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LA STAZIONE DI SIRKECI
 Visitare
la stazione di Sirkeci per il turista che arriva ad Istanbul è una tappa
d’obbligo se non altro per respirare quell’aria di mistero che molto
sapientemente Agatha Christie, Jan Fleming e Grahan Greene seppero
infondere nei loro romanzi. Poi, però, ci si potrebbe anche accorgere
che di questo mistero c’è rimasto ben poco, cancellato da un mondo che
corre troppo veloce e che lascia scarsi ricordi del passato. La stazione
merita comunque una sosta, e neppure tanto frettolosa, prima che un
recupero ambientale – come è stato promesso dall’amministrazione della
città – possa magari cancellare quel che è rimasto di una fascinosa
quanto vetusta architettura.
Ora non si può parlare di Sirkeci se
prima non si colloca bene l’edificio nell’epoca in cui fu costruito. Le
premesse vanno fatte risalire al sultano Abdul-Aziz il quale negli
ultimi anni della sua reggenza si era reso conto come fosse necessaria
una moderna linea ferroviaria, e quindi una stazione adeguata, per il
trasporto delle truppe in caso di guerra o di sollevazioni. Abdul-Aziz,
infatti, non aveva dimenticato come nel 1870 i prussiani avessero vinto
a Sedan proprio perché la mobilitazione era stata fatta in tre giorni
con il supporto di una efficiente rete su rotaia. Proprio per questa
ragione – in un momento in cui i sentimenti nazionalistici all’interno
dell’Impero sfociavano spesso in vere rivolte contro il sultanato –
Abdul-Aziz credette bene di consultare ingegneri ed architetti perché
buttassero giù qualche progetto. Nel frattempo aveva dato ordine di
“cancellare” letteralmente una parte del giardino del Topkapi la cui
area oggi si potrebbe identificare nella parte che si trova lungo la
Kennedy Caddesi. In quell’occasione furono tagliati un bel po’ di alberi
di alto fusto senza guardare al danno che ne sarebbe venuto in futuro
per il panorama urbanistico.
 Frattanto,
dopo un breve interregno di Murad V, era salito al trono Abdul-Hamid II,
colui che appena insediato aveva detto: “In questa fase la mia politica
è di obbedire ai ministri. Quando avrò imparato tutto il necessario
cambierò politica e saranno i ministri ad obbedire a me”. In realtà
Abdul-Hamid II mantenne solo in parte le sue promesse, mettendo subito
in pratica quello che credeva invece più soddisfacente alla sua politica
personale. Come direbbero certi storici vetusti, correva l’anno di
grazia 1876. Sul piano finanziario, dopo la bancarotta del 1875, la
questione del saldo dei debiti del Sultano attendeva ancora una
soluzione. Occorreva quindi negoziare nuove condizioni. Abdul Hamid II a
questo punto pensò bene di stringere - tra i detentori dei titoli
ottomani (uno inglese, uno francese, uno italiano, uno austriaco, uno
tedesco) rapporti più stretti con Berlino. Naturale che questa chiedesse
poi la contropartita in interessi. Già un gruppo tedesco, non solo aveva
ottenuto la concessione della ferrovia dell’Anatolia, ma aveva anche
completato la diramazione di una rete per Konya via Eskisehir. Senza
contare che una delegazione di uomini di affari – guidata dal direttore
della <Deutsche Bank>, von Siemens - era riuscita ad ottenere dei
fruttusi contratti presso la Porta. Il principio della costruzione della
ferrovia di Baghdad ad opera dei tedeschi finalmente veniva accolto.
 Naturalmente
perché questa si realizzasse occorreva stringere i tempi con la stazione
di Sirkeci. Dopo una serie di tentennamenti, alla fine si decise di
affidarne la costruzione ad uno dei architetti più famosi a quell’epoca:
quell’A. Jasmund che per la verità era stato già contattato dal Sultano
Abdul-Aziz senza peraltro che l’affare andasse in porto. Jasmund non si
fece pregare, anche se il suo nome in Europa era già abbastanza celebre
per accollarsi sulle spalle altre fatiche. Ma costruire una stazione a
Costantinopoli, nel cuore di Sirkeci e a due passi dal palazzo del
Topkapi, era un invito troppo allettante perché Jasmud potesse
rifiutarlo.
La stazione vide la luce il 3 maggio del 1890. Per ammirarla vennero da
ogni parte di Europa. Va detto – a merito dell’architetto tedesco – che
la costruzione era proprio bella. In essa alcuni videro la nascita di
una seconda rinascenza ottomana, se non altro perché – paragonata al
vecchio edificio ferroviario di Yedikule – la struttura aveva un non so
che di affascinante. Ciò grazie soprattutto ai suoi motivi orientali, al
disegno esotico, agli archi colorati e alle due torri con gli orologi,
questi ultimi lavorati come gioielli.
Battezzata con il nome di Musir Hamdi Pascia, la stazione di Sirkeci
aveva in definitiva tutto per essere lodata, a cominciare
dall’illuminazione a gas e al riscaldamento che avveniva con stoves
importato dall’Austria. Per lungo tempo fu il ritrovo di un certo tipo
di intellighenzia e di una borghesia per la quale treno + stazione erano
sinonimi di evasione, di fuga da un impero che si andava dissolvendo
sotto le spinte nazionalistiche, la corruzione ed i colpi infertigli in
particolare dalla Russia. Ed il mezzo più adatto era l’Orient Express
che, in partenza da Sirkeci, aveva come destinazione Venezia ed oltre.
Orient Express, il treno dei treni, una rassegna di eleganza e di
charme, teatro su rotaia per re, principi, uomini di Stato, cospiratori,
scrittori e giornalisti, avventuriere e donne misteriose, tutti comunque
esaltati quando si presentava loro una cucina di alta qualità come il
Samon fumé d’Ecosse et Raifort doux, Filets de Sole Grenobloise, Caviar
Béluga e vini tra i più pregiati d’Europa. Nel 1920 il treno divenne
Simplon e raggiunse il massimo della sua fama. Bei tempi veramente! Cosa
è rimasto oggi di tutto questo? Ben poco. Sirkeci ha perduto quasi tutta
la sua attrattiva. Niente più facchini in livrea, niente più uomini
elegantemente vestiti, niente più signore sdegnose e profumate ma una
stazione quasi morta con al suo interno una piccola dependance
turistica, uno sportello cambiavalute, un bar, un ristorante, un ufficio
postale. Rifatto l’ingresso principale, vale la pena dare una occhiata
alla facciata nord, quella per la precisione che dà sul Bosforo. Con le
sue decorazioni si avvicina infatti di più all’immagine romantica che
ognuno probabilmente si è venuta a creare. E a proposito di Bosforo. E’
a due passi. Una breve passeggiata ed in cinque minuti si è ad Eminonu.
Se l’ora è tarda, l’occasione buona per farsi una buona pizza turca (lahmacun)
da “Hamdi” o per mangiare nello storico ristorante “Pandeli”. Bon
appetit!
Ceylin Bediroglu(Istanbul)
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