan, stando ai
protocolli, avrebbe detto:''rendetela inoffensiva''.
Secondo indicazioni degli oppositori di Ocalan, della
donna mancherebbe da allora ogni traccia.
Secondo il <Tagesspiegel>, attualmente all'interno del Pkk ci
sarebbero lotte cruente di
potere. Negli ultimi mesi decine di dirigenti
avrebbero abbandonato l'organizzazione, compresa la metà
del comitato centrale. Persino il fratello di Ocalan, Osaman,
sarebbe fra i dissociati e sarebbe fuggito a Mossul dai curdi nordiracheni dove
avrebbe fondato un nuovo partito al quale
avrebbero aderito molti dei dissidenti del Pkk.
Venti anni dopo l'inizio della lotta armata contro lo Stato turco e cinque dall'arresto
di Ocalan, il Pkk, scrive il giornale,
sarebbe definitivamente frantumato. Ocalan avrebbe perso
il controllo su gran parte del partito e alcune unità del Pkk avrebbero aumentato
negli ultimi tre mesi la serie di attentati
e attacchi in Turchia. (take Ansa).
16.09.2004
AMERICANI,
ATTENZIONE!
La Turchia mette in
guardia gli Usa invitandoli a muoversi con cautela nelle zone turkmene dell'Irak,
vedi Telafer, dove i combattimenti hanno provocato la morte di 120 persone.
Clashes between American forces
and resisters loyal to radical Shiite cleric Moqtada al-Sadr escalated this
past week in the surroundings of the Iraqi Turkmen city of Telafer.
Fighting claimed the lives of 120 people, including Turkmen civilians, and
wounded over 200.
Civilians began fleeing the city that is currently surrounded by American
forces. The deteriorating situation prompted the Turkish Foreign Ministry and
General Staff to request that the American forces reconsider their strategy.
Ankara also indicated that it would be willing to help rush food and medical
aid to the region.
Turkish Foreign Minister Abdullah Gul, currently in Riga, Latvia, as part of
his Baltic tour, talked with his American counterpart, Colin Powell, on the
phone yesterday. "Turkish citizens and official authorities are worried
because the events [in Telafer] have taken on a different dimension," Gul
informed the US Secretary of State. "We hope that you will keep Turkey's
sensitivities in mind and take the required precautions."
Powel promised that he would pay heed to Turkey's sensitivities, and he
assured Gul that America would do its best to see that the civilians in the
city do not suffer.
American officials point out that the goal of the Telafer is to neutralize the
resisters in the city. As many as 300 militants are believed to be hiding in
Telafer. Reportedly, after some discussions between Ankara and Washington,
American forces in the region were ordered to guard the civilians.
Due to the skirmishes in the city's surroundings, 50,000 to 60,000 people
reportedly fled. The remaining inhabitants have sought refuge in schools or
government buildings. There are concerns of a possible health crisis in
Telafer because the American units are not allowing anyone to enter the city.
Iraq Turkmen Frontier (Itc) officials stress their fears that a massacre might
take place in Telafer. The officials invited human rights organizations to
come to the city.
Itc Ankara Representative Ahmet Muratli told Zaman that Telafer has already
experienced a great loss of life. He said that the Turkmen would organize an
event to commemorate the dead.
(Foreign News Services/Zaman)
16.09.2004
TOLTO ASSEDIO A TALL AFAR
Dopo la crisi
Turchia-Usa Washington ci avrebbe ripensato ma per gli analisti forse solo una
semplice coincidenza. Una influenza che sarebbe ridotta ai minimi termini.
Le forze militari americane hanno cominciato a consentire nuovamente i movimenti di
persone da e per Tall Afar in Nord Iraq, dando così un segnale di sospensione o di fine delle operazioni militari, dopo che il
Governo di Ankara aveva chiesto loro di porre
fine agli attacchi in quella città abitata da una maggioranza turcomanna, minacciando in caso contrario, di sospendere la
cooperazione con Washington in Iraq.
Potrebbe trattarsi solo di una coincidenza temporale, ma sta di fatto che il ministro degli
Esteri turco Abdullah Gul aveva dichiarato che se gli Usa non avessero mutato
atteggiamento, la Turchia avrebbe ''messo fine al suo partenariato per tutto
ciò che riguarda la crisi irachena''.
La polemica turco-americana e' montata nei giorni scorsi ed ha rinnovato un clima di tensione tra i due paesi, dopo un faticoso
lavorio di ricucitura delle relazioni strappate il 1 marzo del 2003 con il no di Ankara a lasciar passare truppe americane
sulla via dell'Iraq ed a consentire l'uso delle basi turche agli aerei americani.
Il ministro turco non ha reso chiaro a quale cooperazione in Iraq, Ankara metterebbe fine, dato che la Turchia non partecipa
in alcun modo militarmente alle operazioni e il suo coinvolgimento in Iraq e' solo ''umanitario'', e, piuttosto
commerciale ed economico.
Gul ha deplorato ''l'uso di una forza eccessiva contro la popolazione
civile'' dato che i bombardamenti americani sulla città di Tall Afar, vicina al confine siriano, hanno provocato
più di 50 morti turcomanni nel corso degli ultimi giorni di caccia a terroristi stranieri (probabilmente provenienti dalla
Siria) che si nascondono nella città.
''Noi stiamo realizzando un'operazione limitata nella città e stiamo cercando di ridurre al minimo i danni casuali ai
civili. Ma non possiamo eliminarli del tutto'' aveva ribattuto
l'ambasciatore americano in Turchia difendendo l'operato delle truppe americane.
La Turchia ha da tempo un nervo scoperto in Nord Iraq, soprattutto per la folta popolazione turcomanna residente che
avrebbe desiderato un coinvolgimento diretto di Ankara in Iraq per essere protetta dalla schiacciante maggioranza curda, della
quale sia i turcomanni nordiracheni, sia i turchi anatolici temono le mire egemoniche ed indipendentiste.
Alcuni analisti ritengono perciò che la presa di posizione di Gul potrebbe essere stata intesa soprattutto a mostrare i
muscoli davanti alla popolaziome interna della Turchia e a
mostrare che il Governo di Ankara protegge i turcomanni e gli interessi nazionali in Nord Iraq, non disdegnando di alzare la
voce con gli americani.
Questi stessi analisti suggeriscono che probabilmente le operazioni a Tall Afar sono state solo temporaneamente sospese. O, se sono state concluse
è perché gli americani ritengono ormai compiuta la missione. L'influenza di Ankara
sugli Usa in Iraq -sostengono questi analisti- è attualmente ai minimi storici. E inoltre -aggiungono- nessuna forza armata
può far dipendere le sue operazioni militari dalle proteste di un altro Paese,, anche se alleato come la Turchia.
(take Lucio Leante/Ansa)
16.09.2004
UN SISTEMA
GIUDIZIARIO CHE NON VA
Il ministro della
Giustizia, Cemil Cicek, ha puntato il dito particolarmente contro l'eccessiva
immunità di cui godrebbero testimoni e sospettati. Troppo burocrazia e
termini di scadenza cautelare eccessivi.
Twenty-nine candidates chosen
for the Court of Appeals and State Council received their reports from the
Adjudicator and Prosecutor High Committee during a ceremony arranged in the
Judicial Court Conference Hall.
Justice Minister Cemil Cicek said that prosecutors are hindered from
conducting investigations because of excessive immunities granted to potential
witnesses or suspects. He added that the "immunity issue should be solved."
He reserved criticism for certain organizations that interfere with the
public's perception of a case. Due to a lack of bureaucratic expediency, some
cases arrive in court well after their expiration dates. Cicek said that the
Turkey's problems exist because of bad management and bias. "Our habit of
wanting quick solutions for major problems that can not be solved in a short
time gets us into trouble. Turkey is mentality confused too. If a majority of
the country really wanted justice, they would not have looked for a shortcut
to every problem they encountered. They would look for a solution to the
problems by following the law."
He concluded that everyone in Turkey expects a judgment and that such
expectations bring large responsibility. When these expectations go unmet,
accusations begin to fly. (Cihan/Zaman)
16.09.2004
DUE DONNE IMPEDIRONO L'AIUTO ALLE
RAGAZZE CHE ANNEGAVANO
Si tratta di
maestre di Corano di orientamento fondamentalista che sono state rinviate
a giudizio solo per omicidio colposo e negligenza. Il fatto avvenne ad Izmir
(Smirne) il 22 luglio scorso. Un caso che fece molto scalpore in Europa.
Sono state rinviate a giudizio per omicidio
colposo e negligenza due maestre di Corano di orientamento
fondamentalista che lasciarono affogare in mare vicino
a Smirne cinque loro allieve sedicenni il 22 luglio scorso,
quando impedirono ad alcuni uomini di tuffarsi in mare per
salvarle, affermando che ''Allah non vuole che una donna sia toccata
da uomini''.
Lo hanno reso noto all'Ansa fonti vicine agli inquirenti precisando
che le due donne incriminate, Fatma Aral e Ayse Ozcan,
sono state anche accusate dal procuratore della cittadina di
Urla (Smirne), dove è avvenuto il fatto, di avere organizzato
un corso illegale di Corano a pagamento, a cui partecipavano
le cinque ragazze.
La motivazione che ha indotto il procuratore, Murat Gok, a negare
ogni responsabilità più diretta (come la volontarietà del reato) è che
''il codice penale turco non prevede il reato di
omissione di soccorso''. Tuttavia, lo stesso procuratore non nega
l'attendibilità dei testimoni che affermano che le due donne
impedirono fisicamente ai soccorritori di gettarsi in acqua
a salvare le ragazze. Alcuni uomini stavano, infatti, per gettarsi
in mare ad aiutare le malcapitate che chiedevano aiuto disperatamente,
ma le due maestre di Corano -secondo testimonianze
confermate dallo stesso procuratore- impedirono materialmente
loro di salvarle. Esse incitarono infatti le stesse
circa 40 compagne delle ragazze in pericolo ad opporsi ai soccorritori
''sacrileghi''. Le
cinque ragazze, che erano state portate in gita al mare dalle
due organizzatrici con altre compagne, si erano immerse vestite
da capo a piedi, secondo le prescrizioni delle maestre di
Corano, ma si erano trovate in difficoltà perché non esperte
di nuoto ed anche perché appesantite dai vestiti bagnati.
Ciononostante, il procuratore ha
accusato le due maestre, in sostanza,
solo di negligenza nello svolgimento delle mansioni di organizzatrici
della gita. Egli ha contestato loro solo il reato di
avere causato la morte di qualcuno per negligenza o disattenzione
(art. 455 del codice penale) che prevede una pena da
4 a 10 anni, mentre per avere aperto e gestito una scuola illegale
di Corano la pena prevista va da 6 mesi a 2 anni. Secondo
notizie di stampa le due donne appartengono alla confraternita
islamica Nakshibendi, di ascendenza mistica sufi, ma
molto rigorista. Ad essa appartengono anche il premier turco Tayyip
Erdogan, il suo vice e ministro degli esteri, Abdullah Gul
e diversi altri ministri e dirigenti del partito Giustizia e sviluppo,
Akp, al governo dal novembre 2002. (take Ansa)
16.09.2004
UN
PASSO INDIETRO
Lo sarebbe -
secondo alcuni - la modifica dell'art. 312 del codice. Per gli
esperti non sarebbe compatibile con gli standard dell'Unione
Europea.
A seemingly minor
change in the much maligned 312th article of the Turkish Criminal
Code does not bode well for writers whose works have been
interpreted as dangerous to the Republic.
The expression, "a situation that poses a danger to public
regulation", has been changed in the 312th article to read,
"a style endangering public security." Legal experts
indicated that the regulation has been partially enacted, but they
stress that it is not compatible with European Union (EU) standards.
Similar criticisms have been leveled against the 159th article of
the EU harmonization law. An element describing intent was added to
the 159th article.
In addition, The Justice Commission removed the 4th paragraph of the
302nd article of the Turkish Criminal Code. That paragraph read,
"Statements of thought that are made only for the purpose of
criticism and not for the purpose of degradation do not require
punishment."
The latest draft allows for criticism made without insult to be
evaluated according to the context of the crime. Moreover, the use
of the term "degradation" in this context expands the
scope of the article. (National News Services/Zaman)
16.09.2004
ADULTERIO NON TORNA
REATO
Sollievo
generale sia in Turchia che in Europa dove già si erano sollevate
dure critiche da parte dell'Unione. Accordo bipartisan in extremis
in Parlamento sulla riforma penale.
L'adulterio non ridiventerà, per ora, un crimine nella Turchia che sta facendo grandi sforzi per
apparire europea e che ricorrentemente, accanto al suo innegabile volto
moderno, non riesce a nascondere l'esistenza di un inquietante volto profondo, asiatico e ultratradizionalista.
Lo scandalo di una riesumazione del reato di adulterio (abolito solo nel 1998), che avrebbe riportato la Turchia in
compagnia di Paesi africani ed islamici meno progrediti, è stato infatti evitato in extremis con un accordo bipartisan tra
le due forze politiche presenti in Parlamento, il postislamico Akp, al governo, ed il socialdemocratico Chp all'opposizione,
quando già era cominciata la sessione del Parlamento che sembrava dovesse approvare l'emendamento traumatico.
La Commissione di Bruxelles, dopo vari avvertimenti di alcuni leader europei, aveva ieri messo chiaramente in guardia Ankara:
''Se passa la criminalizzazione dell'adulterio - una vera e propria ingerenza poliziesca dello stato nella vita
privata - la Turchia vedrebbe congelato il suo processo di adesione
all'UE".
Martedì scorso le organizzazioni femminili e di tutela dei diritti umani avevano inscenato piccole manifestazioni ad Ankara
(300 persone) ed in altre città della Turchia: ''Giù le mani.
Il nostro corpo ci appartiene'' - scandivano le donne di Ankara. ''Deputati invece di occuparvi dell'adulterio, mettete fine
piuttosto alla violenza contro le donne''- era scritto sui cartelli e sugli striscioni mentre venivano innalzate fotografie
delle ragazze recenti vittime di crimini ''d'onore'', alquanto frequenti in un paese come la Turchia al 90 per cento rurale,
tradizional-religioso e patriarcale.
Ma l'accordo parlamentare ha fatto tirare sicuramente un sospiro di sollievo a quei milioni di uomini turchi che proprio
in quella Turchia profonda dei delitti d'onore, usano sposare una donna al municipio, la quale diviene la ''moglie
legale'', e, secondo la facoltà concessa dal Corano, sposano poi una o
più donne (fino a tre) in moschea. Ce ne sono anche molti tra i deputati
dell'Akp.
Questi uomini avrebbero rischiato pene detentive da 2 a 6 anni, su denuncia di chicchesia.
Ciò avrebbe in sostanza messo fuori legge ed esposto a ricatti milioni di uomini turchi. E
ciò li avrebbe anche spinti a chiedere massicciamente la legalizzazione dei matrimoni religiosi e, quindi, in sostanza la
reintroduzione della poligamia.
Era forse questo il calcolo politico dietro il sostegno che all'emendamento avevano dato i massimi dirigenti del partito
Akp, tra cui il premier turco Tayyip Erdogan, che si mostrano sempre troppo sensibili
- secondo i laici turchi - nonostante la reiterate assicurazioni di conversione alla democrazia laica ed
alla modernità, ai richiami del tradizionalismo religioso più ortodosso e dell'elettorato ad esso ispirato.
Lo stesso Erdogan si è esposto di persona definendo la reintroduzione del reato d'adulterio
''più che opportuna e intesa a proteggere le famiglie e l'onore delle donne''.
Secondo alcuni analisti ad Ankara, Erdogan avrebbe solo fatto mostra di sostenere il progetto per galvanizzare il suo
elettorato ''profondo'', ben sapendo che le reazioni europee e della Turchia laica avrebbero indotto il governo a ritirarlo.
Alcuni laici turchi più diffidenti affermano, invece, che l'Akp di Erdogan
''è geneticamente ed inguaribilmente legato ad ambienti ed ideologie islamico-ortodosse ed attende solo di
ottenere la data di inizio del negoziato per andare in aprile ad elezioni anticipate ed ottenere l'80 per cento dei voti,
dopodiché potrà mostrare il suo vero volto e islamizzare la Turchia e l'Europa''.
Tuttavia, l'accordo bipartisan ha spianato la via ad una approvazione celere (nel giro di una settimana) di vari
emendamenti al codice penale attesi da tempo, tra cui l'abrogazione di ogni attenuante per i delitti d'onore (per i
quali ci saranno condanne minime a 18 anni), facilitazioni alla persecuzione di poliziotti torturatori che finora sfuggivano ai
processi persino cambiando spesso abitazione, la riduzione delle pene
previste per i reati di opinione come il vilipendio della nazione, della repubblica turca e delle istituzioni statali ed
altre riforme minori. Tutte riforme richieste da tempo sia dall'UE sia dalla Turchia laica e che i partiti laici, sia di
destra, sia di sinistra, non sono mai stati capaci di approvare
in Turchia. E ci riesce, paradossalmente, il conservatore Akp di forti radici islamiche. Paradossi
turchi.(Lucio Leante/Ansa)
16.09.2004
TRNC: SCUOLA GRECA
Come ha spiegato
Serdar Denktas, ministro degli Esteri della Repubblica di Cipro Nord, i ragazzi
di questa nuova realtà scolastica che si trova in Rizokarpasso, saranno scelti
dall'amministrazione greco-cipriota.
The government of the Turkish Republic of Northern Cyprus (Trnc) has announced
that it is opening a secondary school for Greek Cypriot children living in the
north of the island.
The school, in Rizokarpasso in the far north of the Trnc on the Dipkarpaz
Peninsula, was opened Monday to serve 12 secondary students, Turkish Cypriot
Foreign Minister Serdar Denktas said. There is already a primary school in the
region, with two teachers and nine students for the area's 300 or so Greek
Cypriot inhabitants.
The Greek Cypriot administration in the south of the island had been asked to
nominate teaching staff for the new school, Denktas said. Seventeen nominees had
been asked to present their documentation to the Trnc government for review, he
said. (NtvmSnbc)
16.09.2004
ENERGIA ELETTRICA: GEMELLAGGIO TRA
AUTHORITY ITALIANA E TURCA
Incontro ad Ankara tra il
presidente Alessandro Ortis e l'omonimo Yusf Gunay che entrambi
hanno sottolineato le affinità dei due Paesi nella scelta di una
forte liberalizzazione nel settore dove gli investimenti del nostro
Paese potranno essere sviluppati maggiormente.
Le Autorità per l'energia elettrica e
il gas di Italia e Turchia hanno deciso di gemellarsi e il presidente della prima,
Alessandro Ortis, ha partecipato ad Ankara
con il collega dell'<Energy market regulatory Authority>,
Yusuf Günay, al progetto
di gemellaggio, progetto cui partecipa il ministero
delle Politiche europee.
Nel corso dell'incontro Ortis e Günay hanno sottolineato le affinità dei due Paesi
nella scelta di una forte liberalizzazione
dei settori dell'energia elettrica e del gas.
Ortis ha anche ricordato come ''il conseguimento di una regolamentazione omogenea a
quella italiana e quindi armonizzata a
quella europea in altri Paesi rappresenti anche un vantaggio per gli investimenti
italiani in mercati importanti ed in rapido sviluppo
come quello turco''. ''Inoltre - ha aggiunto - gli investimenti
italiani nel settore energetico in Turchia potranno avere
una funzione importante per gli approvvigionamenti energetici
dell'Italia, in relazione alla posizione del Paese quale
ponte naturale tra le aree produttive del Medio Oriente e l'Europa''.
Il gemellaggio, interamente finanziato dalla Commissione europea, è stato assegnato
all'Autorità italiana dalla Commissione
- spiega una nota - a seguito di una gara internazionale
tenutasi nel corso del 2003, ed ha un valore di circa
un milione di euro. E' finalizzato al rafforzamento istituzionale
del regolatore turco e all'adeguamento della regolamentazione
turca alle norme del mercato unico europeo dell'energia,
nella prospettiva dell'adesione della Turchia all'Unione
europea. (take Ansa).
16.09.2004
PRESENZA ITALIANA
IN EGEO
I dati forniti a
<Turchia Oggi> dalla Camera di Commercio di Izmir grazie
all'interessamento del suo vice-presidente Alessandro Baltazzi e del
segretario generale Ece Aldogan. L'interscambio tra il nostro Paese
e questa zona della Turchia particolarmente ricca.
Dal Segretario generale della Camera di Commercio di Izmir, Ece
Aldogan, riceviamo alcuni dati sulla presenza economica italiana
nell'Egeo e sull'interscambio tra questa parte della Turchia ed il
nostro Paese. Mentre ringraziamo la signora Aldogan ed il vice
presidente della stessa Camera di Commercio, Alessandro Baltazzi,
per la celerità e cortesia con le quali hanno risposto alle
richieste di <Turchia Oggi> di informazioni sull'export-import
tra Turchia ed Italia, riportiamo di seguito una tabella molto
esplicativa che sicuramente troverà i nostri lettori più che
contenti.
|
AZIENDA
|
N.
DIPENDENTI
|
SETTORE
|
ANNO
F.
|
QUOTA
IT.
|
|
|
|
|
|
|
|
CEVHER
DÖKÜM
|
521
|
MATERIALI
ALLUMINIO
|
1955
|
30
|
|
İKİLER
|
2
|
AUTOMOBILISTICO
|
1976
|
100
|
|
TRAKMAK
|
115
|
AUTOMOBILISTICO
|
1977
|
38,5
|
|
GEICO
|
27
|
AUTOMOBILISTICO
|
1993
|
100
|
|
MERLONİ
|
450
|
ELETTRODOMESTICI
|
1995
|
100
|
|
BOZZETTO
|
21
|
CHIMICA
|
1995
|
92,5
|
|
MARANGONİ
|
6
|
MATERIALI
PLASTICA
|
1997
|
97
|
|
MARIPLAST
|
10
|
MATERIALI
PLASTICA
|
1998
|
50
|
|
REPICO
|
7
|
CHIMICA
|
1998
|
100
|
|
LUXOTTICA
|
40
|
OCCHIALI
|
1999
|
51
|
|
GAS-PA
|
10
|
AUTOMOBILISTICO
|
1999
|
100
|
|
EMI
|
20
|
AUTOMOBILISTICO
|
2000
|
40
|
|
PAGETEL
|
35
|
MATERIALI
ALLUMINIO
|
2001
|
99,9
|
|
B&T
İZMİR SERAMİK
|
2
|
MACCHINE
CERAMICA
|
2001
|
100
|
|
FLAMINIA
|
104
|
ELETTRODOMESTICI
|
2001
|
100
|
|
JC
TEKSTİL
|
33
|
TESSILE
|
2001
|
90
|
|
SIMECO
|
19
|
ELETTRODOMESTICI
|
2001
|
96
|
|
MACOLIVE
|
100
|
AGROALIMENTARE
|
2001
|
100
|
|
ÇİMENTAŞ
|
680
|
CEMENTO
|
2001
|
98
|
|
TECFYL
|
25
|
MATERILAI
ALLUMINIO
|
2002
|
100
|
|
GASPARDO
MASCHIO
|
2
|
MACCHINE
AGRICOLE
|
2003
|
90
|
|
AYSAN
|
25
|
MATERIALI
ALLUMINIO
|
2003
|
40
|
|
AWS
APPAREL
|
4
|
TESSILE
|
2003
|
90
|
|
JASAL
|
6
|
AGROALIMENTARE
|
2003
|
50
|
|
ELDOR
|
170
|
AUTOMOBILISTICO
|
2003
|
100
|
|
|
|
|
|
|
|
25
AZIENDE
|
2.434
|
|
|
82
|
|
*Nell'Egeo
ci sono 25 aziende italiane, j.v italo - turche, con un
fatturato complessivo del 2003 di 517.251.653 euro (+ 29,6
rispetto il 2002)
|
|
che forniscono 2.434 posti di lavoro.
|
|
*
Queste 25 aziende hanno fatto un investimento complessivo di
29.616.565 euro nel 2003
|
|
*
Nel 2003 sono state fondate 5 nuove aziende italiane con un
investimento complessivo di circa 10.500.000 euro
|
|
*La
percentuale della quota italiana è l'82%.
|
|
SETTORE
|
FATT.
2003
|
|
|
|
|
ELETTRODOMESTICI
|
228.073.818
|
|
AUTOMOBILISTICO
|
120.397.156
|
|
CEMENTO
|
102.000.000
|
|
LAVORAZIONE
METALLI
|
31.390.352
|
|
OCCHIALI
|
17.500.000
|
|
CHIMICA
|
6.092.941
|
|
AGROALIMENTARE
|
5.567.040
|
|
MATERIALE
PLASTICA
|
3.529.411
|
|
TESSILE
|
1.242.470
|
|
MACCHINARI
|
380.000
|
|
CITTA'
|
N.
AZIENDA
|
PERCENTUALE
|
|
IZMIR
|
22
|
88
|
|
MANISA
|
2
|
8
|
|
AYDIN
|
1
|
4
|
|
ANNO
DI FONDAZIONE
|
N.
AZIENDA
|
PERCENTUALE
|
|
|
|
|
|
1955
|
1
|
4
|
|
1976
|
1
|
4
|
|
1977
|
1
|
4
|
|
1993
|
1
|
4
|
|
1995
|
2
|
8
|
|
1997
|
1
|
4
|
|
1998
|
2
|
8
|
|
1999
|
3
|
8
|
|
2000
|
1
|
4< | |